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Vasco continua a iscriversi al Partito Radicale.. e continua ad essere amico di Marco

Partito Radicale - Ven, 29/04/2016 - 12:54
29/04/2016

La visita del 19 aprile di Vasco Rossi a Marco Pannella è uno dei momenti più emozionanti che riassume decenni di rapporti tra Vasco, Marco e i Radicali. Vorrei ricordare alcuni fatti che in qualche modo hanno consentito questa lunga e duratura storia, legame umano e politico sentito, sincero e di intenso rapporto 'a distanza' tra i due e con l'iscrizione al Partito Radicale e, fin quando è esistito al Cora. Vasco era stato arrestato la prima volta per "droga" nel 1983 a Pesaro.. Un'altra volta fu fermato in autostrada dove, secondo i media, era ubriaco e fu lì arrestato per un grammo di cocaina che gli trovarono addosso. Fu portato nel carcere di Rimini.

Un sabato mattina del gennaio 1988, al gruppo Parlamentare Radicale, unico ufficio del Palazzo aperto, tant'è che si doveva entrare dall'ingresso secondario di Via della Missione, 8 (poi si ottenne di tenere almeno il portone principale aperto il sabato mattina), stavamo con Marco a dare un'occhiata ai quotidiani. Leggemmo dei fan(s) che sostavano davanti al carcere di Rimini e urlavano "Vasco, Vasco!" Proposi a Marco di fare un telegramma a firma dei parlamentari Radicali, avevo il timore che Marco mi sfanculasse perchè lì sul momento c'erano sempre "altre priorità", invece prese a dettarmi un testo che più o meno suonava così: "Ti siamo sinceramente vicini per questa assurda detenzione, la legge proibizionista è una vergogna, siamo con te, non sentirti solo!"  Si organizzò poi una visita nel carcere di Rimini.

Dopo poco tempo Vasco uscì dal carcere e La Stampa gli fece un'intervista. Alla domanda: "Ti sei sentito solo in carcere?" Lui rispose: "No, avevo i Radicali con me, sono stati gli unici a scrivermi, a stare con me. Non lo potrò mai dimenticare". In quasi tutte le interviste a Vasco dove si fa qualche accenno alla politica, lui ha sempre risposto "sono Radicale"! Lo è per davvero, perchè iscritto, da allora! Da sempre, da Zocca, Vasco continua a iscriversi al Partito Radicale con il bollettino del conto corrente postale.. e continua ad essere amico di Marco.

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I primi passi del Global Committee for the Rule of Law

Partito Radicale - Ven, 29/04/2016 - 12:52
29/04/2016

Il Global Committee for the Rule of Law ottiene le prime adesioni dopo la sua istituzione lo scorso marzo, di cui anche Repubblica ha dato notizia. L'obiettivo è di affiancare il Partito Radicale nell'iniziativa per lo Stato di diritto e il diritto alla conoscenza che vedrà una prossima tappa a Ginevra, all'Onu al Palais des Nations. Marco Pannella è il Presidente onorario, l'Ambasciatore ed ex Ministro degli Esteri Giulio Terzi è il Presidente e il sottoscritto è Segretario generale.

Le adesioni finora giunte al Comitato d'Onore di questo nuovo organo sono quelle dell'ex Ministro degli esteri belga e ex commissario europeo Louis Michel, l'ex Primo Ministro algerino Sid Ahmed Ghozali, l'ex Segretaria di Stato all'istruzione marocchina Najima Thay Thay Rhozali e il leader dell'opposizione cambogiana da anni iscritto al Partito Radicale, Sam Rainsy

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Diritto alla conoscenza: nuove adesioni dal Comune di Avigliano e di San Chirico Raparo

Partito Radicale - Ven, 29/04/2016 - 12:51
29/04/2016

Il Consiglio Comunale di Avigliano e quello di San Chirico Raparo hanno approvato la mozione urgente del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito per sollecitare il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio e il Ministro degli Affari Esteri a fare proprio il progetto del Partito Radicale per la transizione verso lo Stato di Diritto e il Diritto alla Conoscenza contro la Ragion di Stato e su questo si candidi sin da subito e pubblicamente l'Italia al posto di membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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UE: "Su sperimentazione animale il Governo liberi la ricerca da limiti illegittimi"

Luca Coscioni - Ven, 29/04/2016 - 11:11
UE: "Su sperimentazione animale il Governo liberi la ricerca da limiti illegittimi"Filomena Gallo, Gilberto Corbellini, Michele De Luca, Giulio Cossu e Marco Cappato28 Apr 2016Sperimentazione animale

Dichiarazione di Filomena Gallo, Gilberto Corbellini, Michele De Luca, Giulio Cossu e Marco Cappato per l' Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

La procedura di infrazione nei  confronti dell'Italia sulla sperimentazione animale era inevitabile, visto che i limiti della normativa italiana sono più restrittivi di quelli fissati della direttiva Ue in materia. 

Questo fatto era stato richiamato in sede di discussione e approvazione della legge di recepimento della direttiva europea, ma governo e parlamento hanno ignorato il problema caricando doppiamente di perdite il bilancio del Paese: le perdite causate dalle limitazioni alla libertà di ricerca imposte dalla legge e i costi della procedura di infrazione.

Si tratta quindi di un provvedimento prevedibile davanti al quale il nostro paese non può chiudere gli occhi. Speriamo dunque che il governo voglia cogliere questa occasione per modificare rapidamente la legge finita nel mirino della Commissione e liberare la ricerca italiana da limiti illegittimi che la ostacolano e danneggiano.

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Registro DAT a Venezia, il Sindaco se ne lava le mani?

