Warning: INSERT command denied to user 'Sql329899'@'62.149.141.248' for table 'watchdog' query: INSERT INTO watchdog (uid, type, message, variables, severity, link, location, referer, hostname, timestamp) VALUES (0, 'php', '%message in %file on line %line.', 'a:4:{s:6:\"%error\";s:12:\"user warning\";s:8:\"%message\";s:403:\"INSERT command denied to user 'Sql329899'@'62.149.141.248' for table 'captcha_sessions'\nquery: INSERT into captcha_sessions (uid, sid, ip_address, timestamp, form_id, solution, status, attempts) VALUES (0, 'b2697c59aca11785c76094adac4db38b', '54.204.244.121', 1425657531, 'user_login_block', '0b2f9afa50bb1afab82d1f0b1b92ea93', 0, 0)\";s:5:\"%file\";s:66:\"/web/htdocs/www.divorziobreve.org/home/modules/captcha/captcha.inc\";s:5:\"%line\";i: in /web/htdocs/www.divorziobreve.org/home/includes/database.mysqli.inc on line 134

Warning: INSERT command denied to user 'Sql329899'@'62.149.141.248' for table 'watchdog' query: INSERT INTO watchdog (uid, type, message, variables, severity, link, location, referer, hostname, timestamp) VALUES (0, 'php', '%message in %file on line %line.', 'a:4:{s:6:\"%error\";s:12:\"user warning\";s:8:\"%message\";s:216:\"UPDATE command denied to user 'Sql329899'@'62.149.141.248' for table 'captcha_sessions'\nquery: UPDATE captcha_sessions SET token='936796e7abe938daf2173668e6fb2971' WHERE csid=0\";s:5:\"%file\";s:69:\"/web/htdocs/www.divorziobreve.org/home/modules/captcha/captcha.module\";s:5:\"%line\";i:215;}', 3, '', 'http://www.divorziobreve.org/aggregator?page=6', '', '54.204.244.121', 1425657531) in /web/htdocs/www.divorziobreve.org/home/includes/database.mysqli.inc on line 134

Warning: INSERT command denied to user 'Sql329899'@'62.149.141.248' for table 'watchdog' query: INSERT INTO watchdog (uid, type, message, variables, severity, link, location, referer, hostname, timestamp) VALUES (0, 'php', '%message in %file on line %line.', 'a:4:{s:6:\"%error\";s:12:\"user warning\";s:8:\"%message\";s:214:\"UPDATE command denied to user 'Sql329899'@'62.149.141.248' for table 'captcha_sessions'\nquery: UPDATE captcha_sessions SET timestamp=1425657531, solution='YeHfL' WHERE csid=0\";s:5:\"%file\";s:66:\"/web/htdocs/www.divorziobreve.org/home/modules/captcha/captcha.inc\";s:5:\"%line\";i:137;}', 3, '', 'http://www.divorziobreve.org/aggregator?page=6', '', '54.204.244.121', 1425657531) in /web/htdocs/www.divorziobreve.org/home/includes/database.mysqli.inc on line 134
Aggregatore di feed | Lega Italiana per il Divorzio Breve
  • user warning: INSERT command denied to user 'Sql329899'@'62.149.141.248' for table 'captcha_sessions' query: INSERT into captcha_sessions (uid, sid, ip_address, timestamp, form_id, solution, status, attempts) VALUES (0, 'b2697c59aca11785c76094adac4db38b', '54.204.244.121', 1425657531, 'user_login_block', '0b2f9afa50bb1afab82d1f0b1b92ea93', 0, 0) in /web/htdocs/www.divorziobreve.org/home/modules/captcha/captcha.inc on line 125.
  • user warning: UPDATE command denied to user 'Sql329899'@'62.149.141.248' for table 'captcha_sessions' query: UPDATE captcha_sessions SET token='936796e7abe938daf2173668e6fb2971' WHERE csid=0 in /web/htdocs/www.divorziobreve.org/home/modules/captcha/captcha.module on line 215.
  • user warning: UPDATE command denied to user 'Sql329899'@'62.149.141.248' for table 'captcha_sessions' query: UPDATE captcha_sessions SET timestamp=1425657531, solution='YeHfL' WHERE csid=0 in /web/htdocs/www.divorziobreve.org/home/modules/captcha/captcha.inc on line 137.

Aggregatore di feed

OGM: Un'occasione persa - nota del prof. Daniele Rosellini

Luca Coscioni - Mer, 11/02/2015 - 15:58
OGM: Un'occasione persa - nota del prof. Daniele RoselliniRenato Biondini11 Feb 2015Ogm

Ancona  11  febbraio  2015     Agli Organi di Stampa LL.SS.

                                                OGM: Un’occasione persa 

           Su iniziativa della nostra associazione si sono tenuti, il 28 gennaio u.s.,  presso l’Istituto Alberghiero “A.Panzini” di Senigallia, una serie di incontri con gli studenti sul tema “OGM, agricoltura, alimentazione: rischio o opportunità?” L'iniziativa ha avuto quale relatore un vero esperto in materia: il prof. Daniele Rosellini dell’Università degli studi di Perugia. Questi è docente di Genetica Agraria in quell'ateneo ed ha al suo attivo  esperienze internazionali e qualificate pubblicazioni.  Vista  l’attualità del tema vogliamo riportare, a beneficio di quanti non sono potuti intervenire, una breve, ma puntuale nota del professor Rosellini che è assai noto anche nel Marche per le sue origini senigalliesi.  Noi della “Coscioni” la condividiamo pienamente e la facciamo nostra.

         <<Nella UE oggi si importano molti milioni di tonnellate di soia e mais geneticamente modificati di diversi tipi. Servono per produrre mangimi per i nostri animali che producono a loro volta latte, formaggi, carne e uova. Non c’è mai stato alcun problema per questo, né i nostri prodotti tipici come prosciutti o formaggi sono meno tipici.

 C’è invece, in pratica, un solo OGM può essere, oltre che importato, anche coltivato nell’UE, il mais tipo Mon810. Questo mais non ha bisogno di insetticidi, perché produce una proteina (non tossica per noi, utilizzata anche in agricoltura biologica) che lo difende da un insetto dannoso, la piralide.

 I maiscoltori italiani devono trattare i loro campi per difendere il mais dalla piralide, e questo significa utilizzare, generalmente più volte ogni anno, insetticidi tossici anche per l’uomo e gli altri insetti.

 Quindi in buona parte del mondo si può coltivare questo mais OGM che permette di non utilizzare insetticidi e in Italia no. Noi continuiamo a spruzzare il mais con gli insetticidi, mentre importiamo il mais OGM. Il mais OGM, inoltre, ha quasi sempre una concentrazione molto più bassa di micotossine, sostanze molto pericolose.

 Domanda: è così che difendiamo l’ambiente e la salute di agricoltori e consumatori? E’ così che difendiamo il “made in Italy”?  >>

 

 Renato Biondini  segretario cellula di Ancona ass. Luca Coscioni tel.  071 780399  cell 339 6035387 email  cellulacoscioniancona@gmail.combiondinirenato@alice.it

 

 

 

AllegatoDimensione Comunicato_COSCIONI_11022015.pdf322.28 KB fotoRosellini.jpg104.73 KB DanieleRosellini.pdf293.49 KB
Categorie: Radicali

Farmacie e liberalizzazioni, Farina Coscioni e D'Elia: Perché Lorenzin si oppone alle liberalizzazioni chieste da Guidi e Antitrust? Richiamiamo il dg Aifa ai suoi compiti e alle sue funzioni

Radicali Italiani - Mer, 11/02/2015 - 13:59
11/02/15

Maria Antonietta Farina Coscioni e Sergio D'Elia, membri del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, hanno scritto per Il Garantista in edicola il 12 febbraio, un articolo nel quale stigmatizzano la indebita posizione assunta da Aifa a proposito delle politiche sulle liberalizzazioni dei farmaci da parte del ministro Guidi.

“Pensavamo che l’Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, fosse un organismo con il compito di garantire l'accesso al farmaco, il suo impiego sicuro; che dovesse assicurare la unitarietà nazionale del sistema farmaceutico d'intesa con le Regioni; e magari anche innovazione, efficienza e semplificazione delle procedure registrative, e determinare un accesso rapido a farmaci innovativi e per le malattie rare. Grazie al suo direttore generale Luca Pani e ai tweet cui si dedica, apprendiamo che ha anche una funzione di ammonimento".

