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Puntata del Maratoneta di sabato 5 luglio 2014

Luca Coscioni - Lun, 07/07/2014 - 11:01
Puntata del Maratoneta di sabato 5 luglio 2014radioradicale.it7 Lug 2014Barriere architettoniche

Sentenza tribunale di Roma che condanna Atac e Comune di Roma per discriminazione verso un disabile; soccorso civile dell'Associazione Luca Coscioni; legge #dopodinoi; analisi comparata del fine vita in Europa; autofinanziamento. Interverranno: Alessandro Gerardi, Elena Paola Rampello, Marco Piazza, il professor Carlo Casonato e Marco Cappato. Conduce in studio Valentina Stella.

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Il Maratoneta
Categorie: Radicali

Magi e Izzo. Il mare negato: video-inchiesta di Radicali Roma sugli stabilimenti balneari di Ostia

Radicali Italiani - Sab, 05/07/2014 - 17:24
05/07/14

"Togliamo le concessioni a chi viola le regole. Davanti alla prepotenza dei concessionari anche Sindaco, magistratura e forze dell'ordine sono inerti. Non sia più scandalo definirla la Corleone del litorale"

Dichiarazione di Riccardo Magi, Consigliere Radicale al Comune di Roma, e di Paolo Izzo, segretario dell'associazione Radicali Roma

A Ostia il mare c'è, ma non si vede. E' confinato dietro una barriera di costruzioni illegittime, recinzioni non autorizzate e cancelli murati dal giorno alla notte, che per 9 chilometri impedisce ai residenti e ai visitatori di accedere liberamente alla spiaggia.

La battaglia dei Radicali contro il cosiddetto “lungomuro” del litorale di Roma va avanti da anni, ma anche semplici interventi promessi dal Sindaco Ignazio Marino e dal X Municipio sembrano impossibili contro la prepotenza dei gestori delle concessioni assegnate dallo stesso Comune.

Il nostro video sul "lungomuro" pubblicato oggi da Repubblica.it smentisce le affermazioni delle associazioni di categoria dei concessionari balneari che nelle scorse settimane hanno affermato a più riprese che il libero e gratuito accesso è garantito ai cittadini da tutti i concessionari. Di fronte a questa illegalità persistente chiediamo siano ritirate le concessioni a chi non rispetta le norme e usa il demanio pubblico come proprietà privata e con prepotenza nei confronti di romani e turisti.

I gravi problemi di criminalità a Ostia, già noti ma riemersi in queste settimane, si risolvono riqualificando il litorale ma non ci potrà essere riqualificazione efficace che non parta dalla legalità e dal ristabilire per i cittadini il diritto di fruire del mare di Roma.

Le concessioni balneari inoltre sono diventate pretese acquisite, senza vera concorrenza come impongono le direttive europee. Per questo motivo oltre all'esposto alla Procura di Roma per garantire il libero accesso e la riapertura di varchi pubblici abbiamo già depositato due denuncia alla Commissione europea per violazione della direttiva Bolkestein.

La video inchiesta

 

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Categorie: Radicali

Una canna ti curerà, ma costa troppo

Luca Coscioni - Sab, 05/07/2014 - 16:21
Una canna ti curerà, ma costa troppo Il Garantista5 Lug 2014Antonella Soldo

In Italia si stima i consumatori di cannabis siano 4,5 milioni per un mercato di circa 7 miliardi di euro annui. Tra questi - è difficile immaginarlo - ci sono anche molti malati. Non è disponibile un dato preciso di questo fenomeno, sommerso nel sommerso, ma quello che si ricava dalle storie che emergono è tutt`altro che rassicurante. L`efficacia della cannabis nel trattamento dei sintomi di patologie come la sclerosi multipla, la Sla, la fibromialgia, la neuropatia, il glaucoma, e per i pazienti affetti da Hiv e nel trattamento del dolore oncologico è stata ampiamente dimostrata dalla letteratura scientifica internazionale. Ed è su questa base che il governo italiano nel 2007, con un decreto del ministro Livia Turco, ha ammesso l`uso in terapia del thc (il principale principio attivo della cannabis). Un altro decreto, a firma del ministro Renato Balduzzi, ha sancito nel 2013 l’efficacia farmacologica dell`intera pianta della cannabis. Nel frattempo anche nove regioni (Puglia, Toscana, Marche, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria) hanno approvato leggi in materia, con impianti diversi tra loro, ma che convergono sulla gratuità dell`erogazione di tali farmaci. Nonostante tutti questi provvedimenti ad oggi l`accesso ai farma- ci cannabinoidi resta, nei fatti, negato. Sull`argomento il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha più volte ribadito come «in Italia la cannabis è già utilizzabile, al pari degli oppiacei, per motivi farmacologici e terapeutici». I dati forniti dal suo stesso Dicastero, però, dicono che nel corso del 2013 appena 40 pazienti hanno potuto effettuare tale terapia. Ma 40 sono in media le richieste di aiuto che ogni settimana arrivano solo all`associazione Luca Coscioni da parte di pazienti che sono costretti a rivolgersi al mercato nero. Le difficoltà nell`accesso alla cura sono in buona parte nella complessità della procedura di accesso. Ma l’altro grande ostacolo sta nella disinformazione del personale sanitario: nelle resistenze - di natura prevalentemente culturale - di medici e farmacisti. Alcune delle storie di questi pazienti sono state raccolte in un dossier, presentato lo scorso 5 giugno in un convegno al Senato - La cannabis fa bene, la cannabis fa male - organizzato dalle associazioni A Buon Diritto e Luca Coscioni. Queste testimonianze raccontano di malati molto diversi tra loro per patologie, per età e per vicende personali, ma che condividono tutti le traversie quotidiane per accedere alla cannabis medicinale. C`è Daniele, affetto da sclerosi multipla, che viene arrestato e processato per direttissima perché trovato in possesso di cannabis; c’è Roberto,  malato di fibromialgia, portato via a sirene spiegate sotto gli occhi dei vicini perché nel giardino di casa sua i carabinieri trovano alcune piante; c’è Alfonso, con la polineuropatia, il padre di famiglia che scende in strada a cercare uno spacciatore e quando torna a casa più volte si accorge di essere stato truffato; c’è Andrea Trisciuoglio, che ha la sclerosi multipla e subisce una perquisizione in casa e c’è William Verardi stanco di rivolgersi al mercato nero per curare sua moglie Lucia («Io dallo spacciatore in 13 anni ho lasciato 150mila euro»). È proprio da questi ultimi che è partito il progetto di Lapiantiamo, il primo cannabis social club italiano che ha lo scopo di avviare in Puglia una coltivazione rivolta ai malati. Ed è ancora in questo contesto che vanno collocate le disobbedienze civili di Rita Bernardini che da due anni consecutivi coltiva e cede ai malati cannabis, autodenunciandosi; oppure le proposte, come quella del presidente della commissione diritti umani, Luigi Manconi, dell’avvio di coltivazioni presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze. Soluzioni, queste, che non solo renderebbero i farmaci reperibili più facilmente e a costi ridotti, ma che farebbero risparmiare anche tutte le risorse sprecate in inutili e ingiusti procedimenti giudiziari. 

