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Crisi/eterologa, Filomena Gallo: interventi immediati su accesso PMA per favorire nascite

Radicali Italiani - Mer, 01/10/2014 - 15:38
01/10/14

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il partito radicale

 

I dati presentati oggi a Roma da Censis e dalla fondazione Ibsa per cui l'Italia dall'inizio della crisi avrebbe perso oltre 62mila nuovi nato l'anno confermano un quadro allarmante che non ha solo cause economiche ma anche socio-culturali. Un Paese senza nuove generazioni è un Paese senza futuro. Le politiche per la famiglia sono inesistenti. Non ci sono garanzie e servizi adeguati. Il sistema welfare è svuotato.La crisi demografica è qualcosa di maggiore rispetto alla crisi economica. Se da un lato la precarietà economica disincentiva la formazione di nuove famiglie, dall'altro lato manca da troppo tempo una campagna di informazione e di azione da parte dello Stato sul fenomeno della natalità.  

E' fondamentale che nell'agenda politica siano previsti interventi immediati.

Il Governo deve necessariamente dare attenzione e risposte ai cittadini di un Paese con mutazioni sociali: meno legami sociali, ridefinizione del ruolo della famiglia, sempre tendente a diminuire i componenti, invecchiamento della popolazione, l'aumento della povertà, la necessità di integrazione con altre realtà culturali. Sono in gioco le libertà delle persone persone e diritti costituzionali rilevanti.Tra gli obiettivi urgenti oltre ai servizi occorre che sia garantito l'accesso alle cure  a 360° e siano rimossi gli ostacoli per l'accesso alle tecniche di PMA inserendo tutte le tecniche nei Livelli Essenziali di Assistenza, compresa l'eterologa, a cui sono favorevoli il 59% degli italiani (dati Ipso); evitare discriminazioni tra Regioni nel beneficio delle tecniche procreative. 

L'Italia è fanalino di coda dell'Unione Europea quanto a politiche familiari. In  media in Europa si spende il 2,2% del PIL per la politica familiare, mentre in Italia solo  l’1,2% del PIL è destinato alla famiglia ed ai figli; nei paesi scandinavi e dell’area tedesca  la quota di PIL destinata a sostenere le famiglie arriva al 3% (fonte Eurostat). 

Non  possiamo più  rimandare a domani un piano d'intervento immediato 

 

 

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Interventi immediati per diritto ad accesso completo alla PMA

Luca Coscioni - Mer, 01/10/2014 - 15:32
Interventi immediati per diritto ad accesso completo alla PMAFilomena Gallo1 Ott 2014

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente il partito radicale.  I dati presentati oggi a Roma da Censis e dalla fondazione Ibsa per cui l'Italia dall'inizio della crisi avrebbe perso oltre 62mila nuovi nato l'anno confermano un quadro allarmante che non ha solo cause economiche ma anche socio-culturali. Un Paese senza nuove generazioni è un Paese senza futuro. Le politiche per la famiglia sono inesistenti. Non ci sono garanzie e servizi adeguati. Il sistema welfare è svuotato.La crisi demografica è qualcosa di maggiore rispetto alla crisi economica. Se da un lato la precarietà economica disincentiva la formazione di nuove famiglie, dall'altro lato manca da troppo tempo una campagna di informazione e di azione da parte dello Stato sul fenomeno della natalità.  E' fondamentale che nell'agenda politica siano previsti interventi immediati.Il Governo deve necessariamente dare attenzione e risposte ai cittadini di un Paese con mutazioni sociali: meno legami sociali, ridefinizione del ruolo della famiglia, sempre tendente a diminuire i componenti, invecchiamento della popolazione, l'aumento della povertà, la necessità di integrazione con altre realtà culturali. Sono in gioco le libertà delle persone persone e diritti costituzionali rilevanti.Tra gli obiettivi urgenti oltre ai servizi occorre che sia garantito l'accesso alle cure  a 360° e siano rimossi gli ostacoli per l'accesso alle tecniche di PMA inserendo tutte le tecniche nei Livelli Essenziali di Assistenza, compresa l'eterologa, a cui sono favorevoli il 59% degli italiani (dati Ipso); evitare discriminazioni tra Regioni nel beneficio delle tecniche procreative. L'Italia è fanalino di coda dell'Unione Europea quanto a politiche familiari. In  media in Europa si spende il 2,2% del PIL per la politica familiare, mentre in Italia solo  l’1,2% del PIL è destinato alla famiglia ed ai figli; nei paesi scandinavi e dell’area tedesca  la quota di PIL destinata a sostenere le famiglie arriva al 3% (fonte Eurostat).  Non  possiamo più  rimandare a domani un piano d'intervento immediato 

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Mina Welby alla presentazione del libro "Una voce nel silenzio"

Luca Coscioni - Mer, 01/10/2014 - 15:29
Eutanasia

Mina Welby e Beppino Englaro intervengono alla presentazione del libro

"Una voce nel silenzio"

il 18 ottobre alle ore 18
a Orbetello (GR)

Auditorium Comunale "Giovanni Paolo II"
Via Mura di Levante

Data: Sabato, 18 Ottobre, 2014 - 18:00 to 20:30Città: Orbetello (GR)Indirizzo: Via Mura di Levante
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Torino si mobilita per l'eutanasia

Luca Coscioni - Mer, 01/10/2014 - 14:54
Torino si mobilita per l'eutanasiaGiulio Manfredi, Alessandro Frezzato1 Ott 2014

Cara amica, caro amico.

 

            Ci preme informarti, innanzitutto, che venerdì 12 settembre l’Associazione Luca Coscioni e l’Associazione radicale Adelaide Aglietta hanno manifestato davanti al Comune di Torino, aderendo alla mobilitazione nazionale promossa per richiedere che il Parlamento discuta finalmente la Proposta di Legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia e del testamento biologico, che anche tu hai sottoscritto. Per approfondimenti: http://www.eutanasialegale.it/

 

            Abbiamo approfittato della nostra presenza sotto il Comune per informare i cittadini residenti a Torino della possibilità di depositare il proprio testamento biologico, redatto in piena libertà, presso il “Registro dei testamenti biologici” tenuto dall’Ufficio Relazioni con il Pubblico (URP) del Comune di Torino. Per maggiori informazioni:

http://www.comune.torino.it/testamentobiologico/

 

            Sempre venerdì 12 settembre, come Associazioni Aglietta e Coscioni, abbiamo iniziato l’iter presso il Comune di Torino per la presentazione di una petizione comunale per richiedere al sindaco Piero Fassino di predisporre il Piano per l’eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA), per garantire la piena accessibilità a tutti i cittadini di tutti gli edifici pubblici e degli spazi urbani. L’istituzione del PEBA in ogni Comune era ed è previsto dalla legge n. 41 del 1986 (28 anni fa!), mai attuata; sulla mancata predisposizione dei  PEBA è in corso un’iniziativa nazionale dell’Associazione Luca Coscioni:

http://www.associazionelucacoscioni.it/campagna/barriere-architettoniche

 

            Per presentare la petizione comunale servono almeno 300 firme di cittadini residenti a Torino, da raccogliere su un apposito modulo fornito dagli uffici comunali. Non serve la presenza di un autenticatore; chiunque può raccogliere i dati e le firme presso amici, parenti, colleghi.

 

             Tu cosa puoi fare concretamente? 

- Puoi richiedere il modulo di raccolta firme inviando un mail a: info@associazioneaglietta.it; 

- puoi firmare la petizione ogni lunedì sera, presso la sede dell’Associazione Aglietta (Torino, via Botero n. 11/f, dalle 20:30 alle 22:30).

 

Raccoglieremo le firme sulla “petizione PEBA” anche a latere di questo evento:

http://www.associazioneaglietta.it/event/ucraina-europea-i-legami-politici-e-culturali-tra-lucraina-e-leuropa/

 

            Dacci una mano per garantire a tutti e a ciascuno il fondamentale diritto a una città accessibile!

 

            Cordiali saluti.

 

 

 

Giulio Manfredi                                           Alessandro Frezzato

            segretario Associazione Aglietta                        Consiglio Generale Ass. Luca Coscioni

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Cina: dal 2 ottobre una delegazione del Partito Radicale a Hong Kong per onorare lotta nonviolenta per democrazia e Stato di Diritto

Radicali Italiani - Mer, 01/10/2014 - 13:09
01/10/14

Da giovedì 2 ottobre una delegazione del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, sarà a Hong Kong per onorare la giornata mondiale della nonviolenza al fianco delle migliaia di cinesi che da mesi chiedono che Pechino rispetti gli obblighi assunti col ritorno dell'ex colonia britannica alla Repubblica popolare cinese: suffragio universale pieno e no ai veti sulle candidature. 

