Radicali

Mirella Parachini e Angioletto Calandrini parteciperanno al Convegno "Sui Generis 2015"

Luca Coscioni - Mar, 04/08/2015 - 16:29
Laicità

Il Convegno "Sui Generis 2015" - Le giornate cagliaritane sulle Pari Opportunità si terrà a Cagliari dal 17 al 19 settembre 2015 presso l'Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza.

Mirella Parachini, membro di Direnzione dell'Associazione Coscioni, interverrà nella tavola rotonda sulla Maternità e Angioletto Calandrini, membro di Giunta,  interverrà nella tavola rotonda su Ricerca biomedica e nuovi diritti.

Per leggere il programma clicca QUI

Data: Giovedì, 17 Settembre, 2015 - 15:00 to Sabato, 19 Settembre, 2015 - 14:30Città: CagliariIndirizzo: Dipartimento di Giurisprudenza, Via Nicolodi 22 AllegatoDimensione SUI GENERIS 2015.pdf1.09 MB
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Obama, la grande svolta sul clima

Luca Coscioni - Mar, 04/08/2015 - 13:15
Obama, la grande svolta sul climaIl Sole 24 Ore4 Ago 2015Marco ValsaniaSalute e ambiente

Barack Obama lancia una nuova offensiva sull`ambiente per conquistare la leadership nella lotta al cambiamento climatico, dove finora gli Stati Uniti hanno arrancato. E per rafforzare l`eredità internazionale di una presidenza al tramonto, oggi in difficoltà su altre tematiche globali calde, dagli accordi di libero scambio alla lotta all`estremismo di Isis.

Obama, ieri sera, ha sollevato il sipario sulla versione finale di regole che per la prima volta nel Paese stabiliscono standard nazionali nelle emissioni di anidride carbonica delle centrali elettriche. Il Clean Power Plan prescrive riduzioni del 32% entro il 2030 (rispetto al 2005) grazie a nuovi limiti stato per stato e stimoli a nuovi investimenti in energie pulite. Stando al direttore dell`Agenzia per la protezione ambientale Epa, Gina McCarthy, la svolta costerà 8,4 miliardi l`anno fino al 2030 ma genererà vantaggi annuali, entro quella data, pari a ben 34-54 miliardi.«Il cambiamento climatico non è solo una minaccia per il futuro, è una realtà che siamo già vivendo», ha detto il presidente.

L`obiettivo, ha sottolineato l`amministrazione, è superiore del 9% anche rispetto ai target iniziali del progetto, formalizzato un anno fa. Ed è con un simile successo alle spalle che Obama vorrebbe presentarsi alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima di Parigi in dicembre, oltre che raccogliere la sfida di Papa Francesco e della sua recente Enciclica sull`ambiente. Il Papa arriverà in visita negli Stati Uniti in settembre e l`agenda bilaterale comprende il clima. Obama ha messo in chiaro che il suo piano è parte del più generale impegno ad una riduzione delle emissioni dell`effetto serra de117% da parte dell`intera economia statunitense entro il 2020 e del 26-28% entro il 2025 (sempre dal 2005). La strategia, se incentiva le fonti energetiche meno nocive, offre al contempo concessioni all`industria preoccupata dai costi: fa slittare di due anni, al 2022, la scadenza entro cui gli stati devono cominciare a mettere in atto le riforme, dando loro flessibilità attraverso progetti da presentare entro il 2018. Incoraggia inoltre il controverso sviluppo dell`energia nucleare, già un quinto del totale alle spalle delle due fonti dominanti, carbone e gas natural, e con di- verse centrali in programma. Ma un impatto trasformativo sul settore energetico appare inevitabile.

È il gas a uscire vittorioso, conprevisioni degli analisti di un aumento del consumo quotidiano di un terzo, mentre il carbone, che genera il doppio di emissioni rispetto al rivale, dovrebbe vedere tin declino di quasi un quarto entro il2o2o. Forte anche la scommessa sulle rinovabili: il 28% dell`energia entro 15 anni dovrebbe essere prodotta da fonti quali l`eolico e il solare, rispetto al13% attuale. La battaglia si preannuncia così dura e sono attese risposte sia politiche che legali. Ricorsi in tribunale sono da tempo pronti e il leader repubblicano del Senato Mitch McConnell ha chiesto ai governatori di sabotare l`iniziativa evitando preparativi locali per la sua messa in atto. Le critiche minacciano di moltiplicarsi con l`avvio della campagna per le presidenziali del 2016, che entra nel vivo giovedì prossimo con il primo scontro televisivo tra i dieci principali aspiranti alla nomination repubblicana. Tra gli stessi democratici moderati affiora il timore che Obama abbia intrapreso una missione troppo ambiziosa, con scarso esito in campo internazionale e che potrebbe costar cara a regioni americane legate al carbone. L`industria, da parte sua, ha però indicato di essere almeno in parte ormai pronta al cambio di marcia. Ha in programma il prossimo anno nuovi investimenti per circa cento miliardi di dollari, che verrebbero modificati per tener conto delle nuove regole.

E il piano di Obama accompagna sviluppi in atto, a cominciare dal boom del gas naturale. L`amministrazione, in uno sforzo di comunicazione il più capillare possibile, ha inoltre sottolineato in dettaglio rischi e risultati, dalla salute pubblica al lavoro: ha calcolato che entro in 2030 i decessi prematuri causati da emissioni potranno essere ridotti del 9o% e che potranno essere scongiurate 300.00o assenze dal lavoro o da scuola. Verrebbero create decine di migliaia di posti di lavoro, aumentati gli investimenti in energie rinnovabili del 30% rispetto a12005 e resa più affidabile tutta la rete elettrica. La Casa Bianca prende di petto anche l`accusa che í costi aumenteranno per i singoli consumatori. In 15 anni la bolletta media di una famiglia si ridurrebbe di 85 dollari l`anno, per un risparmio complessivo di155 miliardi tra il 2020 e il 2030.

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Non c'è Pace senza Giustizia saluta la straordinaria figura di Giovanni Conso

Radicali Italiani - Mar, 04/08/2015 - 10:32
04/08/15

Non c'è Pace Senza Giustizia apprende la notizia della scomparsa di Giovanni Conso con grande dolore. È stato un uomo capace di mettere la propria scienza e conoscenza del diritto al servizio delle istituzioni e ha avuto un ruolo chiave nel far avanzare il diritto internazionale, in particolare grazie al suo impegno per l'istituzione della Corte Penale Internazionale.

Ricordiamo con ammirazione e rispetto il suo appassionato contributo alla redazione dello Statuto di Roma durante la Conferenza Diplomatica del 1998. Con Giovanni Conso non scompare solo un grande giurista, scompare un uomo con una visione chiara della funzione del diritto come baluardo della legalità e dello Stato di diritto nel mondo.

