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Con "IrriducibilMente" prende forma l`arte di Welby

Luca Coscioni - Lun, 10/10/2016 - 14:30
Con "IrriducibilMente" prende forma l`arte di WelbyIl Messaggero9 Ott 2016Valeria Arnaldi

                                            L`ESPOSIZIONE

Accarezzato da un segno minimale, che pare tracciare forme con la luce. Oppure sottolineato nel contrasto di tinte e profondità. Vilipeso e condannato nel bianco e nero di un campo di concentramento, ma anche sensualmente esposto nei colori allegri di abbracci goduti pelle su pelle. E perfino, sofferente, nelle tonalità sanguigne della crocifissione.

È il corpo, tra materia e forma, vitalità e sua negazione, il tema centrale della ricerca artistica di Piergiorgio Welby, scrittore e attivista, il cui lavoro pittorico, tra linoleografie, matrici, acquerelli, tele, macrofotografie e grafiche prodotte con tecnica Corel, viene presentato per la prima volta al pubblico all`Art Forum Wurth Capena, fino al 21 gennaio, nella mostra "IrriducibilMente: l`attività grafica e pittorica di Piergiorgio Welby". Obiettivo, a dieci anni dalla morte avvenuta il 20 dicembre 2006, raccontare l`uomo oltre la battaglia per l`eutanasia. «Piergiorgio non ha mai parlato di arte per i suoi lavori - racconta la moglie Mina - Li considerava terapia. Ha dipinto o disegnato sempre, io lo aiutavo, ero una sorta di garzone di bottega. Ha realizzato matrici per allenare la mano destra quando ha iniziato a sentirla debole e io eseguivo le stampe su sue indicazioni. Disegnava bozzetti e io portavo quei disegni su tela perché potesse dipingerli. Affinché riuscisse a terminare l`ultima opera, ho spostato la tela rispondendo al movimento dei suoi occhi».

Dagli anni Settanta fino alla morte, sono nati così oltre cento lavori, realizzati con tecniche diverse, che Welby non ha mai voluto esporre - «Solo una volta ne abbiamo mostrati due in una collettiva di quartiere», ricorda Mina ma nei quali ha celebrato l`attrazione per l`esistenza e per gli altri nella vitalità del contatto ma pure nell`immobilità del sonno, a simboleggiare forse l`energia che sentiva costretta nel corpo che progressivamente lo stava abbandonando. Nella lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Welby scrisse: «Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico». Quei momenti sono nelle sue opere, dai nudi femminili al ritratto della moglie, fino alle scene con uccelli. Ma, aggiunse: «Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l`amico che ti delude».

Dolori che ha portato negli autoritratti e nei volti trasfigurati da pensieri ed emozioni, che, uscendo allo scoperto, deformano i lineamenti per far emergere l`anima. Ad arricchire il percorso, i116 dicembre, sarà lo spettacolo "Ocean Terminal" ispirato all`omonimo romanzo di Welby, pubblicato postumo a cura di Francesco Lioce. Tra gli omaggi, il documentario "Love is All" di Francesco Andreotti e Livia Giunti. "Non pensate una vita infelice conclude Mina Welby - ridevamo sempre".

--> Forum Wurth Capena Via della Buona Fortuna 2 Info: 0690103800. Fino al 21 gennaio. Ingresso gratuito. Orari: lunedì-sabato, 10-17 

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Via libera alla vendita in farmacia della cannabis a scopi terapeutici

Luca Coscioni - Lun, 10/10/2016 - 14:20
Via libera alla vendita in farmacia della cannabis a scopi terapeuticiIl Piccolo8 Ott 2016Diego D'AmelioCannabis terapeutica

Passa in giunta il regolamento che autorizza la distribuzione per il trattamento di patologie gravi. Necessaria la prescrizione del medico. La spesa sarà a carico del Servizio sanitario nazionale

TRIESTE. Da oggi gli ammalati residenti in Friuli Venezia Giulia potranno accedere gratuitamente alla cannabis per uso terapeutico. Ieri la giunta Serracchiani ha infatti stabilito che i farmaci cannabinoidi siano posti a carico del Servizio sanitario regionale, secondo linee guida che schierano il Fvg accanto alle Regioni più avanzate su questo terreno: Toscana, Puglia, Liguria e Campania.

La legge regionale è stata varata all'unanimità nel 2013 come uno degli ultimi atti della giunta Tondo, ma è rimasta inapplicata fino ad ora: la svolta è avvenuta a giugno quando, su iniziativa del M5s, la norma è stata arricchita con gli elementi recepiti ieri dal nuovo regolamento votato dall'esecutivo: il principio dell’erogazione gratuita per il trattamento di alcune patologie e la possibilità di avviare una coltivazione sperimentale decentrata, che assicuri maggiore facilità nell'approvvigionamento della sostanza. Il governo ha infatti prescritto nel 2015 che la coltivazione di cannabis terapeutica venga svolta in modo esclusivo dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, che ha annunciato il suo primo raccolto solo pochi giorni fa, in quantità tuttavia molto al di sotto delle effettive necessità.

Come previsto dal decreto ministeriale del 9 novembre 2015, la Regione detta dunque le proprie linee guida su modalità di prescrizione, allestimento, dispensazione e monitoraggio dei farmaci cannabinoidi. Lo fa dopo anni di denunce da parte delle associazioni degli ammalati, per una legge che non aveva finora avuto gli effetti sperati, essendo basata esclusivamente su prescrizioni su ricetta bianca (e quindi a pagamento per i pazienti) e minata da difficoltà di rifornimento del prodotto, disponibile solo tramite importazione.

--> Leggi anche l'articolo sul tema: "Cannabis terapeutica, fatta la legge continua l'affanno"

Il regolamento stabilisce ora che l'inizio del trattamento con farmaci cannabinoidi a carico del Ssr avvenga sulla base di una prima prescrizione effettuata dai centri specialistici ospedalieri pubblici e privati inseriti nella rete delle cure palliative e della terapia del dolore, nonché dalle neurologie del Ssr. La terapia potrà quindi proseguire a livello domiciliare grazie alla prescrizione da parte del proprio medico di medicina generale, sulla base del piano terapeutico redatto dai centri specialistici.

I cannabinoidi saranno acquistati in modo centralizzato dall'Egas e dispensati dalle farmacie del Servizio sanitario, ma la legge prevede che la fornitura di cannabis terapeutica possa avvenire attraverso le normali farmacie, secondo un accordo che dovrà essere stipulato nei prossimi mesi con le associazioni di categoria. L’accesso gratuito ai cannabinoidi sarà possibile solo per precise patologie e dopo il fallimento di terapie tradizionali a base di oppiacei, cortisonici, antidepressivi, antinfiammatori e anticonvulsivanti.

Sarà rimborsabile il ricorso a cannabinoidi per la riduzione del dolore associato a spasticità in caso di sclerosi multipla o malattie neurodegenerative come la Sla, per il trattamento della sindrome di Tourette, per l'analgesia del dolore cronico neuropatico, per la riduzione del dolore cronico terminale. Per indicazioni diverse, laddove un medico lo ritenga opportuno, la prescrizione avverrà su ricetta bianca e sarà a carico del paziente: è questo il caso del contrasto alla nausea e del vomito causati da chemioterapia, radioterapia e terapie per Hiv, ma anche dello sviluppo dell'appetito in pazienti anoressici, oncologici o affetti da Aids e ancora del trattamento ipotensivo del glaucoma.

--> Leggi anche l'articolo sul Corriere della Sera: "Cannabis legale a uso terapeutico, così si cura il dolore cronico"

La prescrizione sarà sempre da motivare con la non risposta a metodi tradizionali: come recita il documento approvato dalla giunta, «le evidenze scientifiche sono di qualità moderata» e l'uso medico della cannabis può allora «rappresentare un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati o hanno provocato effetti secondari non tollerabili».

L'ultimo scoglio da superare resta quello della reperibilità della sostanza, posto che la produzione dello Stabilimento di Firenze sembra ben lontana da poter soddisfare il fabbisogno nazionale. È per questo che la legge regionale prevede la possibilità di avviare un progetto pilota di coltivazione e sperimentazione decentrata autorizzato dal ministero della Salute.

Per l'assessore alla Salute, Maria Sandra Telesca, «uno dei problemi che viene segnalato dalle associazioni degli ammalati è la difficoltà di approvvigionamento: la nostra legge non solo mette a carico del Ssr i costi della terapia, ma permette anche di avviare le pratiche per chiedere l'autorizzazione alla coltivazione sul territorio regionale». Sul punto insiste anche Andrea Ussai (M5s): «La possibilità di prescrizione gratuita è il grande risultato di questa legge di cui andiamo fieri. Ancora da definire resta però il nodo della sperimentazione sul territorio: speriamo che la giunta avvii presto il confronto con il governo».

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Comitato Nazionale del 7-9 ottobre 2016: Mozione Generale

Radicali Italiani - Lun, 10/10/2016 - 14:15
10/10/16 MOZIONE GENERALE

 

Il Comitato Nazionale di Radicali Italiani, riunito a Roma dal 7 al 9 ottobre 2016, rivolge un forte invito agli iscritti, ai militanti e ai simpatizzanti radicali, a rendere con la loro mobilitazione e partecipazione attiva il prossimo congresso di Radicali italiani, che si terrà a Roma dal 29 ottobre al 1° novembre, un momento decisivo per il futuro della comunità radicale.

 

Il Comitato ritiene che le iniziative assunte quest'anno dal movimento sui temi della democrazia, degli strumenti di partecipazione, dei diritti civili, della gestione del fenomeno migratorio e sul progetto federalista comunale ed europeo, abbiano dimostrato quanto ancora oggi sia necessario dar vita a un fronte comune che sappia costruire, sugli obiettivi federalisti, di libertà e diritto, un impegno aperto e trasversale di lotta politica: in particolare in un contesto globale nel quale le ragioni della sicurezza, la crisi economiche e delle democrazie - da tempo oggetto delle analisi e delle denunce radicali, in particolare di Marco Pannella - rischiano di affidare i bisogni, le aspettative, i desideri di cambiamento alle risposte facili di chi propone soluzioni e illusioni populiste e nazionaliste. In questo senso ribadisce il contributo essenziale del movimento radicale per determinare il successo di un fronte di libertà e la difesa dello stato di diritto nel nostro paese e in Europa.