L'ex senatore Marco Perduca, rappresentante all'Onu del Partito, guida la delegazione che resterà sull'isola fino alla settimana prossima. Sono previsti frequenti collegamenti con Radio Radicale per aggiornare sulla mobilitazione in atto come, la' dove possibile, ‎brevi informazioni via twitter dall'account @perdukistan con hashtag #RadicalPartyHK. 

 

 

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Date dello sportello per il deposito del "Testamento Biologico"

Luca Coscioni - Mer, 01/10/2014 - 10:53
Date dello sportello per il deposito del "Testamento Biologico"Giuseppe Milan1 Ott 2014

           Deposito del proprio     "TESTAMEMTO BIOLOGICO"                                      

QUANDO: - martedì    7  ottobre     2014

                - mercoledi 12 novembre 2014

                - martedì     9  dicembre  2014 

      Dalle ore 17,30 alle  19,00 a Vicenza C.trà S. Faustino,10

                          C/o locali della Chiesa Metodista

Rivolto a:

maggiorennio vicentini e non solo, cittadini italiani e non solo.

Per maggiori informazioni: silvestri2010@libero.it tel.0444 303411

                                 www.metodistivicenza.org tel. 0444546579

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Relazione di Marco Cappato all'XI Congresso Coscioni

Luca Coscioni - Mer, 01/10/2014 - 09:38
Relazione di Marco Cappato all'XI Congresso Coscioni1 Ott 2014

RELAZIONE DI TESORERIA Ci sono due relazioni possibili: da un punto di vista "interno", nel minuzioso bilancio delle iscrizioni e delle risorse; da un punto di vista "esterno", su ciò che rappresentiamo per i cittadini, e che potenzialmente potremmo rappresentare. La sintesi potrebbe essere: una situazione solida sul piano interno, ma inadeguata se riferita all'unico soggetto politico che ha come mandato quello dell'affermazione della libertà della ricerca e delle libertà civili in Italia. UNA SITUAZIONE INTERNAMENTE SOLIDAPartiamo dall'interno, e dai punti deboli, che è bene mettere sempre in primo piano: - gli iscritti sono rimasti gli stessi dell'anno scorso (al momento poco più di 1.100)- il gettito del 5 per mille è calato da 200.000 a 185.000 euro- le riserve economiche (o patrimonio netto accumulato) sono esaurite. In realtà, ci sono elementi positivi non meno rilevanti:- nonostante il numero stazionario di iscritti, l'autofinanziamento negli ultimi due anni è aumentato da 130.000 euro del 2012 a oltre 200.000 euro del 2014, grazie sopratutto all'aumento dei contribuenti alla campagna per l'eutanasia legale; (grafico pagina 2 + grafico a pagina 6 che evidenzia l'aumento dei contributi. In particolare si tratta di persone nuove, infatti i nuovi donatori sono 1.129 il 49% del totale dei donatori)- nonostante il calo del 5 per mille (dovuto anche all'incremento delle associazioni che concorrono a questa fonte) le entrate complessive sono aumentate (grafico pag. 4); il 5 per mille non è più, dunque, la principale fonte di entrata dell'associazione- le riserve esaurite in realtà erano state accumulate proprio per il Congresso mondiale per la libertà di ricerca e per la campagna eutanasia: già dal 2014 torniamo in attivo; Altri dati utili per descrivere la nostra realtà:- recentemente, il Tesoriere del partito radicale ha chiuso il call center, che comunque incideva sempre meno sull'autofinanziamento: le entrate  ottenute attraverso il call center del partito erano passate dal 49% delle nostre entrate complessive di 10 anni fa all'11 % di oggi: - i dati delle persone presenti in indirizzario sono aumentati molto nel 2013 con la campagna eutanasia: +42% nel 2013 e + 7% nel 2014- è aumentata nettamente la presenza sulle reti sociali su internet: per quanto siano indicatori grezzi e approssimativi, i fan su Facebook sui nostri profili sono quintuplicati in due anni (da 40.000 a 218.000) i follower sugli account Twitter da 1.849 a 7.600. Personalmente non mi illudo che questi strumenti siano adeguati per creare una comunità di persone appassionate e militanti: sono strumenti necessari, ma non certo sufficienti; ad essi va accompagnato un lavoro di contatto diretto e di interazione sul quale abbiamo molti margini di miglioramento- i contatti del nuovo sito, dopo aver dovuto restituire www.lucacoscioni.it alla Presidente onoraria su sua richiesta, sono tornati in due anni al livello dei referendum sulla legge 40, con una media di 36.000 accessi mensili  IL SALTO DI QUALITA' ESTERNO CHE NON C'E STATOIl dato politicamente più rilevante rimane quello di un'associazione che non ha fatto un salto di qualità nelle iscrizioni, nonostante la condizione di monopolista involontario sui temi delle libertà civili. Questa considerazione ci collega all'analisi più generale fatta dal movimento radicale sul carattere profondamente antidemocratico e illegale del regime italiano ed in particolare del sistema dell'informazione. L'assenza di un vero confronto politico di fronte a milioni di telespettatori è la condizione indispensabile a quello che rimane dei partiti italiani per permettersi di ignorare quella stragrande maggioranza di cittadini e dei loro stessi elettori che sui temi della vita e dell'autodeterminazione individuale sono in sintonia con noi.Seppure non mi illuda che basti il sito o Facebook per superare questo problema, credo che la realtà che siamo abbia cominci ad aver raggiunto una dimensione e un'esperienza tali da sapere far tesoro del pochissimo di cui disponiamo per ottenere molto anche sul piano politico, cioè sul piano esterno.Certamente, con i nostri 1.100 iscritti, abbiamo raggiunto una parte minima degli scienziati italiani, o delle coppie inferiti, o delle persone disabili, o di quelle che chiedono l'eutanasia. Eppure, il "nostro" piccolo gruppo di scienziati ha svolto un ruolo importante su tutti principali dossier legati alla scienza: embrioni, stamani, ohm, sperimentazione animale; le "nostre coppie" sono state indispensabili per arrivare a Strasburgo, in Costa Rica o alla Corte Costituzionale; i "nostri" disabili hanno fatto condannare per la prima volta amministrazioni locali per le barriere architettoniche e, infine, se in Italia il dibattito sull'eutanasia non si è spento del tutto è grazie a quei casi che siamo riusciti a seguire ed aiutare.Ciò significa che, anche senza l'accesso ai canali di comunicazione di massa, abbiamo costruito, aumentando la quantità dei contatti diretti e la qualità del rapporto che abbiamo instaurato, una resistenza efficace contro leggi ingiuste. Non sarà di per sé sufficiente ad aprire la nuova stagione dei diritti civili che questo Congresso invoca, ma ne abbiamo costruito le premesse. L'ASSOCIAZIONE E IL PARTITO RADICALEIn questo contesto, l'iniziativa del tesoriere del Partito radicale e della Presidente onoraria dell'associazione Luca Coscioni contro i responsabili dell'associazione, a parte ogni altra considerazione, mi pare sintomo d scarsa comprensione per la realtà che siamo. Dirò solo dell'insinuazione dell'inesistenza di sedi operative, comunicata per iscritto dal tesoriere del Partito al Ministero. Ebbene, la legge richiede che le associazioni accreditate abbiano attività in almeno 20 provincie in 5 regioni. L'associazione ha realizzato e documentato attività in 20 provincie e 5 regioni, operando nel pieno rispetto delle legge. Il Ministero, nel dare attuazione alla legge, ha individuato il criterio dell'esistenza di "sedi" per dimostrare l'effettiva attività. Le nostre sedi (pubblicate sul sito) sono sedi militanti, dunque non sono direttamente a carico dell'associazione stessa, pur avendo noi attivato utenze telefoniche e esposto all'esterno il simbolo dell'associazione. Il Tesoriere del Partito radicale, invece, predilige una interpretazione restrittiva della legge, che se fosse applicata avrebbe come conseguenza che solo le associazioni del parastato italiano potrebbero essere riconosciute come associazioni "di promozione" sociale. Tale interpretazione, a mio avviso non solo è contraria alla legge, ma anche alla storia e natura militante del movimento radicale. L'ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI E PARTITO RADICALEL'azione del Tesoriere del Partito radicale contro il nostro operato è il frutto di una sottovalutazione politica sia del merito di ciò che facciamo sia del metodo che abbiamo dimostrato di attuare, anche a beneficio del partito radicale stesso. L'associazione ha vissuto enfatizzando proprio quegli aggettivi che caratterizzano il partito radicale: 1. transnazionale, 2. transnpartitico 3. nonviolento. in particolare, abbiamo impedito la completa cancellazione delle urgenze laiche e di libertà sul fronte dell'autodeterminazione inividuale e della ricerca scientifica, tra l'altro promuovendo cinque sessioni internazionali del Congresso mondiale per la libertà di ricerca, co-promosse dal partito radicale, ma totalmente finanziate dall'associazione stessa. Il coinvolgimento dei malati e degli scienziati nell'azione, spesso sfociata in vittoriosi ricorsi davanti a giurisdizioni nazionali e internazionali e in azioni di disobbedienza civile, ha dato corpo al connotato nonviolento espresso nel motto "dal copro dei malati al cuore della politica". Finora, la scelta del Tesoriere del Partito radicale è stata di ignorare completamente tale attività, segnalandosi per la propria assenza e introducendo un elemento di grave debolezza per tutti. L'associazione ha rappresentato un piccolo modello -perfettibilissimo e inadeguato quanto si vuole, di politica radicale anche rispetto alla regolarità delle nostre riunioni e congressi e alla pubblicità assoluta dei nostri atti, ben al di là degli obblighi di legge: bilanci, relazioni di tesoreria, quadro degli stipendi dei dipendenti. Il fatto che il valore di tale modello non solo non sia colto, ma sia nei fatti combattuto proprio dal Tesoriere del Partito radicale rappresenta un problema per il partito stesso molto più che per l'associazione Luca Coscioni. Ho iniziato parlando di una situazione internamente solida, ma esternamente inadeguata. Pur non avendo fatto breccia nell'opinione pubblica se non episodicamente, assieme a Filomena Gallo ci presentiamo a questo congresso convinti di all'associazione e alle nostre speranzeoffrire una condizione migliore rispetto a quella di una anno fa.

