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Testamento biologico, servizio riattivato

Luca Coscioni - Sab, 21/05/2016 - 18:01
Testamento biologico, servizio riattivatoLa Nuova Venezia21 Mag 2016Mitia ChiarinTestamento biologico

Registro delle Dat, le dichiarazioni anticipate di trattamento: si va verso la riattivazione del servizio comunale sospeso da inizio marzo. La giunta Brugnaro, dopo settimane di silenzio, ha deciso la proroga del registro per altri due anni. La delibera, approvata l’11 maggio, mette nero su bianco l’intenzione di ripristinare il servizio per il deposito delle volontà dei cittadini, una sorta di testamento biologico con le indicazioni di trattamento nel caso di fine vita, riconfermando la convenzione con i notai del consiglio notarile. La giunta Brugnaro ha infatti deciso di approvare la convenzione con il Consiglio Notarile del Distretto di Venezia con una durata di «altri due anni dalla sottoscrizione e di prevedere che la presenza del notaio presso l’ente abbia cadenza mensile alternativamente nelle due sedi di Venezia e di Mestre». Servizio che verrà svolto con il supporto, come in passato, della Direzione Affari Istituzionali, Servizio di Comunicazione al cittadino, Ufficio Casa Comunale e Dat «utilizzando le risorse finanziarie, umane e strumentali attualmente disponibili, senza ulteriori stanziamenti». La notizia, attesa da settimane dopo la sospensione che aveva scatenato le proteste del Partito democratico e dell’associazione Luca Coscioni di Venezia e dei radicali, è stata accolta con grande favore. «Siamo soddisfatti», spiega la consigliera Pd Monica Sambo, che aveva sollevato il caso con Cristiano Samueli, medico lidense e presidente dell’associazione italiana per le decisioni di fine vita, «che la giunta, anche se con un certo ritardo, abbia prorogato questo importante servizio del Comune di Venezia che deve continuare ad essere offerto alla cittadinanza e ricevere la pubblicità che merita». Per valutare i tempi di ripristino del servizio comunale, la Sambo, che è anche la presidente della prima commissione, ha deciso di convocarla per la prossima settimana «al fine di chiedere le ragioni che hanno portato alla interruzione per due mesi del servizio, e per richiedere quando lo stesso verrà effettivamente ripristinato, in quanto, ad ora, non vi sono ancora indicazioni nel sito internet e di fatto il servizio risulta ancora sospeso». Dal luglio 2013 erano stati più di 400 i cittadini di Venezia e Mestre che avevano scelto di deposito al registro comunale le loro dichiarazioni di trattamento. Ora altri potranno farlo non appena verrà riattivato il servizio. Sul testamento biologico si attende anche l’intervento del Parlamento dopo la presentazione di una proposta di legge della deputata veneziana Delia Murer.

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Pannella, Magi: ha sconvolto il Paese in positivo. Metodo, battaglie da far vivere e comunità radicale: ecco la sua eredità

Radicali Italiani - Ven, 20/05/2016 - 19:25
20/05/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani: 

 

"Marco Pannella ha sconvolto questo Paese in positivo, non solo le istituzioni ma soprattutto la vita reale dei cittadini, con la sua forza, la sua passione, le sue vittorie. Con la sua speranza, straordinaria, dopo le sconfitte e nei momenti più difficili. Marco ci ha insegnato a fare politica partendo dalle nostre inadeguatezze, solitudini, disagi e diversità, e a metterle a frutto per crescere non solo noi, ma il Paese intero.  

È stato uno scandalo inintegrabile, come lo definiva Pasolini, perché nonostante non abbia mai smesso di dialogare con tutti, è rimasto sempre se stesso senza mai mollare i suoi obiettivi. E già questo lo ha reso unico.

Sono poche le cose di cui, negli ultimi decenni, la politica italiana può andare fiera e una buona parte di queste le ha determinate Marco. Non lascia eredi. Lascia l'eredità di metodo, tante battaglie da far vivere e lascia questa comunità Radicale, ancora indispensabile a questo Paese. Dobbiamo tutti, Radicali o no, fare tesoro di quello che è stato, al di là della commozione e della retorica - per certi versi inevitabile - di queste ore". 

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Gianfranco Spadaccia: «Vi racconto Pannella, il mio leader»

Luca Coscioni - Ven, 20/05/2016 - 14:44
Gianfranco Spadaccia: «Vi racconto Pannella, il mio leader»il manifesto19 Mag 2016Eleonora Martini

«Seppe costruire un'unità a sinistra "a egemonia laica", quando il mondo dei post comunisti era a pezzi. Parlò ai cattolici da "credente in altro", e il suo anticlericalismo non era antireligioso». L'intervista a Gianfranco Spadaccia, fondatore e storico dirigente del Partito Radicale

Raccontare Marco Pannella in uno spazio finito non si può. Tanto più per chi, come Gianfranco Spadaccia, 81 anni, tra i fondatori e storico dirigente del Partito Radicale, con lui è cresciuto e si è formato, intrecciando lotte, destini, passioni politiche e amori per oltre tre quarti della propria esistenza.

Cosa è stato per lei Marco Pannella?

Innanzitutto un grande amico. Una persona che ha avuto molta importanza nella mia formazione complessiva, nella mia personalità: lui aveva 23 anni e io 18 quando ci siamo conosciuti. E un leader politico. Molti dicono carismatico: certamente aveva un grande carisma, ma pochi come lui sapevano parlare agli studenti come ai suoi coetanei, e aggregare gente attorno a battaglie politiche impervie, difficili da affermare prima ancora che da vincere. E’ stato il mio leader politico: senza di lui, battaglie a cui ho felicemente contribuito e che ho onorato con il carcere e con gran parte della mia vita, non si sarebbero potute combattere.

Senza di lui il Partito Radicale sarebbe quello che è oggi?

No. Senza Pannella e senza il gruppo che, nei sette anni del “Mondo” di Mario Pannunzio (settimanale politico fondato nel ’49, da cui nel ’55 nacque il Partito Radicale, ndr) , si spinse oltre e che temerariamente decise di portare avanti quell’idea, il Partito Radicale non sarebbe nato. Ma Pannella non ce l’avrebbe fatta, senza quel gruppo di cui era leader: Bandinelli, Mellini, Teodori, Giuliano e Aloisio Rendi, io e altri che mi scuseranno se oggi dimentico di citare. Eravamo il gruppo dirigente della sinistra radicale. Poi a metà degli anni ’60 si aggiunse Loris Fortuna che presentò la prima legge sul divorzio. Ed è singolare che questo deputato socialista, friulano, trovò interlocutori e compagni, anziché nel suo partito, tra i radicali. E fu dentro il nostro partito che nacque l’idea della Lega italiana per il divorzio. Senza Marco non avremmo avuto la capacità nemmeno di tentarla, quella strada.

La sua leadership è sempre stata riconosciuta dentro il partito, ed è davvero rimasta inalterata negli anni?

Lo fu fin dall’inizio. L’Unione goliardica italiana, di cui era leader insieme a Franco Roccella e a pochi altri, non aveva nemici a sinistra perché anche i comunisti ci stavano dentro. Era, per usare una categoria gramsciana, un’unità di sinistra a egemonia liberaldemocratica e laica. In un Paese in cui la sinistra era frammentata e divisa, e in cui qualsiasi idea di egemonia laica era stata seppellita sotto l’accordo dell’articolo 7 della Costituzione sui Patti lateranensi. La battaglia che combatteva Marco, e noi con lui, era contro l’unità politica dei cattolici. Quindi non con l’anticlericalismo ma facendo riferimento alla rivista Esprit, al personalismo di Maritain, al comunitarismo di Mounier, a Bernanos, a Mauriac: cioè a quella cultura cattolica minoritaria degli anni ’40 e ’50 che poi diventa determinante nel Concilio. Pannella li citava negli anni ’50 quando in Italia quei testi erano quasi banditi.

Furono anni di scontri durissimi tra comunisti e radicali, ma anche di incontri. Molto tempo dopo però Pannella, da liberale e liberista quale era, anche nel campo della politica economica, si ritrovò spesso più vicino a Berlusconi che agli eredi di quella sinistra, è così?

