Radicali

Scambio embrioni- Viale: "Aborto ancora possibile. Errore involontario ha superato divieti infondati"

Luca Coscioni - Mar, 15/04/2014 - 16:58
Scambio embrioni- Viale: "Aborto ancora possibile. Errore involontario ha superato divieti infondati"Silvio Viale15 Apr 2014Fecondazione eterologa

Sullo scambio involontario di embrioni scoperto presso il centro di riproduzione assistita dell'Ospedale Pertini di Roma è intervenuto Silvio Viale, ginecologo, dirigente dell'Associazione Luca Coscioni e presidente del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, per ricordare come l'aborto sia ancora possibile e per sottolineare come l'involontario errore evidenzi che, in una situazione volontaria, non ci sarebbero problemi significativi per interventi di doppia eterologa e utero in prestito.

Silvio Viale ha diffuso la seguente nota:
"Si dice che la realtà superi la fantasia, ma nel caso del Pertini di Roma possiamo dire che la realtà supera i divieti infondati. Pensiamo per un momento a una gravidanza in coppia sterile ottenuta con una doppia donazione eterologa? O a una donna che accetti di portare avanti una gravidanza per un'altra donna? Magari al posto di una donna con ovaie indenni che ha perso l'utero per un intervento chirurgico? L'unica differenza sarebbe la volontarietà o meno della condizione, ma non vi sarebbe alcuna controindicazione clinica o psicologica se si trattasse di una scelta dei protagonisti. Bisogna, quindi, onestamente ammettere che non vi sono motivi per permettere che coppie sterili possano avere gravidanze grazie a una doppia donazione di gameti o che una donna possa far nascere il figlio di un'altra coppia che non potrebbe avere la gravidanza. Paradossalmente l'errore del Pertini dimostra che i divieti sono infondati e ideologicamente sbagliati. Servono regole, ma soprattutto possibilità in più. Per quanto riguarda la situazione concreta, frutto della conseguenza involontaria di un errore, voglio ricordare che a 21 settimane di gestazione non è vero che in Italia non di possa più abortire. Al Sant'Anna di Torino, per esempio, il limite è a 22 settimane + 6 giorni, alla Mangiagalli di Milano a 22 settimane + 4 giorni. Ricordo che in Italia l'aborto si fa per tutelare la donna da un grave pericolo per la sua salute psichica e che, se la donna lo richiedesse, è possibile che una valutazione approfondita della vicenda comporti davvero un grave pericolo per la salute della donna maggiore di quello potenzialmente implicito nell'interruzione della gravidanza a 21-22 settimane. Dai giornali so che la donna è intenzionata a portare a termine la gravidanza gemellare, ma è giusto che sappia che l'aborto sarebbe ancora possibile qualora le incertezze future la inducessero a chiedere di porre fine a questa gravidanza. Non è vero che l'aborto si fa solo se il feto è malformato."

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Filomena Gallo ospite di UnoMattina per parlare di fecondazione

Luca Coscioni - Mar, 15/04/2014 - 16:45
Filomena Gallo ospite di UnoMattina per parlare di fecondazione15 Apr 2014Fecondazione eterologa

In onda su Raiuno, martedì 15 aprile, dalle 9.35 alle 10.00 con Elisa Isoardi e Duilio Giammaria a Uno Mattina si è parlato di fecondazione eterologa. In studio il dr Ermanno Greco, l'avv Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni. In collegamento telefonico l'on Rocco Buttiglione. Inoltre la testimonianza di Sandra Maffezzoni.

 

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Donna morta dopo aborto/Viale, “difendo il collega, farmaci usati da tutti i ginecologi, obiettori e non, in aborti spontanei e volontari

Radicali Italiani - Mar, 15/04/2014 - 15:33
14/04/14

Dichiarazione di Silvio Viale, responsabile del Servizio per IVG dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, sugli sviluppi e le polemiche collegate alla morte di una donna all’Ospedale Martini di Torino:

“Prima di tutto la si smetta di titolare “Donna morta dopo la RU486” perché la Ru486 non ha alcuna responsabilità nella morte di Anna Marchisio. Si tratta, purtroppo, di una morte per aborto che allunga la lista delle morti ij gravidanza del 2014. Si tratta della terza morte per aborto dall’inizio dell’anno, due dopo un aborto chirurgico e una dopo un aborto medico. Purtroppo in gravidanza non esiste rischio “zero” e i farmaci utilizzati per l’aborto al Martini di Torino, ma anche al Sant’Anna di Torino e all’Ospedale Umberto I di Nocera, sono gli stessi che usano tutti i ginecologi italiani. Qualunque sia stato il contributo di un fattore farmacologico nell’arresto cardiaco, questo avrebbe potuto avvenire a chiunque di noi. Ai colleghi del Martini va la mia più incondizionata solidarietà per un evento che, soprattutto nel caso fosse confermata una relazione con il Methergin, il Cervidil o il Toradol, avrebbe potuto accadere a qualunque ginecologico, obiettore o meno, in un qualsiasi caso di parto o di aborto,volontario o spontaneo."

"Non esistono protocolli rigidi, né potrebbero esistere, per l’aborto medico, e per l’aborto chirurgico. Per l’aborto chirurgico sono l’anestesista e il ginecologo che decidono quali farmaci utilizzare prima, durante l’anestesia e successivamente. Per l’aborto medico il protocollo dell’AIFA si limita a indicare l’utilizzo di una prostaglandina 36-48 ore dopo la RU486, lasciando al medico la valutazione per gli altri farmaci."

"Alcuni giornali hanno sintetizzato che all’Ospedale Sant’Anna, da tempo non useremmo più la metilergometrina (Methergin), cosa non vera. Io, per esempio, la utilizzo durante gli interventi chirurgici, mentre tendo a usarla molto poco in quelli farmacologici. Il Methergin è attualmente in fase di esaurimento commerciale, ma fino a pochi anni fa’ veniva somministrato in tutti i parti. Tuttora è ancora molto utilizzata negli aborti con uso profilattico “off-label”.

Io non se il Methergin sia stato utilizzato nel caso specifico, ma anche fosse così, sebbene possa ritenersi il maggiore sospettato, uno spasmo dell’arteria coronarica e un infarto sono considerati eventi “molto rari", con una frequenza inferiore a 1 su 10.000 casi, e in medicina gli eventi “molto rari” non comportano alcuna misura preventiva. Il verificarsi di un evento molto raro è da considerarsi una fatalità."

