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Milano Expo, «sì agli Ogm contro la povertà. Si parli di economia e fame»

Mer, 13/05/2015 - 11:34
Milano Expo, «sì agli Ogm contro la povertà. Si parli di economia e fame»Corriere della Sera13 Mag 2015Danilo TainoOgm

«All’Expo sarebbe meglio parlare di fame, piuttosto che di cibo». Secondo Amartya Sen, è positivo che la manifestazione milanese metta al centro del discorso l’alimentazione in un mondo sempre più popolato. E sul come farlo ha idee precise, che espone in questa intervista. Sen - 81 anni, premio Nobel per l’Economia nel 1998, indiano (bengalese per la precisione) - è uno dei maggiori pensatori sui temi dello sviluppo, della povertà, della giustizia, della democrazia. Insegna Economia e Filosofia a Harvard, tiene corsi al Trinity College di Cambridge e lezioni in mezzo mondo. Domani, a Milano, interverrà a un dibattito organizzato dal ministero degli Esteri.

In che senso, professore, la questione è la fame e non il cibo? 
«Nel mondo continua a esserci un problema di fame endemica: non forte abbastanza per uccidere ma forte abbastanza per indebolire le popolazioni, per debilitare i bambini e i giovani e deprimere la produttività economica delle persone. È una questione di fame ma non necessariamente di produzione di cibo. Il problema è la povertà: se non la si rimuove, ci saranno sempre fame e inedia. Si tratta di affrontare il problema economico: centrare l’attenzione sul cibo e non sulla fame è un limite». 
Nel senso che il cibo c’è? 
«Sì. La questione della produzione alimentare è ampiamente esagerata. Nei decenni, è cresciuta molto più della popolazione. E può crescere ancora. Ma il meccanismo attraverso cui ciò può avvenire è economico: devono aumentare i redditi delle popolazioni, per metterle in grado di comprare; ciò farebbe crescere i prezzi agricoli, darebbe reddito ai coltivatori e si andrebbe verso una produzione maggiore e più ricca. Non siamo di fronte a una crisi della produzione alimentare o all’impossibilità di avere cibo». 
Lei non sembra molto attratto dalla ridistribuzione, eppure nei Paesi ricchi c’è un grande spreco di cibo. 
«Nel mondo non vedo molte possibilità di ridistribuzione. C’è però spazio per la crescita economica». 
Lei passa molto tempo in India. Uno dei Paesi che ha battuto, se non la fame, almeno le carestie. 
«L’India è un esempio illuminante. Può produrre molto più cibo. Il problema è che non ha abbastanza mercato per farlo: i redditi di una parte della popolazione sono troppo bassi». 
C’è qualche lezione da trarre, oggi, dalla Green Revolution indiana degli anni Sessanta che ha eliminato le morti per fame? 
«Sì. Che se vuoi più cibo puoi averlo. L’applicazione di nuove tecnologie alla produzione agricola e la politica governativa di accumulare riserve crearono un circuito virtuoso. Ciò ha dimostrato che il limite non sta nella capacità di produrre». 

 

 

 

A proposito di tecnologie. Qual è la sua posizione sugli Ogm, gli Organismi geneticamente modificati? 
«È una discussione esagerata. Gli Ogm possono porre alcuni problemi, ma si tratta di eccezioni. Persino la Rivoluzione Verde indiana fu biotecnologica. Per esempio nel riso. Il riso racconta storie di enorme interesse, anche dal punto di vista di classe». 
In che senso? 
«Dal ‘500 in poi, fino a tutta la dominazione britannica, il lavoro di selezione sul riso in India fu dettato dalle classi dirigenti, con poca attenzione alla popolazione. Quindi si puntò più alla qualità che alla quantità. In Cina avvenne il contrario, si pensò più alla quantità. Il risultato è che oggi il riso di qualità Indica è più raffinato, i chicchi si staccano, non puoi mangiarlo con le mani. Quello di qualità Sinica è più compatto, colloso. Per dire che al fondo dell’alimentazione ci sono l’economia e la politica». 
Come giudica le posizioni anti Ogm di Vandana Shiva, la militante indiana che ha un ruolo di rilievo all’Expo? 
«La apprezzo per la sua preoccupazione riguardo al benessere degli altri. Ha ragione nell’invitare a stare attenti quando si aumentano le rese agricole attraverso gli Ogm, perché si possono creare problemi all’ambiente. Ma le conclusioni che ne trae, la sua opposizione alle nuove varietà non sono logiche, conseguenti. A creare problemi non sono le tecnologie ma la cattiva gestione del territorio. Possiamo benissimo combinare le nuove tecnologie con il rispetto della biodiversità. Se non vogliamo chiamarli Ogm, chiamiamoli nuove varietà». 

Cosa pensa del cosiddetto chilometro zero? 
«Dal punto di vista dell’economia, è un concetto che non so da dove venga. Certo, ogni sabato vado al farmer’s market, ci trovo prodotti buonissimi che i contadini portano direttamente. Ma non ho niente contro un buon pane fatto con grano canadese». 
Ecco, il commercio internazionale. Quanto è importante per battere la fame? 
«È di grande importanza. Produce la crescita economica necessaria alla creazione di benessere, come indicava Adam Smith. Adam Smith, però, diceva anche che l’altro elemento importante è lo sviluppo delle capacità umane. E qui ci sono cose che solo i governi possono fare, l’intervento sulla salute e sull’istruzione. Prendiamo gli esempi di Giappone, Taiwan, Singapore, Hong Kong e poi della Cina: lì, l’incontro di alfabetizzazione ed economia di mercato ha prodotto grandi successi». 
In Paesi anche molto poveri, però, i mercati locali si sono ampliati più grazie all’uso dei telefoni cellulari che non grazie alle scuole. 
«È straordinario cos’hanno fatto. Metà degli indiani non sa scrivere una frase compiuta e i cellulari li aiutano enormemente. Non puoi però fondare il futuro su quello: occorre che l’istruzione e la sanità arrivino a tutti. L’attuale governo indiano ha tagliato gli investimenti in questi settori, non capisce che lo sviluppo delle possibilità umane è un fattore determinante. Anche per affrontare il problema della fame». 

Il prossimo settembre, le Nazioni Unite decideranno i nuovi obiettivi dello Sviluppo, da raggiungere in 15 anni. Dopo gli obiettivi del Millennio lanciati nel 2000. Come li giudica? 
«Stabilire criteri quantitativi, ad esempio sulla riduzione della povertà o sull’educazione, ha incentivato molti Paesi a intervenire. Alcuni non hanno raggiunto gli obiettivi dati, ma non si può parlare di fallimento, perché sono stati fatti passi avanti sulle strade indicate. Per il futuro, però, c’è da introdurre qualcosa di importante: dal momento che gli obiettivi passati erano quantitativi, la democrazia e i diritti umani sono stati trascurati. I nuovi obiettivi dovrebbero fare loro spazio». 
Tornando all’Expo italiana, cosa ne pensa? 
«Che dovrebbe riconoscere e individuare bene il problema della fame. Cioè discutere di politica e di economia. E deve essere ambizioso, non deve sottovalutare la capacità d’influenza che l’Italia può avere nel mondo. È un Paese di grande rilievo potenziale: ospita il Vaticano con un Papa che, sulle questioni della povertà, onora il suo nome; a differenza di altri Paesi ricchi, non è visto come un potere coloniale e imperialista; non è nemmeno percepito come rigido nelle politiche economiche, a differenza della Germania o dell’Olanda. Per non parlare del rilievo che ancora oggi hanno nei Paesi in via di sviluppo figure come Gramsci o esperimenti cinematografici come il neorealismo. L’Italia ha la possibilità di influenzare il discorso politico globale. Non deve sottovalutarlo». 