Sono convinto che nella polemica tra Croce e Einaudi, Pannella era dalla parte di Croce. Poi negli anni ’90 effettivamente rivalutò Einaudi perchè pensava ci volesse una scossa liberalizzatrice. Tuttavia la concezione del liberismo che aveva Marco – Bertinotti lo ha capito perfettamente – non aveva nulla a che fare con la finanziarizzazione dell’economia, perchè il liberalismo economico e einaudiano presuppongono regole. E’ esattamente il contrario della deregulation. E quando Occhetto fece la sua svolta della Bolognina, Marco dialogò con lui per due o tre anni, presentando a Catania, all’Aquila e a Teramo, la sua città, liste civiche che andavano nella stessa direzione. Ma poi quando nel ’93 e ’94 scoppiò Mani pulite il Pds mutò rapidamente la scelta delle alleanze: invece di guardare a Pannella, i post comunisti guardarono a Orlando, che con Marco e la concezione radicale dei diritti era incompatibile. I rapporti con i socialisti si sono rotti sul proibizionismo, con Occhetto sul caso Tortora. Certo, con Berlusconi Pannella tentò seriamente l’alleanza su questioni come il presidenzialismo e i collegi uninominali ma il Cavaliere fece il Porcellum e si rivelò il peggiore avversario dei sistemi elettorali più democratici. Quel tentativo di accordo è durato tre mesi, non di più, ma gli ha bruciato i rapporti con la sinistra. Dopodiché è vero che non demonizzava nessuno: per lui esisteva solo il diaologo per il cambiamento che si vuole. E bisogna riconoscere che quel dialogo con Berlusconi consentì un’impennata dei diritti umani negli anni ’90, quando cominciano a costruirsi i presupposti per il Tribunale penale internazionale o la moratoria della pena di morte. Marco è stato il leader dei diritti civili e umani e della democrazia, non solo in Italia.

Come nasce la scelta della nonviolenza?

Alla fine degli anni ’50 avevamo costruito una rete di sostegno al Fronte di liberzione algerino e di quanti in Francia si battevano per la fine del colonialismo in Algeria. Quando cominciano a scoppiare le bombe che ammazzano bambini e donne, non i parà che torturavano i combattenti algerini ma i bianchi nati e cresciuti in Algeria, ecco, credo che fu in quel momento che scegliemmo la nonviolenza. Poi, nell’incontro con Capitini e con la prima sana ventata di paura per la bomba atomica, si rafforza l’impegno contro l’idea liberale del tirannicidio, a favore invece della convinzione che bisogna mettere in gioco se stessi e la propria libertà. Quindi la nonviolenza, l’uso del corpo e i digiuni da un lato, e dall’altro la disobbedienza civile, diventano le nostre armi.

E Pannella entra in risonanza con il buddismo tibetano… Da lì la scelta transnazionale?

Noi siamo sempre stati iscritti al movimento federalista europeo, da ragazzini abbiano frequentato le case di Ernesto Rossi e Altiero Spinelli. L’idea di transnazionale europea e mondiale ha fatto sempre parte della nostra cultura, fin dai tempi dell’Algeria. Sentivamo vicini i cecoslovacchi e i musulmani, uiguri, tibetani, cristiani vietnamiti… Finché abbiamo avuto un gruppo parlamentare, prima che Veltroni e Berlusconi ce lo togliessero, eravamo i portavoce di queste richieste di democrazia nel mondo che approdavano al parlamento di Strasburgo e a Bruxelles. Mettevamo i nostri strumenti a disposizione. Purtroppo in occidente la ragione di stato prevarica lo stato di diritto.

Negli ultimi tempi, Pannella entra poi in particolare sintonia con Papa Bergoglio…

Gli anticlericali Bonino e Pannella furono ricevuti anche da Giovanni Paolo II, con il quale c’era grande distanza politica sulle quesioni di bioetica, e che tuttavia avevamo apprezzato quando andò in sinagoga a riconoscere i «fratelli maggiori» e quando fece appello per l’amnistia e l’indulto. E Marco andava a San Pietro a dialogare con Wojtyla sulla questione del sottosviluppo e della fame nel mondo. Anche Bergolio è stato un Papa dirompente. Il nostro anticlericalismo non è antireligioso ma al contrario è pervaso di religiosità laica: la religione della libertà di cui parlava Benedetto Croce nella Storia d’Europa. Pannella ha sempre rifiutato di essere definito non credente, diceva di essere «credente in altro».

Qual è l’ultima grande idea visionaria che ci lascia?

Forse «spes contra spem»: l’idea che la speranza presuppone intransigenza, duro impegno, per conquistarla. Essere e non averla. La speranza non va confusa con l’illusione.

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Pannella, Cappato: niente eredità, ma nuove lotte. A Milano libro dei messaggi aperto in piazza Missori

Radicali Italiani - Ven, 20/05/2016 - 13:22
20/05/16

Dichiarazione di Marco Cappato, presidente di Radicali italiani e candidato Sindaco a Milano:

 

"Ai molti che chiedono quale e di chi potra' essere l'eredita' di Marco Pannella, rispondo che parlare di eredita' relativamente a Pannella e' una contraddizione in termini. Si possono ereditare le cose -soldi, "roba", strutture, potere- ma non si possono ereditare le idee. La forza di Pannella sono sempre state le idee, e l'unico modo per farle vivere e' portarle avanti con obiettivi e lotte, con iniziative, iscrizioni e persino con il voto quando e' possibile. Tutti stanno celebrando i grandi successi degli anni '70 e '80, ma pochi ricordano che ci sono iniziative in corso, per il riconoscimento del diritto umano alla conoscenza in sede di Nazioni Unite, o la raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione delle droghe, o ancora il dibattito parlamentare ottenuto dai radicali sul finevita.

A Milano, in queste ore, l'appuntamento e' al gazebo di Piazza Missori, dove i cittadini possono lasciare un messaggio nel libro aperto appositamente per la memoria di Marco Pannella, e potranno iscriversi tra i sostenitori della Lista Radicali, federalisti, laici, ecologisti con Cappato Sindaco".

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Addio caro Marco, ci hai scelti a caso, come i cioccolatini di Forrest Gump

Luca Coscioni - Ven, 20/05/2016 - 13:18
Addio caro Marco, ci hai scelti a caso, come i cioccolatini di Forrest GumpL'Huffington Post20 Mag 2016Marco Perduca

Addio caro Marco, è matematico che non saremo all'altezza di quel che ci tocca da domani, ma per 60 anni ci hai scelti così, a caso, come i cioccolatini nella scatola di Forrest Gump e guarda cosa siamo riusciti a fare finché c'eri tu.

Ho visto Marco Pannella dal vivo per la prima volta il 9 marzo 1994 ai funerali di Andrea Tamburi, uno dei coordinatori delle attività del Partito Radicale in Russia trovato morto in circostanze mai chiarite a Mosca. Da poco mi ero iscritto al PR con un salasso da mille lire al giorno.

Era qualche mese che avevo fatto il passaggio da "ascoltatore passivo" di Radio Radicale a militante - s'era da poco conclusa la raccolta firme per 13 referendum e pochi giorni dopo ci sarebbero state le elezioni politiche - ma mai avrei immaginato di conoscere Pannella in chiesa a Firenze. Frequentavo la sede fiorentina e il movimento dei club Pannella e un anno dopo ero capolista della lista omonima per il Comune di Firenze. Prima di salire sul palco Pannella, a chi gli era vicino bisbigliò: "Ma questo chicazz'è?". Quando gli fu spiegato mi ritrovai con lui su un palco infinito per un comizio in Piazza della Repubblica. Non prendemmo lo zerovirgola.

Da quella messa funebre, e da quel primo comizio a 27 anni, la mia via è cambiata. Alti, bassi, insoddisfazioni, frustrazioni, incazzature, soddisfazioni, notti insonni, viaggi in tutto il mondo e ore di riunioni. Di questi ultimi 22 anni non rimpiango assolutamente nulla, neanche il fumo passivo subito durante incontri convocati spesso per il piacere di un "giro di tavolo" tra passanti e compagni. Da domani la mia vita, e quella di molti altri, non sarà più la stessa. E non è detto che sia un male.

Quando Pannella saltò per la prima volta in 15 (credo) anni, la sua trasmissione domenicale su Radio Radicale, Stefano Baldolini dell'HuffingtonPost mi chiese se avessi voluto scriverne qui. Declinai per pudore più che per scaramanzia (ero anche in partenza per le Nazioni Unite). Da quel giorno però, la tentazione di scrivere un post su Pannella si affacciava quotidianamente ma il rischio di scadere in un "coccodrillo" mi aveva fatto desistere. Avevo scelto anche il titolo "Dio è morto, Marx è morto e anche Pannella non si sente molto bene". E forse sarebbe bastato quello.

In effetti, purtroppo, Pannella non si sentiva molto bene da tempo - molto di più di quanto non si sapesse (un giorno scriverò di quanto, secondo me, è iniziata la parabola discendente) -, e il lento peggiorare della sua salute psico-fisica condizionava molto la politica. La politica di Pannella quanto quella del Partito Radicale e delle varie associazioni che lo costituiscono.

