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Bolognetti: Dialogo nonviolento con le massime cariche istituzionali lucane. Il consiglio calendarizzi, discuta e voti la mozione a sostegno del progetto del PRNTT

Partito Radicale - Mer, 23/03/2016 - 21:13
23/03/2016

C'è una frase dell'antitotalitario Carlo Rosselli che rileggo spesso: "La nostra missione è quella di tener duro quando tutti cedono; di alzare la fiaccola dell'ideale nella notte che circonda; di anticipare con l'intelligenza e l'azione l'immancabile futuro".

Ecco, io credo che il Partito Radicale stia provando a tener duro e ad alzare la fiaccola degli ideali che da sempre ne caratterizzano l'azione politica. Stiamo provando, per dirla con Maurizio Turco, a "rimettere al centro delle politiche, non solo legislative, lo Stato di diritto". Lo stiamo facendo nella consapevolezza che questa nostra azione rappresenti un potente antidoto all'involuzione delle nostre democrazie in "democrazie reali", l'unico antidoto all'erosione dello Stato di diritto, alla negazione del diritto alla conoscenza.

Dalle ore 23.55 del 15 marzo ho deciso di iniziare uno sciopero della fame, un dialogo nonviolento per chiedere che il Consiglio regionale della Basilicata calendarizzi, discuta e voti la mozione a sostegno del progetto del Partito Radicale "per lo stato di diritto e il diritto alla conoscenza contro la ragion di Stato", presentata dal consigliere regionale Nicola Benedetto.

Intanto, in attesa che il massimo ente regionale decida di confrontarsi con i contenuti del progetto promosso dal PR, torno a rivolgere un ringraziamento a Sindaci, Giunte e Consigli comunali di Rionero in Vulture, Episcopia, Castelmezzano, Castelsaraceno, Policoro, Melfi e Brindisi di Montagna, che hanno voluto esprimere attraverso l'approvazione di delibere il loro sostegno.

Grazie a chi ha detto sì e a chi si accinge a farlo, come nel caso dei Comuni di San Chirico Raparo, Lavello, Chiaromonte e Sasso di Castalda.

Grazie a chi ha compreso e a chi si spera comprenderà che la nostra azione è animata e nutrita dalla consapevolezza che "la civile convivenza è minacciata, nella gran parte del pianeta, dalla crescente erosione che la democrazia e lo stesso Stato di Diritto stanno subendo nei paesi cosiddetti democratici" e dalla convinzione, per dirla con Marco Pannella, che la strage di diritto si fa inevitabilmente strage di popoli.

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#upholdingjustice: Terrorismo, Stato di diritto e il ruolo dei Giudici all'ONU

Partito Radicale - Mer, 23/03/2016 - 20:58
23/03/2016

Le leggi non tacciono in tempo di guerra. Il giorno 10 marzo il Comitato antiterrorismo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (CTC) ha riunito per la prima volta a New York giudici delle Corti Supreme di tutti gli Stati membri dell'Associazione dell'Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC), e in una seconda sessione, del Medio-Oriente e Nord Africa, per discutere il trattamento giuridico dei casi di terrorismo nei rispettivi paesi. 

Nel discorso di apertura dei lavori il Capo di Gabinetto del Segretario Generale delle Nazioni Unite Edmund Mulet  ha dichiarato che "I giudici svolgono un ruolo cruciale nell'interpretazione delle misure antiterrorismo, la loro corretta attuazione nei quadri giuridici e nell'ambito dei diritti umani, sottolineando a più riprese l'importanza di una giustizia "efficace, responsabile e inclusiva", non solo per le vittime ma anche per i responsabili e per la collettività, attraverso l'applicazione delle leggi, le garanzie del giusto processo e l'accertamento delle responsabilità. 

E ha impegnato le Nazioni Unite nel rafforzamento delle istituzioni giuridiche esistenti per assicurare una celere risposta della giustizia penale al terrorismo, all'insegna dello Stato di diritto, perché “le connessioni tra il mondo diplomatico e giudiziario sono essenziali per il futuro della lotta contro il terrorismo e contro tutte le forme di criminalità”.

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La legalizzazione della canapa in piazza

Luca Coscioni - Mer, 23/03/2016 - 16:01
La legalizzazione della canapa in piazzaIl Manifesto23 Mar 2016Patrizio Gonnella, Andrea OleandriRicerca sulle droghe

Legalizziamo! È la proposta di legge di iniziativa popolare depositata giovedì scorso alla Corte di Cassazione, promossa dall`Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani - con la collaborazione e il sostegno della Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, La PianTiamo, Canapa InfoPoint, Ascia, comunità di OverGrow, la coalizione «Legalizziamo la Canapa» e decine di grow shop italiani.

Nei prossimi sei mesi dovranno essere raccolte almeno 50.000 firme affinché la proposta possa essere presentata al Parlamento divenendo parte del dibattito istituzionale ín corso. L`obiettivo è infatti quello di contribuire a superare le resistenze alla legalizzazione della cannabis attraverso la mobilitazione popolare e di imporre, dopo la prossima assemblea generale dell`Onu, la convocazione di una Conferenza nazionale che sappia finalmente cambiare rotta alle politi- che sulle droghe in Italia.

Il testo della proposta parte dalla versione calendarizzata alla Camera dalla quale, tuttavia, si diversifica in alcune parti grazie ai contributi delle organizzazioni della società civile, di esperti e giuristi, per rendere il modello di regolamentazione quanto più libero possibile. La regolamentazione è rivolta ai maggiorenni e prevede, tra l`altro, la libertà di auto-coltivazione individuale fino a 5 piante, con comunicazione da 6 a 10; la possibilità di coltivare associandosi in «cannabis social club» che potranno avere fino ad un massimo di 100 componenti, i quali avranno la possibilità di coltivare cinque piante a testa. Si prevedono inoltre pratiche semplificate per la produzione commerciale; il più ampio accesso possibile alla cannabìs terapeutica; l`allocazione delle entrate ad attività informative e sociali; una relazione annuale al Parlamento; la depenalizzazione totale dell`uso personale di tutte le sostanze nonché la liberazione per i detenuti per condotte non più penalmente sanzionabili.

Una proposta di ragionevolezza che prende atto degli ultimi trent`anni di politiche fallimentari sul tema delle droghe, fatte di criminalizzazione, repressione e stigmatizzazione sociale e che tuttavia si scontrerà contro le attuali norme che regolano le leggi di iniziativa popolare. Un sistema che non aiuta la partecipazione dei cittadini. Nell`era della comunicazione digitale, di internet, dei social media, dove sarebbe facile costruire piattaforme web dove ciascuno - previa verifica della propria identità - possa manifestare il proprio consenso, noi dobbiamo essere sommersi da tonnellate di carta, dalla necessità di avvalersi di autenticatori, dalla produzione di centinaia di migliaia di documenti e certificati elettorali.

Una difficoltà sperimentata già nel 2013 quando diverse organizzazioni lanciarono la campagna per le "3 leggi" su carceri, droga e tortura e che, all`epoca, fu superata da una grande partecipazione popolare. Furono molte le persone - giovani e meno giovani - che ci scrissero e si mobilitarono per firmare e raccogliere le firme. I nostri banchetti furono presi d`assalto ovunque si facessero. E questo l`unico modo che abbiamo, anche oggi, per superare queste barriere legislative.

