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Mario Riccio interverrà al Congresso Tematiche di fine vita, deontologia, giurisprudenza e religioni a confronto

Luca Coscioni - Mer, 13/01/2016 - 12:15
EutanasiaMario Riccio, Consigliere generale dell'Associazione Coscioni, interverrà al Congresso che si terrà per il 14 gennaio 2015, dalle 16.30 alle 20.30. Le diverse visioni e la diversa concezione dell’uomo trovano risposte specifiche al letto del malato, in un contesto assistenziale e in una fase della vita che richiedono particolare attenzione da parte degli operatori sanitari.   Per saperne di più clicca QUI   Data: Giovedì, 14 Gennaio, 2016 - 16:30 to 20:30Città: MilanoIndirizzo: Aula Magna Mangiagalli- Ospedale Maggiore Policlinico Milano Via Commenda 12
Categorie: Radicali

Bolognetti: Presidente Pittella, la faccia questa "invasione di campo". Firmi la "Dichiarazione di Roma".

Radicali Italiani - Mer, 13/01/2016 - 10:09
13/01/16

  "Verdana","sans-serif"">Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Consigliere dell'Associazione Coscioni 

Perché il Presidente della Giunta regionale di Basilicata, Marcello Pittella, dopo aver deciso di sottoscrivere e sostenere la campagna del Partito Radicale "per la transizione verso la Stato di Diritto e il Diritto alla Conoscenza contro la Ragion di Stato", ha innestato la retromarcia dopo meno di 24 ore?

Un ripensamento che, il 30 ottobre 2015, il portavoce Nino Grasso ha motivato con la necessità di "approfondire" i contenuti dell'iniziativa per "evitare spiacevoli equivoci o indebite invasioni di campo rispetto ad altri organi dello stato".

Una motivazione, non me ne voglia il Presidente Pittella, a dir poco sconcertante, se consideriamo che poche ore prima mi era stata comunicata - prima dalla segreteria e poi con un messaggio inviato sul mio cellulare dallo stesso Presidente - la volontà di aderire all'iniziativa.

 

Presidente Pittella, dopo aver atteso per oltre due mesi il suo momento di riflessione, devo confessarle che davvero non comprendo i suoi timori e le sue preoccupazioni. Quali "equivoci" potrebbe ingenerare una sua firma in calce a un documento a sostegno di un progetto che si nutre di una drammatica consapevolezza? Occorre agire per porre un argine alla "crescente erosione che la democrazia e lo stesso Stato di Diritto stanno subendo nei paesi cosiddetti democratici".

Presidente, davvero non capisco, mi spieghi.

Mi sono rivolto a lei con fiducia, sperando che potesse cogliere la forza, l'urgenza e l'importanza dell'iniziativa promossa dal PR. 

Con la campagna "per la transizione verso la Stato di Diritto e il Diritto alla Conoscenza contro la Ragion di Stato", il Partito Radicale ha inteso innalzare le bandiere del diritto, dei diritti, della democrazia, del diritto alla conoscenza da opporre alle Ragion di Stato e a certa Realpolitik. Nel farlo abbiamo onorato quanto di unico e straordinario contiene il Preambolo allo Statuto del PRNTT, che potremmo definire la nostra ragione sociale: "Il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito proclama il diritto e la legge, diritto e legge anche politici del Partito Radicale, proclama nel loro rispetto la fonte insuperabile di legittimità delle istituzioni...".

E allora Presidente, perché la firma da apporre in calce a questo nostro appello ha suscitato così tanta prudenza?

Il campo che lei teme di invadere è quello della democrazia, dello Stato di diritto e del diritto universale alla conoscenza ed è un campo che noi intendiamo presidiare.

Ci pensi, ma ci pensi davvero e valuti se non sia il caso di sostenere con forza questa iniziativa. 

© 2016 Da Nuova del Sud del 13 gennaio 2016. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Cannabis, Ncd stoppa la depenalizzazione

Luca Coscioni - Mar, 12/01/2016 - 14:55
Cannabis, Ncd stoppa la depenalizzazioneRepubblica11 Gen 2016Lilian MilellaCannabis terapeutica

Dopo lo stop degli alfaniani sul reato di clandestinità, che pure il premier Matteo Renzi critica ma ritiene non cancellabile su due piedi, arriva adesso anche il niet di Ncd sulla droga.

Resterà il carcere fino a un anno e la multa da uno a 4 milioni di euro per chi coltiva anche una sola piantina di cannabis, fosse pure a scopo terapeutico. I centristi puntano i piedi.

Per Renzi il reato di clandestinità "crea problemi, intasa le procure, non serve", ma non ritiene utile cambiarlo adesso perché "c'è una percezione della sicurezza per cui questo percorso di cambiamento lo faremo con calma, tutti insieme, e senza fretta". Niente dunque al consiglio dei ministri di venerdì. Una decisione politica supportata dal parere tecnico del capo della polizia Alessandro Pansa che boccia il reato "perché intasa le procure", ma anche lui ne ipotizza la modifica solo in modo da non intaccare "la percezione della sicurezza", "per far capire che gestiamo il fenomeno immigrazione con umanità ma anche con rigore"

Per la stessa ragione è destinata a cadere la depenalizzazione della droga. Anche in questo caso, "se fosse portata a termine così su due piedi, senza un'adeguata sensibilizzazione dell'opinione pubblica", dicono fonti del governo, rischierebbe di ingenerare il dubbio che si stia cedendo nella lotta agli stupefacenti. Niente da fare allora per la trasformazione del reato contenuto nel testo unico sulle droghe del 1990, tante volte contestato aspramente dai Radicali, e che sarebbe potuto diventare un illecito amministrativo, punito con una sanzione e relativa multa, "da 5 a 30mila euro".

A essere "incriminato" è sempre lo stesso decreto legislativo, quello messo a punto dal ministero della Giustizia. Un testo giunto ormai al suo ultimo passaggio, quindi destinato, qualora fosse stato approvato, a diventare legge il giorno dopo. Ma la cancellazione del reato di immigrazione e delle pene se coltivi pianticelle di cannabis rischia di trascinare con se tutto il testo.

