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Convegno “La Questione Tibetana, il Panchen Lama e il controllo della religione in Tibet”, 26 aprile, Roma

Partito Radicale - Mer, 26/04/2017 - 10:01
26/04/2017

Il 26 Aprile a Roma in occasione del 28° compleanno del Panchen Lama, si terrà il convegno “La Questione Tibetana, il Panchen Lama e il controllo della religione in Tibet”. 

26 APRILE ore 17:30, SEDE DEL PARTITO RADICALE VIA DI TORRE ARGENTINA 76 ROMA.   Ingresso libero. 

Relatori: CHODUP TCHIRING LAMA (Comunità Tibetana), TSETEN LONGHINI (Associazione Donne Tibetane), PAOLO POBBIATI (Amnesty Inyternational), CLAUDIO CARDELLI (Associazione Italia-Tibet), LAURA HARTH (Partito radicale), Sen. NICOLA MORRA (Movimento 5 Stelle)

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25 APRILE – PER LA LIBERAZIONE DAL NUOVO TOTALITARISMO DAL VOLTO UMANO : LA DEMOCRAZIA REALE

Partito Radicale - Mer, 26/04/2017 - 09:57
25/04/2017

Dichiarazione di Maurizio Turco, Presidenza del Partito Radicale:

In occasione del 25 aprile oltre a coloro che resistettero ai totalitarismi nazifascista e comunista del secolo scorso ricordiamo coloro che nelle diverse parti del pianeta continuano a resistere a vecchie e nuove ideologie il cui tratto comune è negare le libertà individuali, civili, sociali, d'impresa.

Il nazionalismo politico e il protezionismo economico sono stati e continuano ad essere i prodromi di derive liberticide; assistere impassibili o peggio ancora derubricarli a "populismo" è un atto irresponsabile che può allontanare nel tempo la deriva ma non prevenirla.

Anche le società più avanzate oggi vivono una situazione di "democrazia reale" nella quale lo Stato di Diritto è o ignorato o patentemente violato. Da questo punto di vista il regime italiano continua imperterrito a violare finanche la propria legalità oltre che quella dei trattati internazionali che si è impegnato a rispettare. Come avevamo previsto, la peste italiana ha dilagato prima in Europa ed ora dilaga ovunque.

Noi siamo impegnati a resistere a questo dato di fatto e a lottare per l'affermazione della necessità di una transizione, a partire dai paesi  cosiddetti democratici, verso lo Stato di Diritto democratico laico federalista fondato sul nuovo diritto umano alla conoscenza.

Noi siamo impegnati a resistere affinché vi sia un dato minimo in cui riconoscersi: l'universalità dei diritti umani e sulla base di questi concepire una nuova politica internazionale.

Noi siamo impegnati a resistere e a perseguire il disegno degli Stati Uniti d'Europa, per uno Stato federale sovrano, per una costituzione federale, per uno Stato di diritto.

Questo è il nostro 25 aprile che sappiamo potrebbe essere quello della grande maggioranza degli italiani se solo fossero informati, potessero essere loro a decidere e non essere costrette a sottostare a quello che il regime ha scelto per loro.

In questo quadro si inserisce la denuncia del Partito Radicale contro la gravissima opera di quanti continuano a far credere che il Partito voglia liberamente scegliere la propria dissoluzione, se non addirittura che abbia già deciso di scomparire dalla scena politica. Costoro sono coloro che stanno organizzandola fine del Partito Radicale attraverso una pervicace opera di censura accompagnata ad una scientifica banalizzazione delle proposte e delle lotte del Partito e dei suoi singoli esponenti a favore di una agenda politica radicaloide compatibile con il regime italiano, europeo ed internazionale.

Il nostro 25 aprile è in continuità con quanti hanno sofferto e in comunione con quanti soffrono la negazione della propria identità, della propria libertà.

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Pellegrini, il Tribunale di Sorveglianza conferma i domiciliari: coltivava cannabis per curarsi, non deve tornare in carcere

Partito Radicale - Mar, 18/04/2017 - 14:33
18/04/2017

Amnistia, Giustizia e Libertà Abruzzi. 

"Confermati i domiciliari per Fabrizio Pellegrini. Fondamentale nella motivazione dell’ordinanza il riconoscimento del valore terapeutico della cannabis: '…Bisogna precisare che la cannabis viene utilizzata a fini terapeutici, essendo affetto da fibromialgia'  e quindi il Tribunale, presieduto da Maria Rosaria Parruti, ha ritenuto 'di poter compiere una prognosi positiva in favore del condannato'. Si tratta di un precedente storico”, spiega l'avv. Vincenzo Di Nanna, segretario di AGL Abruzzi, che commenta così il provvedimento con cui il Tribunale di Sorveglianza de L’Aquila ha confermato in via definitiva per il pianista affetto da fibromialgia la detenzione domiciliare, con ordinanza depositata il 13 aprile a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 4 aprile.

“Se Fabrizio non torna in carcere, dove avrebbe avuto ben poche possibilità di sopravvivenza, è merito anzitutto della Magistratura, che con lungimiranza ha operato una netta distinzione circa le finalità della sostanza stupefacente, riconoscendo per la prima volta quella terapeutica. Ma bisogna ringraziare anche Rita Bernardini, la 'Garante di fatto' dei detenuti abruzzesi che ha sollevato il caso, la comunità di Crevalcore, senza la cui generosa ospitalità Pellegrini non avrebbe potuto accedere ai benefici e il sen. Luigi Manconi che tanto si è attivato per garantirgli questa collocazione”, prosegue Di Nanna.

“Adesso l'obiettivo è trovare per Fabrizio una sistemazione definitiva e, soprattutto, garantirgli l'accesso ai farmaci, affinché si possa finalmente curare. Dall’ordinanza emerge chiaramente come sia sempre stato estraneo a ogni circuito criminale e, con la scelta della coltivazione domestica delle piantine di cannabis, di fatto si è opposto alla criminalità organizzata, che trae lucro e vigore proprio dallo spaccio delle sostanze stupefacenti”.

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DA ADAMO ED EVA AI GIORNI NOSTRI con l'arrivo in paradiso di Marco Pannella. Teatro Pertrolini, Roma, 24-25 aprile

Partito Radicale - Lun, 17/04/2017 - 22:19
17/04/2017

Monologo scritto e recitato da Luigi Giannelli, agente penitenziario iscritto al Partito Radicale. 

TEATRO PETROLINI 

ROMA 24 e 25 aprile ore 21.00 

Via Rubattino, 5 – Zona Testaccio 

 

Sala con aria condizionata, 72 posti a sedere, 12 euro 

per prenotazioni Tel. 06 5757488 

Il monologo verte nel raccontare la storia dell'uomo attraverso il nuovo giunto in paradiso e cioè, Marco Pannella, il quale rimprovera a Dio alcuni suoi errori e dunque chiede di porre rimedio altrimenti comincerà lo sciopero della fame.

Ovviamente, porrà alla sua attenzione l'ingiusta detenzione di Adamo e Eva, i quali per un semplice furto hanno subito una punizione sproporzionata e dunque l'ergastolo ostativo. Pannella chiede per questi due l'Amnistia. Non mancheranno i colpi di scena.

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Storia dell'amnistia da Togliatti ai giorni di Di Pietro e Borrelli. Di Massimo Lensi, Il Dubbio, 14 aprile 2017

Partito Radicale - Ven, 14/04/2017 - 16:11
14/04/2017

A Pasqua si terrà a Roma la Quinta marcia per l'Amnistia, organizzata dal Partito Radicale. Marco Pannella coniò un'efficace espressione per spiegare l'importanza della clemenza.

Egli la invocava per la Repubblica, per rientrare nella legalità e porre fine alle violazioni della Costituzione nella gestione del sistema penitenziario, nella durata dei processi, nell'utilizzo della prescrizione nascosta conseguente all'applicazione discrezionale dell'obbligatorietà dell'azione penale da parte dei magistrati. "Amnistia per la Repubblica" era lo slogan di Pannella. ù

La storia dei provvedimenti di clemenza di un Paese racconta, infatti, più cose di quanto si possa immaginare. L'amnistia e l'indulto - a volte anche il provvedimento di grazia - sono atti politici a tutto tondo. La clemenza porta sempre con sé un'attenzione particolare ai rapporti tra Stato e magistratura, tra esecuzione della pena e reinserimento sociale, tra eventi di particolare rilievo e opinione pubblica, ed è accompagnata sempre da una tendenza a un particolare intento di riscrittura della storia, riscontrabile nei dispositivi legislativi: accertare la verità, farla dimenticare o renderla del tutto illeggibile. Stéphane Gacon nel suo libro "L'Amnistie" (2002) classificava la clemenza di Stato in tre tipologie differenti: l'amnistia-perdono, atto di generosità tipico dei regimi totalitari; l'amnistia-rifondazione, che interviene per riunificare un Paese diviso; l'amnistia-riconciliazione che segue la fine dei regimi dittatoriali.

