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Elezioni, Magi: da noi contributo costruttivo, avanti con nostra sfida per alternativa a sfiducia e disillusione

Radicali Italiani - Lun, 20/06/2016 - 17:50
20/06/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani

  A Roma e Milano ci siamo assunti la responsabilità di un simbolo e di una lista Radicale, pur in condizioni difficilissime di contesto politico e interne all'area radicale, convinti come siamo che il nostro impegno non possa limitarsi alla memoria di una grandissima storia, ma debba invece vivere la realtà presente, con analisi e obiettivi per poterla cambiare nell’interesse di tutti i cittadini.  A Milano c’è stato un apporto radicale decisivo per la vittoria di Giuseppe Sala basato su punti precisi di governo: trasparenza, diritti civili, istituti di partecipazione referendaria, conversione ecologica.  A Roma, in un contesto evidentemente diverso, ci siamo impegnati perché la storia radicale di Roberto Giachetti condizionasse anche la sua proposta politica e diventasse centrale nella campagna elettorale. Così, però, non è stato.  Queste amministrative dimostrano che lo scenario politico oggi è quanto mai aperto. Renzi, ha il merito di aver affrontato un paese immobile, ma la sua autosufficienza plebiscitaria, garantita in parlamento da una maggioranza incolore, è crollata di fronte al governo concreto delle città, che non ha bisogno compromessi ma di cambiamenti netti e credibili. Su questo la visione e la capacità di proposta radicale ci impone di giocare un ruolo costruttivo. Con questo atteggiamento abbiamo affrontato la sfida elettorale e le altre sfide che stiamo portando avanti su obiettivi concreti: dalla legalizzazione della cannabis, con una legge popolare più avanzata di quella parlamentare che alla Camera procede a fatica, alla battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia; dall'iniziativa per ricondurre la revisione della Costituzione nell’ambito del diritto costituzionale, evitando che si violi la libertà di voto dei cittadini sottoponendo loro un quesito referendario unico anziché quesiti parziali sui singoli aspetti omogenei della riforma, alle nostre proposte sull'immigrazione, perché sia colta come un’opportunità per riaffermare i valori costitutivi europei e un’occasione economica e sociale. Con queste iniziative continuiamo a portare avanti il nostro progetto di movimento per i diritti e le libertà civili, nella prospettiva federalista, antinazionalista, aperta e democratica degli Stati Uniti d’Europa. Un'alternativa credibile per vincere la rabbia, la sfiducia e la disillusione nei confronti della politica.  

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Mina Welby parteciperà all'incontro "Il fine vita e l'inizio della stagione dei diritti"

Luca Coscioni - Lun, 20/06/2016 - 14:24
Eutanasia

Mina Welby, Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, parteciperà all'incontro "Il fine vita e l'inizio della stagione dei diritti", conferenza-dibattito su fine vita ed eutanasia legale.

Interverranno:

Mino Mattia, coordinatore UAAR Lecce

Paola Pagano, psicologa

Modera Giuseppe Malatesta, coordinatore UAAR Taranto.

 

L'evento avrà luogo presso Laboratorio Urbano, Via Macello 1, Sava (TA) il 26 giugno.

 

 

Data: Domenica, 26 Giugno, 2016 - 19:00Città: Sava (TA)Indirizzo: Via Macello 1Organizzatore: UAAR
Categorie: Radicali

Occorre più attenzione alla qualità del fine-vita

Luca Coscioni - Lun, 20/06/2016 - 12:43
Occorre più attenzione alla qualità del fine-vitaCorriere della Sera19 Giu 2016Vera MartinellaCure palliative

Di tumore si guarisce in un sempre maggior numero di casi, ma non sempre, e quando la malattia giunge alle sue fasi finali c'è ancora molto da fare perché la situazione venga gestita al meglio. Uno studio statunitense sottolinea l'importanza della qualità del "fine vita".

Malati terminali. Di tumore si guarisce in un sempre maggior numero di casi, ma non sempre. E quando la malattia giunge alle sue fasi finali c'è ancora molto da fare perché la situazione venga gestita al meglio. A sottolineare il problema delle terapie oncologiche di «fine vita» è uno studio statunitense presentato durante il recente congresso della Società Americana di Oncologia Clinica, che ha analizzato i dati di oltre 28 mila pazienti terminali, deceduti a causa di differenti forme di cancro tra il 2007 e il 2014, a un'età inferiore ai 65 anni. I risultati mostrano che oltre 6 malati su 10 sono stati ricoverati e, di conseguenza, circa un terzo è morto in ospedale e non a casa propria, mentre meno di 1 su 5 ha utilizzato gli hospice o le cure domiciliari.

Inoltre più di un quarto dei pazienti è stato sottoposto a trattamenti giudicati "aggressivi". Nel complesso, tra ricoveri ospedalieri, ingressi al Pronto soccorso, sedute di radioterapia o somministrazione di farmaci, il 75 per cento dei soggetti con tumore in stadio avanzato negli ultimi 30 giorni di vita ha ricevuto trattamenti eccessivi al posto delle cure palliative che sarebbero state indicate nella loro condizione. «Il danno, in questa situazione, è duplice — commenta Carmine Pinto, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica e direttore dell'Oncologia Medica all'Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia —: da un lato si nuoce alla qualità della vita dei diretti interessati, dall'altro siamo di fronte a un uso improprio di risorse.

In Italia da anni stiamo lavorando perché ci sia un adeguato accompagnamento in questa fase della malattia: abbiamo 35 Unità di Oncologia accreditate per le cure, il più alto numero in Europa, e si sta diffondendo una cultura di integrazione tra le varie professionalità in quest'ambito. C'è ancora molto da fare, ma siamo sulla buona strada». Nel nostro Paese ogni anno circa 177 mila persone muoiono di cancro, il numero di decessi ospedalieri per tumore è in calo, mentre cresce il numero di pazienti terminali assistiti a casa: sono stati 52mila nel 2014, almeno il 30 per cento in più rispetto agli anni precedenti. «Troppi malati terminali passano i loro ultimi mesi di vita fra trattamenti invasivi, ricoveri ospedalieri, complicanze ed effetti collaterali — sottolinea Carlo Peruselli, presidente della Società Italiana Cure Palliative —. Bisogna anticipare il discorso sul fine vita e pianificare precocemente le cure palliative, in modo che pazienti e familiari non le percepiscano solo come un'ultima spiaggia, ma come parte di un percorso. Tanto più che vivere meglio (grazie alle cure palliative) non equivale a vivere meno: la chemioterapia palliativa può non prolungare la vita in modo significativo e per di più non è quasi mai scevra da tossicità».

Nella partita che si gioca fra costi ed etica, l'organizzazione sanitaria deve mantenere saldo il duplice obiettivo di far quadrare i conti e assicurare un accesso equo alle cure oncologiche «migliori» (ovvero le più adeguate alla singola situazione), indipendentemente dal luogo di residenza. «Serve più sinergia tra ospedale e territorio — conclude Pinto —, una migliore organizzazione della rete di cure. Perché il nostro Sistema sanitario continui a essere sostenibile è anche fondamentale evitare gli sprechi, razionalizzare e integrare al meglio ospedali, assistenza domiciliare e hospice, evitando visite, terapie e procedure non appropriate. Da molti anni si parla di Reti Oncologiche Regionali, il cui obiettivo è garantire uniformità di comportamenti ed equità di accessi in tutte le fasi della malattia. Ma solo poche Regioni le hanno già davvero attivate».

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I malati di Sla chiedono libertà di scelta nelle cure

Luca Coscioni - Lun, 20/06/2016 - 12:14
I malati di Sla chiedono libertà di scelta nelle cureCorriere della Sera19 Giu 2016Maria Giovanna FaiellaInterruzione terapie

Spesso si trovano "costretti" a proseguire un trattamento gravoso. Un Manifesto contiene sette diritti fondamentali da rispettare, per rendere più accettabile la convivenza con la Sclerosi laterale amiotrofica.

L'appello per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica arriva dalla Federazione internazionale delle associazioni dei pazienti - cui aderisce l'Aisla per l'Italia - in occasione della giornata mondiale sulla Sla, che si celebra il 21 giugno. Si tratta di aspetti essenziali della vita delle persone con Sla, come il diritto a un'assistenza qualificata, a una corretta informazione, ad avere la miglior qualità di vita possibile che significa anche tutela della propria dignità, e poi, a scegliere sia gli operatori sanitari e assistenziali sia il luogo dove essere assistiti sia il tipo di assistenza, incluso il diritto di accettare, rifiutare o interrompere la cura nel rispetto delle leggi vigenti in ogni singolo paese.

Scegliere liberamente le terapie, un diritto spesso ancora negato a chi soffre di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). In occasione della Giornata mondiale sulla Sla, che sarà celebrata il 21 giugno, pazienti, familiari e medici lanciano un messaggio forte. «La Sla è una malattia neurodegenerativa che determina inesorabilmente la paralisi dei muscoli, con una progressiva perdita della capacità di muoversi, deglutire, parlare, respirare — premette il neurologo del Policlinico Gemelli di Roma, Mario Sabatelli, presidente della commissione medico-scientifica di Aisla, l'associazione dei malati — . Quando il paziente non riesce più a respirare nemmeno attraverso una mascherina è possibile intervenire con la tracheostomia (si fa un buco nella trachea per in-tubarlo). Chi si trova in questa condizione deve essere supportato sia che decida di farla sia che vi rinunci».

