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Immigrazione/Rom, Magi: no al dibattito ideologico, le soluzioni ci sono ma va arrestata l'industria clientelare della solidarietà

Radicali Italiani - Mar, 18/11/2014 - 16:47
18/11/14

Interventodi Riccardo Magi, presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale di Roma Capitale, eletto nella lista civica Marino, ospite del programma Unomattina su Raiuno:

"Il ritrovamento di tre ordigni, di cui uno funzionante, nel cortile esterno del 'Centro di raccolta rom' di via Salaria è un episodio inquietante, che rispecchia bene il clima di tensione - spesso alimentato ad arte - che serpeggia nelle periferie romane e non solo".

"Si può decidere di affrontare il tema dell'immigrazione e dei rom con la polemica demagogica - che fa comodo a tanti - tra chi urla 'rimandiamoli a casa loro' e quelli di noi più 'buonisti'. Oppure, come preferiamo fare noi, analizzare seriamente le cause di questa situazione anche dicendo alcune scomode verità, e guardare alle soluzioni adottate con successo in Italia e in Europa".

"Non si può - prosegue Magi - dare alle poche decine di immigrati del centro di accoglienza la colpa di quanto accaduto a Tor Sapienza. Nelle periferie romane paghiamo decenni di politiche urbanistiche sbagliate e scontiamo il dissesto di aziende dei servizi pubblici divorate dalle clientele, come abbiamo denunciato nei mesi scorsi e come rilevato dal Mef. Politiche fallimentari che, da una parte, hanno consegnato interi quartieri al degrado e alle strumentalizzazioni della destra xenofoba, dall'altra hanno fatto proliferare quella "industria della solidarietà", anch'essa mangiatoia di clientele nate e pasturate con la gestione dei centri di accoglienza e dei campi rom".

"Così, mentre la Corte dei Conti europea denuncia la cattiva gestione da parte dell'Italia dei fondi per l'accoglienza e l'integrazione, con procedure d'appalto inadeguate e controlli carenti, nelle nostre città assistiamo all'esasperazione strumentale del disagio e alla diffusione di un allarme sociale che ricorda quello che negli anni scorsi servì da spinta a politiche securitarie e repressive: leggi come la Bossi-Fini o il decreto sull'emergenza Rom del ministro leghista Roberto Maroni, che hanno prodotto disastri e sprechi enormi. Basti pensare alla costruzione del megacampo monoetnico de La Barbuta per il quale l'Italia sarà presto condannata a pagare una multa costosissima all'Ue".

L'esponente radicale ha poi concluso: "La chiusura dei campi Rom non è una richiesta della Lega Nord, ma un obiettivo fissato dalla Commissione europea e recepito nel 2012 dal Governo con la Strategia nazionale di inclusione delle comunità Rom, Sinti e Caminanti. Troviamo positivo, dunque, che il sindaco Marino oggi si sia espresso per il superamento del campo di via Salviati, purché questa iniziativa si inserisca in un piano complessivo come quello che abbiamo elaborato e consegnato al sindaco, e che prevede la conversione delle risorse pubbliche attualmente impiegate per i campi in percorsi concreti di carattere abitativo e lavorativo: un'inversione di rotta rispetto al sistema fallimentare e illegale, che ai cittadini romani è costato ben 25 milioni di euro, solo nel 2013, per la gestione di appena 5mila persone".

Categorie: Radicali

PMA/Sicilia: Adolfo Allegra alla conferenza per diffidare assessore regionale Borsellino

Luca Coscioni - Mar, 18/11/2014 - 16:00
Fecondazione assistita

Comunicato stampa

 

Procreazione Medicalmente Assistita:

i Centri Medici di PMA e le Associazioni dei Pazienti infertili

diffidano legalmente l’assessore regionale Lucia Borsellino

per inadempienza nell’attuazione e ricezione delle norme

atte a garantire il diritto alla salute riproduttiva per le coppie siciliane

 

Conferenza stampa, mercoledì 19 novembre 2014, ore 10.30

Palermo, Municipio, Palazzo delle Aquile, Sala Rostagno

 

PALERMO - Mercoledì 19 novembre 2014, alle ore 10,30, nei locali del Municipio di Palermo, Palazzo delle Aquile, Sala Rostagno, i Centri Medici che si occupano di Procreazione Assistita e tutte le Associazioni italiane di Pazienti ("Aidagg" di Roma, "Amica Cicogna" di Salerno, "Hera" di Catania, "L'Altra Cicogna" di Cagliari, "Luca Coscioni" di Roma, "Madre provetta" di Roma, "Sos Infertilità" di Milano) terranno una conferenza stampa per esporre i motivi della diffida legale che sarà notificata lo stesso giorno all'Assessore alla Salute della Regione Siciliana, Dott.ssa Lucia Borsellino. Interverranno: l’avvocato Sebastiano Papandrea, il presidente dell’associazione Hera prof. Mario Gambera, il direttore del Centro UMR di Catania, dott. Antonino Guglielmino, il direttore del Centro Medico Andros di Palermo, dott. Adolfo Allegra (per l'Associazione Luca Coscioni).

    L’iniziativa della diffida si rende necessaria a causa dell'inadempienza dell'Assessorato, sia rispetto l'attuazione di proprie disposizioni, sia riguardo l'adozione del deliberato della Conferenza delle Regioni dello scorso 4 settembre.

    In particolare l'assessore, con proprio decreto del 29.01.2014, aveva previsto alcune misure finalizzate ad arginare il fenomeno dei pagamenti indebiti ad altre Regioni per prestazioni di PMA e l'istituzione di una Commissione che avrebbe dovuto collaborare al monitoraggio e al miglioramento della disciplina di settore. Malgrado il tempo trascorso, tali misure sono rimaste inattuate con grave danno per le casse della Regione.

    Altrettanto penalizzante si è rivelato il mancato recepimento del deliberato della suddetta Conferenza delle Regioni, sottoscritto peraltro anche dal Presidente Crocetta; deliberato in cui si evidenzia la necessità dell’inserimento della riproduzione assistita (omologa ed eterologa) nei LEA. La sua ricezione, come già avviene in altre Regioni, avrebbe garantito in Sicilia una concreta tutela ai cittadini interessati a ricorrere alla riproduzione assistita, e in particolare alle tecniche che richiedono donazione di gameti (eterologhe), dando attuazione alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 9 aprile 2014. L'inerzia dell'Assessorato, oltre a danneggiare ulteriormente le casse regionali, è ormai intollerabile per i Pazienti e per i Centri Medici, che si vedono privati di prerogative di cura, di spazi di rappresentanza e collaborazione amministrativa, nonché di risorse economiche.       

    Queste in breve sintesi le ragioni principali della diffida che saranno più diffusamente esposte e documentante nel corso della conferenza stampa.

 

 

Ufficio stampa: Caterina Rita Andò – cell. 360212922 caterina.ando@gmail.com

Data: Mercoledì, 19 Novembre, 2014 - 10:30Città: PalermoIndirizzo: Municipio, Palazzo delle Aquile, Sala Rostagno
Categorie: Radicali

Sla: grandi promesse nessuna premessa

Luca Coscioni - Mar, 18/11/2014 - 15:21
Sla: grandi promesse nessuna premessaLeft18 Nov 2014Federico TulliNomenclatore tariffario

Forte con i deboli, debole con i poteri forti. Mentre il rapporto di sudditanza di Matteo Renzi con gli ambienti che contano, della Chiesa, della finanza e dell’industria, è oramai piuttosto chiaro, quello del presidente del Consiglio con il mondo delle disabilità appare fondato sulla finzione.