 

 

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Nomenclatore tariffario: richiesta di incontro alla Conferenza Stato- Regioni

Luca Coscioni - Lun, 03/08/2015 - 16:12
Nomenclatore tariffario: richiesta di incontro alla Conferenza Stato- Regioni Marco Gentili, Maria Teresa Agati e Filomena Gallo3 Ago 2015Nomenclatore tariffario

Dichiarazione di Marco Gentili, Maria Teresa Agati e Filomena Gallo, rispettivamente Co- Presidente, membro di Direzione e Segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

In data odierna è stata inviata richiesta di incontro alla Conferenza delle Regioni perché la bozza di aggiornamento del Nomenclatore tariffario sia rivista prima di una approvazione definitiva.

Nel 2015 è stato scoperto Kepler 452-b: il pianeta simile alla terra a soli 21 anni luce mentre sulla crosta terrestre 47 e 35 sono i paralleli che contengono il nostro paese, l'Italia, da Nord a Sud. E la nostra penisola oggi sembra fatta da due diversi Paesi.

Il mondo dei terrestri ed il mondo della classe politica, non tutta ma buona parte.

Con la lettera indirizzata alla Conferenza Stato-Regioni l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, soggetto costituente il Partito Radicale, richiede un ritorno al testo Prodi-Turco del DPCM 2008.

 

AllegatoDimensione Lettera conferenza Stato Regioni.pdf409.74 KB
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Più risorse per le famiglie che hanno figli disabili

Luca Coscioni - Lun, 03/08/2015 - 14:29
Più risorse per le famiglie che hanno figli disabiliIl Messaggero2 Ago 2015Fa.Ro.Politica

I MUNICIPI
Nell`assestamento di bilancio approvato l`altra notte l`amministrazione Marino ha stanziato 3,5 milioni di euro per le politiche sociali, di competenza dei Municipi. E sempre per le ex circoscrizioni, grazie al maxiemendamento approvato in giunta, arriva un milione di euro in più, che sarà però assegnato direttamente dal dipartimento capitolino politiche sociali. Queste risorse saranno destinate a garantire i servizi essenziali, quali l`assistenza ai ragazzi non autosufficienti nelle scuole e alle famiglie in condizioni di povertà. Saranno premiati i Municipi «più virtuosi», che potranno avere maggiori risorse aggiuntive a disposizione. L`incremento dei finanziamenti per il sociale era stato chiesto soprattutto da Sel e dai sindacati, soltanto in parte soddisfatti dall`incremento. Questi fondi aggiunti nel capitolo sulla spesa corrente del bilancio arrivano in gran parte da maggiori entrate tributarie, relative soprattutto agli incassi di Imu e Tasi, per oltre 5 milioni di euro. Quasi tre milioni in più arrivano invece
dai maggiori dividendi provenienti dall`Acea.
L`ALLEGATO
L`allegato C dell`assestamento di, che contiene la lista di oltre duemila immobili comunali da dare in concessione o affitto, non è stato stralciato dal provvedimento, nonostante i dubbi sollevati nei giorni scorsi il consigliere radicale Riccardo Magi sulla trasparenza dello stesso allegato. Anche il Movimento 5 stelle era tornato sul tema denunciando «l`anomalia di questa procedura». Ma dopo le verifiche degli uffici è arrivato un emendamento di commissione in cui si sottolinea il valore «meramente ricognitivo» dell`elenco, rimandando ogni decisione amministrativa a successivi passaggi in Aula. 

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Puntata del Maratoneta di sabato 1 agosto

Luca Coscioni - Lun, 03/08/2015 - 13:37
Puntata del Maratoneta di sabato 1 agostoradioradicale.it3 Ago 2015Sanità

E' stata trasmessa una replica del 10 gennaio  2009. Riascolta la puntata cliccando QUI

Il Maratoneta
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Presentazione del rapporto 2015 di Nessuno Tocchi Caino

Partito Radicale - Ven, 31/07/2015 - 18:35

Il Rapporto 2015 di Nessuno tocchi Caino, edito da Reality Book, da’ conto dei fatti più importanti relativi alla pratica della pena di morte nel 2014 e nei primi sei mesi del 2015.

Sul terribile podio dei primi Paesi che nel 2014 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo figurano tre Paesi autoritari: Cina, Iran e Arabia Saudita. Mentre i primi Paesi-boia del 2015 (al 30 giugno) sono Cina, Iran e Pakistan.

Scarica qui la cartellina stampa

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"I contraccettivi non sempre illeciti" - L'ultima sfida del Sinodo

Luca Coscioni - Ven, 31/07/2015 - 12:46
"I contraccettivi non sempre illeciti" - L'ultima sfida del SinodoLa Repubblica31 Lug 2015Paolo RodariContraccezione

CITTA' DEL VATICANO. Non sempre la contraccezione deve essere considerata illecita. Può essere morale, infatti, il ricorso a tecniche artificiali di regolamentazione delle nascite, e immorale la pratica dei metodi naturali laddove venissero impiegati con un obiettivo costantemente contraccettivo. E la riflessione si potrebbe applicare anche al campo della procreazione medicalmente assistita.

Sono le conclusioni del seminario internazionale di tre giorni a porte chiuse convocato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia in vista del prossimo Sinodo dei vescovi. Oltre a una proposta, di cui Repubblica ha scritto settimana scorsa, che porterebbe i divorziati risposati a ricevere l'eucaristia, nella tre giorni teologica di febbraio e marzo scorsi - i risultati sono pubblicati dalla Libreria Editrice Vaticana all'interno del volume intitolato "Famiglia e Chiesa. Un legame indossolubile" - teologi, moralisti e giuristi hanno discusso le problematiche aperte dall'enciclica Humanae vitae: 57 anni fa Paolo VI ribadì la connessione inscindibile tra significato unitivo e procreativo dell'atto coniugale, dichiarando leciti solo i metodi basati sul riconoscimento della fertilità femminile, detti 'naturali" e illeciti tutti gli altri, detti 'intrinsecamente perversi".

Allora ci furono dissensi pubblici da parte di circa 40 conferenze episcopali, ma senza esito. Mentre oggi per questi teologi l'interpretazione restrittiva dell'enciclica può essere superata. Per loro, come ha evidenziato l'altro ieri anche Avvenire, la posizione negativa della Chiesa cattolica sul tema delle procreazione responsabile pub essere rivista senza per questo andare contro il senso profondo del testo di Paolo VI. Certo, il Sinodo non è vincolato a nulla: può recepire oppure no.

Eppure, che certe posizioni siano emerse all'interno della Santa Sede è notizia che non può lasciare indifferente nessuno. La sintesi in vista del Sinodo l'ha redatta durante il seminario internazionale don Maurizio Chiodi, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell' Italia settentrionale, dove afferma che «la norma morale sulla procreazione responsabile non può coincidere con l'osservanza biologica dei metodi naturali». E ancora: «Tutte le norme morali che riguardano il "terzo" che è incluso nell'alleanza sponsale tra uomo e donna, dai metodi naturali alla contraccezione, dalla procreazione assistita all'adozione, costituiscono un buon modo di vivere l'esperienza antropologica universale della generazione».

