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Polonia, l'aborto e la vittoria delle donne

Luca Coscioni - Gio, 06/10/2016 - 15:00
Polonia, l'aborto e la vittoria delle donneCorriere della Sera6 Ott 2016Maria Teresa NataleAborto

Il governo ultraconservatore della Polonia non porterà avanti la legge sul divieto quasi totale all'aborto che ha fatto scendere in strada migliaia di donne per rivendicare il diritto ad interrompere la gravidanza. 

Una lezione d'umiltà per il governo. Così il vice premier polacco Jaroslaw Gowin ha definito il segnale dato dalle centomila donne che lunedì 3 ottobre sono scese in piazza a Varsavia, Danzlca, Cracovia, Lodz, Breslavia... Femministe e conservatrici, vestite di nero per denunciare l'attentato ai loro diritti, armate di grucce per ricordare la rudimentale brutalità degli aborti clandestini del passato. Una protesta trasversale e compatta contro la proposta di legge che prevedeva il bando di fatto totale dell`interruzione di gravidanza in Polonia.

Ieri l'esecutivo nazionalconservatore di Beata Szydlo ha preso le distanze dall'iniziativa popolare che aveva raccolto 450 mila firme e sottoposto il testo all'esame del Parlamento: «Il governo non intende modificare le regole esistenti». La legge di compromesso in vigore dal 1993 consente di abortire solo nei casi di stupro, malformazione del feto e grave pericolo per la vita della madre. La modifica proposta manteneva il principio della tutela della vita della donna ma in tutti gli altri casi stabiliva cinque anni di carcere per la «colpevole», oltre che l'arresto dei medici. Una criminalizzazione totale, in un Paese profondamente cattolico dove l`interruzione di gravidanza divide la società e incontra spesso l'opposizione di coscienza.

--> Leggi anche l'articolo: "Aborto: dalla Polonia all'Irlanda le donne lottano ancora per il controllo sui loro uteri"

A fronte di circa duemila interventi legali l'anno, le stime oscillano tra 10 mila e 150 mila casi clandestini. L'inasprimento della normativa era stato contestato anche dagli ambienti religiosi. Lo stesso episcopato si era detto contrario. Nell`ultimo sondaggio Ipsos era favorevole solo l'11%. «Le proteste ci hanno dato spunti di riflessione», dice ora Gowin. La retromarcia rassicura la Ue, che aveva già aperto la procedura di monitoraggio sullo Stato di diritto in Polonia in seguito al conflitto sorto tra Corte costituzionale e maggioranza. Il partito ultraconservatore di Jaroslaw Kaczynski aveva trionfato alle elezioni del 2015 con la promessa di una politica al servizio dei più deboli. Sull`aborto ha incontrato una delle più forti mobilitazioni popolari dai tempi del comunismo.

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Radicali e Società Libera: "Saremo sabato a Roma, con Emma Bonino, per chiedere Diritto e Libertà per i popoli oppressi"

Radicali Italiani - Gio, 06/10/2016 - 14:02
06/10/16

Dichiarazione di Valerio Federico, Tesoriere di Radicali Italiani e Vincenzo Olita, Presidente di Società Libera:

Dagli Yazidi, massacrati dall’ISIS nel nord dell’Iraq, ai Venezuelani, privati della libertà di espressione e manifestazione dal castrista Maduro, alle politiche di assimilazione di Pechino in Tibet e nello Xinjiang con gli Uiguri, alla schiavizzazione in corso degli Harratin mauritani, il mondo assiste alla sistematica violazione dei diritti umani fondamentali.  Il Diritto internazionale non garantisce ancora la tutela dei diritti degli individui al di sopra della sovranità degli Stati, eppure in periodo di pericoloso rilancio delle politiche nazionaliste, di nuovi muri, questa è la direzione da perseguire: dar vita effettiva agli istituti di giurisdizione sovranazionale. Sono illusorie e inefficaci le scorciatoie demagogiche da facile consenso. L’affermazione dello Stato di Diritto democratico e liberale, attraverso istituzioni federali e transnazionali che privilegino il rispetto dei diritti umani nelle relazioni tra Stati, è la via maestra per nutrire il pianeta di libertà e speranