Partito Radicale

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Resoconto degli incontri a Londra del 26 gennaio 2012

Lun, 13/02/2012 - 12:29
13/02/2012 Giovedì 26 gennaio 2012 una delegazione del NRPTT si è recata a Londra per incontrare due significativi esponenti della House of Commons e un regista iraniano che sta lavorando ad un documentario video sulle proteste del febbraio 2003 contro la guerra in Iraq e al cui progetto dovrebbe partecipare anche Richard Branson. La delegazione era composta da Marco Pannella, Matteo Mecacci membro dell'Osce e presidente del terzo comitato della suddetta assemblea, Matteo Angioli come membro del Consiglio Generale del NRPTT e collaboratore di Marco Pannella ed Emma Bonino. Ha partecipato anche Stefano Marrella, inviato di Radio Radicale.   La giornata è iniziata alle 9,30 incontrando Tony Lloyd, laburista del collegio di Manchester Central, parlamentare di lungo corso, presidente dei parlamentari laburisti e Capo della delegazione dei parlamentari della GB all'Osce. L'incontro, durato un'ora abbondante, è avvenuto nella caffetteria della grande hall del palazzo accanto a Westminster dove si trova la maggior parte degli uffici dei deputati e delle aule delle commissioni del parlamento.   Marco ha introdotto presentando il partito, l'elezione di Demba Traorè e le campagne internazionali in corso sulle MGF e per il rafforzamento della moratoria sulla pena di morte all'Onu con NPWJ e Nessuno tocchi Caino. Successivamente si è passati all'iniziativa sull'Iraq spiegando il nostro interesse per il “diritto alla verità”. Lloyd, che parlava in francese con Marco, ci ha dato la sua opinione sull'inchiesta Chilcot: non avrà nessun importante impatto sulla politica britannica, sia perché si tratta di eventi accaduti ormai 10 anni fa, sia per la disponibilità della stessa Chilcot e finora del governo Cameron a considerare seriamente gli elementi più sensibili di questa faccenda. Secondo lui dal rapporto finale scaturiranno alcuni giudizi che potranno disturbare alcuni ex esponenti del governo Blair, ma niente di veramente compromettente.   Visto in secondo meeting in programma, Lloyd ci ha consigliato di far circolare tra i componenti della commissione esteri una selezione del materiale che abbiamo raccolto in questi anni.   Con Tony Lloyd, Matteo Mecacci ha parlato anche delle iniziative in sede OSCE, anche a seguito della visita in Italia del Presidente dell'Assemblea Parlamentare e Capogruppo del PASOK alla Camera, il greco Petros Efthimiou. Nella visita a Roma Efthimiou ha, tra gli altri, incontrato anche Pannella e Bonino. In particolare Mecacci ha informato Lloyd, che è presidente del Gruppo Socialista all’OSCE della sua proposta, come Presidente della Commissione diritti umani, di organizzare durante la sessione invernale (23-24 febbraio) dell'Assemblea Parlamentare dell'OSCE un dibattito sulla situazione carceraria e dei sistemi giudiziari nell'area OSCE, con attenzione particolare sul tema della Carcerazione Preventiva. Il programma del dibattito è in via di definizione ma riguarderà sia i paesi autoritari che quelli "democratici" dell'OSCE.   Prima di salutarci abbiamo fatto una pausa nel cortile del parlamento per permettere a Marco di fumare. Mentre parlavamo, un gruppo di passanti dall'adiacente strada sopraelevata a circa 60-70 metri ha richiamato la nostra attenzione chiamando Marco attraverso le grate di separazione e si è messo a urlare "Pannella, siamo italiani e ti vogliamo bene!". La reazione di Lloyd e del suo assistente che ci aveva raggiunto nel frattempo è stata piuttosto stupita.   Alle 11,30 abbiamo incontrato il Presidente conservatore della commissione esteri, Richard Ottaway, rappresentante di Croydon South, e il suo predecessore laburista l'ex Presidente Mike Gapes (Ilford South). Dopo una breve introduzione sul partito, abbiamo di nuovo portato al centro della discussione il nostro operato evidenziando eventi parlamentari come quelli prodotti in particolare dall'ex ministra labour Clare Short e quella denunciata ufficialmente dal conservatore Peter Lilley. Quest’ulitmo autore della mozione d’ordine nel dibattito in cui l'ex ministro esteri Straw ingannò i Comuni con una dichiarazione del 10 marzo volta a permettere con informazioni false la decisione di affiancare Bush nell'imminente invasione.   Il presidente Ottaway ci ha risposto che essendo una commissione indipendente, i parlamentari non si pronunceranno prima della pubblicazione del rapporto finale la prossima estate. Non è loro intenzione influenzare il lavoro di Chilcot, perché le testimonianze raccolte nei due anni di lavoro hanno seguito criteri di indipendenza le cui regole furono stabilite dalla commissione stessa al momento della sua creazione. Il presidente si è detto comunque disponibile a ricevere la nostra documentazione e a girarla  a Chilcot, anche se ormai secondo lui è troppo tardi perché venga presa seriamente in considerazione.   Infine, dopo che Matteo Mecacci aveva dovuto lasciarsci per tornare alla Camera a votare, Pannella e Angioli hanno incontrato il regista iraniano Amir Amirami, che sta lavorando alla produzione del documentario "We are many". Dal colloquio, al quale ha partecipato la co-produttrice Frances Saunders che parla molto bene l’italiano, è emerso che Amirami intende impostare il suo film sulla contrapposizione “grandiosa” tra la mobilitazione pacifista contro la guerra (giudicata dal regista "senza precedenti al mondo" per le masse che vi aderirono) e l'opera dei governi e del potere che perseguivano un'agenda di segno opposto.   Amirani è stato fra i sostenitori della manifestazione del 15 febbraio 2003, avendo partecipato a quella di Berlino. Un elemento importante per noi è che anche Richard Branson sia coinvolto nel progetto, dato che si attivò personalmente per convincere Saddam Hussein ad andare in esilio.   Resteremo dunque in contatto con Amirani e continueremo a collaborare. Tra gli intervistati che dovrebbero comparire nel film, oltre a Branson, ci saranno Tony Benn, Jessie Jackson, Noam Chomsky e Ken Loach. Tra loro non mancheranno voci critiche della scarsa organizzazione e del carattere estemporaneo della protesta di allora.

per altre info: http://bushblaircontrosicurapacefeceroguerrairakimpedendoesilioasaddam.it/

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Siria: Perduca, riunione amici della Siria troppo tardi, quanti morti ancora prima che si torni al Consiglio di Sicurezza con mandato per CPI?