Sappiamo bene che sul tema delle droghe - come su altre questioni che riguardano le libertà civili - il corpo del paese è proiettato molto più avanti di quanto non sia chi siede nelle istituzioni. Sappiamo che i cittadini pronti a firmare questa proposta sono molti di più dei 50.000 necessari affinché una legge di iniziativa popolare sia presentata al Parlamento. Per questo l`invito che rivolgiamo a tutti è di mobilitarsi. Il tema riguarda tutti noi, la nostra salute, la nostra libertà, la nostra società. Legalizziamo! è l`occasione per far sentire la nostra voce.

  --> SOSTIENI anche tu la Proposta di Legge di iniziativa popolare

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Intervista a Michele De Luca in merito alla decisione della Consulta

Luca Coscioni - Mer, 23/03/2016 - 15:37
Intervista a Michele De Luca in merito alla decisione della Consultaradio3.rai.it23 Mar 2016Bioetica

Ieri pomeriggio la Corte Costituzionale rimanda al Parlamento la decisione se gli embrioni malati e non utilizzabili nella fecondazione assistita possano essere donati alla ricerca. Sentiamo la voce di Michele De Luca, co- Presidente dell'Associazione Luca Coscioni e direttore del Centro di medicina rigenerativa dell'Università di Modena e Reggio Emilia, uno degli esperti che sarebbe dovuto essere ascoltato in udienza.  

Al microfono Pietro Greco

Per riascoltare l'intervista clicca QUI 

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Embrioni per la ricerca rimane il divieto: la Consulta dice no

Luca Coscioni - Mer, 23/03/2016 - 14:02
Embrioni per la ricerca rimane il divieto: la Consulta dice noIl Messaggero23 Mar 2016Valentina Errante Cellule staminali

La scelta è destinata al legislatore per l'alto grado di discrezionalità, la complessità dei profili etici e scientifici e il bilanciamento dei diritti in gioco. E così la Corte Costituzionale dichiara inammissibile il ricorso contro l'articolo della legge 40, uno dei pochi ancora in vigore, che vieta la donazione degli embrioni alla ricerca scientifica. Un tema che tocca al Parlamento affrontare. Le motivazioni della sentenza, del giudice relatore Rosario Morelli, entraranno arriveranno tra qualche settimana.

IL RICORSO

A rinviare gli atti alla Corte è stato il Tribunale di Firenze, esaminando la richiesta di una coppia che, dopo diversi cicli falliti di procreazione assistita, chiedeva di donare alla ricerca, anzichè crioconservarli, gli embrioni malati che non sarebbero stati impiantati. Così, questa volta, a finire all'esame della Consulta è stato l'articolo 13 della legge 40 sulla fecondazione assistita, che, più in generale, non consente alcuna forma di sperimentazione sull'embrione.

Un divieto giudicato irragionevole dai legali della coppia, Filomena Gallo e Gianni Baldini, che hanno condotto e vinto molte battaglie sul tema della fecondazione assistita, dopo la "bocciatura", si dicono pronti a rivolgersi alle corti europee. Per loro, un divieto alla ricerca costituisce un danno perla salute pubblica. Tanto più che questo tipo di studi vengono già condotti in Italia con staminali embrionali "importate" dall'estero e riguardano Parkinson, diabete e gravi malattie dell'occhio.

Per farne capire l'importanza, gli avvocati della coppia e il legale dell'associazione "Osservatorio Vox", che ha depositato una memoria, avevano presentato un'istanza perché la Consulta ascoltasse un gruppo di esperti. Tra loro anche Elena Cattaneo, senatrice a vita e direttore del Centro di ricerca sulle staminali dell'Università di Milano, presente ieri in udienza insieme a Michele De Luca, direttore del centro di Medicina Rigenerativa dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Ma anche questa istanzaè stata respinta.

IL SECONDO QUESITO

Accanto alla questione principale, sul divieto di destinare gli embrioni alla ricerca, la Corte ha esaminato anche la proibizione di revoca del consenso alla procreazione medicalmente assistita dopo l'avvenuta fecondazione dell'ovulo, prevista dall'articolo 6 della legge 40. Anche questa seconda questione è stata dichiarata inammissibile.

LE REAZIONI

«Sono rammaricata», ha dichiarato dopo la decisione della Corte la Cattaneo. Di fatto ha prevalso la linea indicata dall'avvocato dello Stato Gabriella Palmieri: «C'è chi sostiene che basti un diritto soft, chi invece, in nome di un tecnoscientismo assoluto, ritiene non vada disciplinato alcun profilo», ha detto il legale che rappresenta la Presidenza del consiglio. «E invece la materia è di estrema delicatezza, interseca i piani della scienza, del diritto e della tecnica, va riportata al legislatore», perché su questo tema «è necessario ridare un ruolo centrale al Parlamento». 

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Ricerca, la palla al Parlamento

Luca Coscioni - Mer, 23/03/2016 - 13:39
Ricerca, la palla al ParlamentoIl Manifesto23 Mar 2016Eleonora Martini

Qvesta volta la Corte costituzionale ha preferito non entrare nel merito, rinviando al legislatore la decisione da prendere. E nel frattempo i ricercatori italiani dovranno continuare a importare dall'estero le staminali embrionali necessarie per proseguire i loro studi scientifici, come accade attualmente.

I giudici della Consulta infatti ieri hanno dichiarato inammissibile la questione di legittimità sollevata dal tribunale di Firenze in seguito al ricorso presentato da una coppia, lasciando così in vigore il divieto, imposto dalla legge 40, di donare alla ricerca gli embrioni non idonei per una gravidanza.

Si tratta di cellule non impiantabili perché portatrici di una patologia o perché presentano difetti pericolosi per la salute della donna o anche solo per il motivo che sono state prodotte da troppo tempo. In ogni caso, embrioni che possono solo rimanere crioconservati per sempre: migliaia, di quei circa 10 mila che giacciono nelle celle frigorifere dei centri di Procreazione medicalmente assistita italiani, di cui 3.862 sono embrioni ufficialmente abbandonati, appartenenti a 939 coppie, e 6279 sono embrioni di persone non rintracciabili da più di un anno.

ll no della Consulta alla questione sollevata dal tribunale di Firenze è «in ragione dell'elevato grado di discrezionalità - scrivono i giudici costituzionalisti nel dispositivo finale - per la complessità dei profili etici e scientifici che lo connotano, del bilanciamento operato dal legislatore tra dignità dell'embrione ed esigenze della ricerca scientifica: bilanciamento che, impropriamente, il Tribunale chiedeva alla Corte di modificare, essendo possibile una pluralità di scelte, inevitabilmente riservate al legislatore».

        -->Firma anche tu la Petizione al Parlamento

In sostanza, la Corte ha condiviso completamente le argomentazioni, contrarie alla questione di costituzionalità, portate per conto del governo dall'avvocata dello Stato, Gabriella Palmieri, che durante l'udienza - peraltro assai breve - ha sostenuto la necessità «su questo tema» di «ridare un ruolo centrale al Parlamento».

