Radicali

Fecondazione: Cappato "Falso che la Corte EDU si sia espressa su status dell'embrione"

Luca Coscioni - 3 ore 7 min fa
Fecondazione: Cappato "Falso che la Corte EDU si sia espressa su status dell'embrione"Marco Cappato27 Ago 2015Bioetica Dichiarazione di Marco Cappato, Radicale, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni   Roma, 27 agosto 2015  

La sentenza della Corte di Strasburgo non rappresenta in alcun modo una presa di posizione sullo "status dell'embrione", come vorrebbe far credere l'Onorevole Binetti, e meno che mai attribuisce una generica patente di ragionevolezza alla legge 40, come vorrebbe far credere la Ministra Lorenzin nonostante i numerosi pronunciamenti della Corte proprio contro la legge 40.

La Corte dei diritti umani si è limitata a giudicare non lesivi del diritto alla vita famigliare della Signora Parrillo il divieto a lei frapposto di donare i suoi tre embrioni alla ricerca, e ciò anche in considerazione del decesso del compagno della Signora Parrillo. Certamente come Associazione Luca Coscioni avremmo auspicato una scelta diversa, anche perché ora i tre embrioni saranno così destinati ad un'inutile distruzione. Ma tale decisione dei Giudici europei, NON riguarda dunque nella maniera più assoluta un pronunciamento sul diritto alla libertà di ricerca scientifica sugli embrioni umani, che riguarda semmai il diritto degli scienziati di poter far ricerca sugli embrioni e il diritto dei malati di poter beneficiare dei progressi della ricerca scientifica.

Su questi obiettivi, che continueremo a portare avanti sia in Corte costituzionale che in Corte europea dei diritti umani, Governo e Parlamento italiano portano intera la responsabilità di violare i diritti umani fondamentali di malati e scienziati.

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Filomena Gallo parteciperà alla Conferenza Infertility Without Borders

Luca Coscioni - 3 ore 33 min fa
Fecondazione assistita

La Conferenza a cui parteciperà Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, si terrà a Montreal il giorno 7 settembre dalle ore 8.30.

Parteciperanno alla Conferenza:

Associazione Luca Coscioni (Italy)

ACCESS Australia’s National Infertility Network (Australia)

CJEN Patient Fertility Association (Israel)

CONCEBIR (Argentina)

Conceivable Dreams (Ontario, Canada)

Infertility Awareness Association of Canada Collectif BAMP! (France)

Associazione Amica Cigogna (Italy)

RESOLVE: The National Infertility Association (United States)

Jean-Patrice Baillargeon, M.D.

Katherine Péloquin, psychologist

 

Per visionare il programma clicca QUI

Data: Lunedì, 7 Settembre, 2015 - 08:30 to 17:30Città: MontrealIndirizzo: Center for Sustainable Development, 50, Saint-Catherine st. West AllegatoDimensione ACIQ Conference - Invitation EN.pdf354.33 KB
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L'esperta: "Da Strasburgo solo uno stop tecnico, resta l'ipocrisia italiana"

Luca Coscioni - 5 ore 16 min fa
L'esperta: "Da Strasburgo solo uno stop tecnico, resta l'ipocrisia italiana" repubblica.it27 Ago 2015Francesca De BenedettiBioetica

La Corte europea dei diritti dell'uomo boccia il ricorso di Adele Parrillo, la vedova del regista Stefano Rolla (ucciso nell'attentato a Nassiriya), che voleva donare gli embrioni ottenuti con fecondazione in vitro a fini di ricerca scientifica. "Ma questo non è un no alla ricerca", sostiene l'avvocatessa Filomena Gallo. "Se a far ricorso fosse un malato la sentenza potrebbe ribaltarsi. Ipocrita l'Italia, che vieta l'estrazione di staminali embrionali ma poi fa ricerca con embrioni importati"

Avv. Filomena Gallo, segretaria associazione "Luca Coscioni"

intervista di Francesca De Benedetti

montaggio di Giulio La Monica

Riascolta l'intervista cliccando QUI

 

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Embrioni: Gallo "Strasburgo rinvia all'Italia la decisione: intervenga il governo"

Luca Coscioni - 6 ore 56 min fa
Embrioni: Gallo "Strasburgo rinvia all'Italia la decisione: intervenga il governo"Filomena Gallo27 Ago 2015Bioetica

Dichiarazione di Filomena Gallo, avvocato, Segretario dell'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Roma, 27 agosto 2015

Oggi è stata emessa dalla Corte Edu la decisione sul caso Parrillo c/Italia, riguardante la possibilità di disporre degli embrioni di sua proprietà che dal 2001 sono crioconservati non più per fini procreativi.

Come associazione Luca Coscioni con le associazioni di pazienti Cerco un bimbo, L’altra Cicogna e Amica Cicogna con 48 parlamentari avevamo presentato un amicus curiae a sostegno delle ragioni di Adele Parrillo.

Nel 2014 la Corte Europea dei diritti dell’Uomo aveva giudicato ricevibile  l'ipotesi di violazione dell''articolo 1 del protocollo 1 della Convenzione europea dei diritti dell''uomo (diritto di proprietà, per cui gli embrioni dovrebbero  rimanere a disposizione delle coppie) e dell''articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare). Non quella, sollevata dai ricorrenti, di violazione del diritto alla ricerca scientifica (articolo 10).

Nella sentenza emessa oggi sono stati rigettate le motivazioni a difesa della legge 40 presentate dal Governo, è stato ribadito il margine di apprezzamento dell’Italia su tali questioni ed è stato affermato che i diritti di Adele Parrillo  non sono lesi dai divieti di utilizzo degli embrioni per la ricerca.

In Italia la Corte Costituzionale fisserà a breve l’udienza proprio sul divieto di utilizzo di embrioni per la ricerca scientifica, e i tribunali Italiani stanno affrontando le richieste delle coppie di donare alla ricerca embrioni non idonei per una gravidanza.

Se il Governo Renzi vuole intervenire prima della Consulta, lo deve fare urgentemente. Come Associazione Luca Coscioni abbiamo promosso una petizione al Governo per la libertà di ricerca sugli embrioni,  perchè la si smetta di dover importare embrioni dall'Australia, Svezia, USA, UK mentre si distruggono gli embrioni italiani.

 Link alla petizione: http://www.associazionelucacoscioni.it/landing/appelli-al-parlamento

La violazione del diritto alla scienza e del diritto per le persone di usufruire dei benefici della ricerca in Italia è calpestato. Tale violazione non era oggetto di ricorso dinanzi alla Corte Edu, dunque proseguiamo con determinazione verso il nostro obiettivo, del quale discuteremo anche al nostro Congresso di Milano del 25/27 settembre.

Clicca QUI per leggere la decisione della Corte

A questo link leggi la petizione al Parlamento

Comunicato di Filomena Gallo in merito all'udienza dinanzi alla Grande Camera della Corte EDU del 18 giugno 2014

Per tutte le altre informazioni sulla Legge 40 clicca QUI

AllegatoDimensione Grand Chamber judgment Parrillo v. Italy.pdf122.23 KB
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Embrioni, Strasburgo rinvia all'Italia la decisione. Filomena Gallo: Intervenga il governo

Radicali Italiani - 7 ore 15 min fa
27/08/15

Dichiarazione di Filomena Gallo, avvocato, Segretario dell'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica:

Oggi è stata emessa dalla Corte Edu la decisione sul caso Parrillo c/Italia, riguardante la possibilità di disporre degli embrioni di sua proprietà che dal 2001 sono crioconservati non più per fini procreativi.

Come associazione Luca Coscioni con le associazioni di pazienti Cerco un bimbo, L’altra Cicogna e Amica Cicogna con 48 parlamentari avevamo presentato un amicus curiae a sostegno delle ragioni di Adele Parrillo.