Dom, 12/02/2012 - 16:05
12/02/2012

Dichiarazione del Senatore Marco Perduca, co-vicepresidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito:

 

"La riunione convocata a Tunisi del gruppo degli amici della Siria pel 24 febbraio prossimo rischia di dare l'impressione che si voglia far aggravare talmente tanto la situazione in quel paese che alla fine si sarà costretti a prendere le parti di una delle due fazioni in quello che ormai è quasi una vera e propria guerra civile.Che la Lega araba avesse le sue difficoltà interne, e forti problemi di credibilità, lo dimostra il fatto che il responsabile della missione di osservazione in Siria, il generale sudanese Mohammed al-Dabi, abbia oggi rassegnato le dimissioni dall'incarico dopo le forti critiche espresse da esperti e ong che ne hanno ricordato il ruolo poco trasparente nel conflitto interno del suo paese. Poco cambierà la nuova nomina del nuovo emissario giordano, specie dopo le dichiarazioni di solidarietà armata cogli insorti di Al Zawahiri a nome di Al Qaeda. Dopo le centinaia di morti in mondovisione di questi ultimi giorni occorre di nuovo tornare al Consiglio di Sicurezza ma non con un testo annacquato o di proposta di transizione diplomatica, ma per attivare come fu fatto colla Libia un anno fa, la giurisdizione della Corte penale internazionale che ha competenza, se il mandato le viene dal Consiglio, anche su quei paesi che non ne hanno ratificato lo Statuto.Russia e Cina vanno messe colle spalle al muro e fatte esprimere su un testo che, documenti visivi alla mano (magari gli USA potrebbero replicare, questa volta con maggiore crediblità, la famigerata presentazione power-point di Colin Powell colle immagini dei massacri che circolano in queste ore) chieda senza mezzi termini o con riserve diplomatiche al Procuratore generale della CPI Moreno Ocampo di avviare delle indagini per crimini di guerra e crimini contro l'umanità.  Dopo che si è purtroppo deciso di abbandonare Saif Al-Islam alla sua sorte libica, la Corte può dedicarsi a questo altro caso di sistematica violazione del diritti umanitario internazionale che viene portato avanti dalle milizie assadiane da quasi un anno.

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Uninominale: l'Assemblea del 20 febbraio. Partitocrazia no, Democrazia sì. Alternativa “americana” per gli Stati Uniti d’Europa, subito

Dom, 12/02/2012 - 15:50
12/02/2012

Ti ricordiamo che l’Assemblea della Lega per l’Uninominale è convocata per lunedì 20 febbraio 2012, a Roma, presso Palazzo Santa Chiara (ex Teatro dei Comici), in piazza di Santa Chiara n. 14.

Per dare il più ampio spazio possibile al dibattito, i lavori inizieranno tuttavia non alle ore 17, come precedentemente comunicato, ma alle ore 9.

Il tema dell’Assemblea sarà:

PARTITOCRAZIA NO, DEMOCRAZIA Sì 
ALTERNATIVA “AMERICANA” PER GLI STATI UNITI D’EUROPA, SUBITO

La partitocrazia italiana ha trovato nell’attuale legge elettorale (L.270/2005), la “porcata” calderoliana benedetta sostanzialmente da tutti i principali partiti allora esistenti, la sua estrema blindatura, impedendo anche formalmente agli elettori di scegliere i propri rappresentanti, per riservare la nomina di questi ultimi alle segreterie dei partiti.

Nei mesi scorsi sono entrate in scena diverse iniziative in materia elettorale, di volta in volta presentate dai promotori come di vera e propria “liberazione dal male”, e puntualmente riproposte come tali dai mezzi di comunicazione di massa. In questa linea si sono mossi anche i referendum - poi bocciati, com’era prevedibile sin dalla formulazione dei quesiti, dalla Corte costituzionale - per il ritorno alla legge Mattarella, quando quella legge si basava a sua volta su un modello partitocratico, prevedendo semplicemente un diverso modo di fare le nomine.

Sulla stessa linea si muovono i recentissimi progetti pieni di tecnicismi incomprensibili per i cittadini (perché impossibili da spiegare), inadeguati ad assicurare al demos il diritto di scegliere al tempo stesso il Governo e i propri rappresentanti, ma - con ogni probabilità - atti ad ottenere un nulla di fatto che porti a “nominare” anche il prossimo Parlamento con l’attuale legge elettorale. 

A tutto questo la Lega per l’Uninominale deve rispondere confermando e rilanciando il proprio obiettivo istituzionale tendenziale, che veda al centro:

1)     da un lato, il collegio uninominale maggioritario e la personalizzazione della contesa tra candidati, selezionati con opportune procedure infrapartitiche o infracoalizionali;

2)     dall’altro, il diritto per l’elettore di scegliere il governo e i rappresentanti sulla base del principio dell’eguaglianza tendenziale delle opportunità nel campo della presentazione delle candidature, del rimborso delle spese elettorali e della comunicazione politica.

Dobbiamo, inoltre, essere più che mai consapevoli che la gravissima crisi politica ed economica in corso è frutto di una riqualificazione epocale dei rapporti di forza geopolitici e che non può essere affrontata e risolta dai singoli ordinamenti nazionali del Continente europeo, ma solo con un’Europa finalmente politica, insomma con gli Stati Uniti d’Europa, subito! A somiglianza di ciò che accadde in America nel 1787, di fronte alla crisi del debito pubblico e della capacità di decisione, se si vuole difendere l’Europa, superando il gap di democraticità esistente, bisogna scommettere sulla riforma federale delle istituzioni dell’UE, al fine di evitare che la scarsa efficienza delle singole situazioni nazionali e l’ipoteca che queste hanno posto sull’Unione - prospettino a noi tutti un futuro molto prossimo di povertà, se non di miseria, e una definitiva crisi della forma di Stato di “democrazia pluralista”.

