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"Transizione verso cosa?" Sam Rainsy e Mu Sochua incontrano il Partito Radicale
Sam Rainsy e Mu Sochua hanno incontrato oggi nell'ufficio di Bruxelles di No Peace Without Justice alcuni rappresentanti di ONG e di studenti presentando la situazione cambogiana e le irregolarità che l'opposizione al Primo ministro Hun Sen trova e troverà sulla strada delle elezioni nazionali previste per il 28 luglio 2013.
Rainsy e Sochua hanno attirato l'attenzione sul fatto che sebbene l'UE sia il principale donatore di aiuti alla Cambogia, i tassi di povertà e di corruzione non sono diminuiti con gli anni. Ostacolo cruciale alla "transizione" cambogiana è la continuità dell'attuale classe politica al potere con il regime sanguinario dei Khmer rouge. Per questo Rainsy si chiede "Transizione verso cosa? Quello che serve è una trasformazione immediata".
Rainsy ha poi sottolineato la necessità di riformare la legge elettorale permettendo anche a lui di poter partecipare nella competizione elettorale e di rientrare così dal suo esilio parigino. Infine è stato ricordato l'appello lanciato dal nuovo partito di cui Rainsy è presidente e leader, il Partito di Salvezza Nazionale Cambogiano (nato dalla fusione di tre formazioni politiche: il Sam Rainsy Party, il Partito regale FUNCIPEC e il Partito per i Diritti Umani) con il quale si invita l'UE a non inviare gli osservatori che legittimerebbero altrimenti la tenuta di elezioni illegali.
A 10 ANNI DALL'IRAQ
Da questa notte online lo speciale "A 10 anni dalla guerra in Iraq", dalle ore 3:33 (ora italiana dell'inizio dei bombardamenti su Baghdad il 20/03/2013) con l'intervento di Marco Pannella e tanti importanti ed autorevoli ospiti.
i dossier di OltreRadio
20/03/2003 - 20/03/2013
A 10 ANNI DALL'IRAQ
mercoledì 20 marzo disponibile dalle ore 3.33 (ora italiana dell'inizio dei bombardamenti su Baghdad il 20/03/2013).
Interventi: Muntazar al-Zaydi (Giornalista iracheno diventato celebre per aver lanciato due scarpe contro il Presidente USA George W. Bush), Enrico Bellano (Inviato speciale TG1), Rosa Calipari (Deputata Partito Democratico), Franco Cardini(Storico), Barbara Contini (Già Governatrice di Bàssora e di Dhi Qar in Iraq), Staffan De Mistura (Sottosegretario agli Affari Esteri), Padre Enzo Fortunato (Capo Sala Stampa Basilica di San Francesco ad Assisi), Alfredo Mantica (Sottosegretario agli Affari Esteri durante la guerra in Iraq), Paolo Mieli (Storico e Presidente RCS), Fabio Mini (Generale, Analista strategico), Solomon Moore(Inviato in Iraq durante la guerra per il Los Angeles Times e per il New Jork Times), Marco Pannella (Leader Radicale), Ferdinando Pellegrini (Inviato per il GR Rai in Iraq durante la guerra), Erfan Rashid (Giornalista iracheno), Sergio Romano (Scrittore ed editorialista del Corriere della Sera), Raheem Salman(Corrispondente iracheno di Reuters), Bernardo Valli (Inviato speciale ed editorialista de La Repubblica).
a cura di Francesco De Leo (Direttore di oltreradio.it) e Shelly Kittleson (Reporter statunitense).
SCARICA E STAMPA GRATUITAMENTE L'ALLEGATO IN BASSO. CONTENENTE LA CARTINA GEOGRAFICA DELL'IRAQ, REALIZZATA IN COLLABORAZIONE CON IL PRESTIGIOSO 'ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI DI NOVARA' !
"Difenderemo la nostra libertà. Porteremo la libertà ad altri. E vinceremo".
George W. Bush (Presidente degli Stati Uniti d'America)
Casa Bianca, 20 marzo 2003
"Chi ha deciso di scatenare la guerra ne risponderà davanti a Dio e alla storia"
Joaquin Navarro Valls (Portavoce di Papa Giovanni Paolo II)
Città del Vaticano, 20 marzo 2003
Appello all'UE e incontro con Sam Rainsy e Mu Sochua leaders dell'opposizione cambogiana
Martedì 19 marzo, dalle 13h alle 15h Sam Rainsy leader dell'opposizione cambogiana e membro del Consiglio generale del Partito Radicale, e Mu Sochua, parlamentare dell'opposizione cambogiana saranno nella sede di Non C'è Pace Senza Giustizia a Bruxelles, Rue du Pépin 54, per un incontro aperto con rappresenanti e attivisti locali.
