Radicali

Pubblicato il Bando di Servizio Civile Nazionale 2015

Luca Coscioni - Dom, 17/05/2015 - 16:38
Pubblicato il Bando di Servizio Civile Nazionale 2015Associazione Luca Coscioni17 Mar 2015Laicità

E' stato pubblicato ieri, 16 marzo, il bando per la selezione di 876 volontari da impiegare in progetti di servizio civile nazionale nella Regione Lazio. La data di scadenza per la presentazione delle domande è il 16/04/2015 ore 14.00.

N:B IL TERMINE DI PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA è STATO PROROGATO DAL 16 APRILE AL 23 APRILE.

Entro questa scadenza la domanda di partecipazioneva fatta pervenire secondo le seguenti modalità:

1. con Posta Elettronica Certificata (PEC) al seguente indirizzo: associazionelucacoscioni@pec.it (modalità preferibile)

2. a mezzo "raccomandata A/R" da spedire in Via di Torre Argentina 76, 00186 Roma (modalità preferibile)

3. consegnata a mano in Via di Torre Argentina 76- Roma (dalle ore 10.30 alle 13.00 o dalle 14.00 alle 18.00). 

La selezione dei volontari verrà effettuata direttamente dallo staff dell’ente. I candidati si dovranno attenere alle indicazioni fornite in ordine ai tempi, ai luoghi e alle modalità delle procedure selettive.

Gli strumenti utilizzati per l’espletamento delle procedure di selezione sono:

1. Valutazione documentale e dei titoli

2. Colloquio personale 

I candidati dopo la selezione saranno collocati lungo una scala di valutazione espressa in centesimi risultante dalla sommatoria dei punteggi massimi ottenibili sulle seguenti scale parziali:

1) Titolo di studio: massimo punteggio ottenibile 12 punti

2) Esperienze lavorative e/o di volontariato: massimo punteggio ottenibile 28 punti 

3) Colloquio: massimo punteggio ottenibile 60 punti 
 
 

 

Bando 2015

Allegato 1 Lazio

Allegato 2- Domanda di ammissione

Allegato 3- Dichiarazione titoli

Progetto presentato dall'Associazione Luca Coscioni


Ecco alcune inchieste pubblicate sul portale di Fai Notizia realizzate dai volontari del servizio civile:

  • Disoccupabili  Nella Provincia di Roma un’azienda su due non è in regola con l’assunzione dei disabili. Nell’inchiesta open data di Fai Notizia e Ass. Luca Coscioni il 54% delle aziende obbligate ad assumere disabili non sono in regola.
  • Le politiche sulla droga a Roma Taglio dei servizi, chiusura dei centri diurni e notturni, progetti per la prevenzione. Quali sono le politiche sulla droga a Roma? Chi gestisce i servizi? E soprattutto, chi ne valuta l’efficacia?
AllegatoDimensione PROG_Soccorso Civile_L Coscioni- pubblicazione.pdf624.27 KB Allegato-1-Lazio.pdf101.08 KB Allegato-2-DOMANDA-DI-AMMISSIONE.pdf296.19 KB Allegato-3-DICHIARAZIONE-TITOLI.pdf173.14 KB Bando-Lazio.pdf375.03 KB
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Amianto. Strage silenziosa. Il clamoroso ritardo a 23 anni dal varo della legge nazionale. Smaltito solo l'1 per cento. Non se ne parla da anni, eppure si muore ancora

Radicali Italiani - Ven, 17/04/2015 - 19:42
17/04/15

Una vera e propria strage in corso da decenni e migliaia di vittime: parliamo dell'amianto, un problema tutt'altro che risolto.

Attualmente le morti da amianto sono oltre 1000 l'anno, si parla di una stima che però non tiene conto dei tanti siti non censiti, dato che ad oggi solo il 30% dei luoghi contaminati è entrato in un censimento. E non si parla solo di lavoratori, l'amianto è dappertutto: edilizia abitativa, pubblica, coperture e persino acquedotti.

Una fibra sottilissima, 1300 volte più piccola di un capello umano, che può essere letale se inalata anche solo una volta. In questo clima di silenzio gli unici ad aver mostrato l'intenzione (anche coi fatti) di voler cambiare le cose sono i giornalisti di Wired che, oltre ad una splendida inchiesta, portano avanti sul proprio sito la battaglia pubblicando tutti i dati disponibili.

Dunque, lo Stato latita, la politica pure e nel panorama dell'informazione l'unica testata che affronta il problema è Wired. I passi da fare sono tanti: servono un censimento, un'adeguata campagna informativa, una giustizia giusta e interventi importanti. Ma per pensare di arrivare ad un obiettivo bisogna iniziare a lavorare sodo: in stile radicale, i campi di battaglia saranno i marciapiedi con i banchetti, prima, e il parlamento successivamente.

Almeno questo è ciò che ci si aspetta dopo che gli Ecoradicali, la più giovane associazione della Galassia Radicale, hanno sollevato il problema. Che questo gruppo sia speranza e contagi il resto della Galassia fino a giungere al cuore dei tanti ambientalisti del Paese. In occasione del Comitato Nazionale che si aprirà oggi, inizieremo ad avanzare le prime proposte per risolvere una situazione di grave ritardo a 23 anni dal varo della Legge quadro nazionale (Legge 27 marzo 1992, n. 257).

Sulla base dell'ultima indagine condotta dal ministero della Salute per mezzo dei suoi osservatori epidemiologici, ad oggi sappiamo che nel nostro Paese  vi sono 12 siti di interesse nazionale caratterizzati dalla presenza di amianto, accanto a 34.000 luoghi rubricati come pericolosi (secondo una scala di pericolosità: 373 di essi sono nella I classe, quella di maggior rischio. Al 2009 erano state bonificate circa 379 mila tonnellate di amianto-cemento (prevalentemente in appositi impianti situati in Germania), ma secondo lo studio sarebbero ancora ben 32 milioni le tonnellate presenti sul territorio, pari al 99 per cento del totale prodotto in Italia.

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Leinì (To). Nasce un cimitero (abusivo) e muore un'azienda. Su “Le Iene” il caso sollevato dai Radicali nel 2011. Chi paga i danni?

Radicali Italiani - Ven, 17/04/2015 - 19:04
17/04/15

Su Le Iene del 9 aprile scorso è stato mandato in onda un servizio approfondito sul caso dell’azienda Sert srl di Leinì (To) dell’imprenditore Riccardo Rastrelli, costretta alla chiusura causa edificazione (a quanto risulta abusiva) del nuovo cimitero di Mappano in territorio comunale di Caselle (To). L’azienda, nata nel 1921, era adibita alla costruzione di “catene di montaggio”.

L’edificazione del cimitero nel 2009 è avvenuta all'interno della fascia di rispetto stabilita per legge in 200 metri e ha di conseguenza comportato per l’azienda due vincoli prima inesistenti: l’incompatibilità a livello di rumore tra l’attività produttiva e il cimitero e l’inedificabilità, il che vuol dire impossibilità di costruire o modificare quanto esistente. Tali nuovi vincoli hanno condotto al fallimento dell’azienda.

I Radicali hanno sollevato il caso nel 2011 tramite Radio Radicale e con una interrogazione scritta (prima firma on. Marco Beltrandi, n. 4/12012 del 19/05/2011) indirizzata all’allora ministro del Lavoro Elsa Fornero. Interrogazione che, malgrado 12 (dodici!) solleciti, non ha avuto mai risposta.

Dichiarazione di Igor Boni (Presidente dell’Associazione radicale Adelaide Aglietta):

“È una vicenda che ha dell’incredibile ma è anche tragica. 50 famiglie e un’azienda storica sono stati buttati sul lastrico per colpa di quello che a tutti gli effetti pare un abuso edilizio del comune di Caselle, che ha costruito senza autorizzazione il nuovo cimitero, fregandosene bellamente delle conseguenze. La Regione, che avrebbe dovuto controllare il processo autorizzativo, non l’ha fatto. L’Asl che avrebbe dovuto rilasciare l’autorizzazione non l’ha rilasciata ma il Comune è andato avanti lo stesso.

