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Puntate Spazio Libero Radio e TV

Luca Coscioni - Mer, 27/07/2016 - 12:22
Puntate Spazio Libero Radio e TVAssociazione Luca Coscioni27 Lug 2016Cellule staminali

Michele De Luca, Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Presidente, Segretario e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, hanno partecipato alle puntate di "Spazio Libero RAI" in Radio e TV, condotte da Simonetta Ciarapica.

I temi affrontati riguardano la libertà della ricerca scientifica e il diritto di fare ricerca in Italia, con una particolare attenzione alla campagna sull'utilizzo di cellule staminali embrionali non idonei per una gravidanza nel campo della sperimentazione scientifica.

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Presentazione della campagna "Legalizziamo" a Pescara con Magi, Federico, Della Vedova, Turco, Di Carlo e Frattarelli

Radicali Italiani - Mer, 27/07/2016 - 10:41
27/07/16

Mercoledì 27 luglio, alle ore 10,30, presso la Sala Consiliare del Comune di Pescara, conferenza stampa di Radicali Italiani, Alternativa Libera e Giovani Democratici per illustrare la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis e per la decriminalizzazione del consumo di tutte le sostanze stupefacenti.

 

Parteciperanno:

 

Riccardo Magi,  segretario di Radicali Italiani

Valerio Federico, tesoriere di Radicali Italiani

Tancredi Turco, deputato di Alternativa Libera

Benedetto Della Vedova, senatore e sottosegretario agli Esteri

Mirko Frattarelli, segretario regionale dei Giovani Democratici

Alessio Di Carlo, membro di direzione di Radicali Italiani e segretario di Radicali Abruzzo

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Radicali e Giovani Democratici: Legalizziamo la cannabis per la libertà di scelta, per lo sviluppo economico del Paese, per la Giustizia e contro le mafie

Radicali Italiani - Mar, 26/07/2016 - 21:01

Si è tenuta oggi, 26 luglio, a Napoli la conferenza stampa di presentazione della campagna "Legalizziamo" promossa da Radicali Italiani e dall'Associazione Coscioni.

I Giovani Democratici della Campania hanno annunciato l'inizio della raccolta firme comune con Radicali Italiani nella regione.

Sono intervenuti il tesoriere nazionale di Radicali Italiani, Valerio Federico, il coordinatore nazionale della campagna, Marco Perduca, l’On. Leonardo Impegno, Deputato del Partito Democratico, Lorenzo Mineo, segretario dell'associazione radicale La Grande Napoli, e alcuni rappresentanti locali e nazionali dei Giovani Democratici.

Da parte degli esponenti radicali è arrivato forte il messaggio che il proibizionismo ha fallito. "In Italia per ogni quantitativo di cannabis sequestrato, ve ne sono almeno 10 che vengono immessi nel mercato illegale. La legalizzazione, al contrario, potrebbe portare un beneficio fiscale di circa 7 miliardi all’anno e una crescita del PIL di oltre mezzo punto, e potremmo così ridurre le imposte sul lavoro e sulle imprese”, ha dichiarato Valerio Federico.

L’On. Impegno ha ripreso questi argomenti sottolineando come “la legalizzazione sarebbe un efficace colpo alla criminalità organizzata e tutelerebbe la salute dei consumatori, attualmente esposti a prodotti trattati con agenti chimici pericolosi”

Da tutti è arrivata la richiesta affinché “la giornata di ieri, che ha visto l'evento storico di un dibattito parlamentare sulla legalizzazione della cannabis, sia un primo passo verso l’approvazione di una legge necessaria ed urgente.”

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Cannabis, Magi a Lorenzin: Grave che Ministro Salute contraddica Direzione nazionale Antimafia e neghi danni proibizionismo anche a salute cittadini

Radicali Italiani - Mar, 26/07/2016 - 19:35
26/07/16

"E' molto grave che un ministro della Repubblica contraddica i dati e il parere ufficiale della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo - cioè della principale autorità in materia - sugli effetti positivi della legalizzazione della cannabis in termini di contrasto alla criminalità. Ed è ancora più grave che a farlo sia il ministro della Salute, schierandosi così a favore delle politiche proibizioniste che, oltre a foraggiare le narcomafie, hanno causato danni enormi alla salute dei cittadini. Solo una cosa è vera, tra le tante parole in libertà dette oggi dal ministro Lorenzin: e cioè che la droga è diffusissima tra le strade di Roma; e non solo Roma aggiungiamo. Legalizzare è iI solo modo per arginare e porre fine alla liberalizzazione di fatto che il mercato illegale delle droghe ha portato nelle nostre città. Soltanto una svolta antiproibizionista, infatti, potrà togliere dalle strade le sostanze incontrollate e perciò nocive che chiunque oggi può comprare a qualsiasi ora in ogni quartiere. Il consumo in età molto giovane che spaventa il ministro è proprio frutto di questa situazione di liberalizzazione di fatto, che lei stessa vorrebbe mantenere. Lorenzin se ne faccia una ragione: il proibizionismo è un crimine e un ministro non può difenderlo".

 

www.legalizziamo.it

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Il proibizionismo antistorico

Luca Coscioni - Mar, 26/07/2016 - 13:10
Il proibizionismo antistoricoIl Manifesto26 Lug 2016Stefano AnastasiaCannabis terapeutica

A un anno dalla formalizzazione della proposta dell’integruppo per la legalizzazione della cannabis, la Camera ne ha iniziato la discussione. Continua intanto la raccolta firme con la campagna Legalizziamo! promossa dall'Associazione Luca Coscioni e radicali Italiani

Toccata e fuga. Finalmente, a un anno dalla formalizzazione della proposta dell’integruppo per la legalizzazione della cannabis, la Camera ne ha iniziato la discussione. Non è poco, ma potrebbe anche essere tutto: tutto ciò che questa legislatura e questo Parlamento si consentiranno di dire su questa annosa e vitale battaglia di libertà. Non è difficile prevederlo, considerato il clima politico che si respira nella discesa verso le prossime elezioni politiche e considerato il fuoco di fila armato dalle destre e dai settori più conservatori del mondo cattolico.

La sola calendarizzazione della proposta di legalizzazione all’ordine del giorno dell’assemblea di Montecitorio ha riattivato l’abituale armamentario proibizionista, condito – come usa – da qualche scienziato pronto a testimoniare i danni irreparabili che la cannabis produce nei cervelli dei più giovani, le morti che essa causa quando sia stata assunta alla guida, ecc. ecc.. Perché, «signora mia che l’ha fumata in gioventù, le canne di oggi non sono più quelle di una volta», e giù a sparare percentuali di principio attivo doppie, triple o quadruple di quelle normalmente sequestrate dalle forze dell’ordine, le quali – evidentemente – continuano a sequestrate quelle degli anni settanta, quando la signora e il tossicologo erano giovani.

O come se la legalizzazione della cannabis possa comportare un trattamento di favore rispetto all’alcool, e dunque rendere lecita la guida sotto effetto di sostanze stupefacenti. Tutte sciocchezze, ovviamente.

Legalizzare la cannabis non vuol dire consentire comportamenti a rischio per l’incolumità altrui, ma – al contrario – dismettere la parte più odiosa della guerra alla droga, quella che colpisce i ragazzi delle scuole e che costringe malati e anziani signori a rifornirsi sul mercato illegale per le proprie necessità terapeutiche o di benessere individuale.

1.107.051 persone sono state segnalate ai prefetti dall’entrata in vigore della legge Iervolino-Vassalli per possesso di sostanze stupefacenti a fini di consumo personale. Più di un milione di persone costrette a ramanzine e piccole o grandi vessazioni solo perché trovate in possesso di sostanze palesemente non destinate allo spaccio. Ottocentomila di queste, più del 70% del totale, erano in possesso di cannabinoidi. Che senso ha questo spreco di risorse pubbliche per dissuadere o stigmatizzare un comportamento diffusamente accettato nella popolazione? Che senso ha l’impiego delle ancor più costose risorse della giustizia penale, dall’uso delle forze di polizia a quello del delicato marchingegno processuale, per la repressione di un mercato che può essere regolato per legge?