"Pani, infatti, raccomanda di prestare attenzione per non finire gli Stati Uniti. In particolare raccoglie un grido di dolore (di Federfarma?) e dice che non abbiamo bisogno di “più punti vendita per le medicine, ma di luoghi che le vendano meglio”. A sostegno di questa sua affermazione posta il video di un supermarket americano con scaffali pieni di medicinali in libera vendita. Già è discutibile che il ministro della Salute Lorenzin, una volta liberale, si mobiliti per boicottare le proposte liberalizzatrici del ministro dello Sviluppo Federica Guidi. Che anche il direttore generale di Aifa scenda in campo è inaccettabile".

"Qualcuno dovrebbe ricordare a Pani che altre sono le sue funzioni e i suoi compiti. Lo ricordo ai tanti smemorati silenti. A suo tempo noi radicali, sostenemmo le pur timide liberalizzazioni dell’allora ministro Bersani. Il ministro Guidi raccoglie le indicazioni della relazione Antitrust che sottolinea la necessità di liberalizzare ulteriormente la vendita del farmaco. Se il ministro Lorenzin non è d’accordo lo dica chiaramente e spieghi le sue ragioni. I tanti 'liberali' a chiacchiere di maggioranza e di opposizione sono pregati di uscire dalle loro ambiguità e dai loro silenzi. Il direttore di Aifa è pregato di risparmiarci la demagogia dei suoi tweet, decisamente fuori luogo”.

© 2015 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

I gay non possono guidare e il divorzio breve è fantascienza

Rassegna Stampa - Mer, 11/02/2015 - 11:46

E’ quanto andato in onda martedì 3 febbraio su Radio Radicale durante il consueto appuntamento a cure della Lega Italiana per il Divorzio Breve. Il primo collegamento è stato con l’avvocato catanese Giuseppe Lipera, già ospite della nostra trasmissione in passato e sempre in prima linea quando si tratta di difendere i diritti della persona. Questa volta la vicenda grottesca riguarda un episodio di omofobia misto ad ignoranza. Il secondo collegamento è stato col sen. Enrico Buemi dedicato al divorzio breve. LEGGI TUTTO

leggi tutto

Categorie: Politica, Radicali

I gay non possono guidare e il divorzio breve è fantascienza

Divorzio Breve - Mer, 11/02/2015 - 11:46

E’ quanto andato in onda martedì 3 febbraio su Radio Radicale durante il consueto appuntamento a cure della Lega Italiana per il Divorzio Breve. Il primo collegamento è stato con l’avvocato catanese Giuseppe Lipera, già ospite della nostra trasmissione in passato e sempre in prima linea quando si tratta di difendere i diritti della persona. Questa volta la vicenda grottesca riguarda un episodio di omofobia misto ad ignoranza. Il secondo collegamento è stato col sen. Enrico Buemi dedicato al divorzio breve. LEGGI TUTTO

leggi tutto

Categorie: Politica

Impianto embrioni dopo 19 anni di crioconservazione in una donna rimasta vedova

Luca Coscioni - Mer, 11/02/2015 - 10:27
Impianto embrioni dopo 19 anni di crioconservazione in una donna rimasta vedovaTutte le testate11 Feb 2015Ass. CoscioniFecondazione assistita

In merito al comunicato del nostro Segretario Filomena Gallo del 10 febbraio  ecco la rassegna stampa dell'11 febbraio:  Cronache del Garantista 11/02/2015 QUEL GESTO D'AMORE CON L'EMBRIONE CONGELATO (V.Vecellio) 2Corriere della Sera 11/02/2015 IL MARITO E' MORTO, SI' ALL'IMPIANTO DI EMBRIONI (F.Alberti) 4la Repubblica 11/02/2015 "IL NOSTRO AMORE E' ANCORA VIVO ECCO PERCHE' AVRO' UN FIGLIO DA MIO MARITO MORTO 4 ANNI FA" (R.Di raimondo/C.Pasolini)la Stampa 11/02/2015 "DOPO 19 ANNI I NOSTRI EMBRIONI FARANNO NASCERE MIO FIGLIO" (F.Giubilei)il Giornale 11/02/2015 EMBRIONI CONGELATI DA 19 ANNI SI' ALL'IMPIANTO "POST MORTEM" (F.Angeli)il Tempo 11/02/2015 EMBRIONI LA RIVINCITA (R.Scarpa) 10il Gazzettino 11/02/2015 SI' ALL'IMPIANTO DI EMBRIONI DI 19 ANNI FA 12il Messaggero 11/02/2015 UN FIGLIO CON EMBRIONI DEL MARITO MORTO (L.Mattioli) 13Giorno/Resto/Nazione 11/02/2015 AVRA' UN FIGLIO DAL MARITO MORTO GLI EMBRIONI CONGELATI 19 ANNI FA (G.Dondi/E.Astolfi)

AllegatoDimensione Impianto embrioni dopo 19 anni tutti i giornali 11 febbraio 2015.pdf3 MB
Categorie: Radicali

Per un nuovo diritto umano: il diritto alla conoscenza. Sostieni l’organizzazione della seconda Conferenza internazionale a Bruxelles

Radicali Italiani - Mar, 10/02/2015 - 20:20
10/02/15

Negli ultimi due decenni, in molti Paesi e città abbiamo assistito all’impiego di mezzi e strategie militariste e a un prolungato, pretestuoso e arbitrario Stato di emergenza, proclamato per la pretesa necessità di difendersi e difenderci dalle minacce provenienti da terrorismo, immigrazione, droga e altri “nemici”.

Si è insediato così uno “Stato di Emergenza” permanente, le cui radici spesso affondano in presupposti ingannevoli, se non vere e proprie menzogne. Vittime della multiforme Ragion di Stato sono i diritti umani, la responsabilità, la mancanza di supervisione nel processo decisionale e, in ultima analisi, la pace. Ormai, lo Stato di diritto rischia di esser sostituito e sepolto dallo Stato di Polizia.

I governi devono essere responsabili delle loro azioni e devono garantire un'adeguata informazione, che sia disponibile, accessibile e accurata secondo i principi dell'apertura e della trasparenza. Benché alcuni Paesi forniscano ai cittadini gli strumenti per accedere alle informazioni, ad esempio attraverso i Freedom of Information Acts (Foia), questa normativa spesso non risponde alle attese naturali e legittime dei cittadini, rivelandosi inadeguata e non disponibile in molti Paesi.

Il diritto a conoscere ciò che i membri del Governo fanno segretamente a nostro nome, potrebbe migliorare il rapporto tra candidati eletti ed elettori. Il perfezionamento – e non certo la negazione – dei meccanismi di controllo democratico può contribuire al progresso della democrazia e dello stesso diritto nazionale e internazionale, aumentando così il rispetto effettivo dei diritti umani.  

Crediamo che scelte informate e consapevoli portino a decisioni più giuste. 

COSA VOGLIAMO FARE

Attualmente stiamo lavorando per convocare la seconda Conferenza internazionale che si terrà a Bruxelles presso il Parlamento Europeo, da tenersi tra aprile e maggio 2015.

L'incontro affronterà il tema “Stato di Diritto contro Ragion di Stato” e radunerà relatori ed esperti di statura internazionale nel campo dei diritti umani e delle relazioni internazionali. I partecipanti che si confronteranno nella Seconda Conferenza Internazionale analizzeranno gli strumenti internazionali disponibili, legali e non, necessari a promuovere la centralità dello Stato di Diritto e l'universalità dei Diritti Umani e, al termine della Conferenza, sottoscriveranno e lanceranno un manifesto-appello che dia nuova linfa vitale alla democrazia asserendo con forza la centralità di uno Stato di Diritto democratico, federalista, laico, e l’universalità dei Diritti Umani.

IL NOSTRO OBIETTIVO

Vogliamo la codificazione del diritto umano universale alla Conoscenza, ossia il diritto di conoscere in che modo e perché i governi a vari livelli prendano determinate decisioni, non solo legate a questioni di carattere politico-militare. Crediamo che le Nazioni Unite debbano essere il nostro primo obiettivo istituzionale e che l'adozione di una risoluzione o dichiarazione politica presso di esse possa rappresentare il primo passo verso la codificazione del diritto alla conoscenza. Non vogliamo abolire il Segreto di Stato ma vogliamo correggere e migliorare i meccanismi di controllo democratico esistenti per garantire il progresso di uno Stato di Diritto democratico, nazionale e internazionale, e l'effettivo rispetto dei diritti umani.         

