Aggregatore di feed

Cannabis, Radicali: Successo per Legalizziamo Days: in due giorni 10.000 firme. Adesso rush finale verso traguardo su legge popolare

Radicali Italiani - Lun, 26/09/2016 - 15:20
26/09/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni


Qui alcune foto dei tavoli

"Il traguardo delle 50mila firme adesso è più vicino, per questo è il momento di insistere con ancora più forza e preparare il rush finale ", lo dichiarano Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, commentando il successo di Legalizziamo Days: la mobilitazione straordinaria sulla legge popolare per la cannabis legale che si è svolta sabato e domenica in decine di città d'Italia.  "Il calcolo è ancora in corso ma le prime stime ci parlano di quasi 10 mila firme raccolte in 48 ore: un successo perLegalizziamo Days, ma soprattutto la conferma che gli italiani sono più avanti dei loro rappresentanti in Parlamento, ostaggi di resistenze proibizioniste che fanno il gioco delle mafie ai danni della salute, della giustizia e dei diritti dei cittadini. Ora però non bisogna abbassare la guardia, altrettante infatti sono le firme ancora da raccogliere per centrare l'obiettivo. Come Radicali italiani e Associazione Coscioni continueremo con la mobilitazione nei prossimi giorni e settimane, per raggiungere il traguardo delle 50mila firme necessarie, insieme a tutte le organizzazioni antiproibizioniste che sostengono la campagna e che ringraziamo per l'impegno: cioè Possibile, A Buon Diritto, Coalizione Italiana per le Libertà Civili e Democratiche, Forum Droghe, Antigone, La PianTiamo, Società della Ragione e decine di grow shop/canapai italiani. In coda ai nostri banchetti c'erano persone di ogni età, anche nonne e nonni, che ci hanno detto: è assurdo che nel 2016 ancora si debba discutere di una proposta così ragionevole. E che si tratti di una proposta di buon senso lo dimostra, del resto, anche il favore espresso dalla Direzione nazionale antimafia, da Raffaele Cantone e dal sindacato di polizia Siulp, che nella loro attività hanno potuto sperimentare il fallimento del proibizionismo.  Sappiamo però che proprio le riforme più ragionevoli sono quelle che fanno più fatica ad affermarsi. Mentre il ddl dell'intergruppo parlamentare si appresta a tornare in commissione, con la nostra legge Legalizziamo! vogliamo scongiurare un compromesso al ribasso e far sentire ai parlamentari di tutte le forze politiche la pressione del paese che chiede un cambio di rotta", concludono.  
Tutte le info su: www.legalizziamo.it

© 2016 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Cannabis, Radicali: "Successo per Legalizziamo Days: in due giorni 10.000 firme. Adesso rush finale verso traguardo su Legge Popolare"

Luca Coscioni - Lun, 26/09/2016 - 14:55
Cannabis, Radicali: "Successo per Legalizziamo Days: in due giorni 10.000 firme. Adesso rush finale verso traguardo su Legge Popolare"Filomena Gallo, Riccardo Magi26 Set 2016Cannabis terapeutica

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni

     Qui alcune foto dei tavoli

"Il traguardo delle 50mila firme adesso è più vicino, per questo è il momento di insistere con ancora più forza e preparare il rush finale ", lo dichiarano Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, commentando il successo di Legalizziamo Days: la mobilitazione straordinaria sulla legge popolare per la cannabis legale che si è svolta sabato e domenica in decine di città d'Italia.  "Il calcolo è ancora in corso ma le prime stime ci parlano di quasi 10 mila firme raccolte in 48 ore: un successo per Legalizziamo Days, ma soprattutto la conferma che gli italiani sono più avanti dei loro rappresentanti in Parlamento, ostaggi di resistenze proibizioniste che fanno il gioco delle mafie ai danni della salute, della giustizia e dei diritti dei cittadini. Ora però non bisogna abbassare la guardia, altrettante infatti sono le firme ancora da raccogliere per centrare l'obiettivo. Come Radicali italiani e Associazione Coscioni continueremo con la mobilitazione nei prossimi giorni e settimane, per raggiungere il traguardo delle 50mila firme necessarie, insieme a tutte le organizzazioni antiproibizioniste che sostengono la campagna e che ringraziamo per l'impegno: cioè Possibile, A Buon Diritto, Coalizione Italiana per le Libertà Civili e Democratiche, Forum Droghe, Antigone, La PianTiamo, Società della Ragione e decine di grow shop/canapai italiani. In coda ai nostri banchetti c'erano persone di ogni età, anche nonne e nonni, che ci hanno detto: è assurdo che nel 2016 ancora si debba discutere di una proposta così ragionevole. E che si tratti di una proposta di buon senso lo dimostra, del resto, anche il favore espresso dalla Direzione nazionale antimafia, da Raffaele Cantone e dal sindacato di polizia Siulp, che nella loro attività hanno potuto sperimentare il fallimento del proibizionismo.  Sappiamo però che proprio le riforme più ragionevoli sono quelle che fanno più fatica ad affermarsi. Mentre il ddl dell'intergruppo parlamentare si appresta a tornare in commissione, con la nostra legge Legalizziamo! vogliamo scongiurare un compromesso al ribasso e far sentire ai parlamentari di tutte le forze politiche la pressione del paese che chiede un cambio di rotta", concludono.   --> Tutte le info su: www.legalizziamo.it
Categorie: Radicali

Lorenzin: quel che resta dell'indignazione (tutti a Napoli!)

Luca Coscioni - Lun, 26/09/2016 - 14:28
Lorenzin: quel che resta dell'indignazione (tutti a Napoli!)Marco Cappato, Filomena Gallo26 Set 2016PoliticaBisogna ammettere che il boccone era ghiotto: due campagne pubblicitarie demenziali a distanza di pochi giorni, un cocktail micidiale di conformismo e perbenismo conditi con un pizzico di salutismo, razzismo e paternalismo, serviti con abbondante sciatteria. La Rete è stata, nel suo complesso, implacabile, anche se il risultato al quale alcuni hanno puntato con #lorenzindimettiti è stato mancato. Mentre lentamente cala la piena dell'indignazione, vale la pena riflettere su ciò che ne resterà. Lorenzin è probabile che resti al suo posto, ma non è forse questo il dato più significativo. Il problema vero è che l'Italia resta uno dei peggiori Paesi al mondo per il proibizionismo sulla scienza e sulla salute: droghe proibite dalla cannabis in su, carcere pesante per scienziati che volessero ricercare su embrioni o per medici che volessero aiutare un malato terminale a ottenere l'eutanasia, turismo procreativo che prosegue, sabotaggio dell'aborto attraverso l'obiezione/imposizione di coscienza, nessuna vincolatività sul testamento biologico, e altro ancora. Il problema è che questa montagna di ostacoli, ritardi e vere e proprie violenze sul corpo dei cittadini esistevano, esistono e, temo, esisteranno a lungo anche dopo Beatrice Lorenzin. Come Associazione Luca Coscioni ce ne occuperemo in occasione del nostro XIII Congresso, che terremo a Napoli dal 30 settembre al 2 ottobre (programma). Mentre il Parlamento continua a traccheggiare persino sulla cannabis e a tener bloccata in Commissione l'eutanasia, noi continuiamo a seguire la strada dell'iniziativa giudiziaria e delle disobbedienza civili. Riconosco che la comunicazione sia importante, e che una campagna pubblicitaria può segnare il regresso più che il progresso di un Paese. Ma le leggi e le politiche non sono meno importanti. Speriamo che sia avanzata un'anticchia di indignazione anche per quelle. Nel caso, ci vediamo a Napoli ;-) 
Categorie: Radicali

Filomena Gallo interverrà al Convegno "Scienza ed Etica in medicina della riproduzione"

Luca Coscioni - Lun, 26/09/2016 - 11:54
Fecondazione assistita

Il Convegno "Scienza ed Etica in medicina della riproduzione" si terrà il 7 e 8 ottobre presso Villa Magnisi a Palermo.

Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, interverrà nella I sessione con un intervento su "Le questioni aperte".

Per visionare l'intero programma clicca QUI

Data: Mercoledì, 7 Settembre, 2016 - 08:00 to Giovedì, 8 Settembre, 2016 - 14:30Città: PalermoIndirizzo: Villa MagnisiOrganizzatore: Centro Genesy AllegatoDimensione SCIENZA ED ETICA IN MEDICINA DELLA RIPRODUZIONE.pdf4.67 MB
Categorie: Radicali

Associazione Luca Coscioni, domani alla Camera presentazione del XIIICongresso: "Gravidanza per altri, modificazione del genoma e eutanasia saranno alcuni dei temi"

Luca Coscioni - Lun, 26/09/2016 - 11:23
Associazione Luca Coscioni, domani alla Camera presentazione del XIIICongresso: "Gravidanza per altri, modificazione del genoma e eutanasia saranno alcuni dei temi"Associazione Luca Coscioni26 Set 2016Politica

"Gravidanza per altri, modificazione del genoma e eutanasia saranno alcuni dei temi"

Domani, martedì 27 settembre, alle ore 13 a Roma presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati (via della Missione, 4), si terrà la presentazione del XIII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni, in programma dal 30 settembre al 2 ottobre a Napoli. 

Interverranno, tra gli altri, il segretario Filomena Gallo, il tesoriere Marco Cappato, Gilberto Corbellini, membro del consiglio generale. 

Alla conferenza stampa prenderà parte anche una giovane donna, Maria Sole, che racconterà la propria storia e lancerà un appello sul tema della gravidanza per altri. 

Il tema del Congresso è quello della difesa della democrazia attraverso libertà e scienza.

In Italia, l'associazione Luca Coscioni si prepara a una nuova stagione di iniziative anche di denuncia e disobbedienza civile rivolte a Parlamento e Governo su temi come la modificazione del genoma e la legalizzazione dell'eutanasia. Sul piano internazionale saranno presentate le iniziative rivolte alle Nazioni Unite per il diritto alla scienza.