Da quando è stato diramato il comunicato che ci ha informato della morte di Pannella, la rete, le radio e le televisioni sono state invase da messaggi di "unanime cordoglio" - e ci mancherebbe! - e successivi attestati di stima, riconoscimenti per la "tenacia" la "coerenza" la "lotta per i più deboli", "le carceri", "la giustizia giusta", i "diritti civili". L'unanimità si è ampliata anche alle similitudini: era un "leone", un "lottatore", un "don chisciotte" "il signor Hood", addirittura "politico di valore"! I dietrologi hanno recuperato connessioni coi "poteri forti", "la massoneria", il "neo-liberismo", la "CIA", "Israele" e il "mossad", tutte cose provocatoriamente spesso millantate da Pannella stesso e quindi comprensibili. Poi qualche "radical chic" ha recuperato la peggiore delle scemenze possibili, quella che proprio non ho mai potuto tollerare: l'istrione.

Lasciando da parte la filologia, oggi con istrione s'intende un attore che indulge in una recitazione enfatica, volta a suscitare plateali emozioni. Per estensione si intende quindi una persona che nell'atteggiamento e nel comportamento assume pose insincere, affettate o esibizionistiche. Il solo pensiero che per quasi un quarto di secolo io sia stato adepto della "setta" di un "istrione" mi fa perdere la pazienza perché è l'esatto contrario di ciò che ho visto, e fatto, per anni.

Se al mondo c'era qualcuno che alle pose, alle posizioni - Pannella parlava del kamasutra della politica (degli altri) - opponeva la politica, l'analisi e la proposta politica, questo era Marco Pannella. E, se è vero come è vero quanto ha affermato il Presidente Mattarella nel suo messaggio di cordoglio e cioè che "Pannella è sempre lontano dai giochi di potere", le conquiste in materia di diritti civili guadagnate dall'Italia grazie a Pannella e al Partito Radicale dimostrano il perfetto contrario di quanto questi radical chic hanno sempre imputato a Pannella.

Dopo averlo per anni snobbato, osteggiato, ostracizzato, oggi tutti ricordano quanto abbiano imparato da Pannella e gli mostrano riconoscenza. Mai nella storia dei necrologi tanta gratitudine è stata meritata. Sinceri o di facciata, questi attestati di stima smontano la storia dell'istrione - si spera una volta per tutte - e recuperano un minimo di verità storica. Ma con Pannella morto cui prodest?

Avendo vissuto 25 anni di esperienze più uniche che rare, tra cui cinque da Senatore della Repubblica, il mio debito di riconoscenza con Pannella non finirà mai. O meglio quella personale è finita il 19 maggio 2016, quella politica, o simbolica, adesso sarà molto critica da praticare in sua assenza: morto Pannella non se ne fa un altro. Morto Pannella il Partito Radicale, per come lo abbiamo conosciuto fino a ieri, non esisterà più. Ci sarà qualcosa d'altro, di radicalmente diverso, o almeno è da sperarlo.

Quando mi presentai a Pannella sul sagrato della Chiesa del Sacro Cuore di Firenze, mai avrei immaginato che l'ultima volta in cui l'avrei visto sarebbe stato sdraiato in una camera ardente. Lo spirito di Pannella aleggerà sereno venerdì alla Camera dei Deputati dove sarà esposto e sabato in Piazza Navona per un funerale laico, sai quanti "ma questo chiccazz'è" riecheggeranno tra le nuvole romane.

Addio caro Marco, è matematico che non saremo all'altezza di quel che ci tocca da domani, ma per 60 anni ci hai scelti così, a caso, come i cioccolatini nella scatola di Forrest Gump e guarda cosa siamo riusciti a fare finché c'eri tu.

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Fecondazione assistita, genitori sempre più vecchi. Il 35% delle coppie paga di tasca propria

Luca Coscioni - Gio, 19/05/2016 - 11:43
Fecondazione assistita, genitori sempre più vecchi. Il 35% delle coppie paga di tasca propriaRepubblica.it19 Mag 2016Irma D'AriaFecondazione assistita

Con un lavoro più stabile e qualche anno in più sia per l’uomo che per la donna. Sono alcuni dei mutamenti più significativi nel profilo delle coppie che si sottopongono alla fecondazione assistita e che emergono dalla ricerca Diventare genitori oggi: il punto di vista delle coppie in Pma,  realizzata dal Censis in collaborazione con la Fondazione Ibsa a otto anni di distanza dalla prima ricerca sul tema. L’indagine è stata realizzata su un campione di 361 coppie seguite da 23 centri per il trattamento dell’infertilità situati in varie regioni. Un problema, quello dell’infertilità, che secondo le ultime stime fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità, riguarda il 15% circa delle coppie dei paesi industrializzati avanzati.

L'identikit degli aspiranti genitori. Rispetto all’ultima indagine condotta dal Censis otto anni fa, aumenta l’età del partner maschile (che passa da 37,7 anni nel 2008 a 39,8 anni nel 2016) e femminile (da 35,3 anni a 36,7 anni) e la condizione professionale è più stabile per entrambi. "Le coppie attualmente impegnate in un percorso di Pma cominciano sempre più tardi a cercare una gravidanza, come dimostra l’incremento dell’età media dei partner, il che va direttamente a influire sulle possibilità di successo delle tecniche: la percentuale di gravidanze sulle coppie trattate, considerando tutte le tecniche, è attestata intorno al 22%", ha detto Ketty Vaccaro, responsabile dell’area Welfare e Salute del Censis. E oltre una coppia su tre paga di tasca propria, spendendo fino a 5.200 euro. "Il messaggio che la fertilità non è una questione privata ma un bene sociale e che ha una scadenza va dato agli adolescenti altrimenti diventa tardi ed inutile", ha commentato Giulia Scaravelli, responsabile del Registro Nazionale della Pma dell'Istituto Superiore di Sanità. 

Quando inizia il percorso medico. Si tratta di coppie che cercano di avere un figlio mediamente da poco meno di quattro anni. I primi dubbi sulla capacità di ottenere una gravidanza sono intervenuti dopo 15,5 mesi di tentativi, un tempo più lungo rispetto ai 12,2 mesi di media nel 2008 e sono le donne più giovani a essersi interrogate per prime sulle difficoltà incontrate, mentre per le donne più avanti negli anni sembra essere data per scontata qualche difficoltà in più. Si incrementa, inoltre, il tempo che si lascia trascorrere tra i primi dubbi e la scelta di rivolgersi a un medico (10,9 mesi contro i 9,2 mesi indicati nella precedente indagine). Guardando all’intero percorso, dal primo contatto con il medico al ricorso al primo centro di Pma, in media trascorre poco più di un anno (12,7 mesi), circa 6 mesi in meno rispetto agli ultimi dati. In ogni caso, anche in quest’ultima indagine rimane confermato che le coppie meno istruite sono arrivate ai centri di Pma dopo un percorso decisamente più lungo rispetto a quelle con un livello di istruzione più alto.

A chi si rivolgono. Il professionista a cui la coppia si è rivolta la prima volta è nella grande parte dei casi il ginecologo (72,5%), il 13,6% indica invece di essersi rivolto direttamente allo specialista di un centro di Pma, una percentuale raddoppiata rispetto al 7,1% dell’ultima indagine. Una percentuale ridotta, invece, fa riferimento all’andrologo o urologo (6,2%) e al medico di medicina generale (5,8%). "A guidare la scelta non dovrebbe essere la fama del centro, ma piuttosto la capacità dei ginecologi di instaurare un rapporto empatico con le coppie, il livello di tecnologia di cui il centro dispone, la qualità del laboratorio e il numero di embriologi che non dovrebbe mai essere inferiore a dieci", ha spiegato Filippo Maria Ubaldi, direttore del Centro Genera della Clinica Valle Giulia di Roma

Le cause dell'infertilità. Solo al 55% delle coppie intervistate è stato diagnosticato un problema connesso a una causa specifica mentre per ben il 35,3% la causa di infertilità rimane inspiegata e per il 9,7% delle coppie il medico ha dei dubbi sulle possibili cause. Rispetto al 2008 c’è una diminuzione significativa (circa 9 punti percentuali) delle coppie a cui è stata diagnosticata una causa specifica dell’infertilità.

Come si sceglie il centro di Pma. A guidare gli aspiranti genitori nella scelta del centro a cui affidarsi spicca la fama per gli ottimi risultati della struttura, che rappresenta il criterio principalmente seguito dalle coppie (38,6%), in particolare al Centro Italia (42,9%) e tra chi ha livelli alti di istruzione (45,1%). Inoltre, il 18,9% riconosce di aver scelto il centro perché vicino alla propria abitazione e con percentuali più ridotte si fa riferimento anche al parere ottenuto da altre coppie in cura presso il centro scelto, alla presenza nella struttura del proprio medico curante e alla dotazione tecnologica più adeguata. Il centro presso cui le coppie si trovano attualmente in cura rappresenta per il 72,2% del campione l’unico al quale si sono rivolti per sottoporsi alla Pma, una percentuale più bassa di quella rilevata nel 2008 (76% circa), a indicazione che è un numero più ampio di coppie a frequentare più di un centro di Pma.

