Luca Coscioni

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Aggiornato: 3 ore 17 min fa

Mina Welby: "c`è stato un salto culturale, i tempi sono maturi. Non dobbiamo aver paura del morire."

Gio, 14/01/2016 - 12:14
Mina Welby: "c`è stato un salto culturale, i tempi sono maturi. Non dobbiamo aver paura del morire."La Stampa14 Gen 2016Giacomo GaleazziEutanasia

«E' la volta buona». Nel 2006 Piergiorgio Welby, affetto da distrofia muscolare, chiese il distacco dal respiratore dopo essere stato sedato. Sua moglie Mina, co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, è convinta che «stavolta la speranza è fondata». E aggiunge commossa: «Il diritto all`eutanasia è strettamente legato al principio di autodeterminazione, non dobbiamo aver paura del morire, ma dobbiamo garantire a tutti una morte dignitosa».

L`eutanasia arriva in Parlamento: cosa è cambiato ora?

«C`è stato un salto culturale rispetto alle precedenti legislature: è maturata una sensibilità trasversale. Abbiamo raggiunto 225 parlamentari di tutti i partiti, incluse Forza Italia e Lega. Si è diffusa una sensibilità nuova, sia alla Camera sia al Senato, anche attraverso gli incontri con malati gravissimi come Luigi Brunori, che ha condotto fino alla fine la battaglia per la legalizzazione chiedendo al Parlamento di calendarizzare la legge. È morto la settimana scorsa, da credente: non di eutanasia, per interruzione di terapie».

Quando ha capito che, per la prima volta nella storia italiana, sarebbe stata esaminata la legalizzazione della dolce morte?

«Dai confronti avvenuti a Santa Maria in Aquiro, oltre gli steccati laici-cattolici, con malati e parlamentari di varie estrazioni. La presidente della Camera, Laura Boldrini, è andata due volte a trovare a casa Max Fanelli che aveva mosso gli occhi, l`unica parte del corpo ancora capace di farlo, per rifiutare le cure per la Sla. Il clima è mutato, non ravviso più la volontà di distruggere progetti di legge. Da cattolica chiedo che ogni cittadino abbia la libertà di scegliere. Dal Parlamento dovrà uscire una legge che garantisca l`autodeterminazione. Norma né proibitiva, né impositiva».

Una svolta. Ma su quali basi?

«L`articolo 32 della Costituzione, quello che al secondo comma stabilisce che nessuno può essere obbligato a sottoporsi a trattamenti sanitari se non per legge. Ma sia chiaro: nessuna norma può andare contro la dignità umana. Le questioni fondamentali sono l`interruzione (o il non inizio) delle terapie e il suicidio assistito, cioè la somministrazione di una sostanza per aiutare a morire. Solo così i malati incurabili italiani non dovranno più andare all`estero. Inoltre sono da estendere le cure palliative sull`intero territorio. Non più a macchia di leopardo: adesso sono più praticate più a Nord che al meridione».

Se il malato non può decidere?

«Né il medico né i familiari possono scegliere per lui. Se è il malato inguaribile è in coma e non può decidere, allora va accompagnato alla morte con le cure palliative. Oggi in Italia chi ha i soldi può pagare un medico che gli pratichi l`eutanasia o può andare in Svizzera (Leggi la storia di Dominique Velati). La legge metterà fine all`ipocrisia che accade negli hospice ogni giorno. Ora i tempi sono maturi».

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Filomena Gallo parteciperà al VI Congresso Nazionale SIERR

Gio, 14/01/2016 - 12:10
Fecondazione assistita

Il Congresso si terrà il giorno 13 febbraio presso l'NH Hotel Vittorio Veneto in Corso d'Italia 1.

  Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, interverrà dalle ore 9.50 alle ore 10.10 con un intervento dal titolo: "La storia della legge 40/2004 sulla PMA e delle sue modifiche".   Per visionare l'intero programma clicca QUI Data: Sabato, 13 Febbraio, 2016 - 09:30 to 17:30Città: RomaIndirizzo: NH Hotel Vittorio Veneto Corso d'Italia 1Organizzatore: SIERR AllegatoDimensione Programma.pdf1.94 MB
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In Parlamento arriva l`eutanasia prima volta nella storia italiana

Gio, 14/01/2016 - 11:54
In Parlamento arriva l`eutanasia prima volta nella storia italianaIl Messaggero14 Gen 2016Mario AjelloEutanasia

IL CASO

E` un passaggio storico. E l`agenda su cui è scritto quello che potrebbe essere l`avvio di un cambiamento profondo nella cultura e nella legislazione italiana, e l`inizio della fine di un tabù, è quella del prossimo mese di marzo. Per la prima volta, in Italia, il Parlamento - a sette anni dalle forti polemiche politiche e bioetiche sul decreto Englaro - prenderà in esame una proposta di legge per la legalizzazione dell`eutanasia.

Lo ha deciso ieri la conferenza dei capigruppo alla Camera. Una svolta ma anche un'assunzione di responsabilità che andrà maneggiata con molta cura perchè l`argomento del fine vita e del biotestamento ha un impatto popolare molto forte e divide le coscienze e la collettività. Tutti ricorderanno il caso Englaro e le polemiche politiche, anche sguaiate, che produsse. Sulla scia di quella vicenda una legge non si fece e il decreto del governo Berlusconi nel 2009, che ordinava di proseguire l`alimentazione alla ragazza, non venne firmato dal presidente Napolitano. Il quale lo giudicò «incostituzionale».

LE ASSOCIAZIONI

Ora «con la calendarizzazione del tema dell`eutanasia alla Camera per Marzo», annunciata dal Capogruppo di Sel Arturo Scotto, abbiamo compiuto un altro importante passo verso la legalizzazione e il governo di un fenomeno sociale sempre più importante nella società italiana», spiegano Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina Welby (suo marito Piergiorgio scelse nel 2006 la morte assistita, tra canzoni di Bob Dylan e successive polemiche mai finite) a nome dell`Associazione Luca Coscioni, di Radicali italiani e della campagna «Eutanasia legale».

Montecitorio potrà così affrontare anche la proposta di legge di iniziativa popolare depositata nel settembre 2013 e sottoscritta da oltre centomila cittadini. Che l`eutanasia sia un tema di enorme attualità è inutile dirlo. Basti pensare all`impressione che in queste ore sta facendo nel mondo e in Italia l`ipotesi che la morte di David Bowie, malato di cancro, Sia stata frutto di una scelta assistita.

O ancora: resta viva, non solo nel mondo politico, la memoria di Lucio Magri che si fece accompagnare in una clinica svizzera della dolce morte da Rossana Rossanda, per porre fine alla propria esistenza. Da tempo si sono mobilitate per l`obiettivo della calendarizzazione della legge molti malati, a partire da Luigi Brunori, che proprio nei giorni scorsi è morto a 68 anni, e che nello scorso maggio scrisse una lettera-appello ai capigruppo di Camera e Senato per caldeggiare una norma sul fine vita: «Non chiediamo compassione, ma diritti». E così Max Fanelli, Walter Piludu e Ida Rescenzo, che a loro volta hanno chiesto al Parlamento di intervenire.

