Radicali

Chi parla di sfratto è in malafede. Emma Bonino assente da anni. Gli altri rivendicano lotte diverse da quelle del Partito

Partito Radicale - Ven, 17/02/2017 - 17:01
17/02/2017

Dichiarazione di Maurizio Turco, rappresentante legale del Partito Radicale: 

16 febbraio 2017 - In merito al testo "Per la continuità e la forza delle nostre lotte radicali", diffuso da poche ore dai dirigenti di Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni, Certi Diritti e Non c'è pace senza giustizia, dichiara Maurizio Turco, rappresentante legale del Partito Radicale: 
"Fatta eccezione per uno dei firmatari del testo in questione, tutti gli altri,  in quanto iscritti al Partito Radicale, sono intervenuti al 40° Congresso del Partito radicale convocato nel carcere romano di Rebibbia lo scorso settembre  e tutti loro hanno presentato una mozione respinta dai 2/3 dei votanti. 
Successivamente, i Congressi delle associazioni, che li hanno eletti quali dirigenti, hanno stigmatizzato le scelte del Congresso del Partito Radicale.
Questi fatti, uniti al titolo "Per la continuità e la forza delle nostre lotte radicali", smentiscono la teoria dell'espulsione e dello sfratto, a cui giornalisti e giornali compiacenti hanno dato voce e credibilità; al contrario, oggi è evidente - ma lo era già da diversi anni -  la rivendicazione dell'autonomia delle "loro" lotte che sono diverse da quelle deliberate dal Congresso del Partito Radicale, e concorrenziali alla campagna di iscrizione del Partito Radicale stesso, che, se non raggiunge i 3000 iscritti entro 2017, chiude".

E a chi sulla stampa continua a parlare di espulsioni e sfratti, Maurizio Turco risponde, in linea con quanto dichiarato in una intervista ad Affari Italiani: 
"Per sfrattare bisogna occupare un luogo e Emma Bonino sono diversi anni che non frequenta le sedi politiche del Partito Radicale, congresso compreso. Gli spazi occupati dalle associazioni sono occupati in virtù del fatto che il Partito Radicale si è indebitato per consentirgli di fare iniziative politiche anche a discapito della propria. Ma ora il Partito non può più permettersi di aumentare il debito, pertanto sarà la lista Pannella ad assumersi l'onere della sede. Avremo bisogno di spazi per la costituenda Fondazione Marco Pannella e per le numerose realtà associative che si stanno costituendo intorno agli obiettivi stabiliti dal Congresso".

 

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ITALIA/ONU: IL PARTITO RADICALE SOSTIENE LA CANDIDATURA ITALIANA AL CONSIGLIO DIRITTI UMANI DELL’ONU

Partito Radicale - Gio, 16/02/2017 - 19:02
16/02/2017

Il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, che nel suo ultimo Congresso svoltosi nel carcere di Rebibbia a Roma ha fissato tra i suoi obietti quello di contribuire allo sviluppo e avanzamento della campagna per la transizione verso lo Stato di Diritto attraverso l'affermazione in sede ONU del diritto alla conoscenza, annuncia il pieno sostegno alla candidatura italiana al Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite.

I coordinatori della Presidenza del Partito Radicale, Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio D’Elia e Maurizio Turco, hanno in proposito dichiarato: “Mettiamo a disposizione la forza e le relazioni del Partito Radicale, insieme a quelle di Nessuno tocchi Caino e del Global Committee for the Rule of Law-Marco Pannella, per portare al successo la candidatura italiana al Consiglio Diritti Umani che consideriamo coerente con il nostro impegno per la tutela dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di Diritto. Siamo consapevoli – hanno proseguito i dirigenti del Partito Radicale – dei risultati ottenuti insieme al Governo italiano, a partire dalla moratoria universale delle esecuzioni capitali ed il tribunale penale internazionale, e vogliamo continuare a collaborare in questo senso, con costanza e tenacia, affinché Stato di Diritto e Diritti Umani siano una realtà globale.”

A tal proposito e per portare al successo la candidatura italiana, i coordinatori della Presidenza del Partito Radicale “chiedono al Governo italiano, a partire dal Ministro degli Esteri, un incontro per conoscere la road map del Governo e concordare azioni coerenti e convergenti da parte nostra”.

Bernardini, Casu, D’Elia e Turco hanno concluso affermando: “Riteniamo che l’Italia, fulcro del Mediterraneo le cui problematicità saranno al centro della politica internazionale per decenni, debba nuovamente sedere al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU per promuovere la grande alternativa della promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di Diritto quale unico contenimento all’egemonia dei totalitarismi e fondamentalismi sempre più in voga”.

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Maurizio Turco : Pensavamo di stare sulla stessa barca, non sapevamo però che qualcuno aveva il salvagente e altri no

Partito Radicale - Gio, 16/02/2017 - 18:46
16/02/2017

Bufera Radicali tra debiti e appetiti del brand. La verità raccontata da Turco. 

Di Valentina Renzopaoli, Affari Italiani, 16 febbraio 2017. 

Radicali sfrattati dal Partito. “Ma quale sfratti ed espulsioni: per sfrattare è necessario che qualcuno occupi ed Emma Bonino, sono anni che non frequenta il Partito, congresso compreso. La questione è profondamente politica. Il Partito Radicale non può essere un “brand” per fare i propri interessi”.

Maurizio Turco, presidente della Lista Pannella, proprio non ci sta a passare per colui che si autoproclama erede di “beni al sole” che non esistono. E sceglie affaritaliani.it per spiegare cosa è realmente accaduto in casa Radicale.

Maurizio Turco, allora è vero che il Partito Radicale sfratterà dalla sede di Torre Argentina Bonino, Magi, Cappato e gli altri?
“Ma quale sfratto! Per sfrattare bisogna occupare un luogo e Emma Bonino sono diversi anni che non frequenta le sedi politiche del Partito Radicale, congresso compreso. Gli spazi occupati dalle associazioni sono occupati in virtù del fatto che il Partito Radicale si è indebitato per consentirgli di fare iniziative politiche anche a discapito della propria. Ma ora il Partito non può più permettersi di aumentare il debito, pertanto sarà la lista Pannella ad assumersi l'onere della sede. Avremo bisogno di spazi per la costituenda Fondazione Marco Pannella e per le numerose realtà associative che si stanno costituendo intorno agli obiettivi stabiliti dal Congresso”.

Senta, mi racconta cosa è successo?
“Il Partito ha un contratto di affitto per la sede di via di Torre Argentina con una società Spa che ovviamente non fa beneficenza. Nel 2015 era stato annunciato con largo anticipo che al 31 dicembre 2015 si sarebbe dovuto lasciare la sede per una questione di insostenibilità economica e finanziaria. Successivamente è stato comunicato che il Partito si sarebbe assunto l'onere di prorogare fino al 31 dicembre 2016. Poi ulteriormente prorogato al 28 febbraio 2017.
Il 1 settembre nella relazione al Congresso Nazionale avevo rilevato che sino ad allora non c'era stata una parola da parte delle associazioni "sul fatto che il Partito dal 31 dicembre dello scorso anno (cioè del 2015) ha disdetto il contratto di affitto della sede. Poi lo scorso 22 novembre, è stato mandato a tutto l'indirizzario una nota per spiegare quanto sarebbe accaduto. La lunga lettera della scorsa settimana che ha fatto così tanto clamore quindi non può essere certo considerata un fulmine a ciel sereno”.

Ma di quali associazioni parliamo?
“Parliamo innanzitutto di Radicali Italiani e dell'Associazione Coscioni costituite politicamente e finanziariamente dal Partito Radicale, che in questi mesi hanno a loro volta organizzato i propri congressi prendendo decisioni alternative in termini di agenda politica e contestando la delibera votata dagli iscritti presenti al Congresso del Partito Radicale”.

Cosa è stato stabilito dal Congresso?
“Il Congresso di settembre ha stabilito la linea e gli obiettivi politici del Partito e prendendo atto che condizione minima, tecnica e politica, per l’esistenza e l’attività del partito è il rientro dal debito e pone l’obiettivo del raggiungimento di 3000 iscritti nel 2017 e altrettanti nell’anno successivo. Il Congresso ha deliberato che laddove non si raggiungano i 3000 iscritti, siano attivate tutte le procedure atte alla liquidazione dell'attività del partito”.

A quanto ammonta il debito?
“Il Partito Radicale al 31 dicembre registra un passivo di 778mila euro a cui aggiungere un credito inesigibile di 207.000 euro per un totale di 985.000 euro. E nessuno si occupa di chi paga la luce, il telefono, l'affitto, nonostante alcune associazioni abbiamo bilanci opulenti”.

A chi si riferisce scusi?
“Abbiamo appreso casualmente che negli ultimi quindici mesi tra Associazione Coscioni e Non c'è Pace senza Giustizia e sia stata finanziata con 450mila euro dalla Fondazione Soros, di cui Bonino è membro dal luglio 2015. Di questi soldi, il partito non ha mai avuto notizia e quindi visto un euro. Pensavamo di stare sulla stessa barca, non sapevamo però che qualcuno aveva il salvagente e altri no”.

Quindi la vicenda dello sfratto non è vera?
“Le informazioni diffuse, soprattutto dopo un articolo apparso sul Corriere della Sera a firma Trocino, danno l'idea di una storia raccontata senza aver neanche letto la lettera. In sostanza, si inventa la storia dello sfratto, si capovolge il senso attribuendoci concetti espressi da altri. Rivendicazioni che vengono spacciate per supposizioni. Soprattutto l'operazione del Corsera ha violentato i fatti politici per derubricarli a fatti personali e spoliticizzarli. In realtà la frattura è solo e soltanto politica: i dirigenti delle associazioni non partecipano da anni alle riunioni del Partito Radicale. E l'agenda politica che queste associazioni hanno deliberatamente adottato è tutt'altra cosa rispetto agli obiettivi del Partito. A partire dalla soluzione prospettata per l'Europa”.

Senta Turco, lo sa che l'impressione che si ha dall'esterno è che il Partito si stia polverizzando?
“La verità è che stiamo facendo l'ultimo tentativo per salvare il Partito con le sue speranze e le sue ragioni, a dispetto di chi le ha già abbandonate. Qualcuno si è addirittura sbilanciato a confessare che ciò che gli interessa è il “brand Radicale”. E questo è inammissibile”.

Facciamo ancora una volta i nomi?
“Perché no: questa frase l'ha pronunciata l'ex segretario e pluri-parlamentare Roberto Cicciomessere”.

Il Partito Radicale si presenta alle prossime elezioni?
“Il Partito Radicale ha previsto espressamente nel proprio statuto che "non partecipa a competizioni elettorali" e questo sin dal 1989”.

