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Cannabis, se è legale fa meno male

Luca Coscioni - Gio, 16/07/2015 - 10:48
Cannabis, se è legale fa meno maleLa Stampa16 Lug 2015Massimo RussoPolitica

Diceva Victor Hugo che «Niente è più forte di un`idea il cui tempo sia venuto». Per la proposta di legge di legalizzazione della cannabis presentata alla Camera da 220 parlamentari di diversi schieramenti, questa potrebbe davvero essere la volta buona.

Di regolamentare l`uso delle droghe leggere in Italia si parla da molto tempo, fin dalle battaglie radicali sull`antiproibizionismo degli Anni 70. Non è un caso se il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti, due tra i nomi di spicco dei 220, provengono da quella diaspora.

Ma, a differenza dal passato, oggi esistono evidenze che permettono di sgombrare il campo dalle considerazioni ideologiche. Non per sostenere che le droghe leggere non facciano male, questione pacifica. Ma perché - in un`ottica di riduzione del danno - è dimostrato che la legalizzazione è la strategia più efficace per affrontare il problema.

Una consapevolezza fatta propria anche dalla Direzione nazionale antimafia. I numeri presentati lo scorso febbraio nella relazione annuale dal procuratore nazionale Franco Roberti, mostrano «un`eccezionale espansione dei consumi di hashish». Tra 2013 e 2014, si legge nel rapporto, i sequestri di cannabis sono aumentati del 120%, per un totale di 147 tonnellate, «un picco che appare altamente dimostrativo della sempre più capillare diffusione di questo stupefacente».

Secondo le stime i sequestri riguardano tra il 5 e il 10 per cento di quanto consumato. Il che porta a dire che esiste un mercato tra le 1500 e le 3000 tonnellate. Una quantità equivalente a 25/30 grammi pro-capite, vecchi e bambini inclusi. Oltre 100 dosi l`anno per ogni cittadino italiano. Dati che, commenta la Direzione antimafia, dimostrano «il totale fallimento dell`azione repressiva». E, poiché non è «pensabile né auspicabile» impegnare ulteriori mezzi e uomini, conclude la relazione, «spetterà al legislatore valutare se sia opportuna una depenalizzazione della materia».

Ma che succede dove l`approccio è differente? 

Non molto lontano da noi, in Portogallo, dal 2001 esiste una legislazione che ha decriminalizzato il consumo di stupefacenti, spostando il 90% della spesa pubblica dalla repressione al trattamento delle dipendenze. Ciò ha portato a dimezzare i tossicodipendenti, mentre i decessi sono calati dell`80%: tre persone ogni milione di abitanti, contro una media europea di 17,3.

Un vento diverso soffia ormai anche negli Stati Uniti. Barack Obama qualche giorno fa ha promulgato un provvedimento dì clemenza nei confronti di 46 persone detenute per reati di droga, mentre la sua amministrazione ha da poco reso più semplice la ricerca scientifica sulla marijuana a scopo terapeutico. In quattro stati Alaska, Colorado, Oregon, Washington - e nel distretto amministrativo della capitale, oggi la cannabis è legale.

In Colorado, dove il consumo è regolamentato dopo un referendum del 2012, un anno e mezzo fa sono stati aperti i primi negozi. I dati: il consumo tra gli studenti delle scuole superiori è legger- mente calato, il commercio di droghe leggere e dei loro derivati come olii e alimenti ha totalizzato un giro d`affari legale di 700 milioni di dollari, con la creazione di 16mila posti di lavoro. I ricavi da tassazione sono stati di 76 milioni nel 2014 e supereranno i 90 quest`anno, reinvestiti in forze dell`ordine e nella costruzione di scuole. Si stima che il mercato illegale riguardi ancora il 60% del consumo, ma di sicuro le sue dimensioni si sono ridotte. Certo, gli effetti andranno valutati nel lungo periodo, ma ce n`è già abbastanza.

Come ha dichiarato il mese scorso all`Economist César Gaviria, che da presidente della Colombia negli Anni 90 guidò la lotta ai narcotrafficanti e non è dunque sospettabile di intelligenza con il nemico, «il mondo si sta muovendo verso la regolamentazione invece del proibizionismo. Si tratta di abbandonare qualcosa che non ha funzionato».

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Premio Mario Monicelli 2015 a Emma Bonino: "Vita e pensiero espressione di libertà"

Luca Coscioni - Gio, 16/07/2015 - 10:39
Premio Mario Monicelli 2015 a Emma Bonino: "Vita e pensiero espressione di libertà"ilfattoquotidiano.it15 Lug 2015Carlo TroiloPolitica

Lo scorso 8 giugno, quando il rione Monti ha onorato la memoria di un suo illustre abitante, Mario Monicelli,con  una targa apposta sulla sua casa di via dei Serpenti, il primo intervento è stato quello di Emma Bonino, che ha citato  in particolare un film del Maestro, “Parenti Serpenti”: “Un film – ha detto la Bonino – che dice molte cose del nostro paese, non di tanto tempo fa ma attualissime”. E poi ha ricordato che da quasi due anni giace in Parlamento una legge che tende a legalizzare l’eutanasia, “in modo che ognuno di noi possa vivere libero fino alla fine e morire in dignità e ci sia almeno tolta questa aggravante di dover fare i turisti sanitari per andare a morire in Svizzera o in altri paesi”.

Non sorprende dunque la notizia che il 23 luglio, a Grosseto, sarà assegnato proprio ad Emma Bonino il Premio Mario Monicelli – Libero Pensiero, istituito a partire da quest’anno, in occasione del centenario della nascita del grande regista. Il riconoscimento viene infatti attribuito a personalità “il cui pensiero e la cui vita siano espressione dello stesso amore per la libertà, la ribellione e la dignità che sono sempre stati nelle parole, nei film e nella vita di Mario Monicelli”.

“Sono felice ed emozionata – ha dichiarato Emma Bonino – nell’apprendere che un Premio dal contenuto così importante e originale sia stato assegnato a me proprio nel primo anno della sua edizione. Ho sempre ammirato il maestro deiSoliti ignoti e dellaGrande guerra, di Guardie e ladri come di Speriamo che sia femmina e ho avuto anche una grande stima della integrità del suo sguardo sulla società e l’acutezza della sua visione politica. Ringrazio vivamente il curatore del premio, Mario Sesti e Loriano Valentini, presidente di Fondazione Grosseto Cultura, insieme a Chiara Rapaccini e al sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, per questo prestigioso riconoscimento”.

Ho conosciuto di persona Mario Monicelli nel 1963, quando per incarico del Psi romano dirigevo un cineclub all’epoca molto noto, intitolato ad Aldo Vergano, unico regista dichiaratamente socialista in quegli anni in cui era quasi necessario essere comunisti per avere “il gradimento” della cultura ufficiale. I miei giovani amici socialisti ed io amavamo in modo particolare uno dei capolavori di Monicelli, “I compagni”, dove lo strepitoso protagonista, Marcello Mastroianni, era – come si usava dire all’inizio del Novecento – “un apostolo” del socialismo, un rivoluzionario coraggioso e disarmato. Per questo fummo molto emozionati quando Monicelli accettò – su richiesta del nostro “referente” politico Matteo Matteotti – di intervenire alla proiezione del film in via della Lungara. E ancor più fummo emozionati quando il Maestro, a fine serata, decise di intrattenersi a lungo con noi, conversando con passione di cinema e di politica.

Oltre 50 anni dopo, nel marzo del 2014, ho conosciuto la dolcissima compagna di Monicelli, Chiara Rapaccini. Ricordavo in quei giorni, con uno sciopero della fame e una conferenza stampa in favore della eutanasia, i dieci anni dal suicidio di mio fratello Michele, malato terminale di leucemia, che avrebbe voluto l’eutanasia e che – non avendola ottenuta – si era gettato dal quarto piano della sua casa a Roma: la stessa scelta che faranno Mario Monicelli, nel novembre del 2010, e Carlo Lizzani, nell’ottobre del 2013. Chiara accettò subito di unirsi alla battaglia della Associazione Luca Coscioni per l’eutanasia, e con lei divennero nostri compagni di strada il figlio di Carlo Lizzani, Francesco e Luciana Castellina, la compagna di una vita di Lucio Magri, che nel novembre del 2011 cercò in Svizzera la sua “uscita di sicurezza”.

