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II sì alle canne fa centro

Luca Coscioni - Mar, 29/07/2014 - 11:47
II sì alle canne fa centro il Garantista29 Lug 2014Daniel Rustici Cannabis terapeutica

“Marijuana libera!” Non sarebbe stata una gran notizia se a lanciare questo appello fosse stato il solito fricchettone di qualche centro sociale. Ma quando a farlo è uno dei giornali più autorevoli del mondo, il   New York Times, l’effetto è stupefacente. La presa di posizione del prestigioso quotidiano ha fatto presto il giro del pianeta alimentando, al dì qua come al dì là dell’ Atlantico, gli scontri ma sopiti tra favorevoli e contrari alla legalizzazione delle droghe leggere. La liberalizzazione della cannabis è uno di quei temi, come l'eutanasia o i matrimoni gay, che soprattutto in America è visto come   fortemente caratterizzante della propria identità politica. I redattori   del New York Times erano perfettamente consapevoli di questo ma, forti dei sondaggi che dicono che tra i democratici (il target di riferimento del Times) sostenitori della libertà di fare uso di droghe leggere superano di gran lunga i contrari, hanno scelto di non preoccuparsi di contribuire a scavare quel solco sempre più profondo che negli States divide progressisti e conservatori. Una decisione frutto di «una grande discussione tra i membri del comitato editoriale» che ha decretato, da parte del più importante dei giornali americani, la rottura dì ogni indugio sulla questione. L'intervento è a gamba tesa:«Il governo federale dovrebbe abrogare la proibizione della marijuana» si leggeva infatti nel lungo articolo di prima pagina pubblicato dal quotidiano con sede a  New York. «Non ci sono - proseguiva l'editoriale- risposte migliori alle legittime preoccupazioni dei cittadini riguardo l'uso di marijuana. Crediamo che ad ogni livello-effetti   sulla salute, impatto sulla società e questioni di ordine pubblico - il saldo sia esattamente favorevole alla legalizzazione nazionale». Il Times ha inoltre paragonato l'attuale divieto di fare uso di cannabis a quello che per lungo tempo in America è stato in vigore   sulle sostanze alcoliche: «Ci sono voluti 13 anni prima che gli   Usa capissero gli errori e ponessero fine al proibizionismo, 13 anni in cui la gente ha continuato a bere, onesti cittadini sono diventati   delinquenti e le organizzazioni criminali hanno prosperato». Memori   di questo bisognerebbe - secondo gli autorevoli editorialisti provvedere   a mettere in piedi un gigantesco piano di depenalizzazione dei reati legati agli stupefacenti leggeri. Un'apertura di credito senza se e   senza ma ai sostenitori della benignità della cannabis? Non esattamente: perché se è vero che «gli effetti tossici e la dipendenza per questo tipo di sostanza sono minimi, soprattutto se confrontati   con alcol e tabacco, non ci sono dubbi sui danni che possono venire dalla marijuana». Inoltre, forse per non apparire totalmente in contraddizione con gli articoli allarmistici, pubblicati solo un anno fa, sull`uso di cannabis tra i teenager il Times ha precisato che la liberalizzazione dovrebbe riguardare solo chi ha compiuto i ventuno anni di età.   La svolta del prestigioso quotidiano potrebbe, secondo alcuni analisti, avere anche l`effetto dì spingere il presidente Barack Obama a riprovare a far passare una legge per depenalizzare l`uso delle droghe   leggere. Obama aveva tentato questa operazione già nel 2012, ma fu bloccato dal Congresso. Oggi lo stato federale considera illegale sia l’uso che il possesso di  marijuana. Nonostante questo, in virtù della loro forte autonomia, molti stati a stelle e strisce hanno da diverso tempo avviato politiche   di legalizzazione di questa sostanza, anche per scopi ricreativi. Ad esempio in Colorado, da gennaio di quest'anno, ogni cittadino maggiorenne può liberamente acquistare marijuana nei negozi autorizzati. La stessa cosa, quasi   contemporaneamente, è accaduta nello stato di Washington dove, a fronte di oltre 300 richieste di licenze, una ventina di negozi sono   stati giudicati idonei a vendere cannabis. Tutti segnali che ci dicono che qualcosa su questo tema si sta muovendo, almeno in America.   E in Italia? In attesa che Repubblica o II Corriere imbocchino la strada americana e seguendo le orme del New York Times ci dobbiamo accontentare della perseveranza dei Radicali, i primi e a volte gli unici a spendersi contro   il proibizionismo. Nel pomeriggio di ieri, Rita Bernardini, Laura Arconti e Marco Pannella hanno seminato cannabis selezionata per la cura dei malati di sclerosi multipla e hanno consegnare il raccolto ai pazienti che non riescono ad accedere ai farmaci cannabinoidi. Per quanto riguarda invece l’uso ricreativo della marijuana la situazione è ancora più arretrata: la corte costituzionale del nostro paese ha sì qualche mese fa bocciato alcune parti della legge Fini-Giovanardi, ma solo per vizi di forma. La questione   però, come ci insegna l’America, è tutta politica.   

cannabis terapeutica
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Ignoranti no, grazie.

Luca Coscioni - Mar, 29/07/2014 - 11:23
Ignoranti no, grazie. Il Foglio29 Lug 2014Luigi Manconi, Federica RestaFecondazione assistita

