Ridurre i tempi della separazione legale è solo un palliativo

L'articolo che segue è stato pubblicato su Notizie Radicali del 20/04/2010 e sul mensile Agenda Coscioni che uscirà il prossimo mese di maggio.

DIVORZIO BREVE: RIDURRE I TEMPI DELLA SEPARAZIONE LEGALE E' SOLO UN PALLIATIVO.

di Alessandro Gerardi*

Il 13 aprile scorso Maurizio Paniz (PdL), relatore dei tre disegni di legge in materia di riduzione dei tempi per ottenere il divorzio, ha presentato una sua proposta di testo unificato, la cui elaborazione rappresenta il frutto della consultazione con i deputati della maggioranza e dell’opposizione e, quindi, un punto di possibile mediazione tra i diversi progetti attualmente in discussione presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.

In particolare il testo-base prevede che, per la proposizione della domanda di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, le separazioni debbono essersi protratte ininterrottamente da almeno un anno (e non tre, come prevede la disciplina attuale) a far tempo dall’avvenuta comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione. In caso di presenza di figli minori il termine sarà invece di due anni.

L’articolato, a nostro avviso, strizza l’occhio alle pretese illiberali del clero cattolico in quanto non riconosce la possibilità alla coppia di chiedere e ottenere direttamente il divorzio, senza passare attraverso un preventivo quanto inutile periodo di separazione legale. Inoltre è discriminatorio laddove riduce il termine interlocutorio di separazione a un anno per chi non ha figli minori, mentre in caso contrario lo porta a due. E’ appena il caso di ricordare che in questa legislatura i radicali eletti nel gruppo del PD hanno presentato sulla materia una proposta di legge davvero risolutiva con la quale viene stabilito un principio per noi irrinunciabile ossia che, in alternativa alla separazione, per la coppia in crisi irreversibile il divorzio deve poter essere possibile fin da subito. La Commissione Giustizia, a maggioranza dei suoi membri, ha deciso, in modo alquanto discutibile, di non calendarizzare insieme agli altri tre quel nostro disegno di legge a prima firma Maria Antonietta Farina Coscioni.

In sostanza la proposta del relatore Paniz elude il dilemma, per noi decisivo, circa il fatto se abbia ancora senso continuare a prevedere due distinti procedimenti, uno di separazione e uno di divorzio, per giungere allo scioglimento del vincolo coniugale o se invece non sia giunto il momento di abrogare o comunque rendere facoltativo l’istituto giuridico della separazione legale, consentendo finalmente alla coppia in crisi di chiedere e ottenere direttamente il divorzio.

Come noto, infatti, il legislatore del 1942 aveva concepito la separazione giudiziale tra i coniugi come situazione patologica ontologicamente transitoria, nella prospettiva di una difesa ad oltranza della famiglia ed in vista di una ricomposizione dell’unione coniugale. Appare quindi evidente che a seguito della introduzione nel nostro ordinamento giuridico dell’istituto del divorzio, la separazione personale abbia perso la sua ratio giustificatrice, anche perché già il procedimento di divorzio contiene in sé i tempi necessari di riflessione e di pausa, senza che si debba artificiosamente ricorrere ad una duplicazione di giudizi. Non a caso oggi i cittadini interessati allo scioglimento del vincolo coniugale non accettano più il significato della separazione, anche perché, a quarant’anni dall’approvazione della legge n. 898/1970, la rottura del matrimonio non è più considerata come aspetto di patologia sociale, nemmeno dalla comunità dei credenti cattolici. E però, nonostante il mutato contesto sociale e culturale, il sistema attualmente vigente - duplicazione dei giudizi (separazione e divorzio), per ottenere lo scioglimento definitivo del matrimonio – non viene minimamente scalfito dal testo base presentato dal relatore Paniz, il che non fa altro che penalizzare il cittadino e mortificare l’idea stessa di diversità tra la separazione e il divorzio, non lasciando libere le persone che intendono divorziare di accedere immediatamente a questo tipo di giudizio (la separazione dovrebbe rimanere riservata solo a coloro che non vogliono il divorzio perché magari puntano ad una regolamentazione temporanea dei loro rapporti in attesa di decisioni future).