--> Leggi QUI anche l'articolo: "Cannabis, Radicali: "Proibizionismo è un crimine, Parlamento non ceda a resistenze: Legalizziamo!"

Giustamente la Direzione Nazionale Antimafia invoca una disciplina che possa limitare il potere di mercato delle organizzazioni criminali e liberare risorse investigative e processuali per perseguire comportamenti ben più gravi. A settembre, dunque, se ne tornerà a discutere in Parlamento. E si vedrà cosa ne sarà. Certo è che le associazioni, i consumatori, le persone ragionevoli e di buona volontà non possono restare fino ad allora con le mani in mano, per poi lasciare alla cabala delle relazioni nella maggioranza o tra la maggioranza e le opposizioni la chiusura della partita. Ecco allora che a settembre sarà utile far arrivare in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dai radicali, dall’Associazione Luca Coscioni e da numerose associazioni, corredata da centinaia di migliaia di firme, per dar forza all’impegno dell’intergruppo antiproibizionista e lasciare la porta aperta alla speranza di un cambio di politiche sulle droghe nel segno delle libertà e dei diritti civili.

--> Leggi QUI anche la dichiarazione di Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni: "Cannabis il Parlamento si è spaventato. Servono firme e disobbedienze"

 
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Cannabis: il Parlamento si è spaventato. Servono firme e disobbedienze!

Luca Coscioni - Mar, 26/07/2016 - 12:36
Cannabis: il Parlamento si è spaventato. Servono firme e disobbedienze! Marco Cappato26 Lug 2016PoliticaCannabis: il Parlamento si è spaventato. Servono firme e disobbedienze! A oltre 40 anni dalla prima disobbedienza civile di Marco Pannella, dopo un referendum vinto e troppe leggi sbagliate, ieri finalmente il Parlamento ha affrontato un dibattito sulla legalizzazione della cannabis. Una proposta prudente, elaborata dall'intergruppo animato dal radicale Benedetto Della Vedova, con l'obiettivo di sottrarre il tema alle logiche di schieramento per affidarlo alla logica delle idee e della realtà di fatto, sul piano medico-scientifico e sociale. Non è bastato (per ora). La valanga di emendamenti ostruzionistici, la precarietà del quadro politico e l'assenza di un vero dibattito nel Paese (è bello poter sapere gli stipendi dei vertici RAI, sarebbe anche meglio poter vedere in televisione una traccia di servizio pubblico che accompagni un tema di società così importante) ha bloccato tutto rispedito la palla alle Commissioni parlamentari. Non lasciamoli solill dibattito prima o poi riprenderà. Ma sarebbe davvero imprudente affidarsi solo a ciò che faranno i Parlamentari e i loro partiti. Se la società è pronta, se persino l'opinione pubblica è pronta (nonostante il disservizio RAI), allora è fondamentale coinvolgere tutti nelle decisioni da prendere.  Disobbedire e firmareE' quello che ha appena fatto Rita Bernardini, con la sua nuova azione di disobbedienza civile, piantando pubblicamente marijuana sul proprio balcone. E' quello che stiamo facendo come Associazione Luca Coscioni, assieme a Radicali italiani e altre organizzazioni della campagna Legalizziamo.it coordinata da Marco Perduca, raccogliendo firme su una proposta di legge di iniziativa popolare ancora più avanzata di quella elaborata dall'intergruppo. Giusto per ricordare a tutti che la (limitata) legalizzazione della cannabis è già una scelta di (opportuno) compromesso: non ci stiamo né a tornare indietro, né a restare fermi. Se vuoi attivarti  nella tua città e partecipare alla raccolta delle firme, clicca QUI.  
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Cannabis, Radicali: "Proibizionismo è un crimine, Parlamento non ceda a resistenze: Legalizziamo!"

Luca Coscioni - Mar, 26/07/2016 - 11:30
Cannabis, Radicali: "Proibizionismo è un crimine, Parlamento non ceda a resistenze: Legalizziamo!"Filomena Gallo, Riccardo Magi25 Lug 2016PoliticaDichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni Roma, 25 luglio 2016 

"La prima disobbedienza civile di Marco Pannella risale al 1975, l'avvio del dibattito alla Camera sulla legalizzazione della cannabis è quindi un momento storico della quarantennale battaglia antiproibizionista. I tentativi di affossarlo però sono già evidenti, per questo non bisogna abbassare la guardia e, anzi, rilanciare.

Per aiutare il legislatore ad assumersi le proprie responsabilità senza cedere alla controffensiva proibizionista che fa il gioco delle narcomafie, come Radicali Italiani e Associazione Coscioni -  con la collaborazione delle più autorevoli organizzazioni antiproibizioniste - stiamo raccogliendo in tutta Italia le firme su una proposta di legge popolare ancora più avanzata del testo all'esame della Camera, poiché prevede oltre alla legalizzazione della cannabis anche a decriminalizzazione dell'uso di tutte le sostanze. 

A decretare il fallimento del proibizionismo non siamo noi Radicali. Lo fa la Direzione nazionale antimafia, che ha dato "parere positivo per tutte le proposte di legge che mirano a legalizzare la coltivazione, la lavorazione e la vendita della cannabis"; e lo fanno i dati incontrovertibili dei danni delle politiche proibizioniste sul piano economico, della giustizia e della salute: 24 i miliardi di euro intascati ogni anno dalle narcomafie soltanto in Europa; 2 quelli spesi in Italia per la repressione; 17mila i reclusi nelle carceri italiane a causa dell'articolo 73 del Testo unico sulle droghe, che punisce la produzione il traffico e la detenzione di sostanze stupefacenti; 1 su 3 i detenuti con problemi di tossicodipendenza, di cui moltissimi giovani o giovanissimi.  Il proibizionismo, insomma, è un crimine. Con la nostra legge popolare Legalizziamo! (www.legalizziamo.it) vogliamo portare al legislatore la voce di un paese ormai pronto a una svolta antiproibizionista".   
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Cannabis, Radicali: Proibizionismo è un crimine, Parlamento non ceda a resistenza: Legalizziamo!

Radicali Italiani - Lun, 25/07/2016 - 18:13
25/07/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni

  Roma, 25 luglio 2016  

"La prima disobbedienza civile di Marco Pannella risale al 1975, l'avvio del dibattito alla Camera sulla legalizzazione della cannabis è quindi un momento storico della quarantennale battaglia antiproibizionista. I tentativi di affossarlo però sono già evidenti, per questo non bisogna abbassare la guardia e, anzi, rilanciare. Per aiutare il legislatore ad assumersi le proprie responsabilità senza cedere alla controffensiva proibizionista che fa il gioco delle narcomafie, come Radicali Italiani e Associazione Coscioni -  con la collaborazione delle più autorevoli organizzazioni antiproibizioniste - stiamo raccogliendo in tutta Italia le firme su una proposta di legge popolare ancora più avanzata del testo all'esame della Camera, poiché prevede oltre alla legalizzazione della cannabis anche a decriminalizzazione dell'uso di tutte le sostanze. 

A decretare il fallimento del proibizionismo non siamo noi Radicali. Lo fa la Direzione nazionale antimafia, che ha dato "parere positivo per tutte le proposte di legge che mirano a legalizzare la coltivazione, la lavorazione e la vendita della cannabis"; e lo fanno i dati incontrovertibili dei danni delle politiche proibizioniste sul piano economico, della giustizia e della salute: 24 i miliardi di euro intascati ogni anno dalle narcomafie soltanto in Europa; 2 quelli spesi in Italia per la repressione; 17mila i reclusi nelle carceri italiane a causa dell'articolo 73 del Testo unico sulle droghe, che punisce la produzione il traffico e la detenzione di sostanze stupefacenti; 1 su 3 i detenuti con problemi di tossicodipendenza, di cui moltissimi giovani o giovanissimi.  Il proibizionismo, insomma, è un crimine. Con la nostra legge popolare Legalizziamo! (www.legalizziamo.it) vogliamo portare al legislatore la voce di un paese ormai pronto a una svolta antiproibizionista".     FOTO DELLA RACCOLTA FIRME STAMATTINA IN PIAZZA MONTECITORIO: https://www.facebook.com/radicali/photos/?tab=album&album_id=1359154757446026  

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Conferenza stampa di presentazione della campagna "Legalizziamo!" a Napoli con Federico, Perduca, Impegno, Mineo e Scarpato

Radicali Italiani - Lun, 25/07/2016 - 13:52
25/07/16

Conferenza stampa di presentazione della campagna "Legalizziamo!" a Napoli con Federico, Perduca, Impegno, Mineo e Scarpato

 

Partecipano:


-Valerio Federico, Tesoriere di Radicali Italiani,

-Marco Perduca, Coordinatore nazionale della campagna Legalizziamo!