Ora Chiara, che con tenacia tiene viva la memoria di uno dei più grandi artisti del nostro tempo, ha scelto Emma Bonino come vincitrice della prima edizione del primo premio intestato a Monicelli. Ne sono felice e commosso perché Emma – che mi ha concesso il grande onore di una sua prefazione al mio libro “Liberi di morire” – è per me il riferimento politico e culturale più alto: tanto più alto quanto più bassa appare la qualità del nostro ceto politico, con poche eccezioni.

A Grosseto si incontreranno così due donne coraggiose, per ricordarci che c’è sempre tempo e spazio per le battaglie di civiltà di cui Monicelli resta, nella storia del nostro cinema, incontrastato maestro.

E mi addolora in modo particolare – essendo stato un dirigente della Rai in anni in cui non sarebbe stata possibile una simile vicenda – il fatto che il nostro servizio pubblico, in un anno in cui una parte non trascurabile del palinsesto è stata dedicata al ricordo della prima guerra mondiale, non abbia ritenuto di riproporre ai telespettatori quello che io considero il capolavoro di Monicelli, “La grande guerra”. Secondo indiscrezioni, la dirigenza della Rai avrebbe giudicato il film non adatto a rappresentare l’eroismo dei nostri soldati. Evidentemente, chi ha espresso questa opinione non ha presente il film, in cui abbondano (da Romolo Valli a Bernard Blier a Folco Lulli) i personaggi “coraggiosi con modestia” ed in cui alla fine anche i due protagonisti, i popolani Gassmann e Sordi, trovano la dignità con cui andare incontro alla morte. Né ricordano che in tutti i grandi film su quella guerra atroce – da “All’Ovest niente di nuovo” a “Vincitori e vinti”, da “Uomini contro” a “Orizzonti di gloria” – non si vedono solo eroici soldati ma anche, e soprattutto, una dolente umanità.

Ci sono ancora vari mesi alla fine dell’anno in cui si ricorda l’entrata in guerra dell’Italia. Spero che il 23 luglio, a Grosseto, anche su questo Emma e Chiara facciano sentire alta la loro voce pulita e appassionata.

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PARTITO RADICALE - Licenziati gli ultimi dipendenti. Non si sospende l'iniziativa politica. Iscrizioni, sottoscrizioni, contributi SUBITO

Partito Radicale - Mer, 15/07/2015 - 17:17
30/06/2015 ... ho appena firmato le lettere di licenziamento per le ultime otto persone che da almeno dieci anni collaborano con il Partito; appena un anno fa avevo dovuto licenziare gli otto dipendenti che lavoravano al call center. Anche se sono scelte inevitabili di fronte alla situazione oggettiva in cui ci troviamo, umanamente e politicamente sono davvero difficili....  

Leggi la lettera del Tesoriere del Partito radicale Maurizio Turco e ascolta l'intervista a Radio Radicale.  

L'intervista a Radio Radicale.


LA LETTERA di Maurizio Turco, Tesoriere del Partito Radicale: 
Cari,
ho appena firmato le lettere di licenziamento per le ultime otto persone che da almeno dieci anni collaborano con il Partito; appena un anno fa avevo dovuto licenziare gli otto dipendenti che lavoravano al call center. Anche se sono scelte inevitabili di fronte alla situazione oggettiva in cui ci troviamo, umanamente e politicamente sono davvero difficili.

Il Partito radicale in questi anni oltre alle iniziative politiche proprie si è assunto la responsabilità di privilegiare la possibilità che i soggetti costituenti avessero un luogo e degli strumenti per poter operare. Come Partito abbiamo resistito fin che abbiamo potuto, ed anche oltre. Ma oggi non si può fare altro, davvero con una estrema difficoltà, ripeto: anche personale, che firmare la fine dei rapporti di lavoro.

A scanso di equivoci mi preme evidenziare che questa difficile fase non è né una sospensione delle attività politiche né tantomeno una chiusura del Partito Radicale anche perché non è nelle mie prerogative e responsabilità; anche se questa fase, dalla quale spero ne usciremo al più presto, aggiunge ulteriori difficoltà a quelle di contesto che hanno contribuito a creare la situazione in cui ci troviamo. Eppure … ormai non c’è argomento, a cominciare proprio da quelli che sono oggetto di iniziative e lotte radicali, in cui i radicali siano chiamati a dare il proprio contributo così da essere conosciuto dai cittadini. Infatti, la violazione di cui ci siamo sempre occupati è quella di far rispettare il diritto del cittadino di conoscere per scegliere, e quindi di lottare perché le violazioni siano conosciute, denunciate, accertate e sanzionate. In questo senso abbiamo ottenuto che una denuncia presentata da Marco Pannella alla Corte europea sui diritti dell’Uomo contro l’Italia per violazione proprio del diritto a conoscere sia stata dichiarata ammissibile, la strada è lunga per arrivare a una sentenza, ma il cammino è finalmente iniziato!

* * *

Nel frattempo siamo impegnati nell’iniziativa per una transizione verso lo stato di diritto democratico, federalista, laico e nella realizzazione del progetto volto all’adozione di una Convenzione dell’ONU sul nuovo diritto umano alla conoscenza. Questa campagna è la naturale evoluzione di sessant’anni di lotte radicali e, per ricordare solo le ultime,  della lotta Irak libero contro la guerra e l’iniziativa contro la pena di morte a Saddam che da allora ha visto impegnato soprattutto Matteo Angioli.

Questa lotta ha un connotato che ha accompagnato tutte le grandi lotte radicali, per citarne alcune, dal divorzio all’aborto, dall’obiezione di coscienza al voto ai diciottenni, da quella per il contenimento del debito pubblico a quella per l’aumento delle pensioni minime, da quella contro lo sterminio per fame a quella per il Tribunale Penale Internazionale, all’amnistia per la Repubblica: non si apprezza il fatto che siano di fatto le uniche risposte di Governo ai problemi di un dato momento storico. I barconi degli immigrati non possono meravigliare chi ha avuto la fortuna di trovarsi a partecipare alle iniziative contro lo sterminio per fame: lo dicevamo allora, al momento giusto, che quella lotta era necessaria per evitare che accadesse quello che sta accadendo. Sulla giustizia non è lo stesso? Abbiamo proposto le riforme utili a tempo debito e oggi la lentezza della “giustizia” italiana è considerata dal Consiglio d’Europa un pericolo per lo Stato di diritto, cioè per la democrazia … sin dagli inizi degli anni ’90, cioè dal tempo dei referendum Tortora per la Giustizia giusta. Una notizia come questa è, trattata da questo sistema, come se fosse un segreto, ed infatti per i cittadini lo è!

Questo ad ulteriore dimostrazione, se proprio necessario, che siamo sempre intervenuti al momento appropriato avendo la capacità di prospettare con precisione quello che sarebbe accaduto, e che i fatti – purtroppo! - hanno poi dimostrato che i disastri erano preannunciati più che prevedibili.

So benissimo che questa lettera è come una bottiglia gettata nel laghetto di coloro che apprezzano o hanno apprezzato le lotte, alcune o tante, per un anno o tanti anni, perché hanno avuto il privilegio di conoscere idee, lotte e speranze del Partito Radicale mentre alla maggior parte dei cittadini è stato negato il diritto sinanche di poterle rifiutare!

Abbiamo sempre avuto presente - al limite della nausea per chi ci ascoltava e non solo - che la mancata informazione è di per se disinformazione ed è questione centrale in uno Stato che voglia essere di diritto, democratico. E’ problema ancora vivo, anzi più vivo che mai; e bisognerà fare sempre più sforzi, come li stiamo facendo, perché sia presente anche a chi ha il dovere di rispettare la propria legalità.

Mi fermo qui, anche perché oggi anche un altro foglio di carta è un problema.
Stiamo continuando a vivere, come sempre abbiamo vissuto, in sintonia con tutte le donne e gli uomini di questo paese. A fare i conti con una crisi economica che affonda le sue radici nella crisi democratica, che non è dovuta alla democrazia in se ma a chi, dovendola rispettare, viola Costituzione, convenzioni internazionali, leggi e regole.
 
A te che hai già contribuito per il 2015, nel ringraziarti ancora una volta per questo, chiedo se puoi aiutarci come meglio saprai e vorrai fare in questo ulteriore sforzo.
 
Siamo, ancora una volta, come sempre, sulla barricata della vita del Diritto per il diritto alla vita. Che è la ragione costituente di quel che siamo stati, siamo e serberemo le ultime energie per continuare ad esserlo. Con chi vorrà, potrà, saprà.

