Radicali

DAL CONGRESSO NEL CARCERE DI REBIBBIA LE LOTTE PER LA TRANSIZIONE VERSO LO STATO DI DIRITTO

Partito Radicale - 3 ore 12 min fa
29/08/2016

PARTITO RADICALE – TURCO: DAL CONGRESSO NEL CARCERE DI REBIBBIA LE LOTTE PER LA TRANSIZIONE VERSO LO STATO DI DIRITTO, L'AFFERMAZIONE DEL DIRITTO UMANO ALLA CONOSCENZA, L'UNIVERSALITA' DEI DIRITTI UMANI, GLI STATI UNITI D'EUROPA ... E DALL'ITALIA AMNISTIA PER LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. 

Comunicato stampa del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito. 

Nei giorni 1-2-3 settembre, presso il Carcere romano di Rebibbia (Via Raffaele Majetti 75), si terrà il 40° Congresso Straordinario del Partito Radicale sul tema "da Ventotene a Rebibbia". L'assemblea inizierà alle ore 14 di giovedì 1 settembre e proseguirà venerdì e sabato a partire dalle ore 9.30 per concludersi nel pomeriggio del 3 settembre.

Hanno confermato la loro presenza e prenderanno la parola giovedì 1 settembre in apertura dei lavori il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando; il Direttore del DAP, Santi Consolo, e il Direttore del penitenziario Rebibbia di Roma, Mauro Mariani.

Dichiara Maurizio Turco, tesoriere del Partito radicale: "Il congresso che il Partito radicale terrà nei prossimi giorni è straordinario perché è convocato per la prima volta da un terzo degli iscritti da almeno sei mesi al Partito come previsto dallo Statuto; è il primo senza Marco Pannella che il partito ha concepito e fatto vivere per sessant'anni; è il primo che si tiene in un carcere; carcere quale epifenomeno del problema giustizia causa della peste italiana. Ma anche carcere nel quale è stato costretto Marco Pannella e i radicali dei quali i cittadini non hanno potuto e non devono poter conoscere proposte, iniziative, lotte. Mentre il mondo è in fiamme, le "democrazie" languono, la gente muore per il dissesto del territorio e dell'ambiente, il centro delle lotte radicali è la transizione verso lo Stato di Diritto, l'affermazione del diritto umano alla conoscenza, l'universalità dei diritti umani, gli Stati Uniti d'Europa, e a partire dall'Italia per un'amnistia prodromo di una riforma della Giustizia."

I REGISTRATI PER PARTECIPARE AL CONGRESSO sono 585, di questi, ad oggi:

  • 64 non risultano aver avuto rapporti con il Partito;
  • 266 sono iscritti al Partito Radicale del 2016, di questi 34 si sono iscritti per la prima volta;
  • 123 sono stati iscritti al Partito Radicale almeno 1 volta dal 1974
  • 132 non sono mai stati iscritti al Partito Radicale

Si ricorda che gli accrediti stampa vanno richiesti al Direttore del Carcere di Rebibbia Dott. Mauro Mariani mauro.mariani@giustizia.it e inviando copia a stampapartitoradicale@gmail.com

Per informazioni Valentina Stella (3395861573)

**************************************

Il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito è una organizzazione nonviolenta gandhiana.

Il suo simbolo è un ritratto del Mahatma Gandhi formato dalle parole “Partito Radicale” scritte in oltre 50 lingue. Dal 1995 il Partito Radicale è registrato come Organizzazione non governativa (Ong) con statuto consultivo di categoria generale, presso il Consiglio economico e sociale (Ecosoc) delle Nazioni Unite. 

Categorie: Radicali

Cannabis terapeutica, fatta la legge... continua l'affanno

Luca Coscioni - Ven, 26/08/2016 - 23:01
Cannabis terapeutica, fatta la legge... continua l'affannoRenato Biondini27 Ago 2016Cannabis terapeutica

        
E si , è proprio cosi! Molti pazienti nella nostra regione, si erano illusi di poter accedere alle terapie a base di cannabis in maniera semplice, lineare, visto che, dopo 3 anni e mezzo che la legge regionale n° 1 del 2013 riposava  in pace (lei si , i malati un pò meno) in qualche cassetto della Regione. Prendiamo atto dell’ emazione  della giunta regionale, dei decreti attuativi (con la delibera 617 del 20 giugno 2016) per poter rendere , diciamo cosi fruibili queste terapie, grazie alle iniziative del gruppo consiliare del M5S in Consiglio Regionale e in particolare della consigliera Romina Pergolesi, ma le criticità  e  perplessità che abbiamo subito rilevato su questo testo del decreto attuativo, già portate a conoscenza  al Presidente della commissione sanità e servizi sociali della Regione, si sono rilevate fondate,  in quanto continuano i disagi e  le lamentele di pazienti che, non riescono ad accedere a queste cure con la cannabis terapeutica.

Lo scoglio maggiore nell’accesso a queste terapie con cannabinoidi è il fatto che sono gli stessi operatori sanitari, medici in particolare che non sanno e non sono informati su questa possibilità e percorso terapeutico (patologie, metodi di assunzione, principi attivi, posologie ecc.) e quasi sempre c’è il rifiuto a prescrivere questa terapia adducendo svariate e bizzarre   motivazioni, negando di fatto il diritto alle cure.

Vogliamo   ricordare  e  ribadire con forza a tutti in particolare ai pazienti e ai  medici del servizio sanitario regionale che la legge ORA è operativa per le patologie contemplate nella delibera n.617/2016,  e che  la legge permette, oltre che allo specialista, anche ai medici di base di prescrivere la terapia.

I medici in ogni caso dovranno compilare  un’  apposito  modulo, dove verranno inseriti tutti dati del paziente (patologia, terapia, posologia ecc.. ) per un massimo di 3 mesi, al termine dei quali va rifatta la ricetta.

Dall’impossibilità di accesso a queste cure, deriva l’affanno di molti pazienti che, già gravati da una situazione personale pesante e che cercano sollievo da questa terapia, si trovano davanti un muro; un muro difficile da valicare per una persona normale, figuriamoci per un malato, o peggio, per un disabile.

La legge regionale n 1 del gennaio 2013, all’articolo 4 parla chiaro: In ambito non ospedaliero l'Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR) coadiuva gli assistiti, su richiesta dei medesimi, nell’acquisizione dei farmaci a base  di  cannabinoidi   registrati all’estero per finalità terapeutiche, nell’osservanza delle procedure previste dalle disposizioni statali vigenti. Aggiungiamo inoltre, che ora si potrebbe anche ‘ordinare’ anche presso l’istituto farmaceutico militare di Firenze. Questo, per ora, non avviene, i pazienti non vengono ne coadiuvati né tantomeno assistiti. L’ associazione  Luca Coscioni e l’ associazione  DiSanaPianta , sono le uniche associazioni del territorio regionale che, anche grazie all’appoggio ed alla sensibilita’ dei cittadini eletti dal Movimento 5 Stelle, portano avanti questa battaglia e che si interfacciano con le istituzioni e con i pazienti, chiediamo a tutte  le altre associazioni del territorio che sono sensibili a questa problematica, un ‘aiuto per dare voce a chi non ne ha.

Chiunque abbia bisogno di informazioni in merito, o voglia portare il suo contributo o testimonianza, è pregato di contattarci e di esporci le sue problematiche, cercheremo di  aiutare, nei limiti delle nostre possibilità ,chiunque ne abbia diritto, dando voce alle loro esperienze e richieste, che  gireremo a chi di dovere.

E' ora di dare accesso a chi ha bisogno dei benefici di questa benedetta terapia con i cannabinoidi, subito, di sana pianta, perché è un loro diritto!

 Giovanni Maggi    presidente del Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle

 Renato Biondini  segretario cellula di Ancona associazione  Luca Coscioni 

Luciano Postacchini  presidente associazione  DiSanaPianta.

 

AllegatoDimensione CannabisMarche27082016.docx129.09 KB CuraProibita.jpg8.86 KB CannabisMarche27082016.pdf199.62 KB
Categorie: Radicali

Amministrazioni, Federico e Lipparini: "Misurare la qualità dei servizi pubblici è un obbligo verso i contribuenti"

Radicali Italiani - Mer, 24/08/2016 - 14:47
24/08/16

Ogni anno ritroviamo sui giornali le classifiche sulla qualità della vita nelle principali città del mondo. Tra i molti parametri considerati, quello sulla qualità dei servizi erogati ai cittadini è uno dei meno indagati, ma assume importanza nell'ottica delle buone relazioni tra amministrazioni e cittadini contribuenti. Oggi mancano misurazioni sistematiche o indicatori condivisi dai cittadini. Si potrebbero, invece, confrontare i servizi su base nazionale e internazionale e affermare con cognizione di causa se siano buoni, pessimi e come migliorarli, ma questo in Italia non avviene.


