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Eutanasia: regole strette per una scelta volontaria

Luca Coscioni - Mer, 06/07/2016 - 15:15
Eutanasia: regole strette per una scelta volontariaOggi6 Lug 2016Umberto VeronesiEutanasia

La risposta di Umberto Veronesi alla domanda di un lettore su "Oggi" in materia di eutanasia: "Come mai si continua a morire con dolore e non si parla di eutanasia?"

Il dibattito politico si è fermato, ma chi ha a cuore il diritto fondamentale di decidere "come" morire continua la costruzione di regole da proporre a un'opinione pubblica che è tendenzialmente a favore dell'eutanasia, come dimostrato da parecchi sondaggi. Senza entrare nel problema giuridico, il Comitato Etico della Fondazione Umberto Veronesi ha stilato una mozione sui profili etici dell'eutanasia. Pariìamo dei "limiti" dell'eutanasia, che devono costituire una garanzia per tutti: per chi è favorevole e per chi è contrario. Il Comitato Etico della Fondazione ha rilevato quanto sia diventato innaturale íl processo del morire, in quanto la biomedicina è in grado di allungare artificialmente le fasi terminali della vita.

Qui si pone il primo paletto: la persona avviata irreversibilmente alla morte ha il diritto imprescindibile di non subire le sofferenze dell'agonia. Le "cattive morti" sono evitabili, e bisogna dare legittimità alle azioni compassionevoli che finora hanno tenuto l'eutanasia nella zona d'ombra delle pratiche clandestine. Gli oppositori sostengono che, ove legittimata, potrebbe diventare la modalità per "far fuori" i soggetti più deboli. Ma si tratta di idee infondate. Nei Paesi dove è legale, ci sono regole ferree per l'accertamento della volontarietà e le morti per eutanasia legale raggiungono l'1-2% delle morti totali. E, nella larghissima parte dei casi l'accorciamento non supera di una settimana il naturale decorso della fine della vita.

Non incombe alcun fenomeno di tipo nazista per eliminare anziani, disabili, più poveri e meno istruiti: i dati dimostrano che alla pratica legalizzata ricorrono soprattutto uomini di età media. Regole strette: capacità d'intendere e dl volere del richiedente; stadio terminale e sofferenze incontrollablll; possibilità, sempre, di cambiare la decisione; indipendenza del medico che decide e nessun obbligo, per nessun medico, di praticare l'eutanasia.

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Canapa, l'Antimafia la vuole legalizzata

Luca Coscioni - Mer, 06/07/2016 - 14:48
Canapa, l'Antimafia la vuole legalizzataIl Manifesto6 Lug 2016Marco PerducaRicerca sulle droghe

 

Oggi su "Il manifesto" un articolo di Marco Perduca, membro di Giunta dell'Associazione Luca Coscioni e coordinatore della campagna Legalizziamo!

Negli ultimi decenni «in Italia, sotto il profilo macro-economico (ma non solo) il narcotraffico è stato il più rilevante ed efficace moltiplicatore di ricchezza, creando in pochi anni enormi accumulazioni patrimoniali che nessuna attività economica è stata in grado produrre. Una ricchezza illecita che, inevitabilmente, è rifluita sul mercato finanziario ed economico legale, alterandone le regole essenziali e, fra queste, la più importante che è quella che, in un sistema liberal-democratico, assicura giustizia, equità e progresso sociale: la parità di partenza fra i diversi operatori economici». Non è l`incipit del capitoletto «antiproibizionista» di un movimento politico contrario alla "guerra alla droga" né una delle analisi ospitate solitamente su queste pagine, bensì un estratto dal parere inviato dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo alle Commissioni giustizia e affari sociali della Camera dei deputati che in questi giorni sta terminando un`indagine conoscitiva relativa alle proposte di legge per la legalizzazione della cannabis previste per l`Aula entro la fine di luglio.

-> Clicca QUI per trovare i tavoli dove puoi firmare la Proposta di legge popolare per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati

A differenza delle cose dette, e dei documenti presentati alle Commissioni nelle scorse settimane da decine di esperti, associazioni e cultori della materia, il Sostituto Procurato Nazionale, Francesco Curcio e il Procuratore Nazionale, Franco Roberti hanno «espresso un parere sui progetti di legge». Per quanto riguarda la legalizzazione della cannabis, purché avvenga con la creazione di un monopolio e scongiuri il consumo associato, Curcio e Roberti esprimono parere favorevole. «Negli ultimi 20/25 anni si stima che in termini assoluti in Italia le narco-mafie abbiano disposto di un patrimonio "ripulito" presente sui mercati finanziari, immobiliari e mobiliari, pari a circa 400 miliardi di euro. Un patrimonio che, sulla base dei
dati forniti dalle Nazioni unite, si incrementa di 20 miliardi di euro di anno in anno». Il "parere" della Direzione Nazionale Antimafia segnala che «le mafie nazionali e internazionali godano di una posizione di sostanziale monopolio nella gestione dei traffici di stupefacenti» ivi compresa quella della cannabis e che «la crescente domanda di cannabis ha trovato una pronta risposta, nella straordinaria, nuova, produzione afgana» e non, come si pensava, nella produzione diffusa in Europa.

La Direzione Nazionale denuncia inoltre che «il traffico di stupefacenti compreso quello della cannabis alimenta e moltiplica le risorse finanziarie delle organizzazioni di tipo mafioso (nazionali e non) e dunque, fra l`altro, la loro capacità di produzione della cannabis; relativamente al racconto afgano, si ritiene che sia «controllata da gruppi fondamentalisti e terroristi. Il che equivale a dire che la produzione di cannabis è una delle fonti di finanziamento del terrorismo». Segue una lista di sequestri di quantitativi che, in Italia, sono di 100-150 volte superiori a quelli di eroina e cocaina e addirittura di 8000 di quelli delle droghe sintetiche: «Si sequestra in misura infinitamente più ampia la sostanza meno dannosa rispetto a quelle ben più nocive se non letali». La Direzione Nazionale entra poi nel merito del testo unificato a prima firma Giachetti articolando ulteriormente il proprio parere favorevole auspicando che il circuito penale resti l`extrema ratio anche per chi dovesse violare la nuova normativa. Con 300 parlamentari che hanno sottoscritto proposte per la regolamentazione legale della marijuana, un iter ormai incardinato alla Camera, una raccolta di firme su una legge d`iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis e questi auspici così autorevoli, cosa aspetta il Governo a prender posizione?

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Maternità, ovociti congelati a bimba malata

Luca Coscioni - Mer, 06/07/2016 - 13:06
Maternità, ovociti congelati a bimba malataMetro6 Lug 2016Fecondazione assistita

Ovociti crioconservati per una bambina di soli 2 anni malata di tumore: così si potrà tutelare il suo diritto a diventare madre dopo le cure anticancro

È una bambina di 2 anni la più giovane paziente al mondo a beneficiare del congelamento degli ovociti. Il caso da record sarà illustrato in occasione del congresso  della European Society of Human Reproduction and Embryology (Eshre) in corso a Helsinki, da un team della Oxford University. L’intervento  “straordinario” è stato applicato su una bambina piccolissima affetta da tumore: in questo modo i medici sperano che potrà diventare madre anche dopo le cure anticancro.

Non è la prima volta che gli esperti prelevano tessuto ovocitario (o testicolare) da pazienti in età infantile, per poi metterlo in incubazione e farlo maturare in laboratorio, finché non si formano ovociti o spermatozoi in grado di essere congelati. Ma la  straordinarietà di questo intervento è la precocissima età della paziente e il fatto che la tecnica è stata completata con successo,  anche se ci vorranno anni prima che possa essere impiegata in maniera standard su tutti i piccoli malati.

Tim Child, che ha guidato l’esperimento che ha coinvolto 15 giovanissime dai 2 ai 15 anni, evidenzia: «I trattamenti contro i tumori oggi hanno un grande successo, ma i farmaci compromettono completamente le ovaie. Questo studio dà speranza di poter conservare la fertilità in futuro anche a bimbe piccolissime colpite dalla malattia».