Luca Coscioni - Gio, 28/04/2016 - 17:54
Registro DAT a Venezia, il Sindaco se ne lava le mani?Franco Fois28 Apr 2016Testamento biologico

Sono passati oltre 20 giorni da quando la Consigliera Comunale del PD Monica Sambo ha presentato un'interrogazione al Sindaco Brugnaro, chiedendo di attivarsi per il rinnovo della convenzione con l'ordine dei notai di Venezia per rendere nuovamente disponibile ai cittadini il registro comunale delle DAT. Nessuna risposta è finora giunta, unico segnale da Ca' Farsetti, arrivato a mezzo stampa, è una generica dichiarazione d'intenti. Evidentemente Brugnaro non riconosce nessun dovere di attenzione alle oltre 400 dichiarazioni depositate, non ne vede, oltre alla volontà di espressione personale, un indicatore del livello di interesse e partecipazione della città nell'affermazione dei diritti civili, in particolare su temi come quelli del fine vita, che riguardano la collettività. A questo punto è più che legittimo sospettare che l'intenzione di Sindaco e Giunta sia quella di lasciare la questione senza risposta, sperando che questa possa essere dimenticata e poter chiudere definitivamente, come sicuramente qualcuno dell'amministrazione vorrebbe, il registro comunale delle DAT. Non pensi il Sindaco Brugnaro di seguire questa strada, perchè, come probabilmente ignora, i Veneziani, e con loro associazioni come la Luca Coscioni, con costanza e determinazione sono più volte scesi in strada per reclamare il riconoscimento del loro diritto costituzionale all'autodeterminazione, e non sarà certo un atteggiamento pilatesco a farli desistere dal tornare a farlo.

veneziabiotestamentoregistro comunale dei testamenti biologicidat
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Infrazioni, Radicali: bene diminuzione procedure, ma troppe condanne ancora pendenti

Radicali Italiani - Gio, 28/04/2016 - 17:37
28/04/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani, e del tesoriere Valerio Federico:

 

"Il pacchetto infrazioni di aprile 2016 reso noto oggi dalla Commissione europea contiene notizie importanti per l’Italia. Infatti per il nostro Paese sono 80 le procedure pendenti, un risultato sicuramente buono visto l’elevato numero da cui partivamo. Quindi bene il Governo Renzi su questo, male però sulle condanne ancora pendenti che ci costano milioni di euro. Infatti le doppie sentenze su cui l’Italia è ancora inottemperante sono tre, ad oggi il costo complessivo dovuto al pagamento delle sanzioni è di circa 250 milioni di euro, cifra in aumento. Quindi il Governo deve intervenire affinché sia le multe giornaliere che quelle semestrali vengano revocate quindi deve adeguarsi a quanto stabilito dalla Corte di giustizia. Va bene fermare le procedure di infrazioni ma sulle condanne siamo ancora molto esposti".  

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Referendum costituzionale, da Radicali Italiani via a campagna "Vogliamo scegliere" per dire no al plebiscito, sì alla libertà di voto. Magi: quesito unico è come mettere faccia di Renzi sulla scheda

Radicali Italiani - Gio, 28/04/2016 - 15:55
28/04/16

Sul sito vogliamoscegliere.it appello a parlamentari e cittadini per referendum per parti separate o referendum parziali

 

Il referendum confermativo sulla legge di revisione costituzionale Renzi-Boschi si presenta, a oggi, come un plebiscito sul Presidente del Consiglio, piuttosto che un reale esercizio di democrazia. Il rischio è che il voto di ottobre venga usato da Renzi come strumento di legittimazione e dai suoi oppositori come arma per dare una spallata al governo. Per scongiurare che sulla Costituzione si consumi una nuova "guerra santa" pro e contro Renzi e garantire ai cittadini un reale potere di scelta sul merito della riforma, Radicali Italiani ha quindi lanciato la campagna "Vogliamo scegliere".

A presentarla oggi in una conferenza stampa alla Camera dei deputati, il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, il professore Fulco Lanchester, ordinario di diritto costituzionale Università La Sapienza, Mara Mucci, deputata iscritta a Radicali Italiani e Mario Staderini, autore ricorso all’Onu contro l’Italia in materia referendaria.

"Si sta andando verso il voto in blocco su una revisione larga e disomogenea che interessa il 37 per cento della Costituzione" accusa Riccardo Magi. "Come Radicali crediamo che in un momento così importante, come la riforma della Costituzione, si debba dare ai cittadini la possibilità di discernere ciò su cui sono chiamati a votare. Secondo i sondaggi alcune delle modifiche hanno il consenso dell'80 per cento degli italiani, altre solo del 30. Con la nostra campagna proponiamo quindi che la riforma Boschi si voti per parti separate o con quesiti parziali, così da garantire la libertà di scelta e la libertà di voto, che è un principio costituzionale. I plebisciti sul governo in stile dittatura sudamericana non ci interessano e vanno scongiurati, altrimenti tanto vale mettere sulla scheda elettorale direttamente la faccia del presidente del Consiglio", ha commentato il segretario di Radicali Italiani.

Come confermato da costituzionalisti e giudici emeriti della Consulta, costringere gli italiani a scegliere tra un secco Sì o No in blocco all’intera Riforma Renzi-Boschi è in forte contraddizione con il principio costituzionale della libertà di voto, con la giurisprudenza della stessa Corte Costituzionale in materia di omogeneità del referendum, con gli standard democratici internazionali.