Grandi promesse, impegni, solidarietà ma al momento di tradurre le parole in azioni di governo come per incanto alla voce “fondi pubblici” per il sostegno e l’assistenza delle persone disabili spunta il segno meno. In barba all’articolo 32 della Costituzione. È accaduto da ultimo nel “Fondo per le non autosufficienze” che garantisce un sostegno per l’assistenza domiciliare, da cui l’esecutivo ha dichiarato di volerlo ridurre di quasi un terzo, sottraendo 100 milioni. Una briciola nel mare magnum del debito pubblico stramiliardario, ma che può fare la differenza tra la vita e la morte per gli 1,8 milioni disabili gravi e gravissimi che vivono nel nostro Paese.

E accade al “Nomenclatore dei dispositivi medici” per i quali è previsto il rimborso. Si tratta di un tariffario istituito nel 1999 e mai aggiornato nonostante innumerevoli promesse, la qual cosa costringe migliaia di persone a usufruire di strumenti tecnologici obsoleti e oramai inadatti per potersi rapportare con chiunque. Limitando o addirittura impedendo anche i più normali gesti quotidiani.

Questo ritardo colpisce in particolare le 6.000 persone che in Italia sono affette da Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). L’attuale nomenclatore non comprende infatti i comunicatori a comando oculare disponibili da un decennio sul mercato, che sono gli unici dispositivi in grado di farli interagire con la famiglia, i medici e il mondo esterno.

Marco Gentili, 25 anni, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, affetto da Sla familiare, è uno di loro. Laureato in Scienze politiche e consigliere comunale Pd nella sua Tarquinia, meravigliosa cittadina etrusca nell’alto Lazio, Gentili è da anni in prima linea con la sua battaglia politica e di civiltà contro i soprusi di Stato alle persone disabili. Left gli ha rivolto alcune domande per fare il punto di una situazione oramai divenuta insostenibile.

A giugno il ministro Lorenzin aveva promesso che l’aggiornamento del nomenclatore tariffario sarebbe avvenuto entro il 30 settembre. Ma il termine è scaduto senza che nulla accadesse. Come del resto era già successo con il Milleproroghe di gennaio 2014. Durante una recente trasmissione delle Iene, Renzi ha affermato che l’aggiornamento sarà realizzato entro dicembre. Sarà davvero la volta buona?

I disabili per pronunciarsi hanno bisogno di supporti tecnologici o quanto meno di amici e familiari, e sono persone che non possono né insorgere né tanto meno manifestare in modo compatto. Per questo la loro categoria è sempre stata quella meno ascoltata, sia da governi di centrosinistra che di centrodestra. L’attuale premier e il suo governo fanno troppe promesse. Riguardo il nomenclatore posso solo dire di aver smesso di credere a Babbo Natale da tempo, ma come Associazione Coscioni siamo pronti a interloquire con l’esecutivo affinché la problematica sia risolta nel miglior modo e nel minor tempo possibile.

Matteo Renzi ha partecipato con entusiasmo alla campagna di sensibilizzazione contro la Sla bagnandosi con il famoso secchio di acqua gelata. Dopo quel gesto lei ha ricordato al primo ministro che l’attuale nomenclatore non include gli unici dispositivi in grado di permettere ai malati di Sla di interagire con il mondo esterno. Ha avuto dei riscontri a questa sua sollecitazione?

Sarei ben lieto di esternare notizie positive ma ad oggi, di consistente, c’è davvero ben poco. Dopo il mio appello, nonostante la solidarietà mediatica ricevuta e ben accolta e la possibilità che ho avuto di parlare a un grande pubblico, nulla di concreto è accaduto.

Dopo quella dichiarazione del ministro Lorenzin, l’Associazione Coscioni aveva chiesto – inascoltata – l’approvazione immediata dell’aggiornamento del Nomenclatore e l’emanazione del decreto sui Livelli essenziali di assistenza. Quali sono le vostre proposte per la revisione del regolamento dell’assistenza protesica?

La nostra richiesta si concentra su alcuni punti salienti. Innanzitutto la revisione della lista delle tipologie di ausili erogabili eliminando quelli obsoleti e introducendo quelli tecnologicamente più avanzati. In secondo luogo la realizzazione di un sistema di identificazione dei dispositivi erogabili più efficace e trasparente, attraverso la registrazione in un “Repertorio” degli ausili tecnici, peraltro già previsto dalla legge Finanziaria del 2006 e mai realizzato. Tutto ciò allo scopo di garantire alle persone disabili l’effettivo diritto di conoscere quali sono i dispositivi a cui possono accedere, senza sottoporsi ad inutili umiliazioni per sapere se un determinato prodotto può essere ottenuto gratuitamente oppure no, oppure tra quali modelli di ausilio sia possibile effettuare la scelta.

Quali conseguenze comporta per la vita quotidiana delle persone con gravi disabilità il mancato aggiornamento del nomenclatore tariffario?

È innanzitutto un ritardo ingiustificabile. Per una persona disabile, che non è continuamente attenta allo sviluppo tecnologico degli ausili, il non aggiornamento può voler dire l’utilizzo di strumenti scadenti e fuori commercio da tempo e, quindi, può significare l’aumento delle difficoltà nella comunicazione, ma anche nell’espletamento dei bisogni primari o può diminuire la capacità di vivere una vita autonoma, anche solo in parte. Chi invece ha la possibilità di utilizzare strumenti più innovativi, non certo grazie al nomenclatore, lo fa dopo innumerevoli ricerche in merito e dopo aver compiuto diverse procedure trasversali per nulla semplici per ottenere il prodotto. L’aggiornamento è necessario, quindi, perché venga garantito a tutti i disabili il medesimo diritto di vivere al meglio delle proprie possibilità.

Quanto costa allo Stato questo ritardo?

Costa, e costa molto. Il prontuario è fermo al 1999, con i prezzi del 1999. Quindi se una persona disabile necessita di un ausilio che viene erogato dal Ssn, quest’ultimo lo paga al costo stabilito sul Nomenclatore del 1999. Si tratta di un prezzo più alto rispetto a quello che un’ortopedia fa pagare per lo stesso ausilio acquistato da un privato. Nel frattempo, però, il costo di molti ausili è diminuito e molti altri più innovativi sono stati messi in commercio, e questo genera un dispendio economico per lo Stato non ben controllabile e regolabile.

Gli altri grandi Paesi Ue (Germania, Gb, Francia etc) come si regolano?

L’Italia è il fanalino di coda. In tutti i Paesi europei vige la registrazione degli ausili comprensivi di prezzo di listino del prodotto di base e degli accessori, preceduta da test tecnici e da valutazioni riabilitative o sanitarie. In particolare, superlativo è il sistema in uso nei Paesi scandinavi. Qui è lo Stato a farsi carico dell’assistenza del bambino o dell’adulto disabile fin dal momento della prima diagnosi con la formulazione, da parte di un’equipe altamente specializzata e diversificata, di una “Proposta di intervento assistenziale” che tiene conto, tra l’altro, della composizione del nucleo familiare, dell’abitazione, della necessità di un mezzo di trasporto idoneo oltre che dei bisogni e delle potenzialità della persona con disabilità. Non da meno sono Francia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Gran Bretagna, dove ogni ausilio è continuamente testato da organismi competenti e iscritto in appositi schedari. Sulla base delle necessità e delle disponibilità economiche del richiedente, lo Stato finanzia poi totalmente o in parte la spesa. Ribadisco, perciò, che il nostro ritardo è decisamente ingiustificato.

Perché il nomenclatore non viene aggiornato?