I figli della provetta in Italia

Sono quasi 13 mila i “figli della provetta” nati in Italia nel 2014. E le aspiranti mamme sono sempre più grandi, “over 40” in circa un caso su 3. Il totale dei nati vivi con tutte le tecniche di fecondazione assistita è di 12.658 bimbi, il 2,5% dei nati in Italia nel 2014. La percentuale di gravidanze per ciclo resta stabile: è del 10,0% per l’inseminazione semplice e del 19,4% per le tecniche a fresco di II e III livello. Costanti le gravidanze gemellari, mentre i parti trigemini sono l'1,2%, il doppio della media europea (del 0,6%). E’ quanto emerge dalla Relazione annuale sullo stato di attuazione della legge 40 in  materia di procreazione medicalmente assistita (Pma), che il ministero della Salute ha da poco trasmesso al Parlamento. Il quadro che emerge nel 2014 conferma la tendenza secondo cui la  gran parte dei trattamenti viene effettuata nei centri pubblici e privati convenzionati. 
Spicca un andamento differente fra tecniche di  inseminazione semplice - per le quali diminuiscono coppie, cicli di trattamento, gravidanze e nati - e tecniche di fecondazione di II e III livello, per le quali invece aumentano. Continua infine a salire l’età delle  donne che accedono alla Pma (36,7 anni) come pure la percentuale di donne che vi arrivano dopo i 40 anni: il 32,9%

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Bioetica: Consiglio generale dell'Associazione Coscioni per consentire anche in Italia la modifica del genoma umano e vegetale

Luca Coscioni - Mer, 06/07/2016 - 12:53
Bioetica: Consiglio generale dell'Associazione Coscioni per consentire anche in Italia la modifica del genoma umano e vegetaleAssociazione Luca Coscioni6 Lug 2016Bioetica

Filomena Gallo e Marco Cappato, nel convocare l'evento, hanno dichiarato: "la politica italiana è paralizzata e impotente di fronte alle grandi sfide che vengono dalla scienza e dalle nuove tecnologie."

Il Governo italiano e il Parlamento mostrano di non avere alcuna consapevolezza dell'urgenza di offrire agli scienziati e ai malati italiani buone regole per consentire la ricerca sul genoma umano e vegetale o sulle cellule staminali embrionali, e per consentire libertà e responsabilità di scelta ai cittadini in materia di eutanasia, droghe e aborto.

Il Consiglio generale dell'associazione Luca Coscioni è un'occasione per scuotere le istituzioni con nuovi obiettivi: legalizzazione della modifica del genoma (gene editing), controllo delle nascite a livello mondiale attraverso il rispetto del diritto alla salute riproduttiva, denuncia dello spreco di embrioni umani lasciati marcire nei congelatori, ripresa delle disobbedienze civili in materia di eutanasia all'estero, raccolta firme sulla legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis e la depenalizzazione di tutte le droghe.

Oltre a questo, presenteremo una app per segnalare e abbattere le barriere architettoniche e iniziative per l'aggiornamento del nomenclatore. 

Ne discuteremo con personalità del mondo politico e scientifico, tra le quali: 
Benedetto Della Vedova, Ilaria Borletti Buitoni, Gea Schirò, Pia Locatelli, Francesco Palermo, Luigi Manconi, Emma Bonino, Sergio Lo Giudice, Ileana Argentin, Donella Matessini, Paolo Fontanelli, Marisa Nicchi, Marco Perduca, Giuseppe Remuzzi, Michele De Luca, Marta Tomasi, Roberto Defez, Giuliano Grignaschi, Gilberto Corbellini, Melita Cavallo, Cesare Romano, Andrea Boggio, Marcello Crivelllini, Maria Teresa Agati, Gianni Baldini 

Programma in corso di aggiornamento QUI

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Cannabis, Magi e Manfredi: DNA a favore di tutte le proposte di legge per legalizzazione cannabis e derivati: non è una notizia da prima pagina?

Radicali Italiani - Mar, 05/07/2016 - 16:35
05/07/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e di Giulio Manfredi, Associazione Radicale Adelaide Aglietta

  È passato praticamente inosservato un parere ufficiale della direzione nazionale antimafia sulla proposta di legge dell'intergruppo parlamentare "cannabis legale", sul quale la Camera avvierà la discussione il prossimo 25 luglio. L'incipit del parere è categorico, oseremmo dire radicale: "questo ufficio esprime parere positivo per tutte (sic) le proposte di legge che mirano a legalizzare la coltivazione, la lavorazione e la vendita della cannabis e dei suoi derivati". Le motivazioni della presa di posizione della Dna sono le stesse che i radicali (in primis Marco Pannella) hanno spiegato per decenni: liberazione di risorse pubbliche da destinare altrove anzi possibilità di tassare cannabis e derivati; sottrazione di ingenti profitti alle narcomafie.   La Dna si era già espressa - e in modo inequivocabile - nelle ultime due relazioni annuali. Documenti in cui invitava il legislatore a valutare provvedimenti di "depenalizzazione" al fine di liberare risorse (uomini e mezzi) per il contrasto di fenomeni più pericolosi di quello del contrasto di un "consumo diffuso e capillare, paragonabile a quello di alcol e tabacco".   Ecco ora i termini sono addirittura più chiari e abbiamo il termine-chiave: "legalizzazione". Non ci sono più scuse, se anche l'organo maggiormente interessato nel contrasto della criminalità organizzata si esprime così nettamente.   A costo di pagare i diritti d'autore alla DNA, utilizzeremo il suo parere come volantino ai tavoli dove stiamo raccogliendo e le firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare della campagna Legalizziamo! (www.legalizziamo.it) che integra e rinforza quella parlamentare.http://www.radicali.it/system/files/Parere%20DNA.pdf

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Lea, l'appropriatezza «pesa»

Luca Coscioni - Mar, 05/07/2016 - 15:15
Lea, l'appropriatezza «pesa»Il Sole 24 Ore5 Lug 2016Barbara GobbiLivelli Essenziali Assistenza

Sindacati e associazioni fanno le pulci alla bozza di Dpcm che modifica i Livelli essenziali di assistenza. Indici puntati su appropriatezza, sostenibilità, ticket e riorganizzazione delle cure

Lo schema dei nuovi Lea, anticipato da Sanità24, è giurato al momento di andare in stampa alle ultime limature ministeriali. I nodi sono tanti, come evidenziato dalla carrellata di commenti pubblicata in queste pagine ed esemplificativa di un malcontento ampio rispetto a un documento "monstre" - se si guardano gli allegati - che forse non è più adeguato a recepire e a regolamentare la complessità di interventi, di innovazioni, di modifiche che stanno cambiando il volto del nostro Servizio sanitario nazionale. Senza contare che - per quanto i fondi blindati dalla legge di Stabilità 2016 a favore dei nuovi Livelli essenziali di assistenza siano raddoppiati (800 milioni), rispetto alle previsioni iniziali fatte dal ministero nella prima versione di febbraio 2015 - è evidente che l'universalismo è diventato una chimera. La sostenibilità di cui tanto si parla non potrà fare a meno, pare di capire a leggere la bozza del Dpcm, del robusto, sempre più robusto, contributo del cittadino. Le prestazioni che escono dall'ospedale dovrà pagarsele in parte di tasca propria, così come una fetta di quell'innovazione - sacrosanta - prevista dal nomenclatore delle protesi e degli ausili. Mentre restano da quantificare i costi della prateria sterminata del socio sanitario e della cronicità: qui il ministero ha lavorato a una ridefinizione puntuale dell'assistenza, basata sui bisogni.

Ma i costi della riorganizzazione?

Anche in questo caso, è difficile capire come comporre un puzzle cui mancano tessere fondamentali, come le nuove cure primarie cui Sisac e sindacati stanno mettendo mano. E questi sono solo alcuni input. I Lea nuovi nascono già in affanno malgrado di tempo ce ne sia stato: è che la coperta è corta e tutto, sotto, non ci può stare. In questo scenario l'appropriatezza, dovuta e doverosa, rischia però di trasformarsi anche in un grande alibi per giustificare all'occorrenza l'eliettivo ridimensionamento dei Lea. Non a caso, la presidente Fnomceo Roberta Chersevani e la ministra della Salute Beatrice Lorenzin si sono incontrate anche venerdì scorso per trovare una formulazione accettabile dell'articolo 16 dello schema di Dpcm su "condizioni o limiti di erogabilità delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale", con cui si traghetta nei nuovi Lea la magagna del decreto appropriatezza. La questione è sempre la stessa e come noto ha surriscaldato il dibattito tra professionisti e Lungotevere Ripa negli ultimi mesi, continuando a condizionare l'attività quotidiana negli studi dei camici bianchi: appropriatezza o erogabilità delle prestazioni? Fino a che punto il medico pre-scrittore può essere vincolato al rispetto di una "nota"? I nuovi Lea provano a segnare paletti precisi ma pure con la buona volontà dichiarata da parte del ministero, il concetto stesso di libertà prescrittiva (essenzialmente del medico di medicina generale), corollario dell'esclusività del rapporto terapeutico e di fiducia con il paziente, trova inevitabilmente un limite nell'esigenza di restare entro confini di spesa ben precisi. E sempre più stretti. 

