Luca Coscioni

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Aggiornato: 1 ora 39 min fa

Ketamina, Luca Pani: Governo ascolti comunità scientifica e non voti con la Cina

Gio, 05/03/2015 - 10:54
Ketamina, Luca Pani: Governo ascolti comunità scientifica e non voti con la CinaFilomena Gallo e Marco Perduca5 Mar 2015Sanità

Le dichiarazioni rilasciate dal direttore generale dell'Aifa Luca Pani a proposito della decisione del Governo italiano di allinearsi, senza aver consultato l'Agenzia italiana del Farmaco, con la Cina nel richiedere che la ketamina venga inclusa nella prima tabella della Convenzione sugli stupefacenti delle Nazioni unite del 1971 per renderla una sostanza da proibire in tutto il mondo, confermano l'atteggiamento proibizionista e antiscientifico dell'Esecutivo nel prendere decisioni sulla ricerca scientifica e la salute.

La proposta cinese dovrà adesso esser affrontata dalla plenaria della 58esima sessione della Commissione Droghe delle Nazioni unite che si terrà a Vienna dal 9 al 17 marzo prossimi. Chiediamo che l'Italia abbandoni la questione e non insista col sostegno alla Cina né colla forzatura delle procedure per forzare un voto sulla richiesta di proibizione della ketamina e che in successive occasioni consulti la comunità scientifica nazionale. Il Partito Radicale sarà presente a Vienna con una delegazione per l'intera durata dei lavori.

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Trapianti/eterologa: legge 40 vieta già commercializzazione gameti

Gio, 05/03/2015 - 10:28
Trapianti/eterologa: legge 40 vieta già commercializzazione gametiFilomena Gallo5 Mar 2015Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario Ass. Luca Coscioni, soggetto costituente il Partito Radicale  Durante l'esame del ddl recante "disposizioni in materia di traffico di organi, prelevati sia da persona vivente che da cadavere, destinati al trapianto." i parlamentari Sacconi, Giovanardi e De Pretis hanno dimostrato quanto non conoscano le leggi, come quella 40 del 2004, che difendono, presentando emendamenti per una difesa inutile di divieti già in vigore e rispettati nel nostro Paese. In Italia la commercializzazione di gameti e embrioni è vietata dalla legge 40, e in Europa le direttive su tracciabilità e sicurezza vietano la commercializzazione ma non escludono un rimborso spese,per una somma massima di 1200 euro per la donna.La legge 40 all'art. 12 comma 6 prevede che" Chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro." 
Se si pensa di bloccare l'eterologa impedendo la donazione dei gameti e limitando il rimborso spese cercando di configurare lo stesso come commercializzazione, il Parlamento sappia che attualmente si possono importare gameti da strutture autorizzate all'estero e utilizzare gameti donati da coppie in trattamento.
Sarebbe opportuno che il Parlamento prevedesse campagne informative sulla donazione di gameti e  abrogasse gli ultimi divieti della legge 40 come quelli che impediscono l'utilizzo degli embrioni italiani per la ricerca (i laboratori italiani sono costretti a importare linee di cellule staminali embrionali dall'estero) , e l'accesso alle tecniche di PMA per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche o cromosomiche, che si sentono ingiustamente discriminate.  

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Nomenclatore tariffario: scontro sulla pelle dei disabili

Gio, 05/03/2015 - 10:22
Nomenclatore tariffario: scontro sulla pelle dei disabiliPanorama5 Mar 2015L.M.Nomenclatore tariffario

Nel braccio di ferro tra Regioni e Governo sulle spese per la sanità è finito anche un pezzo di antiquariato: il nomenclatore tariffario per le protesi. Varato «provvisoriamente» nel 1999 e mai aggiornato per 16 anni, il prontuario che elenca quali strumenti - dalle carrozzine ai ginocchi artificiali - i disabili possono ottenere dallo Stato era diventato l'incubo dei malati italiani.

Al punto che Marco Gentili, 26 anni, viterbese, co-presidente dell'associazione Luca Coscioni e affetto da sclerosi amiotrofica laterale, aveva lanciato una petizione di protesta: «La tecnologia avanza, migliora la qualità di protesi e ausili, mutano anche i prezzi», che in alcuni casi addirittura diminuiscono. Perché, allora, sprecare denaro pubblico e causare «disagi a chi avrebbe bisogno di un aiuto?».

Matteo Renzi aveva promesso la revisione del prontuario entro dicembre. E il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha inviato in gennaio il nuovo tariffario alle Regioni inserendolo nei Lea (livelli essenziali di assistenza) che dovranno essere garantiti dalla sanità locale. Molte le novità tra i dispositivi, dalle protesi acustiche digitali alle carrozzine ad alta tecnologia; ma è maggiore, ovviamente, la spesa prevista: 415 milioni in più ogni due anni, interamente a carico delle Regioni. Che piangono miseria a palazzo Chigi. L'allarme dei disabili, così, continua: «Per ottimizzare la spesa le regioni dovranno mettere a gara grosse forniture» spiega Maria Teresa Agati, presidente del Csr, il centro studi della Confindustria per le tecnologie assistive. «Ma i malati con bisogni complessi hanno bisogno di ausili complessi, che devono essere scelti con cura e caso per caso. Rischiamo di comprare grandi quantitativi di prodotti standard che, non essendo adatti, resteranno inutilizzati o che dovranno essere modificati dopo l'acquisto». Con altri costi in arrivo.

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Stasera a Le Invasioni barbariche si parla di eutanasia

Mer, 04/03/2015 - 10:42
Stasera a Le Invasioni barbariche si parla di eutanasia4 Mar 2015Eutanasia

Nuovo appuntamento con «Le invasioni barbariche» di Daria Bignardi. Si affronterà il tema dell'eutanasia legale con la testimonianza di Gessica Ametrano (cliccando qui è possibile leggere la sua storia) e con Emma Bonino.

La puntata inizia alle ore 21.00 su La7.

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Eutanasia: Camusso "Che il Parlamento decida su questi temi"

Mar, 03/03/2015 - 14:50
Eutanasia: Camusso "Che il Parlamento decida su questi temi"Associazione Luca Coscioni3 Mar 2015Eutanasia

Video-appello per la campagna EutanaSIA legale

Comunicato stampa dell’Associazione Luca Coscioni

Pubblicato sul sito della campagna dell’Associazione Luca Coscioni per la legalizzazione dell’eutanasia il video appello di Susanna Camusso, segretario generale della CGIL, affinché il Parlamento discuta del tema del fine vita.

Ecco la trascrizione dell'intervento (QUI IL VIDEO): 

 

La grande ricchezza della democrazia è la libertà delle persone: la libertà di poter decidere di sé, l'avere coscienza di sé, il diritto all'autodeterminazione che vuol dire anche sapere, e avere le competenze per sapere, come curarsi, come decidere di sé e della propria vita, il poter dire “no” alle forme di accanimento, il poter dire “no” al fatto che altri decidano rispetto alle tue volontà. E se la libertà è una grande ricchezza della democrazia, un grande Paese come il nostro deve poterne discuterne e deve anche poter chiedere che il Parlamento decida su questi temi”.