CON IL TUO AIUTO VOGLIAMO
  • Convocare una conferenza internazionale di tre giorni a Bruxelles presso il Parlamento Europeo, tra aprile e maggio 2015;
  • Condurre una campagna di sensibilizzazione attraverso numerose attività, quali conferenze pubbliche, seminari, inserzioni sui giornali, programmi radiofonici;
  • Lanciare il manifesto-appello;
  • Pubblicare gli Atti del Convegno in inglese, francese e italiano;
  • Organizzare le attività successive alla conferenza di promozione e diffusione, da intraprendere presso le Nazioni Unite nelle sedi di New York e Ginevra: incontri con rappresentanti dell'Onu e di diverse Ong, eventi paralleli, conferenze stampa;
  • Creare una piattaforma online dedicata al tema e alla Conferenza.
Contribuisci alla campagna di autofinanziamento Aiutaci a raccogliere almeno 15.000 €


COME CONTRIBUIRE

Vai su: A new human right: the Right to Know

 

COSA ABBIAMO FATTO FINORA

Dopo dieci anni di intense ricerche e attività di sensibilizzazione dell'opinione pubblica, una PRIMA CONFERENZA INTERNAZIONALE è stata tenuta lo scorso febbraio 2014 presso il Parlamento e la Commissione Europea a Bruxelles (guarda qui), nella quale accademici, politici, diplomatici e osservatori hanno discusso le possibili vie d'uscita dallo “Stato di eccezione” permanente ed hanno analizzato la relazione tra il potere di fatto delle “democrazie reali” e il sistema di legge positivista esistente, basato sui Trattati e le Convenzioni ONU per i Diritti Umani. Gli Atti del Convegno di febbraio 2014 sono stati pubblicati in inglese, italiano e francese, e sono stati presentati in quattro luoghi simbolo: il 18 settembre al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra (guarda qui), il 22 ottobre presso la Camera dei Comuni a Londra (ascolta qui), il 4 dicembre presso la Camera dei Deputati a Roma (guarda qui), il 19 gennaio presso l'Istituto di Studi Filosofici a Napoli (guarda qui).

La Prima Conferenza ha avuto un carattere prevalentemente accademico, di ricerca culturale e scientifica, e ha permesso di gettare le basi per ulteriori attività di ricerca più chiare e risolute. 

La Seconda Conferenza offrirà l'opportunità per aprire un dibattito pubblico, diplomatico e politico, volto a identificare gli strumenti di diritto necessari per tracciare il percorso da intraprendere alle Nazioni Unite per la promozione effettiva dell'universalità, indivisibilità, interdipendenza e interrelazione dei Diritti Umani e per il rafforzamento del Diritto Internazionale e dei suoi meccanismi, a partire dal Diritto alla Conoscenza.

 

LEGGI ANCHE: Per un nuovo diritto umano (su Radicalparty.org)


© 2014 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Marco Pannella: il 12 febbraio inizio alle 21.00 da Radio Carcere uno sciopero della fame a sostegno dell’opera del Presidente emerito Napolitano e di quella sturziana, non certo da oggi, del Presidente Mattarella

Radicali Italiani - Mar, 10/02/2015 - 18:52
10/02/15

Dichiarazione di Marco Pannella:

"Stasera alle 21.00, da Radio Carcere/Radio Radicale, motiverò l’inizio di una iniziativa nonviolenta di sciopero per ora della sola fame a sostegno e per riconoscenza - in particolare - dell’opera del Presidente Emerito Giorgio Napolitano e del suo successore, il Presidente Sergio Mattarella, perché lo stato Italiano rispetti gli Obblighi enunciati dal Presidente Napolitano nel suo messaggio costituzionale, solennemente nell’esercizio formale delle funzione di Presidente della Repubblica, in quanto tale; e perché anche il Presidente Sergio Mattarella possa operare nello stesso animo sturziano, che è il suo, assicurando così alla storia italiana, quella vivente, continuità ed efficacia, e che egli ama e rappresenta, certo non solo da oggi".

© 2015 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Ucraina. Boni e Manfredi: Stesse dinamiche Jugoslavia di venti anni fa, con Putin al posto di Milosevic. L’Europa nasce o muore in Ucraina

Radicali Italiani - Mar, 10/02/2015 - 17:53
10/02/15

Dichiarazione di Giulio Manfredi e Igor Boni, rispettivamente segretario e presidente Associazione radicale Adelaide Aglietta:

"La prima guerra jugoslava scoppiò nel 1991 in Slovenia, la più “europea” delle repubbliche jugoslave; il serbo Milosevic, di fronte alla sollevazione generale del popolo sloveno, decise di ritirare le truppe dell’armata federale; fatti i debiti distinguo, la stessa decisione presa da Putin nei confronti dell’Ucraina, dopo la “rivoluzione” di Piazza Majdan a Kiev. Poi, vent’anni fa, si ribellarono la Krajna serba all’interno della Croazia e i serbi di Bosnia Erzegovina, guidati da Karadzic e Mladic. E Milosevic mandò le truppe federali in loro aiuto, come ha fatto Putin inviando soldati in Crimea. Poi Milosevic ritirò le truppe regolari e appoggiò i serbi di Croazia e Bosnia in maniera nascosta, con istruttori, rifornimenti e milizie irregolari (i famigerati iBerretti Rossi’ del ministero degli Interni, Arkan e le sue "Tigri"...); lo stesso appoggio fornito ora da Putin alle milizie filorusse del Donbass".

"La discussione attuale è se armare o meno gli ucraini; venti anni fa si discuteva se armare o meno i bosniaci assediati a Sarajevo".

"E purtroppo identico è il ruolo svolto dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea; venti anni fa gli Usa rimasero a lungo alla finestra a contemplare un’Unione Europea imbelle e inerte di fronte ai massacri; poi, nel 1995, Clinton intervenne, Sarajevo fu liberata e si arrivo’ agli accordi di Dayton".

"Oggi solo Obama tiene testa a Putin, mentre Hollande e Merkel vanno in visita a Mosca e fanno, volenti o nolenti, il gioco di Putin".

"Siamo ben consapevoli che le similitudini finiscono qui; alla fine delle guerre jugoslave, Milosevic fu detronizzato dal suo stesso popolo e finì i suoi giorni nel carcere del Tribunale dell’Aja; Putin difficilmente sarà chiamato a rispondere davanti alla giustizia internazionale per i suoi crimini di guerra e contro l’umanità in Cecenia, Georgia e Ucraina (ma c’è anche la morte per polonio del cittadino inglese Aleksandr Litvinenko, gli omicidi della giornalista Anna Politkovskaja e di Antonio Russo di Radio Radicale …)".

"Proprio perché le differenze pesano, questo momento per l’Unione Europea è ancora più cruciale. Vent’anni fa i radicali ammonivano: l’Europa nasce o muore a Sarajevo. Oggi cambia solo un nome: l’Europa nasce o muore a Donetsk, in Ucraina".

