Luca Coscioni

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Filomena Gallo al convegno AMI 'Famiglia quale riforme?'

Lun, 17/11/2014 - 08:30
Fecondazione assistita

Cliccando QUI i dettagli dell'evento. 

Data: Giovedì, 27 Novembre, 2014 - 15:00 to 19:00Città: BolognaIndirizzo: Tribunale di Bologna, Palazzo Legnani Pizzardi, Aula Primo Zecchi, via Luigi Carlo Farini, 1Organizzatore: Ami AllegatoDimensione AMI 27.11-11.12.pdf175.92 KB
Categorie: Radicali

Ancona 15/11/2014 Corso/seminario per l'eliminazione delle barriere architettoniche

Dom, 16/11/2014 - 11:34
Ancona 15/11/2014 Corso/seminario per l'eliminazione delle barriere architettoniche15 Nov 2014Barriere architettoniche

Rassegna stampa relativa al corso/seminario "progetto soccorso civile per l'eliminazione delle barriere architettoniche" Ancona  15 novembre 2014   Hotel Europa  Via Sentino, 3

AllegatoDimensione CorriereAdriatico15112014.jpg115.09 KB Messaggaero1512014.jpg64.56 KB RestoCarlno1512014.jpg66.48 KB
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Lo Stato deve impedire che l'obiezione di coscienza si trasformi in imposizione

Sab, 15/11/2014 - 19:36
Lo Stato deve impedire che l'obiezione di coscienza si trasformi in imposizioneMarco Cappato15 Nov 2014EutanasiaDichiarazione di Marco Cappato, Tesoriere dell'associazione Luca Coscioni e promotore della campagna per l'eutanasia legale   Milano, 15 novembre 2014   Non è un sorpresa che Papa Bergoglio abbia oggi confermato l'impostazione vaticana sull'obiezione di coscienza in materia di aborto ed eutanasia. Il problema, almeno nel nostro Paese, è l'incapacità delle istituzioni di garantire i diritti di tutti e di impedire che attraverso l'obiezione di coscienza si realizzi il boicottaggio della legge. Spetta infatti allo Stato italiano il compito di garantire che l'obiezione di coscienza non si trasformi in imposizione di coscienza dei medici sulle donne e sui malati, e che sia l'assistenza medica all'aborto che all'interruzione di terapie vitali sia garantita a tutti e nelle migliori condizioni.  Per quanto riguarda l'eutanasia in senso più stretto -cioè l'intervento diretto del medico volto a provocare la morte del paziente che ne fa richiesta- va anche chiarito che la vera minaccia oggi non è certo per i medici che si oppongono, ma per quelli che scelgono di assecondare le richieste del paziente, e che rischiano fino a 15 anni di carcere per omicidio del consenziente. La questione dell'obiezione di coscienza in Italia si porrà dunque quando l'eutanasia sarà legalizzata come l'aborto, mentre oggi è la coscienza dei malati ad essere calpestata insieme a quella dei medici disposti ad aiutarli a morire senza soffrire.
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Aborto, eutanasia: il problema non è Bergoglio ma la latitanza di uno Stato laico

Sab, 15/11/2014 - 17:57
Aborto, eutanasia: il problema non è Bergoglio ma la latitanza di uno Stato laicoSilvio Viale15 Nov 2014Aborto

Pronto il commento di Silvio Viale, certamente uno dei medici più impegnati su aborto e eutanasia, all'appello di Papa Bergoglio ai medici cattolici dell'AMCI, oggi in udienza a Roma, per l'obiezione di coscienza.
Silvio Viale, che è iscritto al PD e ed è consigliere comunale, oltre ad essere un esponente di EXIT-Italia e dell'Associazione Luca Coscioni, ha così commentato:
"Il problema non è Bergoglio. Non è nemmeno l'obiezione di coscienza. Il problema è la latitanza di uno Stato laico, perlopiù ostile, impaludato da oltre trent'anni sui diritti civili. Il punto non è se i medici cattolici, ma anche di qualunque altra religione, o anche di nessuna religione, facciano obiezione di coscienza. Il punto è lo Stato che deve garantire i servizi e la libertà di tutti i propri cittadini. L'aborto ha contribuito ad emancipare la donna dalla schiavitù riproduttiva e a tutelare al meglio la sua salute, mentre l'eutanasia volontaria affranca tutti da sofferenze insopportabili e ritenute non dignitose. Liberi i cattolici di non abortire, di soffrire e di non accorciare il proprio fine vita, ma non liberi di imporre la loro morale allo Stato. Liberi loro, ma liberi anche noi, liberi entrambi di potere cambiare opinione al momento opportuno."

Torino, 15 novembre 2014.

(Silvio Viale 339.3257406)

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Il funerale concesso a don Maks Suard e quello negato a Piergiorgio Welby

Ven, 14/11/2014 - 11:52
Il funerale concesso a don Maks Suard e quello negato a Piergiorgio Welbywww.wired.it14 Nov 2014Chiara LalliLaicità

Alla fine di ottobre don Maks Suard si è impiccato. Suard era stato accusato di aver abusato sessualmente, molto tempo fa, di una ragazzina di 13 anni. Avrebbe ammesso le proprie responsabilità e per questo motivo stava per essere rimosso dal suo incarico e trasferito – secondo la legge canonica.

Suard avrebbe dovuto incontrare il vescovo di Trieste. La Curia aveva fatto sapere che il sacerdote aveva chiesto due giorni per preparare la lettera di dimissioni e una memoria scritta.
Un comunicato della Curia diocesana del 29 ottobre così commenta l’accaduto: “Con l’animo pieno di dolore e di sgomento, questa Curia diocesana comunica la morte per suicidio del sacerdote Maks Suard“.

Il Vescovo, venuto a conoscenza il 23 di ottobre di fatti gravi successi molti anni fa che coinvolgevano una ragazzina di 13 anni, sabato 25 ottobre aveva chiamato don Maks per le dovute comunicazioni. In quella circostanza il sacerdote aveva ammesso le sue responsabilità che implicano come primo atto, per legge canonica, la sua rimozione da ogni incarico pastorale e l’invio del dossier alla Santa Sede quale organo competente per questo genere di delitti.