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Eutanasia: : finiamola con l'ipocrisia e facciamo un dibattito serio

Lun, 02/03/2015 - 16:56
Eutanasia: : finiamola con l'ipocrisia e facciamo un dibattito serioCarlo Troilo e Marco Cappato2 Mar 2015EutanasiaDichiarazione di Carlo Troilo e Marco Cappato, a nome dell'Associazione Luca Coscioni   "Per cinque giorni né l’ospedale Careggi di Firenze né singoli medici dello stesso hanno tentato di  smentire l’infermiere (cattolico praticante) che in una intervista a “Repubblica” aveva affermato che ogni  anno  30 o 40 malati ricevono la “eutanasia silenziosa” (un eufemismo per non dire “clandestina”)", dichiara Carlo Troilo, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni.   Prosegue Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia Legale: "Ieri il cardinale Betori, commentando la notizia, ha  denunciato la “ossessiva campagna” in favore della eutanasia. Invece di gridare allo scandalo, sarebbe opportuno cogliere l'occasione per aprire un dibattito anche all'interno della cristianità coinvolgendo le stesse gerarchie ecclesiastiche sul tema dell'eutanasia. Non dimentichiamo le dichiarazioni del teologo Hans Kung apparse pochi giorni fa su Repubblica:  "eutanasia non ha nulla a che vedere con un "auto-assassinio" arbitrario ed empio, pianificato per provocare l'autorità ecclesiastica, come mi accusano alcuni sia sui media sia con lettere personali. Evidentemente, però, certi rappresentanti della "dottrina ecclesiastica", da cui la mia concezione si dissocia, non hanno ancora capito che anche la nostra visione dell'inizio e della fine della vita umana si trova al centro di un mutamento di paradigma epocale, che non si può penetrare e dominare con l'immaginario e la terminologia della teologia medievale né con quelli della teologia ortodosso-protestante"."    Conclude Troilo: "Richiamata all’ordine dalle superiori autorità, la “associazione  medici cattolici”  si è pronunciata  con un contorto comunicato in cui si fa la solita differenza fra “dare la morte” e “consentire la morte” e, alla fine, si ammette che il personale sanitario deve “accettare anche il naturale compimento  della vita”. La verità è che l’infermiere fiorentino ha confermato ciò che io sostengo da anni, e cioè che in Italia l’eutanasia clandestina è un fenomeno diffusissimo. Se confrontiamo  i posti letto del “Careggi” (1.300)  con quelli della sanità nazionale (230mila) arriviamo già ad oltre 7.000 casi.  Ma sono molti di più, secondo uno studio del 2007 dell’Istituto Mario Negri.   Penso sia ora di smetterla con l’ipocrisia delle parole e di affrontare in Parlamento (non nell’assemblea della CEI) la proposta di legge sulla eutanasia della nostra associazione, che è stata presentata nel settembre del 2013 con 70mila firme di cittadini/elettori ed il cui esame  è stato sollecitato dal Presidente Napolitano il 18 marzo dello scorso anno. I francesi, per non usare  la parola  eutanasia”, usano la formula francese della “sedazione profonda continua”, riassunta nello slogan  “faire dourmir pour mourir sans souffrir”.  Ma loro – beati – hanno avuto la rivoluzione e le leggi di Napoleone sulla libertà di tutte le religioni".  
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Puntata del Maratoneta di sabato 28 febbraio 2015

Lun, 02/03/2015 - 11:47
Puntata del Maratoneta di sabato 28 febbraio 2015www.radioradicale.it2 Mar 2015Cellule staminali

Intervista a Gilberto Corbellini sulla relazione della Commissione Sanità del Senato sul caso stamina; intervista al prof. Michele De Luca sull'approvazione del primo farmaco a base di cellule staminali.

Riascolta la puntata

 

Il Maratoneta
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All'ONU sulla Ketamina l'Italia, e senza argomenti, sostiene la Cina contro i paesi poveri

Lun, 02/03/2015 - 11:13
All'ONU sulla Ketamina l'Italia, e senza argomenti, sostiene la Cina contro i paesi poveriMarco Perduca2 Mar 2015

Dichiarazione di Marco Perduca, Rappresentante all'Onu del Partito
Radicale e membro della giunta dell'Associazione Luca Coscioni:

"Lo avevamo denunciato un paio di settimane fa e si è puntualmente
verificato: l'Italia ha deciso di allinearsi, ma forse andrebbe detto
allearsi, con la Cina nel richiedere che la ketamina venga inclusa
nella prima tabella della Convenzione sugli stupefacenti delle Nazioni
unite del 1971 per renderla una sostanza da proibire in tutto il
mondo.

La ketamina è un anestetico usato dai veterinari nei paesi ricchi ma
in migliaia di ospedali nei paesi poveri. Costa poco ed è di facile
somministrazione ed anche per questi motivi l'Organizzazione Mondiale
della Sanità la ritiene una medicina essenziale. Negli anni vari paesi
hanno chiesto una valutazione della pericolosità della ketamina e
l'OMS ha sempre confermato che i rischi di un uso diverso da quello
medico non superano i benefici che la ketamina produce per miliardi di
persone che vivono nei paesi poveri. Per ben cinque volte negli ultimi
10 anni, l'OMS ha sempre scoraggiato un regime di proibizione per la
ketamina.

Il governo italiano, senza consultare la comunità scientifica
nazionale, né prendere in considerazione i dubbi posti
dall'interrogazione parlamentare preparata dall'Associazione Coscioni
e prontamente presentata dalla deputata Socialista Pia Locatelli, ha
dato istruzioni per sostenere la richiesta cinese - tra i paesi
europei solo l'Ungheria ha fatto altrettanto (vedasi paragrafo 45 del
documento E/CN.7/2015/7 a questo sito
http://www.unodc.org/unodc/en/commissions/CND/session/58_Session_2015/CND-58-Session_Index.html).

La proposta cinese dovrà adesso esser affrontata dalla plenaria della
58esima sessione della Commissione Droghe delle Nazioni unite che si
terrà a Vienna dal 9 al 17 marzo prossimi. C'è da sperare che l'Italia
non insista col sostegno alla Cina né colla forzatura delle procedure
per forzare un voto sulla richiesta di proibizione della ketamina. Il
Partito Radicale sarà presente a Vienna con una delegazione per
l'intera durata dei lavori.

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Avere una legge sul fine vita è un diritto

Lun, 02/03/2015 - 10:34
Avere una legge sul fine vita è un dirittoLeft Avvenimenti2 Mar 2015Filomena Gallo Eutanasia

Ad inizio del mese la Corte Suprema del Canada, all'unanimità, ha revocato nel Paese il divieto di suicidio assistito per 12 mesi. Nella sentenza si può leggere: “Il diritto alla vita non si può tradurre in un obbligo alla vita”. Con queste parole la Corte ha concesso un anno di tempo al Governo canadese affinché sviluppi una legge sul fine vita che prenda in considerazione il diritto all'autodeterminazione della persona anche nei suoi ultimi giorni. Sempre più paesi americani ed europei fanno passi avanti verso il rispetto delle volontà dei pazienti inguaribili o terminali, con un'eccezione: l'Italia.