IL TESTO

La proposta di legge prevede che ogni cittadino può rifiutare l`inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonchè ogni tipo di trattamento di sostegno vitale così come della terapia nutrizionale. Ed il personale medico è tenuto a rispettare la volontà del paziente, se arriva da un maggiorenne capace di intendere e di volere.

L`ultimo articolo stabilisce che ogni persona «può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall`ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l`applicazione dell`eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi nelle condizioni previste dalla legge». La parola passa alle Camere.

La speranza è che, per rispetto etico e bioetico, si evitino da tutte le parti in causa le crociate ideologiche.

Per rivedere il nostro video appello al Parlamento CLICCA QUI.

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Su Radio Arancia, nel notiziario del 12 gennaio 2016, si parla di fine vita

Mer, 13/01/2016 - 22:11
Su Radio Arancia, nel notiziario del 12 gennaio 2016, si parla di fine vitaRadio Arancia di Ancona12 Gen 2016Renato BiondiniEutanasia

https://youtu.be/h7XbX0boOVA

 

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Eutanasia: "Con la calendarizzazione dell'eutanasia alla Camera abbiamo compiuto un altro passo importante"

Mer, 13/01/2016 - 17:34
Eutanasia: "Con la calendarizzazione dell'eutanasia alla Camera abbiamo compiuto un altro passo importante"Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina Welby13 Gen 2016Eutanasia

Dichiarazione di Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina Welby, a nome dell'Associazione Luca Coscioni, di Radicali italiani e della campagna "Eutanasia legale" 

Roma - Milano 13 gennaio 2015

Con la calendarizzazione del tema dell'eutanasia alla Camera dei Deputati per marzo - annunciata dal Capogruppo di Sel Arturo Scotto - abbiamo compiuto un altro importante passo verso la legalizzazione e il governo di un fenomeno sociale sempre più importante nella società italiana.

Ringraziamo Scotto per aver ottenuto che il tema dell'eutanasia sia inserito nell'agenda dell'Aula. La Camera potrà ora affrontare anche la nostra proposta di legge di iniziativa popolare depositata nel settembre 2013 e già sottoscritta da oltre 105.000 cittadini. Siamo fiduciosi nell'opera che gli oltre 225 Parlamentari aderenti agli obiettivi dell'intergruppo eutanasia compiranno ora in Commissione e in Aula.

Un ringraziamento speciale va a tutte le persone malate che si sono mobilitate finora per l'obiettivo della calendarizzazione, a partire da Luigi Brunori, che proprio nei giorni scorsi è morto, a Max Fanelli, Walter Piludu e Ida Rescenzo, che si sono rivolti a più riprese ai Presidenti dei Gruppi parlamentari. Non saremmo arrivati a questo risultato senza la forza e la generosità della militante radicale Dominique Velati, che ha restituito alla conoscenza degli italiani un tema altrimenti tabù per il potere italiano.
 

Ci batteremo ora, come Radicali e Associazione Luca Coscioni, per realizzare il prossimo traguardo: l'effettiva trattazione prima in commissione e poi in Aula della legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico.

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Droghe: la Svizzera sceglie l'innovazione

Mer, 13/01/2016 - 16:30
Droghe: la Svizzera sceglie l'innovazioneIl Manifesto13 Gen 2016Matteo FerrariSperimentazione droghe

La politica svizzera delle tossicomanie ha ripreso vivacità e vi sono presagi d'un riavvio della discussione pubblica, anche se il tema oggi interessa poco, dopo un'innegabile normalizzazione che ha tolto il consumo di sostanze dalla ribalta della cronaca.

A cavallo tra gli anni '80 e '90, infatti, il dibattito era aspro anche perché l'epidemia d'eroina in corso aveva sullo sfondo l'Hiv, le morti per overdose e le scene aperte, con consumo in pubblico e forte degrado sociale. Sul campo nacque allora la politica dei quattro pilastri, che aggiungeva la riduzione del danno ai tre pilastri teorizzati negli anni '70, quando s'introdusse la punibilità del consumo nella convinzione che avrebbe favorito la prevenzione, la terapia e la repressione. Si sperimentò anche il trattamento a base d'eroina, che si è rivelato efficace.

I quattro pilastri, riduzione del danno compresa, dal 2011 sono ancorati nella legge nazionale approvata con voto popolare nel 2008. E però stata una riforma parziale, che ha consolidato quanto rivelatosi efficace nelle pratiche di presa in carico, ma che non ha osato affrontare il consumo ricreativo di canapa. L'unica innovazione, elaborata in un tortuoso iter legislativo, è la previsione per il consumo di canapa di una multa.

Dal 2013, a determinate condizioni, in particolare la maggiore età e la detenzione d'un massimo di 10 grammi, il pagamento di 100 franchi (90 euro) estingue il reato. Gli sforzi delle tre commissioni su alcol, tabacco e droga sembrano essere stati recepiti dalle autorità della Confederazione. Andando con ordine, nel 2006 con psychoaktiv.ch la commissione droga ha tematizzato le modalità di consumo, indicando che la necessità d'intervento dipende dalla situazione, poiché le sostanze si consumano con modalità differenti: consumi non problematici, consumi problematici e dipendenze che richiedono una presa in carico.

Si suggeriva d'andare oltre il paradigma legale/illegale nell'impostare le politiche e le pratiche sulle sostanze. Nel 2010 le tre commissioni su alcol, tabacco e droga evocano una sfida alle dipendenze rammentando come vadano affrontate nel paradigma di una società liberale, che ricorre a mercati accessibili 24h su 24 e senza più riferimenti territoriali. Tale contesto non consente più obblighi e divieti, bisogna mirare ad alleanze con produttori e commercianti e al dialogo con i consumatori.

Nel 2013 le tre commissioni esplicitano la loro visione: la regolamentazione di produzione, lavorazione, commercio e consumo con la creazione e il rafforzamento delle competenze al consumo saranno fattori strategici. Su queste basi il governo svizzero a fine 2015 ha approvato una strategia nazionale dipendenze 2017-2024 che va oltre gli stupefacenti ed estende a tutte le sostanze (nonché al gioco d'azzardo) il modello dei quattro pilastri.

È ragionevole attendersi che il governo segua anche le indicazioni Ungass 2016 della sua commissione consultiva: maggiore attenzione ai diritti umani e alla riduzione del danno, con conseguente revisione delle convenzioni Onu. Il tema che però farà più discutere è la raccomandazione di promuovere modelli di regolamentazione basati sulla pericolosità delle sostanze e non sul loro statuto legale.

L'ultimo lavoro della commissione droga, appena divenuta commissione dipendenze, s'intitola »Le droghe sono pericolose?»: un rapporto che esamina più studi e mostra quanto sia complesso classificare le sostanze. La commissione conclude che la legislazione basata sul divieto non è più sufficiente: tutte le droghe sono pericolose e allo stesso tempo innocue. Bisogna sviluppare modelli di regolamentazione per tutte le sostanze, legali o illegali, per renderle accessibili e controllate dallo Stato.

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"Falsificò lo studio sui rischi degli Ogm". Docente sotto accusa

Mer, 13/01/2016 - 15:13
"Falsificò lo studio sui rischi degli Ogm". Docente sotto accusaLa Repubblica13 Gen 2016Bianca De FazioOgm

Scoppia un caso di falso scientifico nell'ateneo Federico II di Napoli.