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Filomena Gallo parteciperà al Convegno "Laicità - Vo cercando" a Cagliari

Mer, 13/05/2015 - 10:37
Laicità

Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, parteciperà al Convegno "Laicità - Vo cercando: per l'autodeterminazione delle persone nelle scelte procreative, matrimoniali e di fine vita" organizzato da CGIL Cagliari, CGIL Sarda e il settore Nuovi Diritti di CGIL.

Il convegno si svolgerà giovedì 18 maggio a Cagliari presso la Sala Anfiteatro dell'Assessorato alla Sanità, in via Roma 253.

Tra i partecipanti anche Laura Pisano (Presidente Associazione "Laltra Cicogna Onlus"), Gigliola Toniollo (responsabile Ufficio Nuovi Diritti Cgil nazionale), Persio Tincani e Anna Pintore (docenti e filosofi del diritto) e Silvia De Simone (famiglie Arcobaleno).

Per la locandina completa CLICCA QUI.

Data: Lunedì, 18 Maggio, 2015 - 15:00Città: CagliariIndirizzo: Via Roma, 253Organizzatore: CGIL Cagliari, CGIL Sarda e il settore Nuovi Diritti di CGIL AllegatoDimensione locandinadefinitiva.pdf228.49 KB
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Legge 40: polemica su pensioni rischia di condizionare la Consulta, ma è in causa un "diritto che più nobile non c'è"

Mar, 12/05/2015 - 15:53
Legge 40: polemica su pensioni rischia di condizionare la Consulta, ma è in causa un "diritto che più nobile non c'è" Marco Cappato, Pia Locatelli12 Mag 2015Diagnosi preimpiantoDichiarazione dell'on. Pia Locatelli e dell'on. Marco Cappato, a nome dell'Associazione Luca Coscioni   E' trascorso quasi un mese dall'udienza di discussione in Corte costituzionale sulla legittimità dell'esclusione delle persone fertili portatrici di malattie geneticamente trasmissibili dalla fecondazione assistita.   Il nostro timore è che le polemiche sulle conseguenze politiche della decisione della Consulta, scoppiate in conseguenza alla sentenza sulle pensioni, finiscano per condizionare negativamente su una questione di natura totalmente diversa.   Da una parte, infatti, si discute di un provvedimento con importanti ricadute economiche, rispetto al quale diverse soluzioni sarebbero state possibili, come notato oggi da Sabino Cassese sul Corriere della Sera.   Nel caso della legge 40, invece, siamo di fronte a una palese discriminazione riconosciuta come tale anche dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo.   Come ricordato dal Presidente emerito Giuseppe Tesauro in occasione dell'incontro da noi promosso alla vigilia dell'udienza della Corte, sottolineando l'incongruenza tra legittimità dell'aborto e illegittimità dell'accesso all'analisi genetica pre-impianto: "non c’è né spending review, né pareggio di bilancio da rispettare" -disse Tesauro - ma "un diritto che più nobile non c’è".   Ci auguriamo che i Giudici della Consulta sappiano resistere a ogni condizionamento ed affermare diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo."  
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Mina Welby: presentazione petizione al Consiglio regionale sul testamento biologico

Mar, 12/05/2015 - 14:45
Testamento biologico

La conferenza stampa si terrà venerdì 15 maggio, alle ore 12:30, presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta (Torino, Via Botero n. 11/f). 

Interverranno: 

Mina Welby (co-presidente Associazione Luca Coscioni) 
Igor Boni  (presidente Associazione Aglietta) 
Giulio Manfredi (segretario Associazione Aglietta, primo firmatario petizione al Cons. Regionale) 
Flaviana Rizzi 
(Comitato di Coordinamento nazionale UAAR/Unione Atei Agnostici Razionalisti, seconda firmataria della petizione al Cons. Regionale)
Silvio Viale (consigliere comunale radicale/PD, Direzione Associazione Coscioni).

Oltre alla presentazione della petizione, promossa dall’Associazione Aglietta e dal Circolo UAAR di Torino, che ricalca la legge regionale approvata in Friuli Venezia Giulia lo scorso marzo, la conferenza stampa servirà anche a informare sulle iniziative in corso da parte dell’Associazione Coscioni per la ottenere che il Parlamento discuta finalmente la proposta di legge di iniziativa popolare “Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell’eutanasia”, presentata nel settembre 2013.

Data: Venerdì, 15 Maggio, 2015 - 12:30Città: TorinoIndirizzo: Via Botero 11/fOrganizzatore: Associazione radicale Adelaide Aglietta
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Colloqui per il progetto "Soccorso Civile di Informazione e Inchiesta 2014"

Mar, 12/05/2015 - 11:20
Colloqui per il progetto "Soccorso Civile di Informazione e Inchiesta 2014"Associazione Luca Coscioni12 Mag 2015LaicitàIn riferimento alle candidature per il progetto "Soccorso Civile di Informazione e Inchiesta 2014",  informiamo che terremo i colloqui nei giorni 25 e 29  maggio p.v. presso la sede dell'Associazione Luca Coscioni in Via di Torre Argentina 76- Roma.   I colloqui si terranno dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 17 così distribuiti:
25 maggio dalla lettera A alla lettera C dalle ore 9 alle ore 13
25 maggio dalla lettera D alla lettera L dalle ore 14 alle ore 17
29 maggio dalla lettera M alla lettera N dalle ore 9 alle ore 13
29 maggio dalla lettera O alla lettera Z dalle ore 14 alle ore 17
Nel caso in cui, per motivi di salute, non fosse possibile presentarsi al colloquio nei giorni 25 e 29 maggio sarà possibile recuperare, presentando un certificato medico, il giorno 30 maggio p.v. tra le ore 9 e le ore 13.
A questo Link  il progetto presentato dall'Associazione Luca Coscioni dove sarà possibile visionare anche la procedura selettiva.
Chiediamo di portare copia stampata del Cv e copia della patente.
 