Categorie: Radicali

Nomine Asl, farmaci e assistenza ai disabili: tre sfide per la nostra sanità

Luca Coscioni - Lun, 26/09/2016 - 10:50
Nomine Asl, farmaci e assistenza ai disabili: tre sfide per la nostra sanitàIl Fatto Quotidiano 25 Set 2016Carlo TroiloSanità

Carlo Troilo, da sempre in prima linea per i temi relativi alla sanità, al Congresso annuale della Associazione Luca Coscioni, che si terrà a Napoli dal 30 settembre al 2 novembre proporrà un impegno più intenso dell'Associazione in queste battaglie di civiltà.

Al Congresso annuale della Associazione Luca Coscioni, che si terrà a Napoli dal 30 settembre al 2 novembre proporrò un impegno più intenso ed “aggressivo” della Associazione sui temi della sanità e della non autosufficienza, secondo questo schema di ragionamento.

Gli anni trascorsi dai convegni organizzati dalla nostra associazione (2009/2010) non hanno portato alla soluzione dei problemi. Le nomine dei dirigenti apicali delle circa 200 principali Asl e ospedali hanno continuato ad essere effettuate con criteri clientelari e partitici, con un conseguente sperpero di risorse che gli esperti quantificano nell’ordine di diversi miliardi.

Né sembra che le nuove norme del ministro Marianna Madia, emanate a fine luglio, possano servire a togliere il potere decisionale ai politici delle varie regioni. E’ vero infatti che una commissione di esperti del Ministero della Sanità formerà (e aggiornerà ogni due anni) una lista di potenziali top manager con precise qualifiche, e questo è già un fatto positivo. Ma è anche vero che  nelle regioni ci sarà poi una commissione di esperti che – attingendo ai nomi della “lista unica” del Ministero – proporrà una terna di nomi fra i quali il presidente della Regione sceglierà il suo preferito. Dunque, probabilmente si eviterà lo scandalo di alti dirigenti del tutto incompetenti, ma non si eliminerà la possibilità, per i vertici delle Regioni, di scegliere il candidato più “disponibile".

E’ un problema di primaria importanza, sia sotto il profilo morale sia dal punto di vista della gestione del Ssn, che andrebbe affrontato con iniziative politiche, legali e giudiziarie.

Per far fronte a questa realtà, penso da un lato a portare dalla nostra parte qualche esponente di Regioni virtuose, dall’altro a “mettere sotto accusa” qualche collega delle molte regioni “viziose”: anche – se i nostri esperti legali ce ne confermeranno la possibilità – con denunce alla Magistratura. Mi auguro che qualcuno dei nostri esperti sia in grado di tirar fuori i dati/curricula dei top manager delle regioni in cui operano, per denunciare i casi di palese inadeguatezza e chiedere la rimozione dei dirigenti inadeguati.

Il costo dei farmaci

Un secondo problema fondamentale è quello del costo dei farmaci:un tabù, una materia su cui si legge poco anche sui giornali. Eppure si tratta di una voce determinante nel costo complessivo della sanità. Servirebbero confronti “scientifici” con l’estero, al di là di quelli casuali che mostrano  a ciascuno di noi che in Italia, nella maggior parte dei casi, i farmaci costano di più che nel resto d’Europa. Soprattutto, andrebbe sviscerato il meccanismo della definizione dei prezzi, per capire come incidere “al ribasso”. Andrebbe anche capito come è possibile che in molti casi i farmaci “generici” costino più di quelli originali.

Al discorso sul prezzo dei farmaci si lega quello della famosa “centrale unica degli acquisti”, che potrebbe portare risparmi enormi nella spesa sanitaria.

Disabilità e non autosufficienza

Il nostro gruppo di lavoro sulla disabilità aveva ipotizzato l’adozione in Italia del modello tedesco di assicurazione obbligatoria. Tenendo conto della grande crisi economica (2008 e seguenti),  avevamo poi rinunciato a portare avanti la proposta a livello politico a causa della sua difficile sostenibilità finanziaria.

Da allora il problema della non autosufficienza si è aggravato a causa, in particolare, del dilagare dell’Alzheimer e delle altre forme di demenza (oltre un milione di italiani), per cui forse val la pena di riprovarci. E’ significativo il fatto che il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi (in precedenza assessore alla Sanità), abbia rilanciato la proposta nel suo libro “Rivoluzione socialista”.

Le risorse necessarie

Per reperire le risorse necessarie senza un ennesimo aumento della spesa pubblica, è necessario ottenere una forte riduzione della evasione fiscale (superiore ai 150 miliardi annui) con una serie di misure fra le quali la più efficace sarebbe la certezza del carcere per i grandi evasori (vedi Usa e Germania).

--> Per leggere l'articolo sul Blog CLICCA QUI

Categorie: Radicali

Ancona 8 ottobre, assemblea cellula Coscioni di Ancona

Luca Coscioni - Ven, 23/09/2016 - 15:31
Politica

Ancona   23  settembre 2016                        

E’  convocata per sabato  8 ottobre  2016, alle  ore  16,00  ad Ancona   presso  il locale Caffè Espresso in  piazza Rosselli (davanti alla stazione ferroviaria),  l’assemblea della cellula di Ancona dell’ associazione Luca Coscioni, con il seguente ordine del giorno: 

  1. Analisi della situazione politica nazionale e locale dell’ass. Coscioni

  2. Rendiconto attività e situazione economico/finanziaria della cellula

  3. Programma politico per i prossimi mesi e per il 2017

  4. Varie ed eventuali                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

 

  

 

 

Data: Giovedì, 8 Settembre, 2016 - 16:00 to Sabato, 8 Ottobre, 2016 - 17:00Città: AnconaIndirizzo: Piazza Rosselli (stazione ferroviaria di Ancona)Organizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione Convocazioneassemblea08102016.doc639 KB
Categorie: Radicali

Human Technopole: si al nuovo progetto ma ascoltate la scienza

Luca Coscioni - Ven, 23/09/2016 - 12:02
Human Technopole: si al nuovo progetto ma ascoltate la scienzaLa Repubblica23 Set 2016Elena CattaneoPolitica

Il nuovo decreto ministeriale relativo al progetto Human Technopole (HT) di Milano segna l’atteso cambio di rotta. Il governo e il ministro Martina hanno ascoltato, analizzato e infine compreso che le critiche non erano immotivate. La principale novità è che la gestione del futuro polo tecnologico spetterà a un ente terzo, autonomo e trasparente, da istituire con la prossima legge di stabilità.

Un ente che dovrà ampliare e rendere libera da qualsivoglia interesse la visione progettuale del polo identificando, sopra o sotto l’equatore e con bandi internazionali, quei soggetti, studiosi ed enti che ne faranno parte. Il nuovo ente dovrà avere un alto tasso di rinnovamento della sua governance (a partire dalla direzione), gestire in modo cristallino movimenti finanziari, infrastrutture e piattaforme scientifiche. Se avrà il privilegio di ingenti fondi pubblici annuali garantiti, dovranno essere erogati in funzione della spesa effettiva, scongiurando ogni possibilità di insensato accantonamento.

All’interno del polo si dovrà rendere competitiva la distribuzione dei fondi, in modo da limitare qualsivoglia baronia o arbitrio decisionale e gestionale, e annullare il rischio di creare sudditanze interne ed esterne che tali fondi potrebbero favorire. Bisognerà, inoltre, scongiurare che l’ente possa trasformarsi in un’agenzia che “ri-eroga” fondi pubblici a terzi al fine di ottenere il “marchio” HT su idee e scoperte di altri che ricercano, con fatica, senza fondi garantiti. Con la nuova rotta, il “vecchio e monocratico HT”, nato già approvato e calato dal governo su un sistema della ricerca pubblica fragile e privo di risorse, che tanti danni ha già fatto nel “corrompere” metodo e regole internazionali con ipotesi di assegnazioni discrezionali, improvvisazione politica, “phone calls”, inclusioni arbitrarie, verrebbe definitivamente archiviato. Lo stesso si può dire del tentativo di imbastire una posticcia “patente di competitività” attraverso una sola valutazione senza alcuna comparazione, ad esclusivo beneficio dell’opinione pubblica.

Chi fa scienza sa bene che non c’è nessuna innovazione nel declamare come obiettivi la genomica o le neuroscienze, perché di enti che se ne occupano (con efficacia) è pieno il mondo (in Italia ve ne sono di eccellenti). La differenza la faranno coloro che, una volta coinvolti, oltre alla serietà, al realismo e all’etica professionale, su questi obiettivi sapranno disegnare nuove strade, formare giovani e competenze. Per identificare il migliore “disegno scientifico” per il nuovo HT bisogna aprirsi al mondo. Ecco perché serve competizione per ciascun mattone dell’edificio. A partire dalle fondamenta. Non a caso anche Arexpo, società a controllo pubblico proprietaria dell’intera area, per individuare l’advisor per la pianificazione urbanistica farà una gara internazionale. La circostanza che non desti scandalo l’idea che per realizzare un buon “progetto scientifico” non siano state previste da subito modalità competitive e anticorruzione ritenute indispensabili per un buon “progetto urbanistico” è indicativa dello scollamento tra scienza e politica.