Che dopo il 17 gennaio non potrà più essere recepito dal consiglio dei ministri perché scade la delega concessa dal Parlamento nel 2014 all'interno della legge sulla "messa alla prova".
Le due questioni, clandestinità e droga, hanno subito lo stesso stop and go. Inserite nella legge delega, vengono eliminate dal governo nella prima stesura del decreto legislativo. La commissione Giustizia della Camera, nel parere di dicembre, le reintroduce entrambe, anche se con una formula diversa. Pone come "condizione" di cancellare il reato di clandestinità, mentre "osserva" che sarebbe opportuno trasformare in illecito la coltivazione delle piantine di cannabis.

Ma per la droga come per l'immigrazione, il passo indietro è dettato da una "paura" politica, perché entrambe le questioni, come dimostrano le polemiche degli ultimi giorni sulla clandestinità, sono un argomento forte della destra, su cui la Lega, ma anche quello che resta di Forza Italia, non si farebbero sfuggire duri attacchi al governo. Quindi meglio soprassedere.

 

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Riforme, Magi: ddl Boschi uccide referendum abrogativo. Serve subito un Referendum Act

Radicali Italiani - Lun, 11/01/2016 - 20:39
11/01/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani:

 

"La Riforma Boschi ha un effetto devastante sul diritto degli italiani a promuovere referendum. La modifica dell’articolo 75 della Costituzione, anziché rimuovere gli ostacoli che da settant’anni ne permettono il sabotaggio, li aggrava. Pretendere 800 mila firme per ridurre il quorum, infatti, significa consentire i referendum solo ai grandi partiti che hanno un esercito di consiglieri comunali per autenticare le firme. Cittadini e movimenti politici di minoranza sarebbero tagliati fuori, o costretti ad andare a sbattere contro un quorum abnorme.

Occorre subito un Referendum Act, da approvare con legge ordinaria, che intanto superi le procedure restrittive e irragionevoli previste dalla legge del 1970. Solo consentendo le firme online e ampliando la platea degli autenticatori, ad esempio, sarà possibile per tutti provare a raggiungere l’obiettivo delle 800 mila firme. Come Radicali italiani siamo impegnati su questo obiettivo, a partire dai testi legislativi che inviammo a tutti i parlamentari al termine della campagna referendaria del 2013 e dal giudizio contro lo Stato italiano promosso da Staderini e De Lucia dinanzi al Comitato diritti umani dell’Onu.

Il 23 e 24 gennaio, ci ritroveremo a Napoli agli “Stati generali delle città e del federalismo” anche per organizzare una campagna che porti all’approvazione del Referendum Act".

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Alberghi inaccessibili per i portatori di disabilità, si intervenga subito

Luca Coscioni - Lun, 11/01/2016 - 14:51
Alberghi inaccessibili per i portatori di disabilità, si intervenga subitoGustavo Fraticelli11 Gen 2016Barriere architettonicheCon tale missiva l'Associazione intende denunciare  “l’inospitalità” della stragrande maggioranza degli alberghi per le persone con disabilità  a causa dell’assenza di camere prive di barriere architettoniche, pur previste da puntuali normative. Il tutto è aggravato dalla circostanza che quando l’albergo afferma di avere camere accessibili, molto spesso tale accessibilità si sostanzia essere solo un mero requisito spaziale dei locali, in aperta violazione delle normative di cui sopra,  che prescrive specificatamente per le stanze da bagno, oltre a tale requisito, la presenza di adeguati sanitari e di maniglioni di sostegno. Quindi tali strutture sono di fatto inaccessibili per il disabile in sedia a rotelle ed oltretutto ingenerano un affidamento nell’idoneità della struttura alle proprie esigenze, che solo al momento dell’arrivo in albergo scopre essere non rispondente alle stesse e quindi inaccessibile.

Sebbene quanto sopra è anche frutto dell’abituale latitanza di controlli da parte dei poteri pubblici, ci siamo rivolti all’Associazione confindustriale del comparto nella convinzione che la messa a norma degli alberghi in un Paese a forte vocazione turistica, oltre a garantire la mobilità delle persone disabili prevista da norme primarie come la Costituzione e la Convenzione ONU del 2006, determini per il settore alberghiero un notevole incremento della domanda di ospitalità da parte delle persone con disabilità. 
Abbiamo richiesto una immediata azione dell'Associazione Italiana Confindustria Alberghi, affinché:
- tutti gli alberghi aderenti in adempimento delle norme citate rendano accessibili le loro strutture alle persone con disabilità;

- ci sia un elenco pubblico delle strutture accessibili. La lettera al Presidente dell' Associazione Italiana Confindustria Alberghi. Per vedere il video-inchiesta "Barriere Sante" girato da FaiNotizia CLICCA QUI.  AllegatoDimensione Lettera presidente conf alberghi.pdf246.84 KB
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Igor Boni, coordinatore dell'Associazione Radicale Aglietta, nominato nella giunta di Radicali Italiani

Radicali Italiani - Lun, 11/01/2016 - 13:00
11/01/16

Il segretario e il tesoriere di Radicali Italiani, Riccardo Magi e Valerio Federico, hanno inserito Igor Boni all'interno della giunta di Radicali Italiani.

 

Dichiarazione dei Igor Boni:

"Ringrazio Riccardo Magi e Valerio Federico per questa opportunità di collaborazione che tenterò di sfruttare appieno dando forza al nuovo corso di Radicali Italiani con la consapevolezza che, come movimento radicale nel suo complesso, dovremmo concentrare le poche forze che abbiamo per comuni obiettivi, riducendo la sterile conflittualità interna che da troppi anni occupa parte importante del nostro tempo e delle nostre forze.

Lo diciamo e l'abbiamo detto spesso, ma mai come ora è evidente a chi conosce la storia e l'attualità dei radicali che il nostro approccio laico alla politica, alla giustizia, ai temi legati all'ambiente, alla vita e alle scelte di ciascuno, è un pilastro fondamentale del vivere civile. Nessuno come noi ha saputo tenere alte le bandiere dei diritti civili e umani e di un federalismo europeo di cui occorre far tesoro, contro chi vorrebbe alzare muri e dare nuovo impulso agli stati nazionali. A Torino, in Piemonte, in Italia e in Europa c'è bisogno dei radicali".