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Fecondazione: dopo sentenza del Tar Veneto, il Ministro emani subito le linee guida

Lun, 11/05/2015 - 17:06
Fecondazione: dopo sentenza del Tar Veneto, il Ministro emani subito le linee guidaFilomena Gallo11 Mag 2015Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente del Partito radicale A pochi giorni dalla sentenza del Tar del Veneto che ha annullato la delibera della Giunta Regionale del Veneto che prevedeva il limite dei 43 anni per l'accesso alla tecnica eterologa nelle strutture pubbliche, a differenza dell'omologa a cui si può accedere con un'età superiore, chiediamo al Ministro della Salute l’immediato aggiornamento delle Linee Guida sulla legge 40/2004, che aboliscano il limite illegittimo dei 43 anni introdotto con le linee guida della conferenza stato regioni per l’accesso all’eterologa con pagamento di ticket nel pubblico e nel privato convenzionato: nessuno deve essere discriminato da un limite così arbitrario, non contemplato nella stessa legge 40, e che proprio il Ministro aveva considerato contrario con la legge 40 ma che di fatto non aveva visto atti conseguenti per correggere le indicazioni già fornite. Ricordo che tra non molto scadranno i termini per rispondere alla diffida dell’Associazione Luca Coscioni nei confronti del Ministero della Salute, nella persona del Ministro pro tempore, per non aver aggiornato le Linee Guida della legge 40 del 2004, come previsto dall’art. 7 della legge stessa che prevede: “1. Il Ministro della salute, avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità, e previo parere del Consiglio superiore di sanità, definisce, con proprio decreto, da emanare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, linee guida contenenti l'indicazione delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. 2. Le linee guida di cui al comma 1 sono vincolanti per tutte le strutture autorizzate. 3. Le linee guida sono aggiornate periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica, con le medesime procedure di cui al comma 1.”. Se entro 90 giorni dalla notifica della diffida il ministero non agirà a norma di legge e quindi non emanerà nuove linee guida si procederà alla tutela dei diritti e degli interessi dei propri  associati dinanzi alle competenti autorità giudiziarie per l’affermazione di un obbligo in capo al Ministro Lorenzin che risulta disatteso, come con i precedenti Ministri Balduzzi e Fazio.  

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Sarebbe bello un legislatore che non lasciasse tutto in mano ai giudici

Lun, 11/05/2015 - 11:51
Sarebbe bello un legislatore che non lasciasse tutto in mano ai giudiciLeft9 Mag 2015Filomena GalloDiagnosi preimpianto

Mentre Left va in stampa la Corte Costituzionale ancora non ha deciso se il divieto di accesso alla fecondazione assistita alle coppie fertili portatrici di patologie genetiche, previsto dalla legge 40 del 2004, sia incostituzionale.

È un ritardo legittimo, ma che lascia nell`ansia migliaia di coppie desiderose di avere un bambino non affetto dalla patologia genetica che potrebbero trasmettergli. Una soluzione più rapida ci sarebbe stata: un intervento immediato del Governo Renzi avrebbe potuto già cancellare gli ultimi divieti della legge 40. Ma non è arrivato.

Dopo aver varato la legge sul divorzio breve, il Governo dovrebbe affrettarsi a predisporre una serie di altri provvedimenti sui diritti civili. Potrebbe, tra l`altro, anche cancellare il divieto della legge 40 sull`utilizzo a fini scientifici degli embrioni non idonei per una gravidanza.

La legge 40 prevede all`art. 14 comma 5 che la coppia infertile o sterile possa chiedere di conoscere lo stato di salute dell`embrione, all`art. 6 prevede che siano fornite informazioni dettagliate alla coppia in ogni fase del trattamento medico, e all`articolo 13 che possano essere eseguite sull`embrione indagini cliniche diagnostiche.

Sembra tutto chiaro, no? Invece no, perché come sappiamo le coppie fertili sono escluse dall`accesso alla fecondazione e non possono chiedere di conoscere lo stato di salute dell`embrione e sono costrette una interruzione volontaria di gravidanza appena si scopre che il feto è malato.

Ma prevenire un aborto non sarebbe meglio che abortire? Per il legislatore, evidentemente, non è così, nonostante la giurisprudenza costituzionale abbia più volte affermato la preminenza della tutela della salute di colei che è già persona rispetto all`embrione. Il legislatore italiano preferisce che sia la Corte Costituzionale ad
affermare tale tutela, pur di non entrare in conflitto con chi è contrario a queste tecniche.

Neris e Alberto hanno scoperto di essere portatori di atrofia muscolare spinale, di tipo 1, acuto, con la nascita di Beatrice che muore per soffocamento a sei mesi, dopo una paralisi progressiva. Lottano ancora in tribunale per non trasmettere la patologia ad un figlio e lottano con l`associazione FamiglieSma affinché si trovino cure per patologie così gravi e chi è malato non sia lasciato solo.

Valentina e Fabrizio, sono anche loro portatori di una patologia genetica: quasi al quarto mese di gravidanza si evidenziano malformazioni nel feto incompatibili con la vita e così si va incontro al primo di quattro aborti.

Armando e Mariacristina sono devastati nel cuore come chi ha capito che, dopo una IVG, o provi con altre gravidanze naturali a rischio o sei costretto ad andare all`estero. Tutti loro hanno deciso di rivolgersi ai tribunali ed esigere il diritto alla libertà procreativi nel loro Paese. La Corte Europea dei Diritti dell`Uomo nel 2012 ha condannato l`Italia proprio per questo divieto perché lede il diritto ad una famiglia e alla scelta in materia terapeutica.

Invece qualcuno qui in Italia accusa queste coppie e chi le sostiene di eugenetica, di selezione del bimbo più bello, di voler uccidere il debole embrione. Nulla di più lontano dalla realtà e dal desiderio legittimo di non voler vedere un figlio soffrire o dover subire l`aborto di quell`embrione così ideologicamente difeso.

Cosa aspettarsi? Che il Parlamento e il Governo comincino ad occuparsi di queste questioni, senza lasciare tutto in mano ai giudici, fino ad ora determinanti per il ripristino delle tutele di tanti cittadini e l`accesso alle cure e alla maternità. Ma in attesa di un legislatore diverso, confidiamo nell`intervento dei giudici delle leggi.

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Cannabis terapeutica: Governo riveda decisione chiusura Centro di Rovigo, nel giro di un anno diverrà sostenibile

Lun, 11/05/2015 - 11:19
Cannabis terapeutica: Governo riveda decisione chiusura Centro di Rovigo, nel giro di un anno diverrà sostenibileMarco Perduca, già senatore Radicale11 Mag 2015Cannabis terapeutica

Dichiarazione di Marco Perduca, Rappresentante all'Onu del Partito
Radicale e membro della giunta dell'Associazione Luca Coscioni

Per applicare pienamente lo spirito, oltre che la lettera, delle
previsioni della spending review, occorre Il governo congeli la
decisione di chiudere il Centro di Ricerca per le Colture Industriali
di Rovigo in attesa della pubblicazione del documento del gruppo di
lavoro inter-ministeriale sui farmaci cannabinoidi.

Dal 2007 infatti in Italia esiste una legge che consente la prescrizione di prodotti sostituitivi di terapie derivanti dalla cannabis, si tratta di una legge quasi del tutto sconosciuta e, se possibile, osteggiata ma che invece, se pienamente applicata, consentirebbe la creazione di una domanda legale di sostanze tali per cui si consentirebbe la creazione di un significativo settore di mercato che garantirebbe vita e profitti a tutti i soggetti coinvolti e tra questi il Centro di
Rovigo. Per non parlare del rispetto del diritto alla salute di decine
di migliaia di persone.

Gli esperti del Ministero della salute e della Difesa hanno fissato in
80 piantine, selezionate per l'appunto dai ricercatori di Rovigo, la
quantità per far partire il progetto pilota di produzione della
cannabis terapeutica "made in Italy", una decisione tanto importante
quanto insufficiente a far fronte alle richieste nazionali - la sola
Rita Bernardini, segretaria di Radiali Italiani ne ha piantate 50 come
disobbedienza civile, anche per gli aspetti terapeutici.

Se dovessimo chiudere oggi un istituto che domani, in virtù delle competenze costruite in anni di ricerca, potrebbe tornar molto utile a
consolidare la produzione di cannabis medica made in Italy,
equivarrebbe a tagliare un investimento, non una spesa. Renzi ci
ripensi.