"Più che una revisione della Costituzione siamo davanti a un'imponente modifica, visto che tocca il 57% della Seconda parte, quella relativa ai poteri dello Stato", ha spiegato il prof. Lanchester, "Il 'quesitone', cioè il quesito unico, determinerebbe quindi una forte distorsione della libertà di scelta dei cittadini che richiederebbe invece un quesito puntuale ed omogeneo"

I Radicali hanno ricordato che Luigi Einaudi in Assemblea costituente intervenendo sul referendum costituzionale disse: “avrà fortuna solo nel caso che le Camere propongano una sola riforma alla volta e in maniera chiara, in modo gli elettori si rendano conto di quello che sono chiamati a votare”.

Radicali Italiani propone dunque di sottoporre al voto la legge Renzi-Boschi per parti separate cioè divisa per singoli capitoli omogenei corrispondenti ai macrotemi della riforma. Oppure di sottoporre al voto solo alcuni aspetti della riforma attraverso referendum parziali. (IN ALLEGATO LA SCHEDA). 

Il referendum per parti separate è alternativo al referendum sull’intera legge; nel caso dei referendum parziali, invece, la richiesta di referendum verte solo sulle parti della legge non condivise dai promotori che scelgono quali aspetti della legge sottoporre al voto. Il resto della legge sarebbe quindi già confermato. Radicali Italiani promuove due referendum parziali. Il primo riguarda l'elezione e la composizione del Senato. Il secondo si oppone alle modifiche dell’art 75 della Costituzione, che secondo Mario Staderini rappresentano "un requiem per il referendum abrogativo, perché non rimuovono gli ostacoli che lo hanno di fatto reso impraticabile. Introdurre una parziale riduzione del quorum per chi raccoglie in tre mesi 800 mila firme autenticate da un pubblico ufficiale, poi, significa permettere i referendum esclusivamente ai grandi partiti che dispongono sul territorio di un esercito di consiglieri comunali. Si tratta di una controriforma alla quale opporsi. A meno che il Governo non consenta a tutti di raccogliere 800 mila firme, modificando la legge ordinaria e consentendo ai cittadini di firmare online", ha concluso Staderini.

Per proporre referendum per parti separate o parziali occorre raccogliere le firme di un quinto dei deputati, o di un quinto dei senatori oppure 500mila firme entro il 12 luglio. "Invito i colleghi a sottoscrivere le nostre proposte, ha dichiarato Mara Mucci, deputata iscritta a Radicali Italiani, lanciando il sito www.vogliamoscegliere.it dov'è pubblicato un appello ai parlamentari e a tutti i cittadini. "A ottobre non diamo le pagelle del Governo, ma andiamo a decidere se questa riforma costituzionale ci va bene o no. Porre in unico quesito tutta la modifica - ha continuato Mucci - è insufficiente dal punto di vista informativo ma anche dal punto di vista della libertà di scelta".

"Il referendum unico è un plebiscito fatto apposta per alimentare le rendite di posizione di Renzi, Grillo e Salvini. I referendum parziali rappresentano la speranza di un confronto vero sulla Costituzione, uscendo dalla rissa tra renzismo e antirenzismo", ha commentato Marco Cappato, presidente di Radicali Italiani e candidato sindaco a Milano. 

 

SCHEDA INFORMATIVA

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Conclusa l'assemblea degli iscritti al Partito Radicale dello Stato di Diritto e dei Diritti Umani

Partito Radicale - Gio, 28/04/2016 - 12:59
28/04/2016

Il 23 e 24 aprile presso la sede di Via di Torre Argentina 76 a Roma è stata convocata un’ importante Assemblea degli iscritti al Partito Radicale, a partire dal documento Per il Partito Radicale dello Stato di Diritto e dei Diritti Umani (link), reso pubblico da L’Unità il 3 aprile scorso.

Un documento con cui militanti storici e dirigenti di soggetti costituenti del Partito Radicale hanno voluto affermare la priorità politica, civile e democratica di interrompere e superare fin da subito questa situazione da “regime di democrazia reale” che caratterizza oggi l’Italia contro la Democrazia e lo Stato di Diritto formalmente vigente, continuando a a perseguire – a partire dall’Italia, ma non solo in Italia – l’obiettivo della transizione verso lo Stato di Diritto contro la Ragion di Stato,attraverso l’affermazione del Diritto umano alla Conoscenza, che è innanzitutto conoscenza di quel che il Potere fa per conto dei cittadini in nome dei quali governa.

Per ascoltare gli interventi:

23 aprile 2016

24 aprile 2016

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Abbiamo scritto alla Lorenzin sul Nomenclatore: "Occasione per una riforma attesa da 15 anni"

Luca Coscioni - Mer, 27/04/2016 - 17:38
Abbiamo scritto alla Lorenzin sul Nomenclatore: "Occasione per una riforma attesa da 15 anni"Filomena Gallo, Marco Gentili, Maria Teresa Agati, Marco Cappato27 Apr 2016Vita indipendente

Dichiarazione di: Filomena Gallo, Marco Gentili, Maria Teresa Agati e Marco Cappato per l'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Sullo stallo del nomenclatore tariffario delle protesi e degli ausili, fermo ormai al 1999, abbiamo inviato ulteriori osservazioni al ministro della salute Beatrice Lorenzin che ha più volte annunciato di voler procedere all'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza a cui esso è legato.

Al ministro abbiamo fatto presente che davanti abbiamo una grande opportunità politica: consegnare al paese una riforma attesa da quindici anni, per sfruttare le più avanzate tecnologie e dare finalmente risposte adeguate ai bisogni di milioni di persone, delle loro famiglie e degli operatori del settore sanitario. Il ritardo dell'aggiornamento, infatti, non porta vantaggi e anzi scontenta tutti: le persone con disabilità, i medici e anche gli operatori economici. 