Quali trattamenti fanno. Il 60,9% delle coppie dichiara di effettuare la Fivet omologa (il 2,6% eterologa). Il 42,3% è invece sottoposto a Icsi omologa (l’1,7% eterologa). Una percentuale più bassa effettua la crioconservazione dei gameti e il Crio-transfer da scongelamento (rispettivamente il 2% e il 5%).

I tempi di attesa. Circa un terzo (33%) del campione ha atteso meno di tre mesi prima di iniziare la terapia, in particolare le coppie che si sono rivolte a centri privati (49%); il 26% ha atteso tra i 3 e i 6 mesi e si tratta più frequentemente di pazienti in cura presso strutture private convenzionate (41%), il 24% ha iniziato i trattamenti trascorsi da 6 a 11 mesi dal momento in cui si è rivolto al centro, in particolare le coppie in cura presso centri pubblici e privati convenzionati (rispettivamente il 32% e il 28%). Il 17% ha atteso un anno e oltre prima di accedere ai trattamenti, una percentuale che sale al 29% tra chi si è rivolto al pubblico. "Manca la volontà politica di rendere fruibili a tutti le tecniche di procreazione assistita che oggi sono disponibili. Perciò, bisogna investire sul Welfare e sulla Sanità per risolvere il problema dell'accesso anche economico. Ora c'è bisogno di una legge che renda applicabile ciò che di fatto è già applicato nella Pma dopo la caduta ddi quasi tutti i divieti della Legge 40", ha commentato sul problema dell'attesa Filomena Gallo, segretario nazionale dell'Associazione Luca Coscioni e presidente dell'Associazione Amica Cicogna. 

I costi. Quasi la metà del campione ha avuto accesso alla Pma pagando il ticket (49%), quota che tra le coppie residenti a Nord sale al 59%. Il 35% ha invece avuto accesso ai trattamenti pagando interamente di tasca propria, in particolare i residenti al Centro Italia (67%) e del Sud e Isole (51%), aree in cui è più ampia la concentrazione di strutture private.
"Anche i dati del nostro Registro confermano che l'accesso alle cure di Pma è molto iniquo a seconda della regione in cui si abita, dato che si evince sia guardando al numero di centri pubblici disponibili sia al numero di bambini nati dopo le cure mediche", ha spiegato ancora Scaravelli.

Per il 14% i costi sono stati sostenuti interamente dal Sistema sanitario regionale. Tra chi ha sostenuto la spesa di tasca propria, il costo dell’ultimo ciclo di Pma si è aggirato intorno ai 4.000 euro (4.200 al Nord, 5.200 al Centro Italia e 2.900 al Sud e Isole). Riguardo alla spesa per il ticket, le coppie in cura presso centri pubblici e privati convenzionati indicano di aver pagato in media 340 euro. "Sono coppie privilegiate sotto il profilo sociale ed economico, il che fa supporre che l’accesso al percorso sia difficile, se non precluso, a chi ha meno risorse e livelli di istruzione più bassi. Per queste coppie il percorso di Pma appare più lungo e complesso ed è comunque fortemente differenziato a livello territoriale, anche a causa di una offerta caratterizzata dalla prevalenza di strutture private, ha commentato Vaccaro.

Gli aspetti critici. Anche se il livello di soddisfazione dichiarato dalle coppie nei confronti dei centri di Pma è abbastanza buono (48%), l’indagine ha evidenziato alcuni aspetti problematici. Ad esempio, il 41% dichiara di aver avuto difficoltà d’accesso legate alle liste d’attesa (soprattutto al Nord) e ai costi economici (specie al Centro-Sud). Internet non rappresenta la fonte primaria di informazione circa la possibilità di sottoporsi alla Pma ma una coppia su due (52%) sceglie la rete per leggere esperienze di altre coppie che hanno intrapreso un percorso di procreazione assistita e confrontarsi con esse. Un’esigenza che nasce anche dal fatto che per l’82% delle coppie la frustrazione derivante dai tentativi di concepimento falliti ha un impatto negativo sul vissuto quotidiano.

La reazione di fronte al fallimento. Che succede, se il tentativo di diventare genitori fallisce? Il 75,5% delle coppie in cui la partner ha fino a 34 anni, decide di riprovarci andando all’estero per accedere a tecniche di fatto di difficile accesso, come l’eterologa, o per trovare centri migliori. percentuale che scende al 54,9% se la donna ha 40 anni e oltre. Solo il 31% ha effettivamente contemplato la possibilità di adottare un bambino, mentre la grande parte (69%) risponde di non aver valutato questa possibilità.

Cosa pensano della Legge 40. Qual è l’opinione delle coppie che vivono in prima persona le esperienze “disciplinate” dalla Legge 40/2004? Quasi la totalità delle coppie è d’accordo nel sostenere che nel nostro paese era necessaria una legge che regolamentasse un tema così delicato (93%), così come il 90% pensa che sia giusto che esista una legge che tuteli i diritti dell’embrione. Inoltre, oggi solo il 27% pensa che la legge metta in secondo piano la salute delle donne. Quasi la totalità delle coppie ritiene, inoltre, giusta la possibilità di selezionare l’embrione per eliminare situazioni di gravi malattie (90%).

Fecondazione eterologa e utero in affitto. Circa l’81% pensa che la fecondazione eterologa dovrebbe effettivamente essere disponibile per tutti, mentre il campione intervistato appare diviso sulla possibilità di ricorrere all’utero in affitto: infatti, è il 46% a ritenere che la legge dovrebbe eliminare le restrizioni al ricorso a questa pratica.

Infine, il 45% ritiene che la legge dovrebbe consentire l’accesso alle tecniche anche ai single e il 42% anche alle coppie omosessuali, un dato che testimonia un’apertura verso un significato di genitorialità che va oltre l’idea di famiglia tradizionale


 

 
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Mina Welby e il fine vita «La mia battaglia continua 10 anni dopo Piergiorgio»

Luca Coscioni - Mer, 18/05/2016 - 17:09
Mina Welby e il fine vita «La mia battaglia continua 10 anni dopo Piergiorgio»Corriere della Sera18 Mag 2016Testamento biologico

L`ultima «novità positiva» arriva dal Pirellone: la proposta di legge regionale d`iniziativa popolare che chiede di inserire le disposizioni del testamento biologico nella tessera sanitaria è stata dichiarata ammissibile.

Entro tre mesi il testo arriverà sui banchi dell`aula. «È un successo», spiegano i Radicali, promotori dell`iniziativa che ha raccolto settemila firme (ne bastavano cinquemila). La prima persona a dirsi «assolutamente felice» è Mina Welby, candidata in Consiglio comunale, che volantina davanti al gazebo in piazza Cadorna. «Le disposizioni sul fine vita commenta - saranno così sempre accessibili».

Al suo fianco c`è il candidato sindaco Marco Cappato. Che per il banchetto sul «Testamento biologico in piazza», promette: «A dieci anni dal caso di Piergiorgio Welby, la battaglia sul biotestamento continua». Alle sue spalle si forma da subito la coda di cittadini che vogliono autenticare dai notai messi a disposizione dall`associazione Luca Coscioni i documenti sulle dichiarazioni anticipate. Ma siamo in campagna elettorale, e l`iniziativa diventa quindi anche l`occasione per rispondere a Stefano Parisi.

Tempo fa il manager scelto dal centrodestra aveva promesso di abolire, se eletto, oltre al registro comunale delle unioni civili, anche quello del testamento biologico. «Qualcuno vorrebbe abrogare il registro - ribatte Cappato - ma sarebbe un passo indietro e una restrizione della libertà di scelta dei milanesi».

«Parisi dice che il registro non serve a niente - aggiunge - che è inutile perché non c`è una legge nazionale. Le cose non stanno così, è male informato. La giurisprudenza italiana ha infatti stabilito che bisogna tenere conto delle volontà della persona, tanto più se in presenza di un documento autenticato. Spero che quella di Parisi sia una posizione dettata dall`ignoranza e che voglia cambiare idea». Certo, ammette Cappato, «una legge sarebbe utile per rendere il documento vincolante. Ma questo non significa che quelle volontà non abbiano valore».

«L`affluenza - conclude - è molta ed è una risposta a chi dice che questi temi non interessano. Il nostro impegno è continuare quanto fatto finora.»

