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Carceri, Bernardini: appena nominato, il magistrato di sorveglianza di Modena va in ferie e, al rientro, andrà in pensione! Beffati ancora una volta i diritti dei detenuti

Radicali Italiani - 4 ore 40 min fa
25/07/14

Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali italiani, giunta oggi al 25° giorno di sciopero della fame

Mentre si scaricano sui Magistrati di Sorveglianza e sui loro uffici ulteriori compiti ai quali adempiere – vedi il decreto leggi sulle carceri in fase di conversione – e mentre da anni i Tribunali di Sorveglianza non riescono a seguire nemmeno l’ordinaria amministrazione, all’Ufficio di Sorveglianza di Modena accade quel che scriverò in seguito, grazie alla testimonianza di una donna che da tempo sta cercando di interloquire con il Magistrato, stressata da telefoni che non rispondono, uffici che non chiariscono e che rimandano sine die gli adempimenti che competono loro per legge.

Da tempo a Modena non c’è il Magistrato di Sorveglianza che ha la competenza anche degli internati di Castelfranco Emilia. Questo significa che delle istanze dei detenuti nei due istituti nessuno si occupa:  niente permessi, niente licenze, niente ingressi nelle comunità terapeutiche, solo per fare qualche esempio.

Quanto al Magistrato di Sorveglianza di Modena, la signora della quale ho scritto in premessa, mi ha riferito che – dopo tanti giorni di peripezie - dall’Ufficio di Sorveglianza le hanno risposto che “neanche loro sanno quando arriverà da Roma il sostituto e che è tutto fermo fino al suo arrivo”.

Decisa a non mollare, la signora telefona al Ministero, dove le consigliano di telefonare al CSM. Riesce a parlare con la sezione Settima dove le riferiscono che a loro risulta che il magistrato ha già preso l'incarico e che si tratta del dott. Sebastiano Bongiorno. Forte di questa notizia – la signora ritelefona all'ufficio di Modena dove finalmente le dicono che effettivamente il magistrato ha preso l'incarico… ma è andato in ferie e, comunque, anche dopo le ferie non rientrerà perché… andrà in pensione! Constato, attraverso una ricerchina fatta al volo su internet, che in effetti il Dott. Bongiorno (Magistrato e politico eletto nel 94 nella lista dei Progressisti) ha assunto servizio l’8 luglio scorso e che la decisione del CSM risale al 19 febbraio. Faceva parte della vasta schiera di Magistrati fuori ruolo presso il Ministero della Giustizia (DAP): la pacchia pertanto avrebbe dovuto finire, ma il dott. Bongiorno, come abbiamo visto, ha trovato un’alternativa.

Dal canto suo, il magistrato di Reggio Emilia -che in teoria sostituisce quello di Modena- non firma le licenze, quindi il risultato è che tutti i semiliberi che regolarmente usufruiscono di licenze, proprio nei mesi più caldi di luglio, agosto e settembre, non avranno la possibilità di esercitare un loro diritto. Inoltre,in molti avevano già prenotato le ferie per andare nei loro paesi di origine a trovare i genitori, che a loro volta aspettavano da tutto l'anno questo momento.

Di fronte a questa situazione, il Ministero della Giustizia tace, così come tacciono al CSM e la Procura Generale della Corte di Cassazione: è estate, i magistrati vanno in ferie e quanto prescritto dalla legge può attendere, in un Paese pluricondannato per violazione dei diritti umani fondamentali.

 

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Caso stamina: "I giudici non tutelino i ciarlatani"

Luca Coscioni - 7 ore 29 min fa
Caso stamina: "I giudici non tutelino i ciarlatani" La Stampa25 Lug 2014Elena Cattaneo, Gilberto CorbelliniCellule staminali

Speriamo che questo sia l’ultimo intervento, nostra sponte, sull’affaire Stamina. Ma non è possibile esimersi dal commentare basiti, nauseati ma anche stanchi – e sempre addolorati per i poveri bambini cavia – la balzana strategia annunciata dal laureato in lettere Davide Vannoni, via comunicati stampa. È il copione di una rappresentazione, tribale e incivile, che sta andando in scena presso gli Spedali civili di Brescia, dove il presidente dell’ordine dei medici di Trapani, Giuseppe Morfino, Marino Andolina ed Erika Molino infondono a dei poveri bambini colpiti da malattie per le quali non esistono trattamenti, una “indefinita brodaglia”. E il Vannoni invita, come se si trattasse di prendere un tè, gli scienziati ad andare a vedere la loro “attività” perché «dimostrino, per esempio, che le cellule non si trasformano in neuroni». 

La strategia di Vannoni

La strategia di Vannoni Non ci interessa commentare la strategia adottata dalla compagnia di giro, con l'inspiegabile aiuto di giudici, per confondere le acque e proseguire nel loro delirio. Ci rivolgiamo alle persone normali e sensate, a coloro i quali sanno che se sono state sconfitte o messe sotto controllo malattie mortali, cioè se si è smesso di abusare e torturare pazienti disperati, lo si deve all’applicazione del metodo scientifico nello studio delle cause e nella valutazione dei protocolli di intervento. Quando la medicina non aveva una base scientifica i malati erano alla mercè di ciarlatani o medici incompetenti che li salassavano, purgavano, etc., a loro piacimento. Chiariamo, quindi, bene la questione: non sono gli scienziati a dover dimostrare che cellule eventualmente contenute in una brodaglia irresponsabilmente iniettata a bambini indifesi, alla presenza di genitori incapaci di tutelarli, non si trasformano in neuroni. Sono i fautori dell'inesistente procedimento Stamina a dover provare ciò che dicono, cioè che esiste un metodo per far sì che da cellule presunte mesenchimali (quelle di Stamina) che fanno osso, si possano invece ottenere neuroni e che tale procedimento è sicuro e utile. In qualsiasi paese civile queste prove devono essere prodotte prima di «usare» i malati come cavie. Altrimenti ti arrestano immediatamente. In teoria anche in Italia. Ma nell'applicare anche queste leggi, pare che i giudici non ci sentano. E nemmeno il Ministro della Giustizia vuol scendere da ragionamenti di principio sullo stato di diritto, che non c'entrano nulla, pur di «difendere» i giudici che prescrivono i trattamenti Stamina.

