Aggregatore di feed

Anche gli avvocati familiaristi vogliono il divorzio breve

Divorzio Breve - Ven, 04/07/2014 - 21:57

 Durante la puntata a cura della Lega Italiana per il Divorzio Breve trasmessa in diretta da Radio Radicale martedì 1° luglio abbiamo avuto in collegamento telefonico l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione Matrimonialisti Italiani, una delle più autorevoli associazioni in materia. Leggi tutto l'articolo

leggi tutto

Categorie: Politica

Benin: conclusa la conferenza pan-africana sull'abolizione della pena di morte

Radicali Italiani - Ven, 04/07/2014 - 18:17
04/07/14

Comunicato stampa di Nessuno tocchi Caino

4 luglio 2014: Si è conclusa oggi la Conferenza continentale sull'abolizione della pena di morte in Africa convocata nella capitale del Benin a Cotonou dalla Commissione africana per il diritti umani e dei popoli con la sessione ministeriale presieduta dal Ministro degli esteri Bako-Arifari Nassirou. 

La presidente del gruppo di lavoro della Commissione africana che lavora sulla pena di morte Sylvie Kayetesi Zianabo ha riassunto per i ministri i primi due giorni di lavoro della Conferenza sottolineando il numero di contributi provenienti da tutte le regioni dell'Africa e da parte di esperti continentali e internazionali sia sulla bozza di protocollo alla Carte africana dei diritti umani, che dovrebbe esser adottato definitivamente ad ottobre in Niger, sia sulle strategie nazionali per l'abolizione o la sospensione delle esecuzioni capitali.

Il Ministro della giustizia del Benin Djenontin-Agossou Valentin ha dato il benvenuto alle delegazioni governative a nome del presidente della Repubblica Yayi Boni, ricordando quali sono stati i passi significativi del paese verso l'abolizione della pena di morte in Benin e qual è il ruolo che il paese vuole giocare al livello continentale, dove ha proposta l'istituzione di un osservatorio africano sulla pena di morte, e internazionale nella mobilitazione internazionale per guadagnare l'abolizione della pena di morte nel mondo. Il Benin ritiene che la pena di morte non possa esser ipotizzata come deterrente nei confronti del crimine ma la criminalità, piccola o grande che sia, può esser sconfitta con la certezza del diritto e delle pene. Il governo ha avviato un processo di revisione del proprio codice penale che dovrà prevedere anche la creazione di un istituzione nazionale interamente dedicata alle carceri per favorire il pieno recupero dei detenuti.

Ha poi preso la parola la Ministra della giustizia del Madagascar, Ramanantenasoa Noéline, che ha confermato il voto e la co-sponsorizzazione, della Risoluzione sulla Moratoria Universale della pena di morte alle Nazioni unite e annunciato che nei prossimi giorni verrà presentata in parlamento, da parte del presidente dell'Assemblea nazionale, una proposta di legge di abolizione della pena di morte che verrà discussa alla ripresa dei lavori a fine d'estate. Il Madagascar ha anche annunciato il proprio fermo sostegno alla bozza di protocollo aggiuntivo alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli che prevede l'abolizione della pena di morte.

Quartay Thomas Kwesi, Ambasciatore, Vice Ministro degli esteri del Ghana, ha ricordato come il processo di revisione della costituzione del suo paese sia terminato con una serie di raccomandazioni al Governo e al Parlamento tutte contro il mantenimento della pena di morte. Governo e Parlamento le hanno accettate e per l'autunno è previsto un referendum di conferma delle modifiche. Anche a seguito del risultato del referendum il Ghana deciderà come votare alle Nazioni unite. 

Bouguetaia Mohamed Abdelaziz ha preso la parola a nome del Ministro degli esteri dell'Algeria ricordando come, malgrado la pena di morte non sia stata abolita e ancora vengano adottate condanne a morte, il paese mantiene ferma la moratoria, decisione che si manifesta con la co-sponsorizzazione e voto a favore della Risoluzione alle Nazioni unite. L'Algeria ha anche annunciato il proprio sostegno alla bozza di protocollo addizionale alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli.

Sono poi intervenuti gli Ambasciatori d'Italia, Francia e Unione europea. L'Ambasciatore Fulvio Rustico si è complimentato con il Benin per la leadership regionale in materia di promozione e protezione dei diritti umani annunciando il pieno sostegno italiano, anche in quanto presidente di turno dell'Unione europea, a tutte le iniziative africane che nei prossimi mesi si terranno per consolidare il blocco di voti de continente a favore della risoluzione sulla moratoria. L'Ambasciatrice Aline Kuster Manager ha ricordato come l'abolizione della pene di morte in Francia, grazie a Robert Badinter, resti un esempio di come si possa arrivare politicamente a una radicale revisione dell'amministrazione della giustizia con ampio sostegno popolare. 

La sessione è stata conclusa dall'intervento di Marco Perduca, rappresentante all'Onu del Partito Radicale che, a nome di Nessuno Tocchi Caino, ha ringraziato le delegazioni presenti, auspicato che nella dichiarazione finale fossero ripresi tutti gli appelli e suggerimenti elaborati nei tre giorni di lavoro e ricordato come NTC abbia deciso di onorare la leadership del Benin conferendogli il premio di abolizionista dell'anno per il 2014 che verrà consegnato a Roma il 17 luglio prossimo nella mani del Presidente della Repubblica.

Si è quindi passati all'adozione della dichiarazione di Cotonou che è stata fatta propria dai partecipanti per acclamazione.

Si sono poi susseguiti altri cinque interventi dei rappresentanti dei vari settori della società civile che hanno confermato i propri impegni per i mesi futuri. Alla fine anche le ONG presenti hanno adottato una dichiarazione della società civile.

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Benin: conclusa la conferenza pan-africana sull'abolizione della pena di morte

Partito Radicale - Ven, 04/07/2014 - 18:17
04/07/2014

 

COMUNICATO STAMPA DI NESSUNO TOCCHI CAINO

4 luglio 2014: Si è conclusa oggi la Conferenza continentale sull'abolizione della pena di morte in Africa convocata nella capitale del Benin a Cotonou dalla Commissione africana per il diritti umani e dei popoli con la sessione ministeriale presieduta dal Ministro degli esteri Bako-Arifari Nassirou. 

