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Divorzio e unioni civili, tra Camera e Senato

Divorzio Breve - Mar, 07/04/2015 - 17:30

Martedì 31 marzo è andata in onda in diretta la puntata a cura della Lega Italiana per il Divorzio Breve su Radio Radicale. Argomento, oltre al Divorzio Breve, il testo base sulle Unioni Civili. Ospiti in collegamento telefonico la senatrice Michela Montevecchi del M5s e l’onorevole Franco Vazio del PD LEGGI TUTTO 

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Categorie: Politica

Tortura: Bernardini,basta con la macelleria del diritto all'italiana. Bernardini prosegue sciopero della fame (oggi 34° giorno). Da mezzanotte Pannella in sciopero della sete

Radicali Italiani - Mar, 07/04/2015 - 15:09
07/04/15

Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani in merito alla sentenza della Corte dei Diritti umani di Strasburgo relativa ai fatti accaduti durante il G8 di Genova del 2001:

“Ancora una volta, e questa volta all'unanimità, i giudici della Corte di Strasburgo hanno affermato che la Repubblica italiana ha violato l'articolo 3 della convenzione sui diritti dell'uomo che sancisce che
"Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti". Lo stesso articolo per cui l'Italia era stata condannata nel gennaio del 2013 con la sentenza pilota Torreggiani.

Non solo la Corte di Strasburgo ha stabilito che quanto accaduto nella caserma Diaz di Genova deve essere considerato "tortura", ma nella sentenza i giudici sono andati oltre sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti è a causa dell'inadeguatezza delle leggi italiane che, quindi, devono essere cambiate.

Secondo la Corte, la mancata identificazione degli autori materiali dei maltrattamenti dipende in parte “dalla difficoltà oggettiva della procura a procedere a identificazioni certe, ma al tempo stesso dalla
mancanza di cooperazione da parte della polizia”. Nella sentenza si legge inoltre che la mancanza di determinati reati non permette allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da
parte delle forze dell'ordine. Come Radicali, nella scorsa legislatura, avevamo presentato delle proposte di legge per l'identificazione delle forze dell'ordine e, naturalmente, anche per l'introduzione del reato di tortura nel codice penale. Un'introduzione che osservi il dettato della Convenzione delle Nazioni unite sulla tortura del 1984 ratificata dall'Italia nell'88 e non il compromesso al ribasso adottato dal Senato che de-tipicizza il reato e arriva a imporre l'ergastolo se la “tortura” provoca la morte del torturato.

Invito i componenti della Commissione giustizia della Camera, oltre che naturalmente il Ministro Orlando, a leggere con attenzione le motivazioni della sentenza della Corte europea dei diritti umani sia per quanto riguarda la codifica del reato di tortura, tipico delle forze dell'ordine, sia, più in generale, per il modo con cui il nostro paese viola la propria legalità costituzionale e i propri obblighi internazionali. Per denunciare tutto ciò, e accompagnarlo con proposte concrete di riforma, continuo con il mio sciopero della fame al quale da oggi si unisce anche Marco Pannella con uno sciopero anche della sete.

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Categorie: Radicali

Tortura. Bernardini: Basta macelleria del diritto. Proseguo sciopero della fame, oggi 34° giorno. Da mezzanotte Pannella in sciopero della sete

Radicali Italiani - Mar, 07/04/2015 - 14:45
07/04/15

Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani in merito alla sentenza della Corte dei Diritti umani di Strasburgo relativa ai fatti accaduti durante il G8 di Genova del 2001:

“Ancora una volta, e questa volta all'unanimità, i giudici della Corte di Strasburgo hanno affermato che la Repubblica italiana ha violato l'articolo 3 della convenzione sui diritti dell'uomo che sancisce che: 'Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti'. Lo stesso articolo per cui l'Italia era stata condannata nel gennaio del 2013 con la sentenza pilota Torreggiani".

"Non solo la Corte di Strasburgo ha stabilito che quanto accaduto nella caserma Diaz di Genova deve essere considerato "tortura", ma nella sentenza i giudici sono andati oltre sostenendo che se i responsabili non sono mai stati puniti è a causa dell'inadeguatezza delle leggi italiane che, quindi, devono essere cambiate".

"Secondo la Corte, la mancata identificazione degli autori materiali dei maltrattamenti dipende in parte 'dalla difficoltà oggettiva della procura a procedere a identificazioni certe, ma al tempo stesso dalla mancanza di cooperazione da parte della polizia'. Nella sentenza si legge inoltre che la mancanza di determinati reati non permette allo Stato di prevenire efficacemente il ripetersi di possibili violenze da parte delle forze dell'ordine".

Come Radicali, nella scorsa legislatura, avevamo presentato delle proposte di legge per l'identificazione delle forze dell'ordine e, naturalmente, anche per l'introduzione del reato di tortura nel codice penale. Un'introduzione che osservi il dettato della Convenzione delle Nazioni unite sulla tortura del 1984 ratificata dall'Italia nell'88 e non il compromesso al ribasso adottato dal Senato che de-tipicizza il reato e arriva a imporre l'ergastolo se la 'tortura' provoca la morte del torturato. 

Invito i componenti della commissione Giustizia della Camera, oltre che naturalmente il ministro Orlando, a leggere con attenzione le motivazioni della sentenza della Corte europea dei diritti umani sia per quanto riguarda la codifica del reato di tortura, tipico delle forze dell'ordine, sia, più in generale, per il modo con cui il nostro paese viola la propria legalità costituzionale e i propri obblighi internazionali. Per denunciare tutto ciò, e accompagnarlo con proposte concrete di riforma, continuo con il mio sciopero della fame al quale da oggi si unisce anche Marco Pannella con uno sciopero anche della sete.

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Categorie: Radicali

Carceri: Rita Bernardini denuncia ennesimo suicidio e smantellamento dell’unico reparto di alta sicurezza che funzioni in Italia, quello del carcere Due Palazzi di Padova

Radicali Italiani - Mar, 07/04/2015 - 13:03
07/04/15

Dichiarazione di Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani:

"Giorno dopo giorno aumentano (purtroppo) le ragioni del mio sciopero della fame, giunto oggi al 34° giorno. Grazie alla rete di Ristretti Orizzonti sono venuta a conoscenza dell’ennesimo suicidio in carcere, il 14° dall’inizio dell’anno, avvenuto - come conferma il Dap - nel carcere di Piacenza. Una mattanza che non accenna a diminuire a causa delle condizioni inumane e degradanti di buona parte delle nostre prigioni".