-Leonardo Impegno, deputato PD

-Lorenzo Mineo, Segretario dell’Associazione Radicale Per La Grande Napoli

-Francesca Scarpato, Segretario dei Giovani Democratici per la Regione Campania



Martedì 26 Luglio alle ore 11 si terrà presso il Caffé Letterario “Intra Moenia” in Piazza Bellini, una conferenza stampa di presentazione della campagna “Legalizziamo!”, legata alla proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati, promossa da Radicali Italiani e dall’Associazione Luca Coscioni, che ha raccolto il sostegno della Coalizione Italiana per le Libertà civili e democratiche, Forum droghe, Antigone, La Società della Ragione, La PianTiamo e il coordinamento dei grow shop italiani.

Oggi persino dalla Direzione nazionale antimafia denuncia“il totale fallimento dell’azione repressiva” e “la letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi”. A fronte dell’evidente fallimento del proibizionismo sulla cannabis, questa proposta di legge vuole aprire la via per la legalizzazione, prevedendo, tra l’altro, la libertà di auto-coltivazione individuale o associata in “cannabis social club”, pratiche semplificate per la produzione commerciale, il più ampio accesso possibile alla cannabis terapeutica, l’allocazione delle entrate ad attività informative e sociali, una relazione annuale al Parlamento e la depenalizzazione totale dell’uso personale di tutte le sostanze proibite nonché la liberazione dei detenuti per condotte non più penalmente sanzionabili.

Salutando con entusiasmo l’approdo in aula alla Camera del ddl per la legalizzazione della cannabis, previsto per lunedì 25 luglio, l’iniziativa nasce anche per complementare i testi presentati alla Camera e accompagnare dal fuori del Palazzo il dibattito parlamentare.

Verranno annunciati i primi tavolini a Napoli e in Campania, presso cui tutti i cittadini potranno sottoscrivere la proposta di legge. La campagna vedrà un’adesione convinta e un importante sostegno operativo dei Giovani Democratici della Campania, impegnati per i prossimi mesi nella raccolta firme insieme ai Radicali.

 

per info: Lorenzo Mineo 320 8051037 - mail: perlagrandenapoli@gmail.com -

A questo link è disponibile una scheda sintetica con i punti principali della legge: http://associazionelucacoscioni.it/comunicato/la-nostra-proposta-di-legge-la-legalizzazione-della-cannabis-12-punti
Il testo integrale è disponibile sul sito della campagna Legalizziamo! a questo link: http://www.legalizziamo.it/lip-al-parlamento-italiano/

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Puntata de Il Maratoneta di sabato 23 luglio

Luca Coscioni - Lun, 25/07/2016 - 12:35
Puntata de Il Maratoneta di sabato 23 luglioRadio Radicale23 Lug 2016Andrea De Angelis

Argomenti della puntata:

Intervento del segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, che comunica la convocazione del XVIII Congresso dell'associazione che si terrà a Napoli presso l'Hotel Terminus dal 30 settembre al 2 ottobre. A seguire viene trasmessa la prima giornata del Consiglio Generale dell'associazione tenutasi il 07 luglio.

Conduce:

Andrea De Angelis

Intervengono:

Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni

Giuseppe Remuzzi, medico

- Marta Tomasi, giurista

--> Per riascoltare la puntata CLICCA QUI

Il Maratoneta
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Cannabis: domani Radicali raccolgono firme in pza Montecitorio su legge popolare. Magi: Onorevoli, il proibizionismo è reato, legalizziamo

Radicali Italiani - Dom, 24/07/2016 - 18:50
24/07/16

Roma, 24 luglio 2016

  Domani mattina dalle ore 11, in occasione dell'avvio alla Camera dell'esame del ddl dell'intergruppo Cannabis Legale, Radicali Italiani raccoglierà le firme in piazza Montecitorio sulla legge di iniziativa popolare Legalizziamo! (www.legalizziamo.it) per la regolamentazione legale di consumo, produzione e commercio di cannabis e per la decriminalizzazione dell'uso di tutte le sostanze.    "Con le nostre proposte ancora più radicali di quelle all'esame del parlamento vogliamo sostenere il legislatore rafforzando la battaglia antiproibizionista in un momento così delicato", spiega il Segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi. "Alla luce dei quasi 2mila emendamenti presentati,  il cammino del ddl si annuncia tutto in salita. La controffensiva proibizionista è scattata puntuale a pochi metri da un traguardo significativo, per quanto simbolico. È proprio quando obiettivi una volta ritenuti irraggiungibili iniziano a prendere forma, infatti, che le resistenze nei loro confronti si fanno più forti e meglio organizzate. È necessario, quindi, non abbassare la guardia e rilanciare. Per questo domani saremo davanti alla Camera a raccogliere le firme dei cittadini per far arrivare al legislatore la voce di un Paese ormai pronto per un cambio di rotta verso politiche antiproibizioniste, e chiedere al Parlamento di assumersi le proprie responsabilità, senza piegarsi alle resistenze proibizioniste che fanno il gioco delle narcomafie", annuncia Magi, "onorevoli parlamentari, il proibizionismo è un reato: legalizziamo!", conclude.    La proposta di legge di iniziativa popolare è promossa da Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni, con la collaborazione e il sostegno delle più importanti realtà antiproibizioniste italiane.    Info su www.legalizziamo.it  

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Congresso PRNTT, Capano e Federico: "Si confermano le violazioni statutarie da noi segnalate e la volontà di celebrare un Congresso clandestino. Prevalgano il buon senso e la proposta politica"

Radicali Italiani - Dom, 24/07/2016 - 13:40
24/07/16

Lettera aperta di Michele Capano e Valerio Federico, iscritti al PRNTT:

  Care compagne e cari compagni, dopo la nostra lettera aperta che denunciava gli elementi di illegittimità nella convocazione del Congresso di Rebibbia, sotto plurimi profili, e, in particolare, rispetto a:
- la mancata garanzia che il "chiunque" radicale, compagno ignoto, possa avere ingresso ai lavori quando e come voglia, senza preavviso e senza preventivi filtri"; - il mancato quorum degli iscritti per la convocazione utile; - l' esautorazione del Senato del partito radicale nella responsabilità di stabilire luogo e data del congresso, pur nell' ipotesi della  convocazione diretta degli iscritti; - il mancato rispetto dei tempi di convocazione statutariamente previsti, particolarmente rispetto alla necessaria preventiva convocazione dei Congressi d' Area, indispensabili per la preparazione politica del Congresso, alcune cose sono accadute:

- una riunione dell'autoconvocato Senato del Partito Radicale, con la presenza della maggioranza dei suoi componenti, ha fatto proprie talune perplessità da noi espresse, evidenziando altresì come le modalità della convocazione congressuale impedissero un dibattito adeguato, tale da mettere in grado ogni singolo iscritto, come ogni soggetto costituente, di contribuire alla riuscita del Congresso stesso, così come l'assenza di tempi adeguati per un dibattito precongressuale;

- lo stesso Senato ha eletto un Presidente nella persona di Paolo Vigevano, affidando allo stesso il compito di interloquire con i convocatori del Congresso, allo scopo di sanare le criticità che venivano evidenziate;

- una successiva conferenza stampa dei convocatori, guidata dal primo firmatario e Tesoriere del Partito Radicale Maurizio Turco, ha messo in luce l'assoluta indisponibilità ad ogni dialogo, ponendo in essere quello che Paolo Vigevano  stesso ha definito uno "strappo", capace di stroncare sul nascere il tentativo di interlocuzione che era stato inaugurato;
- la mozione generale del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, apprezzando la volontà dei 147 convocatori di tenere un congresso del Partito ed auspicando un'ampia partecipazione degli iscritti, ha rilevato le criticità da noi segnalate, auspicando una soluzione attraverso due sessioni congressuali, come già avvenuto in passato.

