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Radicali Italiani - Primi Piani e comunicati
Aggiornato: 2 ore 8 sec fa

Da Che Guevara a Cefis: Intervento di Maurizio Bolognetti a Viggiano(PZ)

Mer, 22/02/2012 - 22:59
22/02/12

Viggiano(20 febbraio) – Il consiglio comunale del piccolo centro della Val d’Agri dove è ubicato il Centro oli dell’Eni si è riunito in seduta straordinaria e aperta, con all’ordine del giorno la questione delle attività estrattive e del monitoraggio ambientale. La seduta, tenutasi presso l’hotel dell’Arpa di fronte ad un folto pubblico, ha visto la partecipazione e l'intervento di Maurizio Bolognetti della Direzione di Radicali Italiani.


Consiglio comunale di Viggiano: Intervento di M.Bolognetti

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Carceri: per la prima volta dibattito Osce a Vienna con testimonianze dirette

Mer, 22/02/2012 - 19:30
22/02/12

PARLERANNO LA FIGLIA DI YULIA TYMOSHENKO, LA  SORELLA DEL CANDIDATO BIELORUSSO SANNIKOV, 

L’EX DATORE DI LAVORO DI SERGEI MAGNITSKY E LA SORELLA DI GIUSEPPE UVA, GIOVEDI’ 23 FEBBRAIO 2012

Dibattito organizzato dal Deputato radicale Matteo Mecacci, Presidente Commissione Diritti Umani e Democrazia dell’Assembla Parlamentare dell’OSCE

Nella mattina di giovedì 23 febbraio, a partire dalle ore 9, si svolgerà a Vienna presso la sede dell’OSCE Hofburg Congress Centre, Vienna, Ratsaal, 5th piano. (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) un dibattito sul tema “Sistemi giudiziari e Riforma penitenziaria nell’area OSCE” nell’ambito dei lavori della Sessione invernale della più grande Assemblea Parlamentare regionale che spazia dal Nord America all’Asia Centrale.

Il dibattito, che avverrà alla presenza dei parlamentari dei 55 paesi dell’ OSCE, vedrà per la prima volta partecipare ufficialmente dei testimoni di vicende giudiziarie controverse. Questa iniziativa è stata presa dal Deputato radicale Matteo Mecacci che presiede la Commissione Diritti umani e Democrazia dell’Assemblea OSCE.

Tra gli interventi che precederanno il dibattito tra i parlamentari, si segnalano quelli dell’ex Relatore ONU sulla Tortura Mafred Nowak, di Eugenia Timoshenko, la figlia di Yulia Timoschenko (ex Primo ministro Ucraino attualmente in prigione), di Bill Browder (ex datore di lavoro dell’avvocato russo Sergei Magnitski, morto nelle carceri russe nel 2009), di Lucia Uva, (sorella di Giuseppe Uva deceduto pochi giorni dopo il suo arresto nel 2008) e di Irina Bogdanova, sorella di Andrei Sannikov, ex Ambasciatore e candidato alle elezioni Presidenziali Bielorusse del dicembre 2010, in carcere da allora).

Parteciperanno al dibattito i Parlamentari dei 55 paesi membri dell’OSCE, dal Congresso USA alla DUMA Russa.

 

Radio Radicale trasmetterà alle ore 9 l'introduzione e dalle ore 10.30 alle 11.45 circa la fase di dibattito.

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Sanità, Radicali: la Polverini non ha risposto a nessuna interrogazione sulla sanità, ecco come il governo della regione ha risposto alle denunce di tutti questi mesi

Mer, 22/02/2012 - 17:45
22/02/12

Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino-Pannella, Federalisti Europei.

  

Zero è il numero di risposte della Presidente Polverini alle centinaia di interrogazioni rivolta dai Consiglieri regionali del Lazio; zero è la sconsolante cifra, emersa da un controllo del Gruppo radicale della lista Bonino Pannella, indicativa della "leale collaborazione" istituzionale che il Presidente-Commissario ha nei confronti del potere di controllo del Consiglio. Nessuna risposta è stata data a quelle questioni sulla sanità  a questioni  che prefiguravano, annunciavano e descrivevano quello che è esploso mediaticamente in questi giorni in merito alla situazione dei Pronto Soccorso romani.  Ancora una volta all'immobilismo della politica la risposta di sistema è stata la delega alla magistratura della funzione di controllo generale sulla bontà e appropriatezza  del governo tecnico ed economico-finanziario del sistema sanitario regionale. I magistrati stanno ascoltando tutti i vertici della sanità a partire dal Direttore regionale Programmazione e Risorse del servizio sanitario regionale. Mentre in Consiglio tutto tace.

Da mesi invano, con tutta l'opposizione, abbiamo richiesto un Consiglio straordinario sulla sanità, invano abbiamo chiesto al Presidente della Commissione sanità Mandarelli di convocare quei dirigenti, direttori generali asl, subcommissari oggi auditi dalla magistratura. L'attività  propria di una commissione consiliare che svolgesse con un minimo di serietà il monitoraggio ed il controllo politico sulle attività dell'"esecutivo regionale", a prescindere dal commissariamento, è oggi appaltata alla magistratura. L’ostruzionismo istituzionale della maggioranza a fare il proprio lavoro di controllo sull'esecutivo, a far lavorare il Consiglio, è un dato di fatto, così come lo è la protervia della Giunta nel sottrarsi ad ogni confronto politico nelle sedi ad esso deputate.  La magistratura accerterà a tempo debito le responsabilità penali individuali, ma quella politica  di scelta di svuotamento delle funzioni proprie delle Istituzioni ha  fin d'ora nomi, cognomi e appartenenze politiche precise.  I radicali non smetteranno di denunciarlo, documentarlo, ricordarlo nella speranza di una tardiva resipiscenza di persone che non mostrano avere coscienza del ruolo che i cittadini hanno loro affidato.

 

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Direttiva trasparenza, accordi internazionali/Radicali: ottima cosa per il futuro. Ottimo che il governo Monti sia d'accordo

Mer, 22/02/2012 - 17:29
22/02/12

Inizi a rendere noti gli accordi del passato con Putin e Gheddafi

Marco Perduca (senatore radicale/PD, esponente del Partito Radicale Transnazionale) e Giulio Manfredi (Direzione Radicali Italiani):

Ottimo il progetto della direttiva dell'Unione Europea sulle “rendicontazioni per le società europee”, che imporrà a circa seicento società europee la pubblicazione analitica di accordi e contratti stipulati a livello internazionale. Ottima la dichiarazione di sostegno formulata dal ministro delle politiche europee, Enzo Moavero. Vorremmo, però, che, in attesa del varo della direttiva europea, il governo Monti fornisse un po' di dati e cifre sul passato e sul presente. Vorremmo che i cittadini italiani fossero messi a conoscenza dei contratti stipulati dall'ENEL e dall'ENI con società russe (Gazprom ma non solo, vedi “scatole cinesi”). Quanto costa all'ENI un metro cubo di gas russo? Vorremmo sapere il “do ut des” dell'ENI con la Libia di Gheddafi.