Il Comitato ringrazia i militanti radicali che stanno dando vita alla straordinaria mobilitazione in corso per la proposta di legge popolare 'Legalizziamo!' per la legalizzazione della cannabis e per la decriminalizzazione dell'uso di tutte le droghe, che dal 20 aprile ad oggi è riuscita, in particolare nelle ultime settimane, a superare la quota di 45 mila firme raccolte. Prendendo atto che il termine di sei mesi previsto per legge per la raccolta firme scadrebbe tra poco più di una settimana, ma che un terzo delle firme raccolte non potrebbero essere certificate dai comuni per i tempi eccessivamente lunghi previsti dalle norme vigenti, decide di far slittare di alcune settimane il termine per la consegna, rinunciando di conseguenza alle oltre 10.000 firme raccolte nel primo mese di campagna.
Promuove, insieme all'Associazione Luca Coscioni e alle principali realtà antiproibizioniste italiane partner della campagna, per i prossimi venerdì 21, sabato 22 e domenica 23 ottobre i “Legalizziamo Days”, tre giornate di mobilitazione con l'obiettivo di raggiungere le 60.000 firme necessarie (50.000 previste dalla legge più 10.000 di sicurezza). A questo fine il Comitato rivolge un appello ai consiglieri comunali di tutti i comuni italiani perché si rendano disponibili a offrire il servizio di autentica delle sottoscrizioni. Invita altresì a promuovere pubblicamente la campagna di raccolta firme coinvolgendo personalità del mondo della politica, del giornalismo, della cultura, dell'arte, come già avvenuto con Roberto Saviano e Ascanio Celestini.

Il Comitato ribadisce che Radicali Italiani è stato l'unico soggetto politico ad essersi impegnato da subito per garantire la libertà di voto agli italiani in occasione del prossimo referendum costituzionale, attraverso la proposta di votazione per parti separate avanzata dal “Comitato per la libertà di voto”, che sarebbe stata l’unica possibilità concreta di aprire un dibattito sul merito dei singoli aspetti della riforma.
Il Comitato sottolinea che le democrazie, senza i giusti contrappesi, tendono a trasformarsi di fatto in oligarchie: pertanto, reputa necessario che l’esecutivo, prima del voto del 4 dicembre, presenti un disegno di legge concernente il Referendum Act, per superare gli arbitrari, discriminatori e irragionevoli limiti che la legge 352 del 1970 pone alla raccolta firme e all’intera procedura referendaria, e impegna gli organi dirigenti a proseguire il dialogo già avviato in tal senso col Governo. Impegna altresì gli organi dirigenti a inviare il prima possibile a tutti parlamentari la proposta di legge di modifica di tale norma, promuovendo in ogni modo un confronto pubblico e la creazione di uno schieramento trasversale che la sostenga. Il Comitato, inoltre, invita gli organi dirigenti a cogliere l’opportunità nell’attuale dibattito sulla legge elettorale per ribadire che un sistema basato sui collegi uninominali sarebbe l’unico strumento utile a legare direttamente l’eletto con il corpo elettorale e il territorio. Il Comitato saluta la pubblicazione del dossier “Governance delle politiche migratorie tra lavoro e inclusione sociale”, curato da Roberto Cicciomessere e Vitaliana Curigliano, non soltanto per il valore in termini di analisi, ma soprattutto come strumento di iniziativa politica per contrastare la crisi dell’integrazione europea e le politiche fallimentari sui flussi migratori.

Impegna perciò gli organi dirigenti a elaborare una campagna il cui primo scopo sia quello di trasformare il racconto pubblico sull’immigrazione in una narrazione che superi paure e strumentalizzazioni e, pur tenendo conto della complessità del fenomeno, ribadisca che i migranti possono divenire, da presunta emergenza, grande opportunità, anche economica, per il nostro paese.

Il Comitato fa propri gli obiettivi di riforma contenuti nel documento, relativi alla creazione di canali legali per chi chiede protezione ma anche per chi cerca un’occupazione nel nostro paese.

Il Comitato aderisce alla "Marcia per l’Amnistia, l’Indulto e la Riforma della Giustizia", intitolata a Marco Pannella e a Papa Francesco e convocata il 6 novembre a Roma, invitando a prendervi parte e promuovendo l’iniziativa nell’ambito del Congresso di Radicali Italiani, previsto nei giorni immediatamente precedenti alla mobilitazione, che vedrà una parte dei lavori di Commissione dedicata anche ai temi sollevati dall’iniziativa.

Il Comitato prende atto che la maggioranza dei congressisti riuniti a Rebibbia per il Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito ha ritenuto di accogliere la proposta della presidenza di sospendere illegittimamente lo Statuto del Partito Radicale e di affidare tutti i poteri, compreso quello di chiusura del Partito,  a un direttorio, interrompendo altresì il legame formale tra Radicali Italiani, e gli altri soggetti costituenti, e il PRNTT e togliendo forza al tentativo di ricostruire su nuove basi politiche e organizzative il Partito Radicale privandolo di alcuni fronti di iniziativa.

 

 

EMENDAMENTO ALLA MOZIONE GENERALE a prima firma Mario Staderini

Al quinto capoverso il comitato "ribadisce che radicali italiani..." dopo le parole "4 dicembre" sia inserita la seguente frase:

"rimuova con decreto legge gli ostacoli che impediscono alla gran parte degli italiani di esercitare il diritto di promuovere referendum, a partire dagli oneri di autenticazione, vidimazione e certificazione e"

L'emendamento è approvato con 25 favorevoli, 2 astenuti

 


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Lombardia, consultori pubblici dimezzati: "Così diventa difficile applicare la legge sull'aborto"

Luca Coscioni - Lun, 10/10/2016 - 13:35
Lombardia, consultori pubblici dimezzati: "Così diventa difficile applicare la legge sull'aborto"La Repubblica9 Ott 2016Alessandra CoricaAborto

Chiusi quasi 100 centri in undici anni Il Pd: "I soldi dirottati su quelli privati". La legge ne prevede uno ogni 20mila abitanti, oggi sono 0,4 e la riforma li ridurrà ancora

Da un lato c'è l'aumento progressivo dei privati, che dai 38 del 2005 oggi sono diventati 98. Dall'altro c'è il calo di quelli pubblici, passati dai 230 di oltre dieci anni fa agli attuali 138. Succede ai consultori lombardi, tra i quali i centri convenzionati sono sempre più in aumento. Contro quelli pubblici che, invece, diminuiscono, a causa di fondi ridotti e accorpamenti: "Tra tagli e razionalizzazioni che, nei fatti, sono chiusure, i consultori pubblici in Lombardia sono in sofferenza - sottolinea Sara Valmaggi, consigliera regionale Pd -. La situazione adesso rischia di aggravarsi, sia perché quelli privati sono in crescita. Sia perché non è chiaro come, con la riforma della sanità, i centri pubblici saranno riorganizzati: a Milano potrebbero esserci ulteriori accorpamenti. Con la chiusura, per esempio, di un consultorio pubblico in zona Martesana".

Martedì il Consiglio regionale ha approvato una mozione - presentata da Lombardia Popolare - per dare dei fondi a partire da gennaio a sei consultori privati e d'ispirazione cattolica, già operativi a Bergamo. Ma finora non finanziati dal Pirellone. Un fatto sempre più ricorrente: in tutto, oggi i consultori lombardi sono 236, contro i 268 del 2005. Ma soprattutto, secondo i dati raccolti dal Pd, oggi sono per il 42 per cento privati: nel 2005 lo erano per il 14,2 per cento, nel 2010 per il 29,6. Al contrario i pubblici, spogliati di fondi e in molti casi trasformati in "centri per la famiglia" nei quali oltre alla salute della donna ci si occupa di soggetti fragili come minori soli e padri separati, diminuiscono: nel 2005 in Lombardia erano l'85,5 per cento del totale, oggi poco più del 50.

--> Leggi anche la dichiarazione di Filomena Gallo e Mirella Parachini sul tema: "Su obiettori TAR Lazio conferma delibera consultori, altre regioni seguano esempio Zingaretti a tutela dei diritti e della salute delle donne" 

Tutto regolare? Non proprio. Perché nonostante il boom dei privati, la Lombardia resta comunque al di sotto degli standard nazionali, che prevedono la presenza di un consultorio ogni 20mila abitanti: oggi in regione i consultori sono 0,4 ogni 20mila residenti. Contro gli 1,1 dell'Emilia e gli 1,2 della Toscana. Per migliorare la situazione, in Commissione regionale Sanità è stato approvato un documento per sostenere i consultori. A partire da quelli, privati, di Brescia: "I numeri dimostrano che la rete regionale deve essere potenziata - ragiona Valmaggi -. Ma questo non può avvenire solo sostenendo i privati, che oltretutto se sono d'ispirazione cattolica sono obiettori di coscienza e non applicano la 194". A confermarlo, don Edoardo Algeri, guida della Federazione lombarda dei consultori cattolici: "Sull'interruzione di gravidanza facciamo obiezione, ma questo non vuol dire che non accogliamo e cerchiamo di supportare le mamme che sono in attesa e in difficoltà: da noi non c'è alcun tipo di sbarramento - spiega -. I tagli di budget regionali, in ogni caso, li patiamo anche noi: oggi riceviamo circa quattro milioni l'anno, per le 47 strutture della nostra federazione. Meno che in passato".

A Milano la razionalizzazione dei consultori va avanti da tempo: già negli anni scorsi l'Asl di Milano, ora Ats, vi ha lavorato, sostenendo la necessità di accorpare sedi tra loro divise, per poter risparmiare sui costi. Un tema che, adesso, torna a tenere banco: da gennaio, a causa della riforma della sanità, i consultori passeranno sotto la gestione degli ospedali. Con il rischio di ulteriori trasformazioni: "Milano è tra le poche città lombarde dove, ancora, non è stato stabilito a quali ospedali saranno assegnati i consultori - spiega la ginecologa Alessandra Kustermann, primario della Mangiagalli -. Si tratta di un patrimonio che non può essere disperso. Soprattutto considerando che in città abbiamo, con la Mangiagalli, uno dei principali punti nascita d'Italia: è necessario potenziare la rete e integrarla con l'ospedale, per seguire la donna anche dopo le dimissioni, per esempio nel periodo dopo il parto che è molto delicato".