Categorie: Radicali

Anche gli avvocati familiaristi vogliono il divorzio breve

Rassegna Stampa - Ven, 04/07/2014 - 21:57

 Durante la puntata a cura della Lega Italiana per il Divorzio Breve trasmessa in diretta da Radio Radicale martedì 1° luglio abbiamo avuto in collegamento telefonico l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione Matrimonialisti Italiani, una delle più autorevoli associazioni in materia. Leggi tutto l'articolo

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Categorie: Politica, Radicali

Anche gli avvocati familiaristi vogliono il divorzio breve

Divorzio Breve - Ven, 04/07/2014 - 21:57

 Durante la puntata a cura della Lega Italiana per il Divorzio Breve trasmessa in diretta da Radio Radicale martedì 1° luglio abbiamo avuto in collegamento telefonico l’avv. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione Matrimonialisti Italiani, una delle più autorevoli associazioni in materia. Leggi tutto l'articolo

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Categorie: Politica

Benin: conclusa la conferenza pan-africana sull'abolizione della pena di morte

Radicali Italiani - Ven, 04/07/2014 - 18:17
04/07/14

Comunicato stampa di Nessuno tocchi Caino

4 luglio 2014: Si è conclusa oggi la Conferenza continentale sull'abolizione della pena di morte in Africa convocata nella capitale del Benin a Cotonou dalla Commissione africana per il diritti umani e dei popoli con la sessione ministeriale presieduta dal Ministro degli esteri Bako-Arifari Nassirou. 

La presidente del gruppo di lavoro della Commissione africana che lavora sulla pena di morte Sylvie Kayetesi Zianabo ha riassunto per i ministri i primi due giorni di lavoro della Conferenza sottolineando il numero di contributi provenienti da tutte le regioni dell'Africa e da parte di esperti continentali e internazionali sia sulla bozza di protocollo alla Carte africana dei diritti umani, che dovrebbe esser adottato definitivamente ad ottobre in Niger, sia sulle strategie nazionali per l'abolizione o la sospensione delle esecuzioni capitali.

Il Ministro della giustizia del Benin Djenontin-Agossou Valentin ha dato il benvenuto alle delegazioni governative a nome del presidente della Repubblica Yayi Boni, ricordando quali sono stati i passi significativi del paese verso l'abolizione della pena di morte in Benin e qual è il ruolo che il paese vuole giocare al livello continentale, dove ha proposta l'istituzione di un osservatorio africano sulla pena di morte, e internazionale nella mobilitazione internazionale per guadagnare l'abolizione della pena di morte nel mondo. Il Benin ritiene che la pena di morte non possa esser ipotizzata come deterrente nei confronti del crimine ma la criminalità, piccola o grande che sia, può esser sconfitta con la certezza del diritto e delle pene. Il governo ha avviato un processo di revisione del proprio codice penale che dovrà prevedere anche la creazione di un istituzione nazionale interamente dedicata alle carceri per favorire il pieno recupero dei detenuti.

Ha poi preso la parola la Ministra della giustizia del Madagascar, Ramanantenasoa Noéline, che ha confermato il voto e la co-sponsorizzazione, della Risoluzione sulla Moratoria Universale della pena di morte alle Nazioni unite e annunciato che nei prossimi giorni verrà presentata in parlamento, da parte del presidente dell'Assemblea nazionale, una proposta di legge di abolizione della pena di morte che verrà discussa alla ripresa dei lavori a fine d'estate. Il Madagascar ha anche annunciato il proprio fermo sostegno alla bozza di protocollo aggiuntivo alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli che prevede l'abolizione della pena di morte.

Quartay Thomas Kwesi, Ambasciatore, Vice Ministro degli esteri del Ghana, ha ricordato come il processo di revisione della costituzione del suo paese sia terminato con una serie di raccomandazioni al Governo e al Parlamento tutte contro il mantenimento della pena di morte. Governo e Parlamento le hanno accettate e per l'autunno è previsto un referendum di conferma delle modifiche. Anche a seguito del risultato del referendum il Ghana deciderà come votare alle Nazioni unite. 

Bouguetaia Mohamed Abdelaziz ha preso la parola a nome del Ministro degli esteri dell'Algeria ricordando come, malgrado la pena di morte non sia stata abolita e ancora vengano adottate condanne a morte, il paese mantiene ferma la moratoria, decisione che si manifesta con la co-sponsorizzazione e voto a favore della Risoluzione alle Nazioni unite. L'Algeria ha anche annunciato il proprio sostegno alla bozza di protocollo addizionale alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli.

Sono poi intervenuti gli Ambasciatori d'Italia, Francia e Unione europea. L'Ambasciatore Fulvio Rustico si è complimentato con il Benin per la leadership regionale in materia di promozione e protezione dei diritti umani annunciando il pieno sostegno italiano, anche in quanto presidente di turno dell'Unione europea, a tutte le iniziative africane che nei prossimi mesi si terranno per consolidare il blocco di voti de continente a favore della risoluzione sulla moratoria. L'Ambasciatrice Aline Kuster Manager ha ricordato come l'abolizione della pene di morte in Francia, grazie a Robert Badinter, resti un esempio di come si possa arrivare politicamente a una radicale revisione dell'amministrazione della giustizia con ampio sostegno popolare. 

La sessione è stata conclusa dall'intervento di Marco Perduca, rappresentante all'Onu del Partito Radicale che, a nome di Nessuno Tocchi Caino, ha ringraziato le delegazioni presenti, auspicato che nella dichiarazione finale fossero ripresi tutti gli appelli e suggerimenti elaborati nei tre giorni di lavoro e ricordato come NTC abbia deciso di onorare la leadership del Benin conferendogli il premio di abolizionista dell'anno per il 2014 che verrà consegnato a Roma il 17 luglio prossimo nella mani del Presidente della Repubblica.

Si è quindi passati all'adozione della dichiarazione di Cotonou che è stata fatta propria dai partecipanti per acclamazione.

Si sono poi susseguiti altri cinque interventi dei rappresentanti dei vari settori della società civile che hanno confermato i propri impegni per i mesi futuri. Alla fine anche le ONG presenti hanno adottato una dichiarazione della società civile.

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Benin: conclusa la conferenza pan-africana sull'abolizione della pena di morte

Partito Radicale - Ven, 04/07/2014 - 18:17
04/07/2014

 

COMUNICATO STAMPA DI NESSUNO TOCCHI CAINO

4 luglio 2014: Si è conclusa oggi la Conferenza continentale sull'abolizione della pena di morte in Africa convocata nella capitale del Benin a Cotonou dalla Commissione africana per il diritti umani e dei popoli con la sessione ministeriale presieduta dal Ministro degli esteri Bako-Arifari Nassirou. 