Innanzitutto, come sempre accade in Italia, non si fa mai fede alle scadenze. A meno che non succeda qualcosa di significativo, tutto finisce nel dimenticatoio e nell’intricato sistema di revisione delle leggi del nostro Parlamento. Vorrei anche dire, senza accusare nessuno, che molto probabilmente a qualcuno fa comodo questa situazione perché un aggiornamento delle tariffe e l’abbassamento del costo degli ausili di cui si fa carico lo Stato potrebbe alimentare un sistema concorrenziale.

A Renzi lei ha ricordato anche che l’associazione Usa dalla quale è partita la catena delle secchiate d’acqua devolve cospicui fondi proprio a quella ricerca sugli embrioni che da noi oggi è vietata dalla Legge 40. Pensa che agirà di conseguenza eliminando questo divieto da una legge oramai scarnificata dalle sentenze della Corte costituzionale?

Non credo anche se me lo auguro. L’Associazione Coscioni ha rivolto molti appelli al premier affinché cancellasse gli ultimi divieti rimasti nella Legge 40. Ma non ha fatto nulla, neanche una risposta puramente formale ai nostri solleciti. Purtroppo saranno i giudici a colmare le inerzie politiche. E noi saremmo accanto a tutte quelle coppie che ci chiederanno aiuto per accedere senza discriminazioni alla fecondazione assistita o che vorranno donare alla ricerca i propri embrioni, proprio per tentare di trovare una cura a malattie invalidanti come la Sla.

Da consigliere comunale eletto nel Pd.come giudica l’atteggiamento del suo partito riguardo il riconoscimento dei diritti e la garanzia di soddisfazione dei bisogni fondamentali delle persone disabili?

A livello locale l’atteggiamento è stato sempre positivo dimostrando una certa sensibilità nell’affrontare queste dinamiche sociali. A Tarquinia, invece di tagliare abbiamo incentivato l’attuazione di nuovi progetti. Io personalmente sto promuovendo l’istituzione del registro del testamento biologico, che se verrà realizzato sarà un eccellente esempio di libertà, autonomia e democrazia.

E come giudica invece la sensibilità e l’operato del governo Renzi?

Dopo la versione ufficiosa del Disegno di legge di stabilità che taglia il Fondo per le non autosufficienze di 100 milioni è piuttosto imbarazzante esprimere un giudizio . Anche se si trattasse solo di una scelta tecnica non dettata dal premier, sarebbe comunque inaccettabile. Questo fondo è vitale per garantire un sostegno per l’assistenza domiciliare a migliaia di malati gravi e non autosufficienti, tra cui le persone che in Italia sono affette da Sla. Da questo governo che ha fatto delle docce gelate un vanto, il solo fatto di aver pensato a questa mossa politica risulta alquanto deplorevole.

Quale consiglio darebbe a Renzi se fosse sufficientemente umile da ascoltare la “base”?

In Italia per salvaguardare il generale benessere dei cittadini occorre ridare valore al rapporto tra classe politica e comunità scientifica, attraverso un dialogo costante. La politica, a mio avviso, dovrebbe prendere atto della validità dell’etica scientifica e delle scoperte che hanno ricadute su ambiti di interesse sociale. Per poi legiferare in maniera più democratica e più bilanciata possibile. Il problema cruciale per il nostro Paese è proprio l’incapacità manifesta della classe politica di sviluppare questo dialogo e questa collaborazione con il mondo scientifico.

Categorie: Radicali

Spadaccia e Crivellini si dimettono dalla direzione. Rita Bernardini pubblica le loro lettere e chiede loro di ripensarci

Radicali Italiani - Mar, 18/11/2014 - 15:17
18/11/14

Rita Bernardini pubblica le lettere di dimissioni dalla Direzione di Gianfranco Spadaccia e di Marcello Crivellini chiedendo loro di ritirarle

Caro Gianfranco,

sono molto dispiaciuta della tua lettera di dimissioni e ancor di più del fatto che tu abbia ritenuto di dover trascinare nella tua scelta anche Marcello Crivellini, il quale dopo tanti anni rientrava in un organismo pienamente “radicale” quale è la Direzione di Radicali Italiani. Scrivi che lo fai in nome dell’unità e della concordia del Movimento. Eppure quando accettasti mi scrivesti che decidevi di affidarti alla mia valutazione e alla mia decisione, assicurandomi, nel caso avessi confermato le mie intenzioni, la tua disponibilità. Non avevi richieste né condizioni da avanzare.

Poi è accaduto ch’io abbia “valutato” e “scelto” i 15 nomi assumendomi la responsabilità politica nonostante la mancata intesa con il tesoriere.

Quei 15 nomi, ciascuno e nel loro insieme, costituiscono una Direzione di prim’ordine in grado di affrontare questo difficilissimo anno politico con la sua complessa mozione congressuale la cui attuazione non può certo permettersi di mandare al macero quanto costruito in precedenza con le fondamentali interlocuzioni – affatto scontate - che Marco Pannella (e noi che lo abbiamo convintamente sostenuto) ha saputo costruire con il Presidente Napolitano e con Papa Bergoglio.

Non posso credere, caro Gianfranco, che tu mi chieda di nominare la Direzione procedendo alla “lottizzazione” dei temi della mozione congressuale dividendo il Movimento fra chi gestisce i tre emendamenti “riformisti” inseriti in congresso e chi, con la Segretaria, fa il resto, cioè quella “roba” nonviolenta che si oppone all’antidemocrazia italiana che dopo un settantennio ha ridotto il Paese sul lastrico civile, sociale ed economico.

Per quel che mi riguarda, la pessima copia del manuale Cencelli non ho alcuna intenzione di adottarla non foss’altro che non vorrei essere proprio io a buttare a mare le idee e le speranze radicali oggi così drammaticamente attuali.

Continuo ad essere convinta che anche per te è così e, per questo, con speranza, ti chiedo di ritirare le tue dimissioni e di essere con tutto il Movimento pienamente e convintamente responsabile di affrontare quel che ci aspetta e che fa tremare le vene ai polsi se vogliamo essere fino in fondo consapevoli di ciò che possiamo rappresentare per la democrazia non solo italiana.

La stessa richiesta rivolgo a Marcello Crivellini che con la sua proposta attualizzata del rientro dal debito pubblico italiano (che mi ha entusiasmato, tanto è portatrice di storia radicale) è una risorsa intellettuale e politica per tutti noi e per il Paese.

Ti abbraccio
Rita

 

Lettera di Gianfranco Spadaccia a Rita Bernardini, del 15 novembre 2014

Cara Rita,

come ho avuto modo di anticiparti nel colloquio di ieri, non mi sento di accettare di far parte della Direzione. Quando me lo chiedesti a voce, chiesi del tempo per riflettere e poi rimisi nelle tue mani la decisione. Non feci richieste né posi condizioni. Espressi tuttavia un auspicio: che da te potesse venire un segno di discontinuità rivolto a superare un aspro periodo di contrapposizioni e a valorizzare e utilizzare le risorse di coloro che con la presentazione degli emendamenti e il voto sulla mozione da te presentata avevano dimostrato in Congresso di muoversi in questa direzione. Contrario ad ogni esclusione, avevo auspicato al contrario una politica di inclusione, che aprisse la possibilità a una stagione di collaborazione, premessa di una forte e urgente iniziativa comune.

Non mi sembra che questo auspicio sia stato accolto. Continuerò perciò a battermi per questo obiettivo in ogni sede, anche nei dibattiti di Direzione se riterrai di invitarmi. Continuo a ritenere insensato considerare due terzi del Congresso "antipannelliano" (antipannelliano a chi?) e avversari della amnistia e della riforma della giustizia. Sono opinioni che vanno di pari passo e sono speculari (a volte anche quanto a insulti) ai forsennati attacchi di Marco Belelli.