© 2015 Partito Radicale. Tutti i diritti riservati

Categorie: Radicali

Fecondazione: decisione Bologna non è primo caso. Ora Parlamento calendarizzi riforma legge 40

Luca Coscioni - Mar, 10/02/2015 - 12:21
Fecondazione: decisione Bologna non è primo caso. Ora Parlamento calendarizzi riforma legge 40Filomena Gallo10 Feb 2015Fecondazione assistita

Dichiarazione dell’avvocato Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni La decisione del Tribunale di Bologna di dare via libera all'impianto di embrioni congelati 19 anni fa, nonostante il marito della donna che li riceverà sia deceduto nel 2011, è sicuramente una notizia importante che tutela il diritto della donna ad accedere alla tecnica di PMA. La decisione, inoltre, contribuisce a fare chiarezza su quanto già stabilito dalla legge 40 e dalle linee guida:-    gli embrioni crioconservati sono sempre della coppia fino al momento in cui la coppia può decidere di abbandonarli in virtù del DM del 4 agosto 2004; - la donna può chiedere sempre il trasferimento in utero degli embrioni.Occorre precisare che quando la coppia 19 anni fa ha avuto accesso alla tecnica, quindi prima dell’emanazione della legge 40/2004, erano entrambi viventi e entrambi nel 2010 hanno espresso volontà di voler mantenere  gli embrioni per un trasferimento in utero.Il centro di PMA dell'Ospedale S. Orsola di Bologna, alla richiesta di esecuzione della tecnica di fecondazione con trasferimento in utero,  avrebbe dovuto dare subito il via libera all’impianto:  la signora avrebbe potuto tentare la gravidanza già nel 2013, invece ha dovuto attendere le decisioni dei Tribunali arrivando quindi nel 2015.Ci auguriamo che questo ritardo non crei ostacoli per portare a termine la gravidanza. Come ricordano i giudici della Corte costituzionale la fecondazione medicalmente assistita serve a favorire la vita. Tuttavia quello di Bologna non è il primo caso.Nel 1999 il giudice Giovanni D'Antoni del Tribunale di Palermo emise un provvedimento d'urgenza con cui la prima sezione civile del tribunale di Palermo autorizzava  il Centro di Fecondazione medicalmente assistita del Prof. Ettore Cittadini a impiantare gli embrioni nell’utero di una donna rimasta vedova a seguito di un infarto al marito. Entrambi i coniugi avevano fatto un primo ciclo di PMA ma era fallito; tuttavia erano rimasti 3 embrioni crioconservati  che la donna decise di impiantare dopo la morte del marito. Entrambi i casi evidenziano che la legge 40 ancora crea problemi per i divieti che sono da interpretare: non si tratta di fecondazione post mortem perché già vi erano embrioni crioconservati, quindi non vi erano ostacoli normativi a procedere.Come prima della legge 40 le decisioni dei Tribunali hanno prodotto giurisprudenza a tutela dei diritti delle persone, a differenza del Parlamento che non solo ha legiferato nel 2004 con la legge 40 che ha introdotto divieti senza fondamento né giuridico né scientifico, ma che oggi si rifiuta di cancellare gli ultimi divieti nonostante i continui interventi dei tribunali, della Corte Costituzionale, e delle Corte internazionali che sottolineano il carattere discriminatorio e antiscientifico  della legge 40.

E' arrivato il momento di calendarizzare la riforma della legge 40 partendo proprio dal codice civile per confermare tutele e dare vita ad norma flessibile in base all’ evoluzione scientifica della scienza anche in questo campo.

 

Categorie: Radicali

Un libretto che ci causa tanti guai

Luca Coscioni - Mar, 10/02/2015 - 10:52
Un libretto che ci causa tanti guaiChange.org10 Feb 2015Marco GentiliNomenclatore tariffario

Spreco di denaro pubblico. Disagi per chi avrebbe bisogno di un aiuto. Mortificazione della ricerca tecnologica. Crisi delle aziende. Questa lunga serie di costi sociali nasce da un volumetto piccolo piccolo: il “Nomenclatore tariffario per protesi e ausili”, un prontuario.

Questo prontuario elenca quali strumenti – dalle carrozzine, alle stampelle, passando per ginocchi artificiali e protesi di ogni tipo – ciascun disabile può (e deve) ottenere gratuitamente dallo Stato. Parliamo degli ausili e delle prestazioni connesse che il Servizio sanitario nazionale eroga gratuitamente alle persone con invalidità accertata.

Il “Nomenclatore tariffario per le protesi” è stato varato nel 1999. Doveva essere un elenco provvisorio: è vigente da 14 anni. Non è mai stato aggiornato.

La legge prevede un aggiornamento ogni due anni. Il motivo è semplice: la tecnologia avanza, migliora la qualità di protesi e ausili, quindi è necessario che il “prontuario” sia adeguato ai tempi, per fornire ai disabili le migliori condizioni possibili. Non solo. Cambia la tecnologia, mutano anche i prezzi, che in alcuni casi diminuiscono e in altri aumentano: l’aggiornamento del prontuario – va da sé – è indispensabile anche per il mercato: sia per i fornitori che vendono, sia per il servizio pubblico che acquista, sia per gli imprenditori che producono. E invece niente: da 14 anni, i prezzi sono rimasti sostanzialmente gli stessi.

Mi chiamo Marco Gentili, sono il Co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, sono nato Tarquinia, in provincia di Viterbo, il 5 settembre 1989.La mia condizione di disabilità è dovuta alla Sclerosi Amiotrofica Laterale Familiare, una malattia progressiva e devastante, che mi costringe su una sedia a rotelle e mi impedisce di parlare e limita molto la mia capacità di autonomia.

Fin da adolescente ho coltivato l’interesse per la sfera politica e dal febbraio 2008 sono entrato a far parte, in prima linea, degli Studenti Luca Coscioni, battendomi così per la Libertà di Ricerca Scientifica e non solo. La costante volontà di essere attivo e propositivo mi ha ispirato a dar vita al progetto radiofonico Frazione Handicap dedicato a queste problematiche.

Mi sono laureato il 1 marzo 2012 in Scienze Politiche e alle elezioni amministrative nella cittadina natale di Tarquinia ho conquistato l’incarico di Consigliere comunale. La promozione di vie di legalità, trasparenza e maggiore chiarezza nell’amministrazione comunale rappresenta uno dei miei principali obbiettivi. L’analisi del rapporto tra costituzione e ricerca sul caso delle cellule staminali è stato l'oggetto della mia tesi di Laurea Magistrale prima del Master in Istituzioni Europee per Consulenti d’Assemblea

In questi anni il mancato aggiornamento del nomenclatore tariffario ha inciso sulla vita di molti come sulla mia, privandola di ausili utili sia in termini di postura fisica, sia a livello comunicativo.

In particolare la mia scoliosi, che mi provoca non pochi problemi di postura, difficoltà nel riposo notturno e spesso dolori lancinanti, è in parte frutto di una scarsa disponibilità degli ausili necessari, dovuta proprio al mancato aggiornamento del nomenclatore, che ricordo è fermo dal 1999.

Dopo i vari annunci che si sono succeduti in questi ultimi mesi, ho aspettato con ansia la comunicazione, trasmessa in streaming, del Ministro Beatrice Lorenzin e della Dott.ssa Silvia Arcà del 4 febbraio 2015 in Commissione Igiene e Salute ma mi sono accorto con grande delusione e preoccupazione che, invece di spiegare un nuovo sistema più trasparente, accessibile on line, comprensibile nella possibilità di conoscere i modelli di ausili ottenibili e le modalità con cui ottenerli, un nomenclatore al servizio di noi, persone con disabilità e quindi spesso con difficoltà a muoverci, la grande parte dei discorsi si è concentrata sulla difesa delle gare d’appalto per la fornitura degli ausili di serie.

Il vero fine degli acquisti deve essere quello di procurare un prodotto adeguato ai singoli bisogni della persona che lo utilizzerà, in modo tale da migliorare per questa la qualità della vita.

Che siano messi a disposizione mezzi e strumenti di alta tecnologia e all’avanguardia è quindi importante ma occorre separare quelli standard, come i letti, i materassi, i sollevatori, i montascale, ecc. che NON devono essere scelti sulla base delle singole differenti situazioni delle persone a cui sono destinati e che, quindi, potrebbero anche essere acquistati in quantità con gare d’appalto, da quelli invece che devono essere scelti, nella gamma di ausili disponibili, per trovare quello più adatto alla persona. Mi sembra facile da capire che il mio bisogno di un letto o di una carrozzina standard per un breve spostamento, o di un ausilio per il bagno è ben diverso dal mio bisogno di una carrozzina su cui devo vivere tutta la giornata!

Chi deve ogni giorno usare concretamente gli ausili per poter vivere il più autonomamente possibile sa bene che è poco razionale acquistare un ausilio di base per poi fare delle lavorazioni.

Quali sono i veri motivi per cui, invece di adottare un sistema, vigente in tutta Europa, che permette di scegliere, nell’ambito degli ausili disponibili, quello più adatto magari fissando, per ogni categoria, un tetto massimo di spesa per ogni tipologia, si cerca di forzare il sistema dei grandi appalti pubblici per utilizzarlo in un ambito che non gli è proprio?

Il modo più efficace per fornire ausili adeguati esiste, permette il controllo della spesa ed il controllo dell’oggetto che viene fornito (per essere sicuri che venga dato proprio quello che lo Stato paga) ed è la registrazione, per ogni tipologia di ausilio, in un - REPERTORIO - di tutti i modelli fornibili con costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale, in modo tale che la scelta possa essere chiara e condivisa tra prescrittore ed assistito, anche e soprattutto nel pieno rispetto della dignità di chi, su quell’ausilio, deve passare la sua vita.