Nella circostanza, il sacerdote, con umiltà e serenità di spirito, aveva chiesto due giorni per preparare una lettera di dimissioni e una memoria scritta in cui chiedere perdono a Dio, alla Chiesa e alla ragazzina per il male commesso. L’incontro fissato era per quest’oggi nel pomeriggio. Il Vescovo dopo aver avvisato alle ore 16.00 don Maks del suo arrivo, giunto verso le 16.30 circa nel luogo, alle sue ripetute telefonate, in quanto la porta della canonica risultava essere chiusa, non riceveva alcuna risposta.

Chiamato il sacrestano, che gli ha aperto la porta della canonica, con lo stesso rinveniva il corpo privo di vita del sacerdote. Di seguito sono pervenute le forze di polizia e investigative che, con professionalità e delicatezza, hanno svolto la loro opera. La vicenda del sacerdote avrebbe dovuto seguire il suo iter canonicoe giudiziario che forse gli avrebbe consentito nel tempo un auspicabile recupero umano e cristiano nel rispetto delle leggi. “Questa Curia, affranta per i risvolti drammatici e inattesi della vicenda, affida l’anima del sacerdote alla preghiera dei buoni e alla misericordia del Padre celeste”.

Due giorni fa si sono svolti i funerali celebrati da Don Dusan Jakomin. In chiesa. Moltissima gente. Applausi.
Ieri, secondo Il Piccolo, la ragazzina abusata, che ora ha 30 anni, ha trovato un foglietto tra il tergicristallo e il vetro anteriore. Il messaggio era scritto in sloveno e la traduzione educata è più o meno questa: “serva del clero fascista”. Verosimilmente, secondo Il Piccolo, era destinato all’intera famiglia e non solo a lei.

Pochi giorni dopo il suicidio, gli studenti di Suard avevano scritto una lettera difendendolo (Gli studenti di don Maks Suard: “Per noi un esempio da seguire”): “La mano scrive le parole dettate dal cuore. Sei arrivato, hai bussato alla porta e sei entrato in classe e nei nostri cuori. Maglietta blu a maniche corte, il viso serio e ogni tanto su quel viso è apparso un sorriso. Un bel sorriso, dal quale traspariva bontà e generosità. Possono scrivere, parlare, criticare, giudicare e condannare ma noi non lo faremo. Noi sappiamo solamente che ti conoscevamo e apprezzavamo come docente e come persona. Eri sempre presente, Se avevamo bisogno d’aiuto, tu eri lì pronto a consigliarci. Ti sei battuto per tutta la comunità slovena e hai sempre sostenuto e incoraggiato lo sviluppo della cultura del nostro territorio. Eri il promotore e l’organizzatore di diverse attività per giovani”. Come se questo profilo non potesse convivere con un abuso – abuso ammesso dallo stesso Suard – come se l’essere educati e il salutare sempre potesse offrirci la prova di un comportamento integerrimo.

Qualcuno ha parlato di giustizialismo verso il sacerdote – non è molto chiaro da parte di chi – molti hanno applaudito durante il funerale, il padre di Suard ha criticato la diocesi di Trieste. L’omelia ha ruotato intorno a tre parole chiave: rispetto, tranquillità, sobrietà.
Don Dusan Jakomin, che ha officiato il rito funebre, ha commentato: “Nessuna parola pesante può cancellare ciò che di buono ha fatto. Sento di obiettare una tale forte condanna che non ha un confine chiaro, gli attori principali di questo giorno, i giovani non hanno condannato ma saputo trovare parole migliori”.

La disgraziata vicenda forse non verrà mai chiarita del tutto. Quanto a evitare condanne spietate – non servono a nessuno – potremmo essere tutti d’accordo. Ma questo spirito di tolleranza e perdono sembra essere un po’ troppo a singhiozzo. Limitato e confinato in un dominio di familismo clericale. Chi è dentro merita un trattamento di cortesia, chi è fuori feroci condanne.
Oppure siamo autorizzati a pensare che in futuro i suicidi potranno avere, se vogliono, un funerale in chiesa?

Ne abbiamo fatta di strada da quando furono negati a Piergiorgio Welby! Welby che nemmeno si potrebbe considerare un suicida, a voler essere puntigliosi. Welby che aveva chiesto di non sopravvivere più in quelle condizioni, di essere lasciato andare (un “lasciatemi andare” di poco diverso da un altro).

E nessun sacerdote lo accompagnò”, così finisce I dolori del giovane Werther ed è una fine tristissima, forse ancora più del suicidio stesso, anche se non si è cattolici e non si vorrebbe mai un sacerdote camminare accanto al proprio feretro.
Forse la chiesa sta davvero scegliendo di percorrere una strada più morbida, e la comprensione manifestata a Suard la riserverà anche ai divorziati, alle coppie di fatto, agli omosessuali?

Siamo qui solo per ricordare e pregare per don Suard il nostro caro parroco, che il Signore lo accolga in cielo” ha detto uno dei due organizzatori della cerimonia in memoria di Suard.

E come non concordare? Non dovrebbe esserci vendetta e acrimonia nei nostri animi, verso i morti poi, che spreco! Lo sforzo di preghiera per Suard non dovrebbe però autorizzare a rimuovere dalla mente le altre persone coinvolte in questa storia. La ragazzina, la sua famiglia e tutti quelli che sono ancora vivi e che scontano sulla propria pelle la durezza clericale che sembra ammorbidirsi solo in alcuni casi, con una logica del tutto inintelligibile e spesso con pochissima di quella carità cristiana che si invoca quando gli smarriti appartengono alla nostra cerchia.

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Sono nata con l’eterologa 17 anni fa E non sono una marziana

Ven, 14/11/2014 - 10:21
Sono nata con l’eterologa 17 anni fa E non sono una marziana27esimora.corriere.it14 Nov 2014Margherita De BacFecondazione eterologa

«Sono una ragazza normale, nulla di spostato. Tutti i figli dell’eterologa sono come me, sani e senza turbe psicologiche. Perché molti ci descrivono come marziani?». Clio segue con pieno coinvolgimento il dibattito che si è aperto in Italia dopo la riammissione in Italia da parte della Corte Costituzionale delle tecniche di procreazione che utilizzano gameti donati. E non ci sta ad essere tratteggiata, lei come tanti altri, in modo erroneo. I suoi genitori nel ’97 l’hanno concepita in provetta grazie ad uno spermatozoo di un uomo diverso da suo papà che aveva problemi di infertilità. È successo a Milano quando da noi non c’erano leggi e i centri potevano offrire anche queste soluzioni. «Noi non abbiamo bisogno di psicologi né coviamo rancori verso la famiglia». Dunque le coppie non si facciano scrupoli. L’eterologa è una ottima strada, se cresciuti bene i figli crescono come gli altri.

