Luca Coscioni

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Una canna ti curerà, ma costa troppo

Sab, 05/07/2014 - 16:21
Una canna ti curerà, ma costa troppo Il Garantista5 Lug 2014Antonella Soldo

In Italia si stima i consumatori di cannabis siano 4,5 milioni per un mercato di circa 7 miliardi di euro annui. Tra questi - è difficile immaginarlo - ci sono anche molti malati. Non è disponibile un dato preciso di questo fenomeno, sommerso nel sommerso, ma quello che si ricava dalle storie che emergono è tutt`altro che rassicurante. L`efficacia della cannabis nel trattamento dei sintomi di patologie come la sclerosi multipla, la Sla, la fibromialgia, la neuropatia, il glaucoma, e per i pazienti affetti da Hiv e nel trattamento del dolore oncologico è stata ampiamente dimostrata dalla letteratura scientifica internazionale. Ed è su questa base che il governo italiano nel 2007, con un decreto del ministro Livia Turco, ha ammesso l`uso in terapia del thc (il principale principio attivo della cannabis). Un altro decreto, a firma del ministro Renato Balduzzi, ha sancito nel 2013 l’efficacia farmacologica dell`intera pianta della cannabis. Nel frattempo anche nove regioni (Puglia, Toscana, Marche, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria) hanno approvato leggi in materia, con impianti diversi tra loro, ma che convergono sulla gratuità dell`erogazione di tali farmaci. Nonostante tutti questi provvedimenti ad oggi l`accesso ai farma- ci cannabinoidi resta, nei fatti, negato. Sull`argomento il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha più volte ribadito come «in Italia la cannabis è già utilizzabile, al pari degli oppiacei, per motivi farmacologici e terapeutici». I dati forniti dal suo stesso Dicastero, però, dicono che nel corso del 2013 appena 40 pazienti hanno potuto effettuare tale terapia. Ma 40 sono in media le richieste di aiuto che ogni settimana arrivano solo all`associazione Luca Coscioni da parte di pazienti che sono costretti a rivolgersi al mercato nero. Le difficoltà nell`accesso alla cura sono in buona parte nella complessità della procedura di accesso. Ma l’altro grande ostacolo sta nella disinformazione del personale sanitario: nelle resistenze - di natura prevalentemente culturale - di medici e farmacisti. Alcune delle storie di questi pazienti sono state raccolte in un dossier, presentato lo scorso 5 giugno in un convegno al Senato - La cannabis fa bene, la cannabis fa male - organizzato dalle associazioni A Buon Diritto e Luca Coscioni. Queste testimonianze raccontano di malati molto diversi tra loro per patologie, per età e per vicende personali, ma che condividono tutti le traversie quotidiane per accedere alla cannabis medicinale. C`è Daniele, affetto da sclerosi multipla, che viene arrestato e processato per direttissima perché trovato in possesso di cannabis; c’è Roberto,  malato di fibromialgia, portato via a sirene spiegate sotto gli occhi dei vicini perché nel giardino di casa sua i carabinieri trovano alcune piante; c’è Alfonso, con la polineuropatia, il padre di famiglia che scende in strada a cercare uno spacciatore e quando torna a casa più volte si accorge di essere stato truffato; c’è Andrea Trisciuoglio, che ha la sclerosi multipla e subisce una perquisizione in casa e c’è William Verardi stanco di rivolgersi al mercato nero per curare sua moglie Lucia («Io dallo spacciatore in 13 anni ho lasciato 150mila euro»). È proprio da questi ultimi che è partito il progetto di Lapiantiamo, il primo cannabis social club italiano che ha lo scopo di avviare in Puglia una coltivazione rivolta ai malati. Ed è ancora in questo contesto che vanno collocate le disobbedienze civili di Rita Bernardini che da due anni consecutivi coltiva e cede ai malati cannabis, autodenunciandosi; oppure le proposte, come quella del presidente della commissione diritti umani, Luigi Manconi, dell’avvio di coltivazioni presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Soluzioni, queste, che non solo renderebbero i farmaci reperibili più facilmente e a costi ridotti, ma che farebbero risparmiare anche tutte le risorse sprecate in inutili e ingiusti procedimenti giudiziari. 

Categorie: Radicali

Centro impiego di Ancona - richiesta rispetto inserimento lavorativo dei disabili

Ven, 04/07/2014 - 17:35
Lavoro e disabilità

  

    

                       

 

   Spett.le                    

  CENTRO PER L’IMPIEGO  DI  ANCONA    

   cif.ancona@provincia.ancona.it                                                          

 

Oggetto   Inserimento lavorativo persone disabili  - richiesta  di accesso agli atti   

Il sottoscritto  Renato Biondini, segretario della cellula di Ancona dell’associazione  Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica “dal corpo dei malati al cuore della politica”, associazione che tra l’altro fa parte dell’elenco dei soggetti legittimati ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, in base al D.M. 30 aprile 2008, invia la presente per avere informazioni sull’applicazione della legge 68/1999 sul  collocamento lavorativo  mirato delle persone con disabilità.   

Premesso che la   legge 68 del 1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha il dichiarato fine di promuovere l'inserimento lavorativo di persone disabili attraverso lo strumento del collocamento mirato, che  individua una serie di mezzi tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le capacità lavorative delle categorie protette, al fine di creare un reale incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro.
Le imprese che contano più di 15 dipendenti hanno, infatti, l'obbligo di assumere persone che abbiano un'invalidità lavorativa superiore al 45%, nella misura di 1 unità se occupano da 15 a 35 dipendenti, di 2 unità se variano dai 35 ai 50, ovvero, il 7% dei dipendenti totali se questi superano il numero di 50.
Ai Centri per l’impiego è demandato il compito e il ruolo di tramite  tra imprese e disabile.
Questi centri, al fine di collocare adeguatamente il soggetto in attesa di lavoro, stilano una graduatoria unica di tutti richiedenti, all’interno della quale vengono inserite le capacità lavorative, le abilità, le competenze, le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione.
Gli stessi centri, inoltre, ricevono annualmente un elenco dalle imprese, nel quale viene evidenziato il numero totale di lavoratori impiegati e la copertura della quota  di riserva.   Giova sottolineare che sia la graduatoria che gli elenchi sono pubblici e, pertanto, visionabili in base all'art. 22 della legge 241/90.
Al fine di monitorare e verificare il rispetto di questa legge, si chiede in base alla legge 241/1990
, nell’ambito di vostra competenza,  il numero  dei soggetti diversamente abili che sono iscritti nell’apposita graduatoria di categorie protette con il numero dei soggetti che sono stati inseriti nel mondo del lavoro. Si chiede altresì  l’elenco delle imprese con il numero dei lavoratori e  la quota di riserva coperta, cioè il numero di persone con disabilità assunte rispetto a quelle che dovevano assumere previste per legge.

In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.


Ancona   4  luglio  2014

 

Data: Venerdì, 4 Luglio, 2014 - 17:27Città: ANCONAOrganizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione CImpiego04072014.pdf146.13 KB
Categorie: Radicali

Centro impiego di Ancona - richiesta rispetto inserimento lavorativo dei disabili

Ven, 04/07/2014 - 17:35
Lavoro e disabilità

  

    

                       

 

   Spett.le                    

  CENTRO PER L’IMPIEGO  DI  ANCONA    

   cif.ancona@provincia.ancona.it                                                          

 

Oggetto   Inserimento lavorativo persone disabili  - richiesta  di accesso agli atti   

Il sottoscritto  Renato Biondini, segretario della cellula di Ancona dell’associazione  Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica “dal corpo dei malati al cuore della politica”, associazione che tra l’altro fa parte dell’elenco dei soggetti legittimati ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, in base al D.M. 30 aprile 2008, invia la presente per avere informazioni sull’applicazione della legge 68/1999 sul  collocamento lavorativo  mirato delle persone con disabilità.   

Premesso che la   legge 68 del 1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha il dichiarato fine di promuovere l'inserimento lavorativo di persone disabili attraverso lo strumento del collocamento mirato, che  individua una serie di mezzi tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le capacità lavorative delle categorie protette, al fine di creare un reale incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro.
Le imprese che contano più di 15 dipendenti hanno, infatti, l'obbligo di assumere persone che abbiano un'invalidità lavorativa superiore al 45%, nella misura di 1 unità se occupano da 15 a 35 dipendenti, di 2 unità se variano dai 35 ai 50, ovvero, il 7% dei dipendenti totali se questi superano il numero di 50.
Ai Centri per l’impiego è demandato il compito e il ruolo di tramite  tra imprese e disabile.
Questi centri, al fine di collocare adeguatamente il soggetto in attesa di lavoro, stilano una graduatoria unica di tutti richiedenti, all’interno della quale vengono inserite le capacità lavorative, le abilità, le competenze, le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione.
Gli stessi centri, inoltre, ricevono annualmente un elenco dalle imprese, nel quale viene evidenziato il numero totale di lavoratori impiegati e la copertura della quota  di riserva.   Giova sottolineare che sia la graduatoria che gli elenchi sono pubblici e, pertanto, visionabili in base all'art. 22 della legge 241/90.
Al fine di monitorare e verificare il rispetto di questa legge, si chiede in base alla legge 241/1990
, nell’ambito di vostra competenza,  il numero  dei soggetti diversamente abili che sono iscritti nell’apposita graduatoria di categorie protette con il numero dei soggetti che sono stati inseriti nel mondo del lavoro. Si chiede altresì  l’elenco delle imprese con il numero dei lavoratori e  la quota di riserva coperta, cioè il numero di persone con disabilità assunte rispetto a quelle che dovevano assumere previste per legge.