La presidente del gruppo di lavoro della Commissione africana che lavora sulla pena di morte Sylvie Kayetesi Zianabo ha riassunto per i ministri i primi due giorni di lavoro della Conferenza sottolineando il numero di contributi provenienti da tutte le regioni dell'Africa e da parte di esperti continentali e internazionali sia sulla bozza di protocollo alla Carte africana dei diritti umani, che dovrebbe esser adottato definitivamente ad ottobre in Niger, sia sulle strategie nazionali per l'abolizione o la sospensione delle esecuzioni capitali. Il Ministro della giustizia del Benin Djenontin-Agossou Valentin ha dato il benvenuto alle delegazioni governative a nome del presidente della Repubblica Yayi Boni, ricordando quali sono stati i passi significativi del paese verso l'abolizione della pena di morte in Benin e qual è il ruolo che il paese vuole giocare al livello continentale, dove ha proposta l'istituzione di un osservatorio africano sulla pena di morte, e internazionale nella mobilitazione internazionale per guadagnare l'abolizione della pena di morte nel mondo. Il Benin ritiene che la pena di morte non possa esser ipotizzata come deterrente nei confronti del crimine ma la criminalità, piccola o grande che sia, può esser sconfitta con la certezza del diritto e delle pene. Il governo ha avviato un processo di revisione del proprio codice penale che dovrà prevedere anche la creazione di un istituzione nazionale interamente dedicata alle carceri per favorire il pieno recupero dei detenuti. Ha poi preso la parola la Ministra della giustizia del Madagascar, Ramanantenasoa Noéline, che ha confermato il voto e la co-sponsorizzazione, della Risoluzione sulla Moratoria Universale della pena di morte alle Nazioni unite e annunciato che nei prossimi giorni verrà presentata in parlamento, da parte del presidente dell'Assemblea nazionale, una proposta di legge di abolizione della pena di morte che verrà discussa alla ripresa dei lavori a fine d'estate. Il Madagascar ha anche annunciato il proprio fermo sostegno alla bozza di protocollo aggiuntivo alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli che prevede l'abolizione della pena di morte. Quartay Thomas Kwesi, Ambasciatore, Vice Ministro degli esteri del Ghana, ha ricordato come il processo di revisione della costituzione del suo paese sia terminato con una serie di raccomandazioni al Governo e al Parlamento tutte contro il mantenimento della pena di morte. Governo e Parlamento le hanno accettate e per l'autunno è previsto un referendum di conferma delle modifiche. Anche a seguito del risultato del referendum il Ghana deciderà come votare alle Nazioni unite.  Bouguetaia Mohamed Abdelaziz ha preso la parola a nome del Ministro degli esteri dell'Algeria ricordando come, malgrado la pena di morte non sia stata abolita e ancora vengano adottate condanne a morte, il paese mantiene ferma la moratoria, decisione che si manifesta con la co-sponsorizzazione e voto a favore della Risoluzione alle Nazioni unite. L'Algeria ha anche annunciato il proprio sostegno alla bozza di protocollo addizionale alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli. Sono poi intervenuti gli Ambasciatori d'Italia, Francia e Unione europea. L'Ambasciatore Fulvio Rustico si è complimentato con il Benin per la leadership regionale in materia di promozione e protezione dei diritti umani annunciando il pieno sostegno italiano, anche in quanto presidente di turno dell'Unione europea, a tutte le iniziative africane che nei prossimi mesi si terranno per consolidare il blocco di voti de continente a favore della risoluzione sulla moratoria. L'Ambasciatrice Aline Kuster Manager ha ricordato come l'abolizione della pene di morte in Francia, grazie a Robert Badinter, resti un esempio di come si possa arrivare politicamente a una radicale revisione dell'amministrazione della giustizia con ampio sostegno popolare.  La sessione è stata conclusa dall'intervento di Marco Perduca, rappresentante all'Onu del Partito Radicale che, a nome di Nessuno Tocchi Caino, ha ringraziato le delegazioni presenti, auspicato che nella dichiarazione finale fossero ripresi tutti gli appelli e suggerimenti elaborati nei tre giorni di lavoro e ricordato come NTC abbia deciso di onorare la leadership del Benin conferendogli il premio di abolizionista dell'anno per il 2014 che verrà consegnato a Roma il 17 luglio prossimo nella mani del Presidente della Repubblica. Si è quindi passati all'adozione della dichiarazione di Cotonou che è stata fatta propria dai partecipanti per acclamazione. Si sono poi susseguiti altri cinque interventi dei rappresentanti dei vari settori della società civile che hanno confermato i propri impegni per i mesi futuri. Alla fine anche le ONG presenti hanno adottato una dichiarazione della società civile.

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Centro impiego di Ancona - richiesta rispetto inserimento lavorativo dei disabili

Luca Coscioni - Ven, 04/07/2014 - 17:35
Lavoro e disabilità

  

    

                       

 

   Spett.le                    

  CENTRO PER L’IMPIEGO  DI  ANCONA    

   cif.ancona@provincia.ancona.it                                                          

 

Oggetto   Inserimento lavorativo persone disabili  - richiesta  di accesso agli atti   

Il sottoscritto  Renato Biondini, segretario della cellula di Ancona dell’associazione  Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica “dal corpo dei malati al cuore della politica”, associazione che tra l’altro fa parte dell’elenco dei soggetti legittimati ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, in base al D.M. 30 aprile 2008, invia la presente per avere informazioni sull’applicazione della legge 68/1999 sul  collocamento lavorativo  mirato delle persone con disabilità.   

Premesso che la   legge 68 del 1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha il dichiarato fine di promuovere l'inserimento lavorativo di persone disabili attraverso lo strumento del collocamento mirato, che  individua una serie di mezzi tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le capacità lavorative delle categorie protette, al fine di creare un reale incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro.
Le imprese che contano più di 15 dipendenti hanno, infatti, l'obbligo di assumere persone che abbiano un'invalidità lavorativa superiore al 45%, nella misura di 1 unità se occupano da 15 a 35 dipendenti, di 2 unità se variano dai 35 ai 50, ovvero, il 7% dei dipendenti totali se questi superano il numero di 50.
Ai Centri per l’impiego è demandato il compito e il ruolo di tramite  tra imprese e disabile.
Questi centri, al fine di collocare adeguatamente il soggetto in attesa di lavoro, stilano una graduatoria unica di tutti richiedenti, all’interno della quale vengono inserite le capacità lavorative, le abilità, le competenze, le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione.
Gli stessi centri, inoltre, ricevono annualmente un elenco dalle imprese, nel quale viene evidenziato il numero totale di lavoratori impiegati e la copertura della quota  di riserva.   Giova sottolineare che sia la graduatoria che gli elenchi sono pubblici e, pertanto, visionabili in base all'art. 22 della legge 241/90.
Al fine di monitorare e verificare il rispetto di questa legge, si chiede in base alla legge 241/1990
, nell’ambito di vostra competenza,  il numero  dei soggetti diversamente abili che sono iscritti nell’apposita graduatoria di categorie protette con il numero dei soggetti che sono stati inseriti nel mondo del lavoro. Si chiede altresì  l’elenco delle imprese con il numero dei lavoratori e  la quota di riserva coperta, cioè il numero di persone con disabilità assunte rispetto a quelle che dovevano assumere previste per legge.

In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.


Ancona   4  luglio  2014

 

Data: Venerdì, 4 Luglio, 2014 - 17:27Città: ANCONAOrganizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione CImpiego04072014.pdf146.13 KB
Categorie: Radicali

Centro impiego di Ancona - richiesta rispetto inserimento lavorativo dei disabili

Luca Coscioni - Ven, 04/07/2014 - 17:35
Lavoro e disabilità

  

    

                       

 

   Spett.le                    

  CENTRO PER L’IMPIEGO  DI  ANCONA    

   cif.ancona@provincia.ancona.it                                                          

 

Oggetto   Inserimento lavorativo persone disabili  - richiesta  di accesso agli atti   

Il sottoscritto  Renato Biondini, segretario della cellula di Ancona dell’associazione  Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica “dal corpo dei malati al cuore della politica”, associazione che tra l’altro fa parte dell’elenco dei soggetti legittimati ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, in base al D.M. 30 aprile 2008, invia la presente per avere informazioni sull’applicazione della legge 68/1999 sul  collocamento lavorativo  mirato delle persone con disabilità.   

Premesso che la   legge 68 del 1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha il dichiarato fine di promuovere l'inserimento lavorativo di persone disabili attraverso lo strumento del collocamento mirato, che  individua una serie di mezzi tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le capacità lavorative delle categorie protette, al fine di creare un reale incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro.
Le imprese che contano più di 15 dipendenti hanno, infatti, l'obbligo di assumere persone che abbiano un'invalidità lavorativa superiore al 45%, nella misura di 1 unità se occupano da 15 a 35 dipendenti, di 2 unità se variano dai 35 ai 50, ovvero, il 7% dei dipendenti totali se questi superano il numero di 50.
Ai Centri per l’impiego è demandato il compito e il ruolo di tramite  tra imprese e disabile.
Questi centri, al fine di collocare adeguatamente il soggetto in attesa di lavoro, stilano una graduatoria unica di tutti richiedenti, all’interno della quale vengono inserite le capacità lavorative, le abilità, le competenze, le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione.
Gli stessi centri, inoltre, ricevono annualmente un elenco dalle imprese, nel quale viene evidenziato il numero totale di lavoratori impiegati e la copertura della quota  di riserva.   Giova sottolineare che sia la graduatoria che gli elenchi sono pubblici e, pertanto, visionabili in base all'art. 22 della legge 241/90.
Al fine di monitorare e verificare il rispetto di questa legge, si chiede in base alla legge 241/1990
, nell’ambito di vostra competenza,  il numero  dei soggetti diversamente abili che sono iscritti nell’apposita graduatoria di categorie protette con il numero dei soggetti che sono stati inseriti nel mondo del lavoro. Si chiede altresì  l’elenco delle imprese con il numero dei lavoratori e  la quota di riserva coperta, cioè il numero di persone con disabilità assunte rispetto a quelle che dovevano assumere previste per legge.

In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.


Ancona   4  luglio  2014

 

Data: Venerdì, 4 Luglio, 2014 - 17:27Città: ANCONAOrganizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione CImpiego04072014.pdf146.13 KB
Categorie: Radicali

Franco Loriso intervista Maurizio Bolognetti

Radicali Italiani - Ven, 04/07/2014 - 13:46
04/07/14

Fonte Nuova del Sud – Via Pretoria, 4 luglio 2014

 

In due righe dicci chi è veramente Maurizio Bolognetti?