Ma in realtà è successo qualche volta...
Dopo il 1989 è successo nel 2016 per le comunali di Roma e Milano. E' stata una violazione della prassi che vigeva dal 1989, ovvero che le decisioni si prendevano insieme e che le liste potevano certamente avere al proprio interno radicali ma non essere denominate in modo tale da mettere in discussione e in pericolo il connotato del Partito. E' successo semplicemente che quattro persone, Emma Bonino insieme a segretario, tesoriere e presidente di Radicali Italiani un giorno hanno convocato una conferenza stampa e presentato un simbolo con la scritta radicali e quattro striscette colorate. A Milano al primo turno hanno presentato esposti sostenendo che Sala era incandidabile ed Emma lo ha addirittura diffidato da usare foto insieme scattate durante l'Expo; al secondo turno lo hanno sostenuto e Sala ha nominato la Bonino "ministro degli Esteri di Milano" e nominato un assessore all'open data. Questo è un lungo rosario di fatti politici che si vorrebbe farli passare per personali”.

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PARTITO RADICALE: AD AMBROGIO CRESPI AFFIDATA LA CAMPAGNA DI COMUNICAZIONE PER LE ISCRIZIONI AL PARTITO RADICALE

Partito Radicale - Gio, 16/02/2017 - 11:29
15/02/2017

Il Partito Radicale, Nonviolento, Transnazionale e Transpartito ha deciso di affidare ad Ambrogio Crespi – regista del docu-film “Una ferita italiana” su Enzo Tortora e del docu-film “Spes contra spem – Liberi dentro” sull’ergastolo ostativo – la comunicazione della campagna iscrizioni che ha l’ambizioso obiettivo di 3000 iscritti entro l’anno ed altrettanti nel 2018 quale condizione per la prosecuzione della vita del Partito di Marco Pannella.

I coordinatori della Presidenza del Partito Radicale, Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio d’Elia e Maurizio Turco hanno dichiarato: “Ringraziamo Ambrogio Crespi per aver accettato – a titolo gratuito – la responsabilità della comunicazione della campagna di iscrizioni al Partito Radicale che, nel suo ultimo Congresso tenutosi nel carcere di Rebibbia a Roma, ha preso atto che condizione minima, tecnica e politica, per la propria esistenza ed attività è il raggiungimento di 3000 iscritti nel 2017 e altrettanti nell’anno successivo. Un obiettivo difficile – hanno detto i quattro dirigenti del Partito Radicale – dal quale dipende la prosecuzione della battaglia storica di Marco Pannella per l’amnistia e l’indulto quale premessa indispensabile per una Giustizia giusta improntata al diritto penale minimo, che sia resa in tempi equi e ragionevoli, da giudici terzi ed imparziali, equidistanti tra accusa e difesa, oltre che quelle per l’abolizione dell’ergastolo ed il superamento del 41 bis, per lo Stato di Diritto, gli Stati Uniti d’Europa ed il riconoscimento del Diritto Umano alla Conoscenza, senza il quale sarebbe meramente declamatorio o illusorio ogni obiettivo di riforma e soluzione ai problemi del nostro tempo e delle nostre società.”

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Il crinale tra vita e morte del Partito Radicale, di Laura Arconti, militante, iscritta al Partito Radicale

Partito Radicale - Mar, 14/02/2017 - 18:37
14/02/2016

Il corpo fisico del patriarca giace nel cimitero di Teramo, e nessuno dei suoi figli ha venduto la primogenitura: tanto meno alcuno l’ha comprata. Non ci sono beni materiali da spartire: il lascito è un patrimonio sconfinato di lavoro, di pensiero, di fatica, di metodo, che ha costruito la storia del Partito Radicale ed ha scritto pagine di Storia italiana e mondiale.

Nei primi tre giorni dello scorso settembre si è tenuto nel carcere di Rebibbia – evento storico inaudito ed unico, all’interno di un Istituto di pena – il 40° Congresso straordinario del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito.  Un Congresso eccezionale per molti motivi, non solo per il luogo, ma perché è stato convocato, a norma di Statuto, da un numero elevatissimo di iscritti al Partito: dunque un Congresso “di base”, un Congresso a richiesta popolare.

A quel Congresso sono state presentate e discusse due Mozioni: ha prevalso al voto, con la maggioranza qualificata dei due terzi degli iscritti presenti, la Mozione che si pone l’obiettivo politico di continuare le lotte di Marco Pannella: per l’affermazione dello Stato di Diritto, per il riconoscimento universale del diritto umano e civile alla conoscenza; per la riforma della Giustizia e dell’ordinamento penitenziario, partendo da un primo provvedimento urgente di amnistia e indulto; per il superamento dell’ergastolo ordinario ed ostativo; per gli Stati Uniti d’Europa, secondo la visione del Manifesto di Ventotene firmato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.  Nel fissare questi obiettivi, peraltro, la Mozione del 40° Congresso straordinario prescrive tassativamente la chiusura del Partito Radicale se entro il 31 dicembre 2017 non si conseguirà l’iscrizione di almeno tremila aderenti, e se queste iscrizioni – o altrettante - non saranno confermate nel successivo anno 2018.

Negli ultimi quindici anni, a spese del Partito Radicale e della Lista Pannella, sono state create e finanziate varie organizzazioni di ispirazione radicale, nate in occasione di specifiche campagne; è nella prassi radicale creare una associazione di scopo, che deve raggiungere obiettivi predeterminati e poi cessare: come è accaduto, tanto per fare un esempio, con la Lega Italiana per il divorzio.  Anno dopo anno, queste organizzazioni si sono invece strutturate a modo proprio, con agende politiche ed elettorali opposte a quelle del Partito Radicale e contrarie ai loro stessi Statuti, che erano stati stilati in coerenza con lo Statuto del Partito Radicale.

Attivissimi nel sollecitare ed ottenere presenze sui media, questi compagni si preoccupano di render note le proprie iniziative aggettivandole con un generico “radicali” – dando a credere, con ogni documento e dichiarazione o comunicazione, di aver “sostituito” il Partito Radicale.  Di più, l’attività indipendente - e via via sempre più antitetica nei confronti del Partito Radicale - condotta dal Movimento “Radicali Italiani” e da “Associazione Luca Coscioni”, come da altre associazioni minori, non è stata seguita da analoga assunzione di responsabilità finanziaria: tutto si è sempre svolto a spese del Partito Radicale e di Lista Pannella.

Il Partito Radicale è il partito a cui - per Statuto - può iscriversi chiunque, e nessuno gli chiederà da dove viene, dal momento che ha scelto di percorrere il nostro stesso cammino verso il comune obiettivo deciso dalla maggioranza in Congresso, nel rispetto dei Diritto e della nonviolenza.  Le centinaia di iscritti che si sono fatti carico della responsabilità di convocare il 40° Congresso straordinario (chi scrive è fra i convocatori) hanno assistito desolati e profondamente feriti ai comportamenti sempre più gravi ed incalzanti dei gruppi e delle associazioni che un tempo facevano parte del Partito Radicale ma che via via stanno assumendo vita propria non più coerente con i loro originali fini costitutivi ed i loro stessi Statuti.

«Attendevamo da molto tempo che si facesse giorno, eravamo sfiancati dall’attesa» scrisse molti anni fa il Nobel Josè Saramago a Luca Coscioni, mentre nasceva l’Associazione che porta tuttora i suo nome: ebbene, noi convocatori del 40° Congresso ci sentivamo così, nell’attesa che si facesse chiarezza.

Finalmente ieri i sedici membri della Presidenza del Congresso del Partito Radicale hanno inviato agli iscritti ed a tutti i nominativi dell’indirizzario storico una lunga lettera che descrive fatti e documenti qui riassunti soltanto “per titoli”.

Molti ritengono che qualunque mezzo sia ammesso, quando è necessario raggiungere un obiettivo. Marco Pannella ci ha insegnato invece che i mezzi prefigurano i fini. Mezzi poco limpidi qualificano bensì l’obiettivo, ma soprattutto qualificano coloro che tali mezzi hanno pensato e scelto.

L’intento della Presidenza del Congresso Radicale, nell’ufficializzare la loro lettera, è quello di fare chiarezza. D’ora innanzi, in aggiunta agli avversari politici esterni ed alla sordità della maggior parte dei media, il Partito Radicale dovrà affrontare il “fuoco amico” di coloro che si dicono radicali ma da anni lavorano alla separazione da Marco Pannella e dal Partito Radicale, con l’intento di sostituirlo sulla scena politica italiana.  Sarà una lotta dura ma è necessario affrontarla, perché la posta in gioco è la vita del Partito Radicale.

La lettera chiarificatrice della Presidenza segna il crinale tra la vita e la morte del Partito di Marco Pannella: tremila iscritti, o tutto diventerà soltanto Storia passata. Chi scrive, dopo mezzo secolo di militanza leale e silenziosa, incarna la dignitosa mendicità radicale e chiede iscrizioni: perché vuole che il Partito Radicale continui a vivere ed operare e non diventi soltanto Storia scritta. 

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Rita Bernardini in sciopero della fame dal 5 febbraio per l’Amnistia, l’indulto, la riforma della giustizia e del carcere

Partito Radicale - Lun, 13/02/2017 - 17:13
13/02/2017

Dalla mezzanotte di domenica 5 febbraio, Rita Bernardini, coordinatrice della presidenza del Partito Radicale, ha ripreso lo sciopero della fame per l’Amnistia, l’indulto, la riforma della giustizia, la rimozione di tutto ciò che rende illegale l’esecuzione penale, ivi compresi l’ergastolo ostativo e il 41- bis.

La finalità principale dello sciopero è quello di chiedere ancora una volta che la discussione e l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario sia estrapolata dal ddl penale, di cui il Senato dovrebbe riprendere l’esame tra non meno di dieci giorni. La richiesta dei radicali ha un senso ben preciso: la delega sull’ordinamento penitenziario non è divisiva e trova l’appoggio di gran parte dell’opposizione, mentre la riforma complessiva del processo penale trova ostacoli non solo dall’opposizione ma anche all’interno della stessa maggioranza. Il ddl predisposto – da tempo dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, infatti, ha avuto un percorso così tormentato che quando la settimana scorsa è finalmente tornato nell’agenda di Palazzo Madama alcuni esponenti dell’opposoizione hanno dato per scontato che la scelta nascondesse uno stratagemma del Pd per precostituire l’occasione di un incidente in Aula e aprire una crisi di governo. Sospetto avanzatop tra gli altri dalla presidente del gruppo Misto Loredana De Petris. 

