Radicali

Together love love love. Risposta a due lettere del Tesoriere di Radicali Italiani, Michele Capano

Partito Radicale - Mer, 07/12/2016 - 15:43
07/12/2016

Caro Michele,

ricevo due tue lettere una che mi indirizzi in quanto rappresentante legale del Partito e della Lista Pannella e una in quanto membro della presidenza. 

Nella prima mi chiedi un incontro, ma questo ritengo che vada ben preparato.

Ecco un po’ di consigli per farlo al meglio (lo ritengo necessario):

- ascoltare gli interventi degli ultimi due anni del tuo predecessore (il cui compito ti sei autocandidato a proseguire);

- leggere le corrispondenze che ho trattenuto con il tuo predecessore nel periodo in cui è stato tesoriere e che sono comunicazioni istituzionali, cioè non coperte da riservatezza o privacy;

- ascoltare la riunione serale della direzione di radicali italiani durante il Congresso del 2013;

- leggere almeno le mie relazioni in Senato del 2013 e del 2014 nonché quelle delle assemblee di Roma e Teramo e la relazione al Congresso di Rebibbia;

- leggere la lettera pre congressuale a firma tua e del tuo predecessore

- leggere la mozione di Radicali Italiani approvata nell'ultimo Congresso, di cui dovresti essere un esecutore;

- riascoltare i tuoi ultimi 10 interventi pubblici.

- riascoltare la conferenza stampa di presentazione della lista "radicali".

 

Una volta fatto tutto ciò, ti renderai conto anche tu che in realtà non vi sono nemmeno le condizioni minime di dialogo che riteniamo opportune quando ci approcciamo a qualsiasi forza politica e a qualsiasi persona. E questo non certo per una questione “ideologica”. 

Il gruppo che dirige Radicali Italiani dal Congresso del 2014 (e che è "costituito" da ben prima) ha lavorato in questi anni non già in convergenza con analisi ed obiettivi del Partito ma contro.

E contro le stesse ragioni costitutive di Radicali italiani.

Tant’è che non ha mantenuto gli impegni presi in quanto soggetto costituente.

Sin qui ordinaria furbizia.

 Ma si è fatto nel tempo di più e di peggio:

1)l’aver presentato le liste "radicali" non è stata “una scelta politica come un'altra” ma, che lo si voglia dichiarare esplicitamente o meno, una scelta che ha come obiettivo la “morte” del Partito Radicale come lo abbiamo costruito fino ad oggi. Intendiamoci, non la chiusura, visto che “l'ideologo” Cicciomessere sostiene che la lotta è “per accaparrarsi il brand”. Per inciso, è stato il tuo predecessore che, nell'esercizio delle sue funzioni e pubblicamente, alla domanda su chi avesse presentato quelle liste, ha risposto "radicali italiani".

2)Né è una scelta politica come un'altra la proposta di modifica statutaria presentata alla direzione congiuntamente dai precedenti tesoriere e segretario (quest'ultimo riconfermato all’ultimo congresso). Proposta che voleva cancellare "italiani" dalla dizione (già auspicato dal tesoriere di ALC) e congiuntamente cancellare l'impossibilità di candidarsi alle elezioni. Proposte, in particolare quest'ultima, non messe in atto a seguito di un intervento di Emma Bonino. Vale la pena ricordare che sulla medesima questione elettorale in un precedente Congresso la stessa Emma aveva motivato l'importanza della non presentazione (pena addirittura l’abbandono di RI), mentre in questo Congresso ha proposto di non adottare l'opzione elettorale per pura convenienza. Politica che tu hai dimostrato di condividere pubblicamente, essendo il co-firmatario della mozione di radicali italiani l’adeguamento alla normativa sul registro dei partitianche

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Chi ha aderito al Partito Radicale dal congresso di Budapest ha ben chiaro una cosa: che non si presenta alle elezioni, né in quanto tale, né travestito.

Si può cambiare idea? Sicuramente. Tant'è che in Congresso abbiamo scritto e detto alla luce del sole che, qualora il Partito Radicale fosse venuto meno al suo connotato di alterità – nonviolento-transnazionale-transpartito –, avremmo costituito un nuovo soggetto con queste caratteristiche.

Questa proposizione in Congresso fu necessaria a seguito di quanto si era già consumato. E quanto si era già consumato, e ulteriormente consumato nei congressi successivi dei soggetti costituenti, non è l'essere concorrenziali : il Partito Radicale non presentandosi alle elezioni non ha concorrenti elettorali. Ma è essere altro.

Radicali Italiani, con le scelte politiche e personali (il personale è politico) dei suoi dirigenti non ha cercato di cambiare l'oggetto costitutivo del Partito Radicale (bastava - legittimamente – proporre il cambiamento dello statuto) ma ha cercato di rendere il Partito Radicale impraticabile.

Cancellare subdolamente il connotato nonviolento-transnazionale-transpartito attraverso la presentazione di liste radicali è cancellare una storia: quella del Partito Radicale e di Marco Pannella che un partito - RADICALE - con quel connotato ha concepito.

Per carità, legittimo anche tentare di cancellare l'alterità radicale del Partito Radicale di Marco Pannella e la storia di Marco. Ma a questo, il Congresso del Partito Radicale di Rebibbia ha deciso di opporre un'altrettanto legittima, strenua, resistenza che noi ci siamo assunti la responsabilità di governare.

Fra due anni, come dice Emma, ci sta che vi riprenderete il Partito. Se, con la Presidenza, nel frattempo saremo riusciti - come siamo tutti i giorni impegnati a fare - a garantirne l'esistenza. 

Together love love love 

Maurizio

 

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22 novembre 2016 12:52

da Michele Capano

Radicali Italiani, richiesta incontro

Caro Maurizio ,

mi rivolgo alla tua responsabilità di membro della Presidenza e di rappresentante legale del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, e di Presidente dell' Associazione Politica Nazionale "Lista Marco Pannella",  alla vigilia dell' avvio della campagna di iscrizioni di Radicali Italiani per il 2017, e lo faccio sulla scia dell' intervento che ho compiuto all' Assemblea del Partito Radicale del 6 Novembre.

So bene che i rapporti tra alcuni soggetti dell' area, ed in particolare tra il Partito Radicale che tu rappresenti e Radicali Italiani, sembrano irrimediabilmente destinati ad interrompersi del tutto, e tuttavia gioco oggi - come Marco ci ha insegnato - l'ennesima partita del possibile ("appena possibile") contro il probabile ("probabilissimo").

Radicali Italiani considera politicamente vitale il mantenimento del contatto con la realtà organizzativa e gli obbiettivi del PRNTT, alla elaborazione ed all' attuazione dei quali intende contribuire come corpo collettivo , oltre che in virtù dell' apporto individuale dei singoli iscritti al PRNTT impegnati anche in Radicali Italiani. Lo testimoniano in particolare gli appelli all' iscrizione al PRNTT ripetutisi nel' ultimo Congresso di Radicali Italiani, l' impegno sui temi transnazionali e della "giustizia giusta" consacrati nella mozione generale che ha chiuso il Congresso stesso.

A questo fine ti chiedo un incontro urgente, se possibile oggi o domani, in particolare, ma non solo,  al fine di verificare le perduranti possibilità di proporre alle compagne ed si compagni un' iscrizione "a pacchetto", come avvenuto negli ultimi anni.

Non mi sfugge che il Partito ha da tempo avviato la propria campagna di iscrizioni, e che essa non ha contemplato le possibilità del "pacchetto", e tuttavia ritengo - forse ancor più per questo - attuale ed auspicabile un nostro colloquio a riguardo.