A questo punto, pur registrando l' assenza, sempre più grave con il passare dei giorni,  di segnali positivi di trasparenza ed "apertura" circa la celebrazione  del congresso, riteniamo doveroso:

1) dare fiducia alla continuità dell' azione del Senato e del suo Presidente;

2) evidenziare che la auspicata e programmata clandestinità del congresso di Rebibbia ha già cominciato a ridimensionarsi anche grazie al dibattito promosso dalla nostra iniziativa, per quanto le comunicazioni agli iscritti del Partito Radicale continuino ad essere unilaterali, inibendosi il diritto alla conoscenza della nostra iniziativa , come dei contenuti della deliberazione del Senato del Partito Radicale;

2) chiarire che non saremo noi - salve le determinazioni che in sede di Senato si riterrà di assumere per propria parte  - ad assumerci la responsabilità di promuovere una legalizzazione del congresso di Rebibbia per via giudiziaria. Diversamente da Maurizio Turco, che ha più volte adombrato o annunciato azioni giudiziarie a carico di individui e soggetti costituenti dell'area radicale, crediamo nella forza e nella capacità di discernimento degli iscritti radicali. Sono questi ultimi gli unici titolati a scegliere quale Partito Radicale dovrà esservi in futuro, e se un Partito Radicale potrà esservi in futuro.    Ci  opponiamo a una ormai lunga e pervicace strategia tesa a rendere l'area radicale un luogo sempre più introvertito, asfittico e politicamente povero. Molti radicali ne hanno sempre più consapevolezza e confidiamo che a Rebibbia , o altrove, assumano decisioni conseguenti.
Ribadiamo la gravità dell' iniziativa che ha inteso promuovere una convocazione congressuale "contro" e non "per":
- non coinvolgendo tutti i soggetti costituenti e la stessa Emma Bonino nella preparazione politica del Congresso;   - scegliendo un luogo che, con il pretesto retorico e fuori contesto dell' attenzione alla condizione carceraria, consente ai "convocatori" (ma in realtà essenzialmente al primo firmatario Maurizio Turco) di conoscere in anticipo quali e quanti compagni parteciperanno;   - impedendo l' approfondirsi della mobilitazione sulla campagna circa il "diritto alla conoscenza". E' vero infatti che  "la divisione fa la debolezza": un Congresso mal preparato è anche un Congresso poco efficace qualunque sia il suo obiettivo, "tema penitenziario" compreso. In tal modo si ostacola, invece di favorirla, l'adeguata organizzazione del PRNTT in direzione di altri impegni per i prossimi anni (dei quali in ogni caso al congresso gli iscritti parleranno, beninteso).   Ad oggi nessuna informazione logistica è stata fornita circa il Congresso, circa la necessità ed i modi di un eventuale accreditamento anticipato: e se tal silenzio perdurasse chiederemo direttamente lumi alla Direzione del carcere di Rebibbia ed al Dipartimento dell' Amministrazione Penitenziaria.
Rifiutiamo di accettare un piano di discussione di progetto politico in cui l' elemento dirimente sia rappresentato dall'essere stati, e dal potere continuare ad essere nell' attività politica,  "più o meno vicini a quanto è stato e sarà Marco Pannella".
Siano dunque gli iscritti e il dibattito politico a restituire forza e capacità di incidere sull'azione radicale transnazionale.

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Cambiamo il racconto dell'immigrazione. Intervento di Emma Bonino al Comitato di Radicali italiani

Radicali Italiani - Sab, 23/07/2016 - 15:30
22/07/16

Io credo che le proposte che ho sentito e le iniziative possibili e necessarie, a livello locale e nazionale, sul tema immigrazione debbano essere viste all’interno di un’analisi più complessiva di quello che sta succedendo in Europa e non solo, e del problema di fondo, ovvero quello della rappresentazione, del racconto pubblico che viene fatto dell’immigrazione.

Si tratta normalmente di un racconto negativo, colpevolizzante, con capri espiatori per qualunque cosa. Quindi le proposte razionali stentano a farsi strada proprio perché sono coperte da stereotipi e pregiudizi di ogni tipo e del tutto infondati. Pensate al fatto che in Italia i magistrati, hanno detto ripetutamente che il reato di clandestinità non solo non aiuta, da nessun punto di vista, ma anzi è controproducente. Nonostante ciò, il reato di clandestinità rimane in vigore perché il problema rifugiati e immigrazione è diventato, di volta in volta, il capro espiatorio di tutti i problemi di consenso della classe politica.

Prima di lasciare ad altri la trattazione di questioni più nazionali, è importante, secondo me, avere chiaro il quadro generale.

Quando si dice che la Commissione Europea o l’Europa in senso lato è inefficace, carente etc., per proprietà di linguaggio, cominciamo piuttosto a dire: “gli Stati membri dell’Unione Europea sono inefficaci, carenti etc.” perché altrimenti non riusciamo neanche a far capire che cosa è in corso.

Prendendo solo tre episodi di cronaca, non perché dobbiamo seguire la cronaca - anzi al contrario dovremmo leggere gli eventi di cronaca proprio alla luce di un’analisi politica più complessiva- ma se guardiamo la cronaca negli ultimi 10 giorni, dicevo, abbiamo avuto Brexit, Nizza e il tentato golpe in Turchia questa notte; tre episodi che sono nel loro complesso una rappresentazione chiarissima dei problemi e delle crisi che l’Europa deve affrontare al proprio interno e all’esterno, nei paesi limitrofi.

Avremo altre occasioni per approfondire, se volete, tutti e tre questi temi, però alcune cifre ci aiutano ad essere meno ombelicali e a capire di cosa stiamo parlando. E ne darò pochissime giusto per inquadrare la questione in un contesto chiaro.

Sulla questione terrorismo, ad adiuvandum e ad aggravandum, voglio dare delle cifre a livello mondiale proprio per capire meglio cio’ di cui stiamo parlando. Nel 2015 gli attentati registrati di tipo terrorista/islamista sono stati 11.000. Le vittime complessive sono state 30.000. Stiamo parlando di oltre 1000 al mese e non parlo degli annegati in mare, mi riferisco alle vittime di attentati terroristici più o meno legati all’estremismo islamico. Lo dico, non per sminuire, ma perché, se questa è la dimensione mondiale, è importante renderci conto che il terrorismo è un fenomeno interconnesso, che difficilmente si riesce a combattere solo a livello locale o nazionale.

Diceva Brzezinski subito dopo l’attentato alle Torri gemelle del 2001 che il terrorismo è una di quelle cose di cui tutti sanno tutto il momento dopo e nessuno prevede niente il momento prima. E trovo anche abbastanza stucchevoli i commenti e le banalità che si sentono dopo ognuno di questi attentati, nonché le analisi politiche: “colpiscono la Francia perché sta intervenendo, non colpiscono l’Italia perché invece non interviene”. Insomma tutte cose che possiamo dirci con quattro chiacchiere al bar ma che non mi sembra tengano ad una analisi un po’ più corretta.

Fate attenzione al fatto che questi 11.000 attentati sono quasi tutti concentrati in 5 paesi: l’Iraq, l’Afghanistan, il Pakistan, la Siria e la Nigeria. L’agenda è molto difficile da leggere ma gli sconfinamenti in territorio europeo sono appunto “sconfinamenti”, nonché il risultato di quello che è stato l’appello di al-Baghdadi ai “lupi solitari” - solitari però fino ad un certo punto perché poi serve sempre una qualche rete di collegamento e una qualche copertura. Ciò rende anche più difficile, evidentemente, la protezione individuale. Do queste cifre, ripeto, non per sminuire quello che è successo a Nizza ma per aggravare il senso di quello che abbiamo di fronte.

Tralascio - perché l’ho detto molte volte - anche i limiti imposti dalla costruzione europea attuale sullo scambio di intelligence. Ne ho parlato decine di volte ma se c’è una cosa che non è comunitaria è sicuramente lo scambio di intelligence e di informazioni, per ragioni che sono evidenti, note da quando ero ragazza e in cui la prevalenza dello Stato Nazione è certamente molto forte.