Nell’ultima versione della revisione gli elenchi presentano ora una proposta ampia e completa di tipologie erogabili, accurata nelle definizioni e descrizioni dei requisiti che i dispositivi devono possedere, ma le modalità di acquisto e fornitura mediante procedure pubbliche dei dispositivi per bisogni complessi non consentono una scelta appropriata. Rimandando infatti la selezione finale alla stazione appaltante esautorando il medico prescrittore dalla responsabilità del risultato, complicano e allungano i processi di erogazione, creano sperequazione tra assistiti di ASL o bacini territoriali diversi; per gli apparecchi acustici indicano un percorso in contrasto con le leggi che regolano il profilo professionale dell’audioprotesista.

Un altro tema che suscita sconcerto e preoccupazione riguarda la mancanza di un Repertorio degli ausili di serie per disabilità motoria: uno strumento che serve a catalogare le varie tipologie di dispositivi e, per ciascuna tipologia, l’elenco di tutti i singoli prodotti commerciali presenti sul mercato ed erogabili dal Servizio sanitario nazionale, con i rispettivi prezzi. Riteniamo ingiustificabile che a 10 anni dall’inserimento in Finanziaria, e dopo tre anni di attività da parte di questo ministro, si rinunci ad adottare questo strumento così utile per l'impossibilità di realizzarlo "in tempi ragionevoli", soprattutto se se considera che un prototipo funzionante di questo Repertorio è già stato realizzato, è attivo sul portale SIVA e potrebbe essere messo gratuitamente a disposizione per la sperimentazione. 

Il ministro potrebbe inserire un termine entro cui sarà realizzato il Repertorio senza in questo modo rallentare l'approvazione dei LEA e del Nomenclatore. Sono scaduti i termini previsti a seguito di diffida che avevamo inviato al Ministro, al Governo e alla Conferenza delle regioni per mancato aggiornamento dei LEA e del Nomenclatore, è nostro interesse per i cittadini italiani avere buone norme per la tutela dei diritti di tutti. Questa ulteriore fase di dialogo che stiamo provando speriamo porti un aggiornamento reale ed appropriato di tali atti senza dover ricorrere alle vie che il caso consiglia.

A questo link le osservazioni inviate al Ministro della Salute, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Presidente della Repubblica

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Dopo Casaleggio

Partito Radicale - Mer, 27/04/2016 - 12:36
27/04/2016

[…] Non si può pensare di fondare una società e le sue istituzioni avendo come obiettivo quello della lotta alla Casta, il perseguimento della Onestà. L’Onestà è un prerequisito cui deve presiedere una magistratura corretta ed efficace; il problema della Casta non è nelle sue incrostazioni e involuzioni – quando si presentino – ma nelle cause istituzionali che determinano i fenomeni degenerativi.
La “classe politica” degenera in casta quando si spezza il rapporto di fiducia con l’opinione pubblica. Fu, se non sbaglio, Gaetano Mosca, e insieme a lui Vilfredo Pareto, a darci le prime importanti definizioni di cosa significhi una élite e di quali siano i rischi che la sua cristallizzazione comporta: problemi che hanno visto anche le più recenti ricerche di C. Wright Mills affondare nel cuore della società americana, con la scoperta della sua imprevedibile fragilità […]
Dunque, il grande problema dell’oggi è di “superare” la visione di una inutile “lotta alla casta” e di affrontare quello, ben più difficile, di edificare Istituzioni valide per l’uomo 2.0, Istituzioni che prevedano anche una convivenza non conflittuale con il web e la sua ricerca di “verità”, una esigenza del tutto nuova nel panorama dei comportamenti, delle “necessità”, dei “diritti” dell’uomo. Il guaio è che alla immensa bisogna mancano ancora una consapevolezza diffusa, la conoscenza o l’invenzione di strumenti opportuni,“classi dirigenti”, “élites” adeguate. Ma non possiamo adattarci ai messaggi della “caccia alla casta”, o al grido “onestà” che si è sentito durante la cerimonia funebre di Casaleggio […]

Estratto dall'articolo pubblicato su L’Opinione  16 aprile 2016

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Conoscenza e referendum

Partito Radicale - Mer, 27/04/2016 - 12:35
27/04/2016

Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso dei Radicali relativo al c.d. referendum trivelle. Si lamentava, tra l’altro, che la fissazione della data al 17 aprile anziché in una successiva - mediante accorpamento con le elezioni amministrative e conseguente risparmio di denaro pubblico - non consentisse ai cittadini una esauriente informazione.
A fronte dell’iniziativa radicale, fondatamente argomentata, volta a valorizzare il principio liberale “conoscere per deliberare”, questo è - in sintesi - lo scarno risultato: secondo il Tribunale, il periodo di tempo intercorrente tra la decisione della data del referendum e la consultazione “non appare insuscettibile – di per sé – di offrire una corretta esecuzione del disposto del provvedimento e, più in particolare, non appare – di per sé – inidoneo a garantire una corretta informativa degli elettori”.
Oltre al linguaggio involuto, con cui una certa "burocrazia" giuridica sembra sopperire all’assenza di contenuti, si rileva che il Tar non spiega i motivi per cui il “diritto alla conoscenza” dei votanti sarebbe stato rispettato. Se argomentazioni chiare ed esaustive consentono agli interessati di valutare la fondatezza della pronuncia, l’ordinanza in discorso apporta alla conoscenza scarso valore aggiunto. Inoltre, è singolare la ragione per cui i giudici hanno rigettato la questione relativa all’accorpamento delle date: manca una norma che lo imponga o comunque riveli l’orientamento del legislatore in tal senso. Evidentemente, le esigenze di risparmio per le casse dell’erario – e per la collettività cui appartengono le relative risorse - non rivestono rilevanza né per il governo né per il Tribunale. Forse, in questo caso, i motivi non badare a spese sono altri. Resta il dubbio.

