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Città Metropolitana, Cappato: Non siano elezioni di partito. Pisapia deve emanare regolamento

Radicali Italiani - Ven, 11/07/2014 - 18:50
11/07/14

Dichiarazione di Marco Cappato, cosigliere comunale a Milano del Gruppo Radicale Federalista europeo:

Non è un bel segnale che l'annuncio della data delle elezioni per la città metropolitana sia arrivato da parte del Sindaco di Milano in occasione di una riunione di partito e non attraverso una comunicazione ufficiale.

Il Sindaco di Milano ha la responsabilità di indire elezioni democratiche. Al momento non esiste alcuna comunicazione ufficiale ai Consiglieri comunali né un regolamento attuativo che consenta, ad esempio, di formare le liste. Come lista civica Ambiente e Referendum non ci è stato ancora possibile nemmeno comunicare agli oltre 2.000 consiglieri la volontà di depositare una lista. Chiediamo a Pisapia di predisporre al più presto gli strumenti e le regole per impedire che queste elezioni rimangano appannaggio delle bande e correnti di partito e coalizione.

 

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Giunta elezioni/Radicali: ottima l'elezione di Mighetti (M5s) a Presidente. Ci aspettiamo massimo rigore su casi Marrone, Ruffino e Ottria. In caso contrario attiveremo le azioni popolari

Radicali Italiani - Ven, 11/07/2014 - 18:05
11/07/14

Giulio Manfredi, Direzione Radicali Italiani, Igor Boni, presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta:

Eleggendo Paolo Mighetti (M5S) a suo presidente, la Giunta delle Elezioni del Consiglio Regionale ha fatto la cosa giusta. Da sempre la presidenza della Giunta è stata assegnata a un rappresentante dell'opposizione e riteniamo che un rappresentante del M5S possa assicurare rigore e rapidità nella trattazione dei vari casi; ricordiamo come ultimo precedente negativo gli oltre quattro mesi di tempo che ci sono voluti per far decadere Michele Giovine, condannato in via definitiva per le firme false (tranne poi sostituirlo del tutto illegittimamente con Sara Franchino). Nei casi di Maurizio Marrone e di Daniela Ruffino, si tratterà di verificare se la data di dimissioni dei due consiglieri regionali dagli incarichi ricoperti rispettivamente in Ires e in Sito spa e Sito Logistica e' antecedente o meno alla presentazione delle loro candidature alle elezioni regionali; nel caso di Valter Ottria, è del tutto evidente che per continuare a fare il consigliere regionale deve dimettersi da sindaco di Rivalta Bormida.

In caso di decisioni errate o di colpevoli ritardi da parte della Giunta delle Elezioni, ricordiamo che non è necessario essere radicali per attivare lo strumento dell' “azione popolare”, il ricorso del cittadino elettore al tribunale ordinario per fare sancire l'ineleggibilità o l'incompatibilità del consigliere. I radicali l'hanno utilizzato spesso in passato, anche quando, dieci anni fa, il plenum del Consiglio Regionale dichiarò ammissibile la presenza in consiglio di Rolando Picchioni (allora eletto nella Margherita), chiaramente incompatibile per i suoi incarichi al Salone del Libro e alla “Fondazione Gorbaciov”; promuovemmo l'azione popolare presso il Tribunale di Torino, che sancì l'incompatibilità di Picchioni.

Allora come ora siamo pronti e disponibili a collaborare con chiunque si batte per il rispetto della legge.

http://www.associazioneaglietta.it/cosa-facciamo/elezioni-e-legalita/

 

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Costi politica/Manfredi: Portavoce Chiamparino costerà 100.000 € in meno rispetto a portavoce Cota. Esempio da seguire per tutti gli staff di Chiamparino e degli assessori. I compensi siano pubblicati online

Radicali Italiani - Ven, 11/07/2014 - 13:37
11/07/14

Sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte di ieri è stata pubblicata la delibera di Giunta che assegna l’incarico di Portavoce del Presidente della Giunta Regionale alla Dr. ssa Alessandra Perera, che percepirà un compenso annuo lordo di 62.985 euro. Allegato alla delibera è stato pubblicato lo schema di contratto fra la Regione Piemonte e la Dr. ssa Perera.

Sul Bollettino Ufficiale della Regione Piemonte del 20 maggio 2010 era stato pubblicato uno stralcio della delibera di Giunta che assegnava l’incarico di Portavoce dell’allora Presidente della Giunta Regionale, Roberto Cota, al Dr. Fabio Grosso, con una spesa di 83.460 euro.

Giulio Manfredi, membro della Direzione di Radicali Italiani e segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta:

Nella seduta di Consiglio Regionale di martedì scorso, Sergio Chiamparino, illustrando il programma della sua giunta, ha dichiarato che occorre “essere credibili come pubblica amministrazione anche attraverso il necessario abbassamento dei costi della politica”. Il risparmio di 20.475 euro annui (102.375 euro complessivi sui cinque anni di legislatura) rispetto alla precedente Giunta sul compenso del portavoce del Presidente è una piccola ma concreta attuazione di quell’impegno.

Chiedo a Chiamparino di seguire lo stesso esempio rispetto all’intero suo staff e ai suoi assessori di fare altrettanto. E di pubblicare online i compensi di tutti i componenti degli staff.

Conferimento incarico al portavoce di Cota / Conferimento incarico al portavoce di Chiamparino

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Rifiuti, Radicali: “La Corte dei Conti risponda al nostro esposto”

Radicali Italiani - Ven, 11/07/2014 - 12:56
11/07/14

Il disastro della gestione dei rifiuti nella Capitale non è dovuto a una calamità naturale: si accertino responsabilità politiche ed erariali di questa situazione

Dichiarazione di Massimiliano Iervolino membro della direzione nazionale di Radicali Italiani e Riccardo Magi consigliere Radicale di Roma Capitale eletto nella “Lista Civica per Marino”:

Apprendiamo con piacere che, ieri, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per la mancata raccolta dei rifiuti. Ora ci aspettiamo che, con la stessa celerità, anche la Corte dei Conti faccia la sua parte rispondendo al nostro esposto depositato a metà maggio. Facciamo questa richiesta perché siamo consapevoli che la crisi dei rifiuti a Roma è, in buona parte, dovuta all’inoperosità delle giunte di destra e di sinistra che si sono succedute negli anni. Tant’è che la fragilità quantitativa degli impianti di trattamento è la più diretta conseguenza del mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata. In parole povere si può affermare che i cittadini della Capitale, oltre ad aver già subito un danno economico rilevante, oggi subiscono anche un danno ambientale dovuto ai cassonetti stracolmi di immondizia. Proprio per questo è bene ricordare il senso del nostro esposto inviato alla Magistratura contabile.

