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Il Quirinale risponde alla lettera di Rita Bernardini: I penitenziari siano luoghi di rieducazione

Radicali Italiani - Ven, 21/11/2014 - 18:58
21/11/14

Lettera di risposta di Ernesto Lupo, consigliere per la Giustizia del Presidente della Repubblica, alla missiva che Rita Bernardini ha inviato al Capo dello Stato affinché si faccia chiarezza sulla morte in carcere di di Marcello Lonzi


Gentile Rita Bernardini,

rispondo alla sua lettera del 13 novembre indirizzata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in merito alla triste vicenda del giovane Marcello Lonzi, deceduto nel carcere di Livorno 1'11 luglio 2003.

Desidero innanzitutto esprimere il cordoglio del Signor Presidente, oltre che il mio personale, alla madre ed ai familiari del giovane. Comprendo quanto un evento tanto tragico possa essere ancora più difficile da accettare quando avviene in ambiente carcerario. Episodi del genere lasciano sgomenti e su di essi è necessario fare la massima chiarezza.

La vicenda di Marcello Lonzi non ha trovato sinora sorda la magistratura, che si è più volte dimostrata sensibile alle richieste di verità della signora Ciuffi. La stessa ultima richiesta di integrazione delle indagini dimostra la volontà di andare a fondo nel tentativo di fare luce sui fatti, pur nei limiti di un accertamento processuale. Non ci resta, pertanto, che avere fiducia nella professionalità dei magistrati e dei loro ausiliari, consapevoli tuttavia delle difficoltà che derivano dal lungo tempo trascorso e dalla complessità della ricostruzione dei fatti. Ciò che occorre fare è continuare a profondere il massimo impegno per far sì che gli istituti carcerari italiani cessino in fretta di essere luoghi disumani. Solo una rinnovata concezione del carcere, non più come luogo di segregazione ed isolamento sociale, bensì come luogo di rieducazione e reinserimento, potrà definitivamente porre fine ad episodi tragici come quello di Marcello Lonzi. Per questo, la ringrazio per l'attenzione che da sempre dedica, assieme al gruppo politico a cui appartiene, al tema dei diritti dei detenuti e delle condizioni della detenzione. Come lei sa, è questo un tema, una battaglia culturale e civile, che il Presidente considera della massima importanza e nel cui ambito c'è ancora molto da fare.

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Metro C, Magi: rapporto autorità anticorruzione accoglie in pieno nostra denuncia. Giunta Marino si assuma responsabilità di interrompere scempio. Subito consiglio straordinario su Metro C

Radicali Italiani - Ven, 21/11/2014 - 17:38
21/11/14

L'opera ormai impedisce di ragionare su altre infrastrutture realistiche per la mobilità nella Capitale

Dichiarazione di Riccardo Magi, presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale di Roma:

"Sulla Metro C l'Autorità nazionale anticorruzione ci dà pienamente ragione. Nel suo rapporto sulla principale opera strategica in costruzione oggi in Italia, infatti, il magistrato Raffaele Cantone accoglie le denunce che abbiamo presentato nei mesi scorsi confermando a pieno la nostra tesi sul progetto e la realizzazione della linea C della metro".

"L'esposto, che è alla base del rapporto stilato da Cantone, era stato depositato all'inizio di agosto sia alla Procura della Repubblica che alla Procura della Corte dei Conti che, come ha reso noto lo stesso procuratore De Dominicis, anche a partire da quella nostra denuncia ha avviato le indagini e ha contestato un danno erariale di oltre 360 milioni solo per il primo tratto della linea".

"È chiaro a tutti, ormai, che la realizzazione della Metro C sta avvenendo al di fuori del quadro giuridico che doveva garantirne l'interesse pubblico, in termini di strategicità e di costo dell'opera. Il piano economico è stato infatti stravolto a seguito delle numerose varianti e degli ulteriori importi riconosciuti - a nostro avviso - illegittimamente al consorzio di imprese, ma anche a causa delle numerose violazioni della normativa sugli appalti: violazioni favorite dal mancato controllo degli organi preposti, da omissioni e abusi enormi".

"La necessità di ripensare la linea C, dunque, non deriva dal fatto che i vagoni del primissimo tratto inaugurato stiano viaggiando vuoti (circostanza che non sorprende, visto che i flussi di passeggeri erano ampiamente prevedibili e previsti). Il progetto va invece radicalmente ripensato per impedire che un enorme cantiere, pluridecennale e costosissimo, comprometta irrimediabilmente una visione della mobilità cittadina all'altezza di una capitale europea. Quest'opera ormai impedisce di ragionare su infrastrutture realistiche per la mobilità nella capitale".

"La giunta Marino - dopo aver riconosciuto ulteriori importi illegittimi con l'Atto attuativo del 9 settembre 2013 - deve ora assumersi la responsabilità di interrompere questo scempio".

"Per questo auspichiamo che le intenzioni espresse dal presidente di Roma Metropolitane Omodeo Salè, appena venti giorni fa in occasione dell'audizione in commissione Metro C, in merito al proseguimento dell'opera verso Ottaviano, senza un progetto definitivo, senza fermate, senza uno studio serio sulla strategicità, senza una nuova gara, siano al più presto smentite".

"Chiediamo inoltre che sia convocato a breve un Consiglio straordinario sulla Metro C, in modo da iniziare a dibattere con la massima pubblicità di una questione fondamentale per la vita dei cittadini romani".

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Abruzzo, conferma assoluzione ex sindaco di Montesilvano. Di Carlo: arginare magistratura debordante

Radicali Italiani - Ven, 21/11/2014 - 17:10
21/11/14

Dichiarazione di Alessio Di Carlo, segretario dell'Associazione "Radicali Abruzzo" e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani:

"La conferma dell'assoluzione dell'ex sindaco di Montesilvano, Enzo Cantagallo, da parte della Corte d'Appello di L'Aquila, ripropone  con forza  il problema di una giustizia che entra a gamba tesa nella vita di persone che vedono stravolta la propria esistenza per le iniziative estemporanee di una parte della magistratura. Quando poi si tratta di Amministratori scelti dagli elettori, il danno ha anche una gravissima evidenza pubblica, poiché l'intervento dei giudici finisce per scippare i cittadini dei diritti civili che loro attribuisce la Costituzione".

"Ad oltre vent'anni da Tangentopoli, questo nodo resta irrisolto e sarebbe ora che il Governo affrontasse  il problema rappresentato da un potere giudiziario debordante in danno di quello esecutivo e legislativo che, al contrario, meritano identica dignità e tutele".

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Rifiuti Campania: persi 31 milioni di fondi Ue. I Radicali presentano un esposto alla Corte dei Conti

Radicali Italiani - Ven, 21/11/2014 - 14:59
21/11/14

Trentuno milioni di euro di fondi europei del Fesr (Fondo Europeo Sviluppo Regionale) persi dall'Italia per effetto della procedura di infrazione 2007/2195 avviata il 29 giugno 2007 dalla Commissione europea contro il nostro Paese per non aver adottato in Regione Campania tutte le misure affinché i rifiuti venissero smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo, né danni per l’ambiente, e per non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento. Seguono sia una condanna da parte della Corte di Giustizia, che una doppia bocciatura di un ricorso e di un’impugnazione presentate dall’Italia.

Questo il bollettino a cui Radicali Italiani insieme all'Associazione “Per La Grande Napoli” hanno risposto presentando alla Procura regionale della Corte dei Conti della Campania un esposto per danno erariale, indicando, con l’ausilio di una cospicua documentazione, le responsabilità degli amministratori e dei politici dell’epoca dei fatti: dal presidente della Regione pro tempore ai presidenti del Consiglio dei ministri fino ai vari commissari straordinari all’emergenza che con la loro condotta hanno indotto la Commissione europea ad aprire la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia.

Il tesoriere di Radicali Italiani Valerio Federico, tra i promotori dell’iniziativa, ha dichiarato: "Per questi fatti nessuno ha risposto per le proprie responsabilità e per i propri errori, eccetto i cittadini italiani, che hanno pagato due volte il prezzo della negligenza della loro classe politica. Una volta per i danni alla salute e i disagi patiti dalle popolazioni coinvolte dall’emergenza, e una seconda volta per quei 31 milioni di euro che lo Stato non riceverà mai dall’Europa e che prenderà dalle tasche dei contribuenti italiani. Senza contare l’ennesima figuraccia del nostro Paese, ancora una volta campione di illegalità a livello internazionale, nel silenzio di maggioranze e opposizioni nostrane".

Massimiliano Iervolino membro della direzione nazionale di Radicali Italiani ha dichiarato: “I mancati pagamenti da parte della Commissione europea di alcuni cospicui fondi del PO/Fesrnon sono che un amaro antipasto di ciò che accadrà a breve, tant’è che in merito alla procedura di infrazione 2007/2195 è ormai imminente la seconda sentenza della Corte di Giustizia europea che, molto probabilmente, condannerà il nostro Paese ad una sanzione di circa 228 milioni di euro. Una vera vergogna tutta italiana!”