--> Leggi anche l'articolo sul tema: "Pronto il decreto per il polo Hi-Tech sull'area dell'Expo"

Tornando all’oggi non si può tacere sul permanere di alcuni aspetti critici che, secondo le anticipazioni di stampa, riguardano il nuovo decreto su HT: 1. Prima di vedere all’opera la governance dell’ente terzo, si prevedono fino a 24 mesi di gestione da parte dell’ente inizialmente predestinato, l’Istituto italiano di tecnologia. Non è chiaro perché, in ragione di una urgenza di Arexpo e non di HT, questa fase dei lavori debba privilegiare e assegnare in gestione così tante risorse pubbliche e ancora senza un bando, a un ente tra l’altro non specializzato negli ambiti caratterizzanti HT. 2. È assodato che non vi saranno ricerche sperimentali attive in quell’area per alcuni anni (fatta eccezione per qualche computer), per ammissione degli attori fin qui arbitrariamente coinvolti. È verosimile quindi che questi beneficeranno dei finanziamenti — di nuovo senza bando — pensati per HT ma di fatto “stornati” su attività che svolgeranno nelle loro sedi. 3. Non è chiaro che fine faranno con la nuova governance dell’ente terzo le decisioni prese e il personale eventualmente reclutato nel corso dei 24 (ma speriamo siano molti meno) mesi. Perché non prevedere con la prossima legge di stabilità le condizioni affinché sia il nuovo ente terzo ad aprire i bandi internazionali per il reclutamento della dirigenza, legandoli alla disponibilità dei finanziamenti e delle prime strutture? É inoltre incomprensibile nominare e pagare dirigenti diricerca che a Rho non si farà per anni. 4. Né è chiaro come questo disegno “milanese” interagirà con la ricerca nazionale e quali sono i piani del governo per: i laboratori di valore già esistenti nelle Università italiane ad esempio Bari, Modena e Reggio Emilia, Napoli, Padova, Pisa e Sassari (leader mondiale nella genomica); il Cnr che è l’ente di ricerca con la maggiore capacità di attrarre fondi esterni e competitivi, quasi raddoppiando le entrate rispetto allo stanziamento ordinario; gli altri autorevoli enti di ricerca e per i tanti bravissimi giovani studiosi che mi scrivono, pieni di frustrazione all’idea che a fronte di un ente che non c’è e di competenze tutte da fare si buttano a mare quelle che esistono sparse in tutto il Paese. La ricerca italiana, oggi, sono loro. 5. Si dirà che, in questa fase di transizione, l’ente scelto in prima battuta dal governo come beneficiario (IIT) non è più “solo al comando”. Ad affiancarlo ci sarà il Comitato di coordinamento (ex “di garanzia”) che, mi è stato autorevolmente spiegato, sarà un «comitato esterno alla governance del soggetto chiamato in causa per i primi 24 mesi (IIT)». Lascio al lettore giudicare come tale comitato possa essere considerato “esterno” e includere — in misura doppia (!) rispetto a tutte altre istituzioni scientifiche coinvolte — il direttore e il presidente dell’ente gestore (IIT); ente su cui lo stesso comitato dovrà svolgere funzioni di «verifica della effettiva coerenza tra il progetto e le attività svolte con particolare riguardo alla efficienza, trasparenza ed efficacia della gestione». Ecco una singolare ipotesi di controllato che è anche controllore. Non è cambiando il nome del comitato da “garanzia” a “coordinamento” che si rimuovono i conflitti di interesse. Concludendo, è apprezzabile lo sforzo del Governo. È una buona intuizione. Altrettanto buona quanto cattiva è la convinzione che la politica possa decidere discrezionalmente e in modo pasticciato come investire nella scienza, disconoscendone il metodo. Guardare ovunque all’estero avrebbe insegnato subito come si fa. Garantire l’uso corretto, produttivo, competitivo e verificabile delle risorse pubbliche destinate alla ricerca è compito di Governo e Parlamento. Un principio che non dovrebbe certo esser ricordato agli scienziati. Perché si fa così dove si fa bene ed è l’unico modo per lasciare ai nostri giovani un Paese migliore. In Italia abbiamo avuto e subìto enti costruiti in modi opachi per soddisfare estemporanee “esigenze” governative, poi diventati costi netti per lo Stato. Replicare questa modalità sarebbe folle. --> Leggi anche l'articolo: "Post Expo, faccia a faccia Cattaneo-Cingolani"
Categorie: Radicali

La mia vita al fianco di una madre disabile: diario di un viaggio attraverso l'ingiustizia

Luca Coscioni - Ven, 23/09/2016 - 11:16
La mia vita al fianco di una madre disabile: diario di un viaggio attraverso l'ingiustiziaLa Repubblica23 Set 2016Emanuela AudisioBarriere architettoniche

Vai al bar, in quelli nuovi, grandi, appena ristrutturati. Il gradino è alto, troppo. Chiedi: scusi, ma visto che avete rinnovato, dov'è la pedana? Risposta: l'architetto ha detto che rovinava l'estetica. Un altro: la faremo. Quando? Tra un po'. Ripassi l'anno dopo: la pedana? La stiamo studiando. Non è mica la teoria della relatività. Silenzio.

Devi andare all'aeroporto a Fiumicino. Chiami la compagnia dei taxi la sera prima: vorrei prenotare una macchina con pedana automatica. Ti dicono no: "Abbiamo pochissime auto attrezzate, non possiamo tenerne impegnata una". Rispondi: accompagno una disabile, ho l'aereo che parte, voglio essere sicura di poter raggiungere l'aeroporto. Niente da fare: "Richiami domattina, magari ha fortuna e trova la macchina giusta". Già, un disabile ha bisogno di fortuna. A Londra c'è il Metrocab: taxi tradizionale, ma con il tettino più alto e con due piccole guide pieghevoli su cui puoi far scorrere le ruote e spingere la carrozzella con la persona dentro la macchina.

--> CLICCA QUI per leggere l'articolo completo

--> Guarda anche il video de La Repubblica: "Disabili sulle strade di Roma e Milano, il videoconfronto"

 
Categorie: Radicali

Legalizziamo l'hashish e la marijuana - raccolta firme a Castelfidardo (AN)

Luca Coscioni - Gio, 22/09/2016 - 21:05
Politica

La cellula Coscioni di Ancona prosegue per tutto il mese di settembre la campagna per la legalizzazione della  cannabis e dei suoi derivati organizzando dei banchetti raccolta firme a Castelfidardo (An) tutti i lunedì mattina del mese di settembre  ( 5, 12, 19 e 26 settembre ) dalle ore 10 alle 12  nel piazzale Don Minzoni (Porta Marina).

Data: Lunedì, 26 Settembre, 2016 - 10:00 to 12:00Città: CastelfidardoIndirizzo: Piazzale Don Minzoni (Porta Marina)Organizzatore: Renato Biondini cell. 339 6035387
Categorie: Radicali

IX marcia internazionale per una società aperta e lo stato di diritto con Emma Bonino - Sabato 8 ottobre, Roma e Parigi

Radicali Italiani - Gio, 22/09/2016 - 17:19
22/09/16

Sabato 8 ottobre a Roma alle ore 16 ci ritroveremo in Piazza Mazzini e marceremo fino a Castel S. Angelo per un società aperta e per lo Stato di Diritto, con Emma Bonino, insieme ai rappresentanti di molti popoli oppressi nel mondo. Con questa iniziativa vogliamo porre l’attenzione sul pericoloso ritorno dei nazionalismi, sul fallimento degli stati nazionali nel governare i grandi fenomeni sovranazionali quali il terrorismo, le grandi migrazioni, le crisi economico-finanziarie e i cambiamenti climatici. Ricorderemo la costante pratica dell’annullamento o della limitazione delle libertà politiche, economiche e religiose che colpisce numerosi popoli.

Chiediamo che per le Istituzioni Internazionali, per l’Unione Europea e per i singoli Stati la difesa dei Diritti Umani sia la priorità nelle dinamiche delle relazioni internazionali, così come l’affermarsi dello Stato di Diritto, della democrazia e delle libertà individuali.

Marcia con noi per una società aperta e per lo Stato di Diritto.
 

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1003239286489454/

Adesioni alla Marcia: http://www.societalibera.org/public/adesionemarcia_2016/aderire.htm


 


Comunicato ufficiale

Società Libera - Associazione di cultura liberale, Radicali Italiani e le Comunità delle Minoranze e dei Popoli Oppressi in esilio organizzano la

IX marcia internazionale per una società aperta e lo stato di diritto

Sabato 8 Ottobre 2016

Roma h.16 da Piazza Mazzini a Castel S.Angelo (dove saranno previsti vari interventi)

Parigi h.14 da Place de la Bastille a Place de la République

La condizione della Libertà e dei Diritti nel mondo peggiora: in oltre metà dei Paesi a centinaia di milioni di persone è negata o limitata la libertà politica, religiosa, economica e sono negati i diritti umani, sociali e civili. L’Occidente non può continuare a rimanere inerte. Questa situazione dipende da una serie di fattori, ed è legata sia al carattere dittatoriale e oppressivo di molti governi, sia al riaccendersi pericoloso dei nazionalismi che non sembra risparmiare anche molti Paesi Europei.

Nessun Paese da solo è in grado di fronteggiare sfide come le migrazioni, le grandi crisi finanziarie, il mutamento climatico o il terrorismo internazionale. Oggi sono gli Stati nazionali a fallire, così come un’idea di Europa: quella delle patrie e dei trattati, quella intergovernativa e delle reazioni nazionali.

La libertà politica è presupposto per la stabilità internazionale, il mondo non sarà in pace fin quando assetti politici, unità territoriali ed identità di Popoli saranno imposti. La libertà economica è essenziale per lo sviluppo e la crescita. La libertà religiosa è fondamentale per la salvaguardia delle rispettive identità. Auspicando un rafforzamento del dialogo interreligioso marceremo in difesa anche del popolo degli yazidi sterminato nel Medio Oriente e delle minoranze cristiane nel mondo, fatte oggetto di aggressioni ed assassinii indiscriminati in molte aree del pianeta.

Chiediamo che i Paesi leader nella promozione dei Diritti Umani, in primis quelli Europei, sappiano valorizzare e rilanciare i propri modelli di società democratiche ed aperte, nelle quali il diritto alla vita e all’autodeterminazione sono intangibili e tali rimangano anche nelle urgenze. 

Con questa Marcia silenziosa, chiediamo alle istituzioni internazionali di dare alla difesa dei Diritti Umani priorità nei rapporti internazionali, sia di natura politica che commerciale, e di perseguire nei fatti l’affermarsi dello stato di Diritto e delle libertà individuali. Chiediamo all’Unione Europea di non esprimere solo a parole l’intenzione di “costruire un mondo che abbia come fondamento il rispetto dei diritti umani”, ma di prendere posizione adottando iniziative concrete. In particolare, chiediamo l’istituzione della Giornata Europea per la Libertà delle Minoranze e dei Popoli Oppressi.