Se dovessi dirti qual è la consapevolezza più chiara che traggo da queste prime tre settimane di esperienza da tesoriere , ti parlerei del chiaro desiderio e mandato che ci proviene dalle compagne e dai compagni radicali sparsi in Italia, magari ignoti e pregni di quella "solitudine" che sai: continuare il percorso Radicale insieme. Insieme. Together, come ci ripeteva spesso negli ultimi anni e mesi Marco.

Grazie comunque della tua attenzione,

Michele Capano

 

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23 novembre 2016 11:08

da Michele Capano

Campagne giustizia Radicali Italiani

 

Care compagne e compagni, vi scrivo come Coordinatori della Presidenza del Partito Radicale , e come compagni della Presidenza più impegnati tecnicamente sul fronte giustizia.

Metto in copia Angiolo sulla scia di un dialogo cui mi è sembrato - pur nelle diverse tirate di orecchie inflittemi - particolarmente attento all' assemblea del Partito del 6 Novembre, e che come immaginate mi è particolarmente caro.

Sulla scia di quanto messo in cantiere all' ultimo Congresso di Radicali Italiani, sto cercando di organizzare in concreto alcuni impegni/proposte di riforma/campagne, e vorrei che fin dai primi passi questo potesse essere condotto insieme a chi esercita nel Partito le maggiori responsabilità.

Questa volontà viene dalla convinzione che il vostro (che è il "nostro" come PRNTT) valore politico personale e collettivo possa fare la differenza tra una pur lodevole campagna di civiltà giuridica ed una lotta capace di ottenere un successo.

Questa volontà viene inoltre dal mio intento di avviare la "colmatura" di quell' amplissimo solco che nel corso di un lustro o poco meno si e' andato formando tra Radicali Italiani  ed il Partito.

Vengo al dunque:

1) 416 bis. Domani a pranzo vedrò L' avv. Manlio Morcella, che è un avvocato di grido in tema di criminalità organizzata, e che è venuto in commissione giustizia al congresso di Radicali Italiani. I temi sono quelli della "mafia silente" (mafia definita tale in dispregio della lettera del 416 bis), e della ricaduta carceraria (4bis) ed in termini di misure cautelari di questo "illegale" inquadramento. Questo tema, da declinare in una prospettiva di riforma del testo per evitare truffe giurisprudenziali, potrebbe stare insieme alla riapertura della questione "concorso esterno". Morcella - su mia sollecitazione - mi farà dei suggerimenti "di percorso" , vedremo;

2) TSO. Sapete che mi sono occupato anche professionalmente della vicenda "Mastrogiovanni", il maestro morto in TSO nel 2009 a vallo della Lucania dopo oltre tre giorni di "contenzione". A partire da questa ed analoghe vicende, anche qui sulla scia del dibattito in commissione al congresso (e' venuto L' avv. Di Palma Gioacchino, di un' associazione di tutela dei malati psichiatrici) vorrei partire da una riflessione per fare una proposta. La Costituzione e il codice di procedura prevedono una verifica giurisdizionale all' atto della privazione della libertà personale. Così L' arrestato ed il fermato hanno diritto ad un' udienza e ad un avvocato, magari d' ufficio. Quando questa privazione della libertà personale si caratterizza per un' esigenza psichiatrica di tollera il sacrificio di quelle garanzie. Mi sembra un errore se si tiene conto che L' esigenza di tutela e' rafforzata dal fatto che qui il "ristretto" subirà anche un intervento "sul corpo". La proposta è avvicinare le due procedure, in modalità da definire in dettaglio, e per cui la prossima settimana ho un paio di incontri in calendario.

Mi fermo qui per ora, e vi chiedo se le Assembkee di presidenza sono aperte ai contributi di non membri di presidenza, nel qual caso mi auguro di potere essere presente con continuità alle stesse.

Vi saluto e a presto

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Referendum costituzionale: Dichiarazione di Maurizio Turco, Presidente della Lista Marco Pannella, già coordinatore degli eletti radicali alla Camera dei Deputati

Partito Radicale - Lun, 05/12/2016 - 12:05
05/12/2016

Avevamo affermato e ribadiamo che il risultato referendario non avrebbe, come non ha, fatto uscire l'Italia dalla situazione di violazione della legalità propria e di quella internazionale.

Ribadiamo che per la crescita politica, civile, sociale, economica è necessaria, urgente, prioritaria una profonda riforma della Giustizia sostenuta da un provvedimento di amnistia deliberato dal Parlamento, anzichè lasciato - attraverso le prescrizione - alla liberalità del magistrato.

Ribadiamo che siamo per la conclusione della legislatura nei tempi previsti dalla Costituzione.

Ribadiamo infine che siamo per una legge elettorale fondata sul collegio uninominale con elezioni preferibilmente ad un turno che porti alla costruzione di un sistema bipartitico.

Questo è quanto abbiamo sostenuto e continuiamo a sostenere da mezzo secolo durante il quale la partitocrazia, i residui partitocratici, loro ammennicoli, questuanti e oppositori prescelti hanno portato il Paese nelle secche in cui si trova.
Non siamo stati sinora con Marco Pannella ascoltati ma non cessiamo di lottare per una vita e un futuro diverso da quello che già vediamo maturare.

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Giornata Trasparenza, Manfredi: Cantone predica bene ma razzola male. Da un anno ANAC non risponde a Regione Piemonte su obbligo di pubblicazione incentivi dati a dipendenti regionali impegnati in realizzazione Sede Unica.

Radicali Italiani - Ven, 02/12/2016 - 10:47
01/12/16

Il 1° dicembre 2015 presentai una richiesta di accesso civico al Responsabile della Trasparenza della Regione Piemonte, richiedendo la pubblicazione online delle determinazioni (con relativi elenchi nominali) inerenti gli incentivi assegnati ai dipendenti regionali impegnati nella realizzazione della “Sede Unica” della Regione Piemonte. ovvero le determinazioni dirigenziali n. 1001 (DB0700-ST0701) del 28/11/2012, n. 70 (SB0100 STS102) del 8/11/2013 e n. 161 (SB0100-STS102) del 25/11/2014 (quest’ultima già pubblicata ma senza elenco nominale); eventuali altri provvedimenti relativi alla fattispecie indicata, ai sensi dell’art. 18 del D. lgs. 14 marzo 2013, n. 33.

Il 23 dicembre 2015, il Responsabile Trasparenza mi rispose di aver richiesto già il 28 ottobre 2015 (dopo accesso agli atti presentato da un’organizzazione sindacale) all’Autorità Nazionale Anticorruzione un parere dirimente sulla questione, poiché “l’ambiguità che caratterizza la materia non consente allo stato di assumere una posizione certa con riferimento all’obbligo di pubblicazione delle informazioni riferite al meccanismo incentivante ed ai dipendenti che ne sono interessati …”.

Ammesso e non concesso che la questione non sia chiara (il testo letterale dell’art. 18 è molto chiaro), è passato un anno dalla presentazione della mia richiesta di accesso civico e da Roma non è arrivata nessuna risposta.

Ricordo di avere a mia volta inviato all’ANAC due successive segnalazioni (n. 2145 del 1/12/2015 e n. 2463 del 2/03/2016) sul mancato rispetto da parte della Regione Piemonte dell’art. 18 del D. lgs. 33/2013 (Obblighi di pubblicazione dei dati relativi agli incarichi conferiti ai dipendenti pubblici): “Le pubbliche amministrazioni pubblicano l’elenco degli incarichi conferiti o autorizzati a ciascuno dei propri dipendenti, con l’indicazione della durata e del compenso spettante per ogni incarico”.

Un mese fa, il Dr.. Raffaele Cantone aveva garbatamente tirato le orecchie alla Regione Piemonte, che non aveva ancora trasmesso all’ANAC alcun provvedimento inerente il “Parco della Salute”, nonostante la disponibilità a collaborare manifestata da Cantone a Chiamparino in un incontro risalente al settembre 2015.