In sostanza, non è il metodo in sé a determinare la moralità, ma la coscienza dei coniugi, il loro senso di responsabilità, la loro autentica disponibilità ad aprirsi alla vita. Per questo, appunto, può essere morale la contraccezione, motivata e non egoista, e immorale l'uso dei metodi naturali se usati con scopo contraccettivo. Questa visione, spiega Chiodi, colmerebbe la drammatica differenza esistente tra la dottrina e la prassi prevalente della maggior parte dei coniugi cristiani.

Fino a oggi su questi terni Francesco è stato molto cauto. Nel marzo del 2014 disse, a proposito di Humanae vitae, che «tutto dipende da come viene interpretata». E ancora: « Lo stesso Paolo VI, alla fine, raccomandava ai confessori molta misericordia, attenzione alle situazioni concrete». Parole che manifestano un'interpretazione meno rigida dell'enciclica, seppure subito dopo il Papa disse che quella di Paolo VI fu una «genialità profetica», perché «ebbe il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale».

Anche Paolo VI non ebbe una posizione di totale chiusura, al punto che, alla presentazione ufficiale dell'enciclica, volle fosse dichiarato pubblicamente da monsignor Ferdinando Lam-bruschini, docente di morale al Laterano, che l'Humanae vitae non era atto di magistero definitivo e infallibile. Fino al 1951 qualsiasi metodo di regolazione delle nascite, anche quelli detti poi "naturali', erano considerati immorali, e tra essi anche l'Ogino Knaus. A novembre 1951, su suggerimento in extremis di padre Virginio Rotondi, gesuita, si apri cosi una via alla "responsabilità" della coscienza dei coniugi.

Questa posizione emerse anche in Concilio, sintetizzata nella "Gaudium et Spes", ma poi arrivò il blocco dell'Humanae vitae. Molti teologi morali illustri, allora, come Haering, Mongillo, Chiavacci, Valsecchi ed altri, furono ridotti al silenzio, e carriere ecclesiastiche furono costruite solo con la difesa della interpretazione ristretta dell'enciclica. Perché Humanae vitae è sempre stata segno di contraddizione: «E questa opposizione critica continua ancora ai nostri giorni», scrive padre Gianfranco Grieco, in "Paolo VI. Ho visto e creduto" (Lev), pubblicato alla vigilia della beatificazione dello stesso Montini. 

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E' ora di legalizzare il mercato delle droghe

Luca Coscioni - Ven, 31/07/2015 - 12:21
E' ora di legalizzare il mercato delle drogheL'Espresso31 Lug 2015Roberto Saviano

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Come spiegare ad un adolescente cosa sia la droga e come farne uso? Lasciare che la questione venga affrontata tra le mura domestiche o iniziare un dibattito politico che poi diventi dibattito pubblico e che giocoforza coinvolga tutti, chi ci rappresenta, organi di stampa e noi?

Avete letto bene: come spiegare a un adolescente come fare uso di droga. È inutile e controproducente sperare che i ragazzi non si facciano canne, che non si sentano attratti dall'uso di droghe sintetiche, che non bevano il sabato sera. Deresponsabilizza tutti, genitori, educatori e istituzioni.

La verità è che dovremmo trovare il coraggio di dire ai nostri ragazzi: scusateci, siamo talmente inadatti a questo mondo che preferiamo che ogni tanto qualcuno di voi muoia piuttosto che assumerci come società l'onere di vigilare affinché le sostanze che la maggior parte di voi decide di assumere non siano pericolose per la salute.

Eh sì, perché chi prova droghe e beve alcolici il sabato sera non è l'adolescente con una vita familiare complicata, non è la ragazza mollata dal fidanzatino. Non è il diciassettenne sovrappeso o che si crede brutto. Le droghe le prova chiunque per semplice curiosità. È un momento di crescita, come fare sesso per la prima volta. È crescita e trasgressione insieme. È dimostrazione di coraggio, e la vita degli adolescenti è nella fase eroica, quella in cui si vuole costantemente dimostrare a se stessi - non necessariamente agli altri - di poter superare i propri limiti o quelli che la pubblica morale pone.

A sedici anni ci si sente onnipotenti ed eterni e non c'è nulla che faccia davvero paura, ecco perché inutile demonizzare o vietare, l'unica cosa che gli adolescenti ascoltano è il ragionamento, l'unica cosa davanti alla quale si fermano è la conoscenza. Il vuoto che esiste tra la gestione del problema droghe, che di fatto è demandato alle sole famiglie, e le tragedie che si consumano periodicamente, deve essere colmato da uno stato che non può concepire più il suo ruolo solo come emergenziale.

Le istituzioni non devono più arrivare quando la decisione da prendere è se chiudere o meno l'ennesima discoteca o fare processi più o meno equi ai giovani sopravvissuti, ma devono essere presenti prima, nelle scuole a fare informazione e in parlamento a fare leggi.

Lamberto Lucaccioni aveva 16 anni ed è morto dopo una serata in discoteca per gli effetti letali di una dose eccessiva di Mdma. A me non interessa sapere chi gliel'abbia venduta (questo è affare da inquirenti), a me non interessa sapere se fosse al parco o in discoteca quando l'ha assunta. A me quel che interessa è comprendere se davvero Lamberto, a 16 anni, sapeva quali fossero i rischi che correva data la natura stessa del mercato degli stupefacenti in Italia.

Chi sintetizza e chi spaccia, chi si fa carico di gestire il traffico di marijuana e cocaina non sono aziende che lavorano legalmente, per conto dello stato o sotto il suo controllo. I prodotti che mettono in vendita non sono testati perché non siano letali per la salute di chi ne fa uso. A gestire il traffico di droga nel nostro paese sono le organizzazioni criminali che hanno come unico fine il profitto. A loro poco importa se un acido uccida o se una canna possa provocare perdita di memoria, attacchi d'ansia e paranoia o, addirittura, disturbi motori.

La chiamano amnèsia, si tratta di marijuana tagliata con metadone, eroina e addirittura con l'acido delle batterie delle auto e la spacciano a Napoli. Quel che viene fuori dalla combustione di queste sostanze è una droga dannosissima per la salute. Con chi ce la prendiamo? Con le organizzazioni criminali, certo. E poi che facciamo, andiamo ad analizzare caso per caso le famiglie dei ragazzi che hanno assunto queste sostanze? E che facciamo, puntiamo il dito su come quei genitori avrebbero tirato su o loro ragazzi? Ma davvero? E poi? Chiudiamo i locali dove avviene lo spaccio? E questo basterà? E cosa avremo capito? E cosa avremo risolto? Nulla.

Non avremo capito nulla e avremo risolto ancor meno. Non è una questione morale, ma di salute pubblica. Le politiche repressive hanno avuto decenni per dimostrare la loro validità e non solo hanno fallito, ma hanno anche fatto danni enormi. È ora di legalizzare il mercato delle droghe in Italia e di farlo in maniera ragionata per evitare checontinuino a circolare sostanze che uccidono. Non è più possibile girare la faccia dall'altra parte. È ora di capire che abbiamo troppo da perdere.