L’errore logico

La fallacia del ragionamento di chi ancora oggi non capisce la può cogliere chiunque. Il tragico «errore logico», di chi non distingue la scienza (quella che aiuta le persone) dalla pseudoscienza (quella di Vannoni, che promuove sé stesso), è pensare che si possa affermare «qualsiasi cosa» in astratto, e poi chiedere che siano gli altri a provare che non è vera. È un banale gioco delle tre carte: se non puoi dimostrare che quello che dico è falso, allora può essere vero. E siccome ci sono in ballo malattie gravissime a carico di bambini, è naturale e incolpevole da parte dei familiari la volontà di «credere a tutti i costi» in quelle pseudo-speranze. L'errore che stiamo descrivendo è una trappola molto potente, in cui è caduto anche uno scienziato italiano all'estero, che di fronte al fatto che trattando le mesenchimali con il protocollo Stamina in vitro non diventano neuroni, ha sostenuto che ciò non esclude che magari possano farlo in vivo. E un gioco che può andare avanti all'infinito, perché invertendo l'onere della prova, si può sempre trovare un argomento per fare in modo che un'affermazione (insensata) non sia falsificabile, e si possa crederla vera. Provato, allora non è provato. Punto. Come scrisse il filosofo Bertrand Russell agli inizi del Novecento, se si accetta che l'impossibilità di confutare un'affermazione equivalga di per sé alla sua verità, si potrebbe sostenere che una «teiera cinese» stia orbitando intorno al Sole, tra Marte e la Terra. Sfidiamo chiunque a dimostrare che ciò è falso. Quindi è vero? 

Come una serie tv americana

L'affaire Stamina sembra il brutto copione di qualche puntata di «Law and Order» o «Dr. House», cioè di una qualunque di queste serie americane dove in 50 minuti si cerca di far capire al pubblico, quindi semplificando fino all'inverosimile, la logica dei sistemi penali o della medicina. Purtroppo, però, non è fiction. Alcuni «bambini cavia» sono sottoposti all'infusione di una brodaglia sconosciuta e pericolosa, oltre a soldi pubblici buttati. Ovviamente ci auguriamo che l'intruglio Stami-na non aggiunga sofferenza a sofferenza. Anche perché non sarebbe chiaro a chi attribuirne la responsabilità. Ma una cosa è certa: quello che Stamina rappresenta e che viene permesso è uno spettacolo avvilente e disgustoso. 

 

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Fecondazione eterologa, giuristi contro il ministero della Salute

Luca Coscioni - 8 ore 8 min fa
Fecondazione eterologa, giuristi contro il ministero della Salute Repubblica25 Lug 2014Caterina PasoliniFecondazione assistita

"Non esiste vuoto normativo sull'eterologa, la sentenza della Consulta è  immediatamente applicabile" e i centri italiani possono subito riprendere le tecniche di fecondazione con donazione di gameti. Lo afferma il Manifesto di giuristi, lanciato in rete e che si può firmare sul sito dell'associazione Coscioni che lo ha promosso. Elaborato dal presidente Filomena Gallo e dal giurista Stefano Rodotà, è stato sottoscritto da decine di uomini di legge, docenti di biodiritto come Gianni Baldini e tra gli altri Andrea Pugiotto, Ordinario di Diritto costituzionale, e Paolo Veronesi, Professore associato di Diritto Costituzionale. Nell'appello si accusano il ministero della Salute e "alcune lobby culturali del Paese" di tentare "con ingiustificati deterrenti di ritardare l'applicazione del dispositivo costituzionale". 

Nel manifesto i giuristi rispondono a tre quesiti fondamentali, ovvero perché il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale, perché la sentenza non crea vuoto normativo ed infine perché, nonostante la sentenza, permangono le tutele dei donatori, delle coppie riceventi e dei nati. 

Gli esperti di diritto dicono e ripetono che non c'è nessun impedimento per non rispettare pienamente quanto sancito dalla sentenza della Consulta. E che quindi non occorre nessun intervento governativo o parlamentare per attuarla o colmare un qualche ipotetico vuoto normativo. Anzi, insistono sul fatto che ogni ritardo rispetto alla ripresa dell'attuazione della tecnica eterologa sarebbe solo pretestuoso.

fecondazione eterologa
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Esecuzione in Arizona, Nessuno tocchi Caino: sbarazzarsi una volta per tutte del sistema arcaico della pena di morte

Radicali Italiani - Gio, 24/07/2014 - 18:09
24/07/14

Dichiarazione di Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino

Roma, 24 luglio 2014

“L’esecuzione di Joseph Wood in Arizona è solo l’ultima di una serie di esecuzioni “arrangiate” negli Stati Uniti, dove i farmaci mortali sono forniti alle amministrazioni penitenziarie ormai solo da laboratori artigianali, i quali sono stati coperti dal segreto di stato per tentare di impedire alle associazioni abolizioniste di fare pressione su di loro e ottenere, come è avvenuto con successo nel recente passato con le grandi case farmaceutiche multinazionali, di bloccare la vendita e l’uso letale dei loro prodotti.

E’ già abbastanza grave che la pena di morte resista nella più antica democrazia del mondo, gli Stati Uniti, ma è ancor più inquietante assistere alle orribili conseguenze della presunta civiltà dell’iniezione letale. Svanito il mito di un metodo indolore, dolce e più umano di fare giustizia, rimane un ultimo, decisivo passo da compiere: sbarazzarsi una volte per tutto del sistema arcaico della pena di morte, cioè dell’aberrazione di uno Stato che per punire Caino diventa esso stesso Caino, per salvaguardare giustamente Abele crea malamente i suoi Abele.”