Grazie davvero e spero a presto,
  Maurizio Turco Tesoriere del Partito radicale     Ci si può iscrivere al Partito radicale (almeno 200 euro l'anno) o a tutti i soggetti radicali (almeno 590 euro l'anno)
  • con carta di credito telefonare allo 0668979300 o collegandosi al sitowww.partitoradicale.org
  • Con conto corrente postale n. 44855005 intestato a Partito Radicale
  • Con bonifico bancario  intestato a Partito Radicale IBANIT56E0832703221000000002381
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Arrivano le linee guida per la fecondazione assistita

Luca Coscioni - Mer, 15/07/2015 - 12:35
Arrivano le linee guida per la fecondazione assistitaGente14 Lug 2015Alessandra GavazziFecondazione assistita

Doppia donazione sía di ovociti sia di seme. E il divieto di scelta delle caratteristiche fisiche del donatore perché non avvengano "illegittime selezioni eugenetiche". Insomma, si potrà ricorrere a un donatore e a una donatrice per formare un embrione da impiantare nel corpo della futura mamma. Ma non sarà consentito sfogliare un catalogo con le foto dei donatori, per impedire che si stabilisca a tavolino, per esempio, il colore degli occhi del nascituro.

Sono alcune delle novità fondamentali delle nuove linee guida per la procreazione medicalmente assistita, appena firmate dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Linee guida valide in tutte le Regioni, diventate necessarie dopo che ben due sentenze della Corte Costituzionale nel 2009 e nel 2014 avevano modificato la legge 40, eliminando il numero massimo di tre embrioni da creare e trasferire in utero mediante un unico impianto e il divieto di fecondazione eterologa.

Proprio sulla fecondazione eterologa si era creato un lungo dibattito: la possibilità che le coppie potessero "attingere" a un donatore estraneo per coronare il proprio desiderio di un figlio non era stata contemplata dalla prima stesura della legge. Le sentenza della Corte hanno man mano smantellato la legge 40, ma poi di fatto l`Italia era rimasta senza norme che permettessero l`avvio dell`eterologa. Un vuoto di regole. Tanto che all`indomani del verdetto del 2014 i centri erano rimasti spiazzati dalla corsa delle coppie desiderose di mettersi in lista per l`eterologa.

Ma c`è un`altra importante novità nelle nuove linee varate dalla Lorenzin: potranno accedere alla provetta anche le coppie sierodiscordanti, cioè quelle in cui uno dei due partner è portatore di malattie virali sessualmente trasmissibili per infezioni da Hiv, epatite B e epatite C. La novità consiste nell`allargamento anche alla futura mamma, mentre prima l`accesso alla provetta era consentito solo se a essere malato era il papà.

«Dopo l`istituzione del Registro nazionale dei donatori, questo è il secondo importante passo per l`aggiornamento dell`intero quadro normativo che regola la procreazione assistita in Italia», ha spiegato il ministro, che è anche neo mamma dei gemellini Lavinia e Francesco, nati il 7 giugno.

«Con queste linee guida», ammonisce invece Filomena Gallo, segretaria dell`Associazione Luca Coscioni per i diritti civili, «cambia poco. Ci sono ancora carenze: l`assenza di una campagna informativa per la donazione dei gameti, per dirne una. Inoltre, la Corte ha cancellato il divieto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche, eppure dal ministero continuano a sostenere che occorra l`intervento del legislatore per modificare i requisiti di accesso».

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Convocata la seconda Conferenza su Stato di Diritto e Diritto alla Conoscenza

Partito Radicale - Mer, 15/07/2015 - 12:12
15/07/2015

Dopo la Conferenza di Bruxelles “Ragion di Stato contro Stato di Diritto” del febbraio 2014 e le successive presentazioni a Ginevra, Londra, Parigi, Roma e Napoli, il Partito Radicale assieme a Nessuno Tocchi Caino e Non c'è Pace Senza Giustizia convocano una seconda Conferenza: “Universalità dei Diritti Umani per la transizione verso lo Stato di Diritto e l'affermazione del Diritto alla Conoscenza” che si terrà al Senato della Repubblica a Roma.

L'obiettivo è di proseguire l'iniziativa intrapresa un anno e mezzo fa approfondendo il percorso per l'affermazione del diritto alla conoscenza in sede ONU e promuovendo la comune transizione verso lo Stato di Diritto del mondo europeo e del mondo a maggioranza arabo-musulmana.

La Conferenza ha ricevuto il Patrocinio del Ministero degli Affari Esteri italiano e si terrà il prossimo 27 luglio alla sala della Commissione Difesa. L'inizio è previsto alle 9:30 con l'intervento del Ministro degli Estri Paolo Gentiloni e un saluto di Marco Pannella.

Tra i relatori sono previsti il Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, il Ministro della Giustizia del Niger Marou Amadou, la Segretaria di Stato presso il Ministero delle Finanze della Tunisia Boutheina Ben Slimane, l'ex Primo Ministro algerino Sid Ahmed Ghozali, l'ex Ministro degli Esteri Giulio Terzi, la parlamentare islandese Birgitta Jonsdottir, Furio Colombo, Aldo Masullo e altri ancora.

I posti sono limitati. Per iscriversi bisogna inviare una email con nome, cognome e data di nascita a info@partitoradicale.org entro e non oltre giovedì 23 luglio.

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Le stanze del buco

Luca Coscioni - Mer, 15/07/2015 - 11:37
Le stanze del bucoThe Post Internazionale12 Lug 2015Lorenza GeronimoSanità

In Italia se ne parla da un po’, ma per il momento non esistono le stanze del buco, vale a dire strutture in buone condizioni igieniche dove i tossicodipendenti possono iniettarsi droghe pesanti sotto la supervisione di personale medico e infermieristico.

Eppure, le stanze del buco sono da decenni una realtà nel resto del mondo. Oggi ce ne sono più di 90 in nove Paesi. La Svizzera ha fatto da apripista, con la prima stanza da iniezione ufficiale aperta a Berna nel 1986.

In Italia, i Radicali proposero invano nel 2012 di aprire tre narcosale a Milano e ci riprovarono spalleggiati da parte della sinistra nel 2014, anno in cui anche il Movimento 5 Stelle di Prato abbracciò l’idea.

Davanti al vespaio di polemiche suscitato da questa iniziativa, viene da chiedersi se queste stanze abbiano un senso e se siano davvero salvavita o, piuttosto, il contrario.

In Danimarca fu il giovane imprenditore sociale danese Michael Lodberg Olsen a convincere il comune di Copenhagen ad aprire la prima stanza del buco del Paese.

Olsen iniziò a circolare per le strade della capitale su un furgone che fungeva da stanza del buco mobile.

Il successo riscosso sia tra i tossicodipendenti che tra i cittadini fu straordinario, tanto che il comune della capitale danese iniziò a fare pressione sul governo affinché modificasse la legge nazionale.

Così, nel 2012 la città di Copenhagen finanziò la prima stanza del buco ufficiale non mobile a Vesterbro, quartiere un tempo noto per la lavorazione della carne e oggi distretto a luci rosse sempre più in voga tra giovani artisti e creativi.

In queste sale, i tossicodipendenti possono fumare e iniettarsi dosi di eroina e cocaina che si procacciano da soli, senza essere perseguiti legalmente.

Il personale sanitario li assiste con strumenti sterili necessari per somministrarsi una dose e, mentre si adagiano in cabine pulite provviste di piccole lampade da scrivania, medici e infermieri controllano che non ci siano complicazioni.

Le strutture, alle quali possono accedere solo i tossicomani e non i consumatori saltuari, sono perfettamente organizzate e forniscono anche cibo e servizi igienici.

In alcune stanze, sono state addirittura previste tavole anatomiche e apparecchiature specifiche per aiutare a individuare correttamente le vene da utilizzare. Ad ogni modo, lo spaccio di droga all’interno dei locali è vietato e la polizia tiene d’occhio chi si aggira al di fuori.

Come dimostrato da uno studio condotto nel 2011 a Vancouver e pubblicato dalla rivista scientifica The Lancet, il numero di iniezioni fatte per strada, vicino a questi centri, è calato del 50 per cento e il tasso di mortalità da overdose è diminuito sensibilmente.

In effetti, i casi di overdose ci sono ancora, come conferma Ivan Christensen che gestisce queste strutture a Copenhagen. Ma a Vesterbro, come nelle altre stanze sparse per il mondo, nessuno di questi è stato fatale.