Ma i malati si trovano ad affrontare non pochi ostacoli, come se non bastasse il peso della Sla. «Chi fa la tracheostomia necessita di un'assistenza a domicilio 24 ore su 24, che però è variabile da Regione a Regione. A chi, invece, decide di non farla, capita di vivere con l'angoscia di finire al Pronto Soccorso per una crisi respiratoria e risvegliarsi intubato, contro la sua volontà. Questo perché alcuni medici pensano, a torto, di essere obbligati a fare la tracheostomia quando una persona non riesce più a respirare». Proprio per informare i malati di Sla sui loro diritti e, allo stesso tempo, sensibilizzare i medici, la commissione medico-scientifica di Aisla, composta dai maggiori esperti italiani sulla Sla, ha elaborato un documento di consenso "Le scelte terapeutiche della persona affetta da Sla", condiviso dal malati e dai familiari.

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Il 26 Giugno la Cellula di Pesaro organizzerà una "serata antiproibizionista"

Luca Coscioni - Lun, 20/06/2016 - 10:31
Ricerca sulle droghe

Il 26 Giugno, in occasione della GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA AL NARCOTRAFFICO la Cellula di Pesaro dell'Associazione Coscioni e i sostenitori della campagna Legalizziamo! organizzano a Pesaro, dalle ore 21.15, presso il Circolo Arci "Lamusarauka" in Via Cavour 15, una SERATA ANTIPROIBIZIONISTA!

Verrà proiettato il cult movie EASY RIDER di Dennis Hopper (USA 1969) con Dennis Hopper, Peter Fonda, Jack Nicholson, presentato da Pierpaolo Loffreda. 



Saranno raccolte le firme per la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis anche in Italia (cioè per regolamentare la produzione, la vendita e il consumo della cannabis e dei suoi derivati). 

L'iniziativa, organizzata a Pesaro, si inserisce nella campagna "Support don't Punish" (Aiutiamo, non puniamo) per una riforma del sistema internazionale di "controllo delle droghe e la fine della guerra alla droga".

Data: Domenica, 26 Giugno, 2016 - 21:25Città: PesaroIndirizzo: Circolo Arci "Lamusarauka" in Via Cavour 15Organizzatore: Cellula Coscioni Pesaro
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Cannabis terapeutica, la Regione Marche rispetti gli impegni

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 16:46
Cannabis terapeutica, la Regione Marche rispetti gli impegni17 Giu 2016Cannabis terapeutica

Cannabis per uso terapeutico, regione Marche sotto accusa. I tre mesi per applicare la legge che ne regola l’uso sono scaduti e le  associazioni “Luca Coscioni” e “Di sana pianta” chiedono a gran voce di attuare la normativa già approvata. «Mentre nel mondo si discute, studia, dibatte, depenalizza, legalizza e riconosce le qualità ed i benefici della cannabis per uso medico – spiegano Renato Biondini e Luciano Postacchini  a nome delle due associazioni – mentre altre amministrazioni regionali si stanno adeguando e legiferando su questo tema, noi nella regione Marche restiamo a guardare. Abbiamo la legge, la n.1 del 22 Gennaio 2013, già votata ed approvata con larga maggioranza ma che giace inapplicata ed “inapplicabile” perché dopo tre anni ancora non sono stati approvati gli indirizzi attuativi. Insieme alla legge in questione, riposano in pace i diritti e le sofferenze dei tanti malati, con le più’ svariate patologie, che da questo tipo di terapia traggono benefici innegabili».


Cannabis terapeutica

«Con la cannabis si possono curare dolori da tumore, la Sla, la sclerosi multipla, alcune neuropatie, la stimolazione dell’appetito nei pazienti affetti da Aids – spiegano le associazioni – può essere utile anche alla cura delle forme di dolore cronico refrattario di origine reumatologica, al morbo di Crohn, all’asma bronchiale, al glaucoma, ad alcune forme di epilessia resistenti ai farmaci, alla cura dell’ansia e dell’anoressia. Il Consiglio Regionale delle Marche, l’ 8 marzo scorso, ha  approvato una mozione presentata dalla consigliera Pergolesi del Movimento 5 stelle (leggi l’articolo), che impegna la Giunta ad emanare entro tre mesi le linee procedurali per l’applicazione della legge regionale 1/2013.  Siccome i tre mesi sono scaduti, chiediamo con forza e al più presto queste linee procedurali, dando  la possibilità a molti malati di beneficiare di queste cure farmacologiche, che tra l’altro vanno a favore di persone che hanno delle gravi patologie croniche»

 

AllegatoDimensione Carlino17062016.pdf20.4 KB DIRE17062016.pdf46.63 KB
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Staminali contro la sclerosi multipla, tra rischi e benefici

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 14:48
Staminali contro la sclerosi multipla, tra rischi e beneficiWired13 Giu 2016Anna Lisa BonfranceschiCellule staminali

Un approccio più "drammatico" nel trapianto di staminali ematopoietiche contro la sclerosi multipla ha ottenuto buoni risultati. Ma si tratta di un trattamento rischioso e lo studio è stato condotto su un campione piccolo e senza controlli.

Si torna a parlare di staminali ematopoietiche contro la sclerosi multipla. L’occasione è la pubblicazione, su Lancet, di uno studio che ha mostrato l’efficacia del trapianto di staminali ematopoietiche su un piccolo gruppo di pazienti sul lungo termine. Anche se, sottolineano i ricercatori, si tratta di untrattamento pericoloso e i risultati dello studio, per quanto incoraggianti, vanno presi con cautela.

La sclerosi multipla, malattia che secondo le ultime stime solo in Italia colpisce circa 110mila pazienti, è una patologia a base immunitaria, in cui le cellule impazzite sferzano il loro attacco anche verso i componenti self dell’organismo, portando nello specifico alla distruzione della guaina mielinica che ricopre le fibre nervose. L’idea, trapiantando le staminali ematopoietiche autologhe (ovvero provenienti dallo stesso paziente), è quella di si è quella di resettare il sistema immunitario, riportandolo indietro fino allo stadio in cui le cellule non hanno sviluppato le capacità autodistruttive (le staminali ematopoietiche sono infatti precursori del sistema immunitario). Per farlo gli approcci di questo tipo si concentravano sull’utilizzo di immunosoppressori per sopprimere il sistema immunitario maturo prima del trapianto, da cui ne sarebbe derivato uno nuovo.

Nel nuovo studio però un team di ricercatori canadesi ha cercato di utilizzare un approccio più drammatico, tentanto di distruggere e non solo di sopprimere il sistema immunitario maturo del paziente sottoposto a trapianto. Nello studio sono stati coinvolti 24 pazienti di età compresa tra i 18 e i 50 anni, tutti con grado di disabilità moderato-grave e malattia in fase attiva. Prima del trapianto i ricercatori hanno sottoposto i pazienti a un ciclo pesante di chemioterapia, con busulfano, ciclofosfamide e globulina anti-timociti di coniglio. Un approccio simile a quelli già utilizzati nel campo, ma più forte rivendicano i ricercatori, grazie anche a una combinazione di molecole in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e di distruggere così, almeno potenzialmente, le cellule del sistema immunitario mature e dannose dal sistema nervoso centrale.

I risultati hanno mostrato che un approccio del genere sembrerebbe dare buone speranze. Il tasso di sopravvivenza a 3 anni libero da attività da malattia (misurato come ricadute nei sintomi, nuove lesioni e progressioni della disabilità) era di circa il 70%. Se – prima dei trapianti – le ricadute erano di circa 1,2 l’anno, nessuna ricaduta è stata osservata nel follow-up (dai 4 ai 13 anni), e solo una nuova lesione è stata trovata nelle scansioni effettuate dopo trapianto. Anche dal punto di vista della disabilità ci sono stati notevoli miglioramenti per molti pazienti, tanto che sei, dopo tre anni, sono stati in grado di tornare a lavorare o a studiare. Un paziente però è morto in seguito agli effetti della chemioterapia, e un terzo del totale ha sviluppato effetti tossici moderati in risposta alla terapia.

La terapia quindi potrebbe funzionare ma non senza costi elevati per la salute. Senza considerare che lo studio ha riguardato un piccolo campione, senza controlli, ha ricordato anche Mark Freedman della University of Ottawa, che aiuta a contestualizzare i risultati dello studio di cui è a capo: “Dal momento che parliamo di un trattamento aggressivo, i potenziali benefici dovrebbero essere pesati con i rischi di potenziali complicazioni associati con i trapianti di staminali autologhe ematopoietiche, e questo trattamento dovrebbe essere offerto solo da centri specialistici con esperienza sia nel campo della sclerosi multipla che nelle terapie con staminali, all’interno di trial clinici”. In futuro, i prossimi passi sul campo saranno quelli di cercare di ridurre i rischi associati al trattamento e di capire anche quali sono i pazienti più idonei a ricevere questa terapia.