Rainsy e Sochua presenteranno l'attuale situazione dei diritti umani in Cambogia, le prossime elezioni, e gli sforzi di assunzione responsabilità tra cui i processi (e le tribolazioni) delle Camere straordinarie.
La loro missione a Bruxelles è volta tra l'altro a lanciare un appello all'UE in vista delle elezioni nazionali del prossimo luglio in Cambogia.
APPELLO ALL’UNIONE EUROPEA
Per contribuire a garantire elezioni libere ed eque in Cambogia
Con l’avvicinarsi delle elezioni nazionali il prossimo 28 luglio 2013, i Cambogiani democratici in tutto il mondo chiedono all'Unione Europea (UE) di convincere il governo cambogiano ad attuare le raccomandazioni elettorali emanate dalle Nazioni Unite nel luglio 2012. Lo scopo di tali raccomandazioni è quello di garantire elezioni democratichce e “vere”, così come affermato negli Accordi di Parigi del 1991 sulla Cambogia firmati da cinque grandi paesi europei: Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito.
Tuttavia, il governo cambogiano continua a rifiutare categoricamente le raccomandazioni delle Nazioni Unite. Perciò, l’UE dovrebbe inviare un chiaro messaggio al Primo Ministro cambogiano Hun Sen, per ribadire che:
1. L'UE non invierà osservatori per monitorare le elezioni del luglio 2013. Fare ciò significherebbe semplicemente ripetere l'esperienza delle ultime elezioni nel luglio 2008, a seguito delle quali le raccomandazioni furono respinte. Dopo il voto che gli osservatori europei hanno denunciato come “inferiore alle principali norme internazionali in materia di elezioni democratiche”, il governo cambogiano ha dimostrato di non essere disposto a realizzare qualsiasi riforma. Il sistema elettorale attuale resta inaccettabilmente sbilanciato a favore del partito di governo di Hun Sen, che utilizza vari trucchi, come la manipolazione delle liste elettorali, per assicurarsi la vittoria addirittura in anticipo rispetto al giorno delle elezioni.
2. L'UE non riconoscerà come legittime le elezioni del luglio del 2013 che, date le innumerevoli e gravi irregolarità nella loro preparazione, non saranno conformi alle norme minime in materia di elezioni democratiche come raccomandato dalle Nazioni Unite e il cui risultato non potrà che essere la distorsione inaccettabile della volontà degli elettori cambogiani.
3. L'UE e i suoi Stati membri non riconosceranno la legittimità di qualsiasi governo derivante da tali elezioni illegittime.
L’opposizione democratica unita, rappresentata dal Partito di Salvezza Nazionale Cambogiano (PSNC) ritiene che solo un tale avviso mirato e tempestivo da parte dell'Unione europea, che è il principale donatore della Cambogia, potrebbe convincere le autorità cambogiane ad accettare un compromesso ccontribuendo così ad elezioni più democratiche e accetabili, una conditio sine qua non per la stabilità e la prosperità del Paese.
I due punti essenziali nelle raccomandazioni delle Nazioni Unite sono relativi alla revisione della Commissione Elettorale Nazionale e la piena partecipazione nella competizione elettorale di Sam Rainsy, presidente del PSNC e leader dell'opposizione.
Segreteria Generale del PSNC
Sam Rainsy è leader dell'opposizione della Cambogia e Presidente del Cambodia National Rescue Party, che è il risultato della fusione dei due soli partiti di opposizione rappresentati in Parlamento. E' anche membro del Consiglio Generale del Partito Radicale. Alle prossime elezioni nazionali cambogiane, 28 luglio 2013, potrebbe essere il solo sfidante del primo ministro uscente Hun Sen, che è un ex Khmer Rouge e il più longevo Primo ministro del mondo, da 28 anni!
Mu Sochua è una parlamentare di spicco del Parlamento e dell'opposizione. Si occupa di affari internazionali e in particolare di politiche per le donne. E' stata Ministro degli Affari per le Donne ed è una rispettata attivista dei diritti umani.