Per scendere un attimo sul territorio italiano, credo che come Radicali dobbiamo avere delle frustrazioni ma anche qualche motivo di orgoglio. Io non dimentico, ad esempio, che nel 2013, lanciammo la raccolta di firme per il referendum per abrogare la legge Bossi-Fini perché avevamo chiaro - o almeno lo aveva chiaro chi tra noi lo ha proposto e sostenuto - che il tema “mobilità”, declino demografico ed esplosione demografica, per altri versi, era una miscela esplosiva e che se non ci si attrezzava ad un governo più razionale di questo fenomeno, saremmo finiti nei guai. La frustrazione, è evidente, sta nel nostro non essere riusciti a raccogliere quelle firme, che forse avrebbero portato alla necessità o alla possibilità di un dibattito un po’ più serio e un po’ più sereno, meno di pancia, e un po’ più di testa - e anche un po’ di cuore che non fa male - a livello italiano e forse da qui a livello europeo.

 

La seconda questione di cui vorrei parlare è lo stato di salute dell’Europa. E’ evidente che l’Europa non goda di ottima salute, ma non gode di buona salute - bisogna essere chiari - per volontà dei singoli Stati membri.

Io non sono una appassionata di Junker, insomma non sono la “fidanzata” di Junker, per intenderci, ma devo dire che questo insistere con il capro espiatorio della Commissione europea è insopportabile! La stragrande maggioranza delle politiche, anche quelle comunitarie, è stata usurpata dal vertice degli Stati membri, che prendono delle decisioni e poi sicuramente non le applicano. Quindi si finisce col passare da un summit all’altro a presentare nuovi piani - l’ultimo è di questa settimana, quello dei 10 mila euro per ogni immigrato che un paese riceve - proprio perché le decisioni precedenti, per esempio la riallocazione dei 160 mila migranti in due anni, sono pure state approvate ma non sono mai state applicate.

Abbiamo quindi una deriva inter-governativa drammatica a livello europeo. Ovviamente tutti si stanno allineando su questa strada. Io invece credo che, per quanto impopolare e minoritario possa essere, noi dobbiamo tenere alto il metodo comunitario quanto più possibile. Certamente delle riforme sono necessarie, ma appunto delle riforme in termini di avanzamento dello strumento comunitario e non di deriva intergovernativa. Esattamente l’opposto di quello che sta succedendo.

 

Persino dopo Brexit il vertice dei capi di Stato, nonostante l’articolo 218 del trattato dica che a negoziare è la Commissione, hanno fatto sapere che in realtà negozieranno loro indicando un “inviato speciale” e che non venisse in mente alla Commissione di allargare qualche potere. A metà del percorso della costruzione europea, l’immigrazione NON è una competenza comunitaria, per essere chiari, così come NON lo è la difesa delle frontiere esterne. Quindi ogni volta che si invoca l’Europa sarebbe bene dire nomi e cognomi di chi stiamo invocando, altrimenti credo che il dileggio rispetto all’Europa continuerà. La tesi federalista è sempre stata piuttosto impopolare e lo è in modo particolare di questi tempi ,per questo secondo me richiede, oggi specialmente, una capacità di tenuta che non sarà sicuramente semplice. Insomma, non stiamo andando per la maggiore, ammesso che l’ipotesi spinelliana abbia mai avuto momenti di grande popolarità. Forse negli anni ’80, non so, ma dagli anni ‘90 sicuramente non più. Ma questa, credo, sia la linea da tenere e per questo mi sento più vicina all’intervento di ieri di Dastoli piuttosto che a chi dice: “va beh però accomodiamoci un attimo, vediamo di mettere una qualche pecetta da qualche parte”.

Infine, credo che la crisi dell’integrazione europea, ma anche la crisi dei rifugiati e dei migranti, sia una delle crisi più gravi dell’Unione Europea, perché attiene ai valori fondamentali e al perché stiamo insieme. Da questo punto di vista, politicamente, mi sembra persino più grave della crisi finanziaria, passata o futuribile.

Cosa succederà in Turchia non lo so, ma so che, nel disperato tentativo di frenare i flussi, è stata appaltata ad un Paese terzo la soluzione del problema. Il senso è: teneteveli; a che condizioni, come, dove, non vogliamo sapere. E soprattutto non vogliamo neanche sapere cosa sta succedendo all’interno della Turchia. Stiamo chiudendo tre occhi, il naso, e tutto quanto, salvo poi che ad un certo punto la realtà esplode. Al di là che il colpo di stato sia stato sventato o non sventato, al di là dei 1500 arresti e un centinaio di morti, rimane il fatto che questa è l’espressione non di una “forza turca” ma di una “fragilità turca”; il che dovrebbe preoccupare tutti quanti. E se fate un giro nel Mediterraneo, certamente l’Egitto non gode di ottima salute, di stabilità economica e democratica, così come un po’ di attenzione - non per fare la Cassandra - deve essere rivolta anche all’Algeria, che non sta andando benissimo diciamo. La crisi del petrolio fa sì che i bilanci di questi Paesi, che vivono di sussidi e non producono nulla salvo gas, siano tutti dimezzati, e saranno costretti a ridurre i sussidi — e in Algeria c’è il sussidio per la casa, per la sanità, per la scuola, per i trasporti e per tutto quello che volete - e immaginatevi cosa vuole dire un Paese di 40 milioni di abitanti, senza prospettive di occupazione, in queste condizioni. Non apro neanche il dossier Egitto, recentemente un pochino più esplorato.

Questo solo per dirvi: noi siamo in Italia, qui c’è un’Europa “fragilizzata” per i motivi che ho detto, al sud, al nostro sud, è un susseguirsi di drammatiche fragilità.

 

Infine, non so se su questo abbiamo tutti la stessa opinione, ma la questione demografica, se non viene affrontata anche dal punto di vista politico, ci “sorprenderà” perché una delle modalità di questi tempi è che siamo sempre “sorpresi”. Sul terrorismo comincio finalmente a sentir dire in giro, non solo da me ma anche altri, benché ancora pochi, che la matrice è sunnita-wahhabita e che quello delle alleanze acritiche con le monarchie del Golfo è un problema reale. Però le monarchie del Golfo sono i nostri alleati preferiti, sono i nostri alleati storici, mentre l’asse del male per alcuni continua a rimanere l’Iran. Insisto: la matrice ideologica del terrorismo è wahhabita-sunnita, non è riconducibile ai Fratelli musulmani. Però questa è un’analisi che dovrebbe portare poi ad una ridiscussione delle alleanze, o comunque ad un “reset” di alleanze storiche, cosa che nessuno è pronto a fare per mille altre ragioni.

 

Il problema demografico è un problema sociale, ma anche politico. Noi siamo un continente che si è unito nella disgrazia post-guerra e che si disunisce ed esplode nel benessere. E’ veramente incredibile: siamo un continente che si è fatto la guerra fino allo sterminio, non molto di più di 60 anni fa. Allora l’Inghilterra era distrutta, noi pure, la Francia anche, la Germania non ne parliamo e il progetto europeo - l’unione nella disgrazia - ci ha portato in 60 anni ad essere il continente più ricco al mondo. Abbiamo diritto e dovere di brontolare, però stando a tutti gli standard possibili in termini di educazione, welfare, speranze di vita, e persino economia, l’Europa è il continente più ricco al mondo, ma attraversa un drammatico declino demografico. Non solo l’Italia, ma anche la Germania, la Spagna, il Portogallo, la Bulgaria, tutti questi Paesi sono coinvolti in un declino demografico incredibile. E ad esempio, parlando dell’Italia fra il 2030 e il 2050,  se continuano questi trend demografici non si sa chi pagherà le pensioni, per essere chiari.

