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Eterologa, Gallo: bene Lorenzin su età per accesso alle tecniche. Roccella non conosce norme su donazione gameti

Radicali Italiani - Mer, 29/10/2014 - 16:50
29/10/14

Dichiarazione di Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il Partito Radicale:

"Non può che essere accolta positivamente la dichiarazione del ministro Lorenzin al question time di mercoledì 29 ottobre, in merito ai parametri di età per accedere alla fecondazione eterologa, previsto dalla Conferenza Stato-Regioni per l’accesso nel pubblico. Eliminare il limite massimo dei 43 anni, applicando quanto già previsto per la fecondazione omologa, è un presupposto importante per evitare ingiustificate discriminazioni che ledono un principio di uguaglianza fondamentale e contro le quali le coppie potranno opporsi impugnando le delibere regionali".

"Questo limite, infatti, è incostituzionale perché discrimina in base alla gravità dello stato di infertilità e all'età, anche alla luce del fatto che la legge 40 del 2004 prevede un'età potenzialmente fertile, non indicando quella definitiva, in considerazione del fatto che vi è differenza tra donna e donna".

"Incomprensibili e gravi invece le dichiarazioni dell'onorevole Roccella che, esponendo l'interrogazione a firma Calabrò, Pagano e sua, sostiene che in regione Toscana ci sarebbe stata una compravendita di gameti ("è stato recentemente reso noto che presso il Careggi di Firenze è stata eseguita una fecondazione eterologa con gameti importati da una banca estera, presumibilmente acquistati" così scrivono nel testo): è bene ricordare che esistono norme per l'esportazione e l'importazione di gameti in sicurezza e garanzia, che prevedono in divieto di commercializzazione (DM. 10/10/2012)".

"È bene ricordare inoltre che le stesse direttive comunitarie che dettano norme su tracciabilità e sicurezza vietano la commercializzazione ma prevedono un rimborso spese".

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Eterologa: bene Lorenzin su età per accesso alle tecniche. Roccella non conosce norme su donazione gameti

Luca Coscioni - Mer, 29/10/2014 - 16:49
Eterologa: bene Lorenzin su età per accesso alle tecniche. Roccella non conosce norme su donazione gametiFilomena Gallo29 Ott 2014Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il Partito radicale

Non può che essere accolta positivamente la dichiarazione del ministro Lorenzin oggi al question time in merito ai parametri di età per accedere alla fecondazione eterologa, previsto dalla Conferenza Stato Regioni per l’ accesso nel pubblico.

Eliminare il limite massimo dei 43 anni, applicando quanto già previsto per la fecondazione omologa, è un presupposto importante per evitare ingiustificate discriminazioni che ledono un principio di uguaglianza fondamentale e contro le quali le coppie potranno opporsi impugnando le delibere regionali. Questo limite, infatti, è incostituzionale perché discrimina in base alla gravità dello stato di infertilità e all'età, anche alla luce del fatto che la legge 40 prevede un'età potenzialmente fertile, non indicando quella definitiva, in considerazione del fatto che vi è differenza tra donna e donna. 

Incomprensibili e gravi invece le dichiarazioni dell'onorevole Roccella che, esponendo l'interrogazione a firma Calabrò, Pagano e sua, sostiene che in regione Toscana ci sarebbe stata una compravendita di gameti ("è stato recentemente reso noto che presso il Careggi di Firenze è stata eseguita una fecondazione eterologa con gameti importati da una banca estera, presumibilmente acquistati" così scrivono nel testo): è bene ricordare che esistono norme per l'esportazione e l'importazione di gameti in sicurezza e garanzia, che prevedono in divieto di commercializzazione ( DM. 10/10/2012).
E’ bene ricordare inoltre che le stesse direttive comunitarie che dettano norme su tracciabilità e sicurezza vietano la commercializzazione ma prevedono un rimborso spese.

 

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Carceri. Radicali: La morte della detenuta a Sollicciano è frutto di una politica proibizionista e giustizialista

Radicali Italiani - Mer, 29/10/2014 - 14:40
28/10/14

È stata resa nota dall'Osapp la notizia della morte per overdose da stupefacenti di una detenuta nel carcere di Sollicciano a Firenze. Sul tema sono intervenuti Massimo Lensi, componente della Direzione di Radicali Italiani, e Maurizio Buzzegoli, segretario dell’associazione radicale fiorentina "Andrea Tamburi": "L’illegalità delle carceri italiane rimane dilagante. La morte della detenuta nel carcere di Sollicciano non è che il frutto di una politica proibizionista e giustizialista incapace di salvaguardare l'incolumità dei propri cittadini".

I due esponenti radicali ricordano come il problema carceri non sia superato: "La diminuzione del sovraffollamento carcerario messa in campo dal Governo Renzi non implica il superamento dei trattamenti inumani e degradanti che continuano ad essere perpetuati ai detenuti italiani.

La prova tangibile è anche il traffico di sostanze stupefacenti all'interno degli istituti penitenziari ma soprattutto un fallimentare piano di recupero per i detenuti tossicodipendenti". Infine Lensi e Buzzegoli rilanciano la proposta radicale: "Quante morti dovrà continuare a mietere lo Stato fuorilegge, prima di approvare i provvedimenti di amnistia e indulto?".

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Fidatevi della scienza - intervista a Umberto Veronesi

Luca Coscioni - Mer, 29/10/2014 - 11:37
Fidatevi della scienza - intervista a Umberto VeronesiOGGI29 Ott 2014Edoardo RosatiEutanasia

Sulla sua scrivania campeggia la Bibbia. Conosce a menadito l'Antico Testamento, i Vangeli, gli Atti degli Apostoli e le Lettere di Paolo. E anche le sure del Corano. I principi del confucianesimo e del brahmanesimo. Del taoismo e dell'induismo. «Sono un non credente. Ma conoscere la storia delle religioni è una chiave cruciale per entrare nel cuore di quei Paesi e degli uomini che li abitano».

Ci sorprende ogni volta, Umberto Veronesi, 89 anni il 28 novembre. Invitato a tratteggiare il suo sguardo sul futuro, lui, il medico scienziato che ha vissuto l'avvento della penicillina e la donazione della pecora Dolly, spiazza l'intervistatore con un augurio "non scientifico": «Bisogna promuovere il dialogo interreligioso e l'interazione fra mondo delle religioni e mondo laico. Perché si sa: l'integralismo genera violenza».

E la violenza chiama violenza...

«È scientificamente dimostrato. È inutile bombardare l'Isis, lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante. Bisogna dialogare. L'Isis è fatto di persone. Con le quali si può e si deve parlare. Più bombardano, più vedremo teste tagliate. Più taglieranno teste e più bombarderanno. Un maledetto circolo vizioso. Occorre incontrarsi, sedersi, interloquire. La pace dev'essere parte integrante del percorso educativo di ogni cittadino. La pace non è un intervallo tra due guerre: è una condizione mentale e culturale. La violenza, mi sia lecito il termine, è un'invenzione dell'uomo, perché la scienza ha dimostrato che noi siamo animali pacifici e che l'aggressività non è scritta nel nostro Dna. A madre Natura interessa che le sue creature si riproducano, non che si ammazzino a vicenda».

E la scienza, professor Veronesi, ci aiuterà a costruire un futuro di pace?

«Ne sono convintissimo. La sfida di domani, per gli scienziati, sarà soprattutto quella di uscire dai laboratori, per affrontare le tragedie dell'umanità. La scienza deve fornire un contributo massiccio allo sviluppo civile della società. Occuparsi della fame nel mondo, della mortalità neonatale, della difesa dell'ambiente, della reperibilità di fonti energetiche alternative e non inquinanti, della vecchiaia e della longevità... La scienza, come riporta il Decalogo che la mia Fondazione ha stilato a conclusione della Prima conferenza mondiale Science for Peace nel 2009, è lo strumento più adatto per la costruzione della pace globale. E vuol sapere una cosa?».

Siamo tutto orecchi...

«Nell'affermazione di questa pace planetaria le donne sapranno e dovranno scendere in campo perché da sempre contro la guerra. Io sono femminista convinto ed entusiasta, e il mio sogno è vedere le donne manovrare le leve della società, a partire dal Parlamento. Per la prima volta al mondo, in un Parlamento democraticamente eletto, il numero delle donne ha superato quello degli uomini: è accaduto in Rwanda. Dopo le persecuzioni razziali tra Hutu e Tutsi, che hanno segnato l'intera storia di questo Paese africano, la rinascita è stata possibile grazie alle donne rwandesi. Che meraviglia!».

Ma la scienza, di per sé, quale domani ci sta costruendo?

«La scienza è in una fase di grande espansione, di formidabile esplosione. Non risente della crisi, perché da 10 mila anni ha continuato a evolvere, a crescere, superando guerre, epidemie, carestie, rivoluzioni, crisi politiche ed economiche. Perché le idee non le puoi controllare, soffocare, reprimere. Le idee spuntano, crescono, muoiono e vengono rimpiazzate da altre fresche e più trascinanti. Il nocciolo vivo della ricerca di oggi è formato da quattro lettere: "grin". Sta per: genetica, robotica, informatica e nanoscienze. Mondi sconosciuti appena un secolo fa. Quattro aree che interagiscono e s'influenzano reciprocamente».