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Graduatoria provvisoria per il progetto di Soccorso Civile di Informazione e Inchiesta 2014

Luca Coscioni - Gio, 30/07/2015 - 15:09
Graduatoria provvisoria per il progetto di Soccorso Civile di Informazione e Inchiesta 2014Associazione Luca Coscioni30 Lug 2015

In attesa di conferma e validazione da parte del Dipartimento pubblichiamo la graduatoria provvisoria per il progetto di Soccorso Civile di Informazione e Inchiesta 2014.  

I candidati selezionati verranno contattati, per essere avviati in servizio, successivamente all'approvazione delle graduatorie. L'avvio al servizio, per i candidati selezionati, sarà presumibilmente a partire dal mese di settembre.

 Per visionare la graduatoria completa clicca QUI

 

AllegatoDimensione Graduatoria.pdf22.2 KB
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«Sulla droga governo assente» - Il piano c`è. Ma resta nel cassetto

Luca Coscioni - Gio, 30/07/2015 - 14:58
«Sulla droga governo assente» - Il piano c`è. Ma resta nel cassettoIl Giorno - Il Resto del Carlino - La Nazione30 Lug 2015Lorenzo SaniOgm

Patrizia De Rose, capo del Dipartimento per le politiche antidroga, avrebbe nel cassetto una relazione di 700 pagine pronta per il Parlamento. Il condizionale è una ciambella di salvataggio nell`anomalia di una struttura che non comunica con la periferia del sistema, perché politicamente è ancora clamorosamente acefala.

Lo scorso anno fu il ministro Boschi a firmare la relazione annuale, ora non si sa. La delega l`ha tenuta Matteo Renzi. Il Pd si è svegliato di recente e ha riunito al Nazzareno una quarantina di soggetti attivi nel campo delle dipendenzè, invitando a sorpresa anche due rappresentanti di San Patrignano. A inizio 2016 ci sarà la Conferenza nazionale che manca da 6 anni.

«Sulla questione droghe il governo risulta afasico», sostiene Leopoldo Grosso, portavoce del Cartello di Genova e presidente onorario del Gruppo Abele. «Dopo un primissimo vagito nei giorni iniziali del suo insediamento, non ha più battuto un colpo, nonostante il semestre italiano di presidenza dell`Unione europea, occasione mancata per presentare la discontinuità dalla gestione Giovanardi-Serpelloni».

Da tempo Grosso punta il dito contro lo stallo del Dpa. «Il Dipartimento ogni anno finanzia progetti a sostegno di obiettivi ritenuti prioritari o sperimentali, in collaborazione con i servizi pubblici e il privato-sociale accreditato: tutto è fermo e sono state bloccate
anche le progettazioni che fruivano di una biennalità già predeterminata. L`indispensabile collaborazione con le Regioni, molto tormentata nella precedente gestione, non è stata ancora riavviata».

Cosa aspetta la politica a fare la propria parte? «Il consigliere Patrizia De Rose è un tecnico, ha ereditato una situazione complessa e complicata» sostiene il radicale Marco Perduca. «Non avendo un referente politico rischia di pagare dazio. Usciamo da 50 anni di politiche fallimentari sulle droghe, diventa fondamentale riscattare il ruolo dell`Italia all`estero, isolata in un proibizionismo che non appartiene più neppure agli Stati Uniti».

Appuntamento al prossimo aprile (19-20-21), quando «avrà luogo la sessione straordinaria delle Nazioni Unite, per rivedere e discutere le linee della politica sulla droga, tenendo conto che tutto nel mondo mondo è cambiato e gli stessi Paesi del Sudamerica vogliono la dichiarazione di fallimento della guerra alla droga così come finora 
è stata condotta. Come vi arriverà l`Italia, con quali linee?» si chiede Franco Corleone, garante dei detenuti che, per inciso, con la cancellazione della Fini-Giovanardi sono diminuiti di 5.500 unità.

«Il passato del Dpa è stato vissuto sotto l`ombrello di una legge molto ideologica, con una forte caratterizzazione punitiva e di stigma verso i consumatori. Riallacciare i fili con le Regioni, il privato sociale e aprirsi al confronto è una priorità, ma la politica deve dare segni di vita. La consulta degli esperti, prevista dalla legge, è stata convocata in tanti anni soltanto una volta: per esaminare il caso del cantante Morgan. E normale?».

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Le mani nuove del piccolo Zion che vuole lanciare un pallone

Luca Coscioni - Gio, 30/07/2015 - 12:09
Le mani nuove del piccolo Zion che vuole lanciare un palloneLa Stampa30 Lug 2015Valentina Arcovio

Si gratta il naso istintivamente, come se avesse potuto farlo da sempre. E aspetta con ansia di poter afferrare finalmente un pallone con le mani, come tutti i bambini della sua età. Ma dovrà avere ancora un po’ di pazienza Zion Harvey, il paziente più piccolo al mondo ad aver ricevuto un trapianto di due nuove mani da un donatore cadavere.

Zion ha otto anni ed è stato operato all’inizio di questo mese al Children’s Hospital di Philadelphia (Usa) da un team di 40 tra medici e infermieri. Ci sono volute ben 11 ore per collegare arterie, vene, muscoli, tendini e nervi. Non è stato facile, ma trovarsi di fronte a un bambino come Zion ha spinto i medici a fare del loro meglio.

Zion, infatti, è un bambino precoce e brillante che ha avuto la sfortuna di aver perso le mani e i piedi all’età di 2 anni per una cancrena. Ha subito anche un trapianto di rene, donato dalla madre. Ma mentre le protesi ai piedi gli hanno permesso in questi anni di camminare, saltare e giocare, l’handicap alle mani è stato certamente l’ostacolo più duro.

Con gli avambracci ha imparato a scrivere, mangiare e sfidare gli amici ai videogiochi, ma la mamma Pattie Ray voleva di più per il suo piccolo. Da qui la decisione di metterlo in lista per un trapianto, di cui Zion era molto entusiasta. Almeno fino a quando i medici lo hanno chiamato per l’intervento, interrompendo un pigiama party in programma con i cugini. Ma l’arrivo del donatore giusto ha dettato i tempi.

Per mesi i medici e la famiglia avevano aspettato un possibile donatore cadavere con le stesse caratteristiche fisiche di Zion. Si stima che in un anno vi siano solo 15 bambini donatori. E dopo mesi di attesa Zion ha dovuto cogliere la palla al balzo. La notizia è arrivata ai media solo oggi, cioè quando Zion sta già facendo fisioterapia e risponde piuttosto bene. Il piccolo può muovere le mani solo in presenza dei terapisti che, al momento, sono concentrati su movimenti semplici, come afferrare oggetti leggeri.

La strada è ancora lunga e i medici non vogliono bruciare troppo in fretta le tappe. L’obiettivo finale è quello di esaudire il desiderio di Zion e cioè lanciare con le mani nuove un pallone da calcio. Per tutta la vita il piccolo dovrà assumere farmaci immunosoppressivi per evitare il rischio di rigetto. Ma è una cosa a cui era già abituato, almeno dopo il trapianto di rene.

