Radicali

L'ass.Coscioni chiede informazioni sull'accessibilità della nuova piscina a Moie di Maiolati Spontini

Luca Coscioni - Ven, 31/10/2014 - 23:11
Barriere architettoniche

I sottoscritti  Lucia Giatti, disabile motoria,  nata a  Jesi il 21 novembre 1975 e  ivi residente in via delle Conce 12, e Renato Biondini segretario della cellula di Ancona dell’associazione Luca Coscioni,  chiedono di avere informazioni sul  progetto della seconda piscina di Moie di Maiolati Spontini, che dovrebbe essere inaugurata a settembre del 2015,  per  vedere se nella progettazione è stata prevista  la possibilità di utilizzo della piscina anche per i disabili motori.                                                                                                   

In particolare si chiede di sapere se in questa nuova seconda piscina è stato previsto un sistema di abbattimento delle barriere architettoniche, per far entrare le persone con disabilità motoria in acqua. La soluzione migliore dovrebbe essere quella di fare uno scivolo attraverso il quale il disabile motorio scende in acqua con la carrozzina, senza dover utilizzare  un sollevatore perché in questo caso, oltre al fatto che comunque la persona disabile deve essere spostata e aiutata da altre persone, il sollevatore rischia di rompersi e non funzionare più, come si è verificato nella vecchia piscina. Si vuole sottolineare, infatti, che il metodo del sollevatore non va bene sia perché ha bisogno di una manutenzione continua (che poi magari non viene eseguita) e sia perché la persona con disabilità deve essere sollevata da un accompagnatore e da un addetto della piscina che lo farebbe a titolo di favore personale (poiché non è obbligato a farlo) con tutte le questioni di sicurezza che si pongono e le conseguenze del caso.  Per tutte queste ragioni quindi,  noi diciamo che lo scivolo sarebbe la soluzione migliore per far entrare il disabile motorio in acqua.

Si chiede inoltre di sapere se  sono previsti degli spogliatoi per  le persone con disabilità motoria, perché siccome posso essere  accompagnate a volte da un uomo o da una donna, devono essere indipendenti dagli altri spogliatoi. Lo spogliatoio per i disabili dunque deve essere autonomo dagli altri spogliatoi, ma deve avere degli spazi separati per uomini e donne anche perché gli  accompagnatori  possono essere sia  maschi sia  femmine.

In attesa di un gentile  riscontro, porgo distinti saluti.

Ancona    31  ottobre  2014

Data: Venerdì, 31 Ottobre, 2014 - 23:04Città: Maiolati Spontini (An)Organizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione PiscinaGiatti31102014.doc3.32 MB
Categorie: Radicali

La relazione del tesoriere Valerio Federico al XIII congresso di Radicali Italiani

Radicali Italiani - Ven, 31/10/2014 - 19:02
30/10/14

1^ parte

Care compagne, cari compagni,

La gestione di tesoreria 2014 è stata contraddistinta dalla crescita dell’ autofinanziamento e da un’azione complessiva di risanamento costituita da tagli di spesa e da una parziale copertura del debito verso soggetti esterni. Questa scelta si è resa necessaria in considerazione del disavanzo cumulato al 31 ottobre 2013 pari a € 285.600,00.

Il bilancio dal 01/11/2013 al 31/10/2014 ha avuto un risultato positivo, un avanzo di € 37.377,00; se escludiamo le partite straordinarie, non riconducibili alla gestione dell’esercizio, l’avanzo si riduce a € 29.241,00.

Tale risultato, conseguito appunto a seguito dell’azione di risanamento che ha caratterizzato l’intero anno, ha permesso una riduzione del disavanzo cumulato al 31 ottobre 2013 in misura pari al 13% incluse le partite straordinarie, e del 10% se le si escludono.

Nel corso della gestione 2014 vi è stato un rapporto costante di scambio di informazioni tra la tesoreria e i Revisori eletti, Eleonora Palma, Dario Boilini e Piero Bonano che colgo l’occasione di ringraziare per la loro collaborativa e costante disponibilità.

Costi

I costi di struttura sono stati ridotti del 25%.

Il costo della segreteria del Movimento è stato ridotto dell’11% e corrisponde a € 51.784,00, quello della tesoreria del 54% e corrisponde a € 27.568,00.

Il compenso netto della segretaria è stato ridotto del 20,3%, corrispondente nel 2014 a € 28.695,00 annuali. Il compenso netto del tesoriere è stato ridotto del 36,3%, pari a € 17.962,00 annuali. Alla segretaria vanno ancora saldati € 3.055,00, al tesoriere € 5.000,00.

Complessivamente le spese di personale e rimborsi sono state ridotte del 27%.

Debito

Il debito oggi è pari a € 273.743,00, ed è stato ridotto del 10% (da € 304.147,00 a € 273.743,00), se invece si considera solo il debito vs terzi - soggetti esterni - la riduzione è pari al 12%.

Il 45% del debito è verso soggetti interni e il 55% è “esterno”, verso fornitori, Inps, Irpef e comprende i compensi dovuti.

Il debito verso Edipro SRL di Fabrizio Pilotto – principale creditore del Movimento -, legato a costi relativi alla campagna referendaria 2013 “Cambiamo Noi”, è stato ridotto del 15% e attualmente corrisponde a € 63.520,00.

Va rilevato che ovviamente una situazione debitoria relativamente pesante limita le scelte di carattere economico-finanziario, e conseguentemente quelle politiche, non potendo neanche prendere in considerazione l’ipotesi di interventi di soggetti dell’area Radicale a copertura del debito di Radicali Italiani, come invece avvenuto in passato.

La gran parte del debito maturato da Radicali Italiani, dalla sua costituzione nel 2001, si è formata nei primi 4 anni, per una somma pari a 2 milioni di Euro. Il Partito Radicale, e in misura inferiore la Lista Pannella, hanno poi rimesso 1,8 milioni di Euro di debito nel 2011. La tesoreria ha reso dunque pubblici, sul sito www.radicali.it, i dati relativi alla formazione del debito del Movimento e le informazioni sulla sua parziale remissione.

Iscrizioni

Le iscrizioni totali a Radicali Italiani al 29 ottobre sono 849, 74 in meno rispetto alla stessa data dell’anno precedente (-8%). Le iscrizioni a quota piena, senza considerare dunque quelle a “pacchetto”, sono 581, 3 in più rispetto all’anno precedente (+0,5%)*. Al 24 ottobre le iscrizioni a “pacchetto” risultavano in calo di 43 unità (-12,3%). Va ricordato che ci sono persone iscritte contemporaneamente a “pacchetto” (€ 590,00) e ai soggetti costituenti a quota piena (almeno € 200,00 nel caso di Radicali Italiani).

*gli iscritti a Radicali Italiani sono 849, tra questi sono compresi gli iscritti a “pacchetto”, persone che scelgono di iscriversi a tutti i soggetti della Galassia versando € 590,00, utilizzati per le spese di struttura della sede di Torre Argentina. L’andamento delle iscrizioni a “pacchetto” non è dunque da considerarsi come esito dell’attività esclusiva di autofinanziamento di Radicali Italiani.

Autofinanziamento

L’autofinanziamento complessivo al 29 ottobre è pari a € 176.339,85, +18,3% rispetto alla stessa data dell’anno precedente. Per la prima volta dal 2008 c’è un’inversione di tendenza.

Fanno parte dell’autofinanziamento complessivo € 4.080,00 raccolti da contribuenti che hanno indicato nello specifico di sostenere il Movimento per le Campagne #Sbanchiamoli e #Menoinquinomenopago. Radicali Italiani ha contribuito con € 1.500,00 alla marcia di Natale per l’amnistia.

E’ stato chiesto di dedicare due collaboratori, tra gli otto totali, del Call Center del PRNTT - operante per i soggetti politici della “galassia” - in una azione ad hoc di finanziamento del Movimento per un periodo limitato, fornendo loro informazioni sulle campagne di Radicali Italiani. La risposta è stata negativa.

E’ stato chiesto a Radio Radicale di mettere in onda degli spot volti specificatamente all’autofinanziamento di Radicali Italiani. La risposta è stata negativa.

La tesoreria 2014 di Radicali Italiani ha dovuto provvedere, per la prima volta dalla sua costituzione, in modo completamente autonomo all’autofinanziamento del Movimento a partire dalla fine del mese di luglio, dopo la cessazione dell’attività del Call Center del PRNTT che operava a beneficio di tutti i soggetti costituenti. Nonostante questa difficoltà, l’autofinanziamento ha superato i risultati dell’anno precedente grazie anche allo straordinario lavoro di Alessandro Massari.

Di seguito i risultati dell’azione autonoma di autofinanziamento di Radicali Italiani seguiti alla chiusura del Call Center del PRNTT (avvenuta il 18 luglio):

€ 61.230,00 di autofinanziamento e 125 nuovi iscritti a quota piena.
A seguito di contatti diretti si sono ottenuti contributi da 149 persone (oltre 200 contattate), 50 delle quali nuove iscritte, per un autofinanziamento pari a € 46.507,00.

L’analisi percentuale dell’incremento dell’autofinanziamento è fatta sull’ “Anno Radicale”, come da prassi e per evidenziare i risultati legati alla gestione degli organi eletti, a differenza del dato a bilancio che considera l'anno solare.

Iscrizione a “pacchetto”

Esprimo i miei dubbi su questo strumento di raccolta fondi per 2 ordini di motivi:

1. L’intero introito da iscrizioni a pacchetto è destinato al Partito Radicale N.T.T per le spese di struttura delle quali beneficiano tutti i soggetti della “galassia” radicale: nulla dunque ricevono i soggetti costituenti, tra i quali Radicali Italiani. Si tratta di un meccanismo che mette in una condizione di inefficace concorrenza la raccolta di contributi a favore di Radicali Italiani e quella per le spese di struttura attraverso l’iscrizione a “pacchetto”: il soggetto costituente si concentra - come dimostrano i dati relativi al continuo calo di iscrizioni a “pacchetto” - sui contributi “per se”, dando erroneamente per scontato il pagamento delle spese di struttura da parte del PRNTT. Si tratta di un meccanismo disincentivante più utile ai soggetti per i quali le entrate da iscrizioni e contributi pesano meno rispetto a quanto accade per Radicali Italiani (finanziamenti derivanti da progetti o dal 5xmille).

2. Attraverso il “pacchetto” si chiedono iscrizioni a soggetti costituenti il Partito che, in alcuni casi, due, non esistono, che in altri casi pur producendo politica hanno la loro vita congressuale o statutaria sospesa o non sono politicamente contendibili non essendo possibile determinarne le cariche dirigenziali con processi democratici o partecipare al processo decisionale.

Proposte:

Sarebbe dunque auspicabile definire dei parametri per restare soggetti costituenti e procedere a una verifica dei poteri dei soggetti stessi, considerando inoltre che segretario e tesoriere dei vari soggetti partecipano con diritto di voto alle riunioni del Senato del Partito, organismo che, in questa fase, dovrebbe ad esempio decidere su una eventuale convocazione del Congresso del PRNTT.

Andrebbe inoltre rivisto il meccanismo del “pacchetto” – queste iscrizioni sono in continuo calo negli ultimi anni - non a danno della galassia ma a beneficio di questa, responsabilizzando maggiormente i soggetti costituenti, ognuno per quanto gli compete, re-inserendo il sistema per cui una parte delle entrate da pacchetto vengano distribuite tra i vari soggetti costituenti e prevedendo una quota per ogni soggetto da versare al Partito, proporzionale all’utilizzo della struttura. Questo incentiverebbe ad un’azione di autofinanziamento comune.

Come di seguito riportato, questa tesoreria ritiene da tempo indifferibile la locazione dell’attuale sede con il trasferimento dei soggetti in altra sede a costi sostenibili al fine di frenare la riduzione in corso da parte del PRNTT dei servizi utili ai soggetti costituenti (centro elaborazione dati, amministrazione, call center ormai chiuso, utenze etc), via che appare senza sbocchi e priva di un piano di azione, che, se esistente, non è noto.

Area Radicale

Per arginare parzialmente la crisi economico-finanziaria dell’Area e trovare una soluzione economicamente sostenibile, in Aprile la tesoreria, con il contributo di Giuseppe Alterio, ha elaborato una proposta: la locazione degli immobili di Torre Argentina per 18 anni e l’acquisto di un nuovo immobile adeguato alle esigenze dei soggetti politici. Accrescendo nel lungo periodo il patrimonio con una seconda sede, l’Area radicale si sarebbe assicurata un’entrata mensile di un minimo di 10 mila euro e garantita la presenza unitaria dei soggetti costituenti in un’unica sede.

Ritengo rientri nei compiti della tesoreria di Radicali Italiani informare gli iscritti in merito al contesto all’interno del quale Radicali Italiani vive. E’ necessario conoscere la situazione nella quale ci troviamo come soggetto costituente del Partito, come soggetto che utilizza la struttura di Torre Argentina e che ha uno stretto rapporto con Radio Radicale.

Su questo va detto che non informare sull’assetto proprietario e sulla situazione patrimoniale, ma solo sulle partite correnti, vuol dire dare un quadro parziale economico-finanziario dell’area Radicale. Mettere a vostra disposizione solo le informazioni su entrate e uscite correnti dei soggetti politici e non quelle patrimoniali e sull’assetto proprietario è economicamente insensato, anche per valutare le possibili soluzioni di uscita dalla crisi che coinvolge l’area.

La tesoreria ha reso dunque disponibile, sul sito radicali.it, lo statuto dell’associazione politica nazionale “Lista Marco Pannella” – soci Marco Pannella, Laura Arconti, Aurelio Candido, Rita Bernardini e Maurizio Turco – che detiene la maggioranza azionaria del Centro di Produzione SpA (Radio Radicale) 51,9% e Torre Argentina SpA 75,2%, e che gestisce l’archivio.

Ha reso disponibili, inoltre, in forma fruibile le informazioni essenziali economico-finanziarie sull’area Radicale e sul suo assetto proprietario, nonché i dati sulla situazione patrimoniale dell' Ass. L. Pannella, di Torre Argentina SpA, del Centro di Produzione SpA e dei soggetti politici Radicali.

Queste informazioni danno comunque una rappresentazione parziale. Sarebbe necessario predisporre un bilancio consolidato per avere un quadro leggibile della situazione complessiva: una sole voce di patrimonio netto, una sola di debito, una di avanzo/disavanzo di esercizio etc. Un bilancio consolidato dovrebbe dunque comprendere la situazione contabile e patrimoniale sia dei soggetti politici, sia di quelli proprietari.

Ho chiesto dunque, da anni, la redazione di un bilancio consolidato dell’area radicale, ovvero un bilancio che consideri in modo aggregato la situazione patrimoniale per tutte le passività interne ed esterne e il conto economico consolidato e che comprenda anche i conti delle parti correlate, nello specifico il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e i soggetti di questo costituenti, previa, evidentemente, la loro disponibilità.

Tra la struttura proprietaria/societaria e la galassia dei soggetti politici vi è un nesso politico, finanziario e statutario che legittima e rende necessaria un’aggregazione contabile, un bilancio consolidato. Il bilancio consolidato dell’Area radicale è l’unico strumento in grado di assicurare la conoscenza consolidata complessiva dei risultati delle gestioni di tutti i soggetti coinvolti.

Ciò consentirebbe l’apporto di ogni iscritto non solo nell’iniziativa politica, ma anche nell’analisi dei mezzi necessari a raggiungere i fini dell’area radicale. Il bilancio consolidato non rappresenta un fine ma uno strumento utile a conoscere e meglio deliberare.

I bilanci di esercizio delle singole associazioni o società non possono esprimere un contenuto informativo sufficiente a comprendere la realtà dell’area. Inoltre i bilanci dei singoli soggetti impegnati in imprese politiche acquistano la loro significatività anche nel contesto dell’area. L’azione politica radicale è anche la risultante delle iniziative di una pluralità di soggetti giuridici.

L’attuale assetto dell’Area Radicale ha garantito il proseguire della Storia Radicale e ha permesso, va detto, di evitare possibili se non probabili degenerazioni partitocratiche in un contesto quale quello del Regime italiano. Risultati importanti, sacrificando, va aggiunto però, in parte, una chiarezza nei processi decisionali politici - scelte dei candidati parlamentari, scelte in merito agli appuntamenti elettorali - e una conoscenza della gestione del patrimonio materiale, che pure riguarda tutti i Radicali.

Vi è un altro elemento di debolezza, la concentrazione della proprietà e la contemporanea diretta responsabilità di alcuni sul patrimonio materiale e su quello politico, con cariche elettive.

Partendo dall’assunto che la cosiddetta galassia è legata alla guida carismatica e alla vicenda politica e di vita di Marco Pannella, credo si debba prevedere un intervento sull’assetto proprietario che non sconvolga la natura e i pregi dell’esistente: prevedere come soci della Lista Pannella i responsabili legali, i segretari e i tesorieri, dei soggetti costituenti del Partito, lasciando naturalmente a Marco Pannella il ruolo di garante ultimo.

Patrimonio politico e patrimonio materiale

Marco Pannella giustamente ha differenziato il Patrimonio Politico dal Patrimonio Materiale in un soggetto politico, che pure sono intimamente legati. Io propongo alla vostra riflessione anche la doppia natura, non solo del patrimonio, ma anche della proprietà. Vi sono proprietà legale e la proprietà politica, la proprietà politica non solo del patrimonio politico, ma la proprietà politica del patrimonio materiale, anche questa va considerata per ogni proposta e/o azione da attuare in questa delicata fase della nostra storia.