"Mi vergogno quando devo farmi in mezzo alla strada. I passanti non dovrebbero vedermi in quello stato. Sono contenta di avere un posto in cui andare e, in più, mi sento al sicuro", racconta la ventitreenne Louise Hultman, costretta a rubare per procurarsi eroina e cocaina.

"Due dei miei migliori amici sono morti quest’anno perché non avevano vicino una stanza come questa". 

L’assistenza sanitaria in caso di overdose e le buone condizioni igieniche, con conseguente riduzione del rischio di contagio da Aids e altre malattie infettive, hanno salvato molte vite.

Hanno anche alleviato notevolmente le sofferenze dei tossicodipendenti, spesso costretti, in preda a crisi di astinenza, a utilizzare siringhe infette e a farsi una dose in mezzo alla strada sotto lo sguardo inorridito e disgustato dei passanti.

L’apertura di una stanza del buco a Copenhagen ha radicalmente trasformato anche la vita di Martin Jensen, costretto in passato a nascondersi negli ascensori e nelle trombe delle scale per fumare eroina.

Martin ricorda con amarezza quanto è successo a un suo amico, oggi vivo per miracolo: "Dopo aver fumato, si è messo a dormire. Poi dei tizi gli si sono avvicinati, gli hanno cosparso la testa di benzina, hanno appiccato il fuoco e l’hanno lasciato lì".

Grazie alle stanze del buco, insomma, i tossicomani hanno guadagnato dignità e sicurezza. Non solo. Anche la collettività di Vesterbro ne ha tratto beneficio.

Il numero di siringhe rinvenute in strada, parchi, fogne e pianerottoli - col rischio che i bambini entrino in contatto con esse e, nella peggiore delle ipotesi, si infettino - si è dimezzato. Il materiale utilizzato viene infatti riposto in appositi contenitori.

Inoltre, atti di violenza, risse per strada tra tossicomani, piccoli furti e rapine sono diminuiti notevolmente nel quartiere. Infine, la presenza di personale qualificato può rivelarsi proficua, poiché in effetti può indirizzare i tossicodipendenti verso programmi di riabilitazione.

Il consumo di droghe è legato a doppio filo non soltanto a una problematica sanitaria, ma anche alla criminalità.

Al fine di offrire ai tossicodipendenti un’alternativa alla prostituzione e alla delinquenza, dal 2013 l'imprenditore sociale danese Olsen - quello che convinse il comune di Copenhagen ad aprire la prima stanza del buco del Paese - finanzia la rivista culturale sulle droghe Illegal!, la prima nel suo genere.

I tossicodipendenti, vendendo le copie per le strade di Copenhagen e potendo tenerne i profitti, ottengono così una fonte di sostentamento.

Il successo riscosso nella capitale danese ha spinto Olsen a esportare l’iniziativa nell’est di Londra e, chissà, l’esperimento possa estendersi ad altre capitali europee. I vantaggi sarebbero innumerevoli: il numero di furti potrebbe calare e i tossicomani potrebbero disporre di un modo degno per alimentare la loro dipendenza.

Le stanze del buco sono al centro di un’accesa controversia, sia in Italia che in altri Paesi europei, compresa la Danimarca. Non manca chi si oppone a queste strutture, colpevoli di legittimare un comportamento illegale favorendo il consumo di droga e di ghettizzare ulteriormente i tossicodipendenti.

Le narcosale concederebbero ai tossicomani la libertà di rovinarsi la vita, sottraendoli al contempo alla vista della società 'sana'.

Come osserva Peter Buurskov, direttore di un hotel vicino al distretto della droga di Copenhagen, "adesso i tossicodipendenti non sono più in mezzo alla strada a importunare turisti e bambini. D’altro canto, nelle narcosale i tossici sono circondati da altri tossici, quindi non riescono a uscire dal giro".

In altre parole, l’accusa principale rivolta alle stanze del buco consiste nello spostare il focus del problema dalla cura di una dipendenza alla convivenza con essa, limitandosi a ridurne i danni nella misura del possibile. In effetti, in pochi a Vesterbro avrebbero seriamente intrapreso la strada del recupero.

Insomma, sarebbe un crimine e, per di più, sarebbe lo Stato a permetterlo. Questa è anche l’opinione del leader del partito conservatore danese Rasmus Jarlov:

"Tutti vogliono aiutare i tossicodipendenti di Copenhagen, ma noi pensiamo che le risorse finanziarie debbano essere investite per aiutarli a uscire dalla piaga della droga e non per fornire strutture dove si possano drogare e dove la polizia non possa far rispettare la legge".

Uscire da questa spirale è difficile e non tutti hanno la volontà necessaria per farlo. È pur vero che le stanze del buco offrono ai più volenterosi e ai meno dipendenti un aiuto per smettere, che fuori non troverebbero.

I casi più disperati, alla fine, potrebbero cambiare idea grazie alla presenza di professionisti della salute, con cui instaurano relazioni a lungo termine e che possono aiutarli a capire che si può vivere in modo più che felice senza ricorrere a sostanze stupefacenti.

In caso contrario, deciderebbero di continuare per la loro strada, con o senza stanze del buco. Però qui, almeno, lo farebbero in condizioni sicure.

Lo scopo di Michael Lodberg Olsen non era quello di guarire i drogati (tanto meglio, ovviamente, se questo fosse stato l’effetto secondario).

Ognuno, infatti, è dotato di libero arbitrio e non si può costringere un altro essere umano a cambiare. I tossicodipendenti devono voler smettere, con la consapevolezza, però, che nelle stanze del buco troverebbero un valido ausilio.

L’obiettivo è dar loro una vita migliore nelle condizioni in cui sono. Per riprendere le parole di Olsen:

"Noi, come società civile, non possiamo decidere di depenalizzare il consumo di droga, ma possiamo rendere i tossicodipendenti un po’ meno criminali, attirare l’attenzione su una guerra che è stata persa e restituire loro la dignità".

Forse è giunto il momento di accantonare il moralismo e far spazio a del sano pragmatismo. Ormai è evidente che la dipendenza dalla droga non si sconfigge con il proibizionismo.

Tanto vale essere realisti e pensare a migliorare gli aspetti della sanità e del crimine legati al consumo di stupefacenti. La realtà ad oggi è questa. Reagire sbattendo i tossici in galera non risolve il problema.

L’esperienza della Danimarca forse potrebbe insegnare qualcosa all’Italia.

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Ecco l'orto delle meraviglie Ogm che la follia italiana ha proibito

Luca Coscioni - Mer, 15/07/2015 - 11:27
Ecco l'orto delle meraviglie Ogm che la follia italiana ha proibitoStampa TuttoScienze15 Lug 2015Stefano RizzatoOgm

Patate resistenti a funghi e insetti, mele che non hanno bisogno di pesticidi, pomodori San Marzano capaci di battere i virus che li hanno decimati negli ultimi anni. E poi kiwi e ciliegie senza semi, susine e albicocche, olive e fragole. Nell'«orto proibito» d'Italia crescono meraviglie che basterebbero a sfamarci tutti. E a rilanciare la nostra industria agroalimentare.

Ma è, per l'appunto, un orto proibito, distrutto prima di dare frutti, cancellato e congelato in Italia insieme con tutta la ricerca biotecnologica sugli organismi geneticamente modificati. Il nostro Paese era all'avanguardia, con la ricchezza del suo territorio e una comunità di scienziati con competenze e capacità di visione. Ma in quell'orto proibito non si può più entrare: anni di studi riposano in fondo a un cassetto, restano soltanto le voci di chi si oppone a paure ingiustificate, ondate di irrazionalità e tentazioni oscurantiste.

«Se non ci avessero fermati, saremmo stati i primi in Europa. Avevamo una decina di istituti in grado di generare prodotti sicuri, ecologici, specificamente italiani, che avrebbero giovato soltanto al nostro tessuto economico, mica alle multinazionali». A dirlo e ribadirlo è Silviero Sansavini, professore e ricercatore dell'Università di Bologna. A suo tempo, prima che gli Ogm diventassero tabù, proprio lui era stato uno dei protagonisti della ricerca applicata ai frutti della terra.