Qualche esempio pratico? In che senso?

«L'informatica serve a tutto e a tutti: al genetista per sequenziare il Dna in una manciata di di secondi o all'astrofisico per gestire i potenti osservatori astronomici di oggi. La nanotecnologia si occupa del controllo della materia su scala inferiore al micrometro (cioè al millesimo di millimetro) e aiuterà la medicina, grazie, per esempio, alla sua capacità di modificare la molecola di un farmaco, affinché possa colpire specificamente la cellula tumorale risparmiando quelle sane».

Il futuro della scienza è roseo, dunque.

«Ma, per certi versi, anche un po' "inquietante", perché quella parolina magica, "grin", trasformerà il mondo. E noi dovremo prepararci al cambiamento. Pure nelle piccole cose: leggeremo giornali che non si bagnano sotto la pioggia, grazie ai nuovi materiali intelligenti, e una bicicletta peserà 100 grammi. Insegneremo sempre di più a distanza. I ragazzi non andranno più a scuola, ma a casa, col proprio computer, potranno avvalersi delle lezioni di docenti di ogni nazionalità, insegnanti che così saranno in grado di rivolgersi ogni volta non a una classe di 20-30 giovani, ma a centinaia e centinaia contemporaneamente. Non è fan tascienza: tutto ciò è già in atto».

La scienza, insomma, pianta paletti e taglia traguardi e, di riflesso, ci offre nuove chance, inedite opportunità: nei comportamenti, nelle scelte di vita, nelle relazioni sociali e negli orientamenti sessuali.

«Verissimo. Ci sono due grandi ambiti, in particolare, che subiranno una radicale trasformazione proprio in seguito a questi sviluppi scientifici. La famiglia, innanzitutto. Mi spiego. I contorni del nucleo familiare tradizionale si stanno dissolvendo. Al tempo stesso vanno aumentando i rapporti omosessuali, transessuali e bisessuali. Il richiamo sessuale, come da sempre lo concepiamo, sta mutando, per convertirsi in un rapporto d'amore e intellettuale tra due persone. Se, indipendentemente dal sesso, due individui si amano, si amano. Punto. Problema procreazione? Ecco che la scienza scende in campo: col suo ventaglio di innovative soluzioni, tramite le procedure della riproduzione assistita e la possibilità della fecondazione eterologa, può oggi consentire anche alle coppie non tradizionali di mettere al mondo un figlio. È uno scenario che il mondo occidentale dovrà accettare».

Due ambiti, diceva: la famiglia e poi?

«La giustizia. È proprio la scienza a indicarci che la pena di morte è una mostruosità da abolire».

In che senso?

«La giustizia dovrà rivedere le sue politiche alla luce di un fatto: il cervello di un condannato cambia nel tempo. Il cervello si rinnova. Si trasforma. Al contrario di quanto abbiamo creduto sinora, i neuroni continuano a rigenerarsi anche nei soggetti adulti. Che cosa ci insegna questa scoperta? Semplice: chi ha commesso un reato a 20 anni non è biologicamente lo stesso individuo a 40. In altre parole, non lo si può condannare a morte a quest'età perché, scientificamente, il suo "io", il suo cervello è diverso da quello di una volta».

Praticamente, è come se si stesse punendo un'altra persona?

«È così. E allora vorrei un futuro in cui le carceri saranno chiuse e sostituite da scuole, dove vige la missione di rieducare chi ha sbagliato. Rieducare, non punire. Perché le prigioni sono culle di violenza, che esasperano gli animi deboli. Che amplificano l'aggressività. Se lo Stato uccide e si vendica con la pena di morte, in qualche modo ti autorizza a uccidere e a vendicarti anche nella vita di tutti i giorni. Una spirale di follia. Senza via di uscita».

La scienza ci aiuterà a combattere e ad annullare questi paradossi?

«E' la mia viva speranza. Ma vorrei anche che nel domani di questo mondo si facesse sempre più strada una consapevolezza: che non siamo burattini nelle mani di una volontà superiore. Ognuno deve costruire la propria esistenza e responsabilizzarsi. Non è concepibile affermare: "Non posso farci nulla, Dio l'ha voluto!". Noi siamo chiamati a rispondere dei nostri atti. Dobbiamo decidere il nostro progetto di vita. E, sì, anche di morte. Io sono a favore del diritto di morire. L'eutanasia può rappresentare la fine dignitosa di un percorso di malattia in cui sono state intraprese tutte le forme possibili di terapia (assolutamente esemplare è la legislazione olandese in merito, che è stata redatta con la massima scrupolosità). Se qualcuno arriva a maturare la decisione di non accettare più questa vita, qualcuno che soffre di dolori intollerabili senza alcuna speranza di miglioramento, allora noi tutti dobbiamo osservare un silenzioso rispetto. Non condannare. Non scomunicare. Perché giudicare senza capire è la madre di tutti i mali».

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Anagrafe siti da bonificare, Bolognetti: sospendo lo sciopero della fame per onorare la mozione votata dal Consiglio regionale e la risposta dell’assessore Aldo Berlinguer.

Radicali Italiani - Mar, 28/10/2014 - 23:45
28/10/14

Pubblichiamo la lettera di Maurizio Bolognetti all'assessore all'Ambiente della Regione Basilicata Aldo Berlinguer, con cui il segretario di Radicali Lucani annuncia la sospensione dello sciopero della fame:

Caro Berlinguer,

le sono grato per l’attenzione che ha voluto dedicare alle questioni che ho posto. Mi consentirà, spero, di sottolineare che mi batto non per la trasparenza, ma per affermare il diritto alla verità inteso come diritto alla conoscenza. La mia non è protesta, ma proposta. Ho infatti proposto alla Regione Basilicata di rispettare la sua propria legalità, onorando le leggi dello Stato e i suoi propri deliberati. Sto proponendo, come ho fatto nel 2007 con l’anagrafe pubblica delle attività degli eletti e dei nominati o nel 2010 con una proposta finalizzata ad istituire un’anagrafe dei rifiuti, di onorare l’einaudiano diritto a poter conoscere per deliberare.

Ciò detto, alla luce della decisione del Consiglio regionale, che ha votato una mozione che impegna la Giunta a varare l’anagrafe dei siti da bonificare, e degli impegni che lei mi ha prospettato nella cortese lettera che mi ha inviato nella tarda serata di ieri, sospendo da questa mattina la mia iniziativa di dialogo nonviolento, sospendo il mio Satyagraha.  

Caro Berlinguer, provo per l’ennesima volta a fare fiducia alla Regione, esprimendo l’auspicio che dopo anni di rinvii gli impegni presi vengano mantenuti. Non per amore di gratuita polemica, vorrà inoltre consentirmi di sottolinearLe che la risposta contenuta nella sua prima missiva conteneva notizie a me già note da anni. Trattasi, infatti, delle risposte che ricevo con regolarità dai gentili funzionari del Dipartimento da lei diretto ogni qualvolta provo a chiedere notizie dell’anagrafe dei siti da bonificare. Comprenderà, spero, che lei si è impegnato a fare ciò che da anni prevede una legge dello Stato e a dar corso finalmente a quanto la stessa Regione aveva scritto nel “Documento propedeutico di indirizzo per l'aggiornamento e l'adeguamento del Prgr”.

Come potrà notare, caro assessore, la delibera 1631/2012 contiene non a caso le parole “adeguamento” e “aggiornamento”. Questo in una Regione che è ancora molto lontana da una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti e che continua a puntare su inceneritori e opifici, anziché onorare quanto è scritto a chiare lettere in direttive comunitarie che parlano di “gerarchia dei rifiuti”: prevenzione e riduzione, differenziata e riciclaggio.

Quanto all’efficacia delle politiche “ambientali”, vorrà infine consentirmi di sottolineare che molto c’è da fare e molto non è stato fatto ad iniziare dal fronte dei monitoraggi.

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Deposizione Napolitano. Manfredi (Ri): Copertura media senza possibilità di confronto rispetto a Ciampi per Telekom Serbia

Radicali Italiani - Mar, 28/10/2014 - 18:08
28/10/14

Dichiarazione di Giulio Manfredi, membro di direzione di Radicali Italiani:

"La copertura mediatica assicurata alla deposizione del Presidente Napolitano è incommensurabile rispetto a quella che ebbe la deposizione dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, il 13 luglio 2004, nella tenuta presidenziale di Castelporziano, nell’ambito dell’inchiesta sull’affaire Telekom Serbia".

"Ciampi depose in qualità di 'persona informata sui fatti' (essendo ministro del Tesoro all’epoca della cessione del 29% di Telekom Serbia a Telecom Italia, nel giugno 1997) alla presenza unicamente del procuratore capo di Torino Marcello Maddalena e dell’aggiunto Bruno Tinti. La notizia delle deposizione di Ciampi venne fuori solo dopo una settimana, riportata da scarne agenzie".

"Il 27 novembre 2002 avevo fornito al pm Tinti una lista di nomi di esponenti del governo Prodi del 1997 che potevano essere utilmente sentiti nell’ambito dell’inchiesta su Telekom Serbia. Oltre a quello di Ciampi, la lista comprendeva i nomi di Romano Prodi, Lamberto Dini, Piero Fassino, Mario Draghi (nel 1997 direttore generale del ministero del Tesoro) ed Enrico Micheli".