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La partita dei diritti

Lun, 11/05/2015 - 11:08
La partita dei dirittiRepubblica9 Mag 2015Stefano RodotàPolitica

Si annuncia una ripresa di attenzione per i diritti civili, che tuttavia non può essere considerata una partita a sé. Non è mai così quando si tratta di diritti. E questa volta, anzi, impone una riflessione che riguarda complessivamente la confusissima fase politica e istituzionale che stiamo attraversando.

Ai diritti e al loro riconoscimento (o concessione) si è molte volte guardato, e si continua a guardare, in un`ottica "compensativa". È molto eloquente, in questo senso, la storia dei totalitarismi del Novecento, che hanno del tutto cancellato i diritti politici, cercando di compensarli, appunto, con concessioni sul terreno economico. Ma, in sistemi democratici, proprio i diritti civili sono stati talvolta giocati contro i diritti sociali.

Ora, in Italia, si sta delineando una situazione più complessa. Si sono manifestate riduzioni dei diritti sociali, alle quali se ne stanno aggiungendo alcune riguardanti i diritti politici. La dichiarazione di incostituzionalità del Porcellum, infatti, aveva il suo fondamento in una inammissibile riduzione dei diritti dei cittadini per quanto riguarda la rappresentanza, un rischio che accompagna anche la nuova legge elettorale.

Per discutere correttamente di questi problemi, bisogna ricordare la critica alla divisione dei diritti in diverse categorie o generazioni, che rispecchia la vicenda storica del progressivo allargarsi dell`area dei diritti, ma non può divenire un criterio per stabilire una gerarchia tra i diritti riconosciuti, con il trasparente o addirittura dichiarato obiettivo di ridurre la tutela dei diritti sociali.

A questa considerazione si deve aggiungere la constatazione della trasformazione che ha portato allo Stato costituzionale di diritto, del quale l`istituzione dei diritti fondamentali costituisce un connotato essenziale. Quando parliamo di diritti, dunque, tocchiamo l`assetto costituzionale nel suo insieme, che non può impunemente essere sottoposto a continui maltrattamenti.

I diritti come ostacolo alla decisione? Lo spirito del tempo ci parla anche di questo. Si insiste su vere o presunte inflazioni dei diritti, sulla necessità di un nuovo equilibrio tra diritti e doveri, soprattutto di bilanciamenti che fanno del calcolo economico l`unico criterio di valutazione dell`ammissibilità di un diritto. Ma, in Italia in particolare, l`accento sulla decisione come bene assoluto, pubblica o privata che sia, sta portando ad interventi taglienti che incidono proprio nella dimensione dei diritti.

È avvenuto con il cosiddetto Jobs Act (perché questo travestimento anglofono di una legge che sostituisce nei punti essenziali quella che limpidamente parlava di "diritti e dignità dei lavoratori"?), con prassi mirate alla riduzione delle prerogative dei parlamentari, con una alterazione degli equilibri costituzionali affidata al combinarsi dell`Italicum e della riforma del Senato che fa deperire le possibilità dei controlli.

Il riconoscimento di diritti, infatti, porta anche a redistribuzione di poteri, con l`attribuzione a singoli o gruppi di rilevanti strumenti di controllo. Sembra quasi che siano state fatte prove generali di un assetto complessivo che diventerà più stringente una volta concluso l`iter delle riforme volute dal presidente del Consiglio.

Si deve concludere che si sta ridisegnando un nuovo spazio dei diritti, nel quale non trovano posto quelli che possono configgere con la linea di un potere di decisione sempre più accentrato? E coerente tutto questo con la logica costituzionale che dovrebbe essere l`ineludibile punto di riferimento? La risposta a questi interrogativi, che sono nelle cose, richiede una verifica di quel che sta accadendo o che ragionevolmente si annuncia.

Un buon segnale è venuto dall`approvazione della legge sul divorzio breve, e ora si parla di cittadinanza agli immigrati sulla base dello ius soli e di una disciplina delle unioni anche tra persone dello stesso sesso. Provvedimenti attesi, che porrebbero anche rimedio ad una colpevole disattenzione del Parlamento rispetto a ripetute e sacrosante sollecitazioni venute in particolare dalla Corte costituzionale.

Nell`attesa dei disegni di legge che daranno concretezza alle promesse, vi sono alcune questioni politiche e istituzionali sulle quali è bene riflettere subito. La libertà di coscienza, contestata ai parlamentari in una materia come quella della legge elettorale, "principio primo" della democrazia, rifiorirà nel discutere temi come quelli ricordati, in parte almeno riconducibili all`ambigua e pericolosa categoria delle questioni "eticamente sensibili" e dei "valori non negoziabili"?

Domanda non astratta, ma che scaturisce dalla composizione della maggioranza di governo, all`interno della quale è presente un partito che cerca di mantenere una sua identità presentandosi proprio come il difensore di valori che sarebbero travolti da iniziative di riforma davvero significative.

Come verrà sciolto questo nodo? Prevarranno valutazioni di pura congiuntura politica, com`è accaduto per l`Italicum, con il suo regolamento di conti all`interno del Pd, e come potrebbe accadere con gli alfaniani, ai quali è assai improbabile che si chieda di sostenere buoni riconoscimenti di diritti civili minacciando crisi di governo e elezioni?

Altrettanto necessaria è una riflessione sull`effettiva ampiezza dell`area delle riforme. Se questa fosse delimitata qualitativamente solo secondo i criteri che stanno alla base della cittadinanza agli immigrati e dei diritti sulle unioni tra persone dello stesso sesso, si cancellerebbero certamente discriminazioni inaccettabili e si farebbe un passo nella direzione di una corretta attuazione di principi costituzionali, ma si finirebbe con il ribadire che l`ardimento riformatore può giungere solo fin dove non incide sulla decisione politica o economica. Ma vi è un ordine del giorno proposto dalla realtà, anche istituzionale, che rende inaccettabile scelte come questa.

Quale sorte spetterà ai diritti sociali? Si è appena cominciato a parlare con approssimazione di limiti al diritto di sciopero. Il governo ha una pericolosa delega in bianco per disciplinare i controlli a distanza sui lavoratori, che sembra concepita come rafforzamento dei poteri di controllo dell`imprenditore in palese contrasto coni criteri indicati da una raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d`Europa.

Continuerà quella "eutanasia" del diritto del lavoro di cui parla Umberto Romagnoli? O si comincerà a rendersi conto dell`importanza della ricostruzione della "cittadinanza sociale"? Diseguaglianze, disoccupazione, povertà, restrizioni alla tutela pubblica della salute la rendono sempre più precaria. E questo stato delle cose, insieme all`incipiente riduzione della cittadinanza politica, mette in discussione l`insieme dei diritti di cittadinanza.

Rischi per i diritti vengono dalle risposte frettolose ad emergenze vere o costruite, com`è evidente nelle norme già approvate sull`antiterrorismo e da quelle minacciate sulle intercettazioni. Una stagione di rinnovata attenzione per i diritti deve misurarsi con tutto questo. È una consapevolezza indispensabile per contrastare le derive verso una democrazia senza popolo, e svuotata di diritti.