«In tempi in cui il sequenziamento del genoma non era ancora completo - racconta - avevamo isolato il gene Vf del melo, presente in una specie selvatica. Era la chiave della resistenza alla ticchiolatura, il male più comune per questa pianta, e grazie all'ingegneria genetica in sei anni eravamo arrivati a creare una linea di coltura totalmente resistente. Con la cisgenesi, cioè usando geni della stessa pianta, compatibili sessualmente e trasmissibili». Sulla sicurezza dell'operazione è veramente difficile mettere dubbi. Eppure quello del melo è uno dei casi più noti e più esemplari di ricerca che finisce nel cassetto, congelata in attesa che i totem dell'antiscienza vengano abbattuti.

«Quell'esperimento - spiega Sansavini - era stato fatto sulla varietà Gala, che oggi non si coltiva più. Se volessimo ripartire, dovremmo rifare tutto da capo. Ma con il sequenziamento ormai totale e le tecnologie moderne sarebbe più facile e veloce. La proposta della biofarmacologa e senatrice a vita Elena Cattaneo di attivare un filone ministeriale di ricerca, da realizzare in laboratorio e sul campo, sarebbe un passo enorme. Oggi, infatti, il transgenico ha nuovi ed enormi campi di applicazione, dai vaccini fmo alla nutraceutica. E a noi basterebbero cinque anni per rimettere in piedi la barca».

Un pezzo del famoso orto proibito è andato anche letteralmente in fumo, bruciato per legge nel rogo che - nell'ottobre del 2012 - ha cancellato 350 piante transgeniche sperimentali, tra ciliegi, ulivi e vitigni di kiwi, coltivate nel Viterbese dall'Università della Tuscia. Una ferita memorabile, per la ricerca. «Ma resto convinto che questa sia una rivoluzione che non si può fermare e che in futuro faremo cose bellissime con le nostre piante», dice Felice Cervone, ordinario di biotecnologie alla Sapienza di Roma. Anche lui in prima linea sul fronte Ogm aveva trovato una via transgenica per un pomodoro San Marzano resistente ai virus, quelli che invece negli ultimi tempi hanno decimato le colture campane.

Non esiste solo la Xylella per gli ulivi del Salento. In Italia c'è tutto un universo di colture sempre a rischio, che potremmo iniziare a tutelare davvero riprendendo da subito la sperimentazione sugli Ogm. Vale per limoni e patate, minacciati da funghi e insetti. Per albicocchi e susini, alle prese con il virus Ppv. E anche per melanzane, cetrioli e - appunto - pomodori. «E pensare - rivela Cervone - che nel New Jersey qualcuno si è messo a coltivare pomodori "San Marzano-like", realizzati da un'azienda statunitense, mentre noi non riusciamo nemmeno a difendere i nostri. Accusare i biotecnologi di essere contro la biodiversità è assurdo: la genetica serve proprio per la conservazione delle colture, per migliorarle, renderle più resistenti ai parassiti ed evitare l'uso degli anticrittogamici che oggi vengono irrorati sulle piante».

Dall'Università di Napoli a quella di Catania. Dalla Statale di Milano al grande centro di ricerche lucano Metapontum Agrobios. In tanti sarebbero pronti a scongelare le proprie ricerche e rimettersi all'opera - con tecniche sempre più esatte e sicure - sull'orto dimenticato del made in Italy. Ma leggi e campagne anti-Ogm restano di traverso. «C'è un'inconsapevole alleanza tra ambientalisti e multinazionali - dice Cervone - perché a livello globale il processo di test e autorizzazioni per un nuovo Ogm richiede oltre 500 milioni e in pochi possono permetterselo. Anche per questo motivo il mercato è dominato solo da quattro o cinque prodotti transgenici e dai colossi. Ma per una sperimentazione adeguata basterebbero appena tre o quattro milioni di euro. E, se non accettassimo la sfida, saremmo autolesionisti». Che cosa aspettiamo? 

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Ricorso a utero in affitto: «È incostituzionale vietarlo alle coppie sterili»

Luca Coscioni - Mer, 15/07/2015 - 11:18
Ricorso a utero in affitto: «È incostituzionale vietarlo alle coppie sterili» Il Giorno15 Lug 2015Marinella RossiUtero surrogato

Sterili ma con diritto a essere genitori come tutti gli altri. Un diritto costituzionalmente garantito. «La Consulta ha chiarito che la scelta di diventare genitori e formare una famiglia che abbia figli costituisce espressione della fondamentale e generale libertà di autodeterminarsi riconducibile agli articoli 2, 3 e 31 della Costituzione».

È dunque «costituzionalmente illegittimo» l'articolo della legge 40 del 2004 quando vieta «di praticare tecniche eterologhe di procreazione medicalmente assistita alle coppie affette, alla stregua degli imputati, da sterilità o infertilità assoluta e irreversibile di derivazione patologica».

Nelle motivazioni all'assoluzione, del 24 marzo, di una coppia imputata di «alterazione di stato» nel momento in cui fece, sette anni orsono, trascrivere all'anagrafe i due gemelli nati a Kiev, in Ucraina, con fecondazione assistita di tipo eterologo con maternità surrogata (utero in affitto), non si affronta solo la questione del capo d'imputazione e cioè l'aver detto il falso all'anagrafe sulla paternità e maternità dei bambini.

Il Relatore della quinta sezione penale, Giuseppe Cernuto, scrive: «alcuni «concetti» sono «patrimonio acquisito del nostro ordinamento ed escludono che la genitorialità sia solo quella di derivazione biologica», e indicano che «la tutela del diritto allo status e all'identità personale del figlio può comportare il riconoscimento di rapporti diversi da quelli genetici».

L'accusa di alterazione di stato, da cui la coppia è stata assolta con la formula del "fatto non sussiste", cade sulla considerazione «dirimente» che «la formazione dell'atto di nascita» dei due bimbi «è avvenuta nel «rispetto integrale della lex loci», cioè della legge ucraina. E che è «la stessa legge italiana a imporre ai cittadini italiani all'estero di effettuare le dichiarazioni di nascita all'ufficiale di stato civile straniero e secondo la legge del luogo ove l'evento è avvenuto».

«Le sentenze che sono già state emesse a Milano, Monza e Varese - dice l'avvocato Ezio Menzione, legale della coppia - dimostrano che in Lombardia ci si è già adeguati a questi principi e anche questo ultimo approdo giurisprudenziale conferma che ormai ci si sta muovendo in questo senso».

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Procreazione assistita. Da domani le linee guida

Luca Coscioni - Mar, 14/07/2015 - 12:35
Procreazione assistita. Da domani le linee guidaAvvenire14 Lug 2015Fecondazione assistita

Roma. Saranno in vigore da domani, con indicazioni vincolanti per tutte le strutture autorizzate, le nuove linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (pma) che comprenderanno anche la tecnica dell’eterologa, dopo le prime nascite già registrate a Roma e Firenze: oggi il provvedimento dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta ufficiale, fornendo indicazioni precise su procedure e criteri di accesso e specificando, in relazione all’eterologa, che non sarà possibile per le coppie scegliere le caratteristiche fisiche dei donatori.

L’eterologa entra dunque nelle linee guida della legge 40, dopo la sentenza con cui nel 2014 la Corte Costituzionale ne ha abolito il divieto. Potranno accedere a tale tecnica, si legge nel provvedimento, le coppie con situazioni di sterilità comprovata di uno o entrambi i partner e sarà dunque possibile la "doppia donazione", sia di ovociti che di se- me, all’interno della stessa coppia. Ma si potrà fare ricorso all’eterologa anche se la partner femminile ha fattore sanguigno Rh-negativo e il partner Rh-positivo.

Non si potranno però scegliere le caratteristiche fisiche del donatore, «al fine di evitare illegittime selezioni eugenetiche». Il prossimo passo in materia è ora l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza che comprenderanno anche l’eterologa fra i trattamenti a carico del Servizio sanitario nazionale.

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Perchè quel referendum era sbagliato

Luca Coscioni - Mar, 14/07/2015 - 12:31
Perchè quel referendum era sbagliatoCronache del Garantista14 Lug 2015Marco CappatoPolitica

Il referendum greco non chiamava a scegliere un chiaro "sì" o "no" all`Europa, come ritiene Angiolo Bandinelli nel suo intervento sul Garantista (12 luglio). Il popolo greco non è antieuropeo, ma ha votato no. Il premier greco ha condotto la campagna per il "no", ma poi ha cercato l`intesa con la Ue. Alcuni europei hanno invocato il "sì", ma ora ostacolano l`accordo. Basterebbero queste "contraddizioni", per riconoscere una complessità non riducibile alla scelta binaria, o almeno non a quella di un solo popolo nazionale - quello greco quando la posta in gioco riguarda il popolo europeo.