In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.


Ancona   4  luglio  2014

 

Data: Venerdì, 4 Luglio, 2014 - 17:27Città: ANCONAOrganizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione CImpiego04072014.pdf146.13 KB
Categorie: Radicali

I pregiudizi sulle colture rallentano l’innovazione

Gio, 03/07/2014 - 16:17
I pregiudizi sulle colture rallentano l’innovazioneCorriere.it11 Giu 2014Elena CattaneoOgm

Caro direttore,

da mesi studio la vicenda italiana degli Ogm. Non è il mio campo specifico, ma uso altre specie transgeniche (pesci, topi o tessuti di animali di grossa taglia) per ricerche che mirano a possibili terapie per una malattia devastante come la Corea di Huntington. Sugli Ogm consulto la letteratura specialistica e colleghi tra i massimi esperti, per capire basi scientifiche, metodi di lavoro e dinamiche economico-industriali del settore. Non trovo prove che gli Ogm siano più dannosi o rischiosi per l’ambiente delle coltivazioni tradizionali o di quelle biologiche. Di certo, hanno già molto ridotto l’uso di insetticidi e l’impatto ambientale dell’agricoltura globale e, come ricordavano anche l’arcivescovo di Milano Angelo Scola e l’Accademia Pontificia, sono una risposta concreta all’esigenza di sfamare la popolazione mondiale. Penso che, in Italia, la discussione si sia impantanata, in quanto condizionata da pregiudizi ideologici e interessi di nicchia rispetto ai quali anche la più corretta informazione non riesce a incidere. Mi si dice che ci sono lobby e multinazionali interessate a spingere gli Ogm. Però a chiedermi di far sentire la loro voce favorevole sono colleghi scienziati. Vorrebbero studiarli (in campo aperto), anche per capirne meglio il potenziale e i limiti. Mi si dice che gli agricoltori italiani non li vogliono. Eppure ho ricevuto una lettera di oltre 700 di loro (firme a mano) che chiedono di seminare con piante ogm circa 30 mila ettari di terreni (più di 50 mila campi da calcio) che sono di loro proprietà. A guidarli Franco Nulli e Deborah Piovan. Espongono, con modi civili, argomenti che trovo ineccepibili sia sul piano dei fatti che su quello dei diritti. Mi spiegano poi che il 62% di tutto il mais italiano - rigorosamente non ogm - dello scorso anno è vietato al consumo umano per i livelli delle tossine fumonisine (che agli animali comunque non fanno bene). E che molti dei nostri migliori prodotti tipici sono quindi fatti usando mangimi ogm importati. Mi chiedo se non vi siano lobby e interessi commerciali «anche» tra coloro che non vogliono gli Ogm. Se qualcosa cambierà (in tempi utili perché una sfida come Expo 2015 - centrato sulla nutrizione - possa giovare al Paese) sarà attraverso un’azione che parta direttamente dall’imprenditoria agricola. La scienza ha fatto la sua parte. Una pubblicazione del 2013, firmata anche da Fabio Veronesi che è presidente della Società italiana di genetica agraria, aggiorna le prove sperimentali ottenute in laboratori pubblici, giungendo alle stesse conclusioni di un eccellente documento sottoscritto già dieci anni fa dalle principali accademie scientifiche italiane. In sintesi: gli Ogm sono sicuri e vantaggiosi per la salute e l’ambiente. Si rimane in attesa di prove che mostrino l’eventuale dannosità. Ovviamente, devono essere pubblicate su riviste peer review (sottoposte a un processo di revisione paritaria, ndr). Giudico poco interessanti le opinioni personali. Viceversa, la competizione tra scienziati e tra riviste garantisce un’incontestabile trasparenza. Dati edulcorati o falsati non sopravvivono alla prova della valutazione mondiale. Dimostrazione ne è il caso del ricercatore francese che aveva diffuso dati falsi sulla pericolosità degli Ogm e che ha dovuto poi ritirare quel lavoro. Ecco perché non trovo razionale invocare il «principio di precauzione» per vietare la coltivazione di Ogm. Non innovare, quando farlo significa miglior sicurezza, qualità e raccolto (con prove verificabili) significa paralizzare ogni attività di ricerca in qualsiasi campo. Come senatrice, ma come cittadina ancora di più, vorrei vedere coinvolte le istituzioni in un’ampia discussione «sui fatti» che possono giustificare il divieto o meno di fare ricerca e coltivare Ogm. Al di là di brevetti e multinazionali. Nella loro lettera gli agricoltori chiedono «solo» di concorrere, con l’aiuto degli scienziati italiani, a rilanciare il proprio settore e di conseguenza l’economia e l’occupazione di un comparto che rappresenta il futuro della ricerca mondiale. Spero che in primis il ministro delle Politiche agricole, ma anche tutto il governo li ascoltino. 

Categorie: Radicali

Renzi uccide la partecipazione popolare

Gio, 03/07/2014 - 15:06
Renzi uccide la partecipazione popolareHuffington Post Italia3 Lug 2014Matteo MainardiPolitica

Come se non bastassero la revoca del diritto di voto ai cittadini per l'elezione del Senato e la riconferma dell'assenza dell'elezione diretta del Capo dello Stato, ora la I Commissione di Palazzo Madama si spinge a revisionare anche l'articolo 71 della Costituzione: l'istituto dell'iniziativa popolare.

Se al momento sono necessarie 50mila firme per presentare una proposta di legge popolare, da domani ne potrebbero servire 250mila. A deciderlo è un emendamento al ddl Riforme presentato dai relatori Finocchiaro (PD) e Calderoli (Lega Nord) il quale, al contempo, non prevede tempi certi per la discussione dei testi presentati grazie alla fatica e all'attivismo dei cittadini.

Qualche mese fa, il Presidente Matteo Renzi diceva: "L'Europa va cambiata, sia più vicina ai cittadini". Passato il tempo delle elezioni sembra che il tentativo sia quello invece di allontanare l'Italia dagli italiani dimenticandosi ben presto di quell'Europa dove le firme per attivare strumenti di partecipazione possono essere raccolte anche online, senza un notaio o un cancelliere. Mentre stentano ad alzarsi voci di dissenso, l'impressione è quella di assistere al definitivo consolidamento di quel regime partitocratico da tempo denunciato da forze politiche, piccole ma combattive, come i Radicali. Nel frattempo, le 29 proposte di legge popolari in attesa tra Camera e Senato, non trovano spazi nelle agende parlamentari.

Categorie: Radicali

Stamina: Aifa allertò Fda, 'spaccio falsi trattamenti'

Gio, 03/07/2014 - 13:21
Stamina: Aifa allertò Fda, 'spaccio falsi trattamenti'ansa.it3 Lug 2014Cellule staminali

ROMA - Il direttore generale Aifa Luca Pani allertò l'Fda sul caso Stamina, avvertendo che l'"operazione" di "spaccio" di "fasulli trattamenti a base di staminali" era stata vietata da Aifa nel 2012 e che un comitato scientifico aveva fermato la sperimentazione nel 2013. Nella lettera di gennaio scorso, in possesso dell'ANSA, Pani avverte anche di un "possibile coinvolgimento di partner negli Stati Uniti" e del presunto ruolo di supporto a Stamina del prof.Camillo Ricordi dell'Università di Miami.

Nel caso Stamina si configura un ''possibile coinvolgimento di partner localizzati negli Stati Uniti'', secondo Pani, che nella lettera all'Fda. Stamina, afferma, è ''uno degli esempi in cui individui localizzati negli Usa o organizzazioni, supportano l'operazione di spacciatori di staminali 'offshore'''. La lettera, datata 22 gennaio 2014, è stata inviata da Pani al commissario Margaret Hamburg della Fda, Washington DC. Tra gli altri destinatari compaiono il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ed il generale Cosimo Piccinno del Comando carabinieri per la tutela della salute (Nas). ''La ragione per cui devo richiedere la sua attenzione su ciò - afferma Pani rivolgendosi a Margaret Hamburg - è perchè alcuni partner americani, che ricadono dunque sotto la giurisdizione dell'Fda, sono stati ora coinvolti''. ''Oggetto'' della missiva, si legge, è il ''ruolo dell'Fda nel caso di frode italiano sulle cellule staminali''. La fondazione Stamina, afferma Pani nella lettera, ''è un'organizzazione privata che ha spacciato fasulli 'trattamenti a base di staminali' in Italia per diversi anni. L'operazione è stata vietata dall'Aifa nel 2012, e la 'sperimentazione' promossa dal governo che intendeva valutare il 'metodo' è stata fermata da un comitato scientifico ad hoc nel 2013''.