 

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Eterologa, il Tar annulla la delibera del Veneto sul limite di 43 anni

Lun, 11/05/2015 - 10:46
Eterologa, il Tar annulla la delibera del Veneto sul limite di 43 anniRepubblica8 Mag 2015Fecondazione eterologa

IL TAR del Veneto ha annullato la delibera regionale veneta sul limite di età a 43 anni per le donne per poter utilizzare la fecondazione assistita eterologa nelle strutture pubbliche, a differenza dell'omologa a cui si può accedere con una età superiore e 'potenzialmente fertile'. Lo rende noto Filomena Gallo, Segretario Associazione Luca Coscioni.

Con i colleghi Nicolò Paoletti e Claudia Sartori abbiamo presentato ricorso contro la delibera che presentava tutti i profili di eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità ed errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto - ha detto Gallo - . E i giudici amministrativi hanno deciso annullando la delibera, nella parte in cui identifica nei 43 anni il limite di età per accesso nelle strutture pubbliche, "perché viziata per violazione dei principi costituzionali di uguaglianza, nonché diritto alla genitorialità e alla salute".

"Ci auguriamo che anche nelle altre Regioni - ha concluso - questo limite sia rimosso perché contraddittorio: da un lato si fa finta di favorire l' applicazione dell' eterologa e dall' altro si introducono nuovi limiti non previsti dalla legge 40 che parla di età potenzialmente fertile.

Una coppia veneta sterile in attesa di poter accedere alla eterologa aveva ricevuto un 'No' all'accesso alla tecnica perchè la regione Veneto aveva stabilito con delibera un limite di età. Per questo motivo la donna, che ha da poco compiuto i 43 anni, si è rivolta all'Associazione Luca Coscioni. 

Filomena Gallo con Nicolò Paoletti e Claudia Sartori (dello studio legale Emanuele Scierri) hanno presentato ricorso contro la delibera per "eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità ed errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto". E i giudici amministrativi hanno deciso annullando la delibera, nella parte in cui identifica nei 43 anni  il limite di età per accesso nelle strutture pubbliche, "perché viziata per violazione dei principi costituzionali di uguaglianza, nonché diritto alla genitorialità e alla salute".

Si tratta della seconda decisione che boccia una delibera di una regione. Ad aprile il Consiglio di Stato ha sospeso in via cautelare la delibera della Lombardia che, unica regione, stabilisce che il cittadino debba pagare interamente il trattamento di fecondazione eterologa, e non solo il ticket. I giudici hanno ritenuta valida la posizione dei ricorrenti, che evidenziavano la disparità di trattamento tra i cittadini.

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Puntata del Maratoneta di sabato 9 maggio 2015

Lun, 11/05/2015 - 10:31
Puntata del Maratoneta di sabato 9 maggio 2015Radio Radicale9 Mag 2015Valentina StellaSperimentazione animale

Trasmissione condotta in studio da Valentina Stella.

Dibattito scientifico e politico sulla sperimentazione animale; in attesa della decisione della Corte Costituzionale sul divieto legge 40.

Ospiti in collegamento:

Giuliano Grignaschi, responsabile 'Animal Care Unit' dell'Istituto Mario Negri;

Michela Kuan, responsabile nazionale del Settore Vivisezione della LAV;

Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato (PD);

Elena Fattori, senatrice (MOVIMENTO 5 STELLE);

Giacomo D'amico, professore associato presso il dipartimento di giurisprudenza dell'Università di Messina;

Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

Riascolta la puntata:

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Fecondazione eterologa: Tribunale Amministrativo Veneto annulla delibera su età accesso eterologa.

Ven, 08/05/2015 - 15:07
Fecondazione eterologa: Tribunale Amministrativo Veneto annulla delibera su età accesso eterologa.8 Mag 2015Filomena GalloFecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, avvocato, Segretario Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il Partito radicale

LA DECISIONE: Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto ha annullato la delibera della Giunta Regionale del Veneto che prevedeva il limite dei 43 anni per l'accesso alla tecnica eterologa nelle strutture pubbliche, a differenza dell'omologa a cui si può accedere con un'età superiore. 

I FATTI: una coppia veneta si era rivolta ad una struttura pubblica per accedere all'eterologa, dopo che la Corte Costituzionale, con sentenza 162 del 2014, aveva cancellato il divieto di accesso alla fecondazione con gameti terzi come previsto dalla legge 40/2004. La coppia, vedendosi precluso l'accesso alla tecnica avendo la donna superato i 43 anni, si è rivolta all'Associazione Luca Coscioni.

Con i colleghi Nicolò Paoletti e Claudia Sartori (domiciliati presso lo studio legale Emanuele Scieri) abbiamo presentato ricorso contro la delibera che presentava tutti i profili di "eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità ed errata valutazione dei presupposti di fatto e di diritto". E i giudici hanno deciso annullando la delibera, nella parte in cui identifica nei 43 anni il limite di età, "perché viziata per violazione dei principi costituzionali di uguaglianza, nonché diritto alla genitorialita' e alla salute".

COMMENTO: Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il divieto di eterologa, le coppie italiane hanno iniziato a combattere per l'affermazione di un diritto riconosciuto dai giudici delle leggi ma ostacolato dalla politica. E' la politica che determina le norme regionali per consentire l'accesso a queste tecniche a carico del servizio sanitario regionale. E' sempre la politica che nella conferenza delle regioni, nel dare un indirizzo alle Regioni per l'eterologa, ha introdotto il limite immotivato dei 43 anni per per la donna. 

Ci auguriamo che anche nelle altre Regioni questo limite sia rimosso perché contraddittorio: da un lato si fa finta di favorire l'applicazione dell'eterologa e dall'altro si introducono nuovi limiti non previsti dalla legge 40, che parla di età potenzialmente fertile (LINK DECISIONE).

È arrivato il momento in cui la classe politica, che sta dimostrando quanto sia inadeguata su questi temi, decida di affermare libertà che corrispondono a diritti.

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Eutanasia, un ultimo atto d'amore

Ven, 08/05/2015 - 10:46
Eutanasia, un ultimo atto d'amoreDonna Moderna7 Mag 2015Annaleni PozzoliEutanasia

È successo un paio di mesi fa. Ho sottoscritto la proposta di legge dell’Associazione Luca Coscioni per legalizzare l’eutanasia (parliamo di eutanasia, sedazione terminale e nutrizione forzata anche sul numero 20 di Donna Moderna in edicola questa settimana).

L’ho fatto dopo aver visto una puntata delle Iene, Viaggio al termine della vita, in cui vengono intervistate tre persone con gravissime malattie degenerative come la Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica. Ida, costretta su una sedia a rotelle, a cui la malattia ogni giorno toglie qualcosa. Walter, che sopravvive solo grazie a un respiratore.

E Gigi, che l’unica cosa che ormai riesce a muovere sono gli occhi. Tutte e tre vogliono poter lasciare questa vita nel momento in cui non potranno più tollerarla. Per ognuna questo momento è diverso. Per Ida, quando perderà l’uso delle mani e non sarà quindi più in grado di essere autonoma.

Per Walter il momento è legato alla perdita totale della parola, mentre Gigi quando gli occhi lo abbandoneranno. Una trasmissione toccante, di quelle che ti lasciano senza parole, che ti arrivano dritto al cuore. Di quelle che guardandole non puoi trattenere le lacrime. Drammatica, cruda, ma vera, drammaticamente vera.

