Luca Coscioni

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Nuovi Lea: entrano provetta e malattie rare

Gio, 08/09/2016 - 12:55
Nuovi Lea: entrano provetta e malattie rareAvvenire8 Set 2016Francesca LozitoLivelli Essenziali Assistenza

--> Leggi anche il nostro comunicato sui nuovi LEA

Dopo 15 anni, arrivano i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), le cure e le prestazioni garantite dal Servizio sanitario nazionale ai cittadini gratuitamente o pagando un ticket. Il via libera definitivo è stato dato ieri dalla Conferenza Stato-Regioni. I cittadini, ha assicurato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, potranno usufruire delle nuove prestazioni - che vanno dai trattamenti per la fecondazione assistita ai nuovi vaccini, alle cure per oltre 110 malattie rare - «entro l’anno» su tutto il territorio nazionale

E per i nuovi Lea, il finanziamento ci sarà, ha confermato Beatrice Lorenzin, la quale ha confermato la cifra vincolata di 800 milioni di euro. «Questo stanziamento ci sarà anche l’anno prossimo e quelli successivi dato che si tratta di una misura strutturale e non una tantum», ha detto. Inoltre, ha sottolineato Lorenzin, «ci sarà un meccanismo di aggiornamento e le Regioni potranno aumentare le risorse all’interno del Servizio sanitario nazionale grazie ai risparmi che si faranno da altre parti, come sulle centrali uniche di acquisto». 

Le Regioni sono tornate così, dopo il via libera dato il 7 luglio scorso e la 'bollinatura' del ministero dell’Economia, ad esprimere l’unanimità sull’intesa al provvedimento sui nuovi Lea, come ha reso noto il presidente Stefano Bonaccini al termine di una riunione straordinaria della Conferenza delle Regioni. «Con il varo dei nuovi Livelli essenziali di assistenza in sanità – ha sottolineato Bonaccini – abbiamo alzato l’asticella della tutela della salute in Italia». 

Il ministro Lorenzin ha poi annunciato due miliardi di euro in più per il Fondo sanitario nazionale. «Sono previsti nel Documento di programmazione economico finanziaria – ha detto –. Poi, nelle fasi di bilancio, ognuno difende il proprio capitolo», riferendosi alle voci che vedono la sanità nel mirino per reperire i fondi per pensioni e sgravi. Per il ministro della salute, «l’aumento di due miliardi del Fondo è una cifra totalmente adeguata alle richieste». E se l’aumento verrà confermato, il Fondo sanitario passerebbe dagli attuali 111 a 113 miliardi. Se il via libera al documento che regola le prestazioni imprescindibili che il servizio sanitario deve dare ai cittadini aveva già ricevuto il via libera dalle Regioni a luglio, si attendeva di conoscere l’esatta consistenza economica che ne avrebbe garantito l’erogazione.

La presidente dell’ordine nazionale dei Medici Fnomceo Roberta Chervesani plaude al provvedimento: «Noi – dice – abbiamo lavorato proprio per far sì che questi Lea nascessero con la maggior correttezza e disponibilità nei confronti dei pazienti e che fossero anche appropriati, ma senza gravi vincoli di appropriatezza che mettessero il medico in difficoltà . Mi auguro che ci possa essere una applicazione il più possibile omogenea», ha concluso. 

Nei nuovi Lea rientrano il nuovo nomenclatore per le protesi e gli ausili, ma anche il piano vaccinale, lo screening neonatale, la fecondazione assistita omologa ed eterologa (comprese le prestazioni che precedono l’accesso alle tecniche) e la cura per l’endometriosi. Ma anche la dipendenza dal gioco d’azzardo e le cure per l’autismo, la terapia del dolore (con l’anestesia epidurale per il parto). 

Altri importanti cambiamenti sono legati alle malattie rare: i nuovi Lea comportano infatti una revisione dell’elenco, che prevede l’inserimento di oltre 110 nuove patologie, ad esempio la sarcoidiosi, la sclerosi sistemica progressiva e la miastenia grave. Con la revisione dell’elenco delle malattie croniche vengono introdotte 6 nuove patologie tra cui alcune di tipo renale e l’osteomielite cronica. La celiachia cambia classificazione e diventa una malattia cronica, non più una rara

Secondo il coordinatore della Commissione Salute Antonio Saitta, «siamo a un passaggio importante: i Lea vogliono dire cure per i cittadini. Occorre garantire che l’erogazione dei nuovi Lea avvenga in modo uniforme su tutto il territorio nazionale», ha spiegato. Su questi aspetti lavorerà da subito, nei modi e nei tempi previsti, la «Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea e la promozione dell’appropriatezza del Servizio sanitario nazionale. Anche perché fra le prime operazioni da fare – ha concluso Saitta – c’è quella del delisting, ovvero l’individuazione di tutte le prestazioni obsolete».

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LEA, Associazione Luca Coscioni: "Bene via libera, resta nodo controlli repertorio"

Gio, 08/09/2016 - 12:26
LEA, Associazione Luca Coscioni: "Bene via libera, resta nodo controlli repertorio"Filomena Gallo9 Set 2016Livelli Essenziali AssistenzaDichiarazione di Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni "Il via libera ai nuovi Lea è una buona notizia anche perché, come abbiamo già avuto modo di sottolineare, recepisce molte delle osservazioni che avevamo inviato al ministero. Restano tuttavia ancora da sciogliere due nodi. Il primo riguarda l’assenza di un Repertorio (simile al Prontuario dei farmaci) che renda trasparente la gamma di modelli che possono essere erogati, e che servirebbe a combattere possibili truffe; il secondo nodo riguarda la procedura anomala che affida il compito di verificare l'effettiva disponibilità dei Lea nelle regioni a un Comitato LEA composto per metà da rappresentanti delle Regioni stesse, e che nel corso degli anni ha visto questi controlli dare origine a risultati paradossali, considerando in regola anche le regioni in cui le prestazioni che fanno riferimento ai LEA sono palesemente carenti o assenti. Auspichiamo quindi che questi due nodi siano presto sciolti, per garantire il pieno rispetto dei diritti dei cittadini".
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Disabilità, Ass. Luca Coscioni: "ONU boccia Italia su attuazione Convenzione"

Mer, 07/09/2016 - 17:07
Disabilità, Ass. Luca Coscioni: "ONU boccia Italia su attuazione Convenzione"Gustavo Fraticelli7 Set 2016Vita indipendente

Dichiarazione di Gustavo Fraticelli, Vice-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni

L’ONU boccia l’Italia in relazione  all’attuazione della Convenzione ONU sulla disabilità.  Il 31 agosto scorso, il Comitato ONU preposto al controllo dell’attuazione della Convenzione ONU sulla disabilità (CRDP), ha pubblicato le sue osservazioni circa l’applicazione della stessa in Italia, a più di 7 anni dalla sua entrata in vigore.  La bocciatura era prevedibile, dal momento che in questi 7 anni l'Italia non ha adottato alcun provvedimento che desse attuazione alla Convenzione che, essendo basata sulla piena parità di opportunità di trattamento tra persone con disabilità e abili, sancisce una rivoluzione copernicana rispetto al quadro normativo italiano nel quale il disabile, di fondo, è considerato un malato. -->Per saperne di più leggi anche l'articolo di VitaMagazine a questo LINK
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Monsignor Paglia e il terrorismo vaticano sull’eutanasia

Mer, 07/09/2016 - 16:10
Monsignor Paglia e il terrorismo vaticano sull’eutanasiaLa Repubblica7 Set 2016Carlo TroiloEutanasia

Da soli 20 giorni presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Monsignor Vincenzo Paglia sta già per uscire con un libro sull’eutanasia (“Sorella morte. La dignità del vivere e del morire”, Piemme, pp. 276, euro 17,50). Un libro che prima ancora di giungere in libreria ha avuto ampie (ed acritiche) recensioni sui maggiori quotidiani, quasi si trattasse dell’atteso sequel de “I promessi sposi”. Niente di strano in questa Italia sempre più “papalina”, in cui la televisione pubblica sembra la brutta copia di “Radio Maria”. 

Il libro non ha niente a che fare con il dibattito parlamentare sulle scelte di fine vita – assicura Paglia – ho solo messo insieme le riflessioni fatte di recente con alcuni miei confratelli. 
E a proposito di una legge sull’eutanasia, Paglia afferma che “non bisogna avere fretta” (ma lo sa, il nostro Monsignore, che la prima legge sull’eutanasia è stata presentata da Loris Fortuna nel lontano 1985?). 

In passato – fra l’altro – “postulatore” della causa di beatificazione di Monsignor Romero, impegnato da anni nella Comunità di Sant’Egidio, Paglia è considerato un progressista. 
Ma sul tema dell’eutanasia le sue aperture sono pari a zero e le sue accuse a noi sostenitori della “buona morte” non meno pesanti di quelle dei suoi predecessori: ricordo per tutti Monsignor Elio Sgreccia, che ci assimilava apertamente ai medici nazisti. 

Paglia, sul piano generale, sostiene le solite tesi della Chiesa. In estrema sintesi: 

-    “La scelta suicida non è mai un valore. Sempre lascia inevasa una disperata domanda di amore, di senso, di un futuro diverso”. Ma in quale futuro – vorrei chiedere a Monsignor Paglia – può sperare un malato terminale?

-    Il problema vero è la solitudine, la mancanza di accompagnamento. Falso, nella stragrande maggioranza dei casi. 

-    Bisogna puntare sulle cure palliative per ridurre la disperazione dei malati e le richieste di eutanasia. Ma la terapia del dolore non serve quando la volontà di morire non è causata (o non principalmente) dal dolore fisico. 

Non a caso l’autore prende le mosse da un romanzo dello scrittore svedese Carl-Henning Wijkmark, che nel 1978 descriveva un immaginario convegno segreto organizzato dal ministero degli Affari Sociali della Svezia nel quale si diceva: “Ormai il crescente numero di anziani rende insostenibile l’economia del Paese”. Ecco perché bisogna rendere “desiderabile” l’eutanasia. Quasi un “obbligo volontario” da parte degli anziani a chiedere di andarsene. Sempre in nome dei buoni sentimenti, per non essere di peso...”. 

E da qui Paglia muove per passare all’attacco: “Non è saggia – argomenta – la tesi di chi sostiene che l’eutanasia va legalizzata perché comunque riguarderebbe solo chi la chiede. È ovvio – si dice da parte di costoro – che non può essere imposta. (n.d.r.: e infatti è ovvio e negarlo è un segno di totale malafede). E insistono – prosegue Paglia – dicendo che esiste il diritto alla vita, non l’obbligo, per cui chi desidera vivere fino alla morte naturale, può ovviamente farlo, ma non si può vietare di morire a chi liberamente lo sceglie. 

Per confermare questa tesi si aggiunge: se in Italia il tentato suicidio non è penalizzato, perché dovrebbe essere penalizzata l’eutanasia? È vero però che, nel martellamento propagandistico, si sta realizzando una vera “newspeak orwelliana”: la morte per eutanasia viene presentata come un evento positivo che risponde alla richiesta di morire in maniera dignitosa. E affermare che bisogna “morire in modo degno” significa sempre di meno “morire in modo naturale” (considerato spesso indegno, specie se la morte si fa aspettare) e sempre più ottenere la morte per via medicalmente indotta”.

--> Leggi anche l'articolo: "Max Fanelli: Cappato "Se il parlamento discute di fine-vita oggi è anche grazie a lui. Ora una buona legge"


Ancora un brano del nostro Monsignore, in un crescendo di terrorismo clericale: “La moda dell’eutanasia” porterà alla “deriva” (altro termine adorato dalle alte gerarchie vaticane). Nel momento in cui l’eutanasia fosse legale, “figli e nipoti sapranno che ci si può sbarazzare dei vecchi; i più giovani non potrebbero fare a meno di vedere i più anziani come oggetti da gettar via”. E aggiunge, per maggior chiarezza: “Quando i “vecchi” non serviranno più, che siano depressi o che ancora non abbiano trovato il reparto medico in grado di non farli soffrire, si deciderà che è tanto semplice, e persino più caritatevole, sbarazzarsene”.

Paglia – che “condanna” il suicidio e ne parla come di un caso estremo, da cui non farsi condizionare – ignora (ma ovviamente “finge” di ignorare) che in Italia ogni giorno tre malati si suicidano e altrettanti tentano invano di farlo. Così come finge di ignorare i 20mila casi di eutanasia clandestina che ogni anno si registrano nella sanità pubblica e privata. E cita invece il caso di un medico al quale nessuno mai ha chiesto di essere aiutato a morire. L’autore, così, cerca di negare la realtà di una crescente richiesta di poter morire degnamente, e non indegnamente, come capita ai troppi malati costretti a ricorrere alla violenza bestiale del suicidio. 

E fortuna che in una delle sue interviste di “lancio” del libro, Paglia dichiara che il suo intento di nuovo presidente della Accademia per la Vita è quello di “dialogare, creare ponti, anche in maniera dialettica, creare un nuovo umanesimo”. Figuriamoci se il suo intento fosse quello di chiudere il dialogo e abbattere i ponti!