Su questo punto risulta prezioso un contributo del 93’ dell’allora tesoriere del Partito Paolo Vigevano sulla società proprietaria della sede storica: "Nelle relazioni presentate ai congressi, (..) oltre al bilancio del Partito in quanto tale ho sempre presentato le elaborazioni e le analisi relative a quelle che definivo “le risorse complessive del partito”, riferendomi con ciò soprattutto alla sede del partito e all’andamento economico della società che ne è la proprietaria, la Torre Argentina S.p.A. (..). Abbiamo in tal modo tenuto conto delle risorse complessive, cioè sia di quelle su cui il partito può direttamente contare, sia di quelle che, pur non essendo formalmente di proprietà diretta del partito, si possono considerare di fatto come facenti parte del patrimonio del partito stesso. E’ bene precisare che con il termine “risorse complessive su cui il partito può contare” anziché “proprietà” del partito si intende rispettare la forma giuridica del rapporto tra il partito e la società proprietaria della sede. Questa società infatti è stata costituita con denaro fornito dal partito a Sergio Stanzani e Paolo Vigevano, nel 1987, i quali ne sono i formali e sostanziali proprietari, anche se le somme loro conferite avevano un vincolo di destinazione”.

Il finanziamento della Lista Pannella è figlio dell’attività politica dei Radicali di un sessantennio (prima dunque della sua costituzione), delle loro iscrizioni e della loro attività, del consenso ottenuto nel Paese, oltre che dei sacrifici e degli investimenti di Marco e della gestione economico-finanziaria, così come il finanziamento di RR e del Centro di produzione, di Torre Argentina SpA e dei soggetti politici.

Va dunque superata la separazione tra la struttura proprietaria - con a capo l’Associazione Nazionale Lista Pannella e con le società, da essa controllate, che gestiscono Radio Radicale e la sede di Torre Argentina - e la galassia dei soggetti politici con al vertice il PRNTT.

Va ricordato inoltre - come ha fatto Mario Staderini all’ultimo Comitato - come le ragioni politiche e costitutive dell’Associazione Nazionale Lista Pannella siano esaurite e i ruoli più tardi assunti, superati. L’Associazione non riveste più né il ruolo di motore dei Club Pannella, né il ruolo di “cassa” per la Galassia che gestiva i rimborsi elettorali e i contributi dei parlamentari, mentre è venuto meno il collegamento politico in occasione delle scelte elettorali con il Movimento Radicali Italiani e/o, come avvenuto nel 2006 con la Rosa nel Pugno, anche con l’Associazione Coscioni. Per questi motivi, di conseguenza, rimane aperta la questione politica del futuro di un soggetto come la Lista Pannella, uno dei protagonisti della “galassia” Radicale. C’è l’ipotesi dello scioglimento dell’Associazione Lista Pannella, c’è l’ipotesi dell’apertura della Lista ai rappresentanti legali eletti dei soggetti costituenti, ce ne possono essere altre, resta la questione.

Associazioni Radicali

Si è dato vita alla realizzazione e alla pubblicazione sul sito radicali.it di uno spazio dedicato alle interviste ai segretari delle Associazioni Radicali in collaborazione con Radio Radicale.

È stato chiesto di riprendere dopo alcuni anni una trasmissione di Radio Radicale con collegamenti con i responsabili eletti delle associazioni territoriali per promuoverne le attività. La risposta è stata negativa.

È stato creato un database con le informazioni e i dati essenziali sulle Associazioni Radicali.

Altro

La tesoreria ha avviato un sondaggio tra gli iscritti 2014 e quelli degli anni precedenti, che non hanno rinnovato l’iscrizione, per comprenderne le ragioni, iniziativa unica nel suo genere dalla costituzione del Movimento.

La tesoreria ha chiesto al Comitato Promotore Referendum la cessione gratuita del dominio radicali.it, essendo questo sito gestito completamente da Radicali Italiani con i relativi costi. La risposta è stata negativa.

2^ parte

Democrazia e Diritto. Da qui un Congresso Radicale non può che proseguire e ripartire. L’analisi pluridecennale antipartitocratica di Marco Pannella l’abbiamo fatta nostra ed è non solo valida, ma attuale nei suoi tratti essenziali, ci permette e permette al Paese di leggere la realtà politica e sociale in una chiave unica, quella che noi definiamo Regime.

L’esito dell’azione del Regime, di cui abbiamo continue evidenze, è la degenerazione della Democrazia italiana in democrazia reale, una democrazia apparente, nella quale lo Stato di Diritto è violato nelle sue fondamenta e l’illegalità è diffusa.

La nostra lettura è dunque unica. Abbiamo nei decenni conosciuto e riconosciuto un sistema, che noi chiamiamo Regime, dove gli interessi di maggioranze politiche e opposizioni, di apparati di partito, di caste varie e di imprese pubbliche e private sono convergenti. Convergenti a danno dell’interesse dei cittadini. Un Regime che assicura da anni al Paese una crisi democratica più accentuata ed una economico-finanziaria più prolungata rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea, con specificità dunque tutte Italiane.

Il Regime è complesso, i Regimi sono complessi. Il Regime italiano si fonda su infrastrutture giuridiche strumentali alla sua continua rigenerazione, con un intreccio di interessi convergenti tra economia, finanza, politica e mezzi di comunicazione. Questo sistema complesso regge anche grazie all’uso politico di banche, sussidi, società pubbliche e grandi gruppi privati e all’uso da parte delle strutture economiche della politica e degli apparati di partito.

Tra gli effetti dell’azione di Regime abbiamo la difficoltà di accesso al credito da parte di imprese e famiglie, tassazione debito insostenibili e, nello stesso tempo, un consumo indiscriminato di ambiente e di risorse non rinnovabili.

Le campagne politiche alle quali abbiamo dato vita nel corso di questo anno, #Sbanchiamoli, #Menoinquinomenopago e da poco #Scacciamoli, hanno anche l’obiettivo di ri-allargare gli orizzonti dell’iniziativa politica Radicale e di tornare a parlare con segmenti di società con i quali abbiamo interrotto il rapporto. Ambiti della società “evoluti” e tradizionalmente sensibili a istanze rappresentate dalla pragmaticità dell’azione Radicale. Imprenditori, ecologisti, ambientalisti di ieri e di oggi.

Abbiamo cercato per queste riforme proposte al Paese la via indiretta della Democrazia rappresentativa proponendo a diversi parlamentari di fare un tratto di strada con noi e creando preziose interlocuzioni.

L’azione politica con queste campagne porta anche a una maggiore conoscenza e consapevolezza dei protagonisti e degli strumenti del Regime, e non vi è dubbio che l’attività bancaria e il sistema dei sussidi sono strumenti del Regime per mantenere posizioni di potere e per rendere il sistema impermeabile all’ingresso di nuovi attori economici.

#Sbanchiamoli – È notizia di questi giorni che due importanti banche italiane, MPS e CARIGE, sono state bocciate dall’UE. Si tratta, non casualmente, proprio delle due banche che fino a uno/due anni fa avevano la presenza maggiore delle Fondazioni, quindi dei Partiti, nel proprio capitale azionario. Due Fondazioni bancarie che fino all’ultimo hanno cercato di mantenere ciascuna il controllo del «suo» istituto. Il risultato? Due dei più grandi scandali bancari della storia della Repubblica. La rossa Monte Paschi ha buttato almeno 13 miliardi di Euro (8 dalla Banca e 5 dalla Fondazione).

In Italia le Fondazioni bancarie, in mano ai Partiti, hanno indebolito le Banche e la loro capacità di prestare denaro a imprese e famiglie. Le Banche stanno riducendo la capacità delle Fondazioni di aiutare i loro territori di riferimento con erogazioni adeguate, meno 44% tra il 2007 e il 2012. L’obiettivo è quello di salvare le Banche dalle Fondazioni e le Fondazioni dalle Banche. Noi Radicali proponiamo, con la campagna #Sbanchiamoli, che le Fondazioni bancarie escano dal capitale azionario delle Banche. Fuori i Partiti dalle banche! La Politica deve regolare i mercati, non controllare gli attori finanziari. La politica si limiti a dettare le regole e liberi le Banche dall'abbraccio delle Fondazioni. La legge prevede che le fondazioni diversifichino il loro portfolio, ma moltissime fondazioni investono oltre il 50% del proprio patrimonio nelle banche violando la regola. Questo non vuol dire diversificare per ridurre i rischi. Si tratta di scelte politiche che nulla hanno a che fare con la buona gestione, utili solo a mantenere in mano pubblica le banche. Il risultato è quello di erogare sempre meno denaro alle proprie città violando la legge.

Un recente studio di Mediobanca ha dimostrato che con investimenti diversi negli ultimi 12 anni rispetto a quello in capitale azionario delle banche avrebbe garantito rendimenti molto più alti a beneficio di una più forte patrimonializzazione e maggiori erogazioni.

Uno studio del Fondo Monetario Internazionale dimostra che attualmente le banche controllate per almeno il 20% dalle fondazioni sono meno capitalizzate rispetto alle altre banche. In qualunque scenario futuro previsto dall’FMI vede aumentare il gap tra queste banche e le altre.

Le Fondazioni toscane nel 2012 - senza considerare MPS - sono costate il 37% di quanto hanno erogato. La Deutsche Bank Foundation ha avuto invece oneri pari al 13% di quanto erogato, la Ford Foundation il 10% e l’italiana Unicredit Foundation il 12%”.

Le fondazioni bancarie erogano tramite bando per meno del 20% delle loro erogazioni.

Che ne pensa l’ex sindaco di Firenze, da sempre a conoscenza del sistema Fondazioni toscane-Banche e della sua evoluzione, ora capo del Governo, che guida il Partito con il maggior numero di nominati nelle Fondazioni bancarie? Renzi ritiene finalmente di rottamare questa pratica partitocratica che pesa sull’economia del Paese?

Le Fondazioni sono anche in CDP, formalmente privata - grazie alla presenza nel capitale proprio delle Fondazioni – che acquista asset pubblici “privatizzandoli” e sottraendoli dal perimetro del debito pubblico, e nel Fondo F2i (Fondo Italiano per le Infrastrutture), il più grande fondo chiuso del Paese.

Per la preziosa collaborazione su questa campagna ringrazio l’instancabile Alessandro Massari e il deputato di Scelta Civica Mariano Rabino che depositerà la PdL radicale #Sbanchiamoli – contenuta nella petizione parlamentare.

#Menoinquinomenopago – proponiamo che vengano eliminati sussidi, diretti e indiretti, che valgono 10 miliardi di euro, a chi consuma ambiente e risorse non rinnovabili (il paradosso è che in Italia chi inquina viene premiato) e con questo risparmio proponiamo di ridurre la tassazione su lavoro e imprese.

Il manifesto è stato elaborato, con Legambiente, da Michele Governatori, che ringrazio.

Il deputato del Partito Socialista Italiano Oreste Pastorelli ha collaborato e depositato la PdL. Abbiamo già ottenuto la firma di altri 13 deputati: Marco Di Lello, Pia Locatelli e Lello Di Gioia del PSI, Ermete Realacci, Valeria Valente e Massimiliano Manfredi del PD, Nicola Ciracì di FI, Salvatore Matarrese, di Scelta Civica, Alessandro Furnari, Vincenza Labriola e Alessio Tacconi del gruppo Misto (ex M5S), Edoardo Nesi, del gruppo Misto e Roberto Cappelli, Gruppo misto - Centro Democratico e, infine, al Senato la disponibilità di Gianni Pietro Girotto del M5S.

#Scacciamoli – con una petizione contenente una PdL, proponiamo di uniformare la normativa italiana a quella europea e di Paesi del Nord Europa, riducendo l’inquinamento da piombo, accrescendo la sicurezza per gli esseri umani, tutelando la proprietà privata, riducendo il numero degli animali uccisi, abolendo i richiami vivi ed evitando danni all’attività turistica. La petizione parlamentare #Scacciamoli (ringrazio Fabrizio Cianci – Maria Giovanna Devetag) è stata inviata alla Camera dei Deputati.

Tengo, amici, a segnalarvi 4 preziosi lavori che possono costituire punti di partenza di analisi e riforme da proporre al Paese, esempi di produzione politica di Radicali, magari meno noti, ma di notevole qualità.

1. Alessio Di Carlo dimostra, dati alla mano, come il problema centrale della giustizia civile non sia essenzialmente di natura legislativa ma politico-organizzativo. Esempi: i tempi in linea con l’Europa delle cause civili a Torino e Milano e i procedimenti pendenti per risarcimento danni da circolazione stradale in Italia nel 2012, che sono stati 450 mila (10% dei procedimenti pendenti totali). 256 mila sono a Napoli, il 60% del totale. Seguono a distanza siderale Roma, Salerno, Bari e Catanzaro. E’ dunque un problema legislativo? No ovviamente, lo è solo in parte. E' un problema politico-organizzativo nonché culturale, foriero di inefficienze e favori. Manager, dunque, nei tribunali, naturalmente non di nomina politica.

2. Manuela Zambrano. Insieme abbiamo immaginato e delineato una traccia di proposta, che Manuela ha sviluppato, di riforma nell’ambito dell’edilizia – settore che ha un ruolo centrale nell’economia del Paese, 10% del PIL - volta ad accrescere la sicurezza a fronte dei rischi sismici e idrogeologici, a rilanciare l’economia di settore, a ridurre l’utilizzo di materiali non ecologici derivati da fonti di energie non rinnovabili, a contenere i consumi energetici. Rinnovamento del patrimonio edilizio italiano, un patrimonio edilizio da rottamare nel solco dei lavori di Aldo Loris Rossi.

21,5 milioni di persone abitano in aree del paese esposte a rischio sismico molto o abbastanza elevato; altri 19 milioni risiedono in aree a rischio "basso", come l'area dell'Emilia colpita di recente da un catastrofico terremoto. Si stima altresì che il 40% del patrimonio edilizio italiano non sia adeguato a resistere ad un sisma di media intensità - negli ultimi 40 anni gli eventi sismici hanno comportato danni diretti pari a 147 miliardi di euro, circa 3,6 miliardi di euro l'anno. Ridurre l’impatto di eventi sismici consentirebbe, tra l’altro, di limitare il sistema degli appalti legati alle emergenze. Manuela Zambrano propone misure finalizzate alla partecipazione dei privati, con le proprie risorse economiche, alla ricostruzione del Paese.

3. Un lavoro di Massimo Giannuzzi e Alessandro Massari che analizza la riforma costituzionale Boschi, nota anche come Finocchiaro-Calderoli, e la riforma elettorale “Italicum” evidenziandone, indiscutibilmente, l’ulteriore deficit di democrazia che ne risulterebbe per il Paese.

4. Documento di Michele Governatori – ci spiega, partendo dalla recente produzione politica radicale sul tema, come attivare politiche che permettano, nello stesso tempo, di perseguire sviluppo e benessere e di ridurre consumo di ambiente e di risorse non rinnovabili.

Nel nostro Paese la Riforma costituzionale Finocchiaro-Calderoli, voluta da Renzi, - approvata dal Senato e in attesa di conferma alla Camera - prevede che le firme necessarie sulle leggi di iniziativa popolare passino da 50 mila a 150 mila (con l’obbligo di esame) e che quelle utili a indire un referendum restino sì 500 mila, ma con l’opzione di abbassare il quorum per chi ne raccoglie 800 mila, inevitabilmente solo i grandi partiti organizzati con molti consiglieri. Vogliono consegnare gli strumenti di democrazia diretta ai grandi Partiti con soldi e consiglieri, sottraendoli ai cittadini.

Ma il PD di Renzi non era il Partito della partecipazione dei cittadini alla vita democratica? Quante volte abbiamo ascoltato richiami alla partecipazione da questi signori? Tutti conosciamo l’impostazione che il Partito Democratico di Renzi ha dato alla costituzione delle Città metropolitane e alla riforma del Senato, elezioni di secondo livello che escludono ed escluderanno il cittadino dalla conoscenza delle proposte in campo e dalla possibilità di incidere. Proprio il mantra della partecipazione sta portando un attacco alla Democrazia.

Una strada non nuova ma necessaria, compagni - considerando anche la difficoltà di ottenere riforme fuori delle istituzioni nazionali ed europee - propongo debba essere quella di tentare di attivare o riattivare strumenti di iniziativa popolare a tutti i livelli, dai Comuni all’Unione Europea, per rigenerare diritto e democrazia. Sostengo, dunque, la proposta di Marco Cappato che definirei come una “Primavera della Democrazia”, e su questo propongo al Congresso di aprire un confronto e, auspico, di deliberare in merito.

Per affiancare e supportare una mobilitazione primaverile di iniziative popolari, vi propongo di costituire la “Lega per l’Iniziativa Popolare”, con l’obiettivo di riattivare o potenziare gli strumenti di democrazia diretta e di iniziativa popolare a tutti i livelli istituzionali e di riconsegnare al cittadino la seconda scheda, quella referendaria, così come proposte di legge e delibere popolari.

Un’azione politica guidata dai Radicali, dal movimento che ha dato vita a grandi riforme sociali in questo paese con i referendum. Una grande aggregazione aperta, naturalmente, a movimenti, organizzazioni, personalità, parlamentari nazionali ed europei, consiglieri locali e regionali e cittadini interessati al perseguimento di questi obiettivi. Un’aggregazione laica delle forze e degli individui con precisi obiettivi.

Va considerato che in questa fase la strada della democrazia rappresentativa, in termini di impegno elettorale diretto, è difficilmente praticabile - per quanto i Radicali non debbano certamente rinunciare a valutare qualunque opportunità possibile -, e che il terzo strumento di attivazione di democrazia e diritto, l’attivazione delle giurisdizioni nazionali e internazionali, che ha regalato successi ai Radicali, resta una strada da percorrere pur essendosi caratterizzata fino ad ora per una debole capacità aggregante.
Una lega, dunque, come strumento funzionale al “progetto Cappato” di una mobilitazione primaverile, che affianchi all’azione di attuazione degli strumenti attualmente disponibili una lotta politica per la creazione e per la conquista di nuovi strumenti realmente accessibili e fruibili dai cittadini e non solo - come avviene ora - ai grandi partiti organizzati con consiglieri, autenticatori e risorse economiche.