 

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Dl Carceri, Bernardini: ha ragione l'on. Verini, l'Italia risparmia centinaia di milioni di euro stabilendo un prezzo al ribasso per la tortura fatta subire ai detenuti

Radicali Italiani - Gio, 24/07/2014 - 16:15
24/07/14

Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani

Do atto all’on. Valter Verini del PD di avere avuto almeno il coraggio di dire la verità: i risarcimenti previsti dal decreto, fanno risparmiare allo Stato italiano centinaia di milioni di euro per i trattamenti inumani e degradanti che il nostro Paese ha fatto subire e continua in molti casi a far sopportare ai detenuti ristretti nelle nostre infami carceri.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza Torreggiani, aveva condannato l’Italia ordinandole di prevedere risarcimenti “effettivi e idonei ad offrire una riparazione adeguata”. Il Governo, invece, ingannando la CEDU e il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa (che deve vigilare sull’esecuzione della sentenza) ha previsto 8 euro per ogni giorno di trattamenti indegni in un Paese che voglia essere democratico e civile, oppure, uno sconto di pena di 1 giorno ogni 10 giorni vissuti in quello stato. Ma non basta: la procedura è così complicata e farraginosa -visto anche il pessimo servizio offerto dalla Magistratura di Sorveglianza che non riesce nemmeno a stare dietro all’ordinaria amministrazione- che saranno pochissimi – e sicuramente non i poveri – i detenuti che avranno accesso a questo ignobile mercimonio.

 

Ieri, intanto, un altro detenuto poco più che trentenne si è suicidato nel carcere di Trento e noi radicali, con Marco Pannella e altri 306 cittadini, proseguiamo il Satyagraha affinché si interrompa questa mattanza e si garantiscano le cure a migliaia di detenuti oggi privati di ogni diritto. Abbiamo uno Stato che si comporta peggio del peggior criminale violando Costituzione e Convenzioni europee e Carte sui Diritti Fondamentali dell’individuo.



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Presidente regione Piemonte ha ricevuto delegazione radicale. Sul tavolo questioni trasparenza, lavoro, cannabis terapeutica, aborto

Radicali Italiani - Gio, 24/07/2014 - 16:02
24/07/14

Mercoledì 23 luglio sera una delegazione radicale (composta da Igor Boni, Giulio Manfredi, Graziella Mirando e Silvio Viale) è stata ricevuta dal presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino.
In un’ora di discussione franca e cordiale, gli esponenti radicali hanno illustrato a Chiamparino i seguenti punti:

Trasparenza – il dossier “grattacielo Regione” è il primo banco di prova della nuova amministrazione regionale, per dimostrare nei fatti che anche in materia di trasparenza si cambia verso rispetto alla Giunta Cota: rivitalizzare il sito ad hoc (sedeunica.regione.piemonte.it), inserendovi tutti i provvedimenti emanati in questi anni, in versione integrale, ma anche aggiornamenti continui sullo stato dell’opera.
Nel rispetto delle reciproche competenze, i radicali hanno chiesto a Chiamparino la massima attenzione alla Proposta di legge sulla Trasparenza predisposta dal consigliere Davide Gariglio, con la collaborazione dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta.
I radicali hanno appreso con favore che il futuro “commissario per la legalità”, annunciato da Chiamparino in occasione dell’illustrazione del suo programma di governo, svolgerà il suo compito a tempo pieno.

Lavoro - E' stata ribadita a Chiamparino l'opportunità di verificare gli spazi in Regione Piemonte per l'applicazione del "contratto di ricollocazione" proposto da Pietro Ichino, che è divenuto una realtà percorribile con l'approvazione della scorsa legge finanziaria. Nella prospettiva di eliminare le enormi differenze tra lavoratori con diversi contratti che perdono il posto e per ridurre gli effetti nefasti della cassa integrazione in deroga (in qualche caso in deroga anche alla logica), il contratto di ricollocazione è un'opzione che, verificando le situazioni di crisi esistenti sul territorio, potrebbe essere sperimentata.

Cannabis terapeutica - Necessità ed urgenza che la Regione Piemonte si doti, sulla scorta di quanto già fatto da altre regioni, di una legge che garantisca ai cittadini malati di accedere ai medicinali contenenti i principi attivi della cannabis. Esiste da anni una legge al riguardo ma la triste realtà è che solo 60 cittadini in tutta Italia possono accedere a tali medicinali, a causa degli alti costi e della burocrazia.

Interruzione di gravidanza – I radicali hanno sollecitato l’adozione da parte della Regione di una circolare che formalizzi ufficialmente la possibilità per le donne che hanno scelto l’aborto farmacologico di usufruire del regime di “day hospital” nei tre giorni intercorrenti fra la prima e la seconda assunzione.

A fine incontro Igor Boni ha scambiato con il Presidente alcune prime valutazioni riguardo all'IPLA SpA, istituto che da ieri, martedì 23 luglio, guida con il ruolo di Amministratore Unico, dopo avervi lavorato per venti anni come dipendente.

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Fecondazione: giuristi lanciano con l’Associazione Coscioni manifesto per la difesa della sentenza costituzionale

Luca Coscioni - Gio, 24/07/2014 - 15:11
Fecondazione: giuristi lanciano con l’Associazione Coscioni manifesto per la difesa della sentenza costituzionaleAss. Coscioni24 Lug 2014Fecondazione eterologa

Fecondazione: giuristi lanciano con l’Associazione Coscioni manifesto per la difesa della sentenza costituzionale

 

Comunicato stampa dell’Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il Partito radicale

 

Roma 24 luglio

 

“La sentenza n. 162 emanata dalla Corte Costituzionale lo scorso 9 aprile è immediatamente applicabile e che da ciò deriva la simultanea ripresa nei centri italiani della tecnica di fecondazione eterologa”.

Questa la sintesi del manifesto/appello sottoscritto insieme all’Associazione Luca Coscioni  da molti giuristi italiani che chiedono il rispetto della sentenza della Consulta che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa lo scorso aprile, da cui deriva la ripresa immediata Della tecnica nei centri pubblici e privati italiani. Primo firmatario il giurista Stefano Rodotà insieme a Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni. Con loro Gianni Baldini, Docente Biodiritto Università di Firenze, Andrea Pugiotto, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara, Paolo Veronesi, Professore associato di Diritto Costituzionale, Università di Ferrara,  Carlo Casonato, Ordinario di diritto costituzionale comparato, Università di Trento, Amedeo Santosuosso, Presidente del Centro di Ricerca Interdipartimentale European Centre for Law, Science and New Technologies (ECLT) dell'Università di Pavia, Giuditta Brunelli, Ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico, Università di Ferrara, Roberto Toniatti, professore ordinario di diritto costituzionale comparato Università di Trento, Angelo Calandrini, Avvocato, Francesca Re, Avvocato, Barbara Pezzini, Ordinaria di diritto costituzionale, Università di Bergamo, Nello Papandrea, avvocato.  