--> Leggi anche l'articolo sul tema: "Eutanasia: regole strette per una scelta volontaria"

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Non dimenticare Salvatore Usala e la sua civiltà disabile

Mer, 07/09/2016 - 13:08
Non dimenticare Salvatore Usala e la sua civiltà disabileIl Foglio7 Set 2016Maurizio CrippaLavoro e disabilità

Salvatore Usala è morto ieri all'ospedale Marino di Cagliari. Aveva 63 anni, da molti viveva in un letto, paralizzato, viveva grazie a un respiratore, l'aria gli entrava nei polmoni attraverso una tracheotomia. Era malato di Sla, che è una malattia atroce, ma con la sua immensa voglia di vivere, la chiamava "la mia amante". Salvatore Usala, da solo e con altri, malati come lui o sani, e con il Comitato 16 novembre di cui era segretario da dieci anni combatteva battaglie in favore delle possibilità di cura e di esistenza dignitosa per i disabili gravi. Per loro e per le loro famiglie, che portano il peso, pieno di affetto ma spesso anche di disperazione, della cura e dell'assistenza. Nel 2009 era stato protagonista, assieme a Maria Antonietta Farina Coscioni e a Giorgio Pinna e Mauro Serra, malati come lui, di uno sciopero della fame per attirare l'attenzione delle autorità sulle carenze dell'assistenza domiciliare. Ne avevamo scritto sul Foglio, tra gli altri anche Adriano Sofri: "La verità è che se un malato di Sla viene ricoverato in terapia intensiva costa mediamente 1.740 euro al giorno e lo stato non ha problemi a pagare. Se però il malato chiede di essere assistito in famiglia al costo di 240 euro al giorno allora i soldi non ci sono". Da allora le cose sono un po' migliorate. In tempi in cui ci poniamo saggiamente il problema dei figli da far nascere, il problema di come far vivere i figli, i mariti e le mogli, i genitori non abili alla vita "normale", resta un problema da non dimenticare. 

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Sla/ Usala, Welby: "Il suo coraggio continuerà a dare forza alle nostre battaglie"

Mer, 07/09/2016 - 12:12
Sla/ Usala, Welby: "Il suo coraggio continuerà a dare forza alle nostre battaglie"Associazione Luca Coscioni7 Set 2016PoliticaDichiarazione di Mina Welby, a nome dell'Associazione Luca Coscioni   "Salvatore Usala, stratega delle lotte per il rispetto dei diritti di tutti i non autosufficienti, non è più tra noi. Solo il suo corpo disubbidiente ci lascia. Il suo spirito battagliero ci spinga anche in futuro a sostenere le battaglie della Associazione 16 Novembre. L'Associazione Luca Coscioni continuerà anche in futuro a difendere e ricercare che i diritti alle cure adeguate per tutti vengano rispettati e perché il parlamento e le amministrazioni regionali e locali prendano sul serio le richieste degli ultimi del nostro paese. Ciao, Tore, continua ad essere forza con il tuo spirito immortale insieme a tutti gli altri lottatori che ti hanno preceduto!"
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Disabilità: troppe disparità territoriali, l'Onu ci chiede di superarle

Mar, 06/09/2016 - 15:30
Disabilità: troppe disparità territoriali, l'Onu ci chiede di superarleVita Magazine5 Set 2016Sara De CarliVita indipendente

Dieci pagine e 88 punti, tanto è dettagliato il report dell’Onu sullo stato di attuazione in Italia della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. L’apposito comitato dell’Onu ha fatto un esame della realtà italiana a fine agosto a Ginevra e ora ha pubblicato le considerazioni finali, mosse all’Italia dal Committee on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD).

Il primo punto critico per l’Italia, ripetuto e fondamentale, è la molteplicità delle definizioni di disabilità, tanto nelle nostre leggi quanto fra una regione e l’altra, il cui effetto è una differente garanzia nell’accesso ai servizi, a seconda della regione in cui si vive. La disabilità in Italia, inoltre, continua continua a essere vista partendo da una prospettiva medica e sanitaria, non dalla prospettiva di diritti che sta alla base della Convenzione. Quindi la prima azione "suggeritaci" dal CRPD è quella di adottare un cincetto di disabilità in linea con la Convenzione e di assumerlo dentro tutte le leggi italiane: insomma, serve una armonizzazione delle leggi, in maniera omogenea, per superare le attuali differenze territoriali (qui il testo completo).

Il secondo punto è la ancora scarsa considerazione delle persone con disabilità nelle scelte che le riguardano. Punto terzo, la scarsità di dati sui minori con disabilità, in particolare sotto i 5 anni: il comitato raccomanda l’avvio di una raccolta dati ed esprime preoccupazione per una cornice in cui i bambini con disabilità sono assenti dalle politiche sulla povertà minorile.

Sull’articolo 19 della Convenzione Onu, che focalizza sulla vita indipendente, siamo stati “bacchettati” pesantemente: il Comitato ha espresso profonda preoccupazione per il trend di re-istituzionalizzazione delle persone con disabilità e il fatto che i fondi non siano riallocati per progetti di vita indipendente. Il Comitato ha espresso preoccupazione anche per I bambini sordi, che non hanno interpreti del linguaggio dei segni nelle scuole.

Tutte queste considerazioni, come le altre contenute nel report, saranno sullo sfondo della Conferenza Nazionale sulla Disabilità che si terrà a Firenze il 16-17 settembre.

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Più di centomila coppie in fila per avere un bimbo "Anche due anni di attesa"

Lun, 05/09/2016 - 15:49
Più di centomila coppie in fila per avere un bimbo "Anche due anni di attesa"La Repubblica3 Set 2016Caterina PasoliniFecondazione assistita

Quotidianamente ci misuriamo con le storie di ostacoli e difficoltà di chi ci scrive per chiederci aiuto a cercare un centro che non abbia liste d'attesa indicibili, per farci domande sui rimborsi della prestazioni, per domandarci perchè non ci sono donatori o semplicemente perchè l'iter è così lungo ed infinito per poter diventare genitori. Per noi sono storie che appartengono alle singole persone che ci scelgono come interlocutori, ma dietro ci sono numeri impressionanti che non si possono trascurare.

Sono più di centomila le coppie che cercano un figlio grazie alla scienza, costrette a risparmiare ad emigrare verso nord per reali72are il loro sogno. Pronte ad affrontare un faticoso viaggio burocratico, armate di infinita pazienza. Perché l'attesa prima della fecondazione assistita può andare dai tre mesi della Toscana ai due anni e mezzo della Sicilia, dai dieci mesi della Lombardia ai tredici del Piemonte dove all'ospedale Sant'Anna ci sono 600 donne in lista di attesa, dai 9 mesi della Liguria dove seicento donne ogni anno emigrano, ai 15 del Veneto.

Sono un esercito in continua crescita gli infertili per malattia, età o per motivi che neppure i medici hanno saputo definire. Lo testimoniano i dati ufficiali: se nel 2005 erano 45.519 le coppie trattate con la fecondazione assistita, nove anni dopo erano passate a ben 70.589. E ora, stimano gli esperti, superano le centomila coppie, comprese le ottomila che prima andavano all'estero per la fecondazione eterologa.