"A questa tragedia umana, si aggiunge la notizia dello smantellamento dell’Alta Sicurezza del carcere Due Palazzi di Padova, uno dei pochi che funziona dal punto di vista del recupero sociale e civile dei detenuti. Lo smembramento dell’AS significa che decine di detenuti che lavorano acquisendo una professionalità o che studiano con profitto (alcuni dei quali sono universitari), verranno presi come pacchi e condotti in altri istituti perdendo così ogni speranza di futuro reinserimento e/o di recupero. Dal Dap, che conferma la notizia, mi si dice che l’operazione sarà fatta con la massima attenzione, che molti detenuti verranno de-classificati e che quindi rimarranno a Padova, che quelli che lavorano non saranno spostati e che, nel caso siano commessi errori, questi verranno successivamente rimediati".

"Fatto sta che c’è il forte rischio che il comma tre dell’articolo 27 della Costituzione - secondo il quale 'le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato' - diviene sempre più fantomatico, carta straccia nemmeno riciclabile che umilia lo Stato di diritto".

A tutti gli interessati alle ragioni dello sciopero della fame di Rita Bernardini segnaliamo il comunicato del 5 aprile scorso.

Categorie: Radicali

Puntata del Maratoneta di sabato 4 aprile 2015

Luca Coscioni - Mar, 07/04/2015 - 11:48
Puntata del Maratoneta di sabato 4 aprile 2015Radio Radicale4 Apr 2015Cellule staminali

Sommario della puntata: a che punto siamo in Parlamento con la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia; alla vigilia del convegno "Staminali e fecondazione assistita: evoluzione giurisprudenziale dei diritti della persona" ascoltiamo gli esperti; bando di servizio civile dell'Associazione Coscioni.

Conduce Valentina Stella con Matteo Mainardi

Intervengono: Luigi Manconi, senatore, Presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei Diritti Umani (PD); Michele De Luca, direttore del Centro di Medicina Rigenerativa e coordinatore della terapia genetica; Elena Paola Rampello, responsabile segreteria Associazione Luca Coscioni; Filomena Gallo, segretaria dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

Riascolta la puntata 

Il Maratoneta
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Carceri e giustizia: Bernardini, i dati aggiornati al 31 marzo preoccupano i Radicali

Radicali Italiani - Dom, 05/04/2015 - 18:24
05/04/15

Dichiarazione di Rita Bernardini, Segretaria di Radicali italiani, giunta oggi al 32esimo giorno di sciopero della fame:

Secondo i dati diffusi dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria al 31 marzo 2015 i detenuti presenti nei 200 istituti penitenziari italiani sono 54.122 e tornano a risalire dopo gli effetti dovuti ai vari provvedimenti “svuotacarceri” e, soprattutto, alla sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi che equiparava le sostanze stupefacenti leggere (hashish e marijuana) a quelle pesanti (eroina, cocaina).

I detenuti in attesa di giudizio sono 19.799 pari al 27,6% (erano il 43% il 30 novembre 2010) mentre coloro che scontano una pena carceraria definitiva sono il 63,4%. Su questo fronte si registra dunque un deciso miglioramento visto che fino a poco tempo fa eravamo ben oltre il 40%. Preoccupa la grande quantità di detenuti in attesa di primo giudizio, che sono quasi diecimila: 9.504 per l’esattezza. I detenuti stranieri sono 17.617 pari al 32,5% del totale (il 30 novembre 2010 erano il 37%).

Quanto al sovraffollamento, ci sono ben 58 carceri con un sovraffollamento superiore al 130% (tenendo conto delle sezioni chiuse). Si va dal 200% della Casa Circondariale di Udine (164 detenuti in 82 posti effettivi), al 199% del carcere di Busto Arsizio (303 detenuti in 145 posti effettivi), al 196% del carcere di Latina (149 detenuti in 76 posti). Quanto ai grandi istituti penitenziari, a Milano-San Vittore si registra un sovraffollamento del 182% (963 detenuti in 530 posti effettivi), a Roma-Regina Coeli del 178%, a Verona Montorio del 176% (608 detenuti in 345 posti), a Padova-2 Palazzi del 169% (738 detenuti in 436 posti), a Lecce-Nuovo complesso del 163,5% (1.017 detenuti in 622 posti), a Napoli Secondigliano del 153% (1.353 detenuti in 886 posti), a Bologna-Dozza del 150% (734 detenuti in 489 posti), a Milano-Opera del 146% (1.303 detenuti in 893 posti).

Quel che preoccupa, e quindi come radicali ci “occupa” di più, sono i tanti detenuti che si trovano ancora in carcere perché non hanno potuto rivedere al ribasso la pena che è stata loro comminata in base ai vecchi minimi e massimi edittali della legge Fini/Giovanardi che andavano dai 6 ai 20 anni senza fare distinzione fra droghe pesanti e droghe leggere mentre, dopo la dichiarazione di incostituzionalità per i derivati della cannabis, si è passati a pene edittali che vanno dai 2 ai 6 anni.

Ma c’è di più. Nelle carceri i detenuti che lavorano sono solo il 20% e fanno lavori saltuari e per niente spendibili una volta finita la prigionia; in molti sono afflitti da gravi malattie e non sono curati come è loro diritto, tantissimi sono illegalmente ristretti in istituti lontano dalle famiglie e dagli affetti. Gli educatori sono insufficienti e non riescono a chiudere per tempo le relazioni di sintesi per l’accesso alle misure alternative, per non parlare della carenza di psicologi che si riflette drammaticamente su una popolazione detenuta che per il 30% è formata da tossicodipendenti e per il 20% da casi di sofferenza psichiatrica.

Alla base del mio sciopero della fame per l’amnistia e l’indulto, come aveva chiesto alle camere con il suo messaggio costituzionale il Presidente Emerito Napolitano, c’è innanzi tutto, oltre alla condizione di illegalità delle carceri, la débâcle della giustizia irragionevolmente e incostituzionalmente lunga. È stato il magistrato Mario Barbuto a dirci pochi giorni fa che i procedimenti penali pendenti sono ben 4.600.000: una montagna mostruosa che blocca l’amministrazione della giustizia.