R. Libertario, Liberale, Antiproibizionista, Radicale. Credo nelle forza delle idee e provo a nutrire le mie convinzioni non barattandole mai con ciò che conviene. 

 

Maurizio Bolognetti radicale, non violento, non eletto e allora perché fai politica?

R. Rispondo citando Ernesto Rossi: “L’Italia non potrà essere diversa se non siamo noi capaci di volerla diversa. E volere è agire”. Se non ci interessiamo noi della politica, la politica si interesserà di noi. E questa politica, quella del settantennio partitocratico nega democrazia, legalità e verità, intesa come diritto alla conoscenza.

 

Maurizio Bolognetti sei stato proprio cattivo... occhio per occhio ente per ente, per te nessuna nomina, manco una nomination.

R. Già! Ma a dire il vero non ho mai partecipato ai riti s-partitocratici, quelli officiati da una politica che ha ridotto le Istituzioni a un pied-à-terre di questo o quel satrapo. La cifra di questa nuova ondata di nomine possiamo riassumerla con le parole nepotismo, clientelismo, familismo amorale di banfildiana memoria.  

 

Ci sono più cavalli di razza nei partiti o nelle scuderie?

R. Per carità, non offendiamo i cavalli. E comunque, vedo molti ronzini spacciati per purosangue.

 

Che sangue corre tra lei e il governatore lucano Pittella?

R. Niente di personale, ma mi permetto di criticare uno dei “campioni” di una politica che ha negato alla nostra regione possibilità di sviluppo e di crescita altre. Pittella sta dando nuovo lustro all’italico gattopardismo. 

 

Ha avuto modelli?

R. Di certo Marco Pannella che mi ha insegnato a “non mollare”. E poi: Ernesto Rossi, Leonardo Sciascia, I Fratelli Rosselli e quel Eugenio Colorni, che mandato al confino in quel di Melfi, si rifiutò di esporre il gagliardetto fascista in occasione di una manifestazione.

 

Ma lei crede davvero che il radicale sia il politico più irresistibile degli altri politici?

R. Credo semplicemente che l’analisi contenuta nel nostro dossier “La Peste Italiana” scatti una perfetta fotografia di un paese dove la Costituzione scritta è stata sostituita dalla Costituzione materiale. Credo che l’Italia sia, sul piano tecnico-giuridico, uno “Stato canaglia” incapace di rispettare la sua propria legalità. Il topolino di Orano è diventato una zoccola e lo abbiamo esportato in Europa, così come anni fa fummo capaci di esportare il fascismo. Credo che i “mostri” che hanno appestato il XX secolo stiano tornando e che dovremmo attrezzarci per combatterli. Credo nella patria Europea vs l’Europa delle patrie e delle burocrazie.

 

Non ha mai dubitato dell’infallibilità delle sue scelte politiche?

R. Nessuno è infallibile e nessuno può essere impiccato a un malinteso senso della coerenza. Legittimo cambiare idea, a patto che sia frutto di un percorso che porti a metabolizzare nuove convinzioni. Ma è anche vero che stiamo assistendo al trionfo del trasformismo, con politici che ricordano lo Zelig di Woody Allen.

 

Quali politici lucani teme di più?

R. Temo chi non ha convinzioni, ma solo convenienze. C’è solo l’imbarazzo della scelta. 

 

Sfide più ne lancia o ne raccoglie?

R. Ne ho lanciate tante. Per esempio ho posto la questione del “debito ecologico” che sconta la nostra regione. Vorrei poterne raccogliere di più, ma spesso mancano le sollecitazioni.

 

Preferisce parlare o ascoltare?

R. La capacità di sapere ascoltare è importante. Provo ad onorare i miei interlocutori dandogli tutta l’attenzione di cui sono capace.

 

C’è qualcosa di cui non potrebbe fare a meno?

R. La lealtà e… il mio cellulare.

 

Di lei più si parla o si sparla?

R. Non faccio parte della categoria del “purchè se ne parli”. Non so, di certo qualche prefica prezzolata,  con la vicenda Pertusillo,  ha provato a demolire la mia credibilità.

 

Il cavillo giudiziario fa sempre aggio sul diritto?

R. Piuttosto direi che in Italia non c’è Stato di diritto, ma spesso arbitrio e la legge della giungla.

 

Colpa di chi se i processi vanno avanti alle calende greche?

R. Di chi preferisce continuare a vivere in un Paese dove ogni anno decine di migliaia di procedimenti finiscono prescritti: un’amnistia clandestina e spesso di classe. Di una politica che non ha voluto riformare una giustizia alla bancarotta. Noi continuiamo a proporre un provvedimento di Amnistia per questa nostra Repubblica criminale. Proponiamo un reset, per un nuovo inizio, vero. Leggere le scuse di uno dei carnefici di Enzo Tortora, il Pm Marmo, a 30 anni dalla morte, mi ha indignato. Ma viviamo in un Paese dove fa più notizia il morso di Suarez, che non la macelleria giudiziaria che ha ucciso un uomo.

 

Gli imprenditori i sono più datori di lavoro o padroni?

R. Ci sono imprenditori, per esempio alcuni esponenti della nostra Confindustria, che definirei “prenditori”. Pensando a certa imprenditoria assistita italiana, torna Ernesto Rossi che parlava di privatizzazione dei profitti e collettivizzazione delle perdite. Ma, per fortuna, c’è anche una imprenditoria sana.

 

Cosa c’è in lei di Narciso?

R. Abbiamo in comune l’acqua: solo che lui ci si specchiava ed io la faccio analizzare J

 

Il suo più grosso errore

R. Il vero santo pecca cento volte al giorno.

 

Pesa più il partito sul sindacato o il sindacato sul partito?

R. Difficile distinguerli. Basta vedere anche le ultime nomine lucane.

 

Bolognetti: giornalista, politico o moralista?

R. Uno e trino. Soprattutto, spero, Uomo.

 

Non sei un po’ troppo polemico?

R. No, se per polemica intendiamo critica preconcetta. Provo a Con-Vincere i mie interlocutori e con-vincere significa vincere con , assieme e non contro. Questo presuppone che anch’io potrei farmi con-vincere dal mio interlocutore. E poi, per dirla tutta, la polemica mi piace.

 

In che rapporti sei con il denaro?

R. Pessimi, il mio conto in banca segna rosso fisso.

 

Hai mai pensato al tuo epitaffio?

R. No, ma conto sulla tua collaborazione. In ogni caso mi è sempre piaciuta una frase di Carlo Rosselli: "È questa assenza di vita, di fede coerente, di combattività che spaventa. Si creda pure nella luna, ma che si combatta per la luna."

 

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Farmacap, Magi: basta buttare soldi. Azienda torni a operare nell'interesse dei cittadini o si vendano licenze

Radicali Italiani - Gio, 03/07/2014 - 20:13
03/07/14

Dichiarazione di Riccardo Magi, consigliere capitolino Radicale eletto nella lista civica Marino:

Quando il 6 marzo scorso abbiamo votato i bilanci di Farmacap degli esercizi 2010, 2011, 2012 e (nella stessa delibera n. 8/2014) la destinazione di 15 milioni di euro per il ripiano delle perdite, sono stato l'unico in assemblea Capitolina a votare contro perchè ritenevo un gesto irresponsabile nei confronti dei cittadini romani gettare altri milioni di euro in quell'azienda in assenza di un piano industriale. 

In quel momento non era ancora stato nominato il commissario per Farmacap e osservai che non era chiaro il percorso politico e amministrativo che si intendeva seguire. Si è perso molto tempo nell'affrontare con coraggio questa come altre situazioni preoccupanti delle aziende capitoline su cui l'amministrazione aveva perso il controllo e non lo ha ancora recuperato.

In quella delibera si dava "indirizzo all'Azienda di presentare entro tre mesi un nuovo Piano industriale che preveda il conseguimento già nel 2014 di uno stabile equilibrio economico-finanziario aziendale, al fine di assicurare la salvaguardia degli equilibri di Bilancio complessivi di Roma Capitale". I tre mesi sono trascorsi, un piano industriale credibile non c'è e nemmeno una decisione chiara e responsabile sull'azienda e su come sia meglio utilizzare le risorse di tutti i romani in un momento in cui il principale obbiettivo della città è il risanamento. Non c'è neanche un bilancio del 2013.