Nell’era della crisi sapere che un’azienda in crescita ha dovuto chiudere per questi motivi fa rabbia e non può essere accettato. Le Iene hanno avuto il grande merito di far emergere il caso a livello nazionale. Ma ora una domanda sorge spontanea: chi pagherà i danni?”

Il servizio delle Iene.

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Nozze Gay. Certi Diritti: 18 aprile dalle 14.00 davanti a Montecitorio ricorderemo 5° anniversario sentenza 138 del 2010 della Corte Costituzionale

Radicali Italiani - Ven, 17/04/2015 - 13:50
17/04/15

Comunicato Stampa dell'Associazione Radicale Certi Diritti: 

"Il 18 aprile dalle 14:00, in occasione del quinto anniversario della sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale, saremo davanti a Montecitorio con il gruppo di coppie dello stesso sesso Affermazione Civile, tutte le associazioni e i singoli favorevoli ad una riforma del Diritto di Famiglia che estenda il matrimonio civile a tutte e a tutti. La sentenza 138/2010 della Consulta, figlia della campagna di 'Affermazione Civile' - all'epoca seguita dall'Associazione Radicale Certi Diritti e da Rete Lenford - contiene, tra le altre cose importanti, un invito esplicito al Parlamento italiano a legiferare su questa materia." Lo annuncia Yuri Guaiana, segretario dell'Associazione Radicale Certi Diritti.

"A distanza di ben 5 anni il Parlamento italiano è stato incapace di dare seguito al chiaro invito della Suprema Corte Italiana reiterato anche nel 2014 con la sentenza 170. Mentre sono ormai 14 gli Stati europei ad aver approvato il matrimonio egualitario (e dal 22 maggio diventeranno probabilmente 15 grazie al voto referendario in Irlanda) e 21 a riconoscere le unioni civili tra le persone dello stesso sesso, in Italia si è avviata solo quest'anno una discussione parlamentare sulle sole unioni civili. A partire dalla mobilitazione delle coppie, che su questa vicenda ci mettono la faccia e la propria vita, chiediamo quindi che il Parlamento si muova a dare seguito all'invito della Corte Costituzionale e, prima che si esprima anche la Corte di Strasburgo dove pure pende un ricorso, legiferi a favore del matrimonio egualitario, ed eventualmente di altre forme di riconoscimento della vita familiare non matrimoniale che siano aperte a tutte e tutti", argomenta Guaiana, che conclude: "ignorare una sentenza della Corte Costituzionale per 5 anni è indegno di un paese civile oltre che offensivo per milioni di cittadine e cittadini omosessuali. Speriamo di non doverci ritrovare a Montecitorio anche l'anno prossimo"!

Hanno aderito fino ad ora:

Associazione Radicale certi diritti Associazione Renzo e Lucio Intersexioni Comitato per i diritti civili delle prostitute Equality Italia Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni Agedo Amnesty International Gay Center Famiglie Arcobaleno Attivisti gay Harvey Milk onlus Spos* in fuga Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford EsedomaniTerni Radicali italiani Associazione Luca Coscioni Gaynet  Anddos Rete genitori rainbow Lista lesbica italiana La fenice gay Balloromo I mondi diversi Roma rainbow choir Arcigay Nazionale ArciLesbica Nazionale Circolo Mario Mieli  Ore d'Aria Comitato Roma Pride  Artci Cultura Lesbica Viterbo

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Convocazione Comitato di Radicali Italiani - 17/19 aprile 2015

Radicali Italiani - Gio, 16/04/2015 - 19:47
16/04/15

Venerdì 17, sabato 18 e domenica 19 aprile 2015 si terrà la seconda riunione del Comitato nazionale di Radicali italiani dopo il 13° Congresso del Movimento.

I lavori si svolgeranno presso la sede del Partito Radicale in via di Torre Argentina 76, a Roma.

Preghiamo di confermare la presenza inviando un’email a info@radicali.it.


Proposta di ordine dei lavori

Venerdì 17 aprile 2015

16:00 Apertura dei lavori

Approvazione dell'ordine dei lavori

Relazione della Segretaria, Rita Bernardini

Relazione del Tesoriere, Valerio Federico

Avvio del dibattito generale

21:30  Chiusura dei lavori

 

Sabato 18 aprile 2015

9:00 - 13:30 Dibattito generale

13:30 - 15:00 Interruzione per il pranzo

15.00 - 20:00 Dibattito generale

[a seguire, riunione della Direzione]

 

Domenica 19 aprile 2015

9:00 Dibattito generale

[12:00 Termine per la presentazione dei documenti]

[13:00 Termine per la presentazione degli emendamenti]

Prosecuzione del dibattito generale, eventuali repliche della Segretaria e del Tesoriere

14.30 Dibattito e votazione sui documenti depositati

 

DOCUMENTI UTILI

 


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Parco dello Stelvio. Lettera-appello EcoRadicali discussa in aula. Governo conferma lo smantellamento del più antico parco nazionale

Radicali Italiani - Gio, 16/04/2015 - 19:02
16/04/15

Comunicato stampa dell'associazione ecologista "Ecoradicali":

"La lettera-appello per la salvaguardia del Parco Nazionale dello Stelvio, che EcoRadicali - Associazione Radicale Ecologista ha inviato al presidente del Consiglio Renzi il 29 marzo 2015, è arrivata in Parlamento. L'interrogazione parlamentare presentata dall’On. Gessica Rostellato e scritta con la collaborazione di EcoRadicali - Associazione Radicale Ecologista, è stata discussa in aula il 14 aprile".

"Grazie alla disponibilità dell'On. Rostellato, siamo riusciti a portare all'attenzione delle istituzioni la preoccupazione per lo smembramento del Parco dello Stelvio in tre unità separate e autonome, qualora il Governo dovesse ratificare l’intesa che, in febbraio, il ministero dell'Ambiente, la Regione Lombardia e le Province autonome di Trento e Bolzano hanno sottoscritto. La suddivisione minacciare la tutela dei valori ambientali e paesistici, anche in considerazione del fatto che si realizzerebbe un declassamento dello Stelvio da Parco nazionale a collage di parchi provinciali, determinando, per le norme vigenti, un alleggerimento dei vincoli di tutela.  Si tratta di un intervento incompatibile con l'indirizzo comunitario promosso dalla Convenzione delle Alpi, sottoscritta dai Paesi alpini (Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Monaco, Slovenia e Svizzera) e dall'Ue. L'accordo sottoscritto, infatti, prevede la piena libertà, per le regioni e le province autonome, di decidere un proprio ente autonomo per la gestione del territorio e di deliberare autonomamente qualsiasi modifica, sia al piano del parco che al perimetro. Quest’anno lo Stelvio compirà ottant’anni: un anniversario importante che rischia di trasformarsi in una triste ricorrenza, se l’intesa verrà ratifica, perché cesserà di avere i requisiti per essere considerato parco nazionale".

La risposta del Governo, rappresentato dal sottosegretario all'Ambiente Silvia Velo

La replica dell'interrogante Gessica Rostellato

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Marcello Pitta eletto rappresentante dell'Associazione Enzo Tortora presso il Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Radicali Italiani - Gio, 16/04/2015 - 18:45
16/04/15

Comunicato dell'Associazione Enzo Tortora Radicali Milano:

Marcello Pitta, già membro della Giunta di Segreteria di Radicali Milano nell'ultimo biennio, è stato eletto dall'Assemblea dei Soci, riunita in sessione straordinaria lunedì 13 aprile 2015, alla carica di Rappresentante dell'Associazione Enzo Tortora Radicali Milano in seno al Comitato Nazionale di Radicali Italiani, i cui lavori si aprono venerdì 17 p.v. nei saloni di Torre Argentina, in Roma.