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Fecondazione: CENSIS conferma, italiani più avanti della politica

Luca Coscioni - Mer, 18/05/2016 - 16:26
Fecondazione: CENSIS conferma, italiani più avanti della politicaAssociazione Luca Coscioni18 Mag 2016Fecondazione assistita

Dichiarazione di Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica soggetto costituente il Partito radicale.

"La ricerca del Censis e della Fondazione Ibsa sulla procreazione medicalmente assistita dimostra ancora una volta come gli italiani siano culturalmente molto più avanti della politica per quanto riguarda l'accesso a questa tecniche fecondative anche per single e coppie omosessuali, ma anche sulla gravidanza per altri, cioè sul cosiddetto 'utero in affitto' che secondo il presidente della Cei rappresenterebbe una sorta di apocalisse”, a dichiararlo il segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, che questa mattina ha preso parte alla presentazione della ricerca 'Diventare genitori oggi: il punto di vista delle coppie in Pma'

“Inoltre - continua Gallo - emerge chiaramente che l'età delle coppie che cerca di avere un figlio è più alta rispetto al resto d'Europa e che affidarsi alla sanità pubblica è sempre più difficile per via dei pochi centri nel sud Italia e di lunghe liste di attesa al nord, con costi poco sostenibili per le coppie. Tutto ciò indica un problema di welfare e di assistenza, con palese violazione di diritti fondamentali in uno stato che dovrebbe rimuovere gli ostacoli al rispetto dei diritti dei propri cittadini. Questo prevede la Costituzione". 

"A 12 anni dall'entrata in vigore della legge 40 che dovrebbe disciplinare l'applicazione in Italia delle tecniche di Fecondazione assistita - spiega ancora il segretario dell’Associazione Coscioni - la situazione nel nostro Paese è certamente cambiata. Alcuni divieti, infatti, sono stati rimossi a seguito di ben quattro interventi della Corte Costituzionale. L'assenza totale di iniziativa politica su questi temi evidenzia però la mancanza di volontà politica di rendere effettivamente accessibili e applicabili queste tecniche, sia omologhe che eterologhe. Non viene rispettato, infatti, il principio di equità nell'accesso alle cure per i pazienti infertili o sterili, che devono fare i conti con il tempo che passa, abbassando le possibilità di riuscita, e con costi troppo altri per un paese in cui il federalismo sanitario è sempre più causa di disuguaglianze. Mancano, inoltre, campagne informative, mentre la legge 40 vieta ancora l'uso per la ricerca di blastocisti non idonei per una gravidanza e l'accesso a queste tecniche di fecondazione assistita per i single e per le coppie dello stesso sesso: divieti incomprensibili e da rimuovere. 

In un paese democratico dovrebbe infatti essere ampliato l'esercizio di libertà che corrispondono a diritti riconosciuti dalla Costituzione, che sancisce per tutti i cittadini pari accesso alle cure.

Negare tutto ciò significa negare l'esistenza di uno stato di diritto. E' giunto il momento che il Governo dica basta a strumentalizzazioni e trattative a ribasso sui diritti, e rimetta al centro la vita reale delle persone", conclude Filomena Gallo.

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Unioni civili. Il cardinal Bagnasco provoca, Alfano risponde. Un gioco delle parti mediatico. Aspre critiche di Fratoianni e Associazione Coscioni

Luca Coscioni - Mer, 18/05/2016 - 15:28
Unioni civili. Il cardinal Bagnasco provoca, Alfano risponde. Un gioco delle parti mediatico. Aspre critiche di Fratoianni e Associazione CoscioniJobsNews17 Mag 2016Gestazione per altri

Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinal Angelo Bagnasco, ha reso noto un provocatorio giudizio sulla legge Cirinnà che regola le unioni civili, nella giornata mondiale contro l’omofobia, della quale evidentemente si era scordato.

Secondo il cardinale, la legge “sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse: in realtà, le differenze sono solo dei piccoli espedienti nominalisti, o degli artifici giuridici facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale, così già si dice pubblicamente, compresa anche la pratica dell’utero in affitto, che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà”. Perché il porporato sia intervenuto su questa delicata questione è difficile da capire, soprattutto per il contesto in cui l’ha collocata: la relazione generale all’assemblea dei vescovi, introdotta da un impegnativo discorso di papa Francesco sulle responsabilità del clero.

Dunque, il sospetto di una sorta di pilotato depistaggio mediatico messo in atto da Bagnasco non sembra inverosimile, dopo che le parole durissime del papa sul clero in qualche modo “corrotto” avevano aperto le prime pagine della stampa nazionale. Spostare l’attenzione sui rischi presunti della legge sulle unioni civili, “che aprirebbe la porta all’utero in affitto” (sembrano le parole di Giovanardi), parrebbe il frutto di una precisa strategia di indirizzo dell’opinione pubblica. Non è un caso, infatti, che abbia replicato immediatamente Angelino Alfano, in un gioco delle parti fruttuoso.

“Lo dico con il rispetto che ho sempre avuto e continuerò ad avere del cardinale Bagnasco, ma la sua interpretazione della legge sulle unioni civili, come lasciapassare per l’utero in affitto, non corrisponde a quanto in quella legge c’è scritto”, ha dichiarato il ministro, e ha specificato ancora: “Nella legge che abbiamo votato le unioni civili sono un nuovo istituto nettamente e non nominalisticamente diverso dal matrimonio, non sono previste le adozioni per le coppie omosessuali né nella forma diretta né nella forma indiretta della stepchild adoption. Meno che mai si accenna all’utero in affitto che non potrà certo essere in futuro introdotto nella nostra legislazione in base a questa norma. Di questo i tribunali dovranno tenere necessariamente conto: c’è un nuovo istituto, le unioni civili, che ha diritti e doveri, tra i diritti non è contemplato quello dell’adozione. Non difendo questa legge – ha chiarito Alfano – come espressione della morale cattolica, non lo era neanche la legge 40, non lo sono moltissime leggi dello Stato, ma rivendico il lavoro di mediazione fatto nelle circostanze politiche date rispetto al testo originario che prevedeva, quello sì, il similmatrimonio e la stepdchild adoption come grimadello per la legittimazione dell’utero in affitto”.

Bagnasco nella sua relazione ha parlato anche del sostegno alle famiglie: “Si avverte l’urgenza – ha sottolineato il cardinale – di una manovra fiscale coraggiosa, che dia finalmente equità alle famiglie con figli a carico. Gli esperti dicono che la messa in atto del cosiddetto ‘fattore famiglia’ sarebbe già un passo concreto e significativo”. Il ministro della Famiglia, Enrico Costa, ha rilevato: “però è ora di voltare pagina e di far fronte alle esigenze concrete delle famiglie: non con interventi spot, ma con una politica organica che risponda ai bisogni delle coppie”.

Da sinistra, ferma la condanna delle parole di Bagnasco, da parte di Nicola Fratoianni: “Anche in questi giorni Papa Francesco parla il linguaggio dell’apertura, dell’incontro e del confronto, e sull’ingordigia di potere e di ricchezze dei potenti dà una lezione straordinaria di dignità rivolta ai vertici della Chiesa, ai credenti, ai laici e agli atei. Mentre succede tutto questo, il Cardinale Bagnasco imperterrito pare ancora ai tempi lontani del partito dei vescovi. Se ne faccia una ragione, la legge sulle unioni civili finalmente approvata in Italia è il minimo sindacale per un Paese civile”.

Per l’associazione Coscioni le parole del presidente Cei, il cardinale Angelo Bagnasco sulla maternità surrogata sono “farneticanti” e, ricordando che cade proprio il 35esimo del referendum sull’aborto, avverte: “L’ideologia non fermerà diritti, Bagnasco si rassegni”.

Le parole farneticanti del capo della Cei Bagnasco sulle unioni civili e la pratica cosiddetta della ‘maternità surrogata’ cadono a 35 anni esatti dal referendum con cui il 17 maggio del 1981 gli italiani confermarono la legge 194 sull’aborto”, ha dichiarato Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni, aggiungendo: “è una ricorrenza che dovrebbe servire da lezione a chi, come Bagnasco, parla del riconoscimento dei diritti come fossero una sciagura”. Perché “è chiaro a tutti che il furore ideologico e i divieti liberticidi non hanno mai impedito alla società di evolversi. Hanno invece allontanato i cittadini dalla politica e anche della Chiesa”. Per questo, “invece di criminalizzare la gravidanza per altri, che permetterebbe nuove nascite e quindi anche nuove famiglie, ci si impegni – ha concluso Gallo – per l’approvazione anche in Italia di una buona legge che regolamenti questa tecnica di fecondazione nel rispetto dei diritti di tutti”.