La presidente del gruppo di lavoro della Commissione africana che lavora sulla pena di morte Sylvie Kayetesi Zianabo ha riassunto per i ministri i primi due giorni di lavoro della Conferenza sottolineando il numero di contributi provenienti da tutte le regioni dell'Africa e da parte di esperti continentali e internazionali sia sulla bozza di protocollo alla Carte africana dei diritti umani, che dovrebbe esser adottato definitivamente ad ottobre in Niger, sia sulle strategie nazionali per l'abolizione o la sospensione delle esecuzioni capitali. Il Ministro della giustizia del Benin Djenontin-Agossou Valentin ha dato il benvenuto alle delegazioni governative a nome del presidente della Repubblica Yayi Boni, ricordando quali sono stati i passi significativi del paese verso l'abolizione della pena di morte in Benin e qual è il ruolo che il paese vuole giocare al livello continentale, dove ha proposta l'istituzione di un osservatorio africano sulla pena di morte, e internazionale nella mobilitazione internazionale per guadagnare l'abolizione della pena di morte nel mondo. Il Benin ritiene che la pena di morte non possa esser ipotizzata come deterrente nei confronti del crimine ma la criminalità, piccola o grande che sia, può esser sconfitta con la certezza del diritto e delle pene. Il governo ha avviato un processo di revisione del proprio codice penale che dovrà prevedere anche la creazione di un istituzione nazionale interamente dedicata alle carceri per favorire il pieno recupero dei detenuti. Ha poi preso la parola la Ministra della giustizia del Madagascar, Ramanantenasoa Noéline, che ha confermato il voto e la co-sponsorizzazione, della Risoluzione sulla Moratoria Universale della pena di morte alle Nazioni unite e annunciato che nei prossimi giorni verrà presentata in parlamento, da parte del presidente dell'Assemblea nazionale, una proposta di legge di abolizione della pena di morte che verrà discussa alla ripresa dei lavori a fine d'estate. Il Madagascar ha anche annunciato il proprio fermo sostegno alla bozza di protocollo aggiuntivo alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli che prevede l'abolizione della pena di morte. Quartay Thomas Kwesi, Ambasciatore, Vice Ministro degli esteri del Ghana, ha ricordato come il processo di revisione della costituzione del suo paese sia terminato con una serie di raccomandazioni al Governo e al Parlamento tutte contro il mantenimento della pena di morte. Governo e Parlamento le hanno accettate e per l'autunno è previsto un referendum di conferma delle modifiche. Anche a seguito del risultato del referendum il Ghana deciderà come votare alle Nazioni unite.  Bouguetaia Mohamed Abdelaziz ha preso la parola a nome del Ministro degli esteri dell'Algeria ricordando come, malgrado la pena di morte non sia stata abolita e ancora vengano adottate condanne a morte, il paese mantiene ferma la moratoria, decisione che si manifesta con la co-sponsorizzazione e voto a favore della Risoluzione alle Nazioni unite. L'Algeria ha anche annunciato il proprio sostegno alla bozza di protocollo addizionale alla Carta africana dei diritti umani e dei popoli. Sono poi intervenuti gli Ambasciatori d'Italia, Francia e Unione europea. L'Ambasciatore Fulvio Rustico si è complimentato con il Benin per la leadership regionale in materia di promozione e protezione dei diritti umani annunciando il pieno sostegno italiano, anche in quanto presidente di turno dell'Unione europea, a tutte le iniziative africane che nei prossimi mesi si terranno per consolidare il blocco di voti de continente a favore della risoluzione sulla moratoria. L'Ambasciatrice Aline Kuster Manager ha ricordato come l'abolizione della pene di morte in Francia, grazie a Robert Badinter, resti un esempio di come si possa arrivare politicamente a una radicale revisione dell'amministrazione della giustizia con ampio sostegno popolare.  La sessione è stata conclusa dall'intervento di Marco Perduca, rappresentante all'Onu del Partito Radicale che, a nome di Nessuno Tocchi Caino, ha ringraziato le delegazioni presenti, auspicato che nella dichiarazione finale fossero ripresi tutti gli appelli e suggerimenti elaborati nei tre giorni di lavoro e ricordato come NTC abbia deciso di onorare la leadership del Benin conferendogli il premio di abolizionista dell'anno per il 2014 che verrà consegnato a Roma il 17 luglio prossimo nella mani del Presidente della Repubblica. Si è quindi passati all'adozione della dichiarazione di Cotonou che è stata fatta propria dai partecipanti per acclamazione. Si sono poi susseguiti altri cinque interventi dei rappresentanti dei vari settori della società civile che hanno confermato i propri impegni per i mesi futuri. Alla fine anche le ONG presenti hanno adottato una dichiarazione della società civile.

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Centro impiego di Ancona - richiesta rispetto inserimento lavorativo dei disabili

Luca Coscioni - Ven, 04/07/2014 - 17:35
Lavoro e disabilità

  

    

                       

 

   Spett.le                    

  CENTRO PER L’IMPIEGO  DI  ANCONA    

   cif.ancona@provincia.ancona.it                                                          

 

Oggetto   Inserimento lavorativo persone disabili  - richiesta  di accesso agli atti   

Il sottoscritto  Renato Biondini, segretario della cellula di Ancona dell’associazione  Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica “dal corpo dei malati al cuore della politica”, associazione che tra l’altro fa parte dell’elenco dei soggetti legittimati ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, in base al D.M. 30 aprile 2008, invia la presente per avere informazioni sull’applicazione della legge 68/1999 sul  collocamento lavorativo  mirato delle persone con disabilità.   

Premesso che la   legge 68 del 1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha il dichiarato fine di promuovere l'inserimento lavorativo di persone disabili attraverso lo strumento del collocamento mirato, che  individua una serie di mezzi tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le capacità lavorative delle categorie protette, al fine di creare un reale incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro.
Le imprese che contano più di 15 dipendenti hanno, infatti, l'obbligo di assumere persone che abbiano un'invalidità lavorativa superiore al 45%, nella misura di 1 unità se occupano da 15 a 35 dipendenti, di 2 unità se variano dai 35 ai 50, ovvero, il 7% dei dipendenti totali se questi superano il numero di 50.
Ai Centri per l’impiego è demandato il compito e il ruolo di tramite  tra imprese e disabile.
Questi centri, al fine di collocare adeguatamente il soggetto in attesa di lavoro, stilano una graduatoria unica di tutti richiedenti, all’interno della quale vengono inserite le capacità lavorative, le abilità, le competenze, le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione.
Gli stessi centri, inoltre, ricevono annualmente un elenco dalle imprese, nel quale viene evidenziato il numero totale di lavoratori impiegati e la copertura della quota  di riserva.   Giova sottolineare che sia la graduatoria che gli elenchi sono pubblici e, pertanto, visionabili in base all'art. 22 della legge 241/90.
Al fine di monitorare e verificare il rispetto di questa legge, si chiede in base alla legge 241/1990
, nell’ambito di vostra competenza,  il numero  dei soggetti diversamente abili che sono iscritti nell’apposita graduatoria di categorie protette con il numero dei soggetti che sono stati inseriti nel mondo del lavoro. Si chiede altresì  l’elenco delle imprese con il numero dei lavoratori e  la quota di riserva coperta, cioè il numero di persone con disabilità assunte rispetto a quelle che dovevano assumere previste per legge.

In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.


Ancona   4  luglio  2014

 

Data: Venerdì, 4 Luglio, 2014 - 17:27Città: ANCONAOrganizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione CImpiego04072014.pdf146.13 KB
Categorie: Radicali

Centro impiego di Ancona - richiesta rispetto inserimento lavorativo dei disabili

Luca Coscioni - Ven, 04/07/2014 - 17:35
Lavoro e disabilità

  

    

                       

 

   Spett.le                    

  CENTRO PER L’IMPIEGO  DI  ANCONA    

   cif.ancona@provincia.ancona.it                                                          

 

Oggetto   Inserimento lavorativo persone disabili  - richiesta  di accesso agli atti   

Il sottoscritto  Renato Biondini, segretario della cellula di Ancona dell’associazione  Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica “dal corpo dei malati al cuore della politica”, associazione che tra l’altro fa parte dell’elenco dei soggetti legittimati ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, in base al D.M. 30 aprile 2008, invia la presente per avere informazioni sull’applicazione della legge 68/1999 sul  collocamento lavorativo  mirato delle persone con disabilità.   