Nel 2014 la Corte Europea dei diritti dell’Uomo aveva giudicato ricevibile  l'ipotesi di violazione dell''articolo 1 del protocollo 1 della Convenzione europea dei diritti dell''uomo (diritto di proprietà, per cui gli embrioni dovrebbero  rimanere a disposizione delle coppie) e dell''articolo 8 (diritto al rispetto della vita privata e familiare). Non quella, sollevata dai ricorrenti, di violazione del diritto alla ricerca scientifica (articolo 10).

Nella sentenza emessa oggi sono stati rigettate le motivazioni a difesa della legge 40 presentate dal Governo, è stato ribadito il margine di apprezzamento dell’Italia su tali questioni ed è stato affermato che i diritti di Adele Parrillo  non sono lesi dai divieti di utilizzo degli embrioni per la ricerca.

In Italia la Corte Costituzionale fisserà a breve l’udienza proprio sul divieto di utilizzo di embrioni per la ricerca scientifica, e i tribunali Italiani stanno affrontando le richieste delle coppie di donare alla ricerca embrioni non idonei per una gravidanza.

Se il Governo Renzi vuole intervenire prima della Consulta, lo deve fare urgentemente. Come Associazione Luca Coscioni abbiamo promosso un appello al Governo per la libertà di ricerca sugli embrioni, perché la si smetta di dover importare embrioni da Australia, Svezia, USA, UK mentre gli embrioni italiani non possono essere toccati. Link all'appello: http://www.associazionelucacoscioni.it/landing/appelli-al-parlamento

La violazione del diritto alla scienza e del diritto per le persone di usufruire dei benefici della ricerca in Italia è calpestato. Tale violazione non era oggetto di ricorso dinanzi alla Corte Edu, dunque proseguiamo con determinazione verso il nostro obiettivo, del quale discuteremo anche al nostro Congresso di Milano del 25/27 settembre.

Per contatti: 0668979286, ufficiostampa@associazionelucacoscioni.it

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Dall'azienda Usa "no" al farmaco per salvare Vittoria

Luca Coscioni - 9 ore 28 min fa
Dall'azienda Usa "no" al farmaco per salvare VittoriaMattino Napoli27 Ago 2015Sanità

È una continua altalena, tra notizie positive e negative. Le ultime, in ordine cronologico, hanno gelato la famiglia di Vittoria De Biase, la piccola di 19 mesi affetta da una malattia genetica (Sma di tipo 1) a prognosi infausta. L'Isis pharmaceuticals, azienda californiana, ha detto no alla vendita del farmaco (Isis smnrx) che potrebbe allungare la vita alla piccola Vittoria e ad altri bambini che soffrono della stessa malattia.

Un no inatteso, poiché arrivato dopo l'ordinanza del tribunale Napoli Nord di Aversa, che nei giorni scorsi aveva imposto al ministero della Sanità di acquistare il farmaco giunto ormai alla terza fase di sperimentazione. La decisione ha lasciato di stucco i genitori di Vittoria, mamma Sonia e papà Gerardo, e gli avvocati della famiglia De Biase.

«L'Isis pharmaceuticals - riferiscono i legali della famiglia - ha fatto sapere di non esser intenzionata a concedere il farmaco, poiché la sua eventuale somministrazionepotrebbe inficiare i dati statistici relativi alle prove sperimentali ancora in atto. Si tratta di una motivazione - argomenta l'avvocato Elvira Rossana Alterio - che ci lascia perplessi e allibiti. La casa farmaceutica deve vendere il farmaco nell'ambito delle cure compassionevoli, quelle che non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista statistico».

L'Agenzia Nazionale per il Farmaco, allertata dalla famiglia De Biase e dal pool di legali, ha avuto contatti con l'azienda statunitense, ma a quanto pare - secondo quanto riferito dagli avvocati che seguono il caso - «senza specificare che la vendita deve avvenire nell'ambito delle cure compassionevoli e non sperimentali».

Una mancata precisazione che avrebbe, di fatto, indotto l'Isis pharmaceuticals a rispondere picche alla accorata richiesta partita dall'Italia. I legali della famiglia De Biase torneranno dunque nuovamente alla carica. «Solleciteremo nuovamente l'Agenzia nazionale per il farmaco e il ministero della Sanità - dicono gli avvocati Antonio Maurizio D'Ortá e Fabio Marinelli - in quanto hanno l'obbligo giuridico, sulla scorta di quanto contenuto nell'ex articolo 32 della Costituzione e nel decreto ministeriale dell'8 maggio del 2003, di dare soluzione alla questione. Ogni eventuale responsabilità ricadrà sul ministero della Salute e sull'Aifa».

Sul fronte legale, è da escludere un coinvolgimento della casa farmaceutica californiana, che non figura nemmeno tra i convenuti in giudizio. La famiglia De Biase, a suo tempo, ha chiamato in causa soltanto il ministero, per scongiurare che il terreno dello scontro si spostasse in terra statunitense e con tutte le conseguenze del caso. In parole povere, il cerino è nelle mani del Ministero e dell'Aifa. Solo loro sono investiti della questione e a loro spetta il compito di uscire dall'impasse.

L'Isis pharmaceuticals, dal canto suo, si è dichiarata indisponibile a concedere il farmaco, ma non ha escluso che in futuro (non si sa quando) Vittoria ed altri bimbi possano accedere alla somministrazione del farmaco. In chiave sperimentale e non nell'ambito delle cure compassionevoli, così come richiesto dai legali della famiglia e ordinato dal tribunale di Napoli nord.

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La Cedu riparte da procreazione e immigrazione

Luca Coscioni - 9 ore 58 min fa
La Cedu riparte da procreazione e immigrazioneIl Sole 24 Ore27 Ago 2015Marina CastellanetaCellule staminali

Primo appuntamento oggi, dopo la pausa estiva, dinanzi alla Corte europea dei diritti dell' uomo, con l'attesa sentenza Parrillo contro Italia (ricorso n. 46470). Sarà la Grande Camera, il massimo organo giurisdizionale di Strasburgo, a stabilire se il divieto di donare embrioni in vitro ai fini della ricerca scientifica, imposto dalla legge n. 40/2004, «Norme in materia di procreazione medicalmente assistita», sia compatibile con l'articolo 8 della Convenzione, che assicura il diritto al rispetto della vita privata e familiare e con l'articolo 1 del Protocollo n. 1 sul diritto di proprietà.

A rivolgersi alla Corte europea è stata una donna che aveva deciso di ricorrere alla procreazione assistita in vitro. I cinque embrioni erano stati sottoposti alla crioconservazione. A seguito della morte del proprio compagno, ucciso nella strage di Nassiriya prima dell'impianto degli embrioni, la ricorrente aveva deciso di donarli in modo che potessero essere impiegati nella ricerca. Ma la richiesta era stata respinta in base al divieto di sperimentazione e di ricerca sugli embrioni fissato nella legge n. 40. E questo anche se gli embrioni erano stati ottenuti prima dell'entrata in vigore della legge.

Ogni tentativo era fallito e così la donna, sin dal 2011, ha fatto ricorso a Strasburgo. La Camera ha rinviato il caso alla Grande Camera che leggerà il suo verdetto oggi alle 11.00. Già un pezzo della legge n. 40/2004 è caduto sotto la scure di Strasburgo con la sentenza del 28 agosto 2012, che ha bocciato il divieto di ricorso alla fecondazione omologa in vitro necessario per la diagnosi preimpianto.