La nostra curiosità non ci pare un'indebita interferenza nei conti di ENI ed Enel visto che queste società sono controllate rispettivamente per il 30,30% e per il 31% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Sotto Berlusconi era proibito conoscere alcunchè; pensava ai rapporti con Mosca il fido (e sconosciuto) Valentino Valentini, premiato da Putin col prestigiosissimo ordine di Lomonosov. Tramontata l'era Berlusconi/Valentini, è ora possibile conoscere i termini di accordi che riguardano tutti i cittadini e non solo i padroni dei gasdotti?

Riverseremo i nostri interrogativi in un'interrogazione; sperando che questa volta ci sia una risposta.

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Beltrandi: bene Rai e Governo. Nessun canone è dovuto per il mero possesso di tablet o pc portatili. No a tasse ingiuste che ostacolino la diffusione della tecnologia

Mer, 22/02/2012 - 17:24
22/02/12

Dichiarazione di Marco Beltrandi, deputato radicale in commissione di vigilanza RAI

Nei giorni scorsi ho depositato due interrogazioni parlamentari sulla vicenda kafkiana dei canoni speciali Rai, una al Governo ed una al DG RAI Lei, presentata in commissione di vigilanza RAI. Ieri sera, finalmente, la Rai, in seguito di un confronto avvenuto con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha precisato che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone. Eppure ho presentato le interrogazioni non solo per conoscere quale sarebbe stata, concretamente, la normativa applicata in futuro, ma anche quella applicata in passato, poiché nei giorni scorsi mi erano arrivate numerose segnalazioni da parte di artigiani, imprenditori, professionisti, in cui lamentavano il fatto che la nuova tassa era già stata reclamata in pagamento. Prova ne sia che molti cittadini hanno già ricevuto i bollettini contenenti richieste di versamenti di importo variabile, dai 200 ai 6 mila euro.

Secondo quanto dichiarato dall’azienda, "La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più televisori".

Si è scongiurato così il pericolo che il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone possa essere tassato. Ciò è molto importante perché la nuova tassa sarebbe stata oltre che iniqua anche dannosa perché in grado di disincentivare la diffusione della Rete nel caso in cui si fosse proseguito nel pretendere di allargare gli abbonamenti speciali' a professionisti e aziende per il solo fatto di possedere strumenti di lavoro indispensabili per attività economiche e commerciali.

Una Rai che versa in difficoltà non può adottare comportamenti illegittimi per “necessità”, perché ogni illegalità deve essere combattuta. Se invece si fosse trattato di un semplice eccesso di zelo, il danno fortunatamente è stato minimo grazie fiere lamentele degli italiani. Mantenere un rapporto sano, costante, con la società che dovremmo regolare con leggi e tasse giuste ed efficienti, non vessatorie è fondamentale per non fallire la missione che ci è stata affidata.

Questa volta, almeno si è avuta un’amara consolazione: i firewall approntati per il rispetto dello stato di diritto hanno funzionato e l’errore è stato corretto quasi subito, contribuendo alla riduzione del danno.

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Fenice: intervista di M.Bolognetti al Tgr Basilicata

Mar, 21/02/2012 - 18:40
21/02/12

fonte Basilicatanet, 20 febbraio 2012

20/02/2012 16:23Consegnata una corposa documentazione. Pagliuca: l’obiettivo è quello di individuare le cause che hanno determinato il non funzionamento della macchina dei controlli

ACRLa Commissione d’inchiesta istituita dal Consiglio regionale per fare luce sulle vicende connesse all’attività del temodistruttore Fenice si è riunita nuovamente oggi. Lo rende noto il presidente dell’organismo, Nicola Pagliuca, precisando che nel corso della seduta odierna si è svolta l’audizione del segretario dei Radicali lucani Maurizio Bolognetti, sentito in qualità di cittadino che si è sempre occupato delle problematiche legate all’attività del temodistruttore.

 

Bolognetti ha consegnato alla Commissione una corposa documentazione, analoga a quella portata in precedenza alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, con appunti e interrogativi che in parte ha voluto riferire ai consiglieri regionali soprattutto circa la “matrice aria”, sulla quale ha chiesto espressamente che venga analizzata la ricaduta della diossina. Ha inoltre segnalato la necessità che venga effettuato il monitoraggio biologico dei terreni dell’area del termodistruttire, oltre che il monitoraggio epidemiologico sulla salute dei cittadini. Bolognetti ha messo in evidenza, infine, che occorre chiarire le ragioni per le quali per un lungo periodo si è verificato un evidente malfunzionamento della macchina dei controlli.

 

Pagliuca ha evidenziato che la Commissione è stata istituita proprio per rispondere a questo interrogativo, e che il suo obiettivo è quello di individuare le cause che hanno determinato il non funzionamento della macchina dei controlli. Ha inoltre affermato che la Commissione, al termine del suo lavoro, intende indicare al Consiglio regionale anche le opportune modifiche normative per evitare che simili malfunzionamenti si ripetano sia nel caso del termodistruttore Fenice che in altri contesti. Pagliuca ha infine invitato Bolognetti a mantenere vivo il rapporto con la Commissione, evidenziando che l’acquisizione di contributi esterni è vitale per il prosieguo dell’attività.

 Approfondimenti 

Tgr Basilicata, 20 febbraio 2012

 

Nuova del Sud, 20 febbraio 2012

 

Basilicatanews, 20 febbraio 2012

 

Nuova del Sud, 21 febbraio 2012

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Rai, Beltrandi: lo sviluppo delle nuove tecnologie non può essere alibi per aumentare illegalmente i proventi derivanti dal canone

Mar, 21/02/2012 - 16:07
21/02/12

 

Dichiarazione di Marco Beltrandi, deputato radicale nella Commissione bicamerale di vigilanza sulla RAI

Fonti di stampa ci informano che il Governo ha allo studio una nuova disciplina che intende applicare una tassazione su ogni dispositivo mobile in grado di collegarsi al web o di ricevere il segnale tv Secondo studi pubblici sull’argomento, il governo potrebbe ricavare dall'applicazione di tale misura una cifra prossima al miliardo di Euro. A subire la nuova tassa saranno circa 5 milioni di italiani, con tributi che andranno da 200 Euro a 6mila Euro, in base al supporto di cui ci si avvale e alla tipologia di impresa. Dunque tasse su Smart-Phone, I-Phone, ma anche Pc, Tablet e I-Pad. Tutto ciò si può trasformare in una vera e propria ingiustizia perpetrata a danno dei tanti utenti, che molto spesso si avvalgono di tali supporti approfittando di offerte sempre più invitanti, create apposta per dotare di strumenti avveniristici anche persone che mai avrebbero potuto pagarli. Secondo alcune indiscrezioni, perfino gli impianti di videosorveglianza sarebbero sottoposti a tassazione, qualora questa misura fosse approvata.