 

[MANIFESTO ED ELENCO COMPLETO DOVE SI PUO' FIRMARE]

 

I giuristi, insieme all’associazione radicale Luca Coscioni, rispondendo a tre questioni fondamentali :

1)      Perché il divieto di fecondazione eterologa è incostituzionale?

2)      Perché la sentenza non crea vuoto normativo?

3)      Perché, nonostante la sentenza, permangono le tutele dei donatori, delle coppie riceventi e dei nati?

 

chiariscono che non c’è nessun impedimento per non rispettare pienamente quanto sancito dalla sentenza. E che quindi non occorre nessun intervento governativo o parlamentare per attuarla o colmarla in qualche ipotetico vuoto di norma.

 

Ogni ritardo rispetto alla ripresa dell’attuazione delle tecnica eterologa sarebbe solo pretestuoso: ciò emerge dalle conclusioni del Manifestano laddove scrivono:

“Non essendovi ostacoli quindi dovuti ad assenza di norme specifiche per il ripristino della tecnica con donazione di gameti, i centri di Procreazione Medicalmente Assistita potranno immediatamente riprendere l’applicazione delle tecniche eterologhe. Tutto ciò a conferma che sotto i profili scientifici, le normative recepite sulla tracciabilità e sicurezza di cellule e gameti (2004/23/CE e ss- DLGS 191 e ss) colmano pienamente la parte tecnica per l’applicazione di tecniche con donazione di gameti.  In relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto”.

 

Dichiara Filomena Gallo: " Oggi questo Manifesto ha l'intento di chiarire la straordinaria portata della sentenza 162/14 della Corte Costituzionale che, cancellando il divieto di applicazione di tecniche  con donazione di gameti, non ha creato vuoto normativo. In Italia oggi si può applicare la fecondazione assistita con gameti donati : questo deve essere chiaro.  Con l'Associazione Luca Coscioni il prossimo 19-20-21 settembre  organizziamo a Roma l’XI Congresso dell’Associazione Luca Coscioni dove ci riuniremo nuovamente con giuristi, pazienti e scienziati per vigilare sul rispetto delle libertà civili in Italia e proporre nuove iniziative per aumentare maggiormente lo spazio di autodeterminazione dei cittadini, messo sempre a rischio da Governi e Parlamenti che non discutono di libertà civili e trascurano la ricerca scientifica”. 

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Filomena Gallo scrive al Ministro Lorenzin: approfondimenti sulla fecondazione eterologa

Luca Coscioni - Gio, 24/07/2014 - 14:54
Filomena Gallo scrive al Ministro Lorenzin: approfondimenti sulla fecondazione eterologa24 Lug 2014Fecondazione eterologa

"Con la speranza di contribuire al lavoro che state effettuando in tema di piena applicazione della Legge 40 del 2004 alla luce dell’intervento della Corte Costituzionale, a seguito dell’incontro dello scorso mercoledì", Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni ha inviato al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, un nota tecnica che evidenzia che la sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa non crea vuoto normativo.

 

La sua nota è consultabile cliccando QUI.

Altri approfondimenti:

nota dell'avvocato Gianni Baldini

"Francia e UK su donazione di gameti" a cura di IDA Parisi cultrice della materia

 

AllegatoDimensione Commento sentenza Prof. Avv. Gallo.pdf216.59 KB Commento sentenza Avv. Baldini.pdf756.48 KB
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È morto Rosolino Chiodini. Il ricordo dei Radicali

Radicali Italiani - Gio, 24/07/2014 - 13:50
24/07/14

Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali italiani:

Stamattina ho appreso la notizia della morte di Paolo Chiodini, per noi radicali “Rosolino”. Aveva 78 anni.

Personalmente lo ricordo per sua grande allegria e il desiderio fortissimo di viaggiare: quando lo incontravo ai congressi di area radicale, mi parlava sempre del prossimo viaggio che aveva in testa di intraprendere.

Avvicinatosi a metà degli anni ottanta, è stato iscritto per 18 anni consecutivi al Partito Radicale. Grande sostenitore dei referendum, ha partecipato attivamente a diverse campagne di raccolta firme. Ha fatto parte dell’Assemblea dei Club Pannella-Riformatori e sostenuto le cause dell’abolizione della pena di morte e dell’esperantismo. Voleva Emma Bonino Segretario Generale dell’ONU.

Dai radicali gli giungano il nostro abbraccio e il nostro ringraziamento per aver compiuto con noi un lungo tratto di strada per l’affermazione dei diritti umani e civili.

Partecipiamo al lutto dei familiari, i fratelli Guido e Rosa, la cognata Patrizia, i nipoti Cinzia, Tiziana, Raffaele e Marianna, unitamente ai parenti e agli amici tutti.

I funerali si svolgeranno domani, Venerdì 25 Luglio, alle ore 16 partendo dall'Ospedale di Mantova per il Tempio Crematorio di Borgo Angeli.

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Eutanasia, 12-13 settembre: quello che puoi fare

Luca Coscioni - Gio, 24/07/2014 - 12:23
Eutanasia, 12-13 settembre: quello che puoi fareMarco Cappato, Matteo Mainardi24 Lug 2014Eutanasia

Come Carlo Lizzani, Mario Monicelli e Michele Troilo, ogni giorno in media quattro malati terminali si suicidano nei modi più atroci. L'eutanasia clandestina è anche questo.

Il 13 settembre, oltre 67.000 cittadini depositarono una proposta di legge per l'eutanasia legale, il testamento biologico e l'interruzione delle terapie. Da allora, i Parlamentari non hanno fatto assolutamente nulla: né un'audizione, né un dibattito.

Se vuoi impedire che anche l'anno prossimo questa tragedia prosegua, e ottenere che i Parlamentari la smettano di girare la testa dall'altra parte, ecco due appuntamenti ai quali ti invitiamo:

  • 12 settembre, girotondo con Mina Welby attorno a Governo e Parlamento: dalle 9 di mattina alle 21: scrivici per farci sapere da che ora a che ora potrai essere presente per accompagnare Mina;
  • 12-13 settembre, centocittà dell'eutanasia legale e il biotestamento: davanti al Comune o alla Prefettura della tua città per chiedere ai Parlamentari la discussione della legge e ai Comuni l'attivazione del registro dei testamenti biologici.