Un’alta qualità dei servizi pubblici è  infatti uno degli elementi fondamentali del benessere e della qualità della vita dei cittadini, ha effetti sulla competitività delle città e sullo sviluppo del Paese. La progressiva diminuzione dei trasferimenti statali e l’assenza di una reale autonomia finanziaria per i Comuni rendono indispensabile un miglioramento della qualità dei servizi recuperando efficienza a bassi costi. La misurazione della qualità ha anche questo obiettivo.

La qualità dei servizi percepita dai cittadini (customer satisfaction) e quella effettiva, misurata grazie ad avanzati indicatori, va rilevata per tutti i servizi erogati, confrontata e adeguatamente comunicata. Le misurazioni non sono uno specchio in cui guardarsi, sono da utilizzare per intervenire su lacune e disservizi. Si è fatto qualche passo avanti nel nostro Paese negli ultimi anni, ma ancora, in gran parte, tutto questo non accade, a dispetto delle migliori pratiche internazionali, in primis nei Paesi anglosassoni, e della legge che anche in quest’ambito è vissuta alla stregua di buoni consigli o di meri adempimenti da attuare.

A fronte del dovere dei cittadini di pagare i servizi e di versare tributi, proprio finalizzati alla produzione dei servizi stessi, dovranno affermarsi diritti oggi ancora non codificati, quali il diritto alla qualità della vita urbana e, interna a questo, la dimensione fondamentale del diritto alla conoscenza. Quest’ultimo, che Marco Pannella ha considerato come una nuova frontiera del Diritto alle Nazioni Unite, presuppone non solo la pubblicazione delle informazioni disponibili, ma la produzione di conoscenza sull'attività delle pubbliche amministrazioni. Questa avviene attraverso la valutazione di efficacia, non solo di efficienza, delle politiche messe in campo dalle amministrazioni. La sfida è, dunque, superare le resistenze della politica a valutare la propria azione, per migliorarla, coinvolgendo i cittadini in questo processo.

Valerio Federico, Tesoriere di Radicali Italiani Lorenzo Lipparini, Assessore Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open Data del Comune di Milano

24 agosto 2016 - IL FOGLIO QUOTIDIANO, pag. 4

© 2016 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Matteo Mainardi interverrà al V Raduno Nazionale Pastafariano

Luca Coscioni - Mer, 24/08/2016 - 11:16
Eutanasia

Matteo Mainardi, membro di giunta dell'Associazione Coscioni, interverrà nel corso del panel del 25 agosto: meeting tra associazioni (aperto al pubblico) presso la tenuta L'Incartata. Nel suo intervento racconterà la campagna Eutanasia Legale promossa dall'Associazione Luca Coscioni.

Per visionare l'intero programma clicca QUI

Data: Giovedì, 25 Agosto, 2016 - 16:00 to 18:00Città: Calvanico (SA)Indirizzo: Tenuta "L'Incartata"Organizzatore: Chiesa Pastafariana Italiana AllegatoDimensione V Raduno pastafariano.pdf197.52 KB
Categorie: Radicali

Cannabis legale a uso terapeutico «Così si cura il dolore cronico»

Luca Coscioni - Mar, 23/08/2016 - 12:48
Cannabis legale a uso terapeutico «Così si cura il dolore cronico»Corriere della Sera23 Ago 2016Redazione Milano OnlineCannabis terapeutica

Paolo Poli, pioniere italiano della cannabis ad uso terapeutico, spiega gli importantissimi effetti della cannabis utilizzata come cura per numerose patologie. Perchè non abbattere un tabù e insegnare a tutti i medici come prescriverla?

Mentre i riflettori sono puntati sulla proposta di legge per la liberalizzazione della cannabis e si è riaccesa la polemica dopo le dichiarazioni del presidente Anac Raffaele Cantone  (che si è detto a favore di una «legalizzazione intelligente»), non tutti sanno che in Italia è già legale prescriverla a uso terapeutico, per curare il dolore cronico.

In Italia sono circa 12 milioni le persone che soffrono di questa sindrome, con punte tra gli over 65 e una presenza più rilevante tra le donne. «Usare la cannabis a scopo terapeutico è molto diverso dal consumo a cui siamo abituati. Non si fuma, per esempio, ma viene somministrata o attraverso un infuso o come gocce assunte per bocca», ha spiegato il dottor Paolo Poli, uno dei principali esperti di terapia del dolore e pioniere nell’uso della cannabis a scopo terapeutico.

--> Leggi anche "Qui curiamo 1.000 malati con la cannabis"

A Milano opera alla Clinica Cimarosa, l’unico centro in città a disporre di un team di cura del dolore cronico su base di farmaci cannabinoidi.

«Non bisogna confondere la cannabis “da strada” da quella terapeutica. Quest’ultima è un farmaco a tutti gli effetti, molto meno pericoloso di altri farmaci usati per combattere il dolore, come per esempio gli oppioidi. Il principio attivo responsabile degli effetti collaterali tipici del fumo ludico è il Thc (delta 9-tetraidrocannabinolo) che nella cannabis usata a scopo terapeutico è presente in percentuale strettamente controllata. È un farmaco sicuro, con pochissimi effetti collaterali, di rara incidenza» ha aggiunto Poli. La cannabis terapeutica presenta notevoli vantaggi ed effetti benefici, confermati dagli studi della Sirca (Società italiana ricerca cannabis), di cui Poli è presidente.

Ha un effetto positivo sul dolore (agisce soprattutto sulla cefalea e la fibromialgia), migliora la qualità del sonno, favorisce l’appetito, diminuisce le spasticità. Le infiorescenze, prodotte in Olanda, derivano da piante con profilo genetico stabile per cui forniscono un prodotto con un contenuto di principio attivo costante. Dalla fine di agosto sarà disponibile anche la produzione italiana dell’Istituto Chimico Farmaceutico Militare di Firenze.

«Da anni con la Sirca stiamo studiando le patologie sulle quali la cannabis è più efficace. Noi usiamo quattro tipologie di cannabis, su 350 esistenti, con percentuali differenti dei due principi attivi primari (il già citato Thc e il Cbd, cannabidiolo) e, dopo avere valutato l’età del paziente, la sua patologia, la sua storia clinica, prescriviamo il tipo più adatto», ha concluso Poli.

Categorie: Radicali

Procreazione assistita: donatrici di ovuli cercansi

Luca Coscioni - Mar, 23/08/2016 - 12:14
Procreazione assistita: donatrici di ovuli cercansiDonna Moderna22 Ago 2016Lorenza PleuteriFecondazione assistita

«Per una donna donare ovociti sarebbe un atto di generosità enorme. Consentirebbe a un’altra donna di diventare mamma». L’appello rilanciato dalla giornalista tv Ilaria D’Amico, compagna del portiere della Juventus Gigi Buffon e madre di due figli, ha riportato l’attenzione sulla fecondazione eterologa.

 A oltre 2 anni dal via libera della Corte costituzionale, sono pochissime le donatrici di ovuli, scarseggiano anche i donatori di spermatozoi. E manca, concordano gli addetti ai lavori, il presupposto fondamentale: l’informazione.

Le donatrici sono una ventina
Sono appena una ventina, stando ai dati circolati negli ultimi giorni, le giovani donne che in 2 anni hanno donato i loro gameti. Poche altre, un centinaio, hanno accettato di mettere a disposizione ovuli congelati in passato o prodotti in sovrannumero durante cicli di stimolazione ormonale (il cosiddetto egg sharing). La dottoressa Eleonora Porcu, responsabile clinico del Centro di infertilità e procreazione assistita dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, conferma: «L’Italia è lontana anni luce dal raggiungere l’autosufficienza».

Nella struttura emiliana, uno dei rari poli pubblici specializzati del Paese, «dall’inizio del 2015 sono state selezionate 3 donatrici. Se ne era presentata qualcuna in più, ma abbiamo dovuto scartare quelle che non avevano i requisiti previsti: meno di 35 anni e buone condizioni di salute. Non per tutte l’ok è automatico. Per una delle 3 donatrici la procedura si è conclusa ed è andata a buon fine, le altre 2 si stanno sottoponendo ad analisi e esami. Noi non compriamo gameti all’estero. Fino ad ora, per praticare l’eterologa, abbiamo utilizzato ovociti congelati 10 e 13 anni prima, oltre al contributo della volontaria. Sono nati 5 bimbi, 4 con 2 parti gemellari, e stiamo seguendo altre gravidanze in corso. La richiesta è enorme: 270 coppie in lista per la fecondazione eterologa e 2.000 in coda per l’omologa, con due anni d’attesa».