“Il fatto è che non c’è oggi più alcun grande problema concernente l’economia, la moneta, il collegamento sociale del nostro sviluppo con quello dei paesi poveri del mondo, la difesa, l’ecologia, lo sviluppo scientifico e tecnologico, l’universalità della cultura, non c’è, dico, grande problema che possa essere ancora affrontato seriamente con criteri e con strumenti nazionali”, scriveva Altiero Spinelli ancora nel 1985.

È ora di rimboccarsi le maniche, perché non c’è più tempo.

Grazie, un caro saluto, con la speranza di incontrarti il 20 febbraio a Roma. 

Fulco Lanchester

Antonio Martino

Marco Pannella

Presidenti della Lega per l’Uninominale

 

Michele De Lucia

Tesoriere della Lega per l’Uninominale

 

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NRPTT alla veglia organizzata dal network International Campaign for Tibet

Ven, 10/02/2012 - 09:57
08/02/2012

L'8 febbraio NRPTT ha partecipato alla veglia organizzata dal network International Campaign for Tibet e dalla Comunità Tibetana in Belgio in risposta alla crescente repressione in atto contro il popolo tibetano che dal Febbraio 2009 ha spinto 17 monaci tibetani ad immolarsi per chiedere libertà e il ritorno del Dalai Lama.

La manifestazione ha coinvolto oltre 50 città di tutto il mondo. Il NRPTT ha partecipato con la sua Antenna a quella di Bruxelles a Place de la Bourse.

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Lusi-Panorama, Turco (Radicali): "Gli altri attendono la magistratura, noi abbiamo denunciato"

Mer, 08/02/2012 - 16:51
08/02/2012

Dichiarazione di Maurizio Turco, tesoriere del Partito radicale:

"In merito ad alcune sintesi fatte sulle anticipazioni del settimanale Panorama relativamente alla condanna definitiva dell'ex Tesoriere del Partito radicale è da sottolineare che il nostro caso è l'unico nella storia della Repubblica che ha visto arrivare prima il Partito della Magistratura. Ed ogni volta che la Magistratura è arrivata si è trovata di fronte a dei partiti con dirigenti ingenui o distratti. Noi abbiamo controllato, appurato, denunciato."  

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Visita in Italia di Tawakkol Karman, premio Nobel per la pace 2011

Mer, 08/02/2012 - 10:38
07/02/2011

Tawakkol Karman, premio Nobel per la pace 2011, protagonista della Primavera araba yemenita e leader della lotta nonviolenta per l'affermazione dei diritti delle donne nel suo paese.


Tawakkol Karman con Emma Bonino
Tawakkol Karman con Emma Bonino, Marco Pannella e Niccolo' Figa-Talamanca
Tawakkol Karman con Emma Bonino e Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, Ministro degli Esteri
Tawakkol Karman, premio Nobel per la pace 2011 al Senato della Repubblica
Tawakkol Karman con Mario Monti, Presidente del Consiglio

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Conferenza stampa per la presentazione della visita in Italia di Tawakkol Karman, Premio Nobel per la Pace 2011

Lun, 06/02/2012 - 13:57
06/02/2011

protagonista della Primavera araba yemenita e leader della lotta nonviolenta per l'affermazione dei diritti delle donne nel suo paese. Con lei Emma Bonino e Marco Pannella.

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Anno Giudiziario, Turco (Partito Radicale): lo specchio di uno stato criminale che si è andato perfezionando attraverso la censura delle lotte del Partito Radicale e del loro leader

Gio, 26/01/2012 - 15:06
26/01/2012

 

 Dichiarazione dell'On. Maurizio Turco, Tesoriere del Partito radicale:Le parole ascoltate oggi rappresentano la logica e scontata conseguenza dell'aver negato ai cittadini italiani per quasi mezzo secolo le proposte radicali perché fossero loro e non il regime partitocratico a sceglierle o rifiutare.Quali altri risultati ci si poteva aspettare da un regime anticostituzionale, violatore seriale del diritto umano politico e sociale alla giustizia, della legalità costituzionale, delle proprie leggi e delle leggi internazionali? Oggi l'Italia, con la lunga storia radicale fatta di proposte di governo e lotte per evitarne la deriva sociale, economica, politica, antidemocratica e la loro e del loro leader contestuale negazione e censura è l'esempio più concreto e compiuto della deriva criminale di uno Stato. La denuncia del caso Italia e l'obiettivo del rispetto della legalità nazionale ed internazionale per il ripristino della democrazia sono obiettivi del Partito radicale che, a partire dall'Italia, rappresentano un prezioso contributo per l'affermazione del diritto e della democrazia ovunque. 

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CPI: NPSG accoglie con favore la decisione della CPI di cominciare i processi relativi alle violenze post-elettorali in Kenia

Lun, 23/01/2012 - 17:41
23/01/2012

 