Marcello Pitta, il quale vanta un background culturale tra i più invidiabili, leggendo soprattutto, i "Manoscritti economico-filosofici del 1844", è divenuto marxista: per avere colto grazie a quel testo l'identità di individuo e genere e per averne considerato - galileianamente - l'ipotesi che la liberazione del proletariato industriale fosse la liberazione dell'umanità.

Si è laureato in filosofia del diritto con una tesi su "La famiglia in Marx ed Engels", il cui spunto essenziale si trova in una nota del terzo libro del Capitale e in Ancient Society di Morgan - oltre che nel famoso libro scritto da Engels, in supplenza del fraterno amico.

Marcello Pitta si avvicina ai Radicali Milanesi dopo aver letto "la Peste italiana", segue la vicenda delle firme false e partecipa alla campagna elettorale per Pisapia Sindaco: da allora Marcello ha sempre collaborato con la Tortora, non facendo mai venire meno il suo prezioso apporto non solo speculativo. Siamo convinti che saprà portare il suo ottimo contributo anche in seno al Comitato Nazionale di Radicali Italiani.

A lui, come terza carica dell'associazione, vanno i migliori auguri di buon lavoro da parte di Segretario, Tesoriere e di tutta l'Associazione Enzo Tortora Radicali Milano.

 

Vai alla pagina del comunicato su radicalimilano.it

 

 

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Sindaco di Sondrio firma per il riconoscimento della minoranza Rom e Sinti

Radicali Italiani - Gio, 16/04/2015 - 18:16
16/04/15

Comunicato stampa dell'associazione Radicali Sondrio:

Continua l'iniziativa di Radicali Sondrio sulla proposta di legge a favore della minoranza Rom e Sinti e per l'istituzione del Registro dei testamenti biologici nel capoluogo: nuovo tavolo di raccolta firme sabato 18 aprile, dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:30, a Sondrio in piazza Campello (lato sud chiesa).

Nel corso della prima uscita di sabato scorso, il Sindaco di Sondrio, Alcide Molteni, ha firmato (foto allegata) per il riconoscimento della minoranza Rom e Sinti, così come il Consigliere provinciale Sandro Sozzani e la Consigliera comunale Floriana Valenti; quest'ultimi hanno anche sottoscritto l'appello sul testamento biologico, al quale ha dato il suo consenso anche il Consigliere comunale Andrea Massera.

Con oltre 12 milioni distribuiti in tutti i Paesi, Rom e Sinti sono la più grande minoranza europea. Non hanno una terra di riferimento, neppure l’India delle lontane origini, e diversamente da altre minoranze non avanzano rivendicazioni territoriali, quindi non hanno mai fatto guerre per per avere una patria, non hanno sedi di rappresentanza, sono cittadini del luogo nel quale vivono: rappresentano perciò il perfetto popolo europeo, ma ciononostante sono il popolo più discriminato d’Europa.

Presenti nel nostro Paese sin dal 1400, sono la minoranza storico-linguistica più svantaggiata e stigmatizzata nonostante gli obblighi internazionali e comunitari dell’Italia e gli interventi di numerose organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio d’Europa, l’OSCE e l’Unione europea. In Italia sono circa 150.000, per oltre la metà cittadini italiani, ma tuttavia continuano a essere considerati fondamentalmente come estranei e nomadi.

Anche per questa irriducibilità all’omologazione, le amministrazioni pubbliche hanno sempre perseguito una politica del contenimento e della marginalizzazione. Eppure la partecipazione di Rom e Sinti alla vita collettiva con il proprio contributo umano e culturale è necessario per superare l’esclusione di un popolo che ha attraversato secoli di discriminazione fino allo sterminio razziale e che non deve rimanere confinato nei ghetti fisici e spirituali, nei quali troppo spesso viene relegato destinandolo all’assistenza e non alla propria responsabilità".

"Il testo della proposta di legge intende tutelare il loro patrimonio linguistico-culturale con istituti analoghi a quelli previsti dalla legge del 1999 per tutte le altre minoranze, sanzionare le discriminazioni fondate sull'appartenenza ad etnie minoritarie in attuazione del principio costituzionale di eguaglianza, contrastare i pregiudizi nei confronti di questi gruppi sociali che sono causa della scarsa integrazione e della loro marginalizzazione sociale ed economica".

"Quanto al testamento biologico, sulla scia di 135 Comuni (fra cui Milano) e un'intera Regione (il Friuli Venezia Giulia), le 63 firme raccolte in poche ore sull'appello rivolto al Consiglio comunale sondriese testimoniano la volontà diffusa di responsabilizzare l’amministrazione pubblica nella ricezione e validazione gratuita dei biotestamenti al livello più vicino al cittadino, mandando così anche un messaggio molto chiaro al Parlamento in grave ritardo nell'affrontare la questione con una legge nazionale".

Contatti

Gianfranco Camero: gianfrancocamero@gmail.com - tel. 0342610141.

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Piemonte, relazione garante Carceri. Manfredi: Centrodestra non ha nulla da dire. È già succube del “Salvini pensiero”?

Radicali Italiani - Gio, 16/04/2015 - 17:06
16/04/15

Dichiarazione di Giulio Manfredi, segretario dell'Associazione radicale Adelaide Aglietta:

"Il garante regionale delle carceri del Piemonte, Bruno Mellano, il 14 aprile ha tenuto in Consiglio Regionale la sua prima relazione sui primi dieci mesi di attività; una relazione ricca di dati e di spunti di riflessione sulla situazione delle carceri piemontesi. Mellano ha chiesto esplicitamente ai consiglieri presenti indicazioni, proposte, direttrici di lavoro".

"Nel dibattito sono intervenuti i consiglieri Andrissi e Batzella (M5S), Grimaldi (Sel) e Rossi (Pd). Il centro-destra ha fatto scena muta. Anche i consiglieri di chiara estrazione liberale come Gilberto Pichetto Fratin (Fi), non hanno nulla da dire, nulla da approfondire sull’argomento? Per esempio, sulla necessità liberale di assicurare dentro il carcere la stessa assistenza sanitaria assicurata ai cittadini liberi?".

"In modo consapevole o meno, tutto il centro-destra è già succube del 'Salvini pensiero', con i suoi punti cardine: 'Se uno è dentro qualcosa deve avere fatto' e 'Buttiamo via la chiave'?".

LEGGI LA RELAZIONE DEL GARANTE

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Regione Piemonte. Silvja Manzi nel comitato per i Diritti Umani. Manfredi: Nomina che vale tre volte

Radicali Italiani - Gio, 16/04/2015 - 16:50
16/04/15

Dichiarazione di Giulio Manfredi, segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta:

"Il 14 aprile con 28 voti dei consiglieri del comitato dei Diritti Umani della Regione Piemonte, Silvja Manzi è stata nominata fra i 10 esperti in diritti umani. È una nomina che vale per tre".

"Vale come riconoscimento dell’apporto convinto e costante che i radicali hanno fornito in questi ultimi 15 anni sia alla nascita dell’Associazione per il Tibet (da cui il Comitato regionale dei diritti umani deriva) sia alle sue attività".

"Vale come riconoscimento per quanto Silvja Manzi ha fatto dal 1992 ad oggi, per ben 23 anni; scorrendo il suo curriculum non c’è che l’imbarazzo della scelta (cito solamente le due settimane trascorse nelle prigioni del Laos per avere semplicemente manifestato in  piazza per la democrazia)".