Mi auguro che esistano ancora margini per inaugurare una stagione di dialogo e di collaborazione, priva di ostracismi e posizioni pregiudiziali, di cui abbiamo disperatamente bisogno (e ne ha bisogno non solo il Partito ma il Paese). Questo era il senso dell'applauso tributato dal Congresso a Marco Pannella dopo l'approvazione della mozione e dei tre emendamenti. Questi sono gli intenti a cui, come militante continuerò ad ispirarmi.

Aggiungo che Ti ho votato in due consecutivi congressi e, nonostante questa lettera, sei il mio segretario e il segretario di tutti i radicali.

Fraternamente.
Gianfranco Spadaccia

 

La email di Marcello Crivellinil a Rita Bernardini

 Carissima Rita,

da diversi anni non faccio vita attiva di partito ma collaboro di tanto in tanto su singole iniziative.

Alla tua richiesta di far parte della direzione avevo infine acconsentito, anche alla luce del recente Congresso (cui non ho partecipato) che mi sembrava, almeno dall’esterno, andare verso una piena utilizzazione di tutte le opportunità presenti e passate.

La lettera di Gianfranco Spadaccia descrive una situazione diversa e dunque mi troverei in una posizione di scarsa utilità per tutti.

Per questo preferisco non far parte della Direzione ma darti la disponibilità a fornire qualche contributo su iniziative specifiche.

La prima cosa utile è quella di provvedere subito alla mia quota di iscrizione, la seconda è auspicare che il nuovo anno radicale sia caratterizzato da molte e concrete iniziative politiche.

Un abbraccio
Marcello

 

Risposta di Rita Bernardini a Marcello Crivellini

 Caro Marcello,

dall'incontro che ho avuto due giorni fa con Spadaccia, avevo immaginato (avendomi detto che ti aveva telefonato) che avrebbe trascinato anche te nella strada irresponsabile che ha intrapreso.

Unirete così i radicali? Io credo di aver scelto una direzione di prim'ordine per gli obiettivi non secondari che abbiamo. Non sono stata lì con il bilancino spartitorio della mozione e degli eletti al Comitato, ma evidentemente era quello che mi si richiedeva.

Rifletterò in queste poche ore che mi rimangono (mi ero concessa 48 ore di riposo dopo oltre 360 giorni) sul da farsi, il che non esclude con ogni evidenza il fatto ch'io mi faccia da parte lasciando il passo al "nuovo" che avanza.

Ti abbraccio
Rita

Email di Marcello Crivellini

Cara Rita,

ti prego di credere che il mio unico intento è di non trovarmi "prigioniero" fra due schieramenti-gruppi-aree contrapposti le cui dinamiche non conosco e da cui sono estraneo da anni.

Marcello

 

Email di risposta di Rita Bernardini

E, infatti, si tratterebbe di fare le cose, e il tuo progetto sul debito pubblico è una bomba!

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Carlo Troilo a Sacrosante risate (Mostra di vignette di satira religiosa)

Luca Coscioni - Mar, 18/11/2014 - 13:20
Eutanasia

QUI i dettagli

Data: Venerdì, 21 Novembre, 2014 - 18:00 to 20:00Città: PescaraIndirizzo: Circolo Aternino, Piazza Garibaldi 51Organizzatore: Uaar AllegatoDimensione PE Eutanasia 21 novembre 14.pdf149.72 KB
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Disabilità, Ass. Coscioni: mercoledì conferenza stampa su condanna Comune di Roma per discriminazione contro un ragazzo disabile per inaccessibilità scuola

Luca Coscioni - Mar, 18/11/2014 - 10:41
Barriere architettoniche

Invito conferenza stampa

 

Domani, mercoledì 19 novembre, alle ore 10:30, presso la sede del partito radicale, in via di torre argentina 76, Roma, è convocata una conferenza stampa dell'Associazione Luca Coscioni per informare i giornalisti della ordinanza con la quale il Tribunale ha condannato il Comune di Roma per aver tenuto una condotta discriminatoria nei confronti di un ragazzo disabile, al quale viene tuttora impedito di frequentare la scuola media "Giovanni XXIII" a causa delle barriere architettoniche presenti negli spazi interni ed esterni dell'edificio scolastico. Si tratta della terza condanna pronunciata in sede civile nei confronti dell'amministrazione capitolina per discriminazione contro le persone disabili.

Prenderanno parte alla conferenza stampa:

Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Alessandro Gerardi, avvocato e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni

Laura Fois, madre del ragazzo

Rocco Berardo, responsabile progetto disabilità dell'Associazione Luca Coscioni

Gustavo Fraticelli, vice-segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Data: Mercoledì, 19 Novembre, 2014 - 10:30Città: RomaIndirizzo: via di torre argentina 76Organizzatore: Ass. Luca Coscioni
Categorie: Radicali

Spadaccia e Crivellini si dimettono dalla direzione. Rita Bernardini pubblica le loro lettere e chiede loro di ripensarci

Radicali Italiani - Mar, 18/11/2014 - 08:47
18/11/14

Rita Bernardini pubblica le lettere di dimissioni dalla Direzione di Gianfranco Spadaccia e di Marcello Crivellini chiedendo loro di ritirarle

Caro Gianfranco,

sono molto dispiaciuta della tua lettera di dimissioni e ancor di più del fatto che tu abbia ritenuto di dover trascinare nella tua scelta anche Marcello Crivellini, il quale dopo tanti anni rientrava in un organismo pienamente “radicale” quale è la Direzione di Radicali Italiani. Scrivi che lo fai in nome dell’unità e della concordia del Movimento. Eppure quando accettasti mi scrivesti che decidevi di affidarti alla mia valutazione e alla mia decisione, assicurandomi, nel caso avessi confermato le mie intenzioni, la tua disponibilità. Non avevi richieste né condizioni da avanzare.

Poi è accaduto ch’io abbia “valutato” e “scelto” i 15 nomi assumendomi la responsabilità politica nonostante la mancata intesa con il tesoriere.

Quei 15 nomi, ciascuno e nel loro insieme, costituiscono una Direzione di prim’ordine in grado di affrontare questo difficilissimo anno politico con la sua complessa mozione congressuale la cui attuazione non può certo permettersi di mandare al macero quanto costruito in precedenza con le fondamentali interlocuzioni – affatto scontate - che Marco Pannella (e noi che lo abbiamo convintamente sostenuto) ha saputo costruire con il Presidente Napolitano e con Papa Bergoglio.

Non posso credere, caro Gianfranco, che tu mi chieda di nominare la Direzione procedendo alla “lottizzazione” dei temi della mozione congressuale dividendo il Movimento fra chi gestisce i tre emendamenti “riformisti” inseriti in congresso e chi, con la Segretaria, fa il resto, cioè quella “roba” nonviolenta che si oppone all’antidemocrazia italiana che dopo un settantennio ha ridotto il Paese sul lastrico civile, sociale ed economico.

Per quel che mi riguarda, la pessima copia del manuale Cencelli non ho alcuna intenzione di adottarla non foss’altro che non vorrei essere proprio io a buttare a mare le idee e le speranze radicali oggi così drammaticamente attuali.

Continuo ad essere convinta che anche per te è così e, per questo, con speranza, ti chiedo di ritirare le tue dimissioni e di essere con tutto il Movimento pienamente e convintamente responsabile di affrontare quel che ci aspetta e che fa tremare le vene ai polsi se vogliamo essere fino in fondo consapevoli di ciò che possiamo rappresentare per la democrazia non solo italiana.

La stessa richiesta rivolgo a Marcello Crivellini che con la sua proposta attualizzata del rientro dal debito pubblico italiano (che mi ha entusiasmato, tanto è portatrice di storia radicale) è una risorsa intellettuale e politica per tutti noi e per il Paese.