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L'unico medico non obiettore va in pensione: stop agli aborti all'ospedale di Trapani

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 14:44
L'unico medico non obiettore va in pensione: stop agli aborti all'ospedale di TrapaniRepubblica16 Giu 2016Aborto

A trapani da oltre un mese non si effettuano più interruzioni di gravisanza. La denuncia di Cgil e Uil: "Violata la legge"

"A Trapani non è più garantito il diritto all'interruzione di gravidanza". A lanciare l'allarme è il coordinamento donne della Cgil e Uil che ha chiesto un incontro al direttore generale dell'Asp. "Dall'11 maggio al Sant'Antonio Abate le donne non possono più ricorrere ad aborti chirurgici e aborti dopo i 90 giorni perché l'ultimo medico non obiettore di coscienza sta andando in pensione", spiegano Antonella Granello (Cgil) e Antonella Parisi (Uil), sottolineando il "rischio" di aumento di aborti clandestini.

In media, affermano i sindacati, a Trapani si registrano annualmente circa 600 richieste di Ivg e "considerato che da oltre un mese il servizio non viene più garantito ci chiediamo quale risposte sono state date alle donne che si sono rivolte al servizio pubblico per effettuare l'interruzione volontaria della gravidanza". "Ci batteremo - concludono Granello e Parisi - affinché anche in provincia di Trapani si garantiscano il servizio di interruzione volontaria della gravidanza, un'adeguata assistenza sanitaria e si potenzino i consultori, così come prevede la legge".

-> ASCOLTA QUI il commento della ginecologa Mirella Parachini ai microfoni di Radio Radicale

 
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Droga, appello associazioni: "Il Dipartimento va riformato, non smantellato"

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 14:34
Droga, appello associazioni: "Il Dipartimento va riformato, non smantellato"Associazione Luca Coscioni e Associazioni firmatarie17 Giu 2016Ricerca sulle droghe

Un appello a firma di numerose associazioni di settore per impedire che si possa anche solo pensare di smantellare il DPA: una scelta a dir poco discutibile e che porterebbe a gravissime conseguenze.

Circolano di nuovo voci che vorrebbero smantellare il Dipartimento per le Politiche Anti-Droga affidandone le competenze al Ministero della Salute. Nell'anno in cui l'Italia finalmente si smarca da posizioni di retroguardia alle Nazioni unite in occasione della sessione speciale dell'Assemblea Generale affermando la necessità di promuovere approcci non ideologici e perseguire politiche che funzionino - anche sulla base di evidenze scientifiche - smantellare il DPA sarebbe la peggiore delle scelte politiche possibile.

Ferma restando la necessità di definire, e sostenere pienamente, interventi di riduzione del danno, fino a quando le droghe resteranno proibite il loro "controllo" non potrà esser affidato esclusivamente al Ministero della Salute. Oggi, mentre assistiamo a un ritorno di arresti per detenzione di sostanze illecite, è quanto mai urgente ridefinire il mandato del Dipartimento - partendo dal nome - e imputargli competenze relative alle politiche pubbliche in materia di stupefacenti anche in linea con la dicitura dell'Ufficio della Nazioni unite che, per l'appunto, NON si chiama "anti-droga" ma "sulle droghe".

Inoltre, occorre dare atto al DPA di aver riaperto le sue porte al dibattito, convocando una riunione pubblica in vista della riunione delle Nazioni unite, e coinvolgendo nei suoi lavori le associazioni ascoltandone le istanze e proposte arrivando a suggerirne l'inclusione nella delegazione italiana all'ONU.

Speriamo quindi che si tratti solo delle solite voci che periodicamente corrono nei corridoi dei palazzi e che non distraggano dal lavoro di queste settimane relativo alla preparazione della relazione al Parlamento che aiuti il legislatore in un momento in cui alla Camera si discute di regolamentazione legale della Cannabis e sono presenti in Parlamento proposte per una riforma organica della legislazione antidroga.

La vera decisione politica che il Governo deve prendere è quella relativa alla convocazione della VI Conferenza nazionale sulle droghe - assente dal 2009 - come luogo dove poter affrontare nel merito non tanto gli aspetti burocratico-amministrativi del Dipartimento, quanto il nocciolo delle leggi e politiche da analizzare, valutare e riformare.
 

Primi firmatari


Marco Perduca, giunta Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Grazia Zuffa, Forum Droghe

Stefano Anastasia, Presidente la Società della Ragione

Hassan Bassi, segretario Forum Droghe

Franco Corleone, Coordinamento Garanti territoriali dei detenuti

Riccardo De Facci, CNCA

Leonardo Fiorentini, Fuoriluogo

Leopoldo Grosso, Cartello di Genova, Presidente onorario Gruppo Abele

Patrizio Gonnella, Antigone e CILD

Francesco Maisto, Presidente Emerito Tribunale di Sorveglianza, Coordinatore Tavolo su Sanità e salute mentale degli Stati Generali dell'esecuzione penale

Alessandro Metz, LegacoopSociali

Massimo Oldrini, Presidente LILA

Maria Stagnitta, Presidente Forum Droghe

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"La ricerca scientifica sia accessibile a tutti"

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 13:26
"La ricerca scientifica sia accessibile a tutti"L'Unità17 Giu 2016Francesca SantoliniPeer review

L'editoria scientifica costa, drena troppi fondi e ha assunto un peso esagerato. É nato il movimento internazionale "Open Access": il professor Roberto Delle Donne spiega cosa

La ricerca scientifica ha un problema. Le Università e i centri di ricerca di tutto il mondo si sono resi conto che una parte consistente dei finanziamenti che ricevono finisce nelle tasche dei grandi editori scientifici internazionali. La ricerca, infatti comunica i suoi risultati attraverso gli articoli pubblicati nelle riviste specializzate: i ricercatori scrivono, e soprattutto leggono centinaia di migliaia di articoli che sono diffusi da riviste accredItate. Ora, da una ventina d'anni, le testate scientifiche sono passate dal formato cartaceo a quello digitale, e contemporaneamente sono state acquistate da alcuni grandi editori Internazionali, che hanno creato un oligopolio e preso in controllo del settore. Così, dal Duemila in poi, il costo degli abbonamenti ha cominciato a lievitare enormemente: gli enti di ricerca di tutto il mondo non potevano fare a meno delle riviste, e gli editori aumentavano i prezzi, arrivando a raggiungere un utile stratosferico che non ha eguali negli altri settori produttivi. I margini di profitto dei maggiori editori sono prima saliti oltre il 30%, per stabilizzarsi poi tra il 20 e il 25%.

Come fanno gli editori scientifici a produrre un utile così alto? Semplice, sfruttano gli investimenti pubblici in ricerca. I governi o le fondazioni pagano gli stipendi dei ricercatori, costruiscono e aggiornano laboratori, biblioteche, aule. E quando questo investimento raggiunge i suoi risultati, gli editori non retribuiscono neanche gli autori per la cessione dei loro diritti, né versano nulla agli autorevoli componenti dei comitati scientifici che conferiscono il prestigio scientifico alle testate. Si limitano a impaginare gli articoli e ormai non si devono più occupare della spedizione dei fascicoli, perché le riviste sono digitali. Così, rivendono al mondo della ricerca il suo stesso prodotto, per di più a un prezzo altissimo. La pubblicazione degli articoli scientifici nelle riviste più accreditate e più costose è incoraggiata pure dai sistemi di valutazione adottati da molti governi per controllare la produttività degli investimenti in ricerca. Si è pensato che la pubblicazione in riviste molto diffuse sia garanzia di qualità, e i meccanismi di valutazione adottati hanno finito per mettere altra benzina nel motore degli editori internazionali.

Di fronte a questa situazione, è sorto un movimento internazionale che ha cominciato a denunciare il peso esagerato dell'editoria scientifica. Protagonisti della ricerca Internazionale, come la Società Max Planck tedesca o l'Università di Harvard hanno dichiarato insostenibile il peso dei costi dell'editoria anche per i loro ricchissimi budget. E hanno proclamato il principio dell'accesso aperto ai prodotti della ricerca. E' nato così il movimento Internazionale Open Access, che parte dal principio che i risultati della ricerca devono essere pubblici e accessibili a tutti, perche sono il frutto di grandi investimenti pubblici. Anche l'Italia si impegna per far parte di questo movimento. La Conferenza dei Rettori ha costituito un gruppo di lavoro incaricato di incoraggiare la pubblicazione open access dei prodotti della ricerca. Il gruppo è coordinato dal professor Roberto Delle Donne, dell'Università di Napoli. Lo abbiamo intervistato.

Professore, la frulzione libera e aperta del prodotti della ricerca scientifica è davvero possibile?

"E' possibile, perché risponde a esigenze profonde, avvertite da tempo dalla comunità scientifica lntemazionale dai decisori politici, dagli enti finanziatori della ricerca, dagli organi di governo degli atenei. Negli ultimi quindici anni si sono susseguite decine di prese di posizione a favore dell'accesso aperto alla letteratura scientifica e ai dati della ricerca finanziati con denaro pubblico. La più importante dichiarazione è stata promossa a Berlino nel 2003 dalla Max-P]anck-Gesellschaft, tra i maggiori enti pubblici di ricerca Internazionali, ed è stata firmata da circa 530 istituzioni accademiche e scientifiche di oltre 5O nazioni. Diversi decisori politici, come l'Unione Europea, insieme a enti finanziatori della ricerca, sia pubblici sia privati come European Research Council, la Corn-missione Europea, Wellcome Trust, Telethon e il National Institutes of Health, sollecitano i ricercatori che hanno beneficiato di loro finanziamenti a rendere liberamente accessibili in rete i risultati delle loro ricerche, possibilmente subito o al massimo entro un limitato arco di tempo".