Il sistema che stanno prefigurando il Ministro Beatrice Lorenzin e la Dott.ssa Silvia Arcà, in realtà, non rispettando le giuste esigenze delle singole persone, costringerà chi ha esigenze particolari e per questo vuole un prodotto adeguato a comprarselo da solo. Così facendo si curano certamente gli interessi delle lobby che lucrano sugli appalti, non certo quelli delle persone con disabilità.

FIRMA LA PETIZIONE QUI

Mi rivolgo al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, quindi, chiedendole di approvare al più presto un decreto che contempli un sistema di fornitura aggiornato negli elenchi e giusto nelle procedure, e al Governo, nella persona di Matteo Renzi, chiedendo di far approvare questo decreto, giusto perché rispettoso dei bisogni e dei diritti delle persone con disabilità ed in tempi brevi affinchè non si perda più tempo utile.

LETTERA AMinistro della Salute Beatrice LorenzinPresidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi

Categorie: Radicali

Spazio libero tv ospita l'Associazione Luca Coscioni

Luca Coscioni - Mar, 10/02/2015 - 10:31
Diagnosi preimpianto

Spazio Libero Tv, Programma dell'Accesso a cura di Rai Parlamento, in onda su Rai3 dal lunedì al venerdì alle ore 10.00, ospita l'Associazione Luca Coscioni e in particolare Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Luca Gianaroli, docente di biotecnologie della fecondazione all'Università di Teramo, Valentina e Fabrizio, coppia fertile ma portatrice di patologie genetiche che ha chiesto l'accesso alla fecondazione assistita.

Si parlerà di diagnosi preimpianto e divieti della legge 40. 

Data: Giovedì, 12 Febbraio, 2015 - 10:00 to 10:11Città: Rai3Indirizzo: Rai3 Organizzatore: Rai Parlamento
Categorie: Radicali

Conferenza stampa: Firmo dunque sono

Luca Coscioni - Mar, 10/02/2015 - 10:15
Vita indipendente

Giovedì 12 febbraio, ore 13 stampa FIRMO DUNQUE SONO sul diritto di firma indipendente per i disabili.

Ore 13,00 conferenza stampa "Firmo quindi sono". Sala Provinciale del Buonarrivo, Corso d'Augusto 231, Rimini.

Alle persone con disabilità fisica che impedisce l'uso delle mani è negata la possibilità di firmare in modo autonomo nonostante la capacità intellettuale integra, questo con grave limitazione della libertà personale e aggravio di costi per esercitare i propri diritti. Si presentano le iniziative parlamentari a riguardo.

Programma conferenza.Presentazione del video testimonianza di Simone Parma con l'appello alle istituzioni e ai parlamentari.Saranno presenti:Simone Parma, persona disabile:Mina Welby, Presidente Associazione Luca Coscioni;Alessandro Frezzato, Direzione Associazione Luca Coscioni;
Mario Riccio, Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni;Ivan Innocenti, Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni;Irina Imola Assessore Riminese Servizi ai Cittadini;Fabio Pazzaglia, Consigliere Comune Rimini.Interverranno:Onorevole Ileana Argentin, Persona disabile che condivide con Simone i problemi per la Firma;Onorevole Arlotti Tiziano;Onorevole Giulia Sarti. Documentazione utile:Interrogazione parlamentare del 2008 e risposta:http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=308054 Al link la pagina facebook con i contenuti dell'iniziativahttps://www.facebook.com/groups/firmoquindisono/?fref=ts. Dalla pagina si può scaricare il logo Firmo dunque sono. Per informazioniIvan Innocenti cel. 3281041299

Data: Giovedì, 12 Febbraio, 2015 - 13:00 to 15:00Città: RiminiIndirizzo: Sala Provinciale del Buonarrivo, Corso d'Augusto 231Organizzatore: Ass. Coscioni
Categorie: Radicali

Sicurezza: al Cie di Ponte Galeria emergenza sanitaria e condizioni disumane, Marino visiti centro e ne chieda chiusura

Radicali Italiani - Lun, 09/02/2015 - 17:28
09/02/15

Dichiarazione della delegazione Radicali Roma in visita questa mattina al Cie di Ponte Galeria:

"Nel giorno della seduta straordinaria dell’Assemblea capitolina sul tema della sicurezza, aperta dal Prefetto Giuseppe Pecoraro, una delegazione di Radicali Roma ha visitato il Centro di Identificazione ed Espulsione di Ponte Galeria".

“Chiediamo a Ignazio Marino, come Sindaco e come medico, di visitare al più presto questa struttura e di mobilitarsi per chiederne la chiusura immediata, anche nella veste di autorità sanitaria locale. Oltre ai tentativi di suicidio e agli atti di autolesionismo, che sono ormai all’ordine del giorno, a Ponte Galeria persistono infatti casi di scabbia e di altre patologie dovute alla promiscuità e alle condizioni disumane in cui sono costretti a vivere gli 'ospiti' del centro: condizioni che abbiamo deciso di documentare pubblicando alcune fotografie scattate all’interno della struttura e che confermano quanto riportato nel recente Rapporto della Commissione straordinaria del Senato per la tutela e la promozione dei diritti umani".

"Al sistema di detenzione amministrativa, che già di per sé viola la nostra Costituzione infliggendo una pena detentiva a persone che non hanno commesso alcun reato se non quello di non avere il permesso di soggiorno, difficilissimo da conseguire vista l'attuale legge proibizionista sull'immigrazione, strutture come quella di Ponte Galeria sommano dunque una condizione oggettiva di profonda drammaticità nella quale vengono violate le leggi italiane e le convenzioni europee dei Diritti dell’Uomo”.

"La delegazione era composta da Riccardo Magi, Presidente di Radicali Italiani e consigliere comunale a Roma, Alessandro Capriccioli, segretario di Radicali Roma, Andrea Billau della direzione di Radicali Roma e giornalista di Radio Radicale. Hanno partecipato alla visita anche Gabriella Guido, portavoce di LasciateCIEntrare che i Radicali ringraziano per il lavoro che da anni svolge all'interno del centro, e la giornalista Raffaella Cosentino".

“Come Radicali ricordiamo che senza stato di diritto non può esistere alcuna 'sicurezza', ma solo effimere illusioni securitarie, e ribadiamo l'esigenza di modificare la legge sull'immigrazione con un meccanismo di regolarizzazione permanente dei lavoratori migranti: perciò chiediamo ancora una volta la chiusura dei CIE, strumento intollerabile di ultima punizione di una condizione di vita a dir poco afflittiva, che configura un diritto diseguale per autoctoni e migranti. Ecco perché chiediamo al Sindaco Marino di impegnarsi in prima persona affinché il Ministero dell’Interno trovi nuove soluzioni più adeguate e soprattutto rispettose di leggi e convenzioni ratificate dal nostro Paese”, concludono i Radicali.

 

Categorie: Radicali

La fotografia del nostro tempo

Luca Coscioni - Lun, 09/02/2015 - 15:44
La fotografia del nostro tempoLeft Avvenimenti9 Feb 2015Filomena GalloLaicità

Forse da giovane sarà anche stata "la più bella del mondo", come ancora sostiene Bersani , ma dopo esser stata massacrata per decenni è impensabile fingere che oggi sia in buona salute. Di cosa stiamo parlando? Della Costituzione italiana!