Un lavoro prezioso di Mario Staderini e Michele De Lucia delinea già alcune delle istanze che potrebbero essere della “Lega per l’Iniziativa Popolare”: abolire l’obbligatorietà della vidimazione dei moduli per la raccolta firme da parte delle segreterie comunali (o delle cancellerie degli uffici giudiziari) così come abolire l’obbligo di autenticazione prevedendo controlli successivi, come accade in Svizzera; rendere possibile la raccolta firme attraverso strumenti telematici che garantiscano l’identificazione certa del firmatario; estendere la platea degli autenticatori – agli avvocati come a persone indicate dai Comitati referendari autorizzate dai sindaci; voto elettronico.

Propongo dunque al Congresso di deliberare sulla proposta di costituzione della “Lega per l’Iniziativa Popolare” che unisca tutti coloro che ritengono urgente rimuovere gli ostacoli che impediscono l'effettivo esercizio dei diritti di partecipazione democratica.

Compagni, dobbiamo continuare ad avere la forza di essere diversi e ricordarci che quello che non faremo noi, c’è il forte rischio che in questo Paese non lo faccia nessuno!

* L’articolo 127, paragrafo 1, del Trattato istitutivo della UE sancisce che “l’obiettivo principale del Sistema europeo di banche centrali [...] è il mantenimento della stabilità dei prezzi.”
** Draghi, discorso del 26 luglio 2012 – “ All’interno del nostro mandato, la Bce è pronta a fare tutto il necessario per preservare l’euro. E credetemi, sarà sufficiente ” per stabilizzare immediatamente i tassi dei bond periferici, senza che la banca centrale comprasse un singolo titolo di stato. In sostanza, è come se Draghi avesse detto agli speculatori: “Il gioco è finito: da oggi in poi se il tasso d’interesse di un certo paese sale oltre un certo limite, interverrà la Bce comprando i titoli al posto vostro”. Dal punto di vista della salvaguardia dell’integrità finanziaria e politica dell’eurozona, il piano OMT (acquisto diretto titoli del debito pubblico da parte della BCE) – pur non essendo mai stato effettivamente implementato – è stato indubbiamente un successo, mettendo il freno a una furia speculativa che rischiava di far rapidamente implodere l’unione monetaria. Non a caso l’intervento di Draghi è noto come “il discorso che ha salvato l’euro” - Fonte EUNEWS.IT - 30 luglio 2014
*** La decretazione d'urgenza ha sovvertito la costituzione e i regolamenti parlamentari. La DC già ne abusava. Dovette intervenire la Corte Costituzionale per far interrompere l'abitudine di reiterare i decreti legge oltre i 60 gg, facendoli decadere e non rendendoli più presentabili (se sono norme urgenti 60 gg bastano e avanzano, se invece non sono convertite, allora non sono urgenti e decadono). La soluzione è stata peggiore del male visto che ora, per rispettare i tempi di 60 gg tassativi, i "governativi" eliminano qualsiasi discussione grazie ai maxiemendamenti con votazione di un solo articolo.
**** ”(..) si è manifestata una crescente, e anomala, supremazia decisionale del Consiglio, particolarmente durante la crisi finanziaria, quando ha imposto una severa politica di austerità alla Commissione e al Parlamento. Con arroganza, ha trasformato di fatto la Commissione in un suo segretariato” - Guido Montani “Far crescere il governo dell’Europa” (il Mulino 4/14)

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Veneto, smog. Da Bruxelles seconda procedura d'infrazione. Presentata a Padova delibera di iniziativa popolare per rispetto legge comunitaria

Radicali Italiani - Ven, 31/10/2014 - 18:37
31/10/14

Dichiarazione di Maria Grazia Lucchiari, punto di riferimento radicale a Padova e membro della Giunta di Radicali Italiani:

L’asma da rinite allergica e la bronchite cronica sono cresciute in Italia nonostante ci sia stata una riduzione drastica dei fumatori, negli ultimi vent’anni, di oltre del 10%. Significa che ci sono dei fattori di rischio differenti dal fumo che hanno un ruolo rilevante nelle malattie respiratorie e l’inquinamento dell’aria è uno dei più importanti.

L’allarme arriva dal primo congresso internazionale sulle grandi indagini di popolazione italiana ed europea in tema di salute respiratoria che si è tenuto a Verona, nel quale specialisti in allergologia, pneumologi, biologi e farmacisti hanno fatto il punto sui principali risultati dei più importanti studi epidemiologici sulla salute respiratoria di bambini e adulti in Italia e in Europa.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha certificato l’inquinamento da polveri sottili come fattore cancerogeno e inserito nel gruppo 1, quello che contiene le sostanze più pericolose. Il Veneto primeggia tra le regioni che registrano un sistematico superamento dei limiti sanitari delle polveri sottili, da dieci anni, infatti, gli amministratori locali non applicano le norme comunitarie che impongono l’adozione di piani di risanamento con la Valutazione Ambientale Strategica per aree omogenee.

Per questo con oltre 650 firme abbiamo depositato al comune di Padova una delibera di iniziativa popolare affinché l’amministrazione si doti degli strumenti previsti dalla legge. La Commissione europea lo scorso luglio ha aperto una nuova procedura d'infrazione nei confronti del Veneto per il superamento dei limiti delle polveri sottili. Non è la prima volta che la nostra regione viene richiamata da Bruxelles. Una precedente procedura d'infrazione si era conclusa nel 2012 con una condanna della Corte di giustizia che confermava il mancato rispetto nel 2006 e nel 2007 dei limiti di PM10.

A pochi anni di distanza, l'esame dei valori di polveri sottili ha mostrato che i valori massimi sono stati continuamente superati anche nel periodo 2008-2012. Per questo motivo la Commissione europea ha deciso di avviare una nuova procedura d'infrazione che, oltre al Veneto, coinvolge anche Lombardia, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Sicilia, Molise, Campania e Umbria. Secondo l’agenzia Oms l’inquinamento dell’aria è la prima causa di morte nell’Ue, con oltre 400mila decessi prematuri nel 2010, cioè più di dieci volte la vittime di incidenti stradali. Si tratta di un costo enorme per la salute dei cittadini e per l’economia, con oltre 100 milioni di giornate di lavoro perse ogni anno, cioè 15 miliardi di euro di produttività in meno. A questi costi vanno aggiunti 4 miliardi di euro in termini di assistenza sanitaria per i ricoveri.

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Fine vita, Nicola Morra (M5S) risponde a Troilo: sono sensibile ma si deve esprimere il Movimento

Luca Coscioni - Ven, 31/10/2014 - 17:18
Fine vita, Nicola Morra (M5S) risponde a Troilo: sono sensibile ma si deve esprimere il MovimentoAssociazione Luca Coscioni31 Ott 2014Eutanasia

Tramite la sua pagina Facebook, il senatore Nicola Morra (M5S) risponde all'appello di Carlo Troilo, dirigente dell'Associazione Luca Coscioni.

"Il 'fine vita' è un tema al quale sono sensibile e sul quale rinnovo il mio interesse al dialogo. Come appena avvenuto sui matrimoni gay, il M5S si confronta sempre con la base sulle questioni etiche.

Personalmente, credendo nel principio di autodeterminazione degli individui, sono certamente per il concederlo a chi risulti capace di intendere e di volere.

Circa le proposte di legge di iniziativa popolare. Come sa non dipende da noi la modifica del regolamento della Camera per sollecitare la discussione delle leggi di iniziativa popolare. Dunque, non è a noi che bisogna rivolgere questo appello. Siamo i primi a sostenere la democrazia diretta in tutte le sue forme. Sono i partiti di Governo a fare resistenza al riguardo, le nostre proteste in Aula sono state plateali, non possiamo essere certamente tacciati di incoerenza".

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Disabilità: pubblicata sul Messaggero sentenza nostra vittoria contro Atac e Roma Capitale

Luca Coscioni - Ven, 31/10/2014 - 16:30
Disabilità: pubblicata sul Messaggero sentenza nostra vittoria contro Atac e Roma CapitaleAssociazione Luca Coscioni31 Ott 2014Barriere architettoniche

Nota dell'Associazione Luca Coscioni

Si comunica che in data odierna è stata pubblicata sul quotidiano Il Messaggero (a pag. 16, nello spazio riservato agli annunci legali) un lungo estratto della sentenza con la quale il Tribunale di Roma ha condannato - su ricorso dell'associazione Coscioni seguito dall'avv. Alessandro Gerardi - Roma Capitale e ATAC S.p.A. per condotta discriminatoria nei confronti del disabile Pietro Maitan, che non ha potuto usufruire della metropolitana.

La pubblicazione della sentenza - in favore dell'associazione Coscioni e di Pietro Maitan - è avvenuta a spese di Roma Capitale e ATAC S.p.A., così come previsto dal provvedimento del Giudice. 

I dettagli della sentenza sono consultabili a questo LINK

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Debito pubblico: da rischio di commissariamento del paese a occasione di crescita e modernizzazione

Radicali Italiani - Ven, 31/10/2014 - 13:09
31/10/14

La segretaria di Radicali italiani, Rita Bernardini, ha ampiamente citato nella sua relazione d'apertura il documento/proposta di Marcello Crivellini sul debito pubblico italiano. D'accordo con l'ex deputato, che fu protagonista negli anni 80, con il Gruppo parlamentare radicale, di quella battaglia istituzionale, politica (e culturale) per fermare ed invertire (allora!) la corsa al debito pubblico che si sarebbe scaricato - come poi è accaduto - sulle generazioni future e sul paese, ha messo a disposizione documento per i congressisti di Radicali Italiani.

Marcello Crivellini è docente di Analisi dell'Organizzazione di sistemi sanitari al Politecnico di Milano.

 

Debito pubblico: da rischio di commissariamento del paese a occasione di crescita e modernizzazione.

settembre 2014

  1. Introduzione

  2. I numeri essenziali

  3. La battaglia politico-istituzionale dei radicali negli anni 80

  4. Una nuova proposta radicale per il governo del Debito pubblico e del paese

  5. Conclusioni

 

1. Introduzione

Il debito pubblico è certamente un dato finanziario con forti riflessi sul sistema economico, ma ancor più è il risultato delle politiche degli ultimi quaranta anni: delle scelte fatte, di quelle non fatte e di ciò che si è preferito ignorare.

La sua soluzione non può più essere delegata a esperti di politica economica e finanziaria; per le dimensioni attuali e per la dinamica e i determinanti della sua crescita richiede una grande operazione di verità che deve vedere coinvolti istituzioni, politica e cittadini, in una parola il paese.

È dunque un problema prevalentemente politico e come tale va necessariamente affrontato.

Forse 40 anni fa si sarebbe potuto affrontare, contenere e governare nei confini delle istituzioni a ciò preposte, ora è necessario un dibattito che crei consapevolezza e coinvolgimento dell’intero paese.

Consapevolezza che penetri il suo corpo, perché è proprio dalla trasformazione vera e profonda del paese che può venire la soluzione.

Trasformare il debito pubblico da problema e freno di sviluppo ad opportunità di crescita civile e di modernità, non solo economica: questa è ormai l’unica soluzione possibile.

In questo documento, dopo aver ricordato i dati numerici complessivi strettamente necessari, si richiamerà la posizione radicale di 35 anni fa e l’analisi che essi, primi e inascoltati, cercarono di portare nelle istituzioni e in parlamento, offrendo soluzioni a breve e medio termine, allora facilmente percorribili.

Con quell’azione e quella analisi si voleva evitare quanto purtroppo ora è manifesto: il rischio che, tramite il debito pubblico, l’intero paese sia commissariato a livello economico e politico.

Averlo previsto (cercando di evitarlo) con quarant’anni di anticipo è soddisfazione relativa ma consente di interpretare con chiarezza e semplicità la dinamica e i determinanti che hanno portato il debito pubblico alle attuali abnormi dimensioni.

Su queste basi viene infine avanzata una nuova proposta per il governo del debito pubblico e lo sviluppo reale del paese. Proposta politica, prima ancora che finanziaria e di bilancio, che i radicali offrono di nuovo alle istituzioni e al paese.

 

2. I numeri essenziali

Secondo Bankitalia a giugno 2014 il debito pubblico ha raggiunto 2.168 miliardi di euro in valore assoluto, superando il 135% in percentuale sul Pil.

Il debito pubblico è il risultato di tutti i deficit di bilancio accumulati anno dopo anno. Negli ultimi anni esso è aumentato di almeno 40/50 miliardi l’anno, in valore assoluto. Ad esempio nel 2012 il debito è aumentato di circa 47 miliardi, perché tale è stato il deficit di bilancio di quell’anno.

Ovviamente il debito pubblico aumenterà sempre in presenza di ulteriori deficit; il suo valore può rimanere stabile se il bilancio dello Stato raggiunge il pareggio, senza bisogno di ricorrere a nuovo indebitamento.

In effetti il bilancio in senso stretto (cioè senza contare gli interessi che vanno pagati ai sottoscrittori vecchi e nuovi del debito) è già attivo: il cosiddetto Avanzo primario del bilancio è stato nel 2012 di circa 40 miliardi di euro. Ma poiché vanno pagati gli interessi sul debito (almeno 80 miliardi l’anno, cioè circa il doppio dell’Avanzo primario) il bilancio dello Stato generale diventa negativo per la differenza, che va ad incrementare il valore del debito.

In altre parole lo Stato con i propri mezzi riesce a pagare gli interessi sul debito solo per una parte; per onorare il resto degli interessi è costretto ad aumentare ulteriormente l’indebitamento ogni anno.

Invero sono possibili piccole variazioni in più o in meno, in funzione di operazioni specificamente finalizzate alla diminuzione del debito (peraltro di entità sinora irrisoria) o di maggiori emissioni di titoli per approfittare di bassi tassi.

Altri dati generali rilevanti sono:

  • ogni anno mediamente lo Stato è costretto a rinnovare una parte del debito in scadenza per circa 350 miliardi di euro (durata media dei titoli: 6,6 anni);
  • attualmente i sottoscrittori del debito sono per il 67% soggetti italiani e per il 33% investitori esteri; i soggetti italiani sono prevalentemente banche, fondi,..(quasi l’85%), oltre alle famiglie (circa 15%).

 

3. La battaglia politico-istituzionale dei radicali negli anni 80

A partire dal 1980 i radicali hanno condotto una specifica battaglia politica in parlamento sul debito pubblico.

Ogni anno in occasione della discussione della legge di bilancio e della Legge Finanziaria i radicali hanno formalizzato in ogni tipo di atti parlamentari (relazioni di minoranza su bilancio e Legge Finanziaria, emendamenti, proposte di legge, interventi in Aula e commissioni, ...) analisi e proposte per il governo del debito, della sua dinamica e sui rischi politici (oltre che finanziari ed economici) per le istituzioni e il paese.

Per primi hanno impostato una battaglia politica sul debito pubblico, non solo con gli strumenti tradizionali dell’iniziativa politica (interventi pubblici, comunicati, comizi, ...) ma con la formalizzazione istituzionale del problema.

Gli atti depositati e sottoposti alla discussione parlamentare sin dai primissimi anni 80 mostravano, anche con il dettaglio di tabelle e dati quantitativi, che nel confronto con i maggiori paesi industrializzati comparabili:

  • il valore del debito pubblico italiano in percentuale sul PIL era quasi il doppio degli altri;
  • l’andamento era crescente e palesemente senza controllo;
  • la denuncia (10 anni prima che a Maastricht fosse adottato questo valore come limite) che stava per essere superato il valore del 60% sul PIL e la pericolosità di tale soglia;
  • la denuncia che l’indifferenza dei partiti di governo e di opposizione (PCI da una parte e MSI dall’altra) avevano portato a considerare il ricorso all’indebitamento una normale forma di copertura;
  • la previsione che tali dinamica e cultura avrebbero portato a totale dipendenza finanziaria dai mercati e a un vero e proprio commissariamento politico ed economico del paese.

L’analisi radicale non si fermava alla denuncia politica ma coerentemente portava a proposte, quantitative e scandite nel tempo, per la soluzione del problema.

La proposta più immediata era azzerare il disavanzo primario (decenni prima di quando fu poi tentato); quella a medio termine consisteva in una modifica costituzionale dell’ Art. 81 (quasi trent’anni prima del fiscal compact!).

Erano proposte ragionevoli, possibili, con transitori adeguati alla complessità del problema. Per l’azzeramento del disavanzo primario si proponeva di agire rapidamente e quasi esclusivamente sul fronte della spesa (trent’anni prima dell’attuale spending review).

Si proponeva inoltre di rendere incostituzionale il ricorso al mercato finanziario (leggi nuovo indebitamento) oltre una certa percentuale delle entrate proprie, cioè quelle derivanti da imposte e tasse. In quegli anni quella percentuale era nella realtà di circa il 50% e si individuava un percorso pluriennale per arrivare al 10%. Dunque un meccanismo non rigido o declamatorio come quello adottato pochi anni fa e destinato alla immediata manifesta violazione.

A quella proposta di soluzione si era arrivati anche in base all’analisi di altri dibattiti internazionali, come la proposta Gramm-Rudman adottata negli Usa, che peraltro abbiamo valutato troppo facilmente aggirabile, nel caso italiano.

È stata dunque una lunga battaglia politica e istituzionale, ma anche culturale: contro la cultura del sistema dei partiti (di maggioranza e di opposizione) di sottovalutazione e di rinvio dei problemi del paese nei principali settori economici e sociali.

Una battaglia essenzialmente di verità: fermare ed invertire la corsa al debito significava infatti rendere noto il peso che comode politiche corporative e le non scelte avrebbero scaricato sulle generazioni future e sul paese.

La battaglia radicale degli anni 80 sul debito pubblico è stata peraltro la sintesi delle molte altre iniziative specifiche radicali per ammodernare il paese e renderlo autenticamente democratico, oltre che competitivo.