Con questi convincimenti marceremo a Parigi e a Roma, insieme a Birmani, Cambogiani, Iraniani, Khmer Kampuchea Krom, Kurdi, Laotiani, Siriani, Tibetani, Uyghuri, Vietnamiti, Venezuelani, Harratin e a tutti coloro che si adoperano per l'affermazione di una società aperta.

© 2016 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Legalizziamo Days! 24 e 25 settembre si firma in tutta Italia

Radicali Italiani - Gio, 22/09/2016 - 16:48
22/09/16

Due giorni di grande mobilitazione per legalizzare la cannabis: in tutta Italia saranno presenti tavoli di raccolta firme per la sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare.

Scopri i tavoli in cui firmare più vicini a te, dobbiamo raggiungere 50mila firme per far muovere il Parlamento!

 

Puoi firmare sabato 24 a (elenco in continuo aggiornamento):

  • Arzignano - Piazza Libertà dalle 9 alle 13
  • Imperia - Piazza San Giovanni, dalle 9 alle 13
  • Roma - Mercato Testaccio, dalle 9 alle 10.30; Circo Massimo, dalle 11 alle 13; al festival dell'arrosticino in Via Tuscolana 692, dalle 18 alle 20.30; Piazza dell'Immacolata, dalle 18 alle 22; in Via del Pigneto dalle 19 alle 21; in Via degli Ausoni, dalle 19 alle 21; a Piazza Trilussa dalle 21.30 alle 23.30
  • Pistoia - Via Roma, angolo Piazza Duomo, dalle 9 alle 12
  • Bolzano - Ponte Talvera, lato S. Quirino, dalle 9.30 alle 12.30
  • Vairano - Piazza Unità d'Italia (Vairano scalo), dalle 9.30 alle 13.30
  • Asti - Portici Anfossi, angolo Via Garibaldi, dalle 9.30 alle 12
  • Pagani - Piazza S. Alfonso, dalle 10 alle 13.30 e dalle 17 alle 20
  • Trieste - Via delle Torri, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
  • Catania - All'interno del growshop "Urban Haze", via Crociferi 10, dalle 10 alle 18
  • Rossano Calabro - Piazza di Rossano Calabro dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
  • Ravenna - Via Cavour, vicino al mercato coperto, dalle 10 alle 12
  • Parma - Via Mazzini, dalle 10 alle 13
  • Torino - Via Garibaldi, angolo Via San Dalmazzo, dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19; Piazza della Repubblica, dalle 11 alle 15
  • Sondrio - Al Policampus, alla Festa dell'Unità, dalle 14.30 alle 20
  • Savona - Portici Via Paleocapa (angolo Corso Italia) dalle 15 alle 19
  • Genova - Via Sestri (angolo Piazzetta Cave di Selz – Sestri Ponente) dalle 15.30 alle 19
  • Bologna - Via Stalingrado 59, all'interno di "Cannabis Protectio", dalle 16 a mezzanotte; Via dell'Indipendenza 20, dalle 16.30 alle 19; TPO festival delle birre indipendenti, in Via Camillo Casarini, dalle 18 alle 22
  • Aprilia - Largo Marconi dalle 16 alle 20
  • Milano - Via Umbria 41, al Sir Canapa Birthday, dalle 16 alle 22.30; Via Crema 20, all'inaugurazione di un nuovo Grow shop "Green Utopia", dalle 16 alle 22.30; alle Colonne di San Lorenzo, Fronte Old Wild West, dalle 20.45 all'1
  • Caserta - Via Mazzini 2, dalle 17 alle 20
  • Avellino - C.so Vittorio Emanuele, angolo via Dante, dalle 17 alle 22
  • Napoli - Alla Festa dell'Unità nel complesso Santa Chiara, dalle 17 alle 22
  • Senigallia - Piazza Roma, dalle 17 alle 20
  • Foggia - C.so Vittorio Emanuele, fronte Benetton, dalle 18.30 alle 21; Piazza Desantis, dalle 21.30 a mezzanotte
  • Acerra - Piazza Callipari, dalle 19 alle 23
  • Castenaso - A "Sinistra in Festa", in Via Bentivogli 34, dalle 19 alle 22
  • Bari - Bar Piccolo, in via Cognetti 59, dalle 20 a mezzanotte


Puoi firmare domenica 25 a (elenco in continuo aggiornamento):
 

  • Acerra - Piazza Duomo, dalle 9 alle 13
  • Racale - Piazza San Sebastiano, dalle 9.30 alle 13
  • Taviano - Piazza San Martino, dalle 9.30 alle 13
  • Roma - Porta Portese, dalle 10 alle 12; Piazza dell'Immacolata, dalle 18 alle 22; in Via Tuscolana 692, in occasione del festival dell'arrosticino, dalle 19 alle 21; in Piazzale XII Ottobre, presso Eataly in occasione della Festa della patata, dalle 19 alle 21
  • Pagani - Piazza S. Alfonso, dalle 10 alle 13.30 e dalle 17 alle 20
  • Trieste - Via delle Torri, dalle 10 alle 13
  • Bari - Bar Piccolo, in via Cognetti 59, dalle 10 alle 12.30
  • Rossano Calabro - Piazza di Rossano Calabro dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19
  • Modena - Sotto il portico di Via Emilia (tra Via Scudari e Piazza delle Ova), dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18
  • Varese - Piazza Carducci, dalle 10 alle 13
  • Torino - Via Garibaldi, angolo Via San Dalmazzo, dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19
  • Bologna - Via Indipendenza 8, dalle 12.30 alle 15.00; Via Stalingrado 59, all'interno di "Cannabis Protectio", dalle 16 a mezzanotte; Via Ugo Bassi (angolo Via Nazario Sauro), dalle 16.30 alle 19; TPO festival delle birre indipendenti, in Via Camillo Casarini, dalle 18 alle 22
  • Milano - Piazza Lima, dalle 13 alle 19; Colonne di San Lorenzo, Fronte Old Wild West, dalle 20.45 all'1
  • Avellino - C.so Vittorio Emanuele, angolo via Dante, dalle 17 alle 22
  • Napoli - Alla Festa dell'Unità nel complesso Santa Chiara, dalle 17 alle 22
  • Senigallia - Piazza Roma, dalle 17 alle 20
  • Foggia - C.so Vittorio Emanuele, fronte Benetton, dalle 18.30 alle 21; Piazza Desantis, dalle 21.30 a mezzanotte
  • Castenaso - A "Sinistra in Festa", in Via Bentivogli 34, dalle 19 alle 22
  • Firenze - Via Manfredo Fanti, vicino allo Stadio franchi, tutto il giorno


www.legalizziamo.it

www.legalizziamo.it/tavoli

www.facebook.com/events/186236931804205/

 

© 2016 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Ancona, lotta alle barriere architettoniche, l'ass. Luca Coscioni in prima fila

Luca Coscioni - Gio, 22/09/2016 - 14:23
Ancona, lotta alle barriere architettoniche, l'ass. Luca Coscioni in prima fila Corriere Adriatico21 Set 2016Barriere architettoniche AllegatoDimensione CAdriatico21092016a.jpg967.44 KB CAdriatico21092016b.jpg1.01 MB
Categorie: Radicali

Pma: quanto mi costa?

Luca Coscioni - Gio, 22/09/2016 - 13:53
Pma: quanto mi costa?D Repubblica21 Set 2016Ilaria LonigroFecondazione assistita

Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, è stata intervistata insieme ad altri esperti per D Repubblica in materia di fecondazione assistita. Quanto si spende per la procreazione medicalmente assistita in Italia? Scopriamolo nell'articolo!

Babbo Natale quest’anno regala la procreazione assistita. “Entro la fine dell’anno - annuncia a D.it Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni -  la procreazione medicalmente assistita dovrebbe rientrare nei livelli essenziali di assistenza LEA”. Tradotto: sarà garantita ovunque, gratis o dietro pagamento di un ticket. “Lo promettono da anni. Se andasse in porto, assisteremmo come minimo al raddoppiamento delle nascite in Italia” è il pronostico di Antonino Guglielmino, direttore del centro Hera, Unità di Medicina della Riproduzione in provincia di Catania.

Ma quanto si paga adesso? 

“Nelle strutture pubbliche e in quelle private convenzionate – spiega Filomena Gallo – viene pagato un ticket stabilito da ogni Regione”. Che varia dai 30 ai 1000 euro, secondo uno studio pubblicato a maggio dal Censis.
D.it ha fatto una panoramica dei ticket insieme a Maria Paola Costantini, giurista e avvocato responsabile della Pma per Cittadinanzattiva. “In Sicilia – dice - all’Asp di Palermo, hanno fissato una sorta di ticket di 1000 euro; il Lazio da maggio dà a tutti i centri pubblici la possibilità di fare la pma a carico del servizio sanitario regionale, con un ticket che arriva fino ai 1000 euro. In Puglia, il ticket è di circa 700 euro sotto un certo reddito Isee, in Liguria va dai 600 ai 1000 euro, in Sardegna intorno ai 1000, in Toscana 500 euro circa per l’omologa e tra i 600 e i 700 per l’eterologa. In Lombardia la situazione è nebulosa: se da un lato il ticket più basso è di soli 36 euro, dall’altro la Lombardia non ha mai inserito nei Livelli essenziali di assistenza la fecondazione in vitro, per la quale prevede una tariffa di 5200 euro, quasi il doppio di quella previsto nei Lea”.

La faccenda diventa decisamente più cara se si deve fare l’eterologa, la procreazione che coinvolge un donatore o una donatrice di gameti. “L’eterologa di fatto negli ospedali pubblici si fa solo in tre Regioni: Toscana, Emilia Romagna  e Friuli Venezia Giulia. Se abiti da un’altra parte, o cambi residenza o vai nel privato” denuncia Filomena Gallo dell’Associazione Luca Coscioni. Le cliniche private in Italia  chiedono per un ciclo mediamente 4200 euro al Nord, 5200 al Centro e 2900 al Sud e nelle isole (dati Censis 2016). “Nel nostro centro – rivela a D.it Antonino Guglielmino, direttore della clinica Hera in provincia di Catania - il costo di una fecondazione in vitro è attorno ai 2000 euro ma siamo la sola onlus in Italia. Per le eterologhe, chiediamo semplicemente il costo del servizio versato alla banca dei gameti: per ogni ovocita, tra i 300 e i 400 euro. Ne servono almeno sei per un ciclo”. C’è chi preferisce andare direttamente all’estero. Spagna, Grecia, Europa dell'Est sono le mete preferite. Ma anche la Danimarca, dove alcune cliniche, come Vitanova, a Copenaghen, si distinguono per la trasparenza, mostrando sul proprio sito, scritto anche in italiano, un vero e proprio listino prezzi (https://vitanova.dk/it/prezzi-e-modalita-di-pagamento/).