Si ricorre all'importazione dei gameti dall’estero
La carenza di donatori e donatrici costringe a cercare soluzioni di ripiego. A volte si ricorre all’importazione di gameti dall’estero e cliniche straniere specializzate aprono succursali in Italia. Molte coppie sterili continuano a provare ad avere un figlio oltreconfine, con pellegrinaggi della speranza e spese elevate. A Milano è scoppiato il caso del reclutamento di donatrici a pagamento e del presunto prelievo forzato di ovociti in un centro gestito da un noto ginecologo, rinviato a giudizio. E c’è chi i donatori di seme li cerca online, aspettando a casa la provetta con lo sperma. Solamente su Facebook, allo scoperto, si palesano una dozzina di gruppi di uomini disposti a produrre spermatozoi per conto terzi. Il numero di accordi che si trattano e si concludono sul web è oscuro. I dati sugli acquisti regolari all’estero sono stati comunicati di recente l’autorità di controllo, il Centro nazionale trapianti. Nel 2015, riporta il Corriere della Sera, le importazioni di ovociti sono state 2.100 e 1.500 quelle di gameti maschili. Nel primo semestre 2016 sono giunti in Italia 2.500 contenitori di ovociti, 1.500 di sperma e 1.200 embrioni.

Perché donatrici e donatori sono così pochi?
L’avvocato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, non ha dubbi: «Le norme per le donazioni esistono, non c’è la volontà politica di incentivarle, spiegando a donne e uomini che cosa significano, dove si fanno, come, con quali regole. La corretta informazione, che sta alla base di tutto, in Italia non viene fatta. Ben vengano le prese di posizione di Ilaria D’Amico, da tempo in prima linea su questi temi. Servono a discutere, riflettere, sollecitare. Però non bastano. Deve muoversi lo Stato. Torniamo a dirlo: ci vogliono campagne mirate. Ed è necessario un cambiamento culturale».

Due giornalisti di Radio Radicale, Elvira Zaccari e Filippo Poltronieri, hanno condotto una inchiesta coordinati dall'Associazione Coscioni. «Negli ospedali pubblici italiani» racconta la cronista «è quasi impossibile donare gameti. Se ti presenti come donatrice, dando la disponibilità ai prelievi di ovociti, ti dicono che non sono attrezzati oppure che non c’è una regolamentazione specifica. Non ti accettano. Nelle cliniche private rispondono che si può fare, anche nel giro di una settimana, o propongono l’egg sharing alle pazienti già sottoposte a trattamenti ormonali. Ma non acconsentono in molte». I centri pubblici specializzati si contano sulle dita di una mano. E anche gli uomini non sono un esercito. «A Firenze» dice Zaccari «donatori certificati sono tre, da quello che ci risulta».

--> Guarda l'inchiesta svolta con FaiNotizia: "Il Seme della Discordia"

Servirebbe un rimborso?
«La donazione di ovuli e sperma è e deve rimanere gratuita, libera, solidale. Non ci possono essere speculazioni» ricorda la psicologa e docente universitaria Laura Volpini, presidente dell’Associazione italiana donazione altruistica e gratuita di gameti. Ma, concorda con altri operatori e osservatori, forme di incentivi sarebbero utili. C’è chi propone una sorta di “rimborso spese”, con somme minime oppure con le cifre pagate in Spagna, dove per le donne si arriva a 800-900 euro. E c’è chi vede positivamente l’estensione del modello “donazione del sangue”: retribuire le giornate lavorative alle persone che si assentano dalla fabbrica o dall’ufficio per farsi prelevare gameti. «Altri bonus» propone Volpini «potrebbero essere introdotti per le coppie che si sottopongono alla fecondazione omologa e si rendono disponibili ad aiutare altre coppie, donando i gameti in eccesso».

La fecondazione eterologa potrebbe essere inserita nei Lea
Il 22 settembre è in programma il Fertility day, una giornata intera a tema, e nello stesso mese in Emilia Romagna sarà lanciata una grande campagna informativa. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha promesso che fecondazione omologa ed eterologa verranno inserite nei  “Lea”, i livelli essenziali di assistenza, le prestazioni che il servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o con il pagamento di un contributo parziale, il ticket. Adesso le regioni marciano in ordine sparso, o sono ancora del tutto ferme, pur avendo sottoscritto delle dichiarazioni d’intenti.

Per leggere l'articolo completo al sito di Donna Moderna CLICCA QUI

Categorie: Radicali

Un tedesco su 40 nato con la fecondazione in vitro. Una tendenza in costante crescita, anche in Italia

Luca Coscioni - Lun, 22/08/2016 - 17:10
Un tedesco su 40 nato con la fecondazione in vitro. Una tendenza in costante crescita, anche in ItaliaLibero19 Ago 2016Claudia OsmettiFecondazione eterologa

Sempre più tedeschi nascono in provetta. A dirlo è il Bundesinstitut ffir Bevolkerungsforschung, l`ente teutonico per la ricerca demografi- ca: tra il 1997 e il 2014, infatti, a Berlino e dintorni, grazie alla cosiddetta fecondazione in vitro, hanno visto la luce (per la prima volta, s`intende) 225mila bambini. Cioè uno ogni quaranta nascite. E, trattandosi di una media distribuita su diciotto anni, è logico aspettarsi che quel rapporto oggi sia anche più elevato.

Chiariamo subito: la fecondazione in vitro (quella che in gergo medico viene definita "Fivet", fertilizzazione in vitro con embryo transfer) è una delle tecniche di procreazioni assistita, anche se tra le più comuni: avviene «fuori dal corpo», in quella che comunemente viene definita una «provetta», e l`embrione così fecondato è, in un successivo momento, trasferito nell`utero della donna. Ma tant`è: da Hannover a Monaco erano 12.456 i piccoli nati da tecniche in vitro nel 2001, sono cresciuti a 17.075 nel 2013. Tradotto in p ercenmali significa che se solo quindici anni fa rappresentavano appena 1`1,7% dei fiocchi rosa o azzurri appesi fuori dalle porte tedesche, nel 2013 sono balzati al 2,5%. Ovvio: non si tratta (ancora) di numeri determinanti, ma il trend in crescita, ecco, quello è certo. E con tutte le conseguenze del caso: sempre in Germania, col passare degli anni, cresce pure l`età media delle madri che si affidano alle fecondazioni in laboratorio pur di restare incinta (sono più della metà, ma vent`anni fa erano soltanto un terzo).

In Danimarca, invece, dove la procreazione eterologa è possibile anche per le (future) madri single già da nove anni, nel 2015 un bambino su dieci è stato concepito da una donna senza il relativo compagno. Già. Ma in Italia? Da noi la feconda assistita è stata normata solo nel 2004 e quella eterologa (ossia che prevede l`utilizzo di un seme oppure di un ovulo esterno alla coppia) addirittura nel 2014. «L`ultima relazione al Parlamento in materia di legge 40», chiarisce Filomena Gallo, segretario dell`associazione Luca Coscioni per la ricerca scientifica, che da decenni si occupa di questo genere di questioni, «evidenzia che dopo dodici anni di battaglie legali per affermare i diritti delle persone, oggi abbiamo i primi risultati anche in termini di nascite».

Della serie: quelli del Belpaese sono dati in tutto e per tutto in linea con i numeri tedeschi. Appunto: se il 2,5% dei bambini nati nel 2014 ha dei genitori che hanno fatto ricorso alla riproduzione assistita da tecniche di secondo e terzo livello, nel 2005 i piccoli in quella condizione erano meno dell`1%, e per la precisione lo 0,66%.

«Si tratta di un numero di cicli ridotto perché, di fatto, queste tecniche non sono fruibili su tutto il territorio nelle varie strutture pubbliche», commenta Gallo, «ma nonostante questo i risultati sembrano incoraggianti e sarà interessante vedere come si evolveranno nei prossimi anni». D`altro canto a fotografare la situazione dello Stivale è proprio l`Istituto superiore di Sanità: due anni fa (ultima analisi disponibile) nel nostro Paese erano attivi 362 centri di Pma (cioè, per i non addetti ai lavori, di procreazione medicalmente assistita), 70.589 coppie ne hanno fatto uso per qualcosa come 90.711 cicli di trattamento iniziati. Si sono quindi otte- nute 15.947 gravidanze, di cui oltre 14mila monitorate, e ci sono stati 10.732 parti per un totale di 12.658 bambini nati vivi. Tanto per dire.

«In Italia si crea una famiglia sempre più tardi, ma i dati di cui disponiamo non evidenziano che questo elemento è legato a un Paese sempre più povero, dove una coppia decide di avere un figlio solo se ha un reddito che consente di arrivare a fine mese», specifica ancora Gallo. «Abbiamo bisogno di un welfare reale, di lavoro stabile e solo così vedremo scendere l`età di chi prova ad avere un figlio. A differenza di tanti altri Paesi, nel nostro i sigle e le copie dello stesso sesso non possono accedere alla Pma e l`eterologa non è applicata in tutte le strutture, nonostante sia lecita».

«La Corte Costituzionale ha chiamato in campo il Parlamento», chiosa, «affinché gli embrioni non idonei per una gravidanza siano utilizzati p er la ricerca: attualmente sono conservati senza alcun utilizzo previsto. Come associazione "Luca Coscioni" stiamo lavorando per rimuovere questi divieti».