Il segretario dell'Associazione Radicale “Per La Grande Napoli” Giuseppe Alterio ha dichiarato: ”Secondo la Commissione la Regione Campania non aveva realizzato alcuna rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento e quindi al danno si e' aggiunta la beffa perché i cittadini campani che , per colpa di amministratori incapaci , si ritrovano con un sistema di raccolta e gestione dei rifiuti urbani inefficiente e dannoso per salute e ambiente, dovranno anche ripagare il conto degli sprechi rimborsando di tasca propria le somme dei fondi europei non erogati”

 

SCHEDA DI SINTESI

La Commissione europea, in data 8/08/2000, approvò il programma operativo Fesr relativo alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti della Regione Campania. Le azioni effettuate e destinate a migliorare ed a promuovere il sistema di raccolta e di smaltimento diedero luogo ad esborsi pari a circa 93 milioni di euro, il cui 50% – ovvero circa 46.5 milioni - erano stati cofinanziati dai Fondi strutturali. La stessa Commissione europea - dopo diversi anni e più precisamente il 29 giugno 2007 - inviò alle autorità italiane una lettera di costituzione in mora che aprì il procedimento d’infrazione 2007/2195 per non aver adottato, in relazione alla Regione Campania, tutte le misure necessarie ad assicurare che i rifiuti venissero smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente ed, in particolare, per non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento. Il 31 marzo del 2008, la Commissione informò le autorità italiane delle conseguenze che intendeva trarre dal procedimento d’infrazione citato, rispetto al finanziamento per l’attuazione del programma operativo della Campania, dichiarando esplicitamente che - conformemente all’articolo 32, paragrafo 3, del regolamento n. 1260/19699 - non poteva ulteriormente procedere ai pagamenti intermedi, poiché tale misura ha ad oggetto il sistema regionale di gestione e smaltimento dei rifiuti a cui si riferisce proprio la procedura d’infrazione 2007/2195, che evidenzia appunto l’inefficacia nella messa in opera di una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento. La Commissione, in più, precisò che la data a partire dalla quale considerava inammissibili le spese relative al programma operativo Fesr era il 29 giugno 2007 coincidente con l’invio della lettera di costituzione di messa in mora. Alla luce di queste decisioni, gli organi competenti dichiararono inammissibili due domande di pagamento delle autorità italiane. La prima era quella del 18 novembre 2008 per un importo di circa 12 milioni di euro, la seconda era datata 22 dicembre 2008 per un ammontare di circa 18,5 milioni di euro. L’Italia, il 4 marzo del 2009, ricorse innanzi al Tribunale dell’Unione europea contro le decisioni della Commissione di non procedere ad alcuni pagamenti relativi al programma operativo della Campania. Il 19 aprile 2013 il Tribunale emise la sentenza respingendo il ricorso. Il nostro Stato, il 4 luglio 2013, domandò alla Corte di Giustizia europea l’annullamento della sentenza del Tribunale dell’Unione. La Corte, poche settimane fa, ha negato l’impugnazione poiché nessuno dei motivi fatti valere dalla Repubblica italiana a suo avviso poteva essere accolto.

 

I DOCUMENTI

- Esposto Corte dei Conti fondi Fesr Campania

Allegato I) Sentenza Tribunale fondi Fesr Campania

Allegato II) Sentenza Corte di Giustizia europea fondi Fesr Campania

- Allegato III) abstract procedura di infrazione 2007-2195 rifiuti in Campania

- Allegato IV) sentenza CORTE DI GIUSTIZIA europea rifiuti Campania

- Comunicato Corte sui Fondi Fesr Campania

AttachmentSize Allegato I) Sentenza Tribunale fondi Fesr Campania.pdf221.05 KB Allegato II) Sentenza Corte di Giustizia europea fondi Fesr Campania.pdf192.69 KB allegato III) abstract procedura di infrazione 2007-2195 rifiuti in campania.pdf85.29 KB Allegato IV) sentenza CORTE DI GIUSTIZIA europea rifiuti Campania.pdf205.9 KB Comunicato_Corte_sui_Fondi_Fesr_Campania.pdf216.79 KB Esposto Corte dei Conti fondi fesr campania.pdf112.56 KB
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Metro C: ripensarla non solo opportuno, ma obbligatorio

Radicali Italiani - Gio, 20/11/2014 - 19:33
20/11/14

Dichiarazione di Riccardo Magi, presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale di Roma:

"Ripensare la Metro C è politicamente opportuno sotto il profilo strategico dell'opera - affinché possa servire al meglio la mobilità cittadina - e alla luce della totale sproporzione tra utilità pubblica e onere finanziario che essa comporta. Ma è anche un obbligo giuridico, se si considera che la realizzazione della principale opera strategica italiana sta avvenendo completamente al di fuori del quadro giuridico che doveva garantire l'interesse pubblico. Per questo motivo abbiamo denunciato alla Procura, alla Corte dei Conti (che, anche sulla base del nostro esposto risalente all'inizio di agosto, ha contestato il danno erariale di oltre 360 milioni per la prima tratta dell'opera) e all'Anac, numerosi abusi e omissioni e violazioni della normativa sugli appalti".

"C'è da sperare che finalmente la giunta Marino, dopo un anno e mezzo di scelte su Metro C in pericolosa continuità con quelle delle passate amministrazioni, segni una svolta cominciando a ragionare in termini strategici di infrastrutture per la mobilità nella Capitale".

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Cappellani militari, Comellini (pdm): battaglia vinta, finalmente rinunciano a gradi e soldi, governo ne prende atto

Radicali Italiani - Gio, 20/11/2014 - 15:16
20/11/14

Falso presupposto, Boccia (Pd) riveda sua posizione. Dubbi sulla congruità della legge di bilancio 2015

Dichiarazione di Luca Marco Comellini, segretario del Partito per la tutela dei militari e delle forze di polizia:

"Il servizio 'I sacerdoti pagati dallo Stato' trasmesso ieri 19 novembre durante il programma Le Iene ha finalmente, e spero definitivamente, chiarito che non esiste alcuna intesa stipulata tra Governo italiano e Santa Sede sulla questione dei cappellani militari come invece hanno sempre sostenuto – sbagliando – alcuni esponenti del parlamento tra cui proprio il presidente della commissione Bilancio della Camera, Boccia che ha dichiarato inammissibile uno specifico emendamento del vicepresidente della Camera Roberto Giachetti. Inoltre, – precisa - ancora una volta l'Ordinario militare monsignor Marcianò, capo dell'istituzione religiosa militare, ha chiaramente espresso la volontà sua e di tutti i sacerdoti militari di essere pronti a rinunciare ai gradi e al relativo trattamento economico che oggi è pagato dal Ministero della Difesa e pesa per oltre dieci milioni di euro all'anno sulle tasche dei contribuenti", ha dichiarato Comellini (Pdm), in merito al contenuto del servizio trasmesso durante il noto programma Le Iene andato in onda ieri, 19 novembre, sulla rete di Mediaset Italia 1.

“L'unico emendamento al testo della legge di bilancio per il 2015 – ha proseguito Comellini – volto a tagliare i costi dell'ordinariato è stato presentato nei giorni scorsi dal vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, intervistato dalla iena Luigi Pelazza, ma è stato dichiarato inammissibile dal presidente della commissione Bilancio, Boccia (Pd), sulla base dell'esistenza di una intesa prevista dal protocollo aggiuntivo al Concordato del 1929 che di fatto non è mai stata stipulata come hanno confermato gli stessi vertici dell'Ordinariato militare e - ha aggiunto – solo grazie al servizio de Le Iene il governo, per voce del sottosegretario su Stato alla Difesa, Domenico Rossi, anch'esso intervistato da Pelazza, ha finalmente e ufficialmente preso atto della volontà di rinuncia espressa dall'Ordinario militare annunciando risposte entro 3 mesi”.

“Non servono altri tre mesi per discutere di come assicurare l'assistenza spirituale al personale delle Forze armate – insiste Comellini - se vi è l'intenzione di accogliere la richiesta fatta dall'Ordinario militare, ciò togliere gradi e stipendio ai cappellani e porre i costi a carico della Chiesa, basta semplicemente riammettere l'emendamento di Roberto Giachetti e approvarlo una volta per tutte perché sono quasi 30 anni che paghiamo il servizio spirituale senza alcuna ragione logica o giuridica e mi sembra sia arrivato il momento di smettere di prendere in giro gli italiani”.