Hanno già suscitato polemiche e smentite le prime anticipazioni sulle linee guida  sulla procreazione  assistita, che il Ministro della salute ha dichiarato di voler emanare a  seguito della pronuncia di  incostituzionalità del divieto di ricorso a  gameti esterni alla coppia, a fini  procreativi. Pur non essendo chiarissimo  ciò che quest’atto (le linee guida) "dica", si può però provare a immaginare ciò che  esso non possa "dire". In quanto atto  amministrativo (sia pur generale), le  linee guida non possono infatti normare  ciò che la legge non disciplina o  disciplina diversamente. Alcuni esempi. Sul carattere liberale della donazione,  ciò che si potrà prevedere è al massimo  un rimborso spese o delle limitate  agevolazioni nell’accesso ai trattamenti  in caso di ovodonazione, perché si  impedisca non tanto e non solo la  commercializzazione dei gameti ma,  piuttosto, lo sfruttamento e  l’autosfruttamento dí chi, spinto dal  bisogno, si sottoponga a trattamenti  profondamente invasivi (soprattutto per  le donne). Sulla tracciabilità dei gameti e  l’identificabilità del donante, non si potrà  certo delineare un bilanciamento diverso  da quello, già sancito dalla norma  vigente. Idoneo, cioè, a contemperare il  diritto all’anonimato del donatore e il  diritto del figlio non solo ad accedere ai  dati sanitari rilevanti, in caso di necessità, ma anche a conoscere, a certe  condizioni, l`identità di chi, almeno in  parte, ne ha reso possibile la nascita. Sui  limiti di età, è certo che essi non possano  riguardare i riceventi se non nella  misura desumibile dalla disciplina  vigente, che limita l`accesso alla  procreazione assistita alle coppie in età  potenzialmente fertile. Ulteriori  limitazioni violerebbero, infatti, quel  diritto a (tentare di) procreare, espressivo - ricorda la Consulta - della  "fondamentale e generale libertà di  autodeterminarsi". E nella stessa  sentenza sul divieto di fecondazione  eterologa, si ribadisce come l`affinità  genetica non costituisca un  "imprescindibile requisito della  famiglia". E si argomenta come la  determinazione a procreare, in quanto  concernente "la sfera più intima e  intangibile della persona umana, non può  che essere incoercibile", anche quando  sia realizzata ricorrendo alla eterologa.  La preclusione del ricorso alla sola  tecnica capace, in questi casi, di  "favorire la vita" viola infatti, secondo la  Corte, il diritto fondamentale alla  genitorialità, senza potersi neppure  giustificare per esigenze di tutela del  nato. Queste esigenze, infatti, devono  ritenersi "congruamente garantite" già  oggi, a legislazione vigente. Secondo la  Corte, infatti, non si apre alcun vuoto  normativo, poiché a tutela del nato  soccorrono, in primo luogo, gli istituti già  previsti dalla legge 40 del 2004; in  particolare il divieto, per il partner della  madre, di disconoscere la paternità. E  inoltre, il diritto all`anonimato dei  donatori è garantito, ma nei limiti  necessari ad assicurare al nato la  possibilità di conoscere la propria  identità genetica. Che non sarà, certo, tutta la sua storia, ma può comunque rappresentare, seppure parzialmente, le  sue radici. Esattamente come avviene nel  caso dell`adozione. Ancora. I giudici  definiscono come "diretto effetto delle  disposizioni in esame" la discriminazione delle coppie infertili in base al censo, in  quanto ciò priverebbe quelle  economicamente più deboli della  possibilità di ricorrere a tecniche assai  onerose (accessibili solo in altri paesi).  Anche i timori di un ricorso alla  fecondazione eterologa per fini  eugenetici vengono fugati dalle  motivazioni della Consulta. Dal momento  che la tecnica in questione è limitata ai  soli casi di infertilità o sterilità assoluta,  non c`è dubbio che la sua applicazione  risponda esclusivamente a criteri di  tutela della salute dei genitori. Non si  tratterebbe, dunque, di "assecondare il  desiderio di autocompiacimento dei  componenti di una coppia, piegando la  tecnica a fini consumistici", ma semmai  di porre quella tecnica al servizio dei  diritti e delle libertà. E ciò in un quadro  di garanzie adeguate per tutti i soggetti  coinvolti. Fin qui, dunque, quanto  stabilito dai giudici costituzionali. Limpida e inequivocabile l’affermazione  del diritto a usufruire delle chance  offerte dal progresso scientifico, che  impone alla "pura discrezionalità  politica" un passo indietro di fronte a  scelte che spettano all’ “autonomia e alla  responsabilità del medico", con il  consenso informato del paziente. E  tuttavia, sia chiaro, anche parole così  nette non possono risolvere una volta per  tutte questioni che rimandano a una  tormentata esperienza di vita e di dolore  e che, allo stesso tempo, mettono in  discussione principi e opzioni morali. In  presenza di ciò, il legislatore (il  Parlamento e il governo) deve consentire  a ciascuno di esercitare  responsabilmente la libertà di scelta, superando categorie del diritto e del  pensiero che altrimenti rischiano - esse  sì - di renderci prigionieri di opposti  individualismi. Mai come su questi temi è  necessario un confronto ampio che si  sottragga agli imperativi di maggioranza  e che sia capace di individuare il punto  di equilibrio più alto tra i valori in gioco,  "nel rispetto della dignità della persona".   

fecondazione eterologa
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Fecondazione eterologa in arrivo decreto legge e linee guida

Luca Coscioni - Mar, 29/07/2014 - 11:14
Fecondazione eterologa in arrivo decreto legge e linee guida Il Sole 24 Ore29 Lug 2014Barbara Gobbi

Prenderanno con ogni probabilità la doppia strada del decreto legge - da portare a strettissimo giro in Consiglio dei ministri - e delle linee guida (annunciate da oltre un mese dalla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin), le istruzioni d’uso per regolamentare la fecondazione eterologa. Mentre sui contenuti che saranno inseriti nell’uno e nell`altro provvedimento - normativo e regolamentare - il chiarimento arriverà oggi, quando nel primo pomeriggio Lorenzin illustrerà il decreto durante l`audizione fissata per le 14,30 in commissione Affari sociali della Camera. «Il ministro Lorenzin - recita un comunicato diffuso nel tardo pomeriggio di ieri - ha già pronto uno schema di decreto legge per regolamentare  questo nuovo percorso di fecondazione assistita anche sulla base delle indicazioni emerse dal gruppo di lavoro convocato nelle scorse settimane dal ministero della Salute». Indicazioni con cui gli esperti non si limitano a dettare la propria linea tecnico-scientifica - dalla previsione di forme di rimborso per i donatori al loro assoluto anonimato, fino all’indicazione di un tetto massimo di 25 nati per milione di abitanti per ciascun donatore/donatrice, così da evitare rischi di procreazioni future tra consanguinei - ma sollecitano anche il ministero a "fare presto". «Il compito delle istituzioni sanitarie pubbliche - si legge infatti nel decalogo messo a punto dagli esperti - è quello di garantire in tempi brevissimi e certi la possibilità per i cittadini di accedere alle procedure di pma con donazione di gameti,  senza discriminazioni di carattere economico e territoriale, nel rispetto della sentenza della Corte costituzionale». Perché se il io giugno la Corte ha definitivamente smontato l`impianto della legge 40/2014 sulla procreazione medicalmente assistita, che vietava il ricorso all`eterologa in Italia, nello stesso provvedimento la Consulta ha anche ribadito più volte l`immediata applicabilità della sentenza 162/2014. «Attendiamo di conoscere il contenuto del decreto legge per capire quale sia l'esigenza del ministro di disciplinare con un atto normativo questioni su cui la stessa Corte si è espressa con estrema chiarezza», incalza Filomena Gallo, segretario nazionale dell`associazione Luca Coscioni. Mentre per Luca Gianaroli, presidente Sismer e componente del gruppo ministeriale, «ritardare l`applicazione della sentenza non fa che aumentare la frustrazione delle coppie e degli operatori che attendono la ripresa degli interventi in Italia, come avveniva dieci anni fa. Le strutture sono pronte per ripartire». La ministra della Salute la pensa diversamente. La stessa delibera con cui la Toscana ieri ha deciso di rompere gli indugi e di regolamentare l`eterologa nei centri pubblici, privati e convenzionati di fecondazione assistita, così da «garantire che le donazioni avvengano attraverso protocolli medico-sanitari rigorosi e si assicuri piena ed effettiva gratuità delle donazioni scongiurando i rischi di commercializzazione», renderebbe necessario secondo Lorenzin «intervenire con la massima urgenza con un provvedimento normativo efficace su tutto il territorio nazionale, per evitare disparità di trattamento tra cittadini residenti nelle diverse regioni». 

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L'America ci sveglia: «Marijuana legale»

Luca Coscioni - Mar, 29/07/2014 - 11:03
L'America ci sveglia: «Marijuana legale» il Garantista29 Lug 2014Marco Cappato, Marco Perduca