"Per quanto riguarda la prostaglandina, il protocollo dell’AIFA prevede la possibilità di utilizzare il gemeprost (Cervidil) o il misoprostolo (Cytotec). Il gemeprost è una prostaglandina più potente ma con maggiori rischi per spasmi coronarici, infarto e shock, sebbene considerati, anche in questo caso, eventi “molto rari” con frequenza inferiore a un caso su 10.000. Il misoprostolo (usato off-label) ha meno effetti collaterali, è inserito nella lista dei farmaci essenziali dell’OMS, ed è stato persino oggetto di una circolare ministeriale a favore del suo uso nell’aborto incompleto. Purtroppo in Piemonte è poco usato perché non fa parte del prontuario regionale per questa indicazione e al Sant’Anna, per esempio, non è nemmeno disponibile. Sempre più spesso viene, però, prescritto nel post aborto per completare lo svuotamento abortivo dopo un aborto spontaneo o volontario, chirurgico o medico. Il misoprostolo dovrebbe sostituire il gemeprost nell'aborto e la metiergometrina nel completamento dello svuotamento abortivo come suggerisce la letteratura internazionale."

"Infine non è vero che la RU486 "distacca" l'embrione, ma semplicemente prepara l'utero e il collo all'azione della prostaglandina, riduzione la dose, o all'intervento chirurgico. Infatti l'AIFA autorizza la RU486 sia per gli aborti medici che per gli aborti chirurgici."

Silvio Viale

Consigliere comunale radicale a Torino

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Silvio Viale - Comitato Nazionale di Radicali Italiani: dati e informazioni

Radicali Italiani - Mar, 15/04/2014 - 15:16
15/04/14

Ai lavori del Comitato Nazionale hanno partecipato 55 membri effettivi con diritto di voto su 64 (60 eletti dal Congreso + 2 di diritto + 2 in rapresentanza di Associazioni Radicali).

Si tratta dell'86% dei membri con diritto di voto, l'89% dei membri eletti. Nella precedente riunione i partecipanti erano stati 56 su 62 (60 eletti dal Congreso + 2 di diritto), il 90% dei membri con diritto di voto e il 93% di quelli eletti.

Sulla mozione "Magaletti e altri", respinta, hanno votato 42 compagni, il 66% degli aventi diritto al voto.

Sulla mozione Generale, approvata, hanno votato 41 compagni, il 64% degli aventi diritto al voto.

I voti favorevoli alla mozione generale sono stati 30, il 49% degli aventi diritto.

La mozione generale è vincolante per gli "organi dirigenti" essendo stata votata da almeno i 2/3 dei presenti ed essendo partecipanti al voto almeno la metà dei componenti il Comitato.

Il Presidente del Comitato Nazionale ha nominato Vicepresidente Antonella Soldo dell'Associazione "Mariateresa di Lascia".

In occasione della precedente riunione del Comitato Nazionale era stato nominato l'altro Vicepresidente, Leonardo Molinari dell'associazione "Radicali Roma".

Silvio Viale
Presidente del Comitato Nazionale

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Il nuovo diritto all'eterologa

Luca Coscioni - Mar, 15/04/2014 - 11:41
Il nuovo diritto all'eterologaIl Sole 24 Ore Sanità15 Apr 2014Manuela PerroneFecondazione eterologa

Eterologa: vietato vietarla. È caduto l'ultimo baluardo, il più significativo, del castello di divieti costruito dieci anni fa dalla legge 402004 in materia di fecondazione assistita. Nella Camera di consiglio del 9 aprile la Consulta ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 4, comma 3, della legge che ha impedito finora il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spennatozoi nei casi di infertilità assoluta.

La sentenza non è ancora stata pubblicata, ma le reazioni non si sono fatte attendere. Riproponendo la storica frattura tra i nemici giurati della legge e il mondo cattolico. La pronuncia è innanzitutto una vittoria delle tre coppie di Firenze, Milano e Catania che si erano rivolte nel 2010 ai tribunali delle loro città denunciando la discriminazione delle coppie sterili. Ma a brindare sono anche i legali che le hanno seguite e tutti quelli che in questi anni si sono battuti contro la legge, "smontata" pezzo dopo pezzo a colpi di quasi trenta sentenze. Ma la decisione della Corte costituzionale solleva molti interrogativi sul futuro: è immediatamente operativa? Le duemila coppie italiane che ogni anno vanno all'estero per ricorrere all'eterologa potranno subito effettuarla in Italia? Bisognerà fare una nuova legge o basterà un intervento ministeriale? Gli avvocati delle coppie escludono la necessità di un intervento del Parlamento.

«In realtà la pronuncia elimina un vuoto normativo che creava una discriminazione per le coppie sterili nel loro percorso genitoriale», affermano Maria Paola Costantini e la costituzionalista Marilisa D'Amico. A loro avviso il giorno successivo alla pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale, anche in Italia si potrà ricorrere all'eterologa. Senza caos, perché sono validi i limiti previsti per la fecondazione in generale. «L'accesso all'eterologa - spiegano - è consentito solo alle coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi. Resta inalterato il divieto di commercializzazione dei gameti: il donatore o la donatrice restano anonimi e devono agire gratuitamente, come previsto dal-l'art. 12. Confennato anche il divieto dell'azione di disconoscimento del figlio previsto dall'articolo 9.