La finalità per cui è nata Farmacap - al di là dei servizi,  peraltro in buona parte sospesi o inutilizzabili, che possono essere offerti internalizzandoli se ritenuti necessari - è quella di portare il servizio delle farmacie a fasce di popolazione disagiate e svantaggiate e in zone in cui non arriva il servizio privato. Ma come abbiamo dimostrato con la mappa di Opencampidoglio.it  la loro localizzazione non risponde alla missione dell'azienda, trovandosi le farmacie quasi sempre a poche decine o centinaia di metri da altre farmacie, e non offrendo servizi agevolati a quelle fasce di popolazione. O si valuta che sia possibile e doveroso riportare l'azienda al suo compito originario oppure la cosa migliore nell'interesse pubblico è la chiusura dell'azienda e la vendita delle licenze. 

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

I pregiudizi sulle colture rallentano l’innovazione

Luca Coscioni - Gio, 03/07/2014 - 16:17
I pregiudizi sulle colture rallentano l’innovazioneCorriere.it11 Giu 2014Elena CattaneoOgm

Caro direttore,

da mesi studio la vicenda italiana degli Ogm. Non è il mio campo specifico, ma uso altre specie transgeniche (pesci, topi o tessuti di animali di grossa taglia) per ricerche che mirano a possibili terapie per una malattia devastante come la Corea di Huntington. Sugli Ogm consulto la letteratura specialistica e colleghi tra i massimi esperti, per capire basi scientifiche, metodi di lavoro e dinamiche economico-industriali del settore. Non trovo prove che gli Ogm siano più dannosi o rischiosi per l’ambiente delle coltivazioni tradizionali o di quelle biologiche. Di certo, hanno già molto ridotto l’uso di insetticidi e l’impatto ambientale dell’agricoltura globale e, come ricordavano anche l’arcivescovo di Milano Angelo Scola e l’Accademia Pontificia, sono una risposta concreta all’esigenza di sfamare la popolazione mondiale. Penso che, in Italia, la discussione si sia impantanata, in quanto condizionata da pregiudizi ideologici e interessi di nicchia rispetto ai quali anche la più corretta informazione non riesce a incidere. Mi si dice che ci sono lobby e multinazionali interessate a spingere gli Ogm. Però a chiedermi di far sentire la loro voce favorevole sono colleghi scienziati. Vorrebbero studiarli (in campo aperto), anche per capirne meglio il potenziale e i limiti. Mi si dice che gli agricoltori italiani non li vogliono. Eppure ho ricevuto una lettera di oltre 700 di loro (firme a mano) che chiedono di seminare con piante ogm circa 30 mila ettari di terreni (più di 50 mila campi da calcio) che sono di loro proprietà. A guidarli Franco Nulli e Deborah Piovan. Espongono, con modi civili, argomenti che trovo ineccepibili sia sul piano dei fatti che su quello dei diritti. Mi spiegano poi che il 62% di tutto il mais italiano - rigorosamente non ogm - dello scorso anno è vietato al consumo umano per i livelli delle tossine fumonisine (che agli animali comunque non fanno bene). E che molti dei nostri migliori prodotti tipici sono quindi fatti usando mangimi ogm importati. Mi chiedo se non vi siano lobby e interessi commerciali «anche» tra coloro che non vogliono gli Ogm. Se qualcosa cambierà (in tempi utili perché una sfida come Expo 2015 - centrato sulla nutrizione - possa giovare al Paese) sarà attraverso un’azione che parta direttamente dall’imprenditoria agricola. La scienza ha fatto la sua parte. Una pubblicazione del 2013, firmata anche da Fabio Veronesi che è presidente della Società italiana di genetica agraria, aggiorna le prove sperimentali ottenute in laboratori pubblici, giungendo alle stesse conclusioni di un eccellente documento sottoscritto già dieci anni fa dalle principali accademie scientifiche italiane. In sintesi: gli Ogm sono sicuri e vantaggiosi per la salute e l’ambiente. Si rimane in attesa di prove che mostrino l’eventuale dannosità. Ovviamente, devono essere pubblicate su riviste peer review (sottoposte a un processo di revisione paritaria, ndr). Giudico poco interessanti le opinioni personali. Viceversa, la competizione tra scienziati e tra riviste garantisce un’incontestabile trasparenza. Dati edulcorati o falsati non sopravvivono alla prova della valutazione mondiale. Dimostrazione ne è il caso del ricercatore francese che aveva diffuso dati falsi sulla pericolosità degli Ogm e che ha dovuto poi ritirare quel lavoro. Ecco perché non trovo razionale invocare il «principio di precauzione» per vietare la coltivazione di Ogm. Non innovare, quando farlo significa miglior sicurezza, qualità e raccolto (con prove verificabili) significa paralizzare ogni attività di ricerca in qualsiasi campo. Come senatrice, ma come cittadina ancora di più, vorrei vedere coinvolte le istituzioni in un’ampia discussione «sui fatti» che possono giustificare il divieto o meno di fare ricerca e coltivare Ogm. Al di là di brevetti e multinazionali. Nella loro lettera gli agricoltori chiedono «solo» di concorrere, con l’aiuto degli scienziati italiani, a rilanciare il proprio settore e di conseguenza l’economia e l’occupazione di un comparto che rappresenta il futuro della ricerca mondiale. Spero che in primis il ministro delle Politiche agricole, ma anche tutto il governo li ascoltino. 

Categorie: Radicali

Renzi uccide la partecipazione popolare

Luca Coscioni - Gio, 03/07/2014 - 15:06
Renzi uccide la partecipazione popolareHuffington Post Italia3 Lug 2014Matteo MainardiPolitica

Come se non bastassero la revoca del diritto di voto ai cittadini per l'elezione del Senato e la riconferma dell'assenza dell'elezione diretta del Capo dello Stato, ora la I Commissione di Palazzo Madama si spinge a revisionare anche l'articolo 71 della Costituzione: l'istituto dell'iniziativa popolare.

Se al momento sono necessarie 50mila firme per presentare una proposta di legge popolare, da domani ne potrebbero servire 250mila. A deciderlo è un emendamento al ddl Riforme presentato dai relatori Finocchiaro (PD) e Calderoli (Lega Nord) il quale, al contempo, non prevede tempi certi per la discussione dei testi presentati grazie alla fatica e all'attivismo dei cittadini.

Qualche mese fa, il Presidente Matteo Renzi diceva: "L'Europa va cambiata, sia più vicina ai cittadini". Passato il tempo delle elezioni sembra che il tentativo sia quello invece di allontanare l'Italia dagli italiani dimenticandosi ben presto di quell'Europa dove le firme per attivare strumenti di partecipazione possono essere raccolte anche online, senza un notaio o un cancelliere. Mentre stentano ad alzarsi voci di dissenso, l'impressione è quella di assistere al definitivo consolidamento di quel regime partitocratico da tempo denunciato da forze politiche, piccole ma combattive, come i Radicali. Nel frattempo, le 29 proposte di legge popolari in attesa tra Camera e Senato, non trovano spazi nelle agende parlamentari.

Categorie: Radicali

Riforme Costituzionali: Cappato, grave l'assenza di garanzie per i tempi delle iniziative popolari

Radicali Italiani - Gio, 03/07/2014 - 13:26
03/07/14

Dichiarazione di Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna EutanasiaLegale

Aumentare le firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare sarebbe stato ragionevole se si fosse garantito allo stesso tempo un termine certo per la loro calendarizzazione. Da quanto riportato dalle agenzie stampa, sembra invece che si sia fatta la scelta opposta: le firme sono moltiplicate per cinque (da 50 a 250mila), ma i tempi per la calendarizzazione sono rimandati ai regolamenti parlamentari, così come i modi.

Se questa scelta fosse confermata, rimarrebbe possibile per i Gruppi presenti in Parlamento, confermare l'attuale assenza di qualsiasi garanzia, che ha come conseguenza le attuali 29 proposte di legge di iniziativa popolare in attesa di essere discusse, tra le quali la nostra per la legalizzazione dell'eutanasia, depositata lo scorso 13 settembre. Disincentivare l'iniziativa popolare è un fatto grave, che corrisponde –in coincidenza con l'abrogazione dell'elezione diretta al Senato e nelle città metropolitane- al disegno di ridurre ulteriormente gli spazi di democrazia e partecipazione in Italia.