 

www.associazioneaglietta.it

www.facebook.com/associazioneradicaleaglietta

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L'Italia dei dietrologi, l'ostilità alla scienza e teoria dei complotti

Luca Coscioni - Lun, 11/01/2016 - 12:58
L'Italia dei dietrologi, l'ostilità alla scienza e teoria dei complottiCorriere della Sera11 Gen 2016Paolo MieliOgm

L'allarme lanciato dai consiglieri dell'Associazione Luca Coscioni, Roberto Defez e Gilberto Corbellini, riguardo gli innumerevoli errori che si stanno commettendo nel caso degli ulivi salentini colpiti da Xylella è stato ripreso e approfondito anche da Paolo Mieli, che mette a fuoco il vero problema del paese: la dietrologia, il complotismo, l'incapacità di fare affidamento sulla scienza e sui suoi risultati.

L'Italia sta diventando sempre più un Paese ostile al metodo scientifico e amante delle teorie del complotto. L'ennesima dimostrazione viene dal caso della «Xylella fastidiosa», batterio che produce grave nocumento all'ulivo, penetrato in Europa diciotto anni fa e più recentemente in Italia, nel Salento. Nelle Americhe la si combatte da un secolo, purtroppo senza successo. Il Consiglio nazionale delle ricerche di Bari ha lavorato sodo per scoprire origini e modo di debellare quello che prende il nome di CoDiRO (Complesso del disseccamento rapido dell'olivo). Prendendo in seria considerazione anche l'ipotesi di sradicare gli ulivi già colpiti per provare a sterminare gli insetti diffusori dell'infezione e creare un cordone sanitario che isoli le piante infette.

Ma la magistratura, con un'inchiesta della Procura di Lecce, si è opposta. Di più: ha accusato il Cnr barese di aver favorito la diffusione del batterio, ne ha fatto sequestrare il materiale sia informatico che cartaceo e ha deciso che gli ulivi malati restino lì dove sono. Ha poi anche denunciato «inquietanti aspetti» relativi al «progettato stravolgimento della tradizione agroalimentare e della identità territoriale del Salento per effetto del ricorso a sistemi di coltivazione superintensiva». In parole povere, i ricercatori avrebbero deliberatamente cospirato per abbattere i vecchi ulivi e soppiantarli con piante nuove.

Gli indagati sono accusati di diffusione colposa della malattia delle piante, violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale, falso materiale e ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione di bellezze naturali. La veste degli ulivi», secondo i magistrati leccesi, sarebbe stata volontariamente importata in Puglia dall'Olanda nell'ottobre del 2010 con un convegno ad essa dedicato. Poi, nel 2013, un professore barese, Giovanni Paolo Martelli, avrebbe messo in scena la «folgorante intuizione» di aver individuato la Xylella come agente patogeno del disseccamento degli ulivi salentini. Quindi il capo della Guardia forestale, Giuseppe Silletti, peraltro su sollecitazione dell'Unione Europea, avrebbe disposto il taglio di cinquemila alberi (così da salvarne un milione). In combutta con il professore di Agraria Angelo Godini fautore dell'eliminazione degli alberi infetti, in particolar modo, secondo l'accusa, «quelli monumentali».

Accuse che hanno dell'incredibile. Nature e Washington Post si sono scandalizzati per questo che a loro appare come un «processo italiano alla scienza». L'inchiesta del procuratore Cataldo Motta e dei pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci ipotizza che gli scienziati abbiano diffuso colposamente la malattia e abbiano poi presentato i fatti in modo da poter avallare come soluzione l'eradicazione delle piante malate, per legittimare lo sterminio degli ulivi salentini. Negli atti si parla anche di persone avvistate in tuta bianca a spalmare unguenti su alberi di ulivo, che successivamente sarebbero stati bruciati per cancellare le prove. Prove che avrebbero potuto portare al «grande vecchio» di questa cospirazione: la multinazionale dell'agro-alimentare Monsanto. Persino l'ex Presidente del Tribunale di Bari Vito Savino ha preso le distanze da questa iniziativa giudiziaria e ha manifestato sulla stampa il proprio «sconcerto».

Ma i magistrati — come sempre si fa in casi del genere — hanno ribattuto allargando il campo delle accuse ad un numero sempre più vasto di imputati, i quali (Savino, Godini, Martelli) avrebbero condiviso «un medesimo approccio culturale nell'Accademia dei Georgofili di cui fa parte anche il professor Paolo De Castro, già ministro dell'Agricoltura, attualmente eurodeputato, che ha riferito in commissione proprio sulla questione Xylella». Europa, Guardia forestale, Georgofili, ex ministri avrebbero dunque congiurato per distruggere gli ulivi salentini allo scopo di impiantare in quel di Gallipoli nuove coltivazioni. E gli scienziati dell'Università di Bari, del Cnr e dell'Istituto agronomico alimentare (lam) avrebbero aderito (dietro compenso?) al complotto.

Sulla Stampa Gilberto Corbellini e Roberto Defez hanno esortato coloro che in passato si sono indignati contro i tentativi di imporre per via giudiziaria le pseudo cure Di Bella o Stamina o contro il rinvio a giudizio e la condanna in primo grado della Commissione Grandi Rischi rea di non aver dato l'allarme per il terremoto dell'Aquila, a «insorgere per quanto sta accadendo nel Salento». Ma il loro appello è caduto nel vuoto. Qualcuno ha messo in evidenza come l'inchiesta della procura di Lecce si basi su una grande contraddizione logica: da un lato i magistrati sostengono che non esiste «un reale nesso di causalità tra il batterio e il disseccamento degli ulivi», dall'altro accusano i ricercatori di aver diffuso il batterio. Saremmo quindi in presenza di «untori di una peste innocua» (ha ironizzato Luciano Capone sul Foglio).

Lo Iam è accusato, come si è detto, di aver dato inizio al contagio con le provette olandesi fatte giungere a Bari per il convegno scientifico del 2010. L'Istituto ha risposto dimostrando che i campioni introdotti in Italia per quell'incontro scientifico erano tutti di una sottospecie diversa da quella ritrovata nel Salento. Ma, con logica acrobatica, l'accusa ha trasformato anche questa in un'ammissione di colpa: fu «priva di plausibile giustificazione l'introduzione da parte dello lam di tutte le sottospecie di Xylella conosciute a eccezione di quella individuata nel Salento» che c'era già, tenuta ben nascosta, e non aveva perciò bisogno di essere importata. Incredibile. L'inchiesta cita poi un'affermazione dell'esperto mondiale di Xylella, Alexander Purcell di Berkeley — «Contro la Xylella gli abbattimenti non servono a nulla» — che lo stesso Purcell nega di aver mai pronunciato ed è stata riferita da un'europarlamentare grillina.