Infine - e concludo sul tema dell’informazione - come mai nessun grande mezzo di informazione (inclusi i giornali) ha detto che la Direzione Nazionale Antimafia, nella sua recente relazione annuale, si è espressa categoricamente per la depenalizzazione dei derivati della cannabis? E ancora, perché nessun mass-media ha detto una parola sul fatto che il Governo ha fatto decadere, non esercitando la delega, il provvedimento che prevedeva la detenzione domiciliare come pena principale che avrebbe potuto essere comminata per reati puniti nel massimo edittale fino a 5 anni? Timori elettorali filo-leghisti?

Categorie: Radicali

La cellula Coscioni di Ancona è con Max Fanelli

Luca Coscioni - Sab, 04/04/2015 - 16:12
La cellula Coscioni di Ancona è con Max Fanelli4 Apr 2015Renato BiondiniEutanasia AllegatoDimensione RenatoBiondini04042015.jpg158.84 KB
Categorie: Radicali

Bolognetti: l’impossibile coesistenza tra attività estrattive e tutela del territorio e della salute

Radicali Italiani - Sab, 04/04/2015 - 12:06
04/04/15

Articolo di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani, pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 3 aprile 2015:

Qualcuno in questi mesi ha scoperto l’acqua calda: le attività minerarie in quel di Corleto Perticara hanno determinato una contaminazione delle matrici ambientali.

Peccato che molte di queste situazioni di inquinamento risalgano a un passato non remoto, che è stato convenientemente rimosso e spazzato sotto un tappeto di silenzio, omertà e conoscenza negata. A Corleto Perticara, oggi enclave petrolifera Total in Basilicata, ahinoi, non ci sono solo le migliaia di metri cubi di fanghi stoccati in c/da Serra Dievolo, ma anche numerosi siti inquinati di cui negli anni si è persa traccia e memoria. Situazioni d’inquinamento denunciate dall’Eni nel 2001. I nomi dei siti sono esotici; ciò che a volte emerge dalla lettura dei piani di caratterizzazione è inquietante. Da Tempa la Manara a Gorgoglione, da Tempa d’Emma 1 St e Ter, passando per Tempa Rossa 2, 1 dir, 1 dir ter e Perticara 1, proverò a tratteggiare una storia di veleni dimenticati per rinfrescare la memoria a coloro che continuano a venderci un sogno petrolifero tramutatosi inevitabilmente in incubo. Purtroppo nulla è dato sapere del profilo del Pozzo “Tempa Rossa 2”, trivellato a scopo esplorativo nel 1991; sul sito dell’Unmig esso è infatti classificato come non disponibile. Quel che invece sappiamo è che il 6 aprile 2001 gli uffici di Viale Verrastro protocollano una denuncia di inquinamento, inviata da Eni Spa – Divisione Agip, che ha detenuto la concessione prima che la stessa fosse ceduta alla Total. Nella missiva, firmata dall’allora responsabile del distretto Giancarlo Vacchelli, è dato leggere che l’Eni “intende attivare le procedure per gli interventi di messa in sicurezza d’emergenza, di bonifica e di ripristino ambientale, nel sito denominato “Pozzo Tempa Rossa 2”. Il responsabile del Distretto precisa che la situazione di potenziale inquinamento è antecedente all’entrata in vigore del “Decreto Ronchi”, e cioè antecedente al 1997. Il 30 settembre 2011, il Comune di Corleto Perticara trasmette al Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata, alla Asp, alla Provincia e ad Arpab la Determina Dirigenziale n. 150, avente per oggetto il Piano di caratterizzazione del sito “Area Pozzo Tempa Rossa 2”, redatto da Total il 6 giugno 2011. In realtà, sul fatto che Eni abbia dato corso agli interventi di Mise ci sono seri dubbi. Nel sopra citato Piano, infatti, si afferma che “dalle informazioni a disposizione non è noto quali attività siano state effettivamente realizzate” dopo la comunicazione dell’aprile 2001. Ma le sorprese non finiscono qua se consideriamo che Total riferisce di “una serie di vasche interrate utilizzate per la gestione dei fanghi probabilmente non impermeabilizzate”. Comunque sia, a confermare che l’inquinamento denunciato nel 2001 - e probabilmente prodottosi all’inizio degli anni ’90 - fosse tutt’altro che presunto, è la “Relazione Tecnica Integrativa Scavi di Decontaminazione” del piazzale “Tempa Rossa 2”, prodotta da Total il 3 aprile del 2013, nella quale si legge di interventi di Messa in sicurezza effettuati dopo aver riscontrato il superamento “del parametro idrocarburi pesanti in alcuni campioni di terreno della matrice suolo profondo prelevati nel corso delle indagini di caratterizzazione”. La partita ad oggi è tutt’altro che chiusa e la definitiva bonifica non è stata ancora completata. A confermarlo è la stessa Total che afferma che la seconda fase di Mise non ha consentito la “rimozione della sorgente secondaria di contaminazione rappresentata da terreno contaminato da idrocarburi” e propone di redigere un’Analisi di Rischio sito specifica(Adr) per procedere a “una valutazione quantitativa dei rischi per la salute umana connessi alla presenza di inquinanti nelle matrici ambientali”. Nel darvi appuntamento alla seconda puntata, verrebbe da chiedere all’ineffabile signor Innocenzo Titone, e a tutti gli sponsor palesi e occulti delle petrolobby che hanno invaso le nostre valli, se siano davvero convinti che le attività estrattive possano coesistere con l’agricoltura, la tutela della salute umana e dell’ambiente. A lor signori, che con impareggiabile faccia tosta declinano bugie su bugie, ricordo una volta di più che nel 2000 la Commissione Bicamerale sul ciclo dei rifiuti riferiva della presenza in Basilicata di oltre 400 siti inquinati dalle attività di ricerca, estrazione e coltivazione idrocarburi.

Approfondimenti

Gazzetta del Mezzogiorno (ed. lucana), 3 aprile 2015

Comunicazione Eni aprile 2001

Relazione integrativa Total aprile 2013

Categorie: Radicali

Liberate la ricerca sulle cellule staminali

Luca Coscioni - Sab, 04/04/2015 - 09:58
Liberate la ricerca sulle cellule staminaliLeft Avvenimenti4 Apr 2015Filomena Gallo Cellule staminali

“L’embrione è un essere umano, il malato no”: questo lo slogan stampato su centinaia di palloncini dell’Associazione Luca Coscioni e dei radicali che il 9 luglio 2003 facevano da cornice ad una staffetta oratoria di oltre cinque ore con interventi di professori, politici e malati davanti l’aula del Senato mentre la Commissione Igiene e Sanità era chiamata a discutere il decreto legge sulla fecondazione medicalmente assistita, già approvato dalla Camera. Sappiamo tutti come è andata a finire: la legge 40 del 2004 vieta all’art. 13 “qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano. 2. La ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative”. La Legge 40 inoltre punisce con la reclusione da due a sei anni (più aggravanti) e multa da 50.000 a 150.000 euro , oltre che con la sospensione da uno a tre anni dall'esercizio professionale gli scienziati che realizzino, tra le altre cose "qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano" e "interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo" anche ai soli fini di ricerca.