La Seconda Camera Preliminare della Corte Penale Internazionale (CPI) ha deciso di processare William Samoei Ruto, Joshua Arap Sang, Uhuru Muigai Kenyatta e Francis Kirimi Muthaura, ovvero quattro dei sei individui inizialmente accusati di crimini contro l’umanità, commessi presumibilmente nei mesi che seguirono le elezioni in Kenia durante il mese di dicembre 2007. Fra le accuse confermate vi sono omicidio, deportazione e trasferimento forzato, persecuzione, stupro e violenze sessuali e altri atti inumani. La Seconda Camera Preliminare ha determinato che le prove contro gli indagati Henry Kiprono Kosgey e Mohammed Hussein sono insufficienti per sostenere le accuse, e quindi non si procederà per questi due casi.Dichiarazione di Alison Smith, Consigliere Legale di Non c’è Pace Senza Giustizia: “Non c’è Pace Senza Giustizia (NPSG) e il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT) accolgono la decisione della Seconda Camera Preliminare di confermare le accuse nei confronti di quattro individui per i crimini commessi durante le violenze post-elettorali in Kenia, che causarono un migliaio di vittime e costrinsero alla fuga centinaia di migliaia di persone. La decisione di cominciare i processi nei confronti di quattro dei sei individui viene è un grandioso passo verso il raggiungimento della giustizia per i Kenioti. In Kenia l’impunità per la violenza a fini politici è stata la regola per troppo a lungo e la decisione della CPI dimostra che questi crimini contro l’umanità non possono mai restare impuniti.“Questa decisione è particolarmente significativa alla luce del coinvolgimento politico e dell’influenza di due degli individui contro i quali sono state mosse le accuse - Uhuru Kenyatta e William Ruto – che sono candidati per le elezioni presidenziali del 2012. L’inizio dei processi contro questi due politici dimostra all’intera comunità internazionale come nessuno sia immune alla giustizia, indipendentemente dal nome, dall’affiliazione politica o dal potere esercitato. Dimostra inoltre che il tempo in cui la violenza veniva ripagata con potere politico sia ormai termianto. “NPSG e il PRNTT sollecitano i quattro accusati ed il Governo del Kenia, a continuare a cooperare con la CPI ed a prendere tutte le misure possibili al fine di garantire la pronta e regolare prosecuzione dei processi. Se in un primo momento il Governo del Kenia si è opposto ad un coinvolgimento della CPI nelle investigazioni dei sei individui ed ha rifiutato di arrestare il Presidente Sudanese al-Bashir, sul quale pende un mandato d’arresto della CPI, quest’ultima decisione permette al Governo di avere una seconda opportunità per dimostrare la sua ferma opposizione alla perpetrazione di crimini contro l’umanità motivate da ragioni politiche ed il suo impegno verso il fine ultimo della giustizia. “Con l’inizio di una nuova fase del procedimento giudiziario, esortiamo inoltre la CPI ad assicurare che le preoccupazioni delle vittime e di coloro affetti dai crimini confermati con la decisione odierna vengano ascoltate ed affrontate. È importante ricordare come le vittime non abbiano solamente il diritto alla giustizia, ma anche alla riparazione e all’assistenza. Il lavoro di sensibilizzazione sul campo, deve quindi essere amplificato al fine di rispondere a tutti i bisogni fondamentali delle vittime e delle comunità in Kenia che hanno subito i crimini commessi durante le violenze post-elettorali, con un’attenzione particolare a donne e bambini. “NPSG e il PRNTT riconoscono che con l’archiviazione dei casi nei confronti di Henry Kiprono Kosgey e Mohammed Hussein Ali, qualcuno potrebbe sentirsi tradito. Ciononostante, raccomandiamo ai Kenioti di accettare pacificamente questa decisione, ricordando in particolare che la CPI è una corte indipendente e imparziale e che giustizia verrà in ogni caso garantita – attraverso istituzioni internazionali o nazionali. “A tal proposito NPSG e il PRNTT rilevano che il perseguimento della giustizia non può essere garantita solamente dalla CPI, la quale si concentra in particolare sui maggiori responsabili. Il Kenia ha il dovere verso i propri cittadini – tra i quali anche centinaia di migliaia di vittime – di attribuire le responsabilità e di prevenire l’impunità per ogni livello di colpevolezza. Fino a questo momento, nessun processo volto ad attribuire responsabilità penali per le violenze commesse nel 2007 è stato svolto in Kenia. NPSG e il PRNTT sollecitano quindi la Magistratura Keniota ad intraprendere rapidamente indagini e procedimenti giudiziari, troppo a lungo ritardati, di tutti i responsabili per le violenze post-elettorali in Kenia.”  

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Messa al bando universale delle MGF: NPSG e PRNTT si congratulano con il Rapporto del Segretario Generale ONU ed invocano forte sostegno politico per l'adozione della Risoluzione ONU

Ven, 13/01/2012 - 19:27
13/01/2012

 

New York - Bruxelles - Roma Il rapporto rilasciato questa settimana dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, dal titolo “Ending Female Genital Mutilation”, rappresenta un passo decisivo nella valorizzazione degli sforzi globali e nel sostegno all'eliminazione di questa dolorosa pratica in tutto il mondo. Significativamente, il Rapporto ricorda l'impegno per una messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili (MGF) da adottare presso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, affermando inequivocabilmente che le MGF sono una violazione dei diritti umani universali, che non può essere giustificata da eccezioni culturali. Enfatizzando il ruolo chiave di una legislazione complessiva ed efficace, il Rapporto affianca gli attivisti africani che hanno senza sosta operato per l'adozione di leggi contro le MGF, supportate da azioni di prevenzione e di sensibilizzazione. Dichiarazione di Alvilda Jablonko, Coordinatrice della Campagna BanFGM di Non c'è Pace Senza Giustizia:  “Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) ed il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT), insieme agli altri membri della Coalizione che sostiene la campagna BanFGM, si congratulano per il rilascio del rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite, che invoca l'adozione e la di una legislazione nazionale che proibisca ogni forma di mutilazione genitale femminile e preveda misure preventive e sostegno per le vittime e le donne a rischio. “Il rapporto nota come l'importanza di un approccio comune e sistematico sulla considerazione delle MGF come una violazione dei diritti umani sia stata riaffermata dalla Decisione dell'Assemblea dell'Unione Africana nella sua diciassettesima sessione, a sostegno dell'adozione di una risoluzione per la messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili in occasione della sessantaseiesima sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Rinnoviamo l'appello a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni regionali ed internazionali a prendere una inequivocabile e condivisa posizione a favore dell'adozione di una Risoluzione ONU per la messa al bando universale delle MGF, al fine di assicurare l'armonizzazione degli strumenti legali contro le MGF in tutti i paesi colpiti, così come predisporre un forte e chiaro sostegno a tutti gli attivisti che operano per porre fine a tale pratica.. 
“Invitiamo anche tutti i cittadini del mondo ad unirsi ai coraggiosi attivisti che hanno dedicato le loro vite alla lotta contro le MGF, firmando l'appello all'indirizzo www.banfgm.org e chiedendo che le Nazioni Unite compiano i passi necessari per porre fine a questa violazione dei diritti umani.” Campagna BanFGMNon c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) ed il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT), insieme al Comitato Interafricano sulle Pratiche Tradizionali che colpiscono la salute delle donne e dei bambini, Euronet-FGM e l'ONG Senegalese La Palabre, hanno collaborato in numerose iniziative volte per promuovere l'adozione di una Risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU che mettesse al bando le mutilazioni genitali femminili (MGF) in quanto violazione dei diritti umani, raccogliendo il sostegno degli attivisti dei diritti umani, delle organizzazioni per i diritti delle donne, dei parlamentari e dei rappresentanti di governo dei paesi di Africa ed Europa. Per ulteriori informazioni, si prega di contattare Alvilda Jablonko, Coordinatrice del programma sulle MGF, all'indirizzo email ajablonko@npwj.org,  oppure Nicola Giovannini, email ngiovannini@npwj.org, telefono +3225483915. Si prega anche di visitare i siti web: www.npwj.org e www.banfgm.org.

