Luca Coscioni

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Aggiornato: 1 anno 6 settimane fa

Ultimi "LEGALIZZIAMO DAYS" 21-22-23 Ottobre: obiettivo 25.000 FIRME!

Mar, 11/10/2016 - 11:59
Ultimi "LEGALIZZIAMO DAYS" 21-22-23 Ottobre: obiettivo 25.000 FIRME!Associazione Luca Coscioni11 Ott 2016Ricerca sulle droghe

La discussione in Parlamento sulla cannabis si è di nuovo arenata. Nel frattempo, la nostra raccolta firme sta volgendo al termine, ma il risultato è ancora da conquistare.

Venerdì 21 ottobre, sabato 22 e domenica 23 ottobre saranno gli ultimi "Legalizziamo days", le giornate di mobilitazione nazionale per la raccolta firme sulla proposta di legge.

Venerdì 11 novembre è la scadenza (DEFINITIVA!) per consegnare al Parlamento italiano oltre 50.000 firme autenticate e certificate. Considerato il margine di sicurezza, dobbiamo raccogliere entro il 23 ottobre almeno 25.000 firme.

E' un obiettivo difficile, ma raggiungibile. Se vuoi fare la tua parte, clicca QUI.

E che la legalizzazione sia con noi :-)

Categorie: Radicali

Mettere in banca la propria fertilità

Mar, 11/10/2016 - 11:39
Mettere in banca la propria fertilitàCorriere di Bologna11 Ott 2016Marina AmaduzziSanità

II Sant'Orsola è stato il primo in Italia a congelare il tessuto ovarico. Sono 600 le donne che ad oggi lo hanno fatto, di cui 125 bambine. Si tratta di pazienti che devono subire cure invasive a causa di tumori

Dedicato alle donne che si trovano ad affrontare terapie, come la radio e la chemio, che comprometterebbero la loro fertilità. Ma anche a quelle che potrebbero avere una disfunzione ovarica ed entrare in menopausa precocemente, anche ben prima dei 4o anni. Parliamo di congelamento del tessuto ovarico, una tecnica sperimentata per la prima volta nel 1997 al Sant'Orsola che tuttora resta uno dei tre centri in Italia ad offrirla (gli altri sono a Torino e Palermo). Tanto è vero che ad oggi sono 600 le pazienti di tutta Italia che hanno messo in cassaforte a -196 gradi la loro fertilità nei laboratori del policlinico. Di queste, 125 sono bambine. «Si tratta di una delle possibilità offerte a queste donne — spiega Eleonora Porcu, responsabile del Centro di infertilità e procreazione medicalmente assistita del Sant'Orsola —, ci deve sempre essere un'equipe multidisciplinare che valuta cosa è meglio fare in base alla situazione della paziente, come prevede il Piano nazionale di preservazione della fertilità. Le indicazioni per la crioconservazione del tessuto ovarico sono alcune, perché si tratta di una tecnica ancora sperimentale».

Ma di cosa si tratta? La donna prima di affrontare una chemio o una radioterapia si sottopone a una biopsia ovarica per via laparoscopica, attraverso la quale viene prelevata una porzione di tessuto ovarico. «A noi interessa la corticale ovarica — spiega Raffaella Fabbri, ricercatrice dell'Alma Mater e in forza all'unità operativa Ginecologia e fisiopatologia della riproduzione umana diretta da Renato Seracchioli —, che è la parte di tessuto, di 1-2 millimetri di spessore, pieno di follicoli primordiali in stato di quiescenza. Scartiamo invece la midollare ovarica perché qui i follicoli sono già a stadi maturativi più avanzati e più suscettibili ai danni da congelamento». La corticale viene a sua volta tagliata in piccolissimi frammenti di 2-3 centimetri di lunghezza così da consentire al liquido crioprotettore di proteggerla al meglio. Queste fettine vengono quindi inserite in appositi contenitori che vengono caricati in un congelatore programmabile dove la temperatura si riduce gradualmente fino a -150 gradi. Quindi l'ultimo passaggio nel criocontenitore più grande dove vengono conservati in azoto liquido a -196 gradi. Un processo che avviene nella crio-banca del Sant'Orsola.

--> Leggi anche l'articolo sul tema: "Maternità, ovociti congelati a bimba malata"

La conservazione del tessuto ovarico prosegue finché la donna vuole. E cioè finché durano le terapie alle quali si è sottoposta. O finché non desidera avere una gravidanza o contrastare una precoce menopausa. Destinatarie sono donne, con un massimo di 36-37 anni, ma anche bambine e adolescenti, con patologie oncologiche ed ematologiche maligne, quelle con patologia benigna che devono subire un trapianto di midollo osseo (ad esempio nel caso dell'anemia falciforme) o trattamenti che distruggerebbero, anche irreversibilmente, la funzionalità ovarica. In realtà le donne ( e forse ancora prima gli oncologi) dovrebbero essere informate di più di questa, come delle altre tecniche di preservazione della fertilità.

Questo trattamento richiede al massimo tre giorni di ricovero ed è totalmente gratuito. Prima di poter reimpiantare il proprio tessuto generalmente trascorrono 5-6 anni, il tempo che agli oncologi serve per vedere se compaiono recidive. «Il re-impianto può essere ortotopico o eterotopico — conclude Fabbri —. Nel primo caso il tessuto viene rimesso direttamente sull'ovaio, nel punto in cui era stato prelevato così che, una volta rivascolarizzato, l'organo possa tomare alla sua funzionalità. Nel secondo caso viene invece reimpiantato nel sottocute dell'addome così che il tessuto possa riprendere a funzionare e in 5-6 mesi la donna possa avere di nuove le mestruazioni. Finora sono stati fatti 8 reimpianti, due di tipo eterotopico, ma non c'è stata ancora alcuna gravidanza».

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Carlo Troilo interverrà al Convegno "In scienza e coscienza"

Mar, 11/10/2016 - 11:39
Eutanasia

Carlo Troilo, Consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni, interverrà all'evento  "In scienza e coscienza" Fine vita: dignità e libertà della persona tra medicina e legislazione, che si terrà il giorno 13 ottobre dalle ore 20.30 a Genova presso la Sala conferenze Bi.Bi. Service in Via XX Settembre 41.