Categorie: Radicali

Libero ovulo in libero Stato

Luca Coscioni - Lun, 22/08/2016 - 15:17
Libero ovulo in libero StatoL'Espresso21 Ago 2016Roberto SavianoFecondazione eterologa

Un ottimo Roberto Saviano dalle colonne de L'Espresso evidenzia questioni che per la politica passano sempre in secondo piano, ma che invece riguardano la vita di noi tutti, come appunto la mancanza di donatrici di gameti per la pratica della procreazione assistita in Italia, questione già sollevata qualche giorno fa da Ilaria D'Amico e che vede molte coppie affrontare ostacoli enormi per realizzare il desiderio di genitorialità.

Minimizzare un problema non è la maniera migliore per trovare soluzioni. Ignorarlo nemmeno. Ma leggere di accoltellamenti sui treni che non si ritiene siano attentati, mi fa pensare alla stagione dei pedoni investiti in strada e degli abusi sui minori: episodi che sembrano salire di incidenza solo perché nell’arco di un paio di mesi diventano le uniche notizie su cui si concentrano articoli, commenti, editoriali illustri, trasmissioni televisive. La conseguenza naturale di un’informazione orchestrata in questo modo è che ormai ci portiamo appiccicata addosso, anche mentre dormiamo, la paura che ciò che leggiamo si possa materializzare nelle nostre vite, come un fantasma che prenda, infine, sostanza.

Questa vita sospesa tra quotidiana routine e paura impedisce in maniera quasi automatica di contemplare una sfera pubblica - nel privato siamo tutti migliori, con i nostri difetti e i nostri slanci di generosità - che si apra con costanza al dibattito costruttivo su ciò che nella vita sociale sia perfettibile o radicalmente riformabile. E quindi anche se nel privato siamo migliori, scontiamo una frustrante mancanza di informazioni. Così, in questa cupa estate di paura, colpisce leggere l’appello di Ilaria D’Amico che dalle colonne del “Corriere della Sera” invita a donare maternità. Si parla di fecondazione eterologa, ovvero quella pratica necessaria per una coppia che volesse avere un figlio nonostante sia affetta da sterilità.

La storia della fecondazione eterologa in Italia si ricollega a quanto scrivevo in questa stessa rubrica la scorsa settimana sulla ricerca scientifica che è anche e soprattutto ricerca della felicità. Fino al 2004 era possibile accedere all’eterologa purché vi fosse anonimato sui donatori e ovuli e spermatozoi non fossero ceduti dietro compenso. Poi fa la sua comparsa la legge 40, un abominio che l’Associazione Luca Coscioni (nella persona di Filomena Gallo) sta contribuendo a smantellare punto per punto, per restituire al nostro Paese quella dignità in materia di procreazione medicalmente assistita che una politica bigotta, reazionaria e soprattutto ipocrita prova costantemente a sottrargli.

Sono due anni ormai che la Consulta ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa, eppure le donazioni di ovuli sono pochissime (una ventina), così come l’egg sharing, ovvero la donazione di ovociti da parte di donne che hanno praticato la fecondazione assistita (un centinaio). E anche gli uomini sono restii a donare spermatozoi.

Dunque, da un lato l’eterologa in Italia è praticata a macchia di leopardo (spesso si ricorre al settore privato e diventa un investimento che in pochi possono permettersi), dall’altro, dove viene effettuata, ovociti e spermatozoi sono prevalentemente d’importazione.

Ed ecco la consueta ipocrisia italiana:non si effettuano - se non per iniziativa di associazioni che con il ministero della Sanità hanno rapporti di alterità e di forte contrasto - campagne di sensibilizzazione per invitare uomini e donne a donare spermatozoi e ovuli, ma si importano dall’estero. E se per gli uomini è tutto relativamente più semplice, per le donne che devono sottoporsi a stimolazione ormonale e poi al pick up, si potrebbe certo prevedere un rimborso spese che non sia un compenso, ma un modo per risarcirle per essersi sottoposte per un mese, ogni giorno, a una somministrazione ormonale e poi, in conclusione, a un intervento.

Le donne che abbiano praticato la procreazione assistita sanno di cosa parlo e sanno anche quanto sia assurdo non consentire di massimizzare gli effetti della stimolazione ormonale e del pick up informandole sulla possibilità di donare gli ovuli. Chi sa, magari si potrebbe pensare di impiegare gli assistenti sociali che invitano le donne in procinto di abortire a ripensarci, anche per informare, con la medesima solerzia, chi ha praticato la fivet a donare ovuli e spermatozoi, per non doverli importare dall’estero.

Dalla Spagna ad esempio, dove per la stimolazione ovarica è previsto un indennizzo di mille euro, nulla rispetto all’iter che si affronta per la donazione e nulla in confronto alla felicità che le donatrici mettono in circolo. Ecco dunque cosa ha significato la legge 40 in Italia, niente altro che questo: porre limiti alla ricerca scientifica che nei paesi arretrati, ostaggio di politiche oscurantiste, coincide con la più grande delle minacce, quella che si possa essere felici e magari smettere di avere paura.

Categorie: Radicali

Manconi: “Il proibizionismo ha fallito, è ora di prenderne atto”

Luca Coscioni - Lun, 22/08/2016 - 13:26
Manconi: “Il proibizionismo ha fallito, è ora di prenderne atto”L'Unità21 Ago 2016Felicia MasoccoCannabis terapeutica

Luigi Manconi, senatore Pd, sociologo, presidente dell’associazione “A buon diritto”, primo firmatario al Senato del disegno di legge per la legalizzazione della cannabis. 

Dal sondaggio Swg che pubblichiamo emerge che gli italiani favorevoli alla legalizzazione sono in costante aumento, quest’anno sono al 46%. Si rafforza la spinta aperturista: il legislatore è pronto a raccoglierla? Che succede in Parlamento?

Per la prima volta il Parlamento ha iniziato a discutere della legalizzazione e questo è un risultato politico e culturale di grandissimo rilievo. Da decenni c’è un’approfondita discussione scientifica in tutti i sistemi democratici del mondo e finalmente si apre anche in Italia. Non dimentichiamo che oltre all’iniziativa politica che si deve in primo luogo, va ricordato sempre, alla mobilitazione promossa da Marco Pannella e dai Radicali, c’è stato uno sviluppo di studi giuridici, medici, sociali che hanno affrontato la questione giungendo intanto a una prima conclusione: la constatazione del fallimento dei regimi proibizionistici. Partendo da questo si è giunti alla conclusione dell’opportunità di sperimentare forme di legalizzazione. Questa oggi è una tendenza presente, spesso maggioritaria, in tutti i paesi democratici. Da questo punto di vista si può essere soddisfatti che anche l’Italia oggi abbia un atteggiamento di apertura. Dopodiché dobbiamo per un verso evidenziare che il disegno di legge presentato alla Camera (primo firmatario Roberto Giachetti) e al Senato (primo firmatario Luigi Manconi) ha ottenuto numerosissimi consensi ma, certo, per avere la maggioranza il percorso è ancora lungo e probabilmente molto accidentato.

--> Leggi anche "Trent'anni di proibizionismo sul corpo di Fabrizio Pellegrini" di Antonella Soldo, Consigliere Generale dell'Associazione Luca Coscioni, e del Senatore Luigi Manconi

Anche perché ancora oggi in un’intervista la ministra Lorenzin paventa rischi per la salute e sostiene che dove la cannabis è stata legalizzata il consumo è aumentato del 50 per cento. A lei risulta?

A me risulta che un incremento particolarmente elevato del numero dei consumatori di cannabis si è registrato in un Paese di saldo, compatto e antico regime proibizionistico: l’Italia. Qui il numero di consumatori di cannabis è cresciuto in modo costante negli ultimi decenni. Il ministro Lorenzin sembra ignorare, beata innocenza, la falla logica, giuridica e scientifica che costituisce una vera e propria défaillance del suo ragionamento. Uso queste parole con serietà, senza nessuna volontà di insultare, ma partendo dai dati della realtà.

Quali?

Né io, né altri firmatari del disegno di legge abbiamo mai detto che la cannabis fa bene, o che non può far male. L’abuso di cannabis in alcune fasce di età può avere conseguenze nocive: l’abuso, cioè un uso intenso e frequente, nella minore età o nell’adolescenza può produrre danni. Ma da qui dovrebbe derivare una conseguenza: se a causa di questo la cannabis va tenuta fuorilegge, analoga sorte devono seguire le sostanze che producono altrettanti o assai più gravi danni come tabacco e alcol. Io penso che la cannabis regolamentata, legalizzata, avrà meno effetti nocivi di quanto ne abbia la cannabis oggi fuorilegge. Questo è il nodo teorico e concreto, normativo e scientifico a cui si sottraggono tutti i proibizionisti.

--> Firma anche tu la nostra proposta di legge per la legalizzazione: Legalizziamo!

Proprio tutti?