Federico Infascelli, docente ordinario di Nutrizione nel dipartimento di Veterinaria, avrebbe falsificato i risultati di alcune ricerche sulla pericolosità di mangimi con OGM nell'alimentazione animale e nei prodotti che ne derivano. Un'accusa gravissima, nel mondo della ricerca scientifica. Che lo espone, se confermata, a denunce (di terzi ) ed a sanzioni gravissime. Il caso è stato sollevato dalla scienziata Elena Cattaneo, senatrice a vita.

Le ipotesi di accusa sono al momento confermate da una commissione d'indagine voluta dal rettore Gaetano Manfredi, un giurì che ha riscontrato violazioni molto gravi, che è improbabile siano frutto di sviste. Infascelli avrebbe piuttosto inventato un risultato sperimentale di fatto inesistente, per dimostrare la pericolosità degli Ogm. Un tema scientifico di primaria importanza, sul quale si scontrano anche interessi contrapposti.

Infascelli ha pubblicato dati e ricerche che oggi vengono smentite da un gruppo di scienziati americani e, in Italia, da Elena Cattaneo. Che, dopo aver ascoltato Infascelli nel corso di un'audizione al Senato, dopo avergli chiesto invano chiarimenti e verifiche sulle ricerche pubblicate su alcune riviste internazionali ( materiale agli atti del Senato), ha preso carta e penna ed ha ufficialmente scritto al rettore della Federico II, chiedendo di chiarire e di verificare, e di preparare una istruttoria che tuteli il nome dell'ateneo.

La senatrice non usa mezzi termini: parla di scienza "manipolata", di danni all'interesse del Paese e della scienza italiana, di fatti che potrebbero nuocere alle istituzioni accademiche, all'ateneo di Napoli, in particolare. La Cattaneo nella lettera spiegava che la vicenda era all'attenzione di scienziati internazionali che avevano passato al setaccio quelle ricerche e nutrivano dubbi, in particolare sulle immagini pubblicate a corrodo degli articoli, foto alterate, copiate da un articolo all'altro, legende modificate. Manipolazioni che ora vanno a carico di Infascelli e del gruppo interdisciplinare di studiosi da lui coordinato.

Si trattava di sospetti sino a quando un software che rileva le alterazioni delle foto non ha confermato quanto la Cattaneo aveva visto ad occhio nudo. Il rettore Manfredi ha letto le parole della senatrice e non ha perso tempo, in difesa del suo ateneo e del mondo scientifico. Ha nominato una Commissione d'indagine per stabilire la verità, rapidamente. Ed in due settimane la Commissione — presieduta dal giurista Lucio De Giovanni, e composta da esperti genetisti di altri enti di ricerca e università — ha messo sotto esame articoli e foto. Riscontrando manipolazioni, cancellature, sovrapposizioni di immagini diverse, nonché l'uso della stessa foto per esperimenti diversi.

Infascelli ha presentato le sue controdeduzioni, ora all'esame del giurì. Intanto la rivista scientifica "Animal" (le altre interessate sono "Small Ruminant Research" e "Food and Nutrition Sciences" ) ha chiesto ad Infascelli la "retraction" di quanto pubblicato. 

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Cannabis: Il 2016 sarà l’anno della legalizzazione in Italia? Qualcuno già si prepara

Mer, 13/01/2016 - 14:41
Cannabis: Il 2016 sarà l’anno della legalizzazione in Italia? Qualcuno già si preparaInternational Business Times13 Gen 2016Marta PanicucciCannabis terapeutica

Secondo le stime, gli italiani consumano ogni anno circa 3 milioni di chili di cannabis. Il dibattito “legalizzazione si, legalizzazione no” va avanti da anni senza portare mai a risultati concreti. Nel 2015 qualcosa si è mosso con una proposta di legge per la cannabis libera arrivata alla Camera, pronta a colmare un vuoto legislativo che dura da ormai due anni. Quindi il 2016 potrebbe davvero essere l’anno della legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo? Il Ministro della giustizia Orlando frena, ma c’è chi ha scommesso sulla legalizzazione creando il primo marchio italiano per la vendita di cannabis e aperto le selezioni per il franchising.

Sembra una notizia curiosa dal momento che il Ministro della Giustizia nega l’apertura del governo verso la legalizzazione, ma la nuova società sembra davvero convinta che il 2016 sia l’anno buono. Avrà ricevuto notizie attindibili interne al parlamento? Si tratta di una previsione azzardata? O di una astuta mossa d’anticipo? Non è dato saperlo. L’unica certezza è che l’11 gennaio è nato ufficialmente il brand italiano per la vendita di cannabis (con tanto di sito, ma non di sede ovviamente) con l’obiettivo di accaparrarsi un mercato che ancora, al momento, è illegale.

L'identità di chi sta organizzando il futuro franchising della cannabis non è dato saperlo (per ovvi motivi), ma si parla di una gruppo di agronomi e imprenditori con le idee chiare: presidiare un mercato di enorme potenzialità che prima o poi si aprirà, e quando i tempi saranno maturi arrivare prima degli altri.

Nasce così il marchio “Nativa, fatta per essere buona” che per il momento ha messo la sua idea online, per capire "l'interesse del mercato a questa proposta di business" ma anche "per anticipare altri player ed entrare così per primi nell'immaginario dei consumatori con un brand forte, elegante e legato alla tradizione di eccellenza agroalimentare che da sempre caratterizza il nostro paese agli occhi di tutto il mondo".

Con un comunicato stampa la società afferma che “il 2016 sarà l'anno della legalizzazione della marijuana e abbiamo deciso di scommettere su questo. Una volta che il mercato sarà emerso saranno tante le possibili strade per interfacciarsi con questa opportunità e noi abbiamo passato buona parte del 2015 a studiare la migliore strategia di marketing concretizzando un'idea di business che avevamo in mente da tempo, studiandone costi, criticità e fattibilità".

Il piano di Nativa è di aprire tramite il franchising negozi monomarca nelle principali città italiane, organizzare coltivazioni anche all'aperto in zone come Chianti, Salento e Cilento per creare un prodotto 100% naturale. Si tratta, spiegano, di "elevare la marijuana a prodotto di eccellenza, che unisce la sapienza indiscussa dei nostri agricoltori a un know how specifico che l'Italia ha sempre avuto nella coltivazione della cannabis".

Per sondare meglio il terreno del business della cannabis, Nativa ha anche svolto un sondaggio su 500 consumatori abituali. Il 65% degli intervistati è costretto ad accontentarsi di quello che trova, ma se potesse, preferirebbe scegliere cosa fumare come in altri paesi nel mondo (85%). I consumatori si dicono privi di senso di colpa (76%) e ritengono che l'attuale legge sia senza senso (85%). Quello su cui quasi tutti i consumatori di marijuana concordano è la pessima informazione che i media comunicano sull'argomento (92%).

Insomma si parla di un mercato illegale, quello della cannabis a scopo ricreativo, che però ha ampi margini di guadagno per il diffuso consumo di marijuana che si registra in Italia. Il dibattito da tempo si concentra sull'opportunità di rendere la cannabis legale come già avviene in altri Paesi, ma la strada non è certamente spianata. Attualmente l'uso della marijuana a scopo ricreativo è illegale in Italia, mentre è legale (con parecchie limitazioni) il suo utilizzo a scopo terapeutico. Dal febbraio 2014 sostanzialmente la normativa italiana presenta un vuoto sul tema della cannabis nato dalla sentenza della Corta Costituzionale che ha dichiarato l'illegittimità della legge n.48 del 2006, meglio nota come Fini - Giovanardi.