«Si tratta dell'ultimo tassello sui cui ancora la Corte deve pronunciarsi nella Legge 40 - ha detto l'avvocata Palmieri - qui si intersecano piani costituzionali, internazionali e scientifici», e «la normativa prevede un bilanciamento tra più interessi e più diritti: la questione va riportata al legislatore». Eppure era stato lo stesso giudice Mario Rosario Morelli, relatore per la Consulta dell'ordinanza del tribunale di Firenze, a sottolineare che nella legge 40 non è stata considerata «la funzione di solidarietà» della donazione degli embrioni ai fini della ricerca applicata a tutelare la salute collettiva, in piena osservanza dell'articolo 32 della Costituzione. Tanto più perché si tratta di una precisa categoria di embrioni, quelli «non più idonei alla gravidanza», aveva spiegato il giudice Morelli.

«La crioconservazione di questo tipo di embrioni durerà per sempre», aggiunge il legale della coppia che ha presentato ricorso, l'avvocata Filomena Gallo che però, come il suo collega Gianni Baldini (membro di Giunta dell'Associazione Luca Coscioni), non è stata ascoltata dalla Corte che non ha ammesso la difesa per un vizio procedurale. E così non sono stati ascoltati neppure i sei scienziati di fama internazionale che erano stati chiamati dagli avvocati della coppia a testimoniare dell'importanza di questi studi, tra i quali il professore Michele De Luca e la senatrice a vita Elena Cattaneo, che ha fatto «appello alla Corte» di «azionare in proprio i poteri istruttori, per ascoltare esperti e scienziati». Appello rimasto inascoltato.

Ma i ricercatori italiani che lavorano tentando di non dover rimanere un passo indietro rispetto agli altri Paesi europei, possono sperare ora che il tribunale di Cagliari sollevi un'eccezione di legittimità analoga sul caso di una coppia, difesa dall'avvocata Gallo, che vuole donare i propri embrioni non più utilizzabili perché portatori di talassemia. Oppure possono contare sui Radicali italiani e sull'associazione Coscioni che hanno annunciato di non escludere «il ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo, qualora perdurasse d'inerzia del legislatore a dare una risposta a un settore così rilevante e importante per la cura di patologie gravi, come ad esempio il Parkinson», e che, a partire dall'appello in difesa della libera ricerca in Italia firmato da migliaia di persone e da più di 600 scienziati di 22 Paesi del mondo, hanno lanciato ieri una petizione al parlamento italiano affinché non rimanga sordo alle «richieste dei malati e della scienza». 

          -->Firma anche tu la Petizione al Parlamento

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Intervista a Giuseppe Testa: "Peccato, per la scienza è un'occasione persa ora il Parlamento non si volti dall'altra parte"

Luca Coscioni - Mer, 23/03/2016 - 12:53
Intervista a Giuseppe Testa: "Peccato, per la scienza è un'occasione persa ora il Parlamento non si volti dall'altra parte"La Repubblica23 Mar 2016Cristiana SalvagniCellule staminali

Il nostro Consigliere Generale Giuseppe Testa, importante ricercatore nel campo della biologia molecolare, si esprime in quest'intervista sulla sentenza della Corte Costituzionale in riferimento al divieto della Legge 40 sulla ricerca su cellule staminali embrioni.

Giuseppe Testa, professore di Biologia molecolare all'università di Milano e direttore del laboratorio di epigenetica delle cellule staminali allo Ieo, è tra gli scienziati citati nell'istanza per un'istruttoria con l'audizione di esperti, respinta dalla Corte costituzionale.

Cosa pensa della decisione presa?

«Che sia un peccato. Si è persa un'occasione di sentire l'opinione della scienza sull'importanza delle staminali embrionali per la ricerca e per la salute pubblica. E di spiegare cosa è cambiato in 15 anni, da guando cioè si era iniziato a discutere della Legge 40».

Quante cose sono mutate?

«Si sono aperte frontiere inaspettate, basti pensare al gene editing e alle sue enormi possibilità, che stanno animando il dibattito mondiale proprio su ciò che riguarda gli studi sugli embrioni. L'Italia ha una straordinaria competenza in questi settori e sarebbe un peccato che non partecipasse da protagonista». 

Ora la palla passa al legislatore...

«Mi auguro che il risultato non sia dire "se ne è già discusso 15 anni fa", perché vorrebbe dire non avere il polso del tempo che passa».

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Consulta/ Ricerca: Vox Diritti ricorrera' alla Corte Europea

Luca Coscioni - Mer, 23/03/2016 - 11:24
Consulta/ Ricerca: Vox Diritti ricorrera' alla Corte EuropeaAvv. Massimo Clara Vox Diritti23 Mar 2016Cellule staminali

Dichiarazione dell' Avv. Massimo Clara Vox Diritti

La Corte ha deciso di non dare voce agli scienziati e questo carica di responsabilità il legislatore. Vox Diritti si impegna da domani a promuovere una legge anche di iniziativa popolare che garantisca la libertà di ricerca.

Vox Diritti ricorrera' alla Corte Europea per dare voce agli scienziati

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Consulta/Ricerca. Avvocati: "Adiremo a sedi europee per la tutela dei malati e la libertà di ricerca scientifica"

Luca Coscioni - Mar, 22/03/2016 - 21:44
Consulta/Ricerca. Avvocati: "Adiremo a sedi europee per la tutela dei malati e la libertà di ricerca scientifica"Filomena Gallo, Gianni Baldini22 Mar 2016Cellule staminaliDichiarazione degli avvocati Gianni Baldini e Filomena Gallo, legali della coppia

"La Corte Costituzionale ha rinviato al legislatore una necessaria decisione relativa al divieto (art. 13 della legge 40) di ricerca clinica e sperimentale sull'embrione non finalizzata alla tutela dello stesso, e al divieto (art.6) di revoca del consenso alla procreazione medicalmente assistita dopo l'avvenuta fecondazione dell'ovulo.
 
La Corte ritiene che sull'art. 13, che prevede il divieto di ricerca su embrioni, la questione è inammissibile in ragione dell'elevato grado di discrezionalità, per la complessità dei profili etici e scientifici che lo connotano, del bilanciamento operato dal legislatore tra dignità dell'embrione ed esigenze della ricerca scientifica: bilanciamento che la Corte non può modificare, essendo possibile una pluralità di scelte, inevitabilmente riservate al legislatore.
 