“Inoltre – prosegue Comellini – mi sembra opportuno che il ministro della difesa e quello dell'economia e delle finanze chiariscano alcuni aspetti della questione che emergono dal punto di vista della congruità dei dati riportati nella Tabella n. 11 allegata alla legge di bilancio perché se da un lato non è assolutamente giustificabile l'aumento dei cappellani militari in relazione all'attuazione delle norme sulla revisione in senso riduttivo dello strumento militare, dall'altro l'incremento della spesa per oltre 2 milioni di euro rispetto al 2014 riportato nel bilancio dello Stato sarebbe ingiustificato qualora non vi sia poi alcuna effettiva variazione rispetto al numero attuale di 173 cappellani militari e, siccome a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca – conclude -, mi sorge il dubbio se tale aumento della spesa corrente per gli stipendi dei cappellani non possa essere letto come una sorta di accantonamento di risorse non ammesso dalla vigente normativa e se lo stesso aumento non possa essere stato fatto anche per altre voci di spesa riportate nella medesima tabella, o in altre, allegate alla legge di bilancio per il 2015”.

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Cure palliative: solo 5% dei bambini con malattie incurabili vi accedono. Come mai tutti tacciono?

Luca Coscioni - Gio, 20/11/2014 - 15:01
Cure palliative: solo 5% dei bambini con malattie incurabili vi accedono. Come mai tutti tacciono?Carlo Troilo20 Nov 2014EutanasiaDichiarazione di Carlo Troilo, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni    Su 35mila bambini affetti da malattie incurabili  solo il 5% ha accesso alle cure palliative: questa notizia agghiacciante – emersa da un convegno medico europeo in corso a Roma – è riportata senza commenti dal quotidiano dei vescovi “Avvenire” di oggi, nell'inserto 'E' vita'. Nei giorni scorsi ho polemizzato su Radio Radicale con un medico palliativista, Ferdinando Cancelli, e con la bioeticista Lucetta Scaraffia, che si sono fatti portavoce, rispettivamente su “Osservatore Romano” ed “Avvenire”, della tesi secondo cui l’eutanasia non è necessaria (e nessuno la richiede) se ai malati è assicurata una adeguata terapia del dolore.  Una classica uscita “benaltrista” e falsa. A ricordarci quanti vorrebbero l’eutanasia bastano infatti  i mille  suicidi di malati e gli ancor più numerosi tentativi di suicidio che l’ISTAT registra ogni anno: malati che nella maggior parte dei casi ricevono tutte le dovute cure palliative ma vogliono ugualmente morire perché ritengono che la loro vita non è più degna di essere vissuta e vogliono esercitare il loro diritto alla autodeterminazione nelle scelte di fine vita.   Quando mio fratello Michele, malato di leucemia,  era ricoverato in ospedale ho visto alcuni di quei bambini malati di cancro o di leucemia e non sono mai riuscito, in più di dieci anni, a rimuovere dalla mia mente  quelle immagini di dolore assoluto. Quando vogliamo sostenere la legalizzazione della eutanasia, o batterci per qualche altro dei tanti “diritti negati” agli italiani, noi della Associazione Luca Coscioni ci mettiamo in gioco fino in fondo, anche effettuando manifestazioni e scioperi della fame dinanzi ai palazzi del potere.  Che faranno, di fronte a questa notizia incredibile e spaventosa, Ferdinando Cancelli, Lucetta Scaraffia e i tanti cattolici oltranzisti che decantano i magici poteri delle cure palliative?  Continueranno sulla stessa strada?  Aspetto risposte.
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Diffida legale all'assessore alla Salute della Regione Sicilia, Lucia Borsellino

Luca Coscioni - Gio, 20/11/2014 - 14:07
Diffida legale all'assessore alla Salute della Regione Sicilia, Lucia BorsellinoFilomena Gallo e Adolfo Allegra19 Nov 2014Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo e del dr. Adolfo Allegra, rispettivamente Segretario e consigliere Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. Mercoledì 19 novembre 2014, alle ore 10,30, nei locali del Municipio di Palermo, Palazzo delle Aquile, Sala Rostagno, i Centri Medici che si occupano di Procreazione Assistita e tutte le Associazioni italiane di Pazienti ("Aidagg" di Roma, "Amica Cicogna" di Salerno, "Hera" di Catania, "L'Altra Cicogna" di Cagliari, "Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica" di Roma, "Madre provetta" di Roma, "Sos Infertilità" di Milano) terranno una conferenza stampa per esporre i motivi della diffida legale che sarà notificata lo stesso giorno all'Assessore alla Salute della Regione Siciliana, Dott.ssa Lucia Borsellino. Dichiara il dr. Adolfo Allegra, che partecipa alla conferenza anche in rappresentanza dell'Associazione Luca Coscioni:" Tutte le regioni hanno legiferato sull'eterologa affinché si potesse applicare anche nelle strutture pubbliche: è atipico che proprio la regione Sicilia, che ha partecipato con i propri esperti alla redazione delle linee guida della Conferenza delle regioni, non abbia ancora recepito la normativa. Ritengo che il vero problema sia che queste tecniche rimarranno sulla carta se non sarà stabilito un rimborso per i donatori (come previsto dalla Conferenza delle regioni) e come avviene peraltro negli altri Paesi Europei". Dichiara Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni: "Con l'associazione Luca Coscioni abbiamo sottoscritto  la diffida al Presidente e all'Assessore della Regione Sicilia, a prima firma Associazione HERA redatta dall'Avv. Nello Papandrea, perché riteniamo che il federalismo sanitario in materia di fecondazione medicalmente assistita debba finire, perché illegittimo e lesivo dei diritti dei cittadini, l'eterologa come l'omologa deve essere anche a carico del Servizio Sanitario sia Regionale che Nazionale. Lo Stato deve inoltre prevedere idonee campagne informative sia per la prevenzione dell'infertilità e sterilità e sia per la donazione volontaria e gratuita di gameti per consentire  ad una coppia di avere un figlio e favorire la vita. Inoltre con queste campagne le coppie dopo aver eseguito i necessari esami sanitari potrebbero donare anche gli embrioni o i gameti crioconservati".

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Marco Cappato ospite di Liberi di scegliere dall'inizio alla fine

Luca Coscioni - Gio, 20/11/2014 - 13:49
Eutanasia

Partecipano con il nostro tesoriere anche l'avvocato Gianni Baldini, esperto di biodiritto, e Antonio Vallini, professore di diritto penale presso l'università degli studio di Firenze.

 

Data: Mercoledì, 26 Novembre, 2014 - 15:30 to 17:30Città: Novoli (Firenze)Organizzatore: Udu Firenze
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Eternit: imputati assolti dall’illegalità della giustizia italiana

Radicali Italiani - Gio, 20/11/2014 - 11:44

Il verdetto della Corte di Cassazione di ieri che ha mandato assolto l’ormai ultimo imputato del Caso Eternit, l’ultimo dei titolari ancora in vita, sconcerta per diverse ragioni

Dichiarazione di Rita Bernardini (Segretaria di Radicali Italiani) e Marco Beltrandi (membro della Direzione di Radicali Italiani):

"La negata giustizia alle passate e future vittime dell’amianto marchiato Eternit, non concentrate solo attorno agli stabilimenti italiani della società, appare infatti dovuta non tanto e non solo alla a volte lunga latenza della malattia, ma alle ritardate indagini della Procura, iniziate solo nel 2009, a dispetto del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale (anzi a ben vedere a causa di esso, e della discrezionalità massima che di fatto concede alle procure)".

"Siamo così di fronte all’ennesima prova del totale fallimento della giustizia in Italiana, denegata dai tempi troppo lunghi, da discrezionalità assolute nell’esercizio dell’azione penale, da processi che si iniziano quando già si sa che la prescrizione incombe inesorabilmente (possibili calcoli su di essa così diversi tra giurisdizione di merito e giurisdizione di legittimità?)".

"Il tutto mentre in Europa il Governo italiano diffonde uno studio che dimostrerebbe come la produttività dei magistrati italiani sia tra le più alte al mondo, studio che però - e nessuno lo dice, a parte il professor Giuseppe Di Federico – include tutto il lavoro decisivo svolto dai giudici onorari (non di carriera) e dall’esercito dei giudici di pace a cui sono state devolute tantissime competenze negli anni, lasciati in una sorta di limbo professionale".

"A quando la riforma strutturale e liberale della giustizia italiana che non può che partire da provvedimenti, anch’essi strutturali, di amnistia e di indulto che le massime autorità, italiane e non, sempre più ritengono indispensabili? O dovremo attendere altre sentenze delle corti internazionali, ignorando ancora anche l’allarme lanciato ieri dalle pagine del Corriere della Sera dal Vicepresidente della Bei sull’efficienza della giustizia quale prima riforma per fare ripartire l’economia in Italia?”.

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Strage di Bologna, dichiarazione di Nessuno tocchi Caino

Radicali Italiani - Mer, 19/11/2014 - 19:11

Sergio d’Elia ed Elisabetta Zamparutti , segretario e tesoriere di Nessuno tocchi Caino, hanno così commentato la sentenza di risarcimento danni:

"Indelebile rimarrà nella storia della Repubblica l’infamia di una sentenza ingiusta che, nel colpire comodi capri espiatori, copre i veri responsabili della strage di Bologna i quali non hanno mai varcato neppure la soglia di un serio atto preliminare d’inchiesta".

"Che i parenti delle vittime di un fatto così mostruoso si ritengano soddisfatti di una verità di regime è, dopo il danno, una beffa arrecata alle vittime stesse.