Abrogare il finanziamento pubblico dei partiti, una decente legislazione sui sindacati (i loro bilanci, il sistema di finanziamento, il loro potere di veto, ...) che li riportasse da opachi enti parastatali alla loro funzione originaria, trasformazione del mercato del lavoro (abrogazione art. 18, abbandono della Cassa integrazione per i “protetti” in favore di indennità di disoccupazione per tutti, ...), riforma della giustizia (separazione delle carriere, non obbligatorietà dell’azione penale, Csm, responsabilità civile dei magistrati, ...) per una “giustizia giusta”, abolizione del valore legale del titolo di studio per una scuola basata sul merito, riforma del sistema pensionistico con separazione netta tra assistenza e previdenza, dimagramento dello Stato con privatizzazioni delle miriadi di partecipazioni e di enti (Rai e tutti gli altri), diversa politica europea per gli Stati Uniti d’Europa, nuovo sistema elettorale uninominale, ...: tutte queste proposte (e altre ancora) furono oggetto di iniziative politiche e referendarie 20 o 30 anni prima che, dopo averle duramente boicottate, se ne scoprisse l’attualità e l’urgenza economica, sociale e istituzionale.

Il divario di modernità dell’Italia attuale trae origine proprio dall’emarginazione (spesso illegale perché contro risultati referendari) delle proposte radicali di allora, avviando il paese al declino economico e politico.

Mentre in altri settori come per alcuni diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza, ...) le battaglie radicali sono state vincenti e hanno comportato più libertà e diritti per tutti, nel settore economico, istituzionale e di assetto dello Stato il sistema dei partiti è stato più compatto, riuscendo ad imporre il fermo di ogni innovazione e necessaria modernità.

Le conseguenze sono ora evidenti: la fiducia nei partiti e nelle istituzioni è al minimo, il sistema economico è stremato, prigioniero di se stesso e della sua cultura da piccolo mondo antico.

La perdita di tre decenni di politica e cultura ha comportato:

a) forte aggravamento dei problemi;

b) perdita di ricchezza;

c) progressiva divaricazione dai paesi più sviluppati;

d) forte perdita di competitività economica, finanziaria, politica, istituzionale;

e) fragilità del paese nei confronti del sistema finanziario internazionale.

 

4. Una nuova proposta radicale sul debito pubblico

“Governare il debito o esserne governati?”; questa la domanda che avevamo inutilmente posto negli anni 80.

A trentacinque anni dalla battaglia radicale sul debito pubblico e dopo che tutti i problemi del paese si sono aggravati non solo nelle dimensioni, ma per la cresciuta distanza “qualitativa” dagli altri paesi industrializzati, proprio in base all’analisi dell’origine e delle cause di tale aggravamento i radicali sono in grado di offrire una nuova proposta per il governo del debito pubblico.

Se il problema fosse stato affrontato allora, la soluzione sarebbe stata relativamente agevole. Dopo molti decenni persi il problema è cambiato e richiede soluzioni nuove.

Anche il riflesso tardivo, adottato per costrizione esterna e non per scelta, di perseguire un Avanzo primario quasi esclusivamente tramite un forte aumento dell’imposizione fiscale si è rilevato controproducente per lo sviluppo economico e poco utile per il contenimento del debito.

La corsa dell’Avanzo primario (attualmente circa 40 miliardi di euro) al raggiungimento della somma necessaria a pagare gli interessi sul debito (circa 80 miliardi di euro l’anno) somiglia molto al paradosso di Zenone su Achille e la tartaruga: più si cerca di aumentare l’Avanzo primario, maggiore risulta la distanza con l’obiettivo numerico necessario.

D’altronde non stupisce che ciò avvenga, proprio perché il problema non è più solo finanziario e numerico ma trae origine dall’ultradecennale ritardo di riforme e di modernità in tutti i principali settori del paese.

Coerentemente con l’analisi politica sul debito pubblico i radicali propongono una soluzione che preveda due fasi parallele e contestuali.

La prima è rivolta al deficit di tempo, la seconda ad azzerare il deficit di modernità civile, politico, economico. 

Per realizzare le riforme che il paese ha rinviato da decenni e di cui ha urgente bisogno servono almeno 3 o 4 anni.

Dunque questo è il tempo che è necessario guadagnare senza che il debito rischi, con il suo enorme peso, di schiacciare definitivamente il paese.

Impedire che il debito cresca ulteriormente per 3/4 anni in valore assoluto significa trovare (non dall’economia corrente e tanto meno dall’aggravamento dell’imposizione fiscale) risorse finanziarie per 120-160 miliardi di euro, cioè 3/4 volte la differenza tra Avanzo primario attuale e azzeramento effettivo del deficit complessivo.

Se disponessimo di tale cifra potremmo contare, per 3/4 anni, di un debito stabile in valore assoluto (forse per la prima volta nella storia della Repubblica) e di un deficit uguale a zero, cioè di fattori di grandissima portata e riflessi positivi sui mercati internazionali da cui siamo fortemente dipendenti. Significherebbe anche stroncare la crescita del debito in rapporto al PIL, anzi ottenerne quasi certamente una diminuzione consistente.

Ma soprattutto significherebbe guadagnare i 3/4 anni necessari ad attuare (non annunciare) tutte le riforme necessarie, nelle migliori condizioni finanziarie e politiche, interne ed internazionali.

Per questo le due fasi devono procedere parallelamente e contestualmente: il reperimento di 120-160 miliardi di euro, non dalle risorse correnti, deve essere attuato entro lo stesso tempo necessario ad attuare compiutamente le riforme.

La contestualità è fattore essenziale: nell’attuale scenario il tempo si paga. Se il tempo per le riforme si allunga, il costo si dilata e gli effetti delle riforme non saranno più sufficienti a riempire il gap di modernità, competitività, di risorse economiche e di debito verso gli altri paesi.

In altre parole Achille davvero non raggiungerà mai la tartaruga.

Ma se per 3/4 anni riusciremo a tenere ferma la tartaruga, il paese-Achille vincerà la corsa una volta per tutte.

Come realizzare le due fasi contestuali? Nel seguito vengono illustrate nel dettaglio.

 

FASE I

I 120-160 miliardi di euro in 3/4 anni non devono provenire da leve fiscali o dall’economia corrente, come troppo spesso si è ricorso sin’ora.

La soluzione proposta è reperire tale somma per metà dall’alienazione di tutte le partecipazioni dello Stato ad aziende ed enti economici di varia natura (Enel, Eni, Rai, Poste, Ferrovie, Finmeccanica, Enav, eccetera). Gli effetti benefici sarebbero almeno tre: reperimento della somma necessaria (60-80 miliardi di euro), liberazione della politica (e del sistema dei partiti) dall’infezione cronica delle nomine e del sottogoverno, liberazione dell’economia del paese da monopoli e meccanismi distorsivi del merito e della concorrenza.

L’altra metà della cifra (altri 60-80 miliardi di euro) può essere reperita dalla vendita di quella parte del patrimonio immobiliare statale più facilmente appetibile dal mercato.

Anche in questo caso il raggiungimento dell’obiettivo è relativamente agevole, sia tenendo conto della cifra assoluta che del valore dell’intero patrimonio immobiliare a disposizione, valutato almeno sette o otto volte le necessità indicate.

 

FASE II

È la fase (contestuale alla prima) dell’attuazione delle riforme necessarie al paese. Quasi tutte non sono altro che quelle indicate dai radicali (con referendum, proposte, iniziative, disobbedienza civile, lotte nonviolente, ...), da quarant’anni, nel tentativo di rendere moderno e competitivo il paese a tutti i livelli: civile, economico, politico, istituzionale.

Ecco le principali:

  • mercato del lavoro: abrogazione art. 18, abolizione Cassa integrazione e sostituzione con una vera indennità di disoccupazione, ...;

  • giustizia giusta: separazione delle carriere dei magistrati, responsabilità civile, abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, riportare il Csm ai suoi compiti costituzionali, amnistia e indulto per liberare la montagna di processi del “debito processuale”, ...;

  • sindacati e partiti: legge di regolamentazione della loro vita e dei bilanci, trasparenza su eletti e nominati, abolizione di finanziamenti pubblici, abolizione (già approvata per via referendaria) dell’iscrizione “automatica” e delle trattenute sindacali per via aziendale,...;

  • ordini professionali: abolizione e trasformazione in libere associazioni, abolizione ordine dei giornalisti, abolizione di vincoli e di “gabelle” obbligatorie, ...;

  • sistema di istruzione: abolizione del valore legale del titolo di studio, finanziamento a scuole e atenei in base ai risultati di formazione, abolizione dei vincoli di tassazione e borse effettive agli studenti meritevoli, ...;

  • pubblico impiego e amministrazione pubblica: disdetta dell’attuale contratto, abolizione di tutti i vincoli di inamovibilità e degli strumenti che attualmente consentono assenze di decine di punti percentuali superiori al privato, dirigenti pubblici licenziabili allo stesso modo dei dirigenti privati, ….

  • salute e sanità: trasparenza totale su ogni euro speso, valutazione dei servizi, dei luoghi di cura e del personale, strumenti di informazione e scelta effettivi ed accessibili per i cittadini, abolizione della farsa dei Commissari-Presidenti di Regione, vero commissariamento delle Regioni in deficit (sia di soldi che di qualità dei servizi), trasferimento di 10-20 miliardi l’anno dalle cure per acuti alla cronicità-disabilità (a parità di spesa complessiva), abolizione dello scandalo dei Direttori Generali nominati dai partiti.

 

5. Conclusioni

La proposta radicale sul debito pubblico vuole trasformare il rischio incombente di commissariamento economico e politico del paese in occasione di sviluppo economico, sociale, civile e di modernità.

Guadagnare il tempo necessario (3/4 anni) per attuare le riforme rinviate da 30-40 anni, senza aumentare la pressione fiscale o minare l’economia corrente, in due fasi contestuali.

Il tempo lo si guadagna fermando il debito al valore assoluto attuale, con probabile guadagno in % sul Pil e sicuro rafforzamento (se non entusiasmo) a livello di mercati finanziari.

La modernizzazione del paese, la ripartenza di competitività e attrattività economica, la si ottiene attuando in 3/4 anni le riforme che non si sono volute fare negli ultimi decenni.

Le proposte presenti nelle Fasi I e II contengono fattori di modernità e di abbandono delle vecchie logiche consociative, corporative e di privilegio che hanno portato all’invecchiamento culturale e politico del paese e alla diffusione delle attuali fortissime incrostazioni sociali, che impediscono l’affermazione del merito e deprimono la speranza (oltre che l’economia), facendo dell’Italia il paese a più bassa mobilità sociale.

Esse possono essere inoltre facilitate dalla politica della Bce e di Draghi che ha in questi giorni creato condizioni certamente più favorevoli ma temporanee (e dunque da cogliere in fretta).

D’altra parte decenni fa Giorgio Fuà classificava l’Italia fra i paesi a sviluppo in ritardo e identificava nel fattore O-I (capacità organizzativa e imprenditoriale disponibile a livello di impresa) una delle strozzature decisive per la crescita. Sottrarsi da questa situazione di inferiorità significa anche uscire dalla “oppressione” del debito, che sarà così certamente governato non solo nei numeri ma nel suo contenuto economico e politico.

Ora, come 35 anni fa, la nuova proposta radicale è ragionevole, percorribile, reale.

Questa volta, però, tutto indica che per il paese essa sia l’ultima possibilità; per questo è necessaria una grande operazione di verità, di informazione, di democrazia.

Mettere in un angolo anche questa proposta radicale è relativamente semplice; continuare a ignorare la realtà che essa contiene sarà invece impossibile.

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La relazione della Segretaria Rita Bernardini al XIII Congresso

Radicali Italiani - Ven, 31/10/2014 - 12:46
30/10/14

Sintesi della relazione della segretaria Rita Bernardini 

Il ruolo di Radicali Italiani, il diritto alla conoscenza e la sentenza Torreggiani i temi centrali della relazione

Rita Bernardini, segretario nazionale di Radicali Italiani, nella sua relazione di apertura del 13° Congresso ha affrontato i temi del ruolo di Radicali Italiani come soggetto costitutivo del Partito Radicale Transnazionale, il diritto alla conoscenza e della sentenza Torreggiani.

Rita Bernardini ha aperto la sua relazione con il ricordo di Sergio Stanzani, fondatore del Partito Radicale, e ha proseguito sottolineando il suo impegno da Segretaria teso a ravvivare nei fatti e negli obiettivi i connotati di Radicali Italiani come membro costituente del Partito Radicale Transnazionale.

Sul diritto alla conoscenza sono stati sottolineati i risultati ottenuti dai Radicali e disattesi dalle istituzioni preposte a garantirne il rispetto. La sostanziale esclusione degli esponenti e delle attività dei Radicali dai mezzi di comunicazione di massa perdura, nonostante i numerosi provvedimenti emanati volti a correggere questa violazione, toccando vette inaudite anche durante il Ministero di Emma Bonino.

Centrale la questione carceraria e della sentenza Torreggiani: "Non erano scontati il messaggio di Napolitano alle Camere e la telefonata di incoraggiamento di Papa Francesco a Marco Pannella a questo proposito" dichiara Rita Bernardini, tuttavia i provvedimenti adottati da Governo e Parlamento non hanno portato all'amnistia e all'indulto, fondamentali per creare una situazione accettabile e guadagnare la promozione dell'Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

"Oggi il dato di regime è strutturale - conclude Rita Bernardini - e Renzi, senza troppe colpe ne è il prodotto. Sessant'anni di un sistema di comportamenti reiterati nei confronti del popolo italiano è difficile da mutare, ma possibile con un salto di qualità della nostra lotta politica, nella nostra consapevolezza e intenzionalità, nell'esercizio e nella disciplina di analisi, idee e obiettivi a cui si dà corpo e che abbiano la forza della durata e della durezza delle cose che si fanno, le quali, sono convinta, durano solo se sono dure".

 

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L'eredità di Brittany è una lezione di umanità

Luca Coscioni - Ven, 31/10/2014 - 12:28
L'eredità di Brittany è una lezione di umanitàCorriere della Sera31 Ott 2014Massimo GaggiEutanasia

Brittany Maynard, la splendida 29enne di San Francisco colpita da un glioblastoma, un micidiale tumore al cervello che non lascia scampo, dovrebbe togliersi la vita domani con un suicidio assistito programmato da lungo tempo in Oregon, come il Corriere ha raccontato nei giorni scorsi. La decisione di darsi quella che lei chiama "una morte con dignità" prima di scivolare nel tunnel nero della perdita della coscienza di sé e delle sofferenze estreme, e la scelta di trasformare la sua "morte annunciata" in un evento mediatico a sostegno delle campagne per la legalizzazione del suicidio assistito dei malati terminali (oggi consentito solo in tre dei 50 Stati americani e tollerato in altri due), ha provocato polemiche a non finire. Eccitando, inevitabilmente, stampa e tv.

Domani Brittany probabilmente non si toglierà la vita. Lo ha spiegato lei stessa in un video registrato il 13 ottobre e ottenuto da People: la malattia avanza, ma meno rapida del previsto. Ci sono ancora alcune ore del giorno libere da forti dolori e crisi nelle quali lei riesce a conversare, scherzare e ridere. Potrebbe aspettare ancora qualche giorno prima di ingerire le pillole-killer che porta sempre con sé. Una scelta umanamente del tutto comprensibile, che inceppa il meccanismo della morte-spettacolo costruito dai media americani. Non ci sarà da stupirsi se il desiderio di Brittany di assaporare ancora qualche brandello di esistenza susciterà altre discussioni. Ma cosa resterà di questa dolorosa vicenda umana una volta che, con la sua scomparsa, si dissolverà la polvere delle polemiche?

Sicuramente una maggiore conoscenza delle differenze tra eutanasia e suicidio assistito e delle sue regole (in Oregon viene autorizzato solo per pazienti con aspettativa di vita sotto i 6 mesi certificata da 2 medici). Ma forse la vera eredità che lascerà Brittany è quella di aver costretto un Paese orgoglioso della sua enorme vitalità a fermarsi a riflettere anche sui drammi, fin qui relegati in un angolo buio, degli ultimi giorni di vita dei malati terminali. Una realtà denunciata anche da alcuni libri recenti come Being Mortai, un saggio del chirurgo Atul Gawande. Pazienti (in larga misura anziani, che non fanno notizia come Brittany) oggi trattati con ben poca sensibilità ed empatia da un sistema che tra rigidità delle regole, timori di denunce, vincoli assicurativi e uso illimitato di tecnologie capaci di prolungare la vita biologica, finisce per trascurare il profilo umano del loro dramma.

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Sulla eutanasia Cuperlo e Civati non sono di parola. E che fanno Di Maio e Morra?