E rimane in piedi tutta la rosa di garanzie previste dalla legge 40 e da una serie di decreti legislativi che hanno recepito direttive europee sul controllo, la conservazione, la distribuzione di tessuti e cellule». Ma la ministra della Salute Beatrice Lorenzin frena Annunciando «una mad map per l'attuazione della sentenza» e precisando che sono coinvolte «questioni che non si può pensare di regolare con un atto di tipo amministrativo, ma necessitano di una condivisione più ampia, parlamentare». Lorenzin si riferisce ad aspetti come l'anonimato o meno di chi cede i propri gameti alla coppia e il diritto di chi nasce a conoscere le proprie origini. Anche Lorenzo D'Avack. vicepresidente del Comitato nazionale di bioetica, sostiene che «occonerà una regolamentazione sulla raccolta e donazione dei gameti» e che « l legislatore dovrà pronunciassi sull'anonimato del donatore e sui diritti del minore». Non sono però d'accordo molti giuristi, da Stefano Rodota ad Amedeo Santosuosso, fino a Gianluigi Pellegrino, secondo cui «la decisione non crea alcun vuoto nannativo, altrimenti la Corte non avrebbe potuto far cadere il divieto». Questa è la tesi di Filomena Gallo e Gianni Baldini, anche loro legali delle coppie: «La sentenza ha valore di legge e non è oppugna-bile. Significa anche che da oggi in poi non potrà mai più essere emanata dal Parlamento una legge che prevede il divieto di eterologa». Aggiunge l'associazione Luca Concioni, di cui Gallo è segretario: «Come prima del 2004, sarà lecita l'ovodonazione, mentre qualsiasi uomo fertile potrà donare il proprio seme». Un punto di non ritorno, insomma. Se i centri si dicono attrezzati per ricominciare e i medici laici gioiscono (per Umberto Veronesi «la magistratura dimostra più libertà di pensiero del Parlamento», il ginecologo Carlo Flamigni parla di «pronuncia inevitabile in un Paese laico»), la politica si divide. Ampio il fronte di chi plaude alla decisione della Consulta, ma a essere divisa è proprio la maggioranza. II Pd - dal sottosegretario alle Riforme Ivan Scalfarotto alla deputata Roberta Agostini, passando per la senatrice Anna Fïnocchiaro - assicura l'impegno per una nuova legge equilibrata e saggia, insieme con Scelta Civica. E Ncd a insorgere. II presidente dei senatori del partito di Allano, Maurizio Sacconi, immagina che i costituenti «si stiano rivoltando nelle loro tombe» e attacca frontalmente la Consulta «Siamo di fronte alla prova provata della perdita di credibilità e autorevolezza di una Corte i cui criteri di nomina devono essere modificati». Nel Nuovo Centrodestra milita d'altronde Eugenia Roccella, da sempre fautrice delta legge 40, che denuncia « l rischio che anche in Italia si crei un mercato del corpo umano, con gravi forme di sfruttamento delle donne giovani e povere». Dalla loro hanno tutto il fronte cattolico, compatto da Famiglia Cristiana alla Pontificia Accademia per la vita nel definire la sentenza «una follia» che apre alla «babele procreativa». Durissima la Cei: «il figlio è una persona da accogliere e non l'oggetto di una pretesa resa possibile dal progresso». Ma il destino della legge 40 sembra segnato. E vacillano gli ultimi divieti rimasti: quello all'uso degli embrioni per la ricerca, su cui la Corte europea dei diritti umani dovrà pronunciarsi il 18 giugno, e quello all'accesso alla diagnosi preimpianto per le coppie portatrici di malattie genetiche, su cui tornerà la stessa Consulta.

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Il Lazio non ha autorizzato i laboratori, ma per Zingaretti è tutto ok

Luca Coscioni - Mar, 15/04/2014 - 11:26
Il Lazio non ha autorizzato i laboratori, ma per Zingaretti è tutto okIl Giornale15 Apr 2014Fecondazione assistita

Roma- I centri di riproduzione assistita del Lazio non avrebbero le necessarie autorizzazioni ma il governatore Nicola Zingaretti non lo sa. Botta e risposta tra Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, e Zingaretti. L'accusa rivolta algovernatore del Pd è pesante. «Sul sito del registro nazionale della Procreazione medicalmente assistita risulta che "la Regione Lazio non ha ancora emanato le autorizzazioni dei centri per l'applicazione di tecniche di Pma come previsto dalla legge 40 -denunciala Gallo- Il Lazio risulta essere l'unica regione d'Italia dove i centri nonostante le richieste degli stessi responsabili non sono stati autorizzati e dunque non vengono sottoposti a controlli».

Circostanza negata da Zingaretti che assicura in un comunicato che i controlli sono partiti su «tutte le strutture presenti nell'albodelministero». Sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità però compare ancora la nota sulle mancate autorizzazioni. Chi ha ragione?Al problema delle autorizzazioni orasi aggiunge lo scandalo degli embrioni scam biati al Pertini. La Regione sapeva. Infatti aveva deciso di sospendere cautelativamente l'attività del centro di riproduzione del Pertini. Non ha ritenuto però di avvisare di un fatto tanto grave il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che lo ha scoperto dai giornali.

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Filomena Gallo a Uno Mattina

Luca Coscioni - Mar, 15/04/2014 - 10:21
Fecondazione eterologa

In onda su Raiuno dalle 9.35 alle 10.00 con Elisa Isoardi e Duilio Giammaria a Uno Mattina si parlerà di fecondazione eterologa. In studio il dr Ermanno Greco, l'avv Filomena Gallo, l'on Rocco Buttiglione e la testimonianza di Sandra Maffezzoni.

Data: Martedì, 15 Aprile, 2014 - 09:20 to 10:20
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A.Re.A. (associazioni in rete di Ancona) - iniziativa per l'inserimento lavorativo dei disabili

Luca Coscioni - Lun, 14/04/2014 - 22:47
Lavoro e disabilità

Il coordinamento A.Re.A.   (associazioni in rete di Ancona)  di cui  la cellula di Ancona dell'ass. Luca Coscioni fa parte,  ha  inviato al Centro per l'impiego di Ancona una lettera per chiedere il rispetto della normativa sull'inserimento lavorativo mirato delle persone con disabilità, prevista dalla legge n° 68 del 1999 (vedi allegati)

Renato Biondini  segretario  cellula di Ancona ass. Luca Coscioni 

 

Data: Lunedì, 14 Aprile, 2014 - 22:35Città: AnconaOrganizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione lettera14042014.doc1.21 MB Progetto A.Re_.A..pdf74.02 KB
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Donna morta dopo aborto. Viale: "Difendo il collega"

Luca Coscioni - Lun, 14/04/2014 - 17:45
Donna morta dopo aborto. Viale: "Difendo il collega"Silvio Viale14 Apr 2014Ru486

Dichiarazione di Silvio Viale, responsabile del Servio per IVG dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, sugli sviluppi e le polemiche collegate alla morte di una donna all’Ospedale Sant’Anna di Torino:

“Prima di tutto la si smetta di titolare “Donna morta dopo la RU486” perché la Ru486 non ha alcuna responsabilità nella morte di Anna Marchisio. Si tratta, purtroppo, di una morte per aborto che allunga la lista delle morti in gravidanza del 2014. Si tratta della terza morte per aborto dall’inizio dell’anno, due dopo un aborto chirurgico e una dopo un aborto medico.  Purtroppo in gravidanza non esiste rischio “zero” e  i farmaci utilizzati per l’aborto al Martini di Torino, ma anche al Sant’Anna di Torino e all’Ospedale Umberto I di Nocera, sono gli stessi che usano tutti i ginecologi italiani. Qualunque sia stato il contributo di un fattore farmacologico nell’arresto cardiaco, questo avrebbe potuto avvenire a chiunque di noi. Ai colleghi del Martini va la mia più incondizionata solidarietà per un evento che, soprattutto nel caso fosse confermata una relazione con il Methergin, il Cervidil o il Toradol, avrebbe potuto accadere a qualunque ginecologico, obiettore o meno, in un qualsiasi caso di parto o di aborto,volontario o spontaneo."