"Vale come investimento su una persona che sicuramente può ancora dare tanto e potrà dare ancora di più se sarà consapevole fino in fondo delle sue capacità 'politiche'; un aggettivo che è ormai divenuto una parolaccia ma che rappresenta, invece, almeno per noi radicali, un talento prezioso, che va evangelicamente speso e non tenuto in serbo".

 

MANZI STORY

Nata a Foggia nel 1973, residente a Torino.

Da sempre attivista e militante per la promozione della democrazia e dei diritti umani, civili e politici nel mondo; ha maturato la propria esperienza come di seguito descritto.

Dal 1992 al 1999 ha collaborato con il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (ONG con Status Consultivo Generale di prima categoria presso il Consiglio economico e sociale-ECOSOC dell’ONU - www.radicalparty.org/it/chi-siamo), occupandosi, in particolare, di diritti per l’autodeterminazione dei popoli e tutela delle minoranze nei Paesi della ex-Jugoslavia, di promozione dei diritti umani in Tibet, lottando contro ogni forma di discriminazione razziale, politica, sessuale e religiosa con iniziative nonviolente e partecipando alla realizzazione di manifestazioni, assemblee, convegni e incontri internazionali. 

Ha collaborato con Emma Bonino alla animazione delle iniziative per i diritti delle donne in Afghanistan nella campagna “Un fiore per le donne di Kabul”. 

Ha contribuito alla realizzazione delle manifestazioni europee “L’Europa muore o rinasce a Sarajevo” e “Libertà per il Tibet”.

Ha lavorato sulle campagne per la costituzione dei Tribunali internazionali ad hoc per i crimini di guerra nell’ex-Jugoslavia e in Ruanda e per l’istituzione della Corte Penale Internazionale permanente.

Ha collaborato alla stesura del dossier “Processo a Milosevic!” per portare all’incriminazione il presidente serbo evidenziando le sue responsabilità nella guerra in ex Jugoslavia.

Dal 2000 alla fine del 2001 ha collaborato con il Gruppo consiliare “Radicali-Lista Emma Bonino” del Piemonte (www.webalice.it/carlamarchisio/GruppoRadicali) occupandosi dei diritti negati nei Paesi del Sud Est Asiatico e in particolare nella RDPLaos dove ha partecipato alla organizzazione e realizzazione di un’azione nonviolenta a Vientiane (capitale del Laos) in occasione dell’anniversario della scomparsa di cinque attivisti democratici laotiani, manifestando per “la libertà, la democrazia e la riconciliazione in Laos” e venendo per questo, con altri, arrestata e detenuta per due settimane nelle carceri del Paese, condannata a due anni e mezzo di prigione in seguito a un processo farsa e successivamente espulsa grazie a una mobilitazione internazionale e all’intervento del Governo italiano (www.radicalparty.org/…/c…/quando-la-libertà-vale-tre-dollari). Di ritorno dal Laos ha partecipato ad alcune trasmissioni televisive, ed è stata ospite come attivista per i diritti umani del Maurizio Costanzo Show, per informare sulla drammatica e sconosciuta assenza di ogni tutela democratica in Laos. 

Ha partecipato a Bruxelles a iniziative politiche per promuovere la libertà di ricerca scientifica. 

Animando da Torino la campagna europea “Una bandiera per uno status di piena autonomia per il Tibet” si è impegnata per la costituzione dell’“Associazione di Comuni, Province, Regioni per il Tibet”, divenuta successivamente “Associazione regionale per il Tibet e i diritti umani”.

Dal 2002 al 2004 ha lavorato al Parlamento europeo, a Bruxelles e Strasburgo, come assistente dell’Europarlamentare Olivier Dupuis (www.leuropeen.eu/sample-page), occupandosi delle violazioni dei diritti umani in Cecenia e nei Paesi del Caucaso, incontrando attivisti e giornalisti internazionali, collaborando alla organizzazione di eventi di denuncia delle persecuzioni, in contatto con esuli dell’ultimo governo ceceno democraticamente eletto, a partire dall’ex-ministro alla Sanità Umar Khanbiev recentemente scomparso, per la presentazione del “Piano di Pace Akhmadov” per una amministrazione controllata dell'Onu in Cecenia. 

Ha collaborato con dissidenti politici del Sud Est Asiatico, contribuendo all’organizzazione di eventi internazionali che hanno visto insieme attivisti vietnamiti, laotiani, birmani, cambogiani, per la promozione della democrazia nei loro Paesi.

Ha collaborato con dissidenti tibetani, uiguri, tunisini, cubani, kosovari… e ha, anche a questo scopo, mantenuto i contatti con l’Organizzazione delle Nazioni e dei Popoli Non rappresentati (UNPO - www.unpo.org), per dare voce all’autodeterminazione dei popoli oppressi del pianeta. 

Dal 2001 mantiene i contatti con gli esuli democratici del Laos (in particolare con il Mouvement Lao pour les Droits de l'Homme MLDH - www.mldh-lao.org), per organizzare eventi per far conoscere la situazione del Paese e sostenere la democrazia, la riconciliazione, la libertà di espressione e di religione nell’area (ultimo, in ordine di tempo, il convegno “Il caso Laos: ancora silenzio sui diritti umani violati”, del dicembre 2012, nella Sala Viglione di Palazzo Lascaris, con Vanida S. Thephsouvanh, la presidente del Movimento Lao per i diritti umani, ricevuta poi anche dal sindaco Piero Fassino).

Nel 2007 viene approvata all’ONU la prima Risoluzione per la moratoria delle esecuzioni capitali nel mondo, campagna alla quale ha partecipato fin dall’inizio della sua militanza politica.

Dal 2008, a titolo volontario, collabora attivamente con l’Associazione radicale Adelaide Aglietta di Torino (di cui più volte ha fatto parte della Giunta di segreteria - www.associazioneaglietta.it), partecipando alla realizzazione di manifestazioni, eventi, conferenze stampa, incontri pubblici sui diritti fondamentali violati, anche in Italia; occupandosi, fra l’altro, dell’organizzazione di campagne in favore delle vittime di discriminazioni sessuali e dei diversamente abili.

Si è occupata della denuncia della deriva autoritaria della Russia di Putin, delle violenze del regime nella Libia di Gheddafi, nella Siria di Assad (sostenendo la campagna per la sua incriminazione per crimini di guerra e contro l’umanità), per la libertà in Tibet e la democrazia in Cina…

A fine 2014 ha organizzato, al Circolo dei Lettori, un convegno con il Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e altri esponenti politici e intellettuali sulla grave situazione in Ucraina.

Nelle ultime settimane ha partecipato a numerose iniziative contro il terrorismo internazionale di stampo fondamentalista per denunciare le violenze perpetrate in Europa come in Nigeria.

Si sta occupando attivamente di lanciare anche in Italia le campagne internazionali:

  • Find Sombath Somphone”, l’attivista democratico laotiano scomparso la sera del 15 dicembre 2012 e su cui è in corso una mobilitazione internazionale (su suo impulso, a 100 giorni dalla scomparsa, sono stati depositati un ordine del giorno in Consiglio regionale a prima firma Giampiero Leo e un ordine del giorno in consiglio comunale a Torino a prima firma Silvio Viale);
  • #‎FreeSavchenko, la pilota ed ex ufficiale dell'esercito ucraino Nadiya Savchenko, catturata nel giugno 2014 dai ribelli filorussi del Donbass, ingiustamente accusata dell'omicidio di due giornalisti – poiché la sua cattura è precedente alla loro uccisione – e attualmente detenuta nelle carceri russe; eletta nel parlamento del suo Paese a novembre 2014, è membro della delegazione ucraina all'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa; sta portando avanti uno sciopero della fame, iniziato a metà dicembre 2014, per affermare il proprio diritto a rientrare in Ucraina.