Nel nostro Paese, infatti, a nulla sono serviti i moniti del Presidente emerito Giorgio Napolitano. In più occasioni, grazie al lavoro dell'Associazione Luca Coscioni e alle oltre 67.000 firme depositate per una proposta di legge popolare sul tema, esortò il Parlamento italiano a “non ignorare il problema delle scelte di fine vita” né a “eludere un sereno e approfondito confronto di idee su questa materia”, auspicando infine “un confronto nelle sedi più idonee”. Nemmeno il richiamo di attenzione rivolto al legislatore da parte della Presidente Laura Boldrini ha finora avuto successo. Fu lei, nell'ottobre del 2013, a sottolineare l'importanza e la delicatezza del tema, dicendo che “sarebbe bene si iniziasse a dedicare alle leggi di iniziativa popolare una maggiore attenzione”.

Il Comitato Eutanasia Legale - costituito dall'Associazione Luca Coscioni, l'UAAR, Exit Italia, Gli Amici di Eleonora onlus e Radicali Italiani – sulla base delle affermazioni dei Presidenti della Repubblica e della Camera, è tornato a scrivere ai deputati delle Commissioni Giustizia e Affari sociali dove, da oltre un anno e mezzo, giace la proposta popolare per la legalizzazione dell'eutanasia. La richiesta è quella di sottoscrivere un'autoconvocazione dei commissari, attivando il Regolamento della Camera nella parte in cui prevede la possibilità di calendarizzare una proposta qualora lo richiedano un quinto dei membri.

Anche alla Presidente Boldrini è stato chiesto di usare i suoi poteri, nello specifico quello che le permette, “quando lo ritenga necessario”, di fissare l'ordine del giorno delle Commissioni. Un potere straordinario certo, ma l'unico che permetterebbe alla Presidente di onorare ciò che lei stessa si augurò con un messaggio all'XI Congresso dell'Associazione Coscioni: “il rispetto del dettato costituzionale e delle decine di migliaia di cittadini che, firmando, hanno espresso attiva partecipazione alla vita democratica”.

Ogni anno sono centinaia i casi di eutanasia clandestina in Italia. A questi si vanno a sommare i suicidi per impossibilità di accedere a una morte assistita. Secondo gli ultimi dati Istat - dallo stesso istituto definiti sottostimati - nel decennio 2000-2009 (esclusi gli anni 2004 e 2005 per i quali non si hanno informazioni) sono stati 31.621 i suicidi in Italia. Nel solo anno 2010, dove i suicidi sono stati 3.048, il movente delle malattie si attesta come la causa principale di suicidio con una percentuale del 46%. La stessa ragione spinge il 39% di coloro che hanno solamente tentato il gesto estremo. Di fronte a questi dati, le parole del Presidente Napolitano assumono maggior peso: “Il solo atteggiamento ingiustificabile sarebbe il silenzio, la sospensione o l'elusione di ogni responsabile chiarimento”.

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Mina Welby, a Osimo e Senigallia, per l'eutanasia legale

Ven, 27/02/2015 - 18:28
Mina Welby, a Osimo e Senigallia, per l'eutanasia legale28 Feb 2015Renato BiondiniEutanasia AllegatoDimensione Carlino2702015.jpg153.75 KB CorriereAdriatico27020215b.jpg212.85 KB CorriereAdriatico27022015a.jpg241.75 KB Messaggero28022015.jpg272.73 KB C.Adriatico28022015a.jpg195.17 KB C.Adriatico28022015b.jpg231.34 KB C.Adriatico01032015.jpg386.4 KB Carlino01032015a.jpg145.42 KB Carlino01032015b.jpg294.37 KB foto0.jpg310.71 KB foto2.jpg1.48 MB foto6.jpg1.16 MB foto7.jpg181.51 KB
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“Colmare il divario tra scienza e politica”

Ven, 27/02/2015 - 17:02
“Colmare il divario tra scienza e politica”Marco Cappato6 Apr 2014Congresso Mondiale Libertà di Ricerca

Documento di presentazione III Sessione del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica

Concept Paper / Documento di presentazione

Le istituzioni democratiche incontrano crescenti difficoltà nel governare i problemi del nostro tempo, non solo la crisi economica, finanziaria e sociale. A seconda dei diversi orientamenti politici, esistono diverse letture, per alcune delle quali si deve ormai parlare di vera e propria degenerazione dei sistemi democratici, con analisi specifiche sulle cause che la determinano: endogene da una parte (es.: violazione sistematica delle procedure democratiche e dello Stato di diritto) esogene dall’altra (es.: dinamiche economiche ed ecologiche).

Senza pretendere di fornire la risposta al confronto sulla crisi della democrazia, la terza sessione del Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica propone la seguente pista di riflessione ed azione: il metodo scientifico rappresenta uno strumento fondamentale per la vita del metodo democratico. Il consolidamento della scienza sperimentale è stato storicamente decisivo per l’affermazione di sistemi non autoritari di esercizio del potere, i quali hanno a loro volta consentito alla razionalità scientifica di diventare patrimonio sempre è più diffuso. La scienza potrà continuare a svolgere questa funzione, a condizione che il mondo della ricerca e quello della politica si confrontino e si parlino, si facciano vicendevolmente forza dei rispettivi strumenti per promuovere la libertà.

Nel 2004, quando fu fondato il Congresso mondiale, chiedevamo - con Luca Coscioni e 51 premi Nobel a suo sostegno - alle istituzioni politiche di difendere la ricerca dai fondamentalismi, in particolare di natura religiosa, che minacciano la società aperta. Il nome del Congresso era mutuato da quel “Congresso per la libertà della cultura” che nel dopoguerra vide grandi personalità impegnate ad contrastare i totalitarismi. Oggi, nel pieno di processi d’enorme impatto sulla stessa antropologia quali sono le rivoluzioni nel campo delle tecnologie digitali o genomiche, se si vuole impedire che il metodo democratico sia travolto da nemici esterni e da più insidiosi nemici interni - populismi, tecnocrazie ed altre forme di potere che di democratico mantengono solo le apparenze – occorre rivolgersi anche alla scienza; occorre che quel dialogo con la politica sviluppi tutte le sue potenzialità.

La Terza Sessione del Congresso mondiale è convocata a partire dall’obiettivo di colmare il divario tra scienza e politica, valorizzando il contributo che l’agire scientifico può fornire in positivo al rafforzamento delle libertà individuali e delle istituzioni democratiche. La scienza deve, innanzitutto, aiutare il processo decisionale a basarsi sui fatti. Senza lasciare spazio a Verità assolute, contrastando ogni forma di manipolazione ideologica della realtà, come spesso accade sui temi più controversi (dalle cellule staminali alla sperimentazione animale). Le nuove frontiere della ricerca possono fornire conoscenze e strumenti in grado di aiutare il governo della polis in ogni campo, dalla medicina all’ambiente. La stessa affermazione del diritto e l’effettiva partecipazione democratica possono trarre nuova linfa dalle scoperte scientifiche: basti pensare al contributo offerto dalle neuroscienze o dalle nuove tecnologie di comunicazione.