Mi pare che la vicenda del grattacielo (che, tra l’altro, è adiacente all’area del Parco della Salute) testimoni che le comunicazioni sono difficili non solo da Torino a Roma ma anche viceversa.

Per approfondimenti: http://www.associazioneaglietta.it/?s=grattacielo

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Referendum, Radicali: semplificare raccolta firme è questione democrazia. Primi passi Renzi trovino piena attuazione

Radicali Italiani - Gio, 01/12/2016 - 20:47
01/12/16

 Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e del tesoriere Michele Capano

Salutiamo che per la prima volta un presidente del Consiglio parli di "referendum act", come ha fatto oggi Matteo Renzi: cioè di una proposta complessiva di riforma dell'istituto referendario che come Radicali Italiani abbiamo avanzato per la prima volta nel 2013.  Riconquistare l'effettivo accesso per tutti i cittadini agli strumenti di partecipazione popolare è una questione di democrazia e stato di diritto. Per questo abbiamo chiesto al governo di rimuovere gli ostacoli alla raccolta delle firme, prendendo un impegno concreto a partire da alcuni fondamentali punti: l'introduzione della firma digitale e lo snellimento delle procedure di autentica e certificazione delle firme, procedure vecchie di mezzo secolo che rendono pressoché impossibile promuovere referendum e leggi popolari a chiunque non sia un grande partito o sindacato. Semplificare la raccolta delle firme è indispensabile per rafforzare davvero gli strumenti di partecipazione come si propone la riforma costituzionale.  Diamo quindi atto al governo di questo proposito che deve però trovare piena e completa attuazione.

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Aids, Radicali Italiani e Certi Diritti: Stop a sessuofobia, Rai parli di prevenzione

Radicali Italiani - Gio, 01/12/2016 - 13:01
01/12/16

 Dichiarazione di Riccardo Magi segretario di Radicali Italiani, e Leonardo Monaco, segretario dell'associazione radicale Certi Diritti.

  "Il Centro Europeo di Controllo delle Malattie e l’Oms Europa stimano almeno 122mila persone sieropositive che non sanno di esserlo: circa uno su sette del totale degli infetti. 30mila sono le notifiche di nuovi casi nel 2015. E nello stesso anno in Italia, come rende noto l’Istituto superiore di sanità, si sono registrate 3.444 segnalazioni di nuove diagnosi di Hiv: un’incidenza di 5,7 nuovi casi di infezione ogni 100.000 residenti. Di fronte a questi dati, l'appello che come Radicali rivolgiamo al governo e al parlamento è chiaro: spogliarsi delle pruderie sessuofobiche e vigilare affinché il servizio pubblico radiotelevisivo affronti il tema dell'hiv/aids e delle malattie sessualmente trasmissibili e affinché siano conosciuti e disponibili tutti i metodi di prevenzione, come la profilassi pre-esposizione (PrEP) che per questioni di competenza del ministero della salute tarda ad essere messa in distribuzione.  Si apra un dibattito serio e approfondito sul tema, e non lo si affronti solo nelle giornate internazionali in cui si piangono le vittime dell'oscurantismo. Parliamo di sesso, dell'importanza del preservativo. E parliamo anche di droghe, visto che il boom del consumo di eroina, per l'assenza di politiche di riduzione del danno dovuta al regime proibizionista, si conferma come concausa dell'aumento delle infezioni."      

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Carceri, Capano: Parole Mattarella confermano urgenza di rivedere sistema minorile

Radicali Italiani - Mer, 30/11/2016 - 16:00
30/11/16 Dichiarazione di Michele Capano, tesoriere di Radicali Italiani:   Le parole del Presidente Mattarella testimoniano l'urgenza di rivedere il sistema dell'esecuzione penale minorile, che in Italia difetta di regole apposite diversamente da quanto accade in altri paesi europei, e in linea con quanto auspicato da uno dei "tavoli" degli "Stati generali" dell'esecuzione penale organizzati dal ministro Orlando. Occorre, tuttavia, non abbandonarsi all'irrazionalità come è accaduto a seguito della recente "rivolta" - che in realtà riguardava solo due o tre ragazzi - nel carcere minorile di Airola. In quell'occasione si è subito invocato un ritorno al passato criticando l'estensione degli istituti minorili alla categoria dei "giovani adulti" (21-25 anni), per reati commessi da questi ultimi quando erano minorenni. Il richiamo del Presidente sia avvertito anzitutto da chi - come alcuni sindacati di polizia dopo la vicenda di Airola - non perde occasione per soffiare sul fuoco delle paure dei cittadini.

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Referendum: il Partito radicale non prende nessuna posizione.

Partito Radicale - Mer, 30/11/2016 - 11:30
30/11/2016

Comunicato stampa del coordinamento della presidenza del Partito radicale (Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio D'Elia e Maurizio Turco)

Sono assolutamente prive di fondamento le notizie di stampa che negli ultimi giorni riferiscono che i radicali in quanto Partito avrebbero optato per il SI al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.

Il Partito Radicale, in quanto tale, non ha preso e non prenderà posizione, e diffidiamo chiunque dall’attribuire al Partito una scelta di campo in un senso o nell’altro. 

Ci sono iscritti al Partito Radicale che pubblicamente hanno espresso la loro intenzione di votare NO; altri iscritti radicali hanno espresso la loro intenzione di votare SI; altri ancora che si asterranno.

In quanto coordinatori della Presidenza del Partito Radicale riteniamo che prevalga il SI o il NO non si supererebbe comunque lo status quo di un paese a "democrazia reale".

E riteniamo che il rientro nella legalità passi per un'amnistia e un indulto che liberino le scrivanie dei magistrati e rendano costituzionale l'esecuzione della pena, e per l'adozione di una profonda riforma della Giustizia la cui mancanza è da tutti considerata il primo problema del Paese anche per creare le condizioni per una ripresa economica.

Siamo infine preoccupati per l’ulteriore comprimersi della possibilità concreta da parte dei cittadini non organizzati in gruppi di potere di poter praticare strumenti di democrazia diretta come gli istituti del referendum e della proposta di legge di iniziativa popolare. 

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Referendum, Radicali a Renzi: Solo con riforma raccolta firme il Sì rafforzerà partecipazione popolare

Radicali Italiani - Mar, 29/11/2016 - 18:12
29/11/16

 Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e del tesoriere Michele Capano

  Solo superando le norme "medievali" che ostacolano la raccolta delle firme, la riforma costituzionale amplierà la partecipazione popolare come afferma il presidente del Consiglio.  Serve a poco, infatti, offrire uno sconto sul quorum a chi riuscirà a raccogliere 800mila firme, visto che oggi è pressoché impossibile raccoglierne anche 500mila. Gli unici in grado di promuovere referendum oggi sono i grandi apparati di partito o sindacali, dotati di risorse economiche e di un esercito di consiglieri comunali che possano autenticare le firme. E c'è da scommettere che neppure chi può contare su tali mezzi riuscirebbe a raggiungere 800mila sottoscrizioni, figuriamoci semplici comitati di cittadini che intendano promuovere iniziative popolari. Ecco perché, come Radicali Italiani insieme a Emma Bonino, abbiamo chiesto con forza al presidente Renzi e al ministro Boschi di impegnarsi concretamente a varare una legge ordinaria - una sorta di collegato alla riforma costituzionale - che permetta ai cittadini di firmare online referendum e leggi popolari e riveda le procedure di autentica e certificazione delle firme: procedure vecchie di mezzo secolo, che peraltro contraddicono le ambizioni modernizzatrici di questo governo.  Sarebbe il solo modo di rafforzare davvero gli strumenti di iniziativa popolare. Basta poco, basta un sì al diritto di partecipazione dei cittadini.   