Addirittura augurarsi che le colpe, tutte da dimostrare storicamente, ricadano come una 'macchia indelebile' sugli eredi è l’espressione di una inciviltà giuridica oltre che di spietatezza".

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Disabilità: amministrazione Marino impedisce diritto allo studio ad un disabile. Ecco testo dell'ordinanza di condanna del Comune di Roma

Luca Coscioni - Mer, 19/11/2014 - 17:16
Disabilità: amministrazione Marino impedisce diritto allo studio ad un disabile. Ecco testo dell'ordinanza di condanna del Comune di RomaAss. Coscioni19 Nov 2014Barriere architettonicheComunicato stampa dell'Associazione Luca Coscioni   Si è tenuta stamane presso la sede dell'Associazione Luca Coscioni una conferenza stampa per informare i giornalisti della ordinanza con la quale il Tribunale ha condannato il Comune di Roma per aver tenuto una condotta discriminatoria nei confronti di un ragazzo disabile, al quale viene tuttora impedito di frequentare la scuola media "Giovanni XXIII" a causa delle barriere architettoniche presenti negli spazi interni ed esterni dell'edificio scolastico. Si tratta della terza condanna pronunciata in sede civile nei confronti dell'amministrazione capitolina per discriminazione contro le persone disabili    (L' ORDINANZA DEL TRIBUNALE) (L'ARTICOLO SU REPUBBLICA ROMA) (IL SERVIZIO DEL TG3 NAZIONALE AL MIN 27:32) (NEXTQUOTIDIANO)
Ha dichiarato Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni: "Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,data nella quale l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò, nel 1989, la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Oltre 190 i Paesi nel mondo che hanno ratificato la Convenzione che in Italia è stata recepita nel 1991. Nonostante il generale consenso sull'importanza dei diritti dell’infanzia, ancora oggi molti bambini e adolescenti sono vittime di violenze o abusi, discriminati, emarginati e vivono in condizioni di grave trascuratezza, anche in Italia. I diritti stabiliti dalla Convenzione richiamano i valori essenziali e profondi che motivano il lavoro con i bambini e i ragazzi nelle biblioteche di tutto il mondo.Mettere in pratica questa condivisione concreta di obiettivi e di valori è quanto vogliamo fare con lo scopo di diffondere i principi della Convenzione e soprattutto dare concretezza ai diritti dei bambini. Impedire ad un ragazzo disabile di poter andare a scuola lede profondamente i suoi diritti alla mobilità, allo studio, alla vita indipendente. Come Associazione Luca Coscioni da anni ci battiamo per l'abbattimento di barriere culturali ed architettoniche e la decisione che presentiamo oggi è frutto del nostro costante impegno per il rispetto e la tutela dei diritti delle persone malate e con disabilità"  

Ha dichiarato l'avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni: "Con questa ennesima condanna per condotta discriminatoria nei confronti dei disabili, il Comune di Roma conferma di essere la maglia nera in Italia per la presenza delle barriere architettoniche: infatti, la capitale risulta essere ad oggi la città più condannata nelle controversie in materia di discriminazione. Dopo essere stata condannata per la inaccessibilità delle fermate dell'autobus, e per l'impossibilità per le persone disabili di accedere alle stazioni della metropolitana, Roma Capitale è stata nuovamente condannata questa volta per la presenza delle barriere architettoniche all'interno degli edifici scolastici. In particolare i giudici romani hanno ordinato all'ente comunaledi compiere con urgenza immediata tutti gli interventi necessari volti a garantire alle persone disabili la possibilità di accedere alla scuola media 'Giovanni XXII, di muoversi al suo interno, e di usufruire dell'arredamento, dei sussidi didattici e delle attrezzature necessarie, nonché di risarcire all'alunno disabile il danno non patrimoniale di 7.000 euro. Al momento il Comune di Roma non ha ancora completato le opere di ristrutturazione previste dal provvedimento del Tribunale, procurando ulteriori danni alla persona disabile, i cui diritti allo studio e all'inclusione scolastica e sociale non vengono garantiti dall'amministrazione Marino. 

Su queste condanne il sindaco di Roma non ha proprio nulla da dire?"    Ha dichiarato Rocco Berardo, responsabile del progetto disabilità dell'Associazione Luca Coscioni: "L'iniziativa dell'Associazione Luca Coscioni, grazie anche al nostro progetto di Soccorso civile  di eliminazione delle barriere architettoniche, ha l'obiettivo di: rendere disponibile un portale online per mettere a disposizione tutte le informazioni ai cittadini; moltiplicare l'interattività delle persone che possono attraverso una web app fotografare e pubblicare immediatamente la barriera; incontrare i cittadini e le associazioni per un confronto diretto al fine di rendere possibili in tutte i comuni azioni specifiche volte a superare le discriminazioni più intollerabili". AllegatoDimensione ordinanza su scuola inaccessibile.pdf1.67 MB Repubblica Roma su conferenza barriere architettoniche 20 novembre 2014.pdf246.28 KB
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Immigrazione/Rom, Magi: no al dibattito ideologico, le soluzioni ci sono ma va arrestata l'industria clientelare della solidarietà

Radicali Italiani - Mar, 18/11/2014 - 16:47
18/11/14

Interventodi Riccardo Magi, presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale di Roma Capitale, eletto nella lista civica Marino, ospite del programma Unomattina su Raiuno:

"Il ritrovamento di tre ordigni, di cui uno funzionante, nel cortile esterno del 'Centro di raccolta rom' di via Salaria è un episodio inquietante, che rispecchia bene il clima di tensione - spesso alimentato ad arte - che serpeggia nelle periferie romane e non solo".

"Si può decidere di affrontare il tema dell'immigrazione e dei rom con la polemica demagogica - che fa comodo a tanti - tra chi urla 'rimandiamoli a casa loro' e quelli di noi più 'buonisti'. Oppure, come preferiamo fare noi, analizzare seriamente le cause di questa situazione anche dicendo alcune scomode verità, e guardare alle soluzioni adottate con successo in Italia e in Europa".

"Non si può - prosegue Magi - dare alle poche decine di immigrati del centro di accoglienza la colpa di quanto accaduto a Tor Sapienza. Nelle periferie romane paghiamo decenni di politiche urbanistiche sbagliate e scontiamo il dissesto di aziende dei servizi pubblici divorate dalle clientele, come abbiamo denunciato nei mesi scorsi e come rilevato dal Mef. Politiche fallimentari che, da una parte, hanno consegnato interi quartieri al degrado e alle strumentalizzazioni della destra xenofoba, dall'altra hanno fatto proliferare quella "industria della solidarietà", anch'essa mangiatoia di clientele nate e pasturate con la gestione dei centri di accoglienza e dei campi rom".

"Così, mentre la Corte dei Conti europea denuncia la cattiva gestione da parte dell'Italia dei fondi per l'accoglienza e l'integrazione, con procedure d'appalto inadeguate e controlli carenti, nelle nostre città assistiamo all'esasperazione strumentale del disagio e alla diffusione di un allarme sociale che ricorda quello che negli anni scorsi servì da spinta a politiche securitarie e repressive: leggi come la Bossi-Fini o il decreto sull'emergenza Rom del ministro leghista Roberto Maroni, che hanno prodotto disastri e sprechi enormi. Basti pensare alla costruzione del megacampo monoetnico de La Barbuta per il quale l'Italia sarà presto condannata a pagare una multa costosissima all'Ue".

L'esponente radicale ha poi concluso: "La chiusura dei campi Rom non è una richiesta della Lega Nord, ma un obiettivo fissato dalla Commissione europea e recepito nel 2012 dal Governo con la Strategia nazionale di inclusione delle comunità Rom, Sinti e Caminanti. Troviamo positivo, dunque, che il sindaco Marino oggi si sia espresso per il superamento del campo di via Salviati, purché questa iniziativa si inserisca in un piano complessivo come quello che abbiamo elaborato e consegnato al sindaco, e che prevede la conversione delle risorse pubbliche attualmente impiegate per i campi in percorsi concreti di carattere abitativo e lavorativo: un'inversione di rotta rispetto al sistema fallimentare e illegale, che ai cittadini romani è costato ben 25 milioni di euro, solo nel 2013, per la gestione di appena 5mila persone".