Di quelle che ti fanno riflettere sulla vita, sulla morte e sull’amore. Sì, perché queste sono anche storie d’amore. Come Walter e sua moglie: lei lo sosterrà nel suo desiderio di scegliere di che morte morire. E alla domanda «Cosa direbbe a sua moglie un attimo prima di togliersi la vita?», lui risponde: «Tutto il mio amore». E mentre lo dice gli scendono le lacrime.

Anche la moglie di Gigi ha promesso di aiutarlo: «Quando non ci sarà più soffrirò moltissimo, ma rispettare la sua volontà è più forte di tutto». Ecco, se non sono atti d’amore questi… Ultimi, immensi atti d’amore.

Ma mi chiedo: perché per un atto d’amore si devono rischiare 15 anni di carcere? Perché non si può avere il diritto di decidere quando la vita non è più degna di essere vissuta? La proposta di legge sull’eutanasia, che significa letteralmente buona morte, giace ancora in Parlamento.

Come ha dichiarato recentemente Emma Bonino, protagonista di tante battaglie per i diritti civili: «Una morte serena è parte della vita. Non si tratta di essere a favore o contro, ma di scegliere tra clandestinità e legalizzazione, perché l’eutanasia clandestina esiste».

Anche Walter ha voluto rivolgere un appello ai politici: «Fate bene e in fretta!».

Se anche voi volete sottoscrivere la proposta di legge per legalizzare l’eutanasia cliccate su www.eutanasialegale.it

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La mia esperienza belga con l'eutanasia

Gio, 07/05/2015 - 15:51
La mia esperienza belga con l'eutanasiaNewsLetter Partito Radicale7 Mag 2015Laura HarthEutanasia

Sabato 2 maggio ho partecipato alla trasmissione dell'Ass. Luca Coscioni a Radio Radicale “Il Maratoneta”, condotta da Mirella Parachini, che ha avuto per tema la campagna della legalizzazione dell'eutanasia in Italia. Grazie a questo spazio d'informazione ho potuto raccontare la vicenda di come un membro della mia famiglia, la nonna materna, abbia deciso di andarsene pochi mesi fa.

Dal 2002 il Belgio ha legalizzato l'eutanasia ed è questa la scelta che mia nonna ha fatto nell'ottobre 2014. Le mie tre sorelle ed io l'abbiamo appresa la sera del 22 dicembre da nostra madre, che ci aveva riunite attorno al tavolo di cucina.

Conoscendo il carattere di mia nonna e la malattia che la affliggeva da tempo (aveva il Parkinson) nessuna di noi si è detta completamente sorpresa. Forse proprio questa consapevolezza e l'amore per la libertà e la responsabilità che abbiamo assorbito dalla nonna hanno fatto sì che il dolore per la notizia appresa si sia presto unito al rispetto e alla comprensione di tale decisione.

Dopo aver ricevuto il parere positivo di tre medici – il suo medico curante, un medico indipendente e uno psichiatra – e aver passato gli ultimi giorni con i suoi cari, la sera dell'8 gennaio mia nonna è entrata nell'ospedale pubblico di Gent, nel reparto cure palliative.

Se ne è andata la mattina seguente alle 12, dopo aver confermato per l'ultima volta la sua volontà al medico, che le ha iniettato il sedativo prima e la sostanza letale poi. Ci ha lasciati ascoltando la musica classica che amava tanto  e dopo averci salutato e sorriso uno per uno e tutti insieme.

Aveva 82 anni e 15 persone attorno al letto che si abbracciavano tra loro e a lei.

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Corte Costituzionale/Fecondazione, Radicali: Ritardo decisione legato alla fiducia al Governo?

Gio, 07/05/2015 - 11:49
Corte Costituzionale/Fecondazione, Radicali: Ritardo decisione legato alla fiducia al Governo?30 Apr 2015Rita Bernardini, Marco PannellaDiagnosi preimpianto

Dichiarazione Marco Pannella e Rita Bernardini, rispettivamente Presidente del Senato del  Partito radicale e Segretario di Radicali Italiani.

Oggi un nuovo deposito in Corte Costituzionale di importanti decisioni, ma non c’è la decisione sulla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita.

Come mai i giudici  della Corte Costituzionale ancora non si sono pronunciati sui dubbi di legittimità costituzionale sollevati dal Tribunale di Roma in merito al divieto di accesso per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche alle tecniche di fecondazione assistita, come previsto dalla legge 40 del 2004?

Certo, per legge hanno un anno di tempo dall’ arrivo del caso alla Consulta per emettere la sentenza – la scadenza dunque è prevista per il 14 maggio -, il rinvio potrebbe avere ragioni tecniche, con una Corte sottodimensionata (13 giudici invece che 15) e altre decisioni importanti in agenda, come quella sulla legge elettorale europea (incostituzionalità della soglia del 4%).

Tuttavia ci potrebbero essere giochi di palazzo dietro questo ritardo: barricate clericali in trincea per far valere principi ideologici oppure il tentativo di non mettere in imbarazzo un Governo e un Parlamento indifferenti fino ad ora alle libertà civili e al diritto alla salute dei cittadini.

Forse siamo dinanzi ad una attesa strategica: attendere che il Governo finisca di porre la fiducia sulla nuova legge elettorale in un Parlamento in bilico. Proprio questo Governo non si è costituito dinanzi la Corte Costituzionale tramite l’avvocatura di Stato su questo divieto condannato già dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel 2012 per violazione dell’art. 8 della Carta EDU.

Sarebbe inopportuno che la Corte, forse con una sentenza già scritta, attendesse a renderla nota in un rapporto di dipendenza con i lavori parlamentari. Sicuramente la Corte Costituzionale ha un rapporto di relazione con gli altri tre poteri, se pensiamo alle conseguenze di una dichiarazione di illegittimità di una legge dello Stato -  pensiamo ad esempio alla dichiarazione d’incostituzionalità della legge elettorale italiana, all’ abrogazione di parti della Fini/Giovanardi, ma anche alla cancellazione del divieto di eterologa della legge 40 meno di un anno fa -. 

Tuttavia ciò è ben diverso dal procrastinare la pubblicazione di una decisione per non scomodare gli equilibri di potere. 

Ci sono delle famiglie che aspettano, che hanno chiesto a questi giudici di far rispettare il principio di uguaglianza per l’accesso a tecniche mediche per garanzia di salute.

 

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Giù le mani dalla ricerca sugli animali

Gio, 07/05/2015 - 10:39
Giù le mani dalla ricerca sugli animaliCronache del Garantista7 Mag 2015Michele De Luca, Gilberto CorbelliniSperimentazione animale

Poi dicono che uno si butta a sinistra, diceva Totò. Oggi una parte della sinistra, in realtà, coalizzata con molti demagoghi pentastellati, vuole buttare via il Paese. Ovvero quel poco che ne è rimasto, dopo le devastazioni causate da vent’anni di pseudo-bipolarismo italiota.

Il riferimento è a quei, anzi “quelle” parlamentari che hanno tentato di far approvare alcune mozioni sul benessere degli animali che miravano a impegnare il governo nella cancellazione definitiva della sperimentazione animale, che già in Italia quasi non si può più fare dopo la pessima legge che recepisce in modo restrittivo la direttiva europea che già disciplina l’uso di animali per la sperimentazione biomedica, con grande attenzione a eliminare inutili sofferenze. 