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Complesso militare industriale. La Cina è vicina

Partito Radicale - Mer, 27/04/2016 - 12:34
27/04/2016

Della serie: notizie che non fanno notizia. Un “mosaico” di “notiziole”, pubblicate qua e là, passano inosservate, ma messe insieme danno il senso di una “politica”, di una strategia; peccato restino confinate in ristretti circoli di specialisti e analisti: aiutano a capire quello che accade, al di là delle declamazioni di tanti “esperti” buoni per dire che la guerra è
brutta e la pace è bella.

Si può cominciare da Bloomberg Busineeweek: da mesi, numero dopo numero, ricorda che la “Cina è protagonista di una massiccia ristrutturazione della sua politica estera e militare”. Una ristrutturazione che guarda verso l’Africa, considerata evidentemente vero e proprio territorio di conquista. Foreign Affairs avverte che il volume d’affari negoziato tra Cina e affamatissimi regimi africani disposti a tutto è di circa 200 miliardi di dollari. In parallelo, il New York Times calcola che la spesa militare di Pechino ogni Anno aumenta di circa il 9,5 per cento (il complesso militare-industriale non è solo yankee), e attualmente oscilla sui 145 miliardi di dollari.

Sempre Pechino, senza troppo clamore a un recente forum di cooperazione Cina-Africa, con il presidente Xi Jinping,  fa sapere che intende investire almeno sessanta di miliardi di dollari nel continente africano. Una “penetrazione” che si concretizza, per esempio, con accordi per la costruzione della prima base navale cinese oltre confine: a Gibuti. E’ appena il caso di sottolineare che Gibuti si affaccia sul golfo di Aden, lì transita circa il 40 per cento del traffico commerciale tra Asia ed Europa. Pechino dice che “gli impianti aiuteranno la Cina a collaborare con l’ONU per il mantenimento della pace nell’area”. Ora e sempre: follow the money.

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Le mani nel petrolio. Presentazione del libro di Maurizio Bolognetti edito da Reality Book

Partito Radicale - Mer, 27/04/2016 - 12:32
27/04/2016

Venerdì 15 aprile presso la sala della giunta provinciale di Catanzaro, Valter Vecellio, giornalista e direttore di Notizie Radicali, presidente dell'Associazione costituita dal Partito Radicale “Congresso Mondiale per la libertà della e nella cultura” ha moderato la presentazione del libro di Maurizio Bolognetti, storico militante e segretario di Radicali Lucani, Le mani nel petrolio(Reality Book, 2013) , una raccolta di articoli apparsi sulle principali testate giornalistiche in merito agli effetti collaterali generati dalle attività estrattive in quella che l'autore definisce "Basilicata Saudita".

Trivelle, referendum, Stato di Diritto e diritto alla conoscenza sono alcuni dei temi principali emersi nella discussione, “un fuoco che ti arde dentro che è quello di chi avverte l' urgenza e la necessità di dar corpo a un' iniziativa politica di fame e sete di verità” ha ricordato Bolognetti, rievocando lo sciopero del 1995 di Marco Pannella rivolto al Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che ha ottenuto una decisa risposta ad oggi inattuata “il popolo ha votato e il Parlamento deve scrivere sotto sua dettatura”.

Al dibattito hanno partecipato Giuseppe Candido, geologo militante radicale, autore del libro "La peste ecologica e il caso Calabria" e Antonio Giglio, consigliere comunale di Catanzaro, iscritto al Partito Radicale dal 2014, che proprio in questi giorni ha presentato la delibera per la transizione verso lo Stato di Diritto attraverso il diritto alla Conoscenza al consiglio comunale di Catanzaro.

La registrazione del dibattito è disponibile su Radio Radicale a questo link

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Migranti, Magi: denunciamo Austria a Commissione europea, chiusura frontiere viola Schengen e principi fondamentali Ue

Radicali Italiani - Mar, 26/04/2016 - 17:33
26/04/16

"Col ripristino dei controlli alle frontiere in Ungheria e presto in Italia, l'Austria dà il colpo di grazia al progressivo disfacimento dei trattati e delle norme che regolano l'Unione europea, fino alla violazione aperta", a dichiararlo in una nota Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani. 

"Dopo l’accordo scellerato e difficilmente attuabile tra Ue e Turchia - prosegue - registriamo oggi una violazione se possibile ancora più grave: viene infatti infranto il principio fondamentale della libera circolazione delle persone e delle merci e l'insieme delle norme comunitarie che lo hanno regolato in questi anni. Eppure nessuno sembra andare al di là delle proteste formali. Per questo – continua Magi - come Radicali abbiamo deciso di presentare contro l'Austria una denuncia alla Commissione europea, allo scopo di sollecitare l'avvio di una procedura d'infrazione per violazione dei principi generali di leale cooperazione, necessità e proporzionalità e per lesione del principio della libera circolazione. La chiusura delle frontiere da parte di Vienna è inaccettabile, oltre che illegittima, anche perché dettata dal timore degli arrivi di persone in fuga dalla guerra e bisognose di protezione, e fa il paio con il tentativo in atto in questi giorni di cambiare la legge austriaca sull'asilo in senso fortemente restrittivo e in violazione, ancora una volta, del diritto comunitario. 

Le istituzioni Ue non possono stare a guardare mentre il progetto europeo rischia di sgretolarsi irrimediabilmente", conclude il segretario di Radicali Italiani.