"Ricordo, infine, che la commissione parlamentare d’inchiesta su Telekom Serbia chiuse i battenti il 10 luglio 2004, tre giorni prima della deposizione di Ciampi, senza avere mai audito il Presidente della Repubblica, come richiesto reiteratamente da noi radicali".

Per approfondimenti:

"Telekom Serbia: Presidente Ciampi, nulla da dichiarare?" di Giulio Manfredi (con postfazione di Marco Pannella), Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2003

Sentenza d'archiviazione su Telekom Serbia

Lettura critica dell’ordinanza di archiviazione di Telekom Serbia

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Filomena Gallo parteciperà al Congresso "Infertilità umana: recenti progressi"

Luca Coscioni - Mar, 28/10/2014 - 17:20
Fecondazione assistita

L'evento si terrà il giorno 20 novembre  presso il Museo Civico "Baldassarre Romano" di Termini Imerese.

Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, interverrà su come le sentenze della Corte Costituzionale hanno smantellato la Legge 40/04.

Per avere tutte le ulteriori informazioni consulta il programma in allegato

Data: Giovedì, 20 Novembre, 2014 - 09:30 to 19:00Città: Termini ImereseIndirizzo: Museo Civico "Baldassarre Romano" AllegatoDimensione Programma_20 nov2014 TerminiImerese.pdf267.22 KB
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Finevita, lettera aperta dell'Ass. Coscioni alla Boldrini: sia data certezza di trattazione e pubblica discussione alle leggi popolari

Radicali Italiani - Mar, 28/10/2014 - 13:40
28/10/14

Comunicato stampa dell'Associazione Luca Coscioni

Ad un anno dall'incontro tra i rappresentanti del comitato promotore  della proposta di legge di iniziativa popolare EutanaSialegale e la Presidente della Camera, on. Laura Boldrini, i sottoscrittori della pdl inviano una lettera aperta, pubblicata oggi sulle pagine del Garantista, alla terza carica dello Stato. Di seguito il testo integrale:

"Gentile Presidente Boldrini, torniamo a rivolgerci a Lei a quasi un anno da quando -il 28 ottobre 2013- Lei ci consentì di presentarLe la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e l'interruzione delle terapie.

Nel Suo messaggio al Congresso dell'Associazione Luca Coscioni Lei ha fatto riferimento sia ai lavori in corso per la riforma del regolamento, sia alla possibilità per i Gruppi di chiedere la calendarizzazione della proposta. In particolare, abbiamo notato ed apprezzato il Suo impegno a porre la questione alla Conferenza dei Capigruppo.

Al fine di ottenere dei risultati effettivi, Le chiediamo di valutare la possibilità di anticipare - rispetto al più ampio tema della riforma complessiva del Regolamento- la trattazione di quella parte di riforma relativa alla certezza di trattazione delle leggi popolari. Per quanto riguarda le possibilità di calendarizzazione delle leggi popolari a regolamento vigente, Le chiediamo se l'iniziativa da Lei preannunciata in sede di Conferenza dei Capigruppo non possa essere condotta in forme tali da essere conosciuta anche all'esterno del Palazzo. Il coinvolgimento dell'opinione pubblica su un tema certamente popolare ci pare infatti essenziale per indurre almeno una parte dei Gruppi ad operare una soluzione di continuità rispetto alle pratiche sin qui affermatesi.

Abbiamo ben presenti sia gli ostacoli che si frappongono alla discussione della proposta, sia i limiti dei poteri del Presidente della Camera. Dopo oltre un anno di attesa, ci pare però chiaro che si rendono necessarie iniziative senza precedenti per garantire quanto da Lei stessa evocato nel Suo messaggio: "il rispetto del dettato costituzionale e delle decine di migliaia di cittadini che, firmando, hanno espresso attiva partecipazione alla vita democratica".

Rimaniamo a Sua completa disposizione per approfondire queste ed altre proposte, nella speranza che si possa finalmente compiere un passo avanti nella direzione auspicata.

Le rivolgiamo i nostri più cordiali saluti,

Marco Cappato, tesoriere Associazione Luca Coscioni

Mina Welby, co-presidente Associazione Luca Coscioni

Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni

Rosalba Saluzzo, vicepresidente Exit Italia

Matteo Mainardi, coordinatore campagna "Eutanasia Legale"

Luigi Montevecchi, consigliere generale Associazione Luca Coscioni

Marco Perduca, rappresentante all'ONU del Partito Radicale

Stefano Incani, responsabile UAAR campagna "Eutanasia Legale"

Rocco Berardo, giunta Associazione Luca Coscioni" 

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Lettera aperta alla Presidente Boldrini: non dimentichi la nostra proposta di legge

Luca Coscioni - Mar, 28/10/2014 - 10:21
Lettera aperta alla Presidente Boldrini: non dimentichi la nostra proposta di legge Ass. Coscioni28 Ott 2014Eutanasia

Gentile Presidente Boldrini,

torniamo a rivolgerci a Lei a quasi un anno da quando -il 28 ottobre 2013- Lei ci consentì di presentarLe la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e l'interruzione delle terapie.

Nel Suo messaggio al Congresso dell'Associazione Luca Coscioni Lei ha fatto riferimento sia ai lavori in corso per la riforma del regolamento, sia alla possibilità per i Gruppi di chiedere la calendarizzazione della proposta. In particolare, abbiamo notato ed apprezzato il Suo impegno a porre la questione alla Conferenza dei Capigruppo.

Al fine di ottenere dei risultati effettivi, Le chiediamo di valutare la possibilità di anticipare - rispetto al più ampio tema della riforma complessiva del Regolamento- la trattazione di quella parte di riforma relativa alla certezza di trattazione delle leggi popolari. Per quanto riguarda le possibilità di calendarizzazione delle leggi popolari a regolamento vigente, Le chiediamo se l'iniziativa da Lei preannunciata in sede di Conferenza dei Capigruppo non possa essere condotta in forme tali da essere conosciuta anche all'esterno del Palazzo. Il coinvolgimento dell'opinione pubblica su un tema certamente popolare ci pare infatti essenziale per indurre almeno una parte dei Gruppi ad operare una soluzione di continuità rispetto alle pratiche sin qui affermatesi.

Abbiamo ben presenti sia gli ostacoli che si frappongono alla discussione della proposta, sia i limiti dei poteri del Presidente della Camera. Dopo oltre un anno di attesa, ci pare però chiaro che si rendono necessarie iniziative senza precedenti per garantire quanto da Lei stessa evocato nel Suo messaggio: "il rispetto del dettato costituzionale e delle decine di migliaia di cittadini che, firmando, hanno espresso attiva partecipazione alla vita democratica".

Rimaniamo a Sua completa disposizione per approfondire queste ed altre proposte, nella speranza che si possa finalmente compiere un passo avanti nella direzione auspicata.

Le rivolgiamo i nostri più cordiali saluti,
--
Marco Cappato, tesoriere Associazione Luca Coscioni
Mina Welbyco-presidente Associazione Luca Coscioni
Filomena Gallosegretario Associazione Luca Coscioni
Rosalba Saluzzovicepresidente Exit Italia
Matteo Mainardicoordinatore campagna "Eutanasia Legale"
Luigi Montevecchiconsigliere generale Associazione Luca Coscioni
Marco Perducarappresentante all'ONU del Partito Radicale
Stefano Incaniresponsabile UAAR campagna "Eutanasia Legale"
Rocco Berardo, giunta Associazione Luca Coscioni

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ONU/Diritti Umani: le domande del Partito Radicale per i membri del Consiglio Onu sui diritti umani

Radicali Italiani - Mar, 28/10/2014 - 10:16
28/10/14

È iniziata lunedì 27 la fase conclusiva della cosiddetta revisione periodica universale, UPR, dell'Italia davanti al Consiglio Onu sui diritti umani. Nei prossimi tre giorni gli stati membri delle Nazioni unite porranno centinaia di domande al nostro Paese per ottenere informazioni circa gli impegni presi dal governo italiano nel 2009 in materia di rispetto dei diritti umani.

Nei mesi scorsi, e ancora in questi giorni, il Partito Radicale ha preparato un corposo dossier sull'inefficacia delle misure adottate dall'Italia per far fronte ai rilievi sollevato dall'Onu nel corso degli anni relativi alle carceri, immigrazione, disabilita' diritti LGBT e disabili.

In premessa alla sua nota, il Partito Radicale ‎sottolinea come non ci si possa limitare a dar fiducia alle dichiarazioni del Governo italiano, secondo cui molte delle raccomandazioni accettato sarebbero state trasformate in riforme legislative, ma che occorra approfondire, punto per punto, le varie questioni. Infatti, che si tratti delle carceri, piuttosto che delle politiche migratorie, dei progetti di inclusione dei Rom oppure dell'abbattimento delle barriere architettoniche, passando per le permanenti discriminazioni nei confronti dei gay, l'Italia ha ampiamente dimostrato di preferire una campagna di pubbliche relazioni, o minime modificazioni legislative di tipo cosmetico, a riforme strutturali. 