Aifa segnalò a Fda anche il presunto ruolo di Ricordi
Il Direttore dell'Aifa segnalo' all'Fda anche il presunto ruolo del prof. Camillo Ricordi dell'Università di Miami nel supportare l'operazione stamina. ''Sembra che Ricordi - scrive Pani - sia nel comitato scientifico della compagnia americana Bioheart che commercializza due prodotti cellulari''. l caso Stamina, afferma Pani nella lettera all'Fda, '' è ovviamente uno dei diversi esempi in cui individui localizzati negli USA o organizzazioni supportano l'operazione di spacciatori di staminali "offshore". Il professor Camillo Ricordi (Università di Miami) - prosegue Pani - è stato attivo in una campagna contro gli scienziati che hanno argomentato contro ogni forma di tolleranza del governo sull'operazione della Stamina Foundation, che tra l'altro è l'oggetto di diverse inchieste giudiziarie''. 

''Sembra che Ricordi- prosegue ancora Pani - sia nel comitato scientifico di una compagnia americana chiamata Bioheart, che commercializza due prodotti cellulari, uno basato sui mioblasti (MyoCell) e uno basato sulle cellule del grasso. Bioheart utilizza un brevetto ottenuto da Peter Law, che è stato successivamente inibito dall'FDA nel trattare pazienti con la Duchenne con i mioblasti ed ha spostato l'operazione a Singapore. Entrambi i prodotti sono venduti da Bioheart in Uganda, Kazakistan, Turchia e Messico, attraverso l'istituto di medicina rigenerativa di Tijuana''. 

Ed ancora: ''Ricordi - afferma Pani - appoggia anche l'operazione di altri spacciatori di cellule staminali in altri luoghi (ad esempio in Argentina, 'stem cells Argentina')''. Ricordi, si legge inoltre, ''è il fondatore ed il presidente di una lobby chiamata 'the cure alliance' che asserisce che l'FDA è il primo nemico dell'innovazione e dell'accesso dei pazienti alle terapie innovative. La lobby include nomi noti di imprenditori italiani (del settore farmaceutico e non) e presentatori televisivi e comunicatori. Ricordi è anche un membro di una organizzazione chiamata Medrebels ('fai parte della rivoluzione' è il motto), anche attiva contro le regole e i regolatori del mercato dei farmaci''. Pani sottolinea infine che Ricordi fu invitato dal Ministero della Salute a 'consigliare' sul caso stamina: Ricordi - afferma Pani - suggeri' ''di chiedere l'opinione di Arnold Caplan ... il piu' grande sostenitore dello spaccio di staminali per le malattie piu' improbabili ...''. 

''Suggeri' inoltre di inviare al ministro della Salute - conclude Pani - un documento scritto da Caplan ed altri che supportava l'autorizzazione al commercio delle staminali per tutte le malattie dopo una sperimentazione di fase I''.

Legali Vannoni, Aifa cerca condizionare esito penale
La lettera inviata dal direttore Aifa Pani all'Fda ''precede il corso della Giustizia Penale e sembra anticipare e sostituire il giudizio penale stesso, dandone per scontato l'esito ed addirittura cercando di condizionarlo, essendo la missiva rivolta anche agli inquirenti''. Lo affermano gli avvocati Pasquale Scrivo e Liborio Cataliotti, legali del presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, indicando la ''gravità del contenuto''.

Categorie: Radicali

Riforme Costituzionali: grave l'assenza di garanzie per i tempi delle iniziative popolari

Gio, 03/07/2014 - 13:20
Riforme Costituzionali: grave l'assenza di garanzie per i tempi delle iniziative popolariMarco Cappato3 Lug 2014Eutanasia

Dichiarazione di Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna EutanasiaLegale
  Aumentare le firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare sarebbe stato ragionevole se si fosse garantito allo stesso tempo un termine certo per la loro calendarizzazione. Da quanto riportato dalle agenzie stampa, sembra invece che si sia fatta la scelta opposta: le firme sono moltiplicate per cinque (da 50 a 250mila), ma i tempi per la calendarizzazione sono rimandati ai regolamenti parlamentari, così come i modi.   Se questa scelta fosse confermata, rimarrebbe possibile per i Gruppi presenti in Parlamento, confermare l'attuale assenza di qualsiasi garanzia, che ha come conseguenza le attuali 29 proposte di legge di iniziativa popolare in attesa di essere discusse, tra le quali la nostra per la legalizzazione dell'eutanasia, depositata lo scorso 13 settembre. Disincentivare l'iniziativa popolare è un fatto grave, che corrisponde -in coincidenza con l'abrogazione dell'elezione diretta al Senato e nelle città metropolitane- al disegno di ridurre ulteriormente gli spazi di democrazia e partecipazione in Italia.

Categorie: Radicali

Fecondazione: il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino?

Mer, 02/07/2014 - 16:51
Fecondazione: il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino? Filomena Gallo2 Lug 2014Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

 Oggi il Ministro Lorenzin rispondendo al question time ha dichiarato di aver convocato "un gruppo di lavoro formato da rappresentati delle società scientifiche, delle Regioni, degli operatori della Pma, con giuristied esperti del ministero e dell'Iss"  per sciogliere le criticità evidenziate dalla sentenza della Consulta sulla legge 40. Sarebbe interessante ed utile sapere i nomi e le qualifiche del gruppo di esperti. Il Ministro ha aggiunto che "il gruppo dovrà completare il lavoro in qualche settimana per valutare tutte le possibili iniziative, anche normative, ed avviare entro il 31 luglio per queste finalità la definizione delle tematiche. Un percorso necessario anche per la revisione delle linee guida del 2008 che non potranno non tenere conto del nuovo quadro regolatorio".  Su questo punto è  bene ricordare al Ministro che non esiste vuoto normativo a seguito della decisione della Consulta:  la Corte Costituzionale è chiara nelle motivazioni della sentenza come lo fu già nel 2005: nell’ammettere il quesito referendario per l’abrogazione del divieto di eterologa, affermò che non si creava vuoto normativo: la cancellazione del divieto non fa venir meno nessuna tutela. Inoltre il Ministro della Salute secondo le procedure previste della legge 40, "avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità , e previo parere del Consiglio superiore di  sanità",   quando deciderà, "in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica" (art. 7 della legge 40) e delle sentenze della Corte Costituzionale (151 del 2009 e 162 del 2014) di procedere con l’aggiornamento delle Linee Guida, atto vincolante per le strutture di PMA, dovrà tener conto di quanto i Giudici della Corte in ultimo hanno scritto : “in relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto” Inoltre, il quadro regolatorio attuale prevede che l'eterologa possa essere già attuata anche tramite la maggiore tutela dei donatori e dei pazienti riceventi con integrazione di esami diagnostici come previsto dalle normative comunitaria. Ci auguriamo che il Ministro non utilizzi nessun pretesto per ritardare l'attuazione della sentenza della Corte  visto che le maggiori società scientifiche hanno già predisposto un iter unico per garantire donatori e riceventi, come emerge anche dai lavori dell'Eshre in corso a Monaco. Chiediamo al Ministro invece l'immediato aggiornamento nei Lea con l'inclusione dell'infertilità/fecondazione medicalmente assistita. In ultimo non vorremmo che nella ricerca di deterrenti per l'eterologa sia disatteso l'obbligo previsto all'art. 15 della legge 40 che impone al Ministro di presentare entro il 30 giugno una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40. Oggi ricordiamo al Ministro che è già il 2 luglio. 

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Fecondazione eterologa, "Garantito sostegno psicologico e anonimato per chi dona"

Mer, 02/07/2014 - 12:22
Fecondazione eterologa, "Garantito sostegno psicologico e anonimato per chi dona"Repubblica.it2 Lug 2014Elvira NaselliFecondazione eterologa

MONACO - Approfittano del congresso europeo dell'Eshre in corso a Monaco per riunirsi attorno ad un tavolo ed elaborare le prime linee guida italiane per la fecondazione eterologa, quella cioè che prevede donazione di gameti estranei alla coppia, ovociti o spermatozoi. Linee guida che ovviamente daranno delle indicazioni e degli indirizzi di carattere medico ma che mai potranno incidere su aspetti etici e politici. I medici italiani esperti in procreazione assistita sono pronti ad avviare gravidanze con donazione, molte donne si sono già dette disponibili a donare i loro ovociti in sovrannumero o - addirittura - a sottoporsi a sedute di stimolazione ormonale per poter successivamente donare gli ovociti. Un gesto di straordinario altruismo se si considera la non gradevolezza delle terapie stimolanti e il prelievo stesso degli ovociti. Molte altre, centinaia, hanno già fatto tutti gli esami preliminari in attesa dell'impianto. Mentre in migliaia si sono prenotate.