Le percentuali di raccolta differenziata che, negli anni, ogni ambito territoriale ottimale doveva raggiungere, erano stabilite dall’articolo 24 del decreto n. 22/1997, dalla legge n. 296 del 21 dicembre 2006 (Finanziaria 2007) e dall’art. 205, comma 1, del D.Lgs. n. 152/2006), ed erano le seguenti: 35% (2003, 2004, 2005, 2006), 40% (2007), 45% (2008), 50% (2009), 55% (2010), 60% (2011), 65% (2012). A fronte di questi obiettivi di riciclo, i dati ufficiali dell’Ama certificano i risultati ottenuti a Roma: 10,75% (2003), 13,53% (2004), 15,86% (2005), 16,23% (2006), 17,10% (2007), 19,51% (2008), 20,67% (2009), 22,00% (2010), 24,65% (2011), 25,66% (2012). La Capitale, quindi, ha raggiunto livelli di differenziata in misura significativamente inferiore a quelli previsti per legge, questo ha comportato a carico del Comune il pagamento di oneri aggiuntivi per il conferimento in discarica del materiale che avrebbe dovuto essere destinato proficuamente alla raccolta differenziata ed ha, pertanto, arrecato a Roma Capitale un danno patrimoniale conseguente.

Il danno erariale, a nostro avviso, si profila per i seguenti motivi puntuali:

  1.  maggiori costi sostenuti per il conferimento in discarica di materiale che avrebbe dovuto essere oggetto di raccolta differenziata. Detti oneri sono stati, in particolare sostenuti a titolo di “tariffa smaltimento rifiuti” (c.d ecotassa) tributo speciale ex art. 3, comma 24 della legge n. 545/1995;
  2.  addizionale del 20% al tributo speciale prevista dall’art. 205, comma 3, del D.Lgs. N. 152/2006. Sovrattassa dovuta per il mancato raggiungimento degli obiettivi di riciclo previsti dalla citata legge 3) maggiori costi dovuti allo smaltimento fuori dalla Regione Lazio dei rifiuti speciali (Fos, scarti e Cdr) durante gli anni 2013 e 2014.

La documentazione inviata alla Corte dei Conti, compresa una stima del danno erariale, è disponibile a questo link

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A quando un “sereno e approfondito confronto” del Parlamento sui drammatici problemi del fine vita?

Luca Coscioni - Ven, 11/07/2014 - 11:47
A quando un “sereno e approfondito confronto” del Parlamento sui drammatici problemi del fine vita?Carlo Troilo11 Lug 2014Eutanasia

Dichiarazione di Carlo Troilo, dirigente della Associazione Luca Coscioni e autore del libro “Liberi di morire”

Sono passati quasi quattro mesi dal giorno in cui il Presidente della Repubblica mi inviò una lettera in cui sollecitava il Parlamento ad un “sereno e approfondito confronto” sui drammatici problemi del fine vita, ribadendo la posizione che aveva già reso pubblica nel dicembre del 2006 rispondendo a una lettera di Piergiorgio Welby. Molti parlamentari si impegnarono ad accogliere la sollecitazione del Capo dello Stato ed il Presidente della Camera assicurò ai dirigenti della Associazione Luca Coscioni che avrebbe chiesto ai capi gruppo di calendarizzare la proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione della eutanasia presentata il 13 settembre del 2013 dalla stessa Associazione. In Francia sono sempre più numerosi i medici che confessano di praticare l'eutanasia clandestina e le forze politiche valutano l’opportunità di legalizzare, dopo il “laisser mourir”, anche l'eutanasia attiva, mentre in Gran Bretagna la legge di Lord Falconer sul suicidio assistito ha forti possibilità di essere approvata dalla Camera dei Lord perché Cameron e il suo vice Clegg, pur personalmente contrari, hanno lasciato libertà di voto ai rispettive partiti, conservatore e laburista. Anche in Italia, dopo il messaggio del 18 marzo del  Presidente Napolitano,  due medici hanno  dichiarato – ed è la prima volta che ciò avviene - di aver aiutato a morire diversi malati terminali, riconoscendo di fatto (sia pure parlando di “desistenza terapeutica”) l'esistenza di un diffuso  fenomeno di eutanasia clandestina. Ieri il Capo dello Stato ha ripetuto per la terza volta la sua sollecitazione ad un confronto sereno e approfondito sui temi del fine vita, stigmatizzando il silenzio del Parlamento. Ma il Parlamento continua ad eludere  questo confronto. L’unica decisione presa è stata quella di aumentare da 50mila a 250mila le firme necessarie per presentare una proposta di legge di  iniziativa popolare, rendendo così pressoché impossibile l'esercizio di questo diritto riconosciuto ai cittadini dall'articolo 71 della Costituzione. Il Senato tace, mentre alla Camera continua il vergognoso  scaricabarile fra Presidenza e gruppi parlamentari, che io denuncio all'opinione pubblica e ai familiari delle migliaia di malati – come mio fratello Michele – cui  una politica codarda nega “una morte degna”, lasciando loro solo la scelta drammatica del suicidio come “eutanasia all’italiana”. E rivolgo il mio pensiero grato ed affettuoso ai familiari di Mario Monicelli, Lucio Magri e Carlo Lizzani che hanno deciso, assieme a me, di impegnarsi in questa battaglia di civiltà.

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Fecondazione assistita, non c'è alcun vuoto

Luca Coscioni - Ven, 11/07/2014 - 11:24
Fecondazione assistita, non c'è alcun vuoto L'Unità11 Lug 2014Carlo FlamigniFecondazione eterologa