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I diritti del malato calpestati dalla legge 40

Luca Coscioni - Gio, 16/04/2015 - 16:50
I diritti del malato calpestati dalla legge 40www.internazionale.it16 Apr 2015Chiara LalliFecondazione assistita

Due giorni fa, la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita è tornata davanti ai giudici. Questa volta alla corte costituzionale è stato chiesto di valutare l’incostituzionalità del limite d’accesso alle tecniche riproduttive, consentito “solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico” (articolo 4, comma 1).

È l’ennesimo divieto irragionevole e insostenibile della legge 40 a essere sottoposto al giudizio di un tribunale. La corte ha rimandato i lavori alla settimana del 27 aprile.

Che cosa è stato contestato a questo requisito d’accesso? È stata contestata la violazione del diritto alla riproduzione cosciente e responsabile, all’autodeterminazione, alla possibilità di costituire una famiglia, alla salute della donna e della coppia, alla non discriminazione.

Il divieto di accedere alle tecniche e alla diagnosi genetica di preimpianto per chi non è affetto da sterilità, ma “solo” da una patologia trasmissibile, è un’irragionevole e sproporzionata compressione di un diritto soggettivo fondamentale e personale, un’illegittima interferenza nelle decisioni degli individui e una violazione del principio di parità di trattamento in condizioni analoghe. È abbastanza impressionante per un solo comma. Come si è arrivati fin qui?

Più di dieci anni fa la legge 40 ha stabilito che le tecniche riproduttive dovessero essere accessibili solo alle persone sterili o infertili, escludendo le persone fertili ma portatrici di patologie genetiche o di anomalie cromosomiche.

Una legge ha così vietato, senza alcuna ragione sensata, l’accesso a una tecnica disponibile e in grado di evitare la trasmissione di una malattia: la diagnosi genetica di preimpianto (Dgp), che permette di rilevare la presenza di alterazioni genetiche e cromosomiche negli embrioni prodotti in laboratorio e prima che siano impiantati. Vietando questa possibilità, la legge 40 ha negato a tante persone un’alternativa molto precoce alle diagnosi prenatali e a un eventuale aborto.

Come siamo arrivati alla corte costituzionale? Tramite il ricorso a vari tribunali e nel 2012 perfino alla Corte europea dei diritti umani, che ha condannato l’Italia nel caso Costa e Pavan: “Stante l’incoerenza del sistema legislativo italiano in materia di diagnosi preimpianto nel senso sopra descritto, la Corte ritiene che l’ingerenza nel diritto dei ricorrenti al rispetto della loro vita privata e familiare sia stata sproporzionata. Pertanto, l’articolo 8 della Convenzione è stato violato nel caso di specie”.

Tutti questi ricorsi sono storie di diritti negati e di rara insensatezza giuridica e morale. E questo perché?

Perché dal 2004 è vietato fare ricorso a una specifica tecnica (quella genetica di preimpianto) ma è permesso accedere a tecniche analoghe (quella osservazionale e quelle prenatali).

Perché questo divieto viola alcuni articoli della costituzione italiana, come il diritto alla salute e alle scelte riproduttive e alla non discriminazione, e gli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti umani che ribadiscono gli stessi princìpi.
Perché in questo modo si discrimina chi è portatore di una patologia: come si può giustificare l’esclusione di alcuni individui perché malati? Perché ci dovrebbe essere un divieto del genere? Cosa pensassero gli estensori della legge 40, e i suoi sostenitori, rimarrà sempre un mistero.

Perché si impedisce di scegliere come evitare la trasmissione di patologie perlopiù gravissime – come la Corea di Huntington, la fibrosi cistica, la talassemia – e si fa finta di non sapere che chi non vuole correre questo rischio se ne andrà altrove oppure abortirà. I costi individuali e collettivi saranno maggiori (l’amniocentesi è a carico del sistema sanitario nazionale per le donne con più di 35 anni). E si porrà una questione morale davvero complessa, per chi abortisce un figlio voluto, al quarto o quinto mese di gravidanza, e anche per il feto: è meglio non impiantare un embrione o interrompere lo sviluppo di un feto di quattro o cinque mesi?

Perché si vieta il ricorso a una “indagine prenatale” avanzata e precocissima, rifiutando perciò tutte le tecniche che ci migliorano la vita.

Perché la Dgp è una di queste: una tecnica che migliora la vita e che non danneggia nessuno. Chi pensa che un embrione prodotto in laboratorio abbia dei diritti fondamentali, dovrebbe combattere per abolire tutte le tecniche riproduttive e tutte le diagnosi prenatali, e non solo una perché magari non ha capito ancora bene di cosa si tratta.

Chi invoca l’eugenetica dovrebbe ricordarsi che non stiamo parlando delle politiche naziste o sovraindividuali, che sacrificavano i diritti dei singoli in nome del bene del “tutto”, né di nulla di simile, ma di una scelta riproduttiva come molte altre legalmente permesse e moralmente ammissibili. Se la Dgp è “eugenetica” lo sono anche le diagnosi prenatali: vogliamo vietare anche queste? Vogliamo forse tornare al mistero della riproduzione, magari a quando i neonati morivano in percentuali altissime e il parto era molto rischioso? Bei tempi quelli, che nostalgia!

Perché Valentina e Fabrizio, promotori di uno dei procedimenti civili, senza la legge 40 avrebbero potuto scegliere se e come avere figli e se fare ricorso a una specifica tecnica. Con la legge 40 hanno tentato senza tecniche, Valentina è rimasta incinta e dopo un’indagine prenatale ha scoperto che il feto era malato. Ha abortito, correndo rischi non necessari e vivendo un dolore evitabile. Come Maria Cristina e Armandoe tantissime altre persone.

Perché non impiantare un embrione deve essere considerato almeno analogo all’aborto, permesso dalla legge italiana a tutela del preminente diritto alla salute della gestante: non sarebbe del tutto irragionevole vietare di anticipare la possibilità di evitare la trasmissione di una malattia, eliminando così i rischi fisici e psicologici di un aborto tardivo?

E per quale ragione si dovrebbe essere costretti ad avviare una gravidanza, portarla avanti per mesi, sottoporsi a un’indagine prenatale e poi eventualmente abortire? Lo si può scegliere, si può anche scegliere di non interrompere quella gravidanza, si può perfino decidere di non rischiare. Ma il verbo giusto è scegliere, non vietare. Non imporre a tutti qualcosa di irrazionale e moralmente ripugnante.

Possiamo solo confidare nella saggezza della corte, con la speranza che sarà ribadito questo concetto abbastanza elementare calpestato ciecamente dalla legge 40, ristabilendo così un principio giusto e giuridicamente coerente.

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Bolognetti: A Montemurro un consiglio comunale “aperto”, ma non troppo. Nel frattempo, emerge che nel 2014 la Regione aveva anticipato i contenuti dello “Sblocca trivelle”.

Radicali Italiani - Gio, 16/04/2015 - 11:24
16/04/15

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani e membro della giunta di Radicali Italiani:

"Come definire la decisione da Santa inquisizione petrolifera presa dal signor sindaco di Montemurro, che si è arrogato il diritto di censurare il mio intervento, togliendomi la parola e arrivando addirittura ad invocare l'intervento della forza pubblica? Questo è quanto accaduto nel corso del sedicente Consiglio comunale 'aperto', convocato per discutere la questione della reiniezione delle acque di produzione petrolifera nel Pozzo Costa Molina 2".

"'Aperto' a cosa? Al gioco delle parti? O forse 'aperto' al tentativo di nascondere una solare verità: a certi amministratori non importa nulla né della tutela ambientale, né della tutela della salute pubblica. Nella Valle del’Agip funziona così da sempre. L’unica cosa che conta davvero è la possibilità di sistemare clienti e famigli e trarre qualche misero vantaggio personale a discapito dell’interesse di tutti e delle future generazioni.