Le indicazioni. Le linee guida, al di là delle indicazioni di carattere medico, sarebbero di grande aiuto in un momento di cautela sul come procedere, dopo la sentenza della Corte Costituzionale - e la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale - che ha definitivamente mandato in frantumi uno dei divieti più rilevanti della legge 40. Molti medici aspettano delle indicazioni e denunciano un'incertezza che, però, secondo i giuristi non c'è: la fecondazione eterologa con gameti estranei alla coppia si può fare anche oggi.

Il sostegno psicologico. In Spagna, il paese con il più alto numero di donatori di organi e tessuti, chi offre i propri ovociti e spermatozoi è ricompensato con mille euro, cifra stabilita dalla legge, con un tetto stabilito di sei figli nati dai suoi gameti o sei cicli. E assoluta garanzia di anonimato. E in Italia? "È garantito il diritto di anonimato del donatore - precisa Andrea Borini, presidente della Sifes, una delle società che sta predisponendo le linee guida - anche se è auspicabile che nel caso poi si verificassero malattie successive alla donazione il centro venga avvertito. Le linee guida prevedono anche un counselingpsicologico sia per chi dà che per chi riceve, soprattutto per quel che riguarda le donne che si preparano ad affrontare una gravidanza con ovodonazione. Il limite d'età non può essere stabilito dalle linee guida, ma semmai dal Parlamento. Ma, da un punto di vista medico, sarà sconsigliato andare oltre i 50 anni anche se è più a rischio una trentottenne con problematiche mediche che una cinquantenne che corre la maratona".

Il rimborso spese. 
Poi c'è il problema del rimborso spese. "Prima del divieto - osserva Paolo Emanuele Levi Setti, direttore dell'Humanitas Fertility Center di MIlano - il decreto Bindi prevedeva la gratuità assoluta della donazione. Non potevamo rimborsare neanche il biglietto del tram con cui le donne venivano in ospedale. E infatti non avevamo donatrici assolute ma soltanto donne che donavano gli ovociti in sovrannumero. Parliamo dunque di donne non giovanissime e con problemi di fertilità. L'ideale sarebbe avere ovociti di donne giovani e fertili, ma dovremmo anche prevedere un giusto compenso che non induca commercio. 

Per la donna la donazione prevede dieci giorni di stimolazione con 1-2 punture sotto cute al giorno, ecografie ed esami del sangue, una anestesia generale il giorno del prelievo. Un rimborso equo deve tenere conto di tutte queste difficoltà. Inoltre io credo che la fecondazione, omologa o eterologa che sia, debba rientrare nei Lea (livelli essenziali di assistenza, ndr). Capisco che ci sono pochi soldi ma almeno ad alcune categorie di pazienti - menopausa precoce, patologie ovariche da chemioterapia o malattie genetiche - dovremmo rimborsare alcuni tentativi. Mettiamo dei paletti, ma garantiamo uno zoccolo duro, magari anche solo due tentativi e fino ad una certa età, a tutte. Se poi le Regioni vorranno fare di più saranno le benvenute ma purtroppo vedo il contrario, con Sicilia e Puglia che hanno deciso per la non rimborsabilità della procreazione assistita. Spingendo le coppie nel privato, almeno quelle che hanno il denaro per farlo".

Categorie: Radicali

Infertilità e sterilità entrino nei Lea. Mai più viaggi all'estero

Mer, 02/07/2014 - 11:15
Infertilità e sterilità entrino nei Lea. Mai più viaggi all'esteroSole 24 ore Sanità2 Lug 2014Filomena GalloFecondazione eterologa

Il 9 aprile 2014, per la seconda volta dopo la sentenza n.151 del 2009, la Corte Costituzionale ha condannato la legge 40/04 sulla procreazione medicalmente assistita, con una pronuncia di incostituzionalità.

Con decisione n.162/2014 la Consulta ha cancellato il divieto di applicazione di tecniche eterologhe di cui all’articolo 4 comma 3 della Legge 40/04 sulla procreazione medicalmente assistita e di conseguenza la parte che riporta il divieto nell’art. 9, commi 1 e 3 e 12, comma1.

Questo divieto ha determinato in Italia una migrazione di pazienti verso i Paesi in cui la tecnica con donazione di gameti esterni alla coppia viene eseguita perché consentita da leggi nazionali. “Sono almeno 4000 le coppie italiane che decidono di andare all’estero per un trattamento  di procreazione assistita: di queste, circa il 50 % ricorre alla fecondazione eterologa,  vietata in Italia, il restante 50 % invece sceglie di migrare anche se deve sottoporsi  a trattamenti disponibili nel proprio paese”: così si leggeva nell’indagine 2012 dell’Osservatorio sul turismo procreativo che si riferiva a 39 centri esteri in 21 Paesi europei ed extraeuropei. Le mete più gettonate erano Spagna, Svizzera, Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Ungheria.

Tornando alla decisione della Consulta, effetto immediato è stato il picco di richieste ai centri di fecondazione medicalmente assistita italiani da parte di migliaia di coppie desiderose di accedere alla tecnica fino a poco tempo fa vietata.

Come si procederà nel nostro Paese dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile? La risposta prevede una duplice disamina del contesto normativo in vigore, sotto il profilo giuridico e scientifico.

La legge 40 - al capo terzo articoli 8 e 9 -  prevede che i figli nati da eterologa sono figli legittimi della coppia; non hanno alcun rapporto giuridico con i donatori dei gameti; la coppia che accede alla donazione dei gameti non può disconoscere il nato; il donatore è anonimo. In questo modo sono affermate  le tutele per tutti i soggetti coinvolti nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita come previsto dalla legge stessa.

Sotto il profilo scientifico, invece, i centri di fecondazione medicalmente assistita che posseggono tutti i requisiti tecnico scientifici necessari per poter immediatamente applicare tecniche con gameti donati dovranno riaprire le loro porte ai pazienti. L’Italia infatti ha recepito le Direttive comunitarie su conservazione, donazione, lavorazione, tracciabilità e sicurezza (Direttive 2004/23/CE; 2006/17/12/CE; 2006/86/CE) con i decreti legislativi 191/07-16/10-85/12 e del 10 ottobre 2012. Tali norme in vigore hanno trasformato i centri di fecondazione in Istituti dei tessuti, obbligati ad attenersi a tutte le prescrizioni e regole che sono previste a livello comunitario, tra cui il divieto di commercializzazione di gameti e embrioni, consentendo solo un rimborso spese.  Non essendovi ostacoli quindi dovuti ad assenza di norme specifiche per il ripristino della tecnica con donazione di gameti, i centri di PMA potranno immediatamente riprendere l’applicazione delle tecniche eterologhe. L’attuale mancato aggiornamento delle linee guida sulla legge 40 ai sensi dell’art. 7 della medesima norma non determina un blocco di attività perché è bene ricordare che le linee guida emanate nel 2008, nonostante la previsione di legge che prevede un aggiornamento periodico almeno ogni tre anni – da allora ne sono trascorsi dunque già sei -  ha già visto sia la decisione della Corte Costituzionale di incostituzionalità del 2009 e sia l’intervento dei Dlgs 16/10 e Decreto 10/10/2012. Pertanto quando il Ministro della Salute deciderà di procedere con l’aggiornamento delle Linee Guida, atto vincolante per le strutture di PMA, dovrà tener conto di quanto i Giudici della Corte scrivono : “in relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto”. Auspichiamo in un aggiornamento delle stesse a breve, ma in assenza le norme in vigore già prevedono requisiti tecnico- scientifici e giuridici più che idonei.

In ultimo bisognerà far inserire nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza),  riconoscendone il carattere di patologia, l'infertilità e la sterilità, a cui ora si può rispondere solo ricorrendo a tecniche di fecondazione ma con una grossa disparità regionale, creando nuove ed ulteriori discriminazioni. C’è poi la questione politica: c’è chi continua a difendere il divieto, sostenendo che tale pronuncia abbia creato un vuoto normativo. Ma così non è: la Corte Costituzionale è chiara nelle motivazioni della sentenza come lo fu già nel 2005: nell’ammettere il quesito referendario per l’abrogazione del divieto di eterologa, affermò che non si creava vuoto normativo: la cancellazione del divieto non fa venir meno nessuna tutela.

Ancor più con questa ultima decisione ha affermato che il sistema normativo italiano è idoneo al ripristino della tecnica e ha affermato il principio di non discriminazione tra cittadini nell’accesso alle cure e il rispetto delle libertà individuali, diritti questi costituzionalmente rilevanti.