Non sono mai stato bravo a far previsioni, ma ci sono occasioni in cui è impossibile non indovinare cosa ci sta preparando il futuro e questa delle donazioni di gameti, finalmente ammesse anche in Italia dopo la sentenza della Corte Costituzionale, è una di quelle. Avevo effettivamente previsto che il mondo cattolico (quello intollerante e cattivo, quello che ha scritto sui suoi giornali che bisogna eliminare la Corte Costituzionale, quello che sollecitai «fedeli» a fare obiezione di coscienza nei confronti di questo Stato che trasuda immoralità, quello stesso che ha scritto che l`Onu, con le sue dichiarazioni favorevoli all`aborto volontario, ha lasciato cadere la maschera e si è rivelata quello che abbiamo sempre saputo, alito del demonio) non avrebbe accettato questa sentenza senza qualche convulsione e che la crisi epilettica più probabile ci avrebbe riportati in Parlamento, alla ricerca di soluzioni utili per attutire il colpo e diminuire il dolore. A dire il vero, avevo persino detto cosa avrebbe chiesto il suddetto mondo cattolico al Parlamento e anche questa previsione, lo ammetto, non richiedeva particolari arti divinatorie. Adesso leggo sul Corriere della Sera che il ministro Lorenzin (che su questa materia si comporta come un playmaker di terza divisione, finte e controfinte ma mai un canestro) ha annunciato di aver nominato una commissione ad hoc composta da venti esperti, di voler preparare le necessarie linee guida e di ritenere indispensabili alcuni «passaggi parlamentari». Sono riuscito a conoscere i nomi dei venti esperti (in realtà c`è anche il direttore dell`Istituto che si occupa della conservazione di organi e tessuti, che di queste cose sa pochino, e una professoressa di chimica, che ne sa meno di quanto ne so io di coltivazione del radicchio) e mi limito a fare la stessa critica che faranno tutti coloro che hanno fatto parte di molte commissioni: le migliori sono quelle composte da due membri, quelle tra cinque e dieci fanno solo confusione, sopra i 15 finiscono generalmente in questura per disturbo della quiete pubblica. Vorrei che la signora Lorenzin capisse che tutto questo è inutile, che esistono già le regole necessarie, che non c`è alcun vuoto legislativo. Ma la cosa che mi preme maggiormente è di far capire al ministro che dovrebbe smettere di pensare alla Procreazione Medicalmente Assistita (Pma) come a un «Far West», non si lasci imbrogliare dai suoi amici e consulenti. Voglio essere concreto e proporre un confronto. Ci sono più di 300 centri di Pma e il numero di quelli che sono stati coinvolti in qualche scandalo (donazioni di gameti a donne ultrasessantenni, sperimentazioni su embrioni et similia) non supera le quattro o cinque unità, senza contare il fatto che per ora  nessuna di esse ha ancora subito processi per aver violato le leggi dello Stato. Ci sono 315 senatori nel Senato della Repubblica: andate a vedere quanti di loro sono stati o sono coinvolti in problemi legali, per aver imbrogliato, rubato o complottato con la mafia, poi mi direte dove si trova in realtà il Far West. Potrei chiedervi di fare conti analoghi con i ministri della nostra religione di Stato e cercare quanti hanno interpretato a modo loro il vangelo di Marco («sinite patvulos venire ad me», 10,14), o hanno trafficato destramente col denaro delle loro banche: non lo faccio solo perché sono un uomo fondamentalmente tollerante. Quello che il ministro deve cercar di capire, invece, riguarda il fatto che bussa prepotentemente alle porte un nuovo paradigma, un nuovo modello di riferimento, quello che in filosofia si chiamerebbe archetipo. Maurizio Mori, che è molto paziente con me e mi dà lezioni di filosofia - io sono un povero ginecologo - mi fa fare sempre un confronto con un antico scontro tra paradigmi, quello tra Galileo e il Santo Uffizio, in cui il punto simbolico della querelle era un versetto della Bibbia: «Fermati, Sole!». Oggi lo scontro è tra due prospettive antropologiche, e il punto simbolico è ancora la Bibbia («Maschio e femmina li creò»), la Pma non è solo una cura della sterilità di coppia, è un modo nuovo di pensare alla generazione, l`annuncio di una rivoluzione scientifica. Vuole qualche esempio? Negli Usa un numero sempre crescente di donne giovanissime lascia le proprie cellule uovo in frigorifero con l`intento di andarsele a riprendere dopo 20 anni, sottraendosi così alle punizioni sociali che gli uomini continuano a imporre alle ragazze; in molti laboratori si sperimentano modelli di ectogenesi che consentiranno alle donne di sottrarsi alla schiavitù delle gravidanze; nel 2013 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimo  il Defence ofmatriage act, che impediva di riconoscere i matrimoni gay. Potrei continuare, ma non credo che ne valga la pena: si tratta solo di capire che il mondo sta cambiando, perché il nuovo paradigma definisce un nuovo modello di società destinato a durare per un certo periodo di tempo, quanto nessuno lo può sapere. Una rivoluzione biomedica che si unisce a quella tecnologica e a quella sociale (spero che nessuno si sia dimenticato dell`aborto, del divorzio, dei milioni di bambini educati -e bene -da un solo genitore). E su questa straordinaria novità arriva la benedizione delle Corti di giustizia che ci avvertono che la regola etica si fa sulla base della morale di senso comune. Come sempre c`è chi difende disperatamente il vecchio paradigma; come sempre c`è chi si propone come mediatore (ieri lo fece Thycho Brahe, oggi il ministro Lorenzin). Temo (faccio per dire) che sia tutto tempo sprecato. Questo articolo doveva finire qui, ma poi sono andato, con alcuni colleghi del Comitato Nazionale della Bioetica, dal Presidente Napolitano che ci ha ricevuti con la sua solita cortesia e ha approfittato dell`occasione per sollecitare il Parlamento a non continuare a ignorare i problemi della bioetica, importanti per il Paese altrettanto quanto lo sono quelli dell`economia. La prima reazione al suo discorso, è venuta da Sacconi, e non posso proprio ignorarla. Con raro senso delle circostanze il nostro ex-socialista ha subito replicato che non era proprio il caso di sollecitare un interesse che avrebbe aumentato le divisioni del Paese, ignorando del tutto il fatto che il Presidente aveva chiaramente parlato di «una serena discussione». Lo cito dunque come un difensore del vecchio paradigma. Se fossi sicuro che conosce il latino gli direi di non agitarsi troppo, perché le forze del radicalismo cattolico, purtroppo per loro, non prevalebunt. Capirà?   

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Bioetica, monito di Napolitano al Parlamento

Luca Coscioni - Ven, 11/07/2014 - 11:05
Bioetica, monito di Napolitano al Parlamento Il Sole 24 Ore11 Lug 2014Lina PalmieriniBioetica

Non è entrato nel merito Giorgio Napolitano quando ieri ha condannato il silenzio delle Camere sui temi di bioetica, ma il merito si conosce bene. E si sa che sul fine vita, sulla ricerca scientifica ma anche sulla fecondazione assistita o perfino sui diritti civili i partiti preferiscono girare la testa e rinviare di legislatura in legislatura. Una pratica che ha creato maggioranze trasversali e che dai temi etici arriva fino all’emergenza-carceri, all’amnistia e indulto, su cui pure il capo dello Stato aveva inviato alle Camere (lo scorso autunno) il suo primo messaggio. Ieri invece ha puntato l’indice sulle questioni di bioetica su cui siamo tra i Paesi europei più arretrati dal punto di vista legislativo.«Il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a  problemi la cui complessità e acutezza continua a essere largamente avvertita». Napolitano lo ha detto ricevendo una delegazione del Comitato nazionale di bioetica presieduto da Francesco Paolo Casavola che nell’incontro ha messo in luce come i progressi scientifici e l’evoluzione della vita mettano sul tavolo questioni nuove per le persone e per la società. Questioni su cui - appunto - il Parlamento preferisce il "buio" o delegare ai tribunali. Lo spiega bene Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, quando dice che «il richiamo di Napolitano ha un fondamento "popolare" nel senso che su testamento biologico o ricerca scientifica ci sia ormai nel Paese una maggioranza sociale di cui la maggioranza politica in Parlamento non si occupa». In realtà già nel zoo6, da poco eletto al Quirinale, Napolitano seguì da vicino e con attenzione la vicenda Welby e invitò il Parlamento a discutere del fine vita, appello che ha ripetuto qualche mese fa dopo aver ricevuto una lettera-appello di Carlo Troilo fatta insieme ai familiari di Mario Monicelli e Carlo Lizzani. E Cappato ricorda che «lo scorso 13 settembre, ormai io mesi fa, è stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia legale, la sospensione delle terapie e il testamento biologico. Non solo non si è aperta una discussione ma non è stata fatta nemmeno un’audizione». Dalla parte opposta, c’è chi - in qualche modo - rivendica il silenzio del Parlamento come scelta non-divisiva. Maurizio Sacconi, per esempio, capogruppo di Ncd al Senato si augura che «le espressioni attribuite a Napolitano non significhino sollecitazione al Parlamento affinché deliberi sui temi eticamente sensibili producendo divisioni nella nazione sui principi stessi sui quali è stata fondata, prima ancora della nascita dello Stato unitario, poi recepiti dalla Costituzione». Ma Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ricorda invece che qualche tentativo si fece anche se senza alcun esito: «Non voglio alimentare polemiche ma ricordo che qualche anno fa si tentò di affrontare con un decreto questa materia e che questo decreto non vide mai la luce». Tra chi provò a produrre un cambiamento c’è Barbara Pollastrini, Pd: «Illuminanti le parole di Napolitano. Governi e Parlamento non possono sottrarsi al dovere di dare norme su materie significative della nostra modernità». Una proposta per rompere il silenzio viene da Cappato: «Visto che Renzi si caratterizza per il suo rapporto diretto con il popolo, si occupi di temi che ormai hanno un largo consenso nell’opinione pubblica e separi la maggioranza politica dalla maggioranza che potrebbe formarsi in Parlamento sulla bioetica». 