Nessuna tecnologia è, in sé, buona o cattiva, ma che sarà il suo uso -da stabilire coinvolgendo democraticamente i cittadini- a determinare effetti positivi o negativi per ciascun individuo e per l’ecosistema del quale facciamo parte; è perciò fondamentale che i principi della libertà e responsabilità individuale siano fatti valere con la forza della legge. La scienza deve continuare a reggersi sul principio di fallibilità, senza inseguire il consenso popolare, ma aprendosi al confronto con un’opinione pubblica adeguatamente informata. Le istituzioni democratiche devono rispettare l’autonomia della scienza e investire su quegli strumenti in grado di potenziare la libera scelta riducendo i condizionamenti da parte di ogni forma di potere, politico e non.

 

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Bando di concorso dell'Associazione Luca Coscioni per una borsa di studio su Libertà di Ricerca Scientifica

Ven, 27/02/2015 - 12:12
Bando di concorso dell'Associazione Luca Coscioni per una borsa di studio su Libertà di Ricerca ScientificaFilomena Gallo e Marco Cappato 27 Feb 2015Laicità

Siamo felici di informarti che abbiamo creato una borsa di studio dell'Associazione Luca Coscioni per una ricerca sul rapporto tra scienza e democrazia, il tema che abbiamo trattato nell'ultimo Congresso mondiale (leggi QUI il documento di presentazione) per la libertà di ricerca scientifica promosso dal Partito radicale e dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica (clicca QUI per visionare la Dichiarazione finale) .

Ti preghiamo di aiutarci a dare informazione sulla borsa di studio a tutte le persone potenzialmente interessate.

Ti preghiamo di aiutarci a dare informazione sulla borsa di studio a tutte le persone potenzialmente interessate.

Rimaniamo a disposizione per qualsiasi informazione supplementare,

Filomena Gallo e Marco Cappato 

BANDO DI CONCORSO DELL’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI PER UNA BORSA DI STUDIO SU LIBERTA’ DI RICERCA E DEMOCRAZIA

Scadenza  31 marzo 2015 

Art. 1 L’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica bandisce un concorso per l’assegnazione di una borsa di studio per ricerche su “il rapporto tra libertà della ricerca scientifica e democrazia”.

 Art. 2 La borsa sarà assegnata, mediante concorso per titoli, a cittadini italiani e stranieri in possesso del titolo di laurea; sarà valutato prioritariamente il titolo di dottore di ricerca, soprattutto se conseguito con tesi di dottorato attinente alle tematiche della borsa.

Art. 3 La durata della borsa è di 12 mesi non rinnovabili. La ricerca potrà essere svolta per una durata massima di tre mesi all’estero; per il rimanente periodo dovrà essere condotta in Italia. L’importo della borsa ammonta a Euro 1.000 netti mensili. La borsa sarà sospesa in caso di inadempimento da parte del beneficiario, a insindacabile giudizio dell’Associazione Luca Coscioni.

 Art. 4 La borsa non è cumulabile con altre borse di studio, con retribuzioni di qualunque natura derivanti dal rapporto di impiego pubblico o privato, né con assegni o sovvenzioni.

Art. 5 Per partecipare al concorso i candidati dovranno far pervenire improrogabilmente pena l'esclusione, entro il 31 marzo 2015 alla Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina 76, Roma a mezzo plico o posta elettronica a info@associazionelucacoscioni.it; 1) domanda, con firma autografa, in cui siano chiaramente indicati nome, cognome, indirizzo, codice fiscale, recapito telefonico, indirizzo di posta elettronica del candidato, data e luogo di conseguimento del diploma di laurea ed eventualmente del diploma di dottore di ricerca o titolo equipollente, conseguito in Italia o all’estero, entro la data di scadenza del termine ultimo per la presentazione delle domande di ammissione; 2) curriculum vitae et studiorum; 3) progetto di ricerca che il candidato intende svolgere, con eventuale indicazione di sedi presso cui verrà svolto, del nome e del recapito dei referenti per tali sedi. Il programma di ricerca dovrà eventualmente essere corredato dell’approvazione del responsabile della struttura presso la quale il candidato intende svolgere l’attività. Il vincitore dovrà intrattenere costanti rapporti di comunicazione sullo stato di avanzamento della ricerca con ricercatori ed esponenti dell’Associazione Luca Coscioni indicati dall’Associazione, anche attraverso l’organizzazione di eventi aventi per oggetto il tema della ricerca.

Art. 6 La selezione sarà effettuata da una commissione nominata dal Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, sentiti il Tesoriere e i Co-Presidenti, e composta da almeno tre esperti. La valutazione avverrà sulla base dei titoli presentati e della congruità del programma di ricerca; i candidati selezionati, ove ritenuto necessario, saranno convocati per colloqui di approfondimento. La commissione stilerà quindi una graduatoria degli idonei. Il giudizio della commissione è insindacabile.

 Art. 7 Al vincitore sarà data comunicazione del conferimento della borsa di studio a mezzo posta elettronica e telegramma. Entro il termine perentorio di dieci giorni dalla data di ricevimento della comunicazione l'assegnatario dovrà far pervenire alla Associazione Luca Coscioni una dichiarazione di accettazione della borsa di studio senza riserve alle condizioni indicate nell’articolo 4. In caso di rinuncia da parte del vincitore, la borsa di studio potrà essere assegnata al candidato risultato idoneo secondo l’ordine della graduatoria. La borsa di studio dovrà iniziare entro il mese di aprile 2015, salvo diverso accordo tra l’associazione e il vincitore. Il pagamento della borsa sarà effettuato in rate mensili anticipate.

 Art. 8 Entro 7 mesi dall’inizio della borsa, il beneficiario dovrà trasmettere alla Associazione Luca Coscioni una prima relazione sintetica sui primi 6 mesi di ricerca. Entro sessanta giorni dal termine della borsa il beneficiario dovrà trasmettere alla Associazione Luca Coscioni una particolareggiata relazione sulle ricerche  e sulle attività compiute.

 Art. 9 Le pubblicazioni relative a ricerche svolte nel periodo di fruizione della borsa dovranno indicare chiaramente che il ricercatore disponeva di una Borsa di Studio della Associazione Luca Coscioni 

Roma, 27 febbraio 2015

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Quelle morti decise in ospedale nella latitanza dello Stato

Ven, 27/02/2015 - 11:52
Quelle morti decise in ospedale nella latitanza dello Statola Repubblica27 Feb 2015Umberto VeronesiEutanasia