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Puntata de Il Maratoneta di sabato 08 ottobre

Luca Coscioni - Lun, 10/10/2016 - 13:11
Puntata de Il Maratoneta di sabato 08 ottobreRadio radicale8 Ott 2016Mirella Parachini Leonardo Monaco

Argomenti della puntata:

Conclusioni del XIII Congresso dell'Ass. Luca Coscioni tenutosi a Napoli lo scorso week-end.

Confronto sulla questione dei vaccini 

Si discuterà anche della vittoria delle donne in Polonia, scese in piazza per protestare contro una legge che avrebbe limitato ancor di più il diritto all'aborto.

Conducono:

Mirella Parachini e Leonardo Monaco

Intervengono:

- Tonina Cordedda, vice-segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

- Agnieszka Zakrzewics, corrispondente in Italia di Wirtualna Polska S.A.

Gianni Pittella, parlamentare europeo, presidente delegazione italiana Partito Socialista Europeo

Filomena Gallo, Segretario dell'Ass. Luca Coscioni

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Puntata de Il Maratoneta di sabato 24 settembre

Luca Coscioni - Lun, 10/10/2016 - 12:51
Puntata de Il Maratoneta di sabato 24 settembreRadio Radicale24 Set 2016Mirella Parachini Leonardo Monaco

Argomenti della puntata:

XIII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, che si terrà a Napoli dal 30 settembre al 2 ottobre 2016.Mobilitazione per la campagna Legazziamo! a favore della legalizzazione dell'uso della cannabis.  Conducono:
Mirella Parachini e Leonardo Monaco
Intervengono:
- Marcello Crivellini, docente di Analisi dell'Organizzazione di sistemi sanitari al Politecnico di Milano e membro di Direzione dell'Ass. Luca Coscioni - Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa e coordinatore della terapia genetica e Co-presidente dell'Ass. Luca Coscioni - Franz Foti, coordinatore della campagna Legalizziamo.it per Possibile - Silvja Manzi, coordinatrice dell'Associazione Radicale "Adelaide Aglietta" di Torino - Sergio Keller, coordinatore della campagna "Legalizziamo.it" in Friuli Venezia Giulia - Gionny D'Anna, tesoriere di Radicali Roma - Norberto Guerriero, segretario dell'Associazione Radicale "Maria Teresa Di Lascia" di Foggia - Barbara Bonvicini, tesoriere dell'Associazione "Enzo Tortora" - Radicali Milano --> CLICCA QUI per riascoltare la puntata!
 Il Maratoneta
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Puntata de Il Maratoneta di sabato 17 settembre

Luca Coscioni - Lun, 10/10/2016 - 12:34
Puntata de Il Maratoneta di sabato 17 settembreRadio Radicale17 Set 2016Mirella Parachini Leonardo MonacoBioetica

Argomenti della puntata: 

Presentazione tavola rotonda "La scienza e i diritti umani" presso l'Ufficio ONU a Ginevra il 20 Settembre.

Intervista a Marco Cappato.

Intervista di Ada Pagliarulo a Malin Palmer.

Presentazione del Congresso dell'Associazione Coscioni con intervista a Piergiorgio Donatelli, a Sergio Logiudice e a Romano Scozzafava. 

Conducono:

Mirella Parachini e Leonardo Monaco

Intervengono:

- Marco Cappatotesoriere Associazione Luca Coscioni

- Piergiorgio Donatelli, ordinario di Bioetica e Storia della Filosofia Morale all'Università La Sapienza di Roma

- Sergio Lo Giudice, senatore Partito Democratico

- Romano Scozzafava, ordinario di Calcolo delle probabilità e Statistica matematica all'Università La Sapienza di Roma

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Il Maratoneta
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Comitato 7-9 ottobre 2016, relazione del Tesoriere Valerio Federico

Radicali Italiani - Ven, 07/10/2016 - 18:22
07/10/16

Care compagne, cari compagni

Domani, con gli amici di Società Libera, con Emma Bonino, marceremo insieme a molti rappresentanti di popoli oppressi. Marceremo per gli Yazidi, massacrati dall’ISIS nel nord dell’Iraq, per i venezuelani, privati della libertà di espressione e manifestazione dal marxista-castrista Maduro - le repressioni in corso in quel paese ce le racconta da anni la nostra compagna Blanca Briceno - per i Tibetani e per gli Uiguri, vittime delle politiche di assimilazione di Pechino, per gli Harratin mauritani schiavizzati tuttora. Tibetani e mauritani, venezuelani, iraniani e armeni saranno con noi domani a Roma in Piazza Mazzini dalle h.16. Tengo a ringraziare Demetrio Bacaro, Antonio Stango, Ilaria Valbonesi e Giulia Simi per l’aiuto nel definire contenuti e approfondimenti nonché nell’organizzazione.

Il mondo assiste alla sistematica violazione dei diritti umani fondamentali.

Freedom House fa sapere che nell’ultimo decennio i Paesi nel mondo dove le libertà fondamentali si sono rafforzate sono diminuiti a fronte di un aumento dei Paesi dove queste si sono indebolite.

Il monopolio del progresso economico non è più appannaggio delle liberal-democrazie. Il numero dei paesi democratici è stabile da un ventennio.

Il Diritto internazionale non garantisce ancora la tutela dei diritti degli individui al di sopra della sovranità degli stati, eppure in periodo di pericoloso rilancio delle politiche nazionaliste, di nuovi muri, questa è la direzione da perseguire: dar vita effettiva agli istituti di giurisdizione sovranazionale. Sono illusorie e inefficaci le scorciatoie demagogiche da facile consenso, l’affermazione dello Stato di Diritto democratico e liberale, attraverso istituzioni federali e transnazionali che privilegino il rispetto dei diritti umani nelle relazioni tra stati, è la via maestra per nutrire il pianeta di Diritto e Libertà.

 

Quanto è accaduto a Rebibbia è l’esito finale di un processo figlio anche dell’assetto proprietario e politico che è stato creato ed ora portato alla sua naturale conclusione, si sarebbero potuti garantire i Radicali tutti da degenerazioni di squadra, privatistiche, coinvolgendo nei processi decisionali, proprietari e gestionali, i soggetti costituenti ma non lo si è voluto fare ed ora è tardi. Gli iscritti ai soggetti radicali da molti anni non hanno alcuna funzione di controllo, neanche indiretta, sul patrimonio materiale, Radio e sede, su simboli e archivi storici. Andava assicurata ai Radicali tutti la titolarità rispetto alle decisioni sugli strumenti utili all'iniziativa politica, come Radicali Italiani negli ultimi anni ha ripetutamente chiesto.

Ancor più dopo quanto accaduto a Rebibbia - dove è stata esclusa la possibilità di “ricostruire” su nuove basi politiche e organizzative il Partito, dove il diritto interno è stato schiacciato, dove una mozione ha incredibilmente sospeso uno statuto e fatto fuori gli iscritti, interrompendo il legame formale tra il nostro Movimento e quello che fu il Partito Radicale - siamo chiamati a contribuire ad un’azione radicale transnazionale. Lo faremo anche con una sessione dedicata al prossimo Congresso con Emma Bonino. Un Congresso per il quale stiamo facendo un particolare sforzo finanziario e organizzativo per mettere nelle condizioni ideali chi vuole partecipare, a partire dalla scelta di Roma e da condizioni favorevoli. Nel sito radicali.it è già presente un collegamento a tutte le informazioni utili a prenotare.

 

Che movimento, che partito vogliamo essere?

 

Siamo e saremo il partito del Diritto, “diritto e legge”, un partito che si è assunto da tempo, con Marco Pannella, la funzione di controllo della legittimità dell’azione delle istituzioni. Il partito delle riforme liberali, laiche, antiproibizioniste e federaliste. Il partito del merito e degli ultimi, della partecipazione, della conoscenza e della valutazione delle politiche pubbliche. La valutazione delle politiche pubbliche è, prima di ogni altra cosa, una modalità di produzione di conoscenza, attivare strumenti che evidenzino se le istituzioni funzionano e risolvono i problemi della collettività è la nuova frontiera dell’amministrazione delle città. A Milano con l’assessorato affidato a Lorenzo Lipparini stiamo provando ad aprire nuove strade perché le istituzioni accettino di valutare la propria azione insieme ai cittadini.

Dovranno affermarsi diritti ancora non considerati. Diritti che derivano dal dovere dei cittadini di versare tributi finalizzati alla produzione dei servizi. Siamo di fronte al diritto alla qualità della vita urbana e, interna a questo, a una dimensione fondamentale di diritto alla conoscenza. Quest’ultimo declinato su scala metropolitana e cittadina non può prevedere solo la pubblicazione delle informazioni disponibili, ma deve prevedere una vera e propria produzione di conoscenza sull'attività delle pubbliche amministrazioni. La sfida è, dunque, superare le resistenze della politica a valutare la propria azione, per migliorarla, coinvolgendo i cittadini in questo processo. Al Congresso parleremo anche di questo.

La forma partito è questione per la quale il prossimo Congresso è chiamato a prendere decisioni importanti. Mi è già capitato di dirlo, considero inevitabile e opportuna una fase di democratizzazione interna in merito ai passaggi elettorali. La transizione da un movimento leaderistico, dove Marco dava legittimazione con il suo carisma, il suo talento, alle scelte di partito, a un movimento che affida la legittimazione delle decisioni in ambito elettorale a passaggi democratici interni, non deve spaventarci. L’opzione elettorale non può essere lasciata, dopo Rebibbia, a un contesto di galassia, che non c’è più, né a autolegittimazioni locali che potrebbero diventare ingovernabili e dannose. Anche la riconoscibilità di un nome, di un simbolo, di colori è passaggio improcrastinabile che pure, va ricordato, non impedirebbe certo scelte transpartitiche o di aggregazione. Lo sforzo dovrà essere quello di coniugare democrazia interna, nelle varie fasi decisionali, ad una organizzazione libertaria con un modello organizzativo federativo come prevedeva lo statuto del 1967. Un ripensamento del nostro stare insieme dunque modificando lo statuto anche per poter prevedere l’iscrizione al registro dei partiti con i conseguenti benefici all’autofinanziamento, così come per una scelta netta, e da attuare concretamente, in merito alla partecipazione telematica degli iscritti.