Così sono svanite le speranze di Luca Coscioni che ha combattuto per sperimentazione sulle cellule staminali e sulla clonazione terapeutica. Era costretto da una terribile malattia, la sclerosi laterale amiotrofica, a non esprimersi che tramite il sintetizzatore elettronico di un computer. Ciò non gli ha mai impedito di pronunciare parole dure contro l’inattività della politica su temi come la libertà di ricerca scientifica: “Penso che la mia presenza possa essere il segno tangibile che la religione della libertà e la scienza possano restituire vita e dignità anche a chi, come me, è stato colpito da una malattia gravemente invalidante e inguaribile. C’era un tempo per i miracoli della fede. C’è un tempo per i miracoli della Scienza. Un giorno il mio medico potrà, lo spero, dirmi: “Prova ad alzarti, perché forse cammini”. Ma non ho molto tempo, non abbiamo molto tempo”. Il tempo è scaduto per Luca Coscioni morto nel 2006 dopo aver rifiutato la tracheotomia; ma potremmo essere ancora in tempo per aiutare altri come Luca. La ricerca scientifica sulle cellule staminali è importante, tanto è vero che grazie alle embrionali siamo giunti a  molti dei risultati oggi ottenuti sulle staminali adulte; infatti, per trovare cure contro malattie che in Italia colpiscono milioni di persone sono importanti i risultati di ogni tipo di ricerca condotta in modo serio e rigoroso: sulle staminali adulte, sulle staminali embrionali, sulle staminali riprogrammate e sulle staminali ottenute con le tecniche di trasferimento del nucleo cellulare (cosiddetta "clonazione terapeutica"). Purtroppo i laboratori italiani sono costretti a importare linee di cellule staminali embrionali dall'estero: una ipocrisia tutta italiana. La Corte costituzionale a breve deciderà sulla ricerca sugli embrioni e l'accesso alla fecondazione assistita di pazienti non sterili ma portatori di patologie genetiche (quest’ultimo divieto previsto sempre dalla legge 40 sarà esaminato il prossimo 14 aprile). Qualunque sia la decisione della Corte, il Parlamento italiano potrebbe in ogni caso intervenire per rimuovere i divieti che danneggiano la ricerca e la salute. Perché non si attiva in tal senso? Come possiamo intervenire affinché la coscienza politica si adegui alla coscienza civile e scientifica di migliaia di persone e ricercatori? Ne discuteremo al convegno “2004 - 2015  / Legge 40/04 "Staminali e fecondazione assistita: evoluzione giurisprudenziale dei diritti della persona", organizzato dall’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, soggetto costituente il Partito radicale (8 aprile 2015 - 9:00-14:30 Palazzo Giustiniani, Sala Zuccari, Via della Dogana Vecchia 29, Roma. Tutte le info su www.associazionelucacoscioni.it).  

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Fisco e parafisco dell’energia nell’era del petrolio a buon mercato

Radicali Italiani - Ven, 03/04/2015 - 19:20
03/04/15

Imposte sui redditi, imposte sui consumi e sui comportamenti  ( * pubblicato a firma di Michele Governatori sul periodico Qualenergia, n° 1 2015)

L’Italia tassa i redditi (quelli noti al fisco, s’intende) più della media UE. Questo vuol dire che un cittadino o un’azienda onesti hanno meno interesse ad aver successo economico in Italia che altrove. E infatti in un contesto europeo integrato è sempre più verosimile che un giovane professionista o imprenditore sicuri del proprio potenziale decidano di andarsene. Così come è sempre più probabile che una persona di reddito medio-alto decida di andare a vivere fuori dal Lazio per non pagare l’addizionale record d’Italia (e un punto secco in più nel 2015: i residenti l’avranno notato con lo stipendio di gennaio).

Ma qual è l’alternativa a un’aspra tassazione dei redditi? Già nel 2011 la Banca d’Italia (con un documento a firma del poi sottosegretario Vieri Ceriani reperibile sul sito della Banca) consigliava al Governo di rivedere la tassazione spostandone una parte ulteriore dai redditi ai consumi, e lo stesso faceva sempre nel 2011 la BCE in una delle sue richieste nella famosa lettera al Governo Berlusconi.

Anche tassare i consumi, naturalmente, ha le sue controindicazioni. In particolare, è distorsivo tra le categorie di beni assoggettate a diverse aliquote d’imposta. Ma l’effetto finale torna positivo se le distorsioni indotte dall’imposta al consumo ne bilanciano altre già esistenti, per esempio perché correggono esternalità ambientali. Per questo, se ben bilanciate, le imposte “ambientali” sui consumi possono essere un’ottima soluzione per introdurre segnali virtuosi in modo non troppo dirigista e nello stesso tempo permettere di alleggerire il peso sui redditi. Con il risultato di dare più potere d’acquisto a chi abbia voglia di mutare i propri comportamenti.

Imposte ambientali: cosa manca per renderle ecologiche (ed efficienti)

Appartengono alla definizione di imposte ambientali, per esempio, le accise su prodotti energetici il cui consumo provoca effetti negativi all’ecosistema. Peccato che, in Italia e non solo, esse vengano applicate in molti casi con modalità controproducenti dal punto di vista ecologico. Il caso più clamoroso è quello delle accise sui combustibili che vedono forti sconti proprio per i consumatori più intensivi: quelli per i quali il prezzo è più critico per attivare investimenti in efficienza nei consumi. Una persona comune che fa un pieno di gasolio da 50 litri paga per la stessa quantità oltre 10 Euro più di un TIR, per esempio. Cioè sussidia i tubi di scappamento più grossi. L’accisa diventa quindi un’imposta assai poco ambientale, che anzi si trasforma in uno dei sussidi dannosi all’ambiente secondo la classificazione dell’OCSE, e che l’OCSE stessa con la sua Environmental Performance Review del 2013 ha raccomandato al Governo italiano di eliminare.