Ti preghiamo di risponderci al più presto all'indirizzo coordinamento@eutanasialegale.it

Marco Cappato e Matteo Mainardi

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DISABILITA'/BARRIERE ARCHITETTONICHE, RADICALI: VENERDI' CONFERENZA STAMPA A TORINO

Luca Coscioni - Gio, 24/07/2014 - 12:12
Barriere architettoniche

PIANO ELIMINAZIONE BARRIERE ARCHITETTONICHE: TORINO, ANNO ZERO? DOMANI CONFERENZA STAMPA PRESSO SEDE RADICALE, CON PROIEZIONE VIDEO SU GRAVI DIFFICOLTA’ DEI CITTADINI DISABILI AD USUFRUIRE DEI MEZZI PUBBLICI.

La conferenza stampa si terrà domani, venerdì 25 luglio, alle ore 12:30, presso la sede dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta (Torino, via Botero n. 11/f).

Interverranno: Alessandro Frezzato (Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni),  Nicola Vono (Giunta segreteria Associazione Aglietta) e Domenico Massano, introdotti da Giulio Manfredi (segretario Associazione Aglietta).

Saranno illustrate (anche con l’ausilio di un video girato alle fermate dei mezzi pubblici) le criticità rilevate in merito alle barriere architettoniche esistenti in città e le iniziative che i radicali intraprenderanno nei prossimi mesi, a partire dalla richiesta che la Città di Torino si doti finalmente del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), previsto dalla Legge n. 41 del 1986 (sic).

 

 

 

Torino, 24 luglio 2014

 

Data: Venerdì, 25 Luglio, 2014 - 12:30 to 13:30Città: Torino
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Caso Stamina, il risveglio della politica

Luca Coscioni - Gio, 24/07/2014 - 12:09
Caso Stamina, il risveglio della politica L'Unità24 Lug 2014Pietro GrecoCellule staminali

Finalmente, verrebbe da dire. Finalmente anche la politica si assume le sue responsabilità e decide di intervenire nella “vicenda Stamina”, che da anni ormai versa in un insopportabile stato di confusione. Stiamo parlando di Luigi Zanda e di Donata Lenzi, entrambi del Partito democratico. Il primo capogruppo al Senato, la seconda capogruppo presso la commissione Affari sociali della Camera, si stanno impegnando per spingere il governo a definire un decreto che impedisca ai magistrati «di disapplicare l'ordinanza dell'Aifa che vieta le infusioni» messe a punto dal gruppo che fa capo a Davide Vannoni. Finora la partita è stata giocata in buona sostanza tra due sole comunità: la magistratura e quella medico-scientifica. Essendo entrambe divise al loro interno vi sono magistrati che accusano Vannoni e i suoi collaboratori di gravi reati e altri che impongono le infusioni dei loro preparati segreti; vi sono scienziati che hanno limpidamente dimostrato la mancanza di presupposti per considerare quei preparati uno strumento terapeutico e medici che invece li somministrano la confusione è grande e molte le sofferenze, attuali e potenziali, dei malati e delle loro famiglie. Nella confusione, tre dati sono chiari. Il primo è che la comunità scientifica internazionale considera il «metodo Stamina» del tutto privo delle condizioni minime indispensabili per essere utilizzato, in qualsiasi modo anche come terapia compassionevole nella pratica clinica. 0 secondo dato è che la massima autorità sanitaria in materia, l'Agenzia italiana del farmaco, ha vietato l'uso del metodo proposto da Davide Vannoni. Molti magistrati si sono assunti la responsabilità di ignorare le indicazioni della comunità scientifica e delle autorità sanitarie e hanno, addirittura, ordinato l'infusione di un preparato che non solo non è di provata efficacia, ma è addirittura di composizione segreta. A questo punto sarebbe dovuta intervenire la politica a mettere la parola fine all'imbarazzante (tutto il mondo ci guarda) situazione. E non lo ha fatto. Certo, non è esatto dire che se ne è tenuta fuori del tutto. Intanto perché il Parlamento ha autorizzato una sperimentazione tanto costosa quanto poco definita. Infatti, anche intorno alla sperimentazione, peraltro non ancora iniziata, regna un discreto caos. Certo, ci sono state prese di posizione, per lo più chiare e condivisibili, del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Ma la giovane esponente di centrodestra si è trovata più volte con le mani legate in mancanza di norme inoppugnabili. Ecco, dunque, dove è mancata la politica. Nel definire, con leggi sintetiche e chiare, valide (persino ovvio ricordarlo) per tutti come si governa l'innovazione sanitaria in una moderna democrazia. Avremmo dovuto farlo da tempo. Almeno a valle del caso Di Bella. Ma neppure quella vicenda, evidentemente, non ci ha insegnato abbastanza. Avremmo dovuto certamente nel momento in cui è iniziati il caso Vannoni. Ma ancora una volta non siamo stati capaci. Ben venga, dunque, l'iniziativa di Luigi Zanda e Donata Lenzi. Nella speranza che raggiunga due obiettivi: uno più importante dell'altro. In primo luogo, porre fine all'emergenza Stamina. Riconoscendo che il diritto, la politica e la scienza sono tre dimensioni autonome, che devono stabilire in continuazione i limiti di un delicato equilibrio, senza che mai l'una invada pesantemente il campo dell'altra. Ma c'è un secondo obiettivo che il Parlamento deve raggiungere. Stabilire, appunto, come si governa l'innovazione medica in una società democratica. Se occorre difendere, in primo luogo, la salute dei cittadini conservando e, semmai, rafforzando le regole che sovrintendono oggi alla introduzione di nuovi farmaci e di nuove tecnologie. O se invece occorre garantire la libertà del mercato, con una pericolosa deregulation, che alcuni teorici del neoliberismo propongono ormai in maniera esplicita, considerando la salute non un diritto universale da tutelare, ma un bene da acquistare. Magari a proprio rischio e pericolo. È questa la posta in gioco del caso Stamina. Ed è per questo che il decreto di cui Luigi Zanda e Donata Lenzi avvertono giustamente la necessità non è e non sarà solo una faccenda italiana. Ma farà rumore e forse scuola nel mondo intero. 