 

Vi informo anche che sarà Radicali Italiani con il Caffè letterario, con i compagni Antonio Borrelli e Roberto Mancuso, che ringrazio, a promuovere una giornata a Roma in memoria di Antonio Russo, sabato 15 ottobre a 16 anni dal suo assassinio. I prossimi giorni daremo le informazioni dettagliate.

 

Iscritti al 6 ottobre 2016: totale 867 (+106, +14%), iscritti a Quota piena (che versano 200 E. a Radicali Italiani) 645 (+136, +26%), iscritti a pacchetto 236 (-60, -20%).

Autofinanziamento: 178.609,13 Euro, - 3% rispetto alla stessa data dell’anno scorso. 

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La democrazia ha fatto il suo corso? Sfide e rischi del modello democratico nell’ultimo decennio

Radicali Italiani - Ven, 07/10/2016 - 16:16
07/10/16

A cura di No Peace Without Justice - Non c'è pace senza giustizia

 

Se la democrazia è stata l’idea politica di maggior successo partorita dal XX secolo, come dimostrarono, tra i tanti avvenimenti, il fenomeno di decolonizzazione e il crollo dell’Unione Sovietica, per il XXI secolo le sorti della democrazia sembrano essere cambiate. Sebbene circa il 40% della popolazione mondiale viva in paesi dove le libere ed eque elezioni sono la norma, il livello di attrazione del modello democratico non si è semplicemente fermato, ma è in costante diminuzione. Il problema non si limita al numero crescente di sistemi non democratici, ma si annida persino in molte democrazie nominali, dove i governi hanno intrapreso un graduale e silenzioso slittamento verso forme più autocratiche, mantenendo un’apparenza democratica attraverso le elezioni, ma senza i diritti e le istituzioni che costituiscono elementi altrettanto importanti per il funzionamento di un sistema democratico.

 

L’ultimo decennio in particolare, sotto la spinta della crisi finanziaria, ha visto la democrazia in forte difficoltà. Da 10 anni ormai, infatti, i diritti politici e le libertà civili sono protagonisti di un importante declino in tutto il mondo. La democrazia come accettata forma di governo dominante  non è mai stata così in pericolo come negli ultimi 25 anni. Nel corso dell’ultimo decennio, il numero dei paesi che hanno attraversato un restringimento delle libertà fondamentali è rimasto sempre più alto rispetto a quello dei paesi dove tali libertà sono sempre più garantite. Come si vede qui sotto, nel grafico fornito da Freedom House (Freedom in the World, Freedom House, 2016):

In questo grafico sono rappresentati in rosa i Paesi con un calo nelle libertà fondamentali, e in azzurro quelli in cui la garanzia di queste libertà è in crescita. Il periodo di tempo considerato è, appunto, il decennio dal 2006 al 2015.

 

Tra i principali fattori che hanno portato a questi dati vale la pena citare il modello di sviluppo cinese che sacrifica il rispetto dei diritti umani, la sfida lanciata da Putin ai valori liberali, l’ondata autoritaria in Medio Oriente e Nord Africa dopo la primavera araba e la diffusa repressione della società civile in seguito alle rivoluzioni colorate del 2003-2005. Anche l’ascesa di leader populisti in America Latina, la corruzione dilagante in molte aspiranti democrazie e la nascita di nuovi metodi più sofisticati di censura e controllo dell’informazione hanno contribuito ad un grave arresto della democratizzazione nel mondo (Freedom in the World, Freedom House, 2016).

Il grafico mostra che dopo anni di crescita dei paesi “free” (liberi), questi ultimi hanno subito un forte rallentamento. Il decennio 2005-2015 è stato il primo in cui si è registrato un calo in percentuale dei paesi liberi nel mondo (da 46% a 44%) con un parallelo ed equivalente aumento dei paesi non liberi (da 24% a 26%).  (Freedom in the World report, Freedom House, 2016)

 

L’ascesa del modello di sviluppo di Pechino ha infranto il monopolio del progresso economico che era stato fino ad oggi appannaggio del mondo democratico. Storicamente, oltre a garantire diritti e libertà, le democrazie si sono sempre dimostrate in grado di collocarsi al di sopra dei regimi non democratici in termini di ricchezza. Eppure, la crisi finanziaria del 2007-2008 ha portato alla luce le debolezze inerenti ai sistemi politici occidentali facendo loro perdere il monopolio del progresso economico. Secondo quanto mostra un rapporto del Pew Research Centre, sebbene il tasso di crescita economica della Cina stia diminuendo, il 77% della popolazione si ritiene più ricca di 5 anni fa ed è dunque soddisfatto della performance economica del proprio paese (Spring 2015 Global Attitudes Survey, PEW Research Center). La tendenza a prediligere una forte economia rispetto ad una buona democrazia è un fenomeno diffuso anche in altri paesi come la Russia:

Il grafico mostra in blu la percentuale di russi che danno la priorità ad una forte economia (“strong economy”) e in giallo coloro che ritengono che un efficiente sistema democratico (“good democracy”) sia più importante. È possibile che chi migliora la propria condizione economica sia portato ad essere soddisfatto a priori del proprio sistema democratico, senza badare allo stato di garanzia dei diritti e delle libertà civili (Global Attitudes & Trends, Chapter 3. Attitudes Toward Democracy, PEW Research Center, 2012).

 

Oggi il modello democratico non è messo in discussione solo in alcuni casi isolati , ma sembra soffrire di veri e propri problemi strutturali anche in Occidente, dove si sta rimettendo in gioco il senso più profondo della democrazia. Secondo quanto descritto in un saggio dell’Economist (The Economist, 2013), la democrazia in Occidente è minacciata da forze provenienti sia dall’alto che dal basso. Da un lato, la globalizzazione viene considerata un fattore che influisce profondamente sulle tradizionali dinamiche delle politiche nazionali, modificando ampiamente i contorni definiti nei quali la democrazia si è storicamente espressa. Dall’altro, la nascita di forze all’interno delle compagini statali e le loro rivendicazioni di potere spingono inevitabilmente il modello democratico ad adattarsi di continuo anche a stimoli provenienti dal basso. Eppure la più grande sfida che la democrazia deve affrontare arriva dall’elettorato stesso. I deficit strutturali delle democrazie occidentali hanno richiesto spesso sacrifici di austerità ad un elettorato che si è lasciato in larga parte attrarre dalla seduzione della retorica populista, con il risultato che molti elettori sono rimasti disillusi dalla democrazia.

Il grafico descrive l’andamento delle percentuali di affluenza alle urne nell’ultimo decennio nel mondo (in blu) e in Europa (in rosso). Nello specifico sono riportati i dati di affluenza alle elezioni parlamentari. Si può vedere come sia nel mondo che in Europa si sia registrato un calo, eppure nel vecchio continente questo fenomeno sembra essere più accentuato (da quasi il 68% del 2006 al 62% del 2015). (International Institute for Democratic and Electoral Assistance, Voter Turnout Analyser)

 

In Europa le istituzioni sono state spesso giudicate incapaci di gestire crisi di notevole portata come l’ondata di migranti provenienti dalla Siria e da altri paesi. La mancanza di una risposta pronta e coordinata a livello europeo è stata seguita da crescenti livelli di ostilità atteggiamenti xenofobi che sono aumentati con il susseguirsi degli attentati terroristici degli ultimi mesi, specialmente dopo quello del 13 novembre a Parigi.

 

Anche oltreoceano, negli Stati Uniti, la fiducia nelle istituzioni democratiche è compromessa dall’intricato rapporto che intercorre tra ricchi individui, interessi particolari e risultati elettorali. Secondo uno studio di due scienziati politici, Martin Gilens e Benjamin I. Page (2014), piccoli gruppi di interesse hanno maggiore influenza rispetto ai cittadini sulle politiche del governo americano, le quali rispecchiano sempre più i desideri delle élite economiche e sempre meno quelli dei cittadini. Più tali élite si sentono minacciate dal sistema democratico, più queste ci investono per influenzare i risultati elettorali attraverso pressioni sulle forze legislative e il finanziamento di campagne. Ne segue una perdita di legittimità della democrazia agli occhi dei cittadini che, consapevoli di queste dinamiche, si sentono ignorati dalle istituzioni e giungono alla conclusione che negli Stati Uniti non è la maggioranza a governare. Anche l’illecita alterazione delle circoscrizioni elettorali, diffuso fenomeno meglio noto come gerrymandering, spinge i cittadini a non vedere più il proprio paese come un paese democratico. Per non parlare dell’attualità che ci riporta notizie di gravi casi di violenze commesse dalla polizia e rimaste impunite, di crescenti divisioni etniche e razziali e di notevoli diseguaglianze economiche.

 

È lecito quindi domandarsi se oggi il modello democratico, che inizia a perdere legittimità anche nelle democrazie più consolidate, quelle occidentali, sia ancora un modello di governo e di sviluppo valido per i paesi emergenti e in via di sviluppo. Il grafico che segue sembra fornire una risposta negativa.

Il grafico riporta il numero delle democrazie elettorali dal 1989 al 2014. Si noti come il tasso di democratizzazione sia notevolmente rallentato sin dalla prima metà degli anni novanta (Freedom in the World report, Freedom House, 2015), spingendo a credere che la democrazia abbia perso il suo fascino storico nei confronti dei paesi alla ricerca di una stabile e produttiva forma di organizzazione della società civile.