Il 1° settembre, poi, la Corte europea dovrà di nuovo giudicare l'Italia, dopo la condanna nel caso Hirsi, e stabilire se è stato violato l'articolo 3 della Convenzione che vieta i trattamenti disumani e degradanti. A rivolgersi alla Corte alcuni cittadini tunisini che erano arrivati in Italia su uno dei tanti barconi della speranza. I migranti erano stati portati nel centro di soccorso e di prima accoglienza di Lampedusa, sovraffollato e con scarsa igiene. Era iniziata una protesta.

I ricorrenti erano stati arrestati e sistemati, per quattro giorni, in due navi ancorate nel porto di Palermo e poi rimpatriati in Tunisia. I ricorrenti sostengono che non solo è stato violato l'articolo 3, ma anche l'articolo 4 del Protocollo n. 4 che vieta le espulsioni collettive e l'articolo 5 sulle restrizioni in materia di libertà personale.

Entro l'anno, poi, è attesa la sentenza sul caso Abu Omar (l'udienza si è già svolta il 23 giugno di quest'anno), sui risarcimenti in materia di sangue infetto, sul ricorso per i fatti nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova. Il 9 dicembre già fissata l'udienza su un ricorso in materia di maternità surrogata all'estero.

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Canapa medica, Italia all`avanguardia

Luca Coscioni - Mer, 26/08/2015 - 11:18
Canapa medica, Italia all`avanguardiaIl Manifesto26 Ago 2015Marco Perduca, già senatore RadicaleCannabis terapeutica

Il 18 settembre 2014, i Ministri della Difesa e della Salute hanno firmato un memorandum per un progetto pilota di «produzione nazionale di sostanze e preparazioni di origine vegetale a base di cannabis» a fini medico-scientifici.

Per la coltivazione delle piante fu scelto lo Stabilimento farmaceutico militare di Firenze per le «competenze del personale militare e civile» e «le capacità produttive e di controllo qualità proprie di una industria farmaceutica», unite al «livello di sicurezza dì un`installazione militare».

Per quanto nel 2010 con la la senatrice radicale Donatella Poretti avessimo invitato il governo Berlusconi a favorire un simile accordo - il nostro ordine del giorno in occasione dell`adozione della legge sulle cure palliative fu accolto col parere favorevole di Giovanardi! - l`idea che una medicina dovesse esser prodotta dai militari in strettissimo regime di monopolio non m`ha mai convinto. Mi son dovuto ricredere da quando, all`inizio di agosto, ho visitato l`Istituto di Firenze.

Ho scoperto una realtà che è fondamentale per rispondere a certe emergenze e crisi medico-farmaceutiche planetarie. Nel giugno scorso a Firenze è stato effettuato il primo raccolto sperimentale. Le cinquanta piante di canapa, le cui talee erano state selezionate dal Centro di ricerca per le colture industriali di Rovigo (altra eccellenza italiana misconosciuta), hanno prodotto due chilogrammi di infiorescenze che, pare, contengano principi attivi di qualità tale da consentire un prodotto standardizzato privo di muffe, funghi o altri agenti contaminanti.

A seguito delle ispezioni dell`Alfa, l`Agenzia del Farmaco, e il via libera del Ministero della Salute, da settembre si potrà finalmente partire con la produzione vera e propria in anteprima mondiale. Da gennaio 2016, si potrebbe passare a 200 metri quadrati di serre per ottenere fino a 100 chili l`anno di prodotto da inviare alle farmacie che ne faranno richiesta. L`Italia diverrà il primo e unico Stato membro dell`Onu a gestire la produzione di cannabis in strutture pubbliche.

Occorre adesso che il ministero della Salute, nell`interesse della collettività, esprima un parere favorevole a questa sperimentazione e si assuma la responsabilità di adottare delle linee guida per la prescrizione di questi cannabinoidi medici "made in Italy": sulla scorta dell`ampia letteratura scientifica che ne conferma il positivo utilizzo in patologie gravi e altamente invalidanti come, tra le altre, la sclerosi multipla, quella laterale amiotrofica, il glaucoma, le malattie neoplastiche, gli spasmi muscolari, il dolore. A otto anni dall`adozione della legge, i quadri normativi nazionali e regionali restano sconosciuti agli operatori se non boicottati sottilmente.

Perché da liberista e antimilitarista sono a favore di questo avvio di produzione in regime di monopolio militare? Intanto perché, a differenza di quanto avevo visto in Colorado, la qualità e la cura della coltivazione è nel pieno rispetto degli obblighi europei degli Api (Active Pharmaceutical Ingredients) cioè della produzione di ingredienti attivi farmaceutici - cosa che neppure il Bedrocan olandese garantisce; in secondo luogo, perché grazie all`inevitabile espansione esponenziale della domanda di cannabis medica dei prossimi anni, che dovrà vedere il ministero della Difesa pronto a quintuplicare (almeno) gli investimenti iniziali nel 2016, le entrate della cannabis made in Italy potranno concorrere a sostenere la benemerita produzione fiorentina dei cosiddetti farmaci "orfani" (per le malattie rare, la cui ricerca non è sostenuta dai privati): un vero e proprio "servizio pubblico" mondiale che avviene in Italia senza il meritato riconoscimento.

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Ancona - esposto per la mancata adozione PEBA (piano eliminazione barriere architettoniche

Luca Coscioni - Mar, 25/08/2015 - 21:55
Barriere architettoniche

 

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI  ANCONA PRESSO IL TRIBUNALE 

Corso Mazzini 95    60121  ANCONA 

OGGETTO:   ESPOSTO  VERSO  IL COMUNE DI ANCONA 

Il sottoscritto  Renato Biondini nato a Recanati il 2 dicembre 1963 e residente a Castelfidardo in via Romolo Murri, 109, rappresentante locale dell’associazione “Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica” “dal corpo dei malati al cuore della politica”, con sede legale in Roma, Via di Torre Argentina n. 76, iscritta al Registro Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale, di cui all’art. 7 della legge 7 dicembre 2000 n. 383, associazione portatrice, in base al proprio Statuto, anche di interessi esponenziali delle persone con disabilità, come attestato, tra l’altro, dal Decreto emanato in data 30 aprile 2008 dal Ministero della Pari Opportunità di concerto con il Ministero della Solidarietà Sociale che l’ha individuata come uno dei soggetti legittimati, ai sensi degli articoli 3 e 4 della legge 1 marzo 2006, numero 67,  per la tutela dei diritti singoli e collettivi delle persone con disabilità, vittime di discriminazioni.

 

 

 

PREMESSO CHE:

 

in base alla legge n 41 del 1986,  art. 32, commi 21 e 22, così come modificata ed integrata dalla Legge n. 104 del 1992, art. 24, comma 9, nonché dell’art. 5 della legge della Regione Marche n° 52 del 1990, è fatto obbligo, tra l’altro, in capo ai comuni, alle Provincie e alle Regioni, di programmare le opere di abbattimento delle barriere architettoniche/sensoriali presenti nei luoghi pubblici di propria competenza, mediante la redazione e l’annuale aggiornamento di specifici Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche,(PEBA) e dal 1992 anche dei Piani di accessibilità urbana (PAU). Inoltre l’ente regionale, in base alla citata normativa, ha  una funzione di controllo ed eventualmente di sostituzione sulle Provincie e sui Comuni, destinatari anch’essi dell’obbligo di redigere i rispettivi PEBA – in relazione al loro effettivo adempimento con l’obbligo, in caso di mancata adozione dei PEBA, di nomina di un Commissario ad hoc per lo loro adozione.

 

 

 

CONSIDERATO CHE:

 

i PEBA sono, strumenti basilari ricognitivi e atti a dare certezza prospettica al diritto alla mobilità delle persone con disabilità, in quando da detti Piani deve risultare anche la tempistica degli interventi per eliminare le barriere.

 

 

 

VISTO CHE

 

il comune di Ancona non ha ancora adottato il PEBA nonostante siano trascorsi 28 anni dall’obbligo imposto dalla legge.