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Lotta al dolore. Un nuovo “giuramento di Ippocrate” per i medici

Luca Coscioni - Mar, 26/04/2016 - 16:39
Lotta al dolore. Un nuovo “giuramento di Ippocrate” per i mediciQuotidiano Sanità26 Apr 2016Cure palliative

Leggi anche tu il Manifesto de Medici Italiani: Impegno contro il dolore

Un decalogo che impegna tutti i medici a curare il dolore dei propri pazienti e a farsi carico della sofferenza, fisica e morale, che è causata dal dolore stesso. È un vero e proprio Impegno quello che i medici italiani hanno consegnato al Sommo Pontefice, per far sì che il tema dell’uguaglianza nell’accesso alla cura del dolore divenga in tutto il mondo una priorità non solo sanitaria, ma anche umanitaria ed etica.
 
Lo stesso documento – reso possibile da un grant non condizionante di Grünenthal Italia, farmaceutica specializzata nelle terapie antalgiche – è stato consegnato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ieri, 19 aprile, da Guido Fanelli, padre della Legge 38 del 2010 contro il dolore, primario di Anestesia e Ordinario dell’Università di Parma, Direttore scientifico Biogenap del CNR e Direttore Scientifico di Fondazione Ant.
 
“Il vostro desiderio – ha dichiarato nel ricevere l’Impegno Gilberto Gerra, Unodc, United Nations Office on Drugs and Crime – di consegnare questa carta, oltre che alla più alta figura morale a livello mondiale, il Santo Padre Papa Francesco, anche al Dipartimento International Narcotics Control Board delle Nazioni Unite, che oggi io rappresento ufficialmente, documenta il riconoscimento dell’impegno che da oltre un decennio l’Onu sta investendo per garantire a tutti i cittadini del mondo, ovunque essi si trovino, di qualsiasi ceto sociale, estrazione politica e credo religioso, di avere accesso alla terapia del dolore. Affrontare questo tema è un obbligo, come è un obbligo fare in modo che la cura adeguata del dolore sia vissuta come un atto imprescindibile da tutti i medici”.

“La giornata di oggi ha un significato che trascende il semplice valore simbolico – spiega Guido Fanelli –. Con la consegna del nostro ‘Manifesto’ al Papa e alle Nazioni Unite, abbiamo voluto coinvolgere nella nostra battaglia le più alte cariche a livello mondiale, impegnate su diversi fronti per le cause umanitarie di maggior rilievo e per la salvaguardia dei fondamentali diritti dell’uomo. Il sottinteso è che non soffrire inutilmente fa parte senza dubbio di questo nucleo di diritti basilari e inalienabili. Ma queste giornate – aggiunge Fanelli – hanno anche un altro significato importante: l’invito a intervenire attivamente all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si è riunita in sessione straordinaria per mettere a punto una strategia globale attraverso la quale superare il problema delle disuguaglianze nell’accesso alla terapia del dolore, deve rappresentare un grande motivo di orgoglio per l’Italia. La comunità internazionale, infatti, tributa così al nostro Paese un riconoscimento senza precedenti verso l’impulso pionieristico con il quale, nel 2010, l’Italia varò la più avanzata normativa al mondo per la lotta al dolore e per la riaffermazione del diritto dei pazienti a non soffrire. Proprio l’Onu, non a caso, già nel 2010 ci riconobbe questo ruolo d’avanguardia, recependo la nostra Legge 38 come modello sul quale costruire un documento di riferimento, applicabile in tutti i Paesi del mondo. Con lo stesso orgoglio che ci ha portato a New York qualche anno fa, a discutere di quella Legge con il massimo organo di rappresentanza dell’intera comunità internazionale, oggi abbiamo consegnato all’Assemblea delle Nazioni Unite il nostro ‘Impegno contro il dolore. Il manifesto dei medici italiani’. È una carta, redatta da 44 referenti di altrettanti centri d’eccellenza nella terapia del dolore, e controfirmata da 200 tra i più riconosciuti e validi terapisti del dolore italiani, che attraverso un semplice decalogo impegna tutti e ciascuno, come professionisti e come uomini, a curare il dolore e a prendersi cura della sofferenza, non solo fisica, che dal dolore stesso è causata”.
 
“Questo documento – afferma Massimo Aglietta, Ordinario di Oncologia medica e Direttore di Oncologia medica dell’Istituto di Candiolo Fpo-Irccs – ci impegna davvero, in scienza e coscienza, a occuparci fino in fondo del problema del dolore dei nostri pazienti. Semmai la Legge 38 non bastasse, questo ‘Manifesto’ multidisciplinare ricorda a tutti i medici, di tutte le specialistiche, che la propria missione non termina con la diagnosi e la cura della patologia principale di cui soffre il paziente: l’oncologo, l’ortopedico, il geriatra e ogni altro specialista devono occuparsi anche della sofferenza del malato. Da questo punto di vista, rivolgendosi esplicitamente a tutti i professionisti della salute, l’Impegno che abbiamo consegnato al Papa e all’Onu può rappresentare l’avvio di una seconda e ancor più proficua stagione del lungo, e non sempre semplice, cammino applicativo della Legge 38”.
 
“Mi preme sottolineare che con questo atto il dolore viene riconosciuto come il V° segno vitale, degno come la frequenza cardiaca o quella circolatoria, a caratterizzare la salute e il benessere di ognuno di noi – aggiunge Roberto Bernabei, Direttore del Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, e Presidente di Italia Longeva –. Affidiamo quindi alle più alte autorità non un semplice appello, ma un impegno vero e proprio: un nuovo ‘giuramento d’Ippocrate’ che ci obbliga a considerare sempre il dolore quando prendiamo in carico un paziente”.
 