Al via la XVII legislatura
Il Partito Radicale e Certi Diritti alla manifestazione a Bruxelles per la democrazia, lo stato di diritto e i diritti fondamentali in Ungheria
Si è tenuta oggi una manifestazione a Bruxelles per la difesa della democrazia, lo stato di diritto ed i diritti fondamentali in Ungheria, con la partecipazione di militanti ungheresi, europei e della comunità internazionale, ONG (Amnesty International, ILGA-Europe) e l'Eurodeputata austriaca Ulrike Lunaceck del gruppo verde. Il Partito Radicale e l'Associazione Radicale Certi Diritti hanno partecipato alla manifestazione con Ottavio Marzocchi.
La situazione in Ungheria precipita di giorno in giorno, a causa del golpe bianco attuato dal primo ministro Viktor Orban, dal suo governo e partito FIDESZ: dopo avere imbavagliato la stampa attraverso una nuova legge sui media, le autorità ungheresi hanno modificato la Costituzione attraverso una serie di emendamenti, il quarto dei quali è stato approvato lunedi scorso. Tale emendamento permette, tra laltro, la limitazione dei poteri della Corte Costituzionale, la possibilità di spostare i processi in modo arbitrario, la criminalizzazione delle persone senza casa (homeless), l'introduzione di una definizione restrittiva di famiglia che colpisce le famiglie monoparentali ed omosessuali, la discriminazione tra religioni.
La Corte Costituzionale ungherese aveva già bocciato tali misure, che anche il Consiglio d'Europa aveva criticato, e per tale motivo le autorità ungheresi hanno deciso di elevarle a norma costituzionale per blindarle e renderle praticamente irreversibili.
La Commissione europea ed il Consiglio d'Europa, nonché alcuni Stati membri e gli Stati Uniti, hanno espresso grave preoccupazione, mentre al PE il Presidente del gruppo liberale Guy Verhofstadt e quello del gruppo Verde Cohn-Bendit hanno chiesto alla Commissione di avviare la procedura di monitoraggio e sanzioni contro l'Ungheria. Il PE ha inoltre deciso di tenere un dibattito durante la sessione di Aprile, quando sarà pubblicato il Rapporto Tavares sulla situazione della democrazia in Ungheria.
Il Partito Radicale e Certi Diritti alla manifestazione a Bruxelles per la democrazia, lo stato di diritto e i diritti fondamenta
Divorzio all'italiana. Il business
Nozze gay: tanto per sposarsi, poco per divorziare
Dopo le nozze in alcuni casi, si sa, arriva il divorzio. Anche i gay devono fare i conti con la separazione. E secondo Sherru Donovan, avvocato che si occupa proprio delle separazioni di coppie dello stesso sesso, “negli ultimi mesi stiano assistendo a un vero e proprio boom” di matrimoni al collasso tra 'mogli e mogli' o 'mariti e mariti'.
Negato da più di un mese accesso al Cie di Ponte Galeria. Lunedì Radicali con Marco Pannella si presenteranno davanti ai cancelli
GIUSEPPE ROSSODIVITA, CAPOGRUPPO DEI RADICALI AL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO ATTENDE DA OLTRE UN MESE L’ACCESSO AL CIE DI PONTE GALERIA – ROMA.
PRESENTATA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE URGENTE AL MINISTERO DEGLI INTERNI.
DELEGAZIONE RADICALI CON MARCO PANNELLA ANNUNCIANO PER LUNEDI'’ 18-3 VISITA ISPETTIVA NEL CIE DI PONTE GALERIA, CON O SENZA PREVENTIVA AUTORIZZAZIONE.
Lo scorso 8 febbraio il Capogruppo uscente dei Radicali al Consiglio Regionale del Lazio, Avv. Giuseppe Rossodivita ha fatto una formale richiesta alla Prefettura di Roma per poter accedere al Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria a Roma per una visita sulle condizioni dei detenuti e della struttura. Non avendo ricevuto alcuna risposta il 18 febbraio è stata risollecitata la richiesta alla quale è stato risposto che a causa di gravi incidenti (‘atti vandalici’) avvenuti all’interno del Cie avrebbero fatto pervenire una risposta in tempi brevi. A tutt’oggi non è pervenuta alcuna comunicazione che autorizzi l'accesso.
Sulla vicenda è stata presentata oggi una interrogazione parlamentare urgente al Ministero degli Interni, prima firmataria la deputata Radicale Rita Bernardini.