 

 

 

 

 

 PRESO ATTO CHE

 

il Consiglio comunale di Ancona con la deliberazione n° 81 del 17 maggio del 2010 impegnava la Giunta comunale a redigere il PEBA.

 

A seguito di una  richiesta di accesso agli atti al comune di Ancona, in tema di Peba, il dirigente dei lavori pubblici di Ancona ing. Luciano Lucchetti  in data 26 novembre 2012 con nota n° 105756 dichiara  che  “si sta predisponendo un gruppo di lavoro per  l’adozione del  Peba”.

 

A seguito dell’interrogazione del consigliere comunale di Ancona Francesco Rubini Filogna che chiedeva spiegazioni sulla mancata adozione del Peba l’assessore Urbinati nella seduta del 21 gennaio 2014 dichiara che “si sta aspettando una relazione da parte dell’ufficio tecnico del comune che spera possa essere pronta per la prossima seduta del consiglio comunale” e che a tutt’oggi ancora non ci risulta sia stata redatta.

 

Su iniziativa del consigliere regionale Adriano Cardogna, il 9 dicembre 2014 il Consiglio Regionale delle Marche approva una risoluzione che impegna la Giunta regionale  a nominare i commissari ad acta per l’adozione dei Peba nei comuni inadempienti, come prescrive la legge.

 

Il Consiglio comunale di Ancona nella seduta del 29 aprile approva un Ordine del Giorno  presentato dal consigliere Francesco Rubini Filogna che impegna la Giunta all’attuazione del Peba.

 

Il 19 giugno scorso è stata inviata una lettera di diffida all’amministrazione comune di Ancona nella quale si chiedeva  l’adozione del PEBA e del PAU (piano eliminazione barriere architettoniche e piano accessibilità urbana) o ad esporre le ragioni del ritardo entro il termine di 30 giorni dalla ricezione della richiesta (avvenuta il 22 giugno) e che a tutt’oggi non ha trovato risposta.

 

 

 

Tutto ciò premesso, il sottoscritto

 

CHIEDE

 

che l’intestata Procura della Repubblica di  Ancona voglia accertare e valutare se nei fatti, atti e comportamenti sopra riportati dell’amministrazione comunale di Ancona, siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti procedendo, in caso affermativo, nei confronti dei soggetti responsabili. Con espressa riserva di costituirsi parte civile nell’eventuale successivo procedimento penale.

 

Chiede inoltre, ai sensi dell’art. 406, comma 3 c.p.p., di essere informata dell’eventuale richiesta di proroga delle indagini preliminari, nonché, ai sensi dell’art. 408, comma 2 c.p.p., circa l’eventuale richiesta di archiviazione e ai sensi dell’art. 335 c.p.p., che le vengano comunicate le iscrizioni previste dai primi due commi del medesimo articolo.

 

Il sottoscritto infine, dichiara di opporsi ed eventuale emissione di decreto penale di condanna.

 

 

 

 

 

 

 

Castelfidardo  2  agosto 2015                                                                                  firma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si allegano fotocopie dei seguenti documenti:

 

  1. Documento di identità di Renato Biondini;

  2. Testo art. 32 commi 21 e 22 della legge 41 del 1986

  3. Testo dell’art. 5 della legge 52 del 1990 della Regione  Marche

  4. Testo dell’art. 24 comma 9 della legge 104 del 1992

  5. Deliberazione del Consiglio comunale di Ancona del 17 maggio 2010

  6. Lettera del 26 novembre 2012 del comune di Ancona

  7. Risoluzione del Consiglio regionale delle Marche del 6 dicembre 2014

  8. OdG approvato dal Consiglio comunale di Ancona il 29 aprile 2015

  9. Diffida inviata al comune di Ancona del 19 giugno 2015

     

     

     

     

     

    Biondini Renato 

    via  Romolo Murri, 109   60022  Castelfidardo (An)

    tel. 071780399   cell. 3396035387   

    email   cellulacoscioniancona@gmail.com       biondinirenato@alice.it

 

Data: Domenica, 2 Agosto, 2015 - 21:50Città: AnconaOrganizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione EspostoPeba.doc38.5 KB EspostoPeba.pdf299.24 KB
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PARTITO RADICALE - Licenziati gli ultimi dipendenti. Non si sospende l'iniziativa politica. Iscrizioni, sottoscrizioni, contributi SUBITO

Partito Radicale - Mar, 25/08/2015 - 17:21

... ho appena firmato le lettere di licenziamento per le ultime otto persone che da almeno dieci anni collaborano con il Partito; appena un anno fa avevo dovuto licenziare gli otto dipendenti che lavoravano al call center. Anche se sono scelte inevitabili di fronte alla situazione oggettiva in cui ci troviamo, umanamente e politicamente sono davvero difficili....   

Leggi la lettera del Tesoriere del Partito radicale Maurizio Turco e ascolta l'intervista a Radio Radicale.  

L'intervista a Radio Radicale.

LA LETTERA di Maurizio Turco, Tesoriere del Partito Radicale: 
Cari,
ho appena firmato le lettere di licenziamento per le ultime otto persone che da almeno dieci anni collaborano con il Partito; appena un anno fa avevo dovuto licenziare gli otto dipendenti che lavoravano al call center. Anche se sono scelte inevitabili di fronte alla situazione oggettiva in cui ci troviamo, umanamente e politicamente sono davvero difficili.

Il Partito radicale in questi anni oltre alle iniziative politiche proprie si è assunto la responsabilità di privilegiare la possibilità che i soggetti costituenti avessero un luogo e degli strumenti per poter operare. Come Partito abbiamo resistito fin che abbiamo potuto, ed anche oltre. Ma oggi non si può fare altro, davvero con una estrema difficoltà, ripeto: anche personale, che firmare la fine dei rapporti di lavoro.

A scanso di equivoci mi preme evidenziare che questa difficile fase non è né una sospensione delle attività politiche né tantomeno una chiusura del Partito Radicale anche perché non è nelle mie prerogative e responsabilità; anche se questa fase, dalla quale spero ne usciremo al più presto, aggiunge ulteriori difficoltà a quelle di contesto che hanno contribuito a creare la situazione in cui ci troviamo. Eppure … ormai non c’è argomento, a cominciare proprio da quelli che sono oggetto di iniziative e lotte radicali, in cui i radicali siano chiamati a dare il proprio contributo così da essere conosciuto dai cittadini. Infatti, la violazione di cui ci siamo sempre occupati è quella di far rispettare il diritto del cittadino di conoscere per scegliere, e quindi di lottare perché le violazioni siano conosciute, denunciate, accertate e sanzionate. In questo senso abbiamo ottenuto che una denuncia presentata da Marco Pannella alla Corte europea sui diritti dell’Uomo contro l’Italia per violazione proprio del diritto a conoscere sia stata dichiarata ammissibile, la strada è lunga per arrivare a una sentenza, ma il cammino è finalmente iniziato!

* * *

Nel frattempo siamo impegnati nell’iniziativa per una transizione verso lo stato di diritto democratico, federalista, laico e nella realizzazione del progetto volto all’adozione di una Convenzione dell’ONU sul nuovo diritto umano alla conoscenza. Questa campagna è la naturale evoluzione di sessant’anni di lotte radicali e, per ricordare solo le ultime,  della lotta Irak libero contro la guerra e l’iniziativa contro la pena di morte a Saddam che da allora ha visto impegnato soprattutto Matteo Angioli.