Perdurando l'inerzia del legislatore a dare una risposta a un settore così rilevante e importante per la cura di patologie gravi, come ad esempio il Parkinson, procederemo senza indugio ad adire alle sedi Europee per la tutela della salute dei malati e per la libertà di ricerca scientifica".
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Consulta/Ricerca: "Persa occasione importante, ma non ci fermiamo, ci rivolgiamo al Parlamento e alle Corti Internazionali"

Luca Coscioni - Mar, 22/03/2016 - 21:18
Consulta/Ricerca: "Persa occasione importante, ma non ci fermiamo, ci rivolgiamo al Parlamento e alle Corti Internazionali"Marco Cappato, Filomena Gallo22 Mar 2016Cellule staminaliDichiarazione di Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica  "Dopo la decisione odierna della Corte Costituzionale e la presa di posizione da parte del Governo Renzi, non resta che la strada del Parlamento e delle Corti internazionali per rimuovere il divieto di ricerca su embrioni non idonei per una gravidanza. [LEGGI il Comunicato della Consulta] Si è oggi persa una importante occasione per porre fine a quella politica dissennata che, dal 2004, blocca la ricerca e lascia soli i ricercatori e le persone affette da malattie incurabili. Particolarmente grave è stato il ruolo del Presidente del Consiglio Renzi, che nei giorni precedenti aveva reso noto l'orientamento di questo Governo di opporsi al ricorso e di impedire -con successo- l'audizione degli scienziati da parte dei giudici. Come radicali dell'Associazione Luca Coscioni, noi non ci arrendiamo e porteremo avanti in ogni sede la battaglia che fu di Luca. Da subito, lanciamo la petizione al Parlamento italiano come forma di prosecuzione di una mobilitazione del mondo scientifico e della società civile che è già senza precedenti. Porteremo in Parlamento le richieste dei malati e della scienza e sosterremo tutte le azioni legali possibili dinanzi alle giurisdizioni internazionali per richiamare l'Italia all'obbligo del rispetto della libertà di ricerca scientifica e dei diritti delle persone malate". Per leggere il Comunicato sul sito della Corte Costituzionale: CLICCA QUI

AllegatoDimensione CC_CS_20160323071746 (1).pdf244.67 KB
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Embrioni malati per la ricerca, la Consulta deciderà se il divieto è legittimo

Luca Coscioni - Mar, 22/03/2016 - 18:16
Embrioni malati per la ricerca, la Consulta deciderà se il divieto è legittimocorriere.it22 Mar 2016Bioetica

Gli embrioni «orfani» possono essere utilizzati per la ricerca sulle cellule staminali? A questa domanda dovrà rispondere la Corte Costituzionale che si è riunita martedì mattina in udienza pubblica per esaminare la questione di legittimità posta dal Tribunale di Firenze. C’è grande attesa per una decisione che potrebbe rimettere in discussione alcune parti centrali della legge numero 40 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma) dove compare il divieto di ogni manipolazione sui frutti del concepimento anche se per fini scientifici. I giudici coordinati dal presidente Paolo Grossi hanno rigettato l’istanza degli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini e dell’associazione Vox affinché fosse ascoltato il parere degli esperti. Presente in aula la senatrice Elena Cattaneo, direttore del centro di ricerca sulle staminali dell’università di Milano e Micele De Luca, capo del centro di medicina rigenerativa, università Modena e Reggio Emilia. 

«Irragionevole»

L’avvocatura dello Stato rappresentata in udienza Gabriella Palmieri in una memoria ha chiesto alla Corte di dichiarare inammissibile o comunque infondata la richiesta di illegittimità sollevata dal Tribunale di Firenze con una sentenza del dicembre 2012. I giudici toscani avevano definito «illogico e irragionevole» il contenuto di due articoli della legge sulla procreazione medicalmente assistita che non consente a una coppia di donare per fini scientifici gli embrioni cosiddetti residuali, portatori di anomalie e non utilizzati per tentare una fecondazione artificiale. I due genitori intendevano revocare il consenso all’impianto dell’ovocita fecondato che avevano dato prima di cominciare il trattamento. Secondo il tribunale fiorentino le norme contestate della legge contrastano con alcune parti della nostra Costituzione tra le quali la promozione della ricerca, la tutela della salute e la cura della famiglia.  

Censimento

Al centro dell’attenzione gli embrioni esclusi da un percorso procreativo su decisione degli stessi medici a causa dell’esistenza di anomalie che avrebbero compromesso l’avvio di una gravidanza. Secondo un censimento dell’Istituto Superiore di Sanità, sede dal registro di Pma, sono 3862 gli embrioni censiti e «localizzati» presso i cent i cui legittimi proprietari hanno espresso per iscritto di non volere più utilizzarli in «un processo parentale» e che dunque potrebbero essere materia di ricerca. Altri 6279 sono in stato di abbandono cioè non è stato possibile rintracciare le coppie cui appartengono e continuano ad essere conservati nelle speciali taniche per il congelamento in una condizione di stand by, in attesa di ulteriori accertamenti. I numeri sono stati resi noti pubblicamente da Giulia Scaravelli, responsabile del registro, in un convegno organizzato lo scorso febbraio dall’Associazione Luca Coscioni che si batte per la libertà della ricerca. 

Petizione

L’associazione coordinata dall’avvocato Filomena Gallo ha promosso una petizione al Governo sulla libertà di ricerca sulle staminali embrionali. Il documento è stato firmato da 600 scienziati di 22 Paesi. Nei laboratori italiani il divieto viene aggirato acquistando linee di cellule staminali all’estero ma altra cosa è poter sperimentare su cellule di prima mano. La legge sulla Pma , approvata nel 1994, è stata modificata nel corso degli anni a forza di sentenze di tribunali e Consulta. Finora sono state 37 le decisioni che hanno via via impresso un nuovo corso a norme nata come le più rigide in Europa. 

Quattro sentenze

Quattro i pronunciamenti della Corte Costituzionale. Nel 2009 è caduto il limite di produzione di embrioni (un massimo di tre) e l’obbligo di trasferirli in utero tutti insieme. Nel 2014, sì alla fecondazione eterologa (con gameti diversi da quelli della coppia). Poi lo scorso anno, via libera alle tecniche di procreazione assistita a coppie fertili portatrici di malattie genetiche trasmissibili ai nati. Infine la sentenza che sottrae all’elenco dei reati la selezione di embrioni da trasferire in utero anche se finalizzata ad evitare l’impianto di quelli con malattie genetiche indicate dalla legge sull’aborto e accertate da strutture pubbliche.

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Embrioni alla ricerca, oggi la decisione della Consulta. La Corte non ascolta gli esperti

Luca Coscioni - Mar, 22/03/2016 - 18:02
Embrioni alla ricerca, oggi la decisione della Consulta. La Corte non ascolta gli espertirepubblica.it22 Mar 2016Bioetica

ROMA - La Corte Costituzionale ha respinto l'istanza per un'istruttoria con l'audizione di esperti sul tema della donazione degli embrioni, avanzata dai legali di una coppia. La questione sollevata di fronte alla Corte dal tribunale di Firenze, riguarda il divieto di donare gli embrioni alla ricerca previsto dalla legge 40 sulla fecondazione assistita. La coppia chiede che il divieto cada se gli embrioni sono inutilizzabili perché malati e se c'è il suo consenso a destinarli alla ricerca. La Corte dovrebbe pronunciarsi oggi, nel pomeriggio.

SCHEDA. QUEL CHE RESTA DELLA LEGGE 40

Tra gli esperti anche Elena Cattaneo, docente dell'universita di Milano e senatrice a vita. "Esprimo rammarico per non aver avuto l'occasione di spiegare alcuni fatti della scienza relativi alle cellule embrionali, che proprio in questo momento in diverse parti del mondo sono utilizzate in strategie sperimentali, con successo, su modelli animali contro diverse malattie come Parkinson, diabete, degenerazione retinica" ha detto la senatrice a margine dell'udienza. "E per il Parkinson c'è la prospettiva di test sull'uomo nel 2018. Stiamo parlando di prospettive mediche che non vanno ignorate, sono dati consolidati. Attendiamo la decisione della Consulta".