Qual è la situazione in Europa?

"A partire dal 2007 la Commissione Europea, prima con uno studio sul mercato della comunicazione scientifica, poi con documenti di indirizzo e raccomandazioni ha indicato agli stati membri dell'Unione íl percorso da seguire per promuovere politiche di accesso aperto. In Spagna e in Germania vi sono stati nel 2011 e nel 2013 significativi interventi legislativi. Anche in Italia la Legge n. 112 del 7/10/2013 stabilisce che siano liberamente fruibili in rete entro un preciso numero di mesi gli articoli scientifici scaturiti da ricerche finanziate per una quota pari o superiore al cinquanta per cento con fondi pubblici se pubblicati in riviste che abbiano almeno due uscite annue".

Cosa ostacola allora il passaggio della produzione scientifica dalle riviste a pagamento alla rete libera e gratuita?

"Le ragioni sono diverse. La principale è che negli ambiti disciplinari delle scienze, delle tecnologle e della medicina il mercato della comunicazione scientifica è saldamente nelle mani di pochissimi gruppi editoriali internazionali. Questi gruppi commerciali sono anche i proprietari, in tutto o in parte dei database citazionali utilizzati per valutare la qualità della ricerca. Ne consegue che molti ricercatori, per non compromettere le loro carriere e la valutazione delle Istituzioni di cui sono parte, preferiscono pubblicare sulle riviste del grandi gruppi editoriali internazlona, contribuendo, involontariamente, a rafforzarne la posizione di oligopolio nel mercato. Per apportare i necessari correttivi alle distorsioni presenti nell'attuale sistema della comunicazione scientifica sarebbe necessario intervenire con una azione di sistema, concertata su scala internazionale".

Quanto spende oggi d sistema della ricerca italiano per abbonamenti a riviste scientifiche?

"Secondo alcune stime, le sole università spendono in abbonamenti a riviste scientifiche in formato elettronico almeno 70 milioni di euro all'anno. A tale cifra andrebbe poi aggiunta la spesa sostenuta dagli enti di ricerca. Bisognerebbe anche tener conto del fatto che i grandi editori commerciali Impongono agii autori che chiedono di poter redistribuire ad accesso aperto i loro contributi un costo ulteriore, che può arrivare fino a 5.000 euro ad articolo. Gli abbonamenti alle maggiori riviste elettroniche commerciali possune arrivare ad assorbire fino al 70% delle risorse destinate ai servizi bibliotecari".

L'open access è compatibile con il diritto d'autore?

"Da più parti è stato rilevato che la normativa internazionale e nazionale relativa ai diritti patrimoniali si è evoluta in senso fortemente restrittivo rispetto alle esigenze della scienza e che appare per alcuni versi obsoleta rispetto al nuovo contesto tecnologico determinato dalle tecnologie digitali e in particolare da Internet. Le criticità riguardano innanzitutto i contratti di licenza e le misure tecnologiche di protezione. Di fatto, le licenze di accesso e i relativi divieti possono confliggere con gli interessi degli stessi autori e delle loro istituzioni. Gli editori tendono ad impedire qualsiasi uso del testi da parte degli autori che hanno dovuto cedere i diritti per essere pubblicati pensi che in certi casi gll autori hanno difficoltà a rendere disponibili gli articoli che hanno scritto anche ai volontari designati dalle loro Università o dall'Agenzia di valutazione nazionale".

ll governo italiano può contribuire concretamente a facilitare questo passaggio, anche per recuperare i fondi destinati oggi agli abbonamenti?

"Il contributo del governo italiano è cruciale per assicurare il pieno recepimento delle raccomandazioni europee e attuare, di concerto con gli altri paesi europei, comuni politiche di pubblicazione ad accesso aperto del risultati originali della ricerca scientifica, dei dati e dei metadati, di fonti, di rappresentazioni digitali grafiche, di immagini e materiali multimediall scientifici".

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Raccolta firme per la Legalizzazione della Cannabis ad Arzignano (VI)

Luca Coscioni - Gio, 16/06/2016 - 22:28
Raccolta firme per la Legalizzazione della Cannabis ad Arzignano (VI)G. Milan16 Giu 2016

Legalizziamola  per tutte le persone che ne hanno bisogno !

Ad Arzignano ( VI ) la raccolta di firme per per la 

 

    “Proposta di Legge di iniziativa Popolare “ 

 

Sabato 25 giugno in Via Roma a Tezze di Arzignano

 

Domenica 26 giugno in P.zza Libertà 

 

Dalle ore 8.30 - 13.

 

Le altre date del mese di Luglio saranno comunicate in seguito . 

 

   

 

AllegatoDimensione Legaliz.Tavolo Arzigano 11.06.16.jpg845.65 KB
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A casa di Ed e Nichi: "Fuggiti in Canada per garantire futuro e diritti a nostro figlio Tobia"

Luca Coscioni - Gio, 16/06/2016 - 16:22
A casa di Ed e Nichi: "Fuggiti in Canada per garantire futuro e diritti a nostro figlio Tobia"Repubblica16 Giu 2016Francesco MerloGestazione per altri

Quella di Nichi ed Ed è una famiglia. Una famiglia che racconta una storia: quella della costruzione di un amore, della nascita di un figlio, della dolcezza di essere genitori. Si può essere d'accordo oppure no, ma non c'è niente di diabolico, immorale, osceno in questa storia: è la storia di un amore, e l'amore non può mai essere una vergogna.

Nella villetta di mattoni rossi, nella zona nord di Montréal, Nichi Vendola mi dice che mai, quando era ragazzo a Terlizzi, avrebbe potuto immaginare "di avere un giorno un marito canadese e un figlio americano". Tobia non è nato qui, ma a Sacramento. E l'atto di nascita è stato compilato all'anagrafe californiana dove "la legge consente di scrivere quello che vuoi".

Il padre biologico è Ed Testa. "In questo modo Tobia è più tutelato e non solo perché Ed è canadese e italiano e dunque assicura a Tobia altri due passaporti". Il cognome? "È Testa e non Vendola". Dunque c'era una volta... "C'era una volta un pezzo di legno e due Geppetto. Ti presento Tobia Antonio Testa, figlio di due papà".