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Eterologa: sul web esplode il fai da te

Luca Coscioni - Mer, 18/05/2016 - 15:16
Eterologa: sul web esplode il fai da teDonna Moderna17 Mag 2016Fabio Brinchi GiustiFecondazione eterologa

Per approfondire puoi guardare anche la nostra inchiesta "Il seme della discordia"

Dal 2014 la fecondazione eterologa è legale anche in Italia. Se uno dei genitori è sterile, può usufruire del seme o degli ovuli di un donatore o di una donatrice esterna.

Ma scarsa volontà politica e difficoltà burocratiche continuano a rendere questa pratica costosa, esclusiva, complicata per chi vuole accedervi. Coppie, single e donatori finiscono così per organizzarsi su Internet.

Perché è così difficile accedere all'eterologa?

L’associazione “Luca Coscioni” ha lanciato l’allarme: a due anni dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto l’eterologa come un diritto, in Italia accedervi è ancora un lusso riservato a pochi.

Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, non ha mantenuto la promessa di inserirla fra i LEA (i livelli essenziali di assistenza) ovvero fra quelle prestazioni che lo Stato deve garantire ad ogni cittadino.

Mancando poi una legislazione nazionale, le regioni si sono auto-organizzate concordando e approvando fra di loro, poco dopo la sentenza della Consulta, un documento unitario che regolamentava l’eterologa nel nostro Paese.

Ma di fatto, oggi, è possibile accedere a questo tipo di fecondazione, negli ospedali pubblici, solo in tre regioni italiane: Emilia Romagna, Toscana e Friuli Venezia Giulia e solo in Emilia Romagna la prestazione è completamente gratuita.

Nel resto d’Italia mancano i donatori, oppure mancano i soldi, oppure continuano a sussistere difficoltà burocratiche nell’applicazione del documento.

Nei fatti, il servizio è offerto solo da cliniche private dove costa fra i 2500 e i 5.000 euro. Prezzi decisamente alti, non alla portata di tutti. 

Si diffonde così la fecondazione fai da te

Ma poiché il desiderio di un bambino è più forte degli ostacoli burocratici o dei prezzi troppo alti, nel nostro Paese si sta diffondendo sempre di più la fecondazione fai-da-te.

La coppia di aspiranti genitori (ma talvolta sono anche donne single o coppie lesbiche che per legge non possono accedere all’eterologa in clinica) cerca il donatore su Internet o su Facebook.

Si possono trovare facilmente annunci come: “Ragazzo 1,80, occhi chiari, capelli castani, laureato” oppure “Uomo serio, 1,90 x 80 kg, moro, già tre donazioni di successo all’attivo”.

La coppia sceglie così il donatore preferito e lo contatta privatamente. Spesso la scelta ruota intorno a fattori estetici o professionali. Scrive una donna in uno di questi post: “Io sono castana e non tanto alta, vorrei che mio figlio mi assomigliasse”. 

La storia di Marco, donatore 

Marco, donatore da tre anni, spiega come funziona: «Quando ti cercano per essere aiutati, in primis è necessario essere umili, sinceri e aver rispetto di chi ti cerca». Il donatore si presenta con esami sul suo stato di salute, non deve avere malattie ed essere fertile. «C’è chi lo fa per soldi, io invece lo faccio per aiutare le persone a realizzare un sogno. Chiedo solo un rimborso spese per il viaggio e per l’hotel».

Esistono due modi per donare: «Il naturale, attraverso un rapporto sessuale, o quello artificiale. In questo caso, con una normale siringa da farmacia, si inietta lo sperma (raccolto in un vasetto sterile) nell’utero. In genere la donazione dura tre giorni, mattina e pomeriggio. Poi dopo qualche mese si scopre se ha avuto successo o meno».

Marco racconta di avere diciotto bambini biologici sparsi per l’Italia ma di non sapere nulla di loro: «Chi dona è cosciente che quel figlio non sarà mai suo. Io non voglio sapere nulla di loro, non chiedo neppure di mandarmi qualche foto. Se entrassi nella vita del bambino, sarebbe un trauma per lui».

La storia di Adele, single in cerca di un figlio

Adele, maestra, è invece una ragazza di 38 anni. Single, sta cercando un donatore per il suo bambino: «Non è facile, non c’è nessuna sicurezza o garanzia. È vero ci sono gli esami, ma alla fine tutto si basa sulla fiducia reciproca. Molti donatori, poi, vogliono solo fare sesso. Io per cautelarmi dico subito che voglio solo il metodo artificiale».

Adele vorrebbe che suo figlio avesse l’opportunità di conoscere il papà: «Crescerò io il bambino e mi occuperò della sua educazione. Ma vorrei che quando i suoi compagni parleranno del papà, anche lui potrà parlarne e dargli un volto. Saprà che l’ha voluto come me, anche se non è presente tutti i giorni. È comprensibile che voglia sapere e io voglio assolutamente dargli questa possibilità. Gli racconterò la verità, sin da subito: gli dirò che la mamma voleva tanto un bambino, anche se da sola. E, cercando, ha trovato un uomo disponibile ad aiutarla. Quando sarà più grande, gli parlerò in maniera più concreta».

Più difficile invece dire la verità agli altri: «Forse lo direi solo a mia madre. Agli altri dirò che è stata un’avventura di una notte e che il padre non vuole riconoscerlo. Quando si tocca quest’argomento, il 90% delle persone giudica senza capire».

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Referendum olimpiadi: conferenza stampa alle 14. Radicali: pressioni e gravi atti di massimi vertici delle istituzioni rischiano di violare legge e diritti cittadini

Radicali Italiani - Mer, 18/05/2016 - 09:44
18/05/16

Oggi, mercoledì 18 maggio, i promotori del referendum sulla candidatura olimpica mostreranno in una conferenza stampa le prove di gravi atti posti in essere dai massimi vertici delle istituzioni, che mettono a rischio i diritti dei cittadini. 

L'appuntamento per i giornalisti è alle ore 14 a Roma presso la sede radicale di via di Torre Argentina, 76. 

Alla conferenza stampa interverranno il segretario di Radicali Italiani, Riccardo Magi, il segretario di Radicali Roma, Alessandro Capriccioli, e l'avvocato Francesco Mingiardi.

 

SCHEDA RICORSO 

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Utero in Affitto, Ass. Coscioni a Bagnasco: "35 anni fa il referendum su aborto, ideologia non fermerà diritti, Bagnasco si rassegni"

Luca Coscioni - Mar, 17/05/2016 - 17:19
Utero in Affitto, Ass. Coscioni a Bagnasco: "35 anni fa il referendum su aborto, ideologia non fermerà diritti, Bagnasco si rassegni"Filomena Gallo, Marco Cappato17 Mag 2016Gestazione per altriDichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, e Marco Cappato, Tesoriere "Le parole farneticanti del capo della Cei Bagnasco sulle unioni civili e la pratica cosiddetta della "maternità surrogata" cadono a 35 anni esatti dal referendum con cui il 17 maggio del 1981 gli italiani confermarono la legge 194 sull'aborto. Una ricorrenza che dovrebbe servire da lezione a chi, come Bagnasco, parla del riconoscimento dei diritti come fossero una sciagura. E' chiaro a tutti che il furore ideologico e i divieti liberticidi non hanno mai impedito alla società di evolversi. Hanno invece allontanato i cittadini dalla politica e anche della Chiesa. Per questo, invece di criminalizzare la gravidanza per altri, che permetterebbe nuove nascite e quindi anche nuove famiglie, ci si impegni per l'approvazione anche in Italia di una buona legge che regolamenti questa tecnica di fecondazione nel rispetto dei diritti di tutti".  
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Siete pronti per la cannabis kosher?

Luca Coscioni - Mar, 17/05/2016 - 16:56
Siete pronti per la cannabis kosher?Huffington Post11 Mag 2016Marco PerducaCannabis terapeutica

A ulteriore riprova che il mondo va a rovescio, e non da ieri, son oltre 50 anni che alcune delle piante medicinali millenari più efficaci, specie nella cura del dolore, sono vittime di un regime di strettissimo controllo internazionale che ne limita talmente tanto la produzione e distribuzione che solo il 15% della popolazione mondiale riesce a farne uso senza troppi problemi legali.

Per quanto qualcosa stia iniziando a cambiare, anche grazie alle decisioni prese alla XXX sessione speciale dell'Assemblea Generale dell'ONU dedicata alle "droghe", nella lista delle medicine essenziali stilata dall'Organizzazione Mondiale della Salute, figura l'oppio ma non la cannabis. Un'assenza ancor più stupefacente se si pensa che in decine di paesi, e in particolare in 23 dei 50 Stati degli USA, la cosiddetta marijuana terapeutica è ormai una realtà da oltre 15 anni per oltre 1.1 milioni di pazienti.