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Federico e Massari, Radicali Italiani:"MPS esempio del sistema bancario italiano fondato sul micidiale intreccio tra finanza e partiti, tra banche e fondazioni"

Radicali Italiani - Lun, 04/07/2016 - 16:06
04/07/16

Dichiarazione di Valerio Federico e Alessandro Massari, Tesoriere e membro di Direzione di Radicali Italiani

Da anni Radicali Italiani promuove la campagna dal titolo " Sbanchiamoli: fuori i partiti dalle banche!" per promuovere l'uscita delle fondazioni bancarie, controllate dagli enti locali che ne nominano i vertici, dal capitale azionario delle banche. I partiti e le fondazioni ci hanno narrato le virtù di questo sistema. Ci hanno detto che le fondazioni sapevano scegliere il miglior management possibile per governare le banche. Ci hanno detto che lo Stato non aveva necessità di impiegare fondi pubblici proprio grazie alle ricapitalizzazioni garantite dalle fondazioni, che in questo modo garantivano solidità al sistema evitando pericoli ai risparmiatori. Non è andata così. Nel 2015 abbiamo assistito al notissimo fallimento di 4 banche controllate da 7 fondazioni a danno dei risparmiatori. Oggi la BCE chiede a MPS - primo caso di reciproca distruzione tra una banca e una fondazione bancaria che la controllava - di fare pulizia nei bilanci dai crediiti incagliati, quelli non esigibili, dieci miliardi irrecuperabili sui 27 complessivi, certificando di nuovo il fallimento della politica creditizia di banche controllate da fondazioni. Le concessione di credito facile, fatta al di fuori di ogni logica imprenditoriale, agli amici degli amici, si sta rivelando un peso insopportabile per il sistema bancario. Il circuito politica - fondazioni - banche - credito, concesso senza garanzie, hanno posto le condizioni per i rischi dei risparmiatori, ora noti a tutti. Nel frattempo la riforma delle banche popolari, dove le fondazioni non erano azioniste, è stata fatta dando proprio alle fondazioni la funzione di  azionisti di garanzia dell'italianità. Oggi, infine, non ci si può nascondere dietro la concessione che l'Ue ci ha fatto per fornire una garanzia pubblica sull’emissione di titoli bancari scontabile dalla BCE per 150 miliardi di euro. Questa manovra impedirà a investitori e risparmiatori di perdere tutto il patrimonio, in caso di default, ma non risolve il nodo dei crediti incagliati, vero cappio al collo del sistema bancario con i costi scaricati sula fiscalità generale attraverso la quale si pagheranno i debiti di pochi. E' necessario interrompere i legami tra nominati dai partiti e finanza, tra fondazioni bancarie e banche, in modo che la distribuzione del credito sia slegata da interessi politici

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Puntata de Il maratoneta di sabato 02 luglio

Luca Coscioni - Lun, 04/07/2016 - 12:41
Puntata de Il maratoneta di sabato 02 luglioRadio Radicale2 Lug 2016Mirella Parachini

Argomenti della puntata:

Intervento di Filomena Gallo all'Assemblea degli iscritti al Partito Radicale, intervento di Marco Perduca alla Camera dei Deputati sull'esame delle proposte di legge in materia di Legalizzazione della cannabis, intervista a Luciano Capone in materia di Ogm e Consiglio generale dell'Associazione Luca Coscioni.

Conduce:

Mirella Parachini

Intervengono:

Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Marco Perduca, Membro di Giunta dell'Associazione Luca Coscioni e coordinatore della campagna Legalizziamo!

Luciano Capone, giornalista de "Il foglio"

Per riascoltare la puntata CLICCA QUI

 

Il Maratoneta
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“Tutti possiamo fare tutto”, parola dell’Ironman con una gamba sola

Luca Coscioni - Lun, 04/07/2016 - 12:20
“Tutti possiamo fare tutto”, parola dell’Ironman con una gamba solaCorriere della Sera3 Lug 2016Luca MattiucciLavoro e disabilità

Salvatore Cimmino, l'uomo che ha trasformato i suoi limiti in un'impresa da supereroe nuotando per 170 chilomentri con una gamba sola. Purtroppo l'impresa di settembre citata nell'articolo è rimandata al prossimo hanno perché Salvatore è ancora in cerca di sponsor.

Avere cinquant’anni e nuotare ininterrottamente per tre giorni di fila nell’oceano è un’avventura già di per sè eccezionale. Da Cuba alla Florida di Key West. E farlo con una gamba sola a disposizione ti fa sentire subito il gusto dell’impresa eroica. Eppure, chi è deciso a compierla, di eccezionale dice di non avere nulla, se non la voglia di mostrare che: “tutti possiamo fare tutto”. Con lui anche Finmeccanica, l’azienda dove lavora sin dal 1988 e che ha scelto di sostenerlo nelle sue avventure.

Salvatore Cimmino, originario di Torre Annunziata alle porte di Napoli, di primavere ne conta cinquantuno e se ti capita di incontrarlo mentre passeggia per le vie dell’Avana, effettivamente, non diresti mai che dietro quella figura esile si nasconde una sorta di iron-man: la prima traversata risale all’anno duemila, da Capri a Sorrento per ventidue chilometri. Nel 2007 circumnaviga l’Italia, da Genova a Trieste. Nel 2009, mentre è impegnato nel Giro d’Europa, batte il record italiano di attraversamento del Canale della Manica.

Tutto ciò, senza l’ausilio di protesi che migliorino le prestazioni e senza aver mai praticato nuoto fino ai quarant’anni. Fino a quella diagnosi di osteosarcoma che gli porta via una gamba. Poi il consiglio del medico: faccia nuoto. Salvatore, quell’invito, lo prende in parola. Non si ferma più. Sono trascorsi sedici lunghi anni da quelle prime timide bracciate e ora Salvatore si mette alla prova, sguardo fisso al mare che non traccia orizzonte. Questa è l’ultima tappa di un fenomenale giro del mondo. 

Cuba – Stati Uniti. Oceano. 170 chilometri. 72 ore di bracciate. Nessuna sosta. Unica concessione per sé il reintegro di sali minerali. Poi il blu della superficie, l’azzurro del cielo e il nero dell’abisso.

Nella mente solo un pensiero:

“Provare ad attirare l’attenzione sulle barriere. Quelle fisiche e quelle mentali. Quelle che impediscono ai disabili un approccio inclusivo nella società e nel mondo del lavoro”. Un impegno che inizia dentro l’acqua e sbarca fino all’ONU.

Un sogno che, come tutti i sogni, per divenire realtà chiede costanza, perseveranza, sacrificio. Ogni mattina, da cinque mesi, Salvatore si stacca dalla terraferma due volte al giorno, ciascuna per nuotare 22 chilometri consecutivi. Si naviga sotto costa adesso, perché barche di supporto Salvatore non ne ha. Le uniche compagnie ammesse sono i figli di un vicino di casa che da qualche tempo lo accompagnano per il primo tratto. Poi in un attimo sarà metà settembre, sarà il giorno della grande sfida. Di fronte solo il mare, alle spalle una società da educare all’idea che le diversità, cosi come i limiti, sono solo nella nostra mente.