L’unico che con una sorta di parossistica coerenza non sfugge è Nicola Gratteri che infatti dice che metterebbe fuorilegge alcol e tabacco. Forse che il ministro in base ai dati epidemiologici di cui dispone può affermare che la cannabis faccia più male del tabacco e dell’alcol? Può affermare questo? Oppure in base a dati sociologici può affermare che si consuma più cannabis di alcol nell’età adolescenziale? Qualunque verifica empirica ci dice il contrario. L’abuso di alcol è diffusissimo in quella età. Sono convinto che con la cannabis regolamentata sarebbe più facile operare per la dissuasione dagli abusi.

Sembra un paradosso.

Non lo è. Il consumo di cannabis regolamentato può produrre meno danni di quanti ne produce oggi. Abbiamo un esempio inequivocabile: in regime di legalità del tabacco le campagne di dissuasione dal suo abuso hanno avuto successo, oggi in Italia i fumatori di sigarette sono molti meno di quanto fossero vent’anni fa. In regime di legalizzazione della cannabis, sarebbero più efficaci le campagne destinate a limitarne il consumo indirizzate alle fasce a rischio.

Il 50% del campione Swg e molti commentatori si dicono convinti che la legalizzazione possa togliere terreno alla criminalità. Concorda?

Non sono tra coloro che dicono, a mio avviso un po’ ingenuamente, legalizziamo la cannabis per dare un colpo mortale alle mafie. Dico quello che ha detto nei giorni scorsi Raffaele Cantone, ovvero che oggi una persona, giovane o adulta, che voglia consumare un po’ di derivati della cannabis ha una sola via, ricorrere al sistema di liberalizzazione illegale che oggi garantisce la disponibilità di quella merce. In ogni angolo di ogni strada, in ogni città esiste una rete di esercizi commerciali illegali gestita da un numero assai elevato di “commercianti” che vendono la merce richiesta e che ne offrono di tutti i tipi e qualità. Questo sì, è qualcosa che può essere interrotto attraverso la legalizzazione, il ricorso al mercato clandestino e a sostanze di cui non si conosce la composizione, non controllate, che possono essere manipolate per renderle più appetibili o per incrementare i profitti.

L’uso terapeutico. È recente il caso di Fabrizio Pellegrini, malato di fibromialgia rinchiuso per due mesi in carcere per aver coltivato piante di cannabis per curarsi. Ora è ai domiciliari, ma il suo avvocato denuncia che è ancora nell’impossibilità di curarsi. Un caso paradigmatico…

Quasi nessuno lo sa, ma già dal 2007 in Italia è legale il ricorso a farmaci a base di cannabis. Una disposizione legislativa del 2011 ha reso più agevole questa possibilità. Detto questo, oggi un paziente che volesse ricorrere a quei farmaci va incontro a un’autentica via crucis: la procedura per averli è lunghissima e contorta con passaggi dal medico curante all’Asl , dall’ospedale al ministero degli Esteri che provvede ad acquistare il farmaco in un Paese straniero, per esempio in Olanda. Il farmaco arriva a distanza di mesi, vi si può ricorrere con un lungo intervallo tra una prescrizione e l’altra ed è circoscritto alla cura di pochissime patologie, quando invece è dimostrato che anche altre ne avrebbero giovamento. Infine, la spesa che deve sostenere il paziente, come nel caso di Pellegrini, è di circa i 500 euro al mese. Quest’ultima vicenda è significativa, anche perché Pellegrini è di Chieti e l’Abruzzo ha una legge regionale ben fatta che prevede anche un fondo per rimborsare le spese. Peccato che il fondo non sia stato ancora finanziato. Il risultato è che Pellegrini è ricorso all’illegalità. Tutto questo accade perché la questione della cannabis è ancora sottoposta in Italia a un pesantissimo e torvo tabù. Le parole che ripete periodicamente il ministro Lorenzin sono l’espressione più evidente, per certi versi più sincera nella loro sprovvedutezza, di questo tabù. Le leggi ci sono, esiste una dichiarata disponibilità ma se poi resiste quel tabù che considera la cannabis, in quanto droga, “ il male”, questo produrrà inevitabilmente il fatto che nessuno si adopererà perché quei farmaci siano effettivamente a disposizione delle concrete esigenze del paziente: i medici esiteranno a prescriverli, i farmacisti non li ordineranno, le aziende farmaceutiche non li produrranno. Quel tabù va spezzato.

Categorie: Radicali

Maurizio Bolognetti presenta il suo libro "Buchi per terra ovvero cinquanta sfumature di greggio"

Luca Coscioni - Lun, 22/08/2016 - 12:14
Politica A Montescaglioso (MT), per la rassegna Libri suonati e cantati, Maurizio Bolognetti, Consigliere Generale dell'Associazione Luca Coscioni, presenta il suo libro "Buchi per terra ovvero cinquanta sfumature di greggio". Introduce e modera Francesco Lomonaco. Data: Mercoledì, 24 Agosto, 2016 - 19:30Città: Abbazia di Montescaglioso, Montescaglioso (MT)
Categorie: Radicali

Un bimbo su 40 nato in provetta. Cosa significa concepire senza sesso

Luca Coscioni - Ven, 19/08/2016 - 13:00
Un bimbo su 40 nato in provetta. Cosa significa concepire senza sessoCorriere della Sera19 Ago 2016Elena TebanoFecondazione assistita

In Europa il dibattito sulle tecniche di fecondazione assistita è aperto, all'avanguardia e scevro da ogni preconcetto: si discute di etica e scienza, cosa che dovrebbe essere fatta anche in Italia, dove invece una discussione nel merito è ancora manchevole e lacunosa. Noi, come Associazione Luca Coscioni, da anni ci battiamo perchè la fecondazione assistita venga spogliata da ogni tipo di stigma e garantita come un servizio medico vero e proprio alle tante persone che vi fanno ricorso. Abbiamo vinto molte battaglie, ma molte ancora ce ne sono molto davanti a noi.

Sta cambiando la cosa più «naturale» che ci sia: il modo in cui nascono i bambini. O meglio: come vengono concepiti.

L’ente tedesco per la ricerca demografica (il «Bundesinstitut für Bevölkerungsforschung») ha reso note le cifre ieri: tra il 1997 e il 2014 ben 225 mila bimbi sono nati con la fecondazione in vitro. Uno su 40. E i numeri sono in crescita: erano 12.456 nel 2001, sono diventati 17.075 nel 2013. Erano solo l’1,7% dei nati vivi nel 2001, sono saliti al 2,5% nel 2013. Percentuali ancora basse, ma indicano un trend. Che c’è anche in Italia, dove la fecondazione assistita è regolamentata dal 2004 e l’eterologa è legale dal 2014. 

--> Leggi anche "Eterologa, 20 donatrici in due anni. Ilaria D’Amico: regalate la maternità"

Se la diffusione della pillola a partire dagli anni 60 ha reso la sessualità indipendente dalla procreazione, adesso con il concepimento in provetta, «extracorporeo», la procreazione sta diventando indipendente dalla sessualità. È un cambiamento la cui portata a livello dei costumi capiremo probabilmente solo nei prossimi decenni. Ed è un cambiamento che può piacere oppure no: di certo piace alle centinaia di migliaia di persone che, in Germania come in Italia, sono diventati genitori grazie a tecniche un tempo inimmaginabili. Ma nell’immediato ha conseguenze molto concrete.

Più grandi e spesso single

In Germania, per esempio, l’età media delle madri che hanno usufruito della fecondazioni in vitro è salita: nel 1996 solo un terzo delle donne che sono diventate mamme con la fecondazione in provetta aveva più di 35 anni. Ora sono più della metà. Sempre più donne e uomini sanno che la «tecnica» permette loro di arrivare dove la «natura» non arriva e allunga l’età della maternità. Non solo: fecondazione assistita in alcuni casi significa anche donazione dei gameti.

In Danimarca, il Paese al mondo con il più ampio ricorso alle tecniche di riproduzione artificiale e dove l’eterologa è aperta alle donne single dal 2007, l’anno scorso un bambino su dieci concepito grazie alla donazione del seme era figlio di una madre single. «Circa la metà dei nostri clienti sono single — ha raccontato al Guardian Ole Schou, direttore di Cryos International, la più grande banca del seme del mondo, che si trova a Aarhus, nello Jutland —. Stiamo vedendo arrivare una valanga di donne più mature e istruite (l’85% ha tra i 31 e i 45 anni e la metà sono almeno laureate). Sono sempre di più quelle che lo fanno da sole e stimiamo che entro il 2020 il 70% delle nostre clienti saranno single».

Nuovi genitori

Per le donne quindi è diventato più facile decidere consapevolmente di diventare madri senza un partner accanto. E in paesi come la Danimarca questa scelta è sempre più socialmente accettata. Non solo, la donazione di gameti, quando c’è, ci costringe a non dare per scontata un’identificazione che tradizionalmente non mettiamo in discussione: il genitore non è più soltanto chi concepisce, ma chi cresce il bambino e lo ha voluto e desiderato. Il donatore (o più raramente la donatrice) è una figura fondamentale, ma diversa.