"Non esistono protocolli rigidi, né potrebbero esistere, per l’aborto medico, e per l’aborto chirurgico. Per l’aborto chirurgico sono l’anestesista e il ginecologo che decidono quali farmaci utilizzare prima, durante l’anestesia e successivamente. Per l’aborto medico il protocollo dell’AIFA si limita a indicare l’utilizzo di una prostaglandina 36-48 ore dopo la RU486, lasciando al medico la valutazione per gli altri farmaci."

"Alcuni giornali hanno sintetizzato che all’Ospedale Sant’Anna, da tempo non useremmo più la metilergometrina (Methergin), cosa non vera. Io, per esempio, la utilizzo durante gli interventi chirurgici, mentre tendo a usarla molto poco in quelli farmacologici. Il Methergin  è attualmente in fase di esaurimento commerciale, ma fino a pochi anni fa’ veniva somministrato in tutti i parti. Tuttora è ancora molto utilizzata negli aborti con uso profilattico “off-label”.

Io non se il Methergin sia stato utilizzato nel caso specifico, ma anche fosse così, sebbene possa ritenersi il maggiore sospettato, uno spasmo dell’arteria coronarica e un infarto sono considerati eventi “molto rari", con una frequenza inferiore a 1 su 10.000 casi, e in medicina gli eventi “molto rari” non comportano alcuna misura preventiva. Il verificarsi di un evento molto raro è da considerarsi una fatalità."

"Per quanto riguarda la prostaglandina, il protocollo dell’AIFA prevede la possibilità di utilizzare il gemeprost (Cervidil) o il misoprostolo (Cytotec).  Il gemeprost è una prostaglandina più potente ma con maggiori rischi per spasmi coronarici, infarto e shock, sebbene considerati, anche in questo caso, eventi “molto rari” con frequenza inferiore a un caso su 10.000. Il misoprostolo (usato off-label) ha meno effetti collaterali, è inserito nella lista dei farmaci essenziali dell’OMS, ed è  stato persino oggetto di una circolare ministeriale a favore del suo uso nell’aborto incompleto. Purtroppo in Piemonte è poco usato perché non fa parte del prontuario regionale per questa indicazione e al Sant’Anna, per esempio, non è nemmeno disponibile. Sempre più spesso viene, però, prescritto nel post aborto per completare lo svuotamento abortivo dopo un aborto spontaneo o volontario, chirurgico o medico. Il misoprostolo dovrebbe sostituire il gemeprost nell'aborto e la metiergometrina nel completamento dello svuootamento abortivo come suggerisce la letteratura internazionale."

"Infine non è vero che la RU486 "distacca" l'embrione, ma semplicemente prepara l'utero e il collo all'azione della prostaglandina, ridundone la dose, o all'intervento chirurgico. Infatti l'AIFA autorizza la RU486 sia per gli aborti medici che per gli aborti chirurgici."

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Fecondazione: scambio embrioni al Pertini non ha nulla che fare con i divieti cancellati dalla legge 40, ma è responsabilità della Regione e del centro di PMA

Luca Coscioni - Lun, 14/04/2014 - 17:05
Fecondazione: scambio embrioni al Pertini non ha nulla che fare con i divieti cancellati dalla legge 40, ma è responsabilità della Regione e del centro di PMAFilomena Gallo13 Apr 2014Fecondazione assistitaFecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo,  segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Il 4 dicembre 2013 a Roma, presso l’Ospedale Sandro Pertini, una coppia si è sottoposta al trasferimento in utero di embrioni a seguito di fecondazione assistita omologa. Al quarto mese di gravidanza gemellare, dopo esami diagnostici, la donna ha scoperto di non avere compatibilità genetica con i feti che porta in grembo: gli embrioni trasferiti in utero non erano i suoi.

Dichiara Filomena  Gallo “La coppia ha avuto accesso alle tecniche di fecondazione assistita consentite in pieno vigore della legge 40/04. Quello che è accaduto presso l’Ospedale Sandro Pertini non c’entra nulla con i divieti cancellati dalla legge 40, ma fa emergere la mancanza di applicazione delle garanzie della legge 40 che all’ articolo 10 lettera d) prevede che le regioni effettuino controlli presso i centri di fecondazione medicalmente assistita per la verifica dei requisiti tecnico-scientifici e organizzativi delle strutture.”

Nella precedente legislatura grazie ai consiglieri Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita abbiamo sollevato con interrogazioni regionali  i problemi che determinava  la mancata applicazione della legge 40 art. 10 da parte della regione Lazio: il Lazio risultava essere l’unica regione d’Italia  dove i centri nonostante le richieste degli stessi responsabili non erano stati autorizzati e non venivano effettuati controlli. Nonostante il cambio di governo regionale come si evince a 10 anni dall’entrata in vigore della legge 40/04 sul sito del registro nazionale PMA risulta che “La Regione Lazio non ha ancora emanato le autorizzazioni dei centri per l'applicazione di tecniche di PMA - legge 40/2004”. Quindi, controlli non effettuati. La Polverini non rispose all’interrogazione, Zingaretti dal canto suo ha iniziato un lento processo di verifica, ma pur cambiando i governi l’inerzia della P.A. non trova confini e va a danno dei cittadini.

Quello che è accaduto presso l’Ospedale Pertini è di una gravità assoluta, così anche ciò che è accaduto negli anni scorsi al S. Filippo Neri dove a causa di un incidente furono distrutti tutti gli embrioni: tutto ciò poteva essere evitato se la parte della legge 40 di competenza delle regioni e degli organismi tecnici fosse stata adeguata, ma così non è stato. 

Occorre che gli amministratori e la politica prendano atto che equità nell’ accesso alle cure significa garanzie per i pazienti che devono vedere rispettati i lori diritti nella più completa tutela. In Italia i centri di fecondazione medicalmente assistita hanno alto livello di requisiti  tecnico-scientifici e organizzativi e i centri che non rispondono a tali requisiti devono essere sostituiti da altri senza creare interruzione di servizi per i pazienti.