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Anonimato del padre biologico. L’Italia pensa a una deroga.

Luca Coscioni - Gio, 24/07/2014 - 12:00
Anonimato del padre biologico. L’Italia pensa a una deroga. La Stampa24 Lug 2014Giacomo GaleazziFecondazione assistita

A.A.A. papà biologico cercasi. Nelle linee-guida con cui il consiglio dei ministri si appresta a regolamentare la fecondazione eterologa, la questione più spinosa riguarda le deroghe all’anonimato dei donatori. Insomma, l’effetto a lungo termine della provetta libera potrà essere un esercito di bebè che una volta cresciuti vorranno conoscere il loro vero padre. In base alle norme italiane, i dati dei donatori sono conservati con l’anonimato per 30 anni in appositi registri e di fatto c`è la possibilità di risalire ai propri dati genetici, tutto allo scopo di garanzia sanitaria ma non per una identità biologica che non è alla base di rapporti familiari, come sentenzia la Corte Costituzionale. Le regole in vigore riguardano le donazioni di cellule, le modalità con cui prestare il consenso informato da parte del donatore, l’anonimato del donatore e del ricevente, e le modalità di selezione del donatore. Sia il ministro Lorenzin sia - su "Avvenire" - il giurista cattolico Francesco D’Agostino, concordano che occorre risolvere il problema dell’anonimato o meno, di chi cede i propri gameti alla coppia e il diritto a conoscere le proprie origini e la rete parentale più prossima (fratelli e sorelle) da parte dei nati con queste procedure. «Non c’è esigenza di intervenire nuovamente sulla questione dell’anonimato perché è già tutto previsto dalla normativa vigente; alle centinaia di coppie sterili e infertili si rivolgono a noi consigliamo di consultare il Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita - spiega Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni. Da quell’elenc0 scelgono in quale struttura andare. La necessità per il nato di poter risalire alla propria identità biologica entra in contrasto con la stessa legge 40 che prevede che i bambini nati dalla donazione di uno o due gameti sono figli legittimi della coppia e non hanno rapporti giuridici con i donatori». È una tabella di marcia precisa quella indicata dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per arrivare all’applicazione, a pieno regime, delle tecniche di fecondazione eterologa in Italia dopo la sentenza della Consulta che ne ha bocciato il divieto contenuto nella legge 40: il 28 luglio le linee guida in materia, ha annunciato, verranno presentate alla Camera e subito dopo ci sarà un decreto. Dopo l’annuncio delle prime gravidanze ottenute in Italia da fecondazione eterologa, il ministero della Salute ha pronte le linee guida da presentare alla Camera. L'associazione Coscioni, soprattutto in questo periodo, sta ricevendo molte telefonate da coppie che in tutta Italia vogliono sapere  a chi rivolgersi per accedere alla fecondazione assistita. «Indichiamo sempre di consultare il registro nazionale in cui sono forniti i nome e le prestazioni di tutti i centri accreditati sul territorio - afferma Gallo -. Anche le coppie che hanno in corso le gravidanze da eterologa hanno preso contatti tramite l’elenco dei centri autorizzati ad applicare tutte le tecniche di procreazione medicalmente assistita». Il ministero della Salute, attraverso una Authority, vigilerà sulle banche del seme e sul registro dei donatori. L’anonimato sarà garantito per i donatori, con eccezioni per particolari esigenze di tipo sanitario e medico o su richiesta del soggetto nato da fecondazione eterologa. Sono previste forme di rimborso per i donatori e l`opportunità di rendere possibile l’eterologa sia nei centri pubblici sia in quelli privati.  

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Eutanasia: Parlamentari, basta girare la testa dall’altra parte

Luca Coscioni - Gio, 24/07/2014 - 11:50
Eutanasia: Parlamentari, basta girare la testa dall’altra parteIl Fatto Quotidiano24 Lug 2014Marco CappatoEutanasia

Sull’eutanasia, se il Parlamento italiano è “non pervenuto”, quello britannico no. E’ importante notarlo, magari segnandosi un appuntamento importante per cambiare le cose anche da noi: il 12-13 settembre 2014.

Ma partiamo dal Regno unito. E’ in discussione la proposta di legge di Lord Falconer sulsuicidio assistito (Assisted Lying Bill). Entro fine mese dovrebbe esserci la discussione finale presso la House of Lords, essendo ferma anche nella commissione competente.

Un editoriale dell’autorevole  British Medical Journal (Bmj) auspica che la legge venga approvata: “Speriamo che i nostri timidi legislatori siano all’altezza della sfida”. I principali giornalisti del Bmj hanno offerto così un formidabile endorsement sostenendo il principio, largamente condiviso, della autonomia: “La gente dovrebbe poter esercitare ogni scelta relativa alla propria vita, compreso il come e quando morire, se la fine della vita è comunque vicina”.

Una posizione più moderata è quella del più conservatore Times per cui la proposta di legge “ha dei difetti ma merita una seconda lettura”; nel dettaglio il quotidiano rileva che i più grandi difetti stanno nella definizione di malattia terminale. “Al fine di garantire che la legge non sia usata dalle persone semplicemente quando “si sentono giù”, il diritto sarà ristretto a chi ha una malattia con prognosi infausta inferiore ai sei mesi. Tuttavia, l’aspettativa di vita stimata, anche per pazienti gravemente malati, è notoriamente difficile. Altra mancanza sta nel fatto se sia giusto insistere sull’auto-somministrazione del farmaco letale”.

Ultimo, in ordine di tempo, è l’Economist, molto chiaro nell’esporre la sua posizione: “Questo giornale sostiene la legalizzazione del suicidio assistito. Come fanno, secondo i sondaggi, oltre i due terzi degli americani e dei paesi dell’Europa occidentale. Voi potreste meravigliarvi del fatto che la maggioranza dei  governi non garantisca il diritto ad una morte dignitosa”.

No, noi ci meravigliamo che in Italia non ci sia un minimo dibattito, al di là delle posizioni che si vogliano assumere. Come Carlo LizzaniMario Monicelli e Michele Troilo, ogni giorno in media quattro malati terminali si suicidano nei modi più atroci. L’eutanasia clandestina è anche questo.