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Giustizia, Capano: Anche su pentiti urgente tornare a Stato di Diritto

Radicali Italiani - Lun, 28/11/2016 - 12:47
28/11/16

Dichiarazione di Michele Capano, tesoriere di Radicali Italiani  

  La relazione del Servizio Centrale di Protezione del Viminale, da cui emerge l'esistenza di un "esercito" di 1253 collaboratori di giustizia a stipendio statale nel 2015, dato raddoppiato nel corso di meno di un decennio, testimonia la necessità di ripensare profondamente gli strumenti delle strategie di contrasto alla criminalità organizzata. Nonostante i 100 milioni di euro all'anno elargiti ad esponenti della criminalità organizzata in cambio delle loro rivelazioni, anno dopo anno continuiamo a registrare la vitalità, e in qualche caso la recrudescenza di tali associazioni. Dopo oltre trent'anni dalle ferite inferte allo stato di diritto con i reati speciali (416 bis), i trattamenti penitenziari speciali (41 bis), le legislazioni speciali in materia di premialità ai collaboratori, ci ritroviamo al punto di partenza. Forse è venuto il momento - sulla base di questa esperienza - di ritornare allo Stato di diritto anche e soprattutto nel contrasto alla criminalità organizzata, ed è l'impegno che, come Radicali Italiani, tradurremo in proposte di legge nelle prossime settimane.     

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Comunicazione di Maurizio Turco alla riunione della Presidenza del Partito Radicale del 22 novembre 2016

Partito Radicale - Dom, 27/11/2016 - 12:09
27/11/2016

Care/i tutte/i,

Come preannunciato, è arrivata la sentenza sulla causa relativa a quello che noi riteniamo essere il mancato rispetto degli accordi elettorali del 1996, causa che vedeva contrapposta la Lista Pannella al Polo delle Libertà. La sentenza rigetta la nostra richiesta di 2milioni di euro e quella del Polo nei nostri confronti per 800mila euro.

Pur non avendo sinora fatto conto sulla possibilità di dover ricevere questo denaro, sono stato prudentemente in attesa della sentenza perché, come possiamo tutti comprendere, in caso di esito a nostro favore, avrei avuto più tempo per prendere delle decisioni e per prenderle in un senso decisamente diverso da quelle che sono costretto a prendere in una condizione che è ormai di patente necessità ed urgenza.

Per riflettere su quanto si dovrà fare una premessa è d'obbligo, e la premessa è di stabilire quali sono gli obiettivi del Partito Radicale, della Lista Pannella e quindi di Radio Radicale.

Gli obiettivi del Partito Radicale sono i tre, tutti politici, stabiliti dalla mozione adottata dal congresso:

-       stato di diritto e diritto alla conoscenza

-       giustizia giusta, amnistia

-       Stati Uniti d'Europa

ed uno che definirei strutturale, quello del raggiungimento di 3000 iscritti entro il 2017 riconfermati nell'anno successivo.

A questi, va aggiunto l'obiettivo della Lista Pannella della creazione di una Fondazione Marco Pannella o strumento giuridico equivalente volto a conservare e tramandare il pensiero e le lotte di Marco Pannella e di quanto ha concepito, creato e fatto vivere.

* * *

Qualsiasi decisione che riguardi il Partito Radicale, la Lista Pannella, quindi ed anche la sede di Via di Torre Argentina 76 e Radio Radicale, di cui è organo della Lista Pannella insieme a Notizie Radicali, è subordinata al raggiungimento di questi obiettivi.

Per questo sarebbe un grave errore ritenere che le difficoltà siano unicamente di tipo economico-finanziario, perché se così fosse queste si potrebbero facilmente risolvere vendendo pezzi di patrimonio.

Sarebbe altrettanto grave ritenere che ci troviamo unicamente di fronte a una stretta del regime che sempre più si regge sull'utilizzo parziale e deviante dei mezzi di informazione volti a garantire il potere, a partire dalla negazione di dibattiti pubblici sui grandi problemi del nostro tempo, così condizionando le deliberazioni dei cittadini.

Infatti, mentre tutto ciò accade, che chi si adopera per  voler far credere che la scelta congressuale sia fortemente criticata; può darsi da qualcuno che si agita tanto, ma non certamente dalla stragrande maggioranza degli iscritti al Partito a cui per decenni abbiamo chiesto l'iscrizione, continuando a farlo per le stesse speranze e le stesse ragioni. 

Le critiche vengono esplicitamente da parte di chi non è convinto dell'analisi che ci porta a ritenere necessaria una forza politica nonviolenta-transnazionale-transpartita; da chi non è mai stato iscritto o si iscrive solo durante i congressi, e sinceramente mi paiono più che critiche un conflitto di interessi, non solo interiore o metafisico, con obiettivi radicalmente alternativi al partito transnazionale-transpartita non essendo la nonviolenza ancora (o non ancora, o non apertamente) messa in discussione.

* * * 

Ritengo altresì sia necessario prendere atto degli estremi tentativi di riscrivere la storia di Marco e del Partito, a partire dagli ultimi anni della sua vita.

Non suoni paradossale che chi oggi anima e benedice questa operazione era nel gruppo dirigente e tra i protagonisti della stagione che portò il Partito Radicale ad essere - questo ha deliberato la maggioranza del Congresso - quel che vuole continuare ad essere, ripeto: nonviolento-transnazionale-transpartito.

Non mi interessa sapere se sia buona o cattiva la fede che anima queste operazione; se si tratti di tentativi di rivalse postume o di psicologicamente "uccidere il padre" ed oggi che il padre non c'è più si infierisce sul suo cadavere. Dobbiamo prendere atto che questa operazione è in atto e che lo è da tempo ed è tesa a delegittimare il Partito così delegittimando la storia di Marco che nel partito nonviolento-transnazionale-transpartito ha il suo più alto punto di elaborazione.

La nostra analisi, che altro non è che una banale fotografia di quello che ci circonda, parte dalla presa d'atto che i paesi occidentali, i paesi che sono stati culla del diritto, dei diritti umani civili sociali e politici, oggi sono diventati - ben che vada - paesi a "democrazia reale". A partire da questi paesi noi lottiamo per la transizione verso lo Stato di diritto democratico laico federalista; per il diritto umano alla conoscenza; per l'universalità dei diritti umani.

Noi abbiamo gli strumenti per riconoscere un regime e siamo attrezzati per lottare contro di esso, ed anche contro i suoi cecchini.

* * * 

Come dice Angiolo Bandinelli c'è un periodo della nostra storia che andrebbe approfondito, quello tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90. Fu allora che il Partito decise di non presentarsi più alle elezioni, prima a quelle municipali e poi a tutte le altre. È il periodo in cui furono gettate le fondamenta del Partito qual è oggi e che noi ci siamo assunti con volontà manifesta la responsabilità di voler tentare di continuare a far vivere.

C'è un passaggio abbastanza importante di quel periodo, che viene spesso richiamato ma non approfondito, da alcuni magari per citare a mo' di barzelletta un lungo intervento in francese di Pannella. Forse perché ci si è dimenticati cosa si è ascoltato o si sarebbe potuto ascoltare e, per alcuni e alcune, anche quello che si è detto: mi riferisco all’intervento di Marco al Consiglio generale del Partito che si tenne tra Trieste e Bohinj, in Slovenia, dal 2 al 6 gennaio 1989.

Certo, sono passati ventisette anni. E se dalla lettura di quegli atti c'è nutrimento per l'oggi due sono le cose: 

1)    Pannella era troppo avanti (o il Partito era troppo indietro);

2)    Pannella presagiva quello che sarebbe avvenuto di lì a poco in Italia e quindi coglieva l'opportunità per una grande riforma americana delle istituzioni, dell'economia, della giustizia per liberare e legalizzare l'Italia (o il Partito non riusciva a vedere al di là dell'ombelico di ciascuno).