Dopo anni di tentennamenti e cautele il New York Times, il giornale più famoso del mondo, ha deciso di schierarsi a favore della legalizzazione  della marijuana. Nella migliore tradizione statunitense l’ha deciso con tanto  di voto del Comitato di Redazione. Certo, la libertaria National Review, oltre 30 anni fa, si era già schierata per la legalizzazione di tutte le droghe e, altrettanto notoriamente, l’Economist non fa passar anno senza denunciare il fallimento del proibizionismo mondiale, ma il fatto che  il quotidiano "liberal" per antonomasia dopo anni di cautele e ritrosie abbia  deciso di schierarsi apertamente a favore della regolamentazione legale di tutti i derivati della pianta della cannabis è di per sé una notizia, di quelle che fanno il giro del mondo. Alla vigilia delle "celebrazioni" per la giornata mondiale per la lotta agli stupefacenti, celebrata il 26 giugno, il partito Radicale e l’associazione Luca Coscioni avevano lanciato un appello, ripreso da pochi quotidiani tra cui il Garantista, in cui chiedevamo a Governo, Parlamento e media italiani di arrivare a quella scadenza con un avvio di dibattito. Chiedevamo di discutere sulla lotta al narcotraffico che fosse basato su dati certi, evidenze scientifiche, approcci alternativi al proibizionismo e su un confronto laico tra le proposte che negli anni son andate consolidandosi tanto in Italia quanto nel resto del mondo, ma che raramente hanno diritto di cittadinanza nei media del nostro paese. Secondo un recente sondaggio del Pew Reserch Center, il 54% degli americani sarebbe a favore della legalizzazione tout court della marijuana. Si tratta della stessa percentuale che nel  1993 in Italia votò a favore del referendum radicale che, emendando la legge Jervolino-Vassalli, andava a depenalizzare il consumo personale di tutte le sostanze. Era la prima volta che uno stato membro delle Nazioni unite cambiava una legge sulla droga e resta l`unico esempio al mondo in cui una riforma del genere sia avvenuta ricorrendo direttamente all’elettorato. Oggi le percentuali in Italia potrebbero esser simili a quelle degli Usa anche relativamente alla legalizzazione di altre sostanze, "basterebbe solo"  che gli italiani potessero esser informati di questa proposta di alternativa antiproibizionista radicale. E invece il silenzio istituzionale regna sovrano: non è noto sapere se e chi rimpiazzerà Giovanardi come sottosegretario competente per le politiche sulle droghe, chi prenderà il posto del dottor Serpelloni a capo del Dipartimento per le politiche antidroga, né se e quando verrà convocata la sesta conferenza nazionale sulle droghe che a norma di legge doveva esser convocata tre anni fa e non c’è una data certa per l`annuale relazione sulle droghe al parlamento. Non c’è una strategia nazionale per la pubblicizzazione della cannabis terapeutica oppure per dare la possibilità di auto-coltivare piante per uso medico, come hanno richiesto di nuovo i dirigenti Radicali Laura Arconti, Rita Bernardini e Marco Pannella con una disobbedienza civile la settimana scorsa. Nell`era dell`immancabile appello al "Made in Italy" su tutto, occorrerebbe che anche in Italia fosse possibile produrre medicinali a base di cannabis in concorrenza coi costosi prodotti nordeuropei. Ultimo, ma non ultimo, occorrerebbe che la presidenza italiana dell`Unione europea chiarisse quali siano le posizioni dei 28 stati membri dell’Ue relativamente alla preparazione della sessione speciale dell`Assemblea generale sulle droghe prevista per il 2016. Risale agli anni Settanta la prima disobbedienza civile di Pannella per chiedere una legge in materia di sostanze stupefacenti che si fondasse sul buon senso e non sul "basta dire no", da allora i Radicali son sempre stati a favore del controllo legale della produzione, consumo e commercio di tutte le sostanze perché solo così il fenomeno poteva esser tenuto nel suo ambito socio-sanitario senza consegnarlo al diritto penale. Se anche non si fosse d’accordo "ideologicamente" con l’antiproibizionismo , 50 anni di fallimenti dovrebbero suggerire un approccio di revisione pragmatica di ciò che non ha funzionato a seguito dell’imposizione della proibizione come modello globale di "controllo". L’appello #parliamodidroghe lanciato un mese fa resta tutt`ora valido perché inascoltato da Governo e Parlamento e sempre più attuale sia perché il problema resta in tutta la sua drammaticità, sia perché iniziano ad arrivare i risultati lusinghieri dal Colorado dove la legalizzazione della marijuana sta dando tutti i risultati sperati dal punto di vista del contenimento del fenomeno e delle casse dello stato. E in periodo di crisi economica e alla vigilia di probabili manovre aggiuntive ci paiono argomenti da non scartare aprioristicamente. 

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Carceri: l’On. Giachetti risponde all’appello dei Radicali e interroga Orlando sui dati riguardanti le carceri italiane

Radicali Italiani - Mar, 29/07/2014 - 09:08
29/07/14

Rita Bernardini: “Ora attendiamo una rapida risposta, visto che si tratta di dati già disponibili presso il DAP”

“Grazie al Vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, abbiamo potuto rivolgere alcune domande al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Ora attendiamo una rapida risposta, visto che si tratta di dati già tutti disponibili presso il DAP; e grave sarebbe se non lo fossero, essendo il nostro Paese sottoposto a monitoraggio da parte del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa chiamato a verificare l'esecuzione della sentenza Torreggiani (quella per cui la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia per violazione dell'art. 3 della CEDU: tortura / trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei detenuti)”. Così si è espressa la segretaria di Radicali Italiani, Rita Bernardini giunta oggi al 28° giorno di sciopero della fame insieme ad oltre 300 cittadini e a Marco Pannella che sostengono il Satyagraha “per il rispetto del diritto alle cure dei detenuti”.

Dopo l’appello lanciato nei giorni scorsi attraverso i microfoni di Radio Carcere, dai quali la Segretaria di Radicali Italiani si era rivolta a Giachetti, puntualmente è giunta l’interrogazione parlamentare che fa riferimento a quanto sollevato dai Radicali in merito ai dati relativi alle capienze, al sovraffollamento, ma non solo. L’interrogazione presentata da Giachetti chiede chiarimenti sul modo in cui vengono calcolate le cosiddette capienze regolamentari degli istituti penitenziari le quali, secondo una sentenza della Corte Cassazione (la n.5728/2014) e della stessa Corte EDU devono essere misurate al netto degli arredi.

L’atto di sindacato ispettivo del Vicepresidente della Camera si fonda sul principio -fondamentale in democrazia- del diritto dei cittadini alla conoscenza: si chiede, infatti, al Ministro della Giustizia di fornire un monitoraggio costante di ciascuno dei 205 istituti penitenziari quanto a capacità ricettiva legale, detenuti presenti, possibilità di utilizzare i servizi igienici in modo riservato, aerazione disponibile, accesso alla luce e all’aria naturali, qualità del riscaldamento e rispetto delle esigenze sanitarie di base, il tutto con rifermento esplicito alle regole penitenziarie europee adottate dal Comitato dei Ministri del Consiglio D’Europa.

(A cura di Fabrizio Ferrante, membro del Comitato nazionale di Radicali italiani, ferrantefabrizio2010@libero.it)

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Filomena Gallo a Radio Popolare Milano

Luca Coscioni - Lun, 28/07/2014 - 17:12
Fecondazione assistita

Dalle 19:50 fino alle 20:40 Filomena Gallo sarà in diretta su Radio Popolare Milano nella trasmissione Panama - A microfono aperto per parlare di fecondazione assistita.
Se volete esprimere la vostra opinione o fare domande potete chiamare lo 0233001001

Data: Lunedì, 28 Luglio, 2014 - 19:50 to 20:40
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Mina Welby e Mario Riccio a "Nutrire il corpo, coltivare la mente. Libertà e autonomia della persona"

Luca Coscioni - Lun, 28/07/2014 - 16:30
EutanasiaTestamento biologico

Beppino Englaro, Mina Welby, Mario Riccio e Don Stefano Cucchetti.

in

"Nutrire il corpo, coltivare la mente. Libertà e autonomia della persona"

Dialogano con Armando Torno. Introduce Marcello Iantorno.

04 Settembre 2014 - ORE 20:30

Como

Villa Gallia 
via Borgovico n. 154

Data: Giovedì, 4 Settembre, 2014 - 20:30 to 23:30Città: ComoIndirizzo: Via Borgovico n. 154Organizzatore: Associazione Giustizia e Democrazia
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Vie d'acqua: Milanosimuove, mancano i dati ambientali sulle analisi dei materiali prodotti da Maltauro

Radicali Italiani - Lun, 28/07/2014 - 16:21
28/07/14

Comunicato stampa di Milanosìuove

Su iniziativa di Enrico Fedrighini, Portavoce di Milanosìmuove, è stata presentata in Consiglio comunale da Marco Cappato la seguente interrogazione:

In relazione ai referti analitici prodotti in data 26 giugno 2014 dalla societa' San Cristoforo S.c.a r.l. (del gruppo Maltauro), su materiali inerti accumulati dal 2013, analizzati dalla societa' Ambiente Analisi Srl e recentemente smaltiti presso la discarica Enki in comune di Cerro Maggiore.