Luca Coscioni - Ven, 31/10/2014 - 12:01
Sulla eutanasia Cuperlo e Civati non sono di parola. E che fanno Di Maio e Morra?Carlo Troilo31 Ott 2014Eutanasia

Dichiarazione di Carlo Troilo, consigliere generale della Associazione Luca Coscioni Nel marzo scorso, dopo la lettera inviatami dal Presidente Napolitano in cui si sollecitava il Parlamento a discutere di eutanasia, gli onorevoli Cuperlo e Civati, interpellati da “l’Espresso”, dichiararono il loro pieno sostegno alla proposta di legge di iniziativa popolare della Associazione Luca Coscioni per la legalizzazione dell’eutanasia, depositata alla Camera il 13 settembre 2013 con 67.000 firme  di cittadini/elettori.Passati sette mesi senza nessun passo avanti, ho chiesto ai due esponenti del PD – nel  mio blog su “L’Espresso” -  http://troilo.blogautore.espresso.repubblica.it/ -  ma anche con e mail e telefonate alle loro segreterie – di far sentire la loro voce, anche tenendo presente che in questi sette mesi più di 500 malati, non  potendo ottenere l’eutanasia, si sono suicidati ed almeno altrettanti hanno tentato  di farlo, mentre più di diecimila malati terminali, nei reparti  di rianimazione, sono morti con l’aiuto attivo di medici pietosi e coraggiosi, che rischiano fino a 14 anni di carcere per aiuto al suicidio. Non avendo ottenuto fino ad oggi nessun segno di  risposta, la sollecito pubblicamente, sperando che i due esponenti della “sinistra” del PD la smettano di trattare i cittadini come sudditi.Oggi, sul mio blog, ho rivolto analoga sollecitazione a due esponenti del M5S, Di Maio e Morra, che  in quello stesso  servizio de “L’Espresso” si erano detti favorevoli alla discussione della nostra proposta di legge.  I Cinque Stelle  hanno  sempre centrato il proprio programma   sulla partecipazione dei cittadini alle scelte della politica, dicendosi accesi sostenitori di tutte le forme di democrazia diretta, di cui i referendum  e le proposte di legge di iniziativa popolare sono i veicoli più forti e sperimentati.  Per questo chiedo a  Di  Maio e Morra:  “Perché, invece di fare ostruzionismo,  non vi  adoperate  per la modifica almeno di quella parte del regolamento della Camera che renderebbe più cogente l’obbligo di discutere le leggi di iniziativa popolare, come la nostra sulla eutanasia, già previsto  dall’articolo 71 della Costituzione ma sempre disatteso?”.Attendo risposta. Grazie 

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13° congresso Radicali Italiani: lettera del Presidente Napolitano a Rita Bernardini

Radicali Italiani - Ven, 31/10/2014 - 10:31
31/10/14

In occasione del 13° congresso dei Radicali italiani, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato all’on. Rita Bernardini, Segretario nazionale, una lettera nella quale l’ha ringraziata “del ricordo e dell’apprezzamento” del suo “messaggio alle Camere sulla questione carceraria, da lei richiamato nella nota di convocazione del congresso” e ha aggiunto:

“Sono profondamente convinto che ad ogni cittadino, ed a ciascuno degli attori, individuali e collettivi, della vita politica ed istituzionale del nostro paese, competa, pur nella dialettica delle differenti posizioni, una assunzione di responsabilità per contribuire ad una maggiore coesione nazionale e anche in tal modo alla crescita civile ed economica dell’Italia.

 Con questo spirito, continuando a nutrire piena fiducia che sarà possibile superare le difficoltà e gli ostacoli che sembrano ancora frapporsi alla conclusione del processo di riforma costituzionale e di altri essenziali processi di cambiamento, invio a lei e a tutti i partecipanti al congresso i più cordiali saluti e un sentito augurio per il pieno successo dei lavori.”

 

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Relazione Bernardini 13° Congresso di Radicali italiani

Radicali Italiani - Ven, 31/10/2014 - 10:21
31/10/14

Relazione Bernardini 13° Congresso di Radicali italiani

Care compagne, cari compagni,

voglio in apertura di questa mia relazione ricordare una persona che, per il secondo anno consecutivo, non può essere qui con noi. Sergio Stanzani ci ha lasciati il 17 ottobre dell’anno scorso pochi giorni prima dell’inizio del 12° congresso. Ci mancano, mi mancano, le sue incazzature, il suo intercalare “va bene, va bene”, il suo maglione rosso congressuale, il suo incoraggiamento a proseguire le lotte radicali, i suoi dubbi, ma anche i suoi slanci di generosità umana e intellettuale. La sua durata. Anche quando si vedeva che soffriva ma si ostinava a venire a Torre Argentina e si scusava per essere arrivato troppo tardi dopo una notte insonne.

E allora, caro Sergio, mi prendo il coraggio che continui a darmi e a darci e vado avanti affrontando questo primo momento congressuale.

 

Diritto Umano alla conoscenza: il ricorso del prof. Saccucci

Il 2 ottobre 2014, per la prima volta nella storia radicale, l’Associazione politica nazionale Lista Marco Pannella, per il tramite dello studio legale dell’prof. avv. Andrea Saccucci, ha presentato alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo una denuncia contro lo Stato italiano per l’avvenuta violazione di ben due articoli della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (art.6 e art. 10) a seguito del comportamento della Rai, dell’Autorità per le Garanzie nella Comunicazioni e del Tar Lazio, comportamento che ha realizzato nel corso di molti anni una negazione del diritto dei cittadini alla conoscenza completa del dibattito politico ottenuta mediante la pervicace cancellazione delle proposte, delle iniziative e dei soggetti politici radicali. Il ricorso si apre con una vicenda complessa che si riferisce a violazioni certificate dall’Autorità delle Garanzie per le Comunicazioni a danno dei radicali, e per loro tramite, dei cittadini italiani, relative all’anno 2010, includendo una pronuncia del Tar Lazio di oltre tre anni successiva che minacciava persino un commissariamento ad acta dell’Autorità medesima nel caso questa avesse proseguito a violare sentenze emesse dal Tar Lazio stesso, non trascurando l’esclusione di Marco Pannella e di Emma Bonino dalle trasmissioni del servizio pubblico, le oltre cinquanta delibere a proprio favore ottenute in dieci anni dall’Autorità che certificavano la violazione della legge da parte della Rai continuata nel tempo, e l’inefficacia di sentenze e delibere.

È importante sottolineare come per la prima volta i radicali abbiano realizzato un obiettivo che era già incluso nella mozione generale approvata dal primo Congresso di Radicali Italiani nel 2002, e lo abbiano ottenuto su iniziativa di Marco Beltrandi, con Giuseppe Rossodivita, dialogando con un importantissimo studio legale specializzato in queste cause che non è abitualmente coinvolto nelle vicende legali e politiche dei radicali, e vincendo quindi una iniziale e comprensibile diffidenza. A questo esposto ne seguirà prestissimo un altro avente come soggetto agente Radicali Italiani.

Questo a coronamento di un anno che ha visto l’aggravarsi del mancato rispetto di leggi, regolamenti della Vigilanza, Contratti di Servizio e Codice Etico, da parte della Rai, con da una parte una esclusione dei radicali e delle loro iniziative che ha raggiunto punte di intensità inedite, persino durante l’incarico di ministro degli Esteri svolto da Emma Bonino (flagrante il confronto con lo spazio che Rai ha riservato a Federica Mogherini Rebesani divenuta ministro degli Esteri da pressoché sconosciuta deputata Pd), dall’altra con una clamorosa occupazione per certi aspetti inedita dell’informazione Rai da parte di Renzi e del suo Governo. Naturalmente nel silenzio di opposizioni politiche, osservatori, giornalisti ed intellettuali, commissione di Vigilanza Rai (malgrado la novità costituita dalla presidenza di un esponente grillino, l’on. Roberto Fico), Agcom, etc.

A proposito dell’informazione Rai, poi, è da segnalarsi la pressoché totale scomparsa della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, che è un organo di rilievo costituzionale essendo la sola deputata ad intervenire per indirizzare in modo vincolante l’azienda e dovendo vigilare su di essa, portando così a compimento una tendenza iniziata nella scorsa legislatura ad opera anzitutto dell’allora presidente (e attuale senatore Pd) Sergio Zavoli, di cancellarne finanche la legittimità ad intervenire su una Rai che Renzi vorrebbe formalmente più autonoma dai partiti, ma di fatto al servizio delle medesime oligarchie con ancora meno controlli pubblici. Il tentativo di Marco Beltrandi di far adottare dalla Commissione un quanto mai giustificato atto di indirizzo affinché la Rai non continui nella censura delle massime magistrature del Paese, e persino di Papa Francesco, in tema di carceri amnistia, indulto e mancata riforma della giustizia, è stato sinora senza esito, respinto anzitutto dal presidente on. Fico che ha scoperto grazie al Centro di Ascolto dell’Informazione dei radicali, ormai chiuso, quanto e come la Rai continui ad operare a favore anche del Movimento 5 Stelle in termini di ascolti consentiti. Forse è il tempo di pensare ad un appello di personalità nazionali (ve ne sono?) e internazionali analogo a quello che nel 1976 consentì ai radicali, e per loro tramite ai cittadini italiani, di conquistare il diritto alle tribune politiche, modificando così la stessa composizione del Parlamento italiano.

Del ricorso Saccucci ne parleremo il 6 novembre, fra pochi giorni, con autorità ed esponenti politici in una aula del Senato durante un Convegno appositamente organizzato.

 

Radicali Italiani, soggetto costituente del Partito Radicale

Per cui, già nella mia lettera di convocazione di questo congresso, nella proposta di titoli, temi e relatori delle Commissioni e, in questa mia relazione al Congresso, ho cercato di offrire a Radicali Italiani l’opportunità di ri-affermare i suoi connotati di soggetto costituente del Partito Radicale, a partire da quelli transnazionale, transpartitico e nonviolento.

È una richiesta di supplenza che avanzo a Radicali Italiani perché si assuma responsabilità e faccia fronte a difficoltà, reali o presunte, proprie del Partito Radicale? No, è esattamente il contrario. È un appello al Movimento perché ri-viva – nei fatti, nelle idee e negli obiettivi – la sua natura di soggetto costituente e, per ciò stesso, contribuisca alla vita del Partito Radicale, il quale – lo voglio ricordare – anche quando non aveva ancora adottato il simbolo di Gandhi e si presentava alle elezioni in Italia con il simbolo della Rosa nel Pugno, non ha mai connotato la sua politica in termini nazionalistici e partitici: basti pensare alla lotta contro lo sterminio per fame e alla prassi della “doppia tessera”.

Alla Ragion di Stato, alla sovranità nazionale, indipendente e assoluta dello Stato, abbiamo opposto la transnazionalità dello Stato di Diritto, democratico, federalista e laico e l’universalità dei Diritti Umani, il primato assoluto della persona. Così come, alla Ragion di Partito, unico ed esclusivo, abbiamo opposto la transpartiticità della doppia e tripla tessera, per affermare innanzitutto il primato e la libertà dell’iscritto, il suo diritto di associarsi senza dover corrispondere al partito null’altro – fedeltà, disciplina o moralità – se non la quota di iscrizione.

 

Sulla situazione e le prospettive del Partito radicale

Come ci ha ricordato il Tesoriere del Partito Maurizio Turco, allo stato attuale il Partito ha debiti per 450mila euro, una cifra pari a quello che è stato l'intero autofinanziamento del 2014.

Si pone quindi la necessità di una iniziativa straordinaria di autofinanziamento volta a ripianare il debito e convocare il 40° Congresso del Partito radicale nel corso del 2015, a sessant'anni dalla sua fondazione.

Politicamente ci troviamo quindi nella situazione già vissuta nel corso del 2011 quando, dopo nove anni dal congresso di Tirana del 2002, siamo riusciti a convocare il congresso dopo che, nel corso di quell'anno avevamo organizzato due consigli generali preparatori del Congresso.

Rispetto ad allora sul fronte politico il Partito, grazie soprattutto all'impegno di Marco Pannella e Matteo Angioli, ha fatto passi avanti sulla campagna per lo "stato di diritto democratico, federalista, laico contro la ragion di stato e di partito". Iniziativa sulla quale si è tenuto all'inizio di quest'anno a Bruxelles un primo incontro e un secondo è previsto entro marzo finalizzato a definire e promuovere la campagna vera e propria, con obiettivi e scadenze e di cui ci parlerà Matteo Angioli.

Dall'esilio di Saddam, al tentativo di salvarlo dalla pena di morte, garantendogli un giusto processo; dal sostegno alle prime desecretazioni del cosiddetto "Downing Street memo" e di "Wikileaks", alla raccolta di documenti, interviste e testimonianze per mostrare il tradimento di parlamenti (a partire da Westminster) consultabili su iraq.radicali.it; dal supporto all'Inchiesta Chilcot al Convegno di Bruxelles tenuto al Parlamento e alla Commissione europea lo scorso 18 e 19 febbraio.

È vero: sono passati più di 10 anni dalla campagna "Iraq Libero: unica alternativa alla guerra", che ci ha portato all'iniziativa per il diritto alla conoscenza fino a sfociare nell'iniziativa in corso. Sono stati dieci anni di battaglie che si sono sucCedute con l'obiettivo di dare centralità e forza al diritto e ai diritti.

È altrettanto vero che ci sono voluti 12 anni - lo ricordavo prima - perché si realizzasse il primo impegno della mozione del primo congresso di Radicali italiani che impegnava gli organi dirigenti del movimento a presentare e sostenere una denuncia contro lo Stato italiano dinanzi alla Corte Europea dei diritti umani per l’attentato ai diritti civili e politici -e quindi umani- dei cittadini italiani, aggravato in modo particolare in questi ultimi anni, specie con riferimento al diritto fondamentale al “conoscere per deliberare” "

Sono stati davvero pochissimi coloro che oltre all'auspicio di presentare una tale denuncia credessero fosse davvero compatibile con l'ordinamento della Corte europea dei diritti dell'Uomo.

 

Il Diritto umano alla conoscenza, a partire da “Iraq Libero”

Nel gennaio 2003 demmo il via all’iniziativa “Iraq Libero: unica alternativa alla guerra” volta a promuovere l’esilio di Saddam Hussein e l’affidamento dell’Iraq a un’amministrazione fiduciaria dell’Onu. Parte dell’iniziativa ebbe come principale promotore la Camera dei Deputati in Italia (con una risoluzione approvata il 19 febbraio 2003) e alcuni parlamentari europei che sostennero un appello radicale che raccolse quasi 30.000 firme. Sappiamo tutti com’è andata: la sordità di Bush e Blair e l’inesistenza di una politica estera davvero europea impedirono che il tentativo di diplomazia aggressiva (ricordiamo che le truppe americane da molte settimane stanziavano ormai sui confini iracheni) andasse a buon fine. Questo avvenne nonostante proprio in seno al mondo arabo, nella Lega Araba in particolare, si fosse aperto uno spiraglio per trovare una soluzione pacifica alla crisi.

Successivamente, una importante porzione della nostra attività politica si è concentrata sul Parlamento britannico prima e sull’Inchiesta Chilcot poi. Questo perché da lì iniziavano a trapelare i primi documenti che mostravano/confermavano il reale comportamento di Blair. L’Inchiesta presieduta da sir John Chilcot è stata creata su pressione popolare nel luglio 2009 dall’allora primo ministro laburista Gordon Brown e oggi, dopo oltre cinque anni di lavoro e un costo di oltre 7 milioni di sterline, Chilcot non ha ancora potuto consegnare le sue conclusioni.

Motivo del ritardo: i documenti riservati scambiati nei mesi prima della guerra tra Bush e Blair e altri in una fase successiva tra Bush e Brown che Chilcot vorrebbe desecretare per allegarli nel suo Rapporto finale. Così facendo, sostiene giustamente Chilcot, i cittadini britannici potranno comprendere a pieno le ragioni delle critiche e delle accuse che investirebbero – e magari investiranno – i principali attori politici del Regno Unito, a cominciare da Tony Blair. Da alcuni mesi è stato trovato un compromesso tra John Chilcot, il presidente dell’Inchiesta, e Jeremy Heywood il Segretario del Gabinetto del Governo britannico guidato da Cameron. Si tratta dunque di un compromesso tra il Governo e l’Inchiesta su quali documenti e sotto quale forma pubblicare.

In questo quadro s’inserisce il lavoro, da noi incoraggiato, di Stephen Plowden e Owen Thomas. Il primo è un cittadino londinese che da quasi quattro anni ha avviato una personale iniziativa, ingaggiata con il Foreign Office (il ministero degli Esteri britannico). Attraverso il Freedom of Information Act Plowden chiede la pubblicazione di alcuni documenti, in particolare di alcune note, che Bush e Blair si sono scambiati nei mesi precedenti alla guerra. Il secondo è un docente dell’Università dell’Exeter che si è occupato specificamente del lavoro dell’Inchiesta Chilcot.

Non è da escludere che, se il Rapporto Chilcot avrà solidità e autorevolezza (ciò dipenderà dai documenti che conterrà), potrebbe trattarsi di un precedente di portata storica mondiale per quanto riguarda i rapporti tra gli Stati e le decisioni politico-militari prese dai governi di Paesi “democratici”.

Per questo l’esito di questa vicenda è per noi così cruciale. È un passaggio storico delicato. Nel caso dell’Inchiesta Chilot ci troviamo infatti di fronte a una commissione indipendente, di nomina governativa, formata da “privy counsellors” (i consiglieri della Regina), che non può ancora portare a termine il suo compito a causa dell’ostruzionismo del governo sucCeduto a quello che l’ha nominata, un governo di colore opposto (Cameron), ma che dovrebbe avere tutto l’interesse a esporre i gravi errori commessi dal precedente primo ministro (Blair). A tal proposito Chilcot denuncia il fatto che mentre gli artefici britannici dell’attacco all’Iraq hanno potuto fornire al popolo la loro versione dei fatti attraverso libri, memorie, saggi e conferenze, l’Inchiesta Chilcot non può, nonostante sia, come già ricordato, di nomina governativa e formata da autorevoli funzionari dello Stato.

È ovvio che l’esito di questa indagine che noi auspichiamo, rappresenterebbe una conquista importante nella direzione del “diritto alla conoscenza” di ciò che i Governi stabiliscono e compiono in nome dei loro cittadini e che vogliamo affermare innanzitutto all’Onu. In questo senso s’inserisce la nostra attenzione al “diritto alla verità” già riconosciuto dall’Onu in merito a casi individuali di gravi violazioni di diritti umani e per il quale esiste da due anni uno Special Rapporteur dell’Onu per la promozione, la giustizia della verità e il lavoro svolto al Parlamento europeo culminato con la votazione e l’approvazione del Rapporto 2008 sui Diritti Umani nel Mondo, curato da Marco Cappato, in cui si propone tra le altre cose, la nonviolenza come strumento di iniziativa politica dell'Ue.

Dobbiamo dunque approfondire e promuovere il “diritto alla conoscenza” identificando sostenitori e istituzioni che condividano questa proposta. In un momento in cui in Europa spirano sempre più i venti dell’isolazionismo e del nazionalismo e in cui i diritti individuali sono minacciati da una Ragion di Stato che colpisce sotto forme differenti (in campo politico, economico-finanziario, militare, nell’uso dell’intelligence, nelle politiche sulle droghe, ecc.) crediamo sia necessario parlare di Stato di Diritto federalista e democratico.