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La segretaria Bernardini sospende lo sciopero della fame dopo 46 giorni. Il rilancio del Satyagraha in corso su carceri e giustizia. L'omaggio a Napolitano. Comitato di Radicali italiani: la mozione approvata

Radicali Italiani - Lun, 14/04/2014 - 13:50
14/04/14

Comunicato stampa di Rita Bernardini, Segretaria nazionale di Radicali italiani:

Ieri sera, dopo 46 giorni di sciopero della fame, ho sospeso il mio Satyagraha che ho condotto assieme ad altre più di 1.500 persone che stanno, con la loro nonviolenza, scandendo i giorni che ci separano dal quel 28 maggio che la Corte EDU ha fissato per l’Italia affinché ponga fine all’infamia in corso dei trattamenti inumani e degradanti ai quali sono sottoposti i detenuti nelle nostre carceri.

La mia sospensione – che interviene nel momento in cui la mia forza fisica è notevolmente provata – è dovuta innanzitutto alla mozione approvata ieri dal Comitato Nazionale di Radicali italiani, alle 36 persone, compagne e compagni membri del Comitato e non solo, che attraverso il loro di sciopero della fame hanno deciso di rilanciare il Satyagraha in corso, e a un dossier sulle carceri elaborato dall’avv. Debora Cianfanelli che il parlamentino di Radicali italiani ha deciso di trasmettere al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa.

Per il resto, dal mondo esterno al nostro, “radicale” – tralasciando l’ostracismo del servizio pubblico radiotelevisivo al quale NON vogliamo certo rassegnarci e che combatteremo con le nostre armi, quelle della nonviolenza – mi piace porre in evidenza che il nostro Paese ha ancora la grande risorsa istituzionale e umana del nostro Presidente della Repubblica che, con il suo messaggio alle Camere di sei mesi fa, ha voluto indicare (purtroppo inascoltato) al Parlamento l’obbligo di uscire immediatamente dall’illegalità di una pena carceraria e di una “giustizia” che violano da decenni diritti umani fondamentali. “Non bisogna perdere nemmeno un giorno”, aveva detto il nostro Presidente Napolitano – Supremo Garante della Costituzione – e noi abbiamo contato e stiamo contando quelli che non vorremmo più fossero i giorni dell’infamia della nostra democrazia sempre più “reale”, come lo fu in passato il “comunismo reale”.

Nel mio e nostro “piccolo” riteniamo un successo aver costretto il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a fornire finalmente (anche se parzialmente) il dato effettivo della capienza regolamentare dei nostri 205 istituti penitenziari: non 49.000 o 50.000 come veniva costantemente riferito pubblicamente, ma 43.500 per 60.000 detenuti. E a questi vanno ancora sottratti i posti inutilizzati e inutilizzabili, come ad esempio in Sardegna e negli OPG.

Per concludere, chiedo a tutti i mezzi di informazione di dare notizia della mozione generale (*) approvata ieri dal nostro Comitato nazionale. Vi troveranno perfino la notizia delle ragioni della NON presentazione dei radicali alle prossime elezioni europee, della centralità della nostra lotta per la “fuoriuscita dello Stato italiano dalla condizione letteralmente criminale nella quale si trova da decenni “; il rilancio del nostro Satyagraha, le iniziative riguardanti il governo dell'economia e i risvolti partitocratici della sua gestione…

Le adesioni raccolte nel corso del Comitato al Satyagraha in corso:

Membri del Comitato Nazionale di Radicali italiani: Luca Bove, Matteo Ariano, Domenico Letizia, Maurizio Buzzegoli, Paola Di Folco, Marta Gemma, Irene Testa, Massimiliano Iervolino, Pier Giorgio Focas, Anna Briganti, Valentino Paesani, Michele Capano, Diego De Gioiellis, Lorenzo Lipparini, Riccardo Magi, Francesco Napoleoni, Paolo Izzo, Matteo Mainardi, Emanuele Baciocchi, Alessandro Massari, Giulia Simi, Monica Mischiatti, Maria Giovanna DeVetag, Strik Livers Lorenzo, Stefano Santarossa, Antonella Soldo

Valerio Federico, Tesoriere di Radicali italiani

Filomena Gallo, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni, Antonella Casu, Tesoriera di Non c’è Pace Senza Giustizia, e Giorgio Pagano, Segretario dell'Era
Membri di Direzione: Marco Beltrandi e Maria Grazia Lucchiari
i radicali: Stefano Marrella, Daniele Sabiu, Nicolino Tosoni, Ilari Valbonesi e Carlo Loi

MOZIONE APPROVATA

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Opg, il silenzio non serve a nessuno

Luca Coscioni - Lun, 14/04/2014 - 12:54
Opg, il silenzio non serve a nessunoL'Unità14 Apr 2014Maria Antonietta Farina CoscioniSanità in carcere

Luoghi di "estremo orrore" che "umiliano l'Italia rispetto al resto dell'Europa"; così il Presidente Giorgio Napolitano definì i sei ospedali psichiatrici giudiziari esistenti. Era il luglio 2011, la tragica realtà degli Opg era esplosa in tutta la sua drammaticità, il Parlamento ne aveva disposto la chiusura, prevedendo che i circa mille malati venissero assistiti in strutture adeguate che dovevano essere approntate dalle regioni.

A dire il vero gli Opg erano stati dichiarati dichiarati illegittimi già dal 2003, ma come spesso accade in Italia si era fatto finta di nulla, proseguendo a colpi di proroga. Così quei malati hanno continuato a restare rinchiusi in strutture-galera fatiscenti, con assistenza ridotta al minimo, spesso vittime di vere e proprie torture. Regioni ed enti locali si sono sempre giustificate dicendo che mancavano i fondi per realizzare strutture residenziali alternative non più gestite dall'autorità giudiziaria, poiché la legge prevede un passaggio di competenza alla sanità pubblica. Certo, abbiamo poi visto in Lazio e in Lombardia, in Piemonte e in Sicilia che fine ha fatto il denaro a disposizione delle regioni! Fatto è che le Regioni sono inadempienti: dovevano occuparsi della gestione e del mantenimento di queste strutture e le Aziende Sanitarie Locali dovevano avviare progetti di riabilitazione e reinserimento sociale per le persone che sarebbero dovute essere dimesse. E invece nulla di tutto ció. In questi giorni, sia pure con rammarico, il presidente Napolitano ha firmato l'ennesima proroga e quelli che sono stati definiti "un oltraggio alla coscienza civile del nostro Paese, per le condizioni aberranti di vita sono ancora in funzione. Molti degli attuali internati che hanno scontato la pena e sono stati giudicati non socialmente pericolosi, quindi «dimissibili , restano all' interno di queste strutture proroga dopo proroga.