Il Movimento Cinque Stelle ha contemporaneamente depositato una mozione di sfiducia nei confronti del ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina colpevole di non aver ostacolato il complotto. Nel frattempo l'Unione Europea ha avviato nei confronti dell'Italia una procedura d'infrazione per i ritardi nell'attuazione del piano di guerra contro il flagello salentino. A questo punto non è lecito nutrire dubbi: vincerà la Xylella e gli Italiani si troveranno a dover pagare una multa all'Europa.

Poi, come sempre accade, tra un decennio verrà il tempo delle pubbliche scuse ai ricercatori che hanno fatto il loro dovere e per questo hanno avuto dei guai. Così vanno le cose nel nostro Paese. 

Per leggere l'articolo, citato da Paolo Mieli, di Roberto Defez e Gilberto Corbellini, CLICCA QUI.

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Apre a New York la prima farmacia per la vendita di marijuana terapeutica

Luca Coscioni - Lun, 11/01/2016 - 12:26
Apre a New York la prima farmacia per la vendita di marijuana terapeuticaIl Messaggero8 Gen 2016Ida ArtiacoCannabis terapeutica

Ha aperto a New York, non senza polemiche, il primo negozio addetto alla vendita della marijuana a scopo terapeutico. Si tratta di un dispensario che allinea la Grande Mela ad altre città americane, tra cui Washington, in cui esistono programmi monitorati di utilizzo legale della cannabis per allievare il dolore di pazienti affetti da cancro allo stadio terminale, Aids e altre malattie difficilmente curabili, come l’epilessia e il morbo di Parkinson.

La notizia arriva a quasi due anni di distanza dall’approvazione da parte del governatore Andrew Cuomo del cosiddetto Compassionate Care Act, che permette ai pazienti in possesso di relativa certificazione di usare la droga leggera per allievare i sintomi sotto forma di capsule ingeribili per via orale, liquidi o come preparati da inalare, mentre resta in vigore il divieto per l’uso della marijuana da fumare e quella commestibile, così come è proibita la coltivazione di piante da parte degli stessi malati.

Secondo questo programma, che ha permesso l’apertura di altri venti dispensari in tutto lo Stato oltre a quello di Manhattan, nei pressi della famosa Union Square, sono cinque le aziende che possono distribuire farmaci a base di erba in aree ben circoscritte e distribuirle nei relativi punti vendita realizzati sul territorio. Si tratta dell’Empire State Health Solutions, Etain, Bloomfield Industries, PharmaCannis e Hunts Point. Per il momento le persone interessate possono prenotare un appuntamento con gli esperti presenti in queste vere e proprie farmacie e consultarsi con loro per stabilire quale trattamento sia più consono alla propria patologia.

Prima di ottenere la cannabis, infatti, bisogna superare alcuni stringenti controlli di sicurezza. I ricercatori hanno accolto con soddisfazione l’approccio più restrittivo di New York rispetto agli altri Stati americani, perché ciò consentirà di avere delle analisi più accurate per testare l’effettiva efficacia terapeutica della cannabis. Gli stessi medici che dovranno prescrivere le capsule saranno obbligati a seguire un corso di formazione prima di consigliare gli acquirenti sul tipo di marijuana più adatto per curare la propria patologia, requisito non richiesto da altri programmi statali. È prevista l’apertura di altri tre punti vendita nella città entro la fine dell’anno in corso. 

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Roma, la scuola non è accessibile: quindicenne disabile risarcito dal Comune con settemila euro

Luca Coscioni - Lun, 11/01/2016 - 12:14
Roma, la scuola non è accessibile: quindicenne disabile risarcito dal Comune con settemila euroIl Messaggero7 Gen 2016Barriere architettoniche

Nell'ambito della campagna "Soccorso civile", l'associazione Luca Coscioni ha citato in giudizio Roma Capitale in quanto un istituto scolastico romano di scuola media superiore non aveva accettato l’iscrizione di un alunno disabile a causa dell’esistenza delle barriere architettoniche. Il nostro ricorso è stato totalmente accolto in data 21 luglio 2014, di conseguenza il Tribunale ha riconosciuto Roma Capitale colpevole di aver tenuto una condotta discriminatoria nei confronti del disabile e l'ha condannata a risarcire il danno non patrimoniale cagionato al ragazzo (euro 7.00,00) e, soprattutto, a cessare la condotta discriminatoria mediante l'adozione di "urgenti misure organizzative atte a rimuovere tutte le barriere architettoniche presenti all'interno dell'istituto scolastico in questione".

Oggi, grazie a questa nostra iniziativa, l'istituto scolastico romano è stato reso accessibile dopo più di 30 anni anche alle persone che non possono deambulare autonomamente. E però, nonostante la condanna risalga all'ormai lontano 21 luglio 2014, il Comune di Roma non ha ancora risarcito il danno (7mila euro) cagionato alla persona disabile, di conseguenza l'Associazione Luca Coscioni si è vista costretta a promuovere un giudizio di ottemperanza di fronte al Tribunale Amministrativo Regionale (T.A.R.) chiedendo ai giudici amministrativi di costringere l'amministrazione comunale a versare immediatamente la somma dovuta. Il T.A.R., con sentenza dello scorso 14 dicembre 2015, ha condannato Roma Capitale a corrispondere alla persona disabile l'intera somma entro 60 giorni, in caso contrario si procederà alla nomina di un commissario ad acta. Solo dopo questa ulteriore condanna il Commissario Straordinario di Roma Capitale, dott. Paolo Tronca, ha provveduto, con deliberazione n. 54, al riconoscimento fuori bilancio del debito di 7mila euro da corrispondere all'alunno disabile discriminato.