La crisi euro-ellenica è complessa perchè si gioca su almeno due piani: uno, più immediato, è quello delle politiche economiche e del negoziato in corso; l`altro, altrettanto evidente ma privo di "luoghi" istituzionali adeguati per affrontarlo, è quello della legittimità democratica. 

Su nessuno di questi due piani si può arruolare auotomaticamente l`europeismo liberale federalista europeo, degli Stati uniti d`Europa e del Manifesto di Ventotene. Sul piano economico, non bastano certo i limiti delle cosiddette politiche di austerità a trazione tedesca per guardare con favore il mix di statalismo e corporativismo che ha segnato la strategia di Tsipras, il quale, invece di attaccare i privilegi in modo da potersi ritagliare spazio per politiche sociali, si è aggrappato quanto possibile alla conservazione di privilegi insostenibili.

Ma, c`è un ma. Questa Unione europea si è rivelata altrettanto incapace di offrire un modello alternativo di spesa pubblica che sostituisse ai privilegi gli investimenti sul futuro, sull`educazione, sulla creazione di uno spazio europeo della ricerca e dell`energia, sulla "conversione ecologica" -come la chiamava Alex Langer- della spesa pubblica. Nessun serio tentati- vo, ad esempio,di contenere quei 1570 miliardi(!) di euro di debito ecologico stimato dal Journal of Clinical Endocrinology, che ha calcolato i costi scaricati sull`ambiente da parte dell`industria chimica europea, in buona parte tedesca.

Sul piano democratico, schierarsi per il "sì" (o per il "no") in nome dell`Europa mi sarebbe parso ancora più azzardato. Nessuna delle grandi scelte di politica economica dell`UE è assunta attraverso un processo direttamente democratico, ed anzi spesso manca la stessa conoscibilità ex-post del processo di formazione delle decisioni, tra cancellerie nazionali, burocrazie europee, Bce, Fmi. Il referendum greco ha operato come evento nazionale e in buona parte nazionalista. Ma nazionale e nazionalista (seppur a più voci) è anche la politica Ue: la linea dura di Schauble, o le paure di Renzi, Hollande e Rajoy nei confronti dei loro Grillo-Salvini, Le Pen, Podemos e.

No, caro Angiolo e -sul fronte opposto- cari tifosi di "un`altra Europa possibile" sociale e anti-Ue: non si è votato in Grecia per scegliere tra un "sì" o un "no" all`Europa, ma tra modalità diverse per ridurre i danni prodotti dall`antidemocrazia europea. In un sistema dove un referendum di 10 milioni persone può gettare nel panico economico-finanziario 500 milioni persone e rimettere in discussioni gli obiettivi geopolitici del continente, è il sistema stesso ad aver fallito, prima ancora che le scelte che produce.

Vedremo come va a finire, ma certamente manca il "soggetto politico" federalista europeo: su questo, sì, Bandinelli ha ragione. Non basta dire "serve l`europa politica", perché è l`Europa democratica che serve, e non si farà senza l`unione laica delle forze convinte che la dimensione democratica europea da costruire sia più importante del merito delle politiche da attuare. In questo, il "no" greco è già superato dai fatti. E` emblematico come, lo stesso giorno in cui era pubblicato l`intervento di Bandinelli che invocava il Manifesto di Ventotene e il ruolo positivo di Mario Draghi, per uno Scalfari che faceva lo stesso su Repubblica c`era un Guido Viale che, su il manifesto, inneggiava a Ventotene proprio contro Draghi e la Bce. Non troppo diverse da quelle di Viale le analisi di Bertinotti. Anche tra i liberali "ufficiali" europei, per un Verhofstadt che le cantava efficacemente a Tsipras sul piano dell`economia greca, una Sylvie Goulard le cantava più discretamente ma non meno efficacemente all`anti-democrazia Ue.

Forse, più che cercare una ragione che prevalga, ci si può chiedere se il soggetto politico federalista europeo che invoca Bandinelli non possa proprio vivere - in modo transnazionale transpartito, come da Statuto del Partito radicale unendo i sostenitori di politiche anche opposte nel merito, ma uniti (se lo sono) da un priorità: quella democratica, dello Stato di diritto e della tutela sovranazionale dei diritti umani fondamentali, inclusi i diritti politici e il diritto alla conoscenza che i radicali chiedono sia riconosciuto in sede Onu.

Bandinelli invita i Radicali ad occuparsi di questo, invece che inseguire illusori localismi. E certamente non sarà un partito della fontanella e del marciapiede a costruire il soggetto politico del federalismo europeo.

Ma sarebbe sbagliato contrapporre dimensione europea e dimensione locale. Tradizioni come quelle sioniste e anarchiche ci ricordano che il federalismo non è solo tendenzialmente "mondiale", ma deve anche vivere nella comunità locale e nel suo autogoverno. Il deperimento del potere si persegue limitando la sovranità assoluta dello Stato sia "dall`alto", attraverso diritto e giurisdizioni sovranazionali, sia "dal basso", attraverso ad esempio la partecipazione democratica referendaria locale della quale la Svizzera è modello.

L`iniziativa popolare referendaria, anche a livello locale, può divenire elemento importante della ricostruzione democratica europea; a patto di essere inserita in un disegno comune, in una visione federalista non coercitiva e con al centro la persona, il suo corpo e il suo ecosistema.

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Procreazione assistita. Da domani le linee guida

Luca Coscioni - Mar, 14/07/2015 - 11:42
Procreazione assistita. Da domani le linee guidaAvvenire14 Lug 2015Fecondazione assistita

Roma. Saranno in vigore da domani, con indicazioni vincolanti per tutte le strutture autorizzate, le nuove linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (pma) che comprenderanno anche la tecnica dell’eterologa, dopo le prime nascite già registrate a Roma e Firenze: oggi il provvedimento dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta ufficiale, fornendo indicazioni precise su procedure e criteri di accesso e specificando, in relazione all’eterologa, che non sarà possibile per le coppie scegliere le caratteristiche fisiche dei donatori.

L’eterologa entra dunque nelle linee guida della legge 40, dopo la sentenza con cui nel 2014 la Corte Costituzionale ne ha abolito il divieto. Potranno accedere a tale tecnica, si legge nel provvedimento, le coppie con situazioni di sterilità comprovata di uno o entrambi i partner e sarà dunque possibile la "doppia donazione", sia di ovociti che di seme, all’interno della stessa coppia.

Ma si potrà fare ricorso all’eterologa anche se la partner femminile ha fattore sanguigno Rh-negativo e il partner Rh-positivo. Non si potranno però scegliere le caratteristiche fisiche del donatore, «al fine di evitare illegittime selezioni eugenetiche». Il prossimo passo in materia è ora l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza che comprenderanno anche l’eterologa fra i trattamenti a carico del Servizio sanitario nazionale.

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Anagrafe siti da bonificare: Bolognetti ospite del Tgr Basilicata

Radicali Italiani - Lun, 13/07/2015 - 18:09
12/07/15

Maurizio Bolognetti, membro di Giunta di Radicali Italiani e consigliere dell'Associazione Coscioni, è intervento nel corso dell’edizione serale del Tgr Basilicata per parlare della Convenzione di Aarhus e dell'Anagrafe dei siti da bonificare. L’esponente radicale ha risposto alle domande della conduttrice Grazia Napoli.

Guarda il video sul sito di Radio Radicale

 

 

 

 

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Fecondazione: le linee guida si disinteressano delle Sentenze della Consulta

Luca Coscioni - Lun, 13/07/2015 - 17:44
Fecondazione: le linee guida si disinteressano delle Sentenze della ConsultaFilomena Gallo13 Lug 2015Fecondazione assistita

Dichiarazione Filomena Gallo, avvocato, Segretario Associazione Luca Coscioni

Nelle Linee Guida della Legge 40, che domani saranno pubblicate in Gazzetta Ufficiale e che sostituiranno le precedenti in vigore dal 2008, ci sono sicuramente elementi positivi che recepiscono, per esempio, la sentenza della Corte costituzionale del 2009 che ha eliminato il limite dei tre embrioni e l'obbligo di un unico trasferimento in utero,  procedura che arrecava pregiudizio sia alla salute della donna che del nascituro, ma per il resto le poche pagine che leggiamo sul sito del Ministero della Salute evidenziano quanto il testo sia incompleto perché:

1) demanda ad un Regolamento ulteriore la questione relativa all'eterologa rispetto al numero di donazioni di gameti per donatore, questione che la Corte Costituzionale aveva espressamente previsto all'interno di un atto vincolante per tutte le strutture di PMA, cioè attraverso le linee guida, in base alla legge 40;

2) non affronta la questione accesso alla PMA per coppie fertili portatrici di patologie genetiche il cui scopo poteva essere quello di ampliare le patologie genetiche per cui è possibile accedere alle tecniche di fecondazione assistita e non lasciando che sia il presupposto dei requisiti dell'art. 6 della legge 194 a determinare l'accesso alle tecniche di preimpianto, così da evitare un aborto.