Lunedì 18 marzo alle ore 11,30 una delegazione di Radicali, guidata da Marco Pannella, con l’Avv. Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Consiglieri Regionali uscenti e Sergio Rovasio, Consigliere Generale del Partito Radicale, si recherà comunque al CIE di Ponte Galeria. Di questa decisione ne è stata data comunicazione alla Prefettura di Roma (Area IV Quater) tramite comunicazione ufficiale via telegramma e via e-mail.
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Staderini: auguri a Papa Francesco
“La scelta del nuovo vescovo di Roma di prendere il nome di Francesco rappresenta una svolta epocale per la Chiesa cattolica” ha dichiarato Mario Staderini, segretario di Radicali italiani intervenendo a Radio radicale dopo l’elezione del nuovo Papa.
“Mai nessun pontefice , infatti, aveva in questi otto secoli scelto di chiamarsi come il poverello di Assisi” -ha proseguito Staderini-, ” richiamandosi cioè a colui che si spogliò da tutti i suoi averi per meglio “vivere secondo la forma del Vangelo” piuttosto che “vivere secondo la forma della Chiesa di Roma”.
“Per questo nelle settimane scorse avevo scritto che sarebbe stato necessario un Papa Francesco I, che potesse liberare la chiesa dal potere temporale e richiamarla a quell’altissima povertà praticata da Francesco d’Assisi come forma di vita.
“Auguro a Papa Francesco” -ha concluso Staderini- “ di trovare la forza e la collaborazione per condurre un magistero impegnativo come quello che lo attende”.
Il post sul Blog del Fatto Quotidiano "Il prossimo Papa si chiami Francesco I" del 15 febbraio »
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Finanziamento Pubblico, Turco: foglia di fico per coprire l'occupazione dello Stato da parte di partiti che si fanno stato e lo saccheggiano
Dichiarazione di Maurizio Turco, deputato radicale:
Il dibattito sul "finanziamento pubblico ai partiti" è uno dei paradigmi di uno stato criminale e di una classe dirigente inqualificabile. Il finanziamento pubblico dei partiti è stato abrogato dai cittadini attraverso un referendum promosso dal Partito radicale, decisione popolare tradita dal Parlamento Chi tra gli eletti è contro il finanziamento pubblico dei partiti chiede il rispetto della volontà popolare limitata a questo caso specifico dimenticando che i cittadini hanno deliberato anche sulle modalità di elezione dei componenti togati del CSM, la separazione delle carriere e l'abolizione degli incarichi extragiudiziali. Si continua inoltre a limitare il dibattito al finanziamento pubblico quando il problema è quello dei partiti, di questi partiti che da sessantacinque anni si guardano bene di emanare una legge di applicazione dell'articolo 49 della Costituzione sulla democrazia interna ai partiti e... sull'articolo 39 relativo alla democrazia interna ai partiti.
Sull'articolo 49 sino a poche settimane fa il PD si è distinto per aver ostacolato l'iter in Commissione oggi, per convenienza, lo indica tra le priorità legislative. Del 39 il silenzio è di tomba. Di questi partiti che usano il dibattito sul finanziamento pubblico ai partiti come foglia di fico per coprire il fatto oggettivo che hanno occupato lo Stato: Cassa Depositi e Prestiti, ENI, Finmeccanica, Fondazioni bancarie e banche, 7000 partecipate delle quali non poche inutili, migliaia di incompetenti nominati perché appartenenti a qualche partito la cui incompetenza causa danni inimmaginabili e il furto del gettone di presenza è misera cosa, come il finanziamento pubblico ai partiti. Ma è indicativo di una concezione del partito che si fa Stato e lo saccheggia.
Marco Pannella: gli italiani sono un popolo privato della democrazia
Il voto per Beppe Grillo è stato l’unico voto libero, di dissenso che nelle scorse elezioni si poteva ragionevolmente esprimere a livello di massa, ed è un voto che non è stato determinato dall’online, come dicono tutti. Il voto per Grillo è in diretta proporzione agli ascolti televisivi forniti agli italiani dai principali telegiornali e “talk-show”: nella classifica lui era 6° per ascolti fra gli esponenti politici, mentre io ero 270°! Cioè in quanto Radicali non ci siamo, NON C’È comunicazione quando sei il 270° per ascolti! È un dato meramente aritmetico, astratto, cioè privo di qualsiasi contenuto informativo e comunicativo (dati del Centro d'Ascolto dell'Informazione Radiotelevisiva).