Sì, perché se "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge" ed "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (art. 3), allora è doveroso, come ha ricordato il nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso alla Camera  - ‘Garantire la Costituzione significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità’ prestare attenzione alla condizione delle persone disabili, alle quali sono preclusi molto spesso l'inclusione sociale, il diritto all'istruzione e pari dignità e uguaglianza a causa di inadempienze del nostro Stato, tanto che - ad esempio- quasi nessun Comune ha istituito quei Piani di eliminazione delle barriere architettoniche pur previsti per legge. Più che promuovere "le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro", la Repubblica continua a mantenere sistemi assistenzialistici che assorbono risorse che sarebbero preziose per il welfare. "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani" (art. 7), ma i privilegi del potere clericale ancora sopravvivono, e ancora più sopravvivono leggi di epoche magari trascurate dal nuovo corso Vaticano ma non certo cancellate. "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica" (Art. 13), ma spesso adotta leggi illiberali proprio a causa di un analfabetismo scientifico oltre che delle derive clericali di cui sopra. Se "la libertà personale è inviolabile" ed "è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà", che dire del fatto che l'Italia è costantemente condannata dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo per i tempi della giustizia e i trattamenti disumani e degradanti nelle carceri, senza che nemmeno il messaggio alle Camere dell’allora Presidente Napolitano sia riuscito a indurre il Parlamento e il Governo a reagire per interrompere la flagranza di reato delle nostre stesse istituzioni? Infine, non tutti riescono ad avere la forza di un Piero Welby o la tenacia di un Beppino Englaro per far valere nei tribunali ciò che troppo spesso non vale con la indispensabile immediatezza negli ospedali e negli hospice, cioè che "nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge" (art.32), col risultato che è lo stesso Parlamento a girarsi dall'altra parte senza discutere davanti al fatto che quotidianamente malati terminali si lanciano da un balcone o muoiono tra atroci sofferenze perché lo Stato si accanisce contro di loro. Ed è sempre lo stesso Parlamento che sceglie di non modificare una legge dichiarata parzialmente incostituzionali dalla Corte costituzionale in materia di fecondazione medicalmente assistita e lascia che siano i Giudici ad intervenire pur di non riportare la discussione nell’agenda politica.

Questa è la fotografia del nostro tempo, ma è anche la prima agenda di lavoro per il nuovo Presidente della Repubblica. Prima di parlare delle riforme, certamente indispensabili ma che rischiano di diventare controriforme, è bene partire dalla legalità, dal diritto, dai principi inviolabili della persona umana e dalla necessità di non lasciarli solo sulla carta, ma di creare le condizioni per la loro realizzazione. Oggi più che mai risuonano le parole di Piero Calamandrei pronunciate agli studenti nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana:  "Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!".

Già, un lavoro enorme, se pensiamo che l'Italia da allora è riuscita ad andare nella direzione opposta, perdendo per strada anche la "forma" della democrazia e dello Stato di diritto.

 

 

Categorie: Radicali

La cannabis e il diritto alla salute Curare sì, giocare con le parole no

Luca Coscioni - Lun, 09/02/2015 - 15:37
La cannabis e il diritto alla salute Curare sì, giocare con le parole noAvvenire9 Feb 2015Marco Perduca/Carlo Bellieni/Marco TarquinioCannabis terapeutica

Caro direttore, 
nel salutare la consueta attenzione di Avvenire su tematiche molto care anche alla Associazione Luca Coscioni, e spesso dimenticate da molta stampa nazionale – riteniamo infatti che niente è più prezioso in Italia che poter spezzare il pane della conoscenza – consideriamo di fondamentale importanza esser rigorosi nel tenere separati i fatti dalle opinioni. Dal 2007 in Italia è possibile prescrivere farmaci cannabinoidi, così si chiamano in tutto il mondo. Quella legge lungimirante è stata ulteriormente rafforzata un paio d’anni fa. Da allora, come sempre più spesso accade in Italia, il nuovo quadro legislativo non è stato promosso con i necessari sforzi istituzionali lasciando nel dubbio, se non nell’ignoranza, pazienti, medici e farmacisti. Allo stesso tempo, la Puglia e la Toscana hanno stabilito la gratuità delle terapie – e anche lì non senza problematiche 'amministrative'. Stiamo quindi parlando, senza alcun timore di smentita o interpretazione fallace, dell’obbligo di far applicare una legge dello Stato. Una legge che riguarda il diritto alla salute e che prevede anche la necessità di approfondire la tematica con ricerche ad hoc. Possiamo chiamarli come vogliamo, ma si tratta di medicinali perfettamente legali, ampiamente utilizzati in molti Paesi, e senza documentate controindicazioni. 
Allo stesso tempo la legge consente dei preparati galenici a base di derivati della cannabis per personalizzare ulteriormente le terapie. Negli Stati Uniti e in Israele iniziano a esser documentati i primi significativi trial clinici, studi che contribuiranno a capire se, come, dove e in che dosaggi, o con quali ulteriori modalità, questi medicinali potranno – dovranno – esser utilizzati. Là dove le terapie son costanti i risultati son ampiamente positivi. Che poi vi sia chi, in Italia, usi 
la marijuana con altri ritmi e altre finalità – nel nostro Paese almeno un paio di milioni di persone – è sicuramente un altro fatto. Oggi però parliamo di diritto alle cure e di libertà di ricerca scientifica, necessaria anche in questo campo; domani, ma per altri motivi e con altri argomenti, dovremo iniziare a parlare di regolamentazione legale di tutte le sostanze oggi illecite. 
Oggi vogliamo aiutare chi ha vari tipi di problemi di salute, domani chi usa le sostanze illecite in modo problematico. Dopo 60 anni di patenti fallimenti del proibizionismo sulle 'droghe' una riforma antiproibizionista contribuirebbe anche a togliere dalle mani delle oligarchie criminali di mezzo mondo la gestione di un fenomeno che accompagna l’umanità da millenni. Ma se non se ne può parlare rimarremo attaccati ai pali delle ideologie. 
Marco Perduca, rappresentante all’Onu del Partito Radicale membro della giunta dell’Associazione Luca Coscioni

La garbata lettera di Marco Perduca conferma la necessità del dialogo e l’importanza di ribadire la differenza dei due livelli della questione riguardanti la cannabis, che purtroppo rischiano di mischiarsi fra loro e di confondere le idee: l’uso medico dei cannabinoidi, derivati depurati dalla cannabis, e la liberalizzazione della cannabis come droga. Perduca scrive: «Oggi parliamo di diritto alle cure e di libertà di ricerca scientifica (...); domani, ma per altri motivi e con altri argomenti, dovremo iniziare a parlare di regolamentazione legale di tutte le sostanze oggi illecite». Dunque sembra prevedere che l’uso medico di una molecola e la liberalizzazione delle piantine diventino un binario unico, la conseguenza l’uno dell’altro. A qualcuno questo non dispiacerebbe; ma sarebbe un bel guaio, per la pericolosità della marijuana che verrebbe messa in secondo piano, e perché il disagio giovanile deve trovare altre e più forti risposte sociali e culturali. Purtroppo intrecciare i due livelli della questione – quello medico e quello della droga – è un ritornello che leggiamo troppo spesso sui giornali, e confonde le idee. Il fatto che una delle cento sostanze contenute nella cannabis non faccia male non significa allora che la cannabis in sé (e lo spinello in particolare) non fa male e giocare con le parole non aiuta: parlare di "cannabis terapeutica" è errato o strumentale, e lo mostra il fatto che non si parla certo di "muffa terapeutica" per riferirsi a un altro principio attivo nobile, la penicillina, derivato per l’appunto dalla muffa, che però nessuno ha un qualche interesse a pubblicizzare. Si potrà dire che allo stato attuale delle cose la proibizione non basta; e infatti chiediamo un’azione delle istituzioni e delle famiglie sul disagio giovanile, vera fucina di consumo di droga. Ma non la liberalizzazione, perché liberalizzando si dà il messaggio sbagliato che lo spinello è innocuo, cosa lontana dai dati reali della ricerca scientifica e dal bisogno di attività costruttiva dei giovani. Certo non vorrà Perduca disconoscere quanto afferma la laicissima associazione dei pediatri statunitensi (2015): «L’American Academy of Pediatrics si oppone alla legalizzazione della marijuana per i danni potenziali ai bambini e agli adolescenti». Potremmo citare tanti altri dati e dichiarazioni di enti e ricercatori in questo senso. Dialoghiamo, dunque, usando i dati: il dibattito pubblico sulla droga invece oggi è sbilanciato, poco approfondito, e rischia di confondere i livelli medico e "ricreativo". E questo non è certo nell’interesse della salute.
Carlo Bellieni