La bellissima testimonianza di Michele pubblicata coraggiosamente ieri su queste pagine ci ha dato un'immagine concreta di cosa avviene in un reparto dove medici, malati e familiari incontrano quotidianamente la fine della vita, ma soprattutto ci ha dato la misura dell'assurdità della situazione legislativa del nostro Paese, che mostra un vuoto preoccupante su questo tema. E giusto tenere in vita una persona che scivola in una vita artificiale simile a quella di un vegetale, senza udito, vista, gusto, tatto e senza coscienza? E' giusto prolungare di qualche giorno, settimana o mese, un'esistenza che è soltanto una serie di interminabili minuti di dolore a causa di una malattia terminale? A queste domande non c'è risposta di principio, e il peso dell'inevitabile agire - spesso nel corso di un'emergenza- ricade dunque interamente sulla coscienza etica del medico. Ma quale etica? C'è un'etica cattolica, una materialista, una laica. Allora esiste un solo ago della bussola che può orientarci in questo smarrimento ed è la volontà della persona. Questa volontà può essere espressa innanzitutto attraverso il testamento biologico, che è la dichiarazione scritta anticipata delle cure che si desidera o non si desidera ricevere - in particolare se si sceglie di essere mantenuti artificialmente in vita - da utilizzare in caso di sopravvenuta impossibilità di intendere e di volere. Per intenderci, è il caso Eluana Englaro, che restò in corna vegetativo permanente per quasi vent'anni, finché il padre Beppe riuscì ad ottenere l'interruzione della vita artificiale. Oppure la propria volontà si può esprimere lucidamente e consapevolmente nel caso in cui una malattia senza alcuna speranza renda la vita insopportabile per il dolore fisico e la sofferenza psicologica. Allora parliamo di eutanasia. In entrambe le situazioni, però, la volontà va tutelata da una legge, perché esprime un diritto civile fondamentale: il diritto all'autodeterminazione. In Italia dopo decine di disegni di legge e un dibattito acceso a seguito appunto della battaglia personale di Beppe Englaro nel 2009, l'iter di una legge sul testamento biologico si è completamente arenato. Certo, nessuna legge è meglio di una cattiva legge (come era l'ultima in discussione in Parlamento) ma il risultato finale è che i cittadini non conoscono per lo più l'esistenza e il significato del testamento biologico, e i medici non hanno alcuna certezza giuridica circa la sua eventuale applicazione. Per l'eutanasia siamo ancora più in alto mare perché il dibattito su una legge non è neppure approdato al Parlamento, malgrado l'appello di molti movimenti di cittadini e addirittura del nostro ex capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Ma dell'incertezza politica chi fa le spese è la persona sofferente: questo ci insegnano le storie di Michele e di tanti altri. In assenza di regole viene calpestato in Italia il sacrosanto diritto di non soffrire.

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Roberto Saviano: "Ma per chi parla la Madia?"

Ven, 27/02/2015 - 11:30
Roberto Saviano: "Ma per chi parla la Madia?"l'Espresso27 Feb 2015Roberto SavianoEutanasia

Se dal governo Berlusconi non potevamo attenderci alcun dibattito costruttivo in tema di diritti civili, per le contraddizioni stesse che regnavano all'interno della coalizione di centrodestra, la mia impressione è che l'attuale governo stia percorrendo una strada analoga. Spero di sbagliare, spero si tratti di superficialità, ma è un anno ormai che continuiamo a ripetere la necessità di portare avanti riforme a costo zero, sulle quali le uniche uscite pubbliche che questo governo ha fatto sono quasi peggio delle bottiglie d'acqua che Giuliano Ferrara portò a Eluana Englaro, peggio delle becere affermazioni di Berlusconi sulle capacità riproduttive di una donna che viveva in stato neurovegetativo da quasi venti anni.

Daria Bignardi a "Le invasioni barbariche" ha intervistato Marianna Madia, ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione nel Governo Renzi. L'intervista è iniziata con una professione d'amore del ministro al suo Ministero: amministrazione pubblica significa servizi per tutti, amministrazione pubblica significa vita quotidiana, significa amare la vita di tutti i cittadini italiani.

Da Brunetta a Salvini, passando per il settimanale "Chi", sul ministro della Pubblica Amministrazione hanno detto e scritto oscenità che non condivido. Non le condivido perché si è trattato di affermazioni sessiste e becere, il commento di chi non ha argomenti, di chi vuole attaccare ma non riesce a trovare altra scorciatoia che l'insulto. Naturalmente è semplice dire a una donna che dovrebbe "fare la madre e non il ministro" (non capisco poi perché non lo si dica anche agli uomini), ma a quanto pare è difficilissimo richiamare un ministro che, da ministro, fa di convinzioni personalissime il proprio modus operandi.

Il ministro Madia ha perso il padre a 20 anni per una malattia fulminante e Daria Bignardi le chiede se questa esperienza, proprio perché dolorosa, l'abbia fatta riflettere sul diritto all'eutanasia. Il ministro dà una risposta che sul piano privato è ovviamente rispettabile ma sul piano politico inaccettabile. Dice che il confine tra vita e morte è complicato da definire e che quando si è discusso di fine vita e di una eventuale legge - con riferimento esplicito alle terribili giornate che precedettero e seguirono la morte di Eluana Englaro - lei apprezzò chi affermava che fosse meglio non fare leggi e lasciare una «zona grigia, affidare alla comunità amante del malato il discernimento di quel passaggio così misterioso, che solo chi ama e ti sta curando può scegliere per il tuo bene e senza che ci si debba permettere di giudicare quella scelta».

Ma se non c'è una legge, ribatte Daria Bignardi, come è possibile per i famigliari operare una scelta? La "zona grigia" di cui parla il ministro vuol dire anche e soprattutto questo: uomini e donne che, nonostante le loro volontà quando potevano esprimerle fossero diverse, vivono attaccati per anni a macchine. La "zona grigia" è eutanasia clandestina, suicidi di persone malate (come dimenticare il gesto estremo e coraggioso di Mario Monicelli). La "zona grigia" è viaggi in Svizzera o in paesi dove l`eutanasia è legale. Questa è la "zona grigia" e non "affidare alla comunità amante del malato il discernimento di quel passaggio così misterioso, che solo chí ama e ti sta curando può scegliere per il tuo bene". Aggiungo poi che la comunità curante fa la scelta migliore per sé, spesso non rispettando affatto le volontà del malato.

Ministro, la considero persona intelligente ed empatica, ecco perché le dico che il confine tra vita e morte non è complicato da definire, basterebbe riconoscere a ogni persona il diritto di deciderlo per sé. Cosa c'è di rigido in questo? Non è vero che la "zona grigia " lascia libertà alla persona, al contrario permette al legislatore di intervenire dove vuole o di girarsi dall`altra parte: è un meccanismo perverso e ricattatorio. È un meccanismo inaccettabile.

Dopo l'intervista non c'è stato nessuno che abbia chiarito che quelle parole non erano affatto esemplificative della posizione del governo, ma solo personalissime e nemmeno del ministro, ma semplicemente di Marianna Madia. Di fatto questo governo sui diritti è immobile e conservatore, fermo per paura di perder voti futuri e spaventato che qualsiasi posizione netta possa generare malumori. La conseguenza di tutto questo è che in Italia puoi fare solo ciò che puoi comprare.

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I radicali e la donazione di gameti

Ven, 27/02/2015 - 11:29
I radicali e la donazione di gametiCorriere della Sera27 Feb 2015Giovanni Belardelli, Marco Cappato e Filomena Gallo

Nell'articolo «I pregiudizi vincono sui dati scientifici», (Corriere, 23 febbraio) Giovanni Belardelli sostiene che lo studio di Lancet che certifica la potenza della cannabis in circolazione «renderebbe immediatamente obsoleto quel luogo comune progressista che individua nella cannabis e nella sua liberalizzazione, un simbolo libertario».