Il Pannella che decideva tutto, padre padrone inflessibile, eccetera eccetera, come mai non riuscì a portare a compimento quel progetto? Perché Marco - ancora una volta, per l'ennesima e non ultima volta - scelse di "avere torto con il Partito che ragione da solo".

* * * 

Pannella, la sera del 4 gennaio 1989 a Bohinj, in Slovenia, fece anche un intervento in italiano, incomprensibile solo per chi non fosse stato d'accordo con quello che diceva o proprio non era in grado di capire. Da quel momento ad oggi c'è stato un continuo tentativo di negare quell’evoluzione del pensiero di Pannella e tornare alle origini, una ortodossia quasi ideologica e romantica del tempo andato. Rimembranze che paiono senili, sebbene promosse da donne e uomini di una mezza età che non volevano prendere atto del fatto che un certo periodo fosse definitivamente finito.

Non a caso Pannella concluse il suo intervento affermando:

"Io però torno a dirvi, non chiedetemi una sola cosa, perché non sono in condizione di darla a voi: non chiedetemi di andare avanti senza rottura di continuità. Raddrizzare le gambe storte ai cani non è possibile: possiamo, posso serenamente accettare di far parte di un altro partito ma deve essere un altro partito, transnazionale, transpartito ... ma certe vecchie storie dobbiamo lasciarle. Ci siamo riusciti per 15 anni, poi abbiamo smesso. Altrimenti siamo quelli che hanno fatto l'autofinanziamento, ma figuratevi! E' un'altra cosa, un'altra vita, un'altra storia; allora eravamo radicali, pochi, il corpo, le teste, le mani che si univano; era un altra cosa. Più bella? Per carità! Ma era quella. Lo stipendio, il non stipendio, la moglie, il marito: tutte erano cose diverse. Meglio? No, per carità! Dico che erano quelle."

Una conclusione le cui premesse affondavano nella carne viva del dibattito che il gruppo dirigente di allora non affrontò mai più, che i superstiti di quel gruppo oggi rigettano e trasmettono come loro lascito alle nuove generazioni … "radicali".

Affermava Marco:

(…) Noi abbiamo nel nostro statuto quello che, in un certo gergo politico intellettuale di sinistra, è un segmento di teoria della prassi di tale semplicità e forza che diventa la vera spiegazione del miracolo per cui mille o cento persone nel modo di stare insieme riescono ad essere produttori di cose immense o immensamente più produttori o creatori degli altri, spazzando via il democraticismo per l'essenzialità democratica. (…) Quando avevi consigli federali ogni due mesi, un congresso straordinario un anno sì e un anno no per cui facevamo tre congressi in 24 mesi! E' evidente che l'esigenza di discutere ancora fra di noi era il democraticismo istintivo di cui muore la democrazia. E' la concezione maledetta pluripartitica proporzionalista della democrazia continentale dove ci si associa per essere rappresentati e non per governare un obiettivo, governare una scelta e realizzarla. (…)

 

Era il 1989 e sembra oggi, se non domani: 

Crepiamo di ragione, di buone ragioni e tutto è chiaro. Non solo, se ci distraiamo cinque mesi dalle carceri succedono degli arretramenti grossi sul piano della vita e della realtà delle carceri. Per due anni non parliamo di sterminio per fame nel mondo e quel povero pontefice è come se non ne parlasse più, non esistesse più. Sicuramente egli ne parla, ma i giornali non lo riferiscono.

Noi abbiamo avuto l'esaurimento dell'attualità di quel segmento di teoria della prassi, il segreto del fatto che noi siamo l'azienda che ha prodotto nel modo più incredibile rispetto al rapporto costi e ricavi; siamo un'azienda che in 500 abbiamo prodotto quello che in un milione e mezzo e con grande storia altri non hanno prodotto, e questo lo dobbiamo al fatto che abbiamo saputo cogliere l'essenziale nel convivere e nell'organizzarci, nel fare fronte alle rabbie, alle disperazioni, alle mode.

Questo strumento, sto dicendo da anni, quest'utensile, non è più adatto.

Già nell'80 abbiamo escluso per sempre la presenza del partito nelle municipali, e lo dobbiamo alla segreteria Rippa; poi, insieme approviamo il preambolo e quella decisione, ma teorizzandola.

(…) Forse ce l'abbiamo fatta a fare questo percorso o, per mio conto, ce l'ho fatta. Per me questa è un po' la tragedia di questo partito; una tragedia minore, ma lo è: si è deciso a febbraio dell'anno scorso che alle elezioni nazionali e alle europee non ci si presenta? Per me si è deciso quello, e dall'indomani ho cominciato a pensare e a muovermi (…) ci ho messo quattro mesi a convincere la maggior parte del gruppo dirigente che non c'erano più le doppie tessere. Prima avevamo due pere, adesso abbiamo una pera e una mela, quindi non è più doppia tessera: si è anche radicali, non puoi sommare. A marzo mi sono impuntato: la transpartiticità dobbiamo sempre abbinarla alla transnazionalità, altrimenti non si capisce niente! (…) Prima uno se era doppia tessera, al momento delle elezioni doveva scegliere … io ci ho messo molto tempo per affrontare un aspetto che ci si buttava addosso. Il problema è quello dello strumento, è quello dell'utensile. Se quando ho cominciato a dire di lasciare l'utensile lo avessimo fatto, probabilmente ne avremmo già ricostruiti altri cinque, con un atto di laicità. Ma la maledizione del cretinismo istituzionale, che è tipico, nel quale cado anch'io... poi quando l'occasione si presenta corro lì … Niente! Non giustifica nemmeno il tempo perso. Niente! Sì, abbiamo ottenuto un po' di leggi, abbiamo fatto questo e quell'altro; ma che significa? ma per questo uno deve campare? Essere deputato o no, senatore o no, sottosegretario o no, ministro... abbiate pazienza!

(…) L'utensile non va. Io non sono d'accordo, io non ho inteso la questione del finanziamento pubblico come l'ha intesa Sergio. Sergio lo ha detto per i motivi che ci ha spiegato, io l'ho raccolto per altri motivi: non raccontatevi cazzate, ma proprio non raccontatevele per niente, ma smettete di mentire su voi stessi, su ciascuno di noi! Per un anno, due, tre, quattro, cinque va benissimo, c'erano i soggetti autonomi e lo erano davvero, c'era stata la separatezza del gruppo parlamentare e di quegli altri. Ma adesso abbiamo dovuto accettare una legge elettorale per la quale Radio Radicale diveniva organo di partito, cessava di essere soggetto separato per dargli i soldi come organo di partito, perdio! Accettando una legge che era diversa da quella che ci è stato detto che era quando ci è stata presentata, perché in realtà rappresentava un finanziamento di ben altra natura. Una legge vomitevole quella sull'editoria! Non vi raccontate cazzate e balle: l'utensile se va mantenuto comporta l'uso del finanziamento pubblico indiretto e di quello diretto! Poi raccontatevela come vi pare. 