--> Leggi anche la nostra 'Storia di Speranza': "Vogliamo solo un figlio"

Per tutti, alle spalle anni di attesa sognando un bambino e spesso un viaggio verso nord. Da Roma in giù i centri pubblici sono infatti pochissimi, quelli convenzionati scarsi e cosi per una fecondazione assistita in tempi utili molti finiscono per rivolgersi ai privati dove si spendono dai tremila euro in su a tentativo. Mentre in regioni come Toscana o Emilia si pagano circa 500 euro di ticket o secondo la fascia di reddito. Qui, dove i centri pubblici accettano pazienti da fuori regione, emt gra in massa chi non ha soldi e tempo da perdere. Un pellegrinaggio della speranza continuo verso Firenze, Cattolica, Bologna dalla Sicilia, dal Lazio, dalla Campania o dalla Puglia.

--> Guarda anche tu l'inchiesta svolta con FaiNotizia: "Il Seme della Discordia"

"Da noi a Careggi oltre la metà delle 790 fecondazioni è stata fatta su pazienti di fuori, questo forse perché già dal 2000 questa tecnica era stata messa in Toscana nei livelli di assistenza. Per una prima visita si aspetta fino a gennaio'", dice Maria Elisabetta Coccia, primario del reparto Pma dell'ospedale fiorentino.

Stessa situazione a Cattolica: metà delle 800 coppie trattate arriva da altre regioni che però, ultimamente, si rifiutano di pagare la trasferta. "Da anni i governi promettono di mettere la fecondazione nei i livelli essenziali di assistenza e invece nulla. Farsi un menisco è previsto nei lea, un figlio no, come se fosse un lusso", accusa Carlo Bulletti primario Unità riproduzione dell'ospedale Cervesi. 

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Le scelte scellerate di questa politica che ignora la scienza

Lun, 05/09/2016 - 13:02
Le scelte scellerate di questa politica che ignora la scienzaLeft3 Set 2016Filomena Gallo e Marco CappatoPolitica

Quando la politica tratta male la scienza, sono guai per la scienza, ma anche per la politica.

Ce ne accorgiamo quando i media levano all'unisono il coro su quante risorse e vite umane si sarebbero risparmiate (e si risparmierebbero per il futuro) se solo fossero ascoltati gli scienziati della terra, insieme ad architetti, ingegneri e urbanisti, e fossero realizzati gli investimenti necessari per mettere in sicurezza intere popolazioni a rischio sismico in Italia. Ma le scelte della politica, e degli stessi media del resto, sono assunte con la logica del brevissimo termine e dell'accumulo immediato di influenza e potere. Il contrario di quanto esigerebbero delle politiche di investimento basate su precise analisi costi-benefici per le nostre generazioni e quelle future.

Il risultato è un deterioramento della credibilità istituzionale, in un circolo vizioso deleterio, che è urgente spezzare.

La crisi delle "democrazie" - sulla quale Marco Pannella suonò l'allarme - è oggi un fatto evidente, con il ritorno di nazionalismi e populismi illiberali persino in Europa e negli Stati Uniti. Una democrazia liberale non può vivere senza affermazione del diritto a conoscere la realtà dei fatti, a discutere le diverse proposte per poi deliberare e valutare i risultati delle scelte. Democrazia e scienza si fondano entrambe sul metodo empirico, rifuggendo ogni dogma. Per arginare la crisi democratica dobbiamo rafforzare la scienza, la libertà di ricerca e di accesso ai suoi benefici, superando i proibizionismi e investendo risorse.Se non lo faremo, la ricerca si sposterà nei Paesi autoritari, privi di controllo democratico e legalità, provocando così la sconfitta delle democrazie nella competizione globale.

L'Associazione Luca Coscioni (soggetto costituente del Partito radicale) è in prima linea nella promozione della libertà di ricerca: staminali embrionali e modifica del genoma animale e vegetale; libertà nel concepire nuova vita, nel curarsi e nel morire; diritti delle persone disabili, eliminando le barriere e rinnovando gli ausili rimborsabili; trasparenza e merito nel finanziare la scienza. In Parlamento, nelle aule di tribunale, diamo forza politica a quel diritto alla scienza che è parte integrante dei diritti umani fondamentali. Questi i temi centrali del XIII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni"In difesa dello Stato di diritto democratico? Libertà e scienza!" che si terrà a Napoli dal 30 settembre al 2 ottobre.

Pochi giorni prima del Congresso, ci recheremo all'Onu di Ginevra per presentare un rapporto sulla situazione in Costa Rica, dove la fecondazione assistita è tuttora vietata, e per proporre alle delegazioni Nazionali il rafforzamento del monitoraggio e del rispetto del diritto alla libertà di ricerca scientifica a livello mondiale, sia per i ricercatori che per i cittadini che vogliono beneficiare dei risultati della ricerca.

Il Congresso di Napoli convocato con i co-presidenti dell'associazione Mina Welby, Marco Gentili e Michele De Luca, sarà l'occasione decidere gli obiettivi per il 2017, dalle nuove frontiere della ricerca genetica (la tecnica di modifica genetica CRISPR-CAS9) all'esito del dibattito parlamentare sull'eutanasia, passando per la difesa delle conquiste ottenute, ad esempio sulla fecondazione assistita.

Il metodo è sempre quello di portare ogni singola storia nel cuore della politica. Per questo, la presenza di ciascuno è importante. Democrazia e scienza si fondano sul metodo empirico, rifuggendo ogni dogma. Per arginare la crisi democratica dobbiamo rafforzare la scienza. 

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Loreto - anche il difensore civico regionale chiede il PEBA (piano eliminazione barriere architettoniche)

Dom, 04/09/2016 - 11:06
Loreto - anche il difensore civico regionale chiede il PEBA (piano eliminazione barriere architettoniche)Corriere Adriatico3 Set 2016Barriere architettoniche

AllegatoDimensione Loreto1606016.jpg1.33 MB Ombudsman29082016.jpg409.12 KB CAdriatico03092016.jpg919.8 KB
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Legalizziamo l'hashish e la marijuana - raccolta firme a Castelfidardo (AN)

Ven, 02/09/2016 - 18:12
Politica

La cellula Coscioni di Ancona prosegue per tutto il mese di settembre la campagna per la legalizzazione della  cannabis e dei suoi derivati organizzando dei banchetti raccolta firme a Castelfidardo (An) tutti i lunedì mattina del mese di settembre  ( 5, 12, 19 e 26 settembre ) nel piazzale Don Minzoni (Porta Marina).