Lo sciopero della fame è una battaglia intrapresa dall’esponente radicale che si inserisce in quella più generale sul sistema carcerario. In un anno ci sono stati 2500 detenuti in più e i numeri ci dicono che il sovraffollamento è in ripresa. Secondo gli ultimi dati del Dipartimento di amministrazione penitenziaria ci sono 55.381 detenuti su una capienza massima di 50.174 posti. Solo 42 carceri su 191 risultano non sovraffollate. Il trend è in crescita. Partendo dal 31 dicembre 2013 con 62.536 detenuti, si arriva nel 2014 a 53.623, e si scende ancora ai 52.164 nel 2015. Ma dal 2016 la situazione è cambiata e i numeri riprendono a crescere: dai 52.164 detenuti di fine 2015, si è passati a 54.072 del primo semestre del 2016, fino ai 54.653 del secondo semestre. Il sovraffollamento però, come già si è visto, continua a salire anche con il nuovo anno arrivando a 55.381 demai tenuti. Anche i dati sulle detenute madri, nel raffronto statistico tra dicembre 2016 e gennaio 2017, indicano un valore in aumento: quello dei bambini in carcere. A fine dicembre le donne recluse erano complessivamente 37 con 33 figli al seguito, mentre alla fine di gennaio del nuovo anno, le donne recluse in totale sono 35 con 40 figli. Altro problema che non si riesce a sanare è la situazione sanitaria. Il 78 per cento dei ristretti è affetto almeno da una condizione patologica, di cui almeno il 40 per cento una patologia psichiatrica. L’aumento di tale patologia è esponenziale anche perché le Rems – strutture nate come alternativa agli ospedali psichiatrici giudiziari non bastano e tanti malati sono in carcere nonostante la loro incompatibilità. Altro dato preoccupante riguarda l’aids. I nostri penitenziari sono delle vere e proprie bombe epidemiologiche. Solo nel corso del 2015, all’interno degli istituti penitenziari italiani, sono transitati quasi centomila detenuti. Sulla base di numerosi studi nazionali, si stima che cinquemila di essi fossero positivi al virus Hiv, 6500 portatori attivi del virus dell’epatite B e ben venticinquemila coloro che erano già venuti a contatto con l’agente che provoca l’epatite C. Altro problema è il mancato funzionamento della magistratura di sorveglianza in molti Istituti. Ciò provoca ritardi delle risposte alle istanze riguardanti la concessione della liberazione anticipata, della detenzione domiciliare, dei rimedi risarcitori e dei permessi premio. Senza dimenticare la carenza di organico presso gli uffici di esecuzione penale esterna ( Uepe). Troppo pochi sono gli assistenti sociali e psicologi. Ciò equivale a non conseguire una serie di attività ed interventi, tra cui il controllo, il consiglio e l’assistenza, mirati al reinserimento sociale dell’autore di reato e volti a contribuire alla sicurezza pubblica riducendo la recidiva.

Rita Bernardini con il suo sciopero della fame chiede che si affronti questa emergenza che l’indulto e l’amnistia appaiono sempre di più dei provvedimenti indispensabili per ristabilire la legalità all’interno dei penitenziari italiani. Nel frattempo, stasera alle 21, alla trasmissione Radio Carcere condotta da Riccardo Arena, verranno date le informazioni per una mobilitazione generale della comunità penitenziaria, dell’associazionismo, delle istituzioni e dei familiari e amici dei detenuti.

(testo estratto da: Il Dubbio

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Il dubbio: Rita Bernardini sciopero della fame from Francesco D'Ambrosio
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I mezzi prefigurano i fini. Alle iscritte ed iscritti, a chi è già stato iscritto e a chi si iscriverà al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito del 2017

Partito Radicale - Ven, 10/02/2017 - 10:43
10/02/2017

Quale Presidenza del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, riteniamo doveroso ed urgente informarti di una grave, ma necessaria e non più rinviabile, decisione che abbiamo dovuto assumere al fine di tentare di scongiurare, letteralmente, la morte del Partito che, come saprai, si determinerà qualora non riuscissimo ad essere almeno in 3000 (iscritti) entro il dicembre del 2017.

Riteniamo doveroso informarti preventivamente affinché, debitamente al corrente, ti possa formare una tua opinione e conseguentemente possa compiere le tue scelte.

E’ difatti molto probabile che a seguito delle iniziative che ci siamo assunti l’onere di portare avanti ci saranno delle reazioni ed è possibile che tutto questo, ove arrivi alle tue orecchie attraverso forzature, mezze verità, ambiguità, ti lasci disorientato, se non sconcertato.

Per questo abbiamo deciso di scriverti, per metterti a conoscenza di ciò che accadrà e delle ragioni che sono alla base del nostro agire quale Presidenza del Partito Radicale. Un agire mosso dalla ferma volontà di fare tutto ciò che è doveroso e possibile per tentare di salvare la vita e perciò le battaglie e gli obiettivi politici del Partito Radicale di Marco Pannella.

Occorre chiarezza, per gli iscritti e per gli “iscrivendi”, partendo dai fatti, oggettivi, così come si sono verificati. Occorrerebbe poter spiegare ciò che accade ed è accaduto a quante più persone possibile; ma insomma, come la nostra storia insegna, la stampa e la Tv italiana non hanno mai tollerato la presenza di noi Radicali ‘scostumati’, dei Radicali di Marco Pannella, ad iniziare dallo stesso Marco, insopportabile con la sua continua denuncia del Regime partitocratico.

La prima questione che viene posta in queste occasioni, allorquando è sul tavolo una scelta difficile, anche dolorosa, è se sia o meno conveniente, opportuna. Se sia “saggia”.

Di fronte a questi dubbi, da quando il Partito Radicale esiste, la risposta di Marco Pannella è sempre stata: sì, è opportuno; non solo è giusto, necessario, ma è urgente, e perfino “con-vincente”, se non ci si vuole rassegnare alle mere “convenienze”. Perché, ci ha sempre insegnato Pannella, il fine non giustifica i mezzi; piuttosto sono i mezzi che qualificano e prefigurano i fini.

Il Partito Radicale, difatti, non è, non vuole essere e non è mai stato un partito ideologico. Non per un caso, il Partito Radicale nel suo Statuto – modello di organizzazione politica unico al mondo – non ha un solo articolo nel quale siano specificati scopi e/o obiettivi, che – al contrario - sono il dato costituente di qualsiasi altra organizzazione. Una ragione c’è: da quando il Partito Radicale esiste è stato ben chiaro che tutto si fonda sulla “regola” dello stare insieme.

E la regola è una: il Congresso, a cui partecipano per diritto tutti gli iscritti al Partito (Partito a cui chiunque si può iscrivere; a nessuno può essere rifiutata l’iscrizione; nessuno può essere espulso), è il “luogo” in cui vengono decisi scopi ed obiettivi politici. È nel dibattito congressuale, e nel voto finale, che il Partito Radicale prende vita. O, magari, morte. 

Questa è la regola. 

Ed è questa regola, insieme alla mozione congressuale approvata dai 2/3 dei partecipanti al 40° Congresso Straordinario di Rebibbia e alla responsabilità che abbiamo nel tentare di realizzarla, che riteniamo qualifichi il nostro agire come opportuno, necessario, urgente.

E’ la vita del nostro Partito, dello strumento principale delle nostre lotte, ad essere in gioco.

Allora occorre fare chiarezza.

Ai più attenti osservatori delle cose e del mondo Radicale non sarà sfuggito come già da almeno tre anni, prima della scomparsa di Marco, si fosse determinata una frattura tra coloro che ritenevano che i Radicali dovevano seguire vie altre da quelle indicate da Marco e coloro che invece ritenevano e ritengono di condividere l’analisi del Regime e le principali battaglie da opporre allo stesso, a partire dalla centralità della battaglia sulla giustizia giusta, con la sua appendice carceraria e sul diritto alla conoscenza.

Questa frattura ha avuto un suo momento importante nel Congresso del Movimento Radicali Italiani del 2015, che ancor oggi nel suo Statuto reca la dicitura ‘soggetto costituente il Partito Radicale’ e che, con ovvio giubilo dei vincitori, non condividendo l’analisi e l’agenda indicata da Marco, elesse una dirigenza coerente con i fini altri da quelli sino ad allora dati per condivisi nel nostro stare insieme.

Legittimo, ci mancherebbe altro.

Sennonché se con Marco vivo l’imperativo era smarcarsi da un Pannella troppo ingombrante – basti ricordare l’episodio del rifiuto di presentare nel 2013 le Liste Bonino/Pannella, con il “suggerimento” di presentare le Liste Bernardini/Pannella e che letteralmente costrinse a ridosso del voto ad inventarsi le Liste Amnistia Giustizia e Libertà con le ovvie conseguenze dal punto di vista elettorale – con Marco morto e con le celebrazioni che i media di regime hanno tributato al non più pericoloso Pannella vivo, la corsa è stata a ‘riaccreditarsi’, grazie a media compiacenti e pronti, quali Radicali, Ultimi Radicali, Liste Radicali, Segretari dei Radicali, Iscritti Radicali, e così via.

E così mentre prima si ravvisava la necessità, ad esempio, di raccogliere le firme per i referendum o per le proposte di legge sotto vessilli diversi da quelli Radicali (Roma si muove, Milano si muove, ecc.) per il dichiarato timore che con i vessilli Radicali, troppo identificati con Pannella, le firme non si raccogliessero, poi si è arrivati, con Marco morente, a presentare Liste elettorali recanti il nome Radicali, sempre a Roma e Milano, in violazione della regola stabilita all’art. 1 dello stesso Statuto di Radicali Italiani ed all’insaputa del Partito Radicale e di tutti gli altri soggetti differenti da coloro che quella decisione avevano preso.

Finalmente la settimana scorsa, durante una riunione reperibile nel sito di “Radio Radicale”, un membro della Direzione di “Radicali Italiani” ha sintetizzato in modo cristallino quanto da tempo già evidente a chi vive intensamente il mondo radicale: parlando al plurale, e senza che nessuno dei presenti lo abbia contestato o si sia dissociato da quella rivendicazione, ha affermato che quello che avevano costruito in anni, e che continuavano a costruire era né più né meno che l’essersi “assunti la responsabilità personale, politica di entrare prima in collisione con lo stesso Marco Pannella … e poi con un pezzo di partito radicale. Questa compiaciuta rivendicazione non è stata contestata da nessuno dei presenti: nessuno dei componenti della Direzione o del Comitato Nazionale di Radicali Italiani si è dissociato. Nessuno ha obiettato a questa “assunzione di responsabilità”. Un silenzio che equivale ad assenso, condivisione.