Infatti, grazie al decreto 2014/n. 26, in Italia, unico paese in Europa, non si potranno effettuare sperimentazioni cliniche che prevedano xenotrapianti, bloccando di fatto tutta la ricerca in oncologia, trapiantologia e medicina rigenerativa.   Il Governo è riuscito a non soccombere di fronte a questo ulteriore attacco concentrico mirato a bloccare tutta la sperimentazione animale, anche grazie a una mozione Giovanardi-Cattaneo che, almeno parzialmente, ripristina la verità dei fatti in materia di benessere e sperimentazione animale.   Premesso che solo persone stupide, ignoranti o patologicamente crudeli possono rimanere indifferenti per le sofferenze degli animali, ci sono due considerazioni da fare.   In primo luogo, che il benessere degli animali è strettamente dipendente dal benessere umano. Infatti, solo dopo che le società umane hanno sconfitto le malattie infettive (grazie alla sperimentazione animale) e migliorato il reddito e l’alimentazione (grazie agli allevamenti razionalizzati) molti più animali hanno cominciato a stare bene.   Chiunque abbia un minimo di cultura storica o abbia anche solo fatto un viaggio in aree del pianeta aggredite dalla miseria, si sarà reso conto che dove l’umanità sta peggio, gli animali ne pagano pesantemente le conseguenza; a meno di non avere qualche protezione superstiziosa.   La seconda considerazione è che l’attenzione crescente per il benessere animale è stata la conseguenza del fatto che i cuccioli umani hanno smesso di morire grazie a vaccini e farmaci resi possibili dalla sperimentazione animale. Se si cancella la sperimentazione animale, probabilmente si assisterà a un ritorno di malattie che uccideranno i bambini, in altre parole assisteremo sempre più impotenti alle sofferenze di persone aggredite mortalmente da malattie come diabete, Alzheimer, Parkinson, etc.   Certo, possiamo sempre essere degli ipocriti e lasciare che la sperimentazione venga fatta, senza tante attenzioni per il benessere animale, in Cina o in qualche paese meno sensibile, cioè sperare di rimanere ricchi per avere accesso a farmaci sempre più costosi e peraltro prodotti da economie diverse dalla nostra.   Le mozioni presentate dalle passionarie animaliste del Senato contenevano argomenti riguardanti la sperimentazione animale, del tutto falsi e pericolosi. E la loro approvazione avrebbe causato gravi danni al Paese. Il danno principale sarebbe stato la cancellazione della ricerca biomedica di frontiera, che nei prossimi anni vedrà riversarsi ingenti investimenti economici nella ricerca clinica, di cui il Paese non può permettersi di fare a meno.   Il mondo delle imprese farmaceutiche e la comunità medica dovrebbero far sentire molto alta la loro voce presso le istituzioni politiche e governative del Paese. In primo luogo concorrendo a diffondere una corretta informazione sulla sperimentazione animale e sulla funzione che svolge nella ricerca biomedica.   In questo lavoro è inutile dire che serve un maggiore impegno soprattutto del mondo imprenditoriale. E’ inutile che Confindustria e quindi gli imprenditori del settore farmaceutico si lamentino se il Parlamento approva mozioni o leggi che mettono a rischio o cancellano la loro competitività nello sviluppo di prodotti innovativi.   In tutto il mondo occidentale civile, l’imprenditoria farmaceutica investe anche nella comunicazione mirata a illustrare al mondo politico e alla società perché una particolare procedura è necessaria e imprescindibile. E quali conseguenze ne verrebbero per il Paese se fosse cancellata.    La più grave falsità divulgata sul benessere animale, la dove si chiede di cancellare la sperimentazione animale, è che sarebbero già disponibili procedure alternative, cioè colture cellulari e sistemi digitali per effettuare i test necessari alla sperimentazione farmaceutiche.   Non è vero! Come Associazione Luca Coscioni, con gli stessi ricercatori che con il loro lavoro ricercano anche metodi alternativi, riteniamo che per combattere le malattie umane la sperimentazione animale è stata ed è determinante e ad oggi non sostituibile.    Ciò non preclude l'utilizzo di strade complementari, ma ribadiamo che fino ad ora solo la sperimentazione animale, condotta con protocolli di sicurezza volti all'eliminazione delle sofferenze degli animali utilizzati, ha garantito risultati concreti per la ricerca biomedica. Le colture cellulari e i sistemi in bilico sono largamente usati e li hanno inventati gli stessi ricercatori per ridurre l’uso di animali. Ma non sostituiscono il modello animale.   Ci sono basi scientifiche solidissime per cui le agenzie che controllano la sicurezza e l’efficacia dei farmaci in tutto il mondo sviluppato non ci pensano neppure a rimpiazzare i modelli animali con le colture cellulari o i sistemi digitali. Si rischierebbero tragedie devastanti, come quando a causa di sperimentazioni animali condotte superficialmente, in Europa nacquero migliaia di bambini focomelici da donne che avevano assunto il Talidomide.   I parlamentari sensibili al benessere animale dovrebbero riflettere bene sulle conseguenze che avrebbe la cancellazione della sperimentazione animale per la qualità della vita dei futuri cittadini di questo Paese. Ma anche per il gli stessi animali. E’ vero che ormai la politica è consumata solo nel presente, e si tende a ignorare il giudizio dei posteri. Ma quei posteri non sono degli sconosciuti. Si tratta dei nostri figli e nipoti.   Come si può cadere così in basso o autoingannarsi per mero soddisfacimento ideologico, da essere disposti a scambiare l’apprezzamento di qualche misantropo animalista, con il dovere di assicurare a chi verrà dopo almeno le stesse condizioni che ci hanno consentito di guadagnare uno dei più alti livelli di qualità della vita nella storia umana?
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Da Pannella tessera radicale a D`Alessio

Mer, 06/05/2015 - 11:22
Da Pannella tessera radicale a D`AlessioIl Mattino6 Mag 2015

Tessera del Partito Radicale per Gigi D`Alessio. Il cantautore napoletano, che ieri sera alle 19,30 è andato nella sede di Torre Argentina a Roma per incontrare Marco Pannella e partecipare a `Radio Carcere` (in diretta alle 21,00 su Radio Radicale), e si è iscritto al Partito Radicale, ai Radicali Italiani, all`Associazione Coscioni e a Nessuno Tocchi Caino.

«È la prima volta che mi iscrivo a un partito ed è il tuo», ha detto D`Alessio rivolgendosi a Pannella. E ha aggiunto: «lo sono qua perché ammiro il fatto che tu hai regalato la tua vita agli altri. Poi posso condividere o meno, ma sono qui per farti gli auguri (Pannella ha compiuto 85 anni sabato scorso, ndr), è importante che tu ci sei».

Il cantautore ha anche coinvolto i due collaboratori che lo accompagnavano, Pierluigi Germini (produttore discografico) e Gianpiero Tramice (direttore di produzione), nell`iscrizione, ai quali ha detto: «Non è che potete vedere Pulcinella solo quando va in carrozza...».

D`Alessio e i collaboratori hanno speso 590 euro a testa per le sottoscrizioni al partito e alle associazioni.

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"Stop alle mozioni animaliste. Mettono a rischio la ricerca"

Mer, 06/05/2015 - 11:08
"Stop alle mozioni animaliste. Mettono a rischio la ricerca"La Stampa - Tuttoscienze6 Mag 2015Valentina ArcovioSperimentazione animale

Senza sperimentazione animale si uccide la ricerca biomedica italiana e gli argomenti di chi vuole vietarla o limitarla sono privi di senso.