Sono questioni su cui spesso l’opinione pubblica si divide, segno che ancora facciamo fatica a pensarli e dargli un posto nel nostro ordine del mondo. È tanto più necessario farlo: la capacità tecnica senza la presa di responsabilità di una riflessione etica e culturale rischia di far male. In molti Paesi questo confronto ha significato anche cambiamenti legislativi concreti: negli anni 60 e 70, quando si è diffusa la donazione del seme, si pensava che mantenere l’anonimato del donatore tutelasse i bambini. Col tempo si è visto che non è così e oggi Paesi come l’Olanda impongono di permettere l’accesso ai dati dei loro donatori ai bambini, una volta raggiunti i 16 anni.

In Italia invece un dibattito serio e pacato su questi temi ancora manca.

 

Categorie: Radicali

Cannabis: aumentano cittadini, parlamentari e autorità per la legalizzazione

Luca Coscioni - Ven, 19/08/2016 - 11:44
Cannabis: aumentano cittadini, parlamentari e autorità per la legalizzazioneFilomena Gallo, Marco Perduca18 Ago 2016Cannabis terapeutica

Dichiarazione di Marco Perduca e Filomena Gallo, rispettivamente coordinatore della campagna Legalizziamo e Segretario dell' associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica soggetto costituente il Partito Radicale.

Bene il cambio di opinione sulla legalizzazione della cannabis - avvenuta con dichiarazione ai microfoni di Radio Radicale - di Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Anticorruzione. Positiva anche l' apertura del Sindacato di Polizia che segue la denuncia del "fallimento dell'azione repressiva" arrivata dalla Direzione Nazionale Antimafia. Tutto ciò fa capire che, chi ogni giorno tocca ciò che provoca il proibizionismo in materia, oggi conferma la necessità di legalizzare sostanze che attualmente aumentano i proventi della criminalità e alimentano presenze in carcere.

Tutto ciò succede dopo anni di azioni messe in campo dai Radicali, tra le quali ricordiamo le azioni nonviolente di Rita Bernardini. I fatti ultimi che hanno visto protagonista Fabrizio Pellegrini, un malato che pur avendo la prescrizione della cannabis non aveva la somma di 500 euro per pagare il ticket e lo ha portato a rivolgersi alla criminalità, dimostra come l'intervento dei Radicali per la sua scarcerazione sia stato determinante sia attraverso l'intervento degli avvocati radicali Vincenzo Di Nanna e Giuseppe Rossodivita, sia attraverso un appello con sciopero della fame promosso dai dall'associazione Radicali Foggia e Andrea Trisciuoglio. Ciò ha portato ad interessarsi del caso il Ministro Orlando e ora Pellegrini è agli arresti domiciliari.

A sostegno dell’azione parlamentare dell’intergruppo per la legalizzazione della cannabis, l'Associazione Luca Coscioni insieme a Radicali Italiani e alle principali realtà antiproibizioniste italiane, stanno promuovendo la raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che prevede, tra l’altro, la libertà di auto-coltivazione individuale o associata in "cannabis social club", pratiche semplificate per la produzione commerciale, il più ampio accesso possibile alla cannabis terapeutica, l’allocazione delle entrate ad attività informative e sociali, una relazione annuale al Parlamento e la depenalizzazione totale dell’uso personale di tutte le sostanze proibite, nonché la liberazione dei detenuti per condotte non più penalmente sanzionabili. Al momento sono state raccolte 26mila firme sulle 50mila necessarie.

Di fronte alle sempre maggiori e qualitativamente rilevanti prese di posizione, invitiamo tutti i cittadini italiani a recarsi ai tavoli di raccolta firme e negli uffici comunali per sottoscrivere la proposta di legge popolare sulla legalizzazione (www.legalizziamo.it/tavoli), importante strumento di sprone per il Parlamento italiano.

Categorie: Radicali

Cannabis, Magi: "Importante che chi combatte criminalità sia a favore della legalizzazione"

Radicali Italiani - Gio, 18/08/2016 - 18:42
18/08/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani:

 

"È importante, e non dovrebbe meravigliare, che il presidente dell'anticorruzione Cantone si schieri a favore della legalizzazione della cannabis, come del resto ha già fatto in maniera molto chiara anche la Direzione nazionale antimafia. Chi è in prima linea contro la criminalità, infatti, non può difendere le fallimentari politiche proibizioniste di cui la stessa criminalità si nutre. 

Cantone coglie un punto fondamentale: legalizzare non significa mettere a rischio i cittadini, significa invece tutelare soprattutto i più giovani dal mercato illegale di sostanze fuori controllo, che regna indisturbato nelle nostre città procurando alle narcomafie guadagni per miliardi di euro ogni anno.  

Le dichiarazioni del presidente dell'Anticorruzione dovrebbero quindi far riflettere i pasdaran del proibizionismo pronti ad affossare il ddl sulla Cannabis legale. È ora che il Parlamento affronti con responsabilità una delle più grandi questioni sociali aperte nel paese. Per sostenerlo in questo compito, abbiamo rilanciato la nostra quarantennale battaglia antiproibizionista su un fronte ancora più avanzato. Come Radicali Italiani, insieme all'Associazione Coscioni, continuiamo infatti a raccogliere in tutta Italia le firme sulla legge popolare Legalizziamo.it per la legalizzazione della cannabis e la decriminalizzazione dell'uso di tutte le sostanze. Faremo arrivare al Parlamento la voce di un paese pronto a cambiare rotta davanti ai danni che decenni di politiche proibizioniste hanno causato sul piano della salute, della giustizia e dell'economia"

 

www.legalizziamo.it

© 2016 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

«L’Italia mi nega la possibilità di avere un figlio e in America ci hanno chiesto 100 mila euro»

Luca Coscioni - Gio, 18/08/2016 - 12:29
«L’Italia mi nega la possibilità di avere un figlio e in America ci hanno chiesto 100 mila euro»Umbria2417 Ago 2016Marta RosatiGestazione per altri

Affetta da sindrome di Mayer, Maria Sole sogna di essere madre: «Non posso, qui l’utero in affitto è vietato». La sua battaglia passa anche per una canzone, ecco 'Hope'

Ternana di 32 anni, innamorata della vita, del teatro e del canto quanto del suo compagno, Maria Sole da oltre un anno sogna di avere un bambino ma sa da sempre di non poter portare a termine una gravidanza perché è nata con la sindrome di Mayer Rokitansky Kuster Hauser, una malformazione dell’utero: «Eppure sono donna al 100% – dice con un certo orgoglio – e vorrei un figlio mio, peccato che la surrogazione di maternità in Italia sia una pratica medica vietata». La speranza però è viva: ‘Hope’ è il titolo della canzone presentata all’edizione 2016 del Cantagiro Umbria.

Surrogazione di maternità 

In molti altri paesi del mondo, un embrione che viene impiantato in una donna che si impegna a consegnare il figlio ad una coppia committente subito dopo il parto è legale; in Italia secondo la legge 40 è proibito. Sole e il suo compagno hanno fatto tentativi anche ben oltre i confini della penisola, ma esiste più di un problema: «In America ci hanno chiesto 100 mila euro – rivela – non è una cifra che possono permettersi tutti e c’è anche il rischio che il tentativo fallisca, o che rimpatriando il bambino non sia riconosciuto come mio perché non l’ho partorito; eppure i tratti somatici sarebbero simili ai miei e a quelli di suo padre e poi 9 mesi, rispetto a tutta una vita, cosa sono?».

--> Leggi anche l'articolo: "Eterologa, 20 donatrici in due anni. Ilaria D'Amico: regalate la maternità"

‘Utero in affitto’ 

«Perché deve essermi negata questa possibilità? E perché mai quando se ne parla, il tema viene affrontato solo dalla prospettiva delle coppie gay?» Maria Sole non riesce a spiegarselo, porta dentro di sé il peso di una maternità negata ma non si arrende anzi la sua battaglia è appena cominciata: «Non voglio fare nulla di illegale, chiedo solo che mi sia riconosciuto il diritto di avere un figlio». È quello che la 32enne canta in un brano composto dalla sua insegnante Fabrizia Luchetti (che si è occupata anche di riprese e montaggio video) e per la quale la stessa Sole ha scritto il testo. La canzone ‘Hope’ è stata presentata al Cantagiro dell’Umbria la scorsa settimana e la giovane ternana la riproporrà il 20 agosto a Giove: «L’ho scritta perché il mondo si accorgesse che esisto e che altre donne sono nella mia stessa condizione, siamo una su 5 mila ed è giusto che se ne parli. Quando canto mi rivolgo al ministro della salute Lorenzin, madre di due gemelli e a tutti i predicatori di amore che ostacolano certe opportunità».