Premesso che la   legge 68 del 1999 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha il dichiarato fine di promuovere l'inserimento lavorativo di persone disabili attraverso lo strumento del collocamento mirato, che  individua una serie di mezzi tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le capacità lavorative delle categorie protette, al fine di creare un reale incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro.
Le imprese che contano più di 15 dipendenti hanno, infatti, l'obbligo di assumere persone che abbiano un'invalidità lavorativa superiore al 45%, nella misura di 1 unità se occupano da 15 a 35 dipendenti, di 2 unità se variano dai 35 ai 50, ovvero, il 7% dei dipendenti totali se questi superano il numero di 50.
Ai Centri per l’impiego è demandato il compito e il ruolo di tramite  tra imprese e disabile.
Questi centri, al fine di collocare adeguatamente il soggetto in attesa di lavoro, stilano una graduatoria unica di tutti richiedenti, all’interno della quale vengono inserite le capacità lavorative, le abilità, le competenze, le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione.
Gli stessi centri, inoltre, ricevono annualmente un elenco dalle imprese, nel quale viene evidenziato il numero totale di lavoratori impiegati e la copertura della quota  di riserva.   Giova sottolineare che sia la graduatoria che gli elenchi sono pubblici e, pertanto, visionabili in base all'art. 22 della legge 241/90.
Al fine di monitorare e verificare il rispetto di questa legge, si chiede in base alla legge 241/1990
, nell’ambito di vostra competenza,  il numero  dei soggetti diversamente abili che sono iscritti nell’apposita graduatoria di categorie protette con il numero dei soggetti che sono stati inseriti nel mondo del lavoro. Si chiede altresì  l’elenco delle imprese con il numero dei lavoratori e  la quota di riserva coperta, cioè il numero di persone con disabilità assunte rispetto a quelle che dovevano assumere previste per legge.

In attesa di riscontro, si porgono distinti saluti.


Ancona   4  luglio  2014

 

Data: Venerdì, 4 Luglio, 2014 - 17:27Città: ANCONAOrganizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione CImpiego04072014.pdf146.13 KB
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Franco Loriso intervista Maurizio Bolognetti

Radicali Italiani - Ven, 04/07/2014 - 13:46
04/07/14

Fonte Nuova del Sud – Via Pretoria, 4 luglio 2014

 

In due righe dicci chi è veramente Maurizio Bolognetti?

R. Libertario, Liberale, Antiproibizionista, Radicale. Credo nelle forza delle idee e provo a nutrire le mie convinzioni non barattandole mai con ciò che conviene. 

 

Maurizio Bolognetti radicale, non violento, non eletto e allora perché fai politica?

R. Rispondo citando Ernesto Rossi: “L’Italia non potrà essere diversa se non siamo noi capaci di volerla diversa. E volere è agire”. Se non ci interessiamo noi della politica, la politica si interesserà di noi. E questa politica, quella del settantennio partitocratico nega democrazia, legalità e verità, intesa come diritto alla conoscenza.

 

Maurizio Bolognetti sei stato proprio cattivo... occhio per occhio ente per ente, per te nessuna nomina, manco una nomination.

R. Già! Ma a dire il vero non ho mai partecipato ai riti s-partitocratici, quelli officiati da una politica che ha ridotto le Istituzioni a un pied-à-terre di questo o quel satrapo. La cifra di questa nuova ondata di nomine possiamo riassumerla con le parole nepotismo, clientelismo, familismo amorale di banfildiana memoria.  

 

Ci sono più cavalli di razza nei partiti o nelle scuderie?

R. Per carità, non offendiamo i cavalli. E comunque, vedo molti ronzini spacciati per purosangue.

 

Che sangue corre tra lei e il governatore lucano Pittella?

R. Niente di personale, ma mi permetto di criticare uno dei “campioni” di una politica che ha negato alla nostra regione possibilità di sviluppo e di crescita altre. Pittella sta dando nuovo lustro all’italico gattopardismo. 

 

Ha avuto modelli?

R. Di certo Marco Pannella che mi ha insegnato a “non mollare”. E poi: Ernesto Rossi, Leonardo Sciascia, I Fratelli Rosselli e quel Eugenio Colorni, che mandato al confino in quel di Melfi, si rifiutò di esporre il gagliardetto fascista in occasione di una manifestazione.

 

Ma lei crede davvero che il radicale sia il politico più irresistibile degli altri politici?

R. Credo semplicemente che l’analisi contenuta nel nostro dossier “La Peste Italiana” scatti una perfetta fotografia di un paese dove la Costituzione scritta è stata sostituita dalla Costituzione materiale. Credo che l’Italia sia, sul piano tecnico-giuridico, uno “Stato canaglia” incapace di rispettare la sua propria legalità. Il topolino di Orano è diventato una zoccola e lo abbiamo esportato in Europa, così come anni fa fummo capaci di esportare il fascismo. Credo che i “mostri” che hanno appestato il XX secolo stiano tornando e che dovremmo attrezzarci per combatterli. Credo nella patria Europea vs l’Europa delle patrie e delle burocrazie.

 

Non ha mai dubitato dell’infallibilità delle sue scelte politiche?

R. Nessuno è infallibile e nessuno può essere impiccato a un malinteso senso della coerenza. Legittimo cambiare idea, a patto che sia frutto di un percorso che porti a metabolizzare nuove convinzioni. Ma è anche vero che stiamo assistendo al trionfo del trasformismo, con politici che ricordano lo Zelig di Woody Allen.

 

Quali politici lucani teme di più?

R. Temo chi non ha convinzioni, ma solo convenienze. C’è solo l’imbarazzo della scelta. 

 

Sfide più ne lancia o ne raccoglie?

R. Ne ho lanciate tante. Per esempio ho posto la questione del “debito ecologico” che sconta la nostra regione. Vorrei poterne raccogliere di più, ma spesso mancano le sollecitazioni.

 

Preferisce parlare o ascoltare?

R. La capacità di sapere ascoltare è importante. Provo ad onorare i miei interlocutori dandogli tutta l’attenzione di cui sono capace.

 

C’è qualcosa di cui non potrebbe fare a meno?

R. La lealtà e… il mio cellulare.

 

Di lei più si parla o si sparla?

R. Non faccio parte della categoria del “purchè se ne parli”. Non so, di certo qualche prefica prezzolata,  con la vicenda Pertusillo,  ha provato a demolire la mia credibilità.

 

Il cavillo giudiziario fa sempre aggio sul diritto?

R. Piuttosto direi che in Italia non c’è Stato di diritto, ma spesso arbitrio e la legge della giungla.

 

Colpa di chi se i processi vanno avanti alle calende greche?

R. Di chi preferisce continuare a vivere in un Paese dove ogni anno decine di migliaia di procedimenti finiscono prescritti: un’amnistia clandestina e spesso di classe. Di una politica che non ha voluto riformare una giustizia alla bancarotta. Noi continuiamo a proporre un provvedimento di Amnistia per questa nostra Repubblica criminale. Proponiamo un reset, per un nuovo inizio, vero. Leggere le scuse di uno dei carnefici di Enzo Tortora, il Pm Marmo, a 30 anni dalla morte, mi ha indignato. Ma viviamo in un Paese dove fa più notizia il morso di Suarez, che non la macelleria giudiziaria che ha ucciso un uomo.

 

Gli imprenditori i sono più datori di lavoro o padroni?

R. Ci sono imprenditori, per esempio alcuni esponenti della nostra Confindustria, che definirei “prenditori”. Pensando a certa imprenditoria assistita italiana, torna Ernesto Rossi che parlava di privatizzazione dei profitti e collettivizzazione delle perdite. Ma, per fortuna, c’è anche una imprenditoria sana.

 

Cosa c’è in lei di Narciso?