Indubbiamente va scongiurato il rischio che le nuove strutture regionali ricalchino il modello dei vecchi Opg, e che quindi psicologi, psichiatri e altri operatori si debbano occupare più di contenzione che di cura. Occorre insomma scongiurare la creazione di mini Opg/ manicomi regionali e realizzare servizi di salute mentale 24 ore su 24 integrati con i servizi territoriali, che promuovano formazione lavorativa e inclusione sociale. Occorre certo tener presente che sono necessari interventi tali da garantire per esempio la messa in sicurezza sia dei pazienti sia degli operatori e della comunità. Mentre oggi i reparti non sono assolutamente preparati a gestire, in assenza di una rete coordinate alle spalle, la situazione che si è venuta a creare. Ora è vero, come è stato osservato, che chiudendo gli Opg oggi molti degli internati potrebhero confluire in carceri già sovraffollate e se la situazione cambierà potrebbe davvero diventare esplosiva. Ed è verissimo che il superamento degli Opg e il pieno passaggio dell'assistenza psichiatrica nelle carceri al sistema sanitario nazionale devono procedere parallelamente nell'ambito della più ampia riorganizzazione della Sanità penitenziaria e delle nuove competenze dei Dipartimenti di Salute mentale. Ma è accettabile che un Paese civile non sappia, non voglia, non possa assicurare un'assistenza degna di questo nome a circa mille persone; condannate anno dopo anno, proroga dopo proroga, a vivere in condizioni unanimemente riconosciute come vergognose e disumane? Presidente Renzi, un twitter, per favore su questa drammatica urgenza. 

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La Corte Costituzionale cancella il divieto di applicazione di tecniche eterologhe di cui all'art. 4, comma 3, legge n. 40/2004

Luca Coscioni - Lun, 14/04/2014 - 12:38
La Corte Costituzionale cancella il divieto di applicazione di tecniche eterologhe di cui all'art. 4, comma 3, legge n. 40/2004diritto24.ilsole24ore.com14 Apr 2014Filomena Gallo e Gianni BaldiniFecondazione assistita

Il 9 aprile 2014 segna una data importante nella storia dei diritti: la Corte Costituzionale ha cancellato il divieto di tecniche eterologhe dalla legge sulla procreazione medicalmente assistita. I quindici giudici della Corte, nel fare questa scelta, hanno tradotto nell'attualità lo spirito del nostro principale punto di riferimento democratico, cioè la Costituzione.

I padri costituenti fondatori della Repubblica nella Carta hanno sancito, infatti, le tutele della libertà e della salute dei cittadini italiani. 
Nessun vuoto normativo dalla pronuncia della Corte di Costituzionale che ha abolito il divieto di fecondazione di tipo eterologa contenuto nell'art. 4 della L. 40/04.
Sul punto ci si limita a rilevare che: 
a)E' stato abolito il divieto alla PMA eterologa ma non le norme che già la legge 40/04 prevedeva per l'ipotesi che tale divieto fosse trasgredito dai pazienti che si recavano all'estero. Sul punto è solo il caso di ricordare come l'art. 9 L. 40/04 disciplini compiutamente le relazioni tra genitori in senso giuridico che sono ricorsi alla tecnica, donatore, e figlio; preveda l'irretrattabilità dello status del figlio (divieto di disconoscimento della paternità), stabilisca l'anonimato del donatore e l'impossibilità per lo stesso di accampare diritti sul nato; 
b)L'Italia ha recepito la direttiva 2004/23/CE e successive con i Decreti legislativi 191/07, 16/10, 85/12 che disciplinano "le prescrizioni tecniche per la donazione, l'approvvigionamento e il controllo di tessuti e cellule umani, nonché per quanto riguarda le prescrizioni in tema di rintracciabilità, la notifica di reazioni ed eventi avversi gravi e determinate prescrizioni tecniche per la codifica, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umani." Ai sensi dell'art. 1 del DLGS 16/10, rientrano nella competenza di tali decreti legislativi di recepimento di norme comunitarie i gameti e gli embrioni, tant'è che i centri di procreazione assistita sono diventati Istituti dei Tessuti, soggetti alle prescrizioni tecniche già previste in Italia dalle Linee Guida sulla legge 40/04, oggi conformi per riconoscimento agli standard europei per la tracciabilità. Come sopra evidenziato i decreti disciplinano la donazione, l'approvvigionamento e il controllo di tessuti e cellule umane, nonché la codifica, la lavorazione e lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule; 
c)Quanto al possibile bilanciamento tra diritto all'identità genetica del nascituro e diritto all'anonimato del donatore/ce, la questione è oggetto di puntuale regolamentazione ad opera dell'art. 177 c. 2 D.L.vo 196/03 in tema di disciplina anagrafica e dell'art. 28 previsto dalla legge sull'adozione 183/83, che dovranno ritenersi applicabili per analogia attesa l'identità di ratio delle fattispecie considerate. In tal senso significativa risulta pure la recente sentenza della Corte cost. sul tema n 278/13 la quale auspica una riforma di tali norme nella direzione di un diritto ‘dinamico' all'anonimato che possa essere, dietro volontà di entrambi gli interessati, superato. 
Ad ogni buon conto, deve ulteriormente rilevarsi come già prima dell'entrata in vigore della legge 40/04 era vigente in Italia un complesso sistema che regolava la PMA con donazione di gameti (cfr. Circolari e Decreti dei Ministri della Sanità adottati dal 1985 in poi: Ministro Degan (1985), Donat Cattin (1987), De Lorenzo(1992), Bindi (1997). Pertanto non c'è chi non veda nel venir meno del divieto la possibile rivivescenza della pregressa normativa anche se di natura secondaria e comunque integrata dall'intervenuto recepimento delle Direttive comunitarie già citate in materia di tracciabilità, lavorazione, conservazione e sicurezza (2004/23/CE e ss.). Le strutture private si erano comunque dotate di codici di autoregolamentazione; un esempio importante è costituito dalla rete di Centri aderenti al CECOS (organizzazione internazionale che prevede standard particolarmente elevati in merito a sicurezza e tutele del paziente), secondo la quale per i donatori era previsto solo il rimborso delle spese sostenute. Le donazioni di ovociti sono state applicate in Italia senza problemi di natura giuridica sin dal 1983. Esse avvenivano esclusivamente a titolo gratuito poiché non era prevista alcuna remunerazione per le donatrici e alcun costo per le riceventi.
D'altra parte lo stesso codice di deontologia medica del 1996 consentiva l'esecuzione della metodica entro limiti e regole stringenti sotto il profilo dei requisiti soggettivi e sanitari. Che il pericolo di vuoto normativo non vi sia lo dimostra la stessa decisione della Corte Cost. con la sentenza 49/2005 relativamente all'ammissibilità dei referendum abrogativi sulla legge 40/04. In particolare segnatamente al quesito inerente al terzo comma dell'art. 4 e alle altre disposizioni relative alla donazione di gameti esterni alla coppia (sent. n. 49 del 2005), la Corte ha rilevato che "non può dirsi che la eventuale abrogazione delle disposizioni oggetto del quesito sia suscettibile di far venir meno un livello minimo di tutela costituzionalmente necessario, così da sottrarsi alla possibilità di abrogazione referendaria". Peraltro secondo la Corte anche rispetto agli evocati rischi per il concepito e pericoli di eugenetica ha rilevato che "La richiesta referendaria, in particolare, non si pone in alcun modo in contrasto con i principi posti dalla Convenzione di Oviedo del 4 aprile 1997 e con il Protocollo addizionale del 12 gennaio 1998, n. 168, sul divieto di clonazione di esseri umani, e recepiti nel nostro ordinamento con la legge 28 marzo 2001, n. 145 (Ratifica della Convenzione di Oviedo)".
Se dunque non vi è sicuramente bisogno di alcun intervento normativo del Parlamento, prudentemente e ragionevolmente potrebbe ritenersi auspicabile un intervento del Ministero della Salute che ai sensi dell'articolo 7 della legge 40/04 aggiorni le linee guida in piena osservanza del Dlgs 191/07 e ss. 
Conclusivamente si può rilevare come in Italia, sino al 2004, infatti, i gameti femminili venivano donati dalle donne che si sottoponevano a procedure di PMA e risultavano, in assoluta prevalenza, essere costituiti da ovociti non utilizzati al termine dei trattamenti di PMA. 
Anche precedentemente all'approvazione della legge 40/04, non vi era certamente il ‘Far West,' risultando operativo un complesso ‘sistema integrato' di regolamentazione della materia nel quale la questione della donazione dei gameti era già stata pienamente inserita nell'ambito sanitario attraverso una puntuale normativa composta da una serie di Circolari e Decreti del Ministero della Sanità che imponevano obblighi e garanzie sia per i centri pubblici che per i centri privati nonché dal codice deontologico medico. Da tale complesso di regole era possibile desumere: la gratuità della donazione per evitare pericolo di sfruttamento e mercificazione; l'anonimato dei donatori; le garanzie sanitarie secondo standard elevati su materiale genetico, rischi di infezione ecc.
Alla luce di quanto esposto, di conseguenza, l'applicazione delle tecniche di fecondazione assistita con gameti esterni alla coppia non solo risulta pienamente realizzabile, sotto il profilo tecnico scientifico, ma anche sotto quello legale de jure condito.