Se oggi la Basilicata é ridotta a depandance delle compagnie petrolifere, è proprio grazie ad un ceto partitocratico totalmente asservito agli interessi delle petrolobby".

"Più che in altre occasioni, a Montemurro, ho avuto la conferma che in certi contesti non può esserci spazio per la ricerca della verità. La verità farebbe emergere fino in fondo il livello di compromissione anche di alcuni presunti difensori dell’ambiente".

"Sarà un caso, ma il signor sindaco/podestà ha inteso togliermi la parola proprio mentre mi accingevo a ricordare l'inquinamento dell'area Pozzo Costa Molina 2 denunciato da Eni nel 2001".

"A testimoniare il livello di putrefazione raggiunto in Val d'Agri, il fatto che nessuno - e dico nessuno - abbia criticato l'arrogante decisione del primo cittadino di togliermi la parola".

"Se penso che a difendere salute e ambiente vengono chiamati personaggi che quando hanno 'lavorato' per Eni non si sono mai accorti dello stato delle matrici ambientali di alcune aree della Val d'Agri, rabbrividisco".

"Questa è la cifra di una regione sempre più vicina al Kazakistan, dove emerge che nel maggio del 2014 la Giunta guidata da Marcello Pittella aveva di fatto anticipato i contenuti dello “Sblocca trivelle”, fornendo la 'propria disponibilità' alla Joint-Venture Eni-Shell a 'consentire la presentazione di un’istanza al governo' per ottenere che le attività estrattive in Val d’Agri venissero dichiarate 'progetto di interesse strategico nazionale'. Nel verbale del “Comitato paritetico Regione-J.V. Eni-Shell” del 28 maggio 2014 infatti si legge che se la coltivazione di idrocarburi svolta in Basilicata venisse dichiarata progetto strategico, la decisione 'permetterebbe significative semplificazioni autorizzative'".

"Il contesto é questo e posso solo ribadire che la peggior forma di inquinamento in Basilicata è rappresentata dalla contaminazione di anime e coscienze".

GUARDA IL MOMENTO IN CUI VIENE TOLTA LA PAROLA A BOLOGNETTI

 

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Legge 40, Consulta rinvia verdetto su diagnosi preimpianto

Luca Coscioni - Gio, 16/04/2015 - 10:41
Legge 40, Consulta rinvia verdetto su diagnosi preimpiantoRepubblica15 Apr 2015Caterina PasoliniDiagnosi preimpianto

"Ancora un rinvio, non ci possiamo credere. Abbiamo sperato, atteso questo giorno per avere giustizia. E invece sono tre anni che aspettiamo inutilmente questa sentenza, e ogni giorno il sogno di un figlio sano si allontana. Basta, siamo sconcertate, sconfortate, come le centinaia di migliaia di coppie con problemi genetici che in Italia si sentono trattate dallo stato come cittadini di serie B, discriminate. Senza alcuna pietà per la nostra sofferenza".

I giudici della Corte costituzionale hanno dunque rimandato a una prossima seduta (la prima è in programma il 27 aprile) la decisione sull'accesso alla fecondazione assistita, e quindi alla diagnosi pre impianto, alle coppie affette da malattie genetiche. La legge 40 ora prevede infatti che la fecondazione assistita sia solo per le persone sterili, mentre quelle con malattie genetiche trasmissibili, ma fertili, sono escluse. Un divieto considerato da molti ingiusto, incostituzionale, discriminatorio.

"Certo, siamo fertili, possiamo rimanere incinte, e quando scopriamo al quarto mese che nostro figlio è affetto da malattie che non ne consentirebbero praticamente la sopravvivenza, siamo libere di abortire.
Questa è crudeltà mentale: noi chiediamo solo di poter accedere alla diagnosi pre impianto, in questo modo si trasportano in utero solo gli embrioni sani, con una possibilità di sopravvivenza". Valentina parla con tono pacato, ma il ricordo di un aborto al quinto mese, sola nel bagno di  un ospedale, e delle altre sei gravidanze mai andate oltre il terzo mese, le incrina la voce.

E a chi accusa di ricerca del figlio perfetto ribatte Maria Cristina che con Valentina e i rispettivi compagni ha presentato i ricorsi ora in giudizio davanti alla Consulta grazie agli avvocati Baldini e Gallo ed all'associazione Coscioni. "Qui non si tratta di volere un bambino perfetto, non si parla di occhi azzurri o capelli biondi, ma di un figlio che possa vivere. E questo non glielo posso garantire per via naturale: sono portatrice sana di distrofia muscolare, una malattia degenerativa che colpisce progressivamente tutti i muscoli, fino ai polmoni".

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Una lotta radicale, un libro radicale, un sito radicale. Apre: www.moriredipetrolio.it

Radicali Italiani - Mer, 15/04/2015 - 20:08
15/04/15

Da qualche giorno è attivo il sito internet www.moriredipetrolio.it, strumento di informazione e di iniziativa politica che documenta la lotta trentennale dei radicali cremonesi contro l'inquinamento ambientale, economico, sociale e politico.

Nella home page del sito sono evidenziati: il testo integrale della sentenza emessa il 18.7.2014 dal giudice Guido Salvini nei confronti dei massimi manager della multinazionale del petrolio Tamoil Raffinazione s.p.a.; il reportage televisivo di Natasha Lusenti “Gli orfani della raffineria” andato in onda il 29.2.2012 su La7; il calendario delle presentazioni del libro di Sergio Ravelli “Morire di petrolio, edito da Reality Book.

Dalla prima pagina del sito è possibile accedere ai link relativi:

  • agli audio video delle presentazioni del libro;
  • agli audio video delle conferenze e assemblee pubbliche;
  • alla rassegna fotografica relativa a manifestazioni, conferenze stampa, sit-in;
  • ai materiali militanti (dossier e volantoni);
  • alla rassegna stampa.

La documentazione messa a disposizione racconta la storia di un piccolo gruppo di persone che per trent'anni hanno chiesto protezione e attenzione per le persone e per l'ambiente. Una lotta tenace, fino a sollecitare e difendere la tenuta di un processo che oltre alle pene detentive ha riconosciuto al Comune un milione di euro per danni subiti. Tutto questo solo grazie al fatto che un cittadino si è sostituito allo stesso Comune, che non voleva costituirsi parte civile.

Un sito quindi per cittadini consapevoli e militanti ambientalisti, ma anche magistrati, avvocati, geologi e tecnici in genere che si occupano di ambiente.

Per informazioni scrivi a: Maurizio Turco | Sergio Ravelli.

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Corte Costituzionale: udienza pubblica sulla regolamentazione della fecondazione assistita (Legge 40/2004)

Luca Coscioni - Mer, 15/04/2015 - 11:45
Corte Costituzionale: udienza pubblica sulla regolamentazione della fecondazione assistita (Legge 40/2004)Radio Radicale14 Apr 2015Diagnosi preimpianto

Corte Costituzionale: udienza pubblica.

Giudice Relatore: Mario Rosario Morelli.  

Ricorrenti: Avvocato Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, e Avvocato Gianni Baldini, docente di Biodiritto presso l'Università di Firenze.

L'esame odierno riguarda l'accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita; in particolare il divieto per le coppie non affette da sterilità o infertilità, (pur se) portatrici di patologie geneticamente trasmissibili e la conseguente impossibilità per tali coppie di valersi della diagnosi e della selezione preimpianto, evitando la gravidanza naturale e l'eventuale aborto terapeutico.