Adottare un figlio 

Nei diversi Paesi del mondo in cui la pratica dell’utero in affitto è concessa, può esserlo solo tra parenti, in forma altruistica o anche lucrativa. Sole sarebbe disposta a pagare una madre surrogata per le spese che lei stessa avrebbe dovuto affrontare in caso di gravidanza. Cosa ne pensi di chi lo farebbe solo per soldi?  «Spero che non capiti; una donna che si presta alla maternità per una coppia che non può dovrebbe essere un gesto di solidarietà al pari della donazione di un organo». Il figlio biologico non è l’unica via, c’è sempre la possibilità di adozione: «Non è un’ipotesi esclusa a priori, ma vorrei tentare di avere un bambino che possa riconoscersi nei miei tratti somatici e in quelli di suo padre e al quale posso far conoscere i suoi veri nonni».

Gravidanza 

Quanto pesa questa situazione nel rapporto di coppia? «Lui conosce da sempre la mia condizione fisica, un anno fa si è aperta una speranza e ho tentato di avere una gravidanza propria ma l’intervento non è andato a buon fine. Forse un po’ pesa tutto questo ma insieme al mio compagno ci siamo accorti che se credi fermamente in qualcosa alla fine la ottieni e quindi stiamo lottando insieme». Maria Sole ha fatto scattare anche una petizione online da inviare al governo e si è rivolta all’Associazione Luca Coscioni per un supporto. La battaglia continua.

--> Leggi anche: "Affittano un utero per poter avere il "loro bambino". Assolti dal giudice"

Categorie: Radicali

Ciao Mario

Partito Radicale - Lun, 15/08/2016 - 20:37
15/08/2016

Roma, 15 agosto - Ci ha lasciato Mario Signorino, è stato direttore della rivista mensile “Prova radicale” (1976/77); Fondatore degli Amici della Terra nel 1977 e a lungo presidente ; Senatore del Partito Radicale nella IX legislatura (1983/87). 

Analista ed esperto di strategie ambientali. Negli anni ’60, assistente alla cattedra di Storia moderna del prof. Rosario Romeo presso l’Università di Roma; direttore del settimanale di Ferruccio Parri “L’Astrolabio” dal 1967 al 1970; Ideatore ed estensore della legge 61/94 istitutiva del sistema delle agenzie per l’ambiente,  primo presidente dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, ed esperto della Commissione tecnico-scientifica del Ministero dell’ambiente. Negli ultimi anni ha dato vita ad un altro l'Astrolabio, nella forma di newsletter quindicinale on line degli Amici della Terra Italia.

Categorie: Radicali

Eterologa, 20 donatrici in due anni. Ilaria D’Amico: regalate la maternità

Luca Coscioni - Ven, 12/08/2016 - 12:31
Eterologa, 20 donatrici in due anni. Ilaria D’Amico: regalate la maternitàCorriere della Sera12 Ago 2016Melania di GiacomoFecondazione eterologaA due anni dalla sentenza della Consulta che ha ammesso la fecondazione eterologa in Italia, le donazioni di gameti, sia femminili che maschili, non decollano. Sono solo una ventina le donne che hanno ceduto i propri ovuli volontariamente A due anni dalla sentenza della Consulta che ha ammesso la fecondazione eterologa in Italia, le donazioni di gameti, sia femminili che maschili, non decollano.. E anche il cosiddetto egg sharing, la donazione da parte di una donna che si è già sottoposta alla stimolazione ormonale e con successo alla fecondazione assistita, ha riguardato non più di un centinaio di neomamme. Eppure, secondo Ilaria D’Amico, volto noto del giornalismo televisivo, che da anni ha a cuore il tema, «sarebbe un atto di generosità enorme che consentirebbe a un’altra donna di diventare mamma. Sono sicura che se ci fosse più informazione in tante lo farebbero. Non parlare di soluzioni facili come donare una piccola cellula, un ovulo congelato che esiste già e, diversamente, non vedrebbe mai la vita genera distacco e paura».

Una campagna per la donazione

All’indomani del via libera all’eterologa aveva lanciato un messaggio video con l’Associazione Luca Coscioni per la corretta informazione. Nel 2005, assieme ad altri personaggi della cultura e dello spettacolo, si spese per il referendum sulla legge 40, che non raggiunse il quorum. Da poco è diventata mamma per la seconda volta: «Ho sempre pensato che se non fossi riuscita ad avere figli sarebbe stato bello sapere di avere un’alternativa. Non poter diventare genitori è una rinuncia enorme e negli anni mi sono convinta che ogni modo per dare la vita è lecito. Dicono che non è naturale? Ma naturale è una definizione stupida. La naturalezza è amare un figlio. Bisogna combattere la preclusione attraverso la conoscenza». Campagne per la donazione non ne sono state fatte. Ma «nel nostro Paese non ci sono ostacoli di legge e non viene usata la normativa per ritardare la procedura» di fecondazione, ci tiene a precisare il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa. «La legge è rispettata e la fecondazione è assicurata attraverso le importazioni dei gameti». Il Cnt — spiega — ha registrato la richiesta e l’importazione di circa 2.100 «contenitori» di ovociti nel 2015, mentre nei primi sei mesi di quest’anno sono già 2.500; dall’estero sono arrivati anche 1.500 contenitori di gameti maschili nel 2015, e altrettanti nei primi sei mesi di quest’anno, oltre a 1.200 embrioni, da impiantare. Le importazioni dunque sono raddoppiate, perché non incentivare la donazione? «Non ci devono essere incentivi — ribatte Nanni Costa — altrimenti la donazione non sarebbe libera e gratuita. L’Italia è in linea con la direttiva europea. Ogni Stato ha la sua lettura della norma». «In Paesi come la Spagna, dove è prevista una compensazione economica di circa mille euro per la stimolazione ovarica cui si sottopongono, le donatrici sono diverse migliaia», rimarca Andrea Borini, presidente della Società italiana di fertilità e sterilità. Osserva tra l’altro che 2.500 contenitori coprono un migliaio di impianti (ne servono due per ciclo) mentre a suo avviso, la richiesta sarebbe di 4-5 mila impianti all’anno.

--> CLICCA QUI per rivedere l'appello che ha realizzato per noi Ilaria D'Amico per una corretta informazione sulla fecondazione eterologa 

Rimborso non commercio

«Andrebbe fatta una grande campagna di sensibilizzazione. Evitare certo il commercio, ma prevedere almeno una forma di rimborso. Tra l’altro a questo punto pare ipocrita importare». Di importazione non vuol sentire parlare Eleonora Porcu, responsabile del Centro di procreazione medicalmente assistita del policlinico Sant’Orsola di Bologna, dove c’è una lista d’attesa di 270 persone da tutta Italia per l’eterologa (e anche per l’omologa i tempi di attesa sono di due anni). L’eterologa nella sanità pubblica è praticata a macchia di leopardo, mentre nel privato le coppie sterili devono affrontare un costo tra i 6 mila e i 7 mila euro. «Il congelamento di gameti è un piccolo gruzzolo che noi donne ci portiamo avanti», dice orgogliosa Porcu, che può vantare di aver fatto nascere un bimbo con ovociti congelati dieci anni fa. Ora ci riprova con ovociti di 13 anni: «L’embrione è vitale e la gravidanza sta andando bene. È un progresso per la scienza».

--> CLICCA QUI per rivedere l'inchiesta di Fai Notizia "Il seme della discordia" sulle numerose difficoltà in italia per l'eterologa

 

Categorie: Radicali

Lorenzin prenda un impegno

Luca Coscioni - Gio, 11/08/2016 - 12:34
Lorenzin prenda un impegnoIl Manifesto11 Ago 2016 Filomena Gallo Marco Gentili Maria Teresa Agati Marcello Crivellini Livelli Essenziali Assistenza

Filomena Gallo, Marco Gentili, Maria Teresa Agati e Marcello Crivellini dell'Associazione Luca Coscioni chiedono con una lettera al Ministro Lorenzin che si prendano impegni affinché il lavoro sull'aggiornamento dei Lea sia integrato e inserito nella prossima legge di stabilità

Chiediamo da anni un aggiornamento del Nomenclatore tariffario, fermo al 1999, e dei Lea, fermi al 2001. Oggi è innegabile che l'attuale Ministero della Salute, retto da Beatrice Lorenzin, abbia effettuato un gran lavoro per l'aggiornamento dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza sul Nomenclatore per l'assistenza protesica. Nel contempo emergono delle criticità tecniche.

Pertanto, chiediamo al Ministro Lorenzin che si prendano impegni affinché lo stesso lavoro sia integrato sia con inserimento nella prossima legge di stabilità, sia con l'impegno di accogliere un correttivo migliorativo come da noi suggerito ad integrazione dei Lea in scadenza a beneficio dei diritti dei cittadini e del loro diritto alla salute. Al contempo, per il Comitato Lea proponiamo che sia identificato un comitato "super partes" indipendente dalle Regioni, che fissi soglie numeriche di adempimento logiche e trasparenti.