Le carceri restano sovraffollate, i campi Rom continuano a esser sgombrati colla forza, non un euro e' stato speso per dar seguito alla ratifica della Convenzione Onu in materia di disabilita' e I ripetuti annunci di modifica del codice civile per consentire le unioni di persone dello stesso sesso son rimasti, appunto, annunci.

Questa situazione di patente e prolungata illegalita' costituzionale e mancanza di rispetto dei propri obblighi internazionali da parte dell'Italia e' stata piu' volte al centro, e anche solennemente, di interventi pubblici e ufficiali del Presidente della Repubblica, è debitamente articolata nella Sentenza Torreggiani adottata dalla Corte europea dei diritti umani a gennaio 2013 e fotografata dal rapporto del gruppo di esperti indipendenti che per le Nazioni unite documenta le detenzioni arbitrarie.

Domande proposte dal Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito da porre all’Italia in occasione della Revisione Periodica Universale (Universal Periodic Review) nell’ottobre 2014.

Quali misure sta adottando l’Italia per rispettare appieno l’Articolo 7 e 14 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (PIDCP)?

Nel gennaio del 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha adottato una “sentenza pilota” riguardante l’Italia demandando al Governo di adottare una serie di rimedi legislativi per affrontare le sistematiche violazioni dell’Articolo 3 della CEDU nelle istituzioni penitenziare nazionali. Sebbene le segnalazioni arrivassero da due penitenziari, la Corte europea ha affermato che i trattamenti “inumani e degradanti” sono un problema strutturale riguardante l’intero paese.

2. L’Articolo 3 della Convenzione europea dei Diritti Umani proibisce i trattamenti inumani e degradanti – così come l’Art.7 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici – e sono anche una violazione dell’ Art. 27 della Costituzione italiana: “La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. […].”

3. L’appello dell’Italia nell’aprile del 2013 è stata, infine, rigettato e la Corte di Strasburgo ha fissato nella scadenza del 28 maggio 2014 la data per rispondere alla sentenza Torreggiani.

4. L’8 ottobre 2013, agendo secondo l’Articolo 87 della Costituzione, il Presidente della Repubblica si è rivolto al Parlamento con un messaggio denunciando le condizioni detentive e accentuando la necessità di rispondere alla sentenza Torreggiani. Il Presidente Napolitano ha indicato possibili rimedi: pene alternative, ampie depenalizzazioni per crimini non-violenti, così come indulto e amnistia.

5. Il 6 marzo 2014, la Commissione dei Ministri del Consiglio d’Europa ha espresso una seria preoccupazione riguardo la mancanza di progressi dell’Italia rispetto alla sentenza pilota.

6. Alla data del 15 marzo 2014 solo la Camera dei Deputati ha tenuto un dibattito sul lavoro della sua Commissione Giustizia riguardo alcune bozze di documenti che avrebbero dovuto rispondere al messaggio presidenziale. Purtroppo, nessuna delle leggi, o dei cambiamenti in politiche, adottati o promossi dal Parlamento, né i decreti introdotti dal Governo nel luglio e nel dicembre 2013, hanno risposto adeguatamente alla sentenza Torreggiani.