La presenza di Grillo in tv, invece, era caratterizzata da una differenza sostanziale. Lui non andava “in televisione”: le televisioni di Regime andavano loro da lui, sicché il Regime radiotelevisivo italiano sceglieva, con suoi criteri, i momenti di massima efficacia oratoria, televisiva, di contenuti. I pochi altri, che hanno avuto anche più ascolti di lui, andavano certo nei tg e negli studi tv, dibattevano di tutto e di niente, non dibattevano di “temi proibiti”, e comunque non trasmettevano alcuna emozione intellettuale autenticamente sociale e personale – soci, come sono, impegnati tutt’al più a litigare sulla spartizione del comune bottino di Regime.
Il voto a Grillo è stato, per me, soprattutto il voto di quanti sono stati finalmente coerenti di fronte a una situazione umana, quasi antropologica, di letterale insopportabilità del Regime imperante: decidendo quindi in questa occasione di non sopportarla più. Dico “coerenti”, nel respingerla: il che ahimè non comporta coscienza, consapevolezza del modo col quale superare l’insopportabilità. La coscienza e la conoscenza, invece, dell’alternativa e dell’alterità storica Radicale è ormai da decenni vietata, censurata, sottratta alla conoscenza e al giudizio democratico del popolo sovrano.
Sono sentimenti comprensibili. Se uno ne ha piene le palle di qualcosa, ritiene che la cosa sia impossibile, coglie la prima occasione che gli viene offerta per dire: così comunque non può più andare avanti.
È gente che non ha potuto discutere, seguire proposte attendibili di correzione e di mutamento di Regime, ma che ha stabilito che quando una cosa è insopportabile, è INSOPPORTABILE! Non è come il nostro Presidente della Repubblica, che “da l’esempio”! Lui indica che come Paese siamo in flagranza di reati evidenti, ma continua a sopportare… Anzi, a giustificare!
Quindi, davvero, un voto di brava gente, l’unico voto consentito ad un popolo privato di democrazia, di conoscenza, di proposte e prospettive alternative e davvero… altre. Di quelle che ci si trova a potere conoscere e quindi poi giudicare, scegliere o rifiutare.
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Staderini: finanziamento alla politica e legge elettorale sono riforme gemelle
Il finanziamento pubblico dei partiti va abolito perché è criminogeno, corrompe la politica e riduce il tasso di democraticità interna perpetuando il potere di chi detiene i cordoni della borsa. 31 milioni di italiani lo avevano già capito nel 1993, per questo votarono si al referendum presentato dai Radicali e poi tradito da tutti gli altri.
Oggi come allora serve un principio chiaro: non un euro pubblico agli apparati dei partiti, che si devono autofinanziare in modo trasparente con le donazioni di iscritti e simpatizzanti. Allo Stato, invece, spetterà di garantire a tutti i cittadini, non solo ai partiti, i servizi necessari per fare politica.
In realtà, la scelta è tra due modelli opposti di intendere il rapporto tra Stato e cittadini, ed è collegata al sistema elettorale.
Da una parte il modello che considera i partiti come un pezzo dello Stato, basato sul finanziamento pubblico e sul sistema elettorale proporzionale; dall’altra il modello che mette al centro la persona, l’eletto, che si fonda su finanziamenti privati, collegi uninominali e sistema maggioritario.
Non è un caso che nel 1993 gli italiani, insieme al finanziamento pubblico dei partiti, votarono in massa anche il referendum radicale che aboliva il sistema proporzionale a favore di quello maggioritario basato sul collegio uninominale.
Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali italiani.
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Costi politica, Bonino: Se si fosse rispettato il referendum...
«La Costituzione prevede che i referendum abbiano esito vincolante. Se fosse stata rispettata, la questione del finanziamento pubblico sarebbe stata risolta molti anni fa come i cittadini hanno espresso votando il nostro referendum. Tradire le regole della Costituzione “più bella del mondo” sempre che qualcuno la rispetti, porta sempre male».
Lo ha detto l'esponente radicale Emma Bonino, commentando il dibattito sul finanziamento pubblico ai partiti.
«Ma in questo blocco - ha aggiunto la Bonino - credo che la cosa più importante che i radicali possono fare è non farsi distrarre da questo pseudodibattito politologico, e continuare a portare avanti le iniziative che si coagulano nello slogan Amnistia, giustizia, libertà, slogan che mette insieme tutti i fronti della battaglia per la legalità: Europa, immigrazione, giustizia, carceri, diritti civili».