 

Data: Giovedì, 13 Ottobre, 2016 - 20:30 to 22:30Città: GenovaIndirizzo: Sala conferenze Bi.Bi. Service in Via XX Settembre 41
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La cannabis terapeutica è legale. "Ma nessuno lo sa"

Mar, 11/10/2016 - 11:12
La cannabis terapeutica è legale. "Ma nessuno lo sa"Il Resto del Carlino10 Ott 2016Cannabis terapeutica

L'associazione Luca Coscioni di Pesaro denuncia: "Scarsa informazione". Inoltre entro il 15 ottobre si può firmare in Comune per la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis

Pesaro, 10 ottobre 2016 - La cannabis terapeutica nelle Marche: un diritto da conoscere. Ma purtroppo, sottolinea la cellula di Pesaro dell'Associazione Luca Coscioni, sono pochi a sapere che la Regione Marche consente l’uso dei derivati della cannabis per scopi terapeutici. Lo ha stabilito la legge regionale n. 1 del 2013 sull’uso medico della ‘cannabis’, attuata di recente con il regolamento di attuazione, mediante la delibera n. 617 del 20 giugno 2016, da parte del Consiglio regionale. Insomma, la terapia a base di cannabis è legale

"Ci preme  ribadire con forza a tutti - scrivono gli associati -, in particolare ai pazienti e ai  medici del servizio sanitario regionale, che la legge ora è operativa per le patologie contemplate nella delibera n. 617/2016,  e che  la legge permette, oltre che allo specialista, anche ai medici di base di prescrivere la terapia. La legge regionale n 1 del gennaio 2013, all’articolo 4 parla chiaro: in ambito non ospedaliero l'Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR) coadiuva gli assistiti, su richiesta dei medesimi, nell’acquisizione dei farmaci a base  di cannabinoidi registrati all’estero per finalità terapeutiche, nell’osservanza delle procedure previste dalle disposizioni statali vigenti. Aggiungiamo inoltre, che ora si potrebbe anche ‘ordinare’ presso l’istituto farmaceutico militare di Firenze. Questo, per ora, non avviene, i pazienti non vengono ne coadiuvati né tantomeno assistiti".

--> Leggi anche l'articolo sul tema: "Via libera alla vendita in farmacia della cannabis a scopi terapeutici"

I medici in ogni caso dovranno compilare un apposito modulo, dove verranno inseriti tutti dati del paziente (patologia, terapia, posologia ecc.. ) per un massimo di 3 mesi, al termine dei quali va rifatta la ricetta. 

"La nostra Associazione può fornire informazioni utili a tutti, malati, medici e farmacisti. A nessuno deve essere rifiutato un trattamento sanitario legale con la motivazione assurda della carenza di informazioni. Proprio in questi giorni, entro il 15 ottobre, scade il termine per la raccolta di firme per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis. È possibile firmare presso il Comune di Pesaro ed altri comuni della provincia".

--> CLICCA QUI per sapere dove puoi firmare per la proposta di legge sulla legalizzazione della Cannabis e di tutti i suoi derivati. Ci sono tavoli in giro per tutta Italia vieni a firmare anche tu!

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Marco Perduca parteciperà al dibattito "Piantiamola!Conviene legalizzare la cannabis?"

Lun, 10/10/2016 - 14:11

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Perduca, Consigliere Generale dell'Associazione Luca Coscioni e Coordinatore della campagna Legalizziamo!, parteciperà al dibattito "Piantiamola!Conviene legalizzare la cannabis?", coordinato dal giornalista Giuseppe Milano.

Organizzato da Associazione Radicali Bari ed Associazione Maria Teresa Di Lascia, il dibattito vedrà l'intervento di molti ospiti, tra cui Andrea Trisciuoglio di LaPiantiamo.

Per il programma completo CLICCA QUI

Data: Mercoledì, 12 Ottobre, 2016 - 17:00Città: BariIndirizzo: Aula Magna Ateneo AllegatoDimensione convert-jpg-to-pdf.net_2016-10-10_15-08-41.pdf482.79 KB
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Con "IrriducibilMente" prende forma l`arte di Welby

Lun, 10/10/2016 - 13:30
Con "IrriducibilMente" prende forma l`arte di WelbyIl Messaggero9 Ott 2016Valeria Arnaldi

                                            L`ESPOSIZIONE

Accarezzato da un segno minimale, che pare tracciare forme con la luce. Oppure sottolineato nel contrasto di tinte e profondità. Vilipeso e condannato nel bianco e nero di un campo di concentramento, ma anche sensualmente esposto nei colori allegri di abbracci goduti pelle su pelle. E perfino, sofferente, nelle tonalità sanguigne della crocifissione.

È il corpo, tra materia e forma, vitalità e sua negazione, il tema centrale della ricerca artistica di Piergiorgio Welby, scrittore e attivista, il cui lavoro pittorico, tra linoleografie, matrici, acquerelli, tele, macrofotografie e grafiche prodotte con tecnica Corel, viene presentato per la prima volta al pubblico all`Art Forum Wurth Capena, fino al 21 gennaio, nella mostra "IrriducibilMente: l`attività grafica e pittorica di Piergiorgio Welby". Obiettivo, a dieci anni dalla morte avvenuta il 20 dicembre 2006, raccontare l`uomo oltre la battaglia per l`eutanasia. «Piergiorgio non ha mai parlato di arte per i suoi lavori - racconta la moglie Mina - Li considerava terapia. Ha dipinto o disegnato sempre, io lo aiutavo, ero una sorta di garzone di bottega. Ha realizzato matrici per allenare la mano destra quando ha iniziato a sentirla debole e io eseguivo le stampe su sue indicazioni. Disegnava bozzetti e io portavo quei disegni su tela perché potesse dipingerli. Affinché riuscisse a terminare l`ultima opera, ho spostato la tela rispondendo al movimento dei suoi occhi».

Dagli anni Settanta fino alla morte, sono nati così oltre cento lavori, realizzati con tecniche diverse, che Welby non ha mai voluto esporre - «Solo una volta ne abbiamo mostrati due in una collettiva di quartiere», ricorda Mina ma nei quali ha celebrato l`attrazione per l`esistenza e per gli altri nella vitalità del contatto ma pure nell`immobilità del sonno, a simboleggiare forse l`energia che sentiva costretta nel corpo che progressivamente lo stava abbandonando. Nella lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Welby scrisse: «Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico». Quei momenti sono nelle sue opere, dai nudi femminili al ritratto della moglie, fino alle scene con uccelli. Ma, aggiunse: «Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l`amico che ti delude».

Dolori che ha portato negli autoritratti e nei volti trasfigurati da pensieri ed emozioni, che, uscendo allo scoperto, deformano i lineamenti per far emergere l`anima. Ad arricchire il percorso, i116 dicembre, sarà lo spettacolo "Ocean Terminal" ispirato all`omonimo romanzo di Welby, pubblicato postumo a cura di Francesco Lioce. Tra gli omaggi, il documentario "Love is All" di Francesco Andreotti e Livia Giunti. "Non pensate una vita infelice conclude Mina Welby - ridevamo sempre".