Come se non bastasse, la Rai sta inviando una serie di avvisi a diversi operatori economici, commercianti e professionisti tramite i quali ipotizza l'esistenza di un televisore nei locali dello studio, ufficio o negozio. Di conseguenza richiede il pagamento del cosiddetto «canone speciale», previsto per gli apparecchi televisivi disponibili in pubblici esercizi ma anche in qualsiasi altro ambito «non familiare», per un importo pari ad euro 200,00

Ora, se è vero che esiste l'obbligo di pagamento per chi detiene in ufficio, studio o negozio un apparecchio televisivo (adatto alla ricezione delle trasmissioni), è importante evidenziare che la tassa non è dovuta, non si può applicare nel caso di monitor non dotati di sintetizzatore di frequenza, come quelli dei computer, ad esempio, anche se si tratta di apparecchi atti alla ricezione di dati e immagini telematiche. In questi casi, il pagamento chiesto dall'azienda radiotelevisiva a chi possiede apparecchi in studio, ufficio o negozio è illegittimo perché non esiste alcun obbligo per i monitor «puri» che non sono in grado di decodificare il segnale trasmesso via etere, e per i lettori di cassette o CD (non videoregistratori) che si limitano a leggere il segnale del nastro;

nonostante ciò la Rai cerca di percepire il canone anche nei casi non dovuti, quale quello descritto perché se non c'è apparecchio televisivo, ovviamente non si deve pagare, e non si può essere obbligati.

La scorsa settimana, per capire cosa stia effettivamente accadendo, a legislazione vigente, e per evitare che gli abusi di oggi si trasformino nella legge di domani, ho chiesto spiegazioni al Presidente Monti e al Ministro Passera, oltre che chiedere il perché di tali comportamenti illegittimi da parte della Rai al DG Lorenza Lei, presentando interrogazioni parlamentari in Aula e in commissione bicamerale di vigilanza sulla RAI.

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Sanità, Rossodivita: sconcerto per le dichiarazioni della presidente della regione Lazio sulla asserita correttezza dell’assistenza prestata alla donna in coma tenuta 4 giorni sulla barella del pronto soccorso dell’Umberto I

Lun, 20/02/2012 - 19:44
20/02/12

 

  Dichiarazione del Consigliere regionale Giuseppe Rossodivita, Capogruppo Lista Bonino-Pannella, Federalisti Europei.   La Presidente della Regione Lazio, a proposito della donna in coma costretta da 4 giorni e 4 notti in barella nella “piazzetta” del Pronto Soccorso del Policlinico Umberto I, afferma che a seguito delle prime verifiche risulta che la paziente è stata assistita correttamente e noi cittadini del Lazio possiamo continuare a fidarci della sanità pubblica. Sono affermazioni che lasciano sconcertati perché rendono evidente che la Presidente della Regione o sconosce persino i diritti inviolabili dell’individuo riconosciuti dalla Carta Costituzionale, come quello alla dignità dell’individuo, o è assolutamente disinteressata al fatto che questi diritti vengano garantiti a quelli che ritiene essere non i propri cittadini bensì i propri sudditi. Non si comprende proprio come possa essere definita corretta un’assistenza sanitaria come quella denunciata dai senatori Marino e Gramazio, a meno che non si abbia come parametro di riferimento del servizio quello normalmente offerto da un Pronto Soccorso da campo in uno scenario di guerra. Certo è che la Presidente della Regione è totalmente inadeguata ad affrontare il ruolo di Commissario Straordinario posto che, quotidianamente, dimostra di non avere idea degli standard di servizio che, tramite la sua azione di governo, dovrebbe garantire alle persone ammalate. Una domanda alla Presidente: lei si sarebbe sentita correttamente assistita ed avrebbe accettato di stare 4 giorni e 4 notti, in coma, legata ad una barella nella piazzetta del Pronto Soccorso dell’Umberto I di Roma? O lei Presidente ritiene di essere “più uguale” delle altre persone?  

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Sanità, Radicali: per il Lazio ci vuole un nuovo commissario di governo

Lun, 20/02/2012 - 18:21
20/02/12

Dichiarazione dei Consiglieri regionali Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo, Lista Bonino-Pannella, Federalisti Europei.

 

Occorre invertire drasticamente la politica sanitaria della nostra Regione il cui stato negli anni è stato prodotto dai partiti che l'hanno governata e che l'hanno portata a questa situazione ormai al collasso. Invece di affidare la sanità ai Presidenti di Regione, assegnandogli il ruolo di Commissari di Governo, Monti dovrebbe prendere in mano la situazione nominando veri Commissari di Governo,tecnici, estranei alla partitocrazia, capaci anche di valutare i provvedimenti varati fino a oggi dai Direttori Generali delle Aziende sanitarie.

Così avvenga anche nel Lazio, dove è veramente illogico che il Commissario del Governo Monti sia la Presidente Renata Polverini, tanto quanto fu illogico da parte del Governo Berlusconi nominare Marrazzo. Affidare alla partitocrazia il ruolo di chi dovrebbe rimediare a se stessa rappresenta una cura peggiore del male.

 

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Oggi, sesto anniversario della morte di Luca Coscioni, depositata una proposta di legge per l’istituzione della giornata nazionale per la libertà di ricerca scientifica

Lun, 20/02/2012 - 18:19
20/02/12

“E’ IL MODO MIGLIORE PER ONORARE LA MEMORIA, L’IMPEGNO E IL CORAGGIO DI LUCA”.

DICHIARAZIONE DI MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI, DEPUTATA RADICALE, PRIMA FIRMATARIA DELLA PROPOSTA DI LEGGE, PRESIDENTE ONORARIA DELL’ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI.

DOVEROSO OMAGGIO A RENATO DULBECCO, CHE HA DATO IL NOME A UN IMPORTANTE RAPPORTO, E CHE HA DEDICATO LA VITA ALLA LIBERTA’ DI RICERCA SCIENTIFICA.

Roma 20 febbraio 2012

Oggi, in occasione del 6 anniversario della morte di Luca Coscioni, la parlamentare radicale e presidente onoraria dell’Associazione Luca Coscioni, Maria Antonietta Farina Coscioni, ha depositato una proposta di legge per l’istituzione della “Giornata Nazionale per la Libertà di
Ricerca Scientifica”.

“L’iniziativa”, dichiara Farina Coscioni, “vuole essere l'occasione per lanciare, pensare, riflettere, anche a livello di azione politica come porre la scienza al centro di quelle che sono le dinamiche culturali, civili ed economiche della società”.