L'Italia repubblicana ha concesso una trentina di provvedimenti di clemenza, tra amnistie e indulti. L'ultima amnistia è del 1990, mentre nel 2006 fu approvato l'ultimo indulto. Terminate le drammatiche vicende politiche e militari che portarono alla caduta del regime fascista, lo strumento dell'amnistia fu utilizzato tra il 1944 e il 1948 per vanificare la vigenza della normativa penale del regime, il codice Rocco, nei confronti dei delitti politici commessi durante la Resistenza, o nel periodo successivo.

E' interessante notare come, all'epoca, il tentativo del legislatore fu di chiudere con il periodo dittatoriale e la sua legislazione penale, al fine di far nascere lo stato "nuovo" e far sì che questo trovasse in sé la propria legittimità giuridica e non nelle leggi dello Stato precedente. Un tentativo che, però, rimase tale. Per Piero Calamandrei, infatti, mancò sul terreno giuridico della forma "lo stabile riconoscimento della nuova legalità uscita dalla Rivoluzione". Ed è altrettanto vero che i provvedimenti di amnistia di quel periodo ebbero in comune una natura delegittimante nei confronti della Resistenza, in quanto le azioni commesse durante la lotta antifascista vennero considerate alla stregua di reati comuni, anche se motivati da eccezionali contingenze.

Si restava a tutti gli effetti all'interno del recinto dell'art. 8 del codice penale, che definisce come delitto politico: "ogni delitto, che offende un interesse politico dello Stato, ovvero un diritto politico del cittadino. È altresì considerato politico il delitto comune determinato in tutto o in parte da motivi politici". Il decreto presidenziale n. 4/1946, conosciuto con il nome di "amnistia Togliatti", all'epoca guardasigilli della Repubblica, tentò di consegnare all'oblio non solo i reati connessi all'attività partigiana, ma anche i reati legati alla collaborazione con l'esercito tedesco di occupazione, pur con numerose eccezioni e sollevando numerose polemiche.

L'uomo dalla stilografica con l'inchiostro verde (cioè Togliatti) scommise sul futuro per mettere fine a un possibile ciclo di rese dei conti, ma fu accusato, in nome della sua proverbiale "doppiezza", di aver aperto le porte del carcere ai fascisti e ai repubblichini imprigionati subito dopo la Liberazione. Sta di fatto che, forse anche a causa di un'interpretazione distorta del testo del decreto (scritto, invero, con un linguaggio giuridico assai poco limpido), tra i 7.061 amnistiati, 153 erano partigiani, e 6.908 fascisti. Negli anni '50 e '60 i provvedimenti di clemenza furono nove, di cui cinque strettamente connessi sia a fatti politici legati alla scia lunga del dopo-guerra, sia ai movimenti della fine degli anni '60, con l'attribuzione di reati commessi in occasione di agitazioni e manifestazioni studentesche e sindacali (amnistia del '68).

Tutti e cinque questi provvedimenti comportarono la concessione sia di amnistia, sia di indulto. Il primo fu nel 1953 (7.833 amnistiati) e l'ultimo nel 1970 (11.961 amnistiati); gli altri furono concessi nel 1959 (7.084 amnistiati), nel 1966 (11.982 amnistiati) e nel 1968 (315 amnistiati). Dopo il 1970 non ci furono più amnistie per fatti politici. L'amnistia del '68 fu particolarmente importante perché ebbe come oggetto esclusivamente reati politici e sociali. Il senatore Tristano Codignola del Partito Socialista nel presentare il provvedimento al Senato disse: "Appare quindi evidente che, nell'interesse stesso della democrazia, nell'accezione aperta e progressiva voluta dalla nostra Costituzione, occorre procedere di pari passo alla realizzazione di profonde riforme strutturali e alla creazione di un clima maggiormente democratico ed antiautoritario nel Paese".

Con l'amnistia del '68, si chiuse finalmente il ciclo legato alla guerra di Liberazione, si aprì però il capitolo che precedette gli anni di piombo. E per la prima volta nel 1970 fecero capolino nell'amnistia il riferimento ai reati in materia tributaria e nell'indulto il riferimento a reati in materia di dogane, di imposta di fabbricazione e di monopolio. La giovane Italia del primo dopo-guerra diventava maggiorenne e i reati comuni, al posto di quelli politici, iniziarono a catturare sempre più l'attenzione del legislatore: un'attenzione che, come vedremo, costerà cara. Nel 1982 e 1983 furono approvati due provvedimenti di sola amnistia ed esclusivamente per reati finanziari. Il clima iniziò a farsi pesante e il parlamento venne accusato di difendere corrotti e concussi tanto che, dopo qualche anno, il 6 marzo del 1992, il Parlamento operò una revisione costituzionale modificando profondamente la ratio dell'articolo 79 della Costituzione in materia di concessione di amnistia e indulto. Nel testo voluto dai Padri Costituenti amnistia e indulto erano concessi dal Presidente della Repubblica, previa legge di delegazione da parte delle Camere, approvata a maggioranza semplice. La modifica introdotta nel 1992 fece sì che questi provvedimenti di clemenza potessero essere concessi solo con una legge deliberata in ogni articolo e nella votazione finale dalla maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. L'innalzamento del quorum necessario all'approvazione del provvedimento fu deciso sull'onda dell'emotività suscitata nella piazza dallo scandalo di "Mani Pulite" per evitare il ripetersi di amnistie "concesse a cuor leggero".

Erano i tempi del lancio delle monetine davanti all'Hotel Raphael e la piazza esigeva una svolta nel rispetto della penalità. Fu in quel periodo che prese il via una prima trasformazione dei modelli istituzionali che lentamente portò al trasferimento dei sistemi di controllo sociale dalle forme di protezione a quelle della punizione. La grande crisi economica degli anni successivi portò a compimento questa operazione di trasformazione. L'insicurezza sociale che ne è scaturita si è, infatti, rivolta al sistema penale, nella forma dell'esercizio delle funzioni repressive. Il numero dei reati inseriti del codice penale ha continuato a crescere insieme alla domanda di penalità, portando in pochi anni a raddoppiare il numero di detenuti delle carceri italiane: dai 30mila degli anni Novanta ai quasi 60mila dei nostri giorni. Il mutamento delle relazioni sociali e di potere e il tramonto di un certo tipo di welfare hanno condannato qualsiasi progetto di amnistia in fondo al cassetto delle priorità. Le carceri italiane hanno così cominciato a conoscere il sistematico sovraffollamento e i trattamenti inumani e degradanti riservati alla popolazione detenuta. A ben vedere, quindi, la richiesta di amnistia (e indulto) sostenuta con forza dal Partito Radicale non è per un provvedimento clemenza.

Quella che si chiede non è la amnistia-amnesia; è, invece, la richiesta di una amnistia politica per porre fine al sovraffollamento cronico e inumano delle nostre carceri e alla intollerabile lentezza dei processi, che hanno fatto meritare allo stato italiano plurime condanne dalle Corti europee. In altre parole, un'amnistia per porre le radici di una Giustizia (più) Giusta.

I PAPI L'HANNO CHIESTA, MARCO PANNELLA NE HA FATTO PER ANNI IL CAMPO DELLA SUA BATTAGLIA, MA DAL 1990 E' SCOMPARSA DALL'ORIZZONTE

SERVÌ A USCIRE DAL FASCISMO, ADDOLCÌ LA REPRESSIONE POLITICA NEGLI ANNI '50 E 60, ACCOMPAGNÒ IL BOOM E I NUOVI REATI ECONOMICI. POI... POI VENNE "MANI PULITE" LA POLITICA ALZÒ BANDIERA BIANCA

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3 maggio, Roma. Tavola rotonda sul Caso Italia. Direttiva Bolkestein: ambulanti e concessioni demaniali marittime. Rischio di sdemanializzazione. AAA cercasi concorrenza

Partito Radicale - Ven, 14/04/2017 - 09:22
13/04/2017 il Comitato Radicale per la Giustizia "Piero Calamandrei" comunica che mercoledì 3 maggio 2017, dalle ore 13,00 alle 15,00, presso il Salone del Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale, in Roma via di Torre Argentina, n. 76, si terrà la tavola rotonda dal titolo “Caso Italia. Direttiva Bolkestein: ambulanti e concessioni demaniali marittime. Rischio di sdemanializzazione. AAA cercasi concorrenza.”.   L'evento è stato accreditato per n. 2 crediti formativi ordinari dall'Ordine degli avvocati di Roma.   SCARICA IL MANIFESTO (PDF) AttachmentSize Caso Italia Direttiva Bolkestein - Manifesto.pdf59.92 KB
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“La Questione Tibetana, il Panchen Lama e il controllo della religione in Tibet”. 26 APRILE, CONVEGNO IN OCCASIONE DEL 28° COMPLEANNO DEL PANCHEN LAMA DEL TIBET

Partito Radicale - Mar, 11/04/2017 - 17:31
11/04/2017

ROMA, 26 APRILE, ORE 17:30. 