Sennonché, anche volendo ammettere che con le collisioni si riesca davvero a costruire qualcosa, piuttosto che a distruggere, almeno dal Congresso di Rebibbia, la collisione non è più con “un pezzo di partito radicale”, bensì con il Partito nella sua interezza, se è vero, com’è vero, che l’intero Partito si ritrova intorno alla mozione approvata dai congressisti che diventa, per l’appunto, la mozione del Partito, di tutto il Partito.

* * *

Noi riteniamo di avere una precisa responsabilità nei confronti del Partito Radicale: la responsabilità di tenere vivo il Partito Radicale, di tenere viva la storia del Partito Radicale e di tutti i militanti che hanno collaborato alla realizzazione delle proposte di Marco Pannella, di realizzare gli obiettivi che il Congresso ha votato a Rebibbia.

Per far fronte a questa responsabilità occorre fare delle scelte radicali, anche, anzi sicuramente, dolorose.

Crediamo anche che sia opportuno, necessario e giusto che tu sia messo in condizione di comprendere quali sono le ragioni che ci hanno condotto a fare le scelte che di qui a breve ti illustreremo e per consentirti di comprendere abbiamo il dovere di non nascondere, di non occultare la realtà.

L’impresa potrebbe essere improba, dolorosa, soggetta a incomprensioni, lunga e faticosa da chiarire e spiegare, non certo solo attraverso questa lettera, ma tutto ciò non può per noi diventare un alibi per rassegnarsi all’ineluttabile: la morte del Partito Radicale.

Nonostante l’impegnativo obiettivo da raggiungere per consentire al Partito più antico della Repubblica di non morire, nonostante questo Partito sia il Partito di quel Marco Pannella celebrato alla sua morte, nonostante la straordinaria mobilitazione nelle carceri dove i detenuti continuano a richiedere l’iscrizione al Partito Radicale, persiste da parte dei media di regime la conventio ad excludendum nei confronti dei Radicali, almeno di quelli “scostumati” che continuerebbero a rappresentare, con le loro proposte, con le loro iniziative, con il loro modo di fare politica, quello scandalo n integrabile di cui ha scritto e detto Pier Paolo Pasolini.

Nonostante la straordinaria mobilitazione necessaria a far vivere il Partito e le sue battaglie, difatti, a noi non vengono concessi inviti in tv, copertine di giornali e interviste sulla qualunque. Altri Radicali imperversano sui media, ma sono impegnati a promuovere altro e/o altri, non certo la vita e le lotte del Partito Radicale.

Il Partito Radicale non ha più neppure un addetto stampa e la gestione dei social network è, al momento, nonostante lo sforzo militante di diversi compagni, assolutamente inadeguata allo scopo.

Lo sappiamo, ne siamo consapevoli, ma anche questa situazione è frutto di quello che, come andremo a spiegare, consideriamo il tradimento delle ragioni costitutive di alcuni dei soggetti inizialmente nati, intorno al Partito Radicale, come soggetti ‘di scopo’.

* * *

Agli iscritti al Partito Radicale del 2016 riuniti in Congresso straordinario sono state presentate due mozioni; ha prevalso con i 2/3 dei voti la mozione che si pone come obiettivi politici il perseguimento delle lotte: (i) per l’affermazione dello Stato di Diritto e il Diritto umano e civile alla conoscenza, in Italia e ovunque; (ii) per la riforma della Giustizia e il suo epilogo carcerario, a partire dall'Italia, individuando come priorità l’Amnistia e l’Indulto, l’approvazione della legge di riforma dell’ordinamento penitenziario e il superamento del regime del 41 bis e del sistema dell’ergastolo, a partire da quello ostativo; (iii) per gli Stati Uniti d'Europa, quelli prefigurati nel Manifesto di Ventotene da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni.

La Mozione approvata prescrive – senza alcuna rete di “protezione” – la chiusura del Partito Radicale se entro il 2017 non si conseguirà l’obiettivo di almeno 3.000 iscritti, da confermare nel 2018.

E’ una mozione frutto del lavoro degli ultimi dieci anni di vita politica di Marco Pannella e di coloro che intorno a Marco si sono ritrovati nel denunciare l’immonda condizione della giustizia e delle carceri – un sistema, quello giudiziario, che dovrebbe garantire giustizia e che invece produce solo la costante, intollerabile, violazione dei diritti umani fondamentali – e nel prefigurare la codificazione a livello sovranazionale del diritto umano alla conoscenza, quale fondamento e fondamentale presupposto della democrazia e della libertà.

Dieci anni nei quali, a spese del Partito Radicale e della Lista Pannella, sono state fornite ad organizzazioni volute, fondate e finanziate dal Partito Radicale tutti gli strumenti necessari perché potessero operare. Organizzazioni nate in occasioni di campagne specifiche, e che al raggiungimento dell'obiettivo, come prassi radicale, avrebbero dovuto sciogliersi: in passato è accaduto, per esempio, con la Lega per il divorzio, o con altre associazioni promosse per sostenere specifiche campagne.

Queste organizzazioni si sono strutturate in modo indipendente, hanno proprie agende politico/elettorali in conflitto con quelle – e con la stessa ragion d’essere – del Partito Radicale; si dannano l’anima per essere ammesse, con i volti del loro gruppo dirigente, oltre che nei salotti tv, ai tavoli della politica partitocratica di uno degli schieramenti in campo.

Per questo hanno dato vita ad un conflitto, come oggi rivendicato nelle loro sedi istituzionali, con Marco Pannella e con pezzi del Partito Radicale.

Ribadiamo, tutto questo è politicamente legittimo, come sono legittime le ambizioni personali dei singoli, tuttavia, riteniamo, non in nome del Partito Radicale, non a costo della morte del Partito Radicale!

Perché questo va accadendo. Va accadendo che la maggior parte degli italiani neppure sanno della mobilitazione in corso per far vivere il Partito Radicale, mentre sanno e pensano, indotti da media compiacenti e social network usati con abilità professionali, che i Radicali, gli ultimi Radicali, i Segretari dei Radicali sono quelli delle elezioni Romane o Milanesi, quelli delle copertine dei giornali, delle ospitate in TV, delle interviste sulla qualunque. E questi Radicali, quelli del conflitto con Marco Pannella, oggi non solo non danno conto, in tv o sui giornali, del conflitto pure da loro determinato, ma neppure salta loro in mente di far conoscere agli italiani la situazione e le battaglie del Partito Radicale o di sollecitare iscrizioni al Partito di Marco Pannella, che anzi, per quanto appresso chiariremo, quel che avviene è esattamente il contrario essendo l’obiettivo quello di sottrarre iscrizioni al Partito Radicale.

Alla rivendicata indipendenza politica, però, sino ad oggi, è stata affiancata una vita organizzativa solo in parte indipendente: le spese della struttura in cui operano, sono ancora, come negli ultimi dieci anni, prevalentemente a carico del Partito Radicale.

Radicali Italiani, difatti, come le altre organizzazioni di quella che era la cd. Galassia radicale, era “ospitata” con altre nella sede del Partito Radicale che si fa carico delle spese di affitto, luce, spese telefoniche, condominiali e, fino al 2015, di personale.

Per mantenere tutto ciò, di cui le associazioni “ospitate” beneficiavano e a tutt’oggi beneficiano – potendo con ciò convogliare tutti i propri introiti per sostenere iniziative politiche ed avere strutture dedicate – il Partito Radicale tratteneva le quote delle iscrizioni cosiddette “a pacchetto”: in dieci anni questo sistema ha portato il Partito Radicale a cumulare un complessivo debito, per le spese di struttura, appunto, di circa un milione di euro.

Lo slogan che aveva accompagnato il “fiorire” e il dare vita ad organizzazioni finalizzate a specifiche campagne politiche era quello di "marciare separati per colpire uniti"; allora si dava per scontato che era il Regime quello che si doveva colpire, mentre oggi, è un dato di fatto, chi viene ad esserne colpito è il Partito Radicale.

Abbiamo la responsabilità di evitare, con te se vorrai, che il Partito Radicale muoia sotto questi colpi.

* * *

Un confronto tra la mozione "costitutiva" del Movimento Radicali Italiani, approvata dal primo congresso del luglio 2002 a Roma, e quella dell’ultimo congresso del 2016 è plasticamente esemplificativo della situazione che si è venuta a determinare in seguito al conflitto voluto, costruito, dal gruppo dirigente di Radicali Italiani:

Radicali Italiani "decide di mobilitarsi da subito per un pieno successo della seconda sessione del Congresso del Partito Radicale, transnazionale e transpartito, soggetto motore della lotta organizzata per l’affermazione della vita, del diritto e della libertà in ogni parte del mondo, a cominciare dall’istituzione della Organizzazione Mondiale della Democrazia auspicata da Emma Bonino”. (mozione 2002)

Radicali Italiani "Prende atto della mozione approvata dal 40° Congresso straordinario del Partito radicale che prevede, tra le altre cose, la sospensione della parte dello Statuto relativa ai soggetti costituenti e ribadisce la necessità di riconquistare la vita politica e democratica del Partito Radicale innanzitutto attraverso iniziative transnazionali di Radicali Italiani, l’invito al tesseramento e la promozione di un coordinamento aperto ai soggetti dell’area." (mozione 2016)

Quindi, Radicali Italiani è stato fondato per essere il soggetto che in Italia organizza le lotte del Partito Radicale (mozione 2002); ma se il Partito Radicale delibera, in Congresso, con la mozione votata dai 2/3 dei congressisti di uno dei congressi più partecipati nella storia del Partito Radicale, di continuare a voler attuare “l'agenda Pannelliana” non gradita al gruppo dirigente di Radicali Italiani, allora sarà Radicali Italiani a mascherarsi da Partito Radicale, ad assumerne le sembianze, da ciò il farsi carico di iniziative transnazionali e il farsi promotore di un coordinamento tra le altre associazioni che con Radicali Italiani hanno condiviso il percorso degli ultimi tre anni (mozione 2016)

E siamo al 29 gennaio 2017, quando il Comitato Nazionale di Radicali Italiani delibera, per raggiungere i propri obiettivi, di voler conseguire, non 2.000 o 2.500, ma – guarda caso – 3.000 iscritti entro dicembre 2017, lo stesso obiettivo di 3.000 iscritti deliberato dal Partito Radicale nel Congresso di Rebibbia, con una sola differenza: che il Partito Radicale chiude se non li raggiunge, mentre Radicali Italiani sopravvive anche se non li raggiunge.

Un chiaro obiettivo concorrenziale che conta, letteralmente, sulla confusione volutamente creata – mai Radicali Italiani, in circa 17 anni di vita, ha sentito la necessità di individuare il proprio obiettivo annuale di iscritti in 3.000 – e che è volto anche a far fallire quello dei 3.000 iscritti al Partito Radicale e, con ciò, determinare la sua chiusura.