 

Il futuro del modello democratico nel mondo è incerto. Sebbene la storia moderna non abbia mai visto una democrazia consolidata crollare, ciò non vuol dire che ci si può permettere il lusso di ignorare i vari segnali d’allarme. Sia dall’interno che dall’esterno la forma di governo democratica subisce pressioni tali da richiedere una reazione. La particolarità (e al tempo stesso la pericolosità) del momento che stiamo vivendo consiste nella fine dell’associazione del concetto di democrazia a quello di ricchezza: per la prima volta ingenti numeri di cittadini in diversi paesi democratici si ritrovano a vivere l’ennesimo anno privo di miglioramenti del loro tenore di vita. Presumere che il modello democratico sia capace di resistere in eterno a qualsiasi minaccia potrebbe voler dire mettere a rischio la sua stessa stabilità.



Bibliografia:

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Ecco come Milano supera Roma: lo studio di Radicali Italiani

Radicali Italiani - Ven, 07/10/2016 - 12:58
07/10/16


Il mercato del lavoro a Roma: una tranquilla stagnazione senza futuro. Nella Capitale la maggioranza degli spostamenti con i mezzi privati a motore, a Milano con i trasporti collettivi. 

Sergio Rizzo sul Corriere della Sera racconta il dossier elaborato da Roberto Cicciomessere di Radicali italiani. 

LEGGI IL DOSSIER INTEGRALE pdf     Giovani occupati e più viaggi in metro Ecco come Milano supera Roma Dal reddito pro capite all’uso dei mezzi pubblici: tutti i deficit della Capitale  di Sergio Rizzo  
Per appurare lo stato di salute della capitale d’Italia è sufficiente un semplice confronto fra due numeri. Il primo, 44.555 euro, è il valore aggiunto procapite di Milano; il secondo, 31.415 euro, quello di Roma. La differenza è del 41,8%. Ben più abissale del solco, già abbastanza profondo, del Pil procapite: 18,8% a favore di Milano. Nonché del reddito imponibile, visto che quello dei milanesi è del 22,7% superiore rispetto a quello dei romani. Ricorda da vicino, la frattura, il divario fra la ricchezza prodotta nel Centro Nord e al Sud del nostro Paese, dove il pil procapite non arriva al 60% di quello del resto del Paese. E quei 13.140 euro che separano Roma da Milano non dicono nemmeno tutto. Perché nella graduatoria del valore aggiunto per province la capitale è fra le prime dieci quella che ha subito il più violento contraccolpo della crisi, con un calo del 7,9% fra il 2009 e il 2013. Mentre nello stesso periodo Milano cresceva dell’1,7%.  Lo studioFanno impressione i dati contenuti in uno studio elaborato in collaborazione con i Radicali italiani di Riccardo Magi da Roberto Cicciomessere, già parlamentare radicale di lungo corso e oggi esperto di politiche del lavoro. Ma i numeri del valore aggiunto non fanno altro che rispecchiare due realtà per molti aspetti agli antipodi. Roma è paralizzata, Milano si muove a ritmi europei.  I datiIl tasso di occupazione giovanile, per esempio, è passato fra il 2008 e il 2014 dal 19 al 12,7% a Roma, dove la quota di giovani di età compresa fra 15 a 24 anni in cerca di un lavoro è salita dal 29,1 al 43,9%. Un dramma che in quegli anni ha investito l’Italia intera, certo: ma a nella capitale più duramente che altrove, se si considera che la media nazionale alla fine del 2014 si attestava al 42,7%. E a Milano era al 38,2%: quasi sei punti meno che a Roma. Ancora. Nella capitale ci sono 84 mila giovani fra 15 e 29 anni che non lavorano né studiano e neppure frequentano corsi di formazione. Sono il 20,7% contro il 15,3 di Milano, dove ne vengono censiti 26 mila. Meno di un terzo.  Le due velocità nell’intercettare la ripresaNé le cose migliorano più di tanto con la tiepidissima ripresa dell’economia. A Roma si è registrato nel 2015 una crescita pari allo 0,3% degli occupati rispetto al 2014, mentre a Milano l’aumento è stato del 4,3%; sempre nello scorso anno a Roma i disoccupati sono diminuiti del 3,1%, mentre a Milano il loro numero è sceso del 9,2%. Il fatto è che negli ultimi anni la struttura dell’economia della capitale si è profondamente modificata. «Con la crisi economica e il ridimensionamento di Telecom», sostiene il rapporto sottolineando che dalla privatizzazione al 2013 gli occupati della compagnia telefonica sono passati dai 120 mila iniziali a 50 mila, il valore aggiunto è letteralmente crollato fra il 2008 e il 2013 nei servizi di comunicazione: la flessione è stata del 19,5%, dopo che nel periodo 2000-2008 quel settore aveva mostrato un progresso di ben il 99,7%. e in quello delle «attività professionali, scientifiche e tecniche», dove si è accusata una flessione del 9,7%.  ll settore immobiliareAl tempo stesso sono cresciute le attività economiche più speculative. Come testimonia il balzo del settore immobiliare: +14,8% fra il 2008 e il 2013, nonostante la situazione di difficoltà di un mercato che nei nove anni precedenti era salito di ben il 63%. Ed è ancora l’unico che continua davvero a tirare ancora. L’occupazione dunque ristagna, come l’attività economica, e i ritmi di vita sono più lenti.  Gli spostamenti (e gli incidenti stradali)Ogni romano impiega mediamente un’ora e sette minuti per andare e tornare da luogo di lavoro, scuola o università. E se la differenza con i 57 minuti di Milano sembra poca cosa, si deve tener conto della qualità del trasporto. Già a Roma circola meno gente che a Milano: il 78% della popolazione contro l’82,7%. Poi a Roma il 58 per cento si muove con l’auto propria, la moto o lo scooter. Usa i mezzi pubblici solo il 26,7%, a fronte del 37,3 a Milano: dove solo il 36,9% si muove con mezzi privati. Se il 28,2% dei lavoratori milanesi utilizza la metro, a Roma non superano il 12,2%. Una sproporzione enorme. E questi sono dati del censimento del 2011, quando il trasporto pubblico nella capitale non era ancora in questo stato: ormai circola regolarmente meno della metà dei mezzi a disposizione. Inutile chiedersi perché a Roma, dove magari si verificano meno incidenti stradali rispetto a Milano (4,7 ogni mille abitanti invece di 6,7 ma soprattutto a causa delle biciclette ben più numerose nel capoluogo lombardo), si registra invece il quadruplo dei morti: 154 contro 42.

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La legge è ferma al palo. E l'eutanasia resta un tabù

Luca Coscioni - Ven, 07/10/2016 - 12:57
La legge è ferma al palo. E l'eutanasia resta un tabù La Notizia7 Ott 2016Giorgio VelardiEutanasia

In questo articolo su La Notizia, Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, parla della situazione italiana in tema di Eutanasia e della proposta di legge ancora bloccata in Parlamento dal 2013

Anche per avere una "dolce morte" bisognerà attendere il referendum costituzionale. Proprio si. E non è nemmeno detto che basti. Nel senso che, viste le lungaggini a cui la discussione del provvedimento sta andando incontro, il malcelato rischio è che anche in questa legislatura il Parlamento non riuscirà a partorire una legge sull'eutanasia. Eppure, per dirla col gergo renziano, questa poteva essere la volta buona".

Soprattutto perché, all'inizio di marzo, le commissioni Giustizia e Affari sociali della Camera si erano riunite per discutere le proposte di legge sull'argomento, a cominciare da quella di iniziativa popolare depositata il 13 settembre 2013 e promossa dall'Associazione Luca Coscioni. Cercando di trovare una sintesi. E invece oggi la legge è bloccata in commissione e non c'è alcuna volontà di discuterla", spiega a La Notizia Marco Cappato, tesoriere dell'associazione e presidente dei Radicali italiani. "A noi", aggiunge, "basterebbe che il governo di Renzi e Mano si chiamasse fuori dalla discussione e lasciasse alle Camere la possibilità di discutere liberamente di un tema che vede l'opinione pubblica schierata a favore di un provvedimento che garantisca la possibilità di ricorrere all'eutanasia".

-->CLICCA QUI per saperne di più sulla campagna Eutanasia Legale, promossa dall'Associazione Luca Coscioni

ASPETTA E SPERA

Qualcosa, a dire il vero, si sta muovendo sul fronte del testamento biologico. Ma quella è un'altra partita. Nel frattempo "noi stiamo aiutando le persone che vogliono ricorrere al suicidio assistito a recarsi in Svizzera, e lo stiamo facendo alla luce del sole", dice ancora Cappato: "I casi resi pubblici in questi mesi sono due, ma siamo in contatto con diversi altri soggetti che hanno già avanzato la richiesta". Non solo. "Il percorso di discussione si è fermato dopo le prime battute in commissione", racconta Beatrice Brignone, deputata di Possibile. "Temo che non ci sia la volontà di portarlo avanti" e "purtroppo non è una sorpresa. La maggioranza è troppo eterogenea e fin troppo cauta su temi che richiederebbero il coraggio di discutere nel merito delle questioni con un approccio laico e senza condizionamenti. Ogni materia viene inizialmente proclamata a gran voce a colpi di slogan per poi essere svuotata". Per il fine vita "si è separata l'eutanasia dal testamento biologico", dice ancora Brignone, mentre "per le unioni civili si è tolto ogni riferimento che potesse essere assimilabile al matrimonio e alla stepchild adoption. La cannabis ha fatto capolino due giorni fa in Aula per tornare subito in commissione. Sono tutti temi che coinvolgono migliaia di cittadini ma che la maggioranza di governo non ha la forza né il coraggio di affrontare".

PAGARE DAZIO

"Sul tema dell'eutanasia gli iscritti al Blog si sono espressi in modo molto chiaro e netto, dichiarandosi a favore e dando una dimostrazione di maturità che finora è mancata alla politica e ai partiti", afferma il deputato del Movimento 5 Stelle Matteo Mantero. "Quando si discuterà la legge in Parlamento non ci tireremo indietro e seguiremo le indicazioni che ci sono state date attraverso il voto, ma ritengo questa possibilità remota. Nella maggioranza c'è molta prudenza, per non dire timore, in ragione degli equilibri interni al governo. Il Pd — conclude Mantero — deve pagare pegno all'ala cattolica del suo partito e a Ncd".