  7. Negli ultimi due anni, la situazione carceraria si è deteriorata; infatti, nel suo discorso alla Camera dei Deputati il 24 gennaio 2014, l’allora Ministro della Giustizia ha affermato che alla fine del 2013 la capacità regolamentare delle carceri italiane era di 47.599 posti, in ogni caso quei dati soffrivano di un rilevante sottodimensionamento (di circa 4.500 posti) a causa della manutenzione ordinaria di diversi istituti così come il rinnovamento degli edifici. Di conseguenza circa 4.500 posti devono essere sottratti ai 47.500 ufficialmente dichiarati; quei numeri sono stati calcolati al “4 dicembre 2013”. Così come in tale data vi erano “64.056 persone detenute, 11.180 in attesa di un primo giudizio, 12.049 con una sentenza non-definitiva, 38.828 con una sentenza definitiva e 1.189 internati”. Inoltre, il Ministro ha anche affermato che all’interno di un piano di costruire nuove carceri un totale di “12.324 nuovi posti sono stati o stanno essendo realizzati, 5.012 dei quali sono pronti per essere utilizzati”. Il Ministro non ha elaborato se essi fossero effettivamente già in uso.   8. In diverse occasioni, sia il Governo, il Parlamento e le unioni di polizia hanno dichiarato che affinché le nuove, e vecchie, istituzioni penitenziarie per operare in accordo con la legge del Governo dovrebbero assumere circa 5.000 nuovi poliziotti.   9. La Corte europea dei Diritti Umani ha anche denunciato che le violazioni dell’Italia dell’articolo 6 dei Diritti Umani della Convenzione europea sull’ “irragionevole durata dei procedimenti penali” – art.14, 1C dell’ICCPR. Nel gennaio 2014, il Ministro della Giustizia denunciava una situazione nella quale vi sono tre milioni e mezzo di procedimenti penali in corso, la cui durata va oltre i cinque anni – un fardello che ostruisce il lavoro delle corti in tutto il paese. La situazione della giustizia civile è anche peggiore con oltre cinque milioni di processi in corso con una durata di sette anni, come denunciato dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE).     10. Quali misure sono in discussione per evitare l’abuso della detenzione prima del processo?   L’Art. 14.2 del PIDCP recita “Ogni persona incolpata di un crimine deve avere il diritto di essere presunta innocente fino a quando è provata essere colpevole secondo la legge”. Secondo ammissione del Ministro di Giustizia circa il 40% di coloro detenuti in Italia non sono stati condannati in sentenza definitiva (il sistema italiano prevede tre gradi di giudizio), circa il 10% non hanno mai visto un giudice. Le associazioni degli avvocati (Bar Associations) segnalano che metà di quel 40% di detenuti sono infine assolti.   11. L’Italia prenderà in considerazione una riforma del Art.41-bis dell’Atto di Amministrazione Penitenziaria?   L’articolo 41-bis dell’Atto dell’Amministrazione Penitenziaria autorizza il Ministro di Giustizia o il Ministro degli Interni a sospendere taluni regolamenti penitenziari. Ciò è utilizzato contro persone imprigionate per crimini particolari: coinvolgimento con la mafia; traffico di droga; omicidio; furto aggravato ed estorsione; rapimento; importazione, acquisto, possesso o cessione di grandi quantitativi di droga; e crimini commessi per terrorismo o per sovversione del sistema costituzionale. E’ sospeso solo quando un prigioniero co-opera con le autorità, quando viene annullato da una corte, o quando un prigioniero muore. La Corte di Sorveglianza di Roma è la corte con competenze a livello nazionale sugli appelli contro i decreti di 41-bis. Tale trattamento speciale è in violazione con l’articolo 7 del ICCPR in quanto costituisce trattamenti che violano la dignità umana e certamente non sono in linea con l’Art.27 della Costituzione Italiana.   12. Come opererà il recentemente stabilito sistema del Prigioniero Ombudsman?   Nel febbraio 2014 il Parlamento ha convertito in legge un decreto concernente questioni legate alla criminalità che, tra le altre cose, ha istituito il “Garante nazionale dei diritti dei detenuti” un Ombudsman nazionale indipendente per i diritti dei prigionieri. La necessità di adottare con rapidità il decreto che implementa la legislazione non includeva le specifiche sulle competenze e prerogative di tale figura.   13. Come l’Italia intende allineare la definizione di tortura con gli standard internazionali?   Il 6 marzo 2014 il Senato della Repubblica italiana ha infine introdotto, in “prima lettura” (l’Italia ha un sistema bi-camerale perfetto in cui le leggi devono essere discusse da entrambe le Camere) il crimine di tortura nel suo codice penale. Il testo non aderisce alla lettera e allo spirito della Convenzione ONU in quanto non è specificatamente applicata agli ufficiali pubblici e implica una reiterazione dell’atto per essere considerata tale. Alla fine, qualora l’atto dovesse provocare la morte della persona, la legge ordina la reclusione come ultima istanza, qualcosa che non è in linea con l’Art. 27 della Costituzione.   14. Quando l’Italia stabilirà un Istituzione Nazionale Indipendente sui Diritti Umani?   Nella primavera 2013 il Parlamento ha infine ratificato il Protocollo Opzionale della Convenzione ONU sulla Tortura (OPCAT, in inglese), ma non ha proceduto a stabilire un’istituzione indipendente sui Diritti Umani in linea con i principi di Parigi. L’assenza di tale agenzia non permetterà il meccanismo di monitoraggio complessivo prefigurato dall’OPCAT.   15. Dall’inizio della XVII legislatura (marzo 2013), diverse bozze di legge sono state introdotte in materia ma nessuna è pienamente in linea con i principi di Parigi. Particolarmente preoccupante è la mancanza di linee guida per la selezione e la nomina dei membri dell’Istituzione così come la mancanza di chiarezza sulle loro prerogative.   16. Come l’Italia affronterà la riforma del sistema giudiziario per le persone affette da malattie mentali?   Nella primavera del 2012 e del 2013 il Parlamento ha adottato leggi per chiudere i cosiddetti “Ospedali psichiatrici giudiziari” devolvendo le loro competenze alle amministrazioni regionali con la prospettiva di rilasciare centinaia di persone con malattie mentali e trasferendole alle istituzioni sanitarie quando queste persone non fossero ritenute pericolose. Né il governo centrale né le regioni hanno intrapreso alcun passo per implementare quelle decisioni.   17. Quando l’Italia implementerà istituzioni speciali per prigionieri con figli?   Nel 2011 il Parlamento ha adottato una legislazione concernente le detenute madri prevedendo la detenzione di donne e uomini con bambini fino all’età di sei anni solo in circostanze molto gravi e promuovendo la costruzione di Istituti a Custodia Attenuata per detenute Madri (ICAMM), istituzioni speciali con un minore grado di sicurezza. A marzo 2014, solo una dei nuovi istituti proposti, quello di Venezia, è stato inaugurato lasciando circa 40 madri dietro le sbarre con bambini in altri penitenziari di Firenze, Roma e Torino.   18. L’Italia giungerà ad abolire l’incarceramento a vita nelle sue varie forme?   L’articolo 27 della Costituzione italiana prevede un sistema di giustizia dedicato alla riabilitazione dei criminali. Il mantenimento della prigione a vita (ergastolo) e la negazione del diritto dei prigionieri – coloro condannati al cosiddetto “ergastolo ostativo” (incarcerazione a vita senza rilascio in libertà condizionale) sotto l’Art.4 bis dell’Atto dell’Amministrazione Penitenziaria– ad avere qualche forma di libertà limitata dopo 20-25 anni di vita in prigione è contrario alla Costituzione ed è anche in violazione di una sentenza del 2013 della Corte europea dei Diritti Umani.   19. L’Italia costituirà un corpo integrato e indipendente per monitorare l’ applicazione di leggi riguardo all’uguaglianza affrontando discriminazioni sul piano dell’orientamento sessuale, d’identità di genere ed espressione?   Il ripsetto dei diritti delle persone Lesbiche Gay Bi-sessuali Transgender e Intersex (LGBTI) in Italia è spesso compromessa da una legislazione incompleta. Durante l’ultima decade, implementando direttive dell’UE, l’Italia ha adottato una legislazione che proibisce la discriminazione riguardante l’orientamento sessuale e – per una certa estensione– identità di genere nel campo sia dell’impiego pubblico e privato.   20. Nell’aprile del 2013 una Strategia Nazionale per prevenire e contrastare la discriminazione sul piano dell’orientamento sessuale e l’identità di genere (2013-2015) è stata anch’essa adottata. La Strategia Nazionale è stata definita dall’Ufficio nazionale per la promozione di uguali trattamenti e la rimozione della discriminazione sui piani di origini razziali o etniche (UNAR, in inglese) senza una legislazione sull’allargamento delle competenze dell’UNAR mantenendo il suo operato vulnerabile al volere politico o ai cambi di governo.   21. Nel 2010 l’Italia ha creato l’Osservatorio per la Sicurezza Contro Atti di Discriminazione (OSCAD) per aiutare gli individui che appartengono alle minoranze di godere il diritto di uguaglianza di fronte alla legge e garantire la protezione contro ogni forma di discriminazione anche basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Nonostante la creazione di queste due istituzioni, l’Italia manca di un’organizzazione integrata e di uguaglianza indipendente per perseguire un’agenda su più piani riguardo l’uguaglianza.   22. L’Italia adotterà misure per permettere uguali trattamenti alle coppie dello stesso sesso?   Le coppie dello stesso sesso sono discriminate di fronte alla legge se comparate con quelle di sesso differente. Lo stato non offre nessuna soluzione ai problemi di tutti i giorni cui questa discriminazione da luogo. Nessun legge è correntemente discussa al Parlamento per affrontare tali trattamenti d’ineguaglianza.   23. L’Italia completerà le leggi di riassegnazione di genere con regolamenti più specifici?   La riassegnazione di genere in Italia è legalmente garantita, i cambiamenti nei documenti sono garantiti, e le procedure mediche sono disponibili gratuitamente. Nondimeno, la mancanza di specifiche regolamentazioni nelle procedure causano incertezza e differenziazione nel paese. Inoltre, la sterilizzazione è ampiamente considerata un pre-requisito necessario per il riconoscimento legale di genere. Il sistema sanitario di cura non provvede una terapia gratuita degli ormoni per caratteristiche sessuali secondarie in tutte le regioni.   24. Fino al mese di marzo 2014 non c’è stata una regolazione specifica per un’eventuale modifica di dati personali per individui intersex/dsd, la cui identità di genere potrebbe non corrispondere al loro sesso assegnato medicalmente.   25. L’Italia sta sviluppando politiche per aggiornare i lavoratori in campo della salute e sociale sulle questioni LGBTI?   Il sistema manca di considerare i bisogni particolari delle persone LGBTI. La formazione del personale sanitario e lavoratori del sociale non include questioni legate alle LGBTI in modo strutturale. Le differenze nello sviluppo seessuale (dsd/intersex) sono ancora considerate problemi di salute, invece che possibile variazioni naturali nello sviluppo della sessualità umana   26. L’Italia includerà le identità di genere come un fattore per i richiedenti asilo?   L’interpretazione della legge italiana è che la persecuzione sul piano dell’orientamento sessuale è un fattore per ottenere lo stato di rifugiato o protezione umanitaria. L’identità di genere rimane negletta   27. Quando l’Italia eliminerà la criminalizzazione dei migranti senza documenti?   Nonostante alcune raccomandazioni adottate alla prima Revisione Periodica Universale (Universal Periodic Review) che invitava l’Italia ha rivedere il crimine di “immigrazione illegale”, non c’è stato nessun cambio di legge che prendesse in considerazione l’atto illegale di essere trovati senza i necessari documenti o visti. Tale misura, entrata in vigore durante l’estate del 2009, ha significativamente contribuito ad un rilevante aumento del numero di incarcerazioni creando problemi aggiuntivi ad un sistema carcerario già decadente.   28. Il cambiamento nella legge ha radicalmente cambiato la natura e lo scopo dei centri d’immigrazione facendoli assomigliare più a campi di detenzione che a temporanee strutture di accomodamento per i migranti. Nell’ aprile del 2011 la Corte europea di Giustizia ha giudicato che fosse illegittimo considerare come crimine l’ “immigrazione illegale”.   29. L’Italia rivedrà la qualità, la natura e lo scopo dei Centri d’Immigrazione?   Dopo un rilevante aumento degli arrivi dei migranti durante la cosiddetta “Primavera Araba”, l’Italia ha adottato misure per far fronte ai problemi aprendo nuovi centri che non si conformavano appieno con le norme nazionali ed internazionali. Sebbene questi centri fossero temporanei, molti sono rimasti operativi per molti mesi. Per gestire il numero più significativo di arrivi, il Ministro dell’Interno ha sospeso la criminalizzazione dei migranti senza documenti fino ad una certa data generando grande confusione per coloro che hanno raggiunto l’Italia nei giorni seguenti, principalmente dalla Tunisia, giacché la data fissata era antecedente all’arrivo della seconda ondata di migranti.   30. La maggior parte di coloro arrivati nell’aprile del 2011 ha dichiarato che essi consideravano l’Italia come un paese di passaggio esprimendo il desiderio di recarsi nell’Europa del nord. Mentre permangono problemi rispetto alla Convenzione di Dublino su coloro richiedenti asilo, data la posizione geografica dell’Italia, il governo ha solo recentemente convertito i centri situati vicino ai porti di entrata dei migranti in Centri di Primo Soccorso e Assistenza creando un meccanismo per trasferirli rapidamente in altri luoghi dove essi possano anche fare richiesta alle varie forme di protezione previste dalla legislazione nazionale.   31. Organizzazioni non-governative nazionali ed enti di monitoraggio internazionale come il Rapporteur sui Diritti Umani del Consiglio d’Europa hanno molte volte stigmatizzato le misere condizioni dei centri di immigrazione. Fino al dicembre del 2013 i migranti hanno organizzato dimostrazioni di massa in diversi centri per denunciare le condizioni nelle quali erano tenuti.   32. L’Italia può spiegare come l’immediato rimpatrio di migranti senza documenti differisca dall’essere respinti e rimandati in luoghi da cui sono fuggiti per guerra o persecuzione (refoulement)?   Nel corso degli anni, l’Italia ha firmato accordi bilaterali con alcuni paesi per l’immediato rimpatrio di migranti senza documenti. Vi sono voli settimanali da Milano a Roma per rimpatriare individui senza che gli sia data la possibilità di essere ascoltati sui motivi della loro presenza in Italia. Ciò ammonta ad una violazione del principio di non respingimento (non-refoulement).   33. Quando e in che modo l’Italia implementerà infine la sua Strategia nazione dell’Inclusione dei Rom?   Nel febbraio del 2012 l’Italia ha adottato una Strategia Nazionale per l’Inclusione dei Rom per il superamento dei “campi nomadi” e favorire la loro inclusione sociale, lavorativa ed educativa. Come rilevato dal Commissario europeo Nils Muiznieks nella sua visita in Italia nel dicembre 2013, non c’è un piano chiaro o un calendario per l’effettiva implementazione della strategia.   34. I cosiddetti “campi nomadi” costruiti durante lo stato d’emergenza (2008-2011) si sono rivelati essere luoghi di segregazione spesso lontani dai centri abitati, circondati da recinzioni, tenuti sotto controllo da sicurezza privata e camere di sorveglianza con nessun accesso ai servizi base, infrastrutture e condizioni sanitare sufficienti. Insediamenti spontanei mostrano aspetti sanitari ed infrastrutturali persino peggiori sebbene vi siano migliori condizioni riguardo alla vicinanza con servizi e la vita sociale.   35. Nonostante un largo numero di progetti di associazioni sparse lungo tutto il paese, l’educazione dei bambini Rom che vivono nei campi appare insufficiente e distante da quella del resto della popolazione.   36. Quali misure adotterà l’Italia per implementare pienamente la Convenzione ONU sui Diritti della Persona con Disabilità?   Il 3 marzo 2009 l’Italia ha ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità che tiene conto di obblighi specifici nel rivedere o aggiornare gli ordinamenti sul tema. L’insieme di misure adottate sotto il “programma d’azione biennale (2012-2015) per promuovere i diritti e l’inclusione di persone con disabilità” redatto dall’Osservatorio Nazionale sullo Stato della Persona con Disabilità, il 28 dicembre 2013, non può considerarsi in linea con la Convenzione ONU.   37. Secondo la Classificazione Internazionale delle Invalidità, Disabilità e Handicap (ICIDH, in inglese) adottata dall’OMS negli anni ’80, la disabilità è una condizione non solo attribuibile a vari impedimenti che possono riguardare le persone ma anche le interrelazione tra le persone e i loro impedimenti nel contesto in cui essi vivono e lavorano. Il programma d’azione biennale non prende in considerazione la definizione di disabilità – una mancanza strutturale che ha un impatto negativo sull’attuale sistema di welfare per i disabili. L’adattamento dei contesti in cui le persone con disabilità interagiscono possono ridurre il loro deficit, e pertanto dei costi in cui incorre lo Stato come parziale compensazione degli svantaggi sociali sofferti dalle persone con disabilità. Quelle risorse potrebbero essere dedicare ad aiutare persone con severe disabilità.   38. L’Italia non ha fatto progressi nell’implementazione del suo Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) che demanda al governo centrale e alle amministrazioni locali di adottare tutte le necessarie misure pratiche per essere in regola con la legge No. 41 del 1986.