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Arsenico nell'acqua, Radicali: "La Commissione europea avvia la procedura d'infrazione come da noi sollecitato"

Radicali Italiani - Gio, 10/07/2014 - 17:33
10/07/14

Dichiarazione di Massimiliano Iervolino e Paolo Izzo, rispettivamente membro della Direzione nazionale di Radicali Italiani e segretario dell’Associazione Radicali Roma:

La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per la sua incapacità di garantire che, in diversi comuni del Lazio, l'acqua destinata al consumo umano sia conforme alle norme europee. Tale atto di diffida avviene anche a seguito del ricorso che come Radicali abbiamo presentato l'11 giugno scorso e al quale Bruxelles rispose con grande sollecitudine soltanto due settimane dopo, il 25 dello stesso mese, aprendo una procedura d'indagine. La nostra dettagliata denuncia era stata presentata alla Commissione europea proprio per documentare i superamenti dei valori limite di 10 µg/l per l’arsenico fissati nella parte B dell’allegato I della direttiva 98/83/CE, che disciplina la qualità dell'acqua potabile a livello europeo. Come Radicali continueremo a seguire passo dopo passo anche questa annosa vicenda, nella speranza che Bruxelles voglia essere determinata a garantire la protezione della salute umana.

Vogliamo infine sottolineare nuovamente come, nel silenzio generale, la Regione Lazio si trovi al centro di vari procedimenti aperti in sede europea. Alcuni di questi sono finiti da tempo dinnanzi alla Corte di giustizia dell’UE, per esempio la causa (C-323/13) relativa ad alcune discariche del Lazio dove sarebbero stati smaltiti rifiuti non trattati, oppure la causa (C-196/13) concernente 218 discariche illegali di rifiuti tra le quali 32 dislocate nel Lazio, e per finire la causa (C-85/13) riguardante alcuni agglomerati urbani ubicati anche nel nostro territorio dove si continuano a scaricare le acque reflue urbane in aree sensibili, senza rispettare le prescrizioni fissate dalla Direttiva 91/271/CEE.

Per alcune di queste istanze siamo già al secondo deferimento, pertanto semmai ci dovesse essere una nuova condanna saremmo chiamati a pagare multe salatissime. A dispetto di questo pericolo imminente – dovuto finanche a nuove indagini o a recenti procedure aperte da Bruxelles – quasi tutti fanno finta di niente. La Regione Lazio, intanto, sui temi legati all’ambiente, continua a essere parte in causa nelle accuse che l’Europa indirizza all’Italia.

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Napolitano si oppone all'inerzia di Governo e Camere. Ministri e parlamentari si iscrivano alla nostra associazione

Luca Coscioni - Gio, 10/07/2014 - 17:08
Napolitano si oppone all'inerzia di Governo e Camere. Ministri e parlamentari si iscrivano alla nostra associazioneFilomena Gallo, Marco Cappato10 Lug 2014Eutanasia

Dichiarazione di Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretario e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni - soggetto costituente il Partito radicale

La Presidenza della Repubblica sembra essere rimasta l'unica istituzione politica a rendersi conto del danno arrecato ai cittadini italiani dall'assenza di libertà civili sui temi della vita e dell'autodeterminazione individuale.
Parlamento e Governo fanno a gara nel sopprimere ogni avanzamento e negare persino il dibattito su questioni come l'eutanasia, la ricerca sugli embrioni, la fecondazione assistita. Il disservizio pubblico dell'informazione radiotelevisiva copre questa inerzia attraverso il silenzio e la censura, grazie alla quale, ad esempio, la gente non sa che la proposta di legge di inizitiava popolare per l'eutanasia legale attende da 10 mesi di essere calendarizzata dal Parlamento. 
Come associazione Luca  Coscioni invitiamo i Parlamentari e i Ministri che vogliono raccogliere in modo concreto il monito del Presidente e fare affermazione di coscienza laica e antiproibizionista ad iscriversi all' associazione Luca Coscioni, soggetto costituente del Partito radicale. Per quanto riguarda l'eutanasia,  il primo appuntamento che diamo loro per discuterne è per lunedì mattina a Milano con Umberto Veronesi e Vittorio Feltri (http://www.associazionelucacoscioni.it/comunicato/eutanasia-il-parlamento-si-faccia-vivo)

 

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Bioetica, Napolitano incalza la politica: “Silenzio delle Camere insoddisfacente”

Luca Coscioni - Gio, 10/07/2014 - 16:18
Bioetica, Napolitano incalza la politica: “Silenzio delle Camere insoddisfacente”La Stampa10 Lug 2014Bioetica

«Il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento» sui temi di bioetica «non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a problemi la cui complessità e acutezza continua a essere largamente avvertita». Lo ha sottolineato Napolitano, ricevendo una delegazione del Comitato Nazionale di Bioetica presieduto da Casavola.  

 

Il Presidente della Repubblica, si legge nella nota diffusa dal Colle, ha ricevuto oggi al Quirinale una delegazione del Comitato Nazionale di Bioetica presieduto dal Professor Francesco Paolo Casavola. 

 

Nell’incontro, aperto dal Professor Casavola che ha messo in rilievo le questioni poste alle persone e alla società nel suo complesso dai progressi scientifici e dall’evoluzione della vita umana, il Presidente Napolitano ha sottolineato che il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento su queste materie non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a problemi la cui complessità e acutezza continua a essere largamente avvertita. 

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Radicali: si apre oggi il Comitato nazionale di Radicali Italiani. Durerà tre giorni da venerdì 11 a domenica 13 luglio

Radicali Italiani - Gio, 10/07/2014 - 15:36
10/07/14

Si aprono oggi, Venerdì 11 luglio, i lavori del Comitato Nazionale di Radicali Italiani che proseguiranno per tutta la giornata di Sabato 12 e di Domenica 13. Come di consueto, la riunione si svolgerà presso la sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina 76, a Roma.

In apertura, dopo gli adempimenti istituzionali programmati alle ore 16.00, si terranno le relazioni della Segretaria del Movimento Rita Bernardini e del Tesoriere Valerio Federico.

Si preannuncia la presenza del leader storico Marco Pannella e della Presidente del Movimento Laura Arconti. I lavori saranno presieduti da Silvio Viale (Presidente del Comitato) e dai Vicepresidenti Antonella Soldo e Leonardo Molinari.

Del Comitato Nazionale fanno parte i 60 membri eletti dal Congresso, le associazioni radicali con più di 25 iscritti a Radicali italiani e i Parlamentari iscritti al Movimento. Partecipano alle riunioni del Comitato i membri di Direzione e di Giunta e gli invitati, in massima parte responsabili dei soggetti costituenti del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito.

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Giustizia: assistenza sanitaria per i detenuti... se l'Italia sembra la Guinea

Radicali Italiani - Gio, 10/07/2014 - 15:24
10/07/14

Articolo di Luigi Manconi pubblicato su L'Unità il 10 luglio 2014

Leggo dello sciopero della fame iniziato il 30 giugno scorso, da Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani e vengo preso da un senso di smarrimento.