"Di fatto i giudici, di loro iniziativa, possono decidere autonomamente di audire degli esperti - ricorda Cattaneo - e auspico che avvenga. La legge attualmente ci mette in una condizione di ipocrisia obbligata, potendo importare cellule dall'estero".

"Difendo la libertà di ricerca scientifica - aggiunge un altro celebre ricercatore specializzato in cellule staminali, Michele De Luca, direttore del centro di Medicina rigenerativa dell'università di Modena e Reggio Emilia - basata sul fatto che c'è un'evoluzione spettacolare e le staminali embrionali si stanno dimostrando importantissime. Nei Paesi dove è consentita la ricerca le cellule sono già in uso clinico, anche se iniziale, per patologie gravissime anche rare e senza terapie. Nel momento in cui tarpiamo questa parte di ricerca ci troveremo svantaggiati e i pazienti dovranno andare all'estero per curarsi quando le terapie saranno approvate. Storicamente l'Italia è forte a livello internazionale e proprio noi abbiamo questi limiti".

La Corte, poco dopo l'avvio dell'udienza, si è ritirata in camera di consiglio per decidere sulla costituzione degli avvocati della coppia al centro del caso rinviato alla Consulta dal tribunale di Firenze, Gianni Baldini e Filomena Gallo, e dell'avvocato dell'associazione Osservatorio Vox, Massimo Clara. Entrambe, come ha spiegato al termine della camera di consiglio il presidente della Corte, Paolo Grossi, non sono state ammesse: la prima perché "l'atto di costituzione è palesemente tardivo", ha riferito Grossi, la seconda perché l'associazione non è stata riconosciuta come "titolare di uno specifico interesse" rispetto al caso in questione, ma di interessi generali connessi al proprio statuto.

Come conseguenza di tale decisione, anche la richiesta di istruttoria avanzata dai legali è stata dichiarata inammissibile. Gli avvocati della coppia e di Vox non hanno potuto parlare in udienza, dove ha preso la parola solo l'avvocato dello Stato, Gabriella Palmieri, per conto della Presidenza del Consiglio, costituitasi a difesa dell'attuale impianto della legge. La Corte ha però acquisito tutti gli atti delle parti, sulla base dei quali deciderà sulla questione di legittimità costituzionale posta.

"Questo divieto influisce sulla salute collettiva, pone dei limiti alla ricerca e va così a incidere sulla tutela della salute di tutti i cittadini" ha detto Filomena Gallo. Un divieto che si estende anche agli embrioni malati, che "mai potrebbero essere impiantati" - sottolinea Gallo, insieme all'altro avvocato, Gianni Baldini - e che non incontra un limite neppure nel consenso della coppia alla donazione per ricerche legate alla patologia da cui gli embrioni sono affetti.

"Questa situazione - sottolinea Baldini - fa sì che per fare ricerca in Italia, si importino dall'estero le staminali embrionali". "Oggi la Corte ha un compito importante, che non va assolutamente in conflitto con i poteri del Parlamento", ha aggiunto Gallo, riferendosi alla posizione dell'avvocatura dello Stato. Nel corso dell'udienza, è stata evocata anche la sentenza della Corte di Strasburgo, Grande Chambre, sul caso di Adelina Parrillo, compagna del regista Stefano Rolla morto a Nassiriya, che chiedeva di poter tornare in possesso e destinare alla ricerca gli embrioni crioconservati dopo un ciclo di fecondazione assistita: in quel caso l'Italia non è stata condannata e l'istanza di Parrillo non è stata accolta. "Ma lì - osservano Gallo e Baldini - si discuteva del diritto alla 'proprietà' dell'embrione, che non è stato riconosciuto; mentre oggi, in corte costituzionale, discutiamo della facoltà di donare gli embrioni. Non a caso, anche l'avvocato dello Stato, ha sottolineato che i due casi non sono sovrapponibili".

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Bruxelles, Magi: più Europa per combattere il terrore. Rilanciare progetto politico Ue, a cominciare da intelligence ed esercito comuni

Radicali Italiani - Mar, 22/03/2016 - 17:29
22/03/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani:

 

"Gli attentati di Bruxelles sono un colpo alle istituzioni che Jean Monnet, Robert Schuman, Altiero Spinelli e gli altri padri fondatori dell'Europa hanno creato per impedire che, dopo la fine della guerra mondiale, si consumassero altri orrori. 

Il solo modo di rispondere agli attacchi terroristici e difendere la patria europea è rilanciare il progetto politico dell'Unione, a cominciare da servizi di intelligence e un esercito europei. Senza una politica estera e di difesa comuni, ogni paese continuerà a inseguire la propria emergenza, mentre i fatti dimostrano che nessuna iniziativa autonoma degli stati può essere efficace. Ma il terrorismo si combatte anche con un serio e responsabile piano europeo di accoglienza dei profughi, non certo ammassando alle porte del continente, in modo disumano e in balia di paesi non sicuri, migliaia di persone che scappano da guerre e che troveranno comunque un modo incontrollato e illegale di arrivare in Europa. La migliore arma contro chi oggi ha sferrato un nuovo attacco al cuore dell'Europa è far battere più forte il cuore dell'Unione europea, liberandolo da paure ed egoismi".

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Ricerca: Cappato "Che fine ha fatto chi promosse il referendum sulla legge 40, ora che Renzi la difende?"

Luca Coscioni - Mar, 22/03/2016 - 13:16
Ricerca: Cappato "Che fine ha fatto chi promosse il referendum sulla legge 40, ora che Renzi la difende?"Marco Cappato21 Mar 2016BioeticaDichiarazione di Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e Presidente di Radicali italiani Milano, 21 marzo 2016 Domani la Corte costituzionale si riunisce per decidere il ricorso sull'incostituzionalità del divieto di ricerca sugli embrioni non più impiantabili. Il Governo Renzi è intervenuto, anche sulla stampa, per difendere il divieto previsto dalla legge 40 e per impedire alla comunità scientifica italiana di rendere ai Giudici della Consulta la loro testimonianza sull'importanza di quel filone di ricerca. Per il resto, il mondo politico (e la quasi totalità del mondo giornalistico, con pochissime eccezioni) finge di non accorgersene. Persino coloro che con noi raccolsero le firme sui referendum abrogativi della legge 40 -uno dei quali puntava proprio ad abolire il divieto che domani sarà discusso dalla Consulta- oggi non trovano nemmeno il tempo per una presa di posizione. Voglio ricordare che i Democratici di Sinistra, per volontà dell'allora Segretario Piero Fassino, si mobilitarono (pur se con un certo ritardo) sulla raccolta firme e sulla campagna elettorale per il sì. Oggi molti di loro continuano a ricoprire importanti incarichi istituzionali. La domanda è: che fine hanno fatto?
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Vietare la ricerca su embrioni e ogm ha un costo altissimo

Luca Coscioni - Mar, 22/03/2016 - 13:03
Vietare la ricerca su embrioni e ogm ha un costo altissimoInternazionale22 Mar 2016Chiara LalliOgm

A chi sostiene che per limitare la libertà di ricerca servono motivi forti e razionali, spesso si risponde in modo debole e irrazionale. “Non vorrete mica l’anarchia?”. “Non si può fare tutto quello che tecnicamente è possibile”. “Non giocate a fare dio!”.