Fatto è che decine di persone in carne e ossa, purtroppo sollecitate da telefonate a dir poco ambigue provenienti dalla sede del Partito Radicale, si sono iscritte a Radicali Italiani pensando così di essersi iscritte al Partito Radicale e dato che per il Partito Radicale anche una sola tessera può determinare la differenza tra vivere o morire è chiaro che, quale Presidenza, abbiamo il dovere di assumere ogni decisione necessaria a scongiurare future ‘confusioni’.

In passato la confusione esistente tra soggetti dell’area radicale – certo di non facile decifrabilità per molti – era un valore persino positivo rispetto ad un movimento che nel suo complesso si ritrovava nell’analisi politica, negli obiettivi, nelle battaglie condivise: "marciare separati per colpire uniti".

Oggi la confusione è per il Partito Radicale un disvalore e mentre il Partito Radicale non dispone di strumenti per far fronte a questo deficit di chiarezza, di trasparenza e di informazione, la sensazione chiara che dall’altra parte, forti della compiacenza dei media e dell’uso massiccio dei social network, si giochi sempre di più – come dimostra la circostanza per la quale improvvisamente RI ha deciso di fissare in 3000 l’obiettivo per le iscrizioni nel 2017 – a determinarla.

Da ultimo, ma non per ultimo, è bene sapere che sempre Radicali Italiani trattiene da alcuni anni circa 60mila euro di quote iscrizione al Partito Radicale, versate tramite i conti postali o bancari di Radicali Italiani.

La situazione, ridotta ai minimi termini è questa: chi, nato per costituire il Partito Radicale è maturato nel suo contrario, ha pur sempre tutta la libertà di fare quello che vuole, come vuole, con chi vuole, ma non può pretendere di farlo a spese – economiche e politiche – del Partito Radicale, della sua storia, della sua continuità ed attualità politica, della sua vita.

Un altro esempio: se Radicali Italiani, per sostenere la battaglia sulla legalizzazione delle droghe leggere, decide di nascondere completamente le disobbedienze civili di Rita Bernardini, di Laura Arconti, di Marco Pannella (che per questo hanno subito decine di processi, hanno inanellato condanne e assoluzioni gravide di conseguenze in termini giuridici) e decide di regalare un “semino” di cannabis, specificando che “non si tratta di un reato” è ovvio che lo possa fare, meno ovvio è che lo faccia utilizzando ancora le strutture e i mezzi del Partito Radicale, e sicuramente meno leale è che lo faccia dichiarando alla stampa di regime una continuità con le azioni nonviolente Radicali di disobbedienza civile. La disobbedienza civile di Rita Bernardini – piantagione e distribuzione gratuita di chili di marijuana ai malati che non hanno accesso ai farmaci cannabinoidi – è un reato a costo della galera, quella del semino innocente di Radicali Italiani è “disobbedienza civile a buon mercato”.

* * *

Alla luce di quanto abbiamo solo sommariamente cercato di spiegarti, come già annunciato nell'ultima riunione della Presidenza del Partito Radicale, disponibile sul sito di “Radio Radicale”, al fine di scongiurare che questo stato di cose possa continuare e concorrere con la morte del Partito Radicale, ti informiamo che la sede sarà nella disponibilità del Partito Radicale fino alla fine del mese di febbraio. Dal 1° marzo passerà alla Lista Pannella e questo comporterà una redistribuzione degli “spazi” disponibili, tra la stessa Lista, il Partito, e le sole associazioni impegnate nella realizzazione degli obiettivi congressuali stabiliti nella mozione generale del Partito Radicale.

Al tempo stesso cercheremo di affittare a prezzi di mercato parte del secondo piano, per reperire risorse utili all'attività politica, oggi affidata alla militanza, al volontariato e a mezzi di fortuna.

Inoltre, verrà a breve ridiscusso il palinsesto di “Radio Radicale”, unico media praticato dai Radicali “scostumati” con l'obiettivo di potenziare la presenza del Partito Radicale, per il raggiungimento dell'obiettivo vitale dei 3000 iscritti, e degli altri punti approvati con la mozione di Rebibbia.

* * *

Per far vivere il Partito Radicale abbiamo urgente bisogno del tuo aiuto, della tua iscrizione, del tuo contributo. Non è la prima volta che accade. La nostra è una onorevole “mendicità”, come diceva spesso Pannella, che per il Partito si è spogliato di ogni suo avere; una “mendicità” di cui si può essere orgogliosi e fieri, ma che al tempo stesso può essere motivo e causa della nostra morte, e soprattutto della morte delle cause e degli obiettivi che ci siamo posti.

Se non corriamo il rischio di farcela, avremo la certezza che tutto sarà perduto.

Era prevedibile? Era previsto!

Pannella nel 1978, rivolgendosi all'allora gruppo dirigente ebbe a dire: “non possiamo non prevedere fin d’ora - pena la morte politica di tutti noi - che si tenterà di separare, di annettere, di integrare qualsiasi radicale che proponga in modo non scostumato, cioè secondo il costume di classe del potere, e quindi con costumi omogenei a quelli del potere, quello che insieme abbiamo imparato e a cui stiamo dando corpo”.

Per parte nostra, possiamo promettere e assicurare che continueremo ad essere, in questo senso, “scostumati”; per questa “scostumatezza”, come in passato, si verrà colpiti e attaccati e cercheranno di annichilirci in ogni modo. Con una differenza, rispetto ad altre volte: i “colpi” verranno non solo dal Regime, ma anche, e con maggiore determinazione e violenza, da chi anela ad accostarsi al Regime “con educazione”, fino ad esserne ammesso a farne parte. A ciascuno il suo.

 

Matteo Angioli, Angiolo Bandinelli, Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maurizio Bolognetti, Antonella Casu, Antonio Cerrone, Deborah Cianfanelli, Sergio D'Elia, Maria Antonietta Farina Coscioni, Mariano Giustino, Giuseppe Rossodivita, Irene Testa, Maurizio Turco, Valter Vecellio, Elisabetta Zamparutti.

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GIUSTIZIA. LE IMPORTANTI E SIGNIFICATIVE DICHIARAZIONI DEL GIUDICE GUIDO SALVINI. ANCHE IN ITALIA, COME A BERLINO, CI SONO GIUDICI

Partito Radicale - Ven, 03/02/2017 - 11:49
03/02/2017

Dichiarazione di Valter Vecellio, componente della presidenza del Partito Radicale: 

“Si cercavano, da tempo, magistrati capaci di dire quello che è giusto dire, capaci di mettere il dito sulla piaga sanguinante. Pochi, ma ne abbiamo trovati. Uno di questi magistrati è il dottor Guido Salvini. Esemplare, per chiarezza – in ogni senso – l’intervista rilasciata al quotidiano “Il Dubbio”. Il dottor Salvini è come il ragazzo che svela la nudità del re, da tutti visibile, da quasi tutti ignorata: parla dello sgomento percepito dai suoi colleghi “per l’accorciarsi del tempo del proprio prestigio e potere personale”. Denuncia la pericolosità della “giustizia spettacolo e degli show in televisione che partono già all’inizio dell’indagine e rischiano di condizionarne gli sviluppi”. Ci ricorda come “non si parla mai, quasi nessuno lo sa, delle centinaia di magistrati che svolgono funzioni giurisdizionali ridotte perché fanno parte delle numerose strutture di supporto che il CSM ha voluto”.

Non possiamo che ringraziare il dottor Salvini per quello che dice, per come lo dice. Lo ricordiamo magistrato onesto e coraggioso, capace di condurre a buon fine inchieste delicate e complesse come quelle sulla strage di piazza Fontana o il mega inquinamento Tamoil a Cremona denunciato dai radicali e in particolare da Maurizio Turco e Sergio Ravelli.

Al dottor Salvini chiedemmo una volta se avesse mai incontrato ostacoli, da parte dei servizi segreti, nel suo lavoro. La risposta fu secca: “Sì, all’inizio. Dopo dai miei colleghi”. Una franchezza, un’onestà intellettuale rara, e che comunque ci fa dire, come il famoso mugnaio di Postdam, che non solo a Berlino, ma anche in Italia, ancora – e nonostante – ci sono dei giudici capaci di essere tali.

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Commemorazione di Ernesto Rossi nel 50° anniversario della morte (9 febbraio 2017)

Partito Radicale - Lun, 30/01/2017 - 17:30
30/01/2016

Giovedì 9 febbraio 2017. 

FIRENZE – ROMA - INTRA. 

Il Partito Radicale nel 50° della scomparsa di Ernesto Rossi. 

 

FIRENZE ore 11 * Cimitero di Trespiano, omaggio alla Tomba di Ernesto. 

Partecipano:

  • Rita Bernardini, già Deputata, Presidenza del Partito Radicale
  • Maurizio Buzzegoli e Massimo Lensi, direttorio associazione radicale Andrea Tamburi di Firenze
  • Bernardo Fallani, assessore Comune di Pelago

 

ROMA ore 18 * Via di Torre Argentina 76. 

Partecipano:

  • Angiolo Bandinelli, già Deputato, tra i fondatori del Partito Radicale
  • Fabrizio Cicchitto, Deputato e Presidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari
  • Vittorio Emiliani, autore di Cinquantottini, già Deputato e Direttore de Il Messaggero
  • Peppino Loteta, giornalista
  • Maurizio Turco, già Deputato, Presidenza del Partito Radicale
  • Valter Vecellio, giornalista, Presidenza del Partito Radicale

Modera:

Alessio Falconio, direttore di Radio Radicale

 

INTRA ore 21 * Aula consigliare del Comune – Palazzo Flaim. 

Partecipano:

  • Lorenzo Strik Lievers, docente universitario, già Senatore radicale
  • Antonella Braga, storica, saggista

Introduce: Gianpiero Bonfantini, Partito Radicale

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Inaugurazione Anno Giudiziario 2017. Dichiarazione di Maurizio Bolognetti

Partito Radicale - Lun, 30/01/2017 - 17:25
30/01/2016

"Non si corregge l'immoralità solo con le prediche e gli articoli dei giornali. Bisogna che la prima ad essere corretta sia la vita pubblica: ministri, deputati, sindaci, consiglieri comunali, cooperatori, sindacalisti diano l'esempio di amministrazione rigida e di osservanza fedele ai principi della moralità" - Luigi Sturzo. 