Considerato che:
- I rifiuti inerti, oltre a presentare un eluato conforme alle concentrazioni di legge, devono essere sottoposti anche a caratterizzazione analitica, indispensabile anch'essa a verificarne la conformita'.
- Nel Rapporto di prova a pag. 3/5 riguardante "idrocarburi policiclici aromatici", risulta tutto a norma
- proprio nella colonna dove dovrebbero essere riportati i valori di legge, compare la seguente dicitura: "Allegato D parte IV s.m.i. D.Lgs. 152/06". Ma il menzionato allegato D e' il mero elenco dei codici CER, non riporta valori di concentrazione.
- in quella stessa colonna compaiono alcuni numeri di riferimento, ma non è comprensibile da quale fonte siano ricavati. Faccio un esempio, ripreso dalle osservazioni del Consigliere di Zona Enrico Fedrighini: "accanto al parametro benzo(a)pirene, la soglia indicata nella tabella prodotta da Maltauro risulterebbe pari a 100 mg/kg. Tradotto: mentre nella vigente Tabella 1 colonna B (destinazione industriale) la soglia massima consentita di Benzo(a)pirene e' di 10 mg/kg, secondo il Rapporto di prova in oggetto la concentrazione massima consentita sarebbe dieci volte superiore. Che vorrebbe dire che in un metro cubo di terra (del peso di 1200 kg), sarebbe tollerabile la presenza di 120 g di Benzo(a)pirene.
Si chiede all'assessore competente di rispondere direttamente, per la parte di propria competenza, e di riportare le risposte (dopo averle sollecitate agli organi competenti) relativamente alle seguenti domande:
- quali valori di legge sono stati applicati nella certificazione 3/5 per stabilire che il rifiuto e' a norma?
- anche il rapporto di prova a pag. 4/5 relativo alle analisi dei metalli, non riporta le concentrazioni di riferimento. Perché?
- per quale motivazione e' stato escluso dalle verifiche analitiche il parametro PCB-policlorobifenili, considerato che le analisi storicamente note realizzate dal Comune di Milano nell'area di via Quarenghi/Castellanza avevano rilevato concentrazioni significative di tale sostanza a profondita' comprese fra 0 e -1 dal piano di campagna (esattamente la quota di terra che e' stata scavata e movimentata nel cantiere-base Maltauro).

Per informazioni: Enrico Fedrighini 335 7988966  

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Inchiesta su firme false regionali, Radicali: la legge è uguale per tutti. Magistratura vada avanti con l'urgenza del caso. Come per Cota, vale anche qui la “Prova di resistenza”

Radicali Italiani - Lun, 28/07/2014 - 16:05
25/07/14

Giulio Manfredi, membro di Direzione di Radicali italiani e segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta, e Silvio Viale, presidente comitato nazionale Radicali Italiani e consigliere comunale a Torino:

Abbiamo letto il ricorso della signora Borgarello e le facciamo i complimenti. La Lega ha imparato benissimo la lezione di Marco Cappato e Lorenzo Lipparini, i radicali lombardi che denunciarono, nel 2010, le firme farlocche del listino regionale di Roberto Formigoni (alias “Firmigoni”).

Dalla secessione all' “accesso agli atti”, la svolta legalitaria dei leghisti è notevole ma meglio così.
La legge è uguale per tutti. La magistratura vada avanti con l'urgenza del caso e con l'esperienza accumulata in passato. Ciò detto, è del tutto legittimo porre, a tempo debito, il problema della “prova di resistenza”, cioè verificare se togliendo le firme che dovessero risultare false o comunque invalide Chiamparino avrebbe vinto comunque.

La “prova di resistenza” fu fatta nei confronti dei voti che portarono alla vittoria di Cota e lì il conto fu presto fatto: i 27.000 voti raccolti dai “Pensionati per Cota” di Michele Giovine erano stati determinanti per la vittoria di Cota, che aveva superato la Bresso di soli 9.000 voti.

Nel caso di Chiamparino ci troviamo invece di fronte a una vittoria schiacciante della sua coalizione. La “prova di resistenza” necessita di maggiori approfondimenti ma va fatta, perchè il sistema deve tutelare i risultati elettorali e le loro conseguenze politico-amministrative, se non inficiati irrimediabilmente dai falsi.

Questo naturalmente riguarda il problema se andare o non di nuovo al voto per le regionali. Discorso diverso per l'accertamento delle eventuali responsabilità penali, che deve andare fino in fondo, ricordando che, come per Giovine, esiste la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva.

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Cannabis, Viale: «più dannosi i divieti. Dovrebbe produrla anche lo Stato italiano»

Luca Coscioni - Lun, 28/07/2014 - 13:12
Cannabis, Viale: «più dannosi i divieti. Dovrebbe produrla anche lo Stato italiano» Il Corriere della sera28 Lug 2014Cannabis terapeutica

Silvio Viale, medico  ginecologo al Sant’Anna di  Torino, dal 2010 al 2013 presidente  dei Radicali italiani, sulla  cannabis ha un approccio liberista.  Perché?  «Credo che i benefici di una legalizzazione  siano superiori ai  "malefici", mi viene da dire».  Vantaggi da quale punto di vista?  «Sociale, sanitario e, non ultimo,  come ha evidenziato il New  York Times, economico».  Possibile?  «Sì. Partiamo dall`ultimo: le risorse  che si utilizzano per reprimere  l’uso della canapa e dei suoi  derivati sono enormi e hanno  dato finora risultati minimi, senza  peraltro fermare il fenomeno».  In quale modo la legalizzazione  può avere benefici sul piano  sanitario?  «Intanto undici regioni d’Italia  si sono pronunciate a favore dell’uso  terapeutico della cannabis.  Tuttavia per questo scopo bisogna  importarla dall’estero, mentre  il nostro Paese sarebbe perfettamente  in grado di produrne di  ottima qualità: già succede in un  laboratorio del Veneto, dove vie ne impiegata per fare sperimentazioni  e poi distrutta. Sarebbe  molto meglio se l’Istituto chimico  farmaceutico militare di Firenze  potesse produrla, garantendone  l’origine e la giusta  quantità dei principi attivi».  Lei ha parlato anche di conseguenze  sociali positive.  «Legalizzare il mondo della  marijuana significa rendere più  consapevoli i consumatori. Lo  dico senza aver mai fumato neppure  tabacco. Penso però che un  divieto sia più dannoso. Peraltro,  non si capisce come mai l’alcol e  le sigarette siano legali pur essendo  altamente nocive per la salute:  anche in questi casi, siamo  passati dal proibizionismo al liberismo».  Molti si preoccupano per  l’eventuale rischio di un passaggio  dalle droghe cosiddette  leggere a quelle pesanti.  «Ed è una bufala. Quando vado  al Sert vedo eroinomani che hanno cominciato direttamente  con l’eroina».  Resta l’argomento della pericolosità  per gli adolescenti.  «Esistono studi molto recenti  che tendono a non dare più certezze,  ma ipotesi. La verità è che  la controprova sull’uomo non  esiste: a parità di intelligenza,  non sappiamo quali eventi della  tua vita determineranno la persona  che sarai a sessant’anni».  

cannabis terapeutica
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Al voto, al voto!