A chi vorrebbe investire il Parlamento di nuove norme è bene ricordare le proposte di legge a cui abbiamo contribuito con gli esperti dell’Associazione Luca Coscioni; basterebbe pertanto calendarizzare quei testi e cancellare anche gli ultimi divieti esistenti su embrioni e accesso alla PMA prima di un nuovo intervento di Corte EDU e Corte Costituzionale. E’ sconcertante evidenziare come dieci anni di azioni giudiziarie con le persone, le associazioni di pazienti e  l'associazione Luca Coscioni, che hanno di fatto determinato la cancellazione  della metà dei divieti, nulla hanno insegnato ad una classe politica, al momento guidata da Matteo Renzi,  che pensa di far avanzare “il nuovo” emanando in materia di libertà e diritti “il vecchio” con la volontà di ignorare il volere dei cittadini e le tutele costituzionali. Se veramente Renzi vuole rottamare il vecchio modo di fare politica, dovrebbe immediatamente eliminare gli ultimi divieti della legge 40 e iniziare quanto prima una campagna informativa sulla donazione dei gameti; ‘è tempo di recuperare il tempo perduto, è tempo di impegnarsi” adesso: così la giornalista Ilaria D’Amico conclude il video appello di appoggio all’iniziativa  dell’Associazione Luca Coscioni e delle associazioni di pazienti, affinché il governo si impegni subito per una campagna informativa sulla donazione di gameti.  Ma prima ancora l’esecutivo guidato da Metteo Renzi potrebbe dare una immagine di laicità e rispetto dei diritti civili: il 18 giugno, infatti, la Corte di Strasburgo deciderà su uno degli ultimi divieti della legge 40, quello di donazione degli embrioni alla ricerca: ci attendiamo che il Primo Ministro non difenda questo divieto in sede europea. 

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Carceri: nuova condanna per l'Italia. Subito delitto di tortura

Mar, 01/07/2014 - 17:04
Carceri: nuova condanna per l'Italia. Subito delitto di torturaFilomena Gallo, Nicolò Paoletti1 Lug 2014Sanità in carcere

Dichiarazione di Filomena Gallo e Nicolò Paoletti, entrambi legali per l’Amicus Curiae  dinanzi alla Corte EDU nel caso Saba c/Italia.

 

Oggi  la Corte europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato l''Italia per aver sottoposto a trattamento inumano e degradante Valentino Saba:  si configura quindi la violazione dell’art.3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (Proibizione della tortura) che prescrive che  “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

 

[LINK ALLA DECISIONE] [LINK AL SITO DELLA CORTE EUROPEA]

 

 

 

Nel 1989, l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU contro la tortura, ma da allora il reato di tortura non è mai stato tradotto in legge penale italiana. L’assenza di una legge italiana contro la tortura determina il paradosso per cui, in Italia, non soltanto il reato in questione non può essere riconosciuto giuridicamente, ma non può neanche essere concepito, né ipotizzato, anche quando è stato manifestamente commesso. Nel caso Saba contro Italia, in cui il detenuto Valentino Saba nel carcere sardo lamenta i trattamenti ai quali è stato sottomesso dagli agenti penitenziari,  il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Non C’è Pace Senza Giustizia e Radicali Italiani hanno presentato disgiuntamente delle osservazioni scritte alla Corte Edu (avvocati Paoletti e Gallo), per evidenziare, tra l’altro, che “la Costituzione italiana all’art. 13 stabilisce il principio secondo cui ‘È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà’” e che manca nel nostro ordinamento la fattispecie delittuosa del reato di tortura.

AllegatoDimensione AFFAIRE SABA c. ITALIE[1] (1).pdf359.08 KB
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Intervento di Mary Woolley al Terzo Incontro del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica

Mar, 01/07/2014 - 16:35
Intervento di Mary Woolley al Terzo Incontro del Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientificaradioradicale.it10 Apr 2014Congresso Mondiale Libertà di Ricerca

Rivedi l'intervento

 

 

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So What Festival accessibile a tutti

Mar, 01/07/2014 - 15:51
Vita indipendente

SO WHAT FEST

Tutta un'altra storia

 

27 29 30 luglio 2014

 

Largo Ex Convento degli Agostiniani

MELPIGNANO (LECCE)

 

SO WHAT FEST · TRE GIORNI DI FESTIVAL · 6 ORE DI MUSICA LIVE OGNI GIORNO

È INIZIATA LA PREVENDITA: WELCOME TO THE JUNGLE!

 

 

SO WHAT FEST è un festival di musica indipendente, crocevia di culture ed emozioni. È una grande festa che ospita artisti distanti da schemi mainstream e un’opportunità per artisti emergenti; un festival dove ogni gruppo ospite si esibirà per almeno un’ora di concerto. Mentre spesso l'etichetta conta più del contenuto, SO WHAT FEST vuole raccontare il lavoro di persone che decidono di intraprendere percorsi “scomodi”, spesso in salita, pur di tutelare l'autenticità e la credibilità del loro operato. SO WHAT FEST intreccia forme d'arte diverse e apparentemente distanti, rafforzandole e creando uno spazio magico e fuori dal tempo, un luogo in cui lo spettatore smette di essere tale e vive un’immersione creativa lunga tre giorni.

 

Il festival si inaugura il 27 luglio con un doppio appuntamento dedicato alle arti visive. So Wall è giornata fruibile interamente a costo zero. Lo street artist HOGRE presenterà un’opera realizzata appositamente per il festival ma soprattutto per la comunità di Melpignano. So Wall è un bene comune, un’opera d’arte che tutti dovranno impegnarsi a custodire, così come è un bene comune la città di Melpignano. Nello stesso giorno è in programma, in anteprima nazionale, la proiezione di Sarajevolution. Un documentario scritto da Giulia Levi, Marco Rubichi e Federico Sicurella. La giornata d’inaugurazione si chiude con il DJ set di GSQ BLUESTEADY e DJ BELLEZZA.

 

LINE UP

29 | luglio

SAMANA TRIP (guest D.ONE)

DJ GRUFF

ALMAMEGRETTA with ADRIAN SHERWOOD

DUB FX

 

30 | luglio

PARTY IN A FOREST

PAN DEL DIAVOLO

EX CSI

NADA

LO STATO SOCIALE

 

LOCATION

Melpignano è un piccolo borgo situato nel cuore della Grecia Salentina. Un luogo che ospita da sempre grandi eventi culturali: da Le Idi di Marzo degli anni Ottanta al Melpignano Rock Festival dei primi anni duemila, fino alla celebre manifestazione di chiusura de La Notte della Taranta.

 

ESPERIENZA ACCESSIBILE & SERVIZI LOW COST

SO WHAT FEST non conosce barriere culturali e barriere fisiche.

È un'esperienza accessibile a tutti in quanto priva di barriere architettoniche e con un'area riservata a chi è diversamente abile. All'interno dell'area concerto saranno presenti punti ristoro e tabacchi. Punti di distribuzione bottiglie di acqua a € 0.50.

 

BIGLIETTI

SO WHAT FEST è accessibile anche da un punto di vista economico.

 

27 luglio: free entry

29|30 luglio: il costo del biglietto s’intende per una sola giornata di festival.

 

Prevendite su www.bookingshow.it e www.vivaticket.it

Dal 20 aprile al 20 maggio € 10 + d.d.p.

Dal 21 maggio € 15 + d.d.p.

 

 

 

 

 

INFO

Infoline. 377 460 2549

Mail sowhatfest@gmail.com

Website http://sowhatfest.it

 

UFFICIO STAMPA

[si prega i colleghi giornalisti di non divulgare al pubblico i contatti stampa]

Sabrina Ramacci 347.6372420

Emanuele Boccianti 348.5325874

Mail press@sowhatfest.it

 

 

 

Data: Domenica, 27 Luglio, 2014 - 12:21 to Mercoledì, 30 Luglio, 2014 - 23:21Città: Melpignano AllegatoDimensione comunicato-stampa-sowhat.pdf205.78 KB
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Online il quindicinale dell'Associazione Coscioni sulle libertà civili

Mar, 01/07/2014 - 13:06
Online il quindicinale dell'Associazione Coscioni sulle libertà civiliAssociazione Luca Coscioni1 Lug 2014Laicità

Sarà online da oggi, mercoledì 1 luglio, il nuovo numero della newsletter quindicinale dell’Associazione Luca Coscioni, curata dal Consigliere generale Carlo Troilo. Un appuntamento fisso a cui è possibile iscriversi QUI: notizie dall’Italia e dal mondo sul tema dei diritti civili, della libertà di scienza, della salute. Una finestra sulle questioni ‘politicamente sensibili’ di cui si fa fatica a parlare sui media e a legiferare in Parlamento, sulle quali spesso il nostro Paese mostra la sua arretratezza. Vi proponiamo l’editoriale che come sempre accompagna la newsletter e che questa volta ha al centro il dibattito sull’eutanasia. 