“Ci auguriamo che questo nostro ‘Manifesto’ – afferma Paolo Cherubino, Ordinario di Ortopedia e Traumatologia presso il Dipartimento di Scienze ortopediche e traumatologiche Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese, past President SIOT, Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia – possa rappresentare un documento universale, recepito e condiviso da tutti i medici del mondo che come noi considerano la cura del dolore un diritto inviolabile. L’auspicio è che la giornata di oggi possa essere ricordata come il momento di un nuovo slancio a favore delle donne e degli uomini che in tutto il mondo, ancora oggi, sono costretti a soffrire inutilmente, e a veder calpestata la propria dignità umana a causa del dolore lancinante, che purtroppo accompagna le malattie più disparate”.
 
“Attraverso l’incontro con il Sommo Pontefice – dichiara Antonio Corcione, Presidente Siaarti, Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva, Direttore Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Monaldi di Napoli – intendiamo far sì che, da semplice problema sanitario, il tema del dolore assurga a vera e propria questione etica mondiale. Con questo atto, i medici italiani sottopongono all’attenzione del mondo intero il problema della sofferenza inutile come questione etica, umana e culturale, che deve essere finalmente affrontata in modo strutturato e unitario: non solo da tutti i professionisti della salute, ma anche dalle massime autorità morali, politiche e sanitarie di tutto il mondo”.

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Il nuovo piano per Bagnoli è una vittoria radicale Va bene! *

Partito Radicale - Mar, 26/04/2016 - 12:04
26/04/2016

Il nuovo piano per Bagnoli è una "vittoria radicale". Il nuovo prospetto voluto dal Governo infatti, adotta di fatto (dopo 25 anni) il piano di Aldo Loris Rossi presentato alla mostra del cinquantenario della Facoltà di architettura del 1987 e pubblicato nel 1990 sulla Rivista della provincia di Napoli e in altre occasioni con il titolo di "EcoNeapolis". Un "progetto rivoluzionario", perché sostituisce il piano di Vezio de Lucia presentato dalla giunta Bassolino: questo prevedeva la costruzione di insediamenti urbani intergrati in tutta la piana di Coroglio fino alla Colmata ignorando che l'area fosse una zona ad alto rischio vulcanico permanente.

Questo piano è stato modificato profondamente da un maxi emendamento che arretrava gli insediamenti urbani integrati ad un chilometro dal mare per creare il grande Parco occidentale, il porto turistico a Nisida, eliminando la colmata, per restituire la spiaggia alla balneazione, destinando una parte dell'Italsider a centro di ricerca e innovazione Hi-Tech (nuovo motore dell'economia post-industriale), tutto previsto dal piano Loris Rossi (sostenuto dai Radicali).
Il nuovo piano per Bagnoli è una vittoria radicale, perché tiene conto (finalmente) delle grandi battaglie di Marco Pannella per affrontare il tema del rischio Vesuvio e de La Grande Napoli.

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In cammino verso il diritto alla conoscenza. Ricordando Pietro Pinna

Partito Radicale - Mar, 26/04/2016 - 12:03
26/04/2016

Il 13 aprile, a 89 anni è morto Pietro Pinna, tenace nonviolento, primo italiano a rifiutare di servire nell'esercito "strumento di guerra", e per questa “disobbedienza” a subire un processo e finire in carcere. La profonda influenza del maestro Capitini lo portò a organizzare la prima Marcia per la Pace Perugia-Assisi (1961) e a cofondare nel 1962 il Movimento Nonviolento (MN).

Negli archivi di Radio Radicale ho avuto modo di riascoltatore il suo intervento per la Commemorazione di Aldo Capitini a tre anni dalla sua scomparsa e a dieci anni dalla marcia Perugia-Assisi del 1971, in cui esorta il pubblico su come la commemorazione di un maestro non debba essere "mera riesumazione" ma piuttosto il pretesto e lo stimolo per la nostra vita presente. E così sia, in un duplice richiamo per tutti noi.

L'intervento di Pietro Pinna è infatti di un'attualità esemplare per la promozione della pace che continua ad essere il problema fondamentale di tutti gli individui di fronte agli stermini e l'apocalittica distruttività delle armi chimiche, batteriologiche, e aggiungo, sempre più tecnologiche.

Nello spazio invisibile di questa guerra infinita Pinna fa risuonare con forza il significato capitiniano della pace in quanto nonviolenza, in prima istanza, apertura (religiosa) all'esistenza, alla libertà, allo sviluppo sostenibile e perciò in grado di intervenire nel campo politico, orientandolo. Perché la pace non è affare esclusivo dei governanti ma riguarda il popolo che deve essere liberamente educato, costantemente informato e convocato ad esprimere un parere, esercitare la libertà e partecipare al controllo democratico.

La pace in quanto nonviolenza è infatti un “diritto alla conoscenza” universale: il metodo politico “radicale” valido per tutte le Nazioni, unite nella “reciproca meraviglia” e nella responsabilità comune.

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Papa Francesco a Lesbo: un forte monito alle istituzioni europee e al mondo

Partito Radicale - Mar, 26/04/2016 - 12:02
26/04/2016

Nell’isola greca di Lesbo, diventata la Lampedusa greca, abbiamo assistito ad un evento davvero eccezionale: Papa Francesco, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e l’arcivescovo di Atene Ieronymos, uniti tra i rifugiati per conviderne le sofferenze; dunque, leader cattolici e ortodossi riuniti non per discutere di questioni ideologiche, ma per un impegno umanitario verso coloro che soffrono.
Il loro è stato senza dubbio un grande segnale lanciato all’Unione europea e al mondo. Essi hanno esortano «tutti i Paesi a estendere l’asilo temporaneo e a concedere lo status di rifugiato a quanti ne sono idonei, finché perdurerà la situazione di precarietà».