“Assistiamo”, prosegue Farina Coscioni, “a una crescente, irrazionale, inquietante ondata antiscientifica, che influenza, più che in passato, le scelte di politica della scienza. Difendere la libertà di ricerca scientifica,  promuovendo in particolare l'educazione e la cultura
scientifiche, oggi più che mai, significa difendere la democrazia, laddove manca o si sta indebolendo. Per undici anni Luca Coscioni ha lottato contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica che alla fine, a soli 38 anni lo ha stroncato; con la sua lotta ha trasformato in dato politico e iniziativa la sua malattia, e imposto all’agenda politica questioni fino a quel momento sconosciute, come quella della libertà di ricerca scientifica.
Per Luca il tempo è “scaduto” prima che la scienza potesse compiere il “miracolo” di scoprire come guarirlo; il modo migliore per onorarne la memoria, l’impegno e il coraggio, è quello di continuare a combattere la battaglia che lo ha visto protagonista, aiutando la conoscenza, la
ricerca, la sperimentazione, e rimuovendo gli ostacoli che per ignoranza o per fanatismo ideologico vengono frapposti.

Dico questo anche in ricordo del premio Nobel Renato Dulbecco: che abbiamo sempre trovato al nostro fianco nella lotta per la libertà di ricerca, e coautore di un rapporto stilato da una commissione di studio nel quale si individua nella ricerca sulle cellule staminali una speranza per la cura di malattie che colpiscono milioni di persone, malattie come diabete, alcune forme di tumore, infarto, lesioni del midollo spinale, sclerosi multipla e sclerosi laterale amiotrofica.

Per questo credo che sarebbe importante e significativo, in nome di Luca Coscioni e Renato Dulbecco una larga adesione alla proposta di legge per l’istituzione della Giornata per la libertà di ricerca scientifica.

 
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Droga, Perduca: tra le tante cose da imparare dagli USA non c'è niente che riguardi le droghe

Lun, 20/02/2012 - 16:16
20/02/12

Dichiarazione del Senatore Marco Perduca, co-vicepresidente del senato del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito

"Tra le tante cose che possiamo imparare dagli americani, come la riforma della legge elettorale con collegio uninominale maggioritario, oppure politiche che premino la meritocrazia e non le raccomandazioni, sicuramente non c'è niente che possa riguardare il fenomeno delle sostanze stupefacenti. Domani alla commissione giustizia del Senato incontreremo gli esperti dell'Amministrazione Obama che ci parleranno del presunto successo delle loro Drug Court - un esperimento che tenta di non far entrare nel circuito penale coloro che sono arrestati per reati connessi alle cosiddette droghe.

Premesso che l'amministrazione della giustizia americana necessita di radicali riforme tanto quanto quella italiana, i pur esigui successi di questa non applicazione delle severe leggi USA devono essere presi in considerazione nel contesto più ampio di un mondo che rende reato la produzione, il consumo e il commercio di sostanze che possono magari provocare danni se il loro uso è problematico, ma che sicuramente hanno provocato disastri da quando son state sistematicamente proibite manu militari tutto il mondo. L'Italia, che restringe la libertà di quasi 20mila persone per reati connessi alla legge Fini-Giovanardi, peraltro in condizioni al di fuori della legalità costituzionale, non ha niente da imparare dalle Drug Court, sarebbe una nuova distrazione dal problema strutturale della malagiustizia. Tenendo conto anche della scarsissima attenzione e assistenza sanitaria per i tossicomani e la necessità di avviare politiche deflattive per la cronica sovrappopolazione delle nostre carceri, si, deve nel caso di specie: cancellare la peggiore legge europea in materia di sostanze stupefacenti e avviare esperimenti di depenalizzazione, riduzione del danno sistematica e regolamentazione anche a fini medici della cannabis.

 

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Garante regionale carceri/Sintesi conferenza stampa Pd+Radicali

Lun, 20/02/2012 - 15:57
20/02/12

Torino, Sala dei Presidenti del Consiglio Regionale del Piemonte, oggi a mezzogiorno
La conferenza stampa, organizzata dal Gruppo Consiliare del Partito Democratico, si è aperta con la proiezione di uno spezzone della video-inchiesta “GIUSTAMENTE – viaggio nelle carceri italiane”, prodotta da Fainotizia.it e Radio Radicale.

Valentina Ascione, giornalista e coautrice della video-inchiesta, ha ricordato come la stessa sia a disposizione dei media e dei cittadini a questo link.

Ha introdotto la conferenza stampa Aldo Reschigna (presidente Gruppo consiliare PD):

“Istituire il garante regionale delle carceri non è un lusso; rappresenta, invece, un aiuto concreto all’intera comunità penitenziaria. Il centro-destra non puo’ portare l’argomento “aboliamo il garante per ridurre i costi della politica” quando recentemente ha bocciato in Commissione le nostre proposte di risparmio inerenti la macchina regionale. Ricordo che l’unica spesa per il garante è quella di una indennità di carica dignitosa; tutti i costi di struttura saranno a carico di uffici e personale regionale già esistenti. La domanda che dobbiamo porci è: il garante serve o non serve? Gli amici che interverranno dopo di me confermeranno la mia opinione: il garante serve”.

Franco Corleone (garante detenuti Comune di Firenze):
“Il garante serve per cercare di attenuare il profondo deterioramento delle condizioni di vita nelle carceri italiane, riscontrabile in questi ultimi anni. E di cui si hanno echi nelle dichiarazioni addirittura del Presidente della Repubblica (“La situazione delle carceri è intollerabile”), addirittura del Ministro di Giustizia (che ha parlato di “tortura”). Di fronte a tutto questo, in Piemonte si dice NO al garante per risparmiare poche migliaia di euro? I diritti o valgono anche e soprattutto per gli ultimi o sono privilegi dei potenti. Per questo dico che il garante è un servizio alla democrazia tout court. Esistono già in Italia una trentina di garanti alle carceri (regionali, provinciali, comunali), della più diversa estrazione, nominati dalle amministrazioni più diverse.

Il lavoro del garante è di estrema delicatezza; deve interloquire con i magistrati, i detenuti, i direttori di carcere, la polizia penitenziaria, il personale medico delle ASL. Un simile lavoro non puo’ essere scaricato sul difensore civico regionale, che ha altre competenze.

Il sovraffollamento non si risolve con nuove carceri; si risolve con meno detenuti in carceri migliori. Per questo occorre anche una rete di garanti che segnalino le cose che non vanno, le zone d’ombra, che evitino situazioni come quella venutasi a creare al carcere di Asti, dove la magistratura ha scritto, papale papale, che nessun autore di violenze ha pagato solamente perché non è stato ancora recepito nel nostro ordinamento il reato di tortura”.

Maria Pia Brunato (garante detenuti Comune di Torino):
“Sono stata nominata garante sei anni fa. Il carcere di Torino ospita 1.600 detenuti in una struttura fatta per ospitarne 900. Incontro circa 200 detenuti ogni anno. Il garante è un occhio terzo, una figura neutra. Con le ultime modifiche di legge, finalmente, i garanti possono entrare autonomamente in carcere, senza attendere il benestare dei direttori. Partecipo a tavoli di lavoro in Regione ma è evidente che non posso supplire con le mie ridotte competenze a quello che potrebbe fare un garante regionale”.