Ogni caso particolare è poi caratterizzato da ulteriori obiezioni, quasi sempre incapaci di dimostrare che esista una ragione valida per i divieti. Limitare la ricerca non è solo una teorica e particolare violazione della libertà, ma comporta seri danni.

Ecco due esempi degli ultimi giorni.

Alla fine di febbraio va in onda una puntata del programma tv Presa diretta sugli organismi geneticamente modificati, Chi ha paura degli ogm?

I malumori suscitati sono i soliti di quando si vanno a smuovere pregiudizi e paure ingiustificabili. Elena Cattaneo, senatrice e scienziata, ha raccolto la bibliografia principale degli ultimi anni di ricerche sulla sicurezza alimentare e ambientale degli organismi geneticamente modificati. All’inizio di marzo ha inviato il dossier a tutti i parlamentari, invitandoli a esprimere dubbi o a confutare in parte o in tutto quello che era stato raccolto. Cattaneo citava anche la puntata di Presa diretta con particolare riferimento alla ricerca pubblica.

Il dossier è di oltre 1.500 pagine, ed è comprensibile che si preferisca rispondere senza nemmeno averlo letto. Le obiezioni inviate a Cattaneo sono abbastanza surreali. La loro pubblicazione è a tutti gli effetti un servizio pubblico.

Al di là della questione specifica, infatti, le questioni importanti riguardano i modi in cui si dovrebbe discutere di ricerca – soprattutto pubblica – e le conseguenze dei divieti ingiustificati.

In una replica alle obiezioni ricevute, Cattaneo risponde “allegando relativa documentazione (la scienza, come dovrebbe sapere, si fa con i dati, non bastano le parole)”. In assenza di dati, vietare la ricerca pubblica è insensato e pericoloso. Gli esempi possono essere molti ma gli effetti sono sempre gli stessi.

Ecco di cosa trattava Presa diretta: di ricerca pubblica in campo aperto sulle nostre piante, con ogni tecnologia. Perché in una società liberaldemocratica – che non può essere come l’Unione Sovietica di Stalin e Lyssenko, dove agli scienziati veniva dettato cosa dovevano o non dovevano fare e se usavano la genetica occidentale erano imprigionati e uccisi – sarà sempre il ‘libero studioso’ (e ce ne sarà sempre almeno uno) a farle presente che non è compito del legislatore stabilire quale debba essere la strategia più promettente per raggiungere gli obiettivi prefissi (questi sì proprio del decisore politico) di salvare o reintegrare la biodiversità persa. Si chiama ‘libertà di ricerca’ (e dai condizionamenti), che non è molto diversa dalla libertà d’espressione.

L’ostinazione con cui si scambia l’irragionevolezza per razionalità è preoccupante. La politica sceglie e vieta e si disinteressa dei paradossi, come il dichiararsi ogm free e allo stesso tempo importarli (per esempio sotto forma di mangimi) o prediligere bizzarre pratiche agricole (biodinamica, la punta di diamante del biologico) che prevedono corni di vacca riempiti di letame e sotterrati durante la luna piena o vesciche di cervi riempiti di fiori. Topi scuoiati e canti propiziatori.

Sulla biodiversità – parola magica dei difensori del naturale a chilometro zero – vale la pena di leggere la risposta di Cattaneo per intero (in particolare le pagine 2 e 3).

In un’altra lettera, inviata a sei parlamentari, Cattaneo nomina anche l’assurda vicenda di Giorgio Fidenato, agricoltore friulano, e altre reazioni pavloviane alla parola “ogm”, sinonimo dei più atroci e allucinatori pericoli.

Domani la corte costituzionale esaminerà il divieto di sperimentazione embrionale stabilito dalla legge 40 sulla procreazione assistita ormai 12 anni fa. La legge 40, piena di divieti inammissibili, è già costata moltissimo e l’articolo 13 è uno degli ultimi a essere sottoposto a giudizio e, si spera, a cadere.

Secondo gli avvocati e l’associazione Vox, “la tutela delle blastocisti/embrioni residuati a cicli di procreazione medicalmente assistita, che non sono idonei per una gravidanza e sono quindi destinati a perire senza destinazione nei crioconservatori, non trova fondamento normativo e non può limitare l’accesso ai benefici della ricerca per i cittadini italiani che invece godono di tutele costituzionali”.

Secondo gli scienziati, la ricerca sulle staminali embrionali è importantissima e limitare la ricerca (adulte sì, embrionali no) non ha alcun senso. Inoltre, a essere destinati alla sperimentazione sarebbero embrioni non idonei all’impianto e che andrebbero comunque distrutti.

Cosa rimane a fondamento del divieto? Pregiudizi, credenze irrazionali, convinzioni animiste. Legittime se personali, ma non abbastanza forti da sostenere una legge coercitiva. Vietare non è solo un esercizio teoricamente e moralmente oppressivo. Le conseguenze possono essere fattualmente e commercialmente disastrose.

Un paese con una normativa assurdamente restrittiva sarà meno competitivo. E pure ipocrita.

È vietato fare ricerca sugli embrioni? Li importiamo.

Ci dichiariamo fieramente contrari agli ogm? Li mangiamo senza saperlo o facendo finta di non saperlo.

E se qualcun altro ottiene risultati terapeutici o agricoli ricorrendo a quanto qui è vietato, dobbiamo usarli o rigettarli? Cioè saremo coerenti oppure approfitteremo dei risultati lasciando fare agli altri il lavoro sporco?

E chi è autore di quei divieti, dovrebbe essere considerato in qualche modo responsabile?

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La mia prima riunione al CPT

Partito Radicale - Lun, 21/03/2016 - 19:49
21/03/2016

Dal 6 all’11 marzo, ho partecipato alla mia prima riunione del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e i trattamenti disumani o degradanti a Strasburgo. Ho avuto modo di iniziare a capire come opera questo organismo del Consiglio d’Europa ascoltando e discutendo le relazioni sulle sue visite periodiche a Malta, nella Repubblica di Moldova, in Bosnia-Erzegovina ed in Armenia. Sono state discusse anche le relazioni sulle visite ad hoc in Ungheria (trattamento e le condizioni di detenzione dei cittadini stranieri privati della libertà) e in Italia (trattamento dei cittadini stranieri durante un'operazione di espulsione per via aerea). Questi rapporti saranno inviati alle rispettive autorità e resi pubblici solo su richiesta delle stesse. 

Ho avuto modo di partecipare anche alla elezione della nuova vicepresidente, Marzena Ksel, membro della Polonia. La Ksel è un medico esperto presso il Tribunale di Cracovia ed ex direttore del Servizio sanitario regionale presso il Consiglio Centrale dell’amministrazione penitenziaria polacca. 

Molto interessanti anche le audizioni di Nils Muižnieks, Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, e di Benoît Van Keirsbilck, direttore della ONG Defence for Children International che ha illustrato una guida, fatta davvero molto bene, di come condurre una visita ispettiva nei carceri minorili.