R. Abbiamo in comune l’acqua: solo che lui ci si specchiava ed io la faccio analizzare J

 

Il suo più grosso errore

R. Il vero santo pecca cento volte al giorno.

 

Pesa più il partito sul sindacato o il sindacato sul partito?

R. Difficile distinguerli. Basta vedere anche le ultime nomine lucane.

 

Bolognetti: giornalista, politico o moralista?

R. Uno e trino. Soprattutto, spero, Uomo.

 

Non sei un po’ troppo polemico?

R. No, se per polemica intendiamo critica preconcetta. Provo a Con-Vincere i mie interlocutori e con-vincere significa vincere con , assieme e non contro. Questo presuppone che anch’io potrei farmi con-vincere dal mio interlocutore. E poi, per dirla tutta, la polemica mi piace.

 

In che rapporti sei con il denaro?

R. Pessimi, il mio conto in banca segna rosso fisso.

 

Hai mai pensato al tuo epitaffio?

R. No, ma conto sulla tua collaborazione. In ogni caso mi è sempre piaciuta una frase di Carlo Rosselli: "È questa assenza di vita, di fede coerente, di combattività che spaventa. Si creda pure nella luna, ma che si combatta per la luna."

 

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Farmacap, Magi: basta buttare soldi. Azienda torni a operare nell'interesse dei cittadini o si vendano licenze

Radicali Italiani - Gio, 03/07/2014 - 20:13
03/07/14

Dichiarazione di Riccardo Magi, consigliere capitolino Radicale eletto nella lista civica Marino:

Quando il 6 marzo scorso abbiamo votato i bilanci di Farmacap degli esercizi 2010, 2011, 2012 e (nella stessa delibera n. 8/2014) la destinazione di 15 milioni di euro per il ripiano delle perdite, sono stato l'unico in assemblea Capitolina a votare contro perchè ritenevo un gesto irresponsabile nei confronti dei cittadini romani gettare altri milioni di euro in quell'azienda in assenza di un piano industriale. 

In quel momento non era ancora stato nominato il commissario per Farmacap e osservai che non era chiaro il percorso politico e amministrativo che si intendeva seguire. Si è perso molto tempo nell'affrontare con coraggio questa come altre situazioni preoccupanti delle aziende capitoline su cui l'amministrazione aveva perso il controllo e non lo ha ancora recuperato.

In quella delibera si dava "indirizzo all'Azienda di presentare entro tre mesi un nuovo Piano industriale che preveda il conseguimento già nel 2014 di uno stabile equilibrio economico-finanziario aziendale, al fine di assicurare la salvaguardia degli equilibri di Bilancio complessivi di Roma Capitale". I tre mesi sono trascorsi, un piano industriale credibile non c'è e nemmeno una decisione chiara e responsabile sull'azienda e su come sia meglio utilizzare le risorse di tutti i romani in un momento in cui il principale obbiettivo della città è il risanamento. Non c'è neanche un bilancio del 2013.

La finalità per cui è nata Farmacap - al di là dei servizi,  peraltro in buona parte sospesi o inutilizzabili, che possono essere offerti internalizzandoli se ritenuti necessari - è quella di portare il servizio delle farmacie a fasce di popolazione disagiate e svantaggiate e in zone in cui non arriva il servizio privato. Ma come abbiamo dimostrato con la mappa di Opencampidoglio.it  la loro localizzazione non risponde alla missione dell'azienda, trovandosi le farmacie quasi sempre a poche decine o centinaia di metri da altre farmacie, e non offrendo servizi agevolati a quelle fasce di popolazione. O si valuta che sia possibile e doveroso riportare l'azienda al suo compito originario oppure la cosa migliore nell'interesse pubblico è la chiusura dell'azienda e la vendita delle licenze. 

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I pregiudizi sulle colture rallentano l’innovazione

Luca Coscioni - Gio, 03/07/2014 - 16:17
I pregiudizi sulle colture rallentano l’innovazioneCorriere.it11 Giu 2014Elena CattaneoOgm

Caro direttore,

da mesi studio la vicenda italiana degli Ogm. Non è il mio campo specifico, ma uso altre specie transgeniche (pesci, topi o tessuti di animali di grossa taglia) per ricerche che mirano a possibili terapie per una malattia devastante come la Corea di Huntington. Sugli Ogm consulto la letteratura specialistica e colleghi tra i massimi esperti, per capire basi scientifiche, metodi di lavoro e dinamiche economico-industriali del settore. Non trovo prove che gli Ogm siano più dannosi o rischiosi per l’ambiente delle coltivazioni tradizionali o di quelle biologiche. Di certo, hanno già molto ridotto l’uso di insetticidi e l’impatto ambientale dell’agricoltura globale e, come ricordavano anche l’arcivescovo di Milano Angelo Scola e l’Accademia Pontificia, sono una risposta concreta all’esigenza di sfamare la popolazione mondiale. Penso che, in Italia, la discussione si sia impantanata, in quanto condizionata da pregiudizi ideologici e interessi di nicchia rispetto ai quali anche la più corretta informazione non riesce a incidere. Mi si dice che ci sono lobby e multinazionali interessate a spingere gli Ogm. Però a chiedermi di far sentire la loro voce favorevole sono colleghi scienziati. Vorrebbero studiarli (in campo aperto), anche per capirne meglio il potenziale e i limiti. Mi si dice che gli agricoltori italiani non li vogliono. Eppure ho ricevuto una lettera di oltre 700 di loro (firme a mano) che chiedono di seminare con piante ogm circa 30 mila ettari di terreni (più di 50 mila campi da calcio) che sono di loro proprietà. A guidarli Franco Nulli e Deborah Piovan. Espongono, con modi civili, argomenti che trovo ineccepibili sia sul piano dei fatti che su quello dei diritti. Mi spiegano poi che il 62% di tutto il mais italiano - rigorosamente non ogm - dello scorso anno è vietato al consumo umano per i livelli delle tossine fumonisine (che agli animali comunque non fanno bene). E che molti dei nostri migliori prodotti tipici sono quindi fatti usando mangimi ogm importati. Mi chiedo se non vi siano lobby e interessi commerciali «anche» tra coloro che non vogliono gli Ogm. Se qualcosa cambierà (in tempi utili perché una sfida come Expo 2015 - centrato sulla nutrizione - possa giovare al Paese) sarà attraverso un’azione che parta direttamente dall’imprenditoria agricola. La scienza ha fatto la sua parte. Una pubblicazione del 2013, firmata anche da Fabio Veronesi che è presidente della Società italiana di genetica agraria, aggiorna le prove sperimentali ottenute in laboratori pubblici, giungendo alle stesse conclusioni di un eccellente documento sottoscritto già dieci anni fa dalle principali accademie scientifiche italiane. In sintesi: gli Ogm sono sicuri e vantaggiosi per la salute e l’ambiente. Si rimane in attesa di prove che mostrino l’eventuale dannosità. Ovviamente, devono essere pubblicate su riviste peer review (sottoposte a un processo di revisione paritaria, ndr). Giudico poco interessanti le opinioni personali. Viceversa, la competizione tra scienziati e tra riviste garantisce un’incontestabile trasparenza. Dati edulcorati o falsati non sopravvivono alla prova della valutazione mondiale. Dimostrazione ne è il caso del ricercatore francese che aveva diffuso dati falsi sulla pericolosità degli Ogm e che ha dovuto poi ritirare quel lavoro. Ecco perché non trovo razionale invocare il «principio di precauzione» per vietare la coltivazione di Ogm. Non innovare, quando farlo significa miglior sicurezza, qualità e raccolto (con prove verificabili) significa paralizzare ogni attività di ricerca in qualsiasi campo. Come senatrice, ma come cittadina ancora di più, vorrei vedere coinvolte le istituzioni in un’ampia discussione «sui fatti» che possono giustificare il divieto o meno di fare ricerca e coltivare Ogm. Al di là di brevetti e multinazionali. Nella loro lettera gli agricoltori chiedono «solo» di concorrere, con l’aiuto degli scienziati italiani, a rilanciare il proprio settore e di conseguenza l’economia e l’occupazione di un comparto che rappresenta il futuro della ricerca mondiale. Spero che in primis il ministro delle Politiche agricole, ma anche tutto il governo li ascoltino. 