(…) ve l'ho già detto altre volte, facciamo un altro partito. Abbiate l'interruzione di un minuto, ma abbiatela! perché quel segmento di teoria della prassi, quel partito è morto. Non c'è e continuiamo ad averlo così. Poi lasciamo fottere le sensibilità diverse, gli amori diversi di ciascuno di noi per questa o quell'altra cosa (…) Occorre un momento di rottura della continuità e dire "siamo un altro partito", quello lì ha fatto il suo tempo ed è stato grande. (…) se tutti noi avessimo condotto con maggiore consapevolezza l'azione degli ultimi otto, nove mesi, non solo faremmo nascere il transnazionale, il nuovo partito transnazionale, ma faremmo nascere in Italia il transpartito; se noi superiamo la scadenza delle elezioni europee nell'assoluto rispetto della mozione dell'anno scorso - mai l'emblema del nostro partito, né l'emblema né l'equivalente, in elezioni nazionali ed europee che siano - se noi superiamo quella scadenza e poi molti di noi, 10, 20, 30, 2 sono eletti al Parlamento europeo - con gente che è anche radicale, con quella lista che si inventa - se siamo uniti, se non siamo tanto diversi da essere in fondo dei separati in casa, allora certamente avremo un gruppo di deputati federalisti, radicali, nonviolenti al Parlamento europeo più numeroso e senza aver avuto bisogno di essere stati eletti nelle stesse liste. (…)

E Marco concluse l'intervento con quanto riportavo all'inizio

"Io però torno a dirvi … non chiedetemi una sola cosa, perché non sono in condizione di darla a voi: non chiedetemi di andare avanti senza rottura di continuità. Raddrizzare le gambe storte ai cani non è possibile: possiamo, posso serenamente accettare di far parte di un altro partito ma deve essere un altro partito, transnazionale, transpartito ... ma certe vecchie storie dobbiamo lasciarle.

* * * 

Siamo qui, compagne e compagni, in un tempo in cui ciascuno non deve far altro che decidere, in un momento storico in cui le analisi radicali di Marco Pannella trovano - drammaticamente - sempre più conferme, se impegnarsi o meno nel perseguire quel modello di partito che Marco non ha potuto costruire. Non gli  stato possibile perché fino alla fine è rimasto fedele a se stesso e, per comunque poter continuare a seminare, ha innalzato il suo "preferisco avere torto con il partito che ragione da solo", lasciando ad altri di raccogliere. Sono tante e con il tempo riaffioreranno, come un fiume carsico, le idee incompiute di Marco che sono sempre più una risposta politica ed organizzata concreta ai problemi del nostro tempo.

Non ripeterò quindi quanto già detto nelle assemblee di Roma e Teramo, nel Congresso di Roma Rebibbia e nella lettera "I furbetti del partitino (consulenza per i compagni espulsi o in via di espulsione)".

Non posso però esimermi, lo vivo come un obbligo necessario, dal commentare le ultime notizie che ci giungono forse come smentita ad alcune mie affermazioni ma che sono degli aggravamenti dell'analisi sulla situazione che un tempo avremmo definito d'area o interna.

Mentre noi per giorni, settimane, mesi, anni eravamo qui ogni giorno a cercare un bandolo della matassa e Marco continuava a battere il ferro in modo così pressante sul nostro essere e sulla necessità che noi – quelli che siamo e nelle condizioni in cui operiamo – fossimo attivatori della transizione verso lo stato di diritto democratico laico federalista, del nuovo diritto umano alla conoscenza, dell'universalità dei diritti umani, dell'amnistia, della giustizia giusta, di una vita nelle carceri dignitosa, della dignità civile e della dignità della legalità, gli assenti erano in tutt'altro impegnati.

Accendere i fari sulla nostra situazione, quella nota e quella ignota ma che va illuminandosi, è opera di rifiuto radicale della ragion di partito. Che non è necessariamente (o non è solo) il fatto che per il “bene del partito” si nasconde una malefatta o un reato. Ma è anche la ragione per la quale un partito non è venuto a conoscenza di quello che a suo nome o dentro di se accadeva e che, quando tutto ciò viene alla luce viene sminuito, sdrammatizzato, negato e non dibattuto.

Marco ha pagato prezzi molto alti per non aver voluto cedere a questa ragione. Ha rotto con persone che per lui erano molto più che amici, penso a Franco Roccella.

Marco ha continuato a fare il "pazzo" andando in radio a sollecitare dialogo. E' andato a proclamare “amore, amore, amore” nei confronti di coloro che, se non lo volevano seppellire al più presto, facevano di tutto per radicarne il desiderio e l’opportunità tra compagni e frequentatori della sede e della radio.

* * *

Solo oggi apprendiamo che nei giorni in cui Marco, nel famoso dialogo domenicale con Massimo Bordin parlò della sua propensione al jet set internazionale, Emma si apprestava a diventare organica alle Fondazioni di George Soros. Il che non è la stessa cosa di una interlocuzione. Non credo che Marco fosse scandalizzato della scelta. Quanto della modalità, come d’altronde disse in più di un’occasione.

E mentre io comunicavo a Vincenzina Antonelli, a Mimmo Curto, a Marco Imperioli, Maria Grazia Mattioli, a Pietro Migliorati, ad Alessandro Pagliari, a Daniele Sabiu, a Roberta Spina, a Marina Scarcello, ad Alessia Caramanica, a Riccardo Cecchi, a Paolo Ciotta, a Elisa D'Ippolito, a Fabio Martines, a Silvia Massari e ad Alessandra Rota che dovevo licenziarli, alcuni soggetti cosiddetti "costituenti" erano impegnati ad incrementare il loro tasso di autonomia e benessere.

Provo ad essere ancora più chiaro. Per dieci anni il Partito Radicale ha messo in discussione i propri averi a favore dei soggetti costituenti, mettendo in gioco l'esercizio della sua vita politica o l'essere protagonista in quanto tale fino ai limiti di rischiare la sua esistenza. Con Marco abbiamo continuato a perseguire questo disegno anche oltre il ragionevole. Era una decisione politica, che ha retto fino a quando "abbiamo saputo cogliere l'essenziale nel convivere e nell'organizzarci, nel fare fronte alle rabbie, alle disperazioni, alle mode.". Nel frattempo altri facevano altro, di tutta evidenza non nell’interesse del Partito.

E' un caso ed è una felice coincidenza che Marco non debba assistere a tutto questo, non abbia assistito alle elezioni comunali a Roma e Milano, ad alcuni congressi, ad alcune sceneggiate. E che ci abbia lasciato invece qualcosa di grande ed importante, che si è intravisto alla Marcia per l'Amnistia. Lo abbiamo solo intravisto, ma c'è.

* * *

Concludo tornando all'origine e alle ragioni di questa comunicazione, che consiste nel portarvi a conoscenza delle prime linee guida che seguirò per il raggiungimento dei nostri obiettivi.

A)  per quanto riguarda la sede, non avendo ancora stipulato il contratto di affitto con la TAS (che è una spa e non un istituto di beneficenza) il Partito coprirà anche l'affitto per il 2016.

B)  di conseguenza si farà il bilancio dell'iscrizione a pacchetto per il 2005-2016 e sarà predisposto un progetto di ripianamento del debito.

C)  dovendo ridurre le uscite, sarà chiuso l'archivio/magazzino al pianterreno.

D)  entro dicembre si darà corso alle formalità per la costituzione della "Fondazione Marco Pannella" o soggetto giuridicamente equivalente.

 

Parallelamente dovrà essere avviata la ristrutturazione editoriale di Radio Radicale puntando subito su tre obiettivi:

1. completare la digitalizzazione e potenziare le attività di archiviazione;

2. rendere fruibili le 3000 ore di comizi di Marco per integrarle nell'archivio;

3. indicizzare le riunioni "riservate" del Partito Radicale, per renderle subito fruibili per motivi di studio.

Si interverrà anche per un utilizzo logico e razionale del palinsesto che tenga conto della situazione attuale delle lotte e degli obiettivi del Partito Radicale. Colgo l'occasione per ringraziare i giornalisti, i tecnici, gli amministrativi e chi lavora in archivio e coloro che saranno chiamati a nuove e più gravose responsabilità.