 

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Stamina: Aifa allertò Fda, 'spaccio falsi trattamenti'

Luca Coscioni - Gio, 03/07/2014 - 13:21
Stamina: Aifa allertò Fda, 'spaccio falsi trattamenti'ansa.it3 Lug 2014Cellule staminali

ROMA - Il direttore generale Aifa Luca Pani allertò l'Fda sul caso Stamina, avvertendo che l'"operazione" di "spaccio" di "fasulli trattamenti a base di staminali" era stata vietata da Aifa nel 2012 e che un comitato scientifico aveva fermato la sperimentazione nel 2013. Nella lettera di gennaio scorso, in possesso dell'ANSA, Pani avverte anche di un "possibile coinvolgimento di partner negli Stati Uniti" e del presunto ruolo di supporto a Stamina del prof.Camillo Ricordi dell'Università di Miami.

Nel caso Stamina si configura un ''possibile coinvolgimento di partner localizzati negli Stati Uniti'', secondo Pani, che nella lettera all'Fda. Stamina, afferma, è ''uno degli esempi in cui individui localizzati negli Usa o organizzazioni, supportano l'operazione di spacciatori di staminali 'offshore'''. La lettera, datata 22 gennaio 2014, è stata inviata da Pani al commissario Margaret Hamburg della Fda, Washington DC. Tra gli altri destinatari compaiono il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ed il generale Cosimo Piccinno del Comando carabinieri per la tutela della salute (Nas). ''La ragione per cui devo richiedere la sua attenzione su ciò - afferma Pani rivolgendosi a Margaret Hamburg - è perchè alcuni partner americani, che ricadono dunque sotto la giurisdizione dell'Fda, sono stati ora coinvolti''. ''Oggetto'' della missiva, si legge, è il ''ruolo dell'Fda nel caso di frode italiano sulle cellule staminali''. La fondazione Stamina, afferma Pani nella lettera, ''è un'organizzazione privata che ha spacciato fasulli 'trattamenti a base di staminali' in Italia per diversi anni. L'operazione è stata vietata dall'Aifa nel 2012, e la 'sperimentazione' promossa dal governo che intendeva valutare il 'metodo' è stata fermata da un comitato scientifico ad hoc nel 2013''.

Aifa segnalò a Fda anche il presunto ruolo di Ricordi
Il Direttore dell'Aifa segnalo' all'Fda anche il presunto ruolo del prof. Camillo Ricordi dell'Università di Miami nel supportare l'operazione stamina. ''Sembra che Ricordi - scrive Pani - sia nel comitato scientifico della compagnia americana Bioheart che commercializza due prodotti cellulari''. l caso Stamina, afferma Pani nella lettera all'Fda, '' è ovviamente uno dei diversi esempi in cui individui localizzati negli USA o organizzazioni supportano l'operazione di spacciatori di staminali "offshore". Il professor Camillo Ricordi (Università di Miami) - prosegue Pani - è stato attivo in una campagna contro gli scienziati che hanno argomentato contro ogni forma di tolleranza del governo sull'operazione della Stamina Foundation, che tra l'altro è l'oggetto di diverse inchieste giudiziarie''. 

''Sembra che Ricordi- prosegue ancora Pani - sia nel comitato scientifico di una compagnia americana chiamata Bioheart, che commercializza due prodotti cellulari, uno basato sui mioblasti (MyoCell) e uno basato sulle cellule del grasso. Bioheart utilizza un brevetto ottenuto da Peter Law, che è stato successivamente inibito dall'FDA nel trattare pazienti con la Duchenne con i mioblasti ed ha spostato l'operazione a Singapore. Entrambi i prodotti sono venduti da Bioheart in Uganda, Kazakistan, Turchia e Messico, attraverso l'istituto di medicina rigenerativa di Tijuana''. 

Ed ancora: ''Ricordi - afferma Pani - appoggia anche l'operazione di altri spacciatori di cellule staminali in altri luoghi (ad esempio in Argentina, 'stem cells Argentina')''. Ricordi, si legge inoltre, ''è il fondatore ed il presidente di una lobby chiamata 'the cure alliance' che asserisce che l'FDA è il primo nemico dell'innovazione e dell'accesso dei pazienti alle terapie innovative. La lobby include nomi noti di imprenditori italiani (del settore farmaceutico e non) e presentatori televisivi e comunicatori. Ricordi è anche un membro di una organizzazione chiamata Medrebels ('fai parte della rivoluzione' è il motto), anche attiva contro le regole e i regolatori del mercato dei farmaci''. Pani sottolinea infine che Ricordi fu invitato dal Ministero della Salute a 'consigliare' sul caso stamina: Ricordi - afferma Pani - suggeri' ''di chiedere l'opinione di Arnold Caplan ... il piu' grande sostenitore dello spaccio di staminali per le malattie piu' improbabili ...''. 

''Suggeri' inoltre di inviare al ministro della Salute - conclude Pani - un documento scritto da Caplan ed altri che supportava l'autorizzazione al commercio delle staminali per tutte le malattie dopo una sperimentazione di fase I''.

Legali Vannoni, Aifa cerca condizionare esito penale
La lettera inviata dal direttore Aifa Pani all'Fda ''precede il corso della Giustizia Penale e sembra anticipare e sostituire il giudizio penale stesso, dandone per scontato l'esito ed addirittura cercando di condizionarlo, essendo la missiva rivolta anche agli inquirenti''. Lo affermano gli avvocati Pasquale Scrivo e Liborio Cataliotti, legali del presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, indicando la ''gravità del contenuto''.

Categorie: Radicali

Riforme Costituzionali: grave l'assenza di garanzie per i tempi delle iniziative popolari

Luca Coscioni - Gio, 03/07/2014 - 13:20
Riforme Costituzionali: grave l'assenza di garanzie per i tempi delle iniziative popolariMarco Cappato3 Lug 2014Eutanasia

Dichiarazione di Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna EutanasiaLegale
  Aumentare le firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare sarebbe stato ragionevole se si fosse garantito allo stesso tempo un termine certo per la loro calendarizzazione. Da quanto riportato dalle agenzie stampa, sembra invece che si sia fatta la scelta opposta: le firme sono moltiplicate per cinque (da 50 a 250mila), ma i tempi per la calendarizzazione sono rimandati ai regolamenti parlamentari, così come i modi.   Se questa scelta fosse confermata, rimarrebbe possibile per i Gruppi presenti in Parlamento, confermare l'attuale assenza di qualsiasi garanzia, che ha come conseguenza le attuali 29 proposte di legge di iniziativa popolare in attesa di essere discusse, tra le quali la nostra per la legalizzazione dell'eutanasia, depositata lo scorso 13 settembre. Disincentivare l'iniziativa popolare è un fatto grave, che corrisponde -in coincidenza con l'abrogazione dell'elezione diretta al Senato e nelle città metropolitane- al disegno di ridurre ulteriormente gli spazi di democrazia e partecipazione in Italia.

Categorie: Radicali

Pena di morte. Prende avvio la conferenza africana in Benin

Radicali Italiani - Mer, 02/07/2014 - 18:33
02/07/14

Oggi 2 luglio 2014, si sono aperti a Cotonou, capitale del Benin, i lavori della Conferenza continentale sull’abolizione della pena di morte in Africa convocata dal Governo locale con la Commissione sui diritti umani e dei popoli dell’Unione africana in collaborazione anche con Nessuno tocchi Caino ed il Partito Radicale.

La tre giorni è stata convocata in vista dell’adozione definitiva del protocollo aggiuntivo alla Carta dei diritti umani dell’Africa e del voto che si terrà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali.

La conferenza è stata aperta dal Ministro degli Esteri del Benin Bako-Arifari Nssirou che ha confermato il ruolo di leadership continentale che il suo paese vuole giocare contro la pena di morte e la promozione dei diritti umani anche in vista del voto alle Nazioni Unite il prossimo dicembre. Successivamente ha preso la parola la Presidente del gruppo di lavoro sulla pena di morte e le esecuzioni extragiudiziarie sommarie e arbitrarie in Africa della Commissione africana, Silvie Zainaibo che ha ricordato come, grazie al lavoro del suo gruppo, si sia arrivati a un testo ormai pronto per l’adozione finale e che poter contare su uno strumento regionale specificamente dedicato all’abolizione della pena di morte potrà consolidare la tendenza positiva che caratterizza l’Africa nei confronti dell’abolizione delle esecuzioni.

Alla cerimonia di apertura erano presenti anche l’Ambasciatore dell’Unione europea, il rappresentante del dipartimento affari politici della Commissione africana e un ex-condannato a morte, poi esonerato, dell’Uganda.