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Il Comune di Cologno Monzese aderisce all'appello del Partito Radicale e adotta la delibera per la transizione verso lo Stato di Diritto e il Diritto alla Conoscenza

Partito Radicale - Lun, 21/03/2016 - 19:47
21/03/2016

Dal 26 ottobre 2015 l’appello del Partito Radicale ha cominciato a circolare anche tra i politici di Cologno Monzese. 

Il primo a sottoscrivere il testo dell’appello del Partito Radicale Transnazionale sul progetto per la transizione verso lo Stato di Diritto e il Diritto alla Conoscenza contro la Ragion di Stato è stato il primo cittadino cioè il Sindaco della Lega Nord Angelo Rocchi, subito dopo sono seguite le firme di tutti gli Assessori che compongono la sua Giunta e in seguito si sono uniti tutti i Consiglieri Comunali di maggioranza ed opposizione che all’unanimità lo hanno sottoscritto.

Dopo la firma del testo dell’appello vi è stata la promessa che all’inizio del 2016 si sarebbe portata in Consiglio Comunale anche la mozione del Partito Radicale per una più ampia discussione e questa promessa si è concretizzata durante il Consiglio Comunale del 1 Marzo 2016 dove non solo si è presentata la Mozione ma è stata approvata con i voti favorevoli dei Consiglieri Comunali della maggioranza (Lega Nord, Forza Italia e Fratelli d’Italia) a cui si è aggiunta anche la Consigliera Comunale “portavoce” del Movimento 5 Stelle che pur essendo all’opposizione ha ritenuto importante far confluire il suo voto su tale fondamentale Mozione.

Il risultato finale della votazione sulla Mozione è il seguente:

Presenti in aula 16 Consiglieri su 24, favorevoli 14, astenuti 2.

A Cologno Monzese un primo passo è stato fatto, ora tocca a te che stai leggendo queste righe, attivati per portare anche nella tua Città questa campagna universale: 

Appello del Partito Radicale

Mozione del Partito Radicale

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Cosa c'è in gioco domani alla Consulta

Luca Coscioni - Lun, 21/03/2016 - 17:31
Cosa c'è in gioco domani alla ConsultaL'Espresso21 Mar 2016Alessandro GilioliCellule staminali

Ringraziamo 

Filomena Gallo, avvocato, è il segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca. A questa associazione, una delle più attive della "galassia radicale", dobbiamo buona parte dei ricorsi a corti italiane e internazionali che negli anni hanno smantellato quasi tutta la legge italiana sulla fecondazione assistita e le sue proibizioni medievali. Adesso siamo all'ultimo passaggio: quello che riguarda la libertà di ricerca scientifica. Domani, infatti, la Corte Costituzionale discuterà del divieto di utilizzo per la ricerca degli embrioni non idonei per una gravidanza. Che oggi vengono di fatto "buttati" e non sono utilizzabili per la scienza.

Cosa c'è in gioco, alla Consulta?
«Domani potrebbe essere un giorno molto importante per la scienza italiana. Potrebbe essere cancellato un altro dei miopi divieti della legge 40 del 2004: attualmente nel nostro Paese gli embrioni non idonei per una gravidanza sono condannati a morire inutilmente nei crioconservatori, senza alcuna destinazione. Mentre i ricercatori italiani sono costretti a importare cellule staminali embrionali dall'estero per poter condurre, al pari dei loro colleghi nel resto del mondo, studi e ricerche che potrebbero portare alla cura di patologie come il Parkinson, il diabete e alcune malattie dell'occhio, cambiando così la vita di milioni di persone. Persone come Martina, giovane mamma diabetica da quando aveva 11 anni, che ci ha affidato la sua storia e le sue speranze in questo video».

Come vi siete mossi voi della Coscioni dal punto di vista giuridico?
«Con i miei colleghi Gianni Baldini, Massimo Clara e Cinzia Ammirati, abbiamo presentato una istanza alla Corte Costituzionale affinché i giudici valutino la possibilità di azionare i poteri istruttori e ascoltare alcuni tra i più illustri scienziati e ricercatori di fama internazionale. Pensiamo che queste audizioni siano molto opportune, infatti, alla luce delle questioni in discussione e della specificità della cultura scientifica di cui si discute, che ha ricaduta costituzionale per la tutela della ricerca scientifica e il diritto alla scienza finalizzata alla tutela della salute collettiva. Si tratta di una prerogativa esclusiva dalla Corte».

Il governo Renzi sembra non essere d'accordo su questo...
«Il governo tenta di opporsi sostenendo, nella memoria dell'avvocatura di Stato, che non sussisterebbero i presupposti per raccogliere queste testimonianze poiché "il legislatore aveva già tenuto conto dei differenti interessi in gioco" in occasione del dibattito parlamentare, avvenuto oltre 12 anni fa. Ma la giurisprudenza costituzionale ha affermato nel tempo che "non è il legislatore a poter stabilire direttamente e specificamente quali siano le pratiche terapeutiche ammesse, con quali limiti e a quali condizioni; poiché la pratica dell'arte medica si fonda sulle acquisizioni scientifiche e sperimentali, che sono in continua evoluzione, la regola di fondo in questa materia è costituita dalla autonomia e dalla responsabilità del medico che, sempre con il consenso del paziente, opera le scelte professionali basandosi sullo stato delle conoscenze a disposizione. Autonomia del medico nelle sue scelte professionali e obbligo di tener conto dello stato delle evidenze scientifiche e sperimentali configurano dunque un altro punto di incrocio dei principi di questa materia". La tutela delle blastocisti-embrioni residuati a cicli di procreazione medicalmente assistita, che non sono idonei per una gravidanza  e sono quindi destinati a morire senza destinazione, non trova fondamento normativo e non può limitare l'accesso ai benefici della ricerca per i cittadini italiani che invece godono di tutele costituzionali».

Mi pare di capire insomma che il diritto costituzionale alla salute, garantito dalla ricerca, prevalga secondo voi sulle decisioni del legislatore ordinario. E questo è il punto giuridico. Dal punto di vista politico, invece?
«Come Associazione Luca Coscioni, alla vigilia dell'udienza della Corte abbiamo lanciato una petizione rivolta alle istituzioni italiane, perché rimuovano questo divieto che danneggia sia la ricerca che la salute, raccogliendo in poche ore migliaia di firme tra cui quelle di oltre 600 scienziati e ricercatori di 22 paesi del mondo. Questo sostegno è il miglior incoraggiamento alla battaglia contro il proibizionismo sulla ricerca scientifica, intrapresa 15 anni fa da Luca Coscioni. E che noi continuiamo a condurre, per il bene di tutti».

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Ricerca: domani udienza Consulta, scienziati italiani e internazionali chiedono libertà di ricerca su staminali embrionali

Luca Coscioni - Lun, 21/03/2016 - 17:13
Ricerca: domani udienza Consulta, scienziati italiani e internazionali chiedono libertà di ricerca su staminali embrionaliAssociazione Luca Coscioni21 Mar 2016Bioetica

Comunicato stampa dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Anche l'Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani aderisce alla petizione per la libertà di ricerca sulle staminali embrioniali, lanciata dall'Associazione Luca Coscioni in vista del pronunciamento della Corte Costituzionale che domani dovrà decidere sul divieto, in vigore in Italia, di utilizzare i pre-embrioni altrimenti destinati a marcire nei congelatori. 