In una riunione precedente avevo già preannunciato che si sarebbero rivisti i consigli di amministrazione di cui la Lista Pannella è socio maggioritario, cioè la TAS e il Centro di Produzione.

Sotto questo aspetto si è proceduto con somma prudenza. Sono infatti trascorsi tre mesi dalla tenuta del Congresso a Rebibbia. Ma questo non vuole dire che non sarà un processo con tempi certi e rapidi. Per questo è necessaria una accelerata, dovendo fare i conti con la scadenza dell'obiettivo del Partito radicale dei 3000 iscritti nel 2017, da riconfermare nel 2018.

Concludo ringraziando la Professoressa Carla Rossi che, anziché godersi la meritata pensione, ha accettato di essere la capo delegazione del Partito Radicale presso la sede di Vienna all'Onu dove c'è l'Ufficio contro la droga e il crimine. Carla Rossi, come voi ben sapete, ha un lungo curriculum da ordinaria universitaria prima assistente di Bruno De Finetti; da eletta per 5 volte dal Parlamento europeo nel consiglio di amministrazione dell'Osservatorio delle droghe di Lisbona; da militante radicale sin dagli anni '70, nonché consigliera provinciale antiproibizionista a Roma, segretaria del CORA, eccetera.

Ringrazio infine chi si è già iscritto, chi ha deciso di farlo al più presto, chi sta lavorando per il raggiungimento di questo obiettivo vitale.

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Castro, Magi: In tanti salutano dittatore come un campione di libertà. Ora priorità ai diritti dei cittadini cubani

Radicali Italiani - Sab, 26/11/2016 - 18:14
26/11/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani:

Quello che ora più conta è la vita dei cubani. Costretti da decenni di dittatura dentro un recinto che impediva al progresso di entrare e loro di uscire, evitando tutti i rischi e le opportunità. In questa transizione difficilissima dovrà prevalere il rispetto dei cittadini cubani e dei principi democratici.

Ascoltando invece i commenti italiofoni di queste ore, è davvero singolare assistere allo spettacolo di chi saluta la morte di Fidel Castro come se si trattasse di un campione della libertà. È singolare a maggior ragione in questi tempi, nei quali si lanciano da ogni parte accorati appelli per la difesa della democrazia in pericolo. Si paventano improbabili "derive autoritarie" e non si riconoscono quelle storicamente avvenute. È singolare da parte di chi non si è mai posto il problema democratico nel nostro paese.
Forse occorrerebbe chiarirsi le idee. Trovare un metro di giudizio che prescinda dalla retorica e si attenga ai fatti, agli elementi concreti. 
Gridare al colpo di stato la mattina, e beatificare un dittatore il pomeriggio, è semplicemente privo di senso.
Il massimo rispetto per i morti, naturalmente. Anche se, come nel caso di Fidel, sono stati dei dittatori.
La libertà, però, è un'altra cosa.

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Il Partito Radicale al workshop "Narcotics: Problems and Solutions of This Global Issue"

Partito Radicale - Ven, 25/11/2016 - 19:48
25/11/2016

La Professoressa Carla Rossi, rappresentante del Partito Radicale all'Onu, il 23e 24 novembre ha partecipato al workshop "Narcotics: Problems and Solutions of This Global Issue" organizzato dalla Ponteficia Accademia delle Scienze su richiesta di Papa Francesco.
Tra gli altri ha partecipato anche il Ministro Andrea Orlando.

Tra i pochi organi di informazione accreditati Radio Radicale, presente con Roberto Spagnoli, curatore del Notiziario Antiproibizionista.  
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Droghe, Magi e Soldo: Papa Francesco coglie nel segno, prevenzione è parola chiave

Radicali Italiani - Ven, 25/11/2016 - 12:35
25/11/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e della presidente Antonella Soldo:

  Papa Francesco, parlando di droghe, ha usato la parola chiave dell'intera questione: prevenzione. Specificando che "ogni tipo di programma di prevenzione viene sempre frenato dai governi per inettitudine". Governi che puntando, invece, tutto su politiche di proibizione e criminalizzazione riempiono le carceri e producono danni sociali e sanitari. L'unica forma di prevenzione che ha dimostrato di avere efficacia, è quella di misure di decriminalizzazione e legalizzazione.  Speriamo, dunque, che le parole del pontefice servano anche ai nostri parlamentari a discutere con maggiore lucidità e approvare il disegno di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione della cannabis depositato da noi e dall'associazione Luca Coscioni due settimane fa, con le firme di 68mila cittadini italiani.  

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Carceri, Radicali: Sostegno a Lucio Bertè, Regione Lombardia accolga sua richiesta a tutela dei diritti umani e costituzionali dei detenuti

Radicali Italiani - Gio, 24/11/2016 - 16:26
24/11/16

Dichiarazione di Riccardo Magi e Michele Capano, segretario e tesoriere di Radicali Italiani, e di Barbara Bonvicini,tesoriera dell'Associazione Enzo Tortora Radicali Milano

  Come Radicali Italiani vogliamo esprimere pieno sostegno alla battaglia nonviolenta del compagno Lucio Bertè, già consigliere regionale della Lombardia, giunto oggi al 39esimo giorno di sciopero della fame affinché la Giunta regionale preveda, attraverso una delibera, che gli istituti di pena lombardi registrino e mettano a disposizione dei detenuti tutte le informazioni sul loro stato di salute, le cure loro erogate e sulle condizioni di detenzione. Una battaglia di stato di diritto per garantire ai tantissimi che scontano, oltre alla pena comminata dai giudici, una pena supplementare illegittima e illegale l'accesso alla documentazione necessaria per valere i propri i diritti umani e costituzionali con azioni legali in ogni sede - italiana, europea e internazionale - e chiedere eventuali risarcimenti. Come già precisato da Bertè, si tratta di una richiesta fondata su atti già approvati in questi anni da Regione e Comune e rimasti finora lettera morta.  Ci uniamo quindi alla sua richiesta, fatta propria anche da Francesca Scopelliti nel nome di Enzo Tortora, affinché la Lombardia si faccia capofila di un atto di civiltà con un provvedimento che tutte le Regioni dovrebbero adottare a tutela delle migliaia di persone recluse nelle nostre prigioni sovraffollate, dove è lo Stato il primo a calpestare le proprie leggi.  

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Radicali: Sempre più urgente la riforma del TSO. Occorre una "legge Mastrogiovanni"

Radicali Italiani - Mer, 23/11/2016 - 19:41
23/11/16

 Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e di Michele Capano tesoriere di Radicali Italiani e avvocato della sorella di Franco Mastrogiovanni

  La notizia relativa ai reati ipotizzati nel reparto psichiatrico di Sant'Arsenio in provincia di Salerno, a seguito della morte di un uomo ricoverato in TSO, testimonia l'urgenza di una riforma che possa garantire una tutela giuridica immediata a chi si trova in queste condizioni di privazione della libertà personale.  La vicenda di Mastrogiovanni, lungi dal rappresentare un caso isolato, porta il segno di un problema "di sistema" che riguarda il profilo non solo di applicazione, ma anche di "governo" e "verifica" del TSO. Nell'ambito di tali "governo" e "verifica" deve essere garantita ai malati la stessa possibilità di difesa tecnica garantita, su altro piano, ad arrestati e fermati. È questo l'impegno di Radicali Italiani, per una proposta organica che sarà messa in campo nelle prossime settimane.  