Il 13 settembre, oltre 67.000 cittadini depositarono una proposta di legge per l’eutanasia legale, iltestamento biologico e l’interruzione delle terapie. Da allora, i Parlamentari non hanno fatto assolutamente nulla: né un’audizione, né un dibattito. Per impedire che i Parlamentari la smettano di girare la testa dall’altra parte, ecco due appuntamenti ai quali invitiamo chiunque voglia essere con noi:

- 12 settembre, girotondo con Mina Welby attorno a Governo e Parlamento: dalle 9 di mattina alle 21: scrivici per farci sapere da che ora a che ora potrai essere presente per accompagnare Mina;

- 12-13 settembre, centocittà dell’eutanasia legale e il biotestamento: davanti al Comune o alla Prefettura della tua città per chiedere ai Parlamentari la discussione della legge e ai Comuni l’attivazione del registro dei testamenti biologici.

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Eterologa, Lorenzin: nessuna gravidanza E il ginecologo Antinori annuncia querele

Luca Coscioni - Gio, 24/07/2014 - 09:40
Eterologa, Lorenzin: nessuna gravidanza E il ginecologo Antinori annuncia querele Il Secolo XIX23 Lug 2014Fecondazione eterologa

 È una tabella di marcia precisa quella indicata dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per arrivare all’applicazione, a pieno regime, delle tecniche di fecondazione eterologa in Italia dopo la sentenza della Consulta che ne ha bocciato il divieto contenuto nella legge 40: il 28 luglio le linee guida in materia, ha annunciato, verranno presentate alla Camera e subito dopo ci sarà un decreto. E all’indomani dell`annuncio delle prime gravidanze ottenute in Italia da fecondazione eterologa, Lorenzin ha precisato di non aver avuto comunicazioni in merito al caso reso noto a Milano dal ginecologo Severino Antinori. Ad indicare le tappe è stato oggi lo stesso ministro, spiegando tuttavia come il punto vero, in questa materia, non sia «fare in fretta» bensì «fare bene», a tutela delle coppie e dei nascituri. «Oggi si è tenuta l’ultima riunione con i tecnici per la stesura delle linee guida per garantire la fecondazione eterologa in piena sicurezza: le presenteremo il 28 luglio alla Camera» e «dopo ci sarà il decreto», ha affermato il ministro a Sky Tg24. Quanto all’annuncio di Antinori, «non mi risultano al momento gravidanze da fecondazione eterologa», ha precisato,  sottolineando che «nessun centro per la procreazione assistita può fare la fecondazione eterologa se non ha avuto le autorizzazioni delle Regioni». Intanto, Antinori ha incaricato il proprio avvocato, Francesco Caroleo Grimaldi, di sporgere querela per diffamazione «nei confronti di quanti precisa il legale - mettano in dubbio l`autenticità della gravidanza ottenuta dallo stesso Antinori in via eterologa». I carabinieri del Nas, tuttavia, sono tornati oggi nella clinica Matris di Milano proprio per acquisire la documentazione relativa alla gravidanza che Antinori ha annunciato di aver ottenuto con tecniche di fecondazione eterologa, ma il medico si è rifiutato di consegnarla, anche su suggerimento del suo legale, opponendo il segreto professionale. Massimo riserbo anche per le tre gravidanze a Roma annunciate ieri dall’Associazione Luca Coscioni che oggi conferma la volontà di proteggere l’anonimato delle coppie. Oggi si è anche concluso il lavoro del tavolo tecnico, che ha fornito precise indicazioni in vista della stesura delle linee guida sull’eterologa. In merito alla selezione dei donatori, ad esempio, gli esperti hanno lasciato  agli atti un’ampia documentazione internazionale, che prevede precisi limiti per l’età dei donatori uomini (sotto i 45 anni) e le donatrici (sotto i 35 anni). Per le coppie riceventi, la documentazione indica invece che le donne debbano essere in età potenzialmente fertile. Quanto alla tracciabilità, la normativa europea prevede che gameti e ovociti possano essere ottenuti anche da centri di altri Paesi, che abbiano però recepito la direttiva Ue in materia. Per questo, l’indicazione sarebbe quella di creare una sorta di "rete" tra i centri, con delle banche del seme deputate al controllo ed un Registro dei donatori controllato dal ministero attraverso una Authority. Altro punto affrontato è stato poi quello relativo all’anonimato: sarà garantito per i donatori, ma l’indicazione è di prevedere delle "aperture" in caso di particolari esigenze di tipo sanitario e medico o a seguito della richiesta da parte del soggetto nato da fecondazione eterologa. Un’ulteriore indicazione riguarda la previsione di forme di rimborso per i donatori e l’opportunità di rendere possibile l`eterologa sia nei centri pubblici sia in quelli privati. Tutte indicazioni che serviranno come apporto al lavoro di sintesi che verrà fatto dal ministero per la stesura delle linee guida da presentare alla Camera.  

Beatrice Lorenzin

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Rifiuti; Iervolino: “La Capitale rispetti gli obblighi comunitari”

Radicali Italiani - Mer, 23/07/2014 - 14:14
23/07/14

Dichiarazione di Massimiliano Iervolino membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani:

Oggi un noto quotidiano romano riporta le dichiarazioni del Presidente dell’AMA Daniele Fortini che, durante l’audizione di ieri in Consiglio regionale, avrebbe paventato la possibilità di bypassare la seconda linea di raffinazione dei rifiuti indifferenziati per riuscire a trattare ulteriori 200 tonnellate al giorno. Questa operazione, in sintesi, comporterebbe il declassamento degli impianti di trattamento meccanico biologico in tritovagliatori. A tal proposito è bene ricordare che, nel mese di giugno, la Corte di Giustizia europea ha avviato la causa C-323/13 in merito alla procedura di infrazione 2011_4021.

Il procedimento richiamato, riguarda proprio il presunto trattamento che i rifiuti avrebbero ricevuto prima di essere smaltiti nelle discariche della Provincia di Roma e di Latina. In soldoni, la Commissione europea contesta all’Italia la violazione dell’articolo 6, lettera a), della direttiva 1999/31/CE mettendo sotto accusa finanche l’utilizzo della cosiddetta tritovagliatura quale metodo appropriato per il trattamento dell’indifferenziato. Ebbene visto che Bruxelles è partita proprio dal caso Lazio per analizzare lo scellerato metodo di trattamento dei rifiuti indifferenziati dell’intero Paese, sembra assurdo che proprio la Capitale voglia insistere con la tritovagliatura continuando a sperare di poter così ottemperare agli obblighi previsti dalla direttiva 1999/31/CE.