Luca Coscioni - Lun, 28/07/2014 - 12:59
Al voto, al voto!26 Lug 2014Angiolo Bandinelli

Alla (bella) mostra sulla pittura inglese del XVIII secolo ("British Painting and the Rise of Modernity") allestita fino a pochi giorni fa al Museo Fondazione Roma, nella sede di Palazzo Sciarra, era naturalmente presente, con Reynolds, Turner, Constable, Gainsborough e alcuni mirabili acquarellisti, il grande Hogarth. Accanto ad altre sue opere, si potevano ammirare quattro incisioni, dal caratteristico taglio grottesco-satirico, che rappresentano altrettanti momenti di una competizione elettorale. Siamo nel pieno della campagna del 1754 per l`elezione di un membro del Parlamento nell’Oxfordshire. Le stesse identiche scene le ritroviamo anche in quattro dipinti dello stesso artista (su due piedi non saprei dire se le incisioni precedono o seguono i quadri, ma ai fini del mio discorso la cosa non ha importanza). Nella prima incisione ("An Election Entertainment"), una piccola folla gavazza allegramente attorno al candidato, seduto a un grande tavolo imbandito, con musicanti e birra a volontà; nella seconda ("Canvassing for Votes") il candidato, per strada, si dà un gran daffare per convincere presenti e passhti a votare per lui; nella terza ("The Polling") siamo al seggio elettorale; nella quarta ("Chairing the Member") è messa a fuoco la gioia della vittoria, con l’eletto (un Tory) portato a spalla, su una specie di palanchino, dai suoi supporter. Le figurine che popolano le incisioni sono per lo più malvestite, con volti popolareschi, mescolate con storpi, mendicanti, bestie e, forse, puttane. Dietro, nello sfondo, si intravede gente che tracanna birra... Insomma, un ambiente un po’ torbido che probabilmente è però unico nel panomara sociopolitico europeo dell`epoca: immagino che in nessun altro paese del continente fosse dato assistere a un`analoga saga elettorale, diretta, immediata, vissuta fin dal popolino minuto, con partecipazione di ceti sociali diversi. Probabilmente, in quelle elezioni c`era poco di "democratico" (e Hogarth fa appunto il moralista, il critico sociale...) come oggi lo intendiamo, erano inquinate da spicciola o grande corruzione, tutto un do ut des, un voto di scambio malandrino e straccione. Allora, prima della grande riforma elettorale del 1832, non c`era il voto segreto, l’illegalità era palese e persino sfacciata. E tuttavia fa impressione avvertire come quei candidati e  i loro elettori fossero vicini fino al contatto fisico, con una comunicazione tra di loro diretta, spontanea, irresistibile. Se non vado errato (non sono uno specialista...) era già quello che viene definito il sistema elettorale "uninominale secco all`inglese". Questo contatto "fisico", segnò buona parte dello sviluppo dei sistemi elettorali così come si sono gradatamente diffusi nelle democrazie occidentali. Nel tempo, sicuramente, sono stati escogitati sistemi e meccanismi elettorali più garantiti, controllati, trasparenti, meno inquinati e corrotti. Ma quello che importava, che rendeva e che ha reso a lungo ineguagliato il meccanismo inglese e ogni altro che rispettasse certe condizioni minime è stata la diretta partecipazione popolare e il contatto tra elettore ed eletto. La "constituency" inglese, la circoscrizione, venne man mano meglio individuata come l`ambito adeguato a che il candidato potesse essere conosciuto direttamente dal suo elettorato. Prendeva corpo, diventava fisicamente percepibile il concetto stesso di "rappresentanza": l`elettore diventava quasi familiare con il suo eletto, ne conosceva pregi e difetti e quegli cercava di soddisfaré le sue richieste ed esigenze. Così, accanto alle tradizionali élite di potere, quelle che si coagulavano per casta, per censo, per rappresentatività sociale, si formava una fetta di élite che trovava la sua legittimità da questa "simbiosi" con le masse popolari, venutesi gradatamente allargandosi, con l`ampliamento della base elettorale fino al voto universale. Era una élite molto spesso all`opposizione, comunque sempre "alternative alle altre, in un bilanciamento di poteri e di valori essenziale per definire il concetto stesso di democrazia (anche nella dialettica, poi sviluppatasi, tra la democrazia e il liberalismo "tocquevilliano", più o meno socialmente conservatore). Cosa resta di questi meccanismi originari di ogni ben concepita democrazia? Cosa resta nei sistemi che si sono via via succeduti accantonando il sistema anglosassone, da quelli proporzionalisti con i loro candidati messi in lista dai grandi partiti di massa e solo indirettamente vicini al corpo elettorale grazie alle preferenze fino agli attuali parlamenti dei cosiddetti "nominati", inseriti in blocchi indicati dalle burocrazie di partiti (già loro stesse elettoralmente distanti dal corpo elettorale) e immodificabili, senza la possibilità, per l`elettore, di dare una indicazione qualsiasi? A queste elezioni ci si presenta selezionati dagli incontrollati filtri dei mass media, in particolare della tv. L’elettore, in questi sistemi, è un passivo spettatore. Cosa resta dell`antico contatto tra elettore e candidato, anche nella parodia degli streaming, dei blog, dei social network, partecipati da una minima parte del corpo elettorale, sia pure la più dinamica e combattiva (o solamente protestataria). Cosa resterà dell`antica visione di Hogarth nel Senato che sta uscendo dai conciliabili e do ut des tra partiti, coalizioni, convenzioni (sempre "ad excludendum") come Senato, addirittura, di non-eletti, ma nominati di secondo grado, secondo parametri e "ratio" mai chiariti, mai discussi seriamente in grandi dibattiti pubblici? Il distacco dal corpo elettorale pone le sue barriere in ogni snodo del sistema. Già i referendum radicali, molti dei quali ponevanmo questioni ancor oggi urgenti, vennero vanificati da colpi di mano parlamentari che li hanno negati, svuotati, annichiliti (pensiamo al referendum sul finanziamento pubblico dei partiti, ma non solo a quello). Adesso, serpeggiano tra le proposte di riforma istituzionale, prospettive ancor più grigie. Le agenzie di stampa dicono che tra le norme poste in discussione vi è quella di aumentare il numero delle firme necessarie per presentare al Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare. La proposta sarebbe stata ragionevole se si fosse previsto allo stesso tempo un termine certo per la loro calendarizzazione parlamentare. Da quanto riportato dalle agenzie di stampa, sembra invece che si sia fatta la scelta opposta: le firme sono moltiplicate per cinque (da 50 a 250 mila), ma tempi e modi per la calendarizzazione sono rimandati ai regolamenti parlamentari, ed è prevedibile cosa questi stabiliranno, a garanzia dei cittadini. Al macero finiranno sicuramente le 29 proposte di legge di iniziativa popolare già in attesa di essere discusse, tra le quali quella per la legalizzazione dell`eutanasia, depositata dalla Associazione Coscioni lo scorso 13 settembre. Questa irrefrenabile tendenza al distacco sempre più netto e irreversibile tra corpo elettorale e candidato viene mascherata con l`osservazione che attualmente il contatto, lo scambio, la reciproca conoscenza`viene garantita dai media - la tv o i giornali da una parte, dall`altra i social network. Ma non sono pochi quelli che denunciano, in queste "mediazioni" tecnologiche il peso della manipolazione ideologica o del potere, la cristallizzazione delle rappresentanze (sempre viste come "corpi intermedi", mai come insieme, aggregato di individui di idee e opinioni convergenti su questo o quell`item del ventaglio delle proposte in gioco). Per quel che se ne può capire, quello che va in crisi è la stessa formazione di una élite politica consapevole delle proprie responsabilità, compatta, al di là delle necessarie differenziazioni, nella propria identità: di essere élite essenzialmente e orgogliosamente politica (e solo per questo meritevole delle cosiddette immunità).  Quattro quadri dal taglio grottesco-satirico: un ambiente un po` torbido che è però unico nel panorama sociopolitico dell`epoca  Un contatto quasi fisico tra elettore ed eletto, che è stato sostituito dalla mediazione di tv e giornali e ora dai social network . Gli altri tre quadri che compongono II ciclo "Humours of en Election". "Canvassing for Votes", "The Polling",  Chairing the Member". Le Incisioni corrispondenti sono state esposte alla  mostra sulla pittura Inglese del XVIII secolo che si è conclusa pochi giorni fa al Museo Fondazione Roma  William Hogarth, "An Election Entertalnment", primo quadro della serie "Humours of an Election". I dipinti, del 1755, sono conservati nel Sir John Soane’s Museum di Londra. 