Sede del Partito Radicale, Via di Torre Argentina 76. 

il 25 aprile di 28 anni fa nasceva in Tibet Gedun Choeky Nyima riconosciuto nel 1995 da Sua Santità il Dalai Lama come la XI reincarnazione del Panchen Lama, la seconda autorità spirituale del Tibet. Pochi giorni dopo il suo riconoscimento l’allora piccolo Gedun venne fatto sparire assieme alla sua famiglia dalle autorità cinesi.

Al suo posto fu messo un figlio di due quadri del PCC che a tutt’oggi è imposto ai tibetani come il “vero” Panchen Lama.  Di Gedun Choeki Nyima e della sua famiglia non si hanno più notizie dal 1995. Le autorità cinesi rifiutano di fornire qualunque informazione sulla sua sorte.

Poche settimane fa, il 21 di marzo 2017, nella località di  Nyarong nel Kham un ragazzo di 24 anni, Pema Gylatsen, si è cosparso di cherosene, lo ha bevuto e si è dato fuoco morendo subito dopo tra atroci spasimi.

Pema è il 147mo tibetano, all’interno del Tibet, che ha scelto questa estrema forma di protesta contro una occupazione ed un regime che da oltre sessant’anni stanno togliendo ai tibetani tutto quello che li rappresenta, come popolo e  come nazione.

Le auto immolazioni non sono atti di disperazione, ma atti di protesta nonviolenta, invocazioni d’aiuto lanciate all’esterno, alla comunità internazionale, e richiami all’unità e alla resistenza di tutti i connazionali all’interno del Tibet.

Nell’occasione in cui l’Italia festeggia la liberazione dal nazifascismo, vogliamo esprimere pubblicamente un pensiero di solidarietà ai martiri del Tibet e all’XI Panchen Lama che per molti anni fu considerato da Amnesty International il “il più giovane prigioniero politico del mondo”. 

Per fare questo si annuncia il convegno:

 “La Questione Tibetana, il Panchen Lama e il controllo della religione in Tibet”

“ Gedun Choekyi Nyima è nato il 25 Aprile 1989 a Lhari in Tibet. L'attuale XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso lo ha riconosciuto il 14 maggio 1995, all'età di 6 anni, quale reincarnazione del X Panchen Lama, seconda maggiore carica spirituale del Buddhismo Tibetano. Subito dopo è stato rapito con tutta la famiglia e di lui si sono perse le tracce. Al suo posto il Governo di Pechino ha nominato un Panchen Lama di regime, Gyaincain Norbu, figlio di funzionari governativi, poi educato nella completa adesione alle direttive del Partico Comunista Cinese. Amnesty International definì all'epoca Gedun Choekyi Nyima "il prigioniero politico più giovane del mondo". Ad oggi, nonostante le pressioni delle NU, di organizzazioni umanitarie Internazionali, gruppi di sostegno alla causa tibetana, movimenti sindacali, partiti politici e parlamentari di numerose nazioni, le autorità della Repubblica Popolare Cinese hanno solo dichiarato che il bambino e i suoi genitori “sono stati affidati al Partito Comunista per essere protetti dai tentativi di rapimento messi in atto dai seguaci del Dalai Lama e della sua cricca” ... Il Panchen Lama filo-cinese non è mai stato accettato dai Tibetani che gli negano ogni legittimità. Il motivo del rapimento del vero Panchen Lama è di natura politica. Per tradizione, dopo la morte del Panchen Lama, il Dalai Lama ne riconosce la reincarnazione e, viceversa. Quindi attraverso un Panchen Lama “di regime”, le autorità cinesi ritengono che, alla morte dell’attuale Dalai Lama, il falso Panchen Lama sceglierà, come massima autorità del Tibet, una figura “fantoccio”, gradita al Partito.”

Nella ricorrenza del 28° compleanno di Gedun Choekyi Nyima, questo convegno è occasione per riflettere sulla Questione Tibetana e sul controllo della religione in Tibet da parte del PCC.

Relatori: CHODUP TCHIRING LAMA (Comunità Tibetana), TSETEN LONGHINI (Associazione Donne Tibetane), PAOLO POBBIATI (Amnesty Inyternational), CLAUDIO CARDELLI (Associazione Italia-Tibet), LAURA HARTH (Partito radicale) , Sen. NICOLA MORRA (Movimento 5 Stelle). 

SCARICA IL DOCUMENTO CON L'ELENCO DEI PROMOTORI E DELLE ORGANIZZAZIONI ADERENTI (PDF) ->

AttachmentSize CONVEGNO PANCHEN LAMA 2017 (pdf)808.13 KB
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Balcani: qualcuno si ricorda di Marco Pannella?

Partito Radicale - Mer, 29/03/2017 - 21:30
29/03/2017

di Nihad Kreševljaković*, AlJazeera Balkans. 20 giugno 2016 (tradotto e pubblicato da Osservatorio Balcani e Caucaso). 

* Nihad è figlio di Muhamed Sindaco di Sarajevo durante l’aggressione serba, iscritto al Partito Radicale è stato uno dei protagonisti della campagna del 1993 per i 30mila iscritti. 

La morte di Marco Pannella è passata quasi inosservata nel sud est Europa, nonostante il suo impegno durante gli anni Novanta. Un commento del regista bosniaco Nihad Kreševljaković.

Il 25 maggio scorso è morto all'età di 86 anni Marco Pannella, politico italiano, attivista e strenuo difensore dei diritti umani in Europa.

Ho speso invano molto tempo in cerca di qualche reazione alla sua morte da parte della classe politica bosniaca. Ma nessuno si è fatto sentire, nemmeno coloro i quali erano al governo all'epoca in cui Pannella era una delle poche figure politiche europee a invocare l'intervento militare in Bosnia e a denunciare a gran voce quanto stava accadendo nel nostro paese. Non si sono fatti sentire nemmeno i rappresentanti della sinistra, se di sinistra si può parlare in questo paese, e nemmeno quelli che si vantano delle proprie ascendenze liberali. Come se qualcuno pretendesse di occuparsi di calcio limitandosi a seguire unicamente le partite del campionato bosniaco

Dovrei forse sorprendermi del fatto che nemmeno i media bosniaci abbiano dato spazio alla scomparsa di Pannella? Non una riga in merito, per non parlare della possibilità che gli organi di stampa fornissero una panoramica di ciò che ha reso questo personaggio controverso uno dei più importanti politici europei del secolo scorso. Nemmeno l'ombra di una notizia, neppure da parte di quelle testate che ai tempi dell'assedio citavano spesso Pannella apprezzandone gli sforzi e il coraggio che investiva nel dimostrare ciò che all'epoca chiamavamo “la verità sulla Bosnia”.

Mi pare si sia dimenticato con troppa facilità come Marco Pannella, già nel maggio 1992, sostenesse strenuamente la necessità di contrastare la politica criminale di Belgrado paragonandola alle azioni dei nazisti, e accostando l'immagine del ghetto di Varsavia alla situazione creatasi a Sarajevo dove, come avvenuto nella persecuzione degli ebrei, le persone venivano attaccate "per la sola colpa di essere musulmani bosniaci". Pannella accostava le azioni di Milošević a quelle di Hiltler, e i suoi messaggio chiari e netti hanno influito in maniera significativa sull'immagine di quanto stava accadendo in Bosnia.

 

Solo la Croazia ricorda

Il politico montenegrino Miodrag Vlahović osserva come anche nel proprio paese la notizia non abbia ricevuto l’attenzione meritata. Vlahović, presidente del partito Unità Democratica (CDU), aveva conosciuto Pannella nel 1987 a Belgrado in occasione di un intervento tenuto da questo eccentrico personaggio italiano alla Casa della Gioventù. Fra le poche persone ad aver seguito il comizio di Pannella, Vlahović, che allora ricopriva il ruolo di segretario dell'organizzazione giovanile della Jugoslavia, fu convocato già il mattino seguente dal comitato centrale della Lega dei Comunisti per fare rapporto sul contenuto di quel comizio.

In Serbia, solo le agenzie di stampa hanno ripreso la notizia del decesso di Pannella, riferendosi alla portata del personaggio ma evitando accuratamente di fare riferimento alle sue posizioni durante gli anni Novanta. Anche in Kosovo, la vicenda ha trovato spazio solo nelle notizie battute dalle agenzie.