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Alla Leopolda disabili zero

Luca Coscioni - Mar, 28/10/2014 - 10:11
Alla Leopolda disabili zeroIl fatto quotidiano28 Ott 2014Furio ColomboVita indipendente

Caro Furio Colombo, purtroppo (la storia va così) lo hanno notato solo i disabili: la legge di Stabilità (art. 17) toglie al fondo per i disabili 100 (cento) milioni (erano 350, ne restano 250) e c`è il rischio che l`indennità di accompagnamento venga compresa nel reddito al fine delle tasse di una famiglia con disabile a carico. Strano, solo il Papa e i Radicali sanno che esistono i disabili e se ne occupano. E i volontari che non vantano giovinezza e non fingono modernità. Gli altri, partiti e leader, sono sempre occupati a sfidarsi e preoccupati di fare bella figura. Poco, no?  Carlo 

 

IL FATTO ne ha parlato (con citazione integrale dell`art. 17) il 26 ottobre (Silvia Truzzi). La Radio ("Tutta la Città ne parla" Radio3) il 27 ottobre, con la testimonianza bella e accurata ed emozionante del padre di un ragazzo autistico salvato quasi solo dalla famiglia, che a scuola ha penato per avere l`insegnante di sostegno. L`Italia è un Paese strano. Apre continuamente tavole rotonde o convegni ma, a parte l`associazione radicale Luca Coscioni, a cui sono contento di essere iscritto, a parte alcuni gruppi volontari, quasi sempre religiosi (la Comunità di Sant`Egidio, la Chiesa Valdese) la questione non fa breccia nel mondo politico, partiti e istituzioni, non nel prima e non del dopo dei "cambiamenti di verso" continuamente annunciati. Naturalmente ricordiamo tutti il secchio di acqua gelata con cui Renzi, come tanti, a Ferragosto, ha mostrato il suo impegno peri malati di Sla. Era di moda, e ciò che è di moda va fatto col massimo della pubblicità e subito. Tutto il resto (la realtà) entra  nel complicato groviglio dei tagli che sono sempre possibili, anche quando contraddicono non solo la solidarietà ma la logica, se il gruppo colpito non può scatenare lobby e proteste. Per questo ho trovato strano, per il gruppetto astuto e veloce di Renzi e per gli altri leopoldini che hanno preso parte allo show proprio per dimostrare quanto siano avanti anni luce rispetto alla ruggine del passato, il non fare la furbata di rubare i disabili ai Radicali e fingere un proprio impegno spontaneo e unico per coloro che, nonostante le disabilità, hanno il pieno diritto di vivere insieme e di partecipare insieme alle attività di tutti. Conosco molte storie (che sembrano scritte per una antologia, che si potrebbe intitolare "Il potere non è in casa") in cui gli assessori non si fanno trovare, i sindaci negano, i consigli comunali piuttosto si sciolgono, i ricorsi a Roma cadono nel vuoto, lettere con denunce chiare ed esplicite restano senza risposta su tavoli illustri (o rispettive, caute segreterie) e intanto luce e gas vengono tagliati nelle case di disabili che hanno saltato un pagamento. E adesso giunge l`idea che, come dice Renzi, "tutti dobbiamo fare la nostra parte per restituire il danaro ai cittadini". Per esempio tassare il contributo di accompagnamento che, come si sa, spetta ai disabili solo in caso di estrema, provata necessità. Ai disabili viene data l`orgogliosa occasione di partecipare, come tutti, ai sacrifici necessari per "agganciare la ripresa". Hanno il diritto di domandare, mentre sono fermi per indifferenza e abbandono: "La ripresa di chi?". 

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Chiesa e modernità: la svolta di Francesco dopo 40 anni buttati

Luca Coscioni - Mar, 28/10/2014 - 09:29
Chiesa e modernità: la svolta di Francesco dopo 40 anni buttatiCronache del Garantista28 Ott 2014Gilberto CorbelliniLaicità

Questo Papa è stupefacente! Fino a ieri si poteva pensare che le sue uscite su omosessuali, divorziati, etc. fossero parte di una strategia politica, ovvero di un modo per recuperare uno spazio di azione e un rilancio politico della Chiesa. Chiusa come l’aveva ridotta Ratzinger in un angolo conservatore, che non peraltro nell’indole di una società refrattaria all’individualismo come è quella italiana. In un contesto economico sociale di impoverimento e disagio che attendono nei prossimi anni i cittadini di questo paese,  le aperture su alcuni valori che fino a pochi mesi fa erano detti “non negoziabili” vedrà in Italia una ripresa dell’attenzione per la religione cattolica. Quanto meno il suo ruolo sociale crescerà e peso culturale andranno a crescere.

 

L’uscita di profilo teologico fondamentale, nel discorso tenuto ieri alla Pontifica Accademia delle Scienze sulla creazione e il ruolo di Dio nella storia dell’universo è però un salto di qualità più interessante. Intanto un’ulteriore spallata all’atteggiamento antimoderno e di aperta sfida alle idee fondanti della scienza sperimentale, che era stato abbracciato dalle gerarchie conservatrici, e da quei quattro gatti italiani con a disposizione molti megafoni mediatici che sono gli atei devoti. Ratzinger e la sua religiosità superstiziosa faceva comodo anche agli atei religiosi, quelli cioè che vivono di luce culturale riflessa. Ora, si tratterà ovviamente di leggere per bene e tra le righe, ma il Creatore di cui ha parlato Bergoglio agli scienziati cattolici è compatibilissimo con una libertà molto avanzata della ricerca scientifica. In questo modo la teologia cattolica si stacca dalle simpatie verso le visioni neocreazioniste e antidarwiniane, come il disegno intelligente, e riporta a un’idea di Dio che era poi quella che coltivavano molti scienziati che hanno costruito le fondamenta  della modernità.

 

L’esempio che Bergoglio porta, “rischiamo di immaginare che Dio sia stato un mago, con tanto di bacchetta magica in grado di fare tutte le cose”, è illuminante. Era questa visione magica e ingenua, pseudo-fiabesca e bambinesca, che alla fin fine circolava nel popolino sempre più teledipendente e assetato di misteri, maghi, soprannaturale, etc. Papa Francesco chiede elevare il livello culturale della discussione e di cercare un piano alto di confronto su valori, anche culturali, che diventano irrinunciabili per chiunque nasca e cresca in un liberaldemocrazia. Potrebbe essere che trattandosi di un gesuita, quindi addestrato ad allenare l’intelligenza, si stia redendo conto che conviene tornare un po’ indietro e far pace con la modernità. Perché lo scontro di civiltà è davvero imminente, ed è meglio stare con i buoni. Buoni che sono peraltro diventati tali anche grazie a credenze eticamente superiori quali quelle che coltiva il cristianesimo. Almeno quando lo si confronta con l’islam, che vuole tutti sottomessi.