E’ da tener presente che, per l’appunto, questa contestata tecnologia venga già usata nella Capitale attraverso l’impianto di Rocca Cencia, senza che nessuno dei non addetti ai lavori sappia se i prodotti di lavorazione, prima di essere collocati in discarica, subiscano quella biostabilizzazione richiamata da una circolare del Ministero dell’Ambiente che - al fine di evitare ulteriori procedure di infrazione - il 6 agosto del 2013 è stata inviata a tutte le regioni italiane.

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L'Economist: “questo giornale sostiene la legalizzazione del suicidio assistito”

Luca Coscioni - Mer, 23/07/2014 - 11:14
L'Economist: “questo giornale sostiene la legalizzazione del suicidio assistito” Economist23 Lug 2014Eutanasia

Dopo aver sofferto un grave incidente sul lavoro, Tony Nicklinson, già giocatore di rubgy e maestro di sci, sviluppò una sindrome di locked-in, una forma incurabile che lascia il malato cosciente ma incapace di muoversi o parlare. Nicklinson imparò a comunicare  battendo gli occhi e questo basta a descrivere la sua terribile sofferenza. Chiuso  nella sua prigione corporea, senza speranza di poter evadere, egli desiderava morire. Ma poiché la legge inglese non permette il suicidio assistito, la sua vita da incubo continuava. La morte è una cosa paurosa, ma è la pena di vivere che getta molte persone nella disperazione. Come Nicklinson, molte persone vorrebbero morire nel momento scelto da loro e con l’aiuto di un medico. Il  loro desiderio di una fine umana non dovrebbe offendere le società liberali, che si basano sul principio della autodeterminazione fino a dove l’azione di un singolo non danneggia  qualcun altro. Questo giornale sostiene la legalizzazione del suicidio assistito. Come fanno, secondo i sondaggi, oltre i due terzi degli american e dei paesi dell’Europa occidentale. Voi potreste meravigliarvi del fatto che la maggioranza dei  governi non garantisca il diritto ad una morte dignitosa. Solo pochi paesi consentono alle persone di por fine alla propria vita con l’aiuto  di un medico. Alcuni altri (come l’Inghilterra) stanno approvando o valutando leggi in proposito. 

La legge Falconer ha più restrizioni di quante ne vorrebbe l’Economist. Ma non è un buon  motivo per opporsi. Liberali o no, i politici dovrebbero muoversi con prudenza quando si tratta di complesse questioni morali, come certamente è in questo caso. Gli argomenti contro il suicidio assistito sono radicati. Molti obiettano per ragioni morali o religiose,mentre alcuni medici dicono che questo è in conflitto con il loro giuramento di “non fare del male”. Gli oppositori aggiungono che le persone più vulnerabili potrebbero sentirsi spinte a risparmiare un peso a chi si prende cura di loro, o addirittura potrebbero essere costretti a scegliere il suicidio. E vi  è anche un argomento  più vasto, secondo cui legalizzare il suicidio assistito potrebbe provocare una slippery road”, con molte  persone cui sarebbe consentito di  (o che sarebbe costrette a ) togliersi la vita, anche per motivi volgari. Ma gli argomenti in favore sono molto più stringenti. In una società pluralistica i punti di cista di una religione non possono  essere imposti a nessuno. Chi avesse una genuina obiezione morale per il suicidio assistito, non sarebbe obbligato a fruirne. Ciò che un  medico considera un danno, un paziente potrebbe considerarlo un sollievo.

L’obiezione più consistente  riguarda  la persone vulnerabili. Esse potrebbero in effetti sentire una pressione, ma questa è solo una ragione per porre in essere un robusto sistema di consigli e di consulenza psichiatrica, chiedendo il parere di diversi medici che attestino che il paziente è nel pieno  delle facoltà mentali ed agisce volontariamente. È anche vero che se alcuni paesi riducessero le loro restrizioni  per il suicidio assistito, la pratica diverrebbe  più comune e probabilmente vi sarebbero pressioni  per rimuovere altre restrizioni. Ma non vi é nulla di inusuale in questo. Le regole morali assolute sono rare. Quando si confrontano con i grandi dilemmi, le società creano barriere e tirano fuori le eccezioni.  Perfino nei casi apparentemente più chiari, come la proibizione di uccidere, si prevedono eccezioni per casi come la  guerra o la legittima difesa. Per il suicidio assistito è la stessa cosa e i limiti posti dalle diverse società sono differenti ed evolvono, come è sempre avvenuto.

L’Olanda e il Belgio hanno legalizzato l’eutanasia rispettivamente nel 2001 e 2002, ma solo l’Olanda  ha approvato l’eutanasia per i minori. Bisogna dire qualcosa anche sulla ampiezza del modello svizzero, che autorizza il suicidio assistito in moltissimi casi. Ma su un tema così emotivo e divisivo i politici dovrebbero riflettere la società, non pretendere di guidarla.  I tabù sono creati dal popolo di un paese, quando cadono i cambiamenti divengono più facili. La maggior parte dei paesi dell’Occidente oggi sembra pronta a concedere il suicidio assistito ai malati terminali.    Questi paesi dovrebbero  poter progettare quanto più in là spingersi. Il gradualismo, così, è garantito.

La legge in discussione alla Camera dei Lord dovrebbe rendere legale per la prima volta il suicidio assistito  in Inghilterra  purché  il malato abbia meno di sei mesi di vita. Inoltre, egli dovrebbe amministrarsi da solo il veleno letale. Questa proposta non avrebbe aiutato Nicklinson, la cui morte non  era imminente (dopo che il diritto a morire  gli era stato negato dall’Alta Corte inglese nel 2012, egli rifiutò il cibo e alla fine morì di polmonite).  Ma darebbe a parecchie migliaia di inglesi la possibilità di evitare le sofferenze patite da Nicklinson ed aumenterebbe gradualmente il sostegno pubblico per ulteriori  liberalizzazioni. Noi  speriamo che la legge passi. 

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