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"Santosuosso: Lorenzin non può bloccare il diritto di avere un figlio con la scusa delle linee guida"

Luca Coscioni - Lun, 28/07/2014 - 12:49
"Santosuosso: Lorenzin non può bloccare il diritto di avere un figlio con la scusa delle linee guida" Huffington Post28 Lug 2014Laura Eduati

"La Corte costituzionale ha tolto il divieto di fecondazione eterologa che si traduce automaticamente nella possibilità per le coppie di mettere al mondo un figlio usando ovuli e seme provenienti da altre persone. Le linee guida che la ministra Beatrice Lorenzin vuole emanare non possono bloccare questo diritto, già possibile in Italia, né limitarlo".

Amedeo Santosuosso, magistrato, è presidente del Centro di Ricerca Interdipartimentale European Centre for Law, Science and New Technologies (ECLT) dell'Università di Pavia. Nei giorni scorsi ha firmato un documento che chiede l'applicabilità immediata della fecondazione eterologa nei centri specializzati per la procreazione assistita, elaborato da Stefano Rodotà e Filomena Gallo, segretario dell'associazione Luca Coscioni.

Questo perché Lorenzin ha chiesto ai medici di attendere le linee-guida sull'eterologa - facendo capire che finché non verranno emanate non sarà possibile usare questa tecnica. Ma per i costituzionalisti che hanno aderito al documento di Rodotà e Gallo non c'è nulla da attendere.

"La sentenza dei giudici costituzionali che ha tolto il divieto alla fecondazione eterologa dalla legge 40 è immediatamente applicabile perché la legge risulta automaticamente modificata senza la necessità di passaggi ministeriali o parlamentari", spiega Santosuosso. "Dunque i centri per la procreazione medicalmente assistita, attivi ormai da molti anni e dunque già pronti, possono accogliere le coppie che desiderano un figlio con l'eterologa".

"L'unica preoccupazione legittima", continua Santosuosso, "è il fatto che debbano esistere procedure tecniche sicure, già rispettate dai medici, ma questo è un aspetto marginale. Non è legittimo che il ministero possa bloccare l'accesso all'eterologa perché deve definire questi aspetti collaterali: infatti la Corte costituzionale ha deciso che il diritto ad avere un figlio è un bene primario e non è comprimibile, definendo il divieto all'eterologa come irragionevole e discriminatorio. Il ministero deve rispettare questo diritto".

Per il fronte cattolico, invece, la preoccupazione è quella per esempio del numero massimo di donazioni per evitare che i figli della provetta possano incontrarsi e generare bambini senza sapere di essere in qualche modo parenti: "Anche questo è un discorso ragionevole ma non riguarda il diritto alla procreazione bensì il diritto alla donazione: se il ministero vorrà limitare la quantità di seme donato non toccherà certamente la possibilità delle coppie a utilizzare l'eterologa. Ma non può usare la discussione sulla donazione o sulla compravendita dei gameti - comunque vietata in Italia - per ritardare l'applicazione di una sentenza".

E sui timori che l'eterologa possa aprire il campo ai figli delle mamme-nonne? "La Corte costituzionale non ha abolito tutta la legge 40, rimangono dei divieti. Per quanto riguarda i limiti di età, i legislatori non possono entrare nelle decisioni mediche e anche questo principio è stato stabilito dalla sentenza dei supremi giudici nel 2009, quando abolirono l'obbligo di impianto dei tre embrioni. Nessuno può arrogarsi il diritto di entrare nell'ambulatorio e ordinare a un medico quale sia la terapia migliore".

Sulle linee guida oggi il quotidiano La Stampa aveva anticipato che il ministero alla Salute stava pensando al limite di 35 anni per le donne: divieto che il dicastero ha immediatamente smentito. Sempre secondo il giornale torinese, il documento che Lorenzin sta approntando conterrebbe il divieto di scegliere le caratteristiche fisiche più congeniali per il nascituro e il limite di dieci bambini per ciascun donatore-genitore biologico. Per incentivare le donazioni, è possibile che venga dato un rimborso oppure un "ticket" utilizzabile per ottenere le prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Eppure per i costituzionalisti che hanno aderito all'appello di Stefano Rodotà, tali questioni non possono ritardare il ricorso all'eterologa.

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Il Maratoneta

Luca Coscioni - Lun, 28/07/2014 - 12:42
Il MaratonetaRadio Radicale28 Lug 2014Valentina StellaFecondazione eterologa

Nella puntata settimanale del Maratoneta: Terminate le audizioni in Commissione sanità presso Regione Lombardia sul caso Stamina. Manifesto dell'Associazione Luca Coscioni sottoscritto da molti giuristi per il pieno rispetto della sentenza costituzionale che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa. In studio Valentina Stella. Ospiti: Fabio Fanetti, Umberto Ambrosoli, Filomena Gallo, Luca Gianaroli

Il Maratoneta
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Fecondazione: il Ministro perché ritarda visto che la Consulta ha sancito che l’eterologa si può effettuare?

Luca Coscioni - Dom, 27/07/2014 - 15:48
Fecondazione: il Ministro perché ritarda visto che la Consulta ha sancito che l’eterologa si può effettuare?Filomena Gallo27 Lug 2014Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Soggetto costituente il Partito radicale

 

Come abbiamo evidenziato, insieme a molti giuristi, nel manifesto in difesa della sentenza costituzionale che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa “la sentenza n. 162 emanata dalla Corte Costituzionale lo scorso 9 aprile è immediatamente applicabile e che da ciò deriva la simultanea ripresa nei centri italiani della tecnica di fecondazione eterologa“. Ciò è stato ribadito anche dalla direttrice dell'Osservatorio sulla Famiglia dell'Eurispes, Andrea Catizone, che ha dichiarato il suo sostegno all’appello precisando che “Nuove norme per la messa in atto della pronuncia costituzionale" annunciate dal Ministero della Salute in merito all'eterologa, sono "un ulteriore passaggio non necessario”.

E’ davvero incomprensibile questo atteggiamento del Ministro che sta solo rallentando il desiderio di molte famiglie di avere un figlio.

Volendo scendere nei dettagli, è da giorni che da sedi istituzionali e da certa stampa emerge la necessità di normare alcuni aspetti che non sarebbero ancora regolamentati.

E’ ancora doveroso ribadire che la sentenza della Consulta non ha creato vuoto normativo, dunque praticare l’eterologa si può fare e non costituisce una azione illecita.

 

Nel dettaglio:

per effetto del recepimento della direttiva madre 2004/23/CE e direttive applicative successive 2006/17/12/CE; 2006/86/CE i centri di fecondazione medicalmente assistita posseggono tutti i requisiti tecnico scientifici necessari per poter immediatamente applicare tecniche con gameti donati dovranno riaprire le loro porte ai pazienti. L’Italia infatti ha recepito le Direttive comunitarie su conservazione, donazione, lavorazione, tracciabilità e sicurezza (Direttive 2004/23/CE;) con i decreti legislativi 191/07-16/10-85/12 e del 10 ottobre 2012. Tali norme in vigore hanno trasformato i centri di fecondazione in Istituti dei tessuti, obbligati ad attenersi a tutte le prescrizioni e regole che sono previste a livello comunitario, tra cui il divieto di commercializzazione di gameti e embrioni, consentendo solo un rimborso spese, screening precisi sia per donazione omologa che eterologa (191/07 -16/10-85/12)che di fatto coincidono con gli esami previsti, e conservazione dei dati per 30 anni dall’utilizzo dei gameti.