IL MINISTRO RISCALDATO E I VELENI DI REGIME 

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Membro della Presidenza del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito

Avrei voluto confrontarmi con il Palazzo(di Giustizia) per poter dire, in sede di inaugurazione dell'Anno Giudiziario, che la relazione del Ministro Orlando ha il sapore di una minestra riscaldata e che dalla stessa emerge l'assoluta inconsapevolezza della drammaticità in cui versa il nostro sistema giudiziario e il suo putrido percolato carcerario. Avrei voluto, per l'ennesima volta, sottolineare che l'Italia sul fronte giustizia-carceri-tutela ambientale e della salute umana continua ad essere, sul piano tecnico-giuridico, uno Stato canaglia. Al di là dei numeri, delle crude cifre, che in ogni caso raccontano una realtà che non corrisponde affatto alle parole pronunciate dal Ministro, l'amara verità è che nel nostro Paese continuiamo a violare gli articoli 27 e 111 della Costituzione della fu Repubblica italiana e le Convenzioni a tutela dei diritti umani. Permane la non ragionevole durata dei processi e le carceri continuano ad essere luoghi di tortura per l'intera comunità penitenziaria, ad iniziare da detenuti e Agenti di Polizia. Il sovraffollamento delle carceri c'è e permane, laddove, come ben dovrebbe sapere il Ministro, non si tratta solo di un problema di numeri, ma anche del rispetto di quel "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". L'amministrazione della giustizia continua ad essere una spada di Damocle calata sulla testa di ogni cittadino italiano e continuiamo a non affrontare il nodo gordiano rappresentato da riforme non più rinviabili(per esempio separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e abolizione del principio dell'obbligatorietà dell'azione penale). In questo Paese, consumato dall'anti Stato di diritto e dall'antidemocrazia, continuiamo a negare giustizia a imputati e vittime. In estrema sintesi, e per dirla con Marco Pannella, "occorre interrompere la flagranza di reato in atto contro i diritti umani e la Costituzione".

Avrei voluto poter prendere la parola in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario per poter ricordare a me stesso e a tutti, nel momento in cui si discute di depurazione e depuratori, che alcune decine di comuni lucani hanno contribuito all'apertura di una procedura d'infrazione nei confronti del nostro Paese, per la violazione della direttiva 91/271/CEE concernente il trattamento delle acque reflue urbane. Questo accadeva nel marzo del 2014! Ed è accaduto, perché un po' ovunque, dopo quasi 30 anni, non abbiamo rispettato i commi e gli articoli della sopra citata direttiva. Questo accade perché anche sul fronte della tutela ambientale siamo uno Stato canaglia, più volte condannato e richiamato dalle istituzioni comunitarie per il mancato rispetto di leggi poste a tutela di ambiente e salute.

Avrei voluto raccontare al Presidente della Corte d'Appello e al Procuratore Generale che in una Determina Dirigenziale, emanata dal Dipartimento Ambiente della Regione il 17 maggio 2006 e recante per oggetto "Approvazione della revisione del piano di monitoraggio della reiniezione delle acque di produzione mediante il pozzo Costa Molina2", l'Arpab chiede il monitoraggio anche delle Ammine Filmanti, assurte a star del circo mediatico all'indomani del cosiddetto Petrolgate. La mia sensazione è che tutti sapevano della reale composizione delle acque di strato fin dal 2006, ma nessuno ha mai fatto niente per intervenire.

E del resto, come ho più volte denunciato, nel verbale di una conferenza di servizio del 13 dicembre 2011, attinente "la condotta di reiniezione pozzo Costa Molina2", Arpab rappresenta agli uffici del Dipartimento Ambiente della Regione "che dall'esame della documentazione", fornita da Eni, emerge "l'utilizzo di alcune sostanze pericolose immesse nella condotta di reiniezione". La stessa Arpab, come risulta dai verbali, suggerisce "l'eventuale sostituzione" con sostanze "non pericolose". 

Avrei voluto poter prendere la parola per sottolineare, una volta di più, che l'aver autorizzato la reiniezione delle acque di produzione in una zona sismica è stato un atto scellerato, compiuto in aperta violazione di un allegato, tutt'ora vigente, della Delibera del Comitato dei Ministri, emanata il 4 febbraio del 1977, a tutela delle acque dall'inquinamento.

Avrei voluto confrontarmi con il Palazzo(di Giustizia) per poter dire che vogliamo sia fatta luce sull'inquinamento delle matrici ambientali nell'area della concessione di coltivazione idrocarburi Gorgoglione. E' inaccettabile che ad oltre 18 mesi da una contaminazione delle acque sotterranee, paradossalmente riscontrata dalla Total e accuratamente nascosta ai cittadini, non si conosca il responsabile dell'inquinamento ed Arpab non abbia effettuato i controlli richiesti nel 2015 dalla Provincia di Potenza.

Infine, ma non ultimo, avrei voluto segnalare le gravissime dichiarazioni rilasciate dalla ex senatrice Magda Negri, membro della Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti nel corso della XVI leg., che il 3 aprile del 2016, poche ore dopo la bufera scatenata dal "petrolgate", avverte l'urgenza di fare outing: "Sono molto stupita per questa inchiesta in Basilicata sugli scarti/reflui pericolosi dell'Eni, della Total che deve ancora incominciare ad operare. Dico questo, perché quando nella XVI legislatura io sono stata membro della Commissione Bicamerale per l'indagine della criminalità collegata alla raccolta dei rifiuti, mi sono occupata personalmente - e ho firmato un lungo lavoro durato più di tre anni - della Basilicata. Con grandi tecnici sono stata insieme ad altri in Basilicata e abbiamo sentito proprio tutti: gli amministratori, i Carabinieri del Noe, tutti i magistrati. Il problema che sembrava allora predominante era la sicurezza dei rifiuti atomici provenienti da una vecchia dismissione di materiale che proveniva dalla guerra dell'Iraq e dai rifiuti atomici degli ospedali[...]Per ciò che riguarda specificatamente i fanghi derivanti dagli idrocarburi c'erano state sì qualche protesta di qualche comitato, ma gli impianti Eni specialmente sembravano nella massima sicurezza. Specialmente il NOE, i Carabinieri, l'Arpab e i magistrati in Basilicata non ci sollevarono pressoché nessun problema".

Il 18 aprile 2016, ho inoltrato alla DDA e alla DNA un esposto-denuncia basato proprio sulle gravi dichiarazioni della ex senatrice, che nel gennaio 2013 - è opportuno rammentarlo - fu relatrice con il sen. Lorenzo Piccioni della relazione territoriale sulla Basilicata prodotta dalla Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulle Attività Illecite Connesse al Ciclo dei Rifiuti. Una relazione dalla quale incredibilmente non emerge nessuna criticità sul fronte delle attività di estrazione, ricerca e coltivazione idrocarburi. Una relazione che ebbi a criticare allora e che desta ulteriore sconcerto alla luce delle dichiarazioni della Negri datate 3 aprile 2016.

Signor Presidente della Corte d'Appello, signor Procuratore Generale, ahinoi, in questo nostro Belpaese, anno dopo anno, vanno incancrenendosi e cronicizzandosi situazioni di illegalità. Ahinoi, eravamo uno Stato canaglia nel 2016 e continuiamo ad esserlo anche nel 2017. 

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La lotta continua.... Roma, Corte di Cassazione, Apertura dell'anno giudiziario 2017

Partito Radicale - Gio, 26/01/2017 - 14:56
26/01/2017

il Partito … della lotta contro lo sterminio per fame, sete e guerre nel mondo ... della transizione verso lo Stato di diritto democratico laico federalista ... del nuovo diritto umano alla conoscenza ... degli Stati Uniti d'Europa; della Giustizia giusta e dell'amnistia … è il Partito Radicale. 

9 gennaio 1969 

 

26 gennaio 2017 

 

Iscriviti, subito, al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito

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Il Partito Radicale, il Global Committee for the Rule of Law-Marco Pannella e l'associazione Nessuno Tocchi Caino si congratulano con Antonio Tajani per l'elezione alla Presidenza del Parlamento europeo

Partito Radicale - Mer, 18/01/2017 - 16:31
18/01/2016 Il Partito Radicale, il Global Committee for the Rule of Law-Marco Pannella e l'associazione Nessuno Tocchi Caino si congratulano con Antonio Tajani per l'elezione alla Presidenza del Parlamento europeo. Tale scelta è per noi motivo di soddisfazione innanzitutto per l'attenzione concreta che il neo-presidente ha già mostrato rispetto alle iniziative condotte in particolare in favore della Moratoria universale sulla pena di morte e sulla promozione dello Stato di Diritto attraverso il Diritto alla Conoscenza.   E' stato proprio grazie all'attiva partecipazione dell'On. Tajani, allora nella veste di Vice Presidente della Commissione Europea, che nel febbraio 2014 abbiamo tenuto la Conferenza internazionale, fortissimamente voluta da Marco Pannella, intitolata "Ragion di Stato contro Stato di Diritto". L'evento si è svolto al Parlamento europeo e alla Commissione europea ed ha permesso il lancio e l'avanzamento della riflessione e della proposta sul diritto alla conoscenza, che oggi va delineandosi sempre più in tutta la sua urgenza e necessità.   Ci rallegriamo per l'elezione di Antonio Tajani anche nel ricordo dell'amicizia e della stima che legavano il neo Presidente a Marco Pannella il quale, fino alla fine dei suoi giorni, ha tenuto a incitare il Presidente Tajani a mantenere vivo l'impegno su questi temi.
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Si è tenuto dal 6 all'8 gennaio 2017 a Chianciano Terme un seminario del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito

Partito Radicale - Lun, 09/01/2017 - 15:57
09/01/2017

I seminari del Partito Radicale sono riunioni straordinarie del gruppo dirigente al quale sono invitati a partecipare compagne e compagni la cui presenza è ritenuta necessaria al dibattito. Dibattito che si tiene a porte chiuse, che è registrato e la cui registrazione è destinata agli archivi. 

L'ultimo seminario si è tenuto nello stesso luogo nell'agosto del 2009 su convocazione di Marco Pannella e Maurizio Turco, Presidente e Tesoriere del Partito. Rispetto ad allora i 2/3 degli invitati erano compagne e compagni che partecipavano per la prima volta a un seminario del Partito.

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CRISI DI GOVERNO - PARTITO RADICALE : GRAZIE MATTARELLA, AUGURI AL PRESIDENTE GENTILONI

Partito Radicale - Lun, 12/12/2016 - 10:57
11/12/2016

SUBITO RILANCIO DELLA LOTTA PER IL RICONOSCIMENTO DEL DIRITTO UMANO ALLA CONOSCENZA; PER L'EUROPA COMUNITARIA VERSO LA FEDERAZIONE EUROPEA; PER UNA RADICALE RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. 

Dichiarazione di Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio D'elia e Maurizio Turco, coordinatori della Presidenza del Partito Radicale sulla conduzione della crisi e sull'incarico al Ministro Paolo Gentiloni.