Lei nel proporre ancora una volta il tema del carcere - con tutta la sapientissima follia che è virtù propria delle persone razionali e pragmatiche - ha dedicato particolare attenzione alla questione dell'assistenza sanitaria per i reclusi.

Si tratta di un problema gigantesco, che non sembra presentare differenze troppo acute tra gli standard di cura e di terapia garantiti nelle carceri del nostro Paese e quelli presenti, per esempio, nella prigione di Bata, città della Guinea equatoriale, dov'è rinchiuso Roberto Berardi, un prigioniero italiano che ho iniziato a conoscere. Da qui quel mio senso di smarrimento.

A scanso di equivoci, il nostro è un Paese di solida democrazia pur afflitto da una grave crisi di rappresentanza politica e da un antico deficit di garanzie nel processo penale, mentre la Guinea equatoriale è dominata dal 1979 da un despota di nome Teodoro Obiang.

Di conseguenza lo stato dei diritti nel nostro Paese e lo stato dei diritti in quella nazione dell'Africa centrale sono incomparabilmente diversi. Ci mancherebbe. Ma qui si verifica un atroce paradosso: la profonda differenza tra i due sistemi e la superiore qualità della vita sociale, dei diritti individuali e collettivi, delle tutele e delle libertà in Italia tendono via via ad attenuarsi se osserviamo alcuni particolari gruppi sociali e alcuni particolari luoghi.

Per un verso le condizioni degli strati più vulnerabili di popolazione e, per l'altro, la debolezza delle garanzie negli istituti del controllo e della repressione sembrano rassomigliarsi qui e in Guinea. In altre parole, per quanto sia doloroso riconoscerlo, a un derelitto recluso in una cella dell'Ucciardone o internato nell'Opg di Aversa e affetto da una qualche patologia può accadere di non essere trattato in modo troppo diverso (ovvero migliore) di come viene trattato Berardi nella sua cella nel carcere di Bata dove la temperatura è stabilmente sui 40 gradi e dove le condizioni igienico-sanitarie determinano il cronicizzarsi della malaria.

Berardi sta in quel carcere dal gennaio del 2013 e si trova in stato di isolamento da oltre sette mesi, sottoposto a percosse, violenze e sevizie, dopo una condanna a due anni e quattro mesi e al pagamento di un milione e 400mila euro. Gli è stata promessa la grazia dal presidente Obiang, ma l'atto di clemenza potrebbe sospendere l'esecuzione della pena senza rimetterlo in libertà, perché quella sanzione pecuniaria costituisce la vera merce di scambio. L'integrità del suo corpo (e la stessa possibilità di salvezza) "vale" oggi un milione e 400mila euro.

E quanto vale la vita - e quanto valgono i corpi malati, febbricitanti, affetti dalle più diverse patologie, debilitati dalla cattiva alimentazione, scossi da infermità mentali o annichiliti dalla follia - di migliaia di detenuti italiani? Per questo Rita Bernardini ha intrapreso lo sciopero della fame finalizzato a interrompere la tragedia delle morti in carcere e a denunciare la carenza di cure che riguarda anche i reclusi incompatibili con la detenzione.

Alla Bernardini si sono affiancati nel digiuno altri 200 cittadini: e condividono il suo allarme tantissimi giuristi, sindacati della polizia penitenziaria, cappellani e direttori di carcere, tutte le associazioni che operano nel sistema penitenziario, alcuni (purtroppo pochi, pochissimi) parlamentari e quel Giorgio Napolitano che, alla bella età di 89 anni, conserva tutta intera la capacità di scandalizzarsi.

Le prime parole e i primi atti del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, fanno ben sperare: e i provvedimenti presi dagli ultimi governi - che alcuni irresponsabilmente hanno annunciato come "svuota carceri" - hanno ridotto il sovraffollamento. Ma non in misura sufficiente: siamo ancora ben oltre la capienza regolamentare.

E rimaniamo lontani dal garantire alla gran parte dei reclusi quelle otto ore di "celle aperte" che costituiscono una indispensabile opportunità di socializzazione e di libertà di movimento. Ciò comporta - oltre alla sofferenza di corpi ristretti in spazi angusti, addensati entro perimetri soffocanti, abbracciati loro malgrado e promiscui per necessità, allo stesso tempo intimi e ostili - anche la decadenza di tutti i servizi, a partire proprio da quelli della salute.

Oggi i detenuti italiani che si trovano in questo stato sono oltre 58mila. A essi vanno sommati i 3.300 nostri connazionali reclusi in prigioni di Stati stranieri. Si tratta di Paesi che, fortunatamente, non assomigliano sempre alla Guinea equatoriale, ma ci sono anche quelli che ne rappresentano una versione ancora più feroce.

Ciò che, invero, appare non troppo dissimile è, come si è detto, la condizione dei penitenziari. E di quei connazionali che si trovano detenuti all'estero nulla, o quasi nulla, sappiamo. Quanto ci viene raccontato a proposito di Roberto Berardi non può che inquietarci. E costituisce una ragione in più per sostenere l'iniziativa di Rita Bernardini e di quanti credono nella giustizia giusta.

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Una cura per i "bambini farfalla"

Luca Coscioni - Gio, 10/07/2014 - 13:38
Una cura per i "bambini farfalla" Gazzetta di Modena10 Lug 2014Cellule staminali

Sono partiti dal Centro di Medicina Rigenerativa "Stefano Ferrari" dell’Università di Modena e Reggio Emilia i lembi di pelle geneticamente modificata che sono stati trapiantati pochi giorni fa alla Clinica Dermatologica Universitaria di Salisburgo (Austria) dall’equipe del prof. Johann Bauer e del dr. Josef Koller su una paziente austriaca affetta dalla forma giunzionale dell’Epidermolisi bollosa, meglio nota come Sindrome dei Bambini Farfalla, una invalidante malattia genetica della pelle. «Il trapianto eseguito in Austria è frutto di una lunga collaborazione internazionale che ci vede impegnati da anni insieme ai principali ricercatori del mondo nella lotta a questa terribile patologia» dice la prof. Graziella Pellegrini, coordinatrice della terapia cellulare al Centro "Stefano Ferrari". «Di sicuro la ripresa della sperimentazione costituisce un passo avanti, ma dovranno passare ancora alcuni mesi prima di sapere se saremo riusciti a ottenere i risultati sperati». È il secondo intervento al mondo di terapia genica a base di cellule staminali epidermiche geneticamente corrette, dopo quello eseguito, con la tecnologia messa a punto dal team di ricercatori guidati dai professori Michele De Luca e Graziella Pellegrini, alla Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena nel 2005 dall’equipe del prof. Alberto Giannetti su un paziente italiano affetto dalla medesima patologia. Dopo questo primo successo clinico, che ha entusiasmato gli scienziati di tutto il mondo e i cui risultati si sono mantenuti stabili fino ad oggi, nell’ateneo modenese si è lavorato per allargare la sperimentazione ad altri pazienti e sviluppare nuovi vettori virali per la cura di altre forme di Epidermolisi bollosa. «Dopo il primo trapianto di terapia genica e centinaia di trapianti per la ricostruzione della cornea, la nostra attività è stata interrotta dall'entrata in vigore del regolamento europeo 1394 del 2007 - spiega Michele De Luca, professore di Biochimica all'ateneo modenese e direttore del Centro "Stefano Ferrari" - che ha inserito le terapie avanzate a base di colture cellulari nell’alveo della regolamentazione sui farmaci. Per poter continuare la nostra attività abbiamo costruito, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, il Centro di Medicina Rigenerativa e, grazie al sostegno di Chiesi Farmaceutici, abbiamo creato lo spin-off universitario Holostem Terapie Avanzate, che ci ha fornito le competenze farmaceutiche per raggiungere questo importante risultato». Oltre alla paziente austriaca, nelle stesse ore è stato trattato al San Raffaele di Milano dall'equipe del dott. Paolo Rama un paziente con deficit da staminali limbari grazie alla terapia cellulare per la ricostruzione della cornea messa a punto molti anni fa proprio da Michele De Luca e Graziella Pellegrini che, dall'ottenimento della certificazione GMP del Centro modenese, sono già riusciti a trattare più di venti pazienti, di cui due al Policlinico di Modena, in collaborazione con l'equipe del prof. Gian Maria Cavallini. «Il nostro prossimo obiettivo - conclude Michele De Luca - è trattare a breve, proprio a Modena, con la collaborazione della Clinica Dermatologica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, diretta dal prof. Giovanni Pellacani, anche altri pazienti con la speranza che un giorno questa sperimentazione possa trasformarsi in una terapia per tutti i Bambini Farfalla». 