--> Leggi anche il dossier realizzato da D Repubblica grazie ai dati forniti dall'Associazione Luca Coscioni: "Legge 40: a che punto siamo"

Ma attenzione: esiste anche un modo per farsi rimborsare. “Se la Regione ha inserito nei suoi livelli essenziali di assistenza la pma omologa ed eterologa, allora questa potrebbe essere rimborsata dal Servizio Sanitario Regionale se fatta all’estero per mancanza di donatori in Italia, in base alla direttiva europea sulle cure transfrontaliere. Basta fare una semplice richiesta agli uffici della propria Asl. Anche per questo è importante che i Lea nazionali vengano approvati, altrimenti le Regioni pagano le prestazioni ad altri Paesi europei con conti superiori” spiega Maria Paola Costantini di Cittadinanzattiva. “Finora è accaduto a 4 coppie in Emilia Romagna lo scorso anno e ad altre tre nel Lazio. Le altre Regioni in cui la pma è nei Lea regionali? In Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Umbria e nelle Province Autonome di Trento e Bolzano, ma in queste ultime due solo per l’omologa” conclude.

Categorie: Radicali

Eutanasia: "Io, che in Svizzera accompagno gli italiani a morire"

Luca Coscioni - Gio, 22/09/2016 - 11:21
Eutanasia: "Io, che in Svizzera accompagno gli italiani a morire"Panorama22 Set 2016Maria PirroEutanasia

Dopo il caso (e la polemica) per il suicidio assistito del 17enne belga, parla Sandra Martino, che dal 2007 è nel consiglio d'amministrazione della Dignitas a Zurigo e gestisce pratiche e sentimenti di molti dei 50 malati che in media ogni anno lasciano il nostro Paese, in cerca di eutanasia.

Per tutti è una voce, poi uno sguardo. A volte l`ultimo. «Li guardo sempre negli occhi, velati dalla tristezza perché devono lasciare le persone amate; ma non vedo paura, più che altro sincerità e determinazione. Poi, quando hanno in mano il bicchierino con il farmaco letale, s`illuminano come a dire: ce l`ho fatta». Da quasi dieci dei suoi 47 anni Sandra Martino, cittadina svizzera, aiuta gli italiani a morire. Ogni giorno Sandra sta al computer, nel suo ufficio alla Dignitas di Zurigo, l`organizzazione no-profit che accompagna alla fine i candidati all`eutanasia. Qui legge diagnosi e referti, corredati dai racconti dei disperati che le inviano lettere, filosofiche e concrete, perché non ce la fanno più a resistere e aspettano una risposta.

Tutto ciò non potrebbe accadere al di qua dalle Alpi, dove alla metà di settembre ha scatenato polemiche a non finire (e la dura censura del Vaticano) la notizia del 17enne belga che ha legalmente richiesto e ottenuto un suicidio assistito perché incapace di sopportare i dolori di una malattia terminale. In Italia solo da poco il Parlamento ha avviato la discussione sulle proposte di legge sul fine-vita, e per la prima volta si
parla anche di eutanasia. Sandra, che alla Dignitas siede nel consiglio d`amministrazione, ha i capelli corti con la frangetta, una camicia rosa a fiorellini, stivali e jeans che le danno un`aria da ragazzina, ma è a sua volta madre di due figli. E per la sua lunga esperienza è probabilmente tra i più titolati a parlare del tema.

Signora Martino, lei che cosa pensa dell`eutanasia su un minore? Credo che anche un bambino, se non è piccolo, possa decidere se continuare a vivere o no. In Belgio si è trattato di un 17enne: era abbastanza grande per scegliere. In Svizzera non è mai accaduto e qui alla Dignitas non è mai arrivata una richiesta del genere.

Come ha cominciato questo lavoro? Ero nel reparto vendite di un`azienda, ma cercavo qualcosa che avesse un senso più profondo: nel 2007 ho letto un`inserzione della Dignitas sul giornale. Suo marito, italiano, come l`ha presa? Eravamo già divorziati. Chiesi un parere ai miei figli, che allora erano piccoli, perché non volevo correre il rischio che ne risentissero a scuola. Oggi noto che i figli dei miei colleghi più giovani, se devono scrivere un compito in classe, scelgono spontaneamente come argomento la Dignitas.

In che consiste il suo compito? All`inizio mi sono occupata soprattutto di raccogliere le richieste e preparare i documenti da consegnare al medico che dà «la luce verde provvisoria»: questa si accende se il paziente è capace d`intendere e volere, se dimostra autonomia nella decisione, e se soffre davvero di una patologia insopportabile o irreversibile. Poi il mio compito si è esteso all`assistenza vera e propria. Quante persone ha aiutato a morire? Qui arrivano fino a dieci lettere al giorno, e da tutti i continenti: è il primo contatto, che parte anche attraverso l`Associazione Luca Coscioní o Exit Italia (due delle organizzazioni che fanno da tramite tra Italia e Svizzera, ndr). Ma non tutte le richieste si concludono con il suicidio assistito: da noi ne avvengono circa 200 l`anno e io ne accompagno quattro o cinque.

Che ricordi conserva dei suoi pazienti? Ne ho tanti, dentro. Un`inglese di 60 anni che lavorava nel terzo settore: aveva fatto opere buone e non sembrava ammalata, invece aveva un tumore al cervello. La sera prima della fine la incontrai nel ristorante dell`albergo. Davanti al banco dei dessert mi disse: «Sandra, sono già in Paradiso. Vedo questi dolci e non m`importa più del peso, tanto domani sarò morta». Era così contenta per un pezzo di torta.

E poi? Una ragazza di neanche 30 anni, imprigionata nel corpo dalla Sla (la Sclerosi laterale amiotrofica, una malattia incurabile, ndr). Lei voleva davvero suicidarsi, ma sua madre mi chiese: «Qual è il senso di mettere al mondo una figlia se devi accompagnarla a morire?».

Cosa prova nell`accompagnare tanta gente verso il suicidio? Dispiacere, per la malattia. Ma chi viene qui lo fa perché non ha scelta tra vivere o morire, può solo scegliere «come» morire.

Che cosa dice loro? Innanzitutto che non è detto che debbano morire, anche se sono arrivati fino a Zurigo, e cerco di suggerire anche un`alternativa, come le cure palliative.

E una volta nell`appartamento in cui avviene l`atto finale? Provo a non essere patetica, ma empatica e discreta. E ai familiari do tutto il tempo necessario per stare insieme. Preparato il farmaco, che è cinque volte il dosaggio letale, non posso più lasciarli soli.

Chi abita in Svizzera può farlo a casa sua, vero? Io credo che gli italiani dovrebbero impegnarsi di più, reclamare questo diritto. Qui c`è un divano accanto a un letto medicale, l`ambiente è accogliente: è un salotto normale, pare quello di casa. E la gente intorno non è vestita di nero, gli uomini non hanno la cravatta, sembra davvero un giorno qualunque.

Chi ha la Sla o il Parkinson, però, non può bere dal bicchiere: come fa? Si usa un sondino gastrico, se già presente, o una siringa collegata a un tubo, ma l`iniezione del farmaco viene azionata con un pulsante dagli stessi ammalati: per la legge svizzera devono essere sempre loro a farlo.

Ricorda storie particolari di italiani? Qui non ne arrivano tanti, circa 15 l`anno. Rammento una brutta esperienza: un uomo con un tumore al cervello, arrivato con tutta la famiglia. Aveva già incontrato il medico nelle due visite previste, che avvengono a distanza di 24 ore l`una dall`altra. Poi, nel giorno prescelto, perse la ragione. Non era più in grado d`intendere, rispondeva alle domande senza logica. «Si rende conto che è in Svizzera?» Sì. «Sa dov`è?» No. «Questa è sua figlia?» Sì. «Questo è suo figlio?» No.

E quindi? La moglie sosteneva che era soltanto colpa del tumore, era disperata. Ma io non potevo fare niente, anche se avevo parlato con lui più volte e sapevo che non voleva finire in ospedale «come una verdura»: me l`aveva proprio detto, e invece fu così che morì, dopo una settimana.

Chi sono gli italiani che vengono da voi? Intellettuali, artisti, giudici e manager. Nomi noti, ma anche uomini della strada: gente che a volte non ha più risorse perché da anni combatte contro la malattia. E poi grandi anziani, sempre affetti da patologie inguaribili.

Per quali motivi vengono a morire qui? La sofferenza dovuta alla malattia, dopo aver patito per sei, otto, dieci anni; oppure la perdita di autonomia per un incidente, un ictus o un infarto.

Quali sono le paure che raccontano? Temono altre sofferenze, sono terrorizzati di non essere più padroni della loro vita. La maggioranza non vuole entrare in ospedale per paura di non poter più scegliere. Ma chiamano anche ammalati di Alzheimer, subito dopo la diagnosi, preoccupati per il futuro.

--> Leggi anche l'intervista di Mina Welby su La Repubblica"È un atto di pietà. I genitori e i medici vanno rispettati"

Chi soffre di Alzheimer può suicidarsi, nonostante il declino cognitivo? Sì, ma di solito la gente vuole vivere. Per questo noi li invitiamo a farsi controllare da familiari e medici perché devono essere capaci d`intendere in quel momento li. Non importa se hanno difficoltà a indicare una data o a trovare la strada, ma devono dimostrare di sapere al 100 per cento che cosa stanno facendo.

A Zurigo arrivano più atei o credenti? Arrivano persone di tutte le religioni. Qualche cattolico si è presentato con il suo prete, perché i sacerdoti dei dintorni non sono disponibili a dare l`assoluzione.