Categorie: Radicali

PMA/Sicilia: Adolfo Allegra alla conferenza per diffidare assessore regionale Borsellino

Luca Coscioni - Mar, 18/11/2014 - 16:00
Fecondazione assistita

Comunicato stampa

 

Procreazione Medicalmente Assistita:

i Centri Medici di PMA e le Associazioni dei Pazienti infertili

diffidano legalmente l’assessore regionale Lucia Borsellino

per inadempienza nell’attuazione e ricezione delle norme

atte a garantire il diritto alla salute riproduttiva per le coppie siciliane

 

Conferenza stampa, mercoledì 19 novembre 2014, ore 10.30

Palermo, Municipio, Palazzo delle Aquile, Sala Rostagno

 

PALERMO - Mercoledì 19 novembre 2014, alle ore 10,30, nei locali del Municipio di Palermo, Palazzo delle Aquile, Sala Rostagno, i Centri Medici che si occupano di Procreazione Assistita e tutte le Associazioni italiane di Pazienti ("Aidagg" di Roma, "Amica Cicogna" di Salerno, "Hera" di Catania, "L'Altra Cicogna" di Cagliari, "Luca Coscioni" di Roma, "Madre provetta" di Roma, "Sos Infertilità" di Milano) terranno una conferenza stampa per esporre i motivi della diffida legale che sarà notificata lo stesso giorno all'Assessore alla Salute della Regione Siciliana, Dott.ssa Lucia Borsellino. Interverranno: l’avvocato Sebastiano Papandrea, il presidente dell’associazione Hera prof. Mario Gambera, il direttore del Centro UMR di Catania, dott. Antonino Guglielmino, il direttore del Centro Medico Andros di Palermo, dott. Adolfo Allegra (per l'Associazione Luca Coscioni).

    L’iniziativa della diffida si rende necessaria a causa dell'inadempienza dell'Assessorato, sia rispetto l'attuazione di proprie disposizioni, sia riguardo l'adozione del deliberato della Conferenza delle Regioni dello scorso 4 settembre.

    In particolare l'assessore, con proprio decreto del 29.01.2014, aveva previsto alcune misure finalizzate ad arginare il fenomeno dei pagamenti indebiti ad altre Regioni per prestazioni di PMA e l'istituzione di una Commissione che avrebbe dovuto collaborare al monitoraggio e al miglioramento della disciplina di settore. Malgrado il tempo trascorso, tali misure sono rimaste inattuate con grave danno per le casse della Regione.

    Altrettanto penalizzante si è rivelato il mancato recepimento del deliberato della suddetta Conferenza delle Regioni, sottoscritto peraltro anche dal Presidente Crocetta; deliberato in cui si evidenzia la necessità dell’inserimento della riproduzione assistita (omologa ed eterologa) nei LEA. La sua ricezione, come già avviene in altre Regioni, avrebbe garantito in Sicilia una concreta tutela ai cittadini interessati a ricorrere alla riproduzione assistita, e in particolare alle tecniche che richiedono donazione di gameti (eterologhe), dando attuazione alla Sentenza della Corte Costituzionale n. 162 del 9 aprile 2014. L'inerzia dell'Assessorato, oltre a danneggiare ulteriormente le casse regionali, è ormai intollerabile per i Pazienti e per i Centri Medici, che si vedono privati di prerogative di cura, di spazi di rappresentanza e collaborazione amministrativa, nonché di risorse economiche.       

    Queste in breve sintesi le ragioni principali della diffida che saranno più diffusamente esposte e documentante nel corso della conferenza stampa.

 

 

Ufficio stampa: Caterina Rita Andò – cell. 360212922 caterina.ando@gmail.com

Data: Mercoledì, 19 Novembre, 2014 - 10:30Città: PalermoIndirizzo: Municipio, Palazzo delle Aquile, Sala Rostagno
Categorie: Radicali

Sla: grandi promesse nessuna premessa

Luca Coscioni - Mar, 18/11/2014 - 15:21
Sla: grandi promesse nessuna premessaLeft18 Nov 2014Federico TulliNomenclatore tariffario

Forte con i deboli, debole con i poteri forti. Mentre il rapporto di sudditanza di Matteo Renzi con gli ambienti che contano, della Chiesa, della finanza e dell’industria, è oramai piuttosto chiaro, quello del presidente del Consiglio con il mondo delle disabilità appare fondato sulla finzione.

Grandi promesse, impegni, solidarietà ma al momento di tradurre le parole in azioni di governo come per incanto alla voce “fondi pubblici” per il sostegno e l’assistenza delle persone disabili spunta il segno meno. In barba all’articolo 32 della Costituzione. È accaduto da ultimo nel “Fondo per le non autosufficienze” che garantisce un sostegno per l’assistenza domiciliare, da cui l’esecutivo ha dichiarato di volerlo ridurre di quasi un terzo, sottraendo 100 milioni. Una briciola nel mare magnum del debito pubblico stramiliardario, ma che può fare la differenza tra la vita e la morte per gli 1,8 milioni disabili gravi e gravissimi che vivono nel nostro Paese.

E accade al “Nomenclatore dei dispositivi medici” per i quali è previsto il rimborso. Si tratta di un tariffario istituito nel 1999 e mai aggiornato nonostante innumerevoli promesse, la qual cosa costringe migliaia di persone a usufruire di strumenti tecnologici obsoleti e oramai inadatti per potersi rapportare con chiunque. Limitando o addirittura impedendo anche i più normali gesti quotidiani.

Questo ritardo colpisce in particolare le 6.000 persone che in Italia sono affette da Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). L’attuale nomenclatore non comprende infatti i comunicatori a comando oculare disponibili da un decennio sul mercato, che sono gli unici dispositivi in grado di farli interagire con la famiglia, i medici e il mondo esterno.

Marco Gentili, 25 anni, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, affetto da Sla familiare, è uno di loro. Laureato in Scienze politiche e consigliere comunale Pd nella sua Tarquinia, meravigliosa cittadina etrusca nell’alto Lazio, Gentili è da anni in prima linea con la sua battaglia politica e di civiltà contro i soprusi di Stato alle persone disabili. Left gli ha rivolto alcune domande per fare il punto di una situazione oramai divenuta insostenibile.

A giugno il ministro Lorenzin aveva promesso che l’aggiornamento del nomenclatore tariffario sarebbe avvenuto entro il 30 settembre. Ma il termine è scaduto senza che nulla accadesse. Come del resto era già successo con il Milleproroghe di gennaio 2014. Durante una recente trasmissione delle Iene, Renzi ha affermato che l’aggiornamento sarà realizzato entro dicembre. Sarà davvero la volta buona?

I disabili per pronunciarsi hanno bisogno di supporti tecnologici o quanto meno di amici e familiari, e sono persone che non possono né insorgere né tanto meno manifestare in modo compatto. Per questo la loro categoria è sempre stata quella meno ascoltata, sia da governi di centrosinistra che di centrodestra. L’attuale premier e il suo governo fanno troppe promesse. Riguardo il nomenclatore posso solo dire di aver smesso di credere a Babbo Natale da tempo, ma come Associazione Coscioni siamo pronti a interloquire con l’esecutivo affinché la problematica sia risolta nel miglior modo e nel minor tempo possibile.

Matteo Renzi ha partecipato con entusiasmo alla campagna di sensibilizzazione contro la Sla bagnandosi con il famoso secchio di acqua gelata. Dopo quel gesto lei ha ricordato al primo ministro che l’attuale nomenclatore non include gli unici dispositivi in grado di permettere ai malati di Sla di interagire con il mondo esterno. Ha avuto dei riscontri a questa sua sollecitazione?

Sarei ben lieto di esternare notizie positive ma ad oggi, di consistente, c’è davvero ben poco. Dopo il mio appello, nonostante la solidarietà mediatica ricevuta e ben accolta e la possibilità che ho avuto di parlare a un grande pubblico, nulla di concreto è accaduto.

Dopo quella dichiarazione del ministro Lorenzin, l’Associazione Coscioni aveva chiesto – inascoltata – l’approvazione immediata dell’aggiornamento del Nomenclatore e l’emanazione del decreto sui Livelli essenziali di assistenza. Quali sono le vostre proposte per la revisione del regolamento dell’assistenza protesica?

La nostra richiesta si concentra su alcuni punti salienti. Innanzitutto la revisione della lista delle tipologie di ausili erogabili eliminando quelli obsoleti e introducendo quelli tecnologicamente più avanzati. In secondo luogo la realizzazione di un sistema di identificazione dei dispositivi erogabili più efficace e trasparente, attraverso la registrazione in un “Repertorio” degli ausili tecnici, peraltro già previsto dalla legge Finanziaria del 2006 e mai realizzato. Tutto ciò allo scopo di garantire alle persone disabili l’effettivo diritto di conoscere quali sono i dispositivi a cui possono accedere, senza sottoporsi ad inutili umiliazioni per sapere se un determinato prodotto può essere ottenuto gratuitamente oppure no, oppure tra quali modelli di ausilio sia possibile effettuare la scelta.

Quali conseguenze comporta per la vita quotidiana delle persone con gravi disabilità il mancato aggiornamento del nomenclatore tariffario?

È innanzitutto un ritardo ingiustificabile. Per una persona disabile, che non è continuamente attenta allo sviluppo tecnologico degli ausili, il non aggiornamento può voler dire l’utilizzo di strumenti scadenti e fuori commercio da tempo e, quindi, può significare l’aumento delle difficoltà nella comunicazione, ma anche nell’espletamento dei bisogni primari o può diminuire la capacità di vivere una vita autonoma, anche solo in parte. Chi invece ha la possibilità di utilizzare strumenti più innovativi, non certo grazie al nomenclatore, lo fa dopo innumerevoli ricerche in merito e dopo aver compiuto diverse procedure trasversali per nulla semplici per ottenere il prodotto. L’aggiornamento è necessario, quindi, perché venga garantito a tutti i disabili il medesimo diritto di vivere al meglio delle proprie possibilità.