--> Forum Wurth Capena Via della Buona Fortuna 2 Info: 0690103800. Fino al 21 gennaio. Ingresso gratuito. Orari: lunedì-sabato, 10-17 

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Via libera alla vendita in farmacia della cannabis a scopi terapeutici

Lun, 10/10/2016 - 13:20
Via libera alla vendita in farmacia della cannabis a scopi terapeuticiIl Piccolo8 Ott 2016Diego D'AmelioCannabis terapeutica

Passa in giunta il regolamento che autorizza la distribuzione per il trattamento di patologie gravi. Necessaria la prescrizione del medico. La spesa sarà a carico del Servizio sanitario nazionale

TRIESTE. Da oggi gli ammalati residenti in Friuli Venezia Giulia potranno accedere gratuitamente alla cannabis per uso terapeutico. Ieri la giunta Serracchiani ha infatti stabilito che i farmaci cannabinoidi siano posti a carico del Servizio sanitario regionale, secondo linee guida che schierano il Fvg accanto alle Regioni più avanzate su questo terreno: Toscana, Puglia, Liguria e Campania.

La legge regionale è stata varata all'unanimità nel 2013 come uno degli ultimi atti della giunta Tondo, ma è rimasta inapplicata fino ad ora: la svolta è avvenuta a giugno quando, su iniziativa del M5s, la norma è stata arricchita con gli elementi recepiti ieri dal nuovo regolamento votato dall'esecutivo: il principio dell’erogazione gratuita per il trattamento di alcune patologie e la possibilità di avviare una coltivazione sperimentale decentrata, che assicuri maggiore facilità nell'approvvigionamento della sostanza. Il governo ha infatti prescritto nel 2015 che la coltivazione di cannabis terapeutica venga svolta in modo esclusivo dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che ha annunciato il suo primo raccolto solo pochi giorni fa, in quantità tuttavia molto al di sotto delle effettive necessità.

Come previsto dal decreto ministeriale del 9 novembre 2015, la Regione detta dunque le proprie linee guida su modalità di prescrizione, allestimento, dispensazione e monitoraggio dei farmaci cannabinoidi. Lo fa dopo anni di denunce da parte delle associazioni degli ammalati, per una legge che non aveva finora avuto gli effetti sperati, essendo basata esclusivamente su prescrizioni su ricetta bianca (e quindi a pagamento per i pazienti) e minata da difficoltà di rifornimento del prodotto, disponibile solo tramite importazione.

--> Leggi anche l'articolo sul tema: "Cannabis terapeutica, fatta la legge continua l'affanno"

Il regolamento stabilisce ora che l'inizio del trattamento con farmaci cannabinoidi a carico del Ssr avvenga sulla base di una prima prescrizione effettuata dai centri specialistici ospedalieri pubblici e privati inseriti nella rete delle cure palliative e della terapia del dolore, nonché dalle neurologie del Ssr. La terapia potrà quindi proseguire a livello domiciliare grazie alla prescrizione da parte del proprio medico di medicina generale, sulla base del piano terapeutico redatto dai centri specialistici.

I cannabinoidi saranno acquistati in modo centralizzato dall'Egas e dispensati dalle farmacie del Servizio sanitario, ma la legge prevede che la fornitura di cannabis terapeutica possa avvenire attraverso le normali farmacie, secondo un accordo che dovrà essere stipulato nei prossimi mesi con le associazioni di categoria. L’accesso gratuito ai cannabinoidi sarà possibile solo per precise patologie e dopo il fallimento di terapie tradizionali a base di oppiacei, cortisonici, antidepressivi, antinfiammatori e anticonvulsivanti.

Sarà rimborsabile il ricorso a cannabinoidi per la riduzione del dolore associato a spasticità in caso di sclerosi multipla o malattie neurodegenerative come la Sla, per il trattamento della sindrome di Tourette, per l'analgesia del dolore cronico neuropatico, per la riduzione del dolore cronico terminale. Per indicazioni diverse, laddove un medico lo ritenga opportuno, la prescrizione avverrà su ricetta bianca e sarà a carico del paziente: è questo il caso del contrasto alla nausea e del vomito causati da chemioterapia, radioterapia e terapie per Hiv, ma anche dello sviluppo dell'appetito in pazienti anoressici, oncologici o affetti da Aids e ancora del trattamento ipotensivo del glaucoma.

--> Leggi anche l'articolo sul Corriere della Sera: "Cannabis legale a uso terapeutico, così si cura il dolore cronico"

La prescrizione sarà sempre da motivare con la non risposta a metodi tradizionali: come recita il documento approvato dalla giunta, «le evidenze scientifiche sono di qualità moderata» e l'uso medico della cannabis può allora «rappresentare un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati o hanno provocato effetti secondari non tollerabili».

L'ultimo scoglio da superare resta quello della reperibilità della sostanza, posto che la produzione dello Stabilimento di Firenze sembra ben lontana da poter soddisfare il fabbisogno nazionale. È per questo che la legge regionale prevede la possibilità di avviare un progetto pilota di coltivazione e sperimentazione decentrata autorizzato dal ministero della Salute.

Per l'assessore alla Salute, Maria Sandra Telesca, «uno dei problemi che viene segnalato dalle associazioni degli ammalati è la difficoltà di approvvigionamento: la nostra legge non solo mette a carico del Ssr i costi della terapia, ma permette anche di avviare le pratiche per chiedere l'autorizzazione alla coltivazione sul territorio regionale». Sul punto insiste anche Andrea Ussai (M5s): «La possibilità di prescrizione gratuita è il grande risultato di questa legge di cui andiamo fieri. Ancora da definire resta però il nodo della sperimentazione sul territorio: speriamo che la giunta avvii presto il confronto con il governo».

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Lombardia, consultori pubblici dimezzati: "Così diventa difficile applicare la legge sull'aborto"

Lun, 10/10/2016 - 12:35
Lombardia, consultori pubblici dimezzati: "Così diventa difficile applicare la legge sull'aborto"La Repubblica9 Ott 2016Alessandra CoricaAborto

Chiusi quasi 100 centri in undici anni Il Pd: "I soldi dirottati su quelli privati". La legge ne prevede uno ogni 20mila abitanti, oggi sono 0,4 e la riforma li ridurrà ancora

Da un lato c'è l'aumento progressivo dei privati, che dai 38 del 2005 oggi sono diventati 98. Dall'altro c'è il calo di quelli pubblici, passati dai 230 di oltre dieci anni fa agli attuali 138. Succede ai consultori lombardi, tra i quali i centri convenzionati sono sempre più in aumento. Contro quelli pubblici che, invece, diminuiscono, a causa di fondi ridotti e accorpamenti: "Tra tagli e razionalizzazioni che, nei fatti, sono chiusure, i consultori pubblici in Lombardia sono in sofferenza - sottolinea Sara Valmaggi, consigliera regionale Pd -. La situazione adesso rischia di aggravarsi, sia perché quelli privati sono in crescita. Sia perché non è chiaro come, con la riforma della sanità, i centri pubblici saranno riorganizzati: a Milano potrebbero esserci ulteriori accorpamenti. Con la chiusura, per esempio, di un consultorio pubblico in zona Martesana".