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Giustizia: assistenza sanitaria per i detenuti... se l'Italia sembra la Guinea

Luca Coscioni - Gio, 10/07/2014 - 13:23
Giustizia: assistenza sanitaria per i detenuti... se l'Italia sembra la GuineaUnità10 Lug 2014Luigi ManconiSanità in carcere

Leggo dello sciopero della fame iniziato il 30 giugno scorso, da Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani e vengo preso da un senso di smarrimento.

Lei nel proporre ancora una volta il tema del carcere - con tutta la sapientissima follia che è virtù propria delle persone razionali e pragmatiche - ha dedicato particolare attenzione alla questione dell'assistenza sanitaria per i reclusi.

Si tratta di un problema gigantesco, che non sembra presentare differenze troppo acute tra gli standard di cura e di terapia garantiti nelle carceri del nostro Paese e quelli presenti, per esempio, nella prigione di Bata, città della Guinea equatoriale, dov'è rinchiuso Roberto Berardi, un prigioniero italiano che ho iniziato a conoscere. Da qui quel mio senso di smarrimento.

A scanso di equivoci, il nostro è un Paese di solida democrazia pur afflitto da una grave crisi di rappresentanza politica e da un antico deficit di garanzie nel processo penale, mentre la Guinea equatoriale è dominata dal 1979 da un despota di nome Teodoro Obiang.

Di conseguenza lo stato dei diritti nel nostro Paese e lo stato dei diritti in quella nazione dell'Africa centrale sono incomparabilmente diversi. Ci mancherebbe. Ma qui si verifica un atroce paradosso: la profonda differenza tra i due sistemi e la superiore qualità della vita sociale, dei diritti individuali e collettivi, delle tutele e delle libertà in Italia tendono via via ad attenuarsi se osserviamo alcuni particolari gruppi sociali e alcuni particolari luoghi.

Per un verso le condizioni degli strati più vulnerabili di popolazione e, per l'altro, la debolezza delle garanzie negli istituti del controllo e della repressione sembrano rassomigliarsi qui e in Guinea. In altre parole, per quanto sia doloroso riconoscerlo, a un derelitto recluso in una cella dell'Ucciardone o internato nell'Opg di Aversa e affetto da una qualche patologia può accadere di non essere trattato in modo troppo diverso (ovvero migliore) di come viene trattato Berardi nella sua cella nel carcere di Bata dove la temperatura è stabilmente sui 40 gradi e dove le condizioni igienico-sanitarie determinano il cronicizzarsi della malaria.

Berardi sta in quel carcere dal gennaio del 2013 e si trova in stato di isolamento da oltre sette mesi, sottoposto a percosse, violenze e sevizie, dopo una condanna a due anni e quattro mesi e al pagamento di un milione e 400mila euro. Gli è stata promessa la grazia dal presidente Obiang, ma l'atto di clemenza potrebbe sospendere l'esecuzione della pena senza rimetterlo in libertà, perché quella sanzione pecuniaria costituisce la vera merce di scambio. L'integrità del suo corpo (e la stessa possibilità di salvezza) "vale" oggi un milione e 400mila euro.

E quanto vale la vita - e quanto valgono i corpi malati, febbricitanti, affetti dalle più diverse patologie, debilitati dalla cattiva alimentazione, scossi da infermità mentali o annichiliti dalla follia - di migliaia di detenuti italiani? Per questo Rita Bernardini ha intrapreso lo sciopero della fame finalizzato a interrompere la tragedia delle morti in carcere e a denunciare la carenza di cure che riguarda anche i reclusi incompatibili con la detenzione.

Alla Bernardini si sono affiancati nel digiuno altri 200 cittadini: e condividono il suo allarme tantissimi giuristi, sindacati della polizia penitenziaria, cappellani e direttori di carcere, tutte le associazioni che operano nel sistema penitenziario, alcuni (purtroppo pochi, pochissimi) parlamentari e quel Giorgio Napolitano che, alla bella età di 89 anni, conserva tutta intera la capacità di scandalizzarsi.

Le prime parole e i primi atti del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, fanno ben sperare: e i provvedimenti presi dagli ultimi governi - che alcuni irresponsabilmente hanno annunciato come "svuota carceri" - hanno ridotto il sovraffollamento. Ma non in misura sufficiente: siamo ancora ben oltre la capienza regolamentare.

E rimaniamo lontani dal garantire alla gran parte dei reclusi quelle otto ore di "celle aperte" che costituiscono una indispensabile opportunità di socializzazione e di libertà di movimento. Ciò comporta - oltre alla sofferenza di corpi ristretti in spazi angusti, addensati entro perimetri soffocanti, abbracciati loro malgrado e promiscui per necessità, allo stesso tempo intimi e ostili - anche la decadenza di tutti i servizi, a partire proprio da quelli della salute.

Oggi i detenuti italiani che si trovano in questo stato sono oltre 58mila. A essi vanno sommati i 3.300 nostri connazionali reclusi in prigioni di Stati stranieri. Si tratta di Paesi che, fortunatamente, non assomigliano sempre alla Guinea equatoriale, ma ci sono anche quelli che ne rappresentano una versione ancora più feroce.

Ciò che, invero, appare non troppo dissimile è, come si è detto, la condizione dei penitenziari. E di quei connazionali che si trovano detenuti all'estero nulla, o quasi nulla, sappiamo. Quanto ci viene raccontato a proposito di Roberto Berardi non può che inquietarci. E costituisce una ragione in più per sostenere l'iniziativa di Rita Bernardini e di quanti credono nella giustizia giusta.