Lo porterai in Italia? "Sì, verremo prima della fine del mese. Ma non permetterò che il mondo gli diventi ostile appena tenterà di entrarvi". Scappato da Terlizzi ti sei rifugiato qui in Canada, nella patria dei diritti. "Ammetto che non c'è niente di simile nel vecchio comunismo. Ma io mi sono battuto per i diritti civili per tutta la vita e ho vissuto sulla mia pelle la vergogna per gli insulti sulla mia sessualità". C'è il tuo corregionale Salvemini e, con un po' di audacia, si può paragonare il tuo Canada alla sua Harvard: sembri più un radicale che un comunista, più Pannella che Berlinguer. "Guarda che io e Ed non vogliamo fare i testimonial di una battaglia di civiltà. Vogliamo solo vivere in pace". Anche a costo di rinunciare all'Italia? "Ho comprato casa a Terlizzi, a duecento metri dal luogo dove nacque mia madre, conosco tutti e tutti mi vogliono bene. A Roma abbiamo un piccolissimo appartamento in centro. Ma non permetteremo che il corpo di nostro figlio diventi una bandiera dei diritti civili". Meglio la fuga? "Meglio tornare a ottomila chilometri dall'Italia in questa casetta piccolina in Canadà che è piena di grazia italiana".
Mobili di legno chiaro, profumi buoni, grande pulizia, niente ninnoli, un tavolo trasformato in fasciatoio, due altoparlanti che diffondono musica classica e lirica. Nichi ha una crisi di rabbia parlando dell'Italia. In un angolo del giardinetto ha curato l'orto: cipolle, aglio, bieta, sedano, melanzane, fagiolini, cinque tipi di pomodori, misticanza, le lattughe, il bok choy che è un cavolo cinese. Dice con un sorriso amaro: "Non c'è una sola erbaccia, qui".
Anna, che è la nonna di Tobia, ha cresciuto due figli in questa villetta: "Adesso fanno solo condomìni. Queste furono costruite per i veterani della seconda guerra mondiale". È una piccola signora energica, con due grandi occhi scuri, il bel viso pallido e forte. "Per noi è come un dolce paesaggio rassicurante. Con mia madre si capivano con un'occhiata. Io e Ed non abbiamo mai avuto segreti con le nostre mamme". Adesso che a 67 anni è stata pensionata dalla banca per la quale lavorava, nonna Anna aiuta a crescere il bimbo di Nichi e del suo Ed, che è il diminutivo di Eduardo, "uno zio di mio marito". Il nonno, Antonio, è un signore grande e grosso, ha 80 anni e fa il barbiere. Lei viene dall'Abruzzo, lui della provincia di Latina. Nonna Anna è ossessionata dal freddo alle orecchie e dunque di soppiatto, ogni volta che può, copre Tobia col cappellino. L'altra nonna, la mamma di Nichi, è morta 70 giorni prima che nascesse Tobia: "Si era ripresa da tutti i malanni del mondo, anche dall'infarto, ma un'infezione trasmessa con il catetere le fu fatale. La riportammo a casa dove, una a una, ha voluto salutare tutte le persone che l'avevano amata. Sono venuti in più di cento". Le sue ultime parole sono state: "Non permettere che vi facciano del male". Aveva 91 anni.
Nel quartiere della piccola Italia l'arrivo di Tobia "è stato festeggiato come un dono di Dio". La signora Brigida, la signora Carmela e tutte le altre mamme hanno fatto piangere Ed di commozione e di gioia. C'è il bar Italia, dove si aggirano ceffi poco raccomandabili, "qui purtroppo ci sono sia la 'ndrangheta sia Cosa nostra". Famosa in tutta la città è la salumeria Milano "dove ho avuto il mio primo lavoro, da commesso ", racconta Ed che poi si è laureato in Economia e Commercio ma, dopo alcuni anni in una società di marketing, si è messo a studiare grafica: "Sino alla partenza lavoravo da casa con lo studio di Milano Leftloft ". Ed ha 37 anni, Nichi 58, Tobia tre mesi e mezzo.
Ed e Nichi chiamano zia la Donatrice; e "la nostra Grande Madre" è la Portatrice. Mi mostrano foto e video della loro strana famiglia. "Dimmi se queste non sono immagini benedette dalla grazia". Vedo carezze, abbracci, risate, tanti piccoli e banali gesti romantici. E intanto, accanto a me, Nichi tende Tobia a Ed che allunga subito le braccia. "A Sacramento abbiamo trascorso la più lunga attesa della nostra vita in casa di una coppia gay che ci ha ospitato senza neppure conoscerci. Si chiamano entrambi Bill, hanno più di 60 anni, stanno insieme da quando erano ragazzi, e ci hanno offerto ospitalità per solidarietà allegra e naturale, come se fossimo amici di vecchia data. Pensa cos'è questo nostro mondo: ci hanno fatto trovare anche una culla e un fasciatoio ". Soccorso gay? "Amici di amici. Dall'Italia mi arrivava il rimbombo delle volgarità che mi rovesciavano addosso. C'è qualcosa di storto nel mio Paese che mi ha fatto piangere di dolore. In quei giorni avevo chiuso ogni rapporto con l'Italia. Non rispondevo neppure ai messaggi". Come passavate il tempo a Sacramento? "A entrambi piace molto cucinare. E dunque facevamo una specie di gara nevrotica. Poi, come mi capita nei momenti delicati, tra la morte di mia madre e la nascita di mio figlio ho scritto poesie, che ora sono in mano all'editore".
Avete assistito al parto? "Siamo arrivati un minuto dopo. Avevamo fatto le prove: venti minuti di una strada tutta dritta. Il marito di Thelma, la gestante, ci ha mandato un messaggio: the baby is coming. E, poco prima dei venti minuti: the baby has arrived". Parto naturale? "Sì. E velocissimo". Quando vi hanno dato il bambino? "L'indomani. Ma non siamo partiti subito. Abbiamo trascorso molto tempo con Thelma e la sua numerosa e bella famiglia". È stato allattato al seno? "No. Ma per un po' Thelma ci ha mandato il latte".
Utero in affitto? "Capisco che, a parte la bestialità razzista e omofoba ci sia un pezzo d'Italia per bene che possa sentirsi disorientata. E capisco che si spacchino anche la sinistra e il femminismo. Penso che se vedessero, se giudicassero in concreto e non in astratto, capirebbero tutto subito. Prima di decidere, noi abbiamo frequentato molto le famiglie arcobaleno. Avevo i dubbi della mia generazione. Ma è la realtà che ci ha mostrato la strada. La gestazione per altri è la risposta della scienza al bisogno di famiglia, è una difesa della famiglia, che va protetta dalla violenza contro le donne, dal femminicidio, dalla sordida prepotenza domestica, non dalla scienza. La maternità surrogata è praticata soprattutto dalle coppie eterosessuali ed è probabile che tra una ventina di anni, come prevede Umberto Veronesi, sarà molto diffusa e anche in Italia si riderà di tutte queste resistenze. Qui in Canada, come in gran parte del mondo evoluto, nessuno capirebbe le vignette, i titoli dei giornali, gli editoriali infiammati contro la scienza. Certo, è chiaro che possono esserci abusi, come in tutte le cose, come nel trapianto di organi per esempio. Per questo ci vogliono buone leggi, e molta vigilanza". Forse più che la gestazione surrogata, in Italia, che è il paese delle mamme, si stenta ad accettare la famiglia con due papà.

"Ma davvero pensi che dipenda dal sesso il famoso doppio registro psicologico? Non ti sembra superata anche come stereotipo l'idea che la grazia sia femminile e la forza sia maschile, o che siano di genere la malinconia e il coraggio, l'ironia e l'intelligenza, la tenerezza della mamma e la severità del papà? E davvero pensi che io, Ed e Tobia siamo una minaccia per la famiglia?".
A quattro mani fanno il bagno a Tobia, poi lo cambiano, lo puliscono, gli danno la poppata, lo chiamano con soprannomi da burla, gli cantano la ninna nanna, e ancora: moine, baci, carezze con mani di padre che piacerebbero a Rilke il quale benediceva solo le mani delle madri. Il bimbo ha gli occhi blu, sorride spesso, l'ho sentito piangere poco: "Io credo - dice Nichi - che quando piange c'è sempre una ragione, e mi sforzo di capire qual è finché i suoi occhi tondi non si posano, acquietati, su di me".
"Dio - ha detto Papa Francesco - è la mamma che canta la ninna nanna al bambino e prende la voce del bambino e si fa piccola come il bambino e parla con il tono del bambino al punto di fare il ridicolo se uno non capisse cosa c'è lì di grande". Ruoli fissati dalla natura? "Non solo paternità e maternità sono fatte di esperienze e non di Dna, ma anche per diventare fratello e sorella oggi non basta l'acido desossiribonucleico, bisogna cercarsi e costruirsi".
La donatrice è una bella ragazza di 26 anni, mamma di una bambina bionda. La gestante, con il bel faccione allegro, "è un'assistente sociale di 29 anni, mamma di tre figli ". Entrambe sono americane. "Ecco, questa è la casa a tre piani del quartiere residenziale di Sacramento dove la portatrice vive con la sua famiglia. Ti sembrano poveri? ". Mi mostrano poi le foto con il pancione di sei mesi: "Ospitare la vita è stato per lei un incantesimo d'amore. Ci sono donne che pensano che aiutare chi non può avere figli sia bello, nobile e generoso. C'è una chat dove discutono tra loro. La nostra portatrice è stata spinta dalla cugina che l'aveva già fatto. Poi intervengono gli esperti, gli psicologi, i medici. Lei sente di avere un legame con Tobia. E anche la donatrice. Ma nessuna delle due pensa o sente di esserne la madre. Tutto è chiaro e pulito e noi vogliamo che Tobia, crescendo, possa conoscere e capire la sua storia biologica". E il marito di Thelma cosa dice? "Dice che sua moglie è felice quando è incinta. E ride e mi abbraccia quando gli racconto che c'è qualcuno nel mio Paese che sostiene che è il diavolo che lavora in lei, e che io gli compro i bambini. Ci frequentiamo più che possiamo, quando siamo andati via hanno fatto una festa in nostro onore. Osserva in questo video come tutti coccolano Tobia. Provo un senso di umiliazione a giustificarmi, ma sono fiero di spiegare: so che se non avessimo fatto quel che abbiamo fatto, Tobia non ci sarebbe".
E di nuovo parliamo di fuga. Montréal è la città dei diritti, ci sono persino i bagni per trans, qui è nato il primo ministro che accoglie i profughi siriani dicendo loro: "Non siete ospiti, questa città è vostra. Prendetevela". Nell'immensa letteratura sulle fughe c'è anche Mediterraneo, l'Oscar di Salvatores, il film per chi rimane imprigionato dall'esilio. "Prendila come una battuta, ma la fuga che mi somiglia di più è la fuga in Egitto. Anche io come Giuseppe sono padre putativo". Nell'Antico Testamento ci sono le madri sterili, Sara, Rebecca, Rachele, che - ha scritto Massimo Recalcati, "diventano madri grazie a una Legge che infrange la Legge di Natura e dunque sposta l'accesso alla maternità dalla natura al desiderio".
Egoismo? "Il desiderio di paternità è il contrario dell'egoismo. Prima pensavamo all'adozione. Stiamo insieme da dodici anni e volevamo un figlio. Sia per gli eterosessuali, sia per gli omosessuali, sia per i padri sterili e sia per quelli fertili la voglia di avere figli è amore per la vita, il presupposto per la sopravvivenza dell'umanità".
Mi mostrano le foto di Tobia che, appena nato, è adagiato su Thelma. "Ne abbiamo incontrate tante, e Thelma tante volte, prima di scegliere. L'agenzia di Sacramento è molto seria e le leggi californiane non consentono quel mercato che ci fa orrore e che viene praticato in altri Paesi, più poveri, in India, in Ucraina ...".
Ma quanto avete pagato? "Ovviamente abbiamo pagato il ricovero che in America è molto costoso e poi tutte le cure mediche e le medicine, un rimborso per gli abiti prémaman, il rimborso per la lunga assenza dal lavoro, e infine una piccola cifra per la famiglia. Anche il marito, durante i nove mesi, si è spesso assentato dal lavoro. Fa l'operaio chimico".
Italia o Canada? Nichi e Ed hanno firmato molte carte private. Le famiglie arcobaleno hanno prodotto una nuova branca del diritto perché in Italia tutto finisce sempre ad avvocati. Nichi è il tutore. Poi chiederà l'adozione di Tobia, figlio del compagno. Molti tribunali la concedono, e si aspetta in questi giorni una sentenza della Cassazione. "Noi rispettiamo le leggi di ciascun Paese ", dice Nichi. Ma, al di sotto della legge, in Italia, tra i tanti depositi della memoria collettiva, tra pulsioni omofobe e stracattolicesimo, c'è anche la vecchia retorica morbosa sul figlio della colpa, il feuilleton, i polpettoni di Amedeo Nazzari, i rotocalchi, Coppi e la dama bianca che solo fuggendo all'estero (Argentina) ottenne per il figlio il diritto al cognome del padre campione, e si va avanti stancamente sino a Maradona, Baudo, Sgarbi e persino Pannella... Oggi i figli della colpa sono quelli delle coppie omosessuali, dell'eterologa, della gestazione per altri. E il tranquillo Tobia Testa (forse) Vendola rischia di incarnare e di infiammare in chiave post moderna il peggio del ghigno popolare: "Ma non è detto che ci resteremo". 
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Concorrenza, Governo non favorisca proprie aziende a danno dei cittadini