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Si, esistono ancora figli di serie A e di serie B. Alla faccia dell’amore e della famiglia

Luca Coscioni - Lun, 04/07/2016 - 11:29
Si, esistono ancora figli di serie A e di serie B. Alla faccia dell’amore e della famigliaLeft2 Lug 2016Filomena GalloFecondazione eterologa

Articolo di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, su Left dove racconta quanto sia ancora difficile per una bambina nata da una coppia dello stesso sesso il riconoscimento legale di entrambi i genitori

«C'è un posto nel mondo dove il cuore batte forte, e rimani senza fiato per quanta emozione provi; dove il tempo si ferma e non hai più l’età; quel posto è tra le tue braccia in cui non invecchia il cuore, mentre la mente non smette mai di sognare». Se dovessi descrivere l’amore - parola inspiegabile, mistero dell’animo umano che si declina nei gesti, nelle parole e persino nei silenzi - mi affiderei a questi versi Alda Merini. L'amore è proprio quel luogo, quelle braccia, in cui il cuore non invecchia e continua a emozionarsi; dove la condivisione va oltre la dimensione fisica e diventa nel tempo sguardo sulla vita. Devono essere stati proprio questi sentimenti forti, questo sguardo comune sulla vita, a spingere la coppia di cui voglio parlarvi, dopo sei anni di convivenza stabile, a provare ad avere un figlio. Come migliaia e migliaia di altre famiglie. E come tante altre coppie hanno progettato un viaggio in Spagna, per ricorrere alla fecondazione assistita. E come tutti coloro che intraprendono questi "viaggi della speranza" del nostro tempo, sono rientrati in Italia carichi di emozione per l’attesa del test di gravidanza e della notizia più bella. Poi, dopo nove mesi, la gioia assoluta: nasce lei. Come ogni bambina frutto di una donazione di gamete, per le leggi italiane dovrebbe figlia legittima della coppia. Ma non lei.

Lei, nata da una coppia dello stesso sesso, per la legge italiana è figlia soltanto della mamma che l'ha partorita. E non importa che sia nata e cresca, come tanti altri bambini, in una famiglia che l'ha desiderata più di ogni altra cosa: la legge italiana non le riconosce legalmente entrambi i genitori. Così la partner della mamma biologica chiederà di poter adottare la figlia della compagna. Il Tribunale di Roma nel 2014 dirà di sì. La Corte d'Appello confermerà questa sentenza, la Procura di Roma però si opporrà alla decisione dei giudici con argomentazioni molto dure. La sentenza della Corte di Cassazione è cronaca di questi giorni. Per i giudici sarebbe «inammissibile» e di «natura discriminatoria», una «valutazione negativa fondata esclusivamente sull'orientamento sessuale della madre della minore e della richiedente l'adozione». Nella sentenza i giudici scrivono che la nascita della bimba «è frutto di un progetto genitoriale maturato e realizzato con la propria compagna di vita; la decisione di scegliere la più giovane ai fini della gravidanza è stata dettata dalle maggiori probabilità di successo delle procedure di procreazione medicalmente assistita» e che la bimba «ha vissuto sin dalla nascita con lei e la sua compagna, in un contesto familiare e di relazioni scolastiche e sociali analogo a quello delle altre bambine della sua età, nel quale sono presenti anche i nonni e alcuni familiari della ricorrente».

I giudici hanno applicato l’articolo 44, comma 1, lettera d della legge n. 184 del 1983 e successive modifiche, che regola l’adozione in casi particolari. L’adozione in casi particolari, però vede una interpretazione prevalente che limita moltissimo diritti e doveri dei genitori e dei bambini. Il bambino, infatti, non acquista la parentela da parte del secondo genitore, ma diventa figlio del genitore sociale. Non entra nella linea familiare, non vedrà riconosciuti cioè né i fratelli, né i nonni, né gli zii, né eventuali cugini dalla parte del genitore sociale. Sarà, insomma, un figlio con meno diritti di un bambino nato da una coppia eterosessuale. Le famiglie nascono perché si sceglie con amore di stare insieme, avere dei figli e pensare al futuro superando ogni difficoltà del quotidiano. Proprio come hanno fatto le protagoniste di questa vicenda. Sarebbe tutto normale quindi se non fossimo in un Paese dove il Parlamento ama pronunciarsi su materie su cui non c'è condivisione, con l'effetto che le opinioni di una parte diventano legge per tutti. Non esistono figli di serie A e di serie B. Tutti meritano il rispetto di un Legislatore che oggi è chiamato a eliminare ogni differenza in affermazione di diritti fondamentali.

 

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Macerata dice si al testamento biologico

Luca Coscioni - Dom, 03/07/2016 - 23:00
Macerata dice si al testamento biologicoCarlino, Cronanche Maceratesi, Radio Erre, Vivere Macerata3 Lug 2016Testamento biologico

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Il voto sul testamento biologico fa onore al civismo di Macerata

Il “testamento biologico” è una dichiarazione di volontà autenticata del notaio con la quale una persona in pieno possesso delle proprie facoltà mentali dispone di esser lasciata morire nel caso in cui si trovasse in un permanente e irreversibile stato vegetativo e fosse tenuta in una “ pseudo vita” solo con strumenti artificiali. E’ appunto questo che l’altra sera il consiglio comunale di Macerata ha approvato votando per l’istituzione di un registro pubblico nel quale inserire i testamenti biologici che via via saranno fatti in città .

L’Italia non ha ancora una legge che disciplini tale materia, ma i Comuni favorevoli ad attribuirle la capacità di produrre effetti giuridici sono ormai centocinquanta, fra cui, come Macerata, vari capoluoghi di provincia. Questo testamento è frutto di una liberissima scelta individuale. Non c’è nulla che lo renda obbligatorio e nulla che lo impedisca. Ognuno si regoli come crede. Il fatto che il consiglio comunale maceratese gli abbia dato legittimità non è un appello alla cittadinanza affinché tutti se ne dotino, ci mancherebbe altro, ma esclusivamente il riconoscimento del diritto del singolo individuo di pronunciarsi, se vuole, sul proprio futuro. E sia d’insegnamento la tormentata vicenda di Eluana Englaro, la ventiduenne di Lecco che nel 1992 fu vittima di un incidente stradale, ne riportò lesioni craniche a tal punto gravi da ridurla a un corpo senz’anima che per ben diciassette anni rimase immobile e incosciente in un letto d’ospedale nutrita da macchine. Fu allora il padre Beppino a non accettare che a sua figlia fosse riservato un così disumano destino e in ogni modo si batté per l’interruzione di quell’accanimento che la rendeva viva da morta e morta da viva.

Diciassette anni, rendiamoci conto. Se prima dell’incidente Eluana avesse fatto un testamento biologico – allora non se ne parlava nemmeno – la sofferenza di chi le voleva bene (non la sofferenza di lei, che non era più lei e nulla sentiva, né dolore né amore) non sarebbe durata così a lungo. Finalmente, fra tante polemiche di natura apparentemente ideale ma nella sostanza di squallida parte politica (Berlusconi osò affermare che in quello stato Eluana avrebbe potuto concepire e generare un figlio!), Beppino Englaro riuscì a ottenere dalla magistratura il consenso allo spegnimento di quelle macchine. Ma – ripeto ancora – ci vollero diciassette anni, 6.205 giorni! 

Per la massima assemblea di Macerata – “Civitas Mariae” – non è stato facile, al termine di un animato e animoso confronto dialettico, riuscire nell’impresa a mio avviso altamente civile di decretare legittimità al testamento biologico. I contrari erano infatti numerosi, alcuni per estremistiche, antistoriche e malposte ragioni di fede (la vita e la morte appartengono a Dio, discuterne è diabolico!) e altri per calcoli di militanza politica. Un po’ quello che in tema di unioni civili è capitato in Italia col “Family Day” dell’oltranzismo cattolico contro il riformismo di cultura laica, ignorando che Papa Francesco – cattolico? – è su scala mondiale il leader spirituale del progresso per la dignità degli esseri umani.

E l’altra sera ce ne sono stati pure nel Pd, di questi “oltranzisti”. Un Pd che anche stavolta – il tema era delicato, d’accordo, ma in tali casi si può ricorrere a preventive consultazioni interne per mantenere, in pubblico, un minimo di compattezza – ha perso l’ennesima occasione di rivelarsi un vero partito. A Macerata il gruppo consiliare del Pd conta dodici membri. Ebbene, uno era assente, uno si è astenuto e gli altri dieci hanno votato cinque a favore e cinque contro, fornendo così la prova anche aritmetica di una inesorabile e genetica incompatibilità intestina.