Martedì il Consiglio regionale ha approvato una mozione - presentata da Lombardia Popolare - per dare dei fondi a partire da gennaio a sei consultori privati e d'ispirazione cattolica, già operativi a Bergamo. Ma finora non finanziati dal Pirellone. Un fatto sempre più ricorrente: in tutto, oggi i consultori lombardi sono 236, contro i 268 del 2005. Ma soprattutto, secondo i dati raccolti dal Pd, oggi sono per il 42 per cento privati: nel 2005 lo erano per il 14,2 per cento, nel 2010 per il 29,6. Al contrario i pubblici, spogliati di fondi e in molti casi trasformati in "centri per la famiglia" nei quali oltre alla salute della donna ci si occupa di soggetti fragili come minori soli e padri separati, diminuiscono: nel 2005 in Lombardia erano l'85,5 per cento del totale, oggi poco più del 50.

--> Leggi anche la dichiarazione di Filomena Gallo e Mirella Parachini sul tema: "Su obiettori TAR Lazio conferma delibera consultori, altre regioni seguano esempio Zingaretti a tutela dei diritti e della salute delle donne" 

Tutto regolare? Non proprio. Perché nonostante il boom dei privati, la Lombardia resta comunque al di sotto degli standard nazionali, che prevedono la presenza di un consultorio ogni 20mila abitanti: oggi in regione i consultori sono 0,4 ogni 20mila residenti. Contro gli 1,1 dell'Emilia e gli 1,2 della Toscana. Per migliorare la situazione, in Commissione regionale Sanità è stato approvato un documento per sostenere i consultori. A partire da quelli, privati, di Brescia: "I numeri dimostrano che la rete regionale deve essere potenziata - ragiona Valmaggi -. Ma questo non può avvenire solo sostenendo i privati, che oltretutto se sono d'ispirazione cattolica sono obiettori di coscienza e non applicano la 194". A confermarlo, don Edoardo Algeri, guida della Federazione lombarda dei consultori cattolici: "Sull'interruzione di gravidanza facciamo obiezione, ma questo non vuol dire che non accogliamo e cerchiamo di supportare le mamme che sono in attesa e in difficoltà: da noi non c'è alcun tipo di sbarramento - spiega -. I tagli di budget regionali, in ogni caso, li patiamo anche noi: oggi riceviamo circa quattro milioni l'anno, per le 47 strutture della nostra federazione. Meno che in passato".

A Milano la razionalizzazione dei consultori va avanti da tempo: già negli anni scorsi l'Asl di Milano, ora Ats, vi ha lavorato, sostenendo la necessità di accorpare sedi tra loro divise, per poter risparmiare sui costi. Un tema che, adesso, torna a tenere banco: da gennaio, a causa della riforma della sanità, i consultori passeranno sotto la gestione degli ospedali. Con il rischio di ulteriori trasformazioni: "Milano è tra le poche città lombarde dove, ancora, non è stato stabilito a quali ospedali saranno assegnati i consultori - spiega la ginecologa Alessandra Kustermann, primario della Mangiagalli -. Si tratta di un patrimonio che non può essere disperso. Soprattutto considerando che in città abbiamo, con la Mangiagalli, uno dei principali punti nascita d'Italia: è necessario potenziare la rete e integrarla con l'ospedale, per seguire la donna anche dopo le dimissioni, per esempio nel periodo dopo il parto che è molto delicato".

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Puntata de Il Maratoneta di sabato 08 ottobre

Lun, 10/10/2016 - 12:11
Puntata de Il Maratoneta di sabato 08 ottobreRadio radicale8 Ott 2016Mirella Parachini Leonardo Monaco

Argomenti della puntata:

Conclusioni del XIII Congresso dell'Ass. Luca Coscioni tenutosi a Napoli lo scorso week-end.

Confronto sulla questione dei vaccini 

Si discuterà anche della vittoria delle donne in Polonia, scese in piazza per protestare contro una legge che avrebbe limitato ancor di più il diritto all'aborto.

Conducono:

Mirella Parachini e Leonardo Monaco

Intervengono:

- Tonina Cordedda, vice-segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

- Agnieszka Zakrzewics, corrispondente in Italia di Wirtualna Polska S.A.

Gianni Pittella, parlamentare europeo, presidente delegazione italiana Partito Socialista Europeo

Filomena Gallo, Segretario dell'Ass. Luca Coscioni

--> CLICCA QUI per riascoltare la puntata!

 

 

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Puntata de Il Maratoneta di sabato 24 settembre

Lun, 10/10/2016 - 11:51
Puntata de Il Maratoneta di sabato 24 settembreRadio Radicale24 Set 2016Mirella Parachini Leonardo Monaco

Argomenti della puntata:

XIII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che si terrà a Napoli dal 30 settembre al 2 ottobre 2016.Mobilitazione per la campagna Legazziamo! a favore della legalizzazione dell'uso della cannabis.  Conducono:
Mirella Parachini e Leonardo Monaco
Intervengono:
- Marcello Crivellini, docente di Analisi dell'Organizzazione di sistemi sanitari al Politecnico di Milano e membro di Direzione dell'Ass. Luca Coscioni - Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa e coordinatore della terapia genetica e Co-presidente dell'Ass. Luca Coscioni - Franz Foti, coordinatore della campagna Legalizziamo.it per Possibile - Silvja Manzi, coordinatrice dell'Associazione Radicale "Adelaide Aglietta" di Torino - Sergio Keller, coordinatore della campagna "Legalizziamo.it" in Friuli Venezia Giulia - Gionny D'Anna, tesoriere di Radicali Roma - Norberto Guerriero, segretario dell'Associazione Radicale "Maria Teresa Di Lascia" di Foggia - Barbara Bonvicini, tesoriere dell'Associazione "Enzo Tortora" - Radicali Milano --> CLICCA QUI per riascoltare la puntata!
 Il Maratoneta
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Puntata de Il Maratoneta di sabato 17 settembre

Lun, 10/10/2016 - 11:34
Puntata de Il Maratoneta di sabato 17 settembreRadio Radicale17 Set 2016Mirella Parachini Leonardo MonacoBioetica

Argomenti della puntata: 

Presentazione tavola rotonda "La scienza e i diritti umani" presso l'Ufficio ONU a Ginevra il 20 Settembre.