Ti abbraccio
Rita

 

Lettera di Gianfranco Spadaccia a Rita Bernardini, del 15 novembre 2014

Cara Rita,

come ho avuto modo di anticiparti nel colloquio di ieri, non mi sento di accettare di far parte della Direzione. Quando me lo chiedesti a voce, chiesi del tempo per riflettere e poi rimisi nelle tue mani la decisione. Non feci richieste né posi condizioni. Espressi tuttavia un auspicio: che da te potesse venire un segno di discontinuità rivolto a superare un aspro periodo di contrapposizioni e a valorizzare e utilizzare le risorse di coloro che con la presentazione degli emendamenti e il voto sulla mozione da te presentata avevano dimostrato in Congresso di muoversi in questa direzione. Contrario ad ogni esclusione, avevo auspicato al contrario una politica di inclusione, che aprisse la possibilità a una stagione di collaborazione, premessa di una forte e urgente iniziativa comune.

Non mi sembra che questo auspicio sia stato accolto. Continuerò perciò a battermi per questo obiettivo in ogni sede, anche nei dibattiti di Direzione se riterrai di invitarmi. Continuo a ritenere insensato considerare due terzi del Congresso "antipannelliano" (antipannelliano a chi?) e avversari della amnistia e della riforma della giustizia. Sono opinioni che vanno di pari passo e sono speculari (a volte anche quanto a insulti) ai forsennati attacchi di Marco Belelli.

Mi auguro che esistano ancora margini per inaugurare una stagione di dialogo e di collaborazione, priva di ostracismi e posizioni pregiudiziali, di cui abbiamo disperatamente bisogno (e ne ha bisogno non solo il Partito ma il Paese). Questo era il senso dell'applauso tributato dal Congresso a Marco Pannella dopo l'approvazione della mozione e dei tre emendamenti. Questi sono gli intenti a cui, come militante continuerò ad ispirarmi.

Aggiungo che Ti ho votato in due consecutivi congressi e, nonostante questa lettera, sei il mio segretario e il segretario di tutti i radicali.

Fraternamente.
Gianfranco Spadaccia

 

La email di Marcello Crivellinil a Rita Bernardini

 Carissima Rita,

da diversi anni non faccio vita attiva di partito ma collaboro di tanto in tanto su singole iniziative.

Alla tua richiesta di far parte della direzione avevo infine acconsentito, anche alla luce del recente Congresso (cui non ho partecipato) che mi sembrava, almeno dall’esterno, andare verso una piena utilizzazione di tutte le opportunità presenti e passate.

La lettera di Gianfranco Spadaccia descrive una situazione diversa e dunque mi troverei in una posizione di scarsa utilità per tutti.

Per questo preferisco non far parte della Direzione ma darti la disponibilità a fornire qualche contributo su iniziative specifiche.

La prima cosa utile è quella di provvedere subito alla mia quota di iscrizione, la seconda è auspicare che il nuovo anno radicale sia caratterizzato da molte e concrete iniziative politiche.

Un abbraccio
Marcello

 

Risposta di Rita Bernardini a Marcello Crivellini

 Caro Marcello,

dall'incontro che ho avuto due giorni fa con Spadaccia, avevo immaginato (avendomi detto che ti aveva telefonato) che avrebbe trascinato anche te nella strada irresponsabile che ha intrapreso.

Unirete così i radicali? Io credo di aver scelto una direzione di prim'ordine per gli obiettivi non secondari che abbiamo. Non sono stata lì con il bilancino spartitorio della mozione e degli eletti al Comitato, ma evidentemente era quello che mi si richiedeva.

Rifletterò in queste poche ore che mi rimangono (mi ero concessa 48 ore di riposo dopo oltre 360 giorni) sul da farsi, il che non esclude con ogni evidenza il fatto ch'io mi faccia da parte lasciando il passo al "nuovo" che avanza.

Ti abbraccio
Rita

Email di Marcello Crivellini

Cara Rita,

ti prego di credere che il mio unico intento è di non trovarmi "prigioniero" fra due schieramenti-gruppi-aree contrapposti le cui dinamiche non conosco e da cui sono estraneo da anni.

Marcello

 

Email di risposta di Rita Bernardini

E, infatti, si tratterebbe di fare le cose, e il tuo progetto sul debito pubblico è una bomba!

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Caro Napolitano, aiutaci: vogliamo la verità su Lonzi. Lettera al presidente della Repubblica

Radicali Italiani - Lun, 17/11/2014 - 21:32
17/11/14

Caro Presidente della Repubblica,

voglio in primo luogo ringraziarLa per l’intenso e non formale messaggio di saluto e augurio di buon lavoro che ci ha inviato in occasione del 13° congresso di Radicali Italiani.

So di avere in Lei un attento ascoltatore della vicenda umana che oggi intendo sottoporre alla sua attenzione.

La storia è quella di una madre, la Signora Maria Ciuffi, che 11 anni e 4 mesi fa ha perso il figlio, Marcello Lonzi, di 29 anni, morto nel carcere Le Sughere di Livorno. Marcello era stato arrestato per tentato furto e condannato a 9 mesi di reclusione.

Mancavano 4 mesi al termine della pena quando lo hanno trovato privo di vita, riverso sul pavimento tra la cella numero 21 e il corridoio. La Signora Ciuffi in questi lunghi 11 anni e 4 mesi, pur travolta da un dolore inconsolabile, non ha potuto e voluto credere alla versione "ufficiale" della "morte naturale" del figlio: ci sono infatti fotografie acquisite agli atti processuali, in quanto realizzate subito dopo il fatto, che mostrano Marcello immerso in un lago di sangue, con diverse ferite sul corpo. Dalla riesumazione risulta che la salma presenta la mandibola fratturata, due buchi in testa, il polso sinistro fratturato, due denti spaccati, otto costole rotte e varie escoriazioni. Dopo le archiviazioni per "morte naturale", nel 2013 la Signora Maria Ciuffi ha presentato una nuova querela sull’operato dei medici e relative perizie, ipotizzando reati di falso e false informazioni, depositando anche un parere proveritate redatto del prof. Alberto Bellocchio, specialista in medicina legale presso l’Università del Sacro Cuore di Roma. Quest’anno il Gip, dottoressa Beatrice Dani, ha riaperto il caso ordinando al PM di effettuare nuove indagini su orari, causa di morte, operato dei medici. La Signora Maria Ciuffi in questi anni ha potuto non sentirsi sola, grazie all’attenzione e alla costante vicinanza della radicale Irene Testa, segretaria dell’Associazione Il Detenuto Ignoto che da tempo segue proprio quelle persone "ignote" che non riescono ad avere voce. Nella sua dignitosa povertà, la Signora Ciuffi, è dovuta ricorrere a raccolta di aiuti economici volontari per far emergere la verità sulla morte del figlio: non è animata da sentimenti di vendetta ma solo da amore per la verità e non ha mai avuto nulla da recriminare sulla carcerazione del ragazzo che - come ha sempre affermato - «se aveva sbagliato, doveva espiare la pena inflitta». Mi permetto, Signor Presidente, di trasmetterle le stesse immagini che la Signora Ciuffi ha potuto vedere e che sono il suo tormento, dal momento che sotto di esse lo Stato ha scritto la didascalia "morte naturale". Credo che la sua e nostra lotta sia da comprendere. Da militante radicale quale io soprattutto sono, ho impresse nella mente le immagini del 1983 riguardanti un’apparizione televisiva di Emma Bonino con alle spalle la gigantografia dei genitali seviziati di Cesare Di Lenardo, brigatista rosso implicato nel sequestro del generale statunitense James Lee Dozier. Emma Bonino e Marco Pannella (che suggerì quell’iniziativa) non ebbero certo dalla loro parte la classe politica pressoché unanime nel difendere la "ragion di Stato" contro lo Stato di Diritto.