Quanto costa allo Stato questo ritardo?

Costa, e costa molto. Il prontuario è fermo al 1999, con i prezzi del 1999. Quindi se una persona disabile necessita di un ausilio che viene erogato dal Ssn, quest’ultimo lo paga al costo stabilito sul Nomenclatore del 1999. Si tratta di un prezzo più alto rispetto a quello che un’ortopedia fa pagare per lo stesso ausilio acquistato da un privato. Nel frattempo, però, il costo di molti ausili è diminuito e molti altri più innovativi sono stati messi in commercio, e questo genera un dispendio economico per lo Stato non ben controllabile e regolabile.

Gli altri grandi Paesi Ue (Germania, Gb, Francia etc) come si regolano?

L’Italia è il fanalino di coda. In tutti i Paesi europei vige la registrazione degli ausili comprensivi di prezzo di listino del prodotto di base e degli accessori, preceduta da test tecnici e da valutazioni riabilitative o sanitarie. In particolare, superlativo è il sistema in uso nei Paesi scandinavi. Qui è lo Stato a farsi carico dell’assistenza del bambino o dell’adulto disabile fin dal momento della prima diagnosi con la formulazione, da parte di un’equipe altamente specializzata e diversificata, di una “Proposta di intervento assistenziale” che tiene conto, tra l’altro, della composizione del nucleo familiare, dell’abitazione, della necessità di un mezzo di trasporto idoneo oltre che dei bisogni e delle potenzialità della persona con disabilità. Non da meno sono Francia, Germania, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Gran Bretagna, dove ogni ausilio è continuamente testato da organismi competenti e iscritto in appositi schedari. Sulla base delle necessità e delle disponibilità economiche del richiedente, lo Stato finanzia poi totalmente o in parte la spesa. Ribadisco, perciò, che il nostro ritardo è decisamente ingiustificato.

Perché il nomenclatore non viene aggiornato?

Innanzitutto, come sempre accade in Italia, non si fa mai fede alle scadenze. A meno che non succeda qualcosa di significativo, tutto finisce nel dimenticatoio e nell’intricato sistema di revisione delle leggi del nostro Parlamento. Vorrei anche dire, senza accusare nessuno, che molto probabilmente a qualcuno fa comodo questa situazione perché un aggiornamento delle tariffe e l’abbassamento del costo degli ausili di cui si fa carico lo Stato potrebbe alimentare un sistema concorrenziale.

A Renzi lei ha ricordato anche che l’associazione Usa dalla quale è partita la catena delle secchiate d’acqua devolve cospicui fondi proprio a quella ricerca sugli embrioni che da noi oggi è vietata dalla Legge 40. Pensa che agirà di conseguenza eliminando questo divieto da una legge oramai scarnificata dalle sentenze della Corte costituzionale?

Non credo anche se me lo auguro. L’Associazione Coscioni ha rivolto molti appelli al premier affinché cancellasse gli ultimi divieti rimasti nella Legge 40. Ma non ha fatto nulla, neanche una risposta puramente formale ai nostri solleciti. Purtroppo saranno i giudici a colmare le inerzie politiche. E noi saremmo accanto a tutte quelle coppie che ci chiederanno aiuto per accedere senza discriminazioni alla fecondazione assistita o che vorranno donare alla ricerca i propri embrioni, proprio per tentare di trovare una cura a malattie invalidanti come la Sla.

Da consigliere comunale eletto nel Pd.come giudica l’atteggiamento del suo partito riguardo il riconoscimento dei diritti e la garanzia di soddisfazione dei bisogni fondamentali delle persone disabili?

A livello locale l’atteggiamento è stato sempre positivo dimostrando una certa sensibilità nell’affrontare queste dinamiche sociali. A Tarquinia, invece di tagliare abbiamo incentivato l’attuazione di nuovi progetti. Io personalmente sto promuovendo l’istituzione del registro del testamento biologico, che se verrà realizzato sarà un eccellente esempio di libertà, autonomia e democrazia.

E come giudica invece la sensibilità e l’operato del governo Renzi?

Dopo la versione ufficiosa del Disegno di legge di stabilità che taglia il Fondo per le non autosufficienze di 100 milioni è piuttosto imbarazzante esprimere un giudizio . Anche se si trattasse solo di una scelta tecnica non dettata dal premier, sarebbe comunque inaccettabile. Questo fondo è vitale per garantire un sostegno per l’assistenza domiciliare a migliaia di malati gravi e non autosufficienti, tra cui le persone che in Italia sono affette da Sla. Da questo governo che ha fatto delle docce gelate un vanto, il solo fatto di aver pensato a questa mossa politica risulta alquanto deplorevole.

Quale consiglio darebbe a Renzi se fosse sufficientemente umile da ascoltare la “base”?

In Italia per salvaguardare il generale benessere dei cittadini occorre ridare valore al rapporto tra classe politica e comunità scientifica, attraverso un dialogo costante. La politica, a mio avviso, dovrebbe prendere atto della validità dell’etica scientifica e delle scoperte che hanno ricadute su ambiti di interesse sociale. Per poi legiferare in maniera più democratica e più bilanciata possibile. Il problema cruciale per il nostro Paese è proprio l’incapacità manifesta della classe politica di sviluppare questo dialogo e questa collaborazione con il mondo scientifico.

Categorie: Radicali

Spadaccia e Crivellini si dimettono dalla direzione. Rita Bernardini pubblica le loro lettere e chiede loro di ripensarci

Radicali Italiani - Mar, 18/11/2014 - 15:17
18/11/14

Rita Bernardini pubblica le lettere di dimissioni dalla Direzione di Gianfranco Spadaccia e di Marcello Crivellini chiedendo loro di ritirarle

Caro Gianfranco,

sono molto dispiaciuta della tua lettera di dimissioni e ancor di più del fatto che tu abbia ritenuto di dover trascinare nella tua scelta anche Marcello Crivellini, il quale dopo tanti anni rientrava in un organismo pienamente “radicale” quale è la Direzione di Radicali Italiani. Scrivi che lo fai in nome dell’unità e della concordia del Movimento. Eppure quando accettasti mi scrivesti che decidevi di affidarti alla mia valutazione e alla mia decisione, assicurandomi, nel caso avessi confermato le mie intenzioni, la tua disponibilità. Non avevi richieste né condizioni da avanzare.

Poi è accaduto ch’io abbia “valutato” e “scelto” i 15 nomi assumendomi la responsabilità politica nonostante la mancata intesa con il tesoriere.

Quei 15 nomi, ciascuno e nel loro insieme, costituiscono una Direzione di prim’ordine in grado di affrontare questo difficilissimo anno politico con la sua complessa mozione congressuale la cui attuazione non può certo permettersi di mandare al macero quanto costruito in precedenza con le fondamentali interlocuzioni – affatto scontate - che Marco Pannella (e noi che lo abbiamo convintamente sostenuto) ha saputo costruire con il Presidente Napolitano e con Papa Bergoglio.

Non posso credere, caro Gianfranco, che tu mi chieda di nominare la Direzione procedendo alla “lottizzazione” dei temi della mozione congressuale dividendo il Movimento fra chi gestisce i tre emendamenti “riformisti” inseriti in congresso e chi, con la Segretaria, fa il resto, cioè quella “roba” nonviolenta che si oppone all’antidemocrazia italiana che dopo un settantennio ha ridotto il Paese sul lastrico civile, sociale ed economico.

Per quel che mi riguarda, la pessima copia del manuale Cencelli non ho alcuna intenzione di adottarla non foss’altro che non vorrei essere proprio io a buttare a mare le idee e le speranze radicali oggi così drammaticamente attuali.

Continuo ad essere convinta che anche per te è così e, per questo, con speranza, ti chiedo di ritirare le tue dimissioni e di essere con tutto il Movimento pienamente e convintamente responsabile di affrontare quel che ci aspetta e che fa tremare le vene ai polsi se vogliamo essere fino in fondo consapevoli di ciò che possiamo rappresentare per la democrazia non solo italiana.

La stessa richiesta rivolgo a Marcello Crivellini che con la sua proposta attualizzata del rientro dal debito pubblico italiano (che mi ha entusiasmato, tanto è portatrice di storia radicale) è una risorsa intellettuale e politica per tutti noi e per il Paese.

Ti abbraccio
Rita

 

Lettera di Gianfranco Spadaccia a Rita Bernardini, del 15 novembre 2014

Cara Rita,

come ho avuto modo di anticiparti nel colloquio di ieri, non mi sento di accettare di far parte della Direzione. Quando me lo chiedesti a voce, chiesi del tempo per riflettere e poi rimisi nelle tue mani la decisione. Non feci richieste né posi condizioni. Espressi tuttavia un auspicio: che da te potesse venire un segno di discontinuità rivolto a superare un aspro periodo di contrapposizioni e a valorizzare e utilizzare le risorse di coloro che con la presentazione degli emendamenti e il voto sulla mozione da te presentata avevano dimostrato in Congresso di muoversi in questa direzione. Contrario ad ogni esclusione, avevo auspicato al contrario una politica di inclusione, che aprisse la possibilità a una stagione di collaborazione, premessa di una forte e urgente iniziativa comune.