Questa lotta ha un connotato che ha accompagnato tutte le grandi lotte radicali, per citarne alcune, dal divorzio all’aborto, dall’obiezione di coscienza al voto ai diciottenni, da quella per il contenimento del debito pubblico a quella per l’aumento delle pensioni minime, da quella contro lo sterminio per fame a quella per il Tribunale Penale Internazionale, all’amnistia per la Repubblica: non si apprezza il fatto che siano di fatto le uniche risposte di Governo ai problemi di un dato momento storico. I barconi degli immigrati non possono meravigliare chi ha avuto la fortuna di trovarsi a partecipare alle iniziative contro lo sterminio per fame: lo dicevamo allora, al momento giusto, che quella lotta era necessaria per evitare che accadesse quello che sta accadendo. Sulla giustizia non è lo stesso? Abbiamo proposto le riforme utili a tempo debito e oggi la lentezza della “giustizia” italiana è considerata dal Consiglio d’Europa un pericolo per lo Stato di diritto, cioè per la democrazia … sin dagli inizi degli anni ’90, cioè dal tempo dei referendum Tortora per la Giustizia giusta. Una notizia come questa è, trattata da questo sistema, come se fosse un segreto, ed infatti per i cittadini lo è!

Questo ad ulteriore dimostrazione, se proprio necessario, che siamo sempre intervenuti al momento appropriato avendo la capacità di prospettare con precisione quello che sarebbe accaduto, e che i fatti – purtroppo! - hanno poi dimostrato che i disastri erano preannunciati più che prevedibili.

So benissimo che questa lettera è come una bottiglia gettata nel laghetto di coloro che apprezzano o hanno apprezzato le lotte, alcune o tante, per un anno o tanti anni, perché hanno avuto il privilegio di conoscere idee, lotte e speranze del Partito Radicale mentre alla maggior parte dei cittadini è stato negato il diritto sinanche di poterle rifiutare!

Abbiamo sempre avuto presente - al limite della nausea per chi ci ascoltava e non solo - che la mancata informazione è di per se disinformazione ed è questione centrale in uno Stato che voglia essere di diritto, democratico. E’ problema ancora vivo, anzi più vivo che mai; e bisognerà fare sempre più sforzi, come li stiamo facendo, perché sia presente anche a chi ha il dovere di rispettare la propria legalità.

Mi fermo qui, anche perché oggi anche un altro foglio di carta è un problema.
Stiamo continuando a vivere, come sempre abbiamo vissuto, in sintonia con tutte le donne e gli uomini di questo paese. A fare i conti con una crisi economica che affonda le sue radici nella crisi democratica, che non è dovuta alla democrazia in se ma a chi, dovendola rispettare, viola Costituzione, convenzioni internazionali, leggi e regole.
 
A te che hai già contribuito per il 2015, nel ringraziarti ancora una volta per questo, chiedo se puoi aiutarci come meglio saprai e vorrai fare in questo ulteriore sforzo.
 
Siamo, ancora una volta, come sempre, sulla barricata della vita del Diritto per il diritto alla vita. Che è la ragione costituente di quel che siamo stati, siamo e serberemo le ultime energie per continuare ad esserlo. Con chi vorrà, potrà, saprà.

Grazie davvero e spero a presto,
  Maurizio Turco Tesoriere del Partito radicale     Ci si può iscrivere al Partito radicale (almeno 200 euro l'anno) o a tutti i soggetti radicali (almeno 590 euro l'anno)

  • con carta di credito telefonare allo 0668979300 o collegandosi al sitowww.partitoradicale.org
  • Con conto corrente postale n. 44855005 intestato a Partito Radicale
  • Con bonifico bancario  intestato a Partito Radicale IBAN IT56E0832703221000000002381
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A Teramo per migliorare le condizioni di vita dei portatori di handicap

Luca Coscioni - Mar, 25/08/2015 - 17:14
A Teramo per migliorare le condizioni di vita dei portatori di handicapMina Welby25 Ago 2015Vita indipendente

Dichiarazione di Mina Welby, Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni

Oggi abbiamo partecipato all'incontro tenutosi tra il sindaco Maurizio Brucchi e le associazioni dei disabili nella sala consiliare del Comune di Teramo, volto a creare un tavolo di discussione e confronto sul contenuto della Delibera di Giunta n. 112 del 26/03/2015 che, recentemente ha definito  nuovi criteri fortemente restrittivi per l’accesso ai servizi socio-assistenziali, i quali, di fatto, ampliano la compartecipazione alla spesa.

Si è deciso infine un accordo di collaborazione fattiva sulle problematiche che suddetta Delibera ha causato.

Come Associazione Luca Coscioni auspichiamo che da questo incontro si possa giungere alla modifica della delibera con effetto immediato, affinchè vi siano pronte risposte alle condizioni di vita dei disabili e non autosufficienti.

 

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Antiproibizionismo. La relazione “segreta” messa a disposizione in bella evidenza sui siti radicali

Partito Radicale - Mar, 25/08/2015 - 15:49

Quasi introvabile in Internet, i radicali mettono a disposizione di tutti i cittadini (non solo italiani) la parte della relazione al Parlamento italiano della Direzione Nazionale Antimafia riguardante la depenalizzazione della cannabis e dei suoi derivati. Lo straordinario documento - pressoché sconosciuto perfino alle classi dirigenti del nostro Paese - viene pubblicato nella versione italiana, inglese, francese e spagnola. La versione integrale della relazione (730 pagine) viene resa disponibile in italiano.

Le pagine relative alla cannabis ripropongono a distanza di 40 anni le tesi “radicali” oggetto di iniziative di disobbedienza civile che hanno coinvolto decine di militanti e dirigenti radicali, a partire dal leader radicale Marco Pannella e dalla segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini.

RELAZIONE INTEGRALE 2015 della DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (pdf)

Relazione 2015 Direzione Nazionale Antimafia - estratto depenalizzazione cannabis [IT]

Relazione 2015 Direzione Nazionale Antimafia - estratto depenalizzazione cannabis [EN]

Relazione 2015 Direzione Nazionale Antimafia - estratto depenalizzazione cannabis [ES]

Relazione 2015 Direzione Nazionale Antimafia - estratto depenalizzazione cannabis [FR] 

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La gran giravolta di Morales: in Bolivia la rivoluzione sono gli Ogm

Luca Coscioni - Mar, 25/08/2015 - 11:44
La gran giravolta di Morales: in Bolivia la rivoluzione sono gli Ogm Il Foglio25 Ago 2015Maurizio StefaniniOgm

Per Evo Morales, gli Ogm non causano più la calvizie e l’omosessualità, anzi. Con una giravolta spettacolare, il presidente boliviano è pronto a fare delle colture geneticamente modificate uno dei pilastri della sua rivoluzione, e a rinnegare decenni di retorica terzomondista.

Dopo cinque anni, Morales ha indetto la seconda Conferenza mondiale dei popoli sul cambiamento climatico e i diritti della madre terra di Cochabamba: nell’evento intende proporre il proprio modello di “viver bene” contro “le minacce del capitalismo e del cambio climatico”. E’ stato lo stesso presidente boliviano a annunciarlo, giovedì scorso. Data prescelta: dal 10 al 12 ottobre, in modo da celebrare le conclusioni come ideale controcanto alla ricorrenza “colonialista” dell’arrivo di Cristoforo Colombo in America.

Identica è anche la locazione di Cochabamba. C’è però un’immensa novità rispetto alla prima Conferenza. Nel 2010, infatti, il presidente boliviano si era prodotto in un lungo sermone per spiegare che gli alimenti Ogm provocano la calvizie e l’omosessualità, oltre a ogni altra sorta di malanni. Adesso, gli Ogm li ha invece sdoganati. E’ una nemesi, nel senso più letterale, perché si chiama così, Nemesia Achacollo Tola, la ministra dello Sviluppo rurale e delle terre che ha deciso di rimettere al giudizio dei produttori la scelta di utilizzare o meno gli Ogm nelle proprie coltivazioni.