Eutanasia: il mondo si muove, la politica italiana si nasconde e tace

Mentre in Italia la politica continua ad ignorare il problema, l’eutanasia tiene banco in molti Paesi.  La notizia principale è la decisione del Consiglio di Stato francese che consente di lasciar morire Vincent Lambert (un caso famoso come quello di Terry Schiavo negli USA). La Corte   Europea dei Diritti dell’Uomo  ha sospeso la validità della sentenza ma solo per il tempo necessario ad esprimere un giudizio nel merito. A seguito della  decisione del Consiglio di Stato e della vasta eco avuta nel Paese, il presidente Hollande ha incaricato il deputato Leonetti (cui si deve la legge sul “laisser mourir”) di presentare al Parlamento nuove misure per il fine vita. Altra notizia dalla Francia:   il tribunale di Pau ha assolto, fra gli applausi del pubblico, un medico che aveva aiutato attivamente a morire sette malati terminali e per questo era stato espulso dall’Ordine.  Sono tutte  in favore della eutanasia anche  le notizie che vengono dagli USA:  un sondaggio Gallup dimostra che una larga maggioranza degli americani è favorevole a che i medici aiutino a morire “con misure indolore” i malati terminali (ma questa maggioranza si riduce al 58% se si parla esplicitamente di “aiuti al suicidio”).  E comunque dal 1990 il numero degli americani favorevole alla death with dignity è aumentato del 10% e nello Stato di Washington nel 2013 i casi di eutanasia sono cresciuti del 43%.  Anche in Israele il governo sta emanando una legge che autorizza l’aiuto al suicidio per i malati con meno di sei mesi di vita, malgrado  le dure proteste dei leader religiosi.   E in Inghilterra il Parlamento continua a discutere la legge di Lord Falconer sulla eutanasia.

In Italia passa inosservata la giornata mondiale della lotta contro la droga, benché i radicali denuncino,  cifre alla mano, i gravi danni derivanti dal proibizionismo e lamentino il silenzio di Renzi in materia.  Parla invece, come al solito, il Papa, per dichiarare guerra a tutte le droghe, anche quelle  leggere. Ma non era un Papa progressista? Aspettiamo per capirlo il Sinodo per la famiglia di ottobre, che sembra annunciare novità positive su molti temi bioetici.

Infine, onore al merito della Associazione  Luca Coscioni  che ottiene (Mina Welby in testa) l’istituzione a Roma del registro dei testamenti biologici e, sempre a Roma, la condanna dell’ATAC per le barriere e per la mancanza di personale che impediscono l’uso di molti mezzi pubblici ai disabili (e con l’ATAC, anche del Comune che non vigila sulla sua società di trasporti).

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Salute e libertà non sono questioni di coscienza

Mar, 01/07/2014 - 11:28
Salute e libertà non sono questioni di coscienza Europa1 Lug 2014Marco Cappato, Filomena Gallo

Ci sono temi, che riguardano le persone in carne ed ossa, che la politica ufficiale ha cacciato dalla porta, ma che rientrano costantemente dalla finestra della cronaca e della giurisprudenza: che siano vicende come quelle di Vincent Lambert in Francia, o sentenze della Consulta sulla legge 40. Perseverare nel voler ricacciare questi temi ai margini della vita istituzionale sarebbe diabolico, oltre che demenziale sul  piano del consenso politico se solo la gente fosse davvero informata. Venerdì 4 luglio si terrà il consiglio generale dell`Associazione Luca Coscioni, cioè del soggetto politico, costituente del Partito radicale, impegnato su tutti i fronti delle cosidette libertà civili: ricerca scientifica, fecondazione assistita, eutanasia, droghe, aborto e salute riproduttiva. Vorremmo che fossero in molti i parlamentari che decidono di occuparsi attivamente di questi temi, raggiungendo così quel manipolo di nostri iscritti, di diverso schieramento politico, che non fanno mancare la propria voce. Si potrebbe così passare dall`attuale azione, di fatto condotta a titolo personale e "nonostante" il disinteresse o l`ostilità dei partiti, ad un salto di qualità per porre a tutte le forze politiche il dovere di confrontarsi con la possibilità di un`alternativa liberale e laica, cioè fondata sull`autodeterminazione individuale nei vari momenti della vita, dall`inizio alla fine. Due settimane fa abbiamo chiesto - proprio da queste pagine - al presidente del consiglio di abbandonare la difesa della Legge 40 a Strasburgo per quanto riguarda il divieto italiano alla ricerca sugli embrioni. Renzi non ha risposto, ma apprendiamo ora che il governo avrebbe rinunciato a costituirsi nel procedimento davanti alla Corte costituzionale sul divieto di accesso dei pazienti non sterili alla fecondazione assistita. Ci auguriamo non sia stata una dimenticanza, ma una scelta in discontinuità con 10 ami di perdente ostinazione degli esecutivi italiani nel difendere quella legge anticostituzionale. La questione è tanto più significativa, se pensiamo che furono i vertici degli allora DS, dopo iniziali resistenze e contrarietà e incalzati dall` Unità allora diretta da Furio Colombo, a impegnare ufficialmente il partito in una campagna purtroppo debole e tardiva. Da allora, ci siamo trovati insieme a singoli esponenti di ogni colore politico, dunque anche del Pd, che hanno continuato ad impegnarsi per superare la legge. Quello però non è mai diventato davvero una priorità politica per nessuno, nemmeno per il Pd, nonostante il consenso quasi unanime degli elettori democratici. Le occasioni che si presentano sulla legge 40 sono molte. Sia il governo che il parlamento possono rimuovere i divieti che impediscono a tante coppie di avere un bambino. La politica li vuole aiutare, favorendo la ovodonazione? I giudici  di Strasburgo sono stati chiamati a decidere se Teresa e Filippo possono donare alla ricerca scientifica, contro malattie mortali, i propri embrioni non idonei a una gravidanza; siamo in attesa di decisione. Entro dicembre la Corte deciderà se coppie fertili affette da gravi patologie genetiche, potranno accedere alla fecondazione assistita senza rischiare l`ennesimo aborto. In queste storie di coppie che si sono rivolte all`Associazione, le forze politiche possono ritrovare l`urgenza della decisione. Considerazioni analoghe possono essere fatte su temi come la eliminazione delle discriminazioni contro le unioni omosessuali - rilanciata dalla prese di posizione di Berlusconi, dopo Pascale e Feltri o il tema del fine-vita, con la nostra proposta di legge di iniziativa popolare in attesa da oltre 9 mesi di essere discussa in parlamento, nonostante l`appello del capo dello stato a non accantonare il tema del fine-vita e nonostante la decisione anche del comune di Roma - attivato attraverso nostre iniziative popolari come a Torino e a Milano - di istituire quei registri comunali per il biotestamento disponibili già per un quinto degli italiani. L’associazione Luca Coscioni è uno strumento a disposizione di coloro interessati a battersi per creare nuove libertà, con il metodo  radicale dell`iniziativa giudiziaria e popolare, con la nonviolenza, «dal corpo dei malati al cuore della politica». Nessuno può sentirsi autorizzato a derubricare sotto la voce "questioni di coscienza" obiettivi che riguardano la salute e la libertà di tutti i cittadini. 

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Le città si muovono

Lun, 30/06/2014 - 15:26
Le città si muovonoIl Manifesto28 Giu 2014Filomena Gallo e Marco CappatoTestamento biologico

Era il 2009 quando l`Associazione Luca Coscioni con Beppino Englaro, Carlo Lizzani, Emma Bonino, Marco Pannella e Mario Staderini, consegnò in Campidoglio 8.265 firme di cittadini romani per l`istituzione di un registro dei testamenti biologici attraverso una proposta di delibera popolare.

Per giungere alla calendarizzazione dell`atto, che per Statuto dovrebbe avvenire entro sei mesi dal deposito, è stata decisiva l'azione del consigliere radicale Riccardo Magi il quale è dovuto ricorrere al Prefetto di Roma segnalando la violazione da parte dei Presidenti dell`Assemblea: Pomarici per l`amministrazione Alemanno e Coratti per quella Marino.
La violazione, in questo caso, è stata tanto più grave se si pensa che il rifiuto delle terapie è già previsto dall`art. 32 della Costituzione ("Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per
disposizione di legge") e che l`organizzazione dei biotestamenti tramite un registro comunale rappresenta un semplice ed economico allargamento dei servizi erogati dal Comune, andando quindi a dar vita al dettato della
Carta fondamentale. Non solo: ora che il "caso Lambert" scuote la Francia come il "caso Englaro" l`Italia, diventa evidente l`importanza delle disposizioni anticipate di trattamento.