"Salutiamo la conduzione della crisi da parte del Presidente della Repubblica come un fatto nuovo che corrisponde alla lettera della costituzione su compiti, poteri e comportamenti presidenziali.

Salutiamo inoltre l'incarico al Ministro Paolo Gentiloni come un fatto importante per chi come noi ha come priorità politica la tranzisione verso lo Stato di diritto a cominciare dai paesi a "democrazia reale" come il nostro.

Siamo certi che da Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni rilancerà all'ONU con ancor più vigore la campagna per il nuovo diritto umano alla conoscenza del Partito Radicale e del Comitato Globale per lo Stato di diritto. Presidente incaricato di cui ben ricordiamo l'intervento che fece in Senato quando organizzammo uno degli appuntamenti per la crescita della campagna stessa.

Così come siamo certi che il Presidente Gentiloni saprà fare dell'appuntamento commemorativo di fine marzo in occasione dei 60 anni della firma dei Trattati di Roma occasione di approfondimento sulle ragioni, la necessità e l'urgenza di un rafforzamento dell'Unione comunitaria verso una federazione europea auspicata in diversi tempi, modi e declinazioni da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni; poi da Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schuman; ed infine da Marco Pannella.

Infine, e non per ultimo essendo problema cruciale per il nostro paese, chiediamo al Presidente Gentiloni di fare tutto quanto sarà in suo potere perché ci sia una vera, profonda, radicale riforma della Giustizia, penale, civile, amministrativa e sociale che abbia l'obiettivo del rientro nei principi costituzionali dell'amministrazione della giustizia."
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Together love love love. Risposta a due lettere del Tesoriere di Radicali Italiani, Michele Capano

Partito Radicale - Mer, 07/12/2016 - 15:43
07/12/2016

Caro Michele,

ricevo due tue lettere una che mi indirizzi in quanto rappresentante legale del Partito e della Lista Pannella e una in quanto membro della presidenza. 

Nella prima mi chiedi un incontro, ma questo ritengo che vada ben preparato.

Ecco un po’ di consigli per farlo al meglio (lo ritengo necessario):

- ascoltare gli interventi degli ultimi due anni del tuo predecessore (il cui compito ti sei autocandidato a proseguire);

- leggere le corrispondenze che ho trattenuto con il tuo predecessore nel periodo in cui è stato tesoriere e che sono comunicazioni istituzionali, cioè non coperte da riservatezza o privacy;

- ascoltare la riunione serale della direzione di radicali italiani durante il Congresso del 2013;

- leggere almeno le mie relazioni in Senato del 2013 e del 2014 nonché quelle delle assemblee di Roma e Teramo e la relazione al Congresso di Rebibbia;

- leggere la lettera pre congressuale a firma tua e del tuo predecessore

- leggere la mozione di Radicali Italiani approvata nell'ultimo Congresso, di cui dovresti essere un esecutore;

- riascoltare i tuoi ultimi 10 interventi pubblici.

- riascoltare la conferenza stampa di presentazione della lista "radicali".

 

Una volta fatto tutto ciò, ti renderai conto anche tu che in realtà non vi sono nemmeno le condizioni minime di dialogo che riteniamo opportune quando ci approcciamo a qualsiasi forza politica e a qualsiasi persona. E questo non certo per una questione “ideologica”. 

Il gruppo che dirige Radicali Italiani dal Congresso del 2014 (e che è "costituito" da ben prima) ha lavorato in questi anni non già in convergenza con analisi ed obiettivi del Partito ma contro.

E contro le stesse ragioni costitutive di Radicali italiani.

Tant’è che non ha mantenuto gli impegni presi in quanto soggetto costituente.

Sin qui ordinaria furbizia.

 Ma si è fatto nel tempo di più e di peggio:

1)l’aver presentato le liste "radicali" non è stata “una scelta politica come un'altra” ma, che lo si voglia dichiarare esplicitamente o meno, una scelta che ha come obiettivo la “morte” del Partito Radicale come lo abbiamo costruito fino ad oggi. Intendiamoci, non la chiusura, visto che “l'ideologo” Cicciomessere sostiene che la lotta è “per accaparrarsi il brand”. Per inciso, è stato il tuo predecessore che, nell'esercizio delle sue funzioni e pubblicamente, alla domanda su chi avesse presentato quelle liste, ha risposto "radicali italiani".

2)Né è una scelta politica come un'altra la proposta di modifica statutaria presentata alla direzione congiuntamente dai precedenti tesoriere e segretario (quest'ultimo riconfermato all’ultimo congresso). Proposta che voleva cancellare "italiani" dalla dizione (già auspicato dal tesoriere di ALC) e congiuntamente cancellare l'impossibilità di candidarsi alle elezioni. Proposte, in particolare quest'ultima, non messe in atto a seguito di un intervento di Emma Bonino. Vale la pena ricordare che sulla medesima questione elettorale in un precedente Congresso la stessa Emma aveva motivato l'importanza della non presentazione (pena addirittura l’abbandono di RI), mentre in questo Congresso ha proposto di non adottare l'opzione elettorale per pura convenienza. Politica che tu hai dimostrato di condividere pubblicamente, essendo il co-firmatario della mozione di radicali italiani l’adeguamento alla normativa sul registro dei partitianche

* * *

Chi ha aderito al Partito Radicale dal congresso di Budapest ha ben chiaro una cosa: che non si presenta alle elezioni, né in quanto tale, né travestito.

Si può cambiare idea? Sicuramente. Tant'è che in Congresso abbiamo scritto e detto alla luce del sole che, qualora il Partito Radicale fosse venuto meno al suo connotato di alterità – nonviolento-transnazionale-transpartito –, avremmo costituito un nuovo soggetto con queste caratteristiche.

Questa proposizione in Congresso fu necessaria a seguito di quanto si era già consumato. E quanto si era già consumato, e ulteriormente consumato nei congressi successivi dei soggetti costituenti, non è l'essere concorrenziali : il Partito Radicale non presentandosi alle elezioni non ha concorrenti elettorali. Ma è essere altro.

Radicali Italiani, con le scelte politiche e personali (il personale è politico) dei suoi dirigenti non ha cercato di cambiare l'oggetto costitutivo del Partito Radicale (bastava - legittimamente – proporre il cambiamento dello statuto) ma ha cercato di rendere il Partito Radicale impraticabile.

Cancellare subdolamente il connotato nonviolento-transnazionale-transpartito attraverso la presentazione di liste radicali è cancellare una storia: quella del Partito Radicale e di Marco Pannella che un partito - RADICALE - con quel connotato ha concepito.

Per carità, legittimo anche tentare di cancellare l'alterità radicale del Partito Radicale di Marco Pannella e la storia di Marco. Ma a questo, il Congresso del Partito Radicale di Rebibbia ha deciso di opporre un'altrettanto legittima, strenua, resistenza che noi ci siamo assunti la responsabilità di governare.

Fra due anni, come dice Emma, ci sta che vi riprenderete il Partito. Se, con la Presidenza, nel frattempo saremo riusciti - come siamo tutti i giorni impegnati a fare - a garantirne l'esistenza. 

Together love love love 

Maurizio

 

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22 novembre 2016 12:52

da Michele Capano

Radicali Italiani, richiesta incontro

Caro Maurizio ,

mi rivolgo alla tua responsabilità di membro della Presidenza e di rappresentante legale del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, e di Presidente dell' Associazione Politica Nazionale "Lista Marco Pannella",  alla vigilia dell' avvio della campagna di iscrizioni di Radicali Italiani per il 2017, e lo faccio sulla scia dell' intervento che ho compiuto all' Assemblea del Partito Radicale del 6 Novembre.

So bene che i rapporti tra alcuni soggetti dell' area, ed in particolare tra il Partito Radicale che tu rappresenti e Radicali Italiani, sembrano irrimediabilmente destinati ad interrompersi del tutto, e tuttavia gioco oggi - come Marco ci ha insegnato - l'ennesima partita del possibile ("appena possibile") contro il probabile ("probabilissimo").

Radicali Italiani considera politicamente vitale il mantenimento del contatto con la realtà organizzativa e gli obbiettivi del PRNTT, alla elaborazione ed all' attuazione dei quali intende contribuire come corpo collettivo , oltre che in virtù dell' apporto individuale dei singoli iscritti al PRNTT impegnati anche in Radicali Italiani. Lo testimoniano in particolare gli appelli all' iscrizione al PRNTT ripetutisi nel' ultimo Congresso di Radicali Italiani, l' impegno sui temi transnazionali e della "giustizia giusta" consacrati nella mozione generale che ha chiuso il Congresso stesso.

A questo fine ti chiedo un incontro urgente, se possibile oggi o domani, in particolare, ma non solo,  al fine di verificare le perduranti possibilità di proporre alle compagne ed si compagni un' iscrizione "a pacchetto", come avvenuto negli ultimi anni.

Non mi sfugge che il Partito ha da tempo avviato la propria campagna di iscrizioni, e che essa non ha contemplato le possibilità del "pacchetto", e tuttavia ritengo - forse ancor più per questo - attuale ed auspicabile un nostro colloquio a riguardo.

Se dovessi dirti qual è la consapevolezza più chiara che traggo da queste prime tre settimane di esperienza da tesoriere , ti parlerei del chiaro desiderio e mandato che ci proviene dalle compagne e dai compagni radicali sparsi in Italia, magari ignoti e pregni di quella "solitudine" che sai: continuare il percorso Radicale insieme. Insieme. Together, come ci ripeteva spesso negli ultimi anni e mesi Marco.

Grazie comunque della tua attenzione,

Michele Capano

 

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23 novembre 2016 11:08

da Michele Capano

Campagne giustizia Radicali Italiani

 

Care compagne e compagni, vi scrivo come Coordinatori della Presidenza del Partito Radicale , e come compagni della Presidenza più impegnati tecnicamente sul fronte giustizia.

Metto in copia Angiolo sulla scia di un dialogo cui mi è sembrato - pur nelle diverse tirate di orecchie inflittemi - particolarmente attento all' assemblea del Partito del 6 Novembre, e che come immaginate mi è particolarmente caro.

Sulla scia di quanto messo in cantiere all' ultimo Congresso di Radicali Italiani, sto cercando di organizzare in concreto alcuni impegni/proposte di riforma/campagne, e vorrei che fin dai primi passi questo potesse essere condotto insieme a chi esercita nel Partito le maggiori responsabilità.

Questa volontà viene dalla convinzione che il vostro (che è il "nostro" come PRNTT) valore politico personale e collettivo possa fare la differenza tra una pur lodevole campagna di civiltà giuridica ed una lotta capace di ottenere un successo.