Radicali Italiani - Gio, 16/06/2016 - 14:05
16/06/16

Dichiarazione di Riccardo Magi e Valerio Federico, segretario e tesoriere di Radicali Italiani

 

"Un subemendamento della maggioranza, presentato dal senatore Margiotta, mira a inserire nel ddl Concorrenza attualmente in discussione al Senato una clamorosa picconata alla legge antitrust 287/1990, cioè la legge che ha fatto propri molti dei principi della concorrenza elaborati dal legislatore comunitario e che ha istituito la stessa Autorità Antitrust. Con l'abrogazione del comma 2-quater dell'articolo 8 proposta dal subemendamento, verrebbe meno, infatti, l'obbligo per le imprese che esercitano la gestione di servizi di interesse economico generale o operano in regime di monopolio, di rendere accessibili beni, servizi e informazioni, acquisiti per esigenze di servizio, ai concorrenti in attività diverse da quella per cui esercitano la concessione. Un effetto grave, perché la concessione da parte dello Stato di attività in monopolio regolato non deve corrispondere anche a un vantaggio al di fuori di questi ambiti. Se ha senso, per esempio, che il gestore di un servizio universale di recapito postale abbia accesso alle informazioni o ai beni che gli servono per svolgerlo, non ha senso che una società dello stesso gruppo operi in mercati competitivi usando solo per sé quelle informazioni o quei beni a cui ha accesso esclusivo per esigenze di servizio.

Non sappiamo perché il Governo sia favorevole a un simile intervento, ma è verosimile che lo sia per facilitare la vita, e gli utili, di qualche azienda che beneficia di una concessione pubblica, magari una partecipata più facile da vendere se in posizione di vantaggio (quand'anche sleale) sul mercato. 

E' sconcertante che una simile urgenza porti l'esecutivo a voler smontare una norma sulla concorrenza, addirittura all'interno di una legge che si chiama "concorrenza". Chiediamo quindi al Governo, anche nella sua qualità sempre più pervasiva di legislatore di fatto, e in particolare al neoministro Calenda, di anteporre gli interessi dei cittadini-utenti a quelli di azionista".

 

Si allega il testo dell'emendamento.

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Campania, fecondazione assistita appello a De Luca per le cure

Luca Coscioni - Gio, 16/06/2016 - 13:12
Campania, fecondazione assistita appello a De Luca per le cureIl Mattino15 Giu 2016Centri di Pma

L'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, con le associazioni L'altra cicogna, Hera, Aidagg, Amica Cicogna, Sos infertilità, hanno chiesto un incontro al governatore Vincenzo De Luca, e inviato un atto di diffida affinché la Regione si adegui agli obblighi previsti dalla legge 40 in materia di fecondazione assistita

La Campania vede attualmente in vigore linee guida regionali sulla fecondazione assistita emanate nel 2003, mentre la legge 40 prevede all’articolo 10 che le Regioni entro 3 mesi dall'entrata in vigore "definiscano con proprio atto" i criteri tecnici dei centri con "linee guida regionali" in linea con legge 40 e linee guida nazionali previste dalla stessa legge.

Inoltre, si legge in una nota diffusa dall'associazione, «sebbene l'ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro avesse sottoscritto la delibere della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome del 4 e del 25 settembre 2014 assumendosi l'impegno formale a consentire l'esecuzione delle tecniche di PMA omologa ed eterologa anche mediante meccanismi di mobilità interregionale, non ha mai fatto seguire alcuna delibera regionale di recepimento come è avvenuto nelle altre regioni».

In particolare la delibera della Conferenza delle Regioni prevede che “ribadito il principio di considerare la PMA (sia l’omologa che l’eterologa) un LEA, in attesa, come richiesto, del loro inserimento nel DPCM sui livelli essenziali di assistenza”, definendo “per questa fase transitoria una tariffa unica convenzionale che quantifichi i costi per queste attività anche al fine di regolare le eventuali compensazioni relative alla mobilità interregionale”. Tale documento prevede inoltre convenzioni comuni, rimettendo però a ciascuna Regione la questione della compartecipazione alla spesa, pur nella condivisione del principio che essa avrebbe riguardato “la somma dei ticket per le prestazioni previste ed effettuate per questa tecnica di fecondazione nel rispetto dell’attuale normativa in materia di specialistica ambulatoriale. 

Accusa l'associazione: «Si tratta di un inadempimento gravissimo che oramai da troppo tempo lede i diritti dei cittadini campani, tanto è vero che i rimborsi a carico dei Lea regionali sono bloccati e non sono applicate tutte le tecniche di fecondazione medicalmente assistita disponibili nel pubblico dove vi sono lunghe liste di attesa e i pazienti, a causa del blocco dei rimborsi, non possono neppure recarsi in altre regioni dove oltre alle strutture pubbliche sono presenti anche strutture private convenzionate». Conclusione: «Siamo consapevoli che tale situazione è pre esistente a questa consiliatura, ma va risolta e pertanto chiediamo al  presidente Vincenzo De Luca, di intervenire immediatamente affinché le coppie infertili e sterili campane possano accedere alla fecondazione medicalmente assistita come nelle altre regioni e sia affermato il loro diritto di accesso alle cure».

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Referendum, Comitati scrivono al Governo: Subito decreto per superare ostacoli nella raccolta firme e garantire diritti politici degli italiani.

Radicali Italiani - Mer, 15/06/2016 - 19:46
15/06/16

Un decreto legge per superare, già in occasione dell'imminente referendum costituzionale, gli ostacoli che oggettivamente compromettono il diritto dei cittadini a partecipare attivamente alla vita pubblica. E' la richiesta avanzata in una lettera congiunta al presidente Renzi e ai ministri dell'Interno e delle Riforme, Angelino Alfano e Maria Elena Boschi, dal "Comitato per il No nella riforma costituzionale”, dal “Comitato per la libertà di voto” e dal “Comitato per l'abrogazione di due norme dell'Italicum”, promotori di campagne referendarie in corso. Un'iniziativa che nasce dai problemi insormontabili che i Comitati stanno riscontrando nelle rispettive raccolte delle firme. 

Tra le principali questioni poste dai firmatari Alessandro Pace e Alfiero Grandi, (Comitato per il no), il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi e Mario Staderini (Comitato per la libertà di voto) e Massimo Villone (Comitato per l'abrogazione di due norme dell'Italicum), quella dell'autenticazione delle firme: "l'onere di raccogliere le sottoscrizioni in presenza di un autenticatore che rivesta l’incarico di pubblico ufficiale, in assenza di un adeguato servizio pubblico di autenticazione da parte dello Stato, rende di per sé la raccolta delle 500 mila firme proibitiva per i promotori che non dispongano di una propria rete di consiglieri comunali e provinciali", si legge nella lettera. "Laddove si rendano disponibili i cancellieri dei tribunali, qualunque Comitato promotore deve farsi carico di un costo di norma pari a 25 euro l’ora per garantirsi il servizio di autenticazione", considerando una media di 20 firme l’ora, "i promotori dovrebbero sobbarcarsi una spesa di oltre 600 mila euro". 