In quanti vengono da soli? Pochi. Noi pretendiamo che i familiari abbiano almeno avuto la possibilità di decidere se accompagnarli o restare a casa. Naturalmente, con le dovute eccezioni: una ragazza tedesca con la sclerosi, per esempio, aveva genitori molto cattolici che non condividevano la sua scelta: mi consegnò una lettera da spedire loro la mattina della sua morte. Per i parenti non informati è molto più dura, perché non hanno potuto dire addio e si domandano: «Forse non aveva fiducia in me», o «Non mi voleva bene abbastanza». Vero è anche che, soprattutto tra gli italiani, occorre essere prudenti e parlare del «viaggio» solo ai parenti più stretti perché altrimenti potrebbero scattare indagini giudiziarie.

È mai finita sotto inchiesta? No. Ogni volta, per legge, la Dignitas avvisa la polizia affinché un medico legale con un avvocato dello Stato e due agenti vengano a controllare.

E di avere un crollo psicologico? Finora no, ma succede. Una mia collega scoppiò in lacrime, parlando con una donna che aveva i figli dell`età dei suoi. Ritti i 12 dipendenti della Dignitas sono inquadrati part-time per avere più tempo per lo svago. Ogni mattina facciamo ricreazione insieme, perché tra noi cerchiamo di aiutarci, ma la sera non bisogna portare a casa il lavoro: è la regola principale.  

Lei si occupa anche della formazione dei nuovi impiegati. Cosa insegna loro? Di non compatire l`altro e non aiutarli a «fare i compiti». Ritti gli assistiti devono procurarsi da soli i documenti necessari: questo fa parte del processo verso il suicidio, che è anche psicologico. A ogni ostacolo devono chiedersi se vale veramente la pena andare in Svizzera, se hanno sistemato tutto. Ma non c`è una strada unica o una sola risposta: ogni caso è differente come lo sono i bisogni, e occorre avere una visione d`insieme.

Che cosa ha imparato, a così stretto contatto con la morte? Che la vita finisce, ed è meglio goderne: può capitare a tutti di ammalarsi all`improvviso. Quando ho iniziato, a voler morire erano tutti più grandi di me. Poi avevano la stessa età. Ora ce ne sono anche di molto più giovani.

Ha visto più casi nella stessa famiglia? Ci sono state donne che hanno accompagnato mariti, figli o fratelli, e coppie che hanno voluto morire insieme. Io ne ho vista una, sul divano dell`appartamento: lui con il capo poggiato alla spalla di lei. Se per ciascuno viene data l`autorizzazione da due medici diversi, è possibile. È venuta una madre con la figlia dalla Germania, entrambe malate di cancro.

A decidere di morire ci vuole più coraggio o più rassegnazione? Più coraggio. E tanto: decidere la data della propria morte non è per niente facile.

Ma come si decide la data di morte? Dall`invio dei documenti, in genere passano tre mesi per avere una «luce verde provvisoria». A quel punto si può indicare la data, che in genere varia a seconda della malattia. Chi può, aspetta; gli altri fissano la prima data libera, disponibile di solito 3-4 settimane dopo. Le feste si scartano quasi sempre. Il Natale poi è un caso a sé: molti vogliono morire prima, perché il Natale comporta troppe emozioni.

La Dignitas deve dire molti «no»? A quelli che scrivono di voler morire perché sconfortati per la morte del congiunto, per esempio. Ricordo un medico che nel corso del colloquio, durato oltre un`ora, disse a un paraplegico che non poteva aiutarlo: era trascorso meno di un anno dall`incidente, e il trauma psicologico si sarebbe potuto attutire nonostante l`impossibilità di guarire.

Com`è andata a finire? Quel paziente non ha più chiamato, però l`anno non è ancora passato.

Possono chiedere il suicidio assistito anche persone soltanto depresse? Si, in base a una sentenza del Tribunale federale svizzero e a un verdetto della Corte di Strasburgo. Ma occorre che il desiderio di morire non sia un sintomo della malattia, e questo è molto difficile da dimostrare. Anche chi rifiuta le cure non può accedere. Tanti anni fa, si presentò un italiano, sulla trentina, senza lacci alle scarpe: era scappato da un reparto psichiatrico e voleva morire subito. Mi spaventai perché ero sola. Dissi che lo avrei aiutato, ma che avrebbe dovuto seguire la procedura. Lo accompagnai al treno e gli pagai il biglietto: non si è più visto.

Come ha fatto Lucio Magri, il politico e saggista che venne a morire a Bellinzona nel novembre 2011? Lui ha fatto tutto da solo: ho sentito dire che è stato aiutato direttamente da un medico svizzero, di certo non da Dignitas. Si disse che Magri era stato in Svizzera altre volte, prima di decidersi. In tanti cambiano idea all`ultimo momento? Accade, magari dopo una notte trascorsa a parlare con i parenti. Più spesso viene rinviata la data prima del viaggio.

Chi è l`ultima persona che ha aiutato? Un inglese, affetto da Sla: la sera prima del giorno indicato ha telefonato il medico per avvisare che tutto andava sospeso, perché il paziente non riusciva più a usare le mani. Sono andata in hotel con i telecomandi che azionano i pulsanti delle attrezzature, e gli ho chiesto che cosa potesse muovere ancora. Mi ha indicato un dito del piede. Poi suo fratello ha preso un quaderno con le lettere, per indovinare cos`altro volesse: uno scialle, aveva freddo.

--> Leggi anche l'articolo di Marco Cappato de Il Manifesto sul tema: "Il Belgio dà risposte, l'Italia si nasconde"

Categorie: Radicali

Fertility Day: informazione tutto l'anno e politiche reali per più lavoro e servizi alle famiglie

Luca Coscioni - Gio, 22/09/2016 - 09:01
Fertility Day: informazione tutto l'anno e politiche reali per più lavoro e servizi alle famiglieFilomena Gallo22 Set 2016SanitàDichiarazione Filomena Gallo, Segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica C'è grande attenzione sulla giornata dedicata alla fertilità che per la prima volta si terrà domani nel nostro paese. Quello che non si dice, però, è che la legge 40 prevede campagne informative su questi temi. Abbiamo chiesto a gran voce in questi anni che fossero realizzate campagne informative su cosa sono le tecniche PMA, sulla prevenzione dell'infertilità, la preservazione della fertilità e sulla donazione dei gameti: non un solo giorno all'anno, ma con costanza per assicurare un'informazione il più possibile ampia. Vogliamo credere nelle buone intenzioni del Ministro Beatrice Lorenzin, ma la comunicazione diffusa in questi giorni sul Fertility Day porta la firma di chi dopo anni si ostina a difendere i divieti della legge 40 che sono stati cancellati dalla Corte costituzionale. Gli stessi che vogliono alimentare una cultura che bolla come negative le opportunità che la scienza offre per superare problemi di salute come l'infertilità e la trasmissione di patologie genetiche. Gli stessi che vogliono imporre le proprie scelte agli altri e sono spaventati dalle affermazioni di autodeterminazione e libertà.  Chiedo quindi al Governo di garantire libertà e corretta conoscenza: diritti tutelati dalla nostra costituzione. E di intervenire affinchè realmente in Italia siano garantite possibilità di lavoro non precario, vi siano più asili nido e scuole per l’infanzia, assistenza per una popolazione che invecchia e ai malati. Insomma: politiche efficaci di welfare e lavoro. Troppo spesso si entra tardi nel modo del lavoro anche a causa di un welfare carente, il tempo passa e il nostro orologio biologico non aspetta. Noi lo sappiamo. La politica no. In questo momento spot e manifesti sul Fertility Day evidenziano un modello di politica basta su discriminazioni e colpevolizzazioni. Chiedo al Ministro della Salute di avere un dialogo con gli "utenti" e gli esperti su questi temi perchè non ci sono buoni e cattivi. Ma cittadini da rispettare.Solo in un paese che rispetti il diritto allo studio, al lavoro, alla famiglia, alla ricerca, potremo guardare al futuro anche con nuovi nati.  Anche di tutto questo parleremo al XIII Congresso dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica che si terrà a Napoli dal 30 settembre al 2 ottobre qui il programma completo http://bit.ly/2ca7ejT
 
Categorie: Radicali

XX Settembre: Radicali in presidio a Porta Pia, basta truffa 8xMille e Raggi faccia pagare tasse a Vaticano

Radicali Italiani - Mer, 21/09/2016 - 14:33
21/09/16

"I privilegi fiscali, lo scandalo dell'8 per mille e la continua ingerenza nella politica dimostrano quanto ancora gravi il peso del Vaticano sulla vita dei cittadini italiani", così il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi a Porta Pia, dove Radicali italiani e Radicali Roma hanno celebrato il 146° anniversario della Breccia che sancì la liberazione di Roma dal potere temporale del papato. 

  Al presidio hanno preso parte numerosi i militanti e dirigenti radicali, tra cui Mina Welby e Mario Staderini, rappresentanti dell'UAAR e dell'Associazione Libero Pensiero Giordano Bruno.    "A 146 anni dalla Breccia di Porta Pia, la Chiesa Cattolica intasca oltre 1 miliardo di euro l'anno dall'8 per mille, grazie a un meccanismo truffaldino che aggira la reale volontà dei cittadini italiani, come denunciato anche dalla Corte dei Conti", ha spiegato Magi che oggi ha rinnovato al governo la richiesta di modificare della legge sulla ripartizione dei circa 1,3 miliardi annui dell'8 per mille, "in modo che i 600 milioni dei contribuenti che non indicano la destinazione restino sul bilancio generale dello Stato" chiedendo anche a Renzi di "pubblicizzare con la massima evidenza la volontà di usare i soldi dell'8 per mille per finanziare il progetto Casa Italia e le attività di prevenzione del rischio sismico. Siamo convinti che in tal caso gli italiani sarebbero ben contenti di devolvere l'8 per mille allo Stato", ha affermato il segretario di Radicali Italiani.   "Basta con i privilegi ma anche con l'evasione fiscale", ha dichiarato il segretario di Radicali Roma Alessandro Capriccioli: "A Roma abbiamo portato alla luce, attraverso documenti ufficiali, l'enorme evasione ed elusione fiscale delle case per ferie gestite da enti religiosi. In campagna elettorale Virginia Raggi ha promesso che avrebbe fatto pagare le tasse a tutti e anche al Vaticano. Ora che è sindaco, abbia il coraggio di rispettare questo impegno". 