Quest'ultima equiparava le droghe leggere alle droghe pesanti, introducendo la punibilità penale (con pene variabili da 6 a 20 anni di reclusione) anche per "l'uso personale". Sempre molto criticata, la legge Fini-Giovanardi è stata dichiarata illegittima dalla sentenza della Consulta che determinò il ritorno della Iervolino - Vassalli, una legge datata 1990, che stabilisce delle pene di minore entità (da 2 a 6 anni) per l'utilizzo delle droghe leggere.

In pratica da due anni l’Italia segue una legge varata oltre 25 anni fa e che necessita di un profondo aggiornamento. Uno spiraglio per la legalizzazione della cannabis o meglio per una sua depenalizzazione si è aperto nei giorni scorsi con la discussione presso la Commissione giustizia della Camera dei decreti legislativi di attuazione della delega per la trasformazione in illecito amministrativo di una lunga lista di reati minori.

Tra questi compare anche la coltivazione non autorizzata di cannabis che potrebbe passare da reato penale a illecito amministrativo sanzionato con una multa dai 5 ai 30mila euro. Ma gli entusiasmi sono stati presto frenati dalle precisazioni del ministro della giustizia Orlando che ha escluso la depenalizzazione della coltivazione che non sia per uso terapeutico: "Non si tratta – spiega - di depenalizzare il reato per chi coltiva l'erba in terrazzo, ma di rendere reato amministrativo quello che oggi è reato penale e che riguarda solo chi, avendo ottenuto l'autorizzazione alla coltivazione a scopo terapeutico, viola quella prescrizione".

Insomma nessuna buona notizia per coloro che vogliono coltivare la cannabis per usarla a scopo ricreativo. Stando alle notizie ufficiali al momento non ci sono reali porte aperte per la legalizzazione della cannabis a scopo ricreativo, ma resta il fatto che il management di Nativa scommette sulla liberalizzazione del mercato entro il 2016. Avranno ragione loro?

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Evento per i tre anni dell'Associazione LaPiantiamo

Mer, 13/01/2016 - 12:48

L'evento si terrà il giorno 29 gennaio dalle ore 15 presso il Centro Agorafollia in via Piave 71 Racale (Lecce).

Tesseramenti, terapie e preparazione al dibattito informativo dalle ore 15.00 alle ore 17.00

Dibattito informativo sulla cannabis terapeutica con medici, farmacisti e ricercatori dalle ore 17.00 alle ore 20.00 
 

Data: Venerdì, 29 Gennaio, 2016 - 15:00 to 22:00Città: Racale (Lecce)Indirizzo: Centro Agorafollia- Via Piave 71Organizzatore: LaPiantiamo
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Mario Riccio interverrà al Congresso Tematiche di fine vita, deontologia, giurisprudenza e religioni a confronto

Mer, 13/01/2016 - 12:15
EutanasiaMario Riccio, Consigliere generale dell'Associazione Coscioni, interverrà al Congresso che si terrà per il 14 gennaio 2015, dalle 16.30 alle 20.30. Le diverse visioni e la diversa concezione dell’uomo trovano risposte specifiche al letto del malato, in un contesto assistenziale e in una fase della vita che richiedono particolare attenzione da parte degli operatori sanitari.   Per saperne di più clicca QUI   Data: Giovedì, 14 Gennaio, 2016 - 16:30 to 20:30Città: MilanoIndirizzo: Aula Magna Mangiagalli- Ospedale Maggiore Policlinico Milano Via Commenda 12
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Cannabis, Ncd stoppa la depenalizzazione

Mar, 12/01/2016 - 14:55
Cannabis, Ncd stoppa la depenalizzazioneRepubblica11 Gen 2016Lilian MilellaCannabis terapeutica

Dopo lo stop degli alfaniani sul reato di clandestinità, che pure il premier Matteo Renzi critica ma ritiene non cancellabile su due piedi, arriva adesso anche il niet di Ncd sulla droga.

Resterà il carcere fino a un anno e la multa da uno a 4 milioni di euro per chi coltiva anche una sola piantina di cannabis, fosse pure a scopo terapeutico. I centristi puntano i piedi.

Per Renzi il reato di clandestinità "crea problemi, intasa le procure, non serve", ma non ritiene utile cambiarlo adesso perché "c'è una percezione della sicurezza per cui questo percorso di cambiamento lo faremo con calma, tutti insieme, e senza fretta". Niente dunque al consiglio dei ministri di venerdì. Una decisione politica supportata dal parere tecnico del capo della polizia Alessandro Pansa che boccia il reato "perché intasa le procure", ma anche lui ne ipotizza la modifica solo in modo da non intaccare "la percezione della sicurezza", "per far capire che gestiamo il fenomeno immigrazione con umanità ma anche con rigore"

Per la stessa ragione è destinata a cadere la depenalizzazione della droga. Anche in questo caso, "se fosse portata a termine così su due piedi, senza un'adeguata sensibilizzazione dell'opinione pubblica", dicono fonti del governo, rischierebbe di ingenerare il dubbio che si stia cedendo nella lotta agli stupefacenti. Niente da fare allora per la trasformazione del reato contenuto nel testo unico sulle droghe del 1990, tante volte contestato aspramente dai Radicali, e che sarebbe potuto diventare un illecito amministrativo, punito con una sanzione e relativa multa, "da 5 a 30mila euro".

A essere "incriminato" è sempre lo stesso decreto legislativo, quello messo a punto dal ministero della Giustizia. Un testo giunto ormai al suo ultimo passaggio, quindi destinato, qualora fosse stato approvato, a diventare legge il giorno dopo. Ma la cancellazione del reato di immigrazione e delle pene se coltivi pianticelle di cannabis rischia di trascinare con se tutto il testo.

Che dopo il 17 gennaio non potrà più essere recepito dal consiglio dei ministri perché scade la delega concessa dal Parlamento nel 2014 all'interno della legge sulla "messa alla prova".
Le due questioni, clandestinità e droga, hanno subito lo stesso stop and go. Inserite nella legge delega, vengono eliminate dal governo nella prima stesura del decreto legislativo. La commissione Giustizia della Camera, nel parere di dicembre, le reintroduce entrambe, anche se con una formula diversa. Pone come "condizione" di cancellare il reato di clandestinità, mentre "osserva" che sarebbe opportuno trasformare in illecito la coltivazione delle piantine di cannabis.

Ma per la droga come per l'immigrazione, il passo indietro è dettato da una "paura" politica, perché entrambe le questioni, come dimostrano le polemiche degli ultimi giorni sulla clandestinità, sono un argomento forte della destra, su cui la Lega, ma anche quello che resta di Forza Italia, non si farebbero sfuggire duri attacchi al governo. Quindi meglio soprassedere.