 

Non si può evitare di pensare che sul piano di un aggiornamento teologico a un mondo con meno sofferenza, grazie a scienza e tecnologia, la Chiesa Cattolica ha perso quarant’anni: quelli dei pontificati di Wotyla e Ratzinger. Ormai nessuno più lo ricorda, ma Giovanni Paolo I divenne papa poche settimane dopo la nascita di Louise Brown, la prima bambina concepita in provetta. La sua posizione fu di apertura e disse qualcosa tipo chi “sono io per giudicare” e vedeva anche lui in quell’applicazione dell’intelligenza umana un potenziale beneficio. La sua morte ha fattor tornare la Chiesa Cattolica al medioevo della teologia, per cui giustamente i credenti se ne stavano lontani dai luoghi di culto o evitavano di intraprendere una carriera religiosi fatta di rinunce ormai insensate. E’ forse cominciato davvero quel cambiamento epocale che qualcuno aveva sperato di poter far cominciare agli inizi degli anni Sessanta. Stiamo sintonizzati, a questo punto c’è da aspettarsi altre interessanti novità.

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Anagrafe dei siti da bonificare – Bolognetti: grazie Marco

Radicali Italiani - Mar, 28/10/2014 - 00:10
28/10/14

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, in sciopero della fame dal 15 ottobre (dal 24 alternando un giorno di sciopero della sete a un giorno di sciopero della fame):

"A mezzo facebook e attraverso un messaggio affidato alla segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini, Marco Pannella ha preannunciato che nelle prossime ore deciderà di associarsi all’iniziativa nonviolenta che sto conducendo per sostenerne obiettivi e ragioni. A Marco dico semplicemente grazie per avermi insegnato a lottare in tutti questi anni per la vita del diritto e il diritto alla vita. Grazie per avermi fatto capire che la strage di legalità e di diritto ha sempre per corollario, nella storia, la strage di popoli.

E certo non dimentico che parliamo di quel Marco Pannella che nel 1978 scriveva un profetico editoriale intitolato 'Pane, lavoro, ecologia'. Lo avessero ascoltato allora, non pagheremmo oggi il dazio che pure stiamo pagando per un dissesto idrogeologico sempre più figlio del dissesto ideologico. Lo avessero ascoltato ieri, forse oggi Taranto non piangerebbe i morti che continua a piangere. Se avessero ascoltato Marco Pannella quando scriveva 'anche per le sinistre una bella raffineria è più gratificante della lotta alle alluvioni e alle frane', oggi nella Basilicata Saudita avremmo qualche sito inquinato in meno dalle attività di estrazione, ricerca, trasporto e coltivazione idrocarburi.

Questo nostro paese è Stato canaglia sul fronte della tutela ambientale e della salute umana così come lo è sul fronte dell’amministrazione della giustizia e delle patrie galere.

Non potrebbe essere altrimenti dopo un settantennio di regime partitocratico che ha fatto strame “di leggi, di diritto, di principi costituzionali, di norme e di regole che avrebbero dovuto governare la convivenza civile della democrazia  italiana”.

Alla Regione Basilicata, e al Presidente Marcello Pittella torniamo a chiedere di dare concreta applicazione all’art. 251 del Codice dell’Ambiente, istituendo finalmente l’Anagrafe dei siti da bonificare. Si onori, ripetiamo, l’einaudiano conoscere per deliberare!. 

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Sondaggio, Magi: le istituzioni capitoline hanno tutte le risorse economiche per offrire servizi ed essere popolari, ma sono mangiate dalle clientele trasversali di cui il Pd è capofila

Radicali Italiani - Lun, 27/10/2014 - 19:40
27/10/14

Dichiarazione di Riccardo Magi, consigliere radicale eletto nella lista Civica Marino:

"Con i bilanci di Roma Capitale alla mano, possiamo dire che le risorse economiche per aggredire i principali problemi che affliggono la Città, far rispettare la legge e il decoro, offrire mezzi e servizi pubblici a livello di una capitale europea, ci sono, ma vengono completamente inghiottiti da una coltre di clientele, da decenni sempre identica, che gode di affidamenti diretti e senza gara grazie a protezioni politiche trasversali all'interno del Consiglio. Questo vale per quasi tutti servizi (o i malservizi) pubblici di Roma e ha divorato le aziende comunali.
Il sondaggio commissionato dal PD di Roma, o del Lazio, per il quale ora Zingaretti chiede di essere lasciato in pace, che darebbe il Sindaco Marino in caduta libera nasconde completamente le responsabilità del primo partito della Capitale.
La perdita di consenso attribuita dopo un anno a Marino è frutto della continuità dei modi e metodi che ha ereditato e che finora non è riuscito a rompere fino in fondo. È frutto dell'incapacità di adottare nuovi modelli di erogazione dei servizi, cosa che lo stesso Dl Salva Roma richiedeva. 

Nelle settimane precedenti all'ultimo bilancio avevamo ribadito, come Radicali, la necessità di un impegno immediato almeno su 5 punti perché il risanamento sia credibile: gare per appalti e affidamenti, trasparenza su consulenze e incarichi dirigenziali, vendita di aziende comunali che svolgono servizi non essenziali, stop all'obolo a disposizione di associazioni scelte direttamente dei consiglieri, legalità e tempi certi per la Metro C.
Spero che Renzi, Guerini e Serracchiani e gli altri dirigenti del Pd Nazionale, comprendano quanto sia indispensabile - anzitutto per i conti pubblici nazionali - intervenire nel difficile contesto romano, per dare un serio sostegno al sindaco Marino per un piano di rientro che rilanci la Città e che è ancora nelle sue mani e nella disponibilità del Consiglio. Piano di rientro che vede come principale ostacolo l'intero sistema delle clientele che regge da sempre anche le preferenze elettorali del loro partito. L'alternativa reale sarebbe ormai il commissariamento di Roma, cioè il fallimento della politica".

 

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Firme false Piemonte. Radicali: Legge uguale per tutti. Distinguere piano penale da amministrativo, dove vale "prova di resistenza"

Radicali Italiani - Lun, 27/10/2014 - 19:02
27/10/14

Dichiarazione di Giulio Manfredi, della direzione di Radicali Italiani e segretario dell'associazione radicale Adelaide Aglietta:

"La legge deve essere eguale per tutti e, quindi, sia rispetto alle indagini sulle firme raccolte a sostegno delle liste alle ultime regionali sia rispetto alla cosiddetta "Rimborsopoli" non devono esistere zone d'ombra o di impunità, a sinistra come al centro come a destra. D'altronde, l'accuratezza e l'incisività dimostrata dalla Procura di Torino in occasione del "caso Giovine" - per esempio, con l'utilizzo dell'aggancio delle cellule telefoniche dei cellulari per dimostrare la presenza o meno dei Giovine in un dato luogo - avrebbe dovuto mettere sull'avviso tutti gli aspiranti autenticatori di firme sull'opportunità di fare le cose per bene".

"Ciò doverosamente detto, ribadiamo che occorre distinguere il piano delle responsabilità penali da quello relativo alla ricaduta della falsificazione di firme - tutta ancora da dimostrare - sui risultati elettorali. Qui vale la 'prova di resistenza', cioè occorre verificare se togliendo le firme che risultassero eventualmente false o comunque irregolarmente raccolte, le liste oggetto di indagine avrebbero potuto essere comunque presentate".

"Rispetto al 'caso Giovine', la 'prova di resistenza' fu più semplice da verificare perchè si trattava di falsi ed irregolarità relativi direttamente alla sola lista dei candidati e perchè i voti di Giovine furono determinanti per la vittoria di Cota: saltando la lista di Giovine, saltò anche Cota".

Il precedente con le sentenze del "caso Giovine": http://www.associazioneaglietta.it/cosa-facciamo/elezioni-e-legalita/

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Proposta di Ordine dei lavori e altre informazioni sul Congresso

Radicali Italiani - Lun, 27/10/2014 - 18:31
27/10/14

Giovedì 30 ottobre avrà inizio il 13° Congresso di Radicali italiani presso il centro Congressi Excelsior di Chianciano terme. L’Assemblea proseguirà sino a domenica 2 novembre.

Nel chiedervi di partecipare alla quattro giorni congressuale annuale, alleghiamo la proposta di ordine dei lavori che il 30 ottobre sarà dapprima esaminata dal Comitato Nazionale e successivamente approvata dall’Assemblea plenaria subito dopo le relazioni della Segretaria Rita Bernardini e del Tesoriere Valerio Federico.

All'interno troverete anche i titoli delle quattro Commissioni congressuali che inizieranno i lavori alle 21.30 di giovedì.

Per prenotare il soggiorno a Chianciano, chiamare la Clante Hotels al 0578-63360 o inviare una mail a clantehotel@gmail.com - Per iscriversi o versare un contributo è possibile farlo direttamente alla pagina www.radicali.it/iscrizioni-donazioni.

A presto, al Congresso!

AttachmentSize Ordine dei lavori del 13o congresso di Radicali italiani (ver.2, 28/10, 17.44)39 KB
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Radicali italiani. Stress test Bce confermano che c’è bisogno di una netta separazione tra banche e fondazioni. #Sbanchiamoli!