[LA VIDEOTESTIMONIANZA RACCOLTA DALL'ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI]

Come sei venuta al mondo, Clio?
«Mamma prima dell’eterologa aveva provato di tutto per avere bambini. Con questa tecnica al primo tentativo è rimasta incinta. Allora i centri più rinomati erano tre a Roma, Milano e Palermo».

Quando ti hanno raccontato la verità?
«Avevo 18 anni. Sul momento sono rimasta stupita e disorientata. Per circa un giorno non ho fatto altro che rimuginare. Certo potevano dirmelo prima, mi ripetevo. Poi ho rivalutato la figura di papà col quale non avevo un rapporto particolarmente confidenziale. Ho concluso che doveva essere davvero una grande persona se ha accettato di avere una figlia non sua biologicamente. Mi ha cresciuta con amore. Qualcuno sosteneva che gli somigliavo».

Hai mai avuto il desiderio di sapere chi era l’uomo che ti ha permesso di nascere?
«Dopo qualche settimana, a caldo, ho cercato di saperlo, sarei anche andata a conoscere il donatore. Ho chiamato il centro di procreazione dove ovviamente mi hanno negato l’accesso a i dati. Poi ho smesso di cercare per rispetto di mio padre. Se avesse saputo che sua figlia cercava un’altra figura ci avrebbe sofferto».

Perché volevi sapere?
«Per rafforzare il senso dell’identità, capire meglio le mie origini e comprendere perché ero fatta in un certo modo».

Chi altro conosce il tuo segreto?
«Nessuno in famiglia, solo qualche amico. La nonna mi trovava spiccicata a papà…Era bene che lo credesse. Mamma mi ha raccontato che il mio donatore è stato scelto per i colori mediterranei».

Per quale motivo hai voluto rendere nota la tua storia?
«In televisione alcuni pseudospichiatri ci descrivono come bambini destinati a crescere sbagliati. Macchè poverini. Noi, figli dell’eterologa siamo tanti e rivendichiamo le nostre origini».

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Eterologa: bene Tesauro, Ncd ed altri osteggiano in modo sterile un diritto acclamato

Gio, 13/11/2014 - 17:10
Eterologa: bene Tesauro, Ncd ed altri osteggiano in modo sterile un diritto acclamatoFilomena Gallo13 Nov 2014Fecondazione eterologa

  Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni L'allarme lanciato dal Nuovo Centro Destra sul reato di traffico genetico in relazione alla fecondazione eterologa è privo di senso e delinea scenari irrealistici: esistono norme per l'esportazione e l'importazione di gameti in sicurezza e garanzia, che prevedono in divieto di commercializzazione ( DM. 10/10/2012) e le stesse direttive comunitarie che dettano norme su tracciabilità e sicurezza vietano la commercializzazione ma prevedono un rimborso spese. Il nuovo Centro Destra dovrebbe impegnarsi invece in Parlamento affinché il Governo metta subito in atto una campagna di informazione sulla donazione dei gameti e sulla preservazione delle fertilità maschile e femminile. L'eterologa è stata ripristinata in Italia e tutti dovremmo/dovrebbero concorrere con i propri mezzi affinché non vi siano più ostacoli e sempre più persone possano accedervi. Proprio come ha sottolineato il presidente emerito della Corte Costituzionale Giuseppe Tesauro, osteggiare la fecondazione eterologa significa osteggiare anche l'omologa, considerato che sono disciplinate allo stesso modo. Dunque tutte le critiche mosse alla fecondazione con gameti esterni alla coppia sono sterili e non aiutano il processo di ampliamento del diritto alla genitorialità nel nostro Paese. 

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Disabilità: lettera al Governo per immediato aggiornamento nomenclatore tariffario

Gio, 13/11/2014 - 11:07
Disabilità: lettera al Governo per immediato aggiornamento nomenclatore tariffarioAssociazione Luca Coscioni13 Nov 2014Nomenclatore tariffario

Comunicato stampa dell’Associazione Luca Coscioni

Roma, 13 novembre 2014 

Chiediamo a tutti i soggetti che devono agire -  affinché l’ aggiornamento del Nomenclatore tariffario arrivi ad effettiva realizzazione -  di lavorare insieme, e di procedere affinché siano date risposte ai malati che da 15 anni attendono di non dover più contrattare per avere l'utilizzo di ausili che consentono loro una vita migliore”. Questa la richiesta rivolta dall’Associazione Luca Coscioni al Presidente del Consiglio Matteo Renzi, al  Ministro della Salute Beatrice Lorenzin e al Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo in merito all’aggiornamento del Nomenclatore tariffario, atto del 1999 che per disposizione di legge risulta da aggiornarsi con i  LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che sono fermi al 2001. 

Con la Commissione Straordinaria Diritti Umani, presieduta dal senatore Luigi Manconi, fin dallo scorso anno l'Associazione Luca Coscioni ha affrontato la questione con audizioni agli esperti e ai malati per determinare le criticità del mancato aggiornamento e proporre al Ministro Lorenzin, anch'ella intervenuta in commissione, soluzioni immediate per risolvere la questione. 

Nella lettera (versione integrale QUI con annessa nota tecnica) Filomena Gallo, Maria Teresa Agati, Marco Gentili, Marco Cappato e Rocco Berardo offrono ai destinatari “piena disponibilità a collaborare con i nostri esperti per poter giungere nell'immediato ad una revisione della lista delle tipologie di ausili erogabili con l’eliminazione di quelle obsolete a fronte dell’inclusione delle nuove tecnologie, che possono essere anche meno costose rispetto a quelle nomenclate, che attualmente creano sicuramente  utilizzo non appropriato di risorse”.

Il Ministro Lorenzin ha affermato che  il termine di scadenza per l'aggiornamento dei LEA è il  31 dicembre 2014, termine previsto dal Patto per la Salute siglato lo scorso luglio, ma non ha dichiarato se tale data coincida anche con la revisione del Nomenclatore. Allo stesso tempo il premier Renzi, sollecitato da un appello di Marco Gentili, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, nella trasmissione Le Iene aveva annunciato il suo interesse per farsi carico quanto prima della faccenda. Ma ad oggi dal Governo nessuna azione concreta. Gli annunci non bastano più, occorre restituire ai disabili il diritto ad una vita indipendente.