Il principale sostenitore della creazione del Consiglio d’Europa (fondato nel 1949), Winston Churchill mantenne il diritto all’obiezione di coscienza di fronte alla follia nazista all’alba della battaglia d’Inghilterra, per marcare la fondamentale differenza tra il mondo libero e democratico e quello violento e antidemocratico. Questo è il tempo dello Stato di Diritto e del federalismo e perciò siamo al lavoro per il secondo Convegno di Bruxelles “Stato di Diritto contro Ragion di Stato”.

Lavorare per creare le condizioni politiche (e quindi anche economiche) affinché il Congresso del Partito Radicale sia possibile, magari proprio il prossimo anno nel 60° anniversario della sua nascita, significa volere un congresso vero che sia almeno all’altezza di quello in cui eleggemmo Demba Traorè Segretario, e certo allora non potevamo immaginare che di lì a poco egli si sarebbe reso indisponibile. L’esercizio del suo mandato avrebbe significato qualcosa di straordinario per la politica transnazionale, ma anche italiana e dello stesso Mali. Il giorno in cui fu eletto già immaginavo cosa poteva voler dire la sua figura per i migranti, da quelli che tentano per disperazione, fame e guerra l’avventura nel mediterraneo che continua ad inghiottire vite umane a quelli che finiscono nelle patrie galere magari solo perché non hanno un avvocato che li difenda, a quelli che vivono ormai a milioni nelle nostre città. L’intuizione di Marco Pannella, non ha avuto la fortuna che meritava.

 

LA PENA LEGALE – LA GIUSTIZIA GIUSTA

La sentenza Torreggiani, per quel che ci riguarda, ha una storia che parte da lontano, da quando, nel 2011 il Comitato Radicale per la Giustizia Piero Calamandrei decise di tentare di ‘inondarÈ la Corte Edu con una pioggia di ricorsi di detenuti.

L’iniziativa fu veicolata grazie a Radio Radicale, ai siti Radicali e alle visite in carcere, allora possibili con i parlamentari, nel corso delle quali, la Segretaria e gli altri parlamentari indicavano ai detenuti la possibilità, messa a disposizione dagli avvocati volontari del Calamandrei, di presentare ricorsi sulla scorta della sentenza Sulejmanovic.

Sono stati centinaia i ricorsi così proposti e patrocinati dagli avvocati radicali, in particolar modo dall’avv. Giuseppe Rossodivita, Segretario del Calamandrei, dall’avv. Gian Domenico Caiazza, presidente del Calamandrei e dall’avv. Flavia Urciuoli.

Nella sentenza Torreggiani, tre di questi ricorsi sono stati riuniti tra loro e sono stati poi riuniti ad altri due differenti ricorsi e proprio grazie all’iniziativa del Calamandrei, unitamente ad iniziative parallele di altre associazioni ben più strutturate e finanziate come ad esempio Antigone, ha consentito alla Corte di rilevare che le condizioni inumane e degradanti in cui erano e sono tenuti i detenuti nelle prigioni italiane, hanno assunto un carattere strutturale.

Questa è una iniziativa che è stata radicalmente Radicale, dall’inizio alla fine e che penso meriti di essere ricordata come tale. Un esempio di come il ricorso alle giurisdizioni internazionali, variamente articolato, sia a pieno titolo strumento di lotta politica.

La sentenza Torreggiani non ha prodotto l’amnistia e l’indulto da noi richiesto con il Presidente Napolitano, unici provvedimenti strutturalmente in grado di riportare nella legalità l’esecuzione delle pene detentive inflitte o della custodia cautelare in carcere, ma indubbiamente ha determinato un mutamento tanto dell’ordinamento – basti pensare a tutti i provvedimenti che il Governo è stato letteralmente costretto ad adottare per rispondere ai rilievi della Corte – quanto nelle condizioni di vita dei detenuti che certamente per molti aspetti continuano ad essere inumane e degradanti, ma che indubbiamente hanno tratto qualche beneficio dalla diminuzione della popolazione carceraria.

E proprio a partire dalla sentenza Torreggiani è stata poi assunta l’iniziativa della diffida, firmata da Marco Pannella e dall’avv. Giuseppe Rossodivita, inviata a 675 destinatari responsabili dell’esecuzione delle pene in Italia, tra magistrati, direttori delle carceri e Dap e poi della denuncia in sede penale.

Ovviamente la magistratura inquirente Italiana, per le notizie che abbiamo ad oggi, si è ben guardata dall’indagare i propri colleghi, ma anche questa iniziativa andrà guardata tra qualche tempo, così come, dopo qualche tempo, abbiamo visto i frutti delle denunce a tappeto sulle firme false per la presentazione delle Liste: inizialmente nel 2000 su 81 denunce vi sono state 81 archiviazioni senza indagini, con motivazioni spesso ridicole e che un giorno dovranno essere pure pubblicate integralmente, per dar conto di quanta sia l’ipocrisia che si nasconde dietro il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale.ì

Anche le motivazioni delle richieste di archiviazione che stanno giungendo su queste denunce si può dire che osano sfidare il ridicolo giuridico, come quella del procuratore capo di Campobasso che, dimentico dell’art. 51 cp, si è detto obbligato, nonostante l’art. 3 Cedu, ad eseguire pene anche illegali, difformi dal modello legale, persino tali da integrare eventuali fattispecie di reato come i maltrattamenti, poiché altrimenti dovrebbe rispondere del reato di omissione in atti d’ufficio.

O come quella della Procura di L’Aquila, che chiamata ad indagare ex art. 11 cpp sulla situazione delle carceri marchigiane e delle condotte dei magistrati marchigiani, ha svolto indagini solo sulle condizioni del carcere di L’Aquila (su cui dovrebbe indagare la magistratura Barese) dicendo che lì le condizioni del carcere sono buone.

O come ancora il procuratore capo di Torino, solitamente molto attento alla salute delle persone libere, ma che tanto si disinteressa della salute delle persone ristrette, non ha neppure aperto un fascicolo, rubricando la denuncia, contrariamente a quanto fatto da altri suoi colleghi, come denuncia non contenente notizia di reato.

Eppure anche queste iniziative hanno sortito effetti, basti pensare che solo dopo la diffida e secondo le linee indicate in quella diffida, il Dap ha implementato un sistema informatico nazionale in base al quale in tempo reale viene segnalato il superamento dei limiti di capienza da parte dei singoli istituti. Poi, certo, continuano a giocare sui numeri, sui tre metri quadri, facendo finta di non sapere che la sentenza pilota della Corte Edu fa ad essa riferimento solo per definire il limite sotto il quale non occorre approfondire altri parametri trattamentali perché di tortura sicuramente si tratta. Così come, al Dipartimento, continuano a far finta di non sapere che i tre mq “vitali” in cella vanno calcolati sottraendo lo spazio occupato dal mobilio, come ha stabilito la I Sezione della Corte di Cassazione con la sentenza n.5728/2014.

Certo c’è ancora tantissimo da fare e da lottare, per l’amnistia e l’indulto, per rendere effettivi i rimedi che il Governo ha varato, ma che la magistratura di sorveglianza con una interpretazione bizantina delle nuove norme introdotte dalla legge 117/ del 2014, suggerita dal Csm e prontamente adottata col ciclostile da molti uffici anche sotto la pressione di alcuni direttori di istituti di pena, ha sostanzialmente azzerato, esponendo ancora una volta l’Italia alle censure Europee.

Sul punto dobbiamo ringraziare il vice-presidente della Camera Roberto Giachetti (il nostro compagno di lotta, iscritto a pacchetto) che ha depositato, citando le nostre osservazioni, un’interrogazione al Governo, ma certo è che a partire da questa situazione, che corrisponde inevitabilmente ad una tutela non effettiva, cioè distinta e distante da quella voluta dai giudici di Strasburgo, si dovrà ancora ritornare nuovamente davanti alla Corte Edu; intanto il 24 ottobre scorso abbiamo inviato una nota -nella quale documentiamo l’ineffettività della tutela introdotta-al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che – ricordiamolo - ha solo rimandato di un anno la valutazione della situazione Italiana, e sarà sempre bene ricordarlo e ricordarcelo.

L’Italia non è stata affatto promossa per quanto sinora fatto per mettere riparo alle condizioni inumane di detenzione, nonostante in tal modo sia stata fatta passare la notizia dai media sempre più servili verso il Governo di Matteo Renzi.

Nessun giornalista solamente semiserio oserebbe parlare di una promozione qualora uno studente universitario in sede di esame sia invitato dal professore a tornare alla sessione successiva, un atto di benevolenza finalizzato ad evitare una bocciatura formale, ma non certo una promozione. Ed è quel che è accaduto all’Italia: hanno detto “l’Italia ha fatto i compiti, ma non sappiamo quanto questi compiti siano stati fatti bene, sicuramente non sono bastevoli per una promozione, ci si rivede tra un anno”, eppure questa situazione è stata fatta passare dalla Tv e dalla stampa italica come una promozione: un gioco di prestigio in termini di comunicazione finalizzato a far abbassare la guardia e a prendere in giro i detenuti e i cittadini italiani che ancora confidano in uno Stato di diritto.

Da parte nostra, dobbiamo ancor di più essere attrezzati nella nostra lotta per l’affermazione dello Stato di diritto, per l’affermazione di uno Stato che garantisca la espiazione delle sole pene legali, e finalmente si orienti nell’applicazione di quelle pene alternative al carcere che consentono di diminuire in modo drastico la recidiva.

Colpisce come il ministro della Giustizia Andrea Orlando leghi il provvedimento di amnistia esclusivamente alla situazione carceraria. L’irragionevole durata dei processi e le condanne seriali che riceviamo dall’Europa da decenni per violazione dell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo evidentemente non lo preoccupano e occupano. Anche il 2 comma dell’art. 111 della Costituzione, laddove è scritto che “La legge ne assicura la ragionevole durata.”

 

Ergastolo e 41 bis

Il 23 ottobre scorso, parlando ai delegati dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale, Papa Francesco ha tenuto una “lezione magistrale” di respiro universale e di straordinario valore umanistico, politico e giuridico. Francesco ha detto che l’isolamento nelle cosiddette “prigioni di massima sicurezza”, utilizzate in particolare per i terroristi o per i criminali più pericolosi – è evidente il riferimento anche al 41 bis che si applica in Italia –, è “una forma di tortura” (una Tortura Democratica, come dice il titolo del libro di Sergio D’Elia e Maurizio Turco sul 41 bis). Questo perché – scrive Papa Francesco – “la mancanza di stimoli sensoriali, la completa impossibilità di comunicazione e la mancanza di contatti con altri esseri umani, provocano sofferenze psichiche e fisiche come la paranoia, l’ansietà, la depressione e la perdita di peso e incrementano sensibilmente la tendenza al suicidio”. Il Papa, inoltre, dopo aver osservato che il Vaticano ha recentemente eliminato il carcere a vita dal proprio codice penale, ha definito l’ergastolo “una pena di morte nascosta” che dovrebbe essere abolita insieme alla pena capitale.

Anche perché non è vero che l’ergastolo in Italia di fatto non esiste più. Il “fine pena mai” vige davvero per gli “ergastolani ostativi” – al 22 settembre 2014, dietro le sbarre si contavano 1.576 condannati a vita dei quali ben 1.162 ostativi – che sono esclusi per legge dalle misure alternative e, quindi, anche da quella liberazione condizionale teoricamente possibile agli ergastolani che hanno scontato almeno 26 anni di carcere. Tra gli “ergastolani ostativi” o candidati a esserlo ci sono i circa 700 detenuti sottoposti al regime del 41 bis, il cosiddetto “carcere duro” dal quale si può uscire solo tramite il “pentimento”, una collaborazione con la giustizia considerata autentica solo se a rischio della vita propria e dei propri familiari.

Alle parole del Papa, noi vogliamo corrispondere continuando nella nostra lotta, perfezionando e aggravando la nostra iniziativa, anche a livello giurisdizionale.

In sede nazionale, con Nessuno tocchi Caino, intendiamo ritornare in Corte Costituzionale per sollevare la questione di legittimità della “pena di morte nascosta” qual è l’ergastolo; alla Corte di Strasburgo, per sollevare la questione da due punti di vista: quello della durata della permanenza in condizioni di isolamento (in particolare al 41 bis) legata alla mancata concessione in concreto di benefici previsti dall'ordinamento, ma soprattutto quello che l’isolamento comporta sullo stato di salute fisica e psichica e che Papa Francesco ha ben descritto nel suo intervento. La sindrome da isolamento in attesa di esecuzione è stata ampiamente e scientificamente documentata nel caso dei condannati a morte, vorremmo venisse posta in discussione anche per i condannati fino alla morte.

 

I Dossier presentati al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa

Con il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa abbiamo avuto – possiamo dirlo – una fitta corrispondenza non solo per i dossier depositati per dare il nostro contributo al controllo dell’esecuzione delle sentenze di condanna nei confronti dell’Italia per le condizioni inumane e degradanti nelle carceri o per l’irragionevole durata dei processi, ma anche perché le denunce preparate da Deborah Cianfanelli, da me e da Laura Arconti arrivassero per tempo nelle mani dei membri del Consiglio. Da questo punto di vista ci sono stati dei veri e propri “gialli” – da noi documentati – sulla sparizione dal sito ufficiale del Comitato dei documenti radicali, sparizioni che sono arrivate fino alla cancellazione delle nostre memorie del caso Sulejmanovic (stiamo parlando del 2009) e che sono “ricomparse” solo dopo i nostri comunicati e il documentato carteggio.

L’ultima nota trasmessa a Strasburgo riguarda, ma ne ho già parlato, la truffa dei rimedi e dei risarcimenti (il prezzo della tortura) da corrispondere ai detenuti che subiscono o hanno subito i trattamenti inumani e degradanti in violazione dell’art. 6 della Convenzione.

Nonostante tutti gli ostacoli, o forse proprio per gli ostacoli che ci stiamo sempre più collettivamente attrezzando a superare in una sorta di corpo a corpo con le burocrazie italiane ed europee, questo anno politico è stato l’anno in cui ciò per cui ci battiamo da anni viene riconosciuto e confermato ai più alti livelli istituzionali e giurisdizionali. Lo abbiamo detto nella lettera di convocazione del Congresso: non era scontato il messaggio solenne del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle Camere così come non erano scontati i successi radicali delle sentenze delle corti di giustizia europee, della Corte Costituzionale, e persino le prese di posizione di Papa Francesco, il quale non solo ha abrogato la pena dell’ergastolo e introdotto nell’ordinamento Vaticano il reato di tortura, ma ha voluto anche incoraggiare, mentre da ogni parte gli si chiedeva di “mollare”, l’azione nonviolenta di Marco Pannella. È accaduto anche che una delegazione di esperti dell’Onu sulla detenzione arbitraria che ha visitato le carceri italiane dal 7 al 9 luglio abbia avanzato raccomandazioni e proposte puntuali analoghe a quelle formulate dal Presidente Napolitano nel messaggio alle Camere volte a interrompere lo stato di illegalità in cui versa l’amministrazione della giustizia e la sua appendice carceraria nel nostro Paese, incluse le proposte in materia di amnistia e indulto, che sono "quanto mai urgenti per garantire la conformità al diritto internazionale".

È stato l’anno in cui le giurisdizioni hanno emesso sentenze letteralmente rivoluzionarie che hanno recepito diritti umani fondamentali, obiettivi storici delle lotte per il movimento radicale: dall'abrogazione per incostituzionalità delle parti più proibizioniste della legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti, alla demolizione di molti degli aspetti più odiosamente restrittivi dell’accesso alla procreazione medicalmente assistita ottenuti, questi ultimi, grazie al perseverante impegno di Filomena Gallo e dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà della ricerca.

È stato anche l’anno, ancora una volta, di migliaia di detenuti e loro familiari in sciopero della fame nel lungo Satyagraha “abbiamo contato gli anni, ora contiamo i giorni” che ci ha portato alla scadenza della sentenza Torreggiani; l’anno in cui abbiamo strappato numeri veri al Dap sulle capienze effettive regolamentari dei posti detentivi; l’anno in cui compagni straordinari hanno fatto approvare documenti a sostegno dell’iniziativa radicale sull’amnistia come è accaduto nella regione Abruzzo grazie ad uno sciopero della fame di 46 giorni di Ariberto Grifoni e a Firenze con l’impegno incessante di Maurizio Buzzegoli e dei compagni e delle compagne dell’Associazione Andrea Tamburi.

Anche senza rappresentanti in Parlamento abbiamo continuato a visitare i detenuti; e lo hanno fatto costantemente in tutta Italia i radicali accompagnando deputati e senatori o - grazie al rapporto instaurato con il Dap (tanto litighiamo, quanto ci rispettiamo con il vice-capo Luigi Pagano) ottenendo l’autorizzazione ad entrare nelle carceri.

Si è poi consolidata un'altra modalità tutta radicale di intervento a difesa dei diritti umani fondamentali e questo lo dobbiamo certissimamente a Filomena Gallo. Ora le Corti internazionali riconoscono il merito, la competenza, il lavoro effettuato dal Partito radicale e dai soggetti costituenti il Partito Radicale: nel 2012 abbiamo visto ammettere dai Giudici della Corte interamericana dei diritti umani l' Amicus curiae del Partito Radicale e dell' ALC (Paoletti/Gallo/Sartori)sul procedimento all' esame della Corte sulla violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta per i cittadini dello stato del Costa Rica a causa della legge che vietava la fecondazione in vitro. Grazie anche al nostro intervento il Costa Rica è stato condannato.

Successivamente la Corte Edu, ha ammesso il Partito Radicale, Radicali Italiani, Non c'è Pace a depositare amicus curiae e ulteriori memorie su due ricorsi che trattano le violazioni della Cedu da parte dell' Italia per assenza nel nostro ordinamento del reato di tortura. Questo dimostra come il lavoro presso le giurisdizioni effettuato sia da soggetti legittimati ad agire, sia dai soggetti costituenti del Partito e del Partito Radicale stesso, ha contribuito a creare quella giurisprudenza per il rispetto dei diritti umani che impone alla politica una agenda che le impone un cambio di direzione.