Aggiungo una brevissima considerazione, solo su un punto – diciamo così – metodologico: tener separati i fatti dalle opinioni, dice lodevolmente Marco Perduca. Questo facciamo e questo vorremmo che tutti facessero. A proposito di cannabis (tra medicina e spinelli) leggiamo e registriamo invece, da anni, posizioni pregiudiziali: a volte costituite addirittura in palese conflitto di (personale) interesse… per la materia; spesso non basate in alcun modo su dati di realtà ed evidenze scientifiche. Non ci interessano in alcun modo gli slogan ideologici, ci premono le persone e il bene possibile e necessario. È e sarà così a fianco di chi si batte contro il dilagare delle droghe. È così oggi (a occhi aperti e senza anatemi a proposito dell’uso medico di una molecola di cannabis) e sarà così domani. 
Marco Tarquinio

Categorie: Radicali

Expo: Cappato, governo elude confronto su controllo demografico e ogm

Luca Coscioni - Lun, 09/02/2015 - 15:28
Expo: Cappato, governo elude confronto su controllo demografico e ogmLibero quotidiano9 Feb 2015AdnOgm

Milano, 7 feb. - (AdnKronos) - Nella preparazione dei contenuti di Expo 2015 "il Governo ed Expo hanno finora escluso due temi fondamentali: crescita demografica e Ogm, perché entrambe le questioni pongono problemi politici che non si vogliono affrontare". E' quanto afferma Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni e presidente del gruppo radicale-federalista europeo a Milano

In particolare, "'nutrire il pianeta' di 10-11 miliardi di persone sarebbe impresa peggio che ardua. Se invece fosse concretamente affermato a livello globale il diritto alla salute riproduttiva e la pianificazione famigliare, la popolazione mondiale sarebbe contenuta su numeri sostenibili. Ma l'alleanza dei fondamentalismi religiosi ha bloccato l'azione delle Nazioni unite, e anche nei 'tavoli di Expo' -conclude Cappato- il tema è ignorato. Così come è finora eluso un aperto e documentato confronto sulle prospettive della ricerca e delle applicazioni nel campo degli Ogm".

Categorie: Radicali

Quello che perdiamo senza Ogm

Luca Coscioni - Lun, 09/02/2015 - 13:37
Quello che perdiamo senza OgmLa Repubblica8 Feb 2015Elena CattaneoOgm

L' Italia ha definitivamente chiuso con gli Ogm. Con la decisione del Consiglio di Stato del febbraio di vietare all'ultimo agricoltore friulano di coltivare mais Ogm e con la proroga del divieto di coltivazione appena firmato dai nostri Ministri in vista della nuova direttiva Ue, la quadratura è completa. Per questo motivo, forse, ora si può discutere più liberamente spiegando "culturalmente' e scientificamente cosa sono gli Ogm, cosa ci siamo ( forse ) persi, cosa ( forse ) perderemo nella competizione mondiale per il cibo, cosa abbiamo ( forse ) guadagnato, ma anche cosa si fa altrove nel campo delle biotecnologie vegetali.

Oltretutto, ora che è impossibile coltivare Ogm (intendo quelli dimostrati sicuri per l'ambiente e la salute), viene meno anche l'accusa che chi parla a favore degli Ogm lo fa al "soldo delle multinazionali'. Paradossalmente, proprio oggi che siamo "liberi dagli Ogm", abbiamo creato le condizioni per essere ancor più al "soldo delle multinazionali". Siamo infatti costretti, per sempre e senza speranza, a comperare la mangimistica da loro, senza più ambire a contrapporre alcun nostro brevetto ottenuto da centri di ricerca pubblici, e quindi continuando ad acquistare anche sempre più semi (quelli non Ogm, ma che differenza fa?) dalle stesse multinazionali sementiere.

Siamo anche tecnicamente dipendenti dalle multinazionali tedesche per le tonnellate di pesticidi che importiamo. E non ci si illuda di poter fare a meno della mangimistica Ogm, senza la quale le "mungiture di piazza" viste il 6 febbraio a Milano sarebbero solo un'anticipazione del disastro finale della zootecnia. Su queste nuove basi, ho provato a rileggere gli ultimi eventi e li riassumerei nei seguenti punti:

1) L'Italia (come l'Europa) finge di chiudere agli Ogm. L'Europa lo fa lasciando liberi gli Stati di decidere, ben sapendo che molti Paesi mireranno a chiudere, piuttosto che informare i propri cittadini. Così sta accadendo in Italia e posso solo dispiacermi. Ma si chiuderà alle sole coltivazioni, perché quei 4 milioni di tonnellate di soia Ogm che importiamo ogni anno ( 10 mila tonnellate al giorno ) saranno nascosti sotto il tappeto. Continueremo ad importarli. A questi si aggiungono mais e cotone Ogm. Quindi a me pare che il "baccano" sulla volontà di divieto di coltivare Ogm mascheri una notizia importante, cioè che confermiamo la nostra dipendenza dalle importazioni.

2 ) Questa decisione sancisce anche che gli Ogm (mi riferisco, uno a uno ai 46 che l'Europa importa) non sono affatto dannosi perla salute animale e umana visto che in tutta questa discussione europea nessuno ha sollevato un grido di allarme circa la loro "pericolosità sanitaria". Anche questa è una notizia importante.

3 ) Nessuna multinazionale soffrirà di questa decisione europea, visto che con essa l'Europa certifica la propria totale dipendenza da queste m ultinazionali per i semi Ogm e per i semi non Ogm. Nulla più è nostro nemmeno la speranza di un futuro diverso. Questo è solo triste.

4 ) Quando il Governo italiano vieterà la coltivazione anche di quell'unico Ogm autorizzato dall'Europa, il mais Bt, le nostre imprese agricole, che se ne potevano giovare economicamente, dovranno acquistare mangime Ogm dai consorzi agrari, incluso mi pare quelli di Coldiretti, contraria agli Ogm. Sono troppe le contraddizioni.

5) La ricerca pubblica continuerà a vedersi negata ogni possibilità di sperimentare gli Ogni in campo aperto e la biodiversità italiana continuerà a ridursi senza che nessuno scienziato pubblico possa ingegnarsi per tentare di bloccarne l'esito fatale. Alcuni ricercatori mi spiegavano di non avere mai avuto la possibilità di studiare in Italia le loro innovazioni in campo agrario. Nelle loro parole c'è una sofferenza profonda, quasi fisica.

6) In compenso abbiamo ottimi prosciutti e formaggi italiani che (fortunatamente) continueranno a essere prodotti usando mangimi Ogm stranieri importati; abbiamo anche prodotti biologici di nicchia — che temo nemmeno esistano davvero se è vero che il "biologico" è "una procedura di tracciabilità di un prodotto piena di deroghe perché impossibile da attuarsi" — ma che i cittadini italiani dovrebbero essere sempre pronti a pagare di più senza che venga fornita alcuna prova che siano veramente qualitativamente migliori ( non è inaccettabile? ); abbiamo la nostra biodiversità (piante varie) in via di estinzione, che non capisco come potrebbe essere peggiorata da quell'unico mais Ogm che evita l'uso di pesticidi o da interventi di raffinata "microchirurgia genetica" mirati a salvare il pomodoro San Marzano, le mele della Val d'Aosta etc.

Se questa lettura ha senso, mi chiedo ancora a quale schizofrenia dobbiamo tutto questo. Non sono interessata agli Ogm in quanto tali, ma mi interessa capire come in una società si possa discutere razionalmente con autonomia e libertà di un tema controverso e contraddittorio. Spesso si dipingono i propri lettori come ostili agli Ogm. Ma non è esattamente così. I cittadini non conoscono, e lo dimostra una curiosa indagine americana che si conclude con la richiesta dei cittadini di etichettare i "cibi che contengono Dna", senza immaginare che ogni nostro pasto contiene 160 chilometri di Dna!

Il pubblico è quindi solo drammaticamente disorientato ed intimorito. Un esperimento condotto al Kaufman Center di New York mostra come dopo un serio dibattito sugli Ogm si sia passati dal 32% di favorevoli al 60%. Il pubblico è quindi disposto a cambiare la propria opinione, se informato in modo coinvolgente e corretto. E poi tutti i sondaggi anche di Eurobarometro dicono chei cittadini vogliono essere aggiornati e informati dagli scienziati. O meglio, da persone competenti, che argomentano sulla base dei fatti, cioè fornendo prove pubbliche, documentate e quindi verificabili di ciò che sostengono. Penso che scienziati e media questo servizio lo debbano al nostro Paese e alle generazioni future. Non possiamo consentire che per decidere le strategie imprenditoriali e l'innovazione ci si continui ad affidare ai calendari lunari o alle narrazioni bucoliche dei "bei tempi andati".