Le proprietà mediche del tetraidrocannabinolo e del cannabidiolo, i principio attivi della cannabis, son state scoperte in Israele dal chimico e biologo Raphael Mechoulam nella metà degli anni Sessanta. Da allora lo stato ebraico ha investito molto in ricerca scientifica e nel 1999 ha legalizzato l'uso terapeutico della cannabis. In modo molto prammatico, la ricerca in Israele viene finanziata a portata avanti per scoprire nuovi possbili impieghi terapeutici della pianta e non, come per anni è accaduto altrove, per dimostrarne gli effetti negativi.

Al progresso scientifico in Israele ha fatto seguito, anche in questo campo, quello tecnologico e oggi lo Stato ebraico è all'avanguardia mondiale per ottimizzare la produzione delle piante e per promuovere l'uso terapeutico della cannabis in una crescente offerta terapeutica. Nel 215 il numero dei pazienti registrati era di 22mila e, per non creare disparità e non influenzare negativamente la competitività tra i produttori, il Ministero della Salute è passato da un sistema totalmente gratuito a un programma per cui applica un "ticket" forfettario annuale di 100 dollari USA per paziente.

Israele è oggi all'avanguardia nel mondo per la cannabis per tutto ciò che attiene le colture in serra, la "raffinazione" di derivati, molti degli utensili necessari per assumere la sostanza nel modo più efficace possibile. L'intraprendenza degli imprenditori canapari israeliani ha trovato il suo culmine nella primavera del 2015 con la prima fiera Cannatech che ha riunito esperti e operatori di tutti i settori relativi al "pianeta cannabis".

Non si sarebbe in Israele se non ci si fosse posti il problema di offrire agli utenti un prodotto che fosse anche kosher, elaborato seguendo una serie di obblighi che devono esser certificati da un'apposita commissione rabbinica.

Se coltivata in Israele, secondo la provvisioni della shmita - come l'uomo al settimo giorno, anche la terra dave riposare ogni sette anni deve riposare - la cannabis è automaticamente kosher, se coltivata fuori dallo Stato ebraico la shmita non vale e quindi occorre lo hechsher l'approvazione di coltivazione kosher.

Mai nessuno si era posto il problema di calare anche la cannabis nelle necessarie certificazioni relative a cibo e bibite. La cannabis generalmente si fumava, e per questo il problema in Israele non si poneva - nelle parole di un rabbino al quotidiano Haaretz la "cannabis non è non-kosher" -, ma quando la pianta viene utilizzata per produrre derivati che possono anche includere l'ingestione, allora occorre seguire un preciso protocollo che non preveda l'uso di pesticidi, la possibile presenza di insetti, l'utilizzo di ingredienti impuri, di attrezzature dedicate e eccetera eccetera.

Ora se in Israele la kasherut accompagna la vita della stragrande maggioranza degli israeliani, nel secondo stato al mondo per presenza di persone di origine ebraica dopo Israele, gli Stati Uniti, e in particolare lo stato di New York, certe regole son sì presenti ma non necessariamente vengon in mente per consumi fuori dalla tradizione. Per ovviare a tutto ciò la società Vireo Health di New York - uno dei cinque produttori autorizzati dallo stato di New York per la cannabis terapeutica - ha deciso di richiedere alla Orothodox Union la certificazione dei suoi prodotti a base di cannabis. Dall'inizio del 2016, la Vireo produrrả cartucce per vaporizzatori, oli e pastiglie a base di cannabis tutte debitamente certificate.

Secondo Ari Hoffnung, direttore della Vireo "oltre a poter offrire i prodotti alla più grossa comunità ebraica degli USA, la certificazione servirà anche a togliere lo stigma che ancora accompagna la cannabis medica".

La certificazione è molto laboriosa perché avviene nella fase di essiccaggio della pianta e occorre che tutti i prodotti che vengon utilizzati per estrarre i vari principi attivi siano a norma di legge kosher. Molto prammaticamente, le leggi della certificazione kosher non riguardano i farmaci salvavita ma a oggi la cannabis non è tra questi.

Secondo le stime della Ackrell Capital, nel 2016 il business USA relativo alla cannabis per fini medici e non dovrebbe salire a 5.7 miliardi di dollari dai 4.4 di quest'anno. Per quanto i consigli rabbinici statunitensi non ritengano di dover certificare come kosherla marijuana non medica, chi primo arriverà a guadagnare il bollino della OU per quella terapeutica sicuramente si piazzerà in certe "nicchie" in modo privilegiato.

In occasione del conferimento della certificazione il Rabbino Menachem Genack, direttore della Orthodox Union ha affermato d'esser "lieto di concedere la certificazione per prodotti di cannabis medica sviluppati per alleviare il dolore e la sofferenza in conformità con la legge dello Stato di New York sulle cure compassionevoli", ricordando come per "l'ebraismo la salute sia una priorità" e che quindi "incoraggia l'uso della medicina per migliorare la salute o ridurre il dolore. Utilizzando prodotti di cannabis medica consigliati da un medico non dovrebbe essere considerato come un chet, un atto peccaminoso, ma piuttosto come un mitzvah, un imperativo, un comandamento". Ci sarà qualche prete o imam pronto ad affermare altrettanto?

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La vicenda dell'attore Stefano Dionisi riapra il dibattito sulla depenalizzazione delle droghe

Luca Coscioni - Mar, 17/05/2016 - 16:32
La vicenda dell'attore Stefano Dionisi riapra il dibattito sulla depenalizzazione delle drogheHuffington Post12 Mag 2016Marco PerducaCannabis terapeutica

Il 10 maggio scorso l'attore Stefano Dionisi è stato arrestato a Roma con l'accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. I carabinieri del rione Prati lo pedinavano da tempo e lo avevano già fermato il 7 maggio per "accertamenti". Dopo il primo fermo c'è stata una perquisizione dell'abitazione e il rinvenimento di alcune piante di marijuana e diversi grammi della stessa "sostanza stupefacente" pronti per l'utilizzo. Dionisi è stato processato per direttissima e condannato a quattro mesi perché il giudice non ha creduto che la detenzione fosse per motivi personali.

Eppure, secondo alcune ricostruzioni giornalistiche, sarebbe stato lo stesso attore ad aprire le porte del suo appartamento ai carabinieri consegnando spontaneamente 18 grammi di marijuana e inducendo i carabinieri a perquisire l'abitazione e fare la scoperta della piccola piantagione. Dionisi non avrebbe opposto resistenza all'arresto.

Da oltre un anno e mezzo è in corso un procedimento penale contro Rita Bernardini, già segretario di Radicali Italiani, perché assieme a Marco Pannella e Laura Arconti aveva distribuito pubblicamente, e previa autodenuncia alle forze dell'ordine, delle piante a un gruppo di malati che la chiedevano per fini terapeutici durante un congresso del suo partito. Una disobbedienza civile contro una legge ingiusta che, tra le altre cose, limita il pieno godimento del diritto alla salute degli italiani.

Nel giugno del 2012, la Bernardini aveva anche seminato della canapa durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati portando avanti la coltivazione di oltre 50 piantine sul terrazzo di casa propria e documentandone la crescita sulla sua pagina Facebook.

Malgrado le autodenunce, la pubblicità della protratta violazione di legge, il sequestro delle piante da parte della Procura di Roma e la re-iterazione del "reato", Rita Bernardini siede in ufficio accanto al mio al Partito Radicale e quando gira per l'Italia non è pedinata dai carabinieri. Per una frazione di quanto coltivato dall'ex segretaria Radicale, Stefano Dionisi è finito 24 ore in una caserma dei carabinieri e adesso dovrà far i conti con una condanna a quattro mesi di reclusione!

Non ci interessa (almeno per oggi) il protagonismo di certi magistrati "anti-droga", quel che va piuttosto denunciato è che l'amministrazione della giustizia in Italia è spesso alla mercede dell'interpretazione di un giudice. L'applicazione difforme di una normativa, e quella in materie di droghe si presta alle interpretazioni le più varie, è contraria alla legalità costituzione che prevede l'uguaglianza dei cittadini davanti alla Legge.

Rita Bernardini, che ha "spacciato" una pianta per coltivata fini terapeutici, ma in violazione di una legge che non consente a nessun privato cittadino l'auto-produzione della cannabis, non è stata minimanente toccata dalla legge - né dalla notorità -, Stefano Dionisi, che tra le altre cose qualche anno fa aveva sospeso la propria carriera di attore per problemi psicologici, quindi magari voleva godere del potere curativo della cannabis, è invece stato rienuto un pericoloso spacciatore dopo il primo fermo!