 

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Alberghi inaccessibili per i portatori di disabilità, si intervenga subito

Lun, 11/01/2016 - 14:51
Alberghi inaccessibili per i portatori di disabilità, si intervenga subitoGustavo Fraticelli11 Gen 2016Barriere architettonicheCon tale missiva l'Associazione intende denunciare  “l’inospitalità” della stragrande maggioranza degli alberghi per le persone con disabilità  a causa dell’assenza di camere prive di barriere architettoniche, pur previste da puntuali normative. Il tutto è aggravato dalla circostanza che quando l’albergo afferma di avere camere accessibili, molto spesso tale accessibilità si sostanzia essere solo un mero requisito spaziale dei locali, in aperta violazione delle normative di cui sopra,  che prescrive specificatamente per le stanze da bagno, oltre a tale requisito, la presenza di adeguati sanitari e di maniglioni di sostegno. Quindi tali strutture sono di fatto inaccessibili per il disabile in sedia a rotelle ed oltretutto ingenerano un affidamento nell’idoneità della struttura alle proprie esigenze, che solo al momento dell’arrivo in albergo scopre essere non rispondente alle stesse e quindi inaccessibile.

Sebbene quanto sopra è anche frutto dell’abituale latitanza di controlli da parte dei poteri pubblici, ci siamo rivolti all’Associazione confindustriale del comparto nella convinzione che la messa a norma degli alberghi in un Paese a forte vocazione turistica, oltre a garantire la mobilità delle persone disabili prevista da norme primarie come la Costituzione e la Convenzione ONU del 2006, determini per il settore alberghiero un notevole incremento della domanda di ospitalità da parte delle persone con disabilità. 
Abbiamo richiesto una immediata azione dell'Associazione Italiana Confindustria Alberghi, affinché:
- tutti gli alberghi aderenti in adempimento delle norme citate rendano accessibili le loro strutture alle persone con disabilità;

- ci sia un elenco pubblico delle strutture accessibili. La lettera al Presidente dell' Associazione Italiana Confindustria Alberghi. Per vedere il video-inchiesta "Barriere Sante" girato da FaiNotizia CLICCA QUI.  AllegatoDimensione Lettera presidente conf alberghi.pdf246.84 KB
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L'Italia dei dietrologi, l'ostilità alla scienza e teoria dei complotti

Lun, 11/01/2016 - 12:58
L'Italia dei dietrologi, l'ostilità alla scienza e teoria dei complottiCorriere della Sera11 Gen 2016Paolo MieliOgm

L'allarme lanciato dai consiglieri dell'Associazione Luca Coscioni, Roberto Defez e Gilberto Corbellini, riguardo gli innumerevoli errori che si stanno commettendo nel caso degli ulivi salentini colpiti da Xylella è stato ripreso e approfondito anche da Paolo Mieli, che mette a fuoco il vero problema del paese: la dietrologia, il complotismo, l'incapacità di fare affidamento sulla scienza e sui suoi risultati.

L'Italia sta diventando sempre più un Paese ostile al metodo scientifico e amante delle teorie del complotto. L'ennesima dimostrazione viene dal caso della «Xylella fastidiosa», batterio che produce grave nocumento all'ulivo, penetrato in Europa diciotto anni fa e più recentemente in Italia, nel Salento. Nelle Americhe la si combatte da un secolo, purtroppo senza successo. Il Consiglio nazionale delle ricerche di Bari ha lavorato sodo per scoprire origini e modo di debellare quello che prende il nome di CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell'olivo). Prendendo in seria considerazione anche l'ipotesi di sradicare gli ulivi già colpiti per provare a sterminare gli insetti diffusori dell'infezione e creare un cordone sanitario che isoli le piante infette.

Ma la magistratura, con un'inchiesta della Procura di Lecce, si è opposta. Di più: ha accusato il Cnr barese di aver favorito la diffusione del batterio, ne ha fatto sequestrare il materiale sia informatico che cartaceo e ha deciso che gli ulivi malati restino lì dove sono. Ha poi anche denunciato «inquietanti aspetti» relativi al «progettato stravolgimento della tradizione agroalimentare e della identità territoriale del Salento per effetto del ricorso a sistemi di coltivazione superintensiva». In parole povere, i ricercatori avrebbero deliberatamente cospirato per abbattere i vecchi ulivi e soppiantarli con piante nuove.

Gli indagati sono accusati di diffusione colposa della malattia delle piante, violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale e ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione di bellezze naturali. La veste degli ulivi», secondo i magistrati leccesi, sarebbe stata volontariamente importata in Puglia dall'Olanda nell'ottobre del 2010 con un convegno ad essa dedicato. Poi, nel 2013, un professore barese, Giovanni Paolo Martelli, avrebbe messo in scena la «folgorante intuizione» di aver individuato la Xylella come agente patogeno del disseccamento degli ulivi salentini. Quindi il capo della Guardia forestale, Giuseppe Silletti, peraltro su sollecitazione dell'Unione Europea, avrebbe disposto il taglio di cinquemila alberi (così da salvarne un milione). In combutta con il professore di Agraria Angelo Godini fautore dell'eliminazione degli alberi infetti, in particolar modo, secondo l'accusa, «quelli monumentali».

Accuse che hanno dell'incredibile. Nature e Washington Post si sono scandalizzati per questo che a loro appare come un «processo italiano alla scienza». L'inchiesta del procuratore Cataldo Motta e dei pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci ipotizza che gli scienziati abbiano diffuso colposamente la malattia e abbiano poi presentato i fatti in modo da poter avallare come soluzione l'eradicazione delle piante malate, per legittimare lo sterminio degli ulivi salentini. Negli atti si parla anche di persone avvistate in tuta bianca a spalmare unguenti su alberi di ulivo, che successivamente sarebbero stati bruciati per cancellare le prove. Prove che avrebbero potuto portare al «grande vecchio» di questa cospirazione: la multinazionale dell'agro-alimentare Monsanto. Persino l'ex Presidente del Tribunale di Bari Vito Savino ha preso le distanze da questa iniziativa giudiziaria e ha manifestato sulla stampa il proprio «sconcerto».

Ma i magistrati — come sempre si fa in casi del genere — hanno ribattuto allargando il campo delle accuse ad un numero sempre più vasto di imputati, i quali (Savino, Godini, Martelli) avrebbero condiviso «un medesimo approccio culturale nell'Accademia dei Georgofili di cui fa parte anche il professor Paolo De Castro, già ministro dell'Agricoltura, attualmente eurodeputato, che ha riferito in commissione proprio sulla questione Xylella». Europa, Guardia forestale, Georgofili, ex ministri avrebbero dunque congiurato per distruggere gli ulivi salentini allo scopo di impiantare in quel di Gallipoli nuove coltivazioni. E gli scienziati dell'Università di Bari, del Cnr e dell'Istituto agronomico alimentare (lam) avrebbero aderito (dietro compenso?) al complotto.

Sulla Stampa Gilberto Corbellini e Roberto Defez hanno esortato coloro che in passato si sono indignati contro i tentativi di imporre per via giudiziaria le pseudo cure Di Bella o Stamina o contro il rinvio a giudizio e la condanna in primo grado della Commissione Grandi Rischi rea di non aver dato l'allarme per il terremoto dell'Aquila, a «insorgere per quanto sta accadendo nel Salento». Ma il loro appello è caduto nel vuoto. Qualcuno ha messo in evidenza come l'inchiesta della procura di Lecce si basi su una grande contraddizione logica: da un lato i magistrati sostengono che non esiste «un reale nesso di causalità tra il batterio e il disseccamento degli ulivi», dall'altro accusano i ricercatori di aver diffuso il batterio. Saremmo quindi in presenza di «untori di una peste innocua» (ha ironizzato Luciano Capone sul Foglio).