Così come non riesco a dimenticare Marco Pannella che si precipita a Palermo - era il 1985 - appena appresa la notizia della morte del pescatore Salvatore Marino, decesso conseguente alle torture subite negli uffici della Questura di Palermo. O quando, nel maggio del 1984, sempre Pannella, trovò la forza interiore di fronte al silenzio dei media di andare a fare un comizio a Muro Lucano dove pochi giorni prima era morto un ventiquattrenne, Gerardo Cerone, fermato dai carabinieri e uscito cadavere dalla caserma, a causa delle ferite che gli erano state inferte. Le ho scritto tutto questo, caro Presidente, perché so che Lei come nessun altro - e non solo per il ruolo istituzionale che ricopre sa trovare le parole giuste per una madre semplice e buona come la Signora Maria Ciuffi e per i troppi morti che ancora oggi scandiscono i tempi delle condizioni carcerarie in Italia. So anche che comprenderà le mie e nostre preoccupazioni (che si sforzano di essere occupazioni quotidiane) per il ritardo con il quale il nostro Paese sta affrontando l’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento. Pur essendo passati 25 anni dalla firma della Convezione, infatti, il Parlamento rischia ancora una volta di non portare a termine quella riforma urgentissima che Papa Francesco ha voluto subito fare per lo Stato Città del Vaticano – insieme all’abrogazione dell’ergastolo - al momento del suo insediamento.

Con grandissima stima, fiducia e comprensione del momento che Lei, Signor Presidente, sta vivendo, Le porgo i miei più affettuosi saluti

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Pd, Riccardo Magi: primo partito maggioranza attacca Marino, ma #DovEriPD in questi 18 mesi?

Radicali Italiani - Lun, 17/11/2014 - 20:25
17/11/14

Dichiarazione di Riccardo Magi, consigliere comunale radicale eletto con la Lista Civica Marino Sindaco, presidente di Radicali Italiani:

"A Giulia Tempesta che twitta al sindaco Marino #èRoma #èPolitica, aggiungo sinceramente: facciamo in modo che non sia la solita politica romana. Il Partito democratico romano sferra un duro attacco al sindaco e gli chiede di cambiare la giunta. Senza nulla togliere agli errori e alle responsabilità di Marino e della sua giunta - che nessuno quanto noi ha messo in luce in questi 18 mesi portando sempre proposte di merito e di metodo alternative - vorremmo sapere: in questo periodo il primo partito della maggioranza, per assessori e consiglieri, dov'era?", lo scrive il Presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale a Roma, Riccardo Magi, lanciando su Twitter l'hashtag #DovEriPD".

"#DovEriPD - chiede - mentre le aziende clientelari, fabbriche di preferenze elettorali, come Atac, Ama, Farmacap, Risorse per Roma, Assicurazioni di Roma ecc... portavano al dissesto la città con risultati disastrosi per gli utenti? E mentre i servizi venivano affidati sempre più senza gara, in modo illegittimo, più oneroso e a danno delle finanze pubbliche? #DovEriPD mentre gli errori nel sistema dell'accoglienza consegnavano le periferie all'abbandono, all'isolamento e alle strumentalizzazioni? #DovEriPd quando denunciai la "manovrina d'aula", l'obolo a disposizione di associazioni scelte direttamente dei consiglieri? L'ormai ex-capogruppo minacciò di portarmi in tribunale. Aspetto ancora!".

E poi, prosegue Magi, "#DovEriPD quando abbiamo denunciato alla Procura di Roma e alla Corte dei Conti il nuovo Mose: la Metro C che costerà 6 miliardi mentre l'appalto era 2,7 miliardi per intera tratta. E la gara è stata vinta al ribasso! #DovEriPD mentre i costi per la gestione dei Campi Rom monoetnici arrivavano solo nel 2013 a 25 milioni di euro, con zero risultati in termini di integrazione e sicurezza dei cittadini? #DovEriPD quando dopo lo scandalo Cerroni i tuoi consiglieri facevano 1 mese di ostruzionismo contro la proposta di istituire l'anagrafe del ciclo dei rifiuti? Ho dovuto fare uno sciopero della fame di 9 giorni per votare quella delibera. #DovEriPD quando abbiamo dovuto denunciare alla Procura 25 anni di illegalità degli stabilimenti balneari e la chiusura quasi totale dei varchi del lungomare di Ostia per aprirlo finalmente ai cittadini?

#DovEriPD quando solo dopo 5 anni la delibera popolare sul testamento biologico è stata calendarizzata, ma solo a seguito della diffida a Mirko Coratti da parte del Prefetto di Roma da noi interessato per violazione dello statuto del consiglio comunale?". Infine, "#DovEriPd sulle unioni civili? Dal 2012 chiediamo la votazione in aula e voi ancora rinviate".

"Basta con lo scarica barile. Aveva ragione Pasolini quando diceva: "Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia"? A Giulia Tempesta che twitta al sindaco Marino #èRoma #èPolitica, aggiungo sinceramente: facciamo in modo che non sia la solita politica romana, si cominci ad esempio a chiarire in che modo si vuole cambiare l’azione della giunta e in base a ciò si scelgano i nomi migliori", conclude Riccardo Magi.

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Vie d'acqua, Cappato: dopo 3 anni, Pisapia ci dà ragione. Spero non sia troppo tardi

Radicali Italiani - Lun, 17/11/2014 - 19:15
17/11/14

Dichiarazione di Marco Cappato, presidente del gruppo Radicale - Federalista europeo al Consiglio comunale di Milano:

A quanto pare, finalmente anche il Sindaco Pisapia vorrebbe utilizzare i fondi destinati alle vie d'acqua e dirottarli sull'emergenza Seveso. È la nostra richiesta da tre anni a questa parte, sia come Radicali che come Comitato referendario Milanosìmuove, con Edoardo Croci e Enrico Fedrighini, quando proponemmo che si investisse sulla riapertura dei Navigli, inclusa la separazione delle acque del Seveso da quelle del Naviglio della Martesana.

Fino ad oggi e per tre anni, Pisapia ci aveva risposto che non si poteva, e che era troppo tardi. A settembre aveva nuovamente difeso il progetto delle vie d'acqua, tessendone le lodi.

Ora il Sindaco cambia idea e prova a fare ciò che chiediamo da tre anni. Non possiamo che sperare che il Pisapia degli ultimi tre anni si sbagliasse, e che il Pisapia di oggi abbia ragione. Certo, se si fosse mosso tre anni fa non ci troveremmo in questa situazione.

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Carceri. Radicali: manifestazione per ricordare i detenuti morti nelle prigioni italiane

Radicali Italiani - Lun, 17/11/2014 - 18:25
17/11/14

La mattina di venerdì 15 novembre a Firenze i radicali dell’Associazione “Andrea Tamburi” hanno manifestato all’esterno dell’istituto penitenziario di Sollicciano, per ricordare le 2358 morti in carcere dal 2000 ad oggi.

I radicali fiorentini mostravano cartelli con i nomi di alcune delle persone morte nelle varie carceri italiane o in custodia dello Stato (Stefano Cucchi, Aldo Bianzino, Riccardo Magherini, Marcello Lonzi, Cristina Corbizzi e altri), seguito dall’hashtag "#sonoStatoio", per sottolineare la responsabilità dello Stato italiano nei confronti di questi decessi.