La decisione del Conseil di Stato francese, proprio come la Corte di Cassazione italiana, si basa sulle volontà espresse oralmente da Vincent. In questi casi, l`esistenza di un testamento biologico scritto sgombererebbe
il campo da contestazioni e polemiche. Con Roma sono 132 i Comuni che hanno deliberato l`istituzione di un registro, essendo quindi ora attivo il servizio per quasi 12,5 milioni di italiani a livello comunale, un quinto
della popolazione italiana. In altri 36 Comuni sono state presentate proposte di delibera in consiglio comunale e in alcuni di questi le proposte sono d`iniziativa popolare.
E' giunto ormai il tempo che il Parlamento italiano segua l`esempio dei Comuni (anche a Milano e Torino si è ottenuto il registro grazie all'iniziativa popolare azionata dai Radicali) e discuta al più presto di fine-vita, come richiesto dai familiari di Welby, Lizzani, Monicelli, Troilo, e dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, partendo dalla proposta di legge popolare per la legalizzazione dell`eutanasia e la `regolamentazione del testamento biologico che quasi 80 mila cittadini hanno sottoscritto e che giace ignorata da più di 9 mesi alla Camera dei Deputati. 

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Carceri: fermare subito il massacro e garantire le cure. Sciopero della fame di Rita Bernardini

Lun, 30/06/2014 - 13:08
Carceri: fermare subito il massacro e garantire le cure. Sciopero della fame di Rita BernardiniRita Bernardini30 Giu 2014Sanità in carcere

Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria Nazionale di Radicali italiani

Nel dossier di 56 pagine che il 22 maggio scorso, con le firme di Laura Arconti, Deborah Cianfanelli e mia, Radicali italiani ha trasmesso al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, un capitolo fondamentale riguardava la salute in carcere. Il Comitato dei Ministri, chiamato a valutare l’esecuzione della condanna inflitta all’Italia dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (sentenza Torreggiani), il 5 giugno scorso si è espresso in modo positivo – seppure rimandando il giudizio definitivo al giugno 2015 - incentrando la sua valutazione sulla questione dei 3 metri quadrati a testa per ogni detenuto, segno evidente che la sentenza della CEDU non l’abbia presa in considerazione.

Così come non ha preso in considerazione (non sappiamo se per motivi burocratici o politici o per entrambi) il dossier di Radicali Italiani che – abbiamo verificato - non è stato distribuito ai 47 delegati del Comitato e che sarà esaminato, invece, nella prossima sessione del 23/25 settembre. Su questa grave omissione è in corso un  contenzioso con gli Uffici del Consiglio D’Europa.

Detto questo, chi si occupa di carcere è letteralmente subissato da casi di detenuti non curati e troppo spesso lasciati morire. Nelle ultime ore, grazie a Ristretti Orizzonti, abbiamo avuto la notizia di due suicidi (uno a Firenze/Sollicciano e un altro a Cagliari/Buoncammino) e di un settantenne detenuto presso la casa circondariale di S. Maria C.V, morto all’ospedale Melorio dopo che, 15 giorni fa, il Tribunale di Sorveglianza di Napoli gli aveva negato i domiciliari.

I dati che avevamo trasmesso in Europa anche sulla “salute” in carcere, provavano che la violazione dell’articolo 3 della Convenzione EDU (trattamenti inumani e degradanti) era sistematica nel nostro sistema carcerario. In particolare, prendevamo in considerazione quanto rilevato dalla Società italiana di medicina penitenziaria (SIMPSE): “in cella contraggono malattie il 60-80% dei detenuti”. Carceri definiti come veri e proprio lazzaretti: i tossicodipendenti, che sono il 32%; il 27% dei detenuti che ha un problema psichiatrico, il 17% ha malattie osteoarticolari, il 16% cardiovascolari e circa il 10% problemi metabolici e dermatologici. Tra le malattie infettive è l'epatite C la più frequente (32,8%), seguita da Tbc (21,8%),Epatite B (5,3%), HIV (3,8%) e sifilide (2,3%). 

E’ per questa situazione che, a partire dalla mezzanotte di oggi, lunedì 30 giugno 2014, inizierò un Satyagraha nella forma dello sciopero della fame per richiedere a Governo e Parlamento che si faccia chiarezza e si intervenga immediatamente:
1) per scongiurare le morti in carcere 
2) sulle cure negate ai detenuti, molti dei quali incompatibili con lo stato di carcerazione 
3) sulla tortura del 41-bis inflitta perfino a detenuti, come Bernardo Provenzano, per i quali le Procure della Repubblica di Palermo, Caltanissetta e Firenze hanno dato parere favorevole alla revoca del 41 bis.

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«I nostri gemelli nel grembo di un’altra, ma noi speriamo ancora»

Lun, 30/06/2014 - 12:35
«I nostri gemelli nel grembo di un’altra, ma noi speriamo ancora»corriere.it30 Giu 2014Margherita De BacFecondazione eterologa

ROMA - «Ma quale estate... Per noi le stagioni non esistono più. Da quel giorno tutto è uguale, grigio e doloroso. Ci hanno fatti sedere davanti a una scrivania e ci hanno detto, ci dispiace cari signori, c’è stato un errore, i vostri embrioni sono stati dati a un’altra coppia, arrivederci e grazie. Piangiamo molto, tutti e due. Stiamo stati abbandonati a noi stessi, dalle istituzioni e dallo Stato. Ed è questo che ci ferisce di più». 
Quel giorno è il 17 aprile, un mercoledì che ha cambiato la vita di Angelica e Michele (ma non sono i loro nomi reali, preferiscono tutelare la propria identità), i genitori biologici di due gemelli, un maschio e una femmina, che ora stanno crescendo nel grembo della donna sbagliata per uno scambio avvenuto all’ospedale Pertini, lo scorso dicembre, durante un trattamento di procreazione medicalmente assistita. 
Passeggiamo in loro compagnia lungo i viali di un parco al centro di Roma. Due persone semplici, ragionevoli e profondamente tristi. Non c’è luce nei loro sorrisi, di tanto in tanto gli occhi si velano di lacrime. Lei appare più forte e coraggiosa di lui che a tratti si commuove. Quando incrociamo un passeggino, si voltano istintivamente. Forse pensano a se stessi e a come sarebbero stati felici se tutto fosse andato come doveva. 
Parlano con pacatezza. Sembra quasi che non abbiano voglia di combattere per riavere i bambini la cui nascita è prevista tra agosto e settembre. Invece dietro l’aspetto mite si cela la determinazione di andare fino in fondo, soprattutto dopo la provvidenziale sentenza della Corte di Strasburgo. La scorsa settimana i giudici europei hanno condannato la Francia per aver proibito il riconoscimento legale della relazione tra un padre biologico e i figli nati con la maternità surrogata (o utero in affitto), praticata in una clinica americana. Secondo la Corte, la negazione del legame ha posto i bambini in una «situazione di incertezza legale che mina l’identità dei piccoli nella società». 

La storia di Angelica e Michele è diversa. Lo scambio di embrioni ha determinato quella che potrebbe essere considerata una maternità surrogata involontaria. 

Il risultato però è lo stesso. L’appartenenza biologica che rischia di non essere riconosciuta. Vi sentite rinfrancati da questa sentenza che riafferma il diritto dei neonati? 
«Rinfrancati è una parola grossa. Si riaccende però la speranza di riavere i nostri bambini. Noi abbiamo sempre pensato che i loro interessi dovessero essere messi al primo posto. E il loro bene è crescere nella loro vera famiglia, con i genitori che gli assomigliano e in cui si riconoscono perché hanno lo stesso naso, la stessa forma del viso, lo stesso modo di camminare. Perché privarli dei veri nonni? Dell’ambiente in cui se quell’errore non ci fosse stato sarebbero diventati grandi e che avrebbe influenzato il loro sviluppo culturale? Per poi un giorno dovergli rivelare la verità... No, tutto questo è profondamente ingiusto. Noi questi bambini li abbiamo desiderati, sono il nostro progetto di vita». 

Siete pronti a una battaglia legale? 
«Avremmo preferito la strada del dialogo con l’altra coppia e lo abbiamo cercato in tutte le maniere. Ma sono spariti e si sono sottratti alle nostre richieste non rispondendo a un’istanza da noi presentata all’ospedale Pertini dove chiedevamo che ci fossero comunicati i nominativi. Siamo convinti che se ci incontrassimo, noi quattro e basta, senza gli avvocati, potremmo trovare una soluzione, chissà. Il dialogo è importante. Invece ci hanno ignorati, sono fuggiti e non hanno pensato al bene dei gemelli che hanno dei veri genitori e siamo noi. Fossimo al loro posto non potremmo convivere col rimorso di coscienza di esserci presi ciò che non ci appartiene». 

Vi siete arresi di fronte alla loro volontà di nascondersi? 
«Macché arresi. Il termine dell’istanza scadeva la scorsa settimana. Abbiamo presentato un ricorso al Tar del Lazio dove chiediamo di poter conoscere il nome della signora nella quale erroneamente è avvenuto l’impianto di embrioni che hanno il nostro stesso Dna. Speravamo di non dover arrivare a tutto questo. Noi intendiamo far valere il diritto fondamentale a essere riconosciuti come genitori dei nostri figli. Ma prima di noi i bambini hanno diritto alla propria identità. Lei ci sente parlare come fossimo avvocati. Quanto avremmo desiderato non dover mai studiare leggi». 