Radicali Italiani - Lun, 27/10/2014 - 16:38
27/10/14

Dichiarazione di Valerio Federico, tesoriere di Radicali Italiani e Alessandro Massari, della direzione nazionale di Radicali Italiani:

Radicali italiani conduce da tempo una campagna politica, che mira a separare le banche dalle fondazioni bancarie dominate dai partiti, dal titolo "#Sbanchiamoli".

Per realizzarla abbiamo consegnato una petizione al Parlamento contenente una proposta di legge, per dimostrare a deputati e senatori la necessità di intervenire con urgenza per separare le istituzioni finanziarie dalle fondazioni partitocratiche.

La considerazione evidente, quindi complessivamente ignorata, è la seguente: se le fondazioni devono fornire i mezzi per realizzare un welfare di prossimità non possono contemporaneamente rifinanziare il capitale delle banche in loro proprietà essendo abbondantemente documentato che si tratta di un investimento che non ha dato ritorni (le fondazioni negli ultimi anni hanno dimezzato le proprie erogazioni ai territori di riferimento).

Gli stress test della Bce, fondati su dati oggettivi e non su convenienze e chiacchiere partitocratiche ci hanno dato drammaticamente ragione: Mps e Carige sono le banche distrutte dalle proprie fondazioni, quindi dalla politica che ne nomina i vertici. Gli scandali hanno travolto proprio le banche dominate dalle Fondazioni, come Mps e Carige, sonoramente bocciate dall’Ue.

Morale: Mps e Carige rischiano il fallimento, le fondazioni di queste banche hanno ridotto drasticamente le erogazioni alle comunità di riferimento. Ora vanno trovati investitori che ricapitalizzino un sistema malato, fatto di intrecci tra politica finanza e economia tipica della nostra società che contrasta il merito e favorisce le clientele.

Nell’attesa che un rappresentante parlamentare abbia il coraggio e la lungimiranza necessaria di tentare fermare le politiche miopi condotte dai padroni del vapore, presentando la nostra proposta di legge e dare una soluzione strutturale al problema.

I due titoli, all’apertura della Borsa non riuscivano ad accedere agli scambi, sono entrati in contrattazione e poi sospesi immediatamente al ribasso. Visti i fatti, non c’è bisogno di convinzione, basta ragionare in termini di convenienza.

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Radicali italiani. Stress test BCE confermano che c’è bisogno di una netta separazione tra banche e fondazioni, #Sbanchiamoli!

Radicali Italiani - Lun, 27/10/2014 - 15:47
27/10/14

Dichiarazione di Valerio Federico, tesoriere di Radicali Italiani e Alessandro Massari, della direzione nazionale di Radicali Italiani

  Radicali italiani conduce da tempo  una campagna politica, che mira a separare le banche dalle fondazioni bancarie dominate dai Partiti, dal titolo #Sbanchiamoli. Per realizzarla abbiamo consegnato una petizione al Parlamento contenente una Proposta di Legge, per dimostrare a deputati e senatori la necessità di intervenire con urgenza per separare le istituzioni finanziarie dalle fondazioni partitocratiche. La considerazione evidente, quindi complessivamente ignorata, è la seguente: se le fondazioni devono fornire i mezzi per realizzare un welfare di prossimità non possono contemporaneamente rifinanziare il capitale delle banche in loro proprietà essendo abbondantemente documentato che si tratta di un investimento che non ha dato ritorni (le fondazioni negli ultimi anni hanno dimezzato le proprie erogazioni ai territori di riferimento). Gli stress test della BCE, fondati su dati oggettivi e non su convenienze e chiacchiere partitocratiche ci hanno dato drammaticamente ragione: MPS e CARIGE sono le banche distrutte dalle proprie fondazioni, quindi dalla Politica che ne nomina i vertici. Gli scandali hanno travolto proprio le banche dominate dalle Fondazioni, come MPS e CARIGE, sonoramente bocciate dall’UE. Morale: MPS e CARIGE rischiano il fallimento, le fondazioni di queste banche hanno ridotto drasticamente le erogazioni alle comunità di riferimento. Ora vanno trovati investitori che ricapitalizzino un sistema malato, fatto di intrecci tra politica finanza e economia tipica della nostra società che contrasta il merito e favorisce le clientele Nell’attesa che un rappresentante parlamentare abbia il coraggio e la lungimiranza necessaria di tentare fermare le politiche miopi condotte dai padroni del vapore, presentando la nostra proposta di legge e dare una soluzione strutturale al problema. I due titoli, all’apertura della Borsa non riuscivano ad accedere agli scambi, sono entrati in contrattazione e poi sospesi immediatamente al ribasso. Visti i fatti, non c’è bisogno di convinzione basta ragionare in termini di convenienza    

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Anagrafe dei siti da bonificare in Basilicata: "Vendola, Tempa Rossa e il filo nero di Vel-Eni che corre tra Basilicata e Puglia"

Partito Radicale - Lun, 27/10/2014 - 15:44
27/10/2014

Di Maurizio Bolognetti in sciopero della fame dal 15 ottobre (dal 24 alterno un giorno di sciopero della sete a un giorno di sciopero della fame) per chiedere l’istituzione dell’Anagrafe dei siti da bonificare in Basilicata.

Il contesto, sempre il contesto per dirla con Leonardo Sciascia e Marco Pannella.

Da Taranto emerge una di quelle notizie rivelatrici, che plasticamente fanno comprendere una realtà e cosa stia accadendo tra Basilicata e Puglia sul fronte delle attività di estrazione, raffinazione e stoccaggio idrocarburi.

Il progetto “Tempa Rossa” da mesi sta facendo discutere, o meglio si tenta di impedire la discussione su scelte scellerate che comprometteranno ulteriormente l’ambiente in Lucania e nella martoriata “Città dei due mari”.

“Tempa Rossa” significa concessione di coltivazione idrocarburi Gorgoglione in Basilicata, dove nella Valle del Sauro Total e soci a breve estrarranno circa 50mila barili di greggio al giorno.

Ma ogni barile in più estratto in Basilicata finirà, attraverso l’oleodotto Monte Alpi, alle raffinerie Eni di Taranto dove troviamo, appunto, l’altra faccia della medaglia del progetto “Tempa Rossa”.

La Basilicata Saudita, lo abbiamo raccontato molte volte, è da tempo prona di fronte agli interessi delle multinazionali dell’oro nero.

Tanto prona che qualche volta l’ineffabile Vendola si è addirittura permesso di dare lezioni ai suoi vicini sulla questione petrolifera.

Peccato che il governatore di tutte le Puglie, nel 2011, non ci abbia pensato due volte ad esprimere parere favorevole di compatibilità ambientale in calce al “progetto di adeguamento delle strutture della Raffineria di Taranto per lo stoccaggio e la movimentazione del greggio proveniente dal giacimento denominato Tempa Rossa, sito nella provincia di Potenza”.

Parere favorevole, si badi bene, giunto nonostante il parere contrario espresso da Arpa Puglia nel marzo del 2011.

Ma il vero colpo di teatro in tutta questa storia, fatta di doppi binari e doppie verità, è rappresentato dalla decisione del dottor Francesco Manna di accettare il prestigioso incarico di responsabile dei rapporti istituzionali dell’Eni.

Per chi non lo sapesse chiariamo che il dottor Manna era Capo di gabinetto della Giunta Vendola quando la stessa decideva di esprimere parere favorevole al progetto “Tempa Rossa”.

Auguri Nicky, e auguri soprattutto ai miei avvelenati amici tarantini, che nonostante tutto continuano a battersi.

Prima o poi riusciremo a spezzarlo il filo nero che corre tra Basilicata e puglia. In ogni caso continueremo a provarci. Lo dobbiamo fare per salvaguardare il diritto alla salute e per tutelare preziose risorse idriche e non solo.

Continueremo a batterci nonostante il contesto per affermare il rispetto della legge, del diritto, del Codice dell’Ambiente, della Costituzione, di vilipese Direttive comunitarie e del sacrosanto diritto alla conoscenza.

 

Maggiori info su www.radioradicale.it

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Diritti internet: Cappato, bene consultazione Camera, ma non piattaforma proprietaria. Boldrini chiarisca

Radicali Italiani - Lun, 27/10/2014 - 15:31
27/10/14

Dichiarazione di Marco Cappato, Presidente del Gruppo radicale - federalista europeo al Comune di Milano e della Commissione per l'Agenda digitale:

"La consultazione che inizia oggi e che durerà 4 mesi sul sito della Camera (http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/upload_file/upload_files/000/000/187/dichiarazione_dei_diritti_internet_pubblicata.pdf) sulla dichiarazione dei diritti in Internet rappresenta una novità importante. Proprio per questo, è incomprensibile la decisione di tenere questa consultazione su una piattaforma come civi.ci che gira su software proprietario, che appartiene a un soggetto - fondazione Ahref - in fase di liquidazione e che non risulta sia stata selezionata a seguito di un bando di gara.

Chiedo alla Presidente della Camera di fornire le informazioni che possano aiutare a chiarire questo elemento importante del processo partecipativo, in modo da rafforzarne la credibilità e l'autorevolezza".

   

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