Solo in Croazia la morte di Pannella ha avuto il seguito che ci si sarebbe aspettati. Sono stati pubblicati alcuni obituari nei quali si descrive il ruolo di Pannella nella politica europea del secolo scorso, con particolare enfasi sulla sua partecipazione alla guerra patriottica croata (Domovinski rat).

Nel testo pubblicato da Slobodna Dalmacija, con il titolo “Addio, Pannella, grazie per il sostegno durante la guerra”, lo si ricorda come “convinto sostenitore della nonviolenza che si richiamava a Gandhi, al quale s'ispirava anche nel ricorso allo sciopero della fame quale strategia di lotta, lo stesso Pannella si recò nei campi di battaglia non lontano da Osijek, dove si fronteggiavano le forze croate e quelle serbe, per dare il proprio sostegno alla Croazia nella sua battaglia difesa”. Nonostante fosse un pacifista convinto, Pannella sostenne fin dal principio che la politica aggressiva di Milošević dovesse essere fermata ad ogni costo. L'aver indossato l’uniforme dell'esercito croato fu da parte sua un chiaro messaggio per tutti. Il suo supporto all'intervento militare si fece ancora più deciso in seguito all'aggressione ai danni della Bosnia-Erzegovina.

A differenza di quanto avviene in Bosnia, dove la maggioranza dei politici non sa nemmeno chi fosse Pannella, a Zagabria lo si celebra pubblicamente per aver supportato la guerra patriottica. Già all'inizio degli anni 2000, il parlamentare croato Tonino Picula consegnò a Marco Pannella ed Emma Bonino il riconoscimento ufficiale per il loro impegno a partire dal 1991.

 

L’appello per il processo a Milošević

Poiché il pubblico è all'oscuro delle nozioni più elementari riguardo a Pannella, credo siano in pochi a sapere che, già a metà degli anni Ottanta, fu proprio lui a presentare presso l'Ambasciata di Jugoslavia a Roma la proposta di far entrare la Jugoslavia nell'Unione europea. Non solo: poco prima dell'inizio degli anni Novanta, nel corso di una visita a Zagabria, Pannella aveva espresso il proprio sostegno per l’adozione di un sistema multi-partitico in Jugoslavia.

In quanto membro del Partito Radicale, Marco Pannella criticò aspramente l'indifferenza della politica europea verso la guerra in ex Jugoslavia. Riteneva infatti che l'Europa sarebbe dovuta intervenire militarmente, e per questo in seguito espresse comprensione per l'intervento armato degli Stati Uniti.

Il Partito Radicale Transnazionale è stato il primo sostenitore politico dell'istituzione del Tribunale Penale Internazionale. Poco dopo la firma degli accordi di Dayton, Marco Pannella ed Emma Bonino lanciarono una petizione con la quale si chiedeva che Milošević fosse processato per crimini di guerra. La raccolta delle firme iniziò subito dopo l'11 luglio 1995, in seguito al genocidio di Srebrenica. All’epoca l’impresa era tutt’altro che semplice: le persone trovavano difficile credere all'eventualità che Milošević venisse processato per i crimini commessi.

 

'No Taliban, no Vatican'

Per comprendere il senso delle sue iniziative, è importante ricordare chi fosse Pannella al di là del suo impegno nei territori della ex Jugoslavia.

Pannella nacque il 2 maggio 1930 a Teramo, 62 anni prima che in quella stessa data avesse inizio l'assedio di Sarajevo. Laureato in diritto all'Università di Urbino, lavorò per un periodo come giornalista. Per la maggior parte della propria vita si è occupato di politica, facendovi il proprio esordio tra le fila del movimento liberale italiano.

Nonostante non abbia mai fatto parte del governo, Pannella è stato uno dei più importanti politici in ambito italiano ed europeo. Nel 1955 è stato fra i fondatori del Partito Radicale Italiano, e 8 anni più tardi ne è diventato segretario. Fra i primi esponenti del movimento ambientalista in Europa, è stato più volte parlamentare italiano e ha ricoperto 4 mandati come europarlamentare.

Nel corso della sua carriera politica è sempre stato pronto a stringere alleanze con la destra e con partiti di sinistra. Impegnato soprattutto nella difesa dei diritti civili e politici in Italia, ha avuto un ruolo decisivo anche nella riforma del finanziamento pubblico ai partiti politici e nel frenare la corruzione nella politica italiana.

Le provocazioni che utilizzava per far infuriare i propri avversari portarono questi ultimi a definirlo un “clown della politica”. In qualità di difensore dei diritti civili, guidò la lotta per i diritti delle donne e anche grazie a lui furono promulgate le leggi sul diritto al divorzio e all'aborto. Gran parte delle iniziative di Pannella era diretto contro i valori della Chiesa Cattolica, una posizione ben descritta dall'immagine che lo ritrae di fronte al Vaticano con la scritta “No Taliban, No Vatican”.

 

Difensore dei diritti umani

Nonostante le proprie posizioni anti-clericali e i numerosi conflitti con la Chiesa, Pannella ha saputo mantenere rapporti relativamente corretti con il Vaticano, senza esimersi dal cooperare con le istituzioni della Santa Sede per cause comuni come la lotta alla fame nel mondo.

Ha combattuto per il diritto all'obiezione di coscienza al servizio militare, per l'abolizione della pena di morte e dell'ergastolo. Per promuovere la depenalizzazione del consumo di cannabis, ha distribuito hashish ai passanti nel centro di Roma, azione per la quale è stato arrestato. Nel contesto della lotta contro i falsi moralismi e le ipocrisie, suscitò indignazione pubblica quando scelse come candidata del proprio partito la pornostar Ilona Staller, nota come Cicciolina.

Fu anche grazie ai suoi punti di vista liberali e radicali, se alla fine degli anni '80 il Partito Radicale Transnazionale divenne una delle opzioni politiche più interessanti d'Europa. Le campagne di Pannella sono state spesso accompagnate da scioperi della fame che molte volte finivano con il ricovero in ospedale. Aveva più di 80 anni, quando intraprese l'ultimo sciopero per protestare contro le condizioni disumane nelle carceri italiane. Alcuni anni prima, nel 2006, aveva scioperato contro l'esecuzione del presidente iracheno Saddam Hussein. Nel 1968 scioperò a causa dell'occupazione sovietica della Cecoslovacchia…

 

La Bosnia Erzegovina ha perso un amico

Pannella è stato profondamente ispirato dal pensiero del Mahatma Gandhi e di Martin Luther King. Il Dalai Lama fu suo amico personale. Anche se controverso ed eccentrico, Pannella ha goduto di grande rispetto anche da parte dei suoi “nemici”, tra cui la maggior parte dei leader cattolici come il Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco. L'attuale pontefice si sarebbe premurato più volte dello stato di salute del leader radicale nel corso degli ultimi giorni di vita di quest'ultimo.

In occasione della sua morte, il premier italiano Matteo Renzi lo ha ricordato come "un grande leader politico che ha segnato la storia di questo paese con le proprie battaglie, in alcuni casi controverso, ma sempre coraggioso e onesto. Pannella è stato un combattente e un leone della libertà".

La sua stretta collaboratrice Emma Bonino lo ha definito come un personaggio "molto amato, ma che ha ottenuto pochi riconoscimenti per i propri meriti".

Se n'è andato un uomo che ha avuto un grande impatto sulla scena pubblica e politica, un'esistenza che l'Italia ricorderà a lungo. Che ne sia consapevole o meno, non c'è dubbio che anche la Bosnia Erzegovina, con la scomparsa di Marco Pannella, ha perso un buon vecchio amico.

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Sintesi della sessantesima riunione della Commission on narcotic drugs (Commissione sulle sostanze narcotiche) che si è tenuta dal 13 al 17 marzo 2017 presso la sede della Nazioni Unite a Vienna

Partito Radicale - Lun, 27/03/2017 - 16:00
27/03/2017

A cura di Carla Rossi, rappresentante del Partito Radicale all'UNODC, Ufficio dellee Nazioni Unite contro al droga e il crimine. 

La CND si è riunita dal 13 al 17 marzo. I lavori, oltre alle sedute della Commissione, hanno previsto eventi collaterali come si può vedere dal programma (http://www.unodc.org/documents/commissions/CND_CCPCJ_joint/Side_Events/2017/Programme_CND_60.pdf).

Del lavoro complessivo ci sono documenti con un indice generale accessibile (http://www.unodc.org/unodc/en/commissions/CND/session/60_Session_2016/CND-60-Session_Index.html).

L’elenco dei partecipanti è anche disponibile (http://www.unodc.org/documents/commissions/CND/CND_Sessions/CND_60/List_of_participants/FINAL_List_of_participants_60_CND.pdf).