Intervista a Marco Cappato.

Intervista di Ada Pagliarulo a Malin Palmer.

Presentazione del Congresso dell'Associazione Coscioni con intervista a Piergiorgio Donatelli, a Sergio Logiudice e a Romano Scozzafava. 

Conducono:

Mirella Parachini e Leonardo Monaco

Intervengono:

- Marco Cappatotesoriere Associazione Luca Coscioni

- Piergiorgio Donatelli, ordinario di Bioetica e Storia della Filosofia Morale all'Università La Sapienza di Roma

- Sergio Lo Giudice, senatore Partito Democratico

- Romano Scozzafava, ordinario di Calcolo delle probabilità e Statistica matematica all'Università La Sapienza di Roma

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Il Maratoneta
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La legge è ferma al palo. E l'eutanasia resta un tabù

Ven, 07/10/2016 - 11:57
La legge è ferma al palo. E l'eutanasia resta un tabù La Notizia7 Ott 2016Giorgio VelardiEutanasia

In questo articolo su La Notizia, Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, parla della situazione italiana in tema di Eutanasia e della proposta di legge ancora bloccata in Parlamento dal 2013

Anche per avere una "dolce morte" bisognerà attendere il referendum costituzionale. Proprio si. E non è nemmeno detto che basti. Nel senso che, viste le lungaggini a cui la discussione del provvedimento sta andando incontro, il malcelato rischio è che anche in questa legislatura il Parlamento non riuscirà a partorire una legge sull'eutanasia. Eppure, per dirla col gergo renziano, questa poteva essere la volta buona".

Soprattutto perché, all'inizio di marzo, le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera si erano riunite per discutere le proposte di legge sull'argomento, a cominciare da quella di iniziativa popolare depositata il 13 settembre 2013 e promossa dall'Associazione Luca Coscioni. Cercando di trovare una sintesi. E invece oggi la legge è bloccata in commissione e non c'è alcuna volontà di discuterla", spiega a La Notizia Marco Cappato, tesoriere dell'associazione e presidente dei Radicali italiani. "A noi", aggiunge, "basterebbe che il governo di Renzi e Mano si chiamasse fuori dalla discussione e lasciasse alle Camere la possibilità di discutere liberamente di un tema che vede l'opinione pubblica schierata a favore di un provvedimento che garantisca la possibilità di ricorrere all'eutanasia".

-->CLICCA QUI per saperne di più sulla campagna Eutanasia Legale, promossa dall'Associazione Luca Coscioni

ASPETTA E SPERA

Qualcosa, a dire il vero, si sta muovendo sul fronte del testamento biologico. Ma quella è un'altra partita. Nel frattempo "noi stiamo aiutando le persone che vogliono ricorrere al suicidio assistito a recarsi in Svizzera, e lo stiamo facendo alla luce del sole", dice ancora Cappato: "I casi resi pubblici in questi mesi sono due, ma siamo in contatto con diversi altri soggetti che hanno già avanzato la richiesta". Non solo. "Il percorso di discussione si è fermato dopo le prime battute in commissione", racconta Beatrice Brignone, deputata di Possibile. "Temo che non ci sia la volontà di portarlo avanti" e "purtroppo non è una sorpresa. La maggioranza è troppo eterogenea e fin troppo cauta su temi che richiederebbero il coraggio di discutere nel merito delle questioni con un approccio laico e senza condizionamenti. Ogni materia viene inizialmente proclamata a gran voce a colpi di slogan per poi essere svuotata". Per il fine vita "si è separata l'eutanasia dal testamento biologico", dice ancora Brignone, mentre "per le unioni civili si è tolto ogni riferimento che potesse essere assimilabile al matrimonio e alla stepchild adoption. La cannabis ha fatto capolino due giorni fa in Aula per tornare subito in commissione. Sono tutti temi che coinvolgono migliaia di cittadini ma che la maggioranza di governo non ha la forza né il coraggio di affrontare".

PAGARE DAZIO

"Sul tema dell'eutanasia gli iscritti al Blog si sono espressi in modo molto chiaro e netto, dichiarandosi a favore e dando una dimostrazione di maturità che finora è mancata alla politica e ai partiti", afferma il deputato del Movimento 5 Stelle Matteo Mantero. "Quando si discuterà la legge in Parlamento non ci tireremo indietro e seguiremo le indicazioni che ci sono state date attraverso il voto, ma ritengo questa possibilità remota. Nella maggioranza c'è molta prudenza, per non dire timore, in ragione degli equilibri interni al governo. Il Pd — conclude Mantero — deve pagare pegno all'ala cattolica del suo partito e a Ncd".

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Mina Welby parteciperà al dibattito "Sulla mia vita scelgo io" a Dolo

Ven, 07/10/2016 - 10:45
Testamento biologico Venerdi 14 ottobre 2016 alle ore 20.30, presso "Villa Concina" in Via Comunetto, 5 a Dolo (VE), Mina Welby, Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, parteciperà al dibattito "Sulla mia vita scelgo io". Interveranno assieme a Mina Welby anche:- DON ALBINO BIZZOTTO Beati costruttori di Pace- FORTUNATO GUARNIERI Medico - Responsabile regionale  sanità  SEL- Sinistra Italiana Coordina:- ANDREA DE LORENZI Circolo SEL - Sinistra Italiana Dolo La cittadinanza è invitata a partecipare     Per il programma completo CLICCA QUIData: Venerdì, 14 Ottobre, 2016 - 20:30Città: DoloIndirizzo: Via Comunetto, 5Organizzatore: Circolo SEL - Sinistra Italiana Dolo AllegatoDimensione vol x tipografia_Layout 1.pdf1.13 MB
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Polonia, l'aborto e la vittoria delle donne

Gio, 06/10/2016 - 15:00
Polonia, l'aborto e la vittoria delle donneCorriere della Sera6 Ott 2016Maria Teresa NataleAborto

Il governo ultraconservatore della Polonia non porterà avanti la legge sul divieto quasi totale all'aborto che ha fatto scendere in strada migliaia di donne per rivendicare il diritto ad interrompere la gravidanza. 

Una lezione d'umiltà per il governo. Così il vice premier polacco Jaroslaw Gowin ha definito il segnale dato dalle centomila donne che lunedì 3 ottobre sono scese in piazza a Varsavia, Danzlca, Cracovia, Lodz, Breslavia... Femministe e conservatrici, vestite di nero per denunciare l'attentato ai loro diritti, armate di grucce per ricordare la rudimentale brutalità degli aborti clandestini del passato. Una protesta trasversale e compatta contro la proposta di legge che prevedeva il bando di fatto totale dell`interruzione di gravidanza in Polonia.