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Carceri: i risarcimenti ai detenuti e i rimedi per impedire i trattamenti inumani e degradanti sono un fallimento. Bernardini, porteremo le prove a Strasburgo

Radicali Italiani - Mar, 30/09/2014 - 18:47
30/09/14

Stasera a Radio Carcere (la trasmissione condotta da Riccardo Arena su Radio Radicale) la Segretaria di Radicali italiani, Rita Bernardini, parlerà dello stop ai ricorsi pronunciato dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per violazione dell'art. 3 della Convenzione (trattamenti inumani e degradanti).

Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, la Corte EDU nel respingere 19 ricorsi provenienti dall’Italia, ha dichiarato di “non avere prove per ritenere che il rimedio preventivo e quello compensativo introdotti dal governo con i decreti legge 146/2013 e 92/2014, non funzionino”. La Corte di Strasburgo ha inoltre deciso di mettere uno stop anche ai quasi 4.000 ricorsi ricevuti in questi anni dai detenuti delle carceri italiane.

“Come abbiamo già documentato al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa con il nostro dossier del 22 maggio (non consegnato per tempo ai delegati dalla burocrazia europea) – ha dichiarato la Segretaria di Radicali italiani, Rita Bernardini - proveremo che i rimedi previsti dal Governo italiano non solo sono umilianti per chi ha subito trattamenti equiparabili alla tortura, ma nemmeno funzionano per come è organizzata oggi la Magistratura di sorveglianza, inadeguata persino a rispondere alle istanze di ordinaria amministrazione avanzate dalla popolazione detenuta. Toccherà ancora una volta a noi e alle associazioni del mondo penitenziario armarsi di nonviolenza e di molta precisione e pazienza per impedire che la "peste italiana" della negazione di diritti umani fondamentali si diffonda anche in Europa. Lo faremo con i detenuti e le loro famiglie.”

 

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Articolo 18/Viale, Radicali: Soddisfazione anche se giunge con 14 anni di ritardo

Radicali Italiani - Mar, 30/09/2014 - 18:19
30/09/14

Soddisfazione per la svolta del PD sull'articolo 18 è stata espressa da Silvio Viale, presidente del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e consigliere comunale del PD a Torino, anche se giunge con 14 anni di ritardo.

Silvio Viale ha dichiarato:

"Abbiamo dovuto aspettare 14 anni per vedere riconosciute le nostre buone ragioni. Molte cose sarebbero state diverse se, nel 2000, il referendum radicale per abolire l'articolo 18 avesse avuto il quorum e non fosse stato boicottato da Silvio Berlusconi. Ironia della sorte, proprio lui che definì quei referendum "comunisti" assiste oggi alla sconfitta di Bersani e D'Alema, non per merito suo, ma grazie alla svolta di Matteo Renzi.

Anzi, con 14 anni di ritardo Renzi fa quello che Silvio Berlusconi aveva nel 2000 promesso di fare, dopo aver proclamato il boicottaggio del nostro referendum, e che poi non ha fatto."

 

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Di Carlo, Garante detenuti, Regione Abruzzo scelga Bernardini

Radicali Italiani - Mar, 30/09/2014 - 17:00
30/09/14

Dichiarazione di Alessio Di Carlo, segretario dell’Associazione Radicali Abruzzo:

Stamattina, il Presidente della Regione Luciano D'Alfonso, neo iscritto al Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, ha incontrato una delegazione radicale guidata da Marco Pannella e Rita Bernardini.

Nel corso dell'incontro è emersa, tra l'altro, la possibilità che l'ex deputata radicale – attuale segretaria di Radicali Italiani – assuma l'incarico di garante dei detenuti in Abruzzo.

Si tratterebbe di una designazione che farebbe onore al Consiglio Regionale abruzzese e che, soprattutto, garantirebbe alla popolazione carceraria della nostra regione la possibilità di poter contare sulla massima autorità esistente in campo nazionale, visto l'impegno che, da sempre, Bernardini profonde in materia di giustizia, legalità e di attenzione a tutta la realtà penitenziaria.

L'eventuale elezione della segretaria di Radicali Italiani, inoltre, costituirebbe un riconoscimento importante per l'Associazione Radicali Abruzzo che, sin dal 2009, ha spinto affinché venisse approvata la legge istitutiva del garante e che sempre, in questi anni, si è battuta affinché, dopo la legge, giunta nel lontano 2011, venisse formalizzata la designazione.

 

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«Sui giudici della Corte costituzionale il Parlamento dà cattivo spettacolo»

Luca Coscioni - Mar, 30/09/2014 - 15:13
«Sui giudici della Corte costituzionale il Parlamento dà cattivo spettacolo»Corriere della Sera30 Set 2014Sergio RizzoFecondazione eterologa

La Corte di giustizia europea. Poi l’Antitrust, per sette anni. Quindi altri nove alla Corte costituzionale che lascerà il 9 novembre, domenica: giusto una settimana prima del settantaduesimo compleanno. Ne ha viste abbastanza, il presidente della Consulta Giuseppe Tesauro, per non essere scandalizzato dalla durata di quella che chiama «la riflessione».

Tre mesi e mezzo per non riuscire ad eleggere due giudici costituzionali. Alla faccia della riflessione. 
«Vogliono riflettere molto? Benissimo. Ma si poteva fare anche con discrezione. Lo spettacolo che stanno dando in Parlamento si riverbera in modo molto negativo sull’immagine della Corte, come se fosse diventata terreno per scorribande politiche. Con il rischio di invischiare anche il presidente della Repubblica, che dovrà a sua volta nominare due di noi». 

 

 

Spettacolo indecente, ma quante volte l’abbiamo visto?
«Non in un momento come questo. La Corte è diventata oggetto di una retorica anti-istituzionale. Vittima di una cattiva e ingiusta considerazione, che va dai nostri compensi alle decisioni stesse della Consulta». 

La sentenza con cui avete decretato l’incostituzionalità dei tagli agli stipendi dei magistrati ha certo contribuito. 
«Lo so. Ma lì c’era in ballo il principio dell’eguaglianza tributaria. Se volevano aumentare il prelievo sulle retribuzioni più elevate dovevano farlo per tutti e non solo per i giudici». 

Ma perché mai il taglio della paga potrebbe compromettere l’indipendenza dei magistrati, com’è stato argomentato? 
«La costituzione americana prescrive l’intangibilità delle retribuzioni dei giudici della Corte suprema durante il loro incarico. Un organo che fa da contrappeso al governo va tutelato proprio rispetto al potere politico. Anche se comprendo che da noi questo dogma possa venire guardato male. Ci sono magistrati che fanno dell’indipendenza la sorella dell’irresponsabilità, vero. Resta il fatto che l’indipendenza è fondamentale». 