Come pure le risoluzioni (http://www.unodc.org/unodc/en/commissions/CND/session/60_Session_2016/60draft-resolutions.html).

Le attività giornaliere erano ogni giorno riportate nel Journal (http://www.unodc.org/unodc/en/commissions/CND/session/60_Session_2016/60-journal.html). 

Sia enti che ONG hanno avuto spazi dedicati per i loro materiali. Tra questi erano presenti sia l’Organizzazione Mondiale della Salute (WHO) che l’Osservatorio Europeo sulle Droghe e la Tossicodipendenza (EMCDDA). 

In sintesi le parole chiave ricorrenti sono state: best practices, scientific evidence, monitoring, evaluation, prevention, harm reduction, human rights come c’era da aspettarsi in seguito all’UNGASS 2016 ripreso in molti interventi sia dei rappresentanti ufficiali che delle ONG negli interventi collaterali. 

La documentazione relativa alle decisioni e risoluzioni (12 in tutto) è disponibile (http://www.unodc.org/unodc/en/commissions/CND/session/60_Session_2016/60draft-resolutions.html). 

Due risoluzioni (PDF) chiariscono i temi principali: scarica il PDF

 

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STATI UNITI D'EUROPA CONTRO IL REGIME EUROPEO CONTAMINATO CONTAMINATO DALLA PESTE ITALIANA

Partito Radicale - Lun, 27/03/2017 - 01:10
26/03/2017

Intervenendo durante la manifestazione del Partito Radicale in corso a Milano (via campanini 7 presso la sede della UIL) nel 60mo anniversario dei Trattati di Roma, Maurizio Turco, già Presidente dei Deputati Radicali al Parlamento europeo e membro della Presidenza del Partito Radicale, ha tra l'altro affermato: 

"Chi oggi, spero con cognizione di causa, confonde stati uniti d'europa con doppie velocità o simili giochetti d'ingegneria istituzionale, lo fa per accodarsi a quel regime europeo contaminato dalla peste italiana. Fino a quando le decisioni importanti verranno prese dai capi dei governi nazionali attraverso un processo decisionale opaco il futuro di questa europa, mamma di vecchi e neo nazional-protezionismi, è segnato. Questa Unione europea è arrivata al capolinea. Per dirla con il Presidente Mattarella serve coraggio. Il coraggio che i governi dei paesi membri dell'Unione hanno avuto fino alla metà degli anni '80 quando con l'Atto unico tradirono la volontà del Parlamento europeo e della commissione guidata da Altiero Spinelli e Marco Pannella di proseguire il cammino istituzionale verso  gli Stati Uniti d'Europa. Usare strumentalmente il modello istituzionale degli Stati Uniti d'Europa perché nella sostanza tutto resti nelle mani dei governi nazionali è una operazione antipopolare da parte di utili idioti del regime intergovernativo europeo."
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PARTITO RADICALE: C'E' UN SOLO MODO PER CELEBRARE I TRATTATI EUROPEI: RISPETTARLI E NON VIOLARLI!

Partito Radicale - Mer, 22/03/2017 - 13:02
22/03/2017 Nota del Partito radicale.  E' ipocrita, celebrare i Trattati di Roma quando l'Italia -  con l'altissimo numero di procedure di infrazione aperte - continua a disporre proroghe delle leggi protezionistiche e a non adeguarsi alle direttive europee, decidendo quindi di violarle apertamente. Valga l'esempio delle numerose leggi che hanno disposto le proroghe delle concessioni balneari e di quelle per eludere l'applicazione della direttiva Bolkestein per le quali da 4 anni il Partito Radicale sta depositando ricorsi per procedura di infrazione alla Commissione Europea. Da ultimo il 2 marzo abbiamo depositato alla Commissione una denuncia per procedura di infrazione alla Bolkestein anche per la proroga concessa agli ambulanti con il decreto Milleproroghe convertito in legge il 27 febbraio scorso. Per noi, concludono, celebrare i trattati significa rispettarli e non invece violarli.
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DIRETTIVA BOLKESTEIN : PER RECUPERARE UN MINIMO DI DECENZA ISTITUZIONALE IL PARTITO RADICALE HA DEPOSITATO UN ULTERIORE RICORSO PER LA MANIFESTA INFRAZIONE DA PARTE DELL'ITALIA

Partito Radicale - Mar, 21/03/2017 - 21:20
21/03/2017

La Direttiva Bolkestein ha l’obiettivo di promuovere la concorrenza e di garantire i consumatori in termini di innalzamento della qualità di servizi a prezzi più bassi.

L’art. 12 della Direttiva Bolkestein stabilisce che qualora il numero delle autorizzazioni disponibili per una determinata attività è limitato a causa della scarsità delle risorse naturali, l’autorizzazione è rilasciata all’esito di una selezione pubblica, per una durata limitata, senza rinnovi automatici, né vantaggi al prestatore uscente.

Dichiarazione dell'Avv. Maria Laura Turco per la Presidenza del Partito Radicale:

"Il Partito Radicale da 4 anni sta denunciando alla Commissione europea le leggi nazionali che hanno disposto proroghe automatiche delle concessioni balneari. 

La sentenza della Corte di Giustizia del 14 Luglio 2016 ci ha dato ragione, chiarendo definitivamente che le proroghe automatiche ostano alla libera concorrenza e alla libertà di stabilimento, previste dai trattati e nello specifico, della Direttiva Bolkestein.

Lo scorso 2 Marzo il Partito Radicale ha presentato ricorso per procedura d’infrazione alla Commissione europea anche per gli ambulanti per la proroga automatica delle concessioni per commercio su aree pubbliche al 31.12.2018 contenuta nel Decreto Legge 244/16 convertito in Legge il 27.2.2017.

L’Autorità Garante della Concorrenza e Mercato ha già evidenziato che tali attività ambulanti non richiedono particolari investimenti e che gli operatori esistenti non possono essere eccessivamente favoriti, a scapito di nuovi concorrenti: il punteggio attualmente previsto consente ai Comuni di assegnare concessioni da 9 a 12 anni (7 anni in caso di mercati turistici) e un punteggio da 40 a 60 punti (su 100) per professionalità pregressa, mentre la prova della regolarità contributiva dà diritto a soli 3 punti.

In base a questi criteri difficilmente soggetti diversi dal concessionario uscente potranno contendere un posteggio da riassegnare.

Il favore per il concessionario uscente dissimula una forma di rinnovo automatico, vietata dell’art. 12 della Direttiva Bolkestein, che oltre alla durata limitata, prevede che non possano accordarsi vantaggi al concessionario uscente.

Abbiamo appreso che il Ministro Calenda, mentre ha reso dichiarazioni decise contro lo scandalo del rinnovo automatico delle concessioni balneari, ha espresso riserve sull’applicazione immediata e diretta della Direttiva Bolkestein agli ambulanti.

La Direttiva Bolkestein è per questa parte self-executing, cioè di immediata applicazione sia da parte della PA che dell’Autorità giudiziaria. La Corte costituzionale ha ribadito che la direttiva è immediatamente efficace quando non consente allo Stato alcuna valutazione discrezionale in merito all’attuazione, sia sufficientemente precisa e sia trascorso il termine per la sua attuazione cosicché lo Stato nei cui confronti il singolo fa valere la prescrizione risulti inadempiente.

I Sindaci devono emanare subito i bandi di gara per l’assegnazione delle concessioni perché la proroga è incompatibile con la direttiva europea.

Appoggiamo la dichiarazione del Ministro sulla necessità di applicare al più presto la Direttiva Bolkestein alle concessioni balneari ma lo invitiamo alla riflessione che identica necessità si presenta per gli ambulanti al fine di non incorrere nell’ennesima procedura d’infrazione con multe dell’UE a carico dei contribuenti."

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Subito il “piano staordinario Gabanelli” per governare l’ingresso di profughi e migranti

Partito Radicale - Mar, 21/03/2017 - 12:57
21/03/2017

Nota di Maurizio Turco, Presidenza del Partito Radicale: 

Il progetto di Milena Gabanelli per profughi e migranti che in una puntata di Report provò ad immaginare dal punto di vista tecnico-operativo, con l’articolo di oggi sul Corriere della Sera prende la forma di un piano politico di intervento straordinario sul fronte delle migrazioni, utile per governare in tempi brevi l’emergenza; ancor più urgente per dotarsi di uno strumento stabile per l’ingresso in Italia dei richiedenti asilo e dei migranti.
Inutile dire che oggi la questione è gestita in modo emergenziale e soprattutto con la prospettiva che resti un’emergenza, al limite, ma proprio al limite, forse con un riflesso “umanitario” certamente con una realtà disumana.