La Conferenza è poi continuata con una prima sessione plenaria relativa agli strumenti regionali per la protezione dei diritti umani, quali garanzie per rafforzare e definire una loro protezione certa presieduto dalla componente la Commissione africana Maya Sahli Fadel. A questa sessione hanno partecipato gli accademici Philip Francis Iya, Carlson Anyangwe, Christoph Heyn,s, Special Rapporteur delle Nazioni unite sulle esecuzioni extragiudiziarie, e Maria Donatelli della Coalizione mondiale contro la pena di morte.

Oltre a una rassegna dei trattati e convenzioni globali e regionali, la discussione ha contribuito a rafforzare anche questioni relative alle politiche penali, il giustizialismo, la reversibilità delle scelte abolizioniste e la privatizzazione della giustizia con le esecuzioni extragiudiziarie.

Nel pomeriggio, si sono svolte cinque commissioni sul ruolo dei parlamentari, delle commissioni economiche regionali, delle istituzioni nazionali sui diritti umani, della società civile e dei media e dei vari gruppi professionali che possono esser coinvolti nel dibattito sulla pena di morte.

Al sito www.radioradicale.it è possibile rivedere la sessione inaugurale.

 

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Pena di morte. Prende avvio la conferenza africana in Benin

Partito Radicale - Mer, 02/07/2014 - 18:33
02/07/2014

Oggi 2 luglio 2014, si sono aperti a Cotonou, capitale del Benin, i lavori della Conferenza continentale sull’abolizione della pena di morte in Africa convocata dal Governo locale con la Commissione sui diritti umani e dei popoli dell’Unione africana in collaborazione anche con Nessuno tocchi Caino ed il Partito Radicale.

La tre giorni è stata convocata in vista dell’adozione definitiva del protocollo aggiuntivo alla Carta dei diritti umani dell’Africa e del voto che si terrà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali.   La conferenza è stata aperta dal Ministro degli Esteri del Benin Bako-Arifari Nssirou che ha confermato il ruolo di leadership continentale che il suo paese vuole giocare contro la pena di morte e la promozione dei diritti umani anche in vista del voto alle Nazioni Unite il prossimo dicembre. Successivamente ha preso la parola la Presidente del gruppo di lavoro sulla pena di morte e le esecuzioni extragiudiziarie sommarie e arbitrarie in Africa della Commissione africana, Silvie Zainaibo che ha ricordato come, grazie al lavoro del suo gruppo, si sia arrivati a un testo ormai pronto per l’adozione finale e che poter contare su uno strumento regionale specificamente dedicato all’abolizione della pena di morte potrà consolidare la tendenza positiva che caratterizza l’Africa nei confronti dell’abolizione delle esecuzioni. Alla cerimonia di apertura erano presenti anche l’Ambasciatore dell’Unione europea, il rappresentante del dipartimento affari politici della Commissione africana e un ex-condannato a morte, poi esonerato, dell’Uganda.   La Conferenza è poi continuata con una prima sessione plenaria relativa agli strumenti regionali per la protezione dei diritti umani, quali garanzie per rafforzare e definire una loro protezione certa presieduto dalla componente la Commissione africana Maya Sahli Fadel. A questa sessione hanno partecipato gli accademici Philip Francis Iya, Carlson Anyangwe, Christoph Heyn,s, Special Rapporteur delle Nazioni unite sulle esecuzioni extragiudiziarie, e Maria Donatelli della Coalizione mondiale contro la pena di morte.   Oltre a una rassegna dei trattati e convenzioni globali e regionali, la discussione ha contribuito a rafforzare anche questioni relative alle politiche penali, il giustizialismo, la reversibilità delle scelte abolizioniste e la privatizzazione della giustizia con le esecuzioni extragiudiziarie.   Nel pomeriggio, si sono svolte cinque commissioni sul ruolo dei parlamentari, delle commissioni economiche regionali, delle istituzioni nazionali sui diritti umani, della società civile e dei media e dei vari gruppi professionali che possono esser coinvolti nel dibattito sulla pena di morte. Al sito www.radioradicale.it è possibile rivedere la sessione inaugurale.  

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Fecondazione, Filomena Gallo: il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino? Dov'è relazione al Parlamento?

Radicali Italiani - Mer, 02/07/2014 - 17:09

Fecondazione, Gallo (Ass. Coscioni): il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino? Dov'è relazione al Parlamento?

 

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Oggi il Ministro Lorenzin rispondendo al question time ha dichiarato di aver convocato "un gruppo di lavoro formato da rappresentati delle società scientifiche, delle Regioni, degli operatori della Pma, con giuristi

ed esperti del ministero e dell'Iss"  per sciogliere le criticità evidenziate dalla sentenza della Consulta sulla legge 40. Sarebbe interessante ed utile sapere i nomi e le qualifiche del gruppo di esperti.

Il Ministro ha aggiunto che "il gruppo dovrà completare il lavoro in qualche settimana per valutare tutte le possibili iniziative, anche normative, ed avviare entro il 31 luglio per queste finalità la definizione delle tematiche. Un percorso necessario anche per la revisione delle linee guida del 2008 che non potranno non tenere conto del nuovo quadro regolatorio".

Su questo punto è  bene ricordare al Ministro che non esiste vuoto normativo a seguito della decisione della Consulta:  la Corte Costituzionale è chiara nelle motivazioni della sentenza come lo fu già nel 2005: nell’ammettere il quesito referendario per l’abrogazione del divieto di eterologa, affermò che non si creava vuoto normativo: la cancellazione del divieto non fa venir meno nessuna tutela. 

Inoltre il Ministro della Salute secondo le procedure previste della legge 40, "avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità , e previo parere del Consiglio superiore di  sanità",   quando deciderà, "in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica" (art. 7 della legge 40) e delle sentenze della Corte Costituzionale (151 del 2009 e 162 del 2014) di procedere con l’aggiornamento delle Linee Guida, atto vincolante per le strutture di PMA, dovrà tener conto di quanto i Giudici della Corte in ultimo hanno scritto : “in relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto”

Inoltre, il quadro regolatorio attuale prevede che l'eterologa possa essere già attuata anche tramite la maggiore tutela dei donatori e dei pazienti riceventi con integrazione di esami diagnostici come previsto dalle normative comunitaria. Ci auguriamo che il Ministro non utilizzi nessun pretesto per ritardare l'attuazione della sentenza della Corte  visto che le maggiori società scientifiche hanno già predisposto un iter unico per garantire donatori e riceventi, come emerge anche dai lavori dell'Eshre in corso a Monaco. Chiediamo al Ministro invece l'immediato aggiornamento nei Lea con l'inclusione dell'infertilità/fecondazione medicalmente assistita.

In ultimo non vorremmo che nella ricerca di deterrenti per l'eterologa sia disatteso l'obbligo previsto all'art. 15 della legge 40 che impone al Ministro di presentare entro il 30 giugno una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40. Oggi ricordiamo al Ministro che è già il 2 luglio. 

 

 

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Fecondazione: il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino?

Luca Coscioni - Mer, 02/07/2014 - 16:51
Fecondazione: il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino? Filomena Gallo2 Lug 2014Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

 Oggi il Ministro Lorenzin rispondendo al question time ha dichiarato di aver convocato "un gruppo di lavoro formato da rappresentati delle società scientifiche, delle Regioni, degli operatori della Pma, con giuristied esperti del ministero e dell'Iss"  per sciogliere le criticità evidenziate dalla sentenza della Consulta sulla legge 40. Sarebbe interessante ed utile sapere i nomi e le qualifiche del gruppo di esperti. Il Ministro ha aggiunto che "il gruppo dovrà completare il lavoro in qualche settimana per valutare tutte le possibili iniziative, anche normative, ed avviare entro il 31 luglio per queste finalità la definizione delle tematiche. Un percorso necessario anche per la revisione delle linee guida del 2008 che non potranno non tenere conto del nuovo quadro regolatorio".  Su questo punto è  bene ricordare al Ministro che non esiste vuoto normativo a seguito della decisione della Consulta:  la Corte Costituzionale è chiara nelle motivazioni della sentenza come lo fu già nel 2005: nell’ammettere il quesito referendario per l’abrogazione del divieto di eterologa, affermò che non si creava vuoto normativo: la cancellazione del divieto non fa venir meno nessuna tutela. Inoltre il Ministro della Salute secondo le procedure previste della legge 40, "avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità , e previo parere del Consiglio superiore di  sanità",   quando deciderà, "in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica" (art. 7 della legge 40) e delle sentenze della Corte Costituzionale (151 del 2009 e 162 del 2014) di procedere con l’aggiornamento delle Linee Guida, atto vincolante per le strutture di PMA, dovrà tener conto di quanto i Giudici della Corte in ultimo hanno scritto : “in relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto” Inoltre, il quadro regolatorio attuale prevede che l'eterologa possa essere già attuata anche tramite la maggiore tutela dei donatori e dei pazienti riceventi con integrazione di esami diagnostici come previsto dalle normative comunitaria. Ci auguriamo che il Ministro non utilizzi nessun pretesto per ritardare l'attuazione della sentenza della Corte  visto che le maggiori società scientifiche hanno già predisposto un iter unico per garantire donatori e riceventi, come emerge anche dai lavori dell'Eshre in corso a Monaco. Chiediamo al Ministro invece l'immediato aggiornamento nei Lea con l'inclusione dell'infertilità/fecondazione medicalmente assistita. In ultimo non vorremmo che nella ricerca di deterrenti per l'eterologa sia disatteso l'obbligo previsto all'art. 15 della legge 40 che impone al Ministro di presentare entro il 30 giugno una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40. Oggi ricordiamo al Ministro che è già il 2 luglio. 