Igor Boni (presidente Associazione Radicale Adelaide Aglietta, membro Giunta Radicali Italiani):
“Se milioni di italiani potessero vedere la video-inchiesta di Fainotizia.it il carcere non sarebbe più un territorio extraterritoriale, una cosa di cui non si parla se non, per poco tempo, ad ogni atto di violenza, all’ennesimo suicidio. Il garante serve anche per avvicinare le 13 carceri piemontesi al resto del territorio; serve a far uscire informazioni dal carcere. Il garante sarebbe una vittoria radicale? No, sarebbe una vittoria del Piemonte. Sarebbe una risposta di civiltà all’ipocrisia con cui chi ogni giorno si richiama ai valori sacri della Costituzione poi tollera che, ogni giorno, tali valori siano offesi e calpestati oltre le sbarre, in tutta Italia. Noi andiamo avanti con il nostro Appello (a prima firma Emma Bonino), ogni giorno più ricco di adesioni, e con il digiuno a staffetta (iniziato il 15 gennaio); rivolgiamo un forte appello ai detenuti affinchè aderiscano al digiuno, rispondendo con l’iniziativa nonviolenta alla violenza in cui sono immersi. Grazie alla nostra azione, sono emersi nel PDL degli elementi di ragionevolezza, di riflessione (l’impegno del consigliere Giampiero Leo; il ritiro della firma del consigliere Angelo Burzi dal PDL 188 cosiddetto “ammazzagaranti”; l’attenzione con cui il presidente del Consiglio Regionale Valerio Cattaneo segue la questione)”.

Infine, Roberto Tricarico (consigliere comunale PD a Torino) ha evidenziato come il garante può porsi a servizio dei consiglieri regionali, ognuno per il carcere di propria competenza, interagendo con loro per migliorare le condizioni di un mondo che comunque, lo si voglia o no, fa parte integrante della regione Piemonte.

Erano presenti alla conferenza stampa anche i consiglieri regionali PD Rocchino Muliere (presentatore della proposta di legge sul garante regionale, poi divenuta Legge regionale n. 29 del 2 dicembre 2009) e Angela Motta.

Torino, 20 febbraio 2012

In allegato l’Appello per la nomina del garante regionale delle carceri.
Per aderire al digiuno a staffetta, invia mail a: info@associazioneaglietta.it

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Cassa Integrazione, De Lucia: bene il Ministro Fornero, pessima Susanna Camusso. I sindacati, difendendo la Cassa integrazione, difendono la spesa pubblica clientelare contro i lavoratori e contro le imprese competitive

Lun, 20/02/2012 - 14:56
20/02/12

Dichiarazione di Michele De Lucia, tesoriere di Radicali italiani

Il dibattito in corso sull’abolizione della Cassa integrazione straordinaria proposta dal governo Monti sta mettendo a nudo molte scomode verità, denunciate ormai da quarant’anni da noi Radicali in perfetta solitudine.

Cassa integrazione straordinaria significa:

  • privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite;
  • spesa pubblica clientelare (=improduttiva) a vantaggio delle grandi imprese assistite, decotte o “furbe” (vero, Marcegaglia?) contro quelle più competitive;
  • difesa di posti di lavoro esistenti solo sulla carta (dice niente il nome “Termini Imerese”? Dice niente “Arese”?) e non dei lavoratori, la maggior parte dei quali: a) non possono beneficiare dell’istituto se non “in deroga”, cioè a discrezione dei padrini politici di turno dell’impresa per la quale si lavora; b) risultano formalmente occupati, ma sono sostanzialmente disoccupati.

Infine:

Susanna Camusso sa dire in quale percentuale le clausole di rientro (=rientro dei lavoratori sul posto di lavoro una volta terminata la Cigs) vengono rispettate?

Una cosa deve essere chiara: difendere la Cassa integrazione straordinaria vuol dire continuare ad impedire la riforma universalistica (cioè per tutti i lavoratori, indipendentemente dal settore, dalla tipologia, dalla dimensione dell’impresa per la quale si lavora) degli ammortizzatori sociali e la parte peggiore dell’imprenditoria italiana. Davvero i sindacati vogliono continuare a portarsi questo peso sulla coscienza?

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Ambiente, Zamparutti: approfondire le analisi sulle schiume e considerare la riconversione a “ciclo chiuso” del rigassificatore di Porto Viro. Interrogazione parlamentare

Lun, 20/02/2012 - 14:43
20/02/12

Padova, 20 febbraio 2012 – Il fenomeno delle schiume, legato con molta probabilità all’attività del rigassificatore di Porto Viro, si ripete. Gli ultimi due episodi si sono verificati tra gennaio e febbraio di quest’anno in cui una coltre vischiosa ghiacciata ha raggiunto la spiaggia delle acque polesane e veneziane di Bocassette e dell’Isola Verde. Nella primavera del 2010 venne segnalata una imponente presenza di schiuma giallognola in mare attorno al terminal gasiero che arrivava anche a lambire la costa.

Maria Grazia Lucchiari, della direzione di Veneto Radicale e del Comitato nazionale Radicali Italiani ha sollecitato l’intervento della deputata Radicale e membro della commissione Ambiente, Elisabetta Zamparutti che ha presentato un'interrogazione con la quale chiede al Ministro dello Sviluppo economico, dell’Ambiente e dell’Agricoltura e della pesca “quali azioni urgenti si intendano assumere per chiarire la natura della schiuma per approfondire e documentare con maggior precisione il tipo di danni ambientali prodotti, in particolare per quanto riguarda i cloroderivati organici e gli alo-derivati in genere”.

Il rigassificatore di Porto Viro si configura “a ciclo aperto”, si preleva acqua di mare per sottrarle il calore che serve a riportare allo stato gassoso il Gnl, gas naturale arrivato via nave sotto forma liquida a 162°C. L’acqua viene restituita al mare più fredda e clorata. Questo comporta una sterilizzazione quasi totale della massa d’acqua adoperata a causa degli shock meccanico e termico e l’impiego di cloro implica il rilascio di sostanze tossiche. “Il rischio – afferma Zamparutti - è che venga seriamente danneggiato l’ecosistema marino con relativi danni all’economia costiera”. L'esponente Radicale ricorda che dal 2000, con decreto del Ministero dell’Ambiente, la Regione Veneto ha ottenuto il divieto dell’utilizzo del cloro come “agente antifouling” nei circuiti industriali che scaricano in laguna di Venezia, in considerazione dei problemi che questa sostanza causa alle biocenosi di un habitat tanto delicato. “L’Adriatico è un mare semi-chiuso, considerato sotto più aspetti quale zona ecologicamente sensibile – afferma ancora Zamparutti – ed è opportuno valutare di estendere la limitazione in vigore in laguna di Venezia a tutti gli impianti di questa voracità lungo l’Adriatico, attivandosi anche per creare una governance comune con gli altri Paesi che si affacciano su questo mare.