Come si concilia l’indipendenza con la provenienza politica di alcuni giudici? 
«Abbiamo avuto grandi giudici e grandi presidenti che erano stati politici. Ricordo per esempio Mauro Ferri. Il contributo di chi ha avuto esperienza in politica spesso è addirittura determinante». 

Berlusconi arrivò ad accusare la Consulta di essere egemonizzata dalla sinistra. 
«La verità è che il mondo politico soffre il ruolo della Corte, concepita per limitarne il potere e correggerne le intemperanze. E del resto i partiti tendono sempre a delegittimare qualunque istituzione indipendente. L’ho provato all’Antitrust». 

La sua busta paga? 
«Il nostro stipendio è rapportato a quello dei magistrati, in misura leggermente superiore. Pur non avendo l’obbligo di farlo, ci siamo adeguati alla logica dei tetti. Guadagno 12 mila e dispari netti al mese. Certo, se si considera la situazione del Paese siamo dei privilegiati. Ma, deve credermi, ci sono decisioni per cui non dormiamo la notte. Non si trascuri la funzione importantissima che ha la Consulta nel Paese. Se il tasso di civiltà giuridica è cresciuto, si deve alle decisioni della Corte. Pensiamo alle questioni dei diritti fondamentali come la sentenza sulle unioni delle persone dello stesso sesso, a cui abbiamo riconosciuto integralmente i diritti». 

Poi però il Parlamento non ha mai fatto la legge. 
«Ma il principio è stato affermato. Come sulla fecondazione eterologa. La legge 40 l’ha vietata, ma senza un fondamento giuridico costituzionale. Qui c’è in ballo il diritto decisivo a creare una famiglia con dei figli, riconosciuto con le adozioni e la fecondazione omologa: perché non dovrebbe esserlo anche con l’eterologa? L’abbiamo definita una libertà incoercibile, utilizzando la formula dell’“autodeterminazione” e non del “diritto”, come avrei preferito. Parlare di diritto urtava suscettibilità interne ed esterne. Senza contare che avrebbe portato al coinvolgimento immediato del Servizio sanitario nazionale». 

Lei è cattolico? 
«Lo sono. Faccio anche la comunione, sebbene non tutte le domeniche. Ma sono pure un giudice della Consulta. E mi dica che senso costituzionale c’è in un divieto del genere. È costituzionale una norma che spinge ad andare all’estero a spendere una fortuna per avere un figlio proprio? In tutta Europa la fondazione eterologa era vietata solo in Italia, Turchia e Lituania». 

Purtroppo non siamo avvezzi a guardare quello che succede in Europa. 
«Noi cerchiamo di farlo, come dimostrano le sentenze con le quali abbiamo recepito importanti decisioni della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo, per esempio sulla revisione dei processi non equi, e della Corte di giustizia di Lussemburgo. Il rapporto con le Corti internazionali è importantissimo, perché il prezzo che l’Italia paga per non osservare le direttive comunitarie è enorme». 

Talvolta si ha l’idea che la cosa non ci riguardi. 
«Sull’Europa abbiamo investito troppo poco, al contrario di altri. Pensi a Paesi come la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda, che si sono modernizzati grazie ai fondi di coesione. Loro stabiliscono ciò di cui hanno bisogno e si presentano con progetti seri e realizzabili. Noi invece andiamo con la mano aperta: dateci i soldi, poi si vedrà come utilizzarli. È un atteggiamento culturale generale che riguarda soprattutto il Sud, e lo dico da meridionale». 

Sotto accusa per il cattivo uso dei fondi europei ci sono le Regioni, pilastri di un apparato istituzionale sempre più confuso e inefficiente. 
«Posso dire che sul riparto delle competenze fra Stato e Regioni la Corte ha disperatamente cercato di trovare un equilibrio. L’ambiente, per esempio, è senza confini: e deve toccare allo Stato centrale. Idem la concorrenza». 

Il suo punto di vista sulla riforma di Matteo Renzi? 
«Ci sono cose buone e altre che possono essere migliorate. È una riforma che necessita di una sedimentazione maggiore. Il titolo V del 2001 fu fatto in una nottata e abbiamo visto il risultato. La logica del “purché si faccia” non può funzionare: l’articolazione delle competenze è questione troppo delicata». 

C’è chi dice che anziché le Province si dovevano abolire le Regioni. 
«Nell’idea dei costituenti c’erano anche le Regioni, ma non tante così. Una rivisitazione profonda delle autonomie locali è necessaria. Ma seria e meditata. Non fatta in fretta e furia sull’onda degli scandali di questo o quel consiglio regionale». 

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Video Bertolucci conferma che Roma non è accessibile. Marino nulla da dichiarare?

Luca Coscioni - Mar, 30/09/2014 - 15:00
Video Bertolucci conferma che Roma non è accessibile. Marino nulla da dichiarare?Alessandro Gerardi30 Set 2014Barriere architettoniche

Dichiarazione di Alessandro Gerardi, Consigliere Generale dell’Associazione Luca Coscioni

 

Il video "Scarpette rosse" girato dal regista Bernardo Bertolucci dimostra l'autentica via crucis che le persone disabili devono affrontare ogni giorno a causa della presenza delle barriere architettoniche sparse ovunque sul suolo capitolino che impediscono a chi soffre di ridotte capacità motorie di accedere agli spazi pubblici. Altro che città all'altezza delle grandi metropoli europee, ormai a Roma le persone diversamente abili vivono una situazione non più sostenibile, costrette a spostarsi da un luogo all'altro in modo non autonomo e dignitoso; una realtà che ci umilia agli occhi degli altri Paesi e rispetto alla quale la Giunta e il Sindaco Marino devono cominciare ad assumersi per intero tutte le loro responsabilità, visto e considerato che non più tardi di qualche mese fa - su iniziativa dell'Associazione Luca Coscioni - l'amministrazione capitolina è stata condannata per ben due volte per aver tenuto una comportamento discriminatorio nei confronti delle persone con disabilità motorie proprio a causa del mancato abbattimento delle barriere architettoniche. Ci appelliamo dunque al regista Bertolucci invitandolo a sostenere le battaglie giudiziarie che abbiamo promosso e intendiamo promuovere nei confronti di Roma Capitale per contrastare i comportamenti discriminatori posti in essere da questa amministrazione comunale nei confronti dei portatori di handicap.

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Eterologa, molte associazioni contro i paletti nelle linee guida e nelle scelte delle Regioni

Luca Coscioni - Mar, 30/09/2014 - 09:24
Eterologa, molte associazioni contro i paletti nelle linee guida e nelle scelte delle RegioniRepubblica.it30 Set 2014Sara FicocelliFecondazione eterologa

ROMA - La fecondazione eterologa, o meglio la donazione di gameti, consiste nell'utilizzo di ovociti e/o spermatozoi esterni alla coppia per un ciclo di procreazione assistita. Si tratta quindi di inseminazione intrauterina con seme di donatore, oppure di fecondazione assistita con ovociti e/o seme ottenuto da donatori. "In Italia  -  spiega l'embriologa Laura Rienzi, presidente Sierr (Società italiana embriologia riproduzione e ricerca) - la legge che regolamenta la procreazione medicalmente assistita (PMA), la Legge 40/2004, e quindi anche la donazione di gameti, prevede che l'accesso alla tecnica sia limitato a coppie infertili in età potenzialmente fertile, maggiorenni e di sesso diverso. Non possono quindi accedere alla donazione donne single oppure coppie dello stesso sesso".

I criteri di selezione dei donatori
La sentenza della Corte Costituzionale (162/2014) ha cancellato ora gli articoli della Legge 40 che vietavano l'utilizzo di gameti esterni alla coppia, reintroducendo in Italia questa possibilità. La differenza tra la tecnica omologa e quella eterologa è sostanzialmente legata alla presenza di un donatore: se da una parte non ci sono problemi tecnici e procedurali legati a tale approccio, sono invece necessarie linee guida per definire i criteri di selezione dei donatori e gli esami da effettuare per garantire la massima sicurezza per i riceventi e regolamentare il numero di bambini che possono nascere per ogni donatore (possibile solo con la costituzione di registri dei donatori). "In particolare - continua Rienzi - i donatori (siano essi di uova o di spermatozoi) devono essere selezionati e controllati sulla base dell'allegato III punto 3 della direttiva europea 17/2006/CE. In breve, la normativa richiede una precisa valutazione dell'idoneità del donatore, che comprende l'età, lo stato di salute e la storia clinica, lo screening completo delle malattie infettive e di specifiche mutazioni genetiche. Le Società scientifiche Italiane di ginecologia, embriologia e andrologia hanno stilato un documento condiviso per affrontare tutti questi aspetti".