Com’è la vostra vita adesso? 
«È una assenza di vita. Andiamo al lavoro indossando una maschera per non tradire le emozioni, tutto ci appare scialbo, piangiamo spesso. I bimbetti li sogniamo, cerchiamo di immaginarli, è come se li accarezzassimo. Il giorno del parto si avvicina ed è sempre più difficile sopportare questo dolore. Il pensiero che nascano lontano da noi è una violenza inaudita. Pensi, quando quel maledetto mercoledì 17 ci hanno mostrato la risposta dell’analisi del Dna ci siamo emozionati nel vedere quei colonnini che indicavano i caratteri dei nostri bambini. La loro fotografia genetica. Non vogliamo che rimanga l’unica». 

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Puntata del Maratoneta di sabato 28 giugno 2014

Lun, 30/06/2014 - 11:13
Puntata del Maratoneta di sabato 28 giugno 201430 Giu 2014Testamento biologico

Istituzione del registro dei testamenti biologici a Roma; aborto; niente obiezione nei consultori a seguito di un decreto di Nicola Zingaretti (interviste di Mirella Parachini); pillola di Biodiritto su analisi comparata della PMA in Europa; campagna #parliamodidroga e autofinanziamento. In studio Valentina Stella.

Riascolta la puntata

 

Il Maratoneta
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Non solo Stamina. Difendersi dalla pseudo scienza

Lun, 30/06/2014 - 11:12
Non solo Stamina. Difendersi dalla pseudo scienzaDomenicale Sole 24 ore30 Giu 2014Corbellini, De LucaCellule staminali

Siamo allergici all'illogicità e al relativismo, ma non siamo esperti di diritto. Così abbiamo chiesto a parenti, amici o colleghi professionisti in diversi ambiti della giurisprudenza di spiegarci come mai nella vicenda Stamina, a fronte delle stesse leggi e decreti, e sostanzialmente di tesi e documentazioni fotocopie presentate dalle parti per chiedere e opporsi alla somministrazione dello pseudo-trattamento di Vannoni & Co presso gli Spedali Civili di Brescia, due terzi circa dei giudici hanno "prescritto", cioè obbligato gli Spedali Civili a somministrare il trattamento. Mentre un terzo ha giudicato infondate le richieste. Abbiamo anche chiesto come sia possibile che dei tribunali italiani ammettano l'esistenza di relazioni di causalità tra la somministrazione del vaccino trivalente e l'insorgenza di disturbi autistici, dando credito a perizie fantasiose e pseudoscientifiche. Abbiamo ricevuto risposte vaghe e quasi tutte insoddisfacenti. Sarà anche vero, come sostengono alcuni giuristi, che nella vicenda Stamina sarebbe bastata una legge che evitasse la disapplicazione dell'ordinanza amministrativa AIFA che nel maggio 2012 bloccava l'attività Stamina negli Spedali Civili, per evitare questi problemi. Certo, qualche dispositivo normativo servirebbe per tutelare l'ingente, costoso e qualificato lavoro che AIFA svolge per vigilare sulla sicurezza e l'efficacia dei farmaci pagati con le nostre tasse. Ovvero sarebbe saggio prevenire il rischio che un qualsiasi giudice, senza motivazioni di natura tecnica (o penale) ma solo formali, possa vanificare decisioni ponderate e giustificate da perizie di qualità e attendibilità superiore. Pensiamo tuttavia che diversi illogici pronunciamenti di tribunali su materie, dove le prove in discussione avevano una natura scientifica o tecnica, sollevi una più generale questione sullo stato dei rapporti tra diritto e scienza. Quantomeno in Italia. Riteniamo cioè urgente una riflessione sulla necessità di ridurre i margini di arbitrarietà dei giudizi dei tribunali su tali materie. Onde evitare che un giudice dell'ormai famoso Tar del Lazio possa, come ha fatto, disapplicare il decreto con cui il Ministero aveva nominato la Commissione scientifica che valutava il trattamento Stamina, perché alcuni degli scienziati arruolati si erano già pronunciati contro. Ovvero che un altro possa, come ha fatto, addirittura nominare il vice presidente della Fondazione Stamina commissario ad acta degli Spedali Civili di Brescia per assicurarsi che il trattamento sia garantito a un bambino. Per contro sarebbe salutare favorire decisioni come quella, in linea con la logica e con i fatti, del giudice di Torino che ha respinto la richiesta di proseguire un trattamento Stamina perché mancava di qualunque presupposto di sicurezza ed efficacia scientificamente accertate. In sostanza, è ritenuto normale che giudici diversi possano decidere sui medesimi fatti producendo sentenze così divergenti? Se qualcuno pensa di sì, vuol dire che prevale un'idea singolare del diritto, radicalmente formalistica e relativista. Che a noi pare più neotribale, che civile. Ci sono due questioni sulle quali abbiamo ragionato. Mentre è stato chiarito dagli storici che il diritto e la scienza, così come si sono sviluppati nell'età moderna, hanno condiviso la fiducia in un metodo comune per accertare i fatti, cioè quello scientifico, troviamo singolare che in maniera quasi sistematica i filosofi del diritto, e quindi l'atteggiamento dei giudici siano diventati abbastanza diffusamente antiscientifici. E questo nonostante la scienza stia dimostrando al meglio la sua efficacia e le sue potenzialità anche educative, cioè come formazione alla costruzione e al rispetto di regole razionali costruite su fatti accertati e accertabili. Inoltre, pensiamo che vi siano l'esigenza e le condizioni per avviare in Italia una riflessione del tipo, per esempio, di quella promossa cinque anni fa nel Regno Unito, dove la Commissione Giustizia produsse un'ampia consultazione e uno studio per regolamentare, secondo criteri di affidabilità o attendibilità (reliability), l'ammissibilità di esperti portatori di prove scientifiche nei processi penali. Anche se la commissione britannica affrontava solo il versante penale, l'origine della questione risiedeva, come dovrebbe essere noto, nell'impatto che ebbe l'introduzione dei criteri Daubert da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1993, per evitare che venisse troppo spesso usata della pseudoscienza o "junk science" nei tribunali di quel Paese. Lo standard Daubert prevede che il giudice accerti che il metodo usato dall'esperto ammesso al dibattimento, sia scientifico. Ovvero il giudice è vincolato a prescindere dalla notorietà, coinvolgimento, simpatia o pertinenza dell'esperto sul piano di sue dichiarazioni o prese di posizione in materia. Ovvero, deve accertare se la conoscenza scientifica che egli apporta è attendibile. Attendibilità che viene stabilita sulla base della presenza di fattori che coincidono con il metodo falsificazionista proprio della scienza sperimentale. Quindi la teoria o tecnica ammessa deve essere controllabile e falsificabile; deve essere visibile e quindi pubblicata su riviste con sistema di referaggio dei pari (peer review); deve essere definito un tasso di errore; devono esserci standard e controlli per la tecnica costantemente aggiornati; infine, la teoria e la tecnica deve essere generalmente accettata dalla comunità scientifica di riferimento. In Italia questi criteri sono stati discussi e usati nella sentenza della Cassazione nota come "sentenza Cozzini" (Quarta Sezione della Cassazione, 17 settembre 2010, n. 43786) che faceva riferimento allo standard Daubert per chiarire l'uso delle categorie di causalità e causalità della colpa relativamente alla relazione tra l'insorgenza di un tumore e l'esposizione all'amianto. Ma l'analisi epistemologicamente corretta della sentenza Cozzini è stata messa in discussione da una sentenza più recente, sempre della Quarta Sezione della Cassazione, cioè la sentenza sul "caso Fincantieri" (27 agosto 2012, n. 33314 Senza entrare nel merito, rimane il fatto che per alcune questioni meno complicate di quelle relative all'eziopatogenesi del cancro lo standard Daubert spazzerebbe via ogni possibile inganno. Infatti, nessuno degli esperti usati da coloro che hanno chiesto al giudice di disapplicare l'ordinanza ALFA possono essere considerati tali, e tantomeno portatori di un metodo scientifico nella presentazione della prova scientifica. Lo stesso vale per i presunti esperti che sostengono esservi una correlazione tra vaccino trivalente e autismo. E diversi altri esempi si potrebbero fare. Il problema sollevato meriterebbe una riflessione, nel contesto di un dibattito sulle riforme istituzionali, che riguarderanno presto anche la giustizia, che dovrebbe essere ispirato all'uso di metodi e competenze attendibili e controllabili, se si vuole rigenerare la fiducia nel sistema democratico. In questo processo, gli strumenti della scienza andrebbero considerati come delle risorse, quali, in effetti, sono da secoli, per rafforzare i valori della convivenza civile e quindi le libertà. E non come minacce. 

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