Roma capitale, con un provvedimento immediatamente eseguibile, risarcisce con 7.000 euro, Pietro M., un 15enne affetto da una malattia rara che lo ha reso disabile, in relazione all'accessibilità dell'edificio scolastico Giovanni XXIII in via Medaglie d'Oro. È quanto si legge in una delibera adottata dal commissario capitolino Francesco Paolo Tronca con la quale è stato riconosciuto il debito fuori bilancio deliberato dal Municipio XIV dopo l'ordinanza del Tribunale civile favorevole alla famiglia del giovane.

Già in passato Roma capitale era stata chiamata a risarcire un disabile per la presenza di barriere architettoniche, e anche in quel caso il protagonista era stato Pietro M., i cui genitori avevano denunciato Atac dopo che il figlio, nel gennaio 2013, era rimasto «intrappolato» nel piano sotterraneo della stazione metro Anagnina. In quell'occasione, aveva reso noto l'Associazopme Luca Coscioni, la seconda sezione civile del Tribunale ha condannato Atac e Roma Capitale per omesso controllo e omessa vigilanza, a cessare il comportamento discriminatorio e a risarcire al ragazzo 2.500 euro come danno non patrimoniale.

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Puntata del Maratoneta di sabato 9 gennaio 2016

Luca Coscioni - Lun, 11/01/2016 - 11:54
Puntata del Maratoneta di sabato 9 gennaio 2016Radio Radicale9 Gen 2016

Argomenti della puntata:

- I temi della puntata: Adozione, Associazioni, Bioetica, Cappato, Cellule Staminali, Corte Costituzionale, Coscioni, Diritti Civili, Diritti Umani, Disabili, Disobbedienza Civile, Donna, Embrione, Esteri, Eutanasia, Fecondazione Assistita, Giustizia.

Conduce: Cristiana Pugliese

Intervengono:

- Filomena Gallo, Avvocato e Segretario Associazione Luca Coscioni

- Christian Angeli, regista dello spettacolo teatrale, promosso dall'Associazione Luca Coscioni, "Millennium Bug".

 

Per riascoltare la puntata CLICCA QUI.

 

Il Maratoneta
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Max Fanelli disponibile ad aiutare i malati terminali a morire con dignità

Luca Coscioni - Sab, 09/01/2016 - 22:13
Max Fanelli disponibile ad aiutare i malati terminali a morire con dignità9 Gen 2016Eutanasia

'Se sei malato terminale e vuoi morire, dimmelo''. E' l'ultima iniziativa di Max Fanelli, il malato terminale di Sla di Senigallia che si batte per una legge sul fine vita insieme all'associazione 'Io sto con Max'. Fanelli fa sapere che ha deciso di sostenere 'l'associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, nella sua azione SOS Eutanasia. Offro le mie competenze e conoscenze sul tema del Fine Vita a tutti quei malati terminali qualora volessero recarsi in Svizzera per porre fine alle loro insolubili e dolorose problematiche psicofisiche. Per contattarmi inviatemi una e-mail a: iostoconmax@gmail.com o attraverso la mia pagina facebook Massimo Max Fanelli''. In un comunicato diffuso dall'associazione Fanelli precisa di essere ''consapevole delle conseguenze penali che ciò potrebbe comportarmi, per quello che ho appena avviato e che avvierò in futuro, a supporto di quei malati terminali che vogliono valutare la possibilità di recarsi in Svizzera per garantirsi quel diritto fondamentale di ogni essere vivente: il diritto all'autodeterminazione e alla Libertà di scelta. Un diritto che lo Stato italiano nega ai suoi cittadini''. Max Fanelli da anni porta avanti la sua battaglia. Ha interrotto le cure per protesta contro la mancata calendarizzazione della legge sul "Fine vita" e ha scritto al Presidente Mattarella. A fargli visita, nella sua abitazione marchigiana, sono arrivati la presidente della Camera Laura Boldrini e Stefano Rodotà. Inascoltata giace la possibilità di discutere della libertà di cura e del testamento biologico da anni in Parlamento. 

http://www.veratv.it/notizia/2016/01/09/0040062/Senigallia---Eutanasia,-Fanelli-chiede-sostegno-per-i-malati.aspx

http://www.anconatoday.it/cronaca/max-fanelli-volete-morire-mandatemi-mail.html

http://www.viveresenigallia.it/2016/01/11/max-fanelli-se-sei-malato-terminale-e-vuoi-morire-dimmelo/571051

 

 

 

 

 

 

 

 

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La risoluzione della questione curda e il ruolo dell’UE

Partito Radicale - Sab, 09/01/2016 - 00:11
09/01/2015

Centosei comuni del sudest anatolico a maggioranza curda sono sotto inchiesta giudiziaria per aver proclamato l’«autonomia» rispetto allo Stato centrale. Le recenti dichiarazioni del leader dell’HDP, Selahattin Demirtaş, al Congresso della Società Democratica (DTK), una piattaforma che riunisce tutte le organizzazioni non governative curde, sono state considerate pericolose per l’integrità della nazione turca dal primo ministro Davutoğlu, il quale ha annullato un incontro sulle riforme programmato il 30 dicembre scorso.

Demirtaş non aveva in realtà parlato di separazione, che tra l’altro tutto il movimento curdo ha definitivamente abbandonato nel lontano 1992. Aveva dichiarato invece che: «La risoluzione del problema curdo è parte integrante del processo di democratizzazione della Turchia e viceversa» e aveva parlato di una maggiore governance a livello locale, di più diritti per tutte le minoranze e di bilinguismo nelle province curde, ma sempre all’interno dello Stato unitario turco.

Subito dopo un procuratore di Diyarbakır ha aperto un’inchiesta contro lo stesso Demirtaş per le sue dicharazioni e il presidente Erdoğan ha denunciato l’HDP dicendo che chiedere l'autonomia nel momento in cui il PKK ha ripreso la sua campagna armata equivale a un tradimento. Ancora una volta un partito democraticamente eletto rischia di finire sotto inchiesta per le sue posizioni politiche. L’unica strada percorribile per la risoluzione della questione curda è quella del dialogo con la scrittura di una nuova costituzione che tuteli tutte le diversità. L’UE può facilitare questo percorso aprendo subito i capitoli bloccati del negoziato di adesione della Turchia, in particolare il 23 e il 24 sul sistema giudiziario e le libertà fondamentali. 