La necessità di una revisione in chiave ecologica della fiscalità del resto è anche nella legge italiana. La prevede la delega fiscale del marzo 2014 all’articolo 15. Peccato che la norma subordini la revisione all’approvazione della nuova direttiva UE sulla tassazione dei prodotti energetici, che la neonata Commissione di Schultz ha messo fuori dall’agenda. Così l’obbligatorietà della riforma italiana è bloccata, a meno che non passi una proposta di modifica alla delega fiscale come quella di Legambiente e Radicali Italiani nell’iniziativa #menoinquinomenopago, già presentata alla Camera con prima firma dell’on. Oreste Pastorelli e firme aggiuntive di una quindicina di deputati.

Il legame tra sistema fiscale e sussidi, in particolare legati all’energia, è evidente, se è vero che uno sconto d’imposta genera un vantaggio competitivo quanto un sussidio. La riforma ecologica del fisco quindi deve avvenire insieme a una revisione di tutti i sussidi, in modo che l’effetto complessivo sia di internalizzare i costi esterni oltre che di perseguire la trasparenza fiscale. E non solo: bisogna mettere mano anche al sistema della parafiscalità delle bollette, dove si annidano sussidi ai grandi consumatori e a quelli più intensivi che sono più l’esito stratificato di singoli interventi di aiuto, e conseguenti reazioni, che di una visione lineare. Un caso emblematico della guerra nei sussidi dell’energia è stata la prevedibile reazione di settori energy intensive non manifatturieri a una delle norme di sconto politico sul prezzo che avvantaggiava solo i loro omologhi manifatturieri.

Il governo Renzi ha iniziato a metter mano al sistema dei trasferimenti tra categorie di consumatori delle bollette, ma non ancora nel modo più coerente e radicale, che è quello di far pagare il costo totale dell’energia (esternalità e oneri di sistema diretti inclusi) senza alcun sussidio incrociato. Coerente anche con il primo punto della Strategia Energetica Nazionale che reca l’obiettivo dell’efficienza energetica.

Riflettiamoci: come si fa a consumare in modo efficiente una risorsa di cui si paga un prezzo politico diverso dal costo pieno?

I sussidi alle fonti fossili di energia e la loro interazione con quelli alle fonti rinnovabili

Come hanno scritto Alberto Saravalle e Carlo Stagnaro il 21 gennaio sull’Huffington Post, gran parte dei sussidi da eliminare nell’energia sono quelli alle fonti fossili, che una volta tolti possono comportare possibilità di alleggerimento anche di quelli alle fonti rinnovabili.

Saravalle e Stagnaro, come già la Banca Mondiale nel suo ultimo Global Economic Prospects e il Fondo Monetario Internazionale con dichiarazioni di Olivier Blanchard, affermano che il prezzo eccezionalmente basso del petrolio è un’occasione d’oro per procedere alla revisione dei sussidi dell’energia, perché la riduzione dei prezzi dei prodotti energetici fossili rende assorbibile un taglio degli aiuti al loro consumo.

Più complessa a parere di chi scrive è l’interazione lato offerta dei sussidi all’energia col petrolio a buon mercato. Il quale rende l’offerta più competitiva solo quando l’input del processo di trasformazione ha un prezzo legato a quello del petrolio. In questo senso, un recentissimo parere dell’agenzia statunitense per l’informazione sull’energia afferma che le fonti elettriche rinnovabili non dovrebbero veder danneggiata la loro competitività dal calo del greggio, in quanto competono con produttori i cui costi perlopiù non vi sono legati.

Più nel dettaglio, un articolo di Marianna Antenucci e del sottoscritto in uscita nel prossimo numero di Critical Issues in Environmental Taxation indaga usando dati empirici del mercato italiano come nel sistema della generazione elettrica una carbon tax avvantaggerebbe alcune categorie di fonti rinnovabili (quelle che percepiscono un incentivo indipendente dal prezzo di mercato dell’elettricità) e si chiede che tipo di incentivi alle rinnovabili si adatta automaticamente alle fluttuazioni del prezzo delle emissioni CO2 o all’intensità di una carbon tax, elemento quest’ultimo che è ragionevole aspettarsi venga reintrodotto una volta messa in campo la riforma del fisco cui accennavamo. Maggiori informazioni sull’articolo sono sul blog Derrickenergia di cui riportiamo il link tra i riferimenti.

In ogni caso, lato domanda e lato offerta, per fare affermazioni conclusive in termini distributivi occorre valutare la competitività dei mercati per capire quali parti della filiera si tengono effettivamente l’effetto del minor sussidio e del minor prezzo del petrolio. È però certamente condivisibile l’affermazione generale di Saravalle e Stagnaro circa il fatto che la riduzione di un sussidio a una determinata categoria crea di norma spazio per un “disarmo” multilaterale, per un effetto di de-escalation simmetrico a quello descritto sopra.

E dunque: dobbiamo essere ottimisti riguardo a una possibile riforma da parte del Governo?

Una nota positiva è l’annuncio di Renzi di un “Green Act” a marzo.

Quanto più sarà pervasivo l’intervento, toccando le regole della parafiscalità e della fiscalità legate all’energia e all’ambiente, tanto più potrà dare effetti positivi in termini di efficienza dei mercati e correttezza della concorrenza, eliminazione degli incentivi dannosi all’ambiente, naturale incentivo all’efficienza energetica.

Ringrazio Marianna Antenucci e Edoardo Zanchini.

 

* Michele Governatori lavora nell’energia. Cura "Derrick", una rubrica sul tema di Radio Radicale, e un blog dal titolo Derrickenergia.

LINK SUGGERITI DALL'AUTORE

Eia.org

worldbank.org/content/dam/Worldbank/GEP/GEP2015a/pdfs/GEP2015a_chapter4_report_oil.pdf

huffingtonpost.it/carlo-stagnaro/smantelliamo-sussidi-distorsioni-mercato-energia_b_6513272.html

radicali.it/menoinquinomenopago

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Pasqua radicale in carcere. Pannella, Bernardini, Di Folco e Maureddu a Rebibbia e Regina Coeli

Radicali Italiani - Ven, 03/04/2015 - 19:10
03/04/15

Pasqua e pasquetta in carcere per Marco Pannella, Rita Bernardini, Paola Di Folco e Isio Maureddu. Domenica 5 aprile alle 10.30 i quattro esponenti radicali visiteranno il carcere di Rebibbia. Mentre Lunedì 6, alla stessa ora, entreranno a Regina Coeli.