“Il pollo che mangiamo è carico di ormoni femminili, per questo quando gli uomini mangiano questi polli soffrono di deviazioni nel loro essere uomini”, aveva detto Morales nel 2010. Il presidente prevedeva anche che per colpa degli Ogm “entro cinquanta anni tutto il mondo sarà calvo”. All’inizio del 2013, però, il suo sodale Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, aveva fatto una clamorosa autocritica rispetto al divieto degli Ogm che era stato inserito nella nuova Costituzione ecuadoriana: “Un errore che ho commesso lasciandomi influenzare da un ecologismo infantile”, lo aveva definito, spiegando che “le sementa geneticamente modificate possono quadruplicare la produzione e tirare fuori dalla miseria i ceti più poveri”.

Proprio nel quinto anniversario del discorso di Cochabamba contro gli Ogm, lo scorso 20 aprile Morales ha presenziato a un incontro di produttori agricoli a Santa Cruz de la Sierra in cui ha fatto un’analoga apertura: “Se dobbiamo ricorrere all’uso di sementi transgeniche nella produzione di alimenti, allora dobbiamo iniziare a definire in che prodotti si applicheranno e il settore in cui si utilizzeranno”. Quattro giorni dopo è arrivata la decisione di Nemesia.

Per molti anni in prima linea nell’opposizione a Morales, da un po’ di tempo l’agroindustria di Santa Cruz ha constatato che al di là della retorica populista e delle falci e martello regalate a Papa Francesco, nei fatti, e a differenza che nel Venezuela di Chávez e Maduro, il governo del “presidente cocalero” è business friendly. Addirittura, ci sono agrari argentini che dicono di volersi trasferire oltre confine, sostenendo che con Morales gli imprenditori sono tratti meglio che con Cristina Kirchner.

Ma se ancora nel 2014 la Bolivia ha avuto un 5,2 per cento di crescita del pil che è stato il più alto del Sudamerica, è forte il timore che il crollo dei prezzi degli idrocarburi possa creare problemi. In alternativa, da qualche anno Morales sta cavalcando la retorica delle “risorse del futuro”: il litio, la quinoa o perfino le foglie di coca. Ma se gli idrocarburi rendono di meno allora anche il “buon vivere” della rivoluzione andina ha un bisogno disperato di una agroindustria che produca di più.

Il pil agricolo è già passato da 3,7 miliardi di dollari del 2005 ai 4,8 del 2014, ma il governo chiede ai produttori di arrivare entro il 2020 a 10 miliardi, portando la superficie coltivata da 3,7 a 9 milioni di ettari. I produttori di Santa Cruz hanno risposto che, per riuscirci, servono quattro cose: sicurezza giuridica, infrastrutture, libertà di export e biotecnologia. Cioè Ogm. Morales ha esaudito la richiesta. 

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La chiesa di Casamonica e i funerali negati a Welby

Luca Coscioni - Mar, 25/08/2015 - 11:01
La chiesa di Casamonica e i funerali negati a WelbyCorriere della Sera - Ed. Roma25 Ago 2015Carlo TroiloPolitica

ASCOLTA L'INTERVISTA A CARLO TROILO, CONSIGLIERE GENERALE DELL'ASSOCIAZIONE, SU RADIO RADICALE CLICCANDO QUI

Papa Bergoglio ha preso più volte posizione contro la mafia e le altre forme di criminalità organizzata, facendo proprio l'anatema pronunciato venti anni prima dal suo predecessore Giovanni Paolo «Mafiosi, convertitevi». Bergoglio si é spinto più in là, e davanti a 200mila persone ha pronunciato - primo Papa nella storia - una vera scomunica : «I mafiosi - ha detto - non sono in comunione con Dio: sono scomunicati». Dinanzi a questa tassativa affermazione del Papa non si può che restare indignati dalla vicenda di Vittorio Casamonica, i cui funerali sono stati celebrati nella forme sfarzose e pacchiane che conosciamo nella parrocchia di San Giovanni Bosco al Tuscolano. La stessa parrocchia che aveva negato - anche per il pesante veto del Cardinale Ruini - i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, costringendo i familiari del leader radicale, sinceri credenti, ad un funerale celebrato in strada: come quello di un cane. E che invece li aveva concessi ad Enrico De Pedis, uno dei boss della banda della Magliana, sempre generoso, con i soldi delle sue rapine, con la Chiesa romana.

Chi come me ha un rapporto di amicizia con la dolcissima Mina Welby, rimase però veramente sconvolto dal fatto che negli stessi giorni della morte di Piero, nella cattedrale di Santiago del Cile, diversi Cardinali assisterono ai solenni funerali di Augusto Pinochet, uno dei peggiori macellai del ventesimo secolo.

Penso che il Papa - non un Papa qualsiasi, ma questo che ci si presenta ogni giorno come rivoluzionario e a proposito del quale qualcuno evoca addirittura la Teologia della Liberazione - non possa astenersi dal chiedere perdono a nome della Chiesa e dal prendere provvedimenti perché mai più si possano ripetere vicende oltraggiose come quella di Vittorio Casamonica.

Se non il Papa, parli il suo ufficio stampa. E non ci dica, per favore, che il parroco «non sapeva» o che Casamonica non aveva ricevuto condanne penali passate in giudicato (si è definito boss mafioso da solo, con i funerali che ha voluto). Credenti e non credenti, siamo stanchi delle mezze verità, degli impegni solenni, delle promesse ( e anche delle scomuniche) non mantenute.

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"Noi organizzeremo una banca della fertilità"

Luca Coscioni - Lun, 24/08/2015 - 13:06
"Noi organizzeremo una banca della fertilità"La Repubblica ed. Milano24 Ago 2015Fecondazione assistita

Alessandra Vucetich, ginecologa e membro del direttivo Cecos che raccoglie le principali strutture che si occupano di procreazione assistita.

Perché a Milano l'eterologa ancora non parte?

«Perché in Lombardia, pur essendo la regione con più centri pubblici che si occupano di Pma, la giunta ha deciso di non occuparsene, e ha negato ogni rimborso, obbligando le coppie a pagare. Un paradosso».

Un altro problema però è la mancanza di donatori.

«Sì, i gameti purtroppo mancano. Ci sono donatori e donatrici che si sono proposti nei centri pubblici: considerando però che è ancora incerto come le strutture si debbano orientare, nulla si muove».

In che senso?

«I donatori devono essere sottoposti a esami. Non è però chiaro a carico di chi sia il costo di queste prestazioni. Per evitare malintesi, gli ospedali finora hanno scelto di non fare nulla».

L' egg sharing potrebbe risolvere il problema?

«In minima parte: è possibile solo per donne sotto i 35 anni, e non dimentichiamo che quelle che in Italia decidono di fare la Pma in genere non sono giovani. Per questo, qualora accettassero di donare gli ovociti, questi difficilmente sarebbero sufficienti. Senza contare che la procedura non è chiara, soprattutto considerando la gratuità obbligatoria della donazione».

Che cosa fare allora?

«Una delle possibilità è il "fertility banking". Donne giovani, tra i 20 e i 28 anni, che decidono di sottoporsi a una stimolazione ormonale, alla fine della quale una parte dei loro ovociti viene crioconservata, in modo che li possano usare in futuro, e una parte viene donata. È u n a pratica nuova, che con l'associazione Aidagg vorremmo diffondere: stiamo organizzando un evento, per parlarne, il 28 settembre alla Casa dei Diritti».