Francesco – così era invocato dai «reclusi» nell’hotspot di Moria – ha compiuto un gesto che rimarrà scolpito nella coscienza dei governi di quei paesi che si illudono che alzando muri e barriere di filo spinato si possa affrontare adeguatamente tale tragedia umanitaria: è tornato a Roma con tre famiglie siriane, musulmane, e i loro sei figli; li ha portati con sé sul suo aereo diretto in Italia, quando ha lasciato l'isola greca.
Dopo l’entrata in vigore, il 20 marzo scorso, dell’accordo sui rimpatri dei rifugiati tra Turchia e UE, a Lesbo sono stati sgombrati i campi autogestiti dai numerosi volontari accorsi da tutto il mondo e il centro di accoglienza di Moria sembra adesso un carcere con garitte e fili spinati, vietato alla stampa.
Proprio durante la visita del Papa, nelle adiacenze del porto, diversi volontari hanno manifestato con cartelli e striscioni, gridando «no all’accordo Turchia-UE» e «no alla prigione di Moria».

Sull’isola abbiamo incontrato Nabil, rifugiatosi in Turchia da Lahore, una cittadina del Pakistan, e giunto a Lesbo tre settimane fa su un gommone con a bordo 65 rifugiati, suoi connazionali, ci ha raccontato che le condizioni a Moria si sono gravemente deteriorate dopo il 20 marzo, a causa del sovraffollamento.
«Solo oggi – ci ha detto – un gruppo di pachistani ha interrotto uno sciopero della fame che durava da una settimana per chiedere che fossero distribuite a tutti adeguate razioni di cibo».
«Due miei concittadini si sono suicidati il 4 aprile, perché avevano appreso di essere tra coloro che sarebbero dovuti tornare in Turchia, per poi essere rimpatriati perché considerati ‘’migranti economici’’», ci ha raccontato con le lacrime agli occhi.
E quando gli abbiamo detto che il Papa sarebbe venuto ad abbracciarli, il suo volto si è illuminato.

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L'impegno per la messa al bando delle mutilazioni genitali femminili continua

Partito Radicale - Mar, 26/04/2016 - 12:01
26/04/2016

L’iniziativa intrapresa dal Partito Radicale e da Non c’è Pace Senza Giustizia oltre dieci anni fa ha visto l'adozione nel 2012, da parte di 194 Stati, della risoluzione ONU per la messa al bando delle MGF; nonostante ciò, persiste ancora in molte realtà questa forma di violenza contro donne e soprattutto bambine.

Il 26 e 27 aprile prossimi si terrà a Dakar una conferenza organizzata da NPSG, Ministero della Donna in Senegal, CIAF (Comitato Inter-Africano sulle pratiche tradizionali) e l’associazione La Palabre, con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri italiano e della Cooperazione allo Sviluppo, nonché di organizzazioni partner nazionali africane.
Questa consultazione ministeriale sub-regionale sull’implementazione della Risoluzione ONU vedrà coinvolti i Ministeri della Donna, della Salute/delle politiche sociali e della Giustizia dei paesi dell’Africa occidentale per rafforzare l'impegno degli attori coinvolti nella lotta per il superamento di questa violazione dei diritti umani e per migliorare l'applicazione delle leggi che proibiscono le MGF in linea con le convenzioni e trattati internazionali.

La conferenza adotterà un documento finale che impegnerà i partecipanti per le iniziative future e le sinergie possibili per il coinvolgimento di altri Paesi dove la risoluzione ONU non è stata recepita a livello legislativo o non ha trovato piena applicazione. Saranno evidenziati i successi ottenuti nell’attuazione del divieto della pratica delle MGF e le criticità riscontrate al fine di trovare concrete soluzioni per il completo superamento di questa barbarie.

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Riforme, Magi: costituzionalisti confermano che il quesito unico è antidemocratico. La soluzione è la nostra proposta di referendum parziali o voto per parti separate

Radicali Italiani - Lun, 25/04/2016 - 13:41
25/04/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani:

 

"Il quesito unico sul referendum costituzionale è fuori dai criteri costituzionali e democratici. A dirlo non siamo soltanto noi Radicali. Dai costituzionalisti arriva oggi una nuova importantissima presa di posizione, che conferma l'allarme che abbiamo lanciato da subito sulla trappola antidemocratica del voto in blocco, e soprattutto avvalora pienamente l'iniziativa che come Radicali stiamo portando avanti per garantire ai cittadini libertà di voto sul merito della riforma, attraverso il referendum per parti separate o con quesiti parziali: il solo modo per uscire davvero dalla logica del plebiscito pro o contro Renzi, tanto più inaccettabile se applicata a una così importante revisione costituzionale. 

Nel documento pubblicato oggi sul quotidiano la Stampa, 50 tra i più illustri studiosi di diritto costituzionale, oltre a esprimere preoccupazione per un voto presentato agli elettori 'come decisione determinante ai fini della permanenza o meno in carica di un Governo', affermano che 'se il referendum fosse indetto – come oggi si prevede - su un unico quesito, di approvazione o no dell’intera riforma, l’elettore sarebbe costretto ad un voto unico, su un testo non omogeneo, facendo prevalere, in un senso o nell’altro, ragioni 'politiche' estranee al merito della legge. Diversamente avverrebbe se si desse la possibilità di votare separatamente sui singoli grandi temi in esso affrontati'.

Parole che dimostrano l'efficacia delle nostre proposte. La procedura con cui si arriverà al voto del referendum costituzionale è un punto centrale, che va affrontato seriamente e il prima possibile. Per questo la settimana prossima presenteremo in un incontro alla Camera i quesiti parziali su singoli aspetti della riforma, che abbiamo preparato e sui quali in queste ore stiamo raccogliendo il sostegno di parlamentari di diverse forze politiche che, come noi, vogliono evitare che la Costituzione diventi uno strumento per plebisciti o spallate". 

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