Un’altra novità assoluta che dobbiamo all’intuizione di Deborah Cianfanelli è stato il deposito presso la Corte dei Conti dell’esposto elaborato dall’Avv. radicale Deborah Cianfanelli volto ad ottenere l’apertura di un’inchiesta giudiziaria sul danno erariale arrecato ai cittadini dall’inerzia di uno Stato che da decenni nega loro il diritto ad un sistema giudiziario giusto ed efficiente.

 

IL DISSESTO ECONOMICO, AMBIENTALE E IDROGEOLOGICO EFFETTO DELL’ILLEGALITÀ DI REGIME

 - Il macigno del Debito Pubblico

È di queste ore la battaglia nonviolenta di Maurizio Bolognetti che oltre allo sciopero della fame, negli ultimi giorni ha preso la forma più grave dello sciopero della sete. Il Satyagraha, del quale ha preso il testimone Marco Pannella, è stato sospeso il 28 ottobre scorso a seguito dell’approvazione da parte del Consiglio regionale lucano di una mozione che impegna la Giunta a varare l’anagrafe dei siti da bonificare, e degli impegni comunicati a Maurizio da parte dell’Assessore Aldo Berlinguer.

Anche in questo caso, come in ogni azione nonviolenta, come in ogni Satyagraha radicale, si chiede al “potere” – all’istituzione Regione Basilicata - di rispettare la sua stessa legalità onorando le leggi dello Stato e i suoi propri deliberati.

Assieme alla nonviolenza praticata e non predicata - negli ultimi tempi lo abbiamo scritto spesso nelle nostre mozioni di movimento - la via del ricorso alle giurisdizioni si rivela strumento imprescindibile di lotta per affermare lo Stato di diritto, democratico, federalista in una realtà in cui la degenerazione partitocratica e corporativa ha fatto precipitare l’Italia agli ultimi posti delle classifiche mondiali riguardo all’amministrazione della giustizia, alla libertà di impresa, all’inarrestabile formazione del debito pubblico.

Nel settore del dissesto idrogeologico ed ambientale questa forma di azione politica “radicale” sta sempre più prendendo corpo.

Ricordo il ricorso dell’avv. Niccolò Paoletti sul Rischio Vesuvio (e il prossimo, in via di ultimazione e deposito, sui campi Flegrei) che su spinta di Marco Pannella è stato presentato in marzo da abitanti della “zona rossa” alla Corte Edu per denunciare l’inerzia delle autorità competenti le quali non hanno adottato “le misure, legislative e provvedimentali, adeguate a fronteggiare un evento dannoso che non è incerto se si verificherà ma solo quando si verificherà", come prevede ormai l’intera comunità scientifica. Non solo. Anche la Corte dei Conti è stata investita della questione con un esposto per “danno erariale” denominato “danno da disservizio” a carico da una parte dei vertici della Protezione Civile, e, dall’altro, dei membri della Commissione istituita in relazione all’emergenza Vesuvio, in primis gli Amministratori locali coinvolti (Comuni, Provincia, Regione), che per oltre venti anni non hanno adottato le misure necessarie a fronteggiare l’emergenza, nonostante le risorse impiegate (sia umane che strumentali).

Così come voglio rammentare il lavoro di Massimiliano Iervolino e Paolo Izzo (RadicaliRoma) sulla procedura di infrazione aperta dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia per l’acqua all’arsenico somministrata ai cittadini dell’alto Lazio.Quanto al dissesto idrogeologico e alle tragiche conseguenze cui siamo costretti ad assistere sempre più spesso (penso a quanto poco tempo sia intercorso dai fatti accaduti nel Gargano che ci hanno portati ad organizzare il Convegno di Foggia a quelli verificatisi a Genova), penso sia profondamente connesso a quell’accanimento delle attività umane sulla natura che molti nostri compagni documentano con costanza e puntualità (libro di Giuseppe Candido).

Il fatto ad esempio che, dalla Basilicata alla costa abruzzese e all'Adriatico, si continui a perseguire e sostenere una pesante politica di estrazione di combustibili fossili significa scegliere di continuare ad incrementare i livelli di anidride carbonica (CO2) in atmosfera che fanno innalzare la temperatura terrestre provocando quelle estremizzazioni climatiche che sempre con maggior frequenza colpiscono il nostro pianeta.

In questo senso, l’illuminante espressione di Marco Pannella, secondo il quale “il dissesto idrogeologico è frutto del dissesto ideologico” ci aiuta a comprendere l’urgenza di una conversione radicale dell’economia in senso ecologico.

La sfida che vedo di fronte è allora quella di definire una serie di strumenti politici che aiutino questa conversione, vale a dire il passaggio da un’economica legata a un'idea di sviluppo insostenibile a una economia in senso ecologico.

Per questo occorre innanzitutto avviare una grande operazione di verità.

Il diritto umano alla conoscenza, per cui noi Radicali stiamo lottando, perché sia codificato nei patti internazionali sui diritti umani, riguarda anche la verità e la trasparenza non solo su quanto accade alle nostre risorse naturali ma anche sul sistema di formazione dei prezzi nel mercato delle materie prime e dei beni di consumo, dai sussidi alle fonti fossili, certo, ma senza tacere quando si esagera sugli incentivi alle rinnovabili, ai costi indiretti dello sfruttamento e dell’utilizzo delle risorse naturali non rinnovabili e delle conseguenze, ad esempio sulla salute, che certe attività provocano.

Sono convinta poi che se il sistema di tassazione spostasse la pressione dagli elementi economici positivi e abbondanti (come il reddito da lavoro) a quelli negativi, perché a forte impatto sui sistemi naturali e ambientali e sempre più scarsi, come le risorse naturali non rinnovabili, allora le forze del mercato, libero ma anche responsabile, abbandonerebbero rapidamente l’uso di petrolio e carbone, perché l’energia eolica, la solare e la geotermia diventerebbero molto più economiche anche in assenza di incentivi.

Pensare ad una conversione in senso ecologico dell'economia significa poi chiedersi se, oggi, un sistema di contabilità, basato solo sugli indicatori del Pil che non tengono conto anche della contabilità ambientale così come della non amministrazione della giustizia sia ancora uno strumento adeguato o non ci stia piuttosto portando dritti alla bancarotta economica ed ecologica.

Per continuare ad occuparci di tutto questo penso a quanto ci possa ancora aiutare la forza visionaria dell’analisi e delle proposte di Aurelio Peccei, economista e manager industriale, partigiano di Giustizia e Libertà e fondatore del Club di Roma, che Pannella propose come presidente del Consiglio, dopo che nei primi anni 70 il Club di Roma pubblicò il famoso Rapporto su “I limiti dello sviluppo”.

Quel che il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito sta cercando di promuovere da più di vent’anni (con solide radici nel passato) è che nessun fenomeno del nostro tempo può essere più governato con una visione localistica e dunque occorrono istituzioni transnazionali democratiche per affrontare il futuro. Futuro che è destinato a divenire un incubo se si considera quanto straordinariamente spiegato nel documento politico, coordinato dal prof. Aldo Loris Rossi, che il Partito Radicale ha presentato all’Onu in occasione del World Urban Forum 6 svoltosi a Napoli dall'1 al 7 settembre 2012: “dal dopoguerra – così esordisce e successivamente documenta - la terza rivoluzione industriale fondata sull’energia atomica, l’automazione, l’informatica, ha ristrutturato l’intero ciclo produttivo in senso post-fordista e spinto impetuosamente verso la globalizzazione, l’economia consumista e le megalopoli, provocando la più grande espansione demografica e urbana della storia”.

 

Torniamo al Debito pubblico.

Consentitemi ora, di soffermarmi un po’ su una battaglia storica radicale di estrema e vitale attualità.

Nel mese si settembre, Marcello Crivellini, ha consegnato a Marco Pannella che glielo aveva richiesto un documento che considero “straordinario” per la sua radicalità dal titolo “Debito pubblico: da rischio commissariamento del Paese a occasione di crescita e modernizzazione”.

Purtroppo Marcello non potrà essere presente a questo nostro Congresso, ma mi ha autorizzato a diffonderlo come documento congressuale soprattutto della III commissione.

Nel suo studio, Crivellini, dopo aver dato i numeri essenziali (qualcuno ricorda la bellissima trasmissione mattutina su Radio Radicale “i radicali danno i numeri”?) ripercorre la battaglia politico-istituzionale dei radicali negli anni 80 e formula una nuova “proposta radicale per il governo del Debito pubblico e del paese” che, ne sono convinta, attualizza in un modo efficacissimo quel che lo Stato avrebbe dovuto fare nei decenni passati se solo i radicali fossero stati ascoltati e non dico dal potere partitocratico ma dai cittadini ai quali era ed è negato il diritto alla conoscenza.

Il deputato radicale degli anni 80 descrive la battaglia di allora e questo aiuta me nella relazione; perché vorrei far comprendere ai tanti che non l’hanno ancora capito che senza democrazia e stato di diritto sono i popoli ad essere destinati a soccombere. E l’Italia tutta.

 

Marcello Crivellini: “È stata una lunga battaglia politica e istituzionale, ma anche culturale: contro la cultura del sistema dei partiti (di maggioranza e di opposizione) di sottovalutazione e di rinvio dei problemi del paese nei principali settori economici e sociali.

Una battaglia essenzialmente di verità: fermare ed invertire la corsa al Debito significava infatti rendere noto il peso che comode politiche corporative e le non scelte avrebbero scaricato sulle generazioni future e sul paese.

La battaglia radicale degli anni 80 sul Debito pubblico è stata peraltro la sintesi delle molte altre iniziative specifiche radicali per ammodernare il paese e renderlo autenticamente democratico, oltre che competitivo.

Abrogare il finanziamento pubblico dei partiti, una decente legislazione sui sindacati (i loro bilanci, il sistema di finanziamento, il loro potere di veto..) che li riportasse da opachi enti parastatali alla loro funzione originaria, trasformazione del mercato del lavoro (abrogazione art. 18, abbandono della Cassa integrazioni per i “protetti” in favore di indennità di disoccupazione per tutti,..), riforma della giustizia (separazione delle carriere, non obbligatorietà dell’azione penale, Csm, responsabilità civile dei magistrati,..) per una “giustizia giusta”, abolizione del valore legale del titolo di studio per una scuola basata sul merito, riforma del sistema pensionistico con separazione netta tra assistenza e previdenza, dimagrimento dello Stato con privatizzazioni delle miriadi di partecipazioni e di enti (Rai e tutti gli altri), diversa politica europea per gli Stati Uniti d’Europa, nuovo sistema elettorale uninominale,..... : tutte queste proposte (e altre ancora) furono oggetto di iniziative politiche e referendarie 20 o 30 anni prima che, dopo averle duramente boicottate, se ne scoprisse l’attualità e l’urgenza economica, sociale e istituzionale.

Il divario di modernità dell’Italia attuale trae origine proprio dall’emarginazione (spesso illegale perché contro risultati referendari) delle proposte radicali di allora, avviando il paese al declino economico e politico.

La singolarità della proposta di Marcello Crivellini è quella di concentrare in 3 – 4 anni le riforme rinviate da 30-40 anni senza aumentare la pressione fiscale o minare l’economia corrente guadagnando il tempo necessario con interventi strutturali capaci di fermare il Debito al valore assoluto attuale attraverso l’alienazione di tutte le partecipazioni dello Stato ad aziende ed enti economici e attraverso la vendita del patrimonio immobiliare statale più facilmente appetibili dal mercato.

Il mio pensiero a questo punto va a tutte le volte in cui Marco Pannella ha dovuto confrontarsi con noi “chiunque” che ci mettevamo un bel po’ di tempo prima di comprendere che i pacchetti di referendum erano un programma di governo del Paese e che il sistema (partitocratico, consociativo) avrebbe potuto subire il colpo decisivo solo se quelle riforme fossero passate, attraverso il voto popolare, tutte insieme. Ricordo quando nel 1997 depositammo in tutte le segreterie comunali ben 35 quesiti referendari. C’era tutto: riforma della Giustizia, riforma elettorale in senso uninominale di Camera e Senato, riforma dei patronati e dei sindacati, pensioni di anzianità, riforma del lavoro, abolizione degli ordini professionali e dei finanziamenti pubblici dei partiti; riforma della sanità, diritti civili, liberalizzazioni. Quell’esercizio democratico, ci portò poi ad elaborare il pacchetto dei referendum del 1999/2000. Renzi aveva 22 anni e probabilmente avrebbe avuto un altro destino – lui e il Paese – se la democrazia reale italiana non avesse usato le sue armi più potenti e micidiali contro il suo popolo.

Certo, oggi il dato di regime è strutturale e Renzi, senza troppe colpe, ne è il prodotto. Dopo sessant’anni un sistema di comportamenti reiterati e trasmessi per un tempo così lungo nei confronti del popolo italiano – l’ho scritto nella lettera di convocazione - è difficile da mutare a meno che non si operi un salto di qualità nella nostra lotta politica, nella nostra consapevolezza e intenzionalità, nell’esercizio e nella disciplina di analisi, idee e obiettivi a cui si dà corpo e che abbiano la forza della durata e della durezza delle cose che si fanno, le quali – ne sono convinta – durano solo se sono dure.

Questa è la scelta che dovrà fare il Congresso e farò il possibile perché la compia.

Gira voce che si voglia far fuori l’”autocrate” e chi come me gli è vicino cercando di corrispondere al suo – nostro di radicali - progetto di una vita; alla sua capacità di pre-visione e visione; alla sua continua ricerca di concepire il nuovo possibile facendo tesoro di tutto, ma proprio di tutto e di tutti. Una cosa è certa: Pannella non si potrà mai dimettere da se stesso, non lo ha mai fatto e non lo farà. Continuerà ad essere Pannella cioè ad essere speranza anziché averla.

Seppure un po’ stanca mi sento interiormente molto serena e, mi fa piacere dirlo, anche felice.

Buon congresso, compagne e compagni!

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Tesoriere Valerio Federico: Radicali Italiani dia vita alla "Lega per l'iniziativa popolare". Urge restituire strumenti di democrazia ai cittadini

Radicali Italiani - Gio, 30/10/2014 - 23:09
30/10/14

Sintesi della relazione del tesoriere Valerio Federico

La relazione del tesoriere conferma l’analisi politica di fondo di Pannella, chiede però di tornare a parlare con segmenti della società con i quali i Radicali hanno smesso di parlare

Il tesoriere Valerio Federico apre la sua relazione al Congresso, forma di accountability naturale e necessaria per un partito che propone l'attuazione dell'articolo 49 della Costituzione quindi la democrazia nei partiti e la completa conoscibilità di quanto fatto, informando i congressisiti del risultato positivo del suo operato: “Il 2014 è stato un anno di azione di risanamento dei conti che ha, inoltre, determinato un’inversione di rotta nell’autofinanziamento, in calo dal 2008 al 2013”.

La proposta politica

Dalla relazione emerge la conferma della continuità della politica e della storia dei Radicali: “L’attualità, così come la storia, confermano la validità dell’analisi di Pannella, che individua come obiettivo primario la necessità di attivare democrazia e diritto dove non sono garantiti, anche al di fuori dell’Italia. Per questo i Radicali devono tornare a parlare con i segmenti della società con i quali hanno interrotto il rapporto, se si esclude la parentesi referendaria del 2013, perchè "se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno”.

L’essenza della proposta chiede che il Congresso deliberi sulla Costituzione di una lega per l'iniziativa popolare, cioè che i Radicali si facciano promotori di una azione di aggregazione di individui, personalità, parlamentari, e organizzazioni politiche, partiti, movimenti, associazioni.

La lega è lo strumento per raggiungere un importante obiettivo: promuovere il ripristino o il potenziamento degli strumenti di democrazia diretta o di iniziativa popolare a tutti i livelli istituzionali, per ridare una reale possibilità di scelta ai cittadini.

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Roma, Metro C. Magi: parole presidente Roma Metropolitane non rassicurano su destino principale opera strategica paese

Radicali Italiani - Gio, 30/10/2014 - 18:34
30/10/14

Dichiarazione di Riccardo Magi consigliere Radicale eletto nella Lista civica Marino:

"Le risposte che il presidente e Ad di Roma Metropolitane ci ha fornito oggi, nel corso della prima audizione dal suo insediamento [guarda il video integrale dell'audizione], fanno temere per la possibilità dei romani di avere un'opera con costi proporzionati alla sua funzionalità e in tempi ragionevoli".

"La principale opera strategica italiana si conferma un'opera strategica 'all'italiana' espressione che lo stesso presidente ha utilizzato riferendosi al modo in cui è stato inteso il ruolo del Contraente Generale nella lunga e incredibile vicenda di quest'opera, non proprio conforme a quanto previsto dalla legge Obiettivo".

"Il quadro economico e il quadro giuridico dell'opera sono stati completamente stravolti. Basti a testimoniarlo il costo complessivo da Pantano a Colosseo che sarà non inferiore ai 3 miliardi e che fa temere che il costo complessivo dell'opera difficilmente sarà inferiore ai 5 miliardi".

"Il nuovo corso di Roma Metropolitane avrebbe dovuto garantire ai cittadini la discontinuità rispetto alle prassi seguite dall'azienda in questi primi dieci anni di realizzazione dell'opera. In questo senso è ancora più preoccupante che il presidente e amministratore delegato di Roma Metropolitane, nominato a seguito della revoca dei precedenti vertici della società comunale - anche a causa della sottoscrizione dell'Atto attuativo del 9 settembre 2013 - non ritenga di compiere iniziative di autotutela rispetto agli effetti di quell'Atto che riconosce ulteriori somme alle imprese in modo illegittimo".

"Peraltro quell'atto prevedeva la consegna della tratta fino a Lodi e l'inizio del presercizio nell'agosto scorso ma ciò non è avvenuto, mentre la stazione di S. Giovanni che avrebbe dovuto essere consegnata entro dicembre 2015 abbiamo appreso oggi che lo sarà entro giugno 2016".