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Renzi uccide la partecipazione popolare

Luca Coscioni - Gio, 03/07/2014 - 15:06
Renzi uccide la partecipazione popolareHuffington Post Italia3 Lug 2014Matteo MainardiPolitica

Come se non bastassero la revoca del diritto di voto ai cittadini per l'elezione del Senato e la riconferma dell'assenza dell'elezione diretta del Capo dello Stato, ora la I Commissione di Palazzo Madama si spinge a revisionare anche l'articolo 71 della Costituzione: l'istituto dell'iniziativa popolare.

Se al momento sono necessarie 50mila firme per presentare una proposta di legge popolare, da domani ne potrebbero servire 250mila. A deciderlo è un emendamento al ddl Riforme presentato dai relatori Finocchiaro (PD) e Calderoli (Lega Nord) il quale, al contempo, non prevede tempi certi per la discussione dei testi presentati grazie alla fatica e all'attivismo dei cittadini.

Qualche mese fa, il Presidente Matteo Renzi diceva: "L'Europa va cambiata, sia più vicina ai cittadini". Passato il tempo delle elezioni sembra che il tentativo sia quello invece di allontanare l'Italia dagli italiani dimenticandosi ben presto di quell'Europa dove le firme per attivare strumenti di partecipazione possono essere raccolte anche online, senza un notaio o un cancelliere. Mentre stentano ad alzarsi voci di dissenso, l'impressione è quella di assistere al definitivo consolidamento di quel regime partitocratico da tempo denunciato da forze politiche, piccole ma combattive, come i Radicali. Nel frattempo, le 29 proposte di legge popolari in attesa tra Camera e Senato, non trovano spazi nelle agende parlamentari.

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Riforme Costituzionali: Cappato, grave l'assenza di garanzie per i tempi delle iniziative popolari

Radicali Italiani - Gio, 03/07/2014 - 13:26
03/07/14

Dichiarazione di Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna EutanasiaLegale

Aumentare le firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare sarebbe stato ragionevole se si fosse garantito allo stesso tempo un termine certo per la loro calendarizzazione. Da quanto riportato dalle agenzie stampa, sembra invece che si sia fatta la scelta opposta: le firme sono moltiplicate per cinque (da 50 a 250mila), ma i tempi per la calendarizzazione sono rimandati ai regolamenti parlamentari, così come i modi.

Se questa scelta fosse confermata, rimarrebbe possibile per i Gruppi presenti in Parlamento, confermare l'attuale assenza di qualsiasi garanzia, che ha come conseguenza le attuali 29 proposte di legge di iniziativa popolare in attesa di essere discusse, tra le quali la nostra per la legalizzazione dell'eutanasia, depositata lo scorso 13 settembre. Disincentivare l'iniziativa popolare è un fatto grave, che corrisponde –in coincidenza con l'abrogazione dell'elezione diretta al Senato e nelle città metropolitane- al disegno di ridurre ulteriormente gli spazi di democrazia e partecipazione in Italia.

 

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Stamina: Aifa allertò Fda, 'spaccio falsi trattamenti'

Luca Coscioni - Gio, 03/07/2014 - 13:21
Stamina: Aifa allertò Fda, 'spaccio falsi trattamenti'ansa.it3 Lug 2014Cellule staminali

ROMA - Il direttore generale Aifa Luca Pani allertò l'Fda sul caso Stamina, avvertendo che l'"operazione" di "spaccio" di "fasulli trattamenti a base di staminali" era stata vietata da Aifa nel 2012 e che un comitato scientifico aveva fermato la sperimentazione nel 2013. Nella lettera di gennaio scorso, in possesso dell'ANSA, Pani avverte anche di un "possibile coinvolgimento di partner negli Stati Uniti" e del presunto ruolo di supporto a Stamina del prof.Camillo Ricordi dell'Università di Miami.

Nel caso Stamina si configura un ''possibile coinvolgimento di partner localizzati negli Stati Uniti'', secondo Pani, che nella lettera all'Fda. Stamina, afferma, è ''uno degli esempi in cui individui localizzati negli Usa o organizzazioni, supportano l'operazione di spacciatori di staminali 'offshore'''. La lettera, datata 22 gennaio 2014, è stata inviata da Pani al commissario Margaret Hamburg della Fda, Washington DC. Tra gli altri destinatari compaiono il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ed il generale Cosimo Piccinno del Comando carabinieri per la tutela della salute (Nas). ''La ragione per cui devo richiedere la sua attenzione su ciò - afferma Pani rivolgendosi a Margaret Hamburg - è perchè alcuni partner americani, che ricadono dunque sotto la giurisdizione dell'Fda, sono stati ora coinvolti''. ''Oggetto'' della missiva, si legge, è il ''ruolo dell'Fda nel caso di frode italiano sulle cellule staminali''. La fondazione Stamina, afferma Pani nella lettera, ''è un'organizzazione privata che ha spacciato fasulli 'trattamenti a base di staminali' in Italia per diversi anni. L'operazione è stata vietata dall'Aifa nel 2012, e la 'sperimentazione' promossa dal governo che intendeva valutare il 'metodo' è stata fermata da un comitato scientifico ad hoc nel 2013''.

Aifa segnalò a Fda anche il presunto ruolo di Ricordi
Il Direttore dell'Aifa segnalo' all'Fda anche il presunto ruolo del prof. Camillo Ricordi dell'Università di Miami nel supportare l'operazione stamina. ''Sembra che Ricordi - scrive Pani - sia nel comitato scientifico della compagnia americana Bioheart che commercializza due prodotti cellulari''. l caso Stamina, afferma Pani nella lettera all'Fda, '' è ovviamente uno dei diversi esempi in cui individui localizzati negli USA o organizzazioni supportano l'operazione di spacciatori di staminali "offshore". Il professor Camillo Ricordi (Università di Miami) - prosegue Pani - è stato attivo in una campagna contro gli scienziati che hanno argomentato contro ogni forma di tolleranza del governo sull'operazione della Stamina Foundation, che tra l'altro è l'oggetto di diverse inchieste giudiziarie''. 

''Sembra che Ricordi- prosegue ancora Pani - sia nel comitato scientifico di una compagnia americana chiamata Bioheart, che commercializza due prodotti cellulari, uno basato sui mioblasti (MyoCell) e uno basato sulle cellule del grasso. Bioheart utilizza un brevetto ottenuto da Peter Law, che è stato successivamente inibito dall'FDA nel trattare pazienti con la Duchenne con i mioblasti ed ha spostato l'operazione a Singapore. Entrambi i prodotti sono venduti da Bioheart in Uganda, Kazakistan, Turchia e Messico, attraverso l'istituto di medicina rigenerativa di Tijuana''. 