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Messa al bando universale delle MGF: NPSG e PRNTT si congratulano con il Rapporto del Segretario Generale ONU ed invocano forte sostegno politico per l'adozione della Risoluzione ONU

Ven, 13/01/2012 - 19:27
13/01/2012

 

New York - Bruxelles - Roma Il rapporto rilasciato questa settimana dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, dal titolo “Ending Female Genital Mutilation”, rappresenta un passo decisivo nella valorizzazione degli sforzi globali e nel sostegno all'eliminazione di questa dolorosa pratica in tutto il mondo. Significativamente, il Rapporto ricorda l'impegno per una messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili (MGF) da adottare presso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, affermando inequivocabilmente che le MGF sono una violazione dei diritti umani universali, che non può essere giustificata da eccezioni culturali. Enfatizzando il ruolo chiave di una legislazione complessiva ed efficace, il Rapporto affianca gli attivisti africani che hanno senza sosta operato per l'adozione di leggi contro le MGF, supportate da azioni di prevenzione e di sensibilizzazione. Dichiarazione di Alvilda Jablonko, Coordinatrice della Campagna BanFGM di Non c'è Pace Senza Giustizia:  “Non c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) ed il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT), insieme agli altri membri della Coalizione che sostiene la campagna BanFGM, si congratulano per il rilascio del rapporto del Segretario Generale delle Nazioni Unite, che invoca l'adozione e la di una legislazione nazionale che proibisca ogni forma di mutilazione genitale femminile e preveda misure preventive e sostegno per le vittime e le donne a rischio. “Il rapporto nota come l'importanza di un approccio comune e sistematico sulla considerazione delle MGF come una violazione dei diritti umani sia stata riaffermata dalla Decisione dell'Assemblea dell'Unione Africana nella sua diciassettesima sessione, a sostegno dell'adozione di una risoluzione per la messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili in occasione della sessantaseiesima sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. “Rinnoviamo l'appello a tutti gli Stati e a tutte le organizzazioni regionali ed internazionali a prendere una inequivocabile e condivisa posizione a favore dell'adozione di una Risoluzione ONU per la messa al bando universale delle MGF, al fine di assicurare l'armonizzazione degli strumenti legali contro le MGF in tutti i paesi colpiti, così come predisporre un forte e chiaro sostegno a tutti gli attivisti che operano per porre fine a tale pratica.. 
“Invitiamo anche tutti i cittadini del mondo ad unirsi ai coraggiosi attivisti che hanno dedicato le loro vite alla lotta contro le MGF, firmando l'appello all'indirizzo www.banfgm.org e chiedendo che le Nazioni Unite compiano i passi necessari per porre fine a questa violazione dei diritti umani.” Campagna BanFGMNon c'è Pace Senza Giustizia (NPSG) ed il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito (PRNTT), insieme al Comitato Interafricano sulle Pratiche Tradizionali che colpiscono la salute delle donne e dei bambini, Euronet-FGM e l'ONG Senegalese La Palabre, hanno collaborato in numerose iniziative volte per promuovere l'adozione di una Risoluzione dell'Assemblea Generale dell'ONU che mettesse al bando le mutilazioni genitali femminili (MGF) in quanto violazione dei diritti umani, raccogliendo il sostegno degli attivisti dei diritti umani, delle organizzazioni per i diritti delle donne, dei parlamentari e dei rappresentanti di governo dei paesi di Africa ed Europa. Per ulteriori informazioni, si prega di contattare Alvilda Jablonko, Coordinatrice del programma sulle MGF, all'indirizzo email ajablonko@npwj.org,  oppure Nicola Giovannini, email ngiovannini@npwj.org, telefono +3225483915. Si prega anche di visitare i siti web: www.npwj.org e www.banfgm.org.

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Libia/Bashir: Perduca, pessimo avvio di relazioni internazionali di Tripoli. Italia e Ue insistano perche si riconosca giurisdizione Cpi

Sab, 07/01/2012 - 15:33
07/01/2012

Dichiarazione del Senatore Radicale Marco Perduca:

E' pessima la notizia della visita di stato del presidente sudanese Bashir a Tripoli e conferma i dubbi circa la qualita' del CNT. Su Bashir pendono capi di imputazione che mandato d'arresto internazionale simili a quelli spiccati dal procuratore della Corte penale internazionale a seguito del mandato del Consiglio di sicurezza nei confronti della famiglia Gheddafi. Ancora peggiore e' il silenzio dei suoi ritrovati amici, Italia in testa.L'incotro tra un governo non legittimato dal proprio popolo e' un dittatore sotto indagine internazionale deve essere una preoccupazione per chi ha, tardivamente, scelto di usare la forza assumendosi la responsabilita' di proteggere i civili attaccati brutalmente. Nei confronti della Libia, ma anche del Sudan, occorre adesso rispettare lo Stato di Diritto internazionale e chiedere che Tripoli acceda allo Statuto di Roma quanto prima e che adegui I propri codici a quanto li' contenuto. L'Italia, che vorrebbe rilanciare l proprio trattato d'amicizia colla Libia, lo includa assieme agli europei nei prerequisiti per le relazioni future.
 

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Carceri: Marco Pannella e Roberto Giachetti passeranno la notte di Capodanno nel carcere di Rebibbia

Sab, 31/12/2011 - 16:09
31/12/2011 Questa notte, Marco Pannella e il deputato del PD Roberto Giachetti, passeranno la notte di Capodanno con la comunità penitenziaria e i detenuti del carcere di Rebibbia. Marco Pannella seguirà il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano insieme ai detenuti, per non dimenticare quanto da lui stesso dichiarato sulla "prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile" riguardo la situazione delle carceri. 