Riascolta l'udienza:

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"Italia, impara dalla Germania. Là la ricerca è presa sul serio"

Luca Coscioni - Mer, 15/04/2015 - 11:35
"Italia, impara dalla Germania. Là la ricerca è presa sul serio"La Stampa15 Apr 2015Andrea GrignolioFinanziamenti ricerca

«Se nei casi di frode scientifica l`Italia dovrebbe sviluppare seri interventi restrittivi, nei casi d`eccellenza della ricerca è importante che incrementi i fondi e l`attenzione verso la scienza. Alla luce delle difficili condizioni in cui emergono le eccellenze sono stata delusa dal disinteresse e, mi permetto di dire, della poca competenza che gli ultimi governi hanno mostrato verso le innovazioni biomediche.»

A spiegarlo è Alison Abbott, firma di lunga data della rivista scientifica più celebre, «Nature». Tra gli ospiti del convegno «Etica della ricerca scientifica», organizzato all`Accademia dei Lincei, ha sottolineato le contraddizioni del sistema Italia, in cui non mancano le luci, come evidenzia l`editoriale del 24 febbraio, nel quale «Nature» ha lodato Elena Cattaneo per l`esito della vicenda Stamina e l`ideazione del primo farmaco a base di staminali per le ustioni della cornea, Holoclar, realizzato da Michele De Luca e Graziella Pellegrini.

Negli scandali medici italiani degli ultimi 50 anni - siero Bonifacio, metodo Di Bella e Stamìna - la politica ha avuto notevoli responsabilità e merito dell`Accademia dei Lincei è aver lanciato il dibattito sulla necessità di nuove regole: perché l`Italia è così soggetta alle derive antiscientifiche e quali possono essere i rimedi?

«Il fenomeno del negazionismo scientifico è diffuso, perché appartiene alla natura umana, ma penso che tra i compiti delle democrazie ci sia quello di proteggersi da questo irrazionalismo. Basti pensare agli antievoluzionisti negli Usa, ma per restare in Europa prendiamo il caso della Germania».

Lo spieghi.

«All`inizio del 2000 vi fu lo "scandalo Schòn": un giovane fisico, Hendrik Schòn, assunto dai prestigiosi Bells Labs americani, pubblicò una serie di articoli sui superconduttori che gli fruttarono diversi premi. Ma una scienziata di Princeton, Lydia Sohn, si accorse che due test, a temperature molto differenti, avevano lo stesso risultato, un`anomalia che sottopose agli editors di "Nature".

Controlli successivi mostrarono che non solo in quell`esperimento ma ín tutti quelli precedenti il fisico tedesco aveva manipolato i dati. Tutti gli articoli furono quindi ritrattati e l`università che gli aveva conferito il dottorato decise di ritirarglielo per condotta disonorevole. L`aspetto importante è che in Germania si aprì un ampio dibattito, che portò all`adozione di regole stringenti».

E anche lì c`è stato un «caso Stamina», non è così?

«Sì. Sempre a inizio 2000 un cardiologo tedesco iniziò a pubblicare esperimenti interessanti che sembravano dimostrare che le staminali derivate dal midollo spinale erano in grado di riparare alcuni danni al cuore. Ma anche in questo caso si scoprì che i dati erano stati alterati in ben 48 articoli».

In Germania, quindi, si è dimostrata una capacità di reazione anche basata su un senso di vergogna collettivo - che è essenziale per una democrazia, ma che l`Italia ha scordato.

«In Germania il sístema-Paese si è mostrato coeso, gli errori sono stati evidenziati dalla comunità scientifica, che ha isolato chi imbroglia, mentre le istituzioni hanno subito risposto, chiedendo maggiore trasparenza. La politica, quindi, non è dovuta intervenire!».

Oggi, comunque, a livello globale, gli scienziati sono talvolta visti con sospetto: sono sempre consapevoli delle conseguenze delle loro scoperte e delle loro responsabilità sociali?

«Una delle sfide sarà quella di intercettare l`approvazione pubblica. Si prenda il caso di Horizon 2020, il finanziamento-quadro dell`Ue che prevede, tra le linee di ricerca, gli studi sull`invecchiamento. Lo ritengo un giusto tentativo di dialogare con le esigenze della società, che diventa sempre più longeva. Mi pare chiaro che la società stessa non accetta la scienza solo perché lo dicono gli scienziati. E la scienza che deve creare le condizioni di benessere collettivo e, dunque, si tratta di qualcosa di molto più vasto dei dati che spesso vengono proposti per difenderla dagli antiscientisti».

Come pensa che cambierà la scienza nel XXI secolo?

«Sarà diversa nel metodo e nei contenuti. Per quanto riguarda il primo, ora disponiamo dei Big Data e questa massa di dati permette di porre domande e offrire risposte prima impossibili. Per quanto riguarda il contenuto, si sta passando dalla comprensione di come qualcosa funziona alla spiegazione del perché funziona. È significativo l`esempio del cervello: si intensificano le ricerche su mente e coscienza. Una questione tradizionalmente speculativa inizia a essere affrontata con approccio biologico».

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Droghe, Renzi abbandoni Serpelloni

Luca Coscioni - Mer, 15/04/2015 - 11:23
Droghe, Renzi abbandoni SerpelloniIl Manifesto15 Apr 2015Stefano Anastasia, Stefano Cecconi, Riccardo De Facci, Patrizio Gonnella, Leopoldo Grosso, Luigi Manconi, Ivan Novelli, Massimo Oldrini, Marco Perduca, Andrea Pugiotto, Maria StagnittaPolitica

Se ce lo consentissero le migliaia di persone perseguitate ingiustamente (incarcerate o anche solamente limitate nei loro diritti civili a forza di sanzioni amministrative), potremmo dire che il peggio che ci resta della peggiore stagione proibizionista è in quella protervia tecnocratica con cui per sei anni è stato gestito e affondato il Dipartimento delle Politiche Anti-droga presso la Presidenza del Consiglio dei ministri: le relazioni al Parlamento svuotate di contenuti, le conferenze nazionali ridotte a misere farse, le Regioni esautorate, i finanziamenti ai servizi accentrati e occultati.

Di tutto questo è stato responsabile, politicamente, il sedicente "tecnico" Giovanni Serpelloni, al vertice del DPA dal 2008 al 2014 per volontà di Carlo Giovanardi. Cancellata la legge dalla Consulta, congedato Serpelloni, pensavamo che si potesse aprire una nuova pagina nella politica sulle droghe, ma ecco che da un recesso della storia una mano si allunga nel presente e cerca in sede giudiziaria una improbabile rivincita.

Decideranno i giudici, chiamati maldestramente in causa. A noi il dovere di denunciare l'ennesima prova di arroganza, al Governo in carica la responsabilità di distinguersene. (Ste. Anast.)

Al Presidente del Consiglio Renzi e al Capo Dipartimento delle Politiche Anti-droga, Dott.ssa Patrizia De Rose.

«Mercoledì 22 aprile presso la prima sezione civile del Tribunale di Roma inizierà il processo contro Franco Corleone per una accusa di diffamazione intentata dall`ex Capo del Dipartimento delle politiche antidroga Giovanni Serpelloni, in relazione a una intervista data ai giornali locali del Gruppo Espresso nell`ambito di un`inchiesta sulle spese del Dipartimento politiche antidroga.

Franco Corleone, attualmente Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana, è stato a lungo parlamentare e per cinque anni sottosegretario alla Giustizia, impegnato con passione e determinazione sui temi del diritto e del carcere. Da trent`anni si occupa della politica delle droghe e per noi è sempre stato un punto di riferimento.

L`enormità del risarcimento richiesto, trecentomila curo, dà la misura del carattere intimidatorio della citazione in giudizio, fatta quando ricordiamo - il dr. Serpelloni aveva ancora responsabilità di vertice nell`amministrazione pubblica e si faceva assistere dall`avvocatura dello Stato.