Massimo Lensi, componente del Comitato nazionale di Radicali Italiani e Maurizio Buzzegoli, segretario dell’associazione “Andrea Tamburi”, hanno dichiarato: "Dal 22 ottobre 2009 - data del decesso di Stefano Cucchi, ndr - sono morti in carcere 893 detenuti: un numero sconvolgente di vittime imputabile ad un Parlamento attanagliato da una morsa giustizialista che in nome del consenso sta negando le uniche soluzioni capaci di risolvere immediatamente il problema come l’amnistia e l’indulto".

I due esponenti radicali sottolineano anche l’inefficienza dei provvedimenti presi dal Governo Renzi: "I proclami del ministro Orlando vengono quotidianamente sconfessati dai suicidi e dagli atti di autolesionismo all’interno delle strutture penitenziarie. Ai detenuti si continuano a perpetrare trattamenti inumani e degradanti".

Infine Lensi e Buzzegoli ricordano la difficile condizione sanitaria degli istituti penitenziari toscani e chiedono al Presidente Enrico Rossi di intervenire: "La Regione Toscana deve mobilitarsi affinché si ponga fine all’omissione di soccorso in atto e si cominci a garantire, non solamente sulla carta e nelle dichiarazioni di principio, le cure anche per i cittadini detenuti".

* foto: Grazia Galli

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Puntata del Maratoneta di sabato 15 novembre 2014

Luca Coscioni - Lun, 17/11/2014 - 12:06
Puntata del Maratoneta di sabato 15 novembre 2014www.radioradicale.it17 Nov 2014Politica

In studio con Mirella Parachini, ospiti in collegamento Federico Tulli ( giornalista ), Maria Teresa Agati ( ass. Luca Coscioni ), Luigi Manconi ( presidente commissione diritti umani al senato ), Roberto Defez ( cnr ), Filomena Albano ( magistrato ).

Riascolta la puntata

Il Maratoneta
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Una sveglia per chi lo considera un rivoluzionario

Luca Coscioni - Lun, 17/11/2014 - 09:45
Una sveglia per chi lo considera un rivoluzionario Il Garantista15 Nov 2014Gilberto CorbelliniLaicità

Non riesco sinceramente ad appassionarmi alle uscite di papa Francesco sulle questioni teologico-filosofiche, incluse quelle bioetiche. Intanto perché non mi sembra che l'attuale pontefice nutra la stessa passione per la contesa filosofica e culturale con l'immaginario del pensiero laico-secolare: contesa e contestazione, che avevano caratterizzato almeno le ultime due reggenze. Il nostro dice quello che deve dire un papa. Ma lo dice anche con parsimonia. Nel senso che intanto non usa i megafoni della politica, e non chiama a raccolta un po' di parlamentari, che in questo paese sono sempre pronti a mettersi sull'attenti di fronte alle ingerenze di un capo religioso, nonostante la lettera della Costituzione. Pur non essendo appassionato di questioni religiose, rilevo dai fatti che questo pontificato per ora sviluppa la sua vera e migliore azione politica sul fronte di una critica principalmente rivolta ai disvalori che producono diseguaglianze economiche e discriminazioni sociali. Dopodiché, la dottrina della chiesa cattolica sul valore sacro della vita umana non è cambiata e non cambierà a breve, o anche a lungo. Per cui alla prima occasione, alla quale non poteva evidentemente sfuggire, il papa ha invitato i medici cattolici all'obiezione di coscienza, e ha condannato aborto, eutanasia e fecondazione medicalmente assistita. Vista dalla prospettiva di chi non nutre simpatia per le tentazioni di trasformare in leggi dei sentimenti religiosi privati, che nascono peraltro da credenze poco razionali, l'uscita del papa è per il momento probabilmente anche una prova. Un modo di occupare dello spazio che viene lasciato libero, culturalmente, dai laici. In quanto questi pensano che la sfida di costruire anche in Italia le condizioni per regolare le libertà civili sulla base di conseguenze buone per le persone, conseguenze che non vanno date per scontate ma controllate o monitorate, sia solo una questione di avere le leggi giuste; e non anche, se non prima di tutto, un senso civico più spiccato e fondato sull'uso costante di una pragmatica ragionevolezza. Ora, quando si guarda ai fatti non ci sono argomenti empirici o razionali che consentano di dimostrare che non consentire l'aborto, l'eutanasia e la fecondazione assistita si fa del bene alle persone. Dove l'aborto è vietato la salute riproduttiva femminile è a livelli più scarsi, fino a essere nei regimi totalitari o teocratici peggiore che all'alba delle cosiddette civiltà. Dove sono legalizzati il suicidio medicalmente assistito e l'eutanasia i malati sono più sereni e meno a rischio di abusi da parte di parenti e medici. Il papa dice che non sarebbe "un atto di dignità procurare l'eutanasia". E' vero: "procurare" l'eutanasia da parte di chi ritiene la vita un dono, non sarebbe molto dignitoso. Ma lo è, indiscutibilmente per chi la pensa diversamente e giudica, con buonissimi argomenti, sia naturalmente dato il diritto di disporre della propria vita e di aiutare altri a disporne — non si parla di un diritto a morire, ma sempre e solo di un diritto alla vita, che non può essere una condanna o una punizione ché altrimenti non sarebbe più un diritto. Infine, la fecondazione medicalmente assistita è davvero un avanzamento scientifico e tecnologico, che le persone sono libere di usare o non usare. Anche in *** questo caso le chiacchiere stanno a zero. Non esiste un solo studio che dimostri un danno alle persone che vengono al mondo con queste procedure mediche, cioè da persone che le usano passando attraverso un lungo percorso per realizzare il diritto fondamentale di provare ad amare chi si è desiderato. Sulle questioni strettamente bioetiche il papa e i cattolici possono solo emettere condanne, lanciare anatemi o chiamare a raccolta, confondendo le idee. Perché non hanno fatti a supporto delle restrizioni che invocano. Purtroppo la crisi economica sta mettendo in secondo piano l'attenzione politica per i diritti civili, e forse è salutare che facendo il suo mestiere papa Francesco dia la sveglia a chi lo stava già accogliendo come un rivoluzionario.

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Filomena Gallo al convegno AMI 'Famiglia quale riforme?'

Luca Coscioni - Lun, 17/11/2014 - 08:30
Fecondazione assistita

Cliccando QUI i dettagli dell'evento. 

Data: Giovedì, 27 Novembre, 2014 - 15:00 to 19:00Città: BolognaIndirizzo: Tribunale di Bologna, Palazzo Legnani Pizzardi, Aula Primo Zecchi, via Luigi Carlo Farini, 1Organizzatore: Ami AllegatoDimensione AMI 27.11-11.12.pdf175.92 KB
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Ancona 15/11/2014 Corso/seminario per l'eliminazione delle barriere architettoniche

Luca Coscioni - Dom, 16/11/2014 - 11:34
Ancona 15/11/2014 Corso/seminario per l'eliminazione delle barriere architettoniche15 Nov 2014Barriere architettoniche

Rassegna stampa relativa al corso/seminario "progetto soccorso civile per l'eliminazione delle barriere architettoniche" Ancona  15 novembre 2014   Hotel Europa  Via Sentino, 3

AllegatoDimensione CorriereAdriatico15112014.jpg115.09 KB Messaggaero1512014.jpg64.56 KB RestoCarlno1512014.jpg66.48 KB
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Lo Stato deve impedire che l'obiezione di coscienza si trasformi in imposizione