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Russia, Radicali: Putin ha come modelli Cina e corea del nord: condoglianze per la morte di Kim Jong-Il, non una parola ne’ una delegazione ai funerali di Vaclav Havel

Mar, 27/12/2011 - 15:26
27/12/2011

 

 Marco Perduca (senatore radicale) e Giulio Manfredi (Direzione Radicali Italiani): Nel fine settimana i media hanno giustamente puntato i riflettori sulla manifestazione unitaria delle opposizioni al regime di Putin, la più grande dalla fine dell’Unione Sovietica. Noi vorremmo segnalare due altri piccoli ma assai significativi fatti, che denotano come gli abitanti del Cremlino, nonostante i rumori che arrivano dalla piazza, rimangano con lo sguardo fisso ad oriente, ai modelli cinese se non nord-coreano. La Russia ha espresso le sue condoglianze per la morte del dittatore nord coreano Kim Jong-il ma non ha espresso neppure una parola di cordoglio per la morte di Vaclav Havel; venerdì scorso, a Praga, ai funerali del grande intellettuale e democratico cecoslovacco, l’unico russo presente è stato l´ombudsman per i diritti umani, venuto di sua iniziativa. Perciò, quando Putin dichiara che la Russia ha bisogno di una “psicoterapia nazionale” che lo Stato deve praticare via Internet e in televisione, per infondere ai russi “certezza nel domani”, noi rabbrividiamo. Non vorremmo che l’ultimo zar praticasse a Mosca la stessa politica che sta praticando, nel totale silenzio dei media, nel Caucaso. In Daghestan, nei primi 11 mesi del 2011, si sono registrate 372 persone morte in seguito a scontri o attentati; come dai radicali (ma non solo) più volte denunciato, la violenza esercitata dai russi nella vicina Cecenia è tracimata in tutta la regione. Anche di questo, un giorno, Putin dovrà essere chiamato a rispondere, non solamente al popolo russo ma davanti agli organi della giustizia internazionale.

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Natale in carcere: "condizioni disumane, Regina Coeli va chiuso o riportato a 600 detenuti"

Dom, 25/12/2011 - 15:57
25/12/2011 Pannella: "E' criminalità di Stato", Bernardini: "Che fanno Asl e magistrato di sorveglianza?"  "Altro che democrazia e Stato di diritto, Presidente! In Italia non c'è democrazia, ma criminalità di Stato. Quella in atto è infatti una flagrante opera di carattere tecnicamente criminale", così Marco Pannella si è rivolto al Capo dello Stato Giorgio Napolitano al termine della visita che questa mattina il leader radicale ha effettuato al carcere romano di Regina Coeli, insieme alla deputata radicale Rita Bernardini e ai deputati del Partito Democratico Roberto Giachetti e Jean Leonard Touadì. Ad accompagnare la delegazione, anche la psicologa Ada Palmonella, in servizio nel reparto Nuovi giunti dell'istituto. "A Regina Coeli ci sono più di 1200 detenuti, ma la struttura ne potrebbe contenere solo 600 - ha denunciato Rita Bernardini dopo l'ispezione nelle sezioni VI e VIII del carcere romano, "abbiamo visto celle fatiscenti, cadenti e sporche di 7 mq con 3 detenuti e celle doppie, di 14 mq, con dentro stipati 6 detenuti. I lavandini perdono, due docce su tre non funzionano e l'acqua calda non arriva. Non ci sono riscaldamenti e in alcune celle mancano addirittura i vetri alle finestre. Ai detenuti non vengono forniti, oltre alla carta igienica, i detersivi per pulire la cella e i prezzi dello spaccio interno sono altissimi", ha continuato la deputata radicale chiamando in causa le responsabilità dell'Asl "che per legge è tenuta a fare una relazione semestrale sulle condizioni igienico-sanitarie dell'istituto", ma anche del magistrato di sorveglianza al quale un mese fa i radicali hanno consegnato una dettagliata relazione per denunciare le condizioni illegali della settima sezione di Regina Coeli. "In questo mese non è cambiato niente, dov'è il magistrato di sorveglianza che è responsabile del trattamento dei detenuti? E quanti soldi sono stati spesi inutilmente in questi anni per fare lavori nelle sezioni? La realtà è che questo carcere dovrebbe essere chiuso o ridimensionato ai parametri regolamentari", ha concluso Bernardini. "Negli anni è stata una "fabbrica di San Pietro" dove sono stati inutilmente bruciati i fondi pubblici." "Davanti a una condizione che, come ha dichiarato il presidente della Repubblica, ci umilia in Europa, bisogna richiamare la classe politica alle proprie responsabilità. Le riforme che l'Italia aspetta devono iniziare dalle carceri in nome di tutte le persone recluse qui e della civiltà di un Paese che non può accettare che vengano violati i diritti umani", ha osservato Jean Leonard Touadì. "Condizioni di vita da bestie", ha spiegato Roberto Giachetti, che non risparmiano la polizia penitenziaria gravemente sottodimensionata, "questo carcere è una bomba sotto tutti i punti di vista", ha poi continuato il deputato del Pd che si è detto "favorevole ad un'amnistia, anche se da sola non è sufficiente".  "L'amnistia non va intesa come un provvedimento di clemenza - ha aggiunto Rita Bernardini - ma come uno strumento non più negoziabile per riportare alla legalità l'intero sistema giudiziario italiano e la sua appendice carceraria, e per trainare una vera grande riforma della Giustizia: la più urgente tra quelle di cui il nostro Paese ha bisogno".  