Risultato finale? Quindici “sì” per il testamento biologico, fra cui, decisivi, i tre “grillini”. E dodici “no”: le forze sedicenti “liberali” (poveri Benedetto Croce, Luigi Einaudi e Giovanni Malagodi, che triste destino!) , le liste civiche di destra e, come s’è detto, mezzo Pd. Ora, grazie a un emendamento anch’esso approvato, la delibera sarà  trasmessa al parlamento e al governo con l’auspicio del varo di un’apposita legge (campa cavallo, per quella sulle unioni civili ci son voluti vent’anni !). Un’impresa, ripeto, che dal mio punto di vista pone in luce il “civismo” della città. A chi darne il merito? Anzitutto allo scrittore David Miliozzi, capo della lista civica  “Pensare Macerata” che ha sostenuto Carancini come sindaco. Per lui il testamento biologico è un punto fermo da sempre e ci si è battuto con un’ostinazione che gli fa onore , dapprima presentando un ordine del giorno che sotto il profilo giuridico è stato arricchito dalla competenza di Bruno Mandrelli, uno dei pochi “numeri uno” del Pd, e poi con un ampio e appassionato intervento nel corso del quale, per rilevare quanto poco, stavolta, c’entri la religione, ha ricordato quel “Lasciatemi tornare al Padre …” che il morente papa Giovanni Paolo II (cattolico?) pronunciò contro ogni inutile accanimento terapeutico. Tutto è bene quel che finisce bene. E dico “bene” perché sono convinto che nonostante la sua proverbiale e fatalistica disillusione la gente di Macerata – molto meno , ahimè, fra i seggi del consiglio comunale – possiede una virtù di enorme impatto civile: il rispetto di ciascuno verso gli altri e degli altri verso ciascuno.

 

 

 

 

 

 

 

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Referendum, Magi: Da Amato parole chiare su procedure, lotteremo fino all'ultimo per vaglio costituzionale dello spacchettamento

Radicali Italiani - Ven, 01/07/2016 - 18:45
01/07/16

"Giuliano Amato ha illustrato tutti gli aspetti e le implicazioni procedurali se riusciremo a portare la nostra proposta di spacchettamento del referendum costituzionale al vaglio della Cassazione. Ricordiamo che le procedure non sono aspetti formali, formalistici e vuoti. Sono invece questioni di diritto, di stato di diritto e quindi di democrazia", così il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, promotore del Comitato per la libertà di voto sul referendum costituzionale commenta, interpellato da Radio Radicale, le dichiarazioni rilasciate alla stessa emittente dal giudice costituzionale. 

In merito alla richiesta di Radicali Italiani di presentare all’elettore più di un quesito referendario sulla Riforma Renzi-Boschi, Amato aveva spiegato che davanti a un eventuale diniego della Cassazione i promotori potrebbero sollevare la questione davanti alla Corte Costituzionale, aggiungendo che in quel caso i tempi si allungherebbero.

"Nel momento in cui noi riuscissimo a portare, attraverso la raccolta delle firme dei parlamentari, all’Ufficio centrale di Cassazione anche l’opzione del referendum costituzionale per parti separate o referendum parziali - continua Magi - si potrebbe arrivare a un passaggio giurisdizionale inedito per la riforma costituzionale. Il nostro obiettivo è proprio avere un vaglio di costituzionalità sulla procedura che si sta seguendo. La pronuncia della Cassazione e l'eventuale ricorso alla Consulta ci consentirebbe non solo di avere un giudizio di legittimità costituzionale sul referendum per parti separate ma anche su quello con il quesito unico perché la nostra convinzione è che il cosiddetto "quesitone" violi principi fondamentali della carta costituzionale e in particolare la libertà di voto del cittadino.

La Corte potrebbe così entrare nel merito della possibilità di spacchettare la legge di revisione costituzionale per far esprimere i cittadini sui singoli aspetti, come auspicato da numerosi costituzionalisti e anche giudici emeriti della corte, che ravvisano grosse criticità nell'ipotesi del quesito unico. Raccoglieremo le firme fino all'ultimo momento utile. Ribadiamo quindi il nostro appello a tutti i parlamentari a dare la loro "firma tecnica" per arrivare a questo vaglio di costituzionalità prima di dividerci tra lo schieramento del Si e del No. Ciò consentirebbe di entrare davvero nel merito dei vari punti di questa riforma come hanno auspicato tutti, anche quelli che, come il PD e il M5S, in queste ore invece preferiscono ragionare secondo le logiche dello scontro, invece che nell'interesse del paese.

Qui è in gioco molto di più del destino di un premier o di un governo. Dovrebbe essere un momento storico per il nostro paese e la nostra democrazia, chi pensa che uno scontro campale e definitivo sulla figura del premier aiuti a rilegittimare le istituzioni e la politica si illude.

La nostra è un’iniziativa politica che ha come obiettivo riportare la riforma all’interno del perimetro dello stato di diritto costituzionale. Per questo  dovrebbe avere un apporto e una condivisione trasversale", conclude il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi

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«Violati i diritti di una coppia gay» Italia condannata a Strasburgo

Luca Coscioni - Ven, 01/07/2016 - 12:27
«Violati i diritti di una coppia gay» Italia condannata a StrasburgoCorriere della Sera1 Lug 2016Elena TebanoPolitica

Non considerare membro della famiglia il partner dello stesso sesso è discriminatorio. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l'Italia a risarcire una coppia gay con 20 mila euro.

La Corte europea di Strasburgo ha condannato ieri l'Italia perché ha violato il diritto delle coppie gay a «non subire discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale». La sentenza riguarda il caso di Roberto Taddeucci, 51 anni, e del suo partner neozelandese Douglas McCall, 58, che dovranno essere risarciti con 20 mila euro. I due risiedevano in Nuova Zelanda fino al 2oo3, quando si sono trasferiti in Italia, dove McCall ha chiesto un permesso di soggiorno per motivi familiari. Nel 2004, il Questore di Livorno ha respinto la domanda sostenendo che alla coppia gay non si applicavano le misure per i familiari. Taddeucci e McCall hanno presentato ricorso: in primo grado, nel zoo5, il Tribunale civile di Firenze ha dato loro
ragione; decisione poi rovesciata in appello nel 2006.

Anche la Cassazione ha negato il soggiorno sostenendo che il concetto di «membro della famiglia» include solo il coniuge, figli minori, figli maggiorenni a carico e genitori a carico. Ora la Corte europea dei diritti umani ricorda che escludere dalla famiglia il partner dello stesso sesso è discriminatorio: «La Corte afferma con chiarezza che anche la vita di una coppia gay è vita familiare e va tutelata» dice il legale della coppia Alexander Schuster. La legge Cirinnà aveva già rimediato alla mancanza ma la sentenza di Strasburgo varrà per tutti gli stati Ue che non riconoscono per legge le coppie gay. 

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Affittano un utero per poter avere "il loro bambino" Assolti dal giudice

Luca Coscioni - Ven, 01/07/2016 - 12:15
Affittano un utero per poter avere "il loro bambino" Assolti dal giudiceIl Giorno1 Lug 2016Paolo VerriGestazione per altri

Figlio nato grazie all'utero in affitto, giudice assolve coppia bergamasca. Per la maternità surrogata marito e moglie erano andati in Ucraina

Bergamo. Si è chiusa con un'assoluzione la vicenda di una coppia di genitori di Albino, in Valle Seriana, che per avere un figlio avevano seguito a Kiev, in Ucraina, dove la partica è assolutamente lecita, il percorso per la maternità surrogata (il cosiddetto "utero in affitto"). La coppia bergamasca era accusata di alterazione di stato, ma il gup l'ha assolta «perchè il fatto non sussiste». Il percorso intrapreso nel 2012 dai due coniugi in Ucrania era stato coronato da successo: nel 2013, infatti, era nato un figlio, il cui dna era compatibile solamente con quello del padre. Al ritorno in italia la coppia era stata però denunciata e iscritta nel registro degli indagati dal sostituto procuratore di Bergamo, il pubblico ministero Letizia Ruggeri. E una prima conseguenza dell'apertura dell'inchiesta giudiziaria era stata che il Comune di Albino, dove i due coniugi abitano, si era rifiutato di trascrivere la nascita del bambino all'anagrafe comunale.