Zion, a detta dei medici, non sarà l’unico bambino a beneficiare di due nuove mani. «In futuro spero di poter aiutare molti altri pazienti come Zion», dice Scott Levin, il chirurgo che ha coordinato la complessa procedura. 

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Utero in affitto in Ucraina assolta coppia di Pozzuoli

Luca Coscioni - Gio, 30/07/2015 - 12:03
Utero in affitto in Ucraina assolta coppia di Pozzuoli Il Mattino30 Lug 2015Alessandro Napolitano Utero surrogato

Un viaggio all’estero per poter finalmente realizzare il loro sogno, quello di avere un figlio. Senza immaginare che al loro rientro in Italia avrebbero subito perquisizioni, sequestri di oggetti personali, esami del Dna e un processo con ben quattro capi d’accusa. Ma soprattutto inconsapevoli che la loro sentenza di assoluzione sarebbe diventata un precedente giudiziario destinato a fare chiarezza su una delle leggi più controverse degli ultimi anni: quella sulla procreazione medicalmente assistita, meglio nota come «legge 40».

È la storia di una coppia di Pozzuoli che non poteva avere figli. I due hanno così deciso di raggiungere l’Ucraina, dove gli ovuli già fecondati da lui sarebbero stati impiantati ad una donna di Kiev. In pratica avrebbero scelto la via della surrogazione di maternità, più conosciuta come «pratica dell’utero in affitto». Tanti i casi puntualmente «scoperti» dall’ambasciata dell’ex Paese sovietico, ma sempre finiti con archiviazioni o assoluzioni per il solo reato di falso. Mai, prima d’ora, le coppie italiane che avessero deciso di praticare la surrogazione di maternità erano finite sul banco degli imputati per violazione della legge 40.

Dal sogno all’incubo nel giro di pochi giorni per la coppia puteolana. Partita dall’Italia alla volta di Kiev nel 2013, raggiungendo uno dei paesi europei in cui vigono leggi tra le più permissive in materia di procreazione assistita. L’impianto degli ovuli fecondati riesce perfettamente. La madre «surrogata» porta avanti la gravidanza senza alcun problema, fino alla nascita del piccolo, il 30 agosto del 2014. Così come previsto in Ucraina, la donna che ha dato alla luce il bambino ne registra la nascita all’Ufficio di stato civile di Kiev.

Nel documento viene indicato anche che il padre e la madre del bimbo sono i due italiani, e che lei lo ha solo portato in grembo, rinuncian- do così ad ogni diritto e dovere sul bimbo. Il relativo certificato di nascita viene poi registrato dalla coppia all’ambasciata italiana e da lì trasmesso agli uffici di stato civile di Pozzuoli. Un iter perfettamente in regola con le leggi ucraine, chiarirà il giudice.

La stessa ambasciata, però, trasmette gli atti alla Procura di Napoli segnalando il tutto come «un ennesimo caso di surrogazione di maternità». Da questo momento in poi, per la coppia, inizia un’odissea giudiziaria che mai si sarebbero aspettati di dover vivere. Viene perquisita la loro abitazione, portati via telefoni cellulari, documenti e Pc. I due, assieme al piccolo, vengono anche sottoposti all’esame del Dna. Il pubblico ministero ne chiede ed ottiene il rinvio a giudizio.

Sono accusati di concorso in violazione della legge 40 e di ben tre reati di falso in quanto - scrive il pubblico ministero - «falsamente dichiaravano e attestavano di essere i genitori naturali del piccolo»; di aver denunciato attraverso la Cancelleria consolare di Kiev «come proprio il figlio nato in realtà da fecondazione eterologa» facendo «falsamente risultare il piccolo quale figlio naturale» della coppia; ed infine «per aver indotto mediante inganno» il Comune di Pozzuoli a formare un atto di nascita falso.

La Procura di Napoli chiede anche l’autorizzazione al ministero della Giustizia per procedere per reati commessi all’estero. Parte anche una rogatoria internazionale per l’acquisizione dei documenti redatti in Ucraina. La coppia chiede di essere processata con il rito abbreviato. Il giudice acconsente ed emette una sentenza di assoluzione piena, «Perché il fatto non costituisce reato» relativamente all’accusa di aver violato la legge 40 e «perché il fatto non sussiste» per ciò che riguarda le tre accuse di falso.

Il pm chiede un anno e mezzo di reclusione per i due, richiesta alla quale si accoda anche il Comune di Pozzuoli che si costituisce parte civile. I due coniugi vengono difesi dall’avvocato Massimo Calò. Secondo il gip Isabella Iaselli - richiamando anche una sentenza della Corte Costituzionale del 2014 che aveva dichiarato illegittimi alcuni articoli della legge 40 - «la surrogazione di maternità non viene considerata come forma di procreazione assistita di tipo eterologo», aggiungendo che «la coppia di coniugi con un problema di fertilità assoluta si è avvalsa della normativa più permissiva dettata dalla legge ucraina» e che «la stessa Corte riconosce che i cittadini italiani potevano e possono recarsi all’estero per fare ricorso alla procreazione assistita».

Il giudice, poi, spiega che si tratta di una «condotta realizzata non per fini di lucro ma per realizzare quel desiderio, costituzionalmente garantito, di diventare genitori». Assolti anche per i reati di falso. In quanto non hanno «attestato nulla ma solo chiesto la trascrizione producendo un atto ufficiale» e che non c’è «alcuna alterazione dello stato civile». In pratica non c’è stato alcun dolo né tanto meno intenzione di violare la legge».

Per l’avvocato Massimo Calò «La Procura di Napoli aveva cercato di creare un caso “zero” per contrastare la pratica di maternità surrogata ritenuta, erroneamente, illegittima». Per i due genitori la sentenza di assoluzione è «la fine di un incubo. Di certo non ci aspettavamo di dover attraversare un percorso giudiziario così difficile, tortuoso e pesante anche da un punto di vista emotivo: abbiamo dovuto subire perfino perquisizioni e un esame del Dna».

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Non solo aborti: 40 anni di diritti nei consultori

Luca Coscioni - Gio, 30/07/2015 - 11:44
Non solo aborti: 40 anni di diritti nei consultoriIl Fatto Quotidiano30 Lug 2015Caterina MinnucciSanità

Ogni giorno nelle 2.152 strutture in Italia, medici, psicologi e altri operatori da 40 anni lavorano per difendere il più importante traguardo culturale prodotto dalla stagione delle lotte degli Anni 70: i consultori familiari.

Accanto al portone di via dei Sabelli 100, nel quartiere romano di San Lorenzo, c'è una mattonella che ritrae il volto di Simonetta Tosi, il medico che qui nel 1974 aprì un consultorio autogestito. Un anno dopo, con la legge quadro n.405 del 29 luglio 1975 il Parlamento istituì i consultori familiari. Sono ancora oggi un punto di riferimento irrinunciabile nella struttura socio-sanitaria del Paese, un percorso unico in Europa che unisce le necessità sanitarie a quelle sociali.