 

 

 

 

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Firenze. Opg, 4 aprile conferenza stampa Associazione Andrea Tamburi

Radicali Italiani - Ven, 03/04/2015 - 17:33
03/04/15

Sabato 4 aprile 2015 a via Cavour, a Firenze, davanti alle sedi della Prefettura e della Regione, si terrà un presidio nonviolento organizzato dall'Associazione per l'iniziativa radicale "Andrea Tamburi" per denunciare la non applicazione della legge 81 sugli Opg e, più in particolare, in riferimento alla decisione della Giunta regionale di destinare alcuni internati nell'istituto "Mario Gozzini" di Firenze.

Nell'ambito della manifestazione, alle ore 12, è in prevista una conferenza stampa alla quale prenderanno parte Massimo Lensi, presidente  dell'Associazione "Andrea Tamburi", e Maurizio Buzzegoli, segretario dell'Associazione "Andrea Tamburi" e membro della Direzione nazionale di Radicali Italiani.

Per informazioni contattare Maurizio Buzzegoli (3382318159).

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Sì alle staminali: togliamo il bavaglio alla ricerca

Luca Coscioni - Ven, 03/04/2015 - 14:12
Sì alle staminali: togliamo il bavaglio alla ricercaIl Garantista3 Apr 2015Filomena Gallo Fecondazione assistita

Provare a liberarsi di una legge ingiusta è doveroso. Bisogna innanzitutto volerlo, e provare a coinvolgere le persone che vivono l'ingiustizia sulla propria pelle.

Noi radicali, noi dell’Associazione Luca Coscioni lo facciamo da oltre 10 anni, dai tempi del referendum abrogativo della legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita: oltre 70000 firme raccolte, centinai di medici e scienziati a sostegno dell’iniziativa. Poi però il sabotaggio illegale del voto. Anche dai pulpiti delle chiese esortavano a disertare le urne per impedire il raggiungimento del quorum. Nonostante la sconfitta referendaria il nostro impegno per regole laiche, liberali ed europee in materia di fecondazione assistita si è concentrato nei tribunali: per ben 33 volte, molto spesso grazie ai nostri interventi, la legge 40 è stata modificata dai giudici. Proprio nell’aprile dello scorso anno la Corte Costituzionale ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa. Della smantellata legge 40 mancano da cancellare, tra gli altri, due importanti divieti: quello sulla ricerca sulle cellule staminali embrionali, dalla quale potrebbe dipendere il futuro della biomedicina nella cura di malattie diffusissime, dal cancro, all’infarto al diabete, e quello che preclude l’accesso alle tecniche di PMA a tanti possibili futuri genitori che, seppur fertili, sono portatori di patologie genetiche. Il 14 aprile la Corte deciderà su questo secondo divieto deliberando sul futuro genitoriale di due coppie che si sono rivolte all’Associazione Luca Coscioni, sul primo siamo in attesa di una data. I tribunali e la Consulta fino ad ora sono stati determinanti per modificare una legge antiscientifica e proibizionista. Ora tocca però a questo Parlamento voltare pagina, senza aspettare l’intervento giuridico. Noi possiamo ancora una volta essere determinanti con quelle forze politiche che ai tempi del referendum erano all’opposizione ma che ora sono in maggioranza: l’8 aprile abbiamo organizzato un convegno al Senato dal titolo “Staminali e fecondazione assistita: evoluzione giurisprudenziale dei diritti della persona” (tutte le info e le modalità di accredito qui http://www.associazionelucacoscioni.it/evento/staminali-e-fecondazione-assistita-evoluzione-giurisprudenziale-dei-diritti-della-persona) . L'evento è un'occasione  per riaprire quel fronte referendario che un decennio fa coinvolse -volenti ed anche nolenti- gran parte del sindacato e di quella sinistra politica, che ancora oggi è ben rappresentata in Parlamento ma che non ha saputo finora farsi ascoltare su questi temi. Da questo incontro può partire, con chi dimostrerà di essere interessato, l'ultima fase di quel percorso politico avviato da Luca Coscioni e che ottenne il sostegno di un centinaio di premi Nobel di tutto il mondo per la libertà di ricerca e il diritto alla salute.

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Milano. Cappato: Esenzione Ereac, sosta, preferenziali, teatri e stadio. L'elenco pubblicato su milanoradicale.it

Radicali Italiani - Ven, 03/04/2015 - 13:21
03/04/15

"Manca una rendicontazione ufficiale e un'azione per ridurre le esenzioni"

Dichiarazione di Marco Cappato, Presidente del Gruppo Radicale - federalista europeo:

"Sono pubblicati sul sito www.milanoradicale.it le riposte ai miei accessi agli atti su permessi, esenzioni e omaggi rilasciati dal Comune di Milano, in particolare:

Nonostante la mozione approvata dal Consiglio comunale, con il parere favorevole della giunta, il sindaco Pisapia mi ha comunicato che gli elenchi non saranno pubblicati sul sito del Comune per ragioni di privacy. A Pisapia rispondo che la privacy non ha impedito ai suoi uffici di far avere una parte dei dati ad alcuni giornali, e che in ogni caso avrebbe potuto pubblicare almeno i dati di sintesi, che sono i seguenti sulla base dei nostri conteggi:

AUTO ESENTI AREA C

  • anno 2013 permessi n. 6167;
  • anno 2014 permessi n. 7872;

BIGLIETTI TEATRI MILANESI

  • anno 2013 biglietti teatro n. 1275;
  • anno 2014 biglietti teatro n. 1172;

CORSIE PREFERENZIALI

  • dall'01.01.2013 al 07.10.2013 n. 3398;
  • dall'08.10.2013 al 07.02.2014 n. 3529;
  • dall'08.02.2014 al 31.12.2014 n. 3654;

BIGLIETTI STADIO MEAZZA

  • anno 2013 impossibile conteggiarli;
  • anno 2014 partite + concerti n. 14522;

PASS SOSTA LIBERA

  • anno 2013 n. 1595;
  • anno 2014 numero diviso per nuova ordinanza: 1008 permessi in via di esaurimento vecchia ordinanza;
    •  
      • 1538 polizia locale + questura + carabinieri;
      • 1340 permessi nominativi nuova ordinanza.

Naturalmente i nostri conteggi sono suscettibili di errori e si basano su dati non sempre completi, ma questo è proprio quello che una rendicontazione ufficiale eviterebbe.

Dopo 4 anni, l'amministrazione Pisapia non ha ancora scelto un metodo chiaro e rigoroso di rendicontazione di esenzioni e omaggi, che in molti casi non accennano a diminuire".