Ed ancora: ''Ricordi - afferma Pani - appoggia anche l'operazione di altri spacciatori di cellule staminali in altri luoghi (ad esempio in Argentina, 'stem cells Argentina')''. Ricordi, si legge inoltre, ''è il fondatore ed il presidente di una lobby chiamata 'the cure alliance' che asserisce che l'FDA è il primo nemico dell'innovazione e dell'accesso dei pazienti alle terapie innovative. La lobby include nomi noti di imprenditori italiani (del settore farmaceutico e non) e presentatori televisivi e comunicatori. Ricordi è anche un membro di una organizzazione chiamata Medrebels ('fai parte della rivoluzione' è il motto), anche attiva contro le regole e i regolatori del mercato dei farmaci''. Pani sottolinea infine che Ricordi fu invitato dal Ministero della Salute a 'consigliare' sul caso stamina: Ricordi - afferma Pani - suggeri' ''di chiedere l'opinione di Arnold Caplan ... il piu' grande sostenitore dello spaccio di staminali per le malattie piu' improbabili ...''. 

''Suggeri' inoltre di inviare al ministro della Salute - conclude Pani - un documento scritto da Caplan ed altri che supportava l'autorizzazione al commercio delle staminali per tutte le malattie dopo una sperimentazione di fase I''.

Legali Vannoni, Aifa cerca condizionare esito penale
La lettera inviata dal direttore Aifa Pani all'Fda ''precede il corso della Giustizia Penale e sembra anticipare e sostituire il giudizio penale stesso, dandone per scontato l'esito ed addirittura cercando di condizionarlo, essendo la missiva rivolta anche agli inquirenti''. Lo affermano gli avvocati Pasquale Scrivo e Liborio Cataliotti, legali del presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, indicando la ''gravità del contenuto''.

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Riforme Costituzionali: grave l'assenza di garanzie per i tempi delle iniziative popolari

Luca Coscioni - Gio, 03/07/2014 - 13:20
Riforme Costituzionali: grave l'assenza di garanzie per i tempi delle iniziative popolariMarco Cappato3 Lug 2014Eutanasia

Dichiarazione di Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna EutanasiaLegale
  Aumentare le firme necessarie per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare sarebbe stato ragionevole se si fosse garantito allo stesso tempo un termine certo per la loro calendarizzazione. Da quanto riportato dalle agenzie stampa, sembra invece che si sia fatta la scelta opposta: le firme sono moltiplicate per cinque (da 50 a 250mila), ma i tempi per la calendarizzazione sono rimandati ai regolamenti parlamentari, così come i modi.   Se questa scelta fosse confermata, rimarrebbe possibile per i Gruppi presenti in Parlamento, confermare l'attuale assenza di qualsiasi garanzia, che ha come conseguenza le attuali 29 proposte di legge di iniziativa popolare in attesa di essere discusse, tra le quali la nostra per la legalizzazione dell'eutanasia, depositata lo scorso 13 settembre. Disincentivare l'iniziativa popolare è un fatto grave, che corrisponde -in coincidenza con l'abrogazione dell'elezione diretta al Senato e nelle città metropolitane- al disegno di ridurre ulteriormente gli spazi di democrazia e partecipazione in Italia.

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Pena di morte. Prende avvio la conferenza africana in Benin

Radicali Italiani - Mer, 02/07/2014 - 18:33
02/07/14

Oggi 2 luglio 2014, si sono aperti a Cotonou, capitale del Benin, i lavori della Conferenza continentale sull’abolizione della pena di morte in Africa convocata dal Governo locale con la Commissione sui diritti umani e dei popoli dell’Unione africana in collaborazione anche con Nessuno tocchi Caino ed il Partito Radicale.

La tre giorni è stata convocata in vista dell’adozione definitiva del protocollo aggiuntivo alla Carta dei diritti umani dell’Africa e del voto che si terrà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali.

La conferenza è stata aperta dal Ministro degli Esteri del Benin Bako-Arifari Nssirou che ha confermato il ruolo di leadership continentale che il suo paese vuole giocare contro la pena di morte e la promozione dei diritti umani anche in vista del voto alle Nazioni Unite il prossimo dicembre. Successivamente ha preso la parola la Presidente del gruppo di lavoro sulla pena di morte e le esecuzioni extragiudiziarie sommarie e arbitrarie in Africa della Commissione africana, Silvie Zainaibo che ha ricordato come, grazie al lavoro del suo gruppo, si sia arrivati a un testo ormai pronto per l’adozione finale e che poter contare su uno strumento regionale specificamente dedicato all’abolizione della pena di morte potrà consolidare la tendenza positiva che caratterizza l’Africa nei confronti dell’abolizione delle esecuzioni.

Alla cerimonia di apertura erano presenti anche l’Ambasciatore dell’Unione europea, il rappresentante del dipartimento affari politici della Commissione africana e un ex-condannato a morte, poi esonerato, dell’Uganda.

La Conferenza è poi continuata con una prima sessione plenaria relativa agli strumenti regionali per la protezione dei diritti umani, quali garanzie per rafforzare e definire una loro protezione certa presieduto dalla componente la Commissione africana Maya Sahli Fadel. A questa sessione hanno partecipato gli accademici Philip Francis Iya, Carlson Anyangwe, Christoph Heyn,s, Special Rapporteur delle Nazioni unite sulle esecuzioni extragiudiziarie, e Maria Donatelli della Coalizione mondiale contro la pena di morte.

Oltre a una rassegna dei trattati e convenzioni globali e regionali, la discussione ha contribuito a rafforzare anche questioni relative alle politiche penali, il giustizialismo, la reversibilità delle scelte abolizioniste e la privatizzazione della giustizia con le esecuzioni extragiudiziarie.

Nel pomeriggio, si sono svolte cinque commissioni sul ruolo dei parlamentari, delle commissioni economiche regionali, delle istituzioni nazionali sui diritti umani, della società civile e dei media e dei vari gruppi professionali che possono esser coinvolti nel dibattito sulla pena di morte.

Al sito www.radioradicale.it è possibile rivedere la sessione inaugurale.

 

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Pena di morte. Prende avvio la conferenza africana in Benin

Partito Radicale - Mer, 02/07/2014 - 18:33
02/07/2014

Oggi 2 luglio 2014, si sono aperti a Cotonou, capitale del Benin, i lavori della Conferenza continentale sull’abolizione della pena di morte in Africa convocata dal Governo locale con la Commissione sui diritti umani e dei popoli dell’Unione africana in collaborazione anche con Nessuno tocchi Caino ed il Partito Radicale.