Non si comprende, dunque, la necessità un regolamento ulteriore per l'eterologa che è già applicabile e applicata con quadro normativo di garanzia sanitaria perfetta come indicato dalla sentenza della Corte Costituzionale; dobbiamo pensare a nuovi deterrenti mascherati da precauzioni? In questi giorni si susseguono le nascite da eterologa, sia nel pubblico che nel privato, nonostante l'assenza di campagne informative per la donazione di gameti che il Ministero della Salute avrebbe dovuto fare; ma il Ministero invece di firmare un unico atto per rendere la tecnica più fruibile, dopo un anno, rimanda ancora. Non si comprende perché ignorare una sentenza che apre la strada alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche, evitando così aborti. 

Il Ministero ha scelto di fare opposizione ai giudici della Corte Costituzionale? 

Se così è il fatto costituisce un grave precedente che dovrà essere affrontato nelle sedi politiche e giudiziarie. 

Il Ministro Lorenzin sta dimostrando come i suoi predecessori la volontà politica di non rispettare i diritti riconosciuti e affermati da norme supreme, tramite la Corte Costituzionale; il Governo Renzi deve necessariamente tenere conto che su questi temi se vorrà discontinuità reale dovrà cambiare politica ponendo rimedio agli errori passati di chi ha voluto la legge 40. Come fare? Basterebbe forse cambiare area politica nella nomina dei Ministri della Salute e dei consulenti confermati negli ultimi tre governi che corrispondono esattamente a quelle logiche sbagliate che hanno portato da anni la Corte costituzionale ha cancellare e bollare come incostituzionali tutte le loro scelte in ambito di fecondazione assistita.

SEI D'ACCORDO CON NOI? DICCI QUI SOTTO COSA NE PENSI.

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La priorità del ministero dovrebbe essere la tutela della salute

Luca Coscioni - Lun, 13/07/2015 - 15:44
La priorità del ministero dovrebbe essere la tutela della saluteLeft11 Lug 2015Filomena GalloFecondazione assistita

Scrivere oggi di fecondazione medicalmente assistita significa evidenziare due carenze: la prima riguarda il decreto di aggiornamento delle linee guida della legge 40 del 2004, che regola la Procreazione medicalmente assistita (Pma); la seconda concerne il divieto di ricerca sulle staminali embrionali, previsto dalla stessa legge 40.

Il ritornello è sempre lo stesso da oltre dieci anni: non c`è la volontà politica di facilitare l`applicazione delle tecniche di fecondazione assistita per tutte le coppie che ne hanno necessità, trincerandosi dietro questioni tecniche burocratiche.

Come accade da tempo anche per i Livelli essenziali di assistenza e il Nomenclatore tariffario (il primo dovrebbe includere anche l`inserimento delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita), ancora in questo caso il ministero di competenza, quello della Sanità, non agisce in base alle reali, e spesso vitali, esigenze dei cittadini.

Partiamo dalla tecnica eterologa: è passato più di un anno da quando la Corte Costituzionale ha cancellato il divieto di fecondazione con gameti esterni alla coppia. Eppure il ministero della Salute non ha messo in moto nessuna campagna informativa per fornire informazioni e invitare le persone per donare i propri gameti che potrebbero aiutare una coppia meno fortunata ad avere un bambino.

Su questo punto il ministero scrive «mentre tutto ciò che riguarda i donatori di gameti sarà contenuto nel testo di un nuovo Regolamento, già approvato dal Consiglio superiore di Sanità, che sta proseguendo il suo iter». E perché intanto non predispone una campagna informativa ministeriale, come ad esempio quella per la donazione del sangue intitolata in questo caso "Campagna di comunicazione per la sensibilizzazione alla donazione dei gameti"?

Tanto più che è previsto sia dalle direttive comunitarie che abbiano recepito dal 2007 che dalla stessa legge 40/04. Oppure rispettare quanto previsto dalla Corte, cioè aggiornare le linee guida e di indicare il numero di donazioni per donatori sul modello della Francia e della Gran Bretagna?

Sempre nelle linee guida appena firmate, il ministro Lorenzin ignora completamente che il 14 maggio 2015 la Corte Costituzionale ha cancellato il divieto di accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita per le coppie fertili portatrici di patologie genetiche.

Dal ministero continuano a sostenere che occorra l`intervento del legislatore per modificare i requisisti di accesso: per fortuna, invece, a oggi possiamo affermare che già due coppie hanno iniziato l`iter per accedere alla diagnosi preimpianto, avendo i requisiti previsti dall`art. 6 della legge 194/78, cioè coloro che corrono il rischio di dovere interrompere una gravidanza perché la salute della donna è messa a rischio.

Purtroppo la maggior parte delle strutture pubbliche non esegue diagnosi preimpianto, il più delle volte perché non hanno personale e attrezzature adeguate: il tribunale di Cagliari nel 2012 ha ordinato a una struttura pubblica di eseguire la tecnica e la struttura ha attivato una convenzione con un centro privato per eseguirla. Mentre a Roma in esecuzione di sentenza della Corte Edu, sempre una struttura pubblica ha attivato una convenzione con laboratorio esterno per fornire la Pgd a una coppia.

La seconda carenza invece riguarda il divieto di utilizzo per la ricerca di embrioni non idonei per una gravidanza: gli scienziati italiani sono oggi costretti ad utilizzare cellule staminali embrionali importate dall`estero, come ha sottolineato lo scienziato Michele De Luca in un appello inviato ai parlamentari e ai membri di governo. Un paradosso che potrebbe essere eliminato cancellando questo divieto dalla legge 40 e permettendo ai ricercatori italiani di tentare la strada per nuove cure a malattie al momento inguaribili, come quelle della retina o il morbo di Parkinson, che i loro colleghi all`estero stanno già sperimentando sull`uomo.

In sintesi la priorità del ministero dovrebbe essere quella di estendere la tutela della salute, non limitarla con la scusa di cavilli che celano in realtà limitazioni ideologiche e proibizioniste.

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Puntata del Maratoneta di sabato 11 luglio 2015

Luca Coscioni - Lun, 13/07/2015 - 12:45
Puntata del Maratoneta di sabato 11 luglio 2015Radio Radicale11 Lug 2015

Una puntata interamente targata Associazione Luca Coscioni, quella del Maratoneta di sabato.

In studio Marco Cappato e Filomena Gallo, in collegamento con Mina Welby e Gustavo Fraticelli; spazio di filodiretto degli ascoltatori.

Per riascoltare la puntata CLICCA QUI.

 

 

 

Il Maratoneta
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Piemonte. Firme false, Del Ciello e Manfredi: Rispetto a Chiamparino applicata correttamente prova di resistenza ma c’è poco da festeggiare. Pd non ha imparato nulla da vicenda Giovine. Sua Direzione di lunedì sia in streaming

Radicali Italiani - Ven, 10/07/2015 - 15:36
10/07/15

Dichiarazione di Marco Del Ciello e Giulio Manfredi, dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta:

Già un anno fa avevamo indicato nella “prova di resistenza” (verificare se togliendo le firme contestate si scende sotto la soglia di firme necessarie per la presentazione della lista) la via maestra per la decisione del TAR. Come scritto nella sentenza di ieri, la “prova di resistenza” ha tenuto e il listino di Chiamparino (il cui annullamento avrebbe comportato la caduta di tutte le liste provinciali della coalizione di centro-sinistra) è salvo.… ma c’è poco da festeggiare.

Quanto è emerso in queste settimane sui media  dimostra in maniera lampante che il Pd di Torino non ha assolutamente imparato la lezione di legalità che Mercedes Bresso, sostenuta dai radicali, ha tenuto per quattro anni contro le firme false di Giovine e del suo protettore Cota; d’altronde, il PD lasciò da sola la Bresso nella sua lotta, per poi salire sul carro della vincitrice a risultato acquisito.