L'atto è stato però impugnato dalla coppia, che nella vicenda legale è assistita dagli avvocati Rachele Lodetti e Carolina Margani (un legale che già in passato ha assistito con successo altre coppie che per poter avere un figlio si erano recati in Ucraina per ricorrere alle tecniche di procreazione assistita ed erano state per questo indagate). All'esito della discussione del rito abbreviato il pubblico ministero aveva chiesto la trasmissione degli atti del procedimento in Procura, chiedendo la modifica del capo di imputazione da alterazione di stato a divieto di maternità surrogata, con la volontà di chiedere l'autorizzazione a procedere al Ministero per il reato commesso da soggetti italiani all'estero. Per i due genitori però è arrivata l'assoluzione «perché il fatto non sussiste», disposta dal gup di Bergamo Battista Palestra.

Resta da segnalare che il bambino è stato iscritto all'anagrafe comunale solo come figlio del padre e non della madre. La sentenza del gup ha già provocato le prime reazioni. «La legge italiana vieta la maternità surrogata ed è inaccettabile che siano i giudici a legittimare di fatto questa pratica - ha dichiarato ieri la deputata di Forza Italia, Elena Centemero, presidente della Commissione Equality and Non Discrimination del Consiglio d`Europa - facendo passare il messaggio che si possa andare all'estero bypassando le norme del nostro Paese» 

-> Leggi QUI anche l'articolo: "A casa di Ed e Nichi: 'Fuggiti in Canada per garantire futuro e diritti a nostro figlio Tobia'"

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La carica dei 109 Nobel contro Greenpeace: "L'opposizione agli Ogm è criminale"

Luca Coscioni - Ven, 01/07/2016 - 11:58
La carica dei 109 Nobel contro Greenpeace: "L'opposizione agli Ogm è criminale" Il Foglio1 Lug 2016Luciano CaponeOgm

109 premi Nobel per la Medicina e la Chimica (ma anche per la Fisica e l'Economia) hanno scritto un appello con cui chiedono a Greenpeace di smetterla con la sua opposizione ideologica agli Ogm. La lettera chiede di porre fine a una campagna, quella contro gli Ogm, che impedisce di salvare la vita e migliorare le condizioni di salute di milioni di persone.

Roma. Più di cento, 109 per adesso ma il numero è in aumento, premi Nobel per la Medicina e la Chimica (ma anche per la Fisica e l'Economia) hanno scritto un appello con cui chiedono a Greenpeace di smetterla con la sua opposizione ideologica agli Organismi geneticamente modificati (Ogm). La lettera, indirizzata alla importante associazione ambientalista, alle Nazioni Unite e ai governi di tutto il mondo, chiede di porre fine a una campagna, quella contro gli Ogm, che impedisce di salvare la vita e migliorare le condizioni di salute di milioni di persone. Il caso emblematico citato dagli studiosi è quello del Golden Rice, il riso modificato geneticamente per favorire l'assunzione di vitamina A, che può curare milioni di persone nei paesi in via di sviluppo dalla carenza di vitamina A che causa inibizione della crescita, deformazione della struttura ossea e cecità. "Esortiamo Greenpeace e i suoi sostenitori a riesaminare l'esperienza degli agricoltori e dei consumatori di tutto il mondo con le colture e gli alimenti migliorati attraverso la biotecnologia, a riconoscere i risultati di autorevoli organismi scientifici e delle agenzie regolatorie, e ad abbandonare la loro campagna contro gli Ogm in generale e il Golden Rice in particolare", scrivono i Nobel.

-> Leggi QUI anche l'articolo: "Senza il mais Ogm l'Italia muore. L'appello di 2400 imprenditori"

Soffrono di deficit di vitamina A, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, 250 milioni di persone in tutto il mondo, tra cui il 40 per cento dei bambini sotto i cinque anni nei paesi in via di sviluppo: è la principale causa di cecità infantile, che colpisce circa 500 mila bambini, la metà dei quali muore entro un anno dalla perdita della vista. La lettera è nata su input di Richard Roberts, direttore scientifico del New England Biolabs, e di Phillip Sharp, vincitore nel 1993 del premio Nobel per la Medicina per la scoperta dello splicing dei geni. Tra i firmatari ci sono scienziati come James Watson, che ha scoperto la struttura del Dna, o come il genetista italiano Mario Capecchi, suo allievo e Nobel nel 2007. "Le organizzazioni che si oppongono alla coltivazione moderna, con Greenpeace in testa, hanno ripetutamente negato questi fatti e si sono opposte alle innovazioni biotecnologiche in agricoltura. Hanno dato una rappresentazione ingannevole di rischi, benefici e impatti, e hanno sostenuto la distruzione criminale di progetti di ricerca ed esperimenti sul campo approvati". Si tratta di un'accusa che ci riguarda direttamente, perché anche in Italia ambientalisti e governo hanno fatto distruggere oltre 30 anni di ricerche su alberi da frutto su cui aveva lavorato il prof. Eddo Rugini dell'Università della Tuscia.

Nel nostro paese è persino proibita la ricerca in campo aperto sugli Ogm, sul tema la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo ha presentato una mozione a favore della libertà di ricerca, però accantonata e ignorata dal governo. Nel loro appello gli scienziati ricordano che "le agenzie scientifiche e regolatorie di tutto il mondo hanno ripetutamente e coerentemente riconosciuto le coltivazioni e gli alimenti migliorati attraverso la biotecnologia come ugualmente sicuri, se non più sicuri, di quelli derivanti da qualsiasi altro metodo di produzione. I loro impatti ambientali hanno dimostrato più volte di essere meno dannosi per l'ambiente e un vantaggio per la biodiversità mondiale". Proprio il mese scorso, su questi temi, si erano pronunciate le National Academies of Sciences, Engineering and Medicine, ovvero l'insieme delle accademie che svolgono consulenza scientifica indipendente per il governo americano, con uno studio molto ampio, che ha analizzato tutta la letteratura scientifica sul tema degli ultimi venti anni, e che ha confermato, ancora una volta, che gli Ogm sono sicuri per l'uomo e l'ambiente.

-> Leggi QUI anche: "Troppe bugie sugli Ogm"

Secondo le National Academies non c'è differenza tra le colture ogm e quelle non ogm. Anzi, paradossalmente, vista la mole di analisi e controlli a cui vengono sottoposti, si hanno molte più informazioni e garanzie sui cibi geneticamente migliorati rispetto a quelli convenzionali. La lettera dei 109 Nobel si chiude con un invito a Greenpeace a "cessare la sua campagna contro il Golden Rice" e gli Ogm in generale e con l'invito ai governi di tutto il mondo a "respingere la campagna di Greenpeace" perché "l'opposizione basata sui dogmi e sulle emozioni, ma contraddetta dai dati, deve essere fermata". La chiusura dell'appello è molto dura e invita tutti, dagli ambientalisti alle istituzioni, ad assumersi le proprie responsabilità: "Quanti poveri nel mondo devono morire prima che noi consideriamo tutto questo un crimine contro l'umanità?". Greenpeace ha risposto alle accuse dicendo che "le aziende stanno facendo pressione sull'importanza di questo riso per aprire poi la strada ad altre colture geneticamente modificate e più redditizie" (tutti i Nobel sarebbero quindi in combutta con le multinazionali) e che la soluzione alla malnutrizione "è data da una variegata e sana dieta". Insomma, se i poveri non hanno pane, che mangino brioches.