La tre giorni è stata convocata in vista dell’adozione definitiva del protocollo aggiuntivo alla Carta dei diritti umani dell’Africa e del voto che si terrà all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla risoluzione per la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali.   La conferenza è stata aperta dal Ministro degli Esteri del Benin Bako-Arifari Nssirou che ha confermato il ruolo di leadership continentale che il suo paese vuole giocare contro la pena di morte e la promozione dei diritti umani anche in vista del voto alle Nazioni Unite il prossimo dicembre. Successivamente ha preso la parola la Presidente del gruppo di lavoro sulla pena di morte e le esecuzioni extragiudiziarie sommarie e arbitrarie in Africa della Commissione africana, Silvie Zainaibo che ha ricordato come, grazie al lavoro del suo gruppo, si sia arrivati a un testo ormai pronto per l’adozione finale e che poter contare su uno strumento regionale specificamente dedicato all’abolizione della pena di morte potrà consolidare la tendenza positiva che caratterizza l’Africa nei confronti dell’abolizione delle esecuzioni. Alla cerimonia di apertura erano presenti anche l’Ambasciatore dell’Unione europea, il rappresentante del dipartimento affari politici della Commissione africana e un ex-condannato a morte, poi esonerato, dell’Uganda.   La Conferenza è poi continuata con una prima sessione plenaria relativa agli strumenti regionali per la protezione dei diritti umani, quali garanzie per rafforzare e definire una loro protezione certa presieduto dalla componente la Commissione africana Maya Sahli Fadel. A questa sessione hanno partecipato gli accademici Philip Francis Iya, Carlson Anyangwe, Christoph Heyn,s, Special Rapporteur delle Nazioni unite sulle esecuzioni extragiudiziarie, e Maria Donatelli della Coalizione mondiale contro la pena di morte.   Oltre a una rassegna dei trattati e convenzioni globali e regionali, la discussione ha contribuito a rafforzare anche questioni relative alle politiche penali, il giustizialismo, la reversibilità delle scelte abolizioniste e la privatizzazione della giustizia con le esecuzioni extragiudiziarie.   Nel pomeriggio, si sono svolte cinque commissioni sul ruolo dei parlamentari, delle commissioni economiche regionali, delle istituzioni nazionali sui diritti umani, della società civile e dei media e dei vari gruppi professionali che possono esser coinvolti nel dibattito sulla pena di morte. Al sito www.radioradicale.it è possibile rivedere la sessione inaugurale.  

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Fecondazione, Filomena Gallo: il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino? Dov'è relazione al Parlamento?

Radicali Italiani - Mer, 02/07/2014 - 17:09

Fecondazione, Gallo (Ass. Coscioni): il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino? Dov'è relazione al Parlamento?

 

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

Oggi il Ministro Lorenzin rispondendo al question time ha dichiarato di aver convocato "un gruppo di lavoro formato da rappresentati delle società scientifiche, delle Regioni, degli operatori della Pma, con giuristi

ed esperti del ministero e dell'Iss"  per sciogliere le criticità evidenziate dalla sentenza della Consulta sulla legge 40. Sarebbe interessante ed utile sapere i nomi e le qualifiche del gruppo di esperti.

Il Ministro ha aggiunto che "il gruppo dovrà completare il lavoro in qualche settimana per valutare tutte le possibili iniziative, anche normative, ed avviare entro il 31 luglio per queste finalità la definizione delle tematiche. Un percorso necessario anche per la revisione delle linee guida del 2008 che non potranno non tenere conto del nuovo quadro regolatorio".

Su questo punto è  bene ricordare al Ministro che non esiste vuoto normativo a seguito della decisione della Consulta:  la Corte Costituzionale è chiara nelle motivazioni della sentenza come lo fu già nel 2005: nell’ammettere il quesito referendario per l’abrogazione del divieto di eterologa, affermò che non si creava vuoto normativo: la cancellazione del divieto non fa venir meno nessuna tutela. 

Inoltre il Ministro della Salute secondo le procedure previste della legge 40, "avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità , e previo parere del Consiglio superiore di  sanità",   quando deciderà, "in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica" (art. 7 della legge 40) e delle sentenze della Corte Costituzionale (151 del 2009 e 162 del 2014) di procedere con l’aggiornamento delle Linee Guida, atto vincolante per le strutture di PMA, dovrà tener conto di quanto i Giudici della Corte in ultimo hanno scritto : “in relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto”

Inoltre, il quadro regolatorio attuale prevede che l'eterologa possa essere già attuata anche tramite la maggiore tutela dei donatori e dei pazienti riceventi con integrazione di esami diagnostici come previsto dalle normative comunitaria. Ci auguriamo che il Ministro non utilizzi nessun pretesto per ritardare l'attuazione della sentenza della Corte  visto che le maggiori società scientifiche hanno già predisposto un iter unico per garantire donatori e riceventi, come emerge anche dai lavori dell'Eshre in corso a Monaco. Chiediamo al Ministro invece l'immediato aggiornamento nei Lea con l'inclusione dell'infertilità/fecondazione medicalmente assistita.

In ultimo non vorremmo che nella ricerca di deterrenti per l'eterologa sia disatteso l'obbligo previsto all'art. 15 della legge 40 che impone al Ministro di presentare entro il 30 giugno una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40. Oggi ricordiamo al Ministro che è già il 2 luglio. 

 

 

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Fecondazione: il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino?

Luca Coscioni - Mer, 02/07/2014 - 16:51
Fecondazione: il quadro regolatorio già permette eterologa. Ministro alla ricerca di pretesti che ritardino? Filomena Gallo2 Lug 2014Fecondazione eterologa

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni

 Oggi il Ministro Lorenzin rispondendo al question time ha dichiarato di aver convocato "un gruppo di lavoro formato da rappresentati delle società scientifiche, delle Regioni, degli operatori della Pma, con giuristied esperti del ministero e dell'Iss"  per sciogliere le criticità evidenziate dalla sentenza della Consulta sulla legge 40. Sarebbe interessante ed utile sapere i nomi e le qualifiche del gruppo di esperti. Il Ministro ha aggiunto che "il gruppo dovrà completare il lavoro in qualche settimana per valutare tutte le possibili iniziative, anche normative, ed avviare entro il 31 luglio per queste finalità la definizione delle tematiche. Un percorso necessario anche per la revisione delle linee guida del 2008 che non potranno non tenere conto del nuovo quadro regolatorio".  Su questo punto è  bene ricordare al Ministro che non esiste vuoto normativo a seguito della decisione della Consulta:  la Corte Costituzionale è chiara nelle motivazioni della sentenza come lo fu già nel 2005: nell’ammettere il quesito referendario per l’abrogazione del divieto di eterologa, affermò che non si creava vuoto normativo: la cancellazione del divieto non fa venir meno nessuna tutela. Inoltre il Ministro della Salute secondo le procedure previste della legge 40, "avvalendosi dell'Istituto superiore di sanità , e previo parere del Consiglio superiore di  sanità",   quando deciderà, "in rapporto all'evoluzione tecnico-scientifica" (art. 7 della legge 40) e delle sentenze della Corte Costituzionale (151 del 2009 e 162 del 2014) di procedere con l’aggiornamento delle Linee Guida, atto vincolante per le strutture di PMA, dovrà tener conto di quanto i Giudici della Corte in ultimo hanno scritto : “in relazione al numero delle donazioni è, poi, possibile un aggiornamento delle Linee guida, eventualmente anche alla luce delle discipline stabilite in altri Paesi europei (quali, ad esempio, la Francia e il Regno Unito), ma tenendo conto dell’esigenza di consentirle entro un limite ragionevolmente ridotto” Inoltre, il quadro regolatorio attuale prevede che l'eterologa possa essere già attuata anche tramite la maggiore tutela dei donatori e dei pazienti riceventi con integrazione di esami diagnostici come previsto dalle normative comunitaria. Ci auguriamo che il Ministro non utilizzi nessun pretesto per ritardare l'attuazione della sentenza della Corte  visto che le maggiori società scientifiche hanno già predisposto un iter unico per garantire donatori e riceventi, come emerge anche dai lavori dell'Eshre in corso a Monaco. Chiediamo al Ministro invece l'immediato aggiornamento nei Lea con l'inclusione dell'infertilità/fecondazione medicalmente assistita. In ultimo non vorremmo che nella ricerca di deterrenti per l'eterologa sia disatteso l'obbligo previsto all'art. 15 della legge 40 che impone al Ministro di presentare entro il 30 giugno una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40. Oggi ricordiamo al Ministro che è già il 2 luglio. 

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