Il fattore età: una discriminazione?
"Il documento della Conferenza delle Regioni  - spiega invece Antonino Guglielmino, direttore del centro U.M.R. di Catania, che cura una delle coppie che ha presentato i ricorsi sulla fecondazione eterologa - stabilisce l'età dei donatori maschili compresa tra 18 e 40, l'età delle donatrici tra 20 e 35, e l'età massima per le riceventi che non superi i 50 anni. La possibilità di avere l'eterologa con la copertura del Sistema sanitario pubblico è prevista fino a 43 anni. Le cellule riproduttive di un medesimo donatore non potranno determinare più di dieci nascite. Tale limite può essere derogato esclusivamente nei casi in cui una coppia, che abbia già avuto un figlio tramite procreazione assistita di tipo eterologo, intenda sottoporsi nuovamente a tale pratica utilizzando le cellule riproduttive del medesimo donatore".

Molte regioni fin dal 2004 hanno dunque emanato linee guida regionali sulla fecondazione assistita che prevedono a carico del servizio sanitario regionale le tecniche di Pma solo entro i 41 o 43 anni di età. Ma sia nelle linee guida nazionali sulla legge 40 che nella stessa legge non è previsto un limite di età. Questa tendenza è stata poi confermata anche per le linee guida sull'eterologa, prevedendo un limite massimo di 43 anni per la donna che accede alle tecniche. La motivazione addotta è che le risorse regionali sono scarse e bisogna garantire chi ha più chance.

"Ma di fatto  -  spiega l'avvocato Filomena Gallo, docente di Legislazione ed etica nelle biotecnologie in campo umano dell'università di Teramo - questo limite è incostituzionale perché discrimina in base alla gravità dello stato di infertilità e all'età, anche alla luce del fatto che la legge madre, tra i requisiti, prevede un'età potenzialmente fertile, non indicando quella definitiva, in considerazione del fatto che vi è differenza tra donna e donna. La discriminazione effettuata è insomma gravissima: proviamo a immaginare se trasferissimo questo limite e la relativa giustificazione alle altre patologie. Sarebbe come prevedere che un malato di cancro possa accedere alla chemio se ha meno di 50 anni altrimenti no, meglio risparmiare quei soldi pubblici. In materia di accesso alle cure, non possono essere utilizzati questi criteri giustificandoli con la mancanza di copertura economica, le cure devono essere accessibili a tutti". 

"Le linee guida comportano il grave e importante rischio di inserire solo apparentemente o parzialmente nei Lea la Pma eterologa  - spiega Giovanni La Sala, direttore di ostetricia e ginecologia dell'arcispedale S-Maria Nuova-IRCCS di Reggio Emilia, docente presso l'università di Modena e Reggio Emilia - poiché circa l'80-85% della domanda di eterologa è rappresentata da coppie che hanno bisogno di ovociti di donatrici e nelle quali le donne, in media tra i 42 e i 43 anni, hanno alle spalle diversi cicli di Pma omologa non andati a buon fine".

Se tre cicli non bastano
Il limite dell'età, inoltre, non è l'unico paletto: "Il Ssn  - continua Sala - copre i costi delle tecniche di Pma eterologa solo per un massimo di 3 cicli. Non è specificato se il limite dei 3 cicli vada riferito soltanto alle tecniche di Pma di II livello (fecondazione in vitro degli ovociti) o comprenda anche quelle di I livello (inseminazione degli spermatozoi nell'utero), e inoltre tale limite è del tutto arbitrario dal punto vista clinico-scientifico in quanto è ormai dimostrato che l'efficacia delle tecniche di Pma si riduce drasticamente non dopo 3 cicli, ma dopo 6. In altri termini, il Ssn è universalistico per la prima metà dell'impiego delle tecniche di Pma e diventa privatistico per la seconda metà".

La posizione delle associazioni
"Molte Regioni - spiega Federica Casadei, dell'associazione 'Cerco un Bimbo'  - fin dal 2004 hanno emanato linee guida regionali sulla fecondazione assistita che prevedono a carico del servizio sanitario regionale le tecniche di Pma solo entro i 41 o 43 anni di età. Questa previsione entra in contrasto sia nelle linee guida nazionali sulla legge 40 che nella stessa legge, dove non è previsto un limite di età. La tendenza è stata poi confermata anche per le linee guida sull'eterologa di alcune Regioni, che prevedono il limite massimo di 43 anni per la donna che accede alle tecniche".

Anche secondo Laura Pisano, dell'associazione 'L'altra cicogna', le cure devono essere accessibili a tutti: "I Lea, fermi al 2001, non includono sterilità e infertilità. Questo ritardo influenza anche le Regioni per le risorse disponibili, discriminando le coppie dove la donna ha più di 43 anni. In nessun Paese comunitario è previsto tale limite".

La diagnosi preimpianto per le coppie infertili e sterili è prevista dalla legge 40 (art. 14, c 5 art 6 e art 13), ed è applicabile nelle strutture pubbliche e private che risultano autorizzate ad applicare tecniche di fecondazione in vitro (Livello II e III). In Italia però essa non viene eseguita nelle strutture pubbliche, determinando un danno alle coppie che, per evitare un aborto, se portatrici di patologie genetiche, sono costrette a rivolgersi a strutture private. 

Nel 2012 l'associazione Luca Coscioni ha ottenuto che il Tribunale di Cagliari ordinasse al laboratorio di citogenetica dell'ospedale Microcitemico di Cagliari di eseguire l'indagine diagnostica preimpianto o di utilizzare strutture esterne a seguito della fecondazione in vitro della coppia infertile ricorrente. In Sardegna, quindi, le coppie possono effettuare diagnosi preimpianto, ma nelle altre Regioni spesso le strutture non sono predisposte per l'indagine. Un esempio per tutti la Lombardia: nonostante l'ospedale Mangiagalli sia pronto per partire con la tecnica, esso resta in attesa di una risposta dal ministero, come se ancora dovesse essere chiarita la liceità della tecnica.

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Città Metropolitana: Lista Civica, grande risultato: l'11 ottobre assemblea aperta

Radicali Italiani - Lun, 29/09/2014 - 19:32
29/09/14

Comunicato stampa dei candidati della Lista Civica Costituente per la partecipazione / La Città dei comuni

"Abbiamo ottenuto un grande risultato, che ha dimostrato - pur nelle condizioni di disinformazione e illegalità di queste elezioni - la grande forte domanda di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini e di tutti i Comuni. In particolare, l'affermazione della lista garantisce un ascolto attento e costante delle istanze che arriveranno anche dai Comuni più piccoli e dalle Liste civiche, che i grandi partiti avrebbero voluto marginalizzare in questa competizione.

Proprio per dare un seguito concreto di proposte, per fare dei nostri due eletti il terminale di un'azione collettiva e partecipata, abbiamo già convocato per la mattinata di Sabato 11 ottobre un incontro della Lista civica aperto a tutti i Consiglieri comunali e a tutti i cittadini per definire insieme gli obiettivi della Lista civica sia all'interno del Consiglio della Città metropolitana sia all'interno della Conferenza dei Sindaci."

 

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Caso Marrone/Manfredi, Radicali: giunta elezioni è giunta di ponzio pilato. Ennesimo caso di abdicazione della politica alla magistratura

Radicali Italiani - Lun, 29/09/2014 - 18:25
29/09/14

Dichiarazione di Giulio Manfredi Direzione Radicali Italiani, segretario Associazione radicale Adelaide Aglietta:

La convalida delle elezioni presso la Giunta delle Elezioni del Consiglio Regionale e l’eventuale ricorso di cittadini elettori (cosiddetta “azione popolare”) presso la magistratura ordinaria sono due procedimenti distinti, dotati di reciproca autonomia, non intercambiabili.

Nella seduta odierna, la Giunta delle Elezioni non poteva non decidere (lo deve fare a norma di Statuto e di Regolamento); oltretutto, aveva tutti gli elementi per farlo e il “caso Marrone” ci pare molto semplice e lineare; Maurizio Marrone non ha presentato a tempo debito (prima della presentazione della candidatura) le sue dimissioni da un ente partecipato dalla Regione e quindi decade dalla carica di consigliere per manifesta ineleggilibilità, ai sensi dell’art. 2 della legge 154/1981.