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Referendum, Magi: Da Pd e M5S no a spacchettamento? Logica scontro prevale su democrazia e diritti cittadini

Radicali Italiani - Gio, 30/06/2016 - 18:06
30/06/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani e promotore del Comitato per la Libertà di Voto sul Referendum Costituzionale 

  Chiudere la porta allo spacchettamento del referendum costituzionale significa chiuderla in faccia ai cittadini e alla democrazia. PD e M5S si stanno assumendo la responsabilità di mettere lo scontro politico davanti alla libertà di voto dei cittadini su riforme fondamentali per la vita delle istituzioni e del Paese. Come Radicali, con i nostri quesiti separati, ci siamo impegnati da subito a rendere questo Referendum un momento di vero confronto democratico sul merito della riforma invece che un plebiscito pro o contro Renzi. Chi oggi sceglie la deriva plebiscitaria, non ha imparato nulla dagli errori della Brexit e si illude che uno scontro campale sulla figura del premier possa ridare legittimazione alle istituzioni e alla politica. Ringraziamo i parlamentari che in queste ore, senza rispondere a ordini di scuderia, stanno firmando per garantire la libertà di voto dei cittadini. Continueremo a raccogliere le firme fino all'ultimo giorno utile.  Oggi in Italia promuovere un referendum è un privilegio per pochi. Le procedure borboniche della raccolta firme sono accessibili solo a chi ha eserciti di consiglieri comunali che possano certificarle o può spendere centinaia di migliaia di autenticatori. Tutto ciò non è una questione di mera burocrazia, ma è un problema reale di democrazia è stato di diritto.  Ribadiamo quindi la richiesta di una firma "tecnica" a tutti i parlamentari perché l'opzione delle parti separate arrivi davanti alla corte di cassazione e, se questa lo riterrà opportuno, davanti alla corte costituzionale. Entrambi gli schieramenti dovrebbero volere questa verifica di legittimità costituzionale della procedura, prima di dividersi e scontrarsi a spese delle istituzioni e della democrazia. E ribadiamo anche la nostra richiesta a Renzi e al governo di un Referendum Act che superi le procedure assurde e ingiuste che impediscono la raccolta delle firme, per rendere il referendum uno strumento di democrazia nelle mani di cittadini, non l'arma di una guerra tra apparati Su questo 2 settimane fa abbiamo inviato insieme agli altri Comitati una lettera al governo e chiesto un incontro urgente al ministro Boschi. Aspettiamo di sapere da governo se su questo fronte intenda dimostrarsi diverso da quelli precedenti.⁠⁠⁠⁠

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Macerata dice sì al testamento biologico

Luca Coscioni - Gio, 30/06/2016 - 16:00
Macerata dice sì al testamento biologico30 Giu 2016Testamento biologico

 

Macerata 29 giugno 2016                                            Comunicato Stampa  

 

Macerata dice si al testamento biologico 

 

Malgrado la spaccatura  nella maggioranza, nella seduta del 28 giugno, il Consiglio comunale di Macerata ha approvato un ordine del giorno presentato dal consigliere e capogruppo di Pensare Macerata David Miliozzi per  l’istituzione  di un  registro dei testamenti biologici (detto anche  più propriamente dichiarazioni anticipate dei trattamenti sanitari).

 

Tramite questo registro e queste dichiarazioni anticipate dei trattamenti sanitari  si darà la possibilità ai maceratesi di depositare le proprie volontà sul fine vita all’interno dell’istituzione comunale, uno strumento questo che, può significare per molti la possibilità di non vedersi costretti ad accettare decisioni altrui nel momento in cui non si è più in grado di autodeterminarsi, nella eventualità che ci  si trovi in uno stato vegetativo permanente e di incoscienza. Il Consiglio comunale di Macerata lancia un messaggio importante sulla via del progresso e dei diritti civili, perché oltre a decidere per l’istituzione di questo registro delle dichiarazioni anticipate dei trattamenti sanitari è stato approvato anche un emendamento che  sollecita il Parlamento a legiferare al più presto sul tema del fine vita.

 

Vogliamo sottolineare l’importanza di questa votazione e questa decisione per il Comune di  Macerata che potremmo definire storica, visto che su questo tema di natura  politica ed etica gli animi si sono accesi in consiglio comunale, dove però i contrari, non avendo validi argomenti hanno portato avanti le loro ragioni solo con provocazioni e insulti personali che denotano  una cultura  non certo illuminata di una certa classe politica nonché  un’ ignoranza su questo tema del fine vita, tanto che le loro argomentazioni  vertevano, in larga  misura, sul fatto che il registro non ha valore legale in assenza di una normativa nazionale e  del sovraccarico di lavoro per il personale del Comune.

 

Anche se per pochi voti di scarto, dunque, anche Macerata si allinea a quelle decine e decine di comuni italiani nei quali si va a tutelare  il diritto all’autoderminazione delle persone nel loro fine vita,  dando la possibilità di far rispettare  le proprie volontà, la propria dignità e i propri diritti  nel momento più critico della propria esistenza.

 

 

 

Zelianda Piccioni  Coordinatrice di Cittadinanzattiva  Macerata

 

Renato Biondini  segretario  cellula di Ancona associazione Luca Coscioni

 

 

 

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Messico, Corte suprema boccia progetto depenalizzazione aborto

Luca Coscioni - Gio, 30/06/2016 - 12:53
Messico, Corte suprema boccia progetto depenalizzazione abortoAskanews30 Giu 2016Aborto

La Corte suprema messicana ha bocciato un progetto di legge volto a depenalizzare l'interruzione volontaria di gravidanza, l'aborto dunque viene ancora considerato un crimine costringendo le donne all'illegalità

Città del Messico - La Corte suprema messicana ha bocciato un progetto di legge volto a depenalizzare l'interruzione volontaria di gravidanza. Con tre voti contrari e uno a favore, i membri della massima istanza giurisdizionale del Paese hanno respinto l'iniziativa che voleva dichiarare incostituzionale due articoli del codice penale che considerano l'aborto un crimine e che limitano drasticamente le condizioni del ricorso all'interruzione della gravidanza per ragioni mediche.

Durante il dibattito, all'esterno della sede della Corte, si sono svolte manifestazioni opposte di antiabortitsti e di militanti in favore della libertà di scelta delle donne. Dal 2007 l'aborto è consentito nella sola Città del Messico durante i primi tre mesi, ma resta vietato nel resto del Paese ad eccezione dei casi di pericolo per la vita della gestante.

-> Leggi QUI anche l'articolo: "Da un'Irlanda a un'altra, i farmaci per l'aborto arrivano col drone"

Il progetto di legge, presentato da un membro della Corte suprema, Arturo Zaldivar, puntava ad allargare il ventaglio delle possibilità di ricorso all'aborto anche ai casi di donne che soffrono altre patologie. Secondo Zaldivar, l'articolo 334 del codice penale messicano costituisce "una vera e propria discriminazione nei confronti della salute delle donne". Tra il 1999 e il 2013, più di mille donne sono morte in Messico in seguito ad aborti illegali o effettuati in cattive condizioni sanitarie. 

-> Leggi QUI anche: "Aborto, bocciata la legge del Texas"

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Perché coltivare cannabis per l’epilessia può costarti il carcere in Italia

Luca Coscioni - Gio, 30/06/2016 - 12:32
Perché coltivare cannabis per l’epilessia può costarti il carcere in ItaliaVice News29 Giu 2016Andrea OleandriCannabis terapeutica

Alberto, malato di epilessia da anni, è stato processato e ha rischiato il carcere per aver utilizzato la cannabis terapeutica. I medici, anche se possibilisti sull'uso, non sanno come prescriverla, come farla assumere ai pazienti

Alberto, cameraman cinquantenne e una figlia appena maggiorenne, combatte da dieci anni contro l'epilessia, che quasi gli è costata la vita. "Un giorno ho avuto un attacco: cadendo ho sbattuto la testa e sono svenuto. Ho rischiato di morire dissanguato senza neanche rendermene conto."

Per combatterla è entrato in cura al Policlinico Umberto I di Roma, dove gli sono stati prescritti dei farmaci anti-epilettici i cui effetti collaterali non si sono fatti attendere. "Ho iniziato a sentirmi sempre più stanco e spossato," racconta a VICE News. "Dormivo fino a 12-14 ore al giorno e non riuscivo più a lavorare poiché mi davano fastidio le fonti di luce, così ho dovuto lasciare il mio lavoro di ripresa e montaggio video."

"Mi vergognavo ad uscire di casa perché avevo la bocca sempre impastata, e anche parlare con scioltezza mi veniva difficile," continua. "Inoltre avevo perso sette chili. Tutto questo mi aveva portato anche una forma di depressione, a volte a casa mi mettevo a piangere. Anche i miei organi cominciavano ad essere affaticati per la continua assunzione di questi farmaci — che sono delle vere e proprie droghe."