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Parlamento Europeo dibatte ed approva risoluzione per i diritti dei detenuti e sulle condizioni carcerarie in Europa, ricordando la campagna Radicale e di Marco Pannella sulle carceri

Gio, 15/12/2011 - 16:43
15/12/2011

 

 Comunicato Stampa del Partito Radicale  Oggi il Parlamento europeo ha approvato alla quasi unanimità una risoluzione cofirmata dai gruppi ALDE, PPE, SD, Verdi, Comunisti ed ECR sulle condizioni di detenzione in Europa.
        L’approvazione della risoluzione fa seguito al dibattito che aveva avuto luogo ieri pomeriggio sulla base di una serie di interrogazioni orali depositate su iniziativa dei parlamentari Niccolo’ Rinaldi (Eurodeputato italiano del gruppo liberale e democratico, IDV ed iscritto al PR) e Renate Weber (Eurodeputata Rumena del gruppo ALDE) dai gruppi ALDE, PPE, SD, Verdi, Comunista ed ECR.
Nel corso del dibattito, i deputati europei Niccolò Rinaldi e Sarah Ludford (Eurodeputata Liberal Democratica inglese) hanno ricordato la campagna dei Radicali per i diritti dei detenuti in Italia, lo sciopero della fame di Marco Pannella e le parole del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sull’emergenza democratica delle carceri italiane.
        La risoluzione é basata sulla relazione di Maurizio Turco, Tesoriere del PR ed allora Eurodeputato radicale, che il PE aveva approvato nel corso della legislatura scorsa. Essa, constatando la situazione drammatica che affligge le carceri in numerosi Stati dell’UE, chiede misure urgenti agli Stati membri, alla Commissione ed al Consiglio per assicurare il rispetto dei diritti fondamentali dei detenuti, anche attraverso una misura legislative europea al riguardo; il monitoraggio della situazione carceraria da parte della Commissione, dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali, dei parlamentari nazionali ed europei, del Comitato contro la tortura, nonché la creazione di meccanismi di monitoraggio nazionali indipendenti e l’adesione alle convenzioni internazionali ONU sul monitoraggio internazionale; una maggiore applicazione di misure alternative alla detenzione; la prevenzione e l’investigazione di morti e suicidi in carcere. La risoluzione chiede in particolare alla Commissione europea di esaminare l'impatto delle diversità nel diritto criminale e procedurale negli Stati membri sulle rispettive condizioni di detenzione e, sulla base di queste, di elaborare raccomandazioni a livello europeo, in particolare su misure alternative, politiche di criminalizzazione e decriminalizzazione, detenzione preventiva, amnistia e indulto, con particolare attenzione ai settori dell’immigrazione, dell’uso di droghe, dei giovani.Il testo della risoluzione é disponibile su: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+MOTION+B7-2011-0687+0+DOC+XML+V0//IT
Gli audio-video ed le trascrizioni del dibattito al PE sono disponibili su:
http://www.europarl.europa.eu/sed/speeches.do?sessionDate=20111214 

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39° Congresso: Comunicato stampa dell'ambasciata croata di Roma

Mer, 14/12/2011 - 11:10
12/12/2011

Su invito del membro del Partito Radicale Italiano e Vice Presidente del Senato italiano Emma Bonino e dell'esponente del Partito Radicale Non-Violento Marco Pannella, al trentanovesimo Congresso del Partito Radicale Non-Violento, transnazionale e transpartitico, il quale si e' tenuto a Roma dall'8 all'11 dicembre, ha presenziato l'Ambasciatore Tomislav Vidošević.
Alla cerimonia di apertura al grande numero dei radicali dall'Europa e da tutto il mondo con l'intervento introduttivo si e' rivolto il Ministro degli Affari Esteri italiano Giulio Terzi di Sant'Agata.
Nella parte centrale del Congresso, nella quale si sono svolti i dibattiti sullo stato attuale in Europa e sulle prospettive della riforma politica ed economica dell'Unione Europea, e nella quale oltre al Senatore Bonino e all'esponente storico dei Radicali Pannella, hanno esposto i loro punti di vista anche il Vice Presidente della Commissione Europea e Commisario per l'Industria e per le Imprese Antonio Tajani, i gia' Ministri degli Affari Esteri francese e tedesco Bernard Kouchner e Joschka Fischer, insieme al gia' Primo Ministro ungherese Gordon Bajnay e la rinomata giornalista francese Christine Ockrent, venerdi' 9 dicembre e' intervenuto il Deputato al Parlamento Croato Tonino Picula. Il suo intervento e' stato premiato dall'intenso applauso dalla sala gremita, in particolare per il fatto che proprio quel giorno la Repubblica di Croazia a Bruxelles ha firmato il Trattato di Adesione all'Unione Europea.

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Demba Traore (Segretario del PRNTT), mia elezione dimostra che diversità è ricchezza e non impedimento

Mar, 13/12/2011 - 19:19
13/12/2011

 

L’avvocato del Mali alla sua prima conferenza stampa da segretario del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, con Bonino e Pannella“La mia elezione non solo dimostra la vera transnazionalità del Partito Radicale, ma testimonia che le diversità non sono un impedimento, ma una ricchezza per lo spirito della politica radicale”, ha dichiarato il neosegretario del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito Demba Traore, avvocato maliano di etnia maura, alla conferenza stampa che si è tenuta questa mattina alla Camera dei deputati, con Emma Bonino, Marco Pannella e Maurizio Turco, per presentare i risultati del 39esimo Congresso del PRNTT che si è concluso domenica scorsa. “La fiducia che è stata riposta nella mia esperienza di militante per i diritti umani, nel mio essere musulmano praticante, è un elemento significativo: non c'è alcuna incompatibilità fra Islam e democrazia. Il fascino del PRNTT è la diversità linguistica, culturale e spirituale. Perciò rivolgo un appello a tutti a iscriversi al nostro Partito: abbiamo bisogno di tutti”.Al Congresso del PRNTT hanno partecipato circa 700 persone provenienti da 45 paesi diversi, eminenti personalità hanno discusso di consolidamento della democrazia, rispetto della legalità e promozione dei diritti umani, ma anche di ‘primavera araba’ e della crisi finanziaria che ha investito l'economia mondiale. “Un successo – ha continuato Traore – che dimostra l’autorevolezza del nostro Partito su questi temi e il sostegno che esso continua a guadagnare in molte parti del mondo, con iniziative a cui sono fiero di prendere parte da molti anni in prima persona”. “Non possiamo accettare un’Europa basata solo su gli assetti economici e finanziari, occorre il coraggio di ripartire dal progetto degli Stati Uniti d'Europa, da sempre perseguito dal nostro Partito, anche per quei paesi che guardano all’Europa come a una speranza e a un modello”.Demba Traore si è poi soffermato sulla drammatica situazione delle carceri del mondo, proprio mentre arrivava notizia di un nuovo suicidio nell'istituto cagliaritano di Buon Cammino: “Per milioni di persone nel mondo la carcerazione è prolungata e ingiustificata, prima del processo.Le condizioni di detenzione sono inumane e degradanti non solo nei paesi poveri, ma anche in quelli dell’Occidente sviluppato come Italia, al punto che molti detenuti si suicidano. Anche il Presidente della Repubblica italiana ha riconosciuto che è inaccettabile. Tutti approvano laDichiarazione dei Diritti dell'Uomo, ma dove è effettivamente applicata? L'ingiustizia è insopportabile. Possiamo continuare ad accettare che cittadini come noi si trovino in queste condizioni? Io dico di no. Il nostro è un partito che lotta e continueremo a lottare per il rispetto dei diritti umani e della legalità”.“C’è il nuovo leader di un partito ha dichiarato da parte sua Marco Pannella - che nel cuore di Roma e della cristianità, tiene a sottolineare la sua religiosità musulmana, vissuta come praticante: non è forse una notizia? Sono migliaia sul nostro territorio gli uomini di colore, “gli ultimi” tra “gli ultimi”, detenuti nelle nostre carceri in modo immondo per la flagranza criminale del nostro Stato. In Italia si sta manifestando una forza di lotta nonviolenta, in uno Stato in cui prevale ormai il tradimento delle leggi scritte, la bestemmia contro i giuramenti di fedeltà alla Costituzione. Ma vinceranno gli inermi non inerti – ha concluso il leader radicale - e non i violenti impotenti”.