 

Nella nota tecnica che ho inviato due giorni fa al Ministro Lorenzin, in seguito al nostro incontro della scorsa settimana, ho proprio sottolineato che : “Non essendovi ostacoli quindi dovuti ad assenza di norme specifiche per il ripristino della tecnica con donazione di gameti, i centri di PMA potranno immediatamente riprendere l’applicazione delle tecniche eterologhe. Tutto ciò a conferma che sotto i profili scientifici, le normative recepite sulla tracciabilità e sicurezza di cellule e gameti (2004/23/CE e ss- DLGS 191 e ss) colmano pienamente la parte tecnica per l’applicazione di tecniche con donazione di gameti.  In relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto”.

 

In Francia “nel numero  di dieci bambini è fissato il limite che non può essere travalicato ogniqualvolta si fa ricorso ad una donazione di spermatozoi o di ovociti appartenenti allo stesso donatore o donatrice. Diversamente, il Code of Practice elaborato dalla Human Fertilisation and Embryology Authority,nel predisporre le linee guida che i centri devono seguire, fa riferimento al concetto di “famiglia” sancendo la necessità che le donazioni vengano effettuate per la costituzione di non più di dieci famiglie. Non si parla, pertanto, di “bambini” nati all’interno di una famiglia, così come disposto invece dall’ordinamento francese, ma di famiglie create con l’utilizzo dei gameti donati. Si tratta di una distinzione importante atteso che non essendo previsto alcun limite alle nascite  all’interno di una stessa famiglia, quest’ultima potrà decidere di utilizzare gli spermatozoi dello  stesso donatore, sempre attraverso il sostegno di un centro autorizzato, per donare in futuro un fratello o una sorella al bambino nato in precedenza. Resta in ogni caso garantito il diritto del donatore di decidere di donare, al fine di contribuire alla costituzione di meno di dieci famiglie, ciò anche alla luce dei Regulatory principles che i centri autorizzati devono rispettare, contenuti nel Code of Practice predisposto dalla Human Fertilisation and Embryology Authority” (nota tecnica a cura di Ida Parisi).

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Fecondazione, Gallo: il Ministro perché ritarda visto che la Consulta ha sancito che l’eterologa si può effettuare?

Radicali Italiani - Sab, 26/07/2014 - 16:44
26/07/14

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Soggetto costituente il Partito radicale:

Nelle ultime 24 ore abbiamo letto dichiarazioni completamente inesatte sulla fecondazione eterologa. A partire proprio dal comunicato del Ministro Lorenzin che ipotizza un ‘intervento legislativo urgente’.

Come abbiamo evidenziato, insieme a molti giuristi, nel manifesto in difesa della sentenza costituzionale che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa “la sentenza n. 162 emanata dalla Corte Costituzionale lo scorso 9 aprile è immediatamente applicabile e che da ciò deriva la simultanea ripresa nei centri italiani della tecnica di fecondazione eterologa“. Ciò è stato ribadito anche dalla direttrice dell'Osservatorio sulla Famiglia dell'Eurispes, Andrea Catizone, che ha dichiarato il suo sostegno all’appello precisando che “Nuove norme per la messa in atto della pronuncia costituzionale" annunciate dal Ministero della Salute in merito all'eterologa, sono "un ulteriore passaggio non necessario”.

È davvero incomprensibile questo atteggiamento del Ministro che sta solo rallentando il desiderio di molte famiglie di avere un figlio.

Volendo scendere nei dettagli, è da giorni che da sedi istituzionali e da certa stampa emerge la necessità di normare alcuni aspetti che non sarebbero ancora regolamentati.

È ancora doveroso ribadire che la sentenza della Consulta non ha creato vuoto normativo, dunque praticare l’eterologa si può fare e non costituisce una azione illecita.

 

Nel dettaglio:

per effetto del recepimento della direttiva madre 2004/23/CE e direttive applicative successive 2006/17/12/CE; 2006/86/CE i centri di fecondazione medicalmente assistita posseggono tutti i requisiti tecnico scientifici necessari per poter immediatamente applicare tecniche con gameti donati dovranno riaprire le loro porte ai pazienti. L’Italia infatti ha recepito le Direttive comunitarie su conservazione, donazione, lavorazione, tracciabilità e sicurezza (Direttive 2004/23/CE;) con i decreti legislativi 191/07-16/10-85/12 e del 10 ottobre 2012. Tali norme in vigore hanno trasformato i centri di fecondazione in Istituti dei tessuti, obbligati ad attenersi a tutte le prescrizioni e regole che sono previste a livello comunitario, tra cui il divieto di commercializzazione di gameti e embrioni, consentendo solo un rimborso spese, screening precisi sia per donazione omologa che eterologa (191/07 -16/10-85/12)che di fatto coincidono con gli esami previsti, e conservazione dei dati per 30 anni dall’utilizzo dei gameti.

Nella nota tecnica che ho inviato due giorni fa al Ministro Lorenzin, in seguito al nostro incontro della scorsa settimana, ho proprio sottolineato che : “Non essendovi ostacoli quindi dovuti ad assenza di norme specifiche per il ripristino della tecnica con donazione di gameti, i centri di PMA potranno immediatamente riprendere l’applicazione delle tecniche eterologhe. Tutto ciò a conferma che sotto i profili scientifici, le normative recepite sulla tracciabilità e sicurezza di cellule e gameti (2004/23/CE e ss- DLGS 191 e ss) colmano pienamente la parte tecnica per l’applicazione di tecniche con donazione di gameti.  In relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto”.

In Francia “nel numero  di dieci bambini è fissato il limite che non può essere travalicato ogniqualvolta si fa ricorso ad una donazione di spermatozoi o di ovociti appartenenti allo stesso donatore o donatrice. Diversamente, il Code of Practice elaborato dalla Human Fertilisation and Embryology Authority,nel predisporre le linee guida che i centri devono seguire, fa riferimento al concetto di “famiglia” sancendo la necessità che le donazioni vengano effettuate per la costituzione di non più di dieci famiglie. Non si parla, pertanto, di “bambini” nati all’interno di una famiglia, così come disposto invece dall’ordinamento francese, ma di famiglie create con l’utilizzo dei gameti donati. Si tratta di una distinzione importante atteso che non essendo previsto alcun limite alle nascite  all’interno di una stessa famiglia, quest’ultima potrà decidere di utilizzare gli spermatozoi dello  stesso donatore, sempre attraverso il sostegno di un centro autorizzato, per donare in futuro un fratello o una sorella al bambino nato in precedenza. Resta in ogni caso garantito il diritto del donatore di decidere di donare, al fine di contribuire alla costituzione di meno di dieci famiglie, ciò anche alla luce dei Regulatory principles che i centri autorizzati devono rispettare, contenuti nel Code of Practice predisposto dalla Human Fertilisation and Embryology Authority” (nota tecnica a cura di Ida Parisi).

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Eterologa. Viale, con Lorenzin proseguirà la fuga all'estero, linee guida truffa

Radicali Italiani - Sab, 26/07/2014 - 16:15
26/07/14

Sulle anticipazioni delle linee guida sulla fecondazione eterologa, riportate oggi da alcuni quotidiani, è intervenuto il ginecologo radicale Silvio Viale, noto per le vicende della Ru486.