Serve un'opera pedagogica con il Paese. Gli scienziati devono dimostrarsi capaci di ascoltaree capire i propri errori, imparando anche dalle diverse sensibilità della popolazione. Ma, contemporaneamente, deve essere dato loro l'ascolto necessario per rendere pubblici e utili i loro "chili di prove". Senza questa alleanza saremo sempre in balia dei casi Stamina, delle campagne anti-vaccinazione, delle scie chimiche. Dobbiamo spiegare i fatti e far si che i ragionamenti partano da essi. Nel mio piccolo continuerò a fare la mia parte per ancorare le decisioni pubbliche ai fatti. Magari anche per convincere "la politica" che è tempo, proprio in questa congiuntura economica, di indirizzare con determinazione e fiducia maggiori investimenti in conoscenza, ricerca e cultura, che sono preziosi moltiplicatori dell'utilità sociale e del benessere economico. Temi ai quali intendo dedicarmi, insieme alle sfide scientifiche del mio laboratorio universitario per costruire politiche che possano ridurre il senso di abbandono che le famiglie e i malati affetti da devastanti malattie neurologiche ( tutte) vivono ogni giorno. 

Categorie: Radicali

Stamina, il peso delle parole di chi patteggia

Luca Coscioni - Lun, 09/02/2015 - 13:26
Stamina, il peso delle parole di chi patteggiaLa Stampa9 Feb 2015Emilio DolciniCellule staminali

Quando una vicenda giudiziaria che ha attirato l'attenzione generale si conclude con un «patteggiamento», l'opinione pubblica rimane spesso disorientata. Desta sconcerto, soprattutto, che reati anche gravi possano ricevere un trattamento sanzionatorio blando, talora assai blando.

L'accordo tra le parti (imputato e pubblico ministero), cosiddetto patteggiamento, ha per oggetto una pena ridotta fino a un terzo, quale premio attribuito all'imputato per l'accettazione di un rito semplificato; dopo la riduzione per il rito, la pena può essere ulteriormente ridotta (di nuovo, fino ad un terzo) in ragione delle circostanze attenuanti, se considerate prevalenti sulle aggravanti. Ad esempio, per una corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio - punita, in astratto, con la reclusione da quattro a otto anni - è così possibile, muovendo dal minimo di legge, patteggiare una pena di un anno e dieci mesi. Delle due forme di patteggiamento presenti nel nostro ordinamento, una - il patteggiamento ordinario, riservato ai casi in cui la pena concordata tra le parti sia contenuta entro due anni - comporta poi, di frequente, la sospensione condizionale della pena: risulta così escluso l'ingresso in carcere dell'imputato.

A tacere di altri «premi» che l'ordinamento attribuisce a chi «patteggia»: tra l'altro, l'assenza di pubblicità, la non menzione della sentenza nel certificato del casellario giudiziale, il carattere non vincolante della sentenza in sede civile. Lo sconto di pena per chi patteggia è però sottoposto ad un limite: la legge chiama il giudice a verificare, prima di pronunciare sentenza di patteggiamento, la congruità della pena indicata dalle parti. Ora, la congruità della pena va riferita alla gravità del reato e alla capacità a delinquere del suo autore, il che presuppone che il giudice accerti in concreto, sia pure «sulla base degli atti», senza cioè che la prova si formi in dibattimento, la responsabilità dell'imputato. E questo, tra l'altro, il presupposto da cui muove la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, a partire da una pronuncia delle Sezioni Unite del 2005, per affermare che la sentenza di patteggiamento, emanata nei confronti di un soggetto che, in relazione ad altra condanna, stia fruendo della sospensione condizionale della pena, comporta la revoca della sospensione. La tensione tra patteggiamento e principi dell'ordinamento riguarda in definitiva la mitigazione del trattamento sanzionatorio per un soggetto del quale viene accertata la responsabilità penale: non si spinge fino all'applicazione di una pena - pur sempre una pena, ancorché ridotta - ad un innocente.

Chiedere il patteggiamento non significa dichiararsi colpevole: significa accettare, per calcolo, di sottoporsi ad un accertamento di responsabilità accompagnato da minori garanzie difensive. Se il giudice accoglie la richiesta che gli è stata rivolta dalle parti, ciò significa in ogni caso che ha accertato la responsabilità dell'imputato e che ritiene quella pena congrua rispetto al reato e al suo autore. Agli occhi dell'ordinamento giuridico, e dunque davanti alla società civile, chi patteggia una pena è autore di un reato, non è vittima di un'ingiustizia. Se poi la richiesta di patteggiamento viene da un soggetto i cui comportamenti successivi (ad esempio, una o più dichiarazioni pubbliche) rivelino il proposito di commettere reati (altri reati) in futuro - rivelino ciò che, nel linguaggio della legge, si esprime come un'accentuata «capacità a delinquere» - la sua istanza di patteggiamento dovrà essere respinta: le eventuali responsabilità di quel soggetto andranno accertate in giudizio. Istituto eccentrico rispetto al sistema, quello del patteggiamento: non però eccentrico quanto alcune interpretazioni di parte, proposte in relazione a ben precise vicende giudiziarie, vorrebbero farlo apparire. Il riferimento alle dichiarazioni di Stamina non è casuale.

Di Emilio Dolcini, Ordinario di Diritto penale Dipartimento di Scienze giuridiche Cesare Beccaria Università di Milano

Categorie: Radicali

Cara Boldrini, il parlamento discuta la legge sull'eutanasia

Luca Coscioni - Lun, 09/02/2015 - 13:16
Cara Boldrini, il parlamento discuta la legge sull'eutanasiaCronache del Garantista8 Feb 2015Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina WelbyEutanasia

Gentile presidente Boldrini, torniamo a rivolgerci a lei riguardo alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell`eutanasia e l`interruzione delle terapie. Dopo i richiami del presidente della Repubblica Napolitano, oggi anche il presidente del Consiglio di Stato Giovannini ha richiamato la necessità di una legge.

Nel messaggio da lei rivolto al Congresso dell'Associazione Luca Coscioni di settembre 2014 abbiamo apprezzato il Suo impegno a porre la questione della calendarizzazione delle proposte di legge di iniziativa popolare (depositata a settembre 2013) alla conferenza dei capigruppo. Purtroppo, né la conferenza dei capigruppo né le commissioni competenti hanno deciso di avviare la discussione della legge popolare. Dopo un anno e mezzo di attesa, ci pare che si rendano necessarie iniziative straordinarie per garantire quanto da lei stessa evocato nel suo messaggio: «il rispetto del dettato costituzionale e delle decine di migliaia di cittadini che, firmando, hanno espresso attiva partecipazione alla vita democratica».Per interrompere il mancato rispetto del dettato costituzionale, le proponiamo di attivare l`articolo 25 comma 6 del regolamento della Camera, il quale nella sua seconda parte recita: «Il presidente della Camera può inoltre, quando lo ritenga necessario, convocare una o più commissioni, fissandone l`ordine del giorno. Di tali iniziative dà notizia all`assemblea». Le chiediamo, dunque, di convocare le due commissioni competenti nel merito fissando come punto all`ordine del giorno la discussione sulla legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell`eutanasia e il pieno riconoscimento del testamento biologico.

Rimaniamo a Sua disposizione per approfondire questa proposta.

Marco Cappato, Promotore campagna Eutanasia Lagale

Filomena Gallo, Segretario Associazione Luca Coscioni

Mina Welby, Co- presidente Associazione Luca Coscioni

Categorie: Radicali

Puntata del Maratoneta di sabato 7 febbraio 2015

Luca Coscioni - Lun, 09/02/2015 - 11:28
Puntata del Maratoneta di sabato 7 febbraio 2015www.radioradicale.it9 Feb 2015Eutanasia

Intervengono: Francesca Boschetti, infermiera e counselor della Divisione Terapia del Dolore e Cure Palliative, Istituto Europeo di Oncologia; Eric Picard, psichiatra belga, su eutanasia in Belgio e in Francia; Antonino Forabosco, consigliere generale dell'Associazione Coscioni, professore di Genetica medica dell'Università di Modena e Reggio Emilia, su donazione DNA mitocondriale. In studio: Mirella Parachini e Valentina Stella.

Riascolta la puntata

Il Maratoneta
Categorie: Radicali

© 2010 - 2015 copyright Divorzio Breve - :elp@