Si tratta di una grave azione che colpisce il diritto di critica, nel caso di specie una legittima contestazione dei criteri di conduzione delle politiche antidroga da parte del dr. Serpelloni, che allora come oggi Franco Corleone e i promotori dì questo appello considerano autoreferenziale e senza controllo. Ma dal 17 luglio 2013, giorno in cui e iniziata la causa, tutto è cambiato.

La legge Fini-Giovanardi, la cui applicazione era all`origine della polemica politica, è stata cancellata in seguito a una sentenza di incostituzionalità da parte della Consulta. Il dr. Serpelloni è stato allontanato dalla responsabilità del Dipartimento Anti-droga ed è tornato nella sua sede di lavoro, la Asl 20 di Verona (che poi ne sia stato licenziato per giusta causa qui non ci interessa).

Quel che è in gioco non è l`esito del processo, siamo infatti convinti che non potrà che essere affermata l`innocenza di Corleone e la legittimità del suo comportamento, ma la libertà di critica e la condivisione di una cultura del confronto da parte delle istituzioni pubbliche.

Il Presidente del Consiglio e la nuova responsabile del dipartimento antidroga sono certamente a conoscenza della questione e non possiamo credere che condividano questa azione legale carica di intransigenza ideologica e di intimidazione. li codice di procedura civile indica loro la strada per chiudere una vicenda assai imbarazzante.

Chiediamo a Matteo Renzi e a Patrizia De Rose di compiere un atto di discontinuità attraverso una indicazione chiara all`Avvocatura dello Stato di non interesse al proseguimento della causa e la conseguente rinuncia agli atti in giudizio. Serpelloni sia lasciato solo in questa pretestuosa, temeraria e intollerante iniziativa giudiziaria».

(Stefano Anastasia, Stefano Cecconi, Riccardo De Facci, Patrizio Gonnella, Leopoldo Grosso, Luigi Manconi, Ivan Novelli, Massimo Oldrini, Marco Perduca, Andrea Pugiotto, Maria Stagnitta)

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Fecondazione, la Consulta esamina gli ultimi divieti

Luca Coscioni - Mer, 15/04/2015 - 11:11
Fecondazione, la Consulta esamina gli ultimi divietiIl Manifesto15 Apr 2015Eleonora MartiniDiagnosi preimpianto

LEGGE 40 • Diagnosi preimpianto vietata alle coppie fertili. Attesa per oggi la sentenza della Corte

L'impossibilità di accedere alla diagnosi preimpianto per le coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche è uno degli ultimi divieti rimasti ancora in piedi della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita (Pma) che potrebbe essere spazzato via dalla Corte costituzionale oggi stesso.

Dopo l'udienza pubblica tenuta ieri mattina, i giudici della Consulta hanno esaminato - rinviando però il voto ad oggi - la questione di costituzionalità sollevata dal tribunale di Roma in seguito al ricorso presentato da due coppie fertili che non riescono ad ottenere le indagini prenatali di cui necessitano per evitare ulteriori aborti, assistite dagli avvocati Filomena Gallo e Gianni Baldini del'Associazione radicale Luca Coscioni.

Un divieto «che esiste solo nel nostro Paese» e che è «incostituzionale», secondo i ricorrenti, perché impone una «chiara disparità di trattamento in base alla gravità della patologia», permettendo «a chi è infertile di fare la diagnosi preimpianto e a chi è fertile no».

L'avvocatura dello Stato, per la prima volta in una trentina di passaggi davanti alle corti italiane e al terzo davanti alla Consulta, non si è costituita in difesa della norma. Il che lascia prevedere un ulteriore smantellamento da parte dei giudici costituzionalisti della legge-manifesto voluta dagli oltranzisti cattolici, come d'altra parte impone anche una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo.

Se ciò avverrà, forse oggi stesso, della legge 40 rimarranno da smantellare solo altri due divieti: quello di accesso alla fecondazione assistita per le donne single e le coppie omosessuali, e il divieto di ricerca scientifica sugli embrioni sul quale dovrà pronunciarsi entro il 2015 la Cedu.

«La Corte di Strasburgo - spiega l'avvocato Baldini - ha gia condannato l'Italia per l'assoluta irragionevolezza e incoerenza di un sistema normativo che vieta la diagnosi preimpianto alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche, ma consente poi l'aborto terapeutico. E ora è sotto osservazione da parte del Comitato dei ministri».

Purtroppo però in dieci anni e sette governi nessun legislatore ha mai neppure avanzato una timida proposta di riforma della normativa sulla fecondazione artificiale lasciando ai giudici il peso di ristabilire la legalità costituzionale, onde evitare le ire vaticane.

Così, la Corte costituzionale nel 2009 ha abolito il divieto di produrre più di tre embrioni, l'obbligo di impiantare insieme tutti quelli prodotti, e il diniego alla crioconservazione anche davanti a rischi per la salute della donna. Nel 2014 invece è caduto il no all'eterologa.

La causa proposta ieri alla Consulta nasce dal ricorso di due coppie portatrici di gravi malattie genetiche trasmissibili incompatibili con la vita. Entrambe le coppie hanno dovuto subire aborti che avrebbero potuto essere evitato potendo accedere alla diagnosi preimpianto. In uno dei due casi, la donna, che è al di sotto dei 30 anni ed è quindi nel pieno dell'età fertile, ha subito cinque aborti di cui quattro spontanei.

«Queste coppie non hanno il requisito dell'infertilità e non possono avere accesso alla Pma - ha spiegato l'avvocata Gallo davanti alla Consulta - Ma la diagnosi preimpianto è ormai assimilabile a tutti gli esami prenatali, come le ecografie, le villocentesi o le amniocentesi».

Attesa per oggi la sentenza della Corte su quella che la segretaria dell'Associazione Coscioni ha definito «una irragionevole e sproporzionata soppressione di un diritto soggettivo».

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Pannella audito al Senato sul diritto alla conoscenza

Radicali Italiani - Mer, 15/04/2015 - 02:06
15/04/15

Da AdnKronos: Mercoledì 15 aprile, alle 13.30, la commissione Diritti Umani del Senato, ascolterà in audizione Marco Pannella sul diritto alla conoscenza.

L'audizione si svolge nell'ambito dell'indagine conoscitiva sui livelli e i meccanismi di tutela dei diritti umani vigenti in Italia e nella realtà internazionale.

(Sai-pol/AdnKronos)

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Ostia. Magi: Bene rimozioni dei cancelli, accesso al mare deve essere consentito h24 per 12 mesi l'anno. Ora controlli su planimetrie e revoche

Radicali Italiani - Mar, 14/04/2015 - 18:45
14/04/15

Dichiarazione di Riccardo Magi, consigliere comunale a Roma e presidente Radicali italiani, e Alessandro Capriccioli, segretario di Radicali Roma:

"L'iniziativa di oggi a Ostia, che ha visto la rimozione di tre cancelli delle concessioni balneari, è ottima e in linea con quanto avevamo richiesto: non aprire 'nuovi' varchi pubblici, ma rendere pubblico e accessibile tutto l'anno ogni varco alla spiaggia già esistente, e quindi tutti gli accessi in corrispondenza delle 67 concessioni".

"Per questo è fondamentale che nell'ordinanza del sindaco sia previsto in modo esplicito l'obbligo di consentire l'accesso al mare 12 mesi l'anno e 24 ore al giorno, a prescindere dagli orari di apertura dei servizi".

"Adesso la vera sfida per l'amministrazione è verificare cosa è stato costruito sulle spiagge dai concessionari a partire da muri e recinzioni e confrontare la realtà con le planimetrie ufficiali. Ci sarà sicuramente molto lavoro da fare con serietà fino alle revoca delle concessioni, come prevede la leggi di fronte ad abusi facilmente dimostrabili".

 

Guarda la video inchiesta realizzata da Radicali Roma nell'estate del 2014, che mostra il trattamento che deve subire un cittadino se vuole andare sulla spiaggia.

 

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