"Una garanzia del diritto di ognuno al benessere psico-fisico, e i dati ci dimostrano che non è vero che investire in campo sanitario è solo un costo - spiega al Fatto Salvatore Carluccio, presidente di Mondoconsumatori -. Quello che viene avvertito come una perdita nei bilanci della Sanità permette un ritorno triplo in termini di qualità della vita e di risparmio sulla diagnostica e sull'uso dei farmaci". Prevenire è meglio che curare.

Francesca, 35 anni, quando è rimasta incinta, dopo la prima visita da un ginecologo privato ha deciso "che avere un bambino non poteva voler dire aver firmato una cambiale". Così, nonostante un buon contratto di lavoro, che le avrebbe permesso di proseguire con l'iter a pagamento, non ha avuto dubbi: "Sono andata in con-sultorioe se avrò un altrobambino rifarò la stessa scelta. A volte pagare non significa avere un servizio migliore. Io voto per il servizio pubblico: ancora oggi porto la mia bimba per il controllo del peso e ogni volta è come essere in una grande famiglia".

Al nuovo consultorio di San Lorenzo, a Roma, Antonella Turi lavora come puericultrice: "Certi giorni non riusciamo a riprendere fiato, il telefono squilla in continuazione. Ogni paziente porta qui la sua storia, alcune sono un pugno nello stomaco". Nella struttura c'è una particolare attenzione alla consulenza sull'interruzione volontaria di gravidanza, al supporto psicologico successivo e all'educazione sessuale: "Quando arriva un'adolescente che chiede la pillola abortiva, il nostro lavoro non finisce con la prescrizione: iniziamo un percorso che le permetta di ricevere gli strumenti per affrontare la sessualità in modo sano - spiega l'operatrice -. Una soluzione d'emergenza che deve essere accompagnata da un percorso educativo".

Stesso approccio con le donne che decidono di effettuare l'interruzione volontaria di gravidanza: "Per evitare il rischio di un aborto ripetuto o eventuali complicanze successive ci impegniamo a prenderle in carico, anche in coppia". A riguardo il professor Marco Sani, autore del libro "Il consultorio familiare... quarant'annidopo" ha monitorato anche l'interazione con la realtà multietnica del Paese.

I dati del 2012 sull'attività dei consultori per l'IVG fanno registrare 107.192 casi con un calo del 56,3% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza, 234.801 casi. "E' il segnale che la stagione delle leggi degli Anni 70 ha contribuito alla crescita culturale del Paese, un patrimonio che gli amministratori di oggi hanno il dovere di tutelare - spiega il dottor Sani -. Per quanto riguarda le donne straniere l'aborto spesso rappresenta il mezzo normalmente usato per il controllo delle nascite, tanto che l'abortività volontaria ripetuta è statisticamente elevata".

L'urgenza è quasi sempre la modalità con cui questo tipo di utenza si rivolge al servizio, lontana da un'ottica di prevenzione. Nel quartiere di San Giovanni, sempre nella Capitale, c'è un consultorio interno al centro di accoglienza per migranti: lì le donne si sentono in un ambiente più protetto e con l'aiuto dei mediatori culturali è stato avviato un programma di protezione.

Non solo donne: Maurizio, 48 anni, è separato. Al centro "La Scarpetta" di Trastevere con l'aiuto della psicologa lui e sua moglie hanno smesso di tirarsi i piatti davanti ai bambini: "Grazie alla mediazione familiare abbiamo vissuto la separazione come un momento di crescita". 

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Lorenzin: «Falso che sia previsto un taglio di 10 miliardi»

Luca Coscioni - Gio, 30/07/2015 - 11:29
Lorenzin: «Falso che sia previsto un taglio di 10 miliardi»L'Unità30 Lug 2015Sanità

"Come ministro ribadisco che non è previsto nessun taglio da 10 miliardi". Beatrice Lorenzin risponde così alla deputata del Pd Donata Lenzi che, durante il question time alla Camera, ha chiesto chiarezza in merito ai presunti ulteriori tagli di 10 miliardi ipotizzati negIi ultimi giorni al comparto sanità.

«Nel patto della salute - ha spiegato il ministro della Sanità - abbiamo stabilito un efficientamento perché la sanità ha la necessità di essere programmata. Abbiamo in mente l'arrivo di nuovi costosi farmaci estiamo lavorando per non aumentare le tasse. Ogni mese lavoriamo con decreti e fasi decisionali nella conferenza Stato-regioni. Abbiamo previsto elementi di controllo più forti tramite l'Agenas. Per noi al centro c'è sempre il cittadino come paziente ed è esclusa ogni logica ragionieristica».

Il Ministro, rispondendo a distanza anche a chi, come il governatore della Puglia Michele Emiliano, ha dato a Lorenzin del ministro "inconsapevole" che farebbe bene a dimettersi, ha invece spiegato la riduzione di 2.3 miliardi previsto dal provvedimento sugli enti locali approvato martedì: "Il sistema sanitario nazionale non può tollerare altri tagli lineari. I risparmi derivanti devono rimanere nel settore, come per l'acquisto dei nuovi farmaci oncologici, la copertura dei nuovi livelli essenziali di assistenza".

È un altro, ha spiegato il ministro, il piano a cui sta lavorando il governo. «Insieme al commissario alla spending review, ci siamo posti l'obiettivo del miglioramento della produttività, l'indicazione di standard qualitativi, la gestione degli stessi standard, la valorizzazione dei servizi, il controllo delle aziende e l'incentivo delle migliori pratiche oltre all'acquisto tramite centrali uniche».

Soddisfatto delle risposte date da Lorenzin al question time il responsabile Sanità del Pd Federico Celli: "In questi giorni ci siamo preoccupati per le notizie e le interpretazioni giornalistiche riguardo ai tagli presunti al settore sanità. Oggi qui i cittadini possono avere risposte certe. Siamo convinti che si possa lavorare per ridurre gli sprechi e la corruzione attraverso un percorso che ci vede tutti impegnati".

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Per la Toscana l'ipotesi di "aprire" al privato

Luca Coscioni - Gio, 30/07/2015 - 11:19
Per la Toscana l'ipotesi di "aprire" al privatoIl Sole 24 Ore30 Lug 2015Silvia PieracciniSanità

FIRENZE. Il taglio alla sanità toscana di 148 milioni nel 2015, che il decreto enti locali sta per ratificare, non solo ha costretto alle “acrobazie” nei mesi scorsi gli uffici regionali alle prese col bilancio di previsione. Ma, via via che passano le settimane, fa aumentare il rischio di mandare in rosso i conti sanitari di una delle regioni più virtuose d’Italia, che negli ultimi dieci anni (dal 2005) è sempre riuscita a chiudere in pareggio (nel 2014 i costi sanitari sono stati 7,5 miliardi, il 68% dell’intero bilancio regionale, con 51mila addetti) e a garantire servizi di qualità.