Gli impianti proposti, che in questi tempi procedono nel loro iter autorizzativi – aggiunge la deputata - consumano notevoli quantità d’acqua di mare, “senza che siano adeguatamente valutate le alternative tecnologiche percorribili, il cosiddetto “ciclo chiuso”. Il vecchio rigassificatore di Panigaglia, che è in funzione dal 1971, lavora unicamente in modalità a ciclo chiuso. Ecco quindi la richiesta di Zamparutti al Ministro Clini “rafforzare nelle procedure autorizzative la presa in considerazione delle alternative tecnologiche percorribili a quanto proposto dal gestore, nel caso in questione il cosiddetto “ciclo chiuso”, anche se si dimostrano economicamente meno convenienti per il gestore dell’impianto, ed in particolare considerare la possibilità di riconvertire il rigassificatore di Porto Viro da ciclo aperto a “ciclo chiuso”.

Comunicato stampa di VenetoRadicale
http://www.venetoradicale.it
Tel.3474041133 – Email: info@venetoradicale.it

Il testo dell'interrogazione

Al Ministro dello Sviluppo economico
Al Ministro dell’Ambiente
Al Ministro dell’Agricoltura e della pesca

Premesso che:

  • il rigassificazione offshore di Porto Viro, entrato in regime di esercizio provvisorio da settembre 2009, ha registrato le prime due ricadute ambientali: nella primavera del 2010 quando venne segnalata una imponente presenza di schiuma giallognola in mare attorno al terminal gasiero che arrivava anche a lambire la costa, e la seconda, segnalata nel gennaio 2012, in cui sulla spiaggia di Boccassette di Porto Tolle (RO) si poteva osservare uno spesso strato di piccoli cristalli di ghiaccio per una profondità verso mare di 10, 20 metri che accompagnava tutta la lunghezza della battigia;
  • tra la notte di venerdì 17 e sabato 18 febbraio, dopo la spiaggia di Boccasette, la schiuma è arrivata anche a Isola Verde, completamente ghiacciata dalle rigide temperature della notte;
  • a seguito del primo episodio la Procura della Repubblica di Rovigo ha indagato per danneggiamento aggravato due dirigenti di Adriatic Lng, la società che gestisce il rigassificatore. Una perizia della Procura dimostra che a produrre queste schiume sono le lavorazioni sul rigassificatore per trasformare il metano da liquido a gas, che poi viene immesso nelle condotte e convogliato nella rete nazionale di distributore. Le conseguenze sull'ecosistema sono di alterazione della clorofilla e del fitoplancton marino;
  • il fenomeno della “schiuma” è stato analizzato dall'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) il quale ha concluso che: “E’ una matrice di origine naturale (…) in quanto miscela polifasica principalmente caratterizzata da un elevato contenuto organico (…). La formazione di schiume pertanto non sembra dovuta ad immissione nell’impianto di sostanze esogene all’ambiente marino quanto piuttosto all’azione meccanica dello stesso”. “..la presenza di composti cloro organici è, con molta probabilità, dovuta all’impiego di cloro attivo, utilizzato come biocida nelle acque di scambio termico dell’impianto (…)”. “…La particolare composizione di tutti i componenti costituenti la miscela (fino ad ora individuati) è tale da indurre effetti biologici avversi riscontrabili anche ad elevate diluizioni riproducibili in laboratorio”;
  • il rigassificatore di Porto Viro si configura “a ciclo aperto”: si preleva acqua di mare per sottrarle il calore che serve a riportare allo stato gassoso il Gnl (arrivato via nave sotto forma liquida, a -162°C) restituendola poi al mare più fredda e clorata. Questo comporta una sterilizzazione quasi totale della massa d’acqua adoperata a causa degli shock meccanico e termico (a questi sono da imputare il fenomeno delle schiume); a causa dell’impiego di cloro che implica il rilascio di sostanze tossiche (i cloro-derivati organici), ed infine per la perdita dei servizi ecosistemici forniti dall’habitat marino (autodepurazione, assorbimento di CO2, habitat di specie ittiche);
  • secondo quanto riferito da Carlo Franzosini, biologo dell’Area Marina Protetta di Miramare,a seguito della reazione della Sostanza Organica Disciolta in acqua di mare (“DOM”) ed il cloro attivo immesso nel circuito si formano dei composti: i cloro-derivati organici che sono tossici, persistenti e mutageni (trialometani, clorammine, ecc.). Una prima quantificazione di questi prodotti parte dal tenore di DOM in acque costiere non eutrofiche, che in Adriatico è indicativamente di 2 mg/litro. Il funzionamento di un rigassificatore comporterebbe l’immissione di quantità dell’ordine di 32,8 chili per ora di cloro-derivati, qualcosa più di 280 tonnellate all’anno. Gli effetti del cloro e dei cloro-derivati (ad esempio: a seguito di disinfezione) sono studiati da oltre 40 anni, tanto che già nel 1972 in USA (US Federal Water Pollution Control Act) era obbligatorio l’abbattimento del tenore di cloro nelle acque di scarico e la riduzione chimica dei sottoprodotti alogenati. Questi composti, stabili e non facilmente degradabili, si accumulano nelle acque, da qui entrano nella catena alimentare, si depositano nei tessuti grassi degli organismi marini e possono finire sulle nostre tavole. Nell’uomo, alcuni effetti tossici noti sono la possibile azione mutagenica e /o cancerogenica. L’esposizione cronica comporta una possibile relazione con cancro del retto e del colon e della prostata (IARC International Agency for Research on Cancer);
  • nei documenti di VIA questo aspetto non è considerato perché ci si limita a valutare i soli effetti del cloro attivo in uscita dall’impianto: questo viene limitato a non più di 0,2 mg/litro, paragonabile a quello dell’acqua di acquedotto conforme a norma di legge. Quindi questo procedimento è apparentemente innocuo “come bere un bicchier d’acqua”. Ma il cloro, utilizzato in quantità massiccia (all’interno dell’impianto si hanno tenori di 2 mg/litro), viene abbattuto prima di restituire l’acqua al mare, neutralizzandolo con bisolfito (reazione: si forma solfato), al fine di rientrare nei parametri di legge (max 0,2 mg/litro);
  • inoltre, poiché è il proponente dell'opera a redigere gli studi di impatto ambientale, non sempre vi è l’interesse ad illustrare alternative di progetto in fase di VIA migliori dal punto di vista ambientale anche se meno convenienti economicamente e non sempre i funzionari che devono valutare questi studi sono adeguatamente attrezzati e tecnicamente supportati dagli enti preposti
  • l’acqua di mare è ricca di sostanza organica da neutralizzare, contrariamente all’acqua di acquedotto che possiamo bere a volontà ed in cui il cloro è aggiunto solo per un’azione preventiva antibatterica. La differenza tra le 2 acque – pur con lo stesso tenore di cloro attivo – è che l’acqua in uscita dall’impianto è carica di sostanza organica degradata combinata chimicamente al cloro;
  • questo vale in particolare per quanto riguarda l’acqua di mare di Porto Viro in considerazione della produttività primaria dell’Adriatico (parametro collegato alla concentrazione di cellule fitoplanctoniche per unita’ di volume dell’acqua di mare) e della posizione collocata di fronte alla foce di uno dei maggiori fiumi del Mediterraneo;
  • Adriatic Lng prima che iniziassero i lavori di realizzazione del terminal aveva valutato il tenore del disturbo ambientale che l’impianto andava a causare al territorio circostante, arrivando nel febbraio 2008 ad un accordo con gli Enti locali “per la compensazione territoriale destinata al Polesine e legata all’insediamento del terminal”. Si tratta in tutto di 12,1 milioni di euro di cui 2,45 per il comparto della pesca professionale, che si è visto imporre una nuova zona di interdizione dell’attività;
  • già alcuni mesi dopo l'avvio dell'attività del rigassificatore di Porto Viro le associazioni dei pescatori avevano osservato con preoccupazione la presenza di schiume attorno all'impianto e la morìa di fasolari e vongole di mare nelle acque veneziane e polesane. Fenomeni insoliti e inspiegabili alla luce della loro esperienza;
  • l’area dell’alto Adriatico è attualmente interessata da 3 progetti di rigassificatori: uno in Slovenia, uno on-shore (Zaule), uno off-shore (al largo di Grado). Per il rigassificatore proposto da “Gas Natural”, l’intero volume d’acqua della Baia di Muggia (circa 100 milioni di m3) verrebbe fatto fluire attraverso l’impianto per oltre due volte all’anno. In un anno circa il 4-5% dell’acqua dell’intero bacino del golfo di Trieste (8.800 milioni di m3) verrebbe a circolare attraverso l’impianto, una quantità di gran lunga superiore a quella utilizzata da tutti gli stabilimenti industriali attualmente in esercizio sulle sponde del golfo. E stiamo parlando di 1 dei 3 rigassificatori proposti;
  • il rigassificatore di Capodistria è l’unico, della decina di progetti che interessano tutto l’Adriatico, che funzionerebbe “a ciclo chiuso”: i progettisti, consci dei problemi ambientali di questo litorale, non ricorrerebbero all’impiego di acqua di mare ma ricaverebbero il calore utile alla rigassificazione da altre fonti. Ad esempio la combustione di un’aliquota marginale del gas conferito in impianto (ne basta l’ 1,3%) è sufficiente per riportare il metano dalla fase liquida a quella gassosa. L’aliquota che andrebbe bruciata corrisponde a quanto viene spontaneamente perso durante il trasporto (per via del cosiddetto “boil-off”) ed immesso in atmosfera (il metano è tra i più potenti gas-serra, 25 volte più della CO2). Gli impianti sono inoltre dotati di “torce” che, per questioni di sicurezza, bruciano o immettono direttamente in atmosfera il gas in sovrapressione che si sviluppa nel processo di rigassificazione;
  • dal 2000, con decreto del Ministero dell’Ambiente, la Regione Veneto ha ottenuto il divieto dell’utilizzo del cloro come “agente antifouling” nei circuiti industriali che scaricano in laguna di Venezia, in considerazione dei problemi che questa sostanza causa alle biocenosi di un habitat tanto delicato;
  • l’Adriatico è un mare semi-chiuso, considerato sotto più aspetti quale “zona ecologicamente sensibile” e gli impianti proposti, che in questi tempi procedono nel loro iter autorizzativo, consumano notevoli quantità d’acqua di mare, senza che, a giudizio degli interroganti, siano adeguatamente valutate le alternative tecnologiche percorribili (il cosiddetto “ciclo chiuso”), anche se si dimostrano economicamente meno convenienti per il gestore dell’impianto;
  • al Veneto e al Polesine non sono state riconosciute quelle royalties sui ricavi previste dalla legge nel caso della presenza di impianti come il rigassificatore, circostanza per cui è pendente un ricorso della Regione verso il governo";
  • se per eccesso di offerta i rigassificatori rimanessero fermi, ai gestori è comunque sempre assicurato l’introito del 71% delle royalties calcolate sulla capacità nominale di rigassificazione, per tutta la durata di vita dell’impianto. Sono gli effetti delle delibere dell’Autorità per Energia Elettrica e Gas n. 178 del 2005 e n. 92 del 2008, che andranno a prelevare gli importi da girare ai gestori dalle nostre bollette del gas;