"La legge n.352/1970 contiene una serie di procedure ingiustamente restrittive, arbitrarie e irragionevoli, rispetto alle quali lo Stato italiano, come noto, è già sotto giudizio dinanzi al Comitato diritti umani dell’ONU per violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Per queste ragioni - spiegano i firmatari - si rende indispensabile l’immediato aggiornamento della normativa risalente a 46 anni fa e il superamento delle procedure sopra descritte, anche utilizzando atti d'urgenza", considerando la scadenza del 14 luglio per la consegna delle firme sul referendum costituzionale. 

Rispetto alla raccolta delle firme "Se l’obiettivo naturale, in prospettiva, è quello di consentire la sottoscrizione on-line", scrivono i Comitati, "sin d’ora si potrebbe e dovrebbe consentire ai Comitati promotori di indicare loro stessi le persone delegate all’autenticazione delle firme sotto la propria responsabilità, comunicando preventivamente i nominativi all’istituzione prestabilita", un "sistema, già largamente diffuso negli Stati democratici che utilizzano strumenti di democrazia diretta", "di recente adottato dalla Repubblica di San Marino proprio a seguito di referendum popolare". 

I firmatari chiedono inoltre che sia consentito l'utilizzo della Pec sia per l'invio e il ritiro dei moduli che per la richiesta e ritiro dei certificati elettorali "nonché la loro consegna collettiva all’Ufficio centrale per il referendum in formato digitale".

Per quanto riguarda invece il nodo dell'informazione, denunciano "l’assoluta inadeguatezza in materia di referendum della normativa esistente"."Anche in questo caso - scrivono - un intervento normativo che coinvolga il Parlamento si rende necessario al fine di far rientrare il nostro Paese all’interno degli standard democratici internazionali, ivi compreso quanto contenuto nel citato 'Codice di buona condotta sui referendum'".

"I Comitati - conclude la lettera - sono convinti che sia fondamentale assicurare che la procedura che porterà al voto garantisca effettivamente i diritti riconosciuti ai cittadini dalla Costituzione e dai trattati internazionali".

 

Leggi la lettera dei Comitati 

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Non molliamo! Assemblea del Partito Radicale. 25 e 26 giugno a Teramo

Partito Radicale - Mer, 15/06/2016 - 17:22
15/06/2016

Non molliamo! Assemblea del Partito Radicale. 

TERAMO - Sabato 25 giugno ore 15 - domenica 26 ore 10. 

Sala Polifunzionale della Provincia, Via Comi 11, Teramo. 

Dopo l'assemblea degli iscritti al Partito Radicale dell'aprile scorso, ci ritroveremo nuovamente il 25 e 26 giugno a Teramo.

Se ad aprile non abbiamo potuto contare sul contributo di Marco, a Teramo per la prima volta saremo riuniti in sua assenza.

Una assenza, quella fisica, che ha sicuramente un peso e che è compensata - nel senso letterale di qualcosa che serve a ristabilire un equilibrio, a supplire a una lacuna – dal suo essere stato fino in fondo e decidendo di pagarne il prezzo, se stesso e quindi consegnando(ci) un patrimonio inesauribile e inestimabile di pensiero, idee, lotte, proposte.

Marco è stato spesso incompreso, tante volte volutamente incompreso e anche deriso, per il suo continuare a ricordarci che lui parlava alla gente, quella stessa gente che per strada mostrava di capire quando diceva, mentre veniva più difficile ai radicali comprenderlo e corrispondere alle sue "visioni" e al suo impegno.

Quanto è accaduto nei giorni in cui lo abbiamo salutato, la lunga fila di cittadini alla Camera dei Deputati, la veglia al Partito, la straordinaria accoglienza che gli ha riservato Teramo è stata la dimostrazione che, non sempre ma ancora una volta, aveva ragione. Senza dimenticare le commemorazioni fatte  al Senato della Repubblica e alla Camera dei Deputati e lo straordinario, tra gli altri, intervento del Ministro della Giustizi, Andrea Orlando.

Direi che da questo dato di fatto, che ha coinvolto i cittadini italiani e non solo, dobbiamo ripartire.

Ripartire per rilanciare l'idea del Partito Radicale, dell'alterità politica che ha i connotati di un metodo, la nonviolenza; di una dimensione, la transnazionalità; di una cultura politica, la transpartiticità. Di un partito che, decidendo di non presentarsi alle elezioni, ha trovato nuova linfa vitale. Analisi questa che comprendiamo non possa essere condivisa da chi ha una visione materiale della politica legata intimamente e sostanzialmente a quella del potere. Mentre … Non credo al potere, e ripudio perfino la fantasia se minaccia d'occuparlo. Scriveva Marco nel 1973.

E trent'anni dopo, nel 2003, si gettano le basi della campagna in corso per la transizione universale verso lo Stato di diritto democratico laico federalista e i diritti umani; che Marco ha voluto rafforzare fondando con l'Ambasciatore Giulio Terzi e Matteo Angioli il Comitato Globale per lo Stato di Diritto, e siccome non c'è professione di fede senza l'obolo di uno scellino Marco ha contribuito con 50mila euro. 

 * * *

Inoltre il 26 è la Giornata Internazionale contro l'Abuso e il traffico di droga; è bene ricordare a noi stessi che sin dagli anni '70 abbiamo consapevolezza che si è tradotta in lotte che il proibizionismo è un crimine il proseguimento di quelle lotte negli anni '80 e '90 ci ha portato a formulare proposte di governo a tutt'oggi attuali che dobbiamo rilanciare, mentre in Italia – per paradosso – è in corso da anni una lotta, in particolare di Rita Bernardini, per ottenere la legalizzazione della cannabis e l'accesso effettivo a quella per usi terapeutici.

E il 27 è la Giornata Internazionale per le Vittime di Torture. La lotta del Partito Radicale su questo fronte direi che è costitutiva delle ragioni del Partito stesso.

 * * *

Ripartiamo da Teramo alzando tutte le nostre bandiere ed immaginando un percorso che porti ad un Congresso nel quale si possano prendere in considerazioni le varie opzioni che abbiamo davanti a partire dalla situazione concreta in cui vive oggi il Partito.

E dovremo farlo senza (fisicamente) Marco. Non è la prima volta che dobbiamo affrontare una prova così difficile, sarà quindi utile rintracciare le varie soluzioni adottate nel tempo cosicché, anche in questa occasione, il contributo di Marco sarà assicurato.

Spero di incontrarti a Teramo,

Maurizio Turco 

Tesoriere del Partito Radicale   

PS In queste ore stiamo organizzano un bus che alle ore 12 del 25 parta dalla stazione di Roma Termini per ripartire da Teramo alle ore 14 ed essere verso le 17 nuovamente a Roma Termini. Se sei interessat* a usufruire di questo servizio rispondi a questa mail e ti ricontatteremo.

* La sala in cui si terrà l'Assemblea si trova al centro della Città.

 * * * *

PULLMAN IN PARTENZA DA ROMA 

il pullman partirà sabato 25 giugno dalla Stazione Termini VIA MARSALA 48 alle ore 12 (per questioni di parcheggi la tolleranza massima non può superare i 15 minuti) e domenica 26 giugno da Teramo alle ore 14 per arrivare presumibilmente alle ore 16,30-17,00 a Roma. E' richiesto un contributo di 20 euro. la persona a cui fare riferimento è l'avv. Maria Laura Turco marialauraturco16@gmail.com 

 
HOTEL A TERAMO 

a meno di eventuali disdette dell'ultimo momento sono completi il Gran Sasso (Telefono:0861 245747 singola 35, doppia 50) e l'Abruzzi (Telefono:0861 241043 singola 40, doppia 50).

Ci sono ancora posti disponibili negli Hotel Michelangelo, (Telefono:0861 415551 * 2,5 km dalla sala * singola 30, doppia 50, tripla 70) e Sporting Hotel (0861 414723 * 1 km dalla sala * singola 60, doppia uso singola 70, doppia/matrimoniale 90)

 

ORDINE DEI LAVORI

SABATO 25 GIUGNO



ore 14,30 Inizio registrazione

15,00 Inizio lavori e proiezione del docuweb Marco Pannella: la storia di un uomo, la vita di un paese di Ambrogio Crespi 

15.30 Relazioni

- del Tesoriere del Partito Radicale

- dell'Ambasciatore Giulio Terzi di Sant'Agata e di Matteo Angioli, Presidente e Segretario generale del Global Committee for the Rule of Law; e di

- Giuseppe Rossodivita e Rita Bernardini, Segretario e Tesoriere del Comitato radicale per la Giustizia "Piero Calamandrei".

16,00 saluti del Sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi e del Presidente della Provincia, Domenico Di Sabatino.

a seguire dibattito generale.

ciascun iscritto potrà intervenire per 10 minuti con priorità di intervento sui non iscritti che potranno intervenire, ogni 10 interventi di iscritti, per 5 minuti.

Sono inoltre previsti interventi programmati della durata di 20/25 minuti da parte di Laura Arconti, Angiolo Bandinelli, Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maurizio Bolognetti, Deborah Cianfanelli, Sergio D'Elia, Maria Antonietta Farina Coscioni, Lorenzo Strik Lievers, Valter Vecellio.