  Ciò che convince del piano staordinario Gabanelli è il rimettere al centro il rivolo di denaro speso per l’emergenza di fronte alla quale, com’è noto, non si bada a spese ma, sopratutto, all’efficacia di come vengono spesi i soldi pubblici. Non starò qui a riscrivere quanto già ben scritto oggi dalla Gabanelli. Una cabina di regia nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che accentri il denaro, programmi e realizzi il piano staordinario Gabanelli è comunque una priorità.   Parimenti andrebbero analizzate le ragioni di questa emergenza prevedibile, prevista e frutto di una politica scellerata. Ma questo è un altro capitolo. Per il momento governare l’emergenza profughi e migranti con il piano staordinario Gabanelli.
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Direttiva Bolkestein. PARTITO RADICALE – ITALIA, L'ILLEGALITA' E' LA CIFRA DEL NON GOVERNO E A PAGARE SONO SEMPRE I CITTADINI

Partito Radicale - Mer, 15/03/2017 - 15:57
15/03/2017

Il Partito Radicale è stato l'unico soggetto che da 4 anni presenta alla Commissione europea vari ricorsi per sollecitare procedura di infrazione per violazione della direttiva Bolkestein, denunciando le leggi italiane che hanno prorogato le concessioni balneari o che tentano di aggirare la direttiva europea, come la legge 125/15 sulla sdemanializzazione. 

La direttiva Bolkestein, recepita in Italia nel 2010, prevede che le concessioni balneari devono essere assegnate con gara pubblica, ciò garantisce maggiore concorrenza e quindi servizi innovativi a prezzi più bassi per gli utenti. A seguito della sentenza della Corte di Giustizia del 14 luglio scorso la legge italiana che prorogava le concessioni al 2020 è stata dichiarata incompatibile, in modo che non restava altro da fare che indire le gare per l'assegnazione delle concessioni. La legge 160/16, di pochi giorni successiva alla sentenza della Corte di giustizia, ha invece stabilito che le attuali concessioni, in regime di proroga dal 2009, conservano validità fino a quando non verrà riordinata la materia, quindi senza fissare alcuna data. L'attuale ddl presentato dal governo non fa altro che riaffermare che dovrà procedersi all'assegnazione delle concessioni con gara pubblica ma, ancora una volta, non fissa termini, né durata, rinviando a decreti delegati e lasciando ampio margine alle autonomie locali circa la durata delle concessioni (l'articolo 12 della direttiva europea è chiaro circa la durata limitata). 

Da ciò scaturisce la netta sensazione che nessun governo voglia assumersi la responsabilità di rispondere ai sindacati balneari che non può essere mantenuto alcun privilegio e che gli accordi e i trattati internazionali vanno rispettati. In difetto le sanzioni per le infrazioni saranno a carico di tutti i cittadini che quindi subiranno un doppio danno: non usufruire di servizi innovativi a prezzi più bassi, come la concorrenza garantisce, e dover pagare sanzioni per procedure di infrazione all'Europa. 

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IL PARTITO RADICALE PLAUDE ALLA CONFERMA DI SANTI CONSOLO A CAPO DEL DAP

Partito Radicale - Mar, 14/03/2017 - 15:36
14/03/2017

La conferma di Santi Consolo al vertice del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria è stata accolta con soddisfazione dai coordinatori della Presidenza del Partito Radicale Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio D’Elia e Maurizio Turco.

“La decisione del Consiglio dei Ministri di confermare Santi Consolo alla guida del DAP è per noi motivo di soddisfazione perché può consentire di continuare l’opera di rinnovamento di un settore chiave dell’amministrazione della giustizia. Ringraziamo il Ministro della Giustizia per la fiducia rinnovata a uno straordinario servitore dello Stato che abbiamo potuto apprezzare e aiutare in questi anni nel suo difficile compito. Non possiamo dimenticare le sue partecipazioni ai congressi di Nessuno tocchi Caino nel carcere di Opera (che lo vide insieme a Marco Pannella) e del Partito Radicale a Rebibbia e i suoi interventi volti a superare, spesso su nostra proposta, condizioni e trattamenti meramente afflittivi nelle carceri e norme di dubbia costituzionalità come quelle dell’ergastolo ostativo, contro il quale più volte ha preso posizioni nette e chiare, come quelle espresse nel docufilm di Ambrogio Crespi “Spes contra Spem – Liberi dentro”. Per quanto ci è possibile, continueremo ad aiutare il Presidente Consolo come il Ministro Orlando – nel dialogo fondato su franchezza e amore della verità – nell’opera riformatrice dell’amministrazione della giustizia e della sua appendice carceraria perché siano corrispondenti ai principi costituzionali e alle norme sui diritti umani universalmente riconosciute.”

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8 marzo 2017 - Dopo 31 giorni Rita Bernardini sospende lo sciopero della fame

Partito Radicale - Mar, 14/03/2017 - 12:22
14/03/2017

8 marzo 2017 - Dopo 31 giorni Rita Bernardini sospende lo sciopero della fame.

Il ministro incontra i radicali: «delega sul carcere al rush finale». E Rita sospende la lotta. 

Errico Novi, Il Dubbio del 9 marzo 2017. 

Dopo 31 giorni Rita Bernardini sospende lo sciopero della fame. «Ho incontrato il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha mostrato capacità di ascolto e comprensione per la nostra richiesta: sbloccare la delega sul carcere contenuta nel ddl penale. Lui assicura che l’intero provvedimento sarà approvato a breve», ha dichiarato Bernardini al termine di un colloquio, durato un’ora e mezza, tra il guardasigilli e un’ampia delegazione radicale.

Rita Bernardini scommette su Orlando e dopo 31 giorni sospende lo sciopero della fame. «La lotta nonviolenta presuppone fiducia nel rappresentante delle istituzioni», spiega lei. Così al termine dell’incontro a via Arenula tra un’ampia delegazione del Partito radicale e il ministro della Giustizia, la dirigente pannelliana posta su facebook una foto che la ritrae mentre assaggia una minestra. «Ho perso oltre 9 chili, gli ultimi giorni sono stati difficili ma medici non ne ho voluti vedere, so’ ’ na roccia», assicura. La lotta punta all’approvazione della riforma penitenziaria, una delega bloccata come un ostaggio nella tormentata riforma del processo penale. Viste le difficoltà Bernardini e i radicali chiedono lo stralcio di quelle norme sul carcere. «Ma Orlando è convinto che l’intero provvedimento taglierà il traguardo. Gli ho chiesto espressamente se contempla l’ipotesi di stralciare la delega qualora da Ncd arrivassero ostacoli. Lui esclude la cosa, ha ricordato che venerdì è stata autorizzata la fiducia. Vedremo».

Bernardini sospende e riprende ad alimentarsi, ma ricomincerà lo sciopero della fame il giorno stesso in cui l’intero disegno di legge ricomparirà in aula, la settimana prossima. Oggi nella commissione Giustizia del Senato approda l’emendamento di Orlando sulle spese per le intercettazioni, che ha determinato il rinvio della discussione finale. «Anche Marco ( Pannella ovviamente, ndr) sospendeva le lotte nonviolente dopo gli incontri significativi. Io ho detto al ministro: ‘ Ripongo la mia fiducia in te affinché tu faccia le cose giuste’. Sospendo la lotta perché ho trovato un Orlando aperto al dialogo e alla comprensione del nostro obiettivo». Un’ora e mezza nello studio che fu di Togliatti. Al guardasigilli si unisce il suo capo di Gabinetto Giovanni Melillo. Prima di congedarsi, Bernardini consegna al guardasigilli il libro con le lettere dei 21mila detenuti che hanno aderito allo sciopero della fame in occasione della marcia per l’amnistia dello scorso 6 novembre. «Abbiamo annunciato a Orlando che ci sarà un’altra marcia a Pasqua. La situazione nei penitenziari resta allarmante e lui stesso ha riconosciuto che c’è un trend di aumento della popolazione carceraria. Gli abbiamo ricordato che in 93 istituti c’è un sovraffollamento del 120 per cento, senza considerare le sezioni chiuse». Ma all’attuale ministro la coordinatrice della segreteria radicale non esita a riconoscere precisi meriti: «Innanzitutto un’opera di trasparenza che tra l’altro mi lascia libera di visitare le carceri: nei prossimi giorni sarò a Verona, Vicenza e Trieste. Ha stipulato accordi con le Regioni per far scontare la pena ai tossicodipendenti nelle comunità anziché dietro le sbarre, si preoccupa di assegnare a una struttura quegli stranieri che altrimenti non possono usufruire della detenzione domiciliare. E ha fatto molto anche sul funzionamento dei tribunali». Le divergenze restano. «Ho trovato una chiave, alla fine di questo incontro», prosegue Bernardini, «lui è un riformista, noi siamo riformatori che di fronte alla situazione dei penitenziari chiedono di farla rientrare subito nella legalità». E poi «restano le nostre perplessità su altri aspetti del ddl penale, a cominciare dalla prescrizione e soprattutto dal processo a distanza, che è un’idea del pm Nicola Gratteri, vale la pena di ricordarlo».