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Mina Welby parteciperà al dibattito "Sulla mia vita scelgo io" a Dolo

Luca Coscioni - Ven, 07/10/2016 - 11:45
Testamento biologico Venerdi 14 ottobre 2016 alle ore 20.30, presso "Villa Concina" in Via Comunetto, 5 a Dolo (VE), Mina Welby, Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, parteciperà al dibattito "Sulla mia vita scelgo io". Interveranno assieme a Mina Welby anche:- DON ALBINO BIZZOTTO Beati costruttori di Pace- FORTUNATO GUARNIERI Medico - Responsabile regionale  sanità  SEL- Sinistra Italiana Coordina:- ANDREA DE LORENZI Circolo SEL - Sinistra Italiana Dolo La cittadinanza è invitata a partecipare     Per il programma completo CLICCA QUIData: Venerdì, 14 Ottobre, 2016 - 20:30Città: DoloIndirizzo: Via Comunetto, 5Organizzatore: Circolo SEL - Sinistra Italiana Dolo AllegatoDimensione vol x tipografia_Layout 1.pdf1.13 MB
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Polonia, l'aborto e la vittoria delle donne

Luca Coscioni - Gio, 06/10/2016 - 16:00
Polonia, l'aborto e la vittoria delle donneCorriere della Sera6 Ott 2016Maria Teresa NataleAborto

Il governo ultraconservatore della Polonia non porterà avanti la legge sul divieto quasi totale all'aborto che ha fatto scendere in strada migliaia di donne per rivendicare il diritto ad interrompere la gravidanza. 

Una lezione d'umiltà per il governo. Così il vice premier polacco Jaroslaw Gowin ha definito il segnale dato dalle centomila donne che lunedì 3 ottobre sono scese in piazza a Varsavia, Danzlca, Cracovia, Lodz, Breslavia... Femministe e conservatrici, vestite di nero per denunciare l'attentato ai loro diritti, armate di grucce per ricordare la rudimentale brutalità degli aborti clandestini del passato. Una protesta trasversale e compatta contro la proposta di legge che prevedeva il bando di fatto totale dell`interruzione di gravidanza in Polonia.

Ieri l'esecutivo nazionalconservatore di Beata Szydlo ha preso le distanze dall'iniziativa popolare che aveva raccolto 450 mila firme e sottoposto il testo all'esame del Parlamento: «Il governo non intende modificare le regole esistenti». La legge di compromesso in vigore dal 1993 consente di abortire solo nei casi di stupro, malformazione del feto e grave pericolo per la vita della madre. La modifica proposta manteneva il principio della tutela della vita della donna ma in tutti gli altri casi stabiliva cinque anni di carcere per la «colpevole», oltre che l'arresto dei medici. Una criminalizzazione totale, in un Paese profondamente cattolico dove l`interruzione di gravidanza divide la società e incontra spesso l'opposizione di coscienza.

--> Leggi anche l'articolo: "Aborto: dalla Polonia all'Irlanda le donne lottano ancora per il controllo sui loro uteri"

A fronte di circa duemila interventi legali l'anno, le stime oscillano tra 10 mila e 150 mila casi clandestini. L'inasprimento della normativa era stato contestato anche dagli ambienti religiosi. Lo stesso episcopato si era detto contrario. Nell`ultimo sondaggio Ipsos era favorevole solo l'11%. «Le proteste ci hanno dato spunti di riflessione», dice ora Gowin. La retromarcia rassicura la Ue, che aveva già aperto la procedura di monitoraggio sullo Stato di diritto in Polonia in seguito al conflitto sorto tra Corte costituzionale e maggioranza. Il partito ultraconservatore di Jaroslaw Kaczynski aveva trionfato alle elezioni del 2015 con la promessa di una politica al servizio dei più deboli. Sull`aborto ha incontrato una delle più forti mobilitazioni popolari dai tempi del comunismo.

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Radicali e Società Libera: "Saremo sabato a Roma, con Emma Bonino, per chiedere Diritto e Libertà per i popoli oppressi"

Radicali Italiani - Gio, 06/10/2016 - 15:02
06/10/16

Dichiarazione di Valerio Federico, Tesoriere di Radicali Italiani e Vincenzo Olita, Presidente di Società Libera:

Dagli Yazidi, massacrati dall’ISIS nel nord dell’Iraq, ai Venezuelani, privati della libertà di espressione e manifestazione dal castrista Maduro, alle politiche di assimilazione di Pechino in Tibet e nello Xinjiang con gli Uiguri, alla schiavizzazione in corso degli Harratin mauritani, il mondo assiste alla sistematica violazione dei diritti umani fondamentali.  Il Diritto internazionale non garantisce ancora la tutela dei diritti degli individui al di sopra della sovranità degli Stati, eppure in periodo di pericoloso rilancio delle politiche nazionaliste, di nuovi muri, questa è la direzione da perseguire: dar vita effettiva agli istituti di giurisdizione sovranazionale. Sono illusorie e inefficaci le scorciatoie demagogiche da facile consenso. L’affermazione dello Stato di Diritto democratico e liberale, attraverso istituzioni federali e transnazionali che privilegino il rispetto dei diritti umani nelle relazioni tra Stati, è la via maestra per nutrire il pianeta di libertà e speranza.  Sabato  8 ottobre, Società Libera e Radicali Italiani, con le Comunità delle Minoranze e dei Popoli Oppressi in esilio, insieme a Emma Bonino, marceranno a Roma  dalle h.16, da Piazza Mazzini a Castel S. Angelo, dove si ascolterà chi non può essere lasciato solo.  Parteciperanno alla Marcia a Roma le Comunità dei Tibetani, Iraniani, Armeni, Venezuelani (Grupo de Apoyo Internacional a la Resistencia en Venezuela), Mauritani (Harratin dell'IRA - Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abrogazionista contro la Schiavitù in Mauritania - Sezione Italia), e poi, tra gli altri Emma Bonino, Vincenzo Olita (Presidente di Società Libera), Riccardo Magi (Segretario di Radicali Italiani), Valerio Federico (Segretario di Radicali Italiani), Marco Cappato (Presidente di Radicali Italiani), i parlamentari Gea Schirò (Partito Democratico - Iscritta a Radicali Italiani), Marietta Tidei (Partito Democratico - componente della Commissione Affari Esteri e del Comitato Permanente sui Diritti Umani), Luigi Compagna (Conservatori e Riformisti); la Fondazione Lelio & Lisli Basso Issoco, il Forum delle Comunità Straniere in Italia con una delegazione di rappresentanti provenienti da Armenia, Iran, Etiopia e Ghana. Hanno dato la propria adesione anche i parlamentari Mara Mucci (Gruppo Misto – Iscritta a Radicali Italiani), Fabrizio Cicchitto (Area Popolare NCD-UDC), Mariano Rabino (Gruppo Misto - Scelta Civica verso Cittadini per l'Italia), Pino Pisicchio (Gruppo Misto), Ferdinando Adornato (Area Popolare NCD-UDC), Rocco Palese (Gruppo Misto, Conservatori e Riformisti), Erasmo Palazzotto (Sinistra Italiana), Luis Alberto Orellana (Gruppo per le Autonomie (SVP-UV-PATT-UPT)-PSI-MAIE).Partecipa alla marcia: https://www.facebook.com/events/1003239286489454/

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Con il meeting “Coscioni” Orvieto fa boom! Quarto posto tra i meeting italiani

Luca Coscioni - Gio, 06/10/2016 - 13:11
Con il meeting “Coscioni” Orvieto fa boom! Quarto posto tra i meeting italianiOrvieto Sport4 Ott 2016Il Memorial organizzato dalla Libertas Orvieto balza al quarto posto nella classifica dei meeting Non poteva esserci notizia migliore per la Libertas Orvieto nel  veder riconosciuto il prestigio del Memorial Coscioni dal portale di statistiche Di All-AtlheticsIl meeting partito in sordina dall’idea di Alessandro Bracciali supportato dalla determinazione e passione di Carlo Moscatelli e di tutta la Libertas Orvieto ed ispirato alla grande figura del compianto Luca Coscioni, ha raggiunto con l’edizione 2016, la quarta posizione nella classifica dei Meeting Italiani, giungendo dopo manifestazioni di grande spessore e tradizione. La notizia è rimbalzata sui siti specialistici ed il risultato di Orvieto è stato accolto con favore e relativa sorpresa visto che dall’anno di partenza, il 2009, la crescita del meeting è stata costante. L’edizione 2016 arricchita dalla partecipazione di Giusy Versace , ha visto anche per questo anno una grande affluenza da parte di tutti  gli atleti di livello presenti nel panorama italiano e non solo. Nella classifica generale a punti dei meeting italiani secondo il portale di statistiche di All-Athletics, i punti finali della classifica del maggior sito di statistiche al mondo assommano i 72 migliori punteggi ottenuti durante una riunione, scelti sui migliori 12 eventi (tra corse, lanci e salti). 60 punteggi vengono presi dai primi 5 delle migliori 2 specialità, e i rimanenti 12 dai migliori risultati di tutto il resto della manifestazione, per coprire in maniera più omogenea il valore tecnico del meeting stesso. Dei bonus vengono infine attribuiti se al meeting si presentano atleti di una certa caratura internazionale fornita dal ranking individuale dello stesso sito. La Libertas Orvieto con l’occasione ringrazia a gran voce, l’Associazione Luca Coscioni, il Comune di Orvieto,  i collaboratori amici dell’associazione  e gli sponsor che ogni anno contribuiscono con gioia alla realizzazione di un appuntamento  che è ormai un evento per lo sport, l’ uguaglianza e la  vita. Golden Gala/Roma – 93.025 (7°/’16) – 94.025 (7°/’15)Rovereto/Quercia – 82.864 (35°/’16) – 81.897 (37°/’15)Padova/ Città di Padova – 81.477 (47°/’16) – 79.778 (54°/’15)Orvieto/Memorial Coscioni – 75.550 (120°/’16) – 71.302 (221°/’15)Lignano Sabbiadoro Meet. – 75.533 (121°/’16) – 78.792 (69°/’15)Gavardo/Memorial Corso – 74.564 (140°/’16) – n.e.Castiglione d. Pescaia – 72.335 (195°/’16) – 58.058 (751°/’15)Meeting di Nembro – 71.049 (239°/’16) – 74.155 (145°/’15)Savona/ Meeting Ottolia – 70.400 (254°/’16) – 68.704 (319°/’15)Pavia/Memorial Della Valle – 69.059 (297°/’16) – 70.904 (234°/’15)Meeting di Gorizia – 67.561 (340°/’16) – 67.661 (361°/’15)Bressanone/Brixia – 67.438 (347°/’16) – n.e.Ponzano Veneto – 66.692 (374°/’16) – 65.086 (488°/’15)Modena/Trofeo Liberazione – 66.597 (377°/’16) – 66.144 (439/’15)Caorle/Memoria Todini – 65.902 (403°/’16) –Cles/Meeting Melinda – 65.681 (415°/’16) – 66.314 (429°/’15)

 

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Maternità surrogata, l'appello di Maria Sole: "Una mamma generosa mi aiuti a diventare madre"

Luca Coscioni - Gio, 06/10/2016 - 12:57
Maternità surrogata, l'appello di Maria Sole: "Una mamma generosa mi aiuti a diventare madre"Fanpage.it5 Ott 2016Gaia BozzaGestazione per altri

Al XIII Congresso dell'Ass. Luca Coscioni la videointervista a Maria Sole Giardini, nata senza utero a causa di una rara patologia genetica lancia un appello, trovare una madre che l'aiuti a diventare madre.