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Olimpiadi, Magi a Pancalli: se referendum non preoccupa, sostenga nostra richiesta

Radicali Italiani - Ven, 08/01/2016 - 16:40
08/01/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani:


“È un’ottima notizia che il comitato promotore della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024 non sia preoccupato dalla richiesta di referendum che abbiamo avanzato e che, in sole 48 ore, sta riscuotendo grande sostegno e consenso tra i cittadini non solo romani. Non si capisce allora perché il comitato stesso non faccia propria la proposta di promuovere un referendum per i cittadini, cioè una reale consultazione, invece di simulare un ascolto attraverso “incontri sul territorio” che non è chiaro quali e quanti cittadini coinvolgano e con quali procedure.

Sono certamente importanti l’impegno e le buone intenzioni espresse da Luca Pancalli, che è uomo di sport e anche di esperienza politica, e dunque conosce i protagonisti degli eventi sportivi più belli ma anche i protagonisti dei peggiori disastri organizzativi e finanziari legati ai grandi eventi sportivi internazionali.

Pancalli ci dica in coscienza perché, considerati i precedenti, i cittadini dovrebbero essere rassicurati dal solo impegno dei membri del Comitato e perchè non sarebbe meglio per la città di Roma e per il paese inaugurare una stagione di autentica partecipazione e di democrazia con un vero referendum su questa scelta che le esperienze del passato ci dicono essere così rischiosa?

Il primo effetto di un referendum sarebbe una maggiore informazione per tutti i cittadini e un dibattito vero su costi e benefici. Forse quello che preoccupa il Comitato promotore è che dove si è tenuto un dibattito serio e trasparente con una consultazione istituzionale dei cittadini - vedi Davos, Cracovia, Oslo, Monaco e Amburgo e Boston - il risultato è stato il ritiro della candidatura”.

 

Il dossier "Roma2024: una scommessa molto rischiosa", a cura di Radicali Italiani, è disponibile sul sito della campagna: www.referendumroma2024.it

La pagina fb della campagna: https://www.facebook.com/Referendum-Olimpiadi-Roma-2024-940568152688255

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Pena di morte: Regione Toscana aderisce a Nessuno tocchi Caino e presenta il rapporto "La Pena di Morte nel Mondo"

Radicali Italiani - Ven, 08/01/2016 - 14:19
08/01/16 GIOVEDI 14 GENNAIO 2016 - ORE 17 Consiglio regionale della Toscana – Sala del Gonfalone via Cavour n. 4, Firenze

Partecipano:

On. Eugenio Giani, Presidente del Consiglio Regionale della Toscana

Padre Fausto Sbaffoni, vicario della Parrocchia di San Marco e direttore della biblioteca Spirituale A. Levasti.

On. Elisabetta Zamparutti, curatrice del Rapporto di Nessuno tocchi Caino “La Pena di Morte nel Mondo” e rappresentante italiana al Comitato europeo per la prevenzione della tortura e i trattamenti disumani e degradanti

Modera Francesco Tei , giornalista Rai Toscana

 

In occasione della presentazione del Rapporto 2015 di Nessuno tocchi Caino, edito da Reality Book, verrà dato conto dei principali aggiornamenti sulla pratica della pena di morte, di diritti umani e di Stato di diritto alla luce dell’emergenza terrorismo.

Durante l’evento saranno illustrati anche gli obiettivi della campagna di Nessuno tocchi Caino dopo il Congresso che si è tenuto nel carcere di Opera dedicato prevalentemente al tema dell’ergastolo oltre che della prossima votazione nel dicembre 2016 della nuova Risoluzione sulla Moratoria Universale delle esecuzioni da parte dell’Assemblea Generale dell’Onu.

Per informazioni: 06 68803848 – 335 8000577

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E' morto Luigi Brunori, malato di SLA che chiese al Parlamento di calendarizzare la legge sull'eutanasia

Luca Coscioni - Ven, 08/01/2016 - 13:58
E' morto Luigi Brunori, malato di SLA che chiese al Parlamento di calendarizzare la legge sull'eutanasiaAssociazione Luca Coscioni8 Gen 2016Eutanasia

Ci ha lasciati ieri Luigi Brunori, malato di SLA iscritto all'Associazione Luca Coscioni che, pur nella sua malattia, ha condotto una dura battaglia per la legalizzazione dell'eutanasia. Insieme ad altri tre iscritti all'Associazione (Ida Rescenzo, malata di distrofia muscolare, Walter Piludu e Max Fanelli, malati di SLA), a maggio 2015 scrisse ai capigruppo di Camera e Senato per chiedere la calendarizzazione della proposta di legge popolare: "Non cerchiamo compassione, ma diritti. Non pretendiamo che Lei condivida nel merito la nostra esigenza di libertà nelle scelte di fine vita. Ma chiediamo - questo sì, nella maniera più assoluta - che sia aperto un dibattito e che siano assunte delle decisioni di fronte all'opinione pubblica. Non lo impone soltanto l'importanza del tema, ma anche la Costituzione, che attribuisce al popolo l'esercizio diretto dell'iniziativa delle leggi". Luigi Brunori, con il suo appello per una legge sul fine vita, fu intervistato anche da Le Iene.

A seguire il ricordo di Mina Welby: "Ciao Luigi. Ti abbiamo conosciuto, ironico corridore, quando, tre anni fa, ci invitasti alla Maratona di Roma per vincere la SLA. Non ti sei mai fermato, nonostante le tue difficoltà fisiche crescessero. Tu, Gigi, legato da un amore e affetto complice e tenace a Gina, con lei hai intrapreso delle scalate difficili. Nemmeno la SLA ti fu di ostacolo, ma, anzi, ti servì come trampolino di lancio per essere promotore di idee e spinta per tutti a vegliare sui nostri diritti nella malattia, fino alla fine. Lo sapevi fare come uomo credente e legato nella tua fede profonda e genuina. Hai fatto un cammino da socio dell'Associazione Luca Coscioni tutto in salita, per sensibilizzare una politica sorda, a prendersi carico degli abitanti d'Italia nelle estreme difficoltà della loro maratona di vita, per arrivare alla meta. Insieme a noi hai chiesto con un tuo grido di dolore estremo un dibattito sulla proposta di legge per l'eutanasia legale in parlamento.
Gigi caro, ora riposa! Continuiamo nelle tue orme.
Abbracciamo tua moglie Gina, i tuoi figli e le loro famiglie con affetto e ammirazione per il coraggio e la dignità con cui hanno affrontato la vita insieme a te".
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Nonna fa da madre surrogata per la figlia e partorisce la nipote