In una lettera inviata oggi al Ministro della Salute, abbiamo voluto evidenziare «l'assenza di un Repertorio (simile al Prontuario dei farmaci) che renda trasparente la gamma di modelli che possono essere erogati» e che servirebbe a «combattere possibili truffe». Abbiamo inoltre evidenziato la procedura anomala che affida il compito di verificare l'effettiva disponibilità dei Lea nelle Regioni «a un Comitato Lea composto per metà da rappresentanti delle Regioni stesse», e che nel corso degli anni ha visto questi controlli dare origine «a risultati paradossali», considerando in regola anche le regioni «in cui le prestazioni che fanno riferimento ai Lea sono palesemente carenti o assenti».

--> Leggi QUI il testo della lettera inviata al Ministro Lorenzin

Categorie: Radicali

LEA/Nomenclatore: via libera dal MEF, ma chiediamo impegno per il miglioramento del testo

Luca Coscioni - Mer, 10/08/2016 - 16:57
LEA/Nomenclatore: via libera dal MEF, ma chiediamo impegno per il miglioramento del testoFilomena Gallo, Marco Gentili, Maria Teresa Agati, Marcello Crivellini10 Ago 2016Nomenclatore tariffario

Dichiarazione Filomena Gallo, Marco Gentili, Maria Teresa Agati e Marcello Crivellini
rispettivamente Segretario e co-Presidente e membri di Direzione Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, soggetto costituente del Partito radicale

Chiediamo da anni un aggiornamento del Nomenclatore tariffario, fermo al 1999, e dei LEA, fermi al 2001. Oggi è innegabile che l'attuale Ministero della Salute, retto da Beatrice Lorenzin, abbia effettuato un gran lavoro per l’aggiornamento dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza sul Nomenclatore per l'assistenza protesica.

Nel contempo emergono delle criticità tecniche. Pertanto, chiediamo al Ministro Lorenzin che si prendano impegni affinché lo stesso lavoro sia integrato sia con inserimento nella prossima legge di stabilità, sia con l'impegno di accogliere un correttivo migliorativo come da noi suggerito ad integrazione dei LEA in scadenza a beneficio dei diritti dei cittadini e del loro diritto alla salute. Al contempo, per il Comitato Lea proponiamo che sia identificato un comitato “super partes” indipendente dalle Regioni, che fissi soglie numeriche di adempimento logiche e trasparenti.

In una lettera inviata oggi al Ministro della Salute, abbiamo voluto evidenziare "l’assenza di un Repertorio (simile al Prontuario dei farmaci) che renda trasparente la gamma di modelli che possono essere erogati" e che servirebbe a "combattere possibili truffe". Abbiamo inoltre evidenziato la procedura anomala che affida il compito di verificare l'effettiva disponibilità dei Lea nelle Regioni "a un Comitato LEA composto per metà da rappresentanti delle Regioni stesse", e che nel corso degli anni ha visto questi controlli dare origine "a risultati paradossali", considerando in regola anche le regioni "in cui le prestazioni che fanno riferimento ai LEA sono palesemente carenti o assenti".
 
Leggi qui il testo della lettera.

Categorie: Radicali

Lettera inviata al Ministro Lorenzin su Lea e Nomenclatore per l'assistenza protesica

Luca Coscioni - Mer, 10/08/2016 - 16:32
Lettera inviata al Ministro Lorenzin su Lea e Nomenclatore per l'assistenza protesicaFilomena Gallo, Marco Gentili, Maria Teresa Agati, Marcello Crivellini10 Ago 2016Nomenclatore tariffario

Roma, 10 agosto2016

Ill.mo Ministro della Salute Beatrice Lorenzin
In sede

 

Ill.mo Ministro Beatrice Lorenzin,

facciamo seguito alla precedente comunicazione inviata alla luce della nota ufficiale del Ministero Economia e Finanza sull'aggiornamento dei LEA e del Nomenclatore.

Confermiamo che apprezziamo il lavoro svolto, che da anni abbiamo sollecitato insieme anche ad altre associazioni e con i malati. Lavoro che certamente vede maggiori stanziamenti per sistemi avanzati di comunicazione e anche l'importante previsione di “recuperare” e riutilizzare quei dispositivi più costosi che sopravvivono agli utilizzatori, oltre al recepimento di molte delle indicazioni tecniche sul Nomenclatore per l'assistenza protesica da noi fornite in questo ultimo anno.

Nel contempo, però, ribadiamo che dalle notizie emerse abbiamo rilevato che:

  • per la protesica, pur essendo state inserite negli elenchi molte nuove tipologie di ausili corredate da descrizioni aggiornate, sono indicate per tutti gli ausili di serie (quindi anche per quelli che rispondono ai bisogni più complessi o alle situazioni più delicate sul piano riabilitativo) modalità di fornitura che di fatto  impediscono al medico prescrittore e alla persona con disabilità che con lui condivide la scelta di individuare, nella gamma di modelli che oggi sono disponibili sul mercato per ogni tipologia inclusa nel nomenclatore, quello che meglio risponde alle specifiche necessità, dell’assistito. Viene infatti indicato in maniera perentoria e inequivocabile che “la prescrizione… deve riportare le definizioni e i codici identificativi delle tipologie dei dispositivi” mentre la scelta del modello da fornire dovrà avvenire a seguito di “pubbliche procedure d’acquisto espletate secondo le norme vigenti”.  Questo di fatto cancella la buona prassi, consolidata in anni di esperienza riabilitativa, che fa dell'individuazione del modello più idoneo effettuata anche attraverso prove di diversi modelli dal medico specialista, in collaborazione con l’équipe multidisciplinare e con la partecipazione della persona cui l’ausilio è destinato, l’elemento essenziale per una fornitura appropriata ed efficace. Nè è sufficiente il breve accenno all’istituzione del “Repertorio” in quanto priva di concrete indicazioni temporali e di fattibilità. Un Repertorio simile al Prontuario dei farmaci sarebbe invece la vera soluzione perché renderebbe trasparente la gamma di modelli che possono essere erogati (tra i quali si deve quindi poter scegliere) facendo emergere il reale valore di mercato di quanto viene fornito; associato alla “fustella” da apporre su ogni fattura, sarebbe infine il mezzo più efficace per contrastare forniture opache quando non vere e proprie truffe;

  • risulta inoltre che la verifica dell’effettiva disponibilità dei LEA nei territori delle regioni è delegata a un Comitato LEA composto per metà da rappresentanti delle Regioni stesse. Tale procedura appare anomala, poiché chi dovrebbe essere oggetto di controllo si trova a coincidere con chi è chiamato a effettuare quel controllo. Nel corso degli anni i risultati di queste verifiche sono stati paradossali: mentre il punteggio per il rispetto dei LEA è fissato a 225, il Comitato senza alcuna motivazione ha considerato che una regione fosse adempiente anche con un punteggio di 130. In tal modo tutte le regioni, anche quelle in cui le prestazioni che fanno riferimento ai LEA sono palesemente carenti o assenti, vengono considerate in regola, contro il buon senso e soprattutto contro la salute dei cittadini.

Con la presente Ill.mo Ministro

Chiediamo

che alla luce del gran lavoro effettuato si prendano impegni affinché lo stesso sia integrato accogliendo la proposta formulata in tema di Nomenclatore per l'assistenza protesica anche stabilendo impegni a  scadenza sia con inserimento nella prossima legge di stabilità e sia con l'impegno di accogliere un correttivo migliorativo come da noi suggerito ad integrazione dei Lea e Nomenclatore in scadenza a beneficio dei diritti dei cittadini e del loro diritto alla salute. Mentre per il Comitato Lea proponiamo che sia identificato un comitato Lea “super partes” indipendente dalle Regioni, che fissi soglie numeriche di adempimento logiche e trasparenti.

In attesa di riscontro inviamo cordiali saluti

Filomena Gallo, Marco Gentili, Maria Teresa Agati e Marcello Crivellini

rispettivamente Segretario, co-Presidente e membri di Direzione dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, soggetto costituente del Partito radicale

Categorie: Radicali

Puntata de Il Maratoneta di sabato 06 agosto

Luca Coscioni - Mer, 10/08/2016 - 15:04
Puntata de Il Maratoneta di sabato 06 agostoRadio Radicale6 Ago 2016Andrea De Angelis

Argomenti della puntata:

Trasmissione del Consiglio Generale del 07/07 con gli interventi di Roberto Defez, Eddo Rugini e Michele De Luca.Trasmissione della puntata dello scorso 05/07 di Spazio Libero a cura di Rai Parlamento che ha visto ospiti filomena gallo, Marco Cappato e Michele De Luca. Conduce:
Andrea De Angelis
Intervengono:
- Filomena GalloSegretario dell'Associazione Luca Coscioni - Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni - Michele De Luca, Co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni - Roberto Defez, Ricercatore istituto di Bioscienze e biorisorse di Napoli - Eddo Rugini, docente presso la facoltà di Agraria dell'Università di Viterbo --> Per riascoltare la puntata CLICCA QUI  Il Maratoneta
Categorie: Radicali

© 2010 - 2016 copyright Divorzio Breve - :elp@