Categorie: Radicali

Tav e ‘ndrangheta/Manfredi: Problema esiste e magistratura e forze dell’ordine lo stanno affrontando. Notav vittime “sindrome Grillo”: non facciamo nulla per paura del mafioso

Radicali Italiani - Mer, 02/07/2014 - 16:42
02/07/14

Giulio Manfredi, membro di Direzione di Radicali Italiani e segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta:

I radicali hanno da sempre denunciato la capacità delle organizzazioni criminali di espandersi sul territorio, utilizzando al meglio il fiume di denaro contante che intascano ogni giorno grazie al monopolio del commercio delle droghe. Da quanto apparso oggi sui giornali, alcune infiltrazioni mafiose sono partite da ricatti basati sull’uso di sostanze stupefacenti, Peccato che né l’onorevole Bindi né il 99% della classe politica si chieda se valga la pena lasciare alle mafie quel monopolio, visto che il proibizionismo non ha impedito e non impedisce alle droghe di circolare liberamente dovunque.

Dunque le infiltrazioni esistono e oggi abbiamo appreso erano da tempo sotto osservazione da parte delle forze dell’ordine e della magistratura. Il movimento NOTAV dovrebbe finirla di speculare sulla paura del mafioso, altrimenti rischia di chiudersi nel vicolo cieco in cui si è infilato ieri Beppe Grillo al Parlamento Europeo, quando ha chiesto il blocco dei finanziamenti dell’Unione Europea all’Italia perché finirebbero alle mafie. Togliere finanziamenti all’Italia significa agevolare ancor di più chi, come le narco-mafie, non ha certo bisogno di altri aiuti per inquinare l’economia legale, a scapito di coloro che, grazie, a quegli aiuti, si affrancherebbero dalla protezione criminale.

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Fecondazione eterologa, "Garantito sostegno psicologico e anonimato per chi dona"

Luca Coscioni - Mer, 02/07/2014 - 12:22
Fecondazione eterologa, "Garantito sostegno psicologico e anonimato per chi dona"Repubblica.it2 Lug 2014Elvira NaselliFecondazione eterologa

MONACO - Approfittano del congresso europeo dell'Eshre in corso a Monaco per riunirsi attorno ad un tavolo ed elaborare le prime linee guida italiane per la fecondazione eterologa, quella cioè che prevede donazione di gameti estranei alla coppia, ovociti o spermatozoi. Linee guida che ovviamente daranno delle indicazioni e degli indirizzi di carattere medico ma che mai potranno incidere su aspetti etici e politici. I medici italiani esperti in procreazione assistita sono pronti ad avviare gravidanze con donazione, molte donne si sono già dette disponibili a donare i loro ovociti in sovrannumero o - addirittura - a sottoporsi a sedute di stimolazione ormonale per poter successivamente donare gli ovociti. Un gesto di straordinario altruismo se si considera la non gradevolezza delle terapie stimolanti e il prelievo stesso degli ovociti. Molte altre, centinaia, hanno già fatto tutti gli esami preliminari in attesa dell'impianto. Mentre in migliaia si sono prenotate.

Le indicazioni. Le linee guida, al di là delle indicazioni di carattere medico, sarebbero di grande aiuto in un momento di cautela sul come procedere, dopo la sentenza della Corte Costituzionale - e la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale - che ha definitivamente mandato in frantumi uno dei divieti più rilevanti della legge 40. Molti medici aspettano delle indicazioni e denunciano un'incertezza che, però, secondo i giuristi non c'è: la fecondazione eterologa con gameti estranei alla coppia si può fare anche oggi.

Il sostegno psicologico. In Spagna, il paese con il più alto numero di donatori di organi e tessuti, chi offre i propri ovociti e spermatozoi è ricompensato con mille euro, cifra stabilita dalla legge, con un tetto stabilito di sei figli nati dai suoi gameti o sei cicli. E assoluta garanzia di anonimato. E in Italia? "È garantito il diritto di anonimato del donatore - precisa Andrea Borini, presidente della Sifes, una delle società che sta predisponendo le linee guida - anche se è auspicabile che nel caso poi si verificassero malattie successive alla donazione il centro venga avvertito. Le linee guida prevedono anche un counselingpsicologico sia per chi dà che per chi riceve, soprattutto per quel che riguarda le donne che si preparano ad affrontare una gravidanza con ovodonazione. Il limite d'età non può essere stabilito dalle linee guida, ma semmai dal Parlamento. Ma, da un punto di vista medico, sarà sconsigliato andare oltre i 50 anni anche se è più a rischio una trentottenne con problematiche mediche che una cinquantenne che corre la maratona".

Il rimborso spese. 
Poi c'è il problema del rimborso spese. "Prima del divieto - osserva Paolo Emanuele Levi Setti, direttore dell'Humanitas Fertility Center di MIlano - il decreto Bindi prevedeva la gratuità assoluta della donazione. Non potevamo rimborsare neanche il biglietto del tram con cui le donne venivano in ospedale. E infatti non avevamo donatrici assolute ma soltanto donne che donavano gli ovociti in sovrannumero. Parliamo dunque di donne non giovanissime e con problemi di fertilità. L'ideale sarebbe avere ovociti di donne giovani e fertili, ma dovremmo anche prevedere un giusto compenso che non induca commercio. 

Per la donna la donazione prevede dieci giorni di stimolazione con 1-2 punture sotto cute al giorno, ecografie ed esami del sangue, una anestesia generale il giorno del prelievo. Un rimborso equo deve tenere conto di tutte queste difficoltà. Inoltre io credo che la fecondazione, omologa o eterologa che sia, debba rientrare nei Lea (livelli essenziali di assistenza, ndr). Capisco che ci sono pochi soldi ma almeno ad alcune categorie di pazienti - menopausa precoce, patologie ovariche da chemioterapia o malattie genetiche - dovremmo rimborsare alcuni tentativi. Mettiamo dei paletti, ma garantiamo uno zoccolo duro, magari anche solo due tentativi e fino ad una certa età, a tutte. Se poi le Regioni vorranno fare di più saranno le benvenute ma purtroppo vedo il contrario, con Sicilia e Puglia che hanno deciso per la non rimborsabilità della procreazione assistita. Spingendo le coppie nel privato, almeno quelle che hanno il denaro per farlo".

Categorie: Radicali

Infertilità e sterilità entrino nei Lea. Mai più viaggi all'estero

Luca Coscioni - Mer, 02/07/2014 - 11:15
Infertilità e sterilità entrino nei Lea. Mai più viaggi all'esteroSole 24 ore Sanità2 Lug 2014Filomena GalloFecondazione eterologa

Il 9 aprile 2014, per la seconda volta dopo la sentenza n.151 del 2009, la Corte Costituzionale ha condannato la legge 40/04 sulla procreazione medicalmente assistita, con una pronuncia di incostituzionalità.

Con decisione n.162/2014 la Consulta ha cancellato il divieto di applicazione di tecniche eterologhe di cui all’articolo 4 comma 3 della Legge 40/04 sulla procreazione medicalmente assistita e di conseguenza la parte che riporta il divieto nell’art. 9, commi 1 e 3 e 12, comma1.