Non mi sembra che questo auspicio sia stato accolto. Continuerò perciò a battermi per questo obiettivo in ogni sede, anche nei dibattiti di Direzione se riterrai di invitarmi. Continuo a ritenere insensato considerare due terzi del Congresso "antipannelliano" (antipannelliano a chi?) e avversari della amnistia e della riforma della giustizia. Sono opinioni che vanno di pari passo e sono speculari (a volte anche quanto a insulti) ai forsennati attacchi di Marco Belelli.

Mi auguro che esistano ancora margini per inaugurare una stagione di dialogo e di collaborazione, priva di ostracismi e posizioni pregiudiziali, di cui abbiamo disperatamente bisogno (e ne ha bisogno non solo il Partito ma il Paese). Questo era il senso dell'applauso tributato dal Congresso a Marco Pannella dopo l'approvazione della mozione e dei tre emendamenti. Questi sono gli intenti a cui, come militante continuerò ad ispirarmi.

Aggiungo che Ti ho votato in due consecutivi congressi e, nonostante questa lettera, sei il mio segretario e il segretario di tutti i radicali.

Fraternamente.
Gianfranco Spadaccia

 

La email di Marcello Crivellinil a Rita Bernardini

 Carissima Rita,

da diversi anni non faccio vita attiva di partito ma collaboro di tanto in tanto su singole iniziative.

Alla tua richiesta di far parte della direzione avevo infine acconsentito, anche alla luce del recente Congresso (cui non ho partecipato) che mi sembrava, almeno dall’esterno, andare verso una piena utilizzazione di tutte le opportunità presenti e passate.

La lettera di Gianfranco Spadaccia descrive una situazione diversa e dunque mi troverei in una posizione di scarsa utilità per tutti.

Per questo preferisco non far parte della Direzione ma darti la disponibilità a fornire qualche contributo su iniziative specifiche.

La prima cosa utile è quella di provvedere subito alla mia quota di iscrizione, la seconda è auspicare che il nuovo anno radicale sia caratterizzato da molte e concrete iniziative politiche.

Un abbraccio
Marcello

 

Risposta di Rita Bernardini a Marcello Crivellini

 Caro Marcello,

dall'incontro che ho avuto due giorni fa con Spadaccia, avevo immaginato (avendomi detto che ti aveva telefonato) che avrebbe trascinato anche te nella strada irresponsabile che ha intrapreso.

Unirete così i radicali? Io credo di aver scelto una direzione di prim'ordine per gli obiettivi non secondari che abbiamo. Non sono stata lì con il bilancino spartitorio della mozione e degli eletti al Comitato, ma evidentemente era quello che mi si richiedeva.

Rifletterò in queste poche ore che mi rimangono (mi ero concessa 48 ore di riposo dopo oltre 360 giorni) sul da farsi, il che non esclude con ogni evidenza il fatto ch'io mi faccia da parte lasciando il passo al "nuovo" che avanza.

Ti abbraccio
Rita

Email di Marcello Crivellini

Cara Rita,

ti prego di credere che il mio unico intento è di non trovarmi "prigioniero" fra due schieramenti-gruppi-aree contrapposti le cui dinamiche non conosco e da cui sono estraneo da anni.

Marcello

 

Email di risposta di Rita Bernardini

E, infatti, si tratterebbe di fare le cose, e il tuo progetto sul debito pubblico è una bomba!

© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Carlo Troilo a Sacrosante risate (Mostra di vignette di satira religiosa)

Luca Coscioni - Mar, 18/11/2014 - 13:20
Eutanasia

QUI i dettagli

Data: Venerdì, 21 Novembre, 2014 - 18:00 to 20:00Città: PescaraIndirizzo: Circolo Aternino, Piazza Garibaldi 51Organizzatore: Uaar AllegatoDimensione PE Eutanasia 21 novembre 14.pdf149.72 KB
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Disabilità, Ass. Coscioni: mercoledì conferenza stampa su condanna Comune di Roma per discriminazione contro un ragazzo disabile per inaccessibilità scuola

Luca Coscioni - Mar, 18/11/2014 - 10:41
Barriere architettoniche

Invito conferenza stampa

 

Domani, mercoledì 19 novembre, alle ore 10:30, presso la sede del partito radicale, in via di torre argentina 76, Roma, è convocata una conferenza stampa dell'Associazione Luca Coscioni per informare i giornalisti della ordinanza con la quale il Tribunale ha condannato il Comune di Roma per aver tenuto una condotta discriminatoria nei confronti di un ragazzo disabile, al quale viene tuttora impedito di frequentare la scuola media "Giovanni XXIII" a causa delle barriere architettoniche presenti negli spazi interni ed esterni dell'edificio scolastico. Si tratta della terza condanna pronunciata in sede civile nei confronti dell'amministrazione capitolina per discriminazione contro le persone disabili.

Prenderanno parte alla conferenza stampa:

Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Alessandro Gerardi, avvocato e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni

Laura Fois, madre del ragazzo

Rocco Berardo, responsabile progetto disabilità dell'Associazione Luca Coscioni

Gustavo Fraticelli, vice-segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Data: Mercoledì, 19 Novembre, 2014 - 10:30Città: RomaIndirizzo: via di torre argentina 76Organizzatore: Ass. Luca Coscioni
Categorie: Radicali

Spadaccia e Crivellini si dimettono dalla direzione. Rita Bernardini pubblica le loro lettere e chiede loro di ripensarci

Radicali Italiani - Mar, 18/11/2014 - 08:47
18/11/14

Rita Bernardini pubblica le lettere di dimissioni dalla Direzione di Gianfranco Spadaccia e di Marcello Crivellini chiedendo loro di ritirarle

Caro Gianfranco,

sono molto dispiaciuta della tua lettera di dimissioni e ancor di più del fatto che tu abbia ritenuto di dover trascinare nella tua scelta anche Marcello Crivellini, il quale dopo tanti anni rientrava in un organismo pienamente “radicale” quale è la Direzione di Radicali Italiani. Scrivi che lo fai in nome dell’unità e della concordia del Movimento. Eppure quando accettasti mi scrivesti che decidevi di affidarti alla mia valutazione e alla mia decisione, assicurandomi, nel caso avessi confermato le mie intenzioni, la tua disponibilità. Non avevi richieste né condizioni da avanzare.

Poi è accaduto ch’io abbia “valutato” e “scelto” i 15 nomi assumendomi la responsabilità politica nonostante la mancata intesa con il tesoriere.

Quei 15 nomi, ciascuno e nel loro insieme, costituiscono una Direzione di prim’ordine in grado di affrontare questo difficilissimo anno politico con la sua complessa mozione congressuale la cui attuazione non può certo permettersi di mandare al macero quanto costruito in precedenza con le fondamentali interlocuzioni – affatto scontate - che Marco Pannella (e noi che lo abbiamo convintamente sostenuto) ha saputo costruire con il Presidente Napolitano e con Papa Bergoglio.

Non posso credere, caro Gianfranco, che tu mi chieda di nominare la Direzione procedendo alla “lottizzazione” dei temi della mozione congressuale dividendo il Movimento fra chi gestisce i tre emendamenti “riformisti” inseriti in congresso e chi, con la Segretaria, fa il resto, cioè quella “roba” nonviolenta che si oppone all’antidemocrazia italiana che dopo un settantennio ha ridotto il Paese sul lastrico civile, sociale ed economico.

Per quel che mi riguarda, la pessima copia del manuale Cencelli non ho alcuna intenzione di adottarla non foss’altro che non vorrei essere proprio io a buttare a mare le idee e le speranze radicali oggi così drammaticamente attuali.

Continuo ad essere convinta che anche per te è così e, per questo, con speranza, ti chiedo di ritirare le tue dimissioni e di essere con tutto il Movimento pienamente e convintamente responsabile di affrontare quel che ci aspetta e che fa tremare le vene ai polsi se vogliamo essere fino in fondo consapevoli di ciò che possiamo rappresentare per la democrazia non solo italiana.

La stessa richiesta rivolgo a Marcello Crivellini che con la sua proposta attualizzata del rientro dal debito pubblico italiano (che mi ha entusiasmato, tanto è portatrice di storia radicale) è una risorsa intellettuale e politica per tutti noi e per il Paese.