Sospendendo il suo giudizio in attesa della sentenza definitiva della magistratura, la Giunta delle Elezioni ha dimostrato di essere la Giunta di Ponzio Pilato, ha fornito l’ennesimo esempio di abdicazione della politica dai ruoli che le spettano a favore della magistratura, ha creato un grave precedente ed ha aperto il vaso di Pandora delle maldicenze, dei sospetti di accordo sottobanco e di intrallazzi vari.

Chiediamo al Presidente della Giunta delle Elezioni di dare disposizioni affinché siano pubblicati sul sito istituzionale del Consiglio regionale i verbali delle sedute (le sintesi, già disponibili, non sono sufficienti), affinché i cittadini possano conoscere le posizioni e i voti dei vari consiglieri all’interno della Giunta delle Elezioni.

 

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Pozzo Costa Molina2: Il testo dell'esposto consegnato alle Procure di Potenza e Lagonegro da Maurizio Bolognetti

Radicali Italiani - Lun, 29/09/2014 - 16:45
29/09/14

 

Procura della Repubblica di Potenza

Procura della Repubblica di Lagonegro

NOE (Nucleo Operativo Ecologico) Carabinieri POTENZA

 

ESPOSTO-DENUNCIAOggetto: Pozzo di reiniezione Costa Molina 2 e relativa condotta

Io sottoscritto Maurizio Bolognetti [...] in relazione al Pozzo di reiniezione Costa Molina2 ubicato in agro di Montemurro(PZ) e alla relativa condotta che porta le acque di produzione petrolifera al pozzo in oggetto e alle acque di c/da La Rossa, espongo quanto segue.

La Regione Basilicata con Determina Dirigenziale n. 75°/2001/D1010 del 5 settembre 2001 autorizzava “lo scarico nel sottosuolo delle acque derivanti dall’estrazione e separazione idrocarburi del Centro Olio di Val D’Agri(D.L.vo 152/99 art. 30 comma 3).”

Nella sopra citata determina è dato, tra l’altro, di poter leggere: “le acque da re-iniettare non potranno superare il quantitativo massimo annuo di un milioni di metri cubi, con portata giornaliera non superiore a metri cubi/giorno 3200, come risultante dal test di iniettività e dalla documentazione tecnica”.

Come viene spiegato in un documento prodotto da Eni spa, datato 26 agosto 2011 e pervenuto presso gli uffici del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata in data 1 settembre 2011, “le operazioni di re-iniezione delle acque di produzione nel pozzo di Costa Molina 2 sono iniziate nel giugno 2006” dopo un lungo iter autorizzativo.

“In corrispondenza delle aree attraversate dalla condotta di re-iniezione è attivo , a partire dal 2006, un programma di monitoraggio finalizzato alla verifica qualitativa delle acque sotterranee. Il monitoraggio, realizzato in contraddittorio con Arpab, avviene attraverso il prelievo con cadenza mensile di campioni di acqua di falda in corrispondenza di 7 piezometri e due sorgenti dislocati lungo il decorso della condotta stessa”.

In data 16 settembre 2010, l’Arpab comunicava alla Regione Basilicata, alla Provincia di Potenza e ai Comuni di Montemurro e Viggiano di aver riscontrato, nell’ambito del “Piano di monitoraggio delle acque sotterranee e di re-iniezione relative alle aree attraversate dalla condotta di re-iniezione del Pozzo Costa Molina 2”, un superamento delle CSC(Concentrazioni soglia di contaminazione) per il parametro ferro nei piezometri Pz5 e Pz7.

In data 28 febbraio 2011, l’Arpab comunicava agli Enti di cui sopra di aver riscontrato,  nell’ambito del già citato “Piano di monitoraggio”, un superamento delle CSC per il parametro idrocarburi in corrispondenza del piezometro Pz5.

La Regione Basilicata, a seguito della notifica dei superamenti da parte di Arpab, ai sensi dell’art. 244 del Dlgs 152/06, con nota protocollo n. 54596/75AA del 30 marzo 2011, chiedeva ad Eni la presentazione del Piano di caratterizzazione ai sensi dell’art. 242 del sopra citato decreto.

In data 13 dicembre 2011, Arpa Basilicata inviava all’Ufficio Prevenzione e Controllo del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata una nota avente per oggetto il “Piano di Caratterizzazione – convocazione conferenza di servizi del 13/12/2011” relativo alla condotta di re-iniezione pozzo Costa Molina 2.

Nella nota in oggetto l’Agenzia per l’Ambiente, tra l’altro, scrive: “Per quanto riguarda invece il piano di indagini proposto per la caratterizzazione, lo stesso non contiene elementi sufficienti per l’effettuazione di un’adeguata caratterizzazione dell’area interessata all’attraversamento della condotta. Si precisa, inoltre, che l’Ufficio riscontra superamenti delle CSC nei piezometri Pz2, Pz5 e PZ7; in particolare, ad oggi, si ritiene necessario l’esecuzione di almeno un sondaggio da attrezzare a piezometro speculare rispetto alla posizione della condotta e dei piezometri oggetto di superamento. Da detti piezometri andranno prelevati campioni delle matrici suolo/sottosuolo e acque sotterranee. I parametri da ricercare oltre a quelli previsti dall’elaborato saranno integrati per le matrici suolo/sottosuolo e acque sotterranee da Ipa, BTEXs e metalli. Si fa presente infine che dall’esame della documentazione risulta l’utilizzo di alcune sostanze pericolose immesse nella condotta di re-iniezione. Pertanto è necessario acquisire ulteriori e più approfondite informazioni  relative all’utilizzo e/o all’eventuale sostituzione di tali sostanze con altre non pericolose”.

In data 13 dicembre 2011, si tiene presso gli uffici del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata la Conferenza di Servizi per l’esame del piano di indagine per la caratterizzazione dell’area attraversata dalla condotta di re-iniezione al pozzo Costa Molina2, trasmesso dalla società Eni spa – Divisone Exploration & Production con nota protocollo 1973 del 26/08/2011, acquisita al protocollo della Giunta regionale n. 147004/75AA/AC/AB/AD in data 01/09/2011.

Nel verbale della Conferenza, tra l’altro, si legge: “La Regione, rilevato che il piano di monitoraggio delle acque sotterranee è di presidio alle attività di re-iniezione e prevede la rilevazione sia del ferro che degli idrocarburi, come sostanze dipendenti dalle attività esercitate ed oggetto di monitoraggio nelle stesse aree attraversate dalla condotta di reiniezione del pozzo Costa Molina 2, con nota protocollo n. 54596/75AA del 30/03/2011, ha chiesto all’Eni spa la presentazione del piano di caratterizzazione ai sensi dell’art. 242 del Dlgs 152/2006, anche al fine di accertare l’eventuale diversa origine del ferro secondo il “Protocollo Operativo per la definizione dei valori di fondo per le sostanze inorganiche nelle acque sotterranee” dell’ISPRA[…]Dopo ampia discussione la Conferenza prende atto dell’allegato parere dell’Arpab e rinvia la prosecuzione dell’esame in attesa di acquisire chiarimenti da parte dell’Arpab sui contenuti del parere inviato, sulla cui base l’Eni invierà la documentazione integrativa richiesta occorrente che tenga conto anche di quanto emerso in sede di discussione”.

In data 24 febbraio 2012, con  protocollo n. 000146, Arpab invia al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata una nota avente per oggetto “Verbale della Conferenza di servizi del 13/12/2011 – Richiesta chiarimenti”.

Nella nota in oggetto è dato, tra l’altro, leggere: “In riferimento all’oggetto, si precisa che il parere Arpab del 13/12/2011 protocollo n. 0011070 è da intendersi nel seguente modo:

che sia necessario integrare il piano di caratterizzazione prevedendo l’esecuzione di sondaggi da attrezzare a piezometro e da ubicare in corrispondenza dei punti Pz2, Pz5 e Pz7 dalla parte opposta della condotta; il set analitico dovrà essere integrato dai seguenti parametri: Ipa, BTEXs e metalli”.

In data 21 ottobre 2013, con nota protocollo 0009317, Arpab comunicava al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata “i risultati delle attività di controllo acque nel territorio interessato dal passaggio della condotta di re-iniezione Costa Molina 2 e di c.da La Rossa”.