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Mais Ogm distrutto dalla Forestale

Luca Coscioni - Gio, 10/07/2014 - 12:05
Mais Ogm distrutto dalla Forestale Corriere della sera10 Lug 2014Ogm

Una vittoria a metà, da entrambe le parti. n Corpo forestale del Friuli-Venezia Giulia ieri mattina hanno distrutto cento metri quadrati di mais Ogm seminato da Giorgio Fidenato a Mereto di lbmba (Udine). Ma non è riuscito a fare lo stesso nell'altro campo a Colloredo di Monte Albano. Come annunciato alla vigilia, Fidenato, leader di Futuragra, ha aspettato i forestali con una sessantina di sostenitori impedendo che le mietitrici distruggessero le piante che producono pannocchie «arricchite» di un gene che avvelena gli insetti che insidiano il raccolto. Gli agenti sono intervenuti per applicare il decreto regionale numero 5 del 28 marzo scorso che vieta per un anno la coltivazione di mais geneticamente modificato in attesa di definire con chiarezza il quadro normativo. Fidenato, diventato il simbolo dei coltivatori pro-Ogm, ovviamente non è d'accordo. Salito su un trattore ha sfidato nuovamente le istituzioni: «La legge regionale non è conforme alle direttive europee, pertanto è illegittima. Non vorrei che la Procura sprecasse altro tempo e soldi pubblici per fare un lavoro inutile. Non si può vietare questa coltivazione. Anziché reprimere questa sperimentazione unica a livello europeo, vengano a toccare con mano i risultati da cui emerge che non c'è nessun rischio». La Procura dovrà necessariamente occuparsi di quanto accaduto, sulla base del verbale trasmesso dalla Forestale. Il timore, intanto, è che, come già accaduto in passato, gli attivisti no-Ogm possano con un blitz distruggere le coltivazioni. Soddisfazione per l'intervento della Forestale è stato espresso dalla Coldiretti. «Le leggi vanno fatte rispettare, anche in considerazione del fatto che 8 italiani su dieci si oppongono al biotech» ha detto il presidente Roberto Moncalvo. «Per l'Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura — aggiunge il leader della Coldiretti — non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del made in Italy». 

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Il contraccettivo sottopelle. Si accende con un telecomando

Luca Coscioni - Gio, 10/07/2014 - 11:55
Il contraccettivo sottopelle. Si accende con un telecomando Corriere della sera10 Lug 2014Mario Pappagallo Contraccezione

«Voglio procreare» e la donna con un semplice click spegne il suo «contraccettivo» tecnologico. E infatti nata la pillola contraccettiva computerizzata. Un chip che si mette sottopelle e rilascia una piccola dose di levonorgestrel, l’ormone contraccettivo, per 16 anni. Può essere impiantato dove si vuole, nel gluteo, sotto il braccio o nell’addome. La donna lo controlla con un telecomando, come per spegnere o accendere il televisore, e quando vuole recuperare la sua fecondità spegne il minuscolo e invisibile chip. A svilupparlo alcuni ricercatori del Massachusetts institute of technology (Mit): Robert Langer e Michael Cima. Negli anni '90, Langer e Cima, insieme a John Santini, avevano pensato a microchip che rilasciassero farmaci. Controllabili dal paziente. Partirono con l’osteoporosi (il primo esperimento, nel 2012, in otto donne con osteoporosi: per più di quattro mesi il chip ha somministrato, in tutta sicurezza ed efficacia, regolari dosi di un farmaco anti-osteoporosi normalmente somministrato per iniezione) e crearono una piccola società per brevettare l’idea. Una start up chiamata MicroCHIPS. Due anni fa Bill Gates fece visita con i suoi esperti al laboratorio di Langer al Mit. Cercava progetti nei quali credere e incappò nel microchip a rilascio controllato. Al fondatore di Microsoft si accese una lampadina. «Si può creare un contraccettivo che dura molti anni e che la donna può attivare e disattivare a piacimento?». Langer e Cima non ci pensarono troppo e risposero di sì. Così la MicroCHIPS ha ricevuto i fondi Gates per sviluppare il progetto. La pillola computerizzata è ora pronta, sarà provata con sperimentazioni pre-cliniche negli Stati Uniti da fine anno e probabilmente andrà sul mercato entro il 2018. «Avrà un prezzo competitivo» è l’impegno dei creatori. E perché è quanto chiesto da Bill Gates, che non intende confinare il chip contraccettivo ai soli Paesi ricchi ma divulgarlo anche nei Paesi in via di sviluppo. Il chip misura circa due centimetri, profondo 7 millimetri, forma quadrata. Al suo interno un altro microchip di circa un centimetro e mezzo contiene i minuscoli serbatoi con l’ormone. Sui serbatoi con l’ormone c’è un involucro ermetico di titanio e platino che si scioglie temporaneamente grazie all’impulso elettrico di una batteria interna e consente il rilascio di una piccola dose di ormone ogni giorno. Tutti i giorni come quando si prende la pillola oralmente. II primo prototipo conteneva sostanza per 5 anni, adesso si è arrivati a 16 anni. Un tempo considerato adeguato per una contraccezione controllata di lungo tempo senza bisogno di ricaricare i mini-serbatoi. Poi si cambia l’intero chip. Rispetto agli altri contraccettivi impiantabili disponibili sul mercato, per i quali è necessario recarsi in clinica e serve una procedura ambulatoriale per essere disattivati, questo invece, grazie al telecomando, può essere acceso e spento quando si vuole. C’è ancora un difetto da eliminare: la possibilità che altre persone, intercettando la frequenza del telecomando o riprogrammando l’impianto, possano spegnere o accendere la contraccezione all’insaputa della donna. I ricercatori stanno lavorando per assicurare la massima sicurezza del chip ed evitare scomode interferenze. Un altro dispositivo è stato sviluppato per altre patologie croniche, tra cui la sclerosi multipla Come tecnologia, in effetti, apre la strada a nuove terapie oggi impossibili in quanto il chip è in grado di proteggere farmaci instabili. E può anche trasmettere dati agli ospedali in modo da registrare le dosi esatte prese per una certa cura. Langer dice: «E il più grande progresso della medicina dalla prima pillola sviluppata nel 1876». Ma Langer è di parte. 

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Riforme: Radicali, per referendum c'è "contro-democrazia"

Radicali Italiani - Mer, 09/07/2014 - 18:44
09/07/14

 Da una nota d'agenzia letta da RadioRadicale:

I referendum oggi si trovano in una situazione di "contro-democrazia" che fa strage di diritti come fossero un "fastidio da seppellire". Così il segretario dei Radicali, Rita Bernardini, a proposito dell'emendamento sulle firme per i referendum passato in commissione Affari costituzionali al Senato nel corso dell'esame al testo del ddl Boschi sulle riforme, per la quale "non ci possono essere contentini". 

"La cosa non mi meraviglia molto - spiega Bernardini - Immagino non abbiano pensato a qualcosa che possa semplificare e rendere legale le firme: perché la più grande difficoltà che hanno i cittadini è reperire gli autenticatori".

Bernardini fa presente che potrebbe anche "essere d'accordo sulla scelta di innalzare il numero di firme ma che ci sia la possibilità concreta di raccoglierle e autenticarle".

A questo proposito, aggiunge, "non sono state neanche prese in considerazione le nostre proposte: avevamo chiesto un albo degli autenticatori" perchè il rischio è che "chi non rientra nel gioco partitocratico non puo'' farcela; allora dicano con coraggio che il referendum possono farlo solo di partiti, anche se la Costituzione parla di elettori". 

"Siamo in un sistema contro-democratico da anni - osserva il segretario dei Radicali - Si fa strage di diritti umani come se fossero da seppellire".