 

Data: Lunedì, 5 Settembre, 2016 - 10:00 to 12:00Città: CastelfidardoIndirizzo: Piazzale Don Minzoni (Porta Marina)Organizzatore: Renato Biondini
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Treia (MC) richiesta adozione PEBA (piano eliminazione barriere architettoniche)

Ven, 02/09/2016 - 17:58
Barriere architettoniche

 

Al  Sindaco di  Treia

Franco Capponi

TREIA  (MC)

                                                                                

 RICHIESTA DI ACCESSO AI DOCUMENTI AMMINISTRATIVI

  ai sensi dell’art. 22 della legge 241/90 e successive modificazioni ed integrazioni

 Il sottoscritto  BIONDINI RENATO, nato a RECANATI     il 2 DICEMBRE 1963 residente in  CASTELFIDARDO , via ROMOLO MURRI 109 in qualità di rappresentante dell’ associazione  Luca Coscioni    e

PIANCATELLI  SANTE,  nato a TREIA IL 7 DICEMBRE 1941 e ivi residente  in via  G. GARIBALDI 31;

Premesso che   in base all'art. 32, commi 21 e 22  della legge 41 del 1986, come aggiornati dall'art. 24, comma 9 della legge 104 del 92, nonché dall’art. 5 della legge regionale della Regione Marche n° 52 del 1990,  tutte  le  pubbliche  amministrazioni,  tra  cui naturalmente  i Comuni,  le  Provincie  e  le Regioni, per gli edifici e gli spazi pubblici di propria competenza,  sono obbligati ad adottare e aggiornare i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche “PEBA”;  

 

Tutto ciò premessoI sottoscritti, con la presente, chiedono formalmente di esercitare il diritto di accesso, ai sensi degli articoli 22 e seguenti della Legge 7 agosto 1990, n. 241 e s.m.i., al  Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche.

 

 

 

 Renato  Biondini                                            Sante  Piancatelli

 

                                  

 

 

Treia,    30 agosto  2016

allegati:  documento d’identità di Renato Biondini

 

 

dr. Renato Biondini  segretario  cellula di Ancona ass.  “Luca Coscioni”

 

via Romolo Murri, 109  60022 Castelfidardo  (AN) 

 

tel.  071 780399     cell. 339 6035387

 

email     cellulacoscioniancona@gmail.com     biondinirenato@alice.it       

 

 

 

Data: Martedì, 30 Agosto, 2016 - 17:50Città: Treia (MC)Indirizzo: Comune di Treia (MC)Organizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione TreiaPEBA.pdf701.73 KB
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Legalizziamo l'hashish e la marijuana - settembre ultimo mese di raccolta firme

Ven, 02/09/2016 - 17:47
Legalizziamo l'hashish e la marijuana - settembre ultimo mese di raccolta firmeCorriere Adriatico - Edizioni Vivere Marche1 Set 2016Politica

Associazione Luca Coscioni: "Legalizziamo hashish e marijuana, settembre ultimo mese di raccolta firme"La raccolta firme nazionale sulla proposta di legge di iniziativa popolare della campagna Legalizziamo! per la regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della cannabis e suoi derivati come hashish e marijuana proseguirà ancora per tutto il mese di settembre.

La proposta di legge popolare, promossa da Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni, con la collaborazione e il sostegno di Coalizione Italiana per le Libertà Civili e Democratiche, Forum Droghe, Antigone, La PianTiamo e di decine di grow shop/canapai italiani depenalizza il consumo e ne regolamenta la produzione e sua commercializzazione. I danni sociali, economici e giudiziari del proibizionismo sono sotto gli occhi di tutti, le droghe illegali sono diventate il terzo business più redditizio al mondo, dopo il cibo e l’energia, interamente controllato da organizzazioni criminali, è’ provato infatti che anche il terrorismo si finanzia con i proventi del narcotraffico.
Serve un cambio di passo radicale nelle politiche sulle droghe e la scelta antiproibizionista è l’unica ragionevole, fondata su basi scientifiche e riscuote il consenso dell’opinione pubblica, secondo i dati della Direzione nazionale antimafia, un europeo su 4 ha fatto uso di droghe. La proposta di legge prevede: l’auto-coltivazione libera fino a cinque piante, possibilità di associazione in cannabis social club non a fini di lucro, la coltivazione e fini commerciali previa comunicazione alle autorità, la promozione ulteriore dell’accesso ai cannabinoidi medici ampliandolo chiaramente ai malati affetti da sintomatologie che rispondano ai preparati, il controllo della produzione è affidato alla direzione generale sulle frodi agro-alimentari del Ministero delle politiche agricole e dal Comando carabinieri per la tutela della salute presso il Ministro della salute, vengono abolite tutte le sanzioni penali anche per l’uso personale di tutte le altre sostanze proibite e si introduce una norma volta alla scarcerazione di coloro che hanno subito una condanna relativa a condotte legalizzate con la proposta di legge.

L’hashish e marijuana, non sono più nocive di altre droghe perfettamente legali come superalcolici e tabacco, perché allora non legalizzarle? Ci sarebbero solo che vantaggi, nella situazione attuale invece chi ci guadagna sono solo le organizzazioni criminali.

http://www.viveremarche.it/index.php?page=articolo&articolo_id=604395

http://www.vivereascoli.it/2016/09/01/associazione-luca-coscioni-legalizziamo-hashish-e-marijuana-settembre-ultimo-mese-di-raccolta-firme/604395/

http://www.viverefabriano.it/2016/09/01/associazione-luca-coscioni-legalizziamo-hashish-e-marijuana-settembre-ultimo-mese-di-raccolta-firme/604395/

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L'Italia e il Fertility Day: la polemica

Gio, 01/09/2016 - 15:17
L'Italia e il Fertility Day: la polemicaRepubblica1 Set 2016Michele SerraBioetica

Il problema del crollo della natalità in Italia è reale, ed è un dato di fatto. Ma forse questa campagna, intrapresa dal Ministro Lorenzin per farvi fronte avrebbe dovuto essere approcciata diversamente, considerando che, se in Italia non si fanno figli, forse è perchè mancano le prospettive per metterli al mondo.

Chiamarlo Giorno della Fertilità avrebbe avuto un inevitabile retrogusto da Ventennio, con l'esortazione alle fattrici italiane di dare soldati alla Patria e benedizione del parroco alle spose gravide. E dunque l'angloma Fertility Day, indetto per il 22 settembre del ministero della Salute, suona, più che renziano, prudentemente eufemistico rispetto a un argomento in sé minaccioso, perché si intromette in cose privatissime, e a forte rischio di motto di spirito. Probabile che la ministra Lorenzin e i suoi collaboratori sapessero, o almeno intuissero, di addentrarsi in un campo minato.