si chiede di sapere:

  • quali azioni urgenti si intendano assumere per chiarire la natura della schiuma;
  • quali analisi abbia fatto finora Ispra e se non si ritenga debbano essere approfondite per documentare con maggior precisione eventuali danni ambientali prodotti, in particolare per quanto riguarda i cloroderivati organici e gli alo-derivati in genere;
  • se non si ritenga di valutare l’estensione della limitazione in vigore in laguna di Venezia a tutti i gli impianti di questa voracità lungo l’Adriatico, attivandosi anche per creare una governace comune con gli altri Paesi che si affacciano su questo mare anche attraverso una ratifica più stringente dei protocolli “Dumping” o “Land-Based Sources of pollution”,
  • se e come si intenda rafforzare nelle procedure autorizzative la presa in considerazione delle alternative tecnologiche percorribili a quanto proposto dal gestore, (nel caso in questione il cosiddetto “ciclo chiuso”), anche se si dimostrano economicamente meno convenienti per il gestore dell’impianto, ed in particolare se non si ritenga di considerare la possibilità di riconvertire il rigassificatore di Porto Viro da ciclo aperto a “ciclo chiuso”;
  • in alternativa, se in vista della predisposizione di un piano energetico nazionale, si intenda rivedere la soglia del 71% comunque garantita ai gestori dei rigassificatori in modo che la remuneratività sia legata all’adozione da parte dei gestori di tecnologie che tutelino maggiormente l’ambientale.
     

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Processo all'Ilva: Sit-in fuori al Tribunale

Dom, 19/02/2012 - 12:50
19/02/12

Fuori al tribunale di Taranto, in concomitanza con l’udienza a porte chiuse tenutasi per esaminare la maxi-perizia disposta dal gip Patrizia Todisco nell’ambito del procedimento contro l’Ilva, si è tenuto un sit-in che ha visto la partecipazione di cittadini e associazioni ambientaliste. (Maurizio Bolognetti, Direzione Radicali Italiani)

Le Frasi

“L’informazione, quella per la quale ammiro molto i Radicali; la verità per la quale ci si batte è una cosa fondamentale, perché è quella che dà potere, dà chiarezza, dà la possibilità di muoversi, altrimenti veramente c’è una strage di legalità…”

Emanuele D. veterinario

Approfondimenti

Il video

La strage di legalità

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Fenice: domani Bolognetti audito dalla Commissione regionale d'inchiesta

Dom, 19/02/2012 - 11:20
19/02/12

Potenza – Domani, lunedì 20 febbraio, alle ore 10.30 la Commissione regionale d’inchiesta sull’inceneritore Fenice terrà un’audizione per ascoltare il segretario di Radicali Lucani Maurizio Bolognetti.