Ti abbraccio
Rita

 

Lettera di Gianfranco Spadaccia a Rita Bernardini, del 15 novembre 2014

Cara Rita,

come ho avuto modo di anticiparti nel colloquio di ieri, non mi sento di accettare di far parte della Direzione. Quando me lo chiedesti a voce, chiesi del tempo per riflettere e poi rimisi nelle tue mani la decisione. Non feci richieste né posi condizioni. Espressi tuttavia un auspicio: che da te potesse venire un segno di discontinuità rivolto a superare un aspro periodo di contrapposizioni e a valorizzare e utilizzare le risorse di coloro che con la presentazione degli emendamenti e il voto sulla mozione da te presentata avevano dimostrato in Congresso di muoversi in questa direzione. Contrario ad ogni esclusione, avevo auspicato al contrario una politica di inclusione, che aprisse la possibilità a una stagione di collaborazione, premessa di una forte e urgente iniziativa comune.

Non mi sembra che questo auspicio sia stato accolto. Continuerò perciò a battermi per questo obiettivo in ogni sede, anche nei dibattiti di Direzione se riterrai di invitarmi. Continuo a ritenere insensato considerare due terzi del Congresso "antipannelliano" (antipannelliano a chi?) e avversari della amnistia e della riforma della giustizia. Sono opinioni che vanno di pari passo e sono speculari (a volte anche quanto a insulti) ai forsennati attacchi di Marco Belelli.

Mi auguro che esistano ancora margini per inaugurare una stagione di dialogo e di collaborazione, priva di ostracismi e posizioni pregiudiziali, di cui abbiamo disperatamente bisogno (e ne ha bisogno non solo il Partito ma il Paese). Questo era il senso dell'applauso tributato dal Congresso a Marco Pannella dopo l'approvazione della mozione e dei tre emendamenti. Questi sono gli intenti a cui, come militante continuerò ad ispirarmi.

Aggiungo che Ti ho votato in due consecutivi congressi e, nonostante questa lettera, sei il mio segretario e il segretario di tutti i radicali.

Fraternamente.
Gianfranco Spadaccia

 

La email di Marcello Crivellinil a Rita Bernardini

 Carissima Rita,

da diversi anni non faccio vita attiva di partito ma collaboro di tanto in tanto su singole iniziative.

Alla tua richiesta di far parte della direzione avevo infine acconsentito, anche alla luce del recente Congresso (cui non ho partecipato) che mi sembrava, almeno dall’esterno, andare verso una piena utilizzazione di tutte le opportunità presenti e passate.

La lettera di Gianfranco Spadaccia descrive una situazione diversa e dunque mi troverei in una posizione di scarsa utilità per tutti.

Per questo preferisco non far parte della Direzione ma darti la disponibilità a fornire qualche contributo su iniziative specifiche.

La prima cosa utile è quella di provvedere subito alla mia quota di iscrizione, la seconda è auspicare che il nuovo anno radicale sia caratterizzato da molte e concrete iniziative politiche.

Un abbraccio
Marcello

 

Risposta di Rita Bernardini a Marcello Crivellini

 Caro Marcello,

dall'incontro che ho avuto due giorni fa con Spadaccia, avevo immaginato (avendomi detto che ti aveva telefonato) che avrebbe trascinato anche te nella strada irresponsabile che ha intrapreso.

Unirete così i radicali? Io credo di aver scelto una direzione di prim'ordine per gli obiettivi non secondari che abbiamo. Non sono stata lì con il bilancino spartitorio della mozione e degli eletti al Comitato, ma evidentemente era quello che mi si richiedeva.

Rifletterò in queste poche ore che mi rimangono (mi ero concessa 48 ore di riposo dopo oltre 360 giorni) sul da farsi, il che non esclude con ogni evidenza il fatto ch'io mi faccia da parte lasciando il passo al "nuovo" che avanza.

Ti abbraccio
Rita

Email di Marcello Crivellini

Cara Rita,

ti prego di credere che il mio unico intento è di non trovarmi "prigioniero" fra due schieramenti-gruppi-aree contrapposti le cui dinamiche non conosco e da cui sono estraneo da anni.

Marcello

 

Email di risposta di Rita Bernardini

E, infatti, si tratterebbe di fare le cose, e il tuo progetto sul debito pubblico è una bomba!

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Caro Napolitano, aiutaci: vogliamo la verità su Lonzi. Lettera al presidente della Repubblica

Radicali Italiani - Lun, 17/11/2014 - 21:32
17/11/14

Caro Presidente della Repubblica,

voglio in primo luogo ringraziarLa per l’intenso e non formale messaggio di saluto e augurio di buon lavoro che ci ha inviato in occasione del 13° congresso di Radicali Italiani.

So di avere in Lei un attento ascoltatore della vicenda umana che oggi intendo sottoporre alla sua attenzione.

La storia è quella di una madre, la Signora Maria Ciuffi, che 11 anni e 4 mesi fa ha perso il figlio, Marcello Lonzi, di 29 anni, morto nel carcere Le Sughere di Livorno. Marcello era stato arrestato per tentato furto e condannato a 9 mesi di reclusione.

Mancavano 4 mesi al termine della pena quando lo hanno trovato privo di vita, riverso sul pavimento tra la cella numero 21 e il corridoio. La Signora Ciuffi in questi lunghi 11 anni e 4 mesi, pur travolta da un dolore inconsolabile, non ha potuto e voluto credere alla versione "ufficiale" della "morte naturale" del figlio: ci sono infatti fotografie acquisite agli atti processuali, in quanto realizzate subito dopo il fatto, che mostrano Marcello immerso in un lago di sangue, con diverse ferite sul corpo. Dalla riesumazione risulta che la salma presenta la mandibola fratturata, due buchi in testa, il polso sinistro fratturato, due denti spaccati, otto costole rotte e varie escoriazioni. Dopo le archiviazioni per "morte naturale", nel 2013 la Signora Maria Ciuffi ha presentato una nuova querela sull’operato dei medici e relative perizie, ipotizzando reati di falso e false informazioni, depositando anche un parere proveritate redatto del prof. Alberto Bellocchio, specialista in medicina legale presso l’Università del Sacro Cuore di Roma. Quest’anno il Gip, dottoressa Beatrice Dani, ha riaperto il caso ordinando al PM di effettuare nuove indagini su orari, causa di morte, operato dei medici. La Signora Maria Ciuffi in questi anni ha potuto non sentirsi sola, grazie all’attenzione e alla costante vicinanza della radicale Irene Testa, segretaria dell’Associazione Il Detenuto Ignoto che da tempo segue proprio quelle persone "ignote" che non riescono ad avere voce. Nella sua dignitosa povertà, la Signora Ciuffi, è dovuta ricorrere a raccolta di aiuti economici volontari per far emergere la verità sulla morte del figlio: non è animata da sentimenti di vendetta ma solo da amore per la verità e non ha mai avuto nulla da recriminare sulla carcerazione del ragazzo che - come ha sempre affermato - «se aveva sbagliato, doveva espiare la pena inflitta». Mi permetto, Signor Presidente, di trasmetterle le stesse immagini che la Signora Ciuffi ha potuto vedere e che sono il suo tormento, dal momento che sotto di esse lo Stato ha scritto la didascalia "morte naturale". Credo che la sua e nostra lotta sia da comprendere. Da militante radicale quale io soprattutto sono, ho impresse nella mente le immagini del 1983 riguardanti un’apparizione televisiva di Emma Bonino con alle spalle la gigantografia dei genitali seviziati di Cesare Di Lenardo, brigatista rosso implicato nel sequestro del generale statunitense James Lee Dozier. Emma Bonino e Marco Pannella (che suggerì quell’iniziativa) non ebbero certo dalla loro parte la classe politica pressoché unanime nel difendere la "ragion di Stato" contro lo Stato di Diritto.

Così come non riesco a dimenticare Marco Pannella che si precipita a Palermo - era il 1985 - appena appresa la notizia della morte del pescatore Salvatore Marino, decesso conseguente alle torture subite negli uffici della Questura di Palermo. O quando, nel maggio del 1984, sempre Pannella, trovò la forza interiore di fronte al silenzio dei media di andare a fare un comizio a Muro Lucano dove pochi giorni prima era morto un ventiquattrenne, Gerardo Cerone, fermato dai carabinieri e uscito cadavere dalla caserma, a causa delle ferite che gli erano state inferte. Le ho scritto tutto questo, caro Presidente, perché so che Lei come nessun altro - e non solo per il ruolo istituzionale che ricopre sa trovare le parole giuste per una madre semplice e buona come la Signora Maria Ciuffi e per i troppi morti che ancora oggi scandiscono i tempi delle condizioni carcerarie in Italia. So anche che comprenderà le mie e nostre preoccupazioni (che si sforzano di essere occupazioni quotidiane) per il ritardo con il quale il nostro Paese sta affrontando l’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento. Pur essendo passati 25 anni dalla firma della Convezione, infatti, il Parlamento rischia ancora una volta di non portare a termine quella riforma urgentissima che Papa Francesco ha voluto subito fare per lo Stato Città del Vaticano – insieme all’abrogazione dell’ergastolo - al momento del suo insediamento.

Con grandissima stima, fiducia e comprensione del momento che Lei, Signor Presidente, sta vivendo, Le porgo i miei più affettuosi saluti

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