La truffa del finanziamento pubblico »
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Divorzio dopo il figlio in provetta. La richiesta di due padri
Le mogli si erano sottoposte alle fecondazione eterologa in Spagna
di Grazia Buscaglia su www.ilrestodelcarlino.it
Rimini, 10 marzo 2013 - «QUEL FIGLIO non è mio. Non lo voglio e adesso voglio il divorzio da mia moglie». Eppure quel figlio, solo qualche anno prima, era stato voluto ad ogni costo, contro tutto e contro tutti, tanto da ricorrere alla fecondazione eterologa, ossia all’inseminazione con spermatozoi da donatore, tecnica che in Italia è vietata dalle regole introdotte dalla legge 40 del 2004.
TIBETAN UPRISING DAY: La partecipazione del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito
Per ricordare la strage di migliaia di cittadini tibetani operata il 10 marzo 1959 da parte del governo di Pechino. In occasione del 54° anniversario dell’insurrezione di Lhasa, i militanti radicali hanno partecipato alle manifestazioni di Bruxelles e Firenze, Roma, Torino
Bruxelles
A Bruxelles oltre 27 comunità tibetane europee, insieme a personalità, parlamentari, Ong e associazioni pro-tbet terranno una grande manifestazione europea, la 10 March European Rally alla quale parteciperà anche il Partito Radicale con una sua delegazione guidata dal parlamentare Matteo Mecacci, Presidente dell’ INPAT (International Network for Parliamentarians on Tibet) e Matteo Angioli, Consigliere Generale del Partito Radicale. Per maggiori info: http://www.lightsontibet.org/?p=565
Video
Foto
Con Matteo Angioli, Matteo Mecacci, Michel Hancisse e Alessia Cogliandro.
Firenze
manifestazione promossa dall'Associazione Radicale Andrea Tamburi e dal Partito Radicale, davanti al consolato cinese di Firenze - Via dei Della Robbia (ang. Piazza Savonarola) con Maurizio Buzzegoli e Massimo Lensi.
Roma
manifestazione a Largo dei Lombardi (Via del Corso) Pro Tibet. L’iniziativa promossa dal Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli e dalla Comunità tibetana in Italia, vedrà la partecipazione di una delegazione del Partito Radicale guidata Rocco Berardo, Presidente Intergruppo sul Tibet al Consiglio Regionale del Lazio e da Sergio Rovasio, Consigliere Generale del Partito Radicale, si svolgerà in contemporanea con il grande raduno europeo in programma a Bruxelles ed è volta ad esprimere la massima solidarietà al popolo tibetano e a richiamare l’attenzione sulle gravi violazioni dei diritti umani perpetrate in Tibet da parte del Governo di Pechino.
Torino
da alcuni giorni è esposta in Comune, davanti all’ingresso del Palazzo Civico, la Bandiera del Tibet dove si è svolto un incontro promosso dal Radicale Bruno Mellano, Associazione Comuni, Provincie e Regioni per il Tibet e da Giovanni Maria Ferraris, Presidente del Consiglio Comunale di Torino.
Viale: i Radicali sostengano Renzi
A proporlo è il presidente di Radicali Italiani intervenendo a Milano in una riunione promossa dalla Associazione Enzo Tortora.
In una nota Silvio Viale ha poi sintetizzato:
"Condivido il cauto pessimismo di Matteo Renzi sul ritorno al voto se Bersani non avrà la fiducia. In tal caso il vecchio adagio "squadra che vince non si cambia" impone di cambiarla. Penso, quindi che i radicali possano sostenere Renzi, come molti abbiamo già fatto alle primarie, non tanto per il punto sull'abolizione del finanziamento ai partiti aggiunto alla lista di Bersani, ma perché Renzi rappresenta quella ventata di innovazione e di rinnovamento di cui il centrosinistra e il Paese hanno bisogno. Credo, quindi, che i radicali debbano continuare a rivolgersi a tutti con le loro proposte, ma che debbano riproporre una azione nell'ambito del centrosinistra e che e elezioni comunali di Roma possono essere il primo passo per un riavvicinamento, che superi il muro delle ultime elezioni."
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Aborto, obiezione/Rai. Viale: ci fossero le cliniche private ci sarebbe un problema in meno
Un lapsus di Rai News24, in realtà una informazione sbagliata, è lo spunto colto da Silvio Viale per sottolineare quanto siano radicati i luoghi comuni sulla 194. Si tratta di un servizio sul convegno dei ginecologi non obiettori, organizzato da LAIGA, che ha visto 300 operatori discutere per due giorni nell'aula magna dell'Ospedale Forlanini a Roma.