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti

Nel ringraziare la Commissione per aver deciso di ascoltarmi, gioverà ribadire che nella vicenda Fenice responsabili e responsabilità di quanto avvenuto sono solari ed evidenti. Alla Commissione non potrò che ribadire la necessità di avviare al più presto una seria e approfondita indagine epidemiologica e biologica, oltre a ripercorrere le tappe di un disastro ambientale annunciato figlio anche di una gestione del ciclo dei rifiuti poco virtuosa e lontana anni luce da quanto prescritto dalle direttive emanate dall’Unione Europea.   

 

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Torino. Viale: un fiocco nero in Comune. Fermiamo il massacro in Siria

Sab, 18/02/2012 - 18:13
18/02/12

Silvio Viale, consigliere comunale radicale eletto nel PD, indoserà un nastro nero durante la seduta del Consiglio Comunale di Lunedì per sensibilizzare sul massacro che si sta svolgendo in Siria, nell'ambito dell'iniziativa "Un fiocco nero per la Siria". Silvio Viale consegnerà un nastro nero ai Consiglieri Comunali e proporrà loro di indossarlo durante la seduta del Consiglio Comunale per denunciare il massacro in corso da parte del regime militare del dittatore Bashar El Assad, mentre le cosiddette democrazie occidentali sembrano restare alla finestra nell’incertezza e nell’indifferenza.

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Sesso nel bagno della scuola. Viale: dovrebbero sospendere il preside

Sab, 18/02/2012 - 18:11
18/02/12

“E’ la metafora di come si parli di sessualità nelle scuole. Dovrebbero sospendere il preside.”

Ad affermarlo è Silvio Viale, ginecologo e presidente di radicali Italiani, in relazione alla vicenda dell’Istituto Einaudi di Bassano del Grappa (VI) dove due studenti quindicenni sono stati sospesi per essersi appartati nel bagno dei maschi (1 giorno a lui e 4 giorni a lei).

L'esponente radicale ha così proseguito:

“Pur con le dovute e necessarie cautele sarebbe opportuno che il preside spiegasse un po’ meglio la differenza di punizione tra il ragazzo (1 giorno) e la ragazza (4 giorni), non essendo credibile che la quadruplicazione della sanzione dipenda dal luogo, come se il maschietto non fosse consapevole di violare lo stesso regolamento invitando una coetanea nei bagni maschili. Non vorrei che avere scelto il bagno dei maschi fosse equiparato ad una sorta di adescamento o di coercizione, visto che la pratica sessuale in se non ha meritato più di un giorno di sospensione. Al di là della facile ironia, rimane il trattamento “dis-paritario” che sembra assolutamente non tollerabile.

Vi è poi la questione più seria di come si affronti la sessualità nella scuola tra auto-apprendimento, censure, indifferenza delle famiglie e invasione di modelli mediatici esterni. Forse a quindici anni è già tardi per recuperare l’assenza di progetti informativi nelle età inferiori, ma la disparità di trattamento rischia solo di alimentare atteggiamenti macisti e misogini. Forse, a ben vedere, si dovrebbe sospendere il preside e il preside farebbe bene sospendere se stesso.”

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Riforme: Staderini, Pd-Udc-Pdl moderni gattopardi, vogliono solo salvare se stessi. L’alternativa è la riforma americana

Sab, 18/02/2012 - 16:41
18/02/12

Come si usa in tempo di Carnevale, Bersani Alfano e Casini si travestono da riformatori efficienti e illuminati per dar vita a un direttorio della conservazione antidemocratica.

In realtà vogliono solo salvare se stessi e i loro apparati, i loro immobili, i finanziamenti pubblici e quelli illeciti, il potere sulle nomine di stato e parastato.

Per questo cercano un sistema che faccia ordine apparente tra le sigle della partitocrazia liquidando le più piccole senza riformare nulla. Il tutto impacchettato nell’involucro populista della riduzione dei parlamentari.

I tre moschettieri si accingono a cambiare la forma di governo e quella di Stato nel chiuso di riunione segrete scaturite peraltro dall’attivismo extracostituzionale del Presidente Napolitano: almeno D’Alema e Berlusconi avevano avuto l’accortezza con la Commissione bicamerale di dare una parvenza istituzionale ai loro baratti!

La verità è che hanno talmente paura di una riforma che metta al centro la persona anziché i partiti, come quella anglosassone, da dover cancellare qualsiasi occasione di confronto pubblico.

La loro maschera per il Carnevale è quella del gattopardo : cambiare tutto affinchè nulla cambi.

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali italiani

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Ici Chiesa, Radicali Ferrara: il Comune fornisce dati sbagliati ai Radicali e l’Avvenire se la prende con noi, ma noi siamo parte lesa sia dal Comune che da Avvenire

Sab, 18/02/2012 - 16:28
18/02/12

Dichiarazione di Paolo Niccolò Giubelli, Segretario, e Mario Zamorani, Presidente dell’Associazione Radicali Ferrara: 

In relazione al video da noi prodotto sull'esenzione ICI per alcuni immobili che ospitano strutture ricettive che fanno riferimento alla Chiesa di Ferrara, precisiamo che noi siamo parte lesa, sia a causa dell'errore del Comune sia per quanto affermato dalla testata giornalistica Avvenire di oggi e di questo chiederemo i dovuti danni.

Il video da noi prodotto è stato reso pubblico alle 9.00 di giovedì mattina.

Solo il giorno successivo, intorno alle 16:30, dopo la conferenza stampa del Sindaco, abbiamo saputo che il video era impostato sulla base di un errore clamoroso dell'amministrazione.

Post scriputm

Preso atto dell’assunzione di colpa da parte del Comune, rimane il dubbio che la confusione non sia del tutto svanita.

Il Comune infatti sostiene che “il Seminario dell’Annunciazione sito in via Fabbri 412 non è soggetto ad imposizione ICI in quanto prevalentemente destinato ad alloggio di seminaristi e solo in via residuale destinato ad attività commerciale”.

Secondo però la Circolare 26 gennaio 2009 , N.2/ DF del Ministero delle Finanze, per le attività ricettive l'esenzione ICI spetta “quando l'accessibilità non è rivolta ad un pubblico indifferenziato ma ai soli destinatari propri delle attività istituzionali. “

Come abbiamo dimostrato con una semplice telefonata, chiunque può prenotare una stanza presso il seminario.

Rimane in ogni caso il fatto che una attività commerciale di ricettività turistica, pur se svolta in una parte dell’immobile, non paga l’Ici neanche parzialmente.

Si conferma così la necessità di modificare una norma che consente questo, come il governo Monti ha annunciato di voler fare.  

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