Il quorum mobile viene invece ritenuto "un contentino che non compensa il fatto che i referendum si svolgono in una questa situazione di contro-democrazia totale".
(ANSA)

 

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Fecondazione, Gallo: Relazione al Parlamento evidenzia diseguaglianza nell'accesso

Radicali Italiani - Mer, 09/07/2014 - 18:07
09/07/14

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni - soggetto costituente il Partito radicale:

La Relazione al Parlamento sulla legge 40 relativa al 2012 evidenzia che a seguito dell’intervento della Corte Costituzionale nel 2009:

  1. sono aumentate le gravidanze e i nati;

  2. si è stabilizzata la diminuzione delle gravidanze plurime che erano determinate dall’obbligo di trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti - obbligo cancellato dalla sentenza 151 della Corte Costituzionale.

Il dato sul fenomeno della migrazione interregionale fa emergere la diversa accessibilità ai servizi pubblici che purtroppo ancora fa registrare una disuguaglianza nell’accesso alle cure per regione. Di fatto con le coppie siamo dovuti ricorrere ai Tribunali affinché il pubblico lavori come il privato e fornisca tutte le tecniche per cui risulta autorizzato, come nel caso di Cagliari dove lo scorso anno un giudice  ha ordinato ad una struttura pubblica di eseguire una tecnica di diagnostica pre-impianto sull’embrione. 

Nella Relazione leggiamo che l’età delle coppie che cercano un figlio è un po' più alta: questo dato non stupisce in un Paese dove è aumentata la disoccupazione e si giunge a fare famiglia sempre più tardi e vi è un welfare inesistente con politiche per la famiglia e l’assistenza che subiscono purtroppo i tagli maggiori anche a livello di servizi locali a causa della situazione economica italiana.  

Tra le 5 regioni  che non hanno ancora inviato al Ministero la documentazione relativa all’impiego delle somme stanziate per l’anno 2013 c’è sempre il Lazio oltre a Molise, Puglia, Calabria, Sicilia.

Sicuramente la cancellazione del divieto di eterologa consentirà un aumento delle gravidanze:speriamo che non sia accentuata la mancanza di equità nell’accesso ai trattamenti  di fecondazione assistita. In questa materia abbiamo bisogno che sia rispettato il diritto all’accesso alle cure anche nel pubblico con alta professionalità e esperienza con l’applicazione della legge 40 così come riformata dalle sentenze della Corte Costituzionale. Nei prossimi mesi gli ultimi divieti della legge 40 potrebbero essere cancellati dalla Corte Costituzionale, preso atto della latitanza del Governo e del Parlamento. Renzi fa dichiarazioni su tutto ma non si è mai espresso sulla fecondazione né intende prendere iniziative politiche per intervenire sui brandelli della legge 40. 

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Fecondazione: Relazione al Parlamento evidenzia diseguaglianza nell'accesso

Luca Coscioni - Mer, 09/07/2014 - 18:02
Fecondazione: Relazione al Parlamento evidenzia diseguaglianza nell'accessoFilomena Gallo9 Lug 2014Fecondazione assistita

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni - soggetto costituente il Partito radicale

 

La Relazione al Parlamento sulla legge 40 relativa al 2012 evidenzia che a seguito dell’intervento della Corte Costituzionale nel 2009:

-          1. sono aumentate le gravidanze e i nati;

-          2.  si è stabilizzata la diminuzione delle gravidanze plurime che erano determinate dall’obbligo di trasferimento in utero di tutti gli embrioni prodotti  - obbligo cancellato dalla sentenza 151 della Corte Costituzionale.

Il dato sul fenomeno della migrazione interregionale fa emergere la diversa accessibilità ai servizi pubblici che purtroppo ancora fa registrare una disuguaglianza nell’accesso alle cure per regione. Di fatto con le coppie siamo dovuti ricorrere ai Tribunali affinché il pubblico lavori come il privato e fornisca tutte le tecniche per cui risulta autorizzato, come nel caso di Cagliari dove lo scorso anno un giudice  ha ordinato ad una struttura pubblica di eseguire una tecnica di diagnostica pre-impianto sull’embrione. 

 

Nella Relazione leggiamo che l’età delle coppie che cercano un figlio è un po' più alta: questo dato non stupisce in un Paese dove è aumentata la disoccupazione e si giunge a fare famiglia sempre più tardi e vi è un welfare inesistente con politiche per la famiglia e l’assistenza che subiscono purtroppo i tagli maggiori anche a livello di servizi locali a causa della situazione economica italiana .  

 

Tra le 5  regioni  che non hanno ancora inviato al Ministero la documentazione relativa all’impiego delle somme stanziate per l’anno 2013 c’è sempre il Lazio oltre a Molise, Puglia, Calabria, Sicilia.

 

Sicuramente la cancellazione del divieto di eterologa consentirà un aumento delle gravidanze:speriamo che non sia accentuata la mancanza di equità nell’accesso ai trattamenti  di fecondazione assistita. In questa materia abbiamo bisogno che sia rispettato il diritto all’accesso alle cure anche nel pubblico con alta professionalità e esperienza con l’applicazione della legge 40 così come riformata dalle sentenze della Corte Costituzionale. Nei prossimi mesi gli ultimi divieti della legge 40 potrebbero essere cancellati dalla Corte Costituzionale, preso atto della latitanza del Governo e del Parlamento. Renzi fa dichiarazioni su tutto ma non si è mai espresso sulla fecondazione né intende prendere iniziative politiche per intervenire sui brandelli della legge 40. 

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Legalità/Manfredi: Commissario per la legalità non deve essere foglia di fico

Radicali Italiani - Mer, 09/07/2014 - 17:52
09/07/14

Giunta Chiamparino impronti i suoi atti a binomio inscindibile “legalità e trasparenza”

Giulio Manfredi, membro della Direzione Radicali Italiani e segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta:

Proprio perché apprezzo l’attenzione che Sergio Chiamparino dimostra di avere alla questione prioritaria della legalità, mi preme sottolineare un pericolo insito nella nuova figura del “commissario per la legalità”: quello di rappresentare la classica “foglia di fico”, che deresponsabilizza l’intera macchina regionale. Nulla da eccepire al nome che circola su giornali e siti, quello del magistrato Paolo Borgna, di cui anche noi radicali abbiamo avuto modo di apprezzare sia la preparazione sia la capacità di confronto con tutti. Mi lascia perplesso, invece, la gratuità dell’incarico, che presuppone che l’incaricato prima faccia il lavoro per il quale è pagato e poi si occupi di legalità; mi pare, invece, che occorra una persona che dedichi tutto il suo tempo alla questione, senza parlare poi dei possibili conflitti d’interesse derivanti da un lavoro “bypartisan”.

Al di là e al di sopra della figura del “commissario”, occorre che la Giunta Chiamparino impronti tutti i suoi atti al binomio inscindibile “legalità e trasparenza”, un binomio che è mancato nella Giunta Cota: ricordo solamente il ritardo con cui sono stati istituiti i responsabili per la trasparenza e l’anticorruzione e l’estenuante trafila burocratica che ho dovuto fare per ottenere la pubblicazione parziale sul Bollettino Ufficiale della deliberazione riguardante la lite giudiziaria fra l’architetto Fuksas e la Regione Piemonte sul grattacielo in costruzione al Lingotto.

Occorre cambiare verso, facendo andare di pari passo legalità e trasparenza.

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