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Eterologa, tutto fermo. Centinaia in lista d'attesa

Luca Coscioni - Lun, 24/08/2015 - 12:42
Eterologa, tutto fermo. Centinaia in lista d'attesaLa Repubblica ed. Milano24 Ago 2015Alessandra Corica, Tiziana De GiorgioFecondazione eterologa

Al Sacco è stata creata una lista d'attesa ufficiale. E ad aspettare una telefonata, nella speranza di riuscire ad avere un giorno un figlio, ci sono già oltre cento coppie. In tutta la Lombardia se ne contano circa 6mila con problemi di sterilità che non vogliono andare all'estero per poter concepire un bambino.

Ma negli ospedali pubblici, a un anno e mezzo dalla sentenza della Consulta, l'eterologa ancora non parte. E le poche strutture che si sono mosse per avviare le procedure già si scontrano con la mancanza di donatori ma soprattutto di donatrici, difficilissime da reperire senza un rimborso spese.

Ed ecco partire l'operazione Egg sharing e le campagne di sensibilizzazione rivolte alle donne. «Il problema degli ovociti in Italia è enorme — spiega Valeria Savasi, re sponsabile del centro di riproduzione assistita del Sacco — l'unica speranza in questo momento è chiedere aiuto al le donne che già si sottopongono alla fecondazione omologa».

Il meccanismo, in sé, sembra semplice: fra gli ostacoli più grandi che rendono complicate le donazioni di gameti sul fronte femminile, c'è lo stress a cui è sottoposto il corpo di una donna. E tutti i timori che ne conseguono. Il ciclo di bombardamento ormonale, ma anche l'operazione per il prelievo degli ovuli, non sono una passeggiata. Per aggirare il problema, una delle soluzioni, già praticata all'estero, sta quindi nel chiedere a chi già affronta le procedure per il concepimento in provetta (ma non ha bisogno di donatori esterni) di devolvere gli ovociti in più, prodotti grazie alla stimolazione ormonale, alla causa dell'eterologa.

«Non è però così scontato che le donne accettino— spiega Paolo Levi Setti, responsabile del Fertility center dell'Humanitas, uno dei più grandi d'Italia — In questo momento le tecniche di procreazione assistita hanno più successo dal congelamento, non dal 'fresco ». Le coppie, quindi, potrebbero essere restie a regalare ovociti perché questi potrebbero servire in un secondo momento se una o più gravidanze non dovessero andare a buon fine. «E in ogni caso, non coprirebbe più del 5-10 per cento delle richieste».

Alla Mangiagalli i medici del centro che si occupa di procreazione assistita stanno elaborando un protocollo ad hoc proprio per l'Egg sharing, e da questo autunno chiederanno alle pazienti che hanno già in cura per l'omologa se vogliono donare i loro ovociti a un'altra coppia in attesa per l'eterologa, con l'obiettivo di essere operativi entro fine anno.

Mentre al Sacco di donatrici non ne sono proprio arrivate, nonostante l'ospedale sia pronto ad accoglierle, nella stragrande maggioranza delle strutture non vengono ancora accettate. «Per il momento abbiamo dovuto dire no — spiega Edgardo Somigliana, a capo del centro della Mangiagalli — ancora non è chiaro il panel di visite ed esami a cui gli aspiranti donatori devono essere sottoposti». Di qui, anche in via della Commenda l'idea di ricorrere all'Egg sharing.

Un'altra opzione c'è: importarli dall'estero. Una procedura troppo costosa però, a cui invece sempre più spesso ricorrono le cliniche private dove in alcuni casi, come alla Matris, l'eterologa è già partita. «Non abbiamo ancora fatto una vera e propria lista d'attesa — aggiunge Somigliana—per noi è più utile considerare caso per caso: viste le difficoltà, vorremmo dare la precedenza a quelle coppie giovani in cui la sterilità è causata da una malattia o una chemioterapia».

Certo è che la situazione in Lombardia è ancora in stallo. Anche per colpa della scelta della Regione di non prevedere un rimborso. Contro questo si è già espresso il Consiglio di Stato e a fine settembre è in programma l'udienza al Tar. Che le coppie ancora in attesa siano tante lo dimostra anche l'elevato numero di persone che si sono rivolte alla Casa dei diritti del Comune per chiedere una consulenza in materia: oltre 170.

«Lo sportello — spiega Rossella Bartolucci, presidente di Sos Infertilità — è nato all'indomani della sentenza della Consulta: all'epoca pensavamo che nel giro di poco la situazione si sarebbe sbloccata. Purtroppo non è così, e ancora oggi a chi è vicino al limite di età dobbiamo consigliare di andare all'estero». 

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Puntata del Maratoneta di sabato 22 agosto 2015

Luca Coscioni - Lun, 24/08/2015 - 12:06
Puntata del Maratoneta di sabato 22 agosto 2015Radio Radicale22 Ago 2015Mirella Parachini

Conduce Mirella Parachini.

Ospiti:

Mina Welby, Il ricordo di Maria Palumbo;

Luigi Manconi, i suoi interventi all'VIII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica dell'ottobre 2011 dal titolo: "Azzerare il deficit...di libertà! Scienza e salute: laicalmente contro il declino";

Gilberto Corbellini, i suoi interventi al X Congresso dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica del settembre 2013 dal titolo: "E ora laiche intese".

Per riascoltare la puntata CLICCA QUI.

Il Maratoneta
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Acque nere nel Vomano: AGL Abruzzi presenta esposto alla Procura della Repubblica

Radicali Italiani - Ven, 21/08/2015 - 12:31
21/08/15

AGL Abruzzi ha presentato formale esposto alla Procura della Repubblica per denunciare lo sversamento delle acque nere nel Fiume Vomano a poca distanza dalla costa, identificato nei giorni scorsi.

"Ci rivolgiamo alla magistratura perché verifichi le eventuali responsabilità penali, ma al tempo stesso torniamo a chiedere all'Assessorato all'Ambiente e all'Ecologia di provvedere con urgenza", ha spiegato il segretario, l'avv. Vincenzo Di Nanna. "Se da un lato è indispensabile che le autorità giudiziarie facciano i loro accertamenti con la dovuta cautela, d'altro canto è impensabile che gli abruzzesi e i turisti continuino, per un tempo indeterminato, a fare il bagno nel mare con uno sversamento di acque industriali potenzialmente dannose per la salute nel vicino fiume: è irrimandabile un intervento politico-amministrativo da parte delle istituzioni competenti".

"Sarebbe infatti utile interrogarsi sul perché la maggior parte dei balneatori, nonostante ci siano dati ufficiali, preferisca commissionare i prelievi delle acque marine a società private di fiducia", ha aggiunto Laura De Bernardinis, autrice delle foto che documentano lo sversamento, diffuse alla stampa da AGL. L'esposto, presentato il 20 agosto dallo stesso avv. Di Nanna, non manca di sottolineare la diffusa presenza di discariche abusive in tutta la zona, a testimonianza del degrado in cui verte l'area; ed è rivolto anche "al Presidente della Giunta della Regione Abruzzo e all'Assessore all'Ambiente e all'Ecologia affinché, accertati i fatti, adottino con urgenza ogni provvedimento utile per evitare che il fenomeno possa estendersi anche alle vicine acque del mare, con il rischio di un danno grave ed irreparabile all’ambiente e al turismo".

 

 

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Eutanasia: i dati internazionali smentiscono il rischio di “slippery road”

Luca Coscioni - Gio, 20/08/2015 - 14:44
Eutanasia: i dati internazionali smentiscono il rischio di “slippery road”L'Espresso20 Ago 2015Carlo TroiloEutanasia

Il 13 settembre saranno passati due anni dal giorno in cui l’Associazione Luca Coscioni depositò in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della eutanasia, con le firme di 80mila cittadini/elettori. Malgrado l’autorevole sollecitazione del Presidente Napolitano, il 18 marzo del 2014, ed i ripetuti impegni del Presidente della Camera Boldrini e di molti e autorevoli esponenti di diverse parti politiche, la legge non è ancora stata calendarizzata. Come per tutti i temi inerenti i diritti civili, l’Italia resta così fra i paesi più arretrati.