Chi —come noi Radicali - si batte non per la liberalizzazione (che già c'è, nelle mani delle mafie) ma per la legalizzazione della cannabis e delle altre droghe proibite, non lo fa sostenendo l'assenza di effetti, ma la necessità di ridurne rischi e danni con le armi della informazione e della prevenzione, come si fa con droghe (letali eppur legali) come tabacco e alcol.

Belardelli evidenzia che dopo la cancellazione del divieto di eterologa si è dovuto fare i conti con l'assenza di donatori di gameti. La problematica è reale. È anche vero che questa tecnica è stata vietata per 10 anni. Ci vorrà tempo. In passato le donazioni avvenivano per lo più tra coppie già in trattamento, ma sicuramente esistono due problemi: l'assenza di informazione sulla possibilità di donare gameti (lo Stato dovrebbe fare informazione) e il rimborso spese, necessario per la donna che assumerà farmaci e si sottoporrà a prelievo ovocitario. Imporre la gratuità assoluta equivarrebbe a consegnare la pratica al mercato nero internazionale di ovociti. La somma massima di 1.200 euro in vigore a livello europeo ci pare un compromesso ragionevole, da valutare sulla base dei risultati. Sia sulla cannabis che sull'eterologa, è fatto acclarato che i proibizionismi creino illegalità e assenza di sicurezza sanitaria.

Ciò non significa che le legalizzazioni siano esenti da errori e rischi, ma almeno possono essere affrontate alla luce del sole in modo pragmatico e non ideologico.

Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni:

A leggerla attentamente, la lettera di Marco Cappato e Filomena Gallo lascia intendere che nemmeno loro credono davvero che, nella maggioranza dei casi, quella di gameti femminili possa essere una «donazione», visto il pesante trattamento sanitario richiesto alla «donatrice». Propongono di uscire dall'impasse con un «rimborso spese», che finisce con l'essere un compenso a chi è indotto a cedere i propri ovociti perché si trovo in condizioni di bisogno economico.

Diciamo lo verità, i radicali hanno fatto battaglie libertarie più convincenti di questo.

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Stamina, Nature alla Cattaneo: «Brava!»

Ven, 27/02/2015 - 11:20
Stamina, Nature alla Cattaneo: «Brava!»www.quibrescia.it25 Feb 2015Cellule staminali

“Brava!”. Nature, la ‘bibbia’ della comunità scientifica internazionale, ricorre a un’esclamazione in lingua italiana per celebrare la mobilitazione della scienziata-senatrice a vita Elena Cattaneo contro Stamina e il rischio di una ‘deregulation delle cellule bambine’. Nell’editoriale ‘When right beats might’, pubblicato online, si ripercorre la “lunga saga italiana” fino all’atto finale, sottolineando che l’epilogo potrebbe essere da lieto fine, con l’impulso a “controlli più severi sulle terapie con cellule staminali non provate scientificamente, sia in patria che all’estero”.

“Che impatto possono avere gli scienziati sul torbido mondo della politica?”, si chiede Nature.“Quando nel 2013 Cattaneo fu nominata senatrice, portò in Parlamento le speranze dei suoi colleghi di poter fare la differenza. Tribunali e politici italiani stavano autorizzando trattamenti a base di cellule staminali non sperimentati e potenzialmente pericolosi. I giornalisti, compresi quelli di questa rivista, che cercavano di portare alla luce questa situazione vergognosa, venivano smentiti, ostacolati e minacciati di azioni legali – si ricorda nell’editoriale – Cattaneo è andata a Roma e, con altri ricercatori esperti di staminali, ha contribuito a porre fine a questa spiacevole vicenda. Brava!”.

Nature riconosce al gruppo di scienziati di aver “combattuto senza sosta e con grandi sacrifici personali”, e sottolinea che “quando Cattaneo è stata nominata senatrice dall’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano questa lotta ha acquisito un’altra dimensione. Secondo la rivista, per sciogliere il nodo dei trattamenti a base di staminali per le malattie neurologiche si “affronta la contrapposizione tra gli approcci basati sull’evidenza scientifica e quelli basati sull’opportunismo in campo medico. Fino a poco tempo fa, l’Italia è stata un esempio di come sbagliare. Ora ha l’opportunità di mostrare come si può agire correttamente”.
Nature si sofferma sui contenuti della relazione della Commissione Sanità del Senato, stesa a chiusura dell’indagine conoscitiva sul caso Stamina, che ha coinvolto anche gli Spedali Civili di Brescia, e definisce “sensate” le 10 proposte per correggere il sistema. “I politici devono ora metterle a punto ed attuarle. Quella di Stamina non è l’unica terapia priva di evidenza scientifica ad essere stata permessa dallo Stato italiano negli ultimi tempi, ma deve essere l’ultima. Anche gli scienziati e i decisori politici di altri Paesi farebbero bene a fare proprie tali lezioni, perché esse dimostrano che avere ragione non basta ad impedire che si causino danni”.

Gli scienziati di tutto il mondo, sottolinea l’editoriale, “hanno assistito increduli alla prosecuzione dei trattamenti fino ad agosto 2014, quando un tribunale di Torino ha infine ordinato il sequestro delle attrezzature e delle cellule dal laboratorio di Stamina”. Quanto agli scienziati italiani, “sono spesso scoraggiati dalla mancanza di rispetto per la scienza nel loro Paese”, aggiunge la rivista citando i sismologi coinvolti nella vicenda giudiziaria che si è aperta dopo il terremoto del 2009 all’Aquila e il caso Di Bella.

Stamina, conclude l’editoriale, “è una vergogna per l’Italia, ma dimostra l’influenza che i singoli scienziati possono avere nella lotta contro le forze anti-scienza. E come a sottolineare il fatto che la scienza può prevalere negli ambienti più ostili, un giorno dopo la pubblicazione della relazione del Senato, la Commissione europea ha formalmente autorizzato per la prima volta nel mondo occidentale l’approvazione di una terapia a base di cellule staminali: un trattamento per un raro tipo di cecità sviluppato da scienziati italiani, che lavorano in Italia. Non è solo nel mondo politico che i ricercatori possono aiutare gli altri a vedere più chiaramente”.

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Sanità: Italia da dieci anni nella bassa classifica dell’Euro Health Consumer Index

Gio, 26/02/2015 - 16:17
Sanità: Italia da dieci anni nella bassa classifica dell’Euro Health Consumer IndexFilomena Gallo e Marcello Crivellini26 Feb 2015Sanità

Dichiarazione di Filomena Gallo e Marcello Crivellini, rispettivamente Segretario e Membro di direzione  dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica soggetto costituente del Partito Radicale

“Le valutazioni dell’Euro Health Consumer Index (EHCI) per l’anno 2014 ( link rapporto originale) rese pubbliche a Bruxelles in queste settimane sono impietose verso i difetti della sanità italiana: mediocrità nei rapporti con l’utenza, divario nord-sud, gravi mancanze nelle cure delle cronicità.

L’ EHCI è un indice di valutazione della sanità dei paesi europei che tiene conto soprattutto del rapporto con gli utenti e si basa sulla misura di 38 grandezze suddivise in 6 settori: Diritti dei pazienti e informazione, Accessibilità, Risultati, Servizi offerti, Prevenzione, Farmaci.