Dare la possibilità ai coniugi, magari previo avvio di un serio e concreto percorso di mediazione familiare, di chiedere e ottenere, in caso di accertata irreversibilità della crisi coniugale, lo scioglimento definitivo del vincolo matrimoniale, avrebbe tre immediate conseguenze: consentirebbe ai cittadini di ottenere una pronuncia di divorzio in tempi notevolmente più ridotti e con costi notevolmente più contenuti rispetto a quelli attuali; diminuirebbe il carico di lavoro dei nostri uffici giudiziari che da un giorno all’altro non si vedrebbero più costretti ad occuparsi delle centinaia di migliaia di inutili procedimenti di separazione legale, con tutto ciò che questo comporta in termini di liberazione di energie e di risorse, sia umane che economiche; e, soprattutto, metterebbe finalmente il nostro ordinamento giuridico al passo con quello degli altri Paesi europei ed extraeuropei.

Peraltro, come giustamente sottolineato dalla deputata Cinzia Capano (PD) nel corso della seduta in Commissione Giustizia del 13 aprile, la mera riduzione del periodo di separazione legale ai fini della presentazione della domanda di divorzio rischia di rivelarsi una modifica sostanzialmente inutile, e ciò a causa dei tempi processuali estremamente lunghi che connotano la giustizia civile italiana. Se infatti non si introduce un meccanismo processuale che consenta alla coppia di presentare la domanda di divorzio già in pendenza del procedimento di separazione, la riduzione da tre a un anno del cosiddetto “periodo di riflessione”, non avrà efficacia alcuna visto e considerato che in dodici mesi difficilmente la sentenza di separazione sarà passata in giudicato (è appena il caso di ricordare infatti che per legge senza questo passaggio la domanda di divorzio non può essere presentata).

Pertanto, consapevoli del fatto che per il nostro legislatore sia giunto il momento, come ricordato prima, di adeguare il nostro assetto normativo al mutato contesto sociale, approvando finalmente una legge sul divorzio breve capace di mettere il nostro diritto di famiglia al passo con quello degli altri Paesi europei, la nostra associazione, grazie anche all’aiuto di Rita Bernardini e di tutti gli altri deputati radicali eletti nelle liste del PD, tenterà quantomeno di migliorare, per quello che le sarà possibile, il testo base presentato dal relatore Maurizio Paniz. Cercheremo di farlo partendo proprio da quella disposizione, a nostro avviso palesemente discriminatoria e illegittima, con la quale il legislatore intende introdurre per la prima volta nella storia repubblicana un doppio termine di separazione, di ventiquattro o dodici mesi, a seconda del fatto se la coppia abbia o meno figli minorenni.

*tesoriere della Lega Italiana per il Divorzio Breve

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L’articolato, a nostro

L’articolato, a nostro avviso 70-673, strizza l’occhio alle pretese illiberali del clero cattolico in quanto non riconosce la possibilità alla coppia di chiedere e ottenere direttamente il divorzio 70-643, senza passare attraverso un preventivo quanto abortive periodo di separazione legale. Inoltre è discriminatorio laddove riduce il termine interlocutorio di separazione a un anno per chi non ha figli minori, mentre in caso contrario lo porta a due. E’ appena il caso di ricordare che in questa legislatura i radicali eletti nel gruppo del PD hanno presentato sulla materia una proposta di legge davvero risolutiva con la quale viene stabilito un principio per noi irrinunciabile ossia che 70-562 braindumps, in alternativa alla separazione, per la coppia in crisi irreversibile il divorzio deve poter essere possibile fin da subito. La Commissione Giustizia, a maggioranza dei suoi membri, ha deciso, in modo alquanto discutibile testinside rapidshare, di non calendarizzare insieme agli altri tre quel nostro disegno di legge a prima firma Maria Antonietta Farina Coscioni.

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