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Peba: delibere approvate

Gio, 13/11/2014 - 10:06
Peba: delibere approvate13 Nov 2014Barriere architettoniche

Città di Milano

AllegatoDimensione PEBA.pdf579.31 KB Peba
Categorie: Radicali

Mina Welby a 'Liberi di scegliere fino alla fine?'

Gio, 13/11/2014 - 10:01

La nostra co-presidente parteciperà al dibattito su eutanasia, testamento biologico, cure palliative e terapie del dolore. 

Data: Giovedì, 27 Novembre, 2014 - 17:00Città: PalermoIndirizzo: via maltese 89Organizzatore: Doppio Binario
Categorie: Radicali

Abbattiamo tutte le barriere! - Seminario ad Ancona il 15 novembre 2014

Mer, 12/11/2014 - 23:21
Abbattiamo tutte le barriere! - Seminario ad Ancona il 15 novembre 2014 Renato Biondini13 Nov 2014Barriere architettoniche

 Ancona   13  novembre 2014

                          Comunicato stampa  

                     

Abbattiamo tutte le barriere!

Seminario per l’eliminazione delle barriere architettoniche e sensoriali, 

Ancona 15 novembre 2014, Hotel Europa

Sabato 15 novembre 2014, l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica ha convocato ad Ancona presso l'HOTEL EUROPA in Via Sentino, 3  (sala Parigi), dalle ore 10.00 di mattina, un corso/seminario sull'eliminazione delle barriere architettoniche e sensoriali. La partecipazione è aperta a tutti ed è gratuita. L'incontro, che si protrarrà anche nel primo pomeriggio, è rivolto in particolare alle associazioni e alle persone con varia disabilità motoria e sensoriale che racconteranno la propria esperienza. A loro è rivolto il nostro invito affinché possano trovare applicazione - con nuove forme d'azione, che l'Associazione Luca Coscioni ha sperimentato in molte città italiane - quei diritti di accessibilità e mobilità per le persone disabili, diritti quasi sempre negati.                                           

                                
I temi del seminario saranno legati all'esperienza diretta dei disabili, alla questione storica delle barriere, all'azione dell'Associazione Luca Coscioni in questo campo e ai risultati raggiunti in termini legali e politici con importanti successi.

Vi saranno alcuni relatori, membri dell’associazione e tra questi l'avv. Alessandro Gerardi, il prof. Vittorio Ceradini, il dott. Gustavo Fraticelli, il responsabile del progetto Rocco Berardo, oltre a Renato Biondini, responsabile della Cellula Coscioni di Ancona. E insieme a loro anche: Roberto Zazzetti, Presidente Consulta per la Disabilità della Regione Marche, Gianluca Polverini, Centro H di Ancona, Adriano Cardogna, Capogruppo dei Verdi al Consiglio regionale delle Marche, Francesco Rubini Filogna Consigliere comunale di SEL al Consiglio comunale di Ancona, Lucia Giatti, Comitato marchigiano vita indipendente, Stefania Terré, Unione Italiana ciechi vicepresidente sezione di Ancona.                                     

 

Info. R. Biondini cell. 339 6035387     email  cellulacoscioniancona@gmail.com

 

 

AllegatoDimensione Comunicato15112014.pdf133.57 KB
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Filomena Gallo parteciperà al Convegno "Infertilità umana: recenti progressi"

Mer, 12/11/2014 - 10:45
Fecondazione assistita

L'evento si terrà il giorno 11 dicembre 2014 presso l'Hotel Federico II di Enna dalle ore 9.00 alle ore 18.30.

L’iscrizione è gratuita e obbligatoria fino ad esaurimento dei posti disponibili e può essere effettuata  compilando la scheda di iscrizione online sul sito www.vadamanagement.it/eventi entro e non  oltre il 2 dicembre 2014. Una volta finalizzata la pratica di registrazione, il sito web della Segreteria  Organizzativa provvederà ad inviare una conferma automatica via e-mail.    N.B. In caso di assenza, entro le ore 10:00 l’iscrizione sarà ritenuta nulla e verrà utilizzata l’eventuale  lista d’attesa.   Per ulteriori informazioni clicca QUI Data: Giovedì, 11 Dicembre, 2014 - 09:00 to 18:30Città: EnnaIndirizzo: Palace Hotel Federico II AllegatoDimensione Programma_preliminare_20 nov2014 TerminiImerese.pdf267.22 KB
Categorie: Radicali

Filomena Gallo parteciperà al convegno "Infertilità umana: recenti progressi"

Mer, 12/11/2014 - 10:12
Fecondazione assistita

L'evento si terrà il giorno 20 novembre 2014 presso il Museo Civico "Baldassare Romano" a Termini Imerese dalle ore 9.30 alle ore 18.30.

L’iscrizione è gratuita e obbligatoria fino ad esaurimento dei posti disponibili e può essere effettuata  compilando la scheda di iscrizione online sul sito www.vadamanagement.it/eventi entro e non oltre  il 10 novembre 2014. Una volta finalizzata la pratica di registrazione, il sito web della Segreteria  Organizzativa provvederà ad inviare una conferma automatica via e-mail.  N.B. In caso di assenza, entro le ore 10:00 l’iscrizione sarà ritenuta nulla e verrà utilizzata l’eventuale  lista d’attesa.   Per ulteriori informazioni clicca QUI Data: Giovedì, 20 Novembre, 2014 - 09:30 to 18:30Città: Termini ImereseIndirizzo:  Museo Civico "Baldassare Romano" AllegatoDimensione Programma_preliminare_20 nov2014 TerminiImerese (1).pdf267.22 KB
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Aggiornare subito il nomenclatore tariffario

Mar, 11/11/2014 - 12:55
Aggiornare subito il nomenclatore tariffario11 Nov 2014Nomenclatore tariffario

Al Presidente del Consiglio 

Matteo Renzi

 

Al Ministro della Salute 

Beatrice Lorenzin

Al Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo 

 

e p.c.

 

Al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

 Giuliano Poletti

Al Ministro dell'Economia e delle Finanze

 Pier Carlo Padoan

tutti in sede

 

Oggetto: aggiornamento Nomenclatore Tariffario

 

Gentile Presidente del Consiglio,

gentile Ministro della Salute,

gentile Sottosegretario,

 

sono anni che sollecitiamo l’aggiornamento del Nomenclatore Tariffario, atto del 1999 che per disposizione di legge risulta da aggiornarsi con i  LEA che sono fermi al 2001.