L’Italia figura ormai da dieci anni nella bassa classifica, vicino ai paesi dell’est europeo e lontano dai paesi del nord Europa.

Malgrado gli ottimi valori della salute della popolazione, il sistema sanitario italiano è definito dal rapporto EHCI “mediocre” nei confronti del cittadino e perde posizioni rispetto all’anno precedente.

E’ l’ennesima conferma dell’analisi dell’Associazione Coscioni che da sempre indica nei diritti, nell’informazione e nella libertà di scelta i veri difetti del sistema sanitario italiano.

Per migliorare non servono nuove spese ma volontà di rispettare i diritti dei cittadini e disponibilità a scontrarsi con le tante corporazioni e i tanti interessi interni alla sanità.

Purtroppo anche la recente vicenda della distribuzione dei farmaci di fascia C  testimonia l’incertezza e la debolezza del governo quando si tratta di tutelare gli interessi dei cittadini.

Governo e Regioni non fanno altro che litigare sui finanziamenti, mentre estendere libertà, diritti, informazione per i cittadini e valutazioni su operatori e centri sanitari costituisce la via maestra (senza ulteriori costi) per innalzare la qualità della sanità e la salute dei cittadini.”

Leggi il commento in italiano cliccando qui

AllegatoDimensione EHCI_2014_release_IT.docx86.79 KB
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Cosa possiamo imparare dalla storia di Stamina?

Gio, 26/02/2015 - 13:03
Cosa possiamo imparare dalla storia di Stamina?www.nextquotidiano.it25 Feb 2015Chiara LalliCellule staminali

LA SCIENZA IN PARLAMENTO

Era il 2013 quando Cattaneo è stata nominata senatrice, e Stamina era nel pieno del suo vigore. Agli occhi di molte persone e di molti politici era una promessa, una speranza per chi ne era stato privato, un futuro per chi non riusciva a immaginare l’indomani (ricordiamo però che nel 2012 c’era già una risposta su Stamina e i risultati delle analisi erano chiarissimi). L’irrazionalità aveva confuso un inganno con una terapia sperimentale, con un metodo rivoluzionario (Stamina non è ai stata una terapia, né una cura, né un metodo). E se era comprensibile e giustificabile in chi era direttamente colpito da una malattia incurabile, non lo era da parte dei politici e dei rappresentanti istituzionali (e dei giornalisti e di tutti quelli con i cartelli «Io sto con Sofia», come se si potesse essere contro Sofia), da parte di tutti quelli il cui compito era ed è di vigilare contro i ciarlatani, contro gli imbonitori, contro quelli che promettono soluzioni che non esistono e risposte che non hanno. Ora è facile, dopo condanne e patteggiamenti (e comunque non tutti sono ancora convinti della fregatura di Stamina), ma allora in pochi hanno cercato di mettere in guardia dal tremendo inganno, da una vera e proprio truffa.

STAMINA «CURA» TUTTO

Ricordiamo che Stamina prometteva miracoli per decine di malattie, senza aver mai dimostrato nulla, rimangiandosi le promesse sulla SMA e rifiutandosi di consegnare il presunto metodo invocando un brevetto che non era mai stato concesso perché dagli USA avevano detto che non c’era proprio nulla da brevettare (inutile ripetere tutto per l’ennesima volta). Come ricorda Nature, per anni Stamina ha venduto ciò che non ha mai posseduto. Cosa si può imparare? E, soprattutto, come possiamo evitare che accada di nuovo qualcosa di simile? L’indagine conoscitiva del Senato, nelle conclusioni, ha presentato 10 proposte. Tra le più interessanti ci sono l’adozione del cosiddetto standard Daubert e la messa a punto di linee guida simili a quelle della BBC.

STANDARD DAUBERT

Quando i tribunali devono vedersela con questioni scientifiche sarebbe opportuno avvalersi di alcuni parametri per la selezione dei consulenti tecnici (per evitare così, come accaduto con Stamina, che le sentenze si contraddiccano e creino una confusione difficile da rimediare). Si immagina l’adozione di alcuni requisiti sul genere del cosiddetto standard Daubert. Come scrive Michele Taruffo inScienza e processo: «Tuttavia, con l’andare del tempo e con il moltiplicarsi delle ipotesi in cui questo criterio [il Frye test, così chiamato in riferimento a una famosa sentenza del 1923, secondo la quale il criterio per determinare l’ammissibilità delle prove scientifiche sarebbe stato costituito dalla loro general acceptance, ossia dal generale consenso della comunità scientifica intorno alla validità di tali prove] non riusciva a impedire che i giudici utilizzassero conoscenze prive di fondamento scientifico, il Frye test apparve sempre più inadeguato. Ciò indusse la Corte suprema degli Stati Uniti a tornare sull’argomento nel 1993, con la sentenza sul caso Daubert v. Merrell Dow pharmaceutical inc. (509 U.S.579; su tale sentenza v., anche per altri riferimenti, Dominioni 2005, pp. 137 e sgg.). In questa decisione, ormai famosa anche per la grande quantità di commenti che ha suscitato negli Stati Uniti, come pure in Italia, il giudice Harry Blackmun, che scrisse la motivazione di maggioranza, enunciò alcuni criteri di valutazione che dovrebbero guidare il giudice nell’ammettere o escludere prove scientifiche. Si tratta: a) della controllabilità e falsificabilità della teoria che sta alla base della prova scientifica; b) della percentuale di errore relativa alla tecnica impiegata; c) del controllo sulla teoria o tecnica in questione da parte di altri esperti; d) del consenso della comunità scientifica di riferimento. Inoltre, Blackmun sottolineava la necessità che la prova scientifica potesse essere ammessa soltanto quando direttamente rilevante per accertare fatti specifici della controversia». O come avevano ricordato Gilberto Corbellini e Michele De Luca in Non solo Stamina. Difendersi dalla pseudo scienza (Il Sole 24 ore, 30 giungo 2014): «Lo standard Daubert prevede che il giudice accerti che il metodo usato dall’esperto ammesso al dibattimento, sia scientifico. Ovvero il giudice è vincolato a prescindere dalla notorietà, coinvolgimento, simpatia o pertinenza dell’esperto sul piano di sue dichiarazioni o prese di posizione in materia. Ovvero, deve accertare se la conoscenza scientifica che egli apporta è attendibile. Attendibilità che viene stabilita sulla base della presenza di fattori che coincidono con il metodo falsificazionista proprio della scienza sperimentale. Quindi la teoria o tecnica ammessa deve essere controllabile e falsificabile; deve essere visibile e quindi pubblicata su riviste con sistema di referaggio dei pari (peer review); deve essere definito un tasso di errore; devono esserci standard e controlli per la tecnica costantemente aggiornati; infine, la teoria e la tecnica deve essere generalmente accettata dalla comunità scientifica di riferimento».