L’andamento del primo semestre ha fatto accendere il campanello d’allarme. «Il 2015 sarà un anno di sofferenza», ammette il presidente toscano Enrico Rossi. «Per adesso non siamo in linea col budget, dobbiamo ridurre la spesa ma possiamo ancora recuperare». È ancora presto per dire se servirà una manovra. «Non lo so, vedremo, stiamo monitorando i conti», aggiunge Rossi che in 15 anni d’esperienza nel settore sanitario (prima come assessore, poi come governatore) si è guadagnato la fama di innovatore.

Anche questa volta, di fronte ai tagli annunciati dal Governo nella legge di Stabilità, il rieletto presidente aveva giocato d’anticipo, varando sul finire della scorsa legislatura una riforma sanitaria che prevede la riduzione delle Asl da 12 a 3, cui restano affiancate le tre attuali aziende ospedaliero-universitarie di Firenze, Pisa e Siena. Rossi in realtà avrebbe voluto accorpare anche quelle, creando solo tre maxi aziende sull’intero territorio regionale per migliorare organizzazione e programmazione d’area vasta, ma la necessità di modificare la legge nazionale che disciplina questo tipo di strutture legate all’Università l’ha fermato e irritato.

Oggi, con i tagli governativi già operativi e la riforma sanitaria regionale ancora in mezzo al guado (sono stati nominati i commissari ma le tre nuove Asl funzioneranno dal 1 gennaio 2016), il presidente rischia di dover ingoiare un rospo amaro. E di guardare sempre più all’apertura alla sanità privata, che ha ricevuto un primo impulso con i ticket legati al reddito introdotti dalla Regione: «Sulle prestazioni di base, dalla diagnostica agli esami di laboratorio, non vedo perché il privato non possa fare la sua parte», afferma Rossi.

L’obiettivo dichiarato è il salvataggio di un sistema che finora ha garantito i migliori livelli essenziali di assistenza (Lea) in Italia. «La lotta agli sprechi e la razionalizzazione dei servizi sono necessari – spiega il presidente – ma attenzione a non tirare tropp o la corda perché potrebbe spezzarsi».

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Fiduciario sanitario: richiesta d'incontro con la Consigliera Alessandra Moretti

Luca Coscioni - Mer, 29/07/2015 - 16:12
Fiduciario sanitario: richiesta d'incontro con la Consigliera Alessandra MorettiFranco Fois29 Lug 2015Testamento biologico

Gentile Consigliera, abbiamo appreso da un comunicato, apparso sui social network, la sua intenzione di presentare una proposta di legge per la nomina volontaria di un fiduciario sanitario il quale possa prendere decisioni al posto del designante. Supponiamo che si presupponga che tale facoltà sia efficace nel caso in cui il designante non sia in grado di decidere autonomamente. Come certamente saprà l'Associazione Luca Coscioni da anni sta portando avanti una iniziativa politica a livello nazionale volta a introdurre la possibilità di disporre un “testamento biologico”, contenente indicazioni vincolanti in merito ai trattamenti sanitari che si intende o meno accettare in caso di perdita della possibilità di espressione diretta.  Uno dei punti fondamentali di tale dichiarazione consiste giustappunto nella nomina di un fiduciario che verifichi il rispetto delle volontà espresse, ma anche nell’attribuzione della facoltà, qualora si creassero situazioni non previste in maniera espressa, di decidere per conto di quest'ultimo. In merito alla sua proposta di legge, della quale ovviamente non conosciamo il contenuto integrale, non ci appare chiaro su quale linea si dovrebbe muovere il fiduciario, figura che per legge può già essere designato dal malato per  le comunicazioni sul suo stato di salute,  da lei proposto; se cioè avrebbe piena autonomia decisionale o se sarebbe comunque tenuto nei limiti della volontà manifestata dal delegante. Se così fosse, evidentemente, ci si troverebbe in una situazione analoga a quella prevista dal testamento biologico e su questo tema, quindi, sarebbe forse più significativo incentrare un'azione innovativa. Per questa ragione le saremmo grati se volesse incontrarci per avviare un confronto con l'Associazione Luca Coscioni su questo tema comune;  come lei ben sa, i cittadini della nostra regione più volte si sono espressi con chiarezza e determinazione a favore del testamento biologico, ed in particolare sul rispetto delle proprie volontà in caso perdita di autonomia. Ciò in effetti ha spinto anche in Veneto molti Comuni a deliberare, spesso sulla scorta di iniziative popolari, a favore dell'istituzione del registro comunale dei testamenti biologici.
Ringraziandola per l'attenzione e sperando che voglia accogliere questo invito al dialogo, le inviamo cordiali saluti.

Franco Fois – Cellula Coscioni Venezia
Rosalba Trivellin – Cellula Coscioni Vicenza

AllegatoDimensione alessandramoretti.jpg14.78 KB amministratore di sostegnofiduciarioTestamento biologicovenetoalessandra moretti
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XII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni

Luca Coscioni - Mer, 29/07/2015 - 12:45
Politica

Il XII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica si terrà dal 25 al 27 settembre, Milano presso l' Acquario civico, via Gadio 2, dalle ore 17.30 di venerdì 25 settembre al tardo pomeriggio di domenica 27 settembre, giornata conclusiva del Congresso con gli adempimenti statutari e le votazioni di rito approvate nei modi di legge.

Per saperne di più clicca QUI

Data: Venerdì, 25 Settembre, 2015 - 17:30 to Domenica, 27 Settembre, 2015 - 18:00Città: Milano- Acquario civicoIndirizzo: Via Gadio 2Organizzatore: Associazione Luca Coscioni
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25/27 Settembre, Milano: XII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni

Luca Coscioni - Mer, 29/07/2015 - 12:30
25/27 Settembre, Milano: XII Congresso dell'Associazione Luca CoscioniAssociazione Luca Coscioni29 Lug 2015Politica

XII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica - 25/26/27 settembre, Milano: dal corpo dei malati al cuore della politica, per l'affermazione del diritto umano alla libertà di ricerca e a beneficiare del progresso scientifico.

La dichiarazione universale dei diritti umani e il Patto ONU per i diritti economici e sociali stabiliscono il diritto alla scienza, inteso come obbligo per gli Stati sia di rispettare la libertà della ricerca che di garantire l'accesso ai benefici che da essa provengono.

Come Associazione Luca Coscioni abbiamo anche quest'anno operato nei Tribunali, nelle assemblee istituzionali e tra i cittadini perché quel diritto non restasse sulla carta. Dopo i successi davanti alla Corte interamericana dei diritti umani e alla Corte di Strasburgo, abbiamo ottenuto nuovi preziosi risultati in Italia, in particolare su quella legge 40 contro la quale Luca Coscioni si battè da leader radicale.