Questa volontà viene inoltre dal mio intento di avviare la "colmatura" di quell' amplissimo solco che nel corso di un lustro o poco meno si e' andato formando tra Radicali Italiani  ed il Partito.

Vengo al dunque:

1) 416 bis. Domani a pranzo vedrò L' avv. Manlio Morcella, che è un avvocato di grido in tema di criminalità organizzata, e che è venuto in commissione giustizia al congresso di Radicali Italiani. I temi sono quelli della "mafia silente" (mafia definita tale in dispregio della lettera del 416 bis), e della ricaduta carceraria (4bis) ed in termini di misure cautelari di questo "illegale" inquadramento. Questo tema, da declinare in una prospettiva di riforma del testo per evitare truffe giurisprudenziali, potrebbe stare insieme alla riapertura della questione "concorso esterno". Morcella - su mia sollecitazione - mi farà dei suggerimenti "di percorso" , vedremo;

2) TSO. Sapete che mi sono occupato anche professionalmente della vicenda "Mastrogiovanni", il maestro morto in TSO nel 2009 a vallo della Lucania dopo oltre tre giorni di "contenzione". A partire da questa ed analoghe vicende, anche qui sulla scia del dibattito in commissione al congresso (e' venuto L' avv. Di Palma Gioacchino, di un' associazione di tutela dei malati psichiatrici) vorrei partire da una riflessione per fare una proposta. La Costituzione e il codice di procedura prevedono una verifica giurisdizionale all' atto della privazione della libertà personale. Così L' arrestato ed il fermato hanno diritto ad un' udienza e ad un avvocato, magari d' ufficio. Quando questa privazione della libertà personale si caratterizza per un' esigenza psichiatrica di tollera il sacrificio di quelle garanzie. Mi sembra un errore se si tiene conto che L' esigenza di tutela e' rafforzata dal fatto che qui il "ristretto" subirà anche un intervento "sul corpo". La proposta è avvicinare le due procedure, in modalità da definire in dettaglio, e per cui la prossima settimana ho un paio di incontri in calendario.

Mi fermo qui per ora, e vi chiedo se le Assembkee di presidenza sono aperte ai contributi di non membri di presidenza, nel qual caso mi auguro di potere essere presente con continuità alle stesse.

Vi saluto e a presto

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Referendum costituzionale: Dichiarazione di Maurizio Turco, Presidente della Lista Marco Pannella, già coordinatore degli eletti radicali alla Camera dei Deputati

Partito Radicale - Lun, 05/12/2016 - 12:05
05/12/2016

Avevamo affermato e ribadiamo che il risultato referendario non avrebbe, come non ha, fatto uscire l'Italia dalla situazione di violazione della legalità propria e di quella internazionale.

Ribadiamo che per la crescita politica, civile, sociale, economica è necessaria, urgente, prioritaria una profonda riforma della Giustizia sostenuta da un provvedimento di amnistia deliberato dal Parlamento, anzichè lasciato - attraverso le prescrizione - alla liberalità del magistrato.

Ribadiamo che siamo per la conclusione della legislatura nei tempi previsti dalla Costituzione.

Ribadiamo infine che siamo per una legge elettorale fondata sul collegio uninominale con elezioni preferibilmente ad un turno che porti alla costruzione di un sistema bipartitico.

Questo è quanto abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere da mezzo secolo durante il quale la partitocrazia, i residui partitocratici, loro ammennicoli, questuanti e oppositori prescelti hanno portato il Paese nelle secche in cui si trova.
Non siamo stati sinora con Marco Pannella ascoltati ma non cessiamo di lottare per una vita e un futuro diverso da quello che già vediamo maturare.

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Giornata Trasparenza, Manfredi: Cantone predica bene ma razzola male. Da un anno ANAC non risponde a Regione Piemonte su obbligo di pubblicazione incentivi dati a dipendenti regionali impegnati in realizzazione Sede Unica.

Radicali Italiani - Ven, 02/12/2016 - 10:47
01/12/16

Il 1° dicembre 2015 presentai una richiesta di accesso civico al Responsabile della Trasparenza della Regione Piemonte, richiedendo la pubblicazione online delle determinazioni (con relativi elenchi nominali) inerenti gli incentivi assegnati ai dipendenti regionali impegnati nella realizzazione della “Sede Unica” della Regione Piemonte. ovvero le determinazioni dirigenziali n. 1001 (DB0700-ST0701) del 28/11/2012, n. 70 (SB0100 STS102) del 8/11/2013 e n. 161 (SB0100-STS102) del 25/11/2014 (quest’ultima già pubblicata ma senza elenco nominale); eventuali altri provvedimenti relativi alla fattispecie indicata, ai sensi dell’art. 18 del D. lgs. 14 marzo 2013, n. 33.

Il 23 dicembre 2015, il Responsabile Trasparenza mi rispose di aver richiesto già il 28 ottobre 2015 (dopo accesso agli atti presentato da un’organizzazione sindacale) all’Autorità Nazionale Anticorruzione un parere dirimente sulla questione, poiché “l’ambiguità che caratterizza la materia non consente allo stato di assumere una posizione certa con riferimento all’obbligo di pubblicazione delle informazioni riferite al meccanismo incentivante ed ai dipendenti che ne sono interessati …”.

Ammesso e non concesso che la questione non sia chiara (il testo letterale dell’art. 18 è molto chiaro), è passato un anno dalla presentazione della mia richiesta di accesso civico e da Roma non è arrivata nessuna risposta.

Ricordo di avere a mia volta inviato all’ANAC due successive segnalazioni (n. 2145 del 1/12/2015 e n. 2463 del 2/03/2016) sul mancato rispetto da parte della Regione Piemonte dell’art. 18 del D. lgs. 33/2013 (Obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli incarichi conferiti ai dipendenti pubblici): “Le pubbliche amministrazioni pubblicano l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l’indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico”.

Un mese fa, il Dr.. Raffaele Cantone aveva garbatamente tirato le orecchie alla Regione Piemonte, che non aveva ancora trasmesso all’ANAC alcun provvedimento inerente il “Parco della Salute”, nonostante la disponibilità a collaborare manifestata da Cantone a Chiamparino in un incontro risalente al settembre 2015.

Mi pare che la vicenda del grattacielo (che, tra l’altro, è adiacente all’area del Parco della Salute) testimoni che le comunicazioni sono difficili non solo da Torino a Roma ma anche viceversa.

Per approfondimenti: http://www.associazioneaglietta.it/?s=grattacielo

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Referendum, Radicali: semplificare raccolta firme è questione democrazia. Primi passi Renzi trovino piena attuazione

Radicali Italiani - Gio, 01/12/2016 - 20:47
01/12/16

 Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e del tesoriere Michele Capano

Salutiamo che per la prima volta un presidente del Consiglio parli di "referendum act", come ha fatto oggi Matteo Renzi: cioè di una proposta complessiva di riforma dell'istituto referendario che come Radicali Italiani abbiamo avanzato per la prima volta nel 2013.  Riconquistare l'effettivo accesso per tutti i cittadini agli strumenti di partecipazione popolare è una questione di democrazia e stato di diritto. Per questo abbiamo chiesto al governo di rimuovere gli ostacoli alla raccolta delle firme, prendendo un impegno concreto a partire da alcuni fondamentali punti: l'introduzione della firma digitale e lo snellimento delle procedure di autentica e certificazione delle firme, procedure vecchie di mezzo secolo che rendono pressoché impossibile promuovere referendum e leggi popolari a chiunque non sia un grande partito o sindacato. Semplificare la raccolta delle firme è indispensabile per rafforzare davvero gli strumenti di partecipazione come si propone la riforma costituzionale.  Diamo quindi atto al governo di questo proposito che deve però trovare piena e completa attuazione.

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Aids, Radicali Italiani e Certi Diritti: Stop a sessuofobia, Rai parli di prevenzione

Radicali Italiani - Gio, 01/12/2016 - 13:01
01/12/16

 Dichiarazione di Riccardo Magi segretario di Radicali Italiani, e Leonardo Monaco, segretario dell'associazione radicale Certi Diritti.

  "Il Centro Europeo di Controllo delle Malattie e l’Oms Europa stimano almeno 122mila persone sieropositive che non sanno di esserlo: circa uno su sette del totale degli infetti. 30mila sono le notifiche di nuovi casi nel 2015. E nello stesso anno in Italia, come rende noto l’Istituto superiore di sanità, si sono registrate 3.444 segnalazioni di nuove diagnosi di Hiv: un’incidenza di 5,7 nuovi casi di infezione ogni 100.000 residenti. Di fronte a questi dati, l'appello che come Radicali rivolgiamo al governo e al parlamento è chiaro: spogliarsi delle pruderie sessuofobiche e vigilare affinché il servizio pubblico radiotelevisivo affronti il tema dell'hiv/aids e delle malattie sessualmente trasmissibili e affinché siano conosciuti e disponibili tutti i metodi di prevenzione, come la profilassi pre-esposizione (PrEP) che per questioni di competenza del ministero della salute tarda ad essere messa in distribuzione.  Si apra un dibattito serio e approfondito sul tema, e non lo si affronti solo nelle giornate internazionali in cui si piangono le vittime dell'oscurantismo. Parliamo di sesso, dell'importanza del preservativo. E parliamo anche di droghe, visto che il boom del consumo di eroina, per l'assenza di politiche di riduzione del danno dovuta al regime proibizionista, si conferma come concausa dell'aumento delle infezioni."      

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Carceri, Capano: Parole Mattarella confermano urgenza di rivedere sistema minorile

Radicali Italiani - Mer, 30/11/2016 - 16:00
30/11/16 Dichiarazione di Michele Capano, tesoriere di Radicali Italiani:   Le parole del Presidente Mattarella testimoniano l'urgenza di rivedere il sistema dell'esecuzione penale minorile, che in Italia difetta di regole apposite diversamente da quanto accade in altri paesi europei, e in linea con quanto auspicato da uno dei "tavoli" degli "Stati generali" dell'esecuzione penale organizzati dal ministro Orlando. Occorre, tuttavia, non abbandonarsi all'irrazionalità come è accaduto a seguito della recente "rivolta" - che in realtà riguardava solo due o tre ragazzi - nel carcere minorile di Airola. In quell'occasione si è subito invocato un ritorno al passato criticando l'estensione degli istituti minorili alla categoria dei "giovani adulti" (21-25 anni), per reati commessi da questi ultimi quando erano minorenni. Il richiamo del Presidente sia avvertito anzitutto da chi - come alcuni sindacati di polizia dopo la vicenda di Airola - non perde occasione per soffiare sul fuoco delle paure dei cittadini.

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