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Cronistoria giudiziaria del divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge 40

Luca Coscioni - Lun, 14/04/2014 - 12:35
Cronistoria giudiziaria del divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge 4014 Apr 2014Fecondazione eterologa

Questo assurdo divieto è stato cancellato con una sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014.

Il divieto è stato sottoposto più volte a giudizio. 

La Corte Europea dei diritti dell’Uomo il 1 aprile 2010, a seguito del ricorso di tre coppie austriache, ha riconosciuto che l'impossibilità totale di ricorrere alla fecondazione eterologa infrange il diritto alla vita familiare e il divieto di discriminazione.

A seguito di questa decisione il Tribunale di Firenze ha sollevato il dubbio di legittimità costituzionale sul divieto di eterologa. Sono seguite le ordinanze di Catania il 21 ottobre 2010 e Milano 2 febbraio 2011.

Nel contempo l’Austria ha fatto appello alla sentenza del 2010, e la Grande Camera della Cedu, nel novembre 2011, ha annullato la decisione precedente.

Il 22 maggio la Corte Costituzionale, chiamata a decidere sui tre dubbi di legittimità costituzionale,  rimette gli atti ai tribunali di Firenze, Milano e Catania. I giudici della Corte pur confermando la norma austriaca che prevede un divieto parziale sulla eterologa, prendono atto anche della decisione della  Grande Camera la quale ha invocato il principio per cui gli Stati membri devono attenersi nel legiferare all’evoluzione sociale e scientifica delle norme e delle tecniche mediche, tenendo particolare considerazione del principio di uguaglianza, di quello alla non discriminazione e del diritto alla salute [leggi la dichiarazione degli avvocati Caiazza, Gallo, Baldini].

 

 Nel 2013 i Tribunali di Milano, Catania e Firenze hanno nuovamente rinviato alla Consulta la legge 40 sollevando il dubbio di legittimità costituzionale in merito al divieto di eterologa. L'Associazione Luca Coscioni ha anche assistito una delle coppie. L'Avv. Gallo e l'avv. Baldini si sono espressi sulle tre decisioni: MilanoCatania e Firenze dove erano direttamente coinvolti [leggi la pagina riassuntiva].

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Intervista a Silvio Viale: "Ma non c'è alcun nesso con la Ru486"

Luca Coscioni - Lun, 14/04/2014 - 12:33
Intervista a Silvio Viale: "Ma non c'è alcun nesso con la Ru486"La Stampa14 Apr 2014Beppe MinelloRu486

 «Guardi, il mio primo pensiero va a quella donna e alla sua tragedia. Ma se mi chiede qual è il rapporto fra quella morte e la pillola Ru486 le rispondo che è nullo. E' come se dicessero che è colpa sua, visto che è al telefono con me, se, ora, mi venisse un infarto».

Silvio Viale, radicale e medico che s'è battuto più di tutti per l'uso della «pillola» abortiva, oggi dirige il principale servizio di interruzione volontaria della gravidanza al Sant'Anna di Torino, e non ha dubbi.

Perché? «Perché anche se sarà l'autopsia a dare maggiori chiarimenti su questa morte improvvisa in gravidanza per complicazioni cardiache, sin da ora posso affermare che non vi è alcun nesso teorico di causalità con il mifepristone, cioè l'Ru486, perché non ci sono i presupposti farmacologici e clinici. E respingo ogni strumentalizzazione»

Lei come la spiega la tragedia dell'ospedale Martini? «L'episodio ricorda la prima e unica morte in Francia nel 1991, agli inizi del suo uso, che indusse a modificare il tipo di prostaglandina per tutti gli interventi abortivi introducendo il misoprostolo (Cytotec). Sono gli altri farmaci, gli stessi che si impiegano per gli aborti chirurgici, i maggiori sospettati di un nesso con le complicazioni cardiache. Sono decine di milioni le donne che hanno assunto la Ru486 nel mondo e 40.000 in Italia».