Ieri l'esecutivo nazionalconservatore di Beata Szydlo ha preso le distanze dall'iniziativa popolare che aveva raccolto 450 mila firme e sottoposto il testo all'esame del Parlamento: «Il governo non intende modificare le regole esistenti». La legge di compromesso in vigore dal 1993 consente di abortire solo nei casi di stupro, malformazione del feto e grave pericolo per la vita della madre. La modifica proposta manteneva il principio della tutela della vita della donna ma in tutti gli altri casi stabiliva cinque anni di carcere per la «colpevole», oltre che l'arresto dei medici. Una criminalizzazione totale, in un Paese profondamente cattolico dove l`interruzione di gravidanza divide la società e incontra spesso l'opposizione di coscienza.

--> Leggi anche l'articolo: "Aborto: dalla Polonia all'Irlanda le donne lottano ancora per il controllo sui loro uteri"

A fronte di circa duemila interventi legali l'anno, le stime oscillano tra 10 mila e 150 mila casi clandestini. L'inasprimento della normativa era stato contestato anche dagli ambienti religiosi. Lo stesso episcopato si era detto contrario. Nell`ultimo sondaggio Ipsos era favorevole solo l'11%. «Le proteste ci hanno dato spunti di riflessione», dice ora Gowin. La retromarcia rassicura la Ue, che aveva già aperto la procedura di monitoraggio sullo Stato di diritto in Polonia in seguito al conflitto sorto tra Corte costituzionale e maggioranza. Il partito ultraconservatore di Jaroslaw Kaczynski aveva trionfato alle elezioni del 2015 con la promessa di una politica al servizio dei più deboli. Sull`aborto ha incontrato una delle più forti mobilitazioni popolari dai tempi del comunismo.

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Con il meeting “Coscioni” Orvieto fa boom! Quarto posto tra i meeting italiani

Gio, 06/10/2016 - 12:11
Con il meeting “Coscioni” Orvieto fa boom! Quarto posto tra i meeting italianiOrvieto Sport4 Ott 2016Il Memorial organizzato dalla Libertas Orvieto balza al quarto posto nella classifica dei meeting Non poteva esserci notizia migliore per la Libertas Orvieto nel  veder riconosciuto il prestigio del Memorial Coscioni dal portale di statistiche Di All-AtlheticsIl meeting partito in sordina dall’idea di Alessandro Bracciali supportato dalla determinazione e passione di Carlo Moscatelli e di tutta la Libertas Orvieto ed ispirato alla grande figura del compianto Luca Coscioni, ha raggiunto con l’edizione 2016, la quarta posizione nella classifica dei Meeting Italiani, giungendo dopo manifestazioni di grande spessore e tradizione. La notizia è rimbalzata sui siti specialistici ed il risultato di Orvieto è stato accolto con favore e relativa sorpresa visto che dall’anno di partenza, il 2009, la crescita del meeting è stata costante. L’edizione 2016 arricchita dalla partecipazione di Giusy Versace , ha visto anche per questo anno una grande affluenza da parte di tutti  gli atleti di livello presenti nel panorama italiano e non solo. Nella classifica generale a punti dei meeting italiani secondo il portale di statistiche di All-Athletics, i punti finali della classifica del maggior sito di statistiche al mondo assommano i 72 migliori punteggi ottenuti durante una riunione, scelti sui migliori 12 eventi (tra corse, lanci e salti). 60 punteggi vengono presi dai primi 5 delle migliori 2 specialità, e i rimanenti 12 dai migliori risultati di tutto il resto della manifestazione, per coprire in maniera più omogenea il valore tecnico del meeting stesso. Dei bonus vengono infine attribuiti se al meeting si presentano atleti di una certa caratura internazionale fornita dal ranking individuale dello stesso sito. La Libertas Orvieto con l’occasione ringrazia a gran voce, l’Associazione Luca Coscioni, il Comune di Orvieto,  i collaboratori amici dell’associazione  e gli sponsor che ogni anno contribuiscono con gioia alla realizzazione di un appuntamento  che è ormai un evento per lo sport, l’ uguaglianza e la  vita. Golden Gala/Roma – 93.025 (7°/’16) – 94.025 (7°/’15)Rovereto/Quercia – 82.864 (35°/’16) – 81.897 (37°/’15)Padova/ Città di Padova – 81.477 (47°/’16) – 79.778 (54°/’15)Orvieto/Memorial Coscioni – 75.550 (120°/’16) – 71.302 (221°/’15)Lignano Sabbiadoro Meet. – 75.533 (121°/’16) – 78.792 (69°/’15)Gavardo/Memorial Corso – 74.564 (140°/’16) – n.e.Castiglione d. Pescaia – 72.335 (195°/’16) – 58.058 (751°/’15)Meeting di Nembro – 71.049 (239°/’16) – 74.155 (145°/’15)Savona/ Meeting Ottolia – 70.400 (254°/’16) – 68.704 (319°/’15)Pavia/Memorial Della Valle – 69.059 (297°/’16) – 70.904 (234°/’15)Meeting di Gorizia – 67.561 (340°/’16) – 67.661 (361°/’15)Bressanone/Brixia – 67.438 (347°/’16) – n.e.Ponzano Veneto – 66.692 (374°/’16) – 65.086 (488°/’15)Modena/Trofeo Liberazione – 66.597 (377°/’16) – 66.144 (439/’15)Caorle/Memoria Todini – 65.902 (403°/’16) –Cles/Meeting Melinda – 65.681 (415°/’16) – 66.314 (429°/’15)

 

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Maternità surrogata, l'appello di Maria Sole: "Una mamma generosa mi aiuti a diventare madre"

Gio, 06/10/2016 - 11:57
Maternità surrogata, l'appello di Maria Sole: "Una mamma generosa mi aiuti a diventare madre"Fanpage.it5 Ott 2016Gaia BozzaGestazione per altri

Al XIII Congresso dell'Ass. Luca Coscioni la videointervista a Maria Sole Giardini, nata senza utero a causa di una rara patologia genetica lancia un appello, trovare una madre che l'aiuti a diventare madre.

Al XIII Congresso dell'Ass. Luca Coscioni la videointervista a Maria Sole Giardini, giovane donna nata senza utero a causa di una rara patologia genetica. Insieme al suo compagno, da anni coltiva un sogno: quello di avere un figlio. "Non abbiamo i requisiti per l'adozione, che pure avevamo considerato, e allora restava la maternità surrogata. In America non possiamo permettercela, altrove lede i diritti delle donne".