Per questo Alberto, dopo 10 anni di queste cure, inizia a informarsi sulla possibilità di assumere cannabis a scopo terapeutico. Sottopone la questione anche alla dottoressa che lo aveva in cura al Policlinico — la quale è disponibile ma gli spiega che tuttavia, in quanto struttura ospedaliera, lì non avrebbero potuto prescrivergliela. Gli viene quindi consigliato di rivolgersi al medico di base, che è però irremovibile.

È così che Alberto decide di percorrere altre strade per curarsi con la cannabis: quella di coltivarla da sé e rivolgersi al mercato illegale.

"La mia situazione clinica è migliorata con l'utilizzo della cannabis," racconta. "Ho potuto iniziare anche una terapia a scalare con i farmaci che mi ha portato poi a eliminarli del tutto. Le crisi che i farmaci avevano bloccato non si sono più ripresentate, così come sono spariti tutti gli effetti negativi che si erano manifestati. Ho anche ripreso i chili persi."

Un giorno, però, le forze dell'ordine hanno bussato alla sua porta. "Li ho fatti entrare e hanno trovato in casa cinque piantine ancora in stato di crescita. Mi hanno arrestato e posto ai domiciliari, dove sono stato per 50 giorni."

Processato, Alberto ha portato al giudice di primo grado tutto il dossier che aveva raccolto prima di intraprendere la decisione di curarsi con la cannabis. Dossier di cui il giudice ha tenuto conto e che tuttavia non è servito a evitargli la condanna, anche se con il minimo della pena.

"La prima cosa che ho pensato dopo questa condanna è stata: guarda se dopo la malattia che ha rischiato anche di farmi morire, dopo i farmaci con i loro effetti collaterali e la depressione, devo meritarmi anche di finire in carcere..."

Fortunatamente, Alberto in carcere non c'è finito: la pena infatti è stata sospesa. Durante il periodo dei vari processi - quasi otto anni, dal 2007 al 2015, e quattro giudizi (in quanto dopo l'abrogazione della Fini-Giovanardi la Cassazione ha rimandato il processo in appello per la rideterminazione della pena) - Alberto non ha smesso di curarsi con la cannabis. 

"Mi sono rivolto all'Associazione Luca Coscioni, che già conoscevo da prima, ma a cui non avevo pensato. Quando uno è malato solitamente pensa alla sua malattia e non alle possibili soluzioni. Loro mi hanno presentato un medico di Milano, il dott. Scaioli (neurologo dell'Istituto specialistico Besta di Milano) il quale, dopo aver analizzato le mie cartelle cliniche mi ha prescritto finalmente la cannabis a scopo terapeutico."

Alberto non è l'unico a rivolgersi alla Coscioni. "Sono circa tre-quattro le persone a settimana che ci contattano tramite il nostro soccorso civile," spiega a VICE News Antonella Soldo, una delle responsabili dell'Associazione. "Molti di quelli che si rivolgono a noi sono pazienti, ma non mancano i medici." 

L'ostacolo più grande per cui ci si rivolge alla Coscioni è trovare un medico disponibile a prescrivere questo tipo di cura: "Sicuramente c'è un pregiudizio da parte dei medici stessi verso questo tipo di possibilità, ma altre volte sono loro i primi a non sapere di poterlo fare o non sapere come utilizzarla, ed è per questo che si rivolgono a noi."

Diversi sono i casi emblematici che ci vengono raccontati. C'è il neurologo della Basilicata che si è rivolto all'associazione per avere informazioni sull'utilizzo di cannabis terapeutica per un paziente affetto da sclerosi multipla per cui le terapie farmacologiche non avevano avuto efficacia per lenire il dolore e gli spasmi.

C'è un paziente di settant'anni il cui medico aveva espresso parere favorevole nell'intraprendere una cura attraverso la cannabis ma che, non fidandosi nel prescriverla, aveva consigliato all'uomo di approvvigionarsi dal mercato nero. "Immagina un uomo di quest'età che va in strada alla ricerca di uno spacciatore?," continua Soldo.

Del resto, ci dice, l'informazione scientifica in Italia subirebbe una forte influenza delle stesse cause farmaceutiche, i cui informatori vanno direttamente dai medici di base: "Questo non è mai avvenuto con la cannabis terapeutica, anche perché l'unica azienda produttrice e da cui noi importiamo è olandese, quindi i medici, anche se possibilisti sull'uso, non sanno come prescriverla, come farla assumere ai pazienti, quando, quante volte al giorno."

A queste difficoltà si aggiunge - anche quando ci fosse un medico che la prescriva - quella di riuscire effettivamente a trovarla. Il percorso è infatti lunghissimo e passa per le ASL, il ministero della Salute italiano, quello olandese, l'azienda produttrice e poi, finalmente, arriva alla farmacia che la consegna al paziente. Il tutto a costi altissimi

Si tratta insomma di una procedura davvero complessa e farraginosa, da ripetere ogni tre mesi, quella a cui oggi anche Alberto fa affidamento per potersi curare. La prescrizione arriva ad una farmacia di Reggio Emilia che, all'epoca in cui iniziò ad assumere cannabis, era la più vicina a Roma ad averla (attualmente ce ne sono diverse altre) — e che adesso manda ad Alberto la quantità necessaria, circa 40 bustine contenti mezzo grammo di cannabis.

"Il problema è il prezzo. Ogni grammo costa infatti tra i 25 e i 27 euro. Un prezzo per molti inaccessibile, frutto del fatto che questo prodotto arriva dall'Olanda."

"Per questo," prosegue, "tanti preferiscono rifornirsi al mercato nero, dove i prezzi sono più bassi. Anche se in questo modo non si può essere certi della purezza delle sostanze, di quanto principio attivo contengano, tutte cose che per chi si cura andrebbero invece conosciute. Oltretutto il malato è solitamente uno sprovveduto che spesso non ha mai utilizzato cannabis prima, quindi anche trovarla al mercato nero non è così facile, non essendo inseriti nei giri di vendita e acquisto."

Stando ad Alberto, dunque, un vero e proprio diritto alla salute negato. Proprio su questo si concentra il ricorso che ha presentato lo scorso mese di dicembre - dopo la condanna definitiva - alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

"Quello che speriamo la Corte europea riconosca - spiega a VICE News Gennaro Santoro, avvocato dell'Associazione Antigone che, assieme all'avvocato Claudio Miglio, Elia De Caro e Lorenzo Simonetti, ha presentato il ricorso - è che nella coltivazione per uso personale, specie se per finalità terapeutiche, lo Stato non ha alcun diritto di ingerenza nelle scelte del privato cittadino proprio perché la sua scelta non lede diritti altrui e, nel caso di uso terapeutico, è esercizio del diritto alla salute."

Diritto alla salute che, sulla carta, passa anche dalla possibilità di utilizzare cannabis a scopo terapeutico. Possibilità resa quasi impossibile per tutte le difficoltà in cui i pazienti si imbattono e che in molti casi li spingono all'autoproduzione o sul mercato illegale, dove a fare affari è la criminalità organizzata, con tutte le conseguenze penali che storie come quelle di Alberto dimostrano.

-> Leggi QUI anche: "Legalizziamo! Raccolta firme per legalizzare la cannabis"

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Cannabis, Magi: Bene calendarizzazione, noi avanti con legge popolare per legalizzazione con i cittadini

Radicali Italiani - Mer, 29/06/2016 - 20:54
29/06/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani

  "E' un'ottima notizia l'approdo in Aula alla Camera a luglio dell'esame della legge per la legalizzazione della cannabis depositata dall'intergruppo parlamentare coordinato da Benedetto della Vedova. Come Radicali continuiamo la raccolta firme sulla legge di iniziativa popolare della campagna Legalizziamo! per combattere questa battaglia insieme ai cittadini e su un fronte ancora più avanzato. Legalizzare è il solo modo per sconfiggere le narcomafie e superare i fallimenti del proibizionismo sul piano economico, sanitario e giudiziario. Quella di risolvere i problemi punendo e proibendo comportamenti di massa è un'illusione da stato etico, come dimostra la liberalizzazione illegale di tutte le droghe nelle strade delle nostre città. La via da seguire è quella di una regolamentazione legale e di una corretta informazione sulle sostanze. La stragrande maggioranza degli italiani è favorevole, è il momento per le istituzioni di assumersi le proprie responsabilità e di colmare questo ritardo rispetto al paese e a quanto sta accadendo in Europa e nel mondo".    legalizziamo.it  

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