Abbiamo visto i Governi susseguirsi, sono state indicate date per la revisione di tali atti, ma puntualmente quanto promesso è stato disatteso.

 Vogliamo cogliere  l'opportunità, offerta dal sottosegretario alla salute Vito De Filippo alla Conferenza del 16 ottobre u.s. "Disabilità e Diritti Aggiornare subito il Nomenclatore", convocata con la Commissione Straordinaria Diritti Umani, presieduta dal sen. Luigi Manconi, di un lavoro comune tra il Ministero della Salute e le Associazioni che si occupano di diritti delle persone con disabilità in tema di Livelli Essenziali di Assistenza e nomenclatore tariffario. Ci rivolgiamo a voi per offrirvi piena disponibilità a collaborare con i nostri esperti per poter giungere nell'immediato ad una revisione della lista delle tipologie di ausili erogabili con l’eliminazione di quelle obsolete a fronte dell’inclusione delle nuove tecnologie, che possono essere anche meno costose rispetto a quelle nomenclate, che attualmente creano sicuramente  utilizzo non appropriato di risorse. 

Nel contempo alla luce anche di esperienze di altri paesi, riteniamo che  un più efficace sistema di identificazione dei dispositivi erogabili attraverso la registrazione approvata da un’apposita commissione simile a quella del farmaco, dei modelli fornibili (così come avviene in tutta Europa ed in tutti i paesi civili del mondo) in un “Repertorio” degli ausili tecnici,  peraltro già previsto dalla legge finanziaria 2006 – art. 292 comma b),  permetterebbe da solo  e “a costo zero” l’eliminazione della quasi totalità delle forniture difformi, “discrezionali” ed incontrollabili in quanto ad appropriatezza e congruità, che costituiscono il vulnus più appariscente e più grave dell’attuale sistema. 

Nell'audizione del 31 luglio 2013 il Ministro della Salute onorevole Beatrice Lorenzin ha indicato il ricorso alle gare di appalto per l'acquisto di tutti i dispositivi di produzione industriale come soluzione per la mancanza di appropriatezza nelle forniture determinata dal vigente sistema; segnaliamo come l'indiscriminata estensione di questa modalità, che non consente la compartecipazione dell'utente alla scelta dell'ausilio, anche a quei dispositivi per i quali l'individuazione dell'ausilio più adatto è una condizione imprescindibile per il suo efficace utilizzo rappresenti, anziché una soluzione, un'aggravante dell'inapropriatezza ed un'inutile crudeltà nei confronti della persona con disabilità.

Infine il Ministro ha affermato che  termine di scadenza per l'aggiornamento dei LEA è il  31 dicembre 2014, termine previsto dal Patto per la Salute siglato lo scorso luglio, ma non ha dichiarato se tale data coincida anche con la revisione del Nomenclatore.

Chiediamo pertanto a tutti i soggetti che devono agire affinché tale aggiornamento arrivi ad effettiva realizzazione di lavorare insieme, e di procedere affinché siano date risposte ai malati che da 15 anni attendono di non dover più contrattare per avere l'utilizzo di ausili che consentono loro una vita migliore.

Alleghiamo una risoluzione che emerge dai lavori della conferenza dello scorso 16 ottobre, come strumento che possa di fatto dare soluzioni per un aggiornamento di quanto in oggetto.

Restiamo in attesa di riscontro.

Cordiali Saluti

 

Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni

 

Maria Teresa Agati, membro di direzione dell’Associazione Luca Coscioni

 

Marco Gentili, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni

 

Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni

 

Rocco Berardo, responsabile disabilità per l’Associazione Luca Coscioni

 

 

AllegatoDimensione RisoluzioneConferenza.pdf414.95 KB
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Eutanasia, gli italiani scelgono di morire in Svizzera

Mar, 11/11/2014 - 09:55
Eutanasia, gli italiani scelgono di morire in Svizzeralinkiesta.it11 Nov 2014Francesco CancellatoEutanasia

La storia potrebbe cominciare davanti a un computer connesso a internet. È lì che un malato terminale può cercare – e trovare – centri esteri in cui è somministrata l’eutanasia.  Sono parecchi, in giro per il mondo, gli stati che, a vari livelli, offrono questa possibilità ai loro cittadini: Olanda, Belgio e Lussemburgo, ad esempio, ma anche gli stati americani di Washington, Vermont e Oregon. Quest’ultimo, peraltro, è quello in cui lo scorso 1 novembre ha scelto di morire Brittany Maynard, trentenne di San Francisco cui era stato diagnosticato un tumore incurabile al cervello. Ci sarebbero anche l’India e l’Ungheria, dove è permessa l’eutanasia passiva, ossia l’interruzione o l’omissione delle cure necessarie a tenere in vita un paziente affetto da una malattia che non gli lascerebbe scampo. La Svizzera, tuttavia, è l’unico paese in cui si pratica, dal 1942, il suicidio assistito. L’unico, soprattutto, in cui vi sono strutture che accettano anche stranieri provenienti da paesi in cui l’eutanasia non è legale.

«Funziona così – spiega a Linkiesta Emilio Coveri, presidente dell’associazione Exit Italia, che da anni si batte contro l’accanimento terapeutico e che, dal 2007, offre consulenza a quelli che un brutto neologismo giornalistico definisce “esuli del suicidio“ -: il paziente deve produrre cartelle cliniche che accertino il suo stato di malato terminale e mandarle all’associazione svizzera che ha scelto affinché dia seguito alla sua richiesta».

Attualmente, le realtà svizzere che un italiano può contattare sono tre: c’èDignitas, a Forch, poco distante da Zurigo e ce ne sono altre due a Berna e Basilea. Tra qualche giorno, il prossimo 7 novembre, spiega ancora Coveri, «firmeremo un accordo anche con la nostra consociata Exit-Svizzera Italiana, che metterà a disposizione dei nostri connazionali una struttura per la “dolce morte” anche a Lugano, a pochi chilometri dal confine».

Una volta che ha scelto la struttura, c’è una commissione medica che si riunisce e valuta la scelta. Se dà parere positivo, viene fissata una data in cui il malato terminale può recarsi in Svizzera per dar corso alla sua ultima volontà: «Spesso si pensa che in Svizzera possa andare a morire chi vuole, o che queste strutture svolgano il ruolo di veri e propri istigatori al suicidio – spiega Coveri -. Non è così, in realtà: quando la persona arriva, deve sottoporsi a una nuova visita, in cui il medico, per legge, deve provare a dissuadere la persona dal suo proposito». Secondo i dati della Dignitas, il 40% delle persone, dopo quel colloquio, desiste dal suo proposito e torna a casa.