Lo Iam è accusato, come si è detto, di aver dato inizio al contagio con le provette olandesi fatte giungere a Bari per il convegno scientifico del 2010. L'Istituto ha risposto dimostrando che i campioni introdotti in Italia per quell'incontro scientifico erano tutti di una sottospecie diversa da quella ritrovata nel Salento. Ma, con logica acrobatica, l'accusa ha trasformato anche questa in un'ammissione di colpa: fu «priva di plausibile giustificazione l'introduzione da parte dello lam di tutte le sottospecie di Xylella conosciute a eccezione di quella individuata nel Salento» che c'era già, tenuta ben nascosta, e non aveva perciò bisogno di essere importata. Incredibile. L'inchiesta cita poi un'affermazione dell'esperto mondiale di Xylella, Alexander Purcell di Berkeley — «Contro la Xylella gli abbattimenti non servono a nulla» — che lo stesso Purcell nega di aver mai pronunciato ed è stata riferita da un'europarlamentare grillina.

Il Movimento Cinque Stelle ha contemporaneamente depositato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina colpevole di non aver ostacolato il complotto. Nel frattempo l'Unione Europea ha avviato nei confronti dell'Italia una procedura d'infrazione per i ritardi nell'attuazione del piano di guerra contro il flagello salentino. A questo punto non è lecito nutrire dubbi: vincerà la Xylella e gli Italiani si troveranno a dover pagare una multa all'Europa.

Poi, come sempre accade, tra un decennio verrà il tempo delle pubbliche scuse ai ricercatori che hanno fatto il loro dovere e per questo hanno avuto dei guai. Così vanno le cose nel nostro Paese. 

Per leggere l'articolo, citato da Paolo Mieli, di Roberto Defez e Gilberto Corbellini, CLICCA QUI.

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Apre a New York la prima farmacia per la vendita di marijuana terapeutica

Lun, 11/01/2016 - 12:26
Apre a New York la prima farmacia per la vendita di marijuana terapeuticaIl Messaggero8 Gen 2016Ida ArtiacoCannabis terapeutica

Ha aperto a New York, non senza polemiche, il primo negozio addetto alla vendita della marijuana a scopo terapeutico. Si tratta di un dispensario che allinea la Grande Mela ad altre città americane, tra cui Washington, in cui esistono programmi monitorati di utilizzo legale della cannabis per allievare il dolore di pazienti affetti da cancro allo stadio terminale, Aids e altre malattie difficilmente curabili, come l’epilessia e il morbo di Parkinson.

La notizia arriva a quasi due anni di distanza dall’approvazione da parte del governatore Andrew Cuomo del cosiddetto Compassionate Care Act, che permette ai pazienti in possesso di relativa certificazione di usare la droga leggera per allievare i sintomi sotto forma di capsule ingeribili per via orale, liquidi o come preparati da inalare, mentre resta in vigore il divieto per l’uso della marijuana da fumare e quella commestibile, così come è proibita la coltivazione di piante da parte degli stessi malati.

Secondo questo programma, che ha permesso l’apertura di altri venti dispensari in tutto lo Stato oltre a quello di Manhattan, nei pressi della famosa Union Square, sono cinque le aziende che possono distribuire farmaci a base di erba in aree ben circoscritte e distribuirle nei relativi punti vendita realizzati sul territorio. Si tratta dell’Empire State Health Solutions, Etain, Bloomfield Industries, PharmaCannis e Hunts Point. Per il momento le persone interessate possono prenotare un appuntamento con gli esperti presenti in queste vere e proprie farmacie e consultarsi con loro per stabilire quale trattamento sia più consono alla propria patologia.

Prima di ottenere la cannabis, infatti, bisogna superare alcuni stringenti controlli di sicurezza. I ricercatori hanno accolto con soddisfazione l’approccio più restrittivo di New York rispetto agli altri Stati americani, perché ciò consentirà di avere delle analisi più accurate per testare l’effettiva efficacia terapeutica della cannabis. Gli stessi medici che dovranno prescrivere le capsule saranno obbligati a seguire un corso di formazione prima di consigliare gli acquirenti sul tipo di marijuana più adatto per curare la propria patologia, requisito non richiesto da altri programmi statali. È prevista l’apertura di altri tre punti vendita nella città entro la fine dell’anno in corso. 

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Roma, la scuola non è accessibile: quindicenne disabile risarcito dal Comune con settemila euro

Lun, 11/01/2016 - 12:14
Roma, la scuola non è accessibile: quindicenne disabile risarcito dal Comune con settemila euroIl Messaggero7 Gen 2016Barriere architettoniche

Nell'ambito della campagna "Soccorso civile", l'associazione Luca Coscioni ha citato in giudizio Roma Capitale in quanto un istituto scolastico romano di scuola media superiore non aveva accettato l’iscrizione di un alunno disabile a causa dell’esistenza delle barriere architettoniche. Il nostro ricorso è stato totalmente accolto in data 21 luglio 2014, di conseguenza il Tribunale ha riconosciuto Roma Capitale colpevole di aver tenuto una condotta discriminatoria nei confronti del disabile e l'ha condannata a risarcire il danno non patrimoniale cagionato al ragazzo (euro 7.00,00) e, soprattutto, a cessare la condotta discriminatoria mediante l'adozione di "urgenti misure organizzative atte a rimuovere tutte le barriere architettoniche presenti all'interno dell'istituto scolastico in questione".

Oggi, grazie a questa nostra iniziativa, l'istituto scolastico romano è stato reso accessibile dopo più di 30 anni anche alle persone che non possono deambulare autonomamente. E però, nonostante la condanna risalga all'ormai lontano 21 luglio 2014, il Comune di Roma non ha ancora risarcito il danno (7mila euro) cagionato alla persona disabile, di conseguenza l'Associazione Luca Coscioni si è vista costretta a promuovere un giudizio di ottemperanza di fronte al Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) chiedendo ai giudici amministrativi di costringere l'amministrazione comunale a versare immediatamente la somma dovuta. Il T.A.R., con sentenza dello scorso 14 dicembre 2015, ha condannato Roma Capitale a corrispondere alla persona disabile l'intera somma entro 60 giorni, in caso contrario si procederà alla nomina di un commissario ad acta. Solo dopo questa ulteriore condanna il Commissario Straordinario di Roma Capitale, dott. Paolo Tronca, ha provveduto, con deliberazione n. 54, al riconoscimento fuori bilancio del debito di 7mila euro da corrispondere all'alunno disabile discriminato.

Roma capitale, con un provvedimento immediatamente eseguibile, risarcisce con 7.000 euro, Pietro M., un 15enne affetto da una malattia rara che lo ha reso disabile, in relazione all'accessibilità dell'edificio scolastico Giovanni XXIII in via Medaglie d'Oro. È quanto si legge in una delibera adottata dal commissario capitolino Francesco Paolo Tronca con la quale è stato riconosciuto il debito fuori bilancio deliberato dal Municipio XIV dopo l'ordinanza del Tribunale civile favorevole alla famiglia del giovane.