In riferimento ai risultati “delle attività di controllo delle acque sotterranee lungo la condotta di reiniezione della acque derivanti dall’estrazione e separazione degli idrocarburi del Centro Oli Val d’Agri, mediate il pozzo Costa Molina 2 in agro di Montemurro”, l’Agenzia riferisce che il monitoraggio viene svolto in ottemperanza alle Delibere della Regione Basilicata D.D.75 F/2005/D/40 e D.D. 75 AB-2006/D656

L’Agenzia riferisce di aver riscontrato superamenti delle CSC per il parametro ferro nei mesi di mesi di Febbraio, Aprile e Maggio 2010, superamenti delle CSC per il parametro idrocarburi nel mese di ottobre 2010, superamenti delle CSC per il parametro ferro nel dicembre 2011 e superamento delle CSC per il parametro idrocarburi nel settembre 2011.

In data 22 ottobre 2013 viene convocata, presso gli Uffici del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata, una seconda Conferenza di servizi sull’Area attraversata dalla condotta di reiniezione al Pozzo Costa Molina2.

Nel verbale della Conferenza, tra l’altro, è dato leggere: “Nel settembre scorso sono apparse notizie di stampa circa la fuoriuscita di acque maleodoranti in c/da La Rossa nei pressi del pozzo Costa Molina 2, di cui non è stata chiarita l’interazione con le attività di reiniezione. In relazione al piano di monitoraggio della condotta di reiniezione nel verbale è dato leggere quanto segue: “l’Arpab con nota protocollo n. 1461 del 24/02/2012 ha chiarito che il proprio parere è da intendersi nel seguente modo: che eventuali variazioni al piano di monitoraggio debbano essere individuate a valle del procedimento ‘siti contaminati’ ai sensi del Dlgs 152/06; che sia necessario integrare il piano di caratterizzazione prevedendo l’esecuzione di sondaggi da attrezzare a piezometro e da ubicare in corrispondenza dei punti Pz2, Pz5 e Pz7 dalla parte opposta della condotta; su questi nuovi sondaggi/piezometri dovranno essere indagate le matrici ambientali suolo/sottosuolo e acque sotterranee; il set analitico dovrà essere integrato dai seguenti parametri Ipa, BTEXs e metalli.

Sempre in riferimento alle osservazioni formulate dall’Arpab, l’estensore del verbale in oggetto scrive: “In data 21 ottobre l’Arpab ha inviato il parere di competenza sulla documentazione all’ordine del giorno, in cui, ribadendo il precedente parere e il successivo chiarimento, evidenzia la carenza di definizione del modello geologico/idrogeologico, propedeutico, tra l’altro, all’ubicazione dei piezometri integrativi che dovranno essere realizzati con materiale atossico; l’inefficacia del prelievo della terza aliquota di campione della matrice acqua sotterranea con i tempi previsti dalle metodiche; il set dei parametri da indagare deve comprendere tutti i metalli previsti dalle tabelle I e II, parte V del DLGS 152/2006, nonché gli idrocarburi totali nell’acqua sotterranea, gli idrocarburi leggeri e gli idrocarburi pesanti nel suolo/sottosuolo”.

Sempre nel verbale in oggetto il Dipartimento ambiente invita l’Eni a chiarire “con opportune indagini se il fenomeno denunciato della fuoriuscita delle acque maleodoranti in c/da La Rossa sia connesso con le attività di reiniezione”.

Nel verbale emerge anche che l’Ufficio Ciclo dell’Acqua, con nota 136396/75AC del 12/08/2013, ha comunicato all’Eni, come di propria competenza, “di non poter procedere al rinnovo della richiesta di autorizzazione allo scarico in unità geologico profonde delle acque di strato tramite il pozzo di reiniezione Costa Molina[…]e che lo stesso Ufficio, con nota n. 0170778/75AC del 21/10/2013, evidenzia che il rinnovo dell’autorizzazione allo scarico in unità geologiche profonde delle acque di strato tramite il pozzo di reiniezione Costa Molina 2 ritenuto assentibile dell’Ufficio compatibilità ambientale, quale modifica non sostanziale al procedimento di AIA succitata, è da ritenersi in contrasto con il diniego di rinnovo dell’autorizzazione medesima esplicitato dall’Ufficio Ciclo dell’Acqua, quale Ufficio competente con la citata nota n. 136396/75AC del 12/08/2013”.

L’allegato G al Verbale della Conferenza di Servizi del 22 ottobre 2013 – Nel testo in oggetto, firmato dal dottor Francesco Ricciardi in qualità di responsabile dell’Ufficio Ciclo dell’Acqua, è dato tra l’altro leggere: “Le relazioni e gli allegati tecnici descrivono tutte le procedure e le operazioni tecniche afferenti ai processi di trattamento delle acque di processo, di mitigazione degli impatti e alle tipologie e modalità di monitoraggio, sia all’interno del Centro Oli di Viggiano che lungo le condotte di reiniezione fino alla testa del pozzo; tuttavia, da quanto esaminato, non si evince un resoconto di equivalente definizione e dettaglio: riguardo la descrizione delle caratteristiche geologiche precipue delle aree interessate dai processi di reiniezione, riguardo il procedimento stesso di reiniezione nelle unità geologiche profonde”.

Lo stesso ufficio afferma che i documenti prodotti dall’Eni sono carenti “riguardo eventuali scenari di rischio(pericolosità, vulneralibilità, elementi esposti naturali e antropici).”

Marzo 2014 – Nel documento inviato da Eni alla Regione Basilicata e intitolato “Integrazioni al Piano della Caratterizzazione ambientale ai sensi del Dlgs 152/2006”, alla voce composizione delle acque di processo, si apprende che nelle acque di strato trattate con additivi sono presenti: Ferro, Magnesio, Bario, Cadmio, Solfati, Cloruri, Idrocarburi, Benzene, Etelibenzene, Toluene, ecc.ecc.

Il 30 luglio 2014, la Regione Basilicata licenzia la delibera n. 960 avente per oggetto “Art. 242 del DlGS 152/2006 – Area attraversata dalla condotta di reiniezione al pozzo Costa Molina 2 – Autorizzazione Piano di Caratterizzazione”. Nella delibera in oggetto è tra l’altro dato leggere: “Visto l’allegato verbale della conferenza di servizi del 22/10/2013 in cui la conferenza, con il voto contrario del rappresentante dell’Ufficio ciclo dell’acqua[…]Ritiene che le osservazioni fatte dall’Ufficio ciclo dell’acqua non riguardano il presente procedimento ma che vanno affrontate in sede di autorizzazione delle attività di reiniezione”. Nello stesso si chiede all’Eni “di estendere le indagini al sito di fuoriuscita delle acque maleodoranti in c/da La Rossa e chiarirne l’eventuale connessione con le attività di reiniezione”.

La Regione, si legge nel documento, autorizza il Piano di caratterizzazione “alle condizioni e con le prescrizioni indicate nel verbale della Conferenza di servizio del 22 ottobre 2013” e nei pareri espressi dall’Arpab.

Ciò esposto e premesso, segnalo alle SS.LL quanto di mia conoscenza in merito alla vicenda del pozzo Costa Molina 2 e relativa condotta e all’inquinamento delle acque in c/da La Rossa in agro di Montemurro(PZ).

A partire dal 2009 ho ripetutamente chiesto che gli Enti preposti fornissero chiarimenti sull’ipotizzata rottura della incamiciatura del Pozzo Costa Molina 2, di cui si legge anche in un documento prodotto dalla Regione Basilicata, datato giugno 2010 e intitolato “Sorveglianza sanitaria delle popolazioni residenti nelle aree regionali di estrazione petrolifera”

Il 12 luglio 2012, la Regione Basilicata per rilasciarmi copia della documentazione attinente il Piano di Monitoraggio del pozzo Costa Molina 2  ha preteso il pagamento di € 37,18, in aperta violazione della Convenzione di Aarhus e del diritto di accesso all’ informazione ambientale.

Il 4 marzo 2014, la prof.ssa Albina Colella, docente di geologia c/o l'Unibas, da me intervistata per Radio Radicale afferma che da analisi effettuate su due polle d’acqua presenti in c/da La Rossa è emersa una forte contaminazione con presenza di idrocarburi, alluminio, manganese, bario, boro, sodio e sali cloruri. A poche decine di metri dal sito oggetto di indagine è presente, come detto, il pozzo di reiniezione dell'Eni denominato "Costa Molina 2". La composizione chimica delle acque fatte analizzare dalla prof.ssa Colella è tipica delle acque di produzione petrolifera.