Per chi decide per il sì, invece, ha inizio la procedura: «Per prima cosa, il medico offre al paziente due pastiglie di antiemetico, per evitare che vomiti – spiega Coveri -.Quindi, al paziente viene dato un bicchiere d’acqua (circa 1 dl) nel quale sono stati sciolti 15 grammi di pentobarbital di sodio, un noto narcotico che procura il sonno».  Il sito internet avverte che si tratta di una bevanda amara e che quindi «è meglio mangiare o bere subito dopo qualcosa di dolce». I soci che devono essere nutriti attraverso sonde gastriche, prenderanno loro stessi la medicina con la sonda. Chi invece non può mangiare né alimentarsi con la sonda, può assumere il prodotto con un’endovena, ma solo in questo caso, sarà il paziente a dover «compiere l’ultimo atto». Se ciò non fosse possibile, il personale che assiste non potrà farlo al posto suo. Al termine di queste procedure, il socio si addormenta ed entro due, tre minuti entra in un coma profondo. Dopo poco tempo ancora la medicina paralizza la respirazione e il paziente, assicura Coveri, «muore in uno stato di assoluta incoscienza».

Non finisce qui: tutta la procedura viene filmata, per facilitare il lavoro al medico legale e alla polizia, che vengono chiamate sul posto per redigere il certificato di morte e per chiudere il fascicolo. La salma è poi portata in obitorio e, quindi, cremata. Le ceneri sono consegnate ai famigliari, mentre il certificato di morte viene inviato al consolato o all’ambasciata e da lì, completa il suo viaggio sino al comune di residenza del defunto.

Ogni anno, in Svizzera, i malati che decidono di avvalersi del suicidio assistito sono circa cinquecento. Le persone che invece hanno scelto di percorrere questo viaggio di sola andata dall’Italia, negli ultimi tre anni, sono circa cinquanta, ma – aggiunge Coveri - «abbiamo saputo che negli ultimi due anni, altrettante sono le persone che ci sono andate senza avvalersi della nostra collaborazione, semplicemente trovando su internet tutte le informazioni necessarie». Facendo un rapido calcolo, di tutte le persone che ogni anno scelgono l’eutanasia in Svizzera, il 6% circa sono italiane, «e il trend è in forte aumento».

In effetti, per quanto controversa, la questione dell’eutanasia e, più in generale, della regolamentazione del fine vita è molto sentita in Italia. Nonostante sia un paese a larga maggioranza cattolica, secondo un sondaggio Eurispes del 2013, gli italiani favorevoli all’eutanasia sono il 64,4%, mentre secondo uno studio della National survey of medical choices in caring for terminally ill patients in Italia un dottore su due che lavora con pazienti terminali ha ricevuto almeno una richiesta di interruzione della terapia, e uno su quattro si è visto richiedere la somministrazione di farmaci letali.

L’inchiesta di Pagina99 che riporta questi dati, peraltro, contiene anche la testimonianza di un medico che afferma che l’eutanasia passiva sia molto più praticata, anche in Italia, di quanto si possa pensare: «Abbiamo chiesto  al Parlamento un’indagine conoscitiva su come si muore in Italia – racconta a Linkiesta Filomena Gallo, Segretaria Nazionale dell’Associazione Luca Coscioni – ma il Parlamento ha fatto finta di non sentire».

Le due Camere, peraltro, sono allo stesso modo sorde verso qualunque volontà di regolamentazione del fine vita, si tratti di eutanasia o di testamento biologico: «Abbiamo raccolto 67mila firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare per l’eutanasia e il riconoscimento pieno del testamento biologico – ricorda ancora la Gallo –, ma è fermo in commissione Affari sociali da oltre un anno».  

In questa proposta di legge, l’eutanasia può essere richiesta da chi ha una malattia che procura sofferenza, con aspettativa di vita inferiore ai diciotto mesi, senza che chi la somministra corra il rischio di commettere reati come omicidio consenziente e istigazione al suicidio, che prevedono fino a 12 anni di reclusione. Il tutto, previa una dichiarazione anticipata di volontà che si può comunque disconoscere in qualunque momento: «Vogliamo che passi la nostra proposta di legge, non una legge a ogni costo, frutto di mille compromessi, che finisca per ledere i diritti della persona».

Filomena Gallo si riferisce alla Legge Calabrò sul testamento biologico, figlia della scorsa legislatura, «che invece di regolamentarlo, lo avrebbe di fatto impedito». Di parlamentari favorevoli ce ne sono parecchi, da Manconi e Cuperlo del Pd a Di Battista del Movimento Cinque Stelle, da Benedetto della Vedova di Scelta Civica, sino a Sandro Bondi di Forza Italia, solo per citare i più noti.

Chi sembra non sentirci proprio è il governo: «I temi eticamente sensibili sono fuori dall’agenda politica, sistematicamente ignorati da Renzi», che relativamente al testamento biologico aveva dichiarato, in occasione delle primarie 2012, che avrebbe difeso «la libertà di ciascuno di indicare sino a che punto si intende essere sottoposti a terapie nel caso si perda la coscienza e la capacità di esprimersi senza una ragionevole speranza di recupero». Allora, però, le larghe intese ancora non c’erano.

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Roberto Defez presenta il nuovo libro 'Il caso OGM' al Cerb

Mar, 11/11/2014 - 09:49
Ogm

Martedì 11 novembre alle ore 16,00, il Prof. Roberto Defez, CNR Researcher (Primo Ricercatore), Istituto di Bioscienze e BioRisorse del CNR (IBBR), terrà, nell'ambito delle iniziative organizzate dal CIRB, una conferenza, (in allegato la locandina insieme ad una utile rassegna stampa), che prende spunto da un suo volume pubblicato nel corso del 2014 dalla Carocci editore dal titolo “Il caso OGM. Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati”.

L’incontro, aperto al pubblico, avrà inizio dalle ore 16,00 presso la sede delle Accademie napoletane, ove è allocato lo stesso CIRB, al secondo piano dell’edificio dell’Università di Napoli Federico II, con accesso da via Mezzocannone, 8.