Già in passato Roma capitale era stata chiamata a risarcire un disabile per la presenza di barriere architettoniche, e anche in quel caso il protagonista era stato Pietro M., i cui genitori avevano denunciato Atac dopo che il figlio, nel gennaio 2013, era rimasto «intrappolato» nel piano sotterraneo della stazione metro Anagnina. In quell'occasione, aveva reso noto l'Associazopme Luca Coscioni, la seconda sezione civile del Tribunale ha condannato Atac e Roma Capitale per omesso controllo e omessa vigilanza, a cessare il comportamento discriminatorio e a risarcire al ragazzo 2.500 euro come danno non patrimoniale.

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Puntata del Maratoneta di sabato 9 gennaio 2016

Lun, 11/01/2016 - 11:54
Puntata del Maratoneta di sabato 9 gennaio 2016Radio Radicale9 Gen 2016

Argomenti della puntata:

- I temi della puntata: Adozione, Associazioni, Bioetica, Cappato, Cellule Staminali, Corte Costituzionale, Coscioni, Diritti Civili, Diritti Umani, Disabili, Disobbedienza Civile, Donna, Embrione, Esteri, Eutanasia, Fecondazione Assistita, Giustizia.

Conduce: Cristiana Pugliese

Intervengono:

- Filomena Gallo, Avvocato e Segretario Associazione Luca Coscioni

- Christian Angeli, regista dello spettacolo teatrale, promosso dall'Associazione Luca Coscioni, "Millennium Bug".

 

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Il Maratoneta
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Max Fanelli disponibile ad aiutare i malati terminali a morire con dignità

Sab, 09/01/2016 - 22:13
Max Fanelli disponibile ad aiutare i malati terminali a morire con dignità9 Gen 2016Eutanasia

'Se sei malato terminale e vuoi morire, dimmelo''. E' l'ultima iniziativa di Max Fanelli, il malato terminale di Sla di Senigallia che si batte per una legge sul fine vita insieme all'associazione 'Io sto con Max'. Fanelli fa sapere che ha deciso di sostenere 'l'associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, nella sua azione SOS Eutanasia. Offro le mie competenze e conoscenze sul tema del Fine Vita a tutti quei malati terminali qualora volessero recarsi in Svizzera per porre fine alle loro insolubili e dolorose problematiche psicofisiche. Per contattarmi inviatemi una e-mail a: iostoconmax@gmail.com o attraverso la mia pagina facebook Massimo Max Fanelli''. In un comunicato diffuso dall'associazione Fanelli precisa di essere ''consapevole delle conseguenze penali che ciò potrebbe comportarmi, per quello che ho appena avviato e che avvierò in futuro, a supporto di quei malati terminali che vogliono valutare la possibilità di recarsi in Svizzera per garantirsi quel diritto fondamentale di ogni essere vivente: il diritto all'autodeterminazione e alla Libertà di scelta. Un diritto che lo Stato italiano nega ai suoi cittadini''. Max Fanelli da anni porta avanti la sua battaglia. Ha interrotto le cure per protesta contro la mancata calendarizzazione della legge sul "Fine vita" e ha scritto al Presidente Mattarella. A fargli visita, nella sua abitazione marchigiana, sono arrivati la presidente della Camera Laura Boldrini e Stefano Rodotà. Inascoltata giace la possibilità di discutere della libertà di cura e del testamento biologico da anni in Parlamento. 

http://www.veratv.it/notizia/2016/01/09/0040062/Senigallia---Eutanasia,-Fanelli-chiede-sostegno-per-i-malati.aspx

http://www.anconatoday.it/cronaca/max-fanelli-volete-morire-mandatemi-mail.html

http://www.viveresenigallia.it/2016/01/11/max-fanelli-se-sei-malato-terminale-e-vuoi-morire-dimmelo/571051

 

 

 

 

 

 

 

 

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E' morto Luigi Brunori, malato di SLA che chiese al Parlamento di calendarizzare la legge sull'eutanasia

Ven, 08/01/2016 - 13:58
E' morto Luigi Brunori, malato di SLA che chiese al Parlamento di calendarizzare la legge sull'eutanasiaAssociazione Luca Coscioni8 Gen 2016Eutanasia

Ci ha lasciati ieri Luigi Brunori, malato di SLA iscritto all'Associazione Luca Coscioni che, pur nella sua malattia, ha condotto una dura battaglia per la legalizzazione dell'eutanasia. Insieme ad altri tre iscritti all'Associazione (Ida Rescenzo, malata di distrofia muscolare, Walter Piludu e Max Fanelli, malati di SLA), a maggio 2015 scrisse ai capigruppo di Camera e Senato per chiedere la calendarizzazione della proposta di legge popolare: "Non cerchiamo compassione, ma diritti. Non pretendiamo che Lei condivida nel merito la nostra esigenza di libertà nelle scelte di fine vita. Ma chiediamo - questo sì, nella maniera più assoluta - che sia aperto un dibattito e che siano assunte delle decisioni di fronte all'opinione pubblica. Non lo impone soltanto l'importanza del tema, ma anche la Costituzione, che attribuisce al popolo l'esercizio diretto dell'iniziativa delle leggi". Luigi Brunori, con il suo appello per una legge sul fine vita, fu intervistato anche da Le Iene.

A seguire il ricordo di Mina Welby: "Ciao Luigi. Ti abbiamo conosciuto, ironico corridore, quando, tre anni fa, ci invitasti alla Maratona di Roma per vincere la SLA. Non ti sei mai fermato, nonostante le tue difficoltà fisiche crescessero. Tu, Gigi, legato da un amore e affetto complice e tenace a Gina, con lei hai intrapreso delle scalate difficili. Nemmeno la SLA ti fu di ostacolo, ma, anzi, ti servì come trampolino di lancio per essere promotore di idee e spinta per tutti a vegliare sui nostri diritti nella malattia, fino alla fine. Lo sapevi fare come uomo credente e legato nella tua fede profonda e genuina. Hai fatto un cammino da socio dell'Associazione Luca Coscioni tutto in salita, per sensibilizzare una politica sorda, a prendersi carico degli abitanti d'Italia nelle estreme difficoltà della loro maratona di vita, per arrivare alla meta. Insieme a noi hai chiesto con un tuo grido di dolore estremo un dibattito sulla proposta di legge per l'eutanasia legale in parlamento.
Gigi caro, ora riposa! Continuiamo nelle tue orme.
Abbracciamo tua moglie Gina, i tuoi figli e le loro famiglie con affetto e ammirazione per il coraggio e la dignità con cui hanno affrontato la vita insieme a te".
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Nonna fa da madre surrogata per la figlia e partorisce la nipote

Ven, 08/01/2016 - 12:47
Nonna fa da madre surrogata per la figlia e partorisce la nipoteLa Stampa8 Gen 2016Francesco SempriniUtero surrogatoEra il 1993, ed eravamo in Italia. L'ostetrica Novella Esposito, impossibilitata a portare a termine una gravidanza, fu la prima italiana a sottoporsi ad una fecondazione in vitro extracorporea che prima di allora aveva solo tre precedenti nel mondo: negli Stati Uniti, in Sud Africa e in Francia. I suoi ovociti, fecondati dal liquido seminale del marito, furono trasferiti nell'utero della madre, Regina Bianchi, che a 42 anni rischiò di diventare la prima mamma-nonna d'Italia. (Per approfondire: Il Legislatore Cieco. I paradossi della Legge 40 sulla fecondazione assistita, di Filomena Gallo e Chiara Lalli)

Nella foto immediatamente successiva al momento del parto ci sono la neonata, la mamma e...la nonna. O meglio la mamma della mamma della neonata, che è anche colei che ha portato avanti la gravidanza e messo al mondo fisicamente la neonata. Per capirci, Kelley McKissack è la mamma della bimba che ha visto alla luce, nel senso che gli embrioni della fecondazione sono i suoi.  