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39° congresso del PRNTT: Lettera del presidente croato Ivo Josipović

Mar, 13/12/2011 - 16:19
11/12/2011

Cari Emma e Marco, cari amici radicali, egregi signori Ministri e rappresentanti politici dall'Europa e dal mondo,

Anche in questa occasione saluto questa vostra distinta sede, il 39-esimo Congresso del Partito Radicale Nonviolento, transnazionale e transpartito.
Ancora una volta, come lo e' consueto in tutti questi anni, avete riunito i rappresentanti politici, organizzazioni nongovernative e cittadini del mondo intero. Oltre cento partecipanti non italiani sono la migliore dimostrazione della vastita' delle vostre attivita' e del lavoro instancabile che sempre sono stati al servizio dei diritti umani e dei valori fondamentali, per il diritto e per la giustizia.

Sono passati anche venti anni dalla vostra singolare iniziativa nonviolenta contro la guerra di agresione in Croazia e per il suo riconoscimento internazionale. Il ricordo di quei giorni rimarra' segnato per sempre nella memoria storica della Croazia.

Il vostro Congresso si svolge nel momento in cui la Croazia vive un altro successo storico: la firma dell'Accordo di adesione all'Unione Europea. Un momento di orgoglio e di conclusione con successo di un lavoro estremamente richiedente che spetta anche ad altri paesi della regione ai quali vogliamo essere un segnale di indicazione e con i quali vogliamo costruire l'indispensabile: riconciliazione e relazioni di buon vicinato come unica garanzia di pace, stabilita' e progresso, non soltanto nella regione balcanica ma anche in tutta l'Europa.

Per questa ragione e' molto importante anche il vostro contributo alla realizzazione di una favola europea di successo, come sostenitori sinceri della del processo di allargamento, necessario per realizzare un' Europa come quella ideata dai suoi fondatori.
La Croazia nel suo cammino verso l'Ue e' cresciuta in un partner che si sviluppa con successo, che rispetta i diritti umani ed i valori europei, ma e' altrettanto consapevole che il lavoro sulle riforme non e' per niente finito e che ci restano ancora molte sfide. E noi abbiamo bisogno anche di quelle riforme che oltrepassano le richieste dell'Ue.

Per la Croazia, il momento dell'adesione e' un successo storico, ma siamo consapevoli che la profonda crisi che colpisce questa stessa Europa, alla quale giustamente apparteniamo, chiama ad una particoalare responsabilita' e ci da l'occasione per contribuire anche noi alla realizzazione di obbiettivi comuni: sia per quelli che gia' ne fanno parte che per quelli si trovano ancora sulla via verso le integrazioni.
Siamo pronti ad aiutare soprattutto loro, con l'obbligo che le nostre relazioni bilaterali non siano mai un ostacolo per il raggiungimento dell'obbiettivo europeo.

Cari amici,

Vi auguro ancora una volta tanto successo nel vostro lavoro e l'ispirazione per realizzare le idee e le iniziative iniziate ma anche quelle nuove per il bene di ogni singola persona quale che sia il suo orientamento o la sua appartenenza, sempre a favore della democrazia e della giustizia internazionale.

Vostro

 

Ivo Josipović
Presidente della Repubblica di Croazia
 

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Tunisia: Bonino, "Elezione di Marzouki segnale positivo"

Mar, 13/12/2011 - 13:09
13/12/2011

Dichiarazione di Emma Bonino, Vice Presidente del Senato, in occasione dell'elezione del nuovo Presidente della Tunisia ad interim, Moncef Marzouqi

"L'elezione di Moncef Marzouqi alla carica di Presidente della Repubblica ad interim da parte dell'Assemblea costituente tunisina è un segnale positivo non solo per il futuro della Tunisia ma per l'insieme dei paesi della Primavera Araba. L'impostazione secolare del partito presieduto da Marzouqi - Congrès pour la République - e la collaborazione che è stata avviata con il partito islamista maggioritario all'Assemblea costituente - Ennahda - da la dimensione dei rapporti tra i due partiti usciti vincitori dalle elezioni dell'ottobre scorso. La loro coabitazione è per ora una risposta costruttiva agli allarmismi da più parti creati su di una presunta deriva islamista in Tunisia e non solo. Il profilo personale del nuovo Capo di stato poi, molto improntata alla difesa dei diritti umani e civili - Marzouqi, oltre ad essere stato un oppositore del regime di Ben Ali, ha presieduto la Ligue tunisienne des droits de l'homme - è una ulteriore garanzia di attenzione a diritti così negletti, per non dire calpestati, nei passati decenni."

 

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