Luca Coscioni - Ven, 08/01/2016 - 12:47
Nonna fa da madre surrogata per la figlia e partorisce la nipoteLa Stampa8 Gen 2016Francesco SempriniUtero surrogatoEra il 1993, ed eravamo in Italia. L'ostetrica Novella Esposito, impossibilitata a portare a termine una gravidanza, fu la prima italiana a sottoporsi ad una fecondazione in vitro extracorporea che prima di allora aveva solo tre precedenti nel mondo: negli Stati Uniti, in Sud Africa e in Francia. I suoi ovociti, fecondati dal liquido seminale del marito, furono trasferiti nell'utero della madre, Regina Bianchi, che a 42 anni rischiò di diventare la prima mamma-nonna d'Italia. (Per approfondire: Il Legislatore Cieco. I paradossi della Legge 40 sulla fecondazione assistita, di Filomena Gallo e Chiara Lalli)

Nella foto immediatamente successiva al momento del parto ci sono la neonata, la mamma e...la nonna. O meglio la mamma della mamma della neonata, che è anche colei che ha portato avanti la gravidanza e messo al mondo fisicamente la neonata. Per capirci, Kelley McKissack è la mamma della bimba che ha visto alla luce, nel senso che gli embrioni della fecondazione sono i suoi.  

Ma la gravidanza vera e propria è avvenuta nella pancia della mamma di Kelley, Tracey Thompson, 54 anni, legalmente la nonna della bimba. Quest’ultima infatti si è offerta di mettere il proprio utero a disposizione della figlia dopo che quest’ultima aveva avuto tre aborti spontanei, nonostante le cure di fertilità che aveva fatto per procreare. Solo così è potuta nascere Kalcey, il cui nome è una fusione tra il nome della mamma e della nonna, a coronamento del contributo che entrambe hanno dato per metterla al mondo. Come hanno reso noto fonti mediche del Plano Medical Center, Kelley McKissack si è sottoposta ad una serie di cure contro l’infertilità, ma ha avuto solo tre aborti spontanei.  

Assieme a suo marito, aveva ancora quattro embrioni fertilizzati, così, sua madre, Tracey Thompson, si è offerta come madre surrogata, nonostante fosse da sette anni in menopausa. Il suo stato di salute tuttavia era eccellente dicono i medici, e per questo anche non ci ha pensato un attimo per contribuire a vedere realizzato il più grande desiderio della figlia. Gli embrioni le sono stati impiantati nell’aprile scorso, e la gravidanza è andata avanti senza particolari problemi ed ora, hanno detto le stesse fonti, nonna e bimba stanno bene.

Mamma e figlia, entrambe abitanti in una zona rurale del Nevada, sono state sempre vicine durante la gravidanza, e appena dopo il parto ricordano una conversazione che ebbero quando Kelley aveva 13 anni. «Se non posso portare con me il mio bambino lo porteresti tu?», diceva la neomamma da ragazzina. «Certo» le rispondeva la genitrice. «Ma mai - aggiunge ora - avrei pensato di trovarmi in questa posizione». «Nessun altro - aggiunge McKissack - poteva farmi un regalo più grande». 

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«Tra i duemila bimbi che ho aiutato a nascere ne manca uno: il mio»

Luca Coscioni - Ven, 08/01/2016 - 12:43
«Tra i duemila bimbi che ho aiutato a nascere ne manca uno: il mio»Corriere del Mezzogiorno8 Gen 2016Gabriele BojanoUtero surrogato

Dal Corriere del Mezzogiono del 08/03/2009. 

SALERNO - Il bimbo che non ha mai avuto Novella Esposito lo fa nascere ogni giorno. Una, due, tre volte... il suo lavoro di ostetrica dà vita ma anche felicità. Quella stessa felicità che quindici anni fa Novella cercò di afferrare con un esperimento che in tanti definirono «contronatura». Fu lei a uscire su tutti i giornali italiani, e non solo, per essersi sottoposta ad una fecondazione in vitro extracorporea che prima di allora aveva solo tre precedenti nel mondo: negli Stati Uniti, in Sud Africa e in Francia. I suoi ovociti, fecondati dal liquido seminale del marito, furono trasferiti nell'utero della madre, Regina Bianchi, che a 42 anni rischiò di diventare la prima mamma-nonna d'Italia.

Poi cosa accadde, Novella?
«Il tentativo purtroppo non andò bene, a mia madre vennero le mestruazioni e lo sconforto fu grande. Ma non ci rassegnammo e provammo ancora. Alla fine ho avuto due gravidanze e due aborti spontanei».

Prima però lei era rimasta incinta in modo naturale.
«A ventitrè anni, portai avanti la gravidanza per nove mesi. Tutto normale e poi, al momento del parto, un distacco di placenta all'improvviso e persi il bambino, anzi la bambina ».

A chi venne l'idea dell'utero in affitto? 
«A mia madre che ha una forza d'animo che fa paura. L'utero, diceva, non è un organo vitale, come un polmone, un rene. Serve solo come contenitore per la gravidanza. E poi, aggiungeva, sono tanti i genitori che donano ai propri figli un rene o un occhio. Io dono a mia figlia l'utero».

All'epoca la pressione mediatica fu impressionante. E finiste sotto accusa...
«Partecipai due volte a «Porta a porta», fummo attaccate da monsignor Ersilio Tonini e dal presidente del comitato di bioetica, dicevano che facevamo qualcosa di innaturale. La Prestigiacomo invece mi accusò di desiderare un clone di me stessa».

Non era qualcosa di innaturale?                                                                                                                                                «E perchè? Non è il parto che fa una madre, i figli sono di chi li cresce. Al fratello di mia madre è morta la moglie di parto, dodici anni fa. Ebbene, la figlia è stata cresciuta da mia madre che lei chiama mamma pur sapendo che è la zia. I bambini sono intelligenti, le cose basta spiegargliele».