L’11 marzo 2014 ho realizzato un servizio audio-video per conto di Radio Radicale. Nel video un allevatore di Montemurro(PZ), Pasquale, denuncia la morte di alcuni capi di allevamento a seguito dell’ingestione di acqua “contaminata da Bario, Boro, Idrocarburi e Alluminio”. L’azienda del sig. Pasquale, ubicata in c/da La Rossa in agro di Montemurro(PZ), è situata a poche centinaia di metri in linea d’aria dal Pozzo di re-iniezione Eni Costa Molina 2.

Il 12 marzo 2014, il quotidiano “La Nuova del Sud”, nel riferire della video-inchiesta, titola: “Alberi secchi e moria di ovicaprini dopo aver bevuto acqua piena di idrocarburi. I Misteriosi decessi di La Rossa”.

Il 22 agosto 2014, dalle pagine dell’”Eco di Basilicata”, l’Organizzazione Lucana Ambientalista chiede all’assessore all’Ambiente Aldo Berlinguer di sospendere l’iter  di autorizzazione delle attività di re-iniezione nel pozzo Costa Molina 2, che – sottolinea la Ola – l’assessore vorrebbe rilasciare nell’ambito dell’aggiornamento dell’Aia del COVA(Centro Oli Val D’Agri). 

Il 24 agosto 2014, il prof. Franco Ortolani pubblica una nota sul suo spazio facebook nella quale tra l’altro afferma: “È accertato che l'iniezione di fluidi ad alta pressione nel sottosuolo può causare sismicità; ne discende che non è una rassicurante idea iniettare fluidi in pressione sulle faglie attive della Val d'Agri. Come se niente fosse, in sinistra Agri è attivo il pozzo di reiniezione Costa Molina 2 e, come se non bastasse, Eni ha progettato l'attivazione di un altro pozzo di reiniezione (Monte Alpi 9 OR) in destra orografica sotto l'abitato di Grumento”.

Il 13 settembre 2014, presso l’hotel Kiris, sono stati illustrati i risultati scientifici definitivi dello studio realizzato dalla Prof. Albina Colella sulle acque anomale di contrada La Rossa in Agro di Montemurro (PZ). L’accurato studio prodotto dalla docente dell’Unibas ha dimostrato che le acque in oggetto sono di origine antropica e con caratteristiche affini alle acque di scarto petrolifero.

Sempre in relazione al pozzo Costa Molina 2, lo scrivente fa presente alle SS.LL che l’autorizzazione concessa dalla Regione Basilicata alla re-inizione delle acque di produzione petrolifera potrebbe essere stata rilasciata in aperta violazione della Delibera  del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento del 4 febbraio 1977.

Infatti nella sopra citata delibera leggiamo le seguenti prescrizioni/indicazioni: “lo scarico nel sottosuolo può essere adottato come mezzo di smaltimento di effluenti industriali solo nei casi in cui sia dimostrato che non esistono soluzioni alternative tecnicamente ed economicamente valide”. Nel testo si afferma inoltre che “deve essere accertata e debitamente documentata l'esistenza delle seguenti condizioni:

  • che trattasi di formazioni geologiche atte a ricevere gli effluenti, sicuramente isolate dalla superficie e dai serbatoi contenenti acqua dolce e/o altre risorse utili;
  • che dette formazioni siano situate in zone tettonicamente e sismicamente favorevoli;
  • che siano stati eseguiti tutti gli studi e le ricerche necessarie a garantire la sicurezza ecologica nel senso più lato;
  • che in fase di esecuzione gli impianti vengano costruiti con le migliori tecniche disponibili;
  • che in fase di gestione si garantisca un adeguato e continuo controllo delle operazioni di iniezione e dei loro effetti.
  • I pozzi di iniezione dovranno essere realizzati in modo da garantirne la perfetta tenuta nell'attraversamento degli strati soprastanti e della roccia di copertura, escludendo ogni discontinuità che possa permettere il riflusso degli effluenti iniettati verso gli orizzonti più elevati e verso la superficie.

A parere dello scrivente, ci potremmo trovare di fronte alla violazione di quasi tutte le sopra elencate prescrizioni/cautele/indicazioni. Di certo appare evidente che l’area in cui è ubicato il pozzo Costa Molina 2 è tutt’altro che “tettonicamente e simicamente favorevole”.

Il sottoscritto chiede alle SS. LL di verificare se in relazione ai fatti illustrati nel presente esposto-denuncia e inerenti la condotta di re-iniezione del pozzo Costa Molina 2 e le acque di c/da La Rossa in agro di Montemurro(PZ) siano state poste in essere tutte le iniziative necessarie ad interrompere l’inquinamento delle matrici ambientali con particolare riferimento alla matrice acqua. Chiede inoltre che si verifichi se l’autorizzazione alla re-iniezione delle acque di produzione petrolifera sia avvenuta nel rispetto della sopra citata Delibera del Comitato dei Ministri e nel rispetto di quel Principio di Precauzione recepito dal “Trattato di Mastricht” e dal nostro stesso legislatore.

Nei fatti così come esposti si potrebbe configurare il reato di disastro ambientale e di tentata strage.

Chiedo alle SS.LL di voler accertare se nelle circostanze e nei fatti esposti in narrativa siano ravvisabili fattispecie di reato penalmente rilevanti.

Chiedo altresì di essere informato, ai fini di una eventuale opposizione, nel caso di richiesta di archiviazione del presente atto da parte del PM.

Latronico, lì 22 settembre 2014

Maurizio Bolognetti

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Puntata del Maratoneta di sabato 27 settembre

Luca Coscioni - Lun, 29/09/2014 - 15:29
Puntata del Maratoneta di sabato 27 settembreradioradicale.it29 Set 2014Eutanasia

Sommario: riproduzione di alcuni interventi delle commissioni eutanasia e autodeterminazione e disabilità e salute dell'XI Congresso Coscioni, Marco Cappato, Carlo Troilo e Marcello Crivellini. Audizione nella V Commissione Regione Campania di due rappresentanti dell'Associazione Luca Coscioni sulle linee guida per la fecondazione eterologa. Partecipano in collegamento telefonico: Angela Cortese (Consigliere Regione Campania del PD) e Domenico Danza (direttore del "Centro Mediterraneo Medicina della Riproduzione" di Salerno).

Ascolta la registrazione

 

Il Maratoneta
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Osimo, i poliambulatori inaccessibili ai disabili motori

Luca Coscioni - Dom, 28/09/2014 - 10:44
Osimo, i poliambulatori inaccessibili ai disabili motori Il Resto del Carlino, Corriere Adriatico28 Set 2014Renato BiondiniBarriere architettoniche

 

 

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L' A.S.U.R., ad Osimo, discrimina i disabili, i poliambulatori non sono accessibili

Luca Coscioni - Sab, 27/09/2014 - 16:52
L' A.S.U.R., ad Osimo, discrimina i disabili, i poliambulatori non sono accessibili Renato Biondini27 Set 2014Barriere architettoniche

Ancona   27 settembre 2014

              Comunicato stampa  

                     

L’A.S.U.R., ad Osimo, discrimina i disabili,

i poliambulatori  non sono accessibili

 

Ancora una volta siamo costretti a intervenire e a denunciare il comportamento discriminatorio perpetrato da strutture della pubblica amministrazione  verso le persone con disabilità  e in particolare verso i disabili motori.

Parliamo dei poliambulatori ASUR  di Osimo, situati in piazza del Comune,  dove il servoscala, che dovrebbe servire ai disabili motori a  superare degli scalini per accedere ai poliambulatori, non funziona da diversi mesi, come è esplicitamente scritto in un biglietto posto in bella evidenza sul montascale stesso.

Il paradosso poi è che in questa struttura sanitaria ci sono, tra gli altri, anche i poliambulatori che si occupano di protesi e ausili per i disabili!

Ma i disabili come fanno a usufruire dei servizi sanitari, se viene loro impedito di accedere agli ambulatori?

Chiediamo a chi di dovere, di intervenire con urgenza, in caso contrario valuteremo la possibilità di tutelare i diritti e gli interessi delle persone con disabilità innanzi alle competenti sedi giudiziarie.

 

 

Renato Biondini  cellula di Ancona 

cell. 339 6035387   email     cellulacoscioniancona@gmail.com    http://www.associazionelucacoscioni.it/cellulaancona

Associazione Luca Coscioni, via di Torre Argentina, 76  Roma,
tel. 06 689 79 286, email  info@associazionelucacoscioni.it
posta certificata: associazionelucacoscioni@pec.it

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