Questo divieto ha determinato in Italia una migrazione di pazienti verso i Paesi in cui la tecnica con donazione di gameti esterni alla coppia viene eseguita perché consentita da leggi nazionali. “Sono almeno 4000 le coppie italiane che decidono di andare all’estero per un trattamento  di procreazione assistita: di queste, circa il 50 % ricorre alla fecondazione eterologa,  vietata in Italia, il restante 50 % invece sceglie di migrare anche se deve sottoporsi  a trattamenti disponibili nel proprio paese”: così si leggeva nell’indagine 2012 dell’Osservatorio sul turismo procreativo che si riferiva a 39 centri esteri in 21 Paesi europei ed extraeuropei. Le mete più gettonate erano Spagna, Svizzera, Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca e Ungheria.

Tornando alla decisione della Consulta, effetto immediato è stato il picco di richieste ai centri di fecondazione medicalmente assistita italiani da parte di migliaia di coppie desiderose di accedere alla tecnica fino a poco tempo fa vietata.

Come si procederà nel nostro Paese dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile? La risposta prevede una duplice disamina del contesto normativo in vigore, sotto il profilo giuridico e scientifico.

La legge 40 - al capo terzo articoli 8 e 9 -  prevede che i figli nati da eterologa sono figli legittimi della coppia; non hanno alcun rapporto giuridico con i donatori dei gameti; la coppia che accede alla donazione dei gameti non può disconoscere il nato; il donatore è anonimo. In questo modo sono affermate  le tutele per tutti i soggetti coinvolti nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita come previsto dalla legge stessa.

Sotto il profilo scientifico, invece, i centri di fecondazione medicalmente assistita che posseggono tutti i requisiti tecnico scientifici necessari per poter immediatamente applicare tecniche con gameti donati dovranno riaprire le loro porte ai pazienti. L’Italia infatti ha recepito le Direttive comunitarie su conservazione, donazione, lavorazione, tracciabilità e sicurezza (Direttive 2004/23/CE; 2006/17/12/CE; 2006/86/CE) con i decreti legislativi 191/07-16/10-85/12 e del 10 ottobre 2012. Tali norme in vigore hanno trasformato i centri di fecondazione in Istituti dei tessuti, obbligati ad attenersi a tutte le prescrizioni e regole che sono previste a livello comunitario, tra cui il divieto di commercializzazione di gameti e embrioni, consentendo solo un rimborso spese.  Non essendovi ostacoli quindi dovuti ad assenza di norme specifiche per il ripristino della tecnica con donazione di gameti, i centri di PMA potranno immediatamente riprendere l’applicazione delle tecniche eterologhe. L’attuale mancato aggiornamento delle linee guida sulla legge 40 ai sensi dell’art. 7 della medesima norma non determina un blocco di attività perché è bene ricordare che le linee guida emanate nel 2008, nonostante la previsione di legge che prevede un aggiornamento periodico almeno ogni tre anni – da allora ne sono trascorsi dunque già sei -  ha già visto sia la decisione della Corte Costituzionale di incostituzionalità del 2009 e sia l’intervento dei Dlgs 16/10 e Decreto 10/10/2012. Pertanto quando il Ministro della Salute deciderà di procedere con l’aggiornamento delle Linee Guida, atto vincolante per le strutture di PMA, dovrà tener conto di quanto i Giudici della Corte scrivono : “in relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto”. Auspichiamo in un aggiornamento delle stesse a breve, ma in assenza le norme in vigore già prevedono requisiti tecnico- scientifici e giuridici più che idonei.

In ultimo bisognerà far inserire nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza),  riconoscendone il carattere di patologia, l'infertilità e la sterilità, a cui ora si può rispondere solo ricorrendo a tecniche di fecondazione ma con una grossa disparità regionale, creando nuove ed ulteriori discriminazioni. C’è poi la questione politica: c’è chi continua a difendere il divieto, sostenendo che tale pronuncia abbia creato un vuoto normativo. Ma così non è: la Corte Costituzionale è chiara nelle motivazioni della sentenza come lo fu già nel 2005: nell’ammettere il quesito referendario per l’abrogazione del divieto di eterologa, affermò che non si creava vuoto normativo: la cancellazione del divieto non fa venir meno nessuna tutela.

Ancor più con questa ultima decisione ha affermato che il sistema normativo italiano è idoneo al ripristino della tecnica e ha affermato il principio di non discriminazione tra cittadini nell’accesso alle cure e il rispetto delle libertà individuali, diritti questi costituzionalmente rilevanti.

A chi vorrebbe investire il Parlamento di nuove norme è bene ricordare le proposte di legge a cui abbiamo contribuito con gli esperti dell’Associazione Luca Coscioni; basterebbe pertanto calendarizzare quei testi e cancellare anche gli ultimi divieti esistenti su embrioni e accesso alla PMA prima di un nuovo intervento di Corte EDU e Corte Costituzionale. E’ sconcertante evidenziare come dieci anni di azioni giudiziarie con le persone, le associazioni di pazienti e  l'associazione Luca Coscioni, che hanno di fatto determinato la cancellazione  della metà dei divieti, nulla hanno insegnato ad una classe politica, al momento guidata da Matteo Renzi,  che pensa di far avanzare “il nuovo” emanando in materia di libertà e diritti “il vecchio” con la volontà di ignorare il volere dei cittadini e le tutele costituzionali. Se veramente Renzi vuole rottamare il vecchio modo di fare politica, dovrebbe immediatamente eliminare gli ultimi divieti della legge 40 e iniziare quanto prima una campagna informativa sulla donazione dei gameti; ‘è tempo di recuperare il tempo perduto, è tempo di impegnarsi” adesso: così la giornalista Ilaria D’Amico conclude il video appello di appoggio all’iniziativa  dell’Associazione Luca Coscioni e delle associazioni di pazienti, affinché il governo si impegni subito per una campagna informativa sulla donazione di gameti.  Ma prima ancora l’esecutivo guidato da Metteo Renzi potrebbe dare una immagine di laicità e rispetto dei diritti civili: il 18 giugno, infatti, la Corte di Strasburgo deciderà su uno degli ultimi divieti della legge 40, quello di donazione degli embrioni alla ricerca: ci attendiamo che il Primo Ministro non difenda questo divieto in sede europea. 

Categorie: Radicali

Carceri, Marco Pannella: Strasburgo condanna di nuovo l'Italia, campioni del mondo solo su questo campo

Radicali Italiani - Mar, 01/07/2014 - 20:03
01/07/14

Dichiarazione di Marco Pannella, presidente del Senato del Partito Radicale:

Valentino Saba ha denunciato l’Italia, perché  durante la sua detenzione nel 2000 è stato sottoposto a trattamenti inumani e degradanti: ha vissuto una vera e propria tortura fisica. Dopo 14 anni, ancora una volta, c’è stato bisogno dell’intervento di un Tribunale di una giurisdizione superiore, che ha sommato, alle condanne storiche, questa ultima che sancisce una volta in più  lo stato tecnicamente criminale del Regime italiano.

È inaudito che, quando violazioni dell'articolo 3 avvengono, il sistema giudiziario italiano non riesca ad intervenire, perché questo e altri Parlamenti non sono riusciti a istituire il reato di tortura, lasciando l'Italia tra i campioni del mondo, almeno in questo campo, delle condanne.

Valentino Saba ha denunciato l’Italia invocando l'articolo 3 (divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti), l'articolo 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza) e l'articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare) e l'articolo 13 (diritto ad un ricorso effettivo).

Abbiamo deciso di depositare un amicus curiae con gli avvocati Nicolò Paoletti e Filomena Gallo per Non c’è Pace senza giustizia, Partito Radicale, Radicali Italiani; perché la fotografia della realtà italiana non corrisponde certo alle ragioni che la rappresentanza di Governo rappresenta nel difendere uno Stato che in materia di diritti fondamentali preferisce ignorare i tanti cittadini che chiedono rispetto della loro dignità, e quel rispetto equivale a diritti fondamentali della persona che nel nostro paese hanno perso applicazione diretta.

Appare evidente che lo Stato italiano non riesce ad attuare le garanzie riconosciute a tutti i cittadini e non riesce a ripristinare situazioni di giustizia.

Viene da chiedersi quale Stato democratico possa essere condannato per trattamenti inumani e degradanti e poi presentarsi al mondo come Repubblica democratica.

Sperare che il Regime italiano intervenga immediatamente, potrebbe portare alla disperazione; ma come Radicali vogliamo rappresentare altro, altro che è alternativa all'incapacità manifesta dello Stato italiano di interrompere questa tortura abituale alla giustizia.

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

© 2010 - 2014 copyright Divorzio Breve - :elp@