Per questo, Maria Sole e il compagno si sono rivolti all'associazione radicale Luca Coscioni, lanciando un appello: trovare una madre che, volontariamente, offra il suo utero in "prestito" per aiutarli a diventare genitori. Un gesto volontario, gratuito, un dono secondo lo spirito di solidarietà che contraddistingue gli italiani. "E' una condizione, quella del dono, che la legge 40 non chiarisce, perché punisce la commercializzazione di queste pratiche - spiega Filomena Gallo dell'associazione Luca Coscioni - Anche il Tribunale di Roma nel 2001 ha autorizzato un utero in prestito, quindi senza commercializzazione". di una rara patologia genetica lancia un appello, trovare una madre che l'aiuti a diventare madre.

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Marco Cappato parteciperà al dibattito: "Legalizzazione: i successi degli USA e le iniziative italiane"

Mer, 05/10/2016 - 14:16

Marco Cappato, Tesoriere dell'Ass. Luca Coscioni, parteciperà giovedì 06 ottobre al dibattito: "Legalizzazione: i successi degli USA e le iniziative italiane" per promuovere la raccolta firme per la legalizzazione della cannabis.

L'evento si terrà a Cremona dalle 18:00 alle 19:30 presso lo "spazio comune" di Piazza Stradivari, 7

Parteciperà al dibattito anche Luca Marola, autore di "Marijuana in salotto" e di "Legalizzare con successo: l'esperienza negli USA".

Durante la serata si potrà sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione, promossa dall'Associazione Luca Coscioni e da Radicali Italiani, mentre è già possibile firmare negli orari di apertura dello Spazio Comune indicati su www.legalizziamo.it/tavoli

Data: Giovedì, 6 Ottobre, 2016 - 18:00 to 19:30Città: CremonaIndirizzo: Piazza Stradivari, 7Organizzatore: Associazione Luca Coscioni
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Filippine, un nuovo Hitler

Mer, 05/10/2016 - 14:04
Filippine, un nuovo HitlerIl Manifesto5 Ott 2016Marco Perduca

In un articolo su Il Manifesto Marco Perduca, membro di Giunta dell'Ass. Luca Coscioni, parla della campagna di esecuzioni extragiudiziali in nome della "guerra alla droga", portata avanti nelle Filippine dal presidente Rodrigo Duerte. Solo in un paio di mesi questa politica proibizionista ha causato l'uccisione di 3400 persone 

Da quando Rodrigo Duterte è stato eletto presidente delle Filippine il 30 giugno scorso, in quel paese è in corso una campagna di esecuzioni extragiudiziali in nome della «guerra alla droga». In un paio di mesi sono stati uccise circa 3.400 persone, tra «spacciatori» e «drogati», mentre più di 700.000 filippini si sono consegnati «spontaneamente» alle autorità per paura di cadere vittime della campagna di incitamento alla violenza.

Nel mese di aprile scorso, parlando a una grande folla nella sua città natale di Davao, Duterte aveva invitato i filippini a uccidere direttamente gli spacciatori che resistevano all’arresto o rifiutavano di essere portati nelle caserme esortando i presenti a «non esitate a chiamare la polizia» oppure, se in possesso di una pistola di «fare da soli».

Purtroppo, da luglio, dalle parole si è passati ai fatti. Il giorno dopo l’inaugurazione della sua presidenza, Duterte ha detto a un gruppo di poliziotti: «Fate il vostro dovere contro gli spacciatori e se nel farlo vengono uccise 1.000 persone io vi proteggerò». Nello stesso giorno messaggi simili, ma contro i tossicodipendenti, furono gridati davanti a una folla plaudente.

Non tutti i filippini la pensano però come Duterte per fortuna. La senatrice Leila de Lima, che in passato aveva condotto delle indagini indipendenti sulle attività degli squadroni della morte a Davao, ha organizzato delle audizioni parlamentari sulle uccisioni. Adesso teme per la sua sicurezza perché Duterte ha lanciato una campagna diffamatoria nei suoi confronti accusandola di traffico di droga, un’accusa tra le più pericolose di questi tempi nelle Filippine.

A metà agosto la polizia aveva indagando solo 22 casi di queste vittime della «guerra alla droga» mentre il totale delle persone uccise era già di 1.500. La Commissione per i diritti umani del parlamento filippino ha aperto una sua indagine, ma i numeri son tali per cui i lavori son ingolfati. Al contempo, numerose organizzazioni per i diritti umani sono state ostacolate nelle loro attività di ricerca e la situazione della sicurezza degli investigatori indipendenti è critica.

Tra i progressi degni di nota delle Filippine c’è (c’era?) anche la partecipazione alla Corte penale internazionale – che ha giurisdizione su crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità, ma non sul narcotraffico.

Le Filippine hanno firmato lo statuto nel 2000 e ratificato il Trattato di Roma nel 2011. In caso in cui i crimini di competenza della Corte siano sistematici e su vasta scala, e non vengano o non possano essere presi in carico dal sistema nazionale, il procuratore dell’Aia può esser attivato.

Nell’anno in cui le Nazioni Unite, in una sessione speciale dell’Assemblea generale sulle droghe, hanno sancito il passaggio alla promozione delle alternative al carcere per chi usa le sostanze e hanno iniziato a porsi il dubbio che la «guerra alla droga» crea violazioni di diritti umani, queste uccisioni di massa devono cessare.

Occorre inoltre che la Corte penale internazionale venga interessata formalmente al caso Filippine e che possano iniziare delle indagini indipendenti secondo i più alti standard della giustizia internazionale per individuare le responsabilità politiche e fattuali di questi crimini contro l’umanità.

L’Italia, che tanto ha fatto per l’istituzione della Corte, deve sostenere il lavoro delle organizzazioni non-governative che stanno lavorando a un dettagliato dossier su Duterte da inviare all’Aia.

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Aborto: dalla Polonia all’Irlanda, le donne lottano ancora per il controllo sui loro uteri

Mer, 05/10/2016 - 11:27
Aborto: dalla Polonia all’Irlanda, le donne lottano ancora per il controllo sui loro uteriIl Fatto Quotidiano4 Ott 2016Nadia SommaAborto

In Europa le donne devono lottare ancora per difendere il diritto alla cittadinanza e difendersi dai controlli di Stato sui loro uteri e ovaie e da legislazioni che proibiscono le interruzioni volontarie di gravidanza, favoriscono l’aborto clandestino e mettono in pericolo la vita e la salute delle donne.