[DETTAGLI DELL'EVENTO]

Data: Martedì, 11 Novembre, 2014 - 16:00 to 18:00Città: NapoliIndirizzo: via Mezzocannone, 8.Organizzatore: CIRB AllegatoDimensione Presentazione volume R. Defez.pdf581.24 KB
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Gallo: Ministro aggiorni subito linee guida e avvii campagna di informazione

Lun, 10/11/2014 - 17:30
Gallo: Ministro aggiorni subito linee guida e avvii campagna di informazioneFilomena Gallo10 Nov 2014Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il Partito radicale 

Dopo le prime gravidanze presso un centro privato di Pma di Roma rese note lo scorso 21 luglio, oggi è stata pubblicata sia l'intervista ad una delle coppie per cui la gravidanza prosegue,  i centri italiani-sia privati che pubblici -  stanno applicando la tecnica eterologa ( mentre fino al 2004 era possibile solo nel privato). 

Finalmente tante coppie sterili potranno provare ad avere un bambino in Italia grazie ad un dono di gameti.

Chiediamo al ministro Lorenzin che aggiorni ora e senza indugi le linee guida sulla legge 40 e con il Governo predisponga campagne informative sulla sulla donazione di gameti per aiutare chi non ne ha più ad avere un bambino e sulla  prevenzione della sterilità e infertilità, sia femminile che maschile

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Eutanasia in Italia, intervista a Marco Cappato: «La vita non può essere una condanna imposta dagli altri»

Lun, 10/11/2014 - 10:22
Eutanasia in Italia, intervista a Marco Cappato: «La vita non può essere una condanna imposta dagli altri»PourFemme10 Nov 2014Simona BuscagliaEutanasia

L’eutanasia in Italia rimane un argomento che fa discutere ma che non riesce mai a trovare una vera soluzione. Parlare della morte fa sempre così paura o c’è dell’altro? È sempre e davvero solo una questione di morale etico-religiosa, di chi pensa che la vita sia un dono ricevuto dall’alto e di chi invece pretende che vengano applicate le leggi Costituzionali di uno Stato laico? Di queste e altre domande abbiamo parlato con Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, una realtà che da anni è impegnata nella battaglia per ottenere un’eutanasia riconosciuta dalla legge.

[QUI IL VIDEO]

Partiamo da un concetto base, ovvero lenorme che regolano questo delicato momento dell’esistenza di ogni cittadino. La Costituzione nell’articolo 32 stabilisce che“nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e nell’articolo 13 afferma l’inviolabilità della libertà personale, quindi,dove s’inceppa il meccanismo? “Ci sono casi in cui per interrompere un trattamento sanitario è necessario un aiuto attivo da parte di un medico e se non si trova, il diritto è solo sulla carta – dichiara Cappato – Piergiorgio Welby voleva interrompere la respirazione artificiale ma senza soffrire e morire soffocato, con una sedazione che consentisse poi una morte senza dolore. Il primo problema è quindi la disponibilità effettiva, il secondo invece riguarda quei pazienti che non sono attaccati a un respiratore ma che soffrono moltissimo, ad esempio i malati di cancro in fase terminale, che non hanno più nessun tipo di sollievo dalle terapie antidolore se non in dose enormi, e che, per interrompere la propria sofferenza, avrebbero bisogno di un aiuto medico, la famosa iniezione letale. Qui il diritto costituzionale dell’interrompere un trattamento non è sufficiente a garantire che sia imposta una sofferenza che la persona non vuole più e una fine diversa da quella che la persona sceglie”.

Spesso nei dibattiti sul tema si riduce sempre tutto allo scontro etico-giuridico che si delinea tra coloro che ritengono la vita umana un dono sacro e inviolabile e coloro che la ritengono legata alla sfera della libertà personale: è quindi sempre e solo un problema “morale” o ci sono altri impedimenti? “Fino a qualche anno avrei detto che il problema era il peso e l’influenza del Vaticano sulla politica italiana, oggi dopo che il Papa ha invitato a non fare di questi temi un’ossessione del trasformare i precetti religiosi in leggi dello Stato, dico che ci sono più papisti del Papa. Non solo la religione ma anche la politica considera la vita un luogo dove esercitare il proprio potere e quindi si rifiuta di affrontare la necessità di avere buone regole anche per la fine della vita”. Il problema oggi è soprattutto politico e non sembra esser cambiato nulla con il Governo Renzi: “L’esecutivo non si è manifestato in nessuna forma, cosa che non accadrebbe con un’informazione che funzioni davvero, visto che su temi così sentiti e popolari, un leader che vuole essere benvoluto e con un occhio sempre ai sondaggi, com’è Renzi, è aiutato anche dalle tv nazionali a non parlarne troppo”. L’Associazione Luca Coscioni ha depositato una proposta di legge di legalizzazione dell’eutanasia e di chiarezza per quanto riguarda l’interruzione delle terapie a settembre 2013 ma neanche azioni concrete sembrano bastare per affrontare di petto la questione: “In tutto questo tempo, il Parlamento italiano non ha mai nemmeno discusso per due minuti sulla proposta, non hanno fatto un’audizione, e tutti i gruppi sono stati d’accordo, o d’accordo nel silenzio. Solo il Presidente della Repubblica e la Presidente della Camera hanno invitato per l’ennesima volta il Parlamento ad occuparsi della questione, ma finora perfino il loro intervento non è servito. Noi continuiamo la nostra battaglia, aiutando anche i malati, raccogliendo firme sul sito, difendendoli con armi giudiziarie, cercando di dare più risalto possibile all’argomento”.

Non sembrano bastati nemmeno i casi di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro, giusto per citare i nomi più conosciuti della cronaca nazionale. In questi ultimi giorni l’argomento torna d’attualità con il caso di Brittany Maynard, la 29enne americana con un tumore al cervello incurabile che ha deciso di morire a 29 anni. La sensazione però è che dopo la prima fase di dibattito, l’opinione pubblica non si scomponga più di tanto sulla questione: “In realtà è la politica che non si scompone – afferma Cappato – l’opinione pubblica è molto più avanti, la differenza è che in altri Paesi c’è anche un dibattito politico oltre che mediatico. In Italia ci limitiamo ai casi sensazionali, ma tra un caso e l’altro non esiste un dibattito vero televisivo che coinvolga milioni di telespettatori tra le ragioni a favore e le ragioni contro, e la politica scappa terrorizzata. I sondaggi dicono invece che la maggioranza degli italiani, e nel caso del testamento biologico la stragrande maggioranza degli italiani, sono pronti e d’accordo ad avere delle regole che si sostituiscano alla legge della giungla in vigore”.