In tutto il mondo eravamo un miliardo nel 1815, 2 miliardi nel 1930, 7 miliardi nel 2013, 10 miliardi nel 2050 e la popolazione mondiale cresce al ritmo di 1 milione di persone ogni 4 giorni, però molto localizzati, principalmente in parti di Asia e Africa. Guardando alla costa Sud del Mediterraneo, negli anni ‘50 erano 70 milioni di abitanti più o meno, l’anno scorso erano 430 milioni di abitanti e la prospettiva è di 600 milioni da qui al 2050. E prospettive di sviluppo economico, a quei ritmi, ovviamente non ce ne sono. Lo dico perché questa mia testardaggine - spesso derisa – questa mia ossessione per l’emancipazione femminile non solo è un tema di diritti che a me sta molto a cuore, ma è anche un grande tema politico perché una delle leve per governare in qualche modo questo fenomeno altrimenti non governabile - perché non si può pensare di costruire un muro in mezzo al Mediterraneo - è proprio quella dell’emancipazione femminile.

Già adesso solo 1 su 10 dei migranti africani tenta la strada europea. Gli altri 9 si arrangiano, si fa per dire, all’interno del continente africano anche tra paesi poverissimi, creando una serie di tensioni che noi non vogliamo vedere perché sono distanti. Credo che alcuni scontri in Sudafrica e in altri paesi siano eloquenti su questo.

Chiudo dicendo che se questo è il panorama - da una parte un’Europa non all’altezza per ragioni politiche e dall’altra una regione di instabilità, per usare un eufemismo - siamo arrivati ad un punto in cui non vogliamo neanche comprendere qual è il nostro vero interesse europeo e nazionale. Questo non vuol dire che non ho critiche da fare alla Commissione Europea, dico solo che ne faccio una questione di priorità di responsabilità e che non posso cominciare dalla coda. L’ho già detto molte volte quello che penso su questa storia dei “burocrati europei che si occupano della grandezza delle banane etc.” L’occuparsi della lunghezza delle banane o delle mele è normalmente una richiesta degli Stati membri a protezione dei loro prodotti. Lo so per esperienza, come per la protezione dei pesci: non è che non si sapesse il da farsi, è che per ragioni politiche bisognava inventarsi dei “pesci di carta”, come li chiamavamo allora, per dare delle quote soddisfacenti per la conferenza stampa del ministro di turno. I pesci non c’entravano veramente niente, ma c’entrava la “politica”, si fa per dire, del Ministro della pesca.

 

Penso che il tener ferma la questione europea cercando di allargare lo sguardo - che è nel nostro DNA: siamo nati Radicali spinelliani per questo -, sia un compito molto difficile, probabilmente penalizzante a medio termine. E se noi non riusciamo, per difficile che sia, a trasformare il racconto pubblico sull’immigrazione in un racconto che, pur non negando i problemi, sia in prospettiva positiva per il nostro paese, anche dal punto di vista economico, io credo che rischiamo che queste che sono iniziative razionali si scontrino fatalmente con la pancia e con la paura. E sono poche le voci che lo dicono: sottovoce lo dice un po’ Confindustria, i Sindacati non lo so, lo dicono un po’ di ONG, ma certamente non la classe politica.

Quindi tra le attività da intraprendere c’è quella del racconto pubblico, dobbiamo aver voglia di affrontare Salvini, oppure qualche altro esponente politico che in fondo è uguale a Salvini, forse solo un po’ più educato. Fa impressione questo paese schizofrenico dove se tu fai un giro nel Nord Italia una volta usavano i cartelli “Nuclear Free” adesso usano i cartelli “Immigrant Free”, poi vai nelle cascine e sono tutti del Bangladesh, tutti pakistani. E non c’è un aiuto domestico che non sia di passaporto non italiano, per ragioni che non voglio troppo approfondire ma che sono evidenti – e possibilmente in nero, che così li paghiamo meno. E credo che uno dei nostri compiti, e spero di poter dare una mano anche da questo punto di vista non solo in Europa ma anche qui, sia il tentativo di trovare testimonial, sponsor, di trovare qualche strumento che ci aiuti a cambiare il racconto che si fa del fenomeno immigrazione, non solo perché è nostro dovere proteggere i rifugiati ma anche nostro vero “interesse” a medio termine. Per ora non è così, e basta accendere qualsiasi rete televisiva per constatarlo, ma noi non riusciremo a vincere sul piano legislativo se non riusciamo a sconvolgere, anche con dati alla mano, quella che è la grande bugia di questo paese e la grande bugia dell’intera classe politica. E credo che questo, non so se si chiami diritto alla conoscenza, sia uno dei compiti impopolari che ci dobbiamo tutti assumere, Radicali Italiani compresi.

 

Voglio solo aggiungere due parole sul Brexit, perché abbiamo fatto una ricerca i cui risultati sono drammatici ma anche esilaranti. Nella governance europea di cui si è detto, come vedete, è invalso l’uso del referendum nazionale. Questo è un problema veramente gigantesco perché si tratta di referendum a metà tra il consultivo e il plebiscito. Credo che la lungimiranza dei costituenti italiani vada sottolineata: come sapete da noi il referendum è vincolante, solo abrogativo ma esclude materie di bilancio e fiscali, amnistia, indulto e trattati internazionali. Dal punto di vista democratico, io sono abbastanza perplessa: perché sul Brexit votano solo gli inglesi? La loro uscita impatta anche noi, tutti noi. Innanzi tutto avremmo le intere istituzioni europee occupate dal negoziato Brexit per x anni. Io ricordo quando andò via la Groenlandia nel 1985 fu un incubo: tutte le risorse istituzionali erano dedicate a questo. Immaginatevi un po’ la Brexit. Però rimane il fatto che se le materie sono tutte aperte a referendum nazionali, senza vincoli o limitazioni, e diventano poi politicamente vincolanti, perché quello inglese non lo è legalmente ma lo è diventato politicamente, poi diventa un problema. Un’analisi che abbiamo fatto come European Council of Foreign Relations dà come possibili o in preparazione 38 referendum nazionali. Questo solo per farvi immaginare il tipo di disgregazione possibile, in una situazione in cui mi pare stia tornando la calma piatta dopo lo shock Brexit e in cui sono previste, per l’anno prossimo, tre elezioni non da poco: Germania, Francia, Olanda e non escluderei l’Italia. Elezioni in cui il tema “capro espiatorio europeo” avrà la maggiore. Se non si fa nulla, come mi pare i capi di Stato e di Governo abbiano deciso, cioè che non è il momento delle visioni ma del realismo lento pede, credo che non sarà un buon 2017, soprattutto se si mette in moto questo meccanismo di referendum nazionali su qualunque materia, anche di competenza europea.   

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L'immigrazione è una sfida e una necessità

Radicali Italiani - Sab, 23/07/2016 - 15:09

Per affrontare questa prova epocale dalla quale le nostre città, l'Italia e l'Europa possono uscire vincenti o disintegrati, devono prevalere tre ingredienti fondamentali: il CORAGGIO di guardare in faccia la realtà senza semplificare, l'UMANITA' per non rinnegare il senso strategico dell'Europa faro di civiltà e diritto, L'EFFICACIA per gestire accoglienza e integrazione guardando alle buone pratiche italiane ed europee. Tre sono i campi d'azione che Radicali italiani ha scelto coinvolgendo associazioni ed esperti. Alcuni saranno presenti al prossimo Comitato Nazionale del 15-17 luglio. 1. GOVERNANCE DEI FLUSSI MIGRATORI: MIGRATION COMPACT + DEMOCRAZIA E DIRITTI L'Italia e i paese dell'Ue stanno subappaltando la gestione delle frontiere esterne e dei flussi migratori alla Turchia e ai paesi di origine e di transito. Stiamo creando una rete di avvocati ed esperti di diritto greci e italiani per evidenziare le distorsioni dell'accordo e le violazioni del diritto europeo e internazionale per presentare ricorsi alle giurisdizioni europee. E' necessario rivolgerci ai paesi di origine dei flussi legando la crescita economica al monitoraggio dei progetti di cooperazione e allo sviluppo democratico e dello stato di diritto. C’è il forte rischio, altrimenti, di creare NUOVI INFERNI per migranti finanziati PER MILIONI DI EURO dal nostro paese. Ostentando o illudendosi di riuscire in questo modo a contenere quelle donne e quegli uomini alle porte della fortezza Europa. 2. GOVERNANCE DELLE POLITICHE MIGRATORIE TRA LAVORO E INCLUSIONE SOCIALE Stiamo lavorando all'introduzione di misure efficaci e con una prospettiva a lungo termine per gestire gli ingressi degli stranieri nel nostro Paese e regolarizzare quanti vi sono già presenti e fare in modo che portino il loro contributo, necessario e ormai indispensabile, alla nostra società. Canali legali d'ingresso più flessibili, superamento del sistema rigido delle quote aggiornando il meccanismo in base alla domanda di lavoro effettiva e non di quella prevista, incentivi concreti all'emersione, possibilità di mettersi in regola con un meccanismo stabile, senza ricorrere a sanatorie. 3. GOVERNANCE DEL FENOMENO NELLE CITTÀ Abbiamo cominciato da Roma, studiando attraverso l’accesso agli atti come e perché si era arrivati a un’accoglienza criminale e fallimentare. Proponendo con Accogliamoci una riforma dell’intero sistema, prendendo a modello l’accoglienza diffusa e finalizzata all'autonomia, che in alcune città del nostro Paese ha portato a risultati virtuosi. Ci vogliono centri piccoli e monitorati da organizzazioni esterne e indipendenti, che valutino i servizi e i risultati in termini di integrazione e inclusione sociale. FOCUS SU IMMIGRAZIONE CON EMMA BONINO AL COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI http://www.radioradicale.it/scheda/480925?p=0&s=3853&t=12247&f=0 Video https://www.facebook.com/radicali/videos/1340803772614458/ Per info: radicalionline@gmail.com