 

Nella penultima foto, da sinistra: Alessandro Capriccioli, Riccardo Magi e Mario Staderini Nell'ultima, Mina Welby.         

© 2016 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Quella stampa italiana che tracima pregiudizi e protegge i protezionisti

Luca Coscioni - Mar, 20/09/2016 - 14:54
Quella stampa italiana che tracima pregiudizi e protegge i protezionisti Il Foglio20 Set 2016Gilberto CorbelliniOgm

L'assurda "narrazione" di Repubblica sul caso Bayer-Monsanto e la vulgata no Ogm tra ignoranza e interessi

"Padroni dei semi", "Grande Fratello", "Terminator - arma finale", sono solo alcune delle suggestive e bugiarde metafore complottiste usate in un articolo pubblicato su Repubblica di ieri, che commentava per l'ennesima volta con toni apocalittici l'acquisto-fusione tra Bayer e Monsanto. Forse tra qualche decennio le generazioni che speriamo un po' più intelligenti, e che occuperanno il posto di quelle che hanno affossato l'economia agricola italiana, faranno due conti sui danni causati al paese anche da giornali come Repubblica, che senza controllare da che parte stesse la verità (cioè le prove) da vent'anni si è schierata con il guru tecnofobo del pauperismo e dell'antimodernismo, cioè Carlo Petrini. Che parla pro domo sua, e che è l'unico che di questo dibattito si è avvantaggiato. 0, forse, non l'unico, se pensiamo per esempio alla Coldiretti.

Peraltro, a parte il supplemento culturale della domenica del Sole 24 Ore, non è esistito in Italia uno spazio non ideologicamente schierato contro l'uso delle biotecnologie in agricoltura, dove si potessero raccontare i fatti e dire che mentre il mondo va avanti in Italia si dà ascolto, non solo da parte di politici disattenti ma anche presso le élite imprenditoriali, a predicatori da Medioevo prossimo venturo. Il Corriere della Sera che era di proprietà di Giulia Crespi - che Montanelli educatamente definiva "dispotica guatemalteca" - fece una campagna non meno vergognosa per falsità e aggressività contro la modernizzazione dell'agricoltura italiana. Quale sia lo spirito dell'articolo di Repubblica di ieri, lo dice anche il riferimento alla tecnologia "Terminator", che risale alla protostoria degli 0gm (1998) e non è mai stata commercializzata. Anzi non esiste al mondo un solo 0gm sterile, checché racconti in giro un'altra miracolata (cioè arricchita) grazie alla moda del luddismo anti ogm, cioè Vandana Shiva.

--> Leggi anche l'articolo di Roberto Defez sul tema: "Senza il mais Ogm l'Italia muore". L'appello di 2400 imprenditori"

La vicenda della fusione tra Bayer e Monsanto risponde alle logiche del mercato ed è privo di senso, cioè da complottisti che cercano di solleticare istinti protezionisti e da mercantilisti, pensare che la nuova realtà imprenditoriale abbia come obiettivo quello di aumentare i prezzi dei semi, o comunque i costi della produzione agricola. Cioè di strozzare gli agricoltori. Potrebbe anche accadere, ma esiste ancora abbastanza competizione per rendere una simile strategia assai miope. Mentre è più probabile che gli elevati costi dell'innovazione nel settore richiedano dimensioni più grandi per riuscire a sviluppare prodotti dawero nuovi e più decisivi per affrontare le sfide agricole e alimentari dei prossimi decenni. E' accaduto nel campo farmaceutico, dove è vero che sono venuti fuori farmaci molto più costosi, ma anche molto più efficaci, e comunque si sono liberati molti brevetti e quindi per altri trattamenti i costi sono diminuiti.

Lo scenario che si apre con l'acquisto di Monsanto da parte di Bayer è interessante ed è probabile che la Germania presto cambierà l'atteggiamento sin qui tenuto verso la coltivazione degli 0gm, in quel paese e in Europa. Gli agricoltori italiani sono stati invece ingannati da una narrazione ridicola, portata avanti anche da Coldiretti, che racconta di un mondo agricolo che non esiste più. E per fortuna! Credo di poterlo anche dire, visto che in quel mondo ci sono nato e ho lavorato come agricoltore fino oltre i vent'anni di età. L'Italia era fino a metà anni Novanta all'avanguardia nel campo della ricerca agraria, incluso l'uso delle biotecnologie per fare 0gm. Poi è stata una tragedia di cui si conoscono bene i passaggi politici e gli errori tragici fatti prima dai governi di sinistra e poi incomprensibilmente proseguiti da quelli di destra. Divisi su tutto, tranne che sulla paranoia anti ogm. Se i nostri governanti, ma anche quelli degli altri paesi europei, fossero stati intelligenti, avrebbero investito o incentivato gli investimenti privati nella ricerca, forse ci sarebbe stata una più vantaggiosa, per gli agricoltori, distribuzione nella proprietà dei semi. Ma se i governi europei hanno scelto, o se ne sono fregati, di lasciare che il mercato dei semi diventasse una sorta di semi-monopolio, decidere poi da parte dei politici italiani di continuare a vietare la ricerca biotecnologica e imporre l'autarchia del biologico è stato demenziale.

Risibili i commenti del presidente di Coldiretti, ma anche quelli del ministro delle Politiche agricole Martina, quando dicono che gli 0gm sono superati, che l'agricoltura del Muro è quella che in Italia produce un deficit della bilancia commerciale del settore di circa 6-8 miliardi all'anno. Ci si domanda se credono davvero a quel che dicono, perché in tal caso sono vittime di gravi allucinazioni e diventa un dovere civile avvisare gli agricoltori di questo paese che il governo della loro attività produttiva non è in buone mani. 0 forse non sono degli sprovveduti e questa cortina fumogena mira a far proseguire il tran tran quotidiano in cui l'Italia libera (su Repubblica) dagli ogm usa ogni giorno, 365 giorni l'anno, 10 mila tonnellate di soia ogm. Comunque sia si tratta di un grande imbroglio. Questi sono i fatti. Poi ognuno, se vuole liberamente aderire al pensiero unico, creda pure alle favole. Ma smettiamola per favore coi vittimismi di quart'ordine per nascondere incapacità e interessi personali.

--> Leggi anche l'articolo: "La carica dei 109 Nobel contro Greenpeace: L'opposizione agli Ogm è criminale"

Categorie: Radicali

XX Settembre, Magi: Governo usi 8xMille per "Casa Italia" e prevenzione rischio sismico. Stop truffa che aggira volontà italiani

Radicali Italiani - Mar, 20/09/2016 - 14:25
20/09/16

"Il governo riveda i criteri di assegnazione dell'8 per mille e usi questi fondi per finanziare il piano 'Casa Italia' e per la prevenzione del rischio sismico", a lanciare la proposta, in occasione della ricorrenza del XX settembre, il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi.

 

"A 146 anni dalla Breccia di Porta Pia, la Chiesa Cattolica intasca oltre 1 miliardo di euro l'anno dall'8 per mille, grazie a un meccanismo truffaldino che aggira la reale volontà dei cittadini italiani. A dirlo non siamo noi Radicali, laici e anticlericali, ma la Corte dei Conti che nel 2015 ha dimostrato come la scarsa trasparenza e la mancanza di controlli favorisca la Chiesa Cattolica ai danni delle altre confessioni. Basti pensare che fino a poco più di un anno fa non erano neppure pubblicati i dati sulla ripartizione dei fondi".

 

"Se infatti il contributo dell'8 per mille è obbligatorio per tutti - spiega - meno della metà dei contribuenti ne indica la destinazione al momento della dichiarazione dei redditi. Ma non illudiamoci: anche se risulta in aumento la quota degli italiani che non esprimono una scelta, le entrate della Chiesa Cattolica sono tutt'altro che in calo. Il meccanismo di assegnazione dei fondi, come è noto, neutralizza la volontà di chi non sceglie a chi destinare il proprio 8 per mille, distribuendo questo denaro sulla base della volontà espressa dagli altri. Il risultato è che gran parte di questi soldi finisce nelle tasche della Chiesa, che nel 2013 ha speso ben 3 milioni di euro di pubblicità solo sulle reti del servizio pubblico radiotelevisivo. 

Un sistema, 'non del tutto rispettoso dei principi di proporzionalità, di volontarietà e di uguaglianza', come evidenziato dalla Corte dei conti, che fa leva sulla pressoché totale mancanza di informazione sulle modalità di assegnazione di questi fondi".

 

"Da parte sua lo Stato Italiano, tra i beneficiari in lizza, non fa nulla per convincere gli italiani ad affidargli il proprio 8 per mille - spiega il radicale -  anzi, come sottolinea ancora la Corte di Conti, 'le risorse derivanti dall’opzione a favore dello Stato - nata come alternativa alla scelta per le confessioni - sono state veicolate per una parte consistente verso scopi riconducibili agli interessi di quest’ultime'. 

Per questo - ricorda Magi - già nel 2012, come Radicali Italiani, con Mario Staderini, abbiamo chiesto con un referendum la modifica della legge sulla ripartizione dei circa 1,3 miliardi annui, in modo che le quota delle scelte non espresse pari al 55% dei contribuenti resti sul bilancio generale dello Stato: parliamo di oltre 600 milioni l'anno. Una richiesta che rinnoviamo oggi, nel giorno dell'anniversario della Breccia di Porta Pia, lanciando al governo un'altra proposta concreta: pubblicizzi con la massima evidenza la volontà di usare i soldi dell'8 per mille per finanziare il progetto Casa Italia e le attività di prevenzione del rischio sismico. Siamo convinti che in tal caso gli italiani sarebbero ben contenti di esprimere la propria scelta a favore dello Stato", conclude il segretario di Radicali Italiani, Riccardo Magi.