 
DOMENICA 26 APRILE


ore 10.00 inizio lavori

13.30 eventuale replica del Tesoriere del Partito Radicale

14.00 chiusura lavori

Ci si può iscrivere al Partito radicale (almeno 200 euro l'anno) o a tutti i soggetti radicali (almeno 590 euro l'anno) con carta di credito telefonare allo 0668979300 o collegandosi al sito www.partitoradicale.org

Con conto corrente postale n. 44855005 intestato a Partito Radicale

Con bonifico bancario  intestato a Partito Radicale IBAN IT56E0832703221000000002381

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Cannabis terapeutica, la Regione Marche deve rispettare gli impegni presi

Luca Coscioni - Mer, 15/06/2016 - 15:59
Cannabis terapeutica, la Regione Marche deve rispettare gli impegni presiRenato Biondini15 Giu 2016Cannabis terapeutica

 

Comunicato  stampa     

Ancona15giugno2016                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 

 Cannabis terapeutica, la Regione Marche deve rispettare gli impegni presi

Mentre  nel mondo si discute, studia, dibatte, depenalizza, legalizza e riconosce le qualità' ed i benefici della cannabis per uso medico,  mentre  altre amministrazioni regionali si stanno adeguando e legiferando su questo tema, noi nella Regione Marche,  abbiamo una legge, la n1 del 22 Gennaio 2013 che, nonostante sia stata votata ed approvata con larga maggioranza, nonostante i vari solleciti e le richieste giunte da diverse fonti, giace inapplicata ed 'inapplicabile' perché dopo tre anni ancora non sono stati approvati gli indirizzi attuativi. Insieme alla legge in questione, riposano in pace i diritti e le sofferenze dei tanti malati, con le più' svariate patologie, che da questo tipo di terapia traggono benefici innegabili.

La cannabis infatti è una pianta dalla quale, oltre a sostanze psicoattive come la marijuana e hashish, è possibile derivare anche dei prodotti per uso terapeutico legato alle sue proprietà analgesiche, sedative e miorilassanti.

Con la cannabis si possono  curare  dolori da tumore, la Sla, la sclerosi multipla, alcune neuropatie (ad esempio quelle derivanti da schiacciamento delle vertebre), la stimolazione dell’appetito nei pazienti affetti da Aids,  può essere utile anche alla cura delle forme di dolore cronico refrattario di origine reumatologica (per esempio la fibromialgia), al morbo di Crohn, all’asma bronchiale, al glaucoma, ad alcune forme di epilessia resistenti ai farmaci, alla cura dell’ansia e dell’anoressia.

Il Consiglio Regionale delle Marche, l’ 8 marzo scorso, ha  approvato una mozione  presentata dalla consigliera Pergolesi (M5S), che  impegna la Giunta ad emanare entro tre mesi le linee procedurali  per l’applicazione della legge regionale 1/2013.

Siccome i tre mesi sono scaduti, chiediamo con forza che la Giunta Regionale delle Marche emani al più presto queste linee procedurali,  dando  la possibilità a molti malati di beneficiare di queste cure farmacologiche, che tra l’altro vanno a favore di persone che hanno delle gravi patologie croniche,  Ci rivolgiamo a tutti i cittadini, ai singoli malati, alle associazioni che li rappresentano, a tutte le forze politiche e in particolare ai vari assessori regionali e al Presidente della Giunta Ceriscioli  affinché si adotti con urgenza le linee procedurali per l’uso terapeuttico della cannabis. Quanto  si deve ancora attendere  per rispettare il diritto di cura dei malati? Visto la vastità del suo utilizzo potenziale e considerato che ci sono delle persone malate che chiedono di far uso di questi medicinali, cosa aspetta la Regione Marche ad applicare la  sua stessa legge?

Renato Biondini segretario cellula di Ancona associazione Coscioni

email  cellulacoscioniancona@gmail.com 

 cell. 339 6035387

  

Luciano Postacchini   presidente associazione Di Sana Pianta 

email  disanapianta@inetmail.it      cell.  3398996768

 

 

 

 

 

 

 

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Fecondazione, oggi parte diffida contro regione Campania

Luca Coscioni - Mer, 15/06/2016 - 13:10
Fecondazione, oggi parte diffida contro regione CampaniaRegioni.it14 Giu 2016Centri di Pma

Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, annuncia l'invio di una diffida contro la Regione Campania per i mancati adempimenti sulla procreazione medicalente assistita. 

"Oggi pomeriggio invieremo una diffida alla Regione Campania per i mancati adempimenti sullaprocreazione medicalente assistita". Lo annuncia all'Ansa Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, a margine della presentazione del libro a cura di Gianni Baldini 'Persona e famiglia nell'era del Biodiritto' che si è svolta oggi in Senato.

"La Campania - spiega l'avvocato Gallo - è una delle cinque regioni che non ha recepito il documento emanato dalla Conferenza delle Regioni per l'applicazione dell'eterologa nelle strutture pubbliche. Ma ha anche un altro demerito, quello di non aver mai aggiornato le linee guida regionali sulla procreazione assistita ed inoltre non la prevede nei Livelli assistenziali di assistenza regionali. Tanto è vero che attualmente sono bloccati i rimborsi e i cittadini non possono andare neanche in altre regioni".

"Chiediamo al presidente della Campania con deleghe alla salute Vincenzo De Luca, che ha trovato questa situazione preesistente - prosegue - di convocare un tavolo di lavoro affinché in tempi brevi sia riportata legalità rispetto alle linee guida e giusta assistenza per le coppie".

Scaduti i 90 giorni previsti dalla diffida, presentata insieme alle associazioni L'Altra Cicogna, Aidagg, Hera Onlus e Sos Fertilità, "se non avremo risposte, saremo costretti a intraprendere vie giudiziarie". Come annunciato, conclude, "seguiranno diffide nei confronti di Calabria, Basilicata, Puglia e Sardegna".

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La tecnica di fecondazione a tre è sicura

Luca Coscioni - Mer, 15/06/2016 - 12:57
La tecnica di fecondazione a tre è sicuraWired9 Giu 2016Anna Lisa BonfranceschiFecondazione assistita

Su Nature la prova che la tecnica di fecondazione a tre, autorizzata in Gran Bretagna per combattere la trasmissione di alcune malattie da madre a figlio, è sicura. Ma serviranno altre prove per procedere a livello clinico

Lo scorso anno la Gran Bretagna ha legalizzato la fecondazione assistita a tre, ovvero con dna proveniente da due donne e un uomo. Un modo per impedire che alcune malattie passino di madre in figlio. Una decisione che non aveva mancato di suscitare dibattito, etico e scientifico, relativamente alla sicurezza della procedura. Uno studio pubblicato su Nature da alcuni scienziati del Wellcome Trust Centre for Mitochondrial Disease della Newcastle University prova a risolvere alcuni punti della discussione, mostrando che la procedura è sicura e che porta all’evoluzione di embrioni normali, e potenzialmente di gravidanze normali.

Prima di entrare nel merito dello studio ricordiamo brevemente cosa significa fecondazione a tre. Esistono alcune malattie ereditarie a trasmissione materna dovute ad alterazioni dei mitocondri, gli organelli contenuti nelle nostre cellule (ovocita compreso) proverbialmente noti come le centrali energetiche delle cellule. Si parla di trasmissione materna perché all’atto di formazione dello zigote, la nuova cellula da cui ha origine la formazione dell’embrione, tutti i mitocondri vengono ereditati dall’ovocita materno.

Ovvero tutti quelli che andranno a costituire le cellule dell’embrione prima, e dell’individuo poi avranno origine materna. Il che significa che se alcune alterazioni erano presenti all’origine si manifesteranno anche nel nuovo individuo. Una possibile soluzione al problema consiste nel prelevare il dna dei due genitori dallo zigote appena formato e trasferirli in una cellula uovo (a sua volta privato di nucleo) di una donatricemitocondrialmente sana.

Una tecnica nota come trasferimento pronucleare (in particolare terapia per la sostituzione dei mitocondri o mitochondrial replacement therapy) e già applicata in diversi mammiferi (e tentata con alcune variazioni anche su ovociti umani). Il dna contenuto nei mitocondri (anch’essi ne hanno uno proprio) non è che una piccolissima parte del dna totale, ma in questo modo si evita la trasmissione di malattie mitocondriali da madre a figlio.

Lo studio pubblicato oggi su Nature mostra che la tecnica del trasferimento pronucleare funziona su ovociti umani sani se viene applicata molto precocemente, circa 8 ore dopo la fecondazione invece che 24. Funziona equivale a dire che l’ovocita così fecondato si sviluppa fino allo stadio di blastocisti senza osservare anomalie. E senza portarsi dietro (se non per percentuali irrilevanti, inferiori al 2%) dna mitocondriale nel nuovo ovocita nella stragrande maggioranza dei casi (circa 80%), come hanno dimostrato i ricercatori facendo esperimenti su oltre 500 ovociti umani.

I risultati, sebbene preclinici, mostrano come il trasferimento pronucleare precoce abbia davvero le potenzialità di ridurre il rischio di trasmissione delle malattie mitocondriali, anche se la tecnica va ancora ottimizzata, soprattutto per mantenere il cotrasferimento del dna mitcondriale il più basso possibile.

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