Grazie alla costituzione non esiste un vero e proprio vuoto normativo ma è necessario regolamentare una clandestinità che oggi coinvolge moltissimi malati, costretti a gesti estremi per porre fine alle proprie sofferenze. Emblematici i casi di grandi artisti del calibro diMario Monicelli, che si lanciò dal reparto dell’ospedale San Giovanni di Roma dove era ricoverato per un tumore alla prostata, o di Carlo Lizzani che si gettò dalla finestra della sua abitazione. Questa la situazione in Italia, ma in Europa? “Per l’eutanasia legale sono iL Belgio, il Lussemburgo e l’Olanda in Europa, e la Svizzera, sono i paesi che hanno le esperienze più consolidate. Qui, grazie alle regole, si verificano le condizioni di salute, si coinvolgono i familiari, si richiedono degli esami psichiatrici, per capire che sia una volontà reale, e solo allora si interviene, distinguendo quindi i comportamenti accettabili da quelli non accettabili”. Parlare della morte non significa denigrare la vita, ne sono esempio le tante battaglie che proprio Welby condusse prima di decidere di porre fine alla sua esistenza: “La vita non può essere una condanna imposta dagli altri, Welby si è battuto in vita con Coscioni per la ricerca sulle cellule staminali, per avere gli audiolibri per chi è impossibilitato a girare le pagine, per il voto domiciliare dei disabili. Il grande messaggio che arriva dalla sua esperienza di vita è quella di non confondere una battaglia di libertà con una battaglia di morte. Ognuno l’affronta in modo diverso, se vogliamo dare invece una risposta per tutti perché imposta da uno Stato etico, allora diamo una risposta sbagliata per tutti”.

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Puntata del Maratoneta di sabato 8 novembre 2014

Lun, 10/11/2014 - 10:21
Puntata del Maratoneta di sabato 8 novembre 2014radioradicale.it10 Nov 2014Barriere architettoniche

Sommario: discuteremo dell'Eurobarometro dedicato alla "Percezione pubblica della scienza, della ricerca e dell'innovazione di venti Paesi della Ue": l'Italia è in declino. Eco del caso Brittany. Poi pillola di biodiritto sulla salute in carcere e in chiusura seminari dell'ass. Coscioni per l'abbattimento delle barriere architettoniche. Partecipano im collegamento telefonico: Gilberto Corbellini, Carlo Troilo, Ferdiando Cancelli, Cinzia Piciocchi e Renato Biondini. In studio Mirella Parachini e Valentina Stella.

Riascolta la puntata

 

Il Maratoneta
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«Eterologa: io l’ho fatta Ho dato 1000 euro di rimborso»

Lun, 10/11/2014 - 10:04
«Eterologa: io l’ho fatta Ho dato 1000 euro di rimborso»Corriere Della Sera, 27esima ora10 Nov 2014Margherita De BacFecondazione eterologa

«Penso di essere nata mamma. Tutte le mie amiche approfittavano di me e mi utilizzavano come baby sitter, con mia immensa felicità. I medici avevano deciso che non avrei potuto avere bambini. Invece ora grazie all’eterologa sono incinta e vivo come in un sogno meraviglioso». La chiameremo Elena, ma non è il suo vero nome. Era molto titubante se raccontare la sua storia a lieto fine, annunciata senza dettagli prima dell’estate da Filomena Gallo, avvocato, segretario dell’Associazione Luca Coscioni. Poi ha scelto di confidarsi per lanciare un messaggio di speranza alle donne con infertilità.

Elena partorirà a febbraio i primi due gemelli i nati con la tecnica che utilizza la donazione di gameti (spermatozoi o ovociti). Gemelli made in Italy al 100 per 100. Italiana la futura mamma, 45 anni, impiegata. Italiano il centro privato romano dove si è sottoposta a un intervento di procreazione medicalmente assistita immediatamente dopo la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto contenuto nella nostra legge. Italiani sono anche gli ovociti da cui sono sbocciati i due fratellini. Ovociti donati da una studentessa di ventidue anni che ha accettato di cedere le sue cellule riproduttive per denaro. Pagata 1.000 euro, più i 1.300 per i test indicati dalle leggi europee. La compravendita da noi è vietata. Anche le linee guida per i centri emanati dalle Regioni per sopperire alla mancanza di una normativa specifica parlano di “rimborso spese”. Gli operatori romani hanno valutato che un rimborso ragionevole fosse 1.000 euro, in linea con altri Paesi europei. Non è quello che raccontiamo l’unico caso.

A Elena tutto questo non interessa. «La mia gravidanza è un dono stupendo e non fa differenza da dove sono arrivati gli ovociti, se dall’Italia o dall’estero. L’importante è che i bambini abbiano una vaga somiglianza con me».

Perché con suo marito ha scelto questa strada?
«
Ho avuto problemi di salute che hanno determinato la mia infertilità. Abbiamo provato anche con l’adozione. Poi ci siamo rivolti a cliniche private dalle quali siamo fuggiti istintivamente. Abbiamo avuto la sensazione che fossero mercanti. Infine siamo arrivati in un centro che ci è piaciuto per l’umanità e la delicatezza con cui ci hanno trattati».

Come è stata la sua esperienza?
«
Molto difficile per la coppia. Quando si inizia non si sa dove si andrà a finire. C’è tanta medicalizzazione. Il percorso può essere costellato di promesse e illusioni. Io le ho viste le donne che aspettavano in sala d’attesa accanto a me. Quante aspettative…».

La coppia come vive questo impegno?
«
Occorre possedere una mentalità molto aperta. Ci vuole complicità, amicizia, solidità di rapporti. È una grande prova soprattutto per l’uomo che deve mettere da parte il suo ego e non porre al centro se stesso. L’unione rischia di inclinarsi ogni momento, la tensione diventa palpabile. Il mio consiglio alle donne è che non si avventurino lungo questa via se in casa manca l’armonia».

Quando è rimasta incinta ha avuto paura?
«
Una folla di pensieri mi si è addensata in testa. La parte razionale di me si chiedeva, ma è giusto? La parte irrazionale scacciava via l’altra Elena e mi diceva ma che ti importa di ragionare, ti è arrivato questo regalo. Goditelo. Poi la prima ecografia, senti il cuoricino dei bebè battere. E pensi solo al futuro».

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