A Varsavia, Cracovia, Danzica e in altre città, le donne polacche (ma anche molti uomini) sono scese in piazza in diverse città, l’hanno chiamata la #CzarnyProtest: la protesta nera. E’ accaduto ieri. Hanno issato cartelli contro la proposta di legge promossa dalla maggioranza assoluta del partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski che vuole limitare l’attuale legge sull’aborto rendendolo illegale e punendo le donne che abortiscono fino a 5 anni di reclusione. Attualmente in Polonia è possibile abortire solo in caso di stupro o incesto, malformazioni del feto o problemi di salute delle donne, tutte condizioni che devono essere verificate da un procuratore. Se la legge del Pis sarà approvata, l’aborto sarà punito con cinque anni di carcere, senza alcuna eccezione. Addirittura si farebbero verifiche sugli aborti spontanei: una specie di moderna inquisizione contro le donne.

Il Parlamento polacco aveva discusso anche altre proposte di legge che ampliavano la possibilità di abortire ma sono state bocciatetutte tranne la proposta di legge ultraconservatrice. Si potrebbe anche sospettare che sia stata una risposta reazionaria, un gonfiar di muscoli nei confronti delle donne come a dire “non provate a chiedere di più o sarà peggio per voi”. Ma le donne polacche non ci sono state ed hanno indetto, insieme alla manifestazione, uno sciopero generale in ogni città della Polonia. Hanno affidato i bambini alla cura di mariti o nonni e incrociato le braccia, lavoratrici o casalinghe, ispirandosi allo sciopero indetto dalle donne islandesi che il 24 ottobre del 1975 paralizzarono il loro Paese per far assaggiare al governo che cosa significava l’astensione dal lavoro delle donne per rimarcare la loro appartenenza alla società e il pieno diritto di cittadinanza.

Dieci giorni fa anche le irlandesi sono scese in piazza a Dublino per difendere il diritto all’aborto. Il 24 settembre hanno protestato in 25mila, un numero significativo se raffrontato alla popolazione che conta 5 milioni di abitanti. Le irlandesi hanno chiesto che fosse abrogato l’8° emendamento della Costituzione, introdotto nel 1983, che equipara i diritti del feto a quelli della donna e punisce l’aborto con 14 anni di carcere consentendolo solo in caso di stupro e gravi anomalie del feto. Nell’ottobre del 2012 quella legge assurda, causò la morte di Savita Halappanavar che alla 17ma settimana di gravidanza arrivò con forti dolori addominali nella clinica Galway University. I medici attesero tre giorni per praticare un aborto che se fatto in tempo le avrebbe salvato la vita. Intervennero quando non sentirono più il battito del feto ma Savita morì di setticemia. La sua vicenda suscitò proteste a Londra e nel resto d’Europa.

--> Leggi anche l'articolo: "La lotta delle donne d'Irlanda, dove l'aborto è ancora tabù"

La Polonia, insieme alla Repubblica Irlandese e all’Irlanda del Nord (dove l’aborto è punito anche con l’ergastolo) è tra i Paesi con leggi più restrittive in tema di aborto ma anche nei Paesi dove le leggi sull’interruzione volontaria di gravidanza riconoscono l’autodeterminazione delle donne come l’Italia, la Francia e persino la Svezia, ci sono movimenti conservatori, di fatto una minoranza, che si oppongono alla libertà di scelta delle donne. In alcuni casi, come in Spagna, ci sono stati tentativi di ritoccare in senso restrittivo la legge sull’Ivg.

Nel dicembre del 2013, il governo Rajoy tentò di smantellare la vigente legge di Zapatero con la proposta di legge del ministro della Giustizia, Alberto Ruiz Gallardon, che avrebbe consentito l’aborto solo in caso di stupro o per salvaguardare la salute fisica o psichica delle donne. Il giro di vite venne contrastato dalla la forte reazione delle spagnole che col movimento IO Decido si mobilitarono difendendo la legge di Zapatero.

In Italia invece è stata adottata la strategia di svuotare la 194 con l’obiezione di coscienza che, consentita dalla stessa legge, è stata utilizzata come un cavallo di Troia per depotenziarla e renderla inefficace. In alcune regioni dove gli obiettori sono il 90% del personale medico abortire è diventato difficilissimo. Alle donne tocca ricorrere ancora all’aborto clandestino o con le pillole contro l’ulcera che provoca emorragie o andando all’estero ma il ministero della Salute continua a negare il problema. I cattolici e i conservatori non si limitano a depotenziare la 194 ma fanno resistenze persino sulla somministrazioni delle pillole non abortive come la cosiddetta pillola del giorno dopo e nel boicottaggio ci si mettono anche le farmacie.

--> Leggi anche : "Da un'Irlanda all'altra, i farmaci per l'aborto arrivano col drone"

L’ultima protesta di massa per difendere l’applicazione della 194 nel nostro Paese è del 2006 quando Usciamo dal silenzio portò nelle strade di Milano, duecentomila donne. La manifestazione prevista per il 26 novembre prossimo, potrebbe essere l’occasione per difendere oltre al diritto delle donne di vivere libere dalla violenza anche il diritto di scegliere la maternità o di abortire con cure e assistenza adeguate. Abbiamo tre begli esempi da seguire: quelli delle donne spagnole, irlandesi e polacche.

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Utero in affitto: i sedicenti "Pro Vita" sono "pro sfruttamento"

Mar, 04/10/2016 - 16:37
Utero in affitto: i sedicenti "Pro Vita" sono "pro sfruttamento"Filomena Gallo4 Ott 2016Gestazione per altri

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Scagliandosi contro il cosiddetto "utero in affitto", l'appello di Provita, rilanciato da un gruppo trasversale di Parlamentari con l'intento di difendere i diritti delle donne e dei bambini, se fosse tradotto in legge otterrebbe esattamente l'effetto opposto da quello che proclamano di volere.

Per combattere abusi e sfruttamento delle persone bisogna garantire la libertà di fare figli anche ricorrendo a tecniche riproduttive che la scienza offre in sicurezza. La difesa della vita non può prescindere da quella della libertà di scelta e autodeterminazione. Proibire alle donne di scegliere una gravidanza per altri in Italia significa spingere le coppie ad agire all'estero nella clandestinità: non significa essere "Provita", ma "Prosfruttamento".

Pochi giorni fa, come Associazione Luca Coscioni, abbiamo dato voce a Maria Sole, giovane donna nata senza utero, che ha lanciato un appello alle donne che sono già mamme affinché una di loro aiuti lei e il suo compagno a diventare attraverso la gestazione per altri. Lei chiede un gesto solidale, senza alcun tipo di sfruttamento. Quale sarebbe dunque il danno per la donna che la aiuterebbe? E quale per il bambino, che semplicemente non potrebbe vedere la luce in altro modo? 

Sono i divieti ad alimentare le illegalità, mentre le buone leggi possono evitare gli abusi. Per questo motivo abbiamo messo a punto e proposto un testo di regolamentazione chiedendo al Parlamento di varare anche in Italia una buona legge che consenta la gravidanza per altri tutelando tutte le parti coinvolte.

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