Incoscienti o coraggiosi che siano, va loro riconosciuto il merito di esercitare con abnegazione il loro ruolo, perché un comune mortale, di fronte a meno della metà delle reazioni acide, dei commenti ostili e delle facezie raccolti in poche ore dal Fertility Day, si chiederebbe chi glielo ha fatto fare. Glielo ha fatto fare, probabilmente, la constatazione che esiste, in Italia più ancora che nel resto d'Europa, un problema di denatalità grosso come una montagna. Si mettono al mondo pochissimi figli, tanto che l'immigrazione ha sempre più le sembianze (e il valore ) di una massiccia importazione di giovinezza in una società che sembra produrre soprattutto vecchiaia. Peccato che un Fertility Day promosso dal ministero della Sanità abbia l'inevitabile effetto di defalcare, appunto, a "problema sanitario", o di educazione genitale (si dirà così?) quello che con ogni evidenza é un problema economico e sociale.

Non si fanno figli prima di tutto perché non si ha un lavoro per mantenerli e una casa per metterceli, perché ci si sente precari, perché la madre è sempre certa ma il futuro sempre incerto. Eventuali componenti narcisistiche (non si fanno più figli perché gli adulti occidentali tendono a restare per sempre bambini, e i bambini non fanno bambini) esistono certamente, ma non sono il cuore della questione. E' molto probabile che prospettive economiche e psico-sociali un poco meno depresse, e deprimenti, avrebbero effetti fertilizzanti. Meno probabile che sia una campagna di educazione ai piaceri della famiglia a risvegliare la voglia di diventare genitore di ragazze e ragazzi che spesso dipendono ancora, quasi in tutto, dai propri genitori.

Quando le generazioni si insaccano l'una nell'altra, generare diventa vagamente claustrofobico, no? D'altra parte, lo zelo delle istituzioni obbedisce a logiche "naturali" di ottimismo e di virtuosità che i cittadini, specie quando sono di malumore, non riescono ad accogliere con il favore e la cortesia che meriterebbero. C'è poi, nello spirito italiano, un'irriducibile avversione, perfino superiore a quanta ne basterebbe, per l'intromissione pubblica nelle scelte private.

Mio nonno, italiano di mondo vissuto per quasi l'intera vita a New York, se la rideva di gusto dei Syphilis Day e dei Single Mother Day (Giornata della sifilide, Giornata della ragazza madre) ai quali le signore benpensanti e benefacenti lo esortavano a partecipare, ovviamente con obolo da versare alla causa prima di tracannare numerosi cocktail. Ma era, appunto, un signore molto navigato, e guardava alla ingenua filantropia puritana con una punta di esilarato cinismo. Magari, però, le ragazze madri e gli affetti da malattie veneree ricavarono, da quelle attenzioni e da quella retorica soccorrevole, qualche sollievo e qualche vantaggio.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, ma possiamo indirizzare alla ministra Lorenzin un augurio che ci sollevi, chi più chi meno, dal nostro disincanto: che almeno un paio di culle si riempiano proprio in virtù delle raccomandazioni e dei suggerimenti del FertilityDay, facendo registrare, il 22 settembre, un'impennata anche minima del tasso di natalità.

Si sa che basta uno 0,01 in più, di questi tempi, a far suonare le campane a festa (Noi ci sentiamo esentati per ragioni anagrafiche. L'età ha i suoi vantaggi).

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legalizziamo hashish e marijuana, settembre ultimo mese di raccolta firme

Mar, 30/08/2016 - 21:30
legalizziamo hashish e marijuana, settembre ultimo mese di raccolta firmeRenato Biondini31 Ago 2016Politica

 

La raccolta firme nazionale sulla proposta di legge di iniziativa popolare della campagna Legalizziamo! per la regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della cannabis e suoi derivati come hashish e marijuana proseguirà ancora per tutto il mese di settembre.

La proposta di legge popolare, promossa da Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni, con la collaborazione e il sostegno di Coalizione Italiana per le Libertà Civili e Democratiche, Forum Droghe, Antigone, La PianTiamo e di decine di grow shop/canapai italiani depenalizza il consumo e ne regolamenta la produzione e sua commercializzazione.

I danni sociali, economici e giudiziari del proibizionismo sono sotto gli occhi di tutti, le droghe illegali sono diventate il terzo business più redditizio al mondo, dopo il cibo e l’energia, interamente controllato da organizzazioni criminali, è’ provato infatti che anche il terrorismo si finanzia con i proventi del narcotraffico. Serve un cambio di passo radicale nelle politiche sulle droghe e la scelta antiproibizionista è l’unica ragionevole, fondata su basi scientifiche e riscuote il consenso dell’opinione pubblica, secondo i dati della Direzione nazionale antimafia, un europeo su 4 ha fatto uso di droghe. La proposta di legge prevede:  l’auto-coltivazione libera fino a cinque piante, possibilità di associazione in cannabis social club non a fini di lucro,  la coltivazione e fini commerciali previa comunicazione alle autorità, la promozione ulteriore dell’accesso ai cannabinoidi medici ampliandolo chiaramente ai malati affetti da sintomatologie che rispondano  ai preparati, il controllo della produzione è affidato alla direzione generale sulle frodi agro-alimentari del Ministero delle politiche agricole e dal Comando carabinieri per la tutela della salute presso il Ministro della salute, vengono abolite tutte le sanzioni penali anche per l’uso personale di tutte le altre sostanze proibite e si introduce una norma volta alla scarcerazione di coloro che hanno subito una condanna relativa a condotte legalizzate con la proposta di legge. L’hashish e marijuana, non sono più nocive di altre  droghe perfettamente legali come superalcolici e tabacco, perché allora non legalizzarle? Ci sarebbero solo che vantaggi, nella situazione attuale invece chi ci guadagna sono solo le organizzazioni criminali che ne controllano e lucrano sul suo commercio. Chi si oppone alla legalizzazione delle droghe leggere favorisce solo le organizzazioni criminali. Chiediamo ai consumatori di cannabis di mobilitarsi, ma lo chiediamo anche a tutti i cittadini italiani perché arrivi un segnale chiaro e forte al legislatore, invitiamo in particolare i cittadini marchigiani a sottoscrivere questa proposta di legge d’iniziativa popolare recandosi negli appositi uffici comunali (ufficio elettorale o U.R.P.) o collaborando con noi nella raccolta firme.  Ecco i comuni  delle Marche dove si può sottoscrivere la nostra proposta di legge:  Ancona, Camerano, Castelfidardo, Comunanza, Fabriano, Falconara Marittima, Fermo, Jesi, Loreto, Macerata, Montemarciano, Monteurano, Numana, Osimo, Pesaro, Pollenza, Recanati, San Benedetto del Tronto,  Senigallia, Urbino.