L’incontro di ieri era atteso da un paio di mesi. Prima di celebrarlo, Orlando ha preferito aspettare che il ddl penale imboccasse davvero il rettilineo dell’ultimo chilometro. «Una volta tornati nell’aula del Senato ci vorranno dieci giorni, poi un altro piccolo passaggio alla Camera e finalmente si potranno emanare i decreti delegati sul carcere. La lotta va avanti», promette Bernardini. Che ora per Orlando è un’alleata preziosa.

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Ai responsabili di Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni, Non c'è pace senza giustizia, Esperanto Radikala Asocio, Nessuno Tocchi Caino

Partito Radicale - Ven, 24/02/2017 - 11:23
23/02/2016

Oggetto: il bilancio delle iscrizioni a pacchetto 2006-2016 con richiesta di contribuire al ripianamento del debito residuo; conferma che entro il 28 febbraio va liberata la sede. 

Roma, 23 febbraio 2017. 

Avendo chiuso il bilancio del Partito Radicale al 31 dicembre 2016 è ora possibile chiudere quello della gestione per il periodo 2006-2016 delle iscrizioni "a pacchetto", ovvero l'iscrizione/contribuzione a tutti i soggetti dell'area ad un prezzo ridotto, il cui intero valore è stato incassato dal Partito Radicale con l'intenzione, in origine, di far fronte alle "spese comuni", vale a dire quei servizi che hanno consentito a tutti i soggetti di portare avanti le proprie iniziative politiche, per le quali in tutti questi anni il Partito radicale ha destinato grandissima parte delle sue risorse.

Pertanto, sin dal 2006 le iscrizioni a pacchetto hanno contributo in parte molto relativa allo scopo che ne avevano giustificato l'adozione, ossia la copertura delle "spese comuni". Ed invero questo utilizzo delle risorse ha fatto sì che il Partito Radicale abbia avuto come unica linea programmatica ed economico-finanziaria il sostegno politico ed organizzativo dei soggetti costituenti fornendogli i mezzi necessari non solo al momento della loro costituzione ma anche nel corso della loro pluriennale attività.

Il bilancio della gestione per il periodo 2006-2016 delle iscrizioni "a pacchetto" ha prodotto:

Entrate da pacchetto 3milioni

Uscite per spese servizi comuni 10milioni

per un passivo di 7milioni di euro

Non si chiede a chi ha usufruito di quei servizi di ripianare il deficit complessivo ma quello che è rimasto in capo al Partito, ovvero 985mila euro. A seguito di una serie di calcoli, contenuti nel documento allegato, si è pervenuti alla seguente conclusione: Partito Radicale, Lista Pannella, Anticlericale.net, LIA, e Certi diritti hanno contribuito con cifre superiori a quello che avrebbero dovuto corrispondere per i servizi di cui hanno usufruito; agli altri soggetti si chiedono i seguenti apporti per ripianare il deficit residuo:

- Radicali Italiani, 369.543 euro

- Ass. Luca Coscioni, 384.036 euro

- Nessuno Tocchi Caino, 126.921 euro

- Esperanto, 80.063 euro

- Non c'è Pace, 24.437 euro

Si invia in allegato il quadro delle operazioni che hanno portato a questo risultato e qualora si avessero contestazioni in merito all'attribuzione dei contributi versati dall'associazione si prega di farlo presente entro 15 giorni, termine entro il quale si prega di far pervenire comunque le vostre determinazioni.

* * * 

Come già ribadito al Congresso di Rebibbia nella relazione del Tesoriere

"Il progressivo disinteressamento di gran parte dei soggetti costituenti della vita politica ed economico del Partito ha portato il Tesoriere a licenziare le ultime persone che garantivano una parte dei servizi comuni (ottobre 2015) e a disdire l'affitto della sede di Via di Torre Argentina 76 (dicembre 2015). (…) E' indubbiamente una sede che i soggetti politici non si possono più permettere. È certo che la TAS non può sopperire con risorse proprie, ovvero il depauperamento del bene, alla mancata corresponsione dei canoni di fitto". 

Era pertanto noto dal giugno 2015 che dal 1° gennaio 2016 il Partito non avrebbe rinnovato il contratto di affitto. 

Per senso di responsabilità, il 22 novembre 2016 nella "Comunicazione alla Presidenza" prendevo la decisione in base alla quale

"per quanto riguardo la sede, non avendo ancora stipulato il contratto di affitto con la TAS (che è una spa e non un istituto di beneficenza) il Partito coprirà anche l'affitto per il 2016"

Infine, il 9 febbraio 2017, nella lettera "i mezzi prefigurano i fini" la Presidenza del Partito Radicale ha ritenuto di ulteriormente di chiarire che

"la sede sarà nella disponibilità del Partito Radicale fino alla fine del mese di febbraio. Dal 1° marzo passerà alla Lista Pannella e questo comporterà una redistribuzione degli “spazi” disponibili, tra la stessa Lista, il Partito, e le sole associazioni impegnate nella realizzazione degli obiettivi congressuali stabiliti nella mozione generale del Partito Radicale".

La presente quindi per confermarvi che non vi saranno ulteriori proroghe e che dal 1° marzo 2017 il contratto d'affitto non sarà più in capo al Partito e quindi sarà necessario trovare una diversa sistemazione. Si ricorda che il mobilio è di proprietà della società TAS spa. 

Maurizio Turco, 

Responsabile legale del Partito Radicale. 

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Il Partito Radicale è innanzitutto lo Statuto e coloro che lo seguono, rispettano, e fanno vivere, o non è nulla

Partito Radicale - Gio, 23/02/2017 - 12:14
23/02/2017

Di Maurizio Turco. 

Il 40° Congresso del Partito Radicale di Roma-Rebibbia ha posto l’obiettivo dei 3000 iscritti nel 2017 e nel 2018 e che “ove non si realizzino le condizioni minime richieste, siano attivate tutte le procedure atte alla liquidazione dell’attività del partito.” Successivamente ci sono stati i congressi dell’associazione Coscioni e di Radicali Italiani che, anziché partecipare alla campagna per la vita del Partito hanno preferito impegnarsi, rispettivamente e in maniera convergente, a ricercare “sinergie con altri individui o associazioni a partire dagli altri soggetti della cosiddetta galassia radicale" e a “riconquistare la vita politica e democratica del Partito Radicale innanzitutto attraverso iniziative transnazionali di Radicali italiani, (…) e la promozione di un coordinamento aperto ai soggetti dell’area”. Scelte ribadite ed aggravate dalle successive assise degli organismi nazionali. Arrivando il Consiglio generale dell’associazione Coscioni a deliberare di “resistere all’estromissione in atto”. Mentre sui social si incitano alla resistenza nonviolenta, all’occupazione, allo sciopero della fame.Avevo già fatto presente nella lettera I furbetti del partitino (consulenza per i compagni espulsi o in via di espulsione) che non era la prima volta che il Partito Radicale veniva chiamato a queste prove.
All’indomani del Congresso di Bologna del 1977, mentre dirigenti del Partito occupavano la sede perché non condividevano le scelte congressuali, Marco Pannella scrisse un lungo articolo per Notizie Radicali. Ne ho salvato i pezzi che a mio avviso rappresentano una risposta a chi oggi s’attrezza a resistere (c’è sempre una prima volta) contro le decisioni congressuali del Partito radicale.