È il messaggio lanciato ieri, in una conferenza stampa al Senato, da un gruppo di scienziati insieme con la senatrice Pd e presidente della Commissione Igiene e Sanità, Emilia Grazia De Biasi, e il senatore Carlo Giovanardi.

L`incontro, promosso anche dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, ha voluto chiarire, punto per punto, perché gli animali da laboratorio sono necessari e come l`approvazione delle quattro mozioni presentate da Sel, dal Movimento 5 Stelle e da alcuni esponenti del Pd allo scopo di «promuovere la cultura contro i maltrattamenti degli animali» - rischi di compromettere il futuro della medicina e la salute dei cittadini.

È stato un appello forte, ma accolto solo in parte. Poco dopo, infatti, le mozioni e gli ordini del giorno in materia sono stati approvati in seguito a una parziale riformulazione del governo, nel rispetto delle direttive co- munitarie: è stato quindi cancellato l'impegno di abbandonare progressivamente la sperimentazione animale, mentre resta l`intenzione di investire nelle «metodologie alternative».

Il senso di urgenza e di frustrazione degli scienziati ricordano da vicino gli interventi contro lo scandalo Stamina e, infatti, anche stavolta la logica della scienza si è scontrata con un muro di emozioni.

«Sono rimasto sorpreso, - ha detto Silvio Garattini dell`Istituto Mario Negri di Milano - ci troviamo di fronte a un illogico attacco alla ricerca. Quando si parla di metodi alternativi, vengono citati le colture in vitro e l`utilizzo di simulazioni al computer. Sono test che facciamo da tempo, ma che per essere validati devono passare sempre attraverso la sperimentazione animale. Perché gli animali sono "predittivi" dell`uomo, dato che hanno i nostri stessi organi, con sistemi funzionali simili a noi».

Inoltre, secondo il farmacologo, quando si parla di metodi alternativi, spesso ci si imbatte in evidenti contraddizioni, frutto della scarsa conoscenza in materia. «Come si può, infatti, dire che gli animali sono lontani dall`uomo - ha precisato - e quindi considerare inattendibili i test condotti su di loro e, invece, pensare che con appena quattro cellule in vitro si arrivi a realizzare un farmaco efficace, per esempio, contro l`insufficienza cardiaca?».

Per i ricercatori, quindi, la sperimentazione resta imprescindibile. «Se possiamo evitare di usare gli animali - ha detto Garattini - lo facciamo. Non siamo torturatori, tant`è che oltre il 70% delle nostre ricerche non li coinvolge. Tuttavia sappiamo che è proprio grazie ai test con gli animali che possiamo usufruire di procedure e farmaci salvavita, come i trapianti e le medicine che hanno trasformato l`Aids da malattia mortale a patologia cronica».

La richiesta del gruppo di scienziati, che hanno raccolto l`appoggio anche di Francesca Pasinelli (Telethon), Dario Padoan (Pro-Test Italia) e Augusto Vitale (Istituto Superiore di Sanità), è stata di mettere da parte l`ipocrisia.

«Si parla di animali sacrificati per la scienza, quando per ogni topo utilizzato per i test - ha dichiarato Garattini - si uccidono 300 animali per scopi alimentari. E, per ogni primate per la ricerca, 600 mila animali muoiono per essere utilizzati come cibo. Senza contare i numeri a sette e otto zeri degli animali uccisi con la derattizzazione».

A sostenere i test c`era anche Roberto Caminiti dell`Università La Sapienza di Roma, secondo il quale «il loro benessere è sempre stato uno dei pilastri della scienza e questo, oggi, fa parte del Dna dei ricercatori». È una battaglia tra scienza e politica che non risparmia colpi bassi, come hanno ricordato Nicoletta Landsberger dell`associazione «proRett ricerca» e docente all`Università di Milano e Giuliano Grignaschi di «Research4Life», raccontando quanto le manifestazioni contro la sperimentazione animale siano spesso degenerate.

«Quando si parla di scienza, non si decide sull`onda delle emozioni - ha aggiunto la senatrice De Biasi -. Le decisioni vanno sempre prese sulla base di evidenze scientifiche, mentre nelle mozioni presentate per il benessere degli animali ci sono elementi che non possono essere tollerati. Dopo la moratoria in questo settore l`Italia è già penalizzata e i nostri ricercatori rischiano di perdere i bandi europei, perché il nostro Paese non è più credibile».

Tutto questo, secondo gli studiosi, non significa che l`Italia non sia interessata alla ricerca dei «metodi alternativi». «Abbiamo già investito un milione - ha concluso De Biasi e ancora non siamo venuti a conoscenza dei risultati. Prima di prendere decisioni in questo campo vogliamo essere informati con dati scientifici: dobbiamo liberarci dall`ipocrisia che in Italia non si può fare questo tipo di ricerca. Salvo, poi, ricorrere a quella effettuata all`estero».

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Mostra fotografica sull'ass. Coscioni a Santa Maria Nuova

Mar, 05/05/2015 - 22:45
Mostra fotografica sull'ass. Coscioni a Santa Maria Nuova Renato Biondini6 Mag 2015Politica

 

Comunicato Stampa 

 Ancona  6 maggio 2015

 

Venerdì 8 maggio alle ore 19,  a Santa Maria Nuova, nella sala conferenze della biblioteca comunale al Torrione di via Porta  Lombarda, sarà inaugurata una mostra fotografica sull’Associazione Luca Coscioni  per la libertà di ricerca scientifica  “dal corpo dei malati al cuore della politica” che sarà aperta dal 9 al 10 maggio (dalle ore 18 alle ore 20). La mostra, che consiste in quindici foto con relative didascalie, ripercorre  i momenti più significativi  della vita politica  dell’associazione esarà anche l’occasione per riflettere su alcune tematiche fondamentali della vita di ogni cittadino, come la libertà di cura e di ricerca scientifica, il diritto all’autoderminazione nel fine vita dei malati terminali e i diritti delle persone con disabilità. In quella sede verrà distribuitodel materiale informativo sull’Associazione Luca Coscioni come riviste, giornali volantini ecc, e saranno proiettatialcuni video, come per esempio quello per la promozione della campagna eutanasia legale nel quale, Vasco Rossi, la più grande rockstar italiana ha donato i diritti d’autore del suo brano Vivere.  L’evento è organizzato dalla cellula di Ancona dell’Associazione Luca  Coscioni con il patrocinio del Comune di Santa Maria Nuova.

 

 Renato Biondini segretario cellula di Ancona ass. Luca Coscioni

email  cellulacoscioniancona@gmail.com 

cell. 339 6035387  

 

 

 

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Massimo Fanelli scrive al Presidente Mattarella

Mar, 05/05/2015 - 22:21
Massimo Fanelli scrive al Presidente Mattarella5 Mag 2015Eutanasia

Tutti e tre i quotidiani delle Marche (Resto del Carlino, Corriere Adriatico e Messaggero) riportano la notizia della lettera che Massimo Fanelli ha scritto al Presidente della Repubblica Mattarella, affinché solleciti il Parlamento a calendarizzare la proposta di legge di iniziativa popolare sul fine vita depositata in Parlamento il 13 settembre 2013.

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