La vicenda di Stefano Dionisi, a cui va tutta la solidarietà umana possibile (che per quanto mi riguarda, da antiproibizionista, gli arriverebbe anche se la coltivazione non fosse stata per uso personale), è l'ennesimo esempio di come, malgrado la Corte Costituzionale nel 2014 abbia cancellato le parti peggiori della legge italiana sulle droghe, meglio nota come Fini-Giovanardi, in Italia viga oggi una normativa frutto dell'approccio proibizionista e punizionista tipico dei primi anni Novanta.

Una legge che in prima battuta continua ad affidare al diritto penale il governo di un fenomeno che accompagna la quotidianità di milioni di persone senza crear loro alcun problema di salute e con minimi impatti reali sull'ordine pubblico.

Qualunque fosse il motivo per cui Stefano Dionisi avesse a casa la cannabis, e indipendentemente dal numero di piante che stesse coltivando, occorre che la triste notorietà di questo ennesimo attacco a scelte individuali che non hanno ripercussioni su altri riapra il dibattito sulla necessità di depenalizzare totalmente la coltivazione e la detenzione personale di qualsiasi sostanza anche al fine di recuperare una riflessione, interrotta purtroppo anni fa, sul concetto di riduzione dei "rischi" e dei "danni" derivanti dalle sostanze e, ancor di più, dal proibizionsmo. Solidarietà quindi a Stefano Dionisi, con la speranza che trovi le energie per reagire psico-fisicamente all'arresto e alla condanna e voglia trasformar la sua vicenda personale in attività politica. Siamo qui (anche) con e per lui.

In attesa che il Parlamento riprenda l'iter per la legalizzazione della produzione, consumo e commercio della cannabis, i cittadini possono manifestare la loro contrarietà al proibizionismo firmando la legge d'iniziativa popolare lanciata dall'Associazione Luca Coscioni e Radicali Italiani e sostenuta da decine di associazioni. Qui tutte le informazioni.

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Marco Gentili parteciperà al "II° CONGRESSO NAZIONALE FORUM DELLE ORGANIZZAZIONI DEL COMPARTO NELLE TECNICHE ORTOPEDICHE"

Luca Coscioni - Mar, 17/05/2016 - 16:13
Nomenclatore tariffario

Marco Gentili, Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, parteciperà al "II° CONGRESSO NAZIONALE  FORUM DELLE ORGANIZZAZIONI  DEL COMPARTO NELLE TECNICHE  ORTOPEDICHE - Nuove frontiere nelle tecniche ortopediche alla luce della riforma dei LEA e delle innovazioni tecnologiche."

Il suo intervento, previsto nella VII sessione dal titolo "I nuovi LEA: cambia il percorso di erogazione!", si intitolerà "LEA e Nomenclatore: luci e ombre".

Per il programma completo CLICCA QUI


Data: Giovedì, 19 Maggio, 2016 - 14:30 to 14:45Città: BolognaIndirizzo: ExpoSanità AllegatoDimensione Programma Congresso Forum def (2).pdf809.45 KB
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Radicali: a 28 anni dalla morte di Tortora, commemorazione con Scopelliti e candidati sindaco a Milano

Radicali Italiani - Mar, 17/05/2016 - 16:07
17/05/16

Mercoledì 18 maggio, h.10 commemorazione al Famedio, h.12 conferenza stampa al Gazebo di Piazzale Cadorna.

Parteciperanno Marco Cappato e Valerio Federico, presidente e tesoriere di Radicali Italiani, Alessio Di Carlo e Lorenzo Lipparini, membri della Direzione di Radicali Italiani.


Ricorrono domani, 18 maggio 2016, i 28 anni dalla morte di Enzo Tortora, il grande giornalista che tutti ricordano come vittima della malagiustizia italiana, ma che spesso si dimentica essere stato anche protagonista, con Marco Pannella, del trionfo referendario sulla responsabilità civile dei magistrati, da parlamentare e Presidente del Partito radicale.

Gli appuntamenti di domani, che vedranno la partecipazione di Francesca Scopelliti, compagna di Enzo Tortora, presidente della Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora e candidata nella Lista Radicali con Cappato Sindaco, sono due:

Alle ore 10: al Famedio del cimitero monumentale di Milano, visita alla tomba di Enzo Tortora e commemorazione (ritrovo alle 10 all'ingresso del Cimitero, commemorazione alle 10.10). Hanno preannunciato la presenza, insieme a Francesca Scopelliti, i candidati sindaco Marco Cappato, Gianluca Corrado, Nicolò Mardegan, Stefano Parisi, Basilio Rizzo, Luigi Santambrogio, oltre a Valentina Alberta, del Consiglio direttivo della Camera Penale di Milano, Gaetano Pecorella, già presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, Valerio Federico, tesoriere di Radicali Italiani Alessio Di Carlo, della Direzione nazionale di Radicali Italiani, Lorenzo Lipparini, segretario Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano, Lorenzo Strik Lievers, già Parlamentare radicale,  

Alle ore 12: al Gazebo di Piazzale Cadorna incontro con la stampa su "giustizia, informazione e carcere: la proposta di una giornata nazionale" con Francesca Scopelliti, Vittorio Feltri, Marco Cappato, Valerio Federico, Alessio Di Carlo, Lorenzo Lipparini.

 

 

 

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Filomena Gallo e Gianni Baldini parteciperanno al I Convegno Internazionale "La tutela della salute riproduttiva"

Luca Coscioni - Mar, 17/05/2016 - 16:01
Fecondazione assistita


Filomena Gallo, Segretario Nazionale dell'Associazione Luca Coscioni, e Gianni Baldini, Membro di Giunta della stessa, parteciperanno al I Convegno Internazionale "La tutela della salute riproduttiva", con un intervento nella III Sessione Tecnica e Sociale, dal titolo: ‘‘EVOLUZIONE PER VIA GIURISPRUDENZIALE DELLA LEGGE 40’: PROBLEMI E PROSPETTIVE".

La sessione in oggetto sarà moderata da M. Soldano (L'Espresso/La Repubblica) e Maria Emilia Bonaccorso (ANSA), e interverranno anche i legali Aceti, Clara, Ammirati e Parisi.

La partecipazione è gratuita per i pazienti, i professionisti e le associazioni che non richiedono gli ECM. Sarà rilasciato Attestato di Partecipazione per chiunque lo richieda. L'iscrizione è obbligatoria e deve essere effettuata tramite i seguenti contatti: progettoinsieme@sadra.it - rebecca.autorino@insiemeproject.it; tel. 08119107105; fax: 08119721089. Per leggere il programma completo CLICCA QUI.

 

Data: Venerdì, 27 Maggio, 2016 - 16:45 to 18:15Città: RomaIndirizzo: Centro Congressi Roma Eventi, Piazza di Spagna - Via Alibert 5AOrganizzatore: Società Scientifica Pamegeiss AllegatoDimensione PROGRAMMA CONVEGNO 27 MAGGIO (1).pdf3.23 MB
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Unioni Civili, Radicali a Bagnasco: Difenda famiglie da privilegi Chiesa, non da diritti dei cittadini

Radicali Italiani - Mar, 17/05/2016 - 15:45
17/05/16

Il cardinale Bagnasco è ormai un disco rotto. Le sue dichiarazioni sulle unioni civili servono soltanto a segnare l'abisso che lo separa dalla realtà e dalla società, italiana e non solo. Se la sua priorità è davvero la difesa delle famiglie, invece di battersi contro i diritti fondamentali dei cittadini, anche credenti e cattolici, si batta contro i privilegi fiscali del Vaticano che gravano sulle spalle degli italiani, così come la truffa dell'8 per mille grazie alla quale ogni anno un miliardo di euro dei contribuenti finisce contro la loro volontà nelle tasche del Vaticano.

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7° Memorial Luca Coscioni - Meeting Internazionale di Atletica Leggera

Luca Coscioni - Mar, 17/05/2016 - 14:53

 

Anche quest'anno, come è ormai consuetudine da sette edizioni, si ripeterà l'iniziativa sportiva in memoria di Luca Coscioni nella bellissima cornice della sua città natale, Orvieto.

 

Al 7° Memorial Luca Coscioni, "un uomo che ha corso oltre il rumore dei propri passi", il cui ricco programma si trova QUI, si misureranno atleti di molteplici discipline di atletica leggera e interverranno numerosi ospiti di spicco.

 

Data: Giovedì, 26 Maggio, 2016 - 17:30Città: OrvietoIndirizzo: Stadio Luigi MuziOrganizzatore: Libertas Orvieto con Associazione Luca Coscioni AllegatoDimensione locandina coscioni 2016.pdf2.84 MB
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