*****

Compagni radicali … digiunatori e occupanti, compagni che vi credete “duri e puri” senza forse immaginare che durezza e purezza sono conquiste morali e intellettuali, materiali e storiche (non mistiche), e non il restare allo stato di natura o non sapere quello che si vuole (com’è comodo!) (…)
Ma voi avete, come persone e come cittadini, … tutti i diritti di fare e dire quel che vi pare, conviene, e siete capaci.
Come radicali, lasciatemelo dire, no. … Per me, in questo momento, operate al di fuori e contro il Partito, com’è il vostro diritto. Forse non ne siete nemmeno coscienti … E chi è dentro e chi è fuori dal Partito, sia ben chiaro, ha la stessa dignità o può avere le più disparate e relative dosi di ragione e di ragioni.
Essere radicali del Partito Radicale, significa agire e operare nell’ambito di questo incredibile suo statuto libertario, statuto fortissimo, rigidissimo, proprio perché fondato sul rispetto dei comportamenti e delle libere e responsabili scelte di ciascuno e di tutti.
Ho invece letto … che la politica votata dalla maggioranza qualificata del Partito Radicale, come previsto dallo statuto, è stata “ignobile”. Lo avete affermato pubblicamente; per difendere questo punto di vista e legittimarlo, digiunate e “occupate”. Ebbene, lo Statuto del Partito, oggi, vincola nello stesso modo il primo e l’ultimo degli iscritti … a rispettare e attuare le delibere congressuali e del Consiglio Federativo.
Nel nostro Partito … nessuno può essere espulso, sanzionato anche solo moralmente, così come non può essere respinto, in nessun caso … E questo Statuto è così importante, così fondamentale, che — capovolgendo la logica non libertaria — lo Statuto può esser mutato anche dalla semplice maggioranza relativa dei votanti di un Congresso. Che senso avrebbe, infatti, mantenere uno Statuto libertario quando una maggioranza sia pure minima e occasionale dei partecipanti ad un Congresso gli fosse ostile?
… Nessuno di voi osa solamente insinuare che questo Statuto non è stato rispettato, alla lettera, nel più fiscale e duro dei modi, da tutti i vostri attuali “nemici”, disprezzati e insultati direttamente e indirettamente da voi.
… Invece di attuare quelle delibere che tutti gli iscritti sono ora vincolati a vivere come proprie, voi le combattete. Arrivate a chiedere di non attuarle agli organi del Partito, e per questo “occupate”, digiunate, lottate, protestate. Come considerarvi, in queste condizioni, radicali del Partito Radicale?… I radicali del Partito non hanno tempo di controbattervi, né accesso come voi ai mass-media. tutti i radicali del Partito Radicale … Sanno di avere ormai i giorni, più che le settimane, come Partito, contati prima di morire seppelliti e schiacciati dai 330 milioni di debiti e dall’impossibilità di lottare che ne deriva. Anche voi avevate concorso, sembra, a porre il Partito in queste condizioni.
… Vi comprendo, ma laicamente devo giudicare i vostri comportamenti, non le vostre coscienze e i vostri incubi o disperazioni, sentimenti o risentimenti. … Compagni, nella grande maggioranza, lo siete e lo restate; ma, come tanti, innanzitutto anti-Partito Radicale, poiché il Partito Radicale è innanzitutto lo Statuto e coloro che lo seguono, rispettano, e fanno vivere, o non è nulla. Quanto a me, già penso al prossimo Congresso ordinario. … Cerco di comprendere come sarà possibile non esserne travolti, tutti.
… Allora, penso alla chiusura che mi sembra incombere, vera, pressoché totale e definitiva del Partito senza autofinanziamento adeguato; … alle leggi tremende che si stanno per proporre e votare; alle carceri sempre più piene, ai diversi sempre più in pericolo, al deserto che mi sembra sempre più sorgere attorno a noi, quanto a progetti e strategie e metodi politici alternativi; alla marea di compagne, di sorelle e di fratelli radicali, che lottano e sperano con noi, che non hanno diritto nemmeno ad un centesimo dell’attenzione che voi reclamate e avete ottenuto perché — come noi — vivono con serenità e convinzione, con amore e speranza, con fierezza e umiltà, le difficoltà immense d’esser radicali, ma con angoscia quanto accade ovunque attorno a noi, ed è quindi verso questo “esterno” che indirizzano le loro critiche e le loro polemiche, le loro lotte e le loro disubbidienze.
… Mi auguro solamente che tutti coloro che leggono questo foglio, tutti coloro che oggi comprendono meglio cosa significhi essere non genericamente “radicali” ma radicali del Partito Radicale, accorrano subito ad iscriversi anch’essi, a difendere anche contro questo nuovo naturale pericolo un partito che, ne sono sicuro, sempre più è amato e rispettato, compreso e difeso da decine di migliaia di compagne e compagni, di donne e uomini di ogni età e condizione. E’ necessario e urgente. … Partecipare anche voi, soprattutto voi che non l’avete mai fatto, per modestia, per inerzia, per solitudine, per sottovalutazione dell’importanza di ciascuno per tutti. … Grazie e buon lavoro a tutti, compagne e compagni del Partito.

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Chi parla di sfratto è in malafede. Emma Bonino assente da anni. Gli altri rivendicano lotte diverse da quelle del Partito

Partito Radicale - Ven, 17/02/2017 - 18:01
17/02/2017

Dichiarazione di Maurizio Turco, rappresentante legale del Partito Radicale: 

16 febbraio 2017 - In merito al testo "Per la continuità e la forza delle nostre lotte radicali", diffuso da poche ore dai dirigenti di Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni, Certi Diritti e Non c'è pace senza giustizia, dichiara Maurizio Turco, rappresentante legale del Partito Radicale: 
"Fatta eccezione per uno dei firmatari del testo in questione, tutti gli altri,  in quanto iscritti al Partito Radicale, sono intervenuti al 40° Congresso del Partito radicale convocato nel carcere romano di Rebibbia lo scorso settembre  e tutti loro hanno presentato una mozione respinta dai 2/3 dei votanti. 
Successivamente, i Congressi delle associazioni, che li hanno eletti quali dirigenti, hanno stigmatizzato le scelte del Congresso del Partito Radicale.
Questi fatti, uniti al titolo "Per la continuità e la forza delle nostre lotte radicali", smentiscono la teoria dell'espulsione e dello sfratto, a cui giornalisti e giornali compiacenti hanno dato voce e credibilità; al contrario, oggi è evidente - ma lo era già da diversi anni -  la rivendicazione dell'autonomia delle "loro" lotte che sono diverse da quelle deliberate dal Congresso del Partito Radicale, e concorrenziali alla campagna di iscrizione del Partito Radicale stesso, che, se non raggiunge i 3000 iscritti entro 2017, chiude".

E a chi sulla stampa continua a parlare di espulsioni e sfratti, Maurizio Turco risponde, in linea con quanto dichiarato in una intervista ad Affari Italiani: 
"Per sfrattare bisogna occupare un luogo e Emma Bonino sono diversi anni che non frequenta le sedi politiche del Partito Radicale, congresso compreso. Gli spazi occupati dalle associazioni sono occupati in virtù del fatto che il Partito Radicale si è indebitato per consentirgli di fare iniziative politiche anche a discapito della propria. Ma ora il Partito non può più permettersi di aumentare il debito, pertanto sarà la lista Pannella ad assumersi l'onere della sede. Avremo bisogno di spazi per la costituenda Fondazione Marco Pannella e per le numerose realtà associative che si stanno costituendo intorno agli obiettivi stabiliti dal Congresso".

 

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ITALIA/ONU: IL PARTITO RADICALE SOSTIENE LA CANDIDATURA ITALIANA AL CONSIGLIO DIRITTI UMANI DELL’ONU

Partito Radicale - Gio, 16/02/2017 - 20:02
16/02/2017

Il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, che nel suo ultimo Congresso svoltosi nel carcere di Rebibbia a Roma ha fissato tra i suoi obietti quello di contribuire allo sviluppo e avanzamento della campagna per la transizione verso lo Stato di Diritto attraverso l'affermazione in sede ONU del diritto alla conoscenza, annuncia il pieno sostegno alla candidatura italiana al Consiglio diritti umani delle Nazioni Unite.

I coordinatori della Presidenza del Partito Radicale, Rita Bernardini, Antonella Casu, Sergio D’Elia e Maurizio Turco, hanno in proposito dichiarato: “Mettiamo a disposizione la forza e le relazioni del Partito Radicale, insieme a quelle di Nessuno tocchi Caino e del Global Committee for the Rule of Law-Marco Pannella, per portare al successo la candidatura italiana al Consiglio Diritti Umani che consideriamo coerente con il nostro impegno per la tutela dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di Diritto. Siamo consapevoli – hanno proseguito i dirigenti del Partito Radicale – dei risultati ottenuti insieme al Governo italiano, a partire dalla moratoria universale delle esecuzioni capitali ed il tribunale penale internazionale, e vogliamo continuare a collaborare in questo senso, con costanza e tenacia, affinché Stato di Diritto e Diritti Umani siano una realtà globale.”

A tal proposito e per portare al successo la candidatura italiana, i coordinatori della Presidenza del Partito Radicale “chiedono al Governo italiano, a partire dal Ministro degli Esteri, un incontro per conoscere la road map del Governo e concordare azioni coerenti e convergenti da parte nostra”.

Bernardini, Casu, D’Elia e Turco hanno concluso affermando: “Riteniamo che l’Italia, fulcro del Mediterraneo le cui problematicità saranno al centro della politica internazionale per decenni, debba nuovamente sedere al Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU per promuovere la grande alternativa della promozione dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di Diritto quale unico contenimento all’egemonia dei totalitarismi e fondamentalismi sempre più in voga”.

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