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Testamento biologico, ad Ancona verrà istituito nel 2017

Luca Coscioni - Ven, 22/07/2016 - 23:57
Testamento biologico, ad Ancona verrà istituito nel 2017Renato Biondini23 Lug 2016Testamento biologico

Comunicato stampa Ancona  23 luglio 2016

 

 Testamento biologico, ad Ancona verrà istituito nel 2017

 

Il Sindaco di Ancona Valeria Mancinelli, nella seduta del Consiglio comunale del 15 luglio scorso, a seguito  di una  interrogazione presentata dal consigliere nonché capogruppo SEL-Ancona bene comune Francesco Rubini, nella quale  sollecitava la Giunta ad istituire il registro del testamento biologico dopo che  il 21 ottobre del 2015 il Consiglio comunale si era espresso favorevolmente,  ha dichiarato che questo registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, verrà istituito all’inizio  del 2017.

Ci rallegriamo per questa decisione  del sindaco Mancinelli, dopo anni di lotte e  di iniziative su questo tema,  finalmente l’amministrazione comunale di Ancona si impegna ad istituire questo registro che va a tutelare i diritti fondamentali dei  cittadini ed è, in mancanza di una legge nazionale, uno strumento per affermare e far rispettare i diritti fondamentali delle persone e la libertà dei cittadini di decidere sulla propria vita e per l’affermazione dell’autoderminazione nel fine vita.

Con l’istituzione del  registro dei testamenti biologici si darà la possibilità agli anconetani  di depositare le proprie volontà sul fine vita all’interno dell’istituzione comunale,  che può significare per molti, la possibilità di non vedersi costretti ad accettare decisioni altrui nel momento in cui non si è più in grado di autodeterminarsi, nella eventualità che ci  si trovi in uno stato vegetativo permanente e di incoscienza. 

Come associazione Luca Coscioni, abbiamo iniziato questa richiesta al comune di Ancona già dal 2009, dopo aver raccolto più di mille firme di cittadini che chiedevano l’istituzione di questo registro, dopo varie iniziative di sollecitazione e di sensibilizzazione svolte ad Ancona in questi anni su questa tematica, finalmente l’amministrazione comunale di  Ancona lancia un messaggio importante sulla via del progresso e dei diritti civili, segnale che, speriamo possa anche  spingere il Parlamento a legiferare per una legge sul fine vita.

 

Per questo grande risultato,  ringraziamo in primis il gruppo consiliare SEL–Ancona bene comune e in particolare il consigliere Francesco Rubini  che dall’inizio ha appoggiato questa proposta  portandola all’attenzione del  Consiglio comunale, ringraziamo anche l’associazione U.A.A.R. di Ancona con la quale insieme abbiamo portato avanti questa iniziativa.

 

Ma un ringraziamento speciale lo vogliamo  dedicare a Max Fanelli, che ci ha lasciato pochi giorni fa, è  grazie al suo coraggio  alla sua determinazione che questo tema del testamento biologico e dell’eutanasia  ha avuto nuovo slancio,  portando alla ribalta e all’attenzione nazionale il diritto all’autoderminazione nel fine vita, per essere liberi fino alla fine.

 

Renato Biondini  segretario cellula di Ancona associazione Luca Coscioni 

 

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Consiglio di Stato: Unioni civili ed eterologa due passi in avanti. Eterologa, un diritto che non deve essere pagato

Luca Coscioni - Ven, 22/07/2016 - 11:12
Consiglio di Stato: Unioni civili ed eterologa due passi in avanti. Eterologa, un diritto che non deve essere pagatoIl Dubbio22 Lug 2016Filomena GalloFecondazione assistitaIeri il Consiglio di Stato ha preso due importanti decisioni. ll via libera al decreto sulle Unioni civili e il no alla Regione Lombardia che fa pagare la fecondazione eterologa agli assistiti. Questa seconda decisione è una sonora bocciatura del proibizionismo della politica. La Regione Lombardia ha scelto di perseverare in una battaglia legale contro i diritti dei cittadini, e ha perso. Rendere l'accesso all'eterologa più costoso rispetto a quella omologa, è solo l'ennesimo tentativo di difendere sul piano ideologico divieti che su quello giuridico non esistono più. 
Un articolo a cura di Filomena Gallo, Avvocato e Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, in seguito alla condotta di stampo proibizionista tenuta dalla Regione Lombardia riguardo la fecondazione eterologa. Una lesione dei diritti dei cittadini, ma soprattutto una chiara mancanza d'intervento da parte della politica. Quella decretata ieri dal Consiglio di Stato sulla fecondazione eterologa è una sonora bocciatura del proibizionismo della politica. La Regione Lombardia, e il suo presidente Roberto Maroni, hanno scelto di perseverare in una battaglia legale contro i diritti dei cittadini, e hanno perso.
"La determinazione regionale di distinguere la fecondazione omologa da quella eterologa, finanziando la prima e ponendo a carico degli assistiti la seconda, non risulta giustificata" e "realizza una disparità di trattamento lesivo del diritto alla salute delle coppie affette da sterilità o da infertilità assolute", hanno scritto con chiarezza i giudici, ponendo fine così a un'odiosa discriminazione tra persone affette da patologie, che violava in un sol colpo ben due articoli della Costituzione: l'articolo 32 sull'accesso alle cure e l'articolo 3, che sancisce il principio di uguaglianza. Rendere l'accesso alla fecondazione eterologa più costoso, ai limiti del proibitivo, rispetto a quella omologa è solo l'ennesimo tentativo di difendere e perpetuare sul piano ideologico divieti che su quello giuridico non esistono più, perché cancellati da 33 sentenze di tribunale e due giudizi della Corte Costituzionale che in questi 12 anni hanno smantellato la legge 40. Ecco perché la sentenza del Consiglio di Stato, che ha confermato quella del Tar della Lombardia, non ci sorprende.  E se è legittimo esprimere soddisfazione davanti all'affermazione dei diritti dei cittadini, non si può non prendere atto di quella che è l'ennesima sconfitta della politica, che ancora una volta ha rinunciato al proprio ruolo di garante degli interessi di tutti, al suo compito di ampliare e tutelare con le leggi le libertà e i diritti, lasciando così ai giudici questa responsabilità.  Ogni giorno in Italia i cittadini si trovano a lottare, e noi dell'Associazione Luca Coscioni al loro fianco, per rivendicare diritti calpestati da istituzioni che non applicano le leggi, le applicano in modo parziale, oppure seminano ostacoli di natura ideologica - come nel caso della Lombardia - causando differenze e discriminazioni nel Paese. E' quello che accade proprio per l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita.  Come abbiamo dimostrato anche con la videoinchiesta "Il seme della discordia" - realizzata per l'Associazione Coscioni da FaiNotizia, il format di inchieste partecipative di Radio Radicale - a due anni dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa, l’applicazione di questa tecnica nel pubblico è pressoché nulla. Tra ostacoli burocratici, mancanza di donatori e resistenze politiche, il ricorso all’eterologa in Italia resta, ad oggi, ancora un diritto per pochi. E le differenze da regione a regione sono enormi. La prima ad aver tentato di dare risposte alle coppie sterili, prevedendo l’accesso nel pubblico, è stata la Toscana. Poi, nel 2014 la Conferenza delle regioni ha emanato un documento per consentire l’accesso pubblico dietro pagamento di un ticket che ciascuna regione, in base alle proprie risorse, avrebbe dovuto stabilire. Purtroppo nello stesso documento è stato introdotto per la donna il limite di età di 43 anni, in contrasto con la legge 40 che parla di «età potenzialmente fertile» e quindi diversa da persona e persona. Ecco perché abbiamo deciso di assistere una coppia nel ricorso al Tar del Veneto contro questo limite e abbiamo vinto.  Se in Italia vige in generale una forma di federalismo sanitario, nel caso della fecondazione le differenze sono dunque ancora più forti. Al sud le strutture pubbliche sono pochissime: in Basilicata e in Calabria ci sono soltanto un centro pubblico e uno privato, col risultato che tantissime coppie sono costrette a rivolgersi ad altre regioni. La Regione Campania ha bloccato i rimborsi per le coppie che vanno a curarsi altrove, senza aver neppure recepito le linee guida sull’eterologa della Conferenza delle Regioni, motivo per cui abbiamo deciso di diffidare l'amministrazione regionale. Così come abbiamo diffidato la Regione Lazio, che ha limitato l'accesso ai farmaci per la fecondazione escludendo molti centri dalla lista di strutture autorizzate a prescriverli.  Inserire la fecondazione eterologa nei nuovi Livelli essenziali di assistenza, come annunciato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, è il primo passo verso una parità di accesso a queste tecniche. Ma perché siano davvero garantiti i diritti delle coppie che non riescono ad avere figli è necessario vigilare sull'operato delle regioni che dovranno adeguare i Lea, rispettare quanto scritto nella legge 40 - che demanda al medico la verifica di età potenzialmente fertile - prevedere più strutture che a carico della sanità pubblica eroghino tutte le tecniche di PMA, senza le lunghe liste di attesa, che invece ci sono, anche convenzionando come per le altre patologie i privati.Questo significa rimuovere gli ostacoli all'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, rispettare quello che l'Europa ci chiede in materia di futuro demografico e i principi fondamentali della Carta costituzionale, cioè: uguaglianza, accesso alle cure, autodeterminazione, rispetto delle libertà individuali.  Articolo uscito su "Il dubbio" il 22/07/2016 a firma di Filomena Gallo
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Max Fanelli ci ha lasciato, la lotta per una legge sul fine vita continua