 

LA SCIENZA IN TV

A luglio 2011 la BBC ha suggerito come si dovrebbe parlare di scienzaIn sintesi si potrebbe dire che le linee guida vogliono evitare la par condicio applicata alla scienza, come se ogni volta che si parla di un argomento si dovesse far parlare chi pensa X e chi pensa Y. Si invitano i giornalisti a non dare spazio alle opinioni stralunate e marginali, e a non presentare i «dibattiti» anche quando non lo sono (cioè, per fare un esempio pratico e facilmente comprensibile, un evoluzionista contro un creazionista; altri esempi potrebbero venire dai dibattiti sul clima e sui cambiamenti climatici, sulle scie chimiche, sui vaccini sull’astrologia o su qualunque altro argomento implichi la scienza ove si invita qualcuno che non presenta una opinione fondata, ma una irrazionale o, peggio, dimostrata falsa e sbagliata; per tornare a Stamina, le critiche fondate razionalmente non stanno sullo stesso piano di chi dice «per me funziona» oppure invoca il «diritto alla speranza»). È necessario interpretare correttamente il come e il perché dare spazio a «opinioni diverse» o a «chi la pensa diversamente» quando mancano i fondamenti razionali e scientifici. È fondamentale capire le ragioni della scienza ed essere in grado di distinguere le posizioni fondate da quelle infondate (anche per non confondere l’uditorio che vedrà i dibattiti, visto che si parla di tv o di media in generale).

BUONI PROPOSITI

La conclusione di Nature è amara e splendida allo stesso tempo. Amara perché ricorda quanto gli scienziati in Italia siano spesso poco ascoltati e rispettati (e il metodo scientifico considerato come un peso e non un alleato, come un fardello inutile e che fa perdere tempo, che frena gli entusiasmi dei salvatori novelli Semmelweis). Non poteva mancare il riferimento a quanto successo dopo il terremoto de L’Aquila e l’analogia con il caso Di Bella. Splendida perché sottolinea quanto si possa ottenere anche in pochi, pochissimi, contro i tanti confusi da credenze non scientifiche se si è disposti ad accollarsi il peso di una discussione faticossisima, delle incomprensioni e perfino degli insulti da parte di chi si sente derubato da una «speranza» e non protetto da un ciarlatano il cui intruglio non costituiva un rimedio, ma un pericoloso e dannoso inganno («The Stamina case has been a disgrace to Italy, but it shows the influence that individual scientists can have in fighting — even against seemingly impossible odds — anti-science forces. And as if to underline the point that science can prevail in the most hostile of environments, a day after publication of the Senate report, the European Commission formally authorized the Western world’s first-ever approval for a stem-cell therapy: a treatment for a rare type of blindness that has been developed entirely by Italian scientists, working exclusively in Italy. It is not just in the political world that researchers can help others to see more clearly»).

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When right beats might

Gio, 26/02/2015 - 12:57
When right beats mightwww.nature.com26 Feb 2015Cellule staminali

What impact can scientists have on the murky world of politics? When the Italian stem-cell researcher Elena Cattaneo was appointed senator in her nation’s parliament in 2013, she carried the hopes of her colleagues that she could make a difference. Italian courts and politicians were authorizing unproven and potentially dangerous stem-cell therapies. The emotions of vulnerable and desperately ill people were being played with for commercial gain. Reporters, including those from this journal, who tried to expose the shameful situation were lied to, obstructed and threatened with legal action. Signora Cattaneo went to Rome. Together with other stem-cell researchers, she helped to bring an end to the whole sorry affair. Brava!

In her research at the University of Milan, Cattaneo investigates the conversion of embryonic stem cells into mature nerve cells, and how this might one day be used to treat neurological diseases. Across the world, the development of such treatments, and how they should be tested, introduced and regulated, is pitting careful, evidence-based approaches against medical opportunists. Until recently, Italy was an example of how to get it wrong. Now it has an opportunity to show how it — and the rest of the world — can get it right. 

For seven years, the Stamina Foundation sold unproven stem-cell therapies to Italian people as a panacea for any number of conditions. A report into the affair published by the Italian Senate last week analyses what went wrong. It details the complicated history of the affair, and identifies the sorry list of characters — including many politicians — who must share the blame.

The report makes ten sensible proposals to fix the system. Politicians must now fine-tune and enact them. Stamina’s is not the only unproven therapy to be indulged by the Italian state in recent times, but it needs to be the last. Scientists and policy-makers in other countries would be wise to take the lessons on board, too, because such lessons show that being right is not enough to stop harm from being done.

Most strikingly, the Senate investigation found no systematic failure in the state’s technical agencies mandated to protect the public. The message from scientific experts in these agencies was loud and clear: that the Stamina claims had no merit and the technique carried considerable risks. But this expertise was ignored by other pillars of the state: the legislature and judiciary.

In 2012, the Italian Medicines Agency had declared the Stamina treatment unsafe, and ordered the closure of the company’s laboratory in a Brescia hospital. But, egged on by Stamina’s relentless campaigning, more than 450 people took to local courts and demanded the therapy anyway, on compassionate grounds. About half of them got it. Politicians, fearing an electoral backlash if they seemed to be ignoring patients, followed — even though they knew that a police investigation was under way.

The politicians went further. Despite formal advice from their own scientific agencies, they approved ministerial decrees to promote the Stamina treatment, including one that set up a state-sponsored clinical trial. Scientists around the world looked on incredulously as the treatments continued until August 2014, when a Turin court finally ordered the confiscation of equipment and cells from the Stamina laboratory.

A small group of scientists from across Italy, including Cattaneo, fought relentlessly and at great personal cost against the politically powerful Stamina supporters. Their story is told in a 2014Nature Comment (E. Cattaneo and G. Corbellini Nature 510, 333–335; 2014). When Cattaneo was appointed to the Senate by former Italian president Giorgio Napolitano, this fight acquired another dimension. Her first action was to push for the Senate investigation. The 15-strong commission began work at the end of January last year, sifting through documents and holding 25 hearings to assess evidence that anti-Stamina campaigners would have been unable to find.

One of the report’s proposals is that any future court that is asked to recommend an unauthorized treatment on compassionate grounds should have a representative of the health ministry and the state prosecutor there, to make sure that all arguments are heard. Another is to introduce ‘Daubert standards’ into Italian courts, to regulate the quality of scientific expertise. These standards, which are used in US courts, require judges to ensure that expert scientific testimony is based on knowledge that is the product of sound scientific methodology.

The report also proposes changing the decrees and regulations that relate to compassionate use of unauthorized therapies, to close loopholes that could lead to abuse. It suggests new rules to ensure that ethics committees are truly independent, and recommends guidelines for media reporting similar to those adopted by the BBC last year.

Italian scientists are often disheartened by the lack of respect for science in their country. They are still reeling from the manslaughter verdict meted out by a court to seismologists who had advised the government before the major 2009 earthquake in L’Aquila; the convictions were overturned on appeal last year. Moreover, the Stamina case has a close parallel in the notorious case of Luigi Di Bella, a physician who claimed in the 1990s that a mixture of molecules such as somatostatin, together with vitamins, could cure cancer.

The Stamina case has been a disgrace to Italy, but it shows the influence that individual scientists can have in fighting — even against seemingly impossible odds — anti-science forces. And as if to underline the point that science can prevail in the most hostile of environments, a day after publication of the Senate report, the European Commission formally authorized the Western world’s first-ever approval for a stem-cell therapy: a treatment for a rare type of blindness that has been  developed entirely by Italian scientists, working exclusively in Italy.

It is not just in the political world that researchers can help others to see more clearly.

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