Info. email  cellulacoscioniancona@gmail.com       cell.  3396035387

 http://www.associazionelucacoscioni.it/cellulaancona        

 

 

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Marco Perduca parteciperà alla Conferenza Stampa per il lancio di Legalizziamo! in Liguria

Mar, 30/08/2016 - 13:01














Marco Perduca, Coordinatore nazionale della campagna “Legalizziamo!” e membro di Giunta dell'associazione Luca Coscioni, parteciperà alla Conferenza Stampa organizzata da Rete a Sinistra per lanciare la campagna di raccolte firme Legalizziamo!
Insieme a lui anche Gianni Pastorino, Consigliere regionale di Rete a Sinistra, e Marianna Pederzolli, Consigliere comunale di Rete a Sinistra.   Di seguito il Comunicato ufficiale di Rete a Sinistra: Rete a Sinistra illustrerà gli emendamenti riguardanti la legge della Regione Liguria per sensibilizzare i medici e i pazienti all’uso della cannabis terapeutica, una proposta di legge per incentivare la coltivazione della canapa industriale e si presenterà la campagna “Legalizziamo!”: una proposta di legge d'iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis promossa da Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani col sostegno di Rete a Sinistra, Possibile, CIDL-Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili, Forum Droghe, La Società della Ragione, Antigone, A Buon Diritto, Legalizziamolacanapa.org, CIP-Canapa Info Point e il Coordinamento Nazionale Grow Shop. La proposta di legge prevede la regolamentazione legale della produzione, consumo e commercio della cannabis e dei suoi derivati, ossia della completa legalizzazione della marijuana in Italia nonché della decriminalizzazione dell’uso di tutte le sostanze illecite. Sarà anche l’occasione per fare il punto sullo stato di attuazione della legge sulla cannabis terapeutica della Regione Liguria e sulla reale possibilità di accesso alla cannabis terapeutica, affinché sia garantita l’effettiva libertà di cura dei cittadini. Partecipano inoltre Domenico Chionetti, della Comunità San Benedetto; Stefano Gaggero, estensore delle proposte di Rete a Sinistra, Gianpaolo Malatesta, Clizia Nicolella, Veronica Raiola, Massimo Grubesich, consiglieri nei comuni di Genova e Recco, che stanno consentendo con il loro lavoro la raccolta firme ai tavoli e presso i Grow shop; i rappresentanti dei Grow shop di Genova che hanno messo a disposizione i loro negozi come punto di raccolta firme sulla legge di iniziativa popolare; Stefano Petrella, Andrea Spinetti, Alessandra Licco, Patrizia de Fusco, Laura Massi e Marta Palazzi, militanti radicali e coordinatori della raccolta firme in Liguria. --> Per la Rassegna Stampa dedicata CLICCA QUI. Data: Lunedì, 29 Agosto, 2016 - 11:30Città: GenovaIndirizzo: Regione LiguriaOrganizzatore: Rete a Sinistra
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Liguria, coltivazioni di canapa nelle zone a rischio idrogeologico

Mar, 30/08/2016 - 12:33
Liguria, coltivazioni di canapa nelle zone a rischio idrogeologicoRepubblica29 Ago 2016Cannabis terapeutica

La proposta dei consiglieri di Rete a Sinistra e la presentazione della pdl di iniziativa popolare "Legalizziamo!" con intervento di Marco Perduca.

Incentivare le coltivazioni di Canapa nelle zone a rischio idrogeologico e dare vita a corsi di aggiornamento per medici e farmacisti. Sono queste in breve, le proposte di legge che Rete a Sinistra porterà in Consiglio Regionale in tema di regolamentazione della Cannabis e dei suoi derivati. A spiegarlo, nel corso di una conferenza stampa, alla quale hanno partecipato Gianni Pastorino, Consigliere regionale di Rete a Sinistra; Marianna Pederzolli, Consigliere comunale di Rete a Sinistra e Marco Perduca, Coordinatore nazionale della campagna 'Legalizziamo!'.

La prima proposta di legge riprende l’attuazione della 26/2012 , che fa della Liguria una delle 11 Regioni italiane che autorizza l’uso della cannabis a fini terapeutici. "Dalla precedente giunta di centrosinistra, purtroppo, non era partito l’impulso per l’attuazione - ha spiegato Pastorino - cosa che, invece, va riconosciuto, è stato fatto dall’attuale giunta Toti. Tuttavia, mancano tutti i processi di formazione da parte dei medici e dei farmacisti galenici e le informazioni per l’utenza rispetto alla modalità terapeutiche".

La seconda, invece, riguarderà la promozione della coltivazione di cannabis attiva, la cosiddetta canapa utile, anche a fini di contrasto al dissesto idrogeologico, recuperando e bonificando i terreni attraverso una pianta che è particolarmente appetibile per il nostro territorio dal punto di vista dei terreni e del clima, nonché del mercato. "Pensiamo sia necessario superare una serie di pregiudizi perché parliamo di canapa utile - conclude Pastorino - con un tenore di sostanza attiva praticamente inesistente, che vale invece come nuove possibilità per l’industria italiana attraverso un’attività particolarmente pregiata e semplice".

La Liguria, quindi, potrebbe essere apripista per la legge nazionale che andrà in commissione già a Settembre. Una legge nazionale che si affianca alla campagna di raccolta firme per regolamentare la vendita e il consumo della sostanza portata avanti con una raccolta firme dal comitato legalizziamo.it.

     --> Per scoprire dove firmare la nostra proposta di legge CLICCA QUI

"Si tratta di una proposta più ampia rispetto a quella del parlamento - spiega Perduca - e vuole lanciare il messaggio chiaro che gli italiani sono pronti a poter comprare e consumare legalmente un prodotto che è anche una medicina e non è pericoloso come altre droghe legali".

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Cannabis terapeutica, fatta la legge... continua l'affanno

Ven, 26/08/2016 - 23:01
Cannabis terapeutica, fatta la legge... continua l'affannoRenato Biondini27 Ago 2016Cannabis terapeutica

        
E si , è proprio cosi! Molti pazienti nella nostra regione, si erano illusi di poter accedere alle terapie a base di cannabis in maniera semplice, lineare, visto che, dopo 3 anni e mezzo che la legge regionale n° 1 del 2013 riposava  in pace (lei si , i malati un pò meno) in qualche cassetto della Regione. Prendiamo atto dell’ emazione  della giunta regionale, dei decreti attuativi (con la delibera 617 del 20 giugno 2016) per poter rendere , diciamo cosi fruibili queste terapie, grazie alle iniziative del gruppo consiliare del M5S in Consiglio Regionale e in particolare della consigliera Romina Pergolesi, ma le criticità  e  perplessità che abbiamo subito rilevato su questo testo del decreto attuativo, già portate a conoscenza  al Presidente della commissione sanità e servizi sociali della Regione, si sono rilevate fondate,  in quanto continuano i disagi e  le lamentele di pazienti che, non riescono ad accedere a queste cure con la cannabis terapeutica.