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Petrolio, ambiente e politica: Relazione di Bolognetti a Brindisi di Montagna (Pz)

Radicali Italiani - Gio, 02/04/2015 - 20:33
02/04/15

Organizzato dal "Comitato No-Triv di Brindisi di Montagna", si è tenuto, presso il Centro Polifunzionale del piccolo comune dell'Alto Basento, un incontro intitolato "Monte Grosso, La Rockhopper e noi… Passato, presente e futuro?". Nel corso della serata, Maurizio Bolognetti, presente in qualità di relatore, ha presentato il suo libro "Le Mani nel Petrolio" (ed. Reality Book).

Ascolta la presentazione

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Viale (Pd): “Eliminiamo il cimitero dei feti”

Radicali Italiani - Gio, 02/04/2015 - 19:54
02/04/15

È capitato almeno a tre donne e sarebbero già troppe. Dopo aver abortito, anni fa, al Sant’Anna, si sono sentire chiedere dal cimitero Generale cosa avevano intenzione di fare dei resti del feto estumulato, come avviene per ogni cadavere dopo tot anni. Una notizia choccante perché tutte e tre erano all’oscuro della sepoltura e dell’esistenza della tomba. Perché questo accade dall’inizio degli anni 2000 quando l’assessore ai servizi cimiteriali dell’epoca, l’attuale senatore Pd Stefano Lepri, dispose la creazione del cimitero dei feti dove tumulare quelli tra le 20 e le 28 settimane, perché quelli precedenti, se non c’è una precisa richiesta della madre, finiscono inceneriti come rifiuti ospedalieri, mentre quelli morti 1 giorno dopo le 28 settimane sono per la legge «nati morti» e quindi con obbligo di sepoltura. La cosa è venuta a galla quando si è trattato di procedere alle estumulazioni e le tre donne hanno protestato con l’ospedale e anche con il sindaco. Per risolvere il problema, il pd e radicale Silvio Viale, ginecologo al Sant’Anna, ha proposto una modifica al regolamento chiedendo l’abolizione del cimitero dei feti che dovrebbero essere cremati, sempre che la madre non dia disposizioni diverse, e le ceneri disperse nel roseto del tempio.

* Silvio Viale è un consigliere comunale radicale a Torino eletto nelle liste del Pd.

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A 4 anni da accordo che dichiarava Tamoil non responsabile dell'inquinamento, la verità comincia a emergere. Dai firmatari comune, provincia e regione ci aspettiamo un sussulto di dignità

Radicali Italiani - Gio, 02/04/2015 - 19:28
02/04/15

Dichiarazione di Sergio Ravelli e Gino Ruggeri, presidente e segretario dell'associazione radicale Piero Welby:

"La richiesta della Procura generale della Corte d'Appello di Brescia nei confronti dei cinque manager Tamoil non poteva arrivare in una occasione più opportuna. Esattamente 4 anni fa, enti locali e sindacati sottoscrivevano un 'accordo bidone' con l'amministratore delegato di Tamoil Raffinazione, il libico Mohamed Saleh Abulaiha, nel quale non solo non c'è traccia di garanzie fideiussorie e di concrete tutele per la città ma addirittura è stata inserita una sorta di clausola auto assolutoria che libera la società petrolifera da ogni responsabilità per l'inquinamento del suolo e della falda, prima ancora che avesse inizio il processo vero e proprio".

"Dopo la sentenza del giudice Guido Salvini, che ha visto condannati quattro manager tamoil per disastro ambientale e omessa bonifica, e l'attuale iniziativa del sostituto procuratore della corte d'appello di Brescia, con la quale si chiede per tutti gli imputati la condanna anche per il più grave reato di avvelenamento delle acque, prendiamo atto che finalmente la verità comincia ad emergere in tutta la sua gravità. E appare in tutta la sua evidenza. L'autodenuncia e la conseguente caratterizzazione del sito, presentate da Tamoil nel marzo 2001, erano fondate su presupposti falsi:

  1. Tamoil non è responsabile dell'inquinamento;
  2. la contaminazione è circoscritta al sito industriale;
  3. non c'è pericolo di contaminazione delle aree esterne e conseguentemente non sono  necessarie misure di messa in sicurezza d'emergenza. Tali presupposti hanno “rallentato e compromesso il procedimento amministrativo che in tal modo si è trascinato per molti anni mentre l'uscita e la migrazione del contaminante ancora non si era interrotta” (cit. sentenza Salvini)".

"A questo punto ci aspettiamo dagli enti interessati (e in particolare dal Comune di Cremona), che hanno irresponsabilmente dato credito alle assicurazione di Tamoil, un sussulto di dignità. Si abbia il coraggio di rimettere in discussione l'intera impostazione delle procedure finora seguite e si torni finalmente a tutelare gli interessi dell'intera comunità cremonese. Ne va della credibilità delle stesse istituzioni pubbliche".

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Droga: Bernardini, 50 piante cannabis su mio terrazzo ma nessuna reazione (da AdnKronos Salute)

Radicali Italiani - Gio, 02/04/2015 - 17:04
02/04/15

Iniziata la quarta azione di disobbedienza civile

Da AdnKronos Salute: "Ho cinquanta piante di marijuana sul terrazzo ma nessuno mi arresta. È strano in un Paese che ha nelle carceri tante persone che hanno fatto molto meno in questo campo", ironizza Rita Bernardini, segretaria dei Radicali italiani, a margine della presentazione alla stampa di un disegno di legge del Movimento 5 Stelle per la legalizzazione della coltivazione di canapa limitata a 4 piante per uso personale.

"Ieri abbiamo cominciato la quarta azione di disobbedienza civile - spiega Bernardini - e sul mio terrazzo sono state piantate oltre 50 piante. L'abbiamo fatto con l'associazione 'Lapiantiamo' che da anni si batte per l'accesso ai farmaci cannabinoidi. La cosa incredibile è che nei miei confronti non succede nulla. È passato più di un anno da quando ho fatto la consegna a Foggia di circa 142 grammi di cannabis coltivati sul mio terrazzo. Ho consegnato il filmato alla procura della Repubblica, naturalmente autodenunciandomi. Sono andata dopo un anno, a febbraio scorso, a chiedere se fossi stata iscritta nel registro degli indagati e mi hanno detto di no", dice Bernardini ricordando di aver cominciato a fare disobbedienza civile dal 1995.