Silvio Viale, che otre ad essere un esponente radicale, è il responsabile del servizio di IVG del più grande ospedale ostetrico-ginecologico italiano, l'Ospedale Sant'Anna di Torino, ed ha partecipato al convegno con una relazione sui costi delle IVG, ha così commentato l'errore di Rai News24:
"Il servizio, un buon servizio, affrontando il tema dell'obiezione di coscienza, conclude affermando che le donne italiane hanno due alternative, le cliniche private o andare all'estero. Un lapsus frutto di una cultura che vede le cliniche private come il demonio. Una informazione sbagliata perché in Italia l'aborto si può fare solo negli ospedali pubblici e lo possono fare solo i ginecologi di questi ospedali. Questo accade solo in Italia e questo è il motivo principale per cui in Italia l'obiezione di coscienza è un problema. In Italia l'aborto è l'unica prestazione sanitaria per la quale non esiste un percorso alternativo al pubblico come invece accade per tutte le altre prestazioni, come per esempio per la fecondazione assistita della legge 40. La possibilità di ricorrere al privato per le IVG non esiste e il TG3 ha involontariamente sbagliato. In Italia il numero dei medici non obiettori, secondo la relazione del ministero, sarebbe di 1614 su 5599, il 28,8%, e non sarebbe un numero insufficiente se non ci fosse un disinteresse e un ostracismo culturale della politica e della sanità. Un disinteresse, perché non è mai una priorità sanitaria. Un ostracismo, perché, quando la politica se ne occupa, è una corsa a porre paletti e ostacoli alle donne. Eppure, prendendo spunto dalle conclusioni ingannatrici del TG3, senza auspicare l'alternativa del privato come in Europa, basterebbe unificare i servizi nei principali ospedali e allargare a base dei ginecologi non obiettori, coinvolgendo direttamente ed indirettamente i consultori nell'effettuazione degli interventi abortivi, come prevede a legge 194 dal 1978. Invece di inseguire i fantasmi illiberali e liberticidi dell'abolizione dell'obiezione di coscienza, di fatto un paravento per la cattiva coscienza di molti, basterebbe applicare in modo innovativo a 194 a vantaggio delle donne, piantandola con la paralisi piagnona e strabica verso i veti politici."
Domenica 10 marzo mobilitazione in tutta Europa per il Tibet, con la partecipazione del Partito Radicale: a Bruxelles, Ginevra, Firenze, Roma e Torino
Il prossimo 10 marzo tutte le comunità tibetane e le organizzazioni pro-Tibet del mondo celebrano il 54° anniversario dell’insurrezione di Lhasa del 1959. Dal 2009 sono 107 i monaci che si sono autoimmolati per protestare contro la repressione cinese: nella giornata di domenica da Roma così come da altre città in tutto il mondo, partirà un messaggio forte di libertà e giustizia, per sensibilizzare la comunità internazionale e le Istituzioni europee ad agire con azioni concrete a difesa del popolo tibetano.
A Bruxelles oltre 27 comunità tibetane europee, insieme a personalità, parlamentari, Ong e associazioni pro-tbet terranno una grande manifestazione europea, la 10 March European Rally alla quale parteciperà anche il Partito Radicale con una sua delegazione guidata dal parlamentare Matteo Mecacci, Presidente dell’ INPAT (International Network for Parliamentarians on Tibet) e Matteo Angioli, Consigliere Generale del Partito Radicale. Per maggiori info clicca qui
A Ginevra si svolgerà una manifestazione proTibet davanti alla sede dell’Onu dalle ore 11 alle ore 15 alla quale parteciperà il Senatore Radicale Marco Perduca.
A Firenze dalle ore 11 alle ore 13 si svolgerà un sit-in manifestazione promossa dall'Associazione Radicale Andrea Tamburi e dal Partito Radicale, davanti al consolato cinese di Firenze - Via dei Della Robbia (ang. Piazza Savonarola) con Maurizio Buzzegoli e Massimo Lensi.