Lo scoglio maggiore nell’accesso a queste terapie con cannabinoidi è il fatto che sono gli stessi operatori sanitari, medici in particolare che non sanno e non sono informati su questa possibilità e percorso terapeutico (patologie, metodi di assunzione, principi attivi, posologie ecc.) e quasi sempre c’è il rifiuto a prescrivere questa terapia adducendo svariate e bizzarre   motivazioni, negando di fatto il diritto alle cure.

Vogliamo   ricordare  e  ribadire con forza a tutti in particolare ai pazienti e ai  medici del servizio sanitario regionale che la legge ORA è operativa per le patologie contemplate nella delibera n.617/2016,  e che  la legge permette, oltre che allo specialista, anche ai medici di base di prescrivere la terapia.

I medici in ogni caso dovranno compilare  un’  apposito  modulo, dove verranno inseriti tutti dati del paziente (patologia, terapia, posologia ecc.. ) per un massimo di 3 mesi, al termine dei quali va rifatta la ricetta.

Dall’impossibilità di accesso a queste cure, deriva l’affanno di molti pazienti che, già gravati da una situazione personale pesante e che cercano sollievo da questa terapia, si trovano davanti un muro; un muro difficile da valicare per una persona normale, figuriamoci per un malato, o peggio, per un disabile.

La legge regionale n 1 del gennaio 2013, all’articolo 4 parla chiaro: In ambito non ospedaliero l'Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR) coadiuva gli assistiti, su richiesta dei medesimi, nell’acquisizione dei farmaci a base  di  cannabinoidi   registrati all’estero per finalità terapeutiche, nell’osservanza delle procedure previste dalle disposizioni statali vigenti. Aggiungiamo inoltre, che ora si potrebbe anche ‘ordinare’ anche presso l’istituto farmaceutico militare di Firenze. Questo, per ora, non avviene, i pazienti non vengono ne coadiuvati né tantomeno assistiti. L’ associazione  Luca Coscioni e l’ associazione  DiSanaPianta , sono le uniche associazioni del territorio regionale che, anche grazie all’appoggio ed alla sensibilita’ dei cittadini eletti dal Movimento 5 Stelle, portano avanti questa battaglia e che si interfacciano con le istituzioni e con i pazienti, chiediamo a tutte  le altre associazioni del territorio che sono sensibili a questa problematica, un ‘aiuto per dare voce a chi non ne ha.

Chiunque abbia bisogno di informazioni in merito, o voglia portare il suo contributo o testimonianza, è pregato di contattarci e di esporci le sue problematiche, cercheremo di  aiutare, nei limiti delle nostre possibilità ,chiunque ne abbia diritto, dando voce alle loro esperienze e richieste, che  gireremo a chi di dovere.

E' ora di dare accesso a chi ha bisogno dei benefici di questa benedetta terapia con i cannabinoidi, subito, di sana pianta, perché è un loro diritto!

 Giovanni Maggi    presidente del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle

 Renato Biondini  segretario cellula di Ancona associazione  Luca Coscioni 

Luciano Postacchini  presidente associazione  DiSanaPianta.

 

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Matteo Mainardi interverrà al V Raduno Nazionale Pastafariano

Mer, 24/08/2016 - 11:16
Eutanasia

Matteo Mainardi, membro di giunta dell'Associazione Coscioni, interverrà nel corso del panel del 25 agosto: meeting tra associazioni (aperto al pubblico) presso la tenuta L'Incartata. Nel suo intervento racconterà la campagna Eutanasia Legale promossa dall'Associazione Luca Coscioni.

Per visionare l'intero programma clicca QUI

Data: Giovedì, 25 Agosto, 2016 - 16:00 to 18:00Città: Calvanico (SA)Indirizzo: Tenuta "L'Incartata"Organizzatore: Chiesa Pastafariana Italiana AllegatoDimensione V Raduno pastafariano.pdf197.52 KB
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Cannabis legale a uso terapeutico «Così si cura il dolore cronico»

Mar, 23/08/2016 - 12:48
Cannabis legale a uso terapeutico «Così si cura il dolore cronico»Corriere della Sera23 Ago 2016Redazione Milano OnlineCannabis terapeutica

Paolo Poli, pioniere italiano della cannabis ad uso terapeutico, spiega gli importantissimi effetti della cannabis utilizzata come cura per numerose patologie. Perchè non abbattere un tabù e insegnare a tutti i medici come prescriverla?

Mentre i riflettori sono puntati sulla proposta di legge per la liberalizzazione della cannabis e si è riaccesa la polemica dopo le dichiarazioni del presidente Anac Raffaele Cantone  (che si è detto a favore di una «legalizzazione intelligente»), non tutti sanno che in Italia è già legale prescriverla a uso terapeutico, per curare il dolore cronico.

In Italia sono circa 12 milioni le persone che soffrono di questa sindrome, con punte tra gli over 65 e una presenza più rilevante tra le donne. «Usare la cannabis a scopo terapeutico è molto diverso dal consumo a cui siamo abituati. Non si fuma, per esempio, ma viene somministrata o attraverso un infuso o come gocce assunte per bocca», ha spiegato il dottor Paolo Poli, uno dei principali esperti di terapia del dolore e pioniere nell’uso della cannabis a scopo terapeutico.

--> Leggi anche "Qui curiamo 1.000 malati con la cannabis"

A Milano opera alla Clinica Cimarosa, l’unico centro in città a disporre di un team di cura del dolore cronico su base di farmaci cannabinoidi.

«Non bisogna confondere la cannabis “da strada” da quella terapeutica. Quest’ultima è un farmaco a tutti gli effetti, molto meno pericoloso di altri farmaci usati per combattere il dolore, come per esempio gli oppioidi. Il principio attivo responsabile degli effetti collaterali tipici del fumo ludico è il Thc (delta 9-tetraidrocannabinolo) che nella cannabis usata a scopo terapeutico è presente in percentuale strettamente controllata. È un farmaco sicuro, con pochissimi effetti collaterali, di rara incidenza» ha aggiunto Poli. La cannabis terapeutica presenta notevoli vantaggi ed effetti benefici, confermati dagli studi della Sirca (Società italiana ricerca cannabis), di cui Poli è presidente.

Ha un effetto positivo sul dolore (agisce soprattutto sulla cefalea e la fibromialgia), migliora la qualità del sonno, favorisce l’appetito, diminuisce le spasticità. Le infiorescenze, prodotte in Olanda, derivano da piante con profilo genetico stabile per cui forniscono un prodotto con un contenuto di principio attivo costante. Dalla fine di agosto sarà disponibile anche la produzione italiana dell’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.

«Da anni con la Sirca stiamo studiando le patologie sulle quali la cannabis è più efficace. Noi usiamo quattro tipologie di cannabis, su 350 esistenti, con percentuali differenti dei due principi attivi primari (il già citato Thc e il Cbd, cannabidiolo) e, dopo avere valutato l’età del paziente, la sua patologia, la sua storia clinica, prescriviamo il tipo più adatto», ha concluso Poli.

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