"La verità è che ancora oggi nessuno è in grado di dire quando, con quale progetto e con quale costo l'opera sarà completata. Sappiamo che forse lo sarà per il 2023 e con un lungo tratto di circa 2 km senza stazioni, da piazza Venezia a S. Pietro (la stazione dovrebbe collocarsi a ridosso dei bastioni di Castel Sant'Angelo)".

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Approvato il regolamento del XIII Congresso Radicali Italiani

Radicali Italiani - Gio, 30/10/2014 - 17:33
30/10/14

Dopo il voto sugli emendamenti, l'Assemblea plenaria di Radicali Italiani ha approvato il Regolamento del XIII Congresso, in corso a Chianciano dal 30 ottobre al 2 novembre 2014.

Scarica il Regolamento congressuale

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Eterologa: via il limite dei 43 anni per l'accesso

Luca Coscioni - Gio, 30/10/2014 - 11:31
Eterologa: via il limite dei 43 anni per l'accessowww.nextquotidiano.it30 Ott 2014Chiara LalliFecondazione eterologa

«Non può che essere accolta positivamente la dichiarazione del ministro Lorenzin oggi al question time in merito ai parametri di età per accedere alla fecondazione eterologa, previsto dalla Conferenza Stato Regioni per l’accesso nel pubblico». Così Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, ha commentato ieri la decisione di eliminare il limite massimo dei 43 anni per l’accesso alla cosiddetta eterologa, cioè al ricorso alla donazione di un gamete.

Per questa tecnica vi saranno dunque le stesse condizioni che valgono per la cosiddetta fecondazione omologa (quando entrambi i gameti provengono dalla coppia), secondo un principio di uguaglianza. Come si sarebbe potuto giustificare un diverso trattamento? La differenza d’accesso in base all’età sarebbe stata incostituzionale «perché – continua Gallo – discrimina in base alla gravità dello stato di infertilità e all’età, anche alla luce del fatto che la legge 40 prevede un’età potenzialmente fertile, non indicando quella definitiva e avrebbe permesso alle coppie di impugnare le delibere regionali». 

L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI ROCCELLA

Critico invece il commento di Gallo sull’interrogazione parlamentare a risposta immediata a firma di Eugenia Roccella, Calabrò e Pagano: «è stato recentemente reso noto che presso il Careggi di Firenze è stata eseguita una fecondazione eterologa con gameti importati da una banca estera, presumibilmente acquistati». Per l’esportazione e l’importazione dei gameti esistono norme che stabiliscono il divieto di commercializzazione (DM 10/10/2012) e le direttive comunitarie vietano la commercializzazione ma prevedono un rimborso spese.

Siccome «la sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita», così comincia l’interrogazione e sembrerebbe mancare una esplicita manifestazione di condanna per la decisione della Corte, si domanda «quali iniziative intenda avviare il Ministro interrogato per monitorare la situazione che si è venuta a creare riguardo all’applicazione della sentenza n. 162 del 2014 della Corte costituzionale, informando al tempo stesso i cittadini del reale stato dei fatti».

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Nasce l’Associazione radicale per il diritto alla conoscenza

Radicali Italiani - Mer, 29/10/2014 - 18:02
29/10/14

Nasce a Roma l’Associazione radicale per il diritto alla conoscenza, costituita da iscritti al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, con l’obiettivo di consentire al cittadino di conoscere per deliberare, perché dove non esiste il diritto alla conoscenza non è consentito compiutamente al popolo di partecipare alla vita politica, di scegliere da chi farsi rappresentare e di esprimere un giudizio sul loro operato e in particolare su chi governa e amministra.

L’Associazione radicale per il diritto alla conoscenza persegue l’obiettivo sia di vigilare sull'accesso ai media, a cominciare da quelli pubblici, che di rendere tutte le istituzioni a ogni livello totalmente conoscibili e quindi effettivamente accessibili.

Il comitato promotore che procederà ai primi adempimenti statutari è presieduto da Diego Sabatinelli.

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Eterologa, Gallo: bene Lorenzin su età per accesso alle tecniche. Roccella non conosce norme su donazione gameti

Radicali Italiani - Mer, 29/10/2014 - 16:50
29/10/14

Dichiarazione di Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il Partito Radicale:

"Non può che essere accolta positivamente la dichiarazione del ministro Lorenzin al question time di mercoledì 29 ottobre, in merito ai parametri di età per accedere alla fecondazione eterologa, previsto dalla Conferenza Stato-Regioni per l’accesso nel pubblico. Eliminare il limite massimo dei 43 anni, applicando quanto già previsto per la fecondazione omologa, è un presupposto importante per evitare ingiustificate discriminazioni che ledono un principio di uguaglianza fondamentale e contro le quali le coppie potranno opporsi impugnando le delibere regionali".

"Questo limite, infatti, è incostituzionale perché discrimina in base alla gravità dello stato di infertilità e all'età, anche alla luce del fatto che la legge 40 del 2004 prevede un'età potenzialmente fertile, non indicando quella definitiva, in considerazione del fatto che vi è differenza tra donna e donna".

"Incomprensibili e gravi invece le dichiarazioni dell'onorevole Roccella che, esponendo l'interrogazione a firma Calabrò, Pagano e sua, sostiene che in regione Toscana ci sarebbe stata una compravendita di gameti ("è stato recentemente reso noto che presso il Careggi di Firenze è stata eseguita una fecondazione eterologa con gameti importati da una banca estera, presumibilmente acquistati" così scrivono nel testo): è bene ricordare che esistono norme per l'esportazione e l'importazione di gameti in sicurezza e garanzia, che prevedono in divieto di commercializzazione (DM. 10/10/2012)".

"È bene ricordare inoltre che le stesse direttive comunitarie che dettano norme su tracciabilità e sicurezza vietano la commercializzazione ma prevedono un rimborso spese".

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Eterologa: bene Lorenzin su età per accesso alle tecniche. Roccella non conosce norme su donazione gameti

Luca Coscioni - Mer, 29/10/2014 - 16:49
Eterologa: bene Lorenzin su età per accesso alle tecniche. Roccella non conosce norme su donazione gametiFilomena Gallo29 Ott 2014Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il Partito radicale

Non può che essere accolta positivamente la dichiarazione del ministro Lorenzin oggi al question time in merito ai parametri di età per accedere alla fecondazione eterologa, previsto dalla Conferenza Stato Regioni per l’ accesso nel pubblico.

Eliminare il limite massimo dei 43 anni, applicando quanto già previsto per la fecondazione omologa, è un presupposto importante per evitare ingiustificate discriminazioni che ledono un principio di uguaglianza fondamentale e contro le quali le coppie potranno opporsi impugnando le delibere regionali. Questo limite, infatti, è incostituzionale perché discrimina in base alla gravità dello stato di infertilità e all'età, anche alla luce del fatto che la legge 40 prevede un'età potenzialmente fertile, non indicando quella definitiva, in considerazione del fatto che vi è differenza tra donna e donna. 

Incomprensibili e gravi invece le dichiarazioni dell'onorevole Roccella che, esponendo l'interrogazione a firma Calabrò, Pagano e sua, sostiene che in regione Toscana ci sarebbe stata una compravendita di gameti ("è stato recentemente reso noto che presso il Careggi di Firenze è stata eseguita una fecondazione eterologa con gameti importati da una banca estera, presumibilmente acquistati" così scrivono nel testo): è bene ricordare che esistono norme per l'esportazione e l'importazione di gameti in sicurezza e garanzia, che prevedono in divieto di commercializzazione ( DM. 10/10/2012).
E’ bene ricordare inoltre che le stesse direttive comunitarie che dettano norme su tracciabilità e sicurezza vietano la commercializzazione ma prevedono un rimborso spese.

 

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Carceri. Radicali: La morte della detenuta a Sollicciano è frutto di una politica proibizionista e giustizialista

Radicali Italiani - Mer, 29/10/2014 - 14:40
28/10/14

È stata resa nota dall'Osapp la notizia della morte per overdose da stupefacenti di una detenuta nel carcere di Sollicciano a Firenze. Sul tema sono intervenuti Massimo Lensi, componente della Direzione di Radicali Italiani, e Maurizio Buzzegoli, segretario dell’associazione radicale fiorentina "Andrea Tamburi": "L’illegalità delle carceri italiane rimane dilagante. La morte della detenuta nel carcere di Sollicciano non è che il frutto di una politica proibizionista e giustizialista incapace di salvaguardare l'incolumità dei propri cittadini".

I due esponenti radicali ricordano come il problema carceri non sia superato: "La diminuzione del sovraffollamento carcerario messa in campo dal Governo Renzi non implica il superamento dei trattamenti inumani e degradanti che continuano ad essere perpetuati ai detenuti italiani.

La prova tangibile è anche il traffico di sostanze stupefacenti all'interno degli istituti penitenziari ma soprattutto un fallimentare piano di recupero per i detenuti tossicodipendenti". Infine Lensi e Buzzegoli rilanciano la proposta radicale: "Quante morti dovrà continuare a mietere lo Stato fuorilegge, prima di approvare i provvedimenti di amnistia e indulto?".

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Fidatevi della scienza - intervista a Umberto Veronesi

Luca Coscioni - Mer, 29/10/2014 - 11:37
Fidatevi della scienza - intervista a Umberto VeronesiOGGI29 Ott 2014Edoardo RosatiEutanasia

Sulla sua scrivania campeggia la Bibbia. Conosce a menadito l'Antico Testamento, i Vangeli, gli Atti degli Apostoli e le Lettere di Paolo. E anche le sure del Corano. I principi del confucianesimo e del brahmanesimo. Del taoismo e dell'induismo. «Sono un non credente. Ma conoscere la storia delle religioni è una chiave cruciale per entrare nel cuore di quei Paesi e degli uomini che li abitano».

Ci sorprende ogni volta, Umberto Veronesi, 89 anni il 28 novembre. Invitato a tratteggiare il suo sguardo sul futuro, lui, il medico scienziato che ha vissuto l'avvento della penicillina e la donazione della pecora Dolly, spiazza l'intervistatore con un augurio "non scientifico": «Bisogna promuovere il dialogo interreligioso e l'interazione fra mondo delle religioni e mondo laico. Perché si sa: l'integralismo genera violenza».

E la violenza chiama violenza...

«È scientificamente dimostrato. È inutile bombardare l'Isis, lo Stato Islamico dell'Iraq e del Levante. Bisogna dialogare. L'Isis è fatto di persone. Con le quali si può e si deve parlare. Più bombardano, più vedremo teste tagliate. Più taglieranno teste e più bombarderanno. Un maledetto circolo vizioso. Occorre incontrarsi, sedersi, interloquire. La pace dev'essere parte integrante del percorso educativo di ogni cittadino. La pace non è un intervallo tra due guerre: è una condizione mentale e culturale. La violenza, mi sia lecito il termine, è un'invenzione dell'uomo, perché la scienza ha dimostrato che noi siamo animali pacifici e che l'aggressività non è scritta nel nostro Dna. A madre Natura interessa che le sue creature si riproducano, non che si ammazzino a vicenda».

E la scienza, professor Veronesi, ci aiuterà a costruire un futuro di pace?

«Ne sono convintissimo. La sfida di domani, per gli scienziati, sarà soprattutto quella di uscire dai laboratori, per affrontare le tragedie dell'umanità. La scienza deve fornire un contributo massiccio allo sviluppo civile della società. Occuparsi della fame nel mondo, della mortalità neonatale, della difesa dell'ambiente, della reperibilità di fonti energetiche alternative e non inquinanti, della vecchiaia e della longevità... La scienza, come riporta il Decalogo che la mia Fondazione ha stilato a conclusione della Prima conferenza mondiale Science for Peace nel 2009, è lo strumento più adatto per la costruzione della pace globale. E vuol sapere una cosa?».

Siamo tutto orecchi...

«Nell'affermazione di questa pace planetaria le donne sapranno e dovranno scendere in campo perché da sempre contro la guerra. Io sono femminista convinto ed entusiasta, e il mio sogno è vedere le donne manovrare le leve della società, a partire dal Parlamento. Per la prima volta al mondo, in un Parlamento democraticamente eletto, il numero delle donne ha superato quello degli uomini: è accaduto in Rwanda. Dopo le persecuzioni razziali tra Hutu e Tutsi, che hanno segnato l'intera storia di questo Paese africano, la rinascita è stata possibile grazie alle donne rwandesi. Che meraviglia!».

Ma la scienza, di per sé, quale domani ci sta costruendo?

«La scienza è in una fase di grande espansione, di formidabile esplosione. Non risente della crisi, perché da 10 mila anni ha continuato a evolvere, a crescere, superando guerre, epidemie, carestie, rivoluzioni, crisi politiche ed economiche. Perché le idee non le puoi controllare, soffocare, reprimere. Le idee spuntano, crescono, muoiono e vengono rimpiazzate da altre fresche e più trascinanti. Il nocciolo vivo della ricerca di oggi è formato da quattro lettere: "grin". Sta per: genetica, robotica, informatica e nanoscienze. Mondi sconosciuti appena un secolo fa. Quattro aree che interagiscono e s'influenzano reciprocamente».

Qualche esempio pratico? In che senso?

«L'informatica serve a tutto e a tutti: al genetista per sequenziare il Dna in una manciata di di secondi o all'astrofisico per gestire i potenti osservatori astronomici di oggi. La nanotecnologia si occupa del controllo della materia su scala inferiore al micrometro (cioè al millesimo di millimetro) e aiuterà la medicina, grazie, per esempio, alla sua capacità di modificare la molecola di un farmaco, affinché possa colpire specificamente la cellula tumorale risparmiando quelle sane».

Il futuro della scienza è roseo, dunque.

«Ma, per certi versi, anche un po' "inquietante", perché quella parolina magica, "grin", trasformerà il mondo. E noi dovremo prepararci al cambiamento. Pure nelle piccole cose: leggeremo giornali che non si bagnano sotto la pioggia, grazie ai nuovi materiali intelligenti, e una bicicletta peserà 100 grammi. Insegneremo sempre di più a distanza. I ragazzi non andranno più a scuola, ma a casa, col proprio computer, potranno avvalersi delle lezioni di docenti di ogni nazionalità, insegnanti che così saranno in grado di rivolgersi ogni volta non a una classe di 20-30 giovani, ma a centinaia e centinaia contemporaneamente. Non è fan tascienza: tutto ciò è già in atto».

La scienza, insomma, pianta paletti e taglia traguardi e, di riflesso, ci offre nuove chance, inedite opportunità: nei comportamenti, nelle scelte di vita, nelle relazioni sociali e negli orientamenti sessuali.

«Verissimo. Ci sono due grandi ambiti, in particolare, che subiranno una radicale trasformazione proprio in seguito a questi sviluppi scientifici. La famiglia, innanzitutto. Mi spiego. I contorni del nucleo familiare tradizionale si stanno dissolvendo. Al tempo stesso vanno aumentando i rapporti omosessuali, transessuali e bisessuali. Il richiamo sessuale, come da sempre lo concepiamo, sta mutando, per convertirsi in un rapporto d'amore e intellettuale tra due persone. Se, indipendentemente dal sesso, due individui si amano, si amano. Punto. Problema procreazione? Ecco che la scienza scende in campo: col suo ventaglio di innovative soluzioni, tramite le procedure della riproduzione assistita e la possibilità della fecondazione eterologa, può oggi consentire anche alle coppie non tradizionali di mettere al mondo un figlio. È uno scenario che il mondo occidentale dovrà accettare».

Due ambiti, diceva: la famiglia e poi?

«La giustizia. È proprio la scienza a indicarci che la pena di morte è una mostruosità da abolire».

In che senso?

«La giustizia dovrà rivedere le sue politiche alla luce di un fatto: il cervello di un condannato cambia nel tempo. Il cervello si rinnova. Si trasforma. Al contrario di quanto abbiamo creduto sinora, i neuroni continuano a rigenerarsi anche nei soggetti adulti. Che cosa ci insegna questa scoperta? Semplice: chi ha commesso un reato a 20 anni non è biologicamente lo stesso individuo a 40. In altre parole, non lo si può condannare a morte a quest'età perché, scientificamente, il suo "io", il suo cervello è diverso da quello di una volta».

Praticamente, è come se si stesse punendo un'altra persona?

«È così. E allora vorrei un futuro in cui le carceri saranno chiuse e sostituite da scuole, dove vige la missione di rieducare chi ha sbagliato. Rieducare, non punire. Perché le prigioni sono culle di violenza, che esasperano gli animi deboli. Che amplificano l'aggressività. Se lo Stato uccide e si vendica con la pena di morte, in qualche modo ti autorizza a uccidere e a vendicarti anche nella vita di tutti i giorni. Una spirale di follia. Senza via di uscita».

La scienza ci aiuterà a combattere e ad annullare questi paradossi?

«E' la mia viva speranza. Ma vorrei anche che nel domani di questo mondo si facesse sempre più strada una consapevolezza: che non siamo burattini nelle mani di una volontà superiore. Ognuno deve costruire la propria esistenza e responsabilizzarsi. Non è concepibile affermare: "Non posso farci nulla, Dio l'ha voluto!". Noi siamo chiamati a rispondere dei nostri atti. Dobbiamo decidere il nostro progetto di vita. E, sì, anche di morte. Io sono a favore del diritto di morire. L'eutanasia può rappresentare la fine dignitosa di un percorso di malattia in cui sono state intraprese tutte le forme possibili di terapia (assolutamente esemplare è la legislazione olandese in merito, che è stata redatta con la massima scrupolosità). Se qualcuno arriva a maturare la decisione di non accettare più questa vita, qualcuno che soffre di dolori intollerabili senza alcuna speranza di miglioramento, allora noi tutti dobbiamo osservare un silenzioso rispetto. Non condannare. Non scomunicare. Perché giudicare senza capire è la madre di tutti i mali».

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