Luca Coscioni - Gio, 21/07/2016 - 20:02
Max Fanelli ci ha lasciato, la lotta per una legge sul fine vita continua21 Lug 2016Eutanasia

È morto Max Fanelli, malato di sla. Addio al paladino dei diritti sul "fine vita". Funerali alla FeniceE' morto Max Fanelli. Dopo aver lottato per anni contro la Sla, che lo aveva distrutto nel fisico ma non nello spirito, Massimiliano Fanelli se n'è andato.

La notizia della morte di Max Fanelli ha subito fatto il giro della città e non solo. Max, dopo aver conosciuto il dramma della grave malattia degenerativa, aveva intrapreso una serrata battaglia per il riconoscimento di una legislazine sul fine vita. La sua battaglia, con "Io sto con Max" aveva coinvolto politici, parlamentari, esponenti del mondo laico e anche religioso.

Max aveva 57 anni e lascia la moglie Monica. Tanti i messaggi che in poche ore sono stati rivolti tramite i social al ricordo di Max. I funerali si terranno giovedì con rito civile alle ore 17.30 presso il teatro La Fenice. Come desiderio di Max.... non fiori ma opere di bene per I Compagni di Jeneba Onlus www.compagnidijeneba.org

 

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Cannabis, Magi: 1700 emendamenti sono un favore a Narcomafie

Radicali Italiani - Gio, 21/07/2016 - 19:39
21/07/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani 

  "I 1700 emendamenti depositati sul disegno di legge di legalizzazione della cannabis rappresentano solo la prima mossa della controffensiva proibizionista per impedire che il Parlamento affronti una delle più gravi questioni sociali aperte nel nostro paese con un dibattito serio e argomenti fondati su base scientifica e non ideologica. Intralciare l'iter parlamentare con un ingorgo di emendamenti significa fare il gioco delle narcomafie, che grazie alle politiche proibizioniste incassano ogni anno miliardi di euro e che quindi avrebbero solo da perdere dalla legalizzazione della cannabis. Non è un caso, infatti, che anche la Direzione nazionale antimafia abbia ufficialmente dato parere favorevole al provvedimento. Come Radicali, con la nostra proposta di legge popolare che prevede la regolamentazione legale della cannabis e la decriminalizzazione del consumo di tutte le droghe, siamo impegnati a far arrivare al legislatore la voce del Paese che ormai è pronto per un cambio di rotta verso politiche antiproibizioniste. Per questo lunedì saremo anche noi alla Camera, insieme ai cittadini, per chiedere al Parlamento di non piegarsi alle resistenze proibizioniste che tanto male hanno fatto al Paese sul piano sociale, economico e sanitario". 

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Balneari, Radicali: Emendamento maggioranza dannoso e inutile

Radicali Italiani - Gio, 21/07/2016 - 17:10
21/07/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e Alessandro Capriccioli, segretario di Radicali Roma

  "L’emendamento della maggioranza sulle concessioni balneari, presentato nell’ambito del decreto enti locali, è dannoso poiché espone l'Italia al rischio di una nuova procedura di infrazione, ed è superfluo visto che la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 14 luglio del 2016 fornisce ampia copertura giuridica a quei sindaci che, giustamente, non vorranno firmare ulteriori proroghe. Inoltre ogni eventuale proroga potrà essere impugnata davanti al Tar, con notevolissime possibilità di successo visto che il diritto preminente è quello dell’Unione europea. Insomma, maggioranza, opposizione e balneari possono anche far finta di essere contenti ma la loro, fortunatamente, è una vittoria di Pirro.  La verità  è che il Governo avrebbe dovuto semplicemente conformarsi all’articolo 12 della direttiva 2006/123/CE, così come disposto dalla sentenza della CGUE, invece insieme alla maggioranza ha presentato e fatto votare l’ennesimo testo illiberale e pro lobby.  Come Radicali, coerenti con la nostra storia liberale, continueremo a batterci per dire basta ai padroni delle spiagge e sì alla libera concorrenza, per garantire legalità e un servizio migliore ai cittadini".

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Fecondazione eterologa: affermato principio di uguaglianza

Luca Coscioni - Gio, 21/07/2016 - 16:38
Fecondazione eterologa: affermato principio di uguaglianzaFilomena Gallo, Gianni Baldini21 Lug 2016Fecondazione assistita

Dichiarazione Filomena Gallo e Gianni Baldini, per Associazione Luca Coscioni

Sicuramente un plauso al lavoro dei colleghi Cinzia Ammirati, Massimo Clara e Lorenzo Platania, che in difesa dell’ass. SOS infertilità hanno impugnato la delibera lombarda che poneva interamente a carico delle coppie il costo nel pubblico delle tecniche di fecondazione eterologa.

Questa sentenza del Consiglio di Stato afferma in materia di accesso alle cure per poter avere un figlio afferma il diritto alla salute e il principio di uguaglianza, sanciti dagli articoli 32 e 3 della Costituzione.

La Regione Lombardia, infatti, non solo ha emanato una delibera che discriminava nell’accesso alle cure in base alla gravità della patologia, ma ha difeso un atto palesemente lesivo dei diritti delle persone.

A uscire sonoramente sconfitta oggi è la politica dei proibizionismi che calpesta i diritti e le libertà.

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