A maggior ragione mi sembra opportuno segnalare, per quanto riguarda l’eutanasia, due novità importanti, verificatesi nel mondo nella prima metà di agosto.
La prima riguarda l’America Latina, che pure è nota – ma forse è giusto dire “era nota” - per il suo integralismo cattolico. Il Parlamento cileno ha approvato una legge che legalizza l’eutanasia per i maggiori di 18 anni, subito attuata in un primo caso (un uomo di 79 anni con un cancro incurabile che gli aveva sfigurato il viso). In Argentina, la Corte Suprema ha consentito di staccare il respiratore ad un uomo che era da venti anni in stato vegetativo permanente.

La seconda – di particolare rilievo - è nel dibattito a livello internazionale sul tema della “slippery road”, la “china scivolosa” cui potrebbe portare la legalizzazione della eutanasia: in Italia, uno dei cavalli di battaglia dei cattolici clericali. L’effetto della legalizzazione sarebbe quello di esporre alla eutanasia anche chi non la vuole (vecchi soli e bisognosi) o di indurre alla scelta eutanasica anche le persone che soffrono solo di malattie non gravissime o di disturbi psicologici.

Il rischio della “slippery road è stato evocato di recente da un famoso bioeticista americano, Art Caplan, che pure è favorevole alla eutanasia (è stato fra i promotori di un referendum volto a legalizzarla nello Stato del Massachusetts). Caplan esprime preoccupazione per la possibilità che negli Stati Uniti l’eutanasia possa divenire una scorciatoia per risolvere i problemi di vecchi indigenti, disabili ed in generale diseredati.
Grazie soprattutto a BioEdge – una qualificata news letter sui temi bioetici – siamo venuti a conoscenza di documenti di diversa origine che smentiscono il rischio della slippery road.

Oltre che sui risultati di un gruppo di studio in Inghilterra e su una sentenza della Suprema Corte del Canada, BioEdge riferisce su un report del governo belga in cui si mette in particolare evidenza il fatto che in una clinica che pratica l’eutanasia (dove operano ovviamente medici favorevoli alla “morte degna”) quasi metà delle richieste di malati sono state respinte perché legate soprattutto a ragioni psicologiche. Nel 2012, su 162 casi di malati eutanasizzati, l’8,2% erano spinti da problemi psicologici e il 7% stanchi della vita a causa di gravi malattie o di cronica depressione, per un totale di poco più del 15%, il che dimostra la moderazione e l’accuratezza dei medici.

Interessanti i dati di un report governativo delle Fiandre: dal 2007 al 2012 i morti per eutanasia sono passati dal’1,9% al 4,6% di tutti i morti nella regione belga (uno ogni 20 morti). Il significativo aumento si deve, secondo il report, da un lato al crescente valore dato alla autodeterminazione dei malati, dall’altro alla serenità di decisione dei medici, che non devono più temere l’incriminazione.

L’ultima indagine citata da BioEdge riguarda l’Olanda e l’eutanasia per i bimbi di meno di un anno con sofferenze insostenibili e nessuna concreta possibilità di sopravvivenza. Dal 2007 al 2010, il periodo cui si riferisce lo studio, il protocollo di Groningen – che nel 2004 consentì questo tipo di eutanasia provocando reazioni molto dure contro “la cultura della morte” olandese – è stato applicato in poche decine di casi. Due le ragioni, secondo i ricercatori, di questo numero così limitato di casi: la prima sta nel fatto (indimostrabile ma verosimile) che alcuni medici, soprattutto nel caso della “spina bifida”, praticherebbero l’eutanasia senza dirlo; la seconda nella possibilità offerta alle gestanti dal servizio sanitario di ricorrere fino a 20 settimane a indagini prenatali a raggi ultraviolletti, decidendo di abortire se queste rivelano senza dubbi una malattia inguaribile nel feto. In pratica, in questi casi, l’aborto “sostituisce” l’eutanasia neonatale.

Sono realtà di cui i nostri “decisori” politici dovrebbero tener conto per discutere finalmente in Parlamento sulla legalizzazione della eutanasia. Così come dovrebbero tener conto del fatto che in Italia l’impossibilità di ricorrere alla eutanasia ha già dato concretamente vita ad una “slippery road”: quella su cui ogni anno transitano i 20mila casi di eutanasia clandestina e gli oltre 1.000 suicidi di malati terminali, costretti a scegliere questa estrema e disperata “uscita di sicurezza”.

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Si negli USA al "Viagra delle donne"

Luca Coscioni - Gio, 20/08/2015 - 11:48
Si negli USA al "Viagra delle donne"Corriere della Sera20 Ago 2015Giuseppe Guastella, Anna MeldolesiSanità

Lo chiamano già il Viagra delle donne, ma non ha nulla a che vedere con le proprietà più «meccaniche» della pillola blu riservata agli uomini. Addyi, questo è il suo nome commerciale, lavora chimicamente sul cervello facendo riaccendere il desiderio. La nuova medicina, perché di questo si tratta, autorizzata per la vendita negli Stati Uniti dopo anni di test, è basata sulla flibanserina, una molecola in grado di far ripartire la libido nelle donne affette da «Disordine da desiderio sessuale ipoattivo», una sindrome che negli Stati Uniti riguarda una donna su dieci, anche in fase di premenopausa, e che non può essere spiegata con fattori legati al rapporto con il partner, allo stress, a problemi medici o psicologici.

Agisce sui livelli di dopamina e norepinefrina, sui neurotrasmettitori che attivano il desiderio sessuale e sulla serotonina che regola l'inibizione, anche se non è ancora chiaro come. Mentre il Viagra va preso però poco prima dell'atto sessuale e dilata i vasi sanguigni nell'apparato genitale permettendo il rapporto a un uomo in cui il desiderio è ben presente, per ottenere risultati Addyi va assunto con regolarità tutti i giorni, la sera prima di andare a dormire. Il problema è che ha anche effetti collaterali molto importanti come sonnolenza pesante, nausea, capogiri e, se associato all'alcol, pericolo di improvvisi cali di pressione e di perdita di coscienza. Per questo motivo, prima di dare il via libera, la Food and Drug Administration ha rifiutato per ben due volte, nel 2010 e nel 2013, l'immissione sul mercato del nuovo farmaco imponendo alla casa farmaceutica Sprout di realizzare tre studi per comprendere meglio i rischi di interazione con l'alcol e gli altri effetti collaterali.

Il farmaco, inoltre, dovrà essere prescritto dal medico con una ricetta e venduto solo in farmacia in modo che le pazienti siano in grado di valutare costi e benefici del trattamento, terapia che è consigliabile interrompere se non si notano effetti dopo otto settimane. Addyi, quindi, non può essere considerata una pozione magica da prendere prima del rapporto, come fanno gli uomini con il Viagra, e neppure un afrodisiaco in grado di far perdere la testa.

Secondo Cindy Whitehead, amministratore delegato di Sprout, l'approvazione del nuovo farmaco comunque rappresenta «una pietra miliare, un momento da celebrare — ha detto al Washington Post — che cambierà la vita di molte donne perché in questo settore della salute femminile non ci sono state molte innovazioni dopo la pillola anticoncezionale del 1960». C'è chi dice, invece, che si tratta di un'operazione più commerciale che sanitaria la quale permetterà alle case farmaceutiche, ce ne sono altre sulla stessa strada, di invadere il mercato con un farmaco dai mediocri risultati regalando un sogno senza essere in grado di mantenere completamente la promessa. La «pillola rosa» sarà messa in commercio il 17 ottobre. Per i primi 18 mesi, però, non potrà essere pubblicizzata direttamente tra i consumatori. 

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