Al XIII Congresso dell'Ass. Luca Coscioni la videointervista a Maria Sole Giardini, giovane donna nata senza utero a causa di una rara patologia genetica. Insieme al suo compagno, da anni coltiva un sogno: quello di avere un figlio. "Non abbiamo i requisiti per l'adozione, che pure avevamo considerato, e allora restava la maternità surrogata. In America non possiamo permettercela, altrove lede i diritti delle donne".

Per questo, Maria Sole e il compagno si sono rivolti all'associazione radicale Luca Coscioni, lanciando un appello: trovare una madre che, volontariamente, offra il suo utero in "prestito" per aiutarli a diventare genitori. Un gesto volontario, gratuito, un dono secondo lo spirito di solidarietà che contraddistingue gli italiani. "E' una condizione, quella del dono, che la legge 40 non chiarisce, perché punisce la commercializzazione di queste pratiche - spiega Filomena Gallo dell'associazione Luca Coscioni - Anche il Tribunale di Roma nel 2001 ha autorizzato un utero in prestito, quindi senza commercializzazione". di una rara patologia genetica lancia un appello, trovare una madre che l'aiuti a diventare madre.

--> Per vedere la videointervista a Maria Sole CLICCA QUI

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La condizione della Libertà e dei Diritti nel mondo peggiora: marciamo per chiedere di dare alla difesa dei Diritti Umani priorità nei rapporti internazionali

Radicali Italiani - Mer, 05/10/2016 - 17:26
05/10/16

di Demetrio Bacaro, Vicepresidente del Comitato Nazionale di Radicali Italiani
Il Dubbio - 05/10/2016

 

Dalle ceneri umanitarie, sociali ed economiche createsi con la fine del secondo conflitto mondiale, con oltre 71 milioni di vittime fra militari e popolazione civile (solo in Europa circa 50 milioni), decine di milioni di feriti, senzatetto, sfollati, orfani, nasceva l’intento di cautelare l’intera umanità, ormai già forzatamente globale, dalla possibilità del ripetersi di simili catastrofi. Si arrivò così nel 1948 alla redazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Tale documento, pensato come una sorta di assicurazione per la difesa della inviolabilità della persona umana, per la tutela delle sue esigenze primarie, per la promozione del suo sviluppo psicofisico e socio economico nel rispetto delle prerogative di uguaglianza, avrebbe poi generato anche documenti successivi, fino ad arrivare alla Carta dei Diritti Fondamentali della UE nel 2000. Il tutto si inseriva in una concreta speranza ed un obiettivo di pace duratura e collaborazione universale.

Genera invece sconcerto osservare come a distanza di soli 70 anni di quei propositi siano rimaste le parole, non certo la tensione realizzativa; non solo a causa del permanere, se non addirittura del rifiorire, di molti governi autoritari in vaste aree del mondo, ma anche per un amnesico risorgere dei nazionalismi e della cultura del respingimento, anche in quegli stessi Paesi (Europei, ma anche Americani ed Asiatici) che erano usciti devastati dall’esperienza bellica. La condizione della Libertà e dei Diritti nel mondo peggiora: in oltre metà dei Paesi a centinaia di milioni di persone è negata o limitata la libertà politica, religiosa, economica e sono negati i diritti umani, sociali e civili. Dall’ultimo rapporto di Amnesty International si evince come siano circa 60 milioni gli individui allontanati o costretti a farlo dalle loro case, generando flussi migratori enormi di sfollati e rifugiati; oltre 30 Paesi nel mondo (compresi alcuni dell’UE) hanno derogato dal Diritto Internazionale respingendo nei Paesi di origine i rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni, esponendoli ad altissimi rischi per la loro incolumità se non della vita; in oltre 60 paesi si procede a provvedimenti carcerari e peggio per reati di coscienza o di opinione. L’ Unione Europea, o per meglio dire il risorgere dei nazionalismi in molti suoi Stati membri, come incapaci di aderire ad uno spirito di reale comunitarismo, sembra aver smarrito la strada maestra dell’accoglienza, della libertà intesa come atteggiamento umano anche all’apertura, all’accettazione e al confronto con realtà altre. Sorgono di nuovo, e tristemente, muri fisici (alimentati culturalmente da populismi e demagogie che soffiano su istinti di paura ed egoismo) in questa nostra Europa, che avremmo voluto piattaforma aperta lanciata nel Mediterraneo e verso l’Atlantico con l’ambizioso proposito di essere non solo culla della civiltà democratica, ma sua testimonianza viva e in progresso, suo alfiere contagioso. Invece molti governi o singoli politici mostrano la memoria corta di chi non ricorda come in un solo decennio (1945-55) ci furono 15 milioni di europei che migrarono verso altre parti del mondo; o di come il 5 per cento della popolazione danese, alla fine degli anni 40, era costituita da sfollati tedeschi. O i 27 milioni di italiani migranti, per lo più economici, in un secolo. L’idea che trasmette la civiltà Occidentale, e purtroppo l’Europa in particolare, in questi anni inquieti è quella di uno sparuto gruppo di superstiti, che accerchiati dagli invasori si trincera in un atteggiamento di chiusura, ostilità e respingimento, sia nei confronti degli individui in migrazione obbligata, sia nei confronti dell’avanzamento dello Stato di Diritto nei suoi confini, Perché alla fine le 2 evenienze vanno a braccetto: la paura dell’altro genera sensazioni emergenziali, che giustificano limitazioni o negazione di Diritti civili. Convinti come siamo, forti anche delle esperienze della Storia (facile ricordare gli errori degli imperi in decadenza, contrapposti allo sviluppo sempre fiorente delle società libere e democratiche), che l’avanzamento delle conquiste sui Diritti debba essere considerata una strada senza ripensamenti, auspichiamo che la presa di coscienza dei Diritti Individuali, consenta ad ognuno, singolo e collettività, di accettare serenamente e con convinzione i propri doveri, facciamo nostra la bella frase di Emma Bonino: “la libertà prende forma con i diritti e sono i doveri a darle 'tenuta', anzi diritti e doveri sono le facce di una stessa medaglia. La libertà si accompagna alla responsabilità”. Solo un determinato e convinto rilancio dell’intento universalistico delle democrazie occidentali, che possa essere accogliente per gli individui ed attrattivo per i governi, consentirà di ideare un mondo ancora possibile, dove il Diritto sia il perno sul quale inserire l’insieme dei Doveri soggettivi e di collettività. Chiediamo che i Paesi leader nella promozione dei Diritti Umani, in primis quelli Europei, sappiano valorizzare e rilanciare i propri modelli di società democratiche ed aperte, nelle quali il diritto alla vita e all’autodeterminazione siano intangibili e sempre garantiti. Per questo organizziamo, come Radicali, con l’Associazione Società Libera e le Comunità delle Minoranze e dei Popoli Oppressi,  una Marcia internazionale per una società aperta e lo stato di diritto, sabato 8 ottobre a Roma alle 16 da Piazza Mazzini a Castel Sant’Angelo (in contemporanea con analoga manifestazione a Parigi), alla quale parteciperà tra gli altri la stessa Emma Bonino. Con questa Marcia silenziosa, chiediamo alle istituzioni internazionali di dare alla difesa dei Diritti Umani priorità nei rapporti internazionali, sia di natura politica che commerciale, e di perseguire nei fatti l’affermarsi dello stato di Diritto e delle libertà individuali. Nessun Paese da solo è in grado di fronteggiare sfide come le migrazioni, le grandi crisi finanziarie, il mutamento climatico o il terrorismo internazionale. Oggi sono gli Stati nazionali a fallire, così come un’idea di Europa: quella delle patrie e dei trattati, quella intergovernativa e delle reazioni nazionali.

Partecipa alla marcia: https://www.facebook.com/events/1003239286489454/ 

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Marco Cappato parteciperà al dibattito: "Legalizzazione: i successi degli USA e le iniziative italiane"

Luca Coscioni - Mer, 05/10/2016 - 15:16

Marco Cappato, Tesoriere dell'Ass. Luca Coscioni, parteciperà giovedì 06 ottobre al dibattito: "Legalizzazione: i successi degli USA e le iniziative italiane" per promuovere la raccolta firme per la legalizzazione della cannabis.

L'evento si terrà a Cremona dalle 18:00 alle 19:30 presso lo "spazio comune" di Piazza Stradivari, 7

Parteciperà al dibattito anche Luca Marola, autore di "Marijuana in salotto" e di "Legalizzare con successo: l'esperienza negli USA".