Mentre, dunque, il governo tenta di imbavagliare la scienza e limitare i poteri dei giudici della Consulta chiedendo che sia impedito ai Giudici di audire gli scienziati-si rafforza il sostegno della comunità scientifica alla petizione rivolta alle istituzioni italiane, che in poche ore ha raccolto migliaia di firme. Tra queste, oltre 600 sottoscrizioni di ricercatori, professori universitari e biologi da Australia, Austria, Belgio, Canada, Croatia, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Islanda, Italia, Olanda, Polonia, Russia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Ucraina, Gran Bretagna e Stati Uniti. 

 Alla petizione dell'Associazione Luca Coscioni hanno infatti aderito personalità tra le più illustri del mondo della scienza e della ricerca internazionale, come Andrea Borini, presidente Sifes, il professore Gilberto Corbellini,dell'Università Sapienza di Roma, Domenico Danza, ginecologo, Marco Favara, embriologo, Anna Pia Ferraretti, direttore scientifico Sismer, Carlo Flamigni,ginecologo e membro del Consiglio Nazionale di Bioetica; Cesare Galli, dell'Università di Bologna, Luca Gianaroli, Direttore Scientifico di SISMeR System, la sociologa Marina MengarelliPiergiorgio Strata neurologo,Giovanna Lazzari,Direttore di Ricerca di Avantea; Daniël Pipeleers, MD, PhD: Head of the Diabetes Research Centre at Free University of Brussels, Belgium; Peter Andrews, Arthur Jackson Professor of Biomedical Science at University of Sheffield; Christine Baldeschi, Assistant Professor at French Institute of Health and Medical Research, Paris, France; Clare Blackburn, Professor at MRC Centre for Regenerative Medicine (CRM), University of Edinburgh; Daniele Colombo, Presidente associazione italiana dei biotecnologi; Francesco Blasi, Professore ordinario Malattie Respiratorie,. Dipartimento di Fisiopatologia Medico-chirurgica e Trapianti, Università di Milano; Irene Bozzoni,Professore di biologia molecolare all'Università di Roma 'La Sapienza';Silvio Bicciato, Professore Associato di Bioingegneria Industriale presso Unimore - Università degli studi di Modena e Reggio Emilia;Stefano Bonatti, Professore Ordinario di Biologia Cellulare, Dipartimento di Biochimica e Biotecnologie Mediche, Università di Napoli Federico II;Michelangelo Cordenonsi, Professore ordinario di Istologia presso Università di Padova; Elisabetta Dejana, Professore Straordinario di Patologia generale presso l'Università degli studi di Milano.Direttore dell'Istituto di Oncologia Molecolare FIRC;  Stephen Dunnett,Professore, Università di Cardiff; Kim Bak Jensen, Associate Professor at Biotech Research and Innovation Centre, University of Copenaghen; Matthias Lütolf, Professor, Director of the Institute of Bioengineering (IBI); Marc Peschanski, Scientific Director, Institut national de la santé et de la recherche médicale;Cesare Montecucco, Professore Ordinario di Patologia Generale, Università di Padova; Maurizio Mori Socio fondatore e segretario della Consulta di Bioetica di Milano; Megan Munsie, Associate Professor and Manager Policy and Outreach, Stem Cells Australia; Stefano Piccolo, Professore Ordinario di Biologia Molecolare presso Università di Padova; Stefano Pluchino, University Lecturer and Honorary Consultant in Neurology at the University of Cambridge, UK; Tullio Pozzan, Professore Ordinario di Patologia Generale presso Università di Padova; Austin Smith, director, Wellcome Trust, United Kingdom; Mario Stefanini, professore emerito di istologia ed embriologia all'università La Sapienza di Roma; Azim SuraniDirector of Germline and Epigenomics Research, University of Cambridge; Shahragim Tajbakhsh, Professor and Head of Department, Pasteur Institute; Francesco Saverio Tedesco, Principal Research Associate, University College London; Christine Watson, Professor of Cell and Cancer Biology at University of Cambridge; Tullio Barni, Professore Ordinario di Anatomia Umana Università Magna Graecia Catanzaro;Stefano Bonatti Laura Calza, MD, professore ordinario, Università di Bologna; Sirio Dupont, Professore ordinario di Istologia presso Università di Padova; Rossella Manfredini, Docente dipartimento di scienze biomediche, Università di Modena e Reggio;  Graziano Martello, Research Associate, University of Cambridge UK; Graziella Messina, Professore Associato di Istologia presso Università degli Studi di Milano; Gabriella Minchiotti,  Primo Ricercatore presso CNR; Caterina Missero, ricercatore CEINGE; Andrea Musacchio, Direttore, Max Planck Institute of Molecular Physiology, Dortmund; Antonio Musarò, Professore Associato di Istologia, Embriologia e Biotecnologie Cellulari, Sapienza Univ. di Roma; Paolo Plevani, Professore Ordinario di Biologia Molecolare, Università degli Studi di Milano.

"La ricerca sulle staminali embrionali - si legge nella petizione - è fondamentale per ricercare cure su malattie che colpiscono milioni di persone". L'obiettivo e' quello di "rimuovere un divieto che danneggia sia la ricerca che la salute" e "garantire la libertà di ricerca scientifica sugli embrioni non idonei per una gravidanza". 

La petizione è promossa dal ricercatore di fama mondiale Michele De Luca, Co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, da Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell'Associazione Coscioni. 

Con l'adesione di associazioni tra cui L'Altra Cicogna, Cerco un Bimbo, Amica Cicogna, Famiglie SMA, Parent Project, Hera, Aidagg, Ela Italia Onlus Associazione Europea contro le Leucodistrofie.

 

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Legge 40, 600 scienziati pro ricerca sugli embrioni

Luca Coscioni - Lun, 21/03/2016 - 16:36
Legge 40, 600 scienziati pro ricerca sugli embrioniIl Manifesto20 Mar 2016Cellule staminali

Sono «già oltre 600 da 22 Paesi del mondo» gli scienziati che hanno firmato, insieme ad altre migliaia di persone, la petizione per la libertà di ricerca sulle staminali embrioniali, lanciata dall`Associazione Luca Coscioni in vista del pronunciamento della Corte Costituzionale che martedì prossimo dovrà decidere su uno degli ultimi divieti imposti dalla legge 40 (art. 13), già smontata pezzo per pezzo dalle precedenti sentenze, il divieto di utilizzare a scopi di ricerca cellule «pre-embrioni» per idonei per una gravidanza «altrimenti destinati a marcire nei congelatori».

Nell`udienza pubblica della Consulta, denuncia Marco Cappato, tesoriere dell`Associazione Luca Coscioni e presidente dei Radicali italiani, il governo Renzi, attraverso l'avvocatura dello Stato si oppone alla «testimonianza di scienziati e clinici esperti della materia, sostenendo che "il legislatore aveva già tenuto conto dei differenti interessi in gioco" in occasione del dibattito parlamentare».

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