La mancata consapevolezza dell’esigenza di assicurare una raccolta firme fatta rigorosamente a norma di legge ha portato alla superficialità e alla sciatteria con cui è stata gestita la raccolta firme a Torino. Due soli esempi: se Silvana Accossato (finita nel listino di Chiamparino in zona Cesarini) fosse stata lasciata anche nella lista provinciale PD, non sarebbe stato necessario  raccogliere nuovamente le firme sulla lista provinciale; il segretario regionale Gariglio poteva utilizzare la strada della presentazione senza firme, avendo in cassaforte, come da lui dichiarato, il “nulla osta” del segretario del PD Matteo Renzi.

Su tutto questo, non abbiamo letto nessuna riflessione seria  e profonda da parte di Gariglio e del segretario provinciale Morri. Ci auguriamo di sentirla nella Direzione Pd di lunedì prossimo, magari in diretta streaming.

http://www.radicali.it/forum/elezioni-regionali-legalita-casi-lombardia-...

 

 

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Parlamento - richiesta calendarizzazione proposta di legge sul fine vita

Luca Coscioni - Gio, 09/07/2015 - 18:16
Eutanasia

Sig.ri Capigruppo,

anche la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini in visita a Max Fanelli malato di SLA, chiede la calendarizzazione della proposta di legge d'iniziativa popolare sul fine vita, depositata in Parlamento il 13 settembre 2013.

Parlamentari, rispettate la Costituzione e date risposte a coloro che sono al fine della loro vita.

https://www.youtube.com/watch?v=Co6AqXPEYgw

Data: Giovedì, 9 Luglio, 2015 - 18:14Città: ROmaIndirizzo: Parlamento italianoOrganizzatore: Renato Biondini
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Carceri: Bernardini chiede a Orlando se oggi abbia parlato “Orlando 1”, che definisce criminogene le carceri, oppure “Orlando 2”, che vuole tornare a riempirle

Radicali Italiani - Gio, 09/07/2015 - 17:40
09/07/15

Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani:

"C’è da chiedersi chi impersonifichi il ministro della Giustizia nei diversi momenti del suo mandato. Poco fa le agenzie di stampa hanno diramato il suo soddisfatto comunicato per la diminuzione del sovraffollamento carcerario: 52.706 detenuti rispetto ai 62.536 di fine anno 2013 e, posso aggiungere, ai 69.155 del novembre 2010. A parte il fatto che ci sono almeno una cinquantina di istituti su 200, che hanno ancora un sovraffollamento tra il 130 e il 200 per cento, mi chiedo se, con le dichiarazioni di oggi, abbiamo a che fare con 'Andrea Orlando 1' oppure con 'Andrea Orlando 2'. Già perché 'Orlando 1' (quello che preferisco) è il primo ministro della Giustizia italiano che afferma che le carceri sono 'criminogene' e che perciò occorre fare maggiore ricorso alle pene alternative, il carcere rimanendo l’estrema ratio. 'Orlando 2', invece, è quello che a nome del Governo deposita una raffica di emendamenti per aumentare le pene detentive per gli autori di scippi, furti in casa e rapine senza minimamente porsi il problema delle pene alternative alla galera, molto più efficaci ai fini della recidiva (cioè del tornare a delinquere), della reclusione in cella. Ce lo aveva detto 'Orlando 1', lo stesso che ha indetto gli Stati Generali sull’Esecuzione Penale per rendere attuale ed efficace anche ai fini della 'sicurezza' il mai rispettato Ordinamento Penitenziario che sta per compiere i suoi primi 40 anni. Gli avevamo creduto… ma ora, come la mettiamo con 'Orlando 2', che le patrie galere le vuole riempire?".

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Bolognetti: Bene Regione su Catalogo siti contaminati, ma ora vogliamo il pieno rispetto dell’art. 251 del Codice dell’Ambiente. Decisione Regione indubbio successo dell'iniziativa Radicale

Radicali Italiani - Gio, 09/07/2015 - 14:37
09/07/15

La Regione Basilicata ha pubblicato sul portale istituzionale il "catalogo dei siti contaminati e da bonificare".

Ritengo che trattasi di un indubbio successo dell’iniziativa politica radicale, volta ad ottenere la piena applicazione della Convenzione di Aarhus e il rispetto del sacrosanto diritto dei cittadini lucani a poter conoscere lo stato dell’ambiente in cui vivono.

Un piccolo passo avanti nella direzione da me più volte auspicata, che dovrebbe, mi auguro a breve, portare ad onorare quell'art. 251 del Codice dell'Ambiente, che come è noto prevede  che le Regioni "sulla base dei criteri definiti dall'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici predispongono l'anagrafe dei siti oggetto di procedimento di bonifica".

Nel prendere atto che una volta di più abbiamo con-vinto i nostri interlocutori, gioverà sottolineare che la stessa Regione, non a caso,  nel dare notizia della pubblicazione del "catalogo" ha evidenziato con correttezza  che esso "non costituisce 'Anagrafe dei Siti da Bonificare' come prevista dalla norma nazionale di riferimento, ma ha la finalità di consentire l’accesso ad informazioni estese a tutti i siti oggetto di procedimenti prodromici a quelli di bonifica, destinati all’Anagrafe".

Non per pignoleria, ricordo inoltre a me stesso che l’assessore Berlinguer si era impegnato a pubblicare l’Anagrafe entro e non oltre il mese di aprile 2015.

Ciò detto, non posso che esprimere il mio plauso all’Assessore per una iniziativa che rappresenta, lo ripeto, un piccolo passo avanti nella giusta direzione. Nel contempo, per onorare me stesso, i miei interlocutori e anni di lotta e iniziativa politica fatta di proposta e non di mera protesta, rivolgo nuovamente l’invito alla Giunta regionale a sanare la ferita inferta allo Stato di diritto. Dal 1997, la Regione Basilicata viola la sua propria legalità, non applicando quanto previsto prima dal Decreto Ronchi e poi dal Codice dell’Ambiente. Dopo quasi 20 anni di attesa è forse giunto il momento di applicare la legge. Si tratta in buona sostanza di garantire il rispetto della Convenzione di Aarhus e delle leggi della Repubblica che hanno recepito quella Convenzione.

di Maurizio Bolognetti, Giunta Radicali Italiani e Consigliere Associazione Coscioni

 


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Non c'è Pace senza Giustizia: veto russo sulla Risoluzione di commemorazione del genocidio di Srebrenica è atto sconcertante e insulto alle vittime

Radicali Italiani - Gio, 09/07/2015 - 11:01
09/07/15

Bruxelles, 9 luglio 2015 - Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato ieri una Risoluzione che avrebbe riconosciuto e commemorato come tale il genocidio di Srebrenica, perpetrato 20 anni fa. La Risoluzione è stata bloccata dal veto della Federazione Russa, mentre Cina e altri tre membri non-permanenti si sono astenuti

Dichiarazione di Alison Smith, Consulente Legale di Non c'è Pace Senza Giustizia: 

Il veto russo sulla Risoluzione di commemorazione del genocidio di Srebrenica del 1995 è semplicemente sconcertante. Il genocidio è stato accertato e riconosciuto da ben due corti internazionali; negare tutto questo in nome di un vago principio di uguaglianza tra le vittime è un insulto alla memoria di chi è morto e alla sofferenza di chi è rimasto.

Per essere chiari: il riconoscimento di crimini commessi contro un gruppo di individui non nega in nessun modo le sofferenze di altri gruppi. La Risoluzione avrebbe significato il riconoscimento ai massimi livelli politici delle ingiustizie inferte alle vittime di Srebrenica. Nulla di più nulla di meno, ma comunque un dato importante per quelle vittime. Esse hanno diritto a tutte le riparazioni possibili, e persino questo è stato negato ieri da alcuni membri del Consiglio di Sicurezza.

Bisogna che il Consiglio di Sicurezza metta ordine in casa propria. Se non è in grado di esprimere consenso neppure su qualcosa che è stato accertato e dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio, che speranza possono avere oggi le vittime in Siria o altrove nel mondo? La Federazione Russa, per parte sua, dovrebbe smettere di stare dalla parte dei negazionisti e dei criminali e iniziare ad agire nell'interesse delle vittime, della sicurezza e della pace internazionale.

 

 

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