Durante la serata si potrà sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione, promossa dall'Associazione Luca Coscioni e da Radicali Italiani, mentre è già possibile firmare negli orari di apertura dello Spazio Comune indicati su www.legalizziamo.it/tavoli

Data: Giovedì, 6 Ottobre, 2016 - 18:00 to 19:30Città: CremonaIndirizzo: Piazza Stradivari, 7Organizzatore: Associazione Luca Coscioni
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Filippine, un nuovo Hitler

Luca Coscioni - Mer, 05/10/2016 - 15:04
Filippine, un nuovo HitlerIl Manifesto5 Ott 2016Marco Perduca

In un articolo su Il Manifesto Marco Perduca, membro di Giunta dell'Ass. Luca Coscioni, parla della campagna di esecuzioni extragiudiziali in nome della "guerra alla droga", portata avanti nelle Filippine dal presidente Rodrigo Duerte. Solo in un paio di mesi questa politica proibizionista ha causato l'uccisione di 3400 persone 

Da quando Rodrigo Duterte è stato eletto presidente delle Filippine il 30 giugno scorso, in quel paese è in corso una campagna di esecuzioni extragiudiziali in nome della «guerra alla droga». In un paio di mesi sono stati uccise circa 3.400 persone, tra «spacciatori» e «drogati», mentre più di 700.000 filippini si sono consegnati «spontaneamente» alle autorità per paura di cadere vittime della campagna di incitamento alla violenza.

Nel mese di aprile scorso, parlando a una grande folla nella sua città natale di Davao, Duterte aveva invitato i filippini a uccidere direttamente gli spacciatori che resistevano all’arresto o rifiutavano di essere portati nelle caserme esortando i presenti a «non esitate a chiamare la polizia» oppure, se in possesso di una pistola di «fare da soli».

Purtroppo, da luglio, dalle parole si è passati ai fatti. Il giorno dopo l’inaugurazione della sua presidenza, Duterte ha detto a un gruppo di poliziotti: «Fate il vostro dovere contro gli spacciatori e se nel farlo vengono uccise 1.000 persone io vi proteggerò». Nello stesso giorno messaggi simili, ma contro i tossicodipendenti, furono gridati davanti a una folla plaudente.

Non tutti i filippini la pensano però come Duterte per fortuna. La senatrice Leila de Lima, che in passato aveva condotto delle indagini indipendenti sulle attività degli squadroni della morte a Davao, ha organizzato delle audizioni parlamentari sulle uccisioni. Adesso teme per la sua sicurezza perché Duterte ha lanciato una campagna diffamatoria nei suoi confronti accusandola di traffico di droga, un’accusa tra le più pericolose di questi tempi nelle Filippine.

A metà agosto la polizia aveva indagando solo 22 casi di queste vittime della «guerra alla droga» mentre il totale delle persone uccise era già di 1.500. La Commissione per i diritti umani del parlamento filippino ha aperto una sua indagine, ma i numeri son tali per cui i lavori son ingolfati. Al contempo, numerose organizzazioni per i diritti umani sono state ostacolate nelle loro attività di ricerca e la situazione della sicurezza degli investigatori indipendenti è critica.

Tra i progressi degni di nota delle Filippine c’è (c’era?) anche la partecipazione alla Corte penale internazionale – che ha giurisdizione su crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità, ma non sul narcotraffico.

Le Filippine hanno firmato lo statuto nel 2000 e ratificato il Trattato di Roma nel 2011. In caso in cui i crimini di competenza della Corte siano sistematici e su vasta scala, e non vengano o non possano essere presi in carico dal sistema nazionale, il procuratore dell’Aia può esser attivato.

Nell’anno in cui le Nazioni Unite, in una sessione speciale dell’Assemblea generale sulle droghe, hanno sancito il passaggio alla promozione delle alternative al carcere per chi usa le sostanze e hanno iniziato a porsi il dubbio che la «guerra alla droga» crea violazioni di diritti umani, queste uccisioni di massa devono cessare.

Occorre inoltre che la Corte penale internazionale venga interessata formalmente al caso Filippine e che possano iniziare delle indagini indipendenti secondo i più alti standard della giustizia internazionale per individuare le responsabilità politiche e fattuali di questi crimini contro l’umanità.

L’Italia, che tanto ha fatto per l’istituzione della Corte, deve sostenere il lavoro delle organizzazioni non-governative che stanno lavorando a un dettagliato dossier su Duterte da inviare all’Aia.

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Aborto: dalla Polonia all’Irlanda, le donne lottano ancora per il controllo sui loro uteri

Luca Coscioni - Mer, 05/10/2016 - 12:27
Aborto: dalla Polonia all’Irlanda, le donne lottano ancora per il controllo sui loro uteriIl Fatto Quotidiano4 Ott 2016Nadia SommaAborto

In Europa le donne devono lottare ancora per difendere il diritto alla cittadinanza e difendersi dai controlli di Stato sui loro uteri e ovaie e da legislazioni che proibiscono le interruzioni volontarie di gravidanza, favoriscono l’aborto clandestino e mettono in pericolo la vita e la salute delle donne.

A Varsavia, Cracovia, Danzica e in altre città, le donne polacche (ma anche molti uomini) sono scese in piazza in diverse città, l’hanno chiamata la #CzarnyProtest: la protesta nera. E’ accaduto ieri. Hanno issato cartelli contro la proposta di legge promossa dalla maggioranza assoluta del partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski che vuole limitare l’attuale legge sull’aborto rendendolo illegale e punendo le donne che abortiscono fino a 5 anni di reclusione. Attualmente in Polonia è possibile abortire solo in caso di stupro o incesto, malformazioni del feto o problemi di salute delle donne, tutte condizioni che devono essere verificate da un procuratore. Se la legge del Pis sarà approvata, l’aborto sarà punito con cinque anni di carcere, senza alcuna eccezione. Addirittura si farebbero verifiche sugli aborti spontanei: una specie di moderna inquisizione contro le donne.

Il Parlamento polacco aveva discusso anche altre proposte di legge che ampliavano la possibilità di abortire ma sono state bocciatetutte tranne la proposta di legge ultraconservatrice. Si potrebbe anche sospettare che sia stata una risposta reazionaria, un gonfiar di muscoli nei confronti delle donne come a dire “non provate a chiedere di più o sarà peggio per voi”. Ma le donne polacche non ci sono state ed hanno indetto, insieme alla manifestazione, uno sciopero generale in ogni città della Polonia. Hanno affidato i bambini alla cura di mariti o nonni e incrociato le braccia, lavoratrici o casalinghe, ispirandosi allo sciopero indetto dalle donne islandesi che il 24 ottobre del 1975 paralizzarono il loro Paese per far assaggiare al governo che cosa significava l’astensione dal lavoro delle donne per rimarcare la loro appartenenza alla società e il pieno diritto di cittadinanza.

Dieci giorni fa anche le irlandesi sono scese in piazza a Dublino per difendere il diritto all’aborto. Il 24 settembre hanno protestato in 25mila, un numero significativo se raffrontato alla popolazione che conta 5 milioni di abitanti. Le irlandesi hanno chiesto che fosse abrogato l’8° emendamento della Costituzione, introdotto nel 1983, che equipara i diritti del feto a quelli della donna e punisce l’aborto con 14 anni di carcere consentendolo solo in caso di stupro e gravi anomalie del feto. Nell’ottobre del 2012 quella legge assurda, causò la morte di Savita Halappanavar che alla 17ma settimana di gravidanza arrivò con forti dolori addominali nella clinica Galway University. I medici attesero tre giorni per praticare un aborto che se fatto in tempo le avrebbe salvato la vita. Intervennero quando non sentirono più il battito del feto ma Savita morì di setticemia. La sua vicenda suscitò proteste a Londra e nel resto d’Europa.

--> Leggi anche l'articolo: "La lotta delle donne d'Irlanda, dove l'aborto è ancora tabù"

La Polonia, insieme alla Repubblica Irlandese e all’Irlanda del Nord (dove l’aborto è punito anche con l’ergastolo) è tra i Paesi con leggi più restrittive in tema di aborto ma anche nei Paesi dove le leggi sull’interruzione volontaria di gravidanza riconoscono l’autodeterminazione delle donne come l’Italia, la Francia e persino la Svezia, ci sono movimenti conservatori, di fatto una minoranza, che si oppongono alla libertà di scelta delle donne. In alcuni casi, come in Spagna, ci sono stati tentativi di ritoccare in senso restrittivo la legge sull’Ivg.

Nel dicembre del 2013, il governo Rajoy tentò di smantellare la vigente legge di Zapatero con la proposta di legge del ministro della Giustizia, Alberto Ruiz Gallardon, che avrebbe consentito l’aborto solo in caso di stupro o per salvaguardare la salute fisica o psichica delle donne. Il giro di vite venne contrastato dalla la forte reazione delle spagnole che col movimento IO Decido si mobilitarono difendendo la legge di Zapatero.

In Italia invece è stata adottata la strategia di svuotare la 194 con l’obiezione di coscienza che, consentita dalla stessa legge, è stata utilizzata come un cavallo di Troia per depotenziarla e renderla inefficace. In alcune regioni dove gli obiettori sono il 90% del personale medico abortire è diventato difficilissimo. Alle donne tocca ricorrere ancora all’aborto clandestino o con le pillole contro l’ulcera che provoca emorragie o andando all’estero ma il ministero della Salute continua a negare il problema. I cattolici e i conservatori non si limitano a depotenziare la 194 ma fanno resistenze persino sulla somministrazioni delle pillole non abortive come la cosiddetta pillola del giorno dopo e nel boicottaggio ci si mettono anche le farmacie.

--> Leggi anche : "Da un'Irlanda all'altra, i farmaci per l'aborto arrivano col drone"

L’ultima protesta di massa per difendere l’applicazione della 194 nel nostro Paese è del 2006 quando Usciamo dal silenzio portò nelle strade di Milano, duecentomila donne. La manifestazione prevista per il 26 novembre prossimo, potrebbe essere l’occasione per difendere oltre al diritto delle donne di vivere libere dalla violenza anche il diritto di scegliere la maternità o di abortire con cure e assistenza adeguate. Abbiamo tre begli esempi da seguire: quelli delle donne spagnole, irlandesi e polacche.

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