Il ginecologo torinese ha dichiarato:

"Spero che sia una bufala, ma se davvero l'esterologa sarà interdetta alle donne sopra i 35 anni, proseguirà la fuga all'estero delle donne italiane. Il limite dei 35 anni non ha alcuna giustificazione scientifica ed è contro ogni logica di buon senso. Corrisponde alla vecchia logica di subordinare la scienza alla politica, che speravo avesse cambiato verso con il governo Renzi. Inoltre, dalle anticipazioni, si desume che non si è voluto affrontare il nodo delle donazioni, per cui sarà molto difficile avere delle donatrici, mentre sarebbe bastato un sistema che impegnasse ogni ricevente a fornire in donatore anonimo al centro per altre pazienti. Sembrebbe che una commissione di "smidollati" abbia partorito un obbrobrio e, se non è così, mi auguro che fiocchino le prese di distanza, le precisazioni e le dissociazioni. Sia la Lorenzin a contraddire la sentenza della Corte Costituzionale."

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Cannabis terapeutica: ieri la “semina” di Bernardini, Arconti e Pannella: un’associazione a delinquere di stampo “radicale”. La documentazione su www.radioradicale.it

Radicali Italiani - Sab, 26/07/2014 - 13:44
26/07/14

L’hanno detto e l’hanno fatto. Nel pomeriggio di ieri, Rita Bernardini (Segretaria di Radicali italiani), Laura Arconti (Presidente di Radicali italiani) e Marco Pannella (Presidente del Senato del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito), hanno seminato cannabis appositamente selezionata per la cura dei malati di sclerosi multipla decidendo di consegnare il raccolto (presumibilmente a ottobre) ai pazienti che non riescono ad accedere ai farmaci cannabinoidi.

I radicali, da sempre favorevoli alla legalizzazione delle sostanze stupefacenti, vogliono – attraverso questa terza disobbedienza civile – che sia reso effettivo l’accesso ai farmaci oggi solo teoricamente consentito dalla legge Livia Turco del 2007: sono, infatti, solo 60 all’anno in tutta italiana i malati che riescono ad ottenere il Bedrocan (infiorescenze selezionate importate dall’Olanda) attraverso le ASL. Gli altri malati (pochissimi), se riescono a trovare il medico prescrittore, possono andarla ad acquistare presso le farmacie galeniche che, dopo lunga trafila, la vendono al prezzo di 35 euro al grammo! Il che vuol dire, per una persona affetta da sclerosi multipla che ha bisogno dai 2 ai 4 grammi quotidiani, spendere dai 2.100 ai 4.200 euro al mese! L’altra soluzione sempre disponibile e rischiosissima penalmente per chi non riesce a trovare beneficio dai farmaci tradizionali, è rivolgersi al mercato clandestino delle mafie, sempre aperto h 24 che, al prezzo di 5 euro al grammo, rifila un prodotto incontrollato, spesso inquinato e sicuramente non selezionato a fini terapeutici. L’iniziativa dei tre esponenti radicali si ispira alla lotta portata avanti dal Cannabis Social Club di Racale (LE) – LapianTiamo, il quale, grazie alla tenacia dei suoi esponenti Lucia Spiri e Andrea Trisciuoglio, affetti ambedue da Sclerosi multipla, è riuscito a far approvare dalla Regione Puglia una legge (la notizia è di tre giorni fa) che consentirà di sperimentare progetti pilota, per produrre medicinali cannabinoidi. Sapete quanto costerà un grammo di marijuana terapeutica prodotta dalla s.r.l. guidata da LapianTiamo e dalle Istituzioni che ne faranno parte? 1 euro e 55! I tre esponenti radicali hanno deciso che il prodotto della loro coltivazione sarà destinato ai malati di LapianTiamo se alla data in cui il raccolto sarà arrivato a maturazione il “progetto pilota” pugliese non avrà prodotto i suoi effetti. Altrimenti, la cessione avverrà ai malati di altre regioni che non dispongono ancora di una normativa così avanzata ed efficace come quella pugliese. Documenti: La “semina” di ieri di Bernardini, Arconti e Pannella: http://www.radioradicale.it/scheda/417386 (inizio III Disobbedienza Civile) La cessione ai malati del 29 gennaio 2014 (Foggia): http://www.radioradicale.it/scheda/402354/rita-bernardini-consegna-il-raccolto-di-marijuana-ad-alcuni-malati-di-sclerosi-multipla (II disobbedienza civile) La cessione ai malati del 9 novembre 2012 (Roma - Piazza Montecitorio): http://www.radioradicale.it/scheda/365096/cannabis-italia-chiama-usa (I disobbedienza civile)  

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In attesa di poter morire

Luca Coscioni - Sab, 26/07/2014 - 10:19
In attesa di poter morireIl Manifesto26 Lug 2014Matteo MainardiEutanasia

L'Associazione Luca Coscioni ogni settimana riceve richieste da parte di persone che vogliono accedere all'eutanasia, attualmente vietata in Italia. Di seguito pubblichiamo la lettera di un ragazzo:

“Salve, ormai da 17 anni vivo (si fa per dire) su una sedia a rotelle, paralizzato dal collo in giù. Il modesto utilizzo di un braccio mi permette di muovere a stento il joystick della mia carrozzina. Nonostante ciò, in questi anni, aiutato dai miei genitori, anziché piangermi inutilmente addosso ho deciso di continuare gli studi, interrotti a 14 anni a causa dell'incidente che mi ha provocato la lesione al midollo spinale. Mi sono laureato e ho successivamente cercato di fare qualcosa per il mondo dei disabili, dal quale purtroppo non riesco a scappare. Inoltre non ho mai smesso di fare fisioterapia e di ricercare sempre novità. Questo perché, dal giorno dell'incidente, non potendo regalarmi sollievo con le mie forze, ho sperato (inutilmente) nella ricerca medico-scientifica. Adesso le speranze hanno lasciato il posto alla realtà, e io non vedo altro che una già squallida situazione che può solo peggiorare col passare del tempo: i miei invecchieranno e quando non ci saranno più io finirò in qualche ospizio per chissà quanti anni prima di morire.

Chiedo di essere aiutato a morire perché non sopporto di dipendere in tutto e per tutto dagli altri, è stato e continua ad essere troppo umiliante fare la pipì, la pupù, il bagnetto, essere imboccato, farmi soffiare il naso, farmi grattare, farmi scaccolare, eccetera. Chiedo di essere aiutato a morire perché continuo ad avere pulsioni e desideri come tutti gli altri ma non riesco a soddisfarli. Chiedo di essere aiutato a morire perché già mi sono visto crescere da tetraplegico e non voglio vedermici marcire. Spero che basti!

I miei non condividono affatto questa mia scelta, anche se per farmi "contento" mi hanno portato in Svizzera per vedere se quelli della Dignitas mi ritenevano idoneo, e così è stato. Fatto questo però mi hanno riportato a casa. Ma come non capirli. I genitori vorrebbero che i propri figli fossero felici e quando non lo sono non possono far altro di sperare che lo siano, pensarli morti è un'ipotesi che non vogliono prendere in considerazione. Almeno nella mia famiglia funziona così! Ovviamente i miei in Svizzera non mi riaccompagnerebbero mai più, voi potete aiutarmi?
Aspetto una vostra risposta”.

Anche noi aspettiamo una risposta. Dal Parlamento. E l'aspettiamo da 316 giorni.

eutanasia
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Giovanardi e la riforma del divorzio, no all’ostruzionismo

Rassegna Stampa - Sab, 26/07/2014 - 09:17

 Martedì 22 luglio in diretta su Radio Radicale è stato nostro ospite in collegamento il senatore Giovanardi del NCD, membro della commissione giustizia dove in questi giorni si discute di riforma del divorzio. Leggi tutto

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Giovanardi e la riforma del divorzio, no all’ostruzionismo

Divorzio Breve - Sab, 26/07/2014 - 09:17

 Martedì 22 luglio in diretta su Radio Radicale è stato nostro ospite in collegamento il senatore Giovanardi del NCD, membro della commissione giustizia dove in questi giorni si discute di riforma del divorzio. Leggi tutto

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