Luca Coscioni - Sab, 15/11/2014 - 19:36
Lo Stato deve impedire che l'obiezione di coscienza si trasformi in imposizioneMarco Cappato15 Nov 2014EutanasiaDichiarazione di Marco Cappato, Tesoriere dell'associazione Luca Coscioni e promotore della campagna per l'eutanasia legale   Milano, 15 novembre 2014   Non è un sorpresa che Papa Bergoglio abbia oggi confermato l'impostazione vaticana sull'obiezione di coscienza in materia di aborto ed eutanasia. Il problema, almeno nel nostro Paese, è l'incapacità delle istituzioni di garantire i diritti di tutti e di impedire che attraverso l'obiezione di coscienza si realizzi il boicottaggio della legge. Spetta infatti allo Stato italiano il compito di garantire che l'obiezione di coscienza non si trasformi in imposizione di coscienza dei medici sulle donne e sui malati, e che sia l'assistenza medica all'aborto che all'interruzione di terapie vitali sia garantita a tutti e nelle migliori condizioni.  Per quanto riguarda l'eutanasia in senso più stretto -cioè l'intervento diretto del medico volto a provocare la morte del paziente che ne fa richiesta- va anche chiarito che la vera minaccia oggi non è certo per i medici che si oppongono, ma per quelli che scelgono di assecondare le richieste del paziente, e che rischiano fino a 15 anni di carcere per omicidio del consenziente. La questione dell'obiezione di coscienza in Italia si porrà dunque quando l'eutanasia sarà legalizzata come l'aborto, mentre oggi è la coscienza dei malati ad essere calpestata insieme a quella dei medici disposti ad aiutarli a morire senza soffrire.
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Bergoglio/aborto/eutanasia, Viale: è lo Stato laico che è latitante, il problema non è Bergoglio

Radicali Italiani - Sab, 15/11/2014 - 19:18
15/11/14

Pronto il commento di Silvio Viale, certamente uno dei medici più impegnati su aborto e eutanasia, all'appello di Papa Bergoglio ai medici cattolici dell'AMCI, oggi in udienza a Roma, per l'obiezione di coscienza.

Silvio Viale, che è iscritto al Pd ed è consigliere comunale, oltre ad essere un esponente di Exit-Italia e dell'Associazione Luca Coscioni, ha così commentato:

"Il problema non è Bergoglio. Non è nemmeno l'obiezione di coscienza. Il problema è la latitanza di uno Stato laico, perlopiù ostile, impaludato da oltre trent'anni sui diritti civili. Il punto non è se i medici cattolici, ma anche di qualunque altra religione, o anche di nessuna religione, facciano obiezione di coscienza. Il punto è lo Stato che deve garantire i servizi e la libertà di tutti i propri cittadini. L'aborto ha contribuito ad emancipare la donna dalla schiavitù riproduttiva e a tutelare al meglio la sua salute, mentre l'eutanasia volontaria affranca tutti da sofferenze insopportabili e ritenute non dignitose. Liberi i cattolici di non abortire, di soffrire e di non accorciare il proprio fine vita, ma non liberi di imporre la loro morale allo Stato. Liberi loro, ma liberi anche noi, liberi entrambi di potere cambiare opinione al momento opportuno".

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Papa, Cappato: "lo Stato deve impedire che l'obiezione di coscienza si trasformi in imposizione"

Radicali Italiani - Sab, 15/11/2014 - 19:16
15/11/14

Dichiarazione di Marco Cappato, Tesoriere dell'associazione Luca Coscioni e promotore della campagna per l'eutanasia legale

Non è un sorpresa che Papa Bergoglio abbia oggi confermato l'impostazione vaticana sull'obiezione di coscienza in materia di aborto ed eutanasia. Il problema, almeno nel nostro Paese, è l'incapacità delle istituzioni di garantire i diritti di tutti e di impedire che attraverso l'obiezione di coscienza si realizzi il boicottaggio della legge. Spetta infatti allo Stato italiano il compito di garantire che l'obiezione di coscienza non si trasformi in imposizione di coscienza dei medici sulle donne e sui malati, e che sia l'assistenza medica all'aborto che all'interruzione di terapie vitali sia garantita a tutti e nelle migliori condizioni.

Per quanto riguarda l'eutanasia in senso più stretto - cioè l'intervento diretto del medico volto a provocare la morte del paziente che ne fa richiesta - va anche chiarito che la vera minaccia oggi non è certo per i medici che si oppongono, ma per quelli che scelgono di assecondare le richieste del paziente, e che rischiano fino a 15 anni di carcere per omicidio del consenziente. La questione dell'obiezione di coscienza in Italia si porrà dunque quando l'eutanasia sarà legalizzata come l'aborto, mentre oggi è la coscienza dei malati ad essere calpestata insieme a quella dei medici disposti ad aiutarli a morire senza soffrire.

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Aborto, eutanasia: il problema non è Bergoglio ma la latitanza di uno Stato laico

Luca Coscioni - Sab, 15/11/2014 - 17:57
Aborto, eutanasia: il problema non è Bergoglio ma la latitanza di uno Stato laicoSilvio Viale15 Nov 2014Aborto

Pronto il commento di Silvio Viale, certamente uno dei medici più impegnati su aborto e eutanasia, all'appello di Papa Bergoglio ai medici cattolici dell'AMCI, oggi in udienza a Roma, per l'obiezione di coscienza.
Silvio Viale, che è iscritto al PD e ed è consigliere comunale, oltre ad essere un esponente di EXIT-Italia e dell'Associazione Luca Coscioni, ha così commentato:
"Il problema non è Bergoglio. Non è nemmeno l'obiezione di coscienza. Il problema è la latitanza di uno Stato laico, perlopiù ostile, impaludato da oltre trent'anni sui diritti civili. Il punto non è se i medici cattolici, ma anche di qualunque altra religione, o anche di nessuna religione, facciano obiezione di coscienza. Il punto è lo Stato che deve garantire i servizi e la libertà di tutti i propri cittadini. L'aborto ha contribuito ad emancipare la donna dalla schiavitù riproduttiva e a tutelare al meglio la sua salute, mentre l'eutanasia volontaria affranca tutti da sofferenze insopportabili e ritenute non dignitose. Liberi i cattolici di non abortire, di soffrire e di non accorciare il proprio fine vita, ma non liberi di imporre la loro morale allo Stato. Liberi loro, ma liberi anche noi, liberi entrambi di potere cambiare opinione al momento opportuno."

Torino, 15 novembre 2014.

(Silvio Viale 339.3257406)

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Caso Lonzi, Associazione Detenuto Ignoto: lettera aperta di Irene Testa ai Presidenti delle Camere

Radicali Italiani - Ven, 14/11/2014 - 13:17
14/11/14

Lettera di Irene Testa, segretaria dell'Associazione il Detenuto Ignoto e membro della Direzione di Radicali Italiani:

Gentili Presidenti,

nei giorni scorsi la signora Maria Ciuffi, mamma di Marcello Lonzi, detenuto nel 2003 e morto nel carcere delle Sughere di Livorno mi ha chiesto di sostenerla politicamente e umanamente, in un sit-in svoltosi appena due giorni fa davanti a Montecitorio, cosa che ho fatto coinvolgendo la Segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini e altri gruppi politici. Maria Ciuffi, ha mostrato in pubblico, ai media e alla politica, le foto che ritraevano il figlio morto in una pozzanghera di sangue, un buco in testa, otto costole rotte, un polso fratturato e due denti rotti. Le immagini che la signora Ciuffi ha mostrato in piazza rappresentano un pugno allo stomaco a cui non si può rimanere indifferenti".

"Credo che questa mamma meriti risposte perché è davvero difficile sforzarsi di pensare che un corpo possa ridursi da solo in quelle condizioni a causa di morte naturale. Le immagini parlano da sole, basta guardarle. Per questo ve le allego, affinché; possiate anche voi prenderne visione. Il motivo della mia lettera, vuole essere quello di tradurre il desiderio espresso dalla mamma del ragazzo di poter essere ricevuta dalle istituzioni, così come in altre circostanze si è fatto. Confidando in un vostro interessamento, vi saluto cordialmente.

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