Ma la gravidanza vera e propria è avvenuta nella pancia della mamma di Kelley, Tracey Thompson, 54 anni, legalmente la nonna della bimba. Quest’ultima infatti si è offerta di mettere il proprio utero a disposizione della figlia dopo che quest’ultima aveva avuto tre aborti spontanei, nonostante le cure di fertilità che aveva fatto per procreare. Solo così è potuta nascere Kalcey, il cui nome è una fusione tra il nome della mamma e della nonna, a coronamento del contributo che entrambe hanno dato per metterla al mondo. Come hanno reso noto fonti mediche del Plano Medical Center, Kelley McKissack si è sottoposta ad una serie di cure contro l’infertilità, ma ha avuto solo tre aborti spontanei.  

Assieme a suo marito, aveva ancora quattro embrioni fertilizzati, così, sua madre, Tracey Thompson, si è offerta come madre surrogata, nonostante fosse da sette anni in menopausa. Il suo stato di salute tuttavia era eccellente dicono i medici, e per questo anche non ci ha pensato un attimo per contribuire a vedere realizzato il più grande desiderio della figlia. Gli embrioni le sono stati impiantati nell’aprile scorso, e la gravidanza è andata avanti senza particolari problemi ed ora, hanno detto le stesse fonti, nonna e bimba stanno bene.

Mamma e figlia, entrambe abitanti in una zona rurale del Nevada, sono state sempre vicine durante la gravidanza, e appena dopo il parto ricordano una conversazione che ebbero quando Kelley aveva 13 anni. «Se non posso portare con me il mio bambino lo porteresti tu?», diceva la neomamma da ragazzina. «Certo» le rispondeva la genitrice. «Ma mai - aggiunge ora - avrei pensato di trovarmi in questa posizione». «Nessun altro - aggiunge McKissack - poteva farmi un regalo più grande». 

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«Tra i duemila bimbi che ho aiutato a nascere ne manca uno: il mio»

Ven, 08/01/2016 - 12:43
«Tra i duemila bimbi che ho aiutato a nascere ne manca uno: il mio»Corriere del Mezzogiorno8 Gen 2016Gabriele BojanoUtero surrogato

Dal Corriere del Mezzogiono del 08/03/2009. 

SALERNO - Il bimbo che non ha mai avuto Novella Esposito lo fa nascere ogni giorno. Una, due, tre volte... il suo lavoro di ostetrica dà vita ma anche felicità. Quella stessa felicità che quindici anni fa Novella cercò di afferrare con un esperimento che in tanti definirono «contronatura». Fu lei a uscire su tutti i giornali italiani, e non solo, per essersi sottoposta ad una fecondazione in vitro extracorporea che prima di allora aveva solo tre precedenti nel mondo: negli Stati Uniti, in Sud Africa e in Francia. I suoi ovociti, fecondati dal liquido seminale del marito, furono trasferiti nell'utero della madre, Regina Bianchi, che a 42 anni rischiò di diventare la prima mamma-nonna d'Italia.

Poi cosa accadde, Novella?
«Il tentativo purtroppo non andò bene, a mia madre vennero le mestruazioni e lo sconforto fu grande. Ma non ci rassegnammo e provammo ancora. Alla fine ho avuto due gravidanze e due aborti spontanei».

Prima però lei era rimasta incinta in modo naturale.
«A ventitrè anni, portai avanti la gravidanza per nove mesi. Tutto normale e poi, al momento del parto, un distacco di placenta all'improvviso e persi il bambino, anzi la bambina ».

A chi venne l'idea dell'utero in affitto? 
«A mia madre che ha una forza d'animo che fa paura. L'utero, diceva, non è un organo vitale, come un polmone, un rene. Serve solo come contenitore per la gravidanza. E poi, aggiungeva, sono tanti i genitori che donano ai propri figli un rene o un occhio. Io dono a mia figlia l'utero».

All'epoca la pressione mediatica fu impressionante. E finiste sotto accusa...
«Partecipai due volte a «Porta a porta», fummo attaccate da monsignor Ersilio Tonini e dal presidente del comitato di bioetica, dicevano che facevamo qualcosa di innaturale. La Prestigiacomo invece mi accusò di desiderare un clone di me stessa».

Non era qualcosa di innaturale?                                                                                                                                                «E perchè? Non è il parto che fa una madre, i figli sono di chi li cresce. Al fratello di mia madre è morta la moglie di parto, dodici anni fa. Ebbene, la figlia è stata cresciuta da mia madre che lei chiama mamma pur sapendo che è la zia. I bambini sono intelligenti, le cose basta spiegargliele».

Dopo i quattro tentativi andati male cosa è successo? 
«Mi ero stancata e ho rinunciato. Però non mi piango addosso, vuol dire che così doveva andare. Ora preferisco crescere i miei nipoti».

Non ha mai pensato all'adozione?
«Iniziammo le pratiche ma ci perdemmo per strada. Percorso troppo irto di ostacoli. Sono tanti i bambini negli istituti ma pochissimi gli adottabili, è una cosa che non ho mai capito».

Quanti bambini ha aiutato a nascere? 
«Lavoro alla Salus di Battipaglia dal 1993, facendo un po' di conti credo almeno duemila ».

Ricorda il parto più bello?
«Quello di una ragazza di 23 anni, di Nocera: fece un travaglio di dodici ore e quando nacque il figlio era così felice che mi disse: il prossimo anno ne faccio un altro. E l'ha fatto!».

E il parto più brutto? 
«Quello spontaneo di un bambino di quasi cinque chili: rischiammo che il neonato restasse incastrato, ebbi paura».

Si muore ancora di parto?
«Disgraziatamente sì. Si sente di meno, però purtroppo succede ancora».

È cambiato negli anni il mestiere di ostetrica?
«Le nuove generazioni lo fanno come se fosse un posto di lavoro, con minore professionalità. Non hanno la concezione del dolore, non si compenetrano. Io una volta ho fatto un travaglio al telefono e la paziente ha partorito regolarmente ».

Oggi è la Festa della Donna...
«Non l'ho mai sentita. E poi è triste come ricorrenza, ricorda un incendio in una fabbrica di New York in cui morirono decine di operaie. Non bisognerebbe festeggiare».

Cosa consiglia alle coppie con problemi di sterilità che si rivolgono ai centri di fecondazione assistita?                                          «Di non lasciarsi scoraggiare da nessuno e di essere sempre coppia fino alla fine. Se un bambino dev'essere motivo di divisione, non ne vale la pena ».

Oggi rifarebbe quello che ha fatto nel 1993? 
«La legge 40 non lo permette più, però una fecondazione assistita a 40 anni forse sì, la farei. La voglia di essere mamma non passa mai, in un angolo del cuore quel piccolo dolore resta sempre».

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