A Roma, Domenica 10 marzo, dalle ore 11,30, si terrà una manifestazione a Largo dei Lombardi (Via del Corso) Pro Tibet. L’iniziativa promossa dal Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli e dalla Comunità tibetana in Italia, vedrà la partecipazione di una delegazione del Partito Radicale guidata Rocco Berardo, Presidente Intergruppo sul Tibet al Consiglio Regionale del Lazio e da Sergio Rovasio, Consigliere Generale del Partito Radicale, si svolgerà in contemporanea con il grande raduno europeo in programma a Bruxelles ed è volta ad esprimere la massima solidarietà al popolo tibetano e a richiamare l’attenzione sulle gravi violazioni dei diritti umani perpetrate in Tibet da parte del Governo di Pechino.
A Torino da alcuni giorni è esposta in Comune, davanti all’ingresso del Palazzo Civico, la Bandiera del Tibet dove si è svolto un incontro promosso dal Radicale Bruno Mellano, Associazione Comuni, Provincie e Regioni per il Tibet e da Giovanni Maria Ferraris, Presidente del Consiglio Comunale di Torino.
Domenica 10 marzo mobilitazione in tutta Europa per il Tibet, con la partecipazione del Partito Radicale: a Bruxelles, Ginevra, Firenze, Roma e Torino
Il prossimo 10 marzo tutte le comunità tibetane e le organizzazioni pro-Tibet del mondo celebrano il 54° anniversario dell’insurrezione di Lhasa del 1959. Dal 2009 sono 107 i monaci che si sono autoimmolati per protestare contro la repressione cinese: nella giornata di domenica da Roma così come da altre città in tutto il mondo, partirà un messaggio forte di libertà e giustizia, per sensibilizzare la comunità internazionale e le Istituzioni europee ad agire con azioni concrete a difesa del popolo tibetano. A Bruxelles oltre 27 comunità tibetane europee, insieme a personalità, parlamentari, Ong e associazioni pro-tbet terranno una grande manifestazione europea, la 10 March European Rally alla quale parteciperà anche il Partito Radicale con una sua delegazione guidata dal parlamentare Matteo Mecacci, Presidente dell’ INPAT (International Network for Parliamentarians on Tibet) e Matteo Angioli, Consigliere Generale del Partito Radicale. Per maggiori info:http://www.lightsontibet.org/?p=565 A Ginevra si svolgerà una manifestazione proTibet davanti alla sede dell’Onu dalle ore 11 alle ore 15 alla quale parteciperà il Senatore Radicale Marco Perduca. A Firenze dalle ore 11 alle ore 13 si svolgerà un sit-in manifestazione promossa dall'Associazione Radicale Andrea Tamburi e dal Partito Radicale, davanti al consolato cinese di Firenze - Via dei Della Robbia (ang. Piazza Savonarola) con Maurizio Buzzegoli e Massimo Lensi. A Roma, Domenica 10 marzo, dalle ore 11,30, si terrà una manifestazione a Largo dei Lombardi (Via del Corso) Pro Tibet. L’iniziativa promossa dal Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli e dalla Comunità tibetana in Italia, vedrà la partecipazione di una delegazione del Partito Radicale guidata Rocco Berardo, Presidente Intergruppo sul Tibet al Consiglio Regionale del Lazio e da Sergio Rovasio, Consigliere Generale del Partito Radicale, si svolgerà in contemporanea con il grande raduno europeo in programma a Bruxelles ed è volta ad esprimere la massima solidarietà al popolo tibetano e a richiamare l’attenzione sulle gravi violazioni dei diritti umani perpetrate in Tibet da parte del Governo di Pechino. A Torino da alcuni giorni è esposta in Comune, davanti all’ingresso del Palazzo Civico, la Bandiera del Tibet dove si è svolto un incontro promosso dal Radicale Bruno Mellano, Associazione Comuni, Provincie e Regioni per il Tibet e da Giovanni Maria Ferraris, Presidente del Consiglio Comunale di Torino.
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Cattolici tedeschi favorevoli a pillola, aborto, divorzio e anche un Papa donna
Dopo il loro papa conservatore, il popolo dei cattolici tedeschi vuole un ‘riformista. E’ l’identikit del pontefice che aspettano i fedeli tedeschi dal nuovo conclave. Lo conferma un sondaggio del settimanale tedesco Stern, che delinea l’identikit di un religioso che abbia intenzione di liberalizzare divorzio, pillola e condom, aprendo alla donne l’ordinazione sacerdotale e abolendo il celibato dei religiosi. E ancora. Stando al rilevamento, il 76% del campione vedrebbe con favore un africano al soglio pontificio.
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