Purtroppo, dice Bernardini, "del tema non si parla nonostante la stessa Direzione nazionale antimafia si sia pronunciata, con dati concreti, a favore della legalizzazione. Questa notizia non ha avuto spazio ma avrebbe potuto scatenare un dibattito".

 

LA DISOBBEDIENZA CIVILE DI RITA BERNARDINI

CINQUANTA PIANTE DI MARIJUANA A CASA SUA. DOV'È LA POLIZIA? GUARDA IL VIDEO:

LA CONFERENZA STAMPA ALLA CAMERA


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Il Segretario della Cellula Associazione Luca Coscioni di Lecco, Sergio De Muro, parteciperà alla Conferenza "La Morte: Una scelta di vita?"

Luca Coscioni - Gio, 02/04/2015 - 11:16
Eutanasia

Il Segretario della Cellula Associazione Luca Coscioni di Lecco, Sergio De Muro, parteciperà alla Conferenza "La Morte: Una scelta di vita?" presso la Sala Vitali di Sondrio, il 24 Aprile alle ore 17.00.

Modera:

Andrea Scala, giornalista di TeleUnica

Intervengono:

Dottor Donato Valenti, Responsabile Unità Operativa Cure Palliative; 

Dottor Francesco Saverio Cerracchio, Presidente Aggiunto Onorario della Corte di Cassazione; 

Mons. Angelo Riva, Vicario episcopale per la Cultura della Diocesi di Como.

 

 

Data: Martedì, 14 Aprile, 2015 - 17:00Città: SondrioOrganizzatore: Lions Club International
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Destra e Sinistra: il difficile dialogo bipartisan sul fronte dei diritti civili

Luca Coscioni - Gio, 02/04/2015 - 11:03
Destra e Sinistra: il difficile dialogo bipartisan sul fronte dei diritti civiliIl Corriere della sera2 Apr 2015Luigi ManconiPolitica

Caro direttore,

 nelle scorse settimane sono state promosse in Parlamento due iniziative parallele, entrambe su questioni ruvidamente controverse.

La prima ha portato alla costituzione di un intergruppo parlamentare favorevole alla legalizzazione della cannabis; la seconda è finalizzata alla depenalizzazione delle fattispecie che variamente, nel codice penale, si riferiscono all’eutanasia. Nel primo come nel secondo caso, le adesioni hanno raggiunto un numero consistente, pur rappresentando solo una minoranza rispetto al totale di deputati e senatori.

Ma l’anomalia che emerge è, piuttosto, un’altra. 

Scorrendo l’elenco dei sottoscrittori, un dato balza agli occhi: tra chi aderisce alla prima iniziativa e chi aderisce alla seconda risultano solo parlamentari appartenenti al centrosinistra e alla sinistra (se si considerano in qualche modo all’interno di quest’area anche quelli del Movimento 5 stelle). Con due sole e isolatissime eccezioni: all’appello per depenalizzare l’eutanasia aderisce Daniele Capezzone (Forza Italia), all’intergruppo per la legalizzazione della cannabis Antonio Martino (Forza Italia).

Dunque, risulta una sovrapposizione quasi perfetta tra schieramento di centrosinistra e sinistra e domanda di diritti di libertà e di autodeterminazione.

In altre parole, la frattura destra/sinistra in Italia, nella sfera politico-parlamentare, sembra collocare tutti i fautori di più libertà civili e sociali in un campo e tutti i critici di quelle stesse libertà civili e sociali nel campo opposto. E, infatti, poco più movimentata appare anche la situazione dei due schieramenti intorno alla tematica delle unioni civili.

Ovvio che si tratta di problematiche, per così dire, estreme: ma non c’è dubbio che rimandino a un principio di autonomia individuale e di indipendenza del cittadino dallo Stato: ovvero due capisaldi del pensiero liberale. Ma così non sembrano pensarla i parlamentari di centrodestra.

Una prima spiegazione, assai semplice, è che non sia scontata l’appartenenza del centrodestra a una cultura liberale (se non, appunto, con rare eccezioni); e non è scontato nemmeno che la cultura liberale, quando pure vi sia, si riconosca pienamente nell’affermazione dei diritti civili. Esiste, ad esempio, una cultura liberale di ispirazione cattolica che sul tema esprime una posizione di massima prudenza quando non di forte avversione.

Non solo: alcuni segmenti del centrodestra, scopertisi privi di un sistema di valori che ne definisse l’identità e ne rafforzasse la capacità di attrazione, si sono rivolti al cattolicesimo e al suo codice morale, come l’unico capace di tenere insieme («laicamente») ciò che resta delle tradizionali culture andate in pezzi. Ne è derivato un liberalismo che guarda al cattolicesimo, o che si dice cattolico, di netta fisionomia conservatrice.

D’altra parte, liberalismo non corrisponde immediatamente a libertarismo, anzi. E, dunque, è immaginabile anche un liberalismo tutto concentrato sulla sfera dell’economia e delle istituzioni e scarsamente attento ai diritti individuali, se non a quelli propri dell’impresa e dell’autonomia individuale nei confronti dello Stato e della sua pretesa di ingerenza nella vita dei cittadini.

Anche in questo caso, pertanto, si avrebbe un liberalismo estraneo o comunque non sensibile alla tematica dei diritti civili. O, se si preferisce a quei diritti civili così radicali e, come si è detto, così ruvidamente controversi.

Ma anche una simile risposta non può soddisfare. La nuova generazione di diritti impone l’esigenza di affrontare dilemmi etici laceranti, sui quali in tutti gli altri Paesi anche i liberali, e spesso soprattutto i liberali, si interrogano con coraggio e razionalità. In Italia, non accade quasi mai.

E la spiegazione potrebbe essere ancora meno rassicurante. Potrebbe darsi, cioè, che sia proprio il tema dell’autonomia individuale e delle garanzie a sua tutela che è rimasto estraneo allo sviluppo delle idee liberali in Italia. Quasi che tali idee siano state sempre monche, sempre limitate a una interpretazione economicistica o formalistica della libertà e sempre preoccupate della stabilità delle relazioni sociali più che della loro trasformazione nel segno della pluralità dei diritti.

Ne potrebbe conseguire un’ulteriore e ancora più allarmante implicazione. Quell’orientamento schiettamente conservatore — e, per certi versi, fin autoritario — delle culture di destra potrebbe aver finito per abbracciare l’intero sistema politico, coinvolgendo anche quelle di sinistra e spiegando in tal modo la sostanziale inerzia di queste ultime. E non si tratta, forse, di una interpretazione così temeraria.

Senatore Pd

 

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