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Marco Pannella - Una libertà felice. Il libro

Partito Radicale - Mer, 23/11/2016 - 17:42
23/11/2016

«... E ora registro me stesso. Una penna, un foglietto, anche un microfono. Non è che mi senta pronto per stendere le memorie di un rompicoglioni. Voglio soltanto sistemare la mia gioia e, quando c'è, anche il mio sconforto. Per questo annoto, per questo registro. Perché la conquista della democrazia passa anche in un abbraccio, in una discussione sul liberalismo e un'altra sulle rivoluzioni, passa per ogni uomo e per ogni idea capace di migliorare il mondo. Passa per ognuna delle cazzate che ci vengono in mente e che abbiamo la voglia e la forza di comunicare e condividere. L'importante è osare e usarsi, l'importante è accettare ogni sfida che può guadagnare un grammo in più di libertà.»

Un libro, Marco Pannella, non aveva mai voluto scriverlo. Come spiega Matteo Angioli, che ha raccolto e curato questa autobiografia: «... poi un giorno ha smesso di sentirsi immortale, ha avvertito che la battaglia, la sua battaglia, poteva concludersi presto.  D'un tratto, però, si è trovato anche al cospetto del passato e deve aver cominciato a osservarlo, come forse non aveva mai fatto prima. Eccolo, dunque, il suo libro. Ecco il senso delle pagine che abbiamo costruito con lui, parola più aggettivo meno, sensazione dopo sensazione, giornata dopo giornata. Non è stato facile, ma è stato meraviglioso». 

Questo libro straordinario è una sorta di resoconto intimo di una passione totalizzante per la libertà e i diritti, di battaglie, digiuni, infinite discussioni, «come se la vita fosse una lunga riunione politica». Ma è anche il diario dell'amore e del dolore dei suoi ultimi mesi di vita, una lezione involontaria di saggezza e nobiltà d'animo di un uomo che non ha paura dei sentimenti e del loro scandalo radicale. 

(tratto da Libri Mondadori)

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Violenza donne, 26 novembre "Schiave": Incontro su schiavitù in Mauritania con Biram Dah Abeid ed Emma Bonino

Radicali Italiani - Mar, 22/11/2016 - 17:25
22/11/16

Sabato 26 novembre, anche in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, alle ore 11 presso la sede radicale di via di Torre Argentina 76 a Roma, Radicali Italiani e Non c'è pace senza giustizia, in collaborazione con IRA Mauritania, promuovono "Schiave": incontro sulla schiavitù in Mauritania con Biram Dah Abeid, Presidente dell'Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista della schiavitù (IRA Mauritania) ed Emma Bonino. 

  In Mauritania la schiavitù è stata abolita nel 1981, criminalizzata nel 2007 e dichiarata “crimine contro l'umanità” con la riforma costituzionale del 2012. Ciò nonostante continua a essere praticata. Secondo i dati ufficiali, il 4 per cento della popolazione mauritana vive in condizione di schiavitù, ma questo dato sale fino al 20 per cento in base ad altre stime. In tutti i casi, questo fenomeno riguarda prevalentemente le donne.    Insieme a Biram Dah Abeid ed Emma Bonino, ne discuteranno: Antonio Marchesi, Presidente di Amnesty international Italia; Domenico Quirico, giornalista de La Stampa; Antonio Stango, Presidente della Lega italiana dei diritti dell'uomo. A moderare: Antonella Soldo, Presidente di Radicali Italiani.    Nel corso dell'incontro sarà proiettato il reportage "Mauritania, gli ultimi schiavi" di Laura Secci. 

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La Professoressa Carla Rossi è la nuova capo-delegazione del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito presso l'Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna dove ha sede l'Ufficio contro la droga e il crimine (UNODC)

Partito Radicale - Mar, 22/11/2016 - 11:41
22/11/2016

La presidenza del Partito Radicale ringrazia la Professoressa Carla Rossi per aver accettato l'invito a guidare la delegazione presso l'Ufficio delle Nazioni Unite di Vienna dove ha sede l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine. 

La Professoressa Carla Rossi, docente universitaria in Statistica matematica, è stata dirigente del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito e della LIA, Lega Internazionale Antiprobizionista; già Segretaria del CORA, Coordinamento Radicale Antiproibizionista, co-fondatrice del CORA-OLD, l'Osservatorio delle leggi sulla droga che ha contribuito alla vittoria del referendum del 1993 sulla depenalizzazione del consumo e consigliere provinciale a Roma della lista "antiproibizionisti contro la criminalità politica e comune".  

E' stata eletta nel 2000 e rieletta nel 2005 e nel 2010rappresentante del Parlamento europeo nel Consiglio di amministrazione dell’Osservatorio europeo sulle droghe e tossicodipendenze (EMCDDA) di Lisbona.

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Aborto, Radicali: Da Papa parole importanti ma in Italia violata legge e diritti donne

Radicali Italiani - Lun, 21/11/2016 - 18:47
21/11/16

Dichiarazione del segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, del presidente Antonella Soldo e del segretario dell'Associazione Luca Coscioni Filomena Gallo:

  Le parole di Papa Francesco sull'aborto, che ritiene comunque un grave peccato, sono molto significative, ma non devono far dimenticare che nel nostro paese la legge e i diritti delle donne e dei medici sono costantemente calpestati a causa dell'obiezione di coscienza dilagante.   L'Italia detiene il record in Europa con il 70 per cento di ginecologi obiettori che in alcune regioni, specialmente nel meridione, superano il 90 per cento. Numeri, in vertiginoso aumento da anni, che compromettono gravemente l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, violando la legge 194 secondo cui il servizio deve essere garantito in ogni caso. Una situazione non da stato di diritto ma da stato etico, che si ripercuote sulla salute delle donne e anche sui pochi medici non obiettori che in alcune regioni, come il Molise, arrivano a fare anche 4,7 interruzioni volontarie di gravidanza a settimana. Sono circa otto mesi che attendiamo che  il ministro della Salute Beatrice Lorenzin presenti  la relazione annuale sull'attuazione della legge 194 al Parlamento, relazione che speriamo questa volta non sia la solita riproduzione di dati che conosciamo che non tengono conto del fatto che se diminuiscono i dati sull’aborto e aumenta il numero dei medici obiettori un problema evidente c’è e non può essere ignorato.  La legge 194/78 ha avuto il merito di cancellare gli aborti clandestini nel nostro Paese, ma l’impossibilità di procedere all’interruzione volontaria di gravidanza in piena sicurezza nelle strutture autorizzate a causa della massiccia presenza di medici obiettori ci riporta indietro nel tempo in materia di tutele e diritti. Chiediamo alla ministra di impegnarsi a riportare legalità in tutte le regioni, a tutela delle donne e dei medici nel rispetto delle leggi italiane e delle decisioni in materia anche delle giurisdizioni internazionali che condannano l’Italia. Le soluzioni ci sono, l'Associazione Luca Coscioni con l’AIED , ad esempio, ha proposto di regolamentare l'obiezione di coscienza, istituire un albo pubblico dei medici obiettori, bandire concorsi pubblici con pari quota tra medici obiettori e non obiettori e utilizzare medici "a gettone" per sopperire con urgenza alle carenze di non obiettori. Garantire la piena applicazione della legge 194, senza ledere il diritto delle donne che decidono d’interrompere la gravidanza e quello dei medici che decidono di obiettare non è difficile: basta volerlo fare.  E se, da parte sua, Papa Bergoglio ha scelto di dare sull'aborto una svolta all'insegna della misericordia, il ministro della Salute di certo non può sottrarsi al dovere di sanare questa una grave violazione di diritto e dei diritti.

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CIAO PAOLO

Partito Radicale - Lun, 21/11/2016 - 11:02
20/11/2016 È scomparso Paolo Ruggiu, militante di Porto Torres, iscritto ininterrottamente al Partito Radicale sin dalla fine degli anni '70. Per quarant'anni ha partecipato a tutte le iniziative politiche, referendarie ed elettorali promosse dal Partito Radicale. Prototipo del classico, generoso, bravo e buono radicale ignoto. Ciao Paolo 

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