E al Sant'Anna, il suo ospedale? «Sono 5.128 le donne che hanno assunto la "pillola" abortiva, 429 in questi primi mesi del 2014. La Ru486 ha rivoluzionato tempi e modalità degli aborti rendendoli, senza l'intervento chirurgico, meno traumatici. Ogni anno al Sant'Anna 2-3 donne debbono subire un intervento addominale come complicazione di una interruzione di gravidanza chirurgica. A differenza del mifepristone sono gli altri farmaci utilizzati negli aborti, sia medici sia chirurgici, che possono avere effetti cardiaci, seppure raramente»

Cosa bisognerebbe fare? «Questa tragica fatalità dovrebbe favorire la creazione di servizi specialistici adeguati, dove le donne possano avere le migliori informazioni e i migliori trattamenti. I rischi di eventi eccezionali sono inevitabili e non rassicura di certo che siano inferiori a quelli che si corrono con la gravidanza».

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L'agenda Fortuna- Welby

Luca Coscioni - Lun, 14/04/2014 - 12:24
L'agenda Fortuna- WelbyIl Manifesto12 Apr 2014Matteo MainardiEutanasia

Al Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica Andrea Boggio ha presentato l`Indice della libertà di ricerca e autodeterminazione che mostra come l`Italia si trovi tra Brasile e Croazia al 35° posto della classifica. Nell`indicatore della libertà sul fine vita, l`Italia si aggiudica il 25° posto in una graduatoria di 35 paesi, come Cina e Yemen.
Il 18 marzo Giorgio Napolitano ha inviato una lettera aperta a Carlo Trailo, consigliere dell`Associazione
Luca Coscioni, in cui ha ribadito, come nel 2006 rispondendo a Piergiorgio Welby, che «il Parlamento non dovrebbe ignorare il tema delle scelte di fine vita» aprendo così qualche spiraglio. Dalla Commissione Affari
sociali alla Camera si sono levate le voci di Patriarca (Pd) disponibile a parlare di testamento biologico «ma senza sfociare nell`eutanasia» e di Binetti (PI) che parla di «rifiuto della vita». Nella Capigruppo, la presidente della Camera Boldrini ha sottoposto il tema alle forze politiche «per le valutazioni che riterranno di dover fare». Se nel Pd e in Forza Italia, così come tra M5S, Lega, Sel e Scelta Civica, non mancano singoli parlamentari favorevoli, nessuno ha finora avuto la forza di calendarizzare il dibattito. Galan (Fi) si dice convinto che a bloccare il dibattito ci sia «il patto che sorregge il governo, un accordo tra Renzi e Alfano sul fatto che questa roba non si affronti proprio».

I 78.821 firmatari della proposta di legge popolare per l`eutanasia legale aspettano una risposta da 212 giorni. Il presidente della Repubblica da 26.

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Cognomi simili, scambiate le provette

Luca Coscioni - Lun, 14/04/2014 - 12:10
Cognomi simili, scambiate le provetteCorriere della Sera14 Apr 2014Francesco Di FrischiaFecondazione assistita

ROMA — Dal 4 dicembre scorso porta in grembo una coppia di gemelli non suoi. Una donna romana, che si è sottoposta quel giorno a un trattamento di «Procreazione medicalmente assistita» (Pma) nell'ospedale Pertini, nella periferia Est della Capitale, è ora al centro del clamoroso scambio di embrioni denunciato ieri sul quotidiano La Stampa, errore che potrebbe essere stato provocato dal cognome simile di due coppie che quella mattina si sono sottoposte al trattamento.

I gemelli hanno il patrimonio genetico diverso dalla donna incinta e dal marito: è questo il risultato della «villocentesi», l'esame che viene effettuato dopo 12 settimane di gestazione per verificare eventuali anomalie genetiche nel feto. Il test è stato eseguito al Sant'Anna (un centro pubblico specializzato nell'assistenza materno infantile della Asl Roma-A, ndr). Intanto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha deciso di mandare nel Pertini gli ispettori «per verificare le procedure»: nell'ospedale, che negli ultimi io anni ha effettuato complessivamente circa mille trattamenti di Pma, non era mai avvenuta una cosa del genere. Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, sot- II governatore Nicola Zingaretti: «Colpiremo a fondo qualsiasi mancanza dovesse emergere» tolinea: «Andremo fino in fondo per essere vicini alla famiglia coinvolta e colpendo senza indugio qualsiasi errore o mancanza dovesse emergere dall'indagine».

La direzione della Asl Roma-B, che comprende anche il Pertini, ha subito disposto la chiusura del Centro di fisiopatologia della riproduzione dell'ospedale e, d'intesa con la Regione Lazio, ha incaricato una commissione di esperti, composta tra gli altri dal genetista e rettore dell'università Tor Vergata, Giuseppe Novelli, di capire come sia potuto avvenire l'errore. «Siamo ancora in attesa del test di conferma definitivo sul caso della presunta incompatibilità genetica per una fecondazio - ne assistita spiega cauto il direttore generale della Asl Roma-B, Vitaliano De Salazar —. Il 27 marzo l'avvocato della coppia mi ha segnalato il caso. La fecondazione risale al 4 dicembre 2013. Ho chiesto la documentazione medica di supporto e di effettuare un test di conferma definitivo e, ad oggi, attendo risposte». Parole confermate dal rettore Novelli: oE ancora tutto da provare: al momento non abbiamo nulla in mano, né una denuncia alla magistratura. Quindi io posso andare al Sant'Anna e ottenere senza alcuna autorizzazione preventiva della coppia il loro materiale genetico». Secondo l'esperto comunque «i protocolli sono molto rigidi: per questo tenderei a escludere che ci possano essere stati problemi anche per altre coppie. Serviranno alcune setti-mane per chiarire la vicenda».

Tra le ipotesi, oltre allo scambio di embrioni il 4 dicembre, Novelli non trascura «un errore nei referti oppure tra le provette a livello di diagnosi prenatale». Del resto i primi di marzo al Sant'Anna sono state eseguite altre 6 villocentesi. Ma Filomena Gallo, segretario dell'Associazione «Luca Coscio-ni», attacca: «Il Lazio risulta essere l'unica regione d'Italia dove i centri di fecondazione assistita, così come prevede la legge 40, non sono stati autorizzati e dove non vengono effettuati controlli». Opinione condivisa da Roberto Crea e Maria Paola Costantini, segretario per il Lazio e referente nazionale per la Pma di Cittadinanzattiva. Ma Zingaretti replica: «1 centri di Pma hanno l'autorizzazione provvisoria a operare e stiamo effettuando entro giugno i controlli per concedere l'accreditamento definitivo a chi ha i requisiti». 

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