Dopo i quattro tentativi andati male cosa è successo? 
«Mi ero stancata e ho rinunciato. Però non mi piango addosso, vuol dire che così doveva andare. Ora preferisco crescere i miei nipoti».

Non ha mai pensato all'adozione?
«Iniziammo le pratiche ma ci perdemmo per strada. Percorso troppo irto di ostacoli. Sono tanti i bambini negli istituti ma pochissimi gli adottabili, è una cosa che non ho mai capito».

Quanti bambini ha aiutato a nascere? 
«Lavoro alla Salus di Battipaglia dal 1993, facendo un po' di conti credo almeno duemila ».

Ricorda il parto più bello?
«Quello di una ragazza di 23 anni, di Nocera: fece un travaglio di dodici ore e quando nacque il figlio era così felice che mi disse: il prossimo anno ne faccio un altro. E l'ha fatto!».

E il parto più brutto? 
«Quello spontaneo di un bambino di quasi cinque chili: rischiammo che il neonato restasse incastrato, ebbi paura».

Si muore ancora di parto?
«Disgraziatamente sì. Si sente di meno, però purtroppo succede ancora».

È cambiato negli anni il mestiere di ostetrica?
«Le nuove generazioni lo fanno come se fosse un posto di lavoro, con minore professionalità. Non hanno la concezione del dolore, non si compenetrano. Io una volta ho fatto un travaglio al telefono e la paziente ha partorito regolarmente ».

Oggi è la Festa della Donna...
«Non l'ho mai sentita. E poi è triste come ricorrenza, ricorda un incendio in una fabbrica di New York in cui morirono decine di operaie. Non bisognerebbe festeggiare».

Cosa consiglia alle coppie con problemi di sterilità che si rivolgono ai centri di fecondazione assistita?                                          «Di non lasciarsi scoraggiare da nessuno e di essere sempre coppia fino alla fine. Se un bambino dev'essere motivo di divisione, non ne vale la pena ».

Oggi rifarebbe quello che ha fatto nel 1993? 
«La legge 40 non lo permette più, però una fecondazione assistita a 40 anni forse sì, la farei. La voglia di essere mamma non passa mai, in un angolo del cuore quel piccolo dolore resta sempre».

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Monologo teatrale su Luca Coscioni, a 10 anni dalla sua morte

Luca Coscioni - Ven, 08/01/2016 - 11:32
Monologo teatrale su Luca Coscioni, a 10 anni dalla sua morte8 Gen 2016

Comunicato stampa di Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretario e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, soggetto costituente il Partito radicale.

A dieci anni dalla scomparsa di Luca Coscioni, leader radicale, l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica da lui fondata promuove l'ultima produzione di IndigenaMillennium Bug: un monologo teatrale inedito di Sergio Gallozzi liberamente ispirato al libro-diario Il Maratoneta di Luca Coscioni (ed. Stampa Alternativa, 2003). Secondo la descrizione dell' autore " Lo spettacolo scandaglia le possibilità interiori di ogni individuo che sono preludio necessario all'azione politica ed incita il pubblico a riattivare l'attenzione sui temi cosiddetti “etici”, tanto fondamentali nella vita delle persone quanto costantemente rinviati dall'agenda pubblica. La regia di Christian Angeli non chiede all'interprete Galliano Mariani di impersonare Luca Coscioni, ma di dare corpo al suo pensiero e forma alle sue lotte in posizione dialogica con gli interventi della popolare giornalista Carmen Lasorella"

Il debutto sarà al Teatro Libero di Palermo il prossimo 30 gennaio alle ore 21.30, Millennium Bug apre la rassegna OFF del Teatro Stabile del Veneto al Ridotto del Teatro Verdi di Padova sabato 6 febbraio 2016 alle 18:30 con replica martedì 9 febbraio alle 21:00.
La settimana dal 23 al 28 febbraio lo spettacolo è in scena a Roma al Teatro Lo Spazio ore: 20.45 e domenica ore 17.  


Promosso dall'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, soggetto costituente del Partito radicale

A questo link il trailer dello spettacolo




Per informazioni:


Associazione Luca Coscioni - Tel. 06 689 79 286 - info@associazionelucacoscioni.it -  www.associazionelucacoscioni.it

oppure direttamente

info: + 39 347 1516294 | indigenateatro@gmail.com | www.indigenateatro.com

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Charlie, un anno dopo

Partito Radicale - Gio, 07/01/2016 - 20:54
07/01/2016

È trascorso un anno da quel tragico mattino del 7 gennaio 2015, quando la redazione di Charlie Hebdo a Parigi fu decimata da un attacco terroristico. Pochi giorni dopo, l'11 gennaio, una delegazione del Partito Radicale guidata da Marco Pannella marciò con il Senatore dei Verdi francesi André Gattolin alla “Marcia della Repubblica” con lo slogan #JeSuisCharlie a sostegno del settimanale satirico, della libertà di espressione e della laicità.

Altre persone sono state colpite a seguito di nuovi attentati perpetrati in varie parti del mondo, e con esse lo Stato di Diritto e gli spazi di libertà. Forse per questo oggi, in particolare di fronte alle riforme previste in senso restrittivo in Francia, #JeSuisCharlie significa anche #JeSuisPourEtatDeDroit.

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La riforma delle forze dell'ordine

Partito Radicale - Gio, 07/01/2016 - 18:57
07/01/2016

È mia convinzione assoluta, ma penso di tanti, che le Forze di polizia sono pilastro essenziale della “sicurezza pubblica” senza cui non esistono né libertà né democrazia. Ne ho parlato con Valter Vecellio che mi ha intervistato a Radio Radicale il 3 gennaio 2016. I decreti in preparazione per ora in ovattate stanze possono e debbono essere una opportunità per riprendere il percorso democratico tracciato dalla 121/81 senza svilire con compromessi i diritti di civiltà, dignità e professionalità in essa conquistati per tutti i “tutori dell’ordine” e per la collettività. Occorre a tal fine ricomporre il quadro di unitarietà ideale, al di là di partitismi, coinvolgendo il Governo, le forze politiche, sindacali, culturali e sociali, nonché l’opinione pubblica. Il link dell’intervista sarà inviato al Presidente del Consiglio nonché a esponenti politici, ministeriali, e sindacali.

Ascolta l'intervista di Valter Vecellio a Ennio di Francesco

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