© 2016 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Roma, le Paralimpiadi di ogni giorno: Una vita a ostacoli tra barriere e inciviltà. Così vinco la mia medaglia d'oro"

Luca Coscioni - Mar, 20/09/2016 - 13:58
Roma, le Paralimpiadi di ogni giorno: Una vita a ostacoli tra barriere e inciviltà. Così vinco la mia medaglia d'oro"La Repubblica20 Set 2016Maria Novella De LucaBarriere architettoniche

L’odissea di Stefano Asaro, 35 anni, tetraplegico, per spostarsi in carrozzina nella Capitale. Fare la spesa da solo è uno slalom, uscire con gli amici un miraggio. L'Associazione Luca Coscioni proprio per questo conduce da anni iniziative volte a garantire a tutte le persone disabili il riconoscimento di alcuni diritti fondamentali: il diritto di libertà di movimento, il diritto di parola, il diritto, dunque, di realizzare una vita pienamente autogestita attraverso la vita indipendente. Ora con la nuova APP NO BARRIERE realizzata dall'associazione, scaricabile sia su Google play che su App Store, è possibile segnalare e geolocalizzare le barriere architettoniche presenti in città per riuscire finalmente ad abbatterle. 

ROMA. "La mia Paralimpiade quotidiana? Andare alla Posta senza rimetterci la pelle e senza che la mia carrozzina si schianti tra le buche dell'asfalto romano. Fare la spesa e non restare bloccato come un fesso perché c'è la solita auto parcheggiata sulla rampa, e magari raggiungere gli amici per una birra a Campo dè Fiori, evitando di litigare con chi ha occupato il posto disabili e ti insulta se chiedi di parcheggiare. Per il resto però tutto bene, iniziamo il tour, volete un caffè?". Impossibile non sorridere all'ironia tagliente di Stefano Asaro, 35 anni, tetraplegico e giocatore di rugby, occhi azzurri e testarda tenacia, mentre esce dal suo appartamento nel quartiere periferico di Tor Tre Teste, spingendo da solo la carrozzina in carbonio, per cominciare la sua giornata di persona disabile nella Capitale d'Italia. Ossia la quotidiana odissea di un giovane uomo che, dalla prospettiva di una sedia a rotelle, combatte per la dignità della vita. Perché, finite le Paralimpiadi di Rio, passata l'ebbrezza per le medaglie azzurre, l'handicap torna ad essere handicap, in un metropoli dove la fragilità non è ammessa. "Niente pietismi però, non lo sopporto", avverte Stefano, con il quale abbiamo condiviso una mattinata e un pomeriggio diversamente normali. La spesa, le bollette, il bancomat. E il desiderio impossibile di un aperitivo in centro.

La squadra di rugby 

Alle spalle del residence del Comune in cui Stefano abita, ecco le "vele" della famosa chiesa Dio padre misericordioso dell'archistar Richard Meyer, davanti agli occhi la strada bombardata di buche, i travertini divelti, e l'inaccessibile fermata del bus 556 su un marciapiede troppo alto. "Nemmeno impennando la carrozzina potrei salire", indica Stefano Asaro, che di professione insegna alle persone disabili a diventare autonome, ha studiato psicologia, fino a qualche mese fa aveva una fidanzata e sogna di fare lo chef. Ma soprattutto fa parte della squadra romana e si allena con la nazionale di rugby in carrozzina. "C'è un libro su di noi, si chiama Vincenti".

Camminando senza rete

"Pronti per un film horror? Andiamo alla Posta...", annuncia. È un po' prima di mezzogiorno in via Francesco Tovaglieri, periferia Est della Capitale. Subito dopo un caffè in un bar ben accessibile, tentiamo di fermarci al supermercato per fare la spesa. Ma la rampa di accesso è bloccata da un'auto. "Accade in continuazione, dovrò tornare più tardi", mormora Stefano, che rinuncia a fare la spesa. Il percorso verso l'ufficio postale e il bancomat è uno slalom che fa paura. "Guardate: il marciapiede non ha scivoli, se tento di salire non posso più scendere, quindi l'unico modo per arrivare in via Campari è stare con la carrozzina in mezzo alla strada. Sperando di non essere ridotto a brandelli, ma non c'è alternativa". Lo dice sul filo dell'ironia Stefano, ma la realtà è anche peggio: immobilizzato dal torace in giù, spinge tenacemente le ruote della sua sedia, cercando di restare al lato della carreggiata, tra le auto che sfrecciano e rallentano di botto quando lo incrociano. La fatica di Stefano è evidente, ma l'approdo nasconde un paradosso: il bancomat della filiale della banca accanto per lui è inaccessibile. Ci sono una porta ed un gradino. "Non riuscirei a salire nemmeno spinto da un accompagnatore, non ho il controllo del busto e potrei cadere in avanti...".

Il tuffo nella notte

Si torna indietro. È quasi ora di pranzo. Il piccolo parco del quartiere è una zona d'ombra. Ma è off limits. "Ecco l'accesso, la mia carrozzina non c'entra, vi sembra possibile?". Due transenne di ferro delimitano infatti l'imbocco del viottolo sterrato. La sedia a rotelle resta incastrata. "Se provo rabbia? No, io combatto per difendere i miei diritti di persona. Autonoma, anche se disabile". E infatti è questa la sfida di Stefano Asaro, da quando, era il 2000, l'estate dopo la maturità scientifica, con gli amici decise di fare il bagno di notte. A Modica, in Sicilia. "Da quello scoglio ci tuffavamo fin da bambini, conoscevamo i fondali alti". Invece quella notte accade qualcosa: l'acqua è improvvisamente più bassa, Stefano si butta e l'impatto sul fondale è violentissimo. "La guardia medica si rifiutò di venire a soccorrermi, sono stati gli amici a portarmi all'ospedale. Probabilmente, se l'ambulanza fosse arrivata subito, non sarei in queste condizioni". Le gambe paralizzate a vita, le mani che non hanno più presa, il tronco bloccato. Tetraplegia da tuffo. Ma Stefano è un irrequieto e non si arrende all'handicap. È giovane, è un bellissimo ragazzo e vuole vivere. "Dopo due anni ho deciso di trasferirmi a Roma, alla Casa dello studente, accessibile ai disabili, per studiare Psicologia. I miei genitori erano terrorizzati, ma è stata una grande conquista". La dottoressa della guardia medica è stata condannata per omissione di soccorso, ma il processo civile è invece ancora in corso.

--> GUARDA QUI il tutorial della App "NO BARRIERE" realizzato dai nostri ragazzi del Servizio Civile

L'aperitivo impossibile

Stefano spinge la carrozzina e racconta. Gli anni dell'università: "Mi sono divertito, ho avuto tanti amici e tanti amori". La sfida durissima per imparare a essere autonomo, perché, dice, "se ti fai assistere troppo smetti di vivere". "Prendiamo la macchina e andiamo a Campo dè Fiori? È un posto che adoro, ma non riesco quasi mai ad arrivarci". L'auto di Stefano, che oggi lavora al "Centro per l'autonomia" di Roma, insegna cioè agli altri come essere autosufficienti seppure in carrozzina (dall'andare al bagno al cucinare, dall'uscire da soli a non rinunciare all'amore), sembra un'astronave. Facendo forza sui gomiti, Stefano si sposta sul sedile, con un solo braccio chiude la carrozzina, e con una carrucola speciale la issa sul cofano. "Ingegnoso, no? Ma non l'ho inventato io, a differenza di molti ausili che progetto per la mia vita quotidiana e che mi piacerebbe brevettare". Stefano guida sicuro verso il centro di Roma, ci vuole oltre un'ora per arrivare, ma l'approdo a piazza Campo dè Fiori e ai suoi locali si rivela una lotta impari tra abusi e prepotenze. Tutti i parcheggi per disabili sono occupati abusivamente. Il massimo della sfrontatezza lo raggiunge un ristoratore in piazza della Cancelleria. Il posteggio è bloccato da due grosse piante, dove verranno posizionati tavolini illegali. "Scusi, è un posto riservato, dovremmo parcheggiare". "E io devo lavorà, cercateve un altro parcheggio". Potrebbe finire male, ci spostiamo e alla fine fortunosamente un parcheggio viene fuori. Ma l'aperitivo si rivela impossibile: "Guardate i gradini dei locali, la mia carrozzina non può salire". Si potrebbe restare fuori, bere una birra in piazza, ma la sedia a rotelle di Stefano arranca sui sampietrini. "Per noi sono pericolosissimi, sono così sconnessi che le ruote ci restano incastrate. La verità è che non esiste un pensiero sulle persone disabili, c'è pietà o indifferenza. Invece ciò di cui abbiamo bisogno sono normalità ed eguaglianza".

Lo shopping negato

Stefano è stanco, ma resiste: è un atleta. "La squadra di rugby per me è ormai una seconda famiglia. Ho viaggiato con i miei compagni in tutta Europa, siamo fortissimi. Lo sport ti aiuta nell'autonomia, nell'autostima. Come scrivo? Le mie mani non hanno presa, allora metto una penna tra le dita e la tengo con queste fasce che mi avvolgono i palmi. Così riesco anche a cucinare, anzi: sono bravissimo, ma nessuno accetta uno chef disabile. Quando non riesco a fare qualcosa invento l'ausilio che mi serve. L'ultimo? Un attrezzo per chiudere la macchina del caffè". Indomito. "Non vado in via del Corso da anni...". Da piazza del Collegio Romano Stefano spinge la sedia su dossi di sampietrini che sembrano, dice, "una visione di Escher". Ma arrivati in fondo a via Lata, ecco la beffa: un lastrone di pietra blocca l'accesso verso piazza Venezia. Stefano sorride: "La rabbia non serve, fa male. Torniamo a casa. La battaglia per i diritti delle persone disabili è ancora lunga".

--> CLICCA QUI per scaricare l'App NO BARRIERE e iniziare a segnalare tutte le barriere architettoniche presenti nella tua città!

 

Categorie: Radicali

© 2010 - 2017 copyright Divorzio Breve - :elp@