Il percorso fatto ci incoraggia a proseguire. Le proibizioni immotivate in tanti campi della ricerca e delle libertà civili -dalla ricerca sugli embrioni all'eutanasia- richiedono non soltanto azioni settoriali, ma anche una visione complessiva e un soggetto politico per realizzarla.
L'Italia ha appena ratificato il protocollo addizionale al Patto sui diritti economici e sociali che consente il ricorso all'ONU contro quegli Stati che negano libertà e speranze a cittadini e scienziati. Come soggetto costituente del Partito radicale, crediamo nell'importanza della "vita del diritto per il diritto alla vita" e vogliamo dotarci degli strumenti per promuovere ricorsi contro la violazione del diritto alla scienza.

Il XII Congresso dell'associazione Luca Coscioni è convocato per decidere i nuovi obiettivi del nostro "movimento per le libertà civili". Discuteremo le azioni -disobbedienze civili, proposte legislative, iniziative popolari, ricorsi giudiziari- indispensabili per ottenere buone regole in tema di finevita, salute riproduttiva, ricerca sugli embrioni, sperimentazione animale, barriere architettoniche, ogm, droghe... 

L'appuntamento, per gli iscritti di sempre e i nuovi che ci vorranno raggiungere, per i ricercatori, le persone malate e disabili, i cittadini ed esponenti di qualsiasi parte politica, è:

a Milano, Acquario civico, via Gadio 2, dalle ore 17.30 di venerdì 25 settembre al tardo pomeriggio di domenica 27 settembre, giornata conclusiva del Congresso con gli adempimenti statutari e le votazioni di rito approvate nei modi di legge.

INFO LOGISTICHE

Abbiamo riservato per i Congressisti delle condizioni speciali di partecipazione, fino ad esaurimento posti:

- camera singola  74 euro
- camera doppia  98 euro
 
Puoi contattare direttamente  l'Hotel S. Guido in Via Carlo Farini 1A - 20154, Milano, IT
Tel +39 02 6552261 - Fax +39 02 6572890 E-mail: info@sanguido.191.it, e riservare la tua stanza per i giorni del Congresso.
 
ATTENZIONE: ti suggeriamo di prenotare al più presto, perché la concomitanza con Expo può rendere difficile trovare una stanza l'ultimo momento. Ti preghiamo di darci conferma rispondendo a questa email.
 
Filomena Gallo (Segretario)
Marco Cappato (Tesoriere)
Mina Welby, Marco Gentili, Michele De Luca (Presidenti)

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Viva un Web non asservito e "stupido"

Luca Coscioni - Mer, 29/07/2015 - 11:53
Viva un Web non asservito e "stupido"La Stampa28 Lug 2015Massimo Russo

La cosa migliore che può capitare alla Dichiarazione dei diritti in In- ternet che sarà approvata questa mattina alla Camera è che non serva a nulla. Fuori di paradosso e rubando l`aforisma ad Aristotele, che lo applicava alla filosofia, la carta costituzionale della rete avrà successo se non sarà asservita a nessuno, se non alla volontà di definire Internet come un diritto fondamentale di cittadinanza.

Il documento giunge al termine di un anno di lavoro della commissione voluta dalla presidente Laura Boldrini e coordinata da Stefano Rodotà.
Di questa commissione hanno fatto parte parlamentari, studiosi, esperti, operatori, rappresentanti delle associazioni. Chi scrive è uno di loro. Come accade nel gioco della democrazia, il risultato è la sintesi di sensibilità molto diverse tra loro - sono felice che alla fine la parola doveri sia stata espunta dal titolo - con differenti obiettivi.

C`era chi voleva cogliere l`occasione per dare una lezione alle grandi piattaforme digitali come Google e Facebook, chi si prefiggeva di dar fastidio al governo, chi aspirava solo a tutelare le grandi società telefoniche, chi era in cerca di visibilità personale, chi mirava a riaffermare la centralità del copyright. Tutto questo affiora qui e là nei 14 articoli e in alcuni eccessi, come la disciplina troppo restrittiva del diritto all`oblio o l`individuazione del consenso dei singoli come una base legale insufficiente al trattamento dei dati personali, quasi che lo Stato dovesse proteggerci da noi stessi.

Azzardo una facile previsione: queste saranno le parti della dichiarazione che saranno superate più in fretta dalla storia. Ma, grazie al lavoro chiave di alcuni componenti - cito tra tutti Luca De Bíase e Juan Carlos De Martin - che hanno asciugato l`articolato e sono riusciti a giungere a una sintesi tra la prima bozza e le 600 osservazioni civiche, alcuni passi sono altrettante pietre miliari. Non per caso, sono anche quelli in cui il linguaggio è più felice.

A cominciare dal preambolo, in cui si afferma che «Internet ha contribuito in maniera decisiva a ridefinire lo spazio pubblico e privato», ha consentito lo sviluppo di una società più «aperta e libera» e pertanto deve essere considerata come «una risorsa globale, che risponde al criterio della universalità». Provate a chiedere agli uomini forti di alcuni Paesi vicini come Tayyip Erdogan in Turchia o Viktor Orban in Ungheria se sono d`accordo, e vi renderete conto di quanto queste affermazioni siano necessarie.

Lo stesso vale per l`articolo 2, che individua l`accesso a Internet come diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo. Ancora, vanno ricordati il diritto all`identità, alla protezione dell`anonimato sul quale nemmeno democrazie occidentali come Francia e Inghilterra, vittime dell`ossessione della vigilanza, oggi sarebbero d`accordo - alla tutela dei dati come rispetto di dignità, identità e riservatezza.

E se pensiamo a fatti recenti quali l`attacco ad Hacking team, ci rendiamo conto di come oggi la nostra privacy, più che dal grande fratello, sia spesso messa rischio da tanti piccoli fratellini che si intrufolano con disinvoltura nelle nostre vite. Infine, anche la tutela da abusi quali l`incitamento all`odio, nella carta è subordinata all`inammissibilità di limitazioni «alla libertà di manifestazione del pensiero».

Ora che succede? La dichiarazione diventerà una mozione del Parlamento e sarà fatta propria dal governo. Rodotà e Tim Berners Lee, l`inventore del web, la porteranno all`Internet governance forum in Brasile a novembre. Il tema del governo è rilevante. Non tanto per creare sovrastrutture inutili, ma perché sia riconosciuto che la ricchezza della rete è nella sua stupidità, nel suo essere infrastruttura acefala. L`intelligenza è ai margini, nei nodi che vi si collegano, che ogni giorno accrescono il corpus di conoscenze collettive con nuovi siti, nuovi link, nuove applicazioni.

La tentazione dei governi oggi - dalle democrazie impaurite dal terrorismo fino alla Russia di Putin- è spezzettare Internet in un insieme di reti nazionali, che ognuno di essi possa controllare, con licenza di ficcare il naso nella nostra corrispondenza, di gestire in modo dirigista le linee guida di sviluppo del digitale per favorire i campioni nazionali, invece di mantenere le condizioni di libertà perché ne possano sorgere di nuovi.

Una rete stupida e una dichiarazione che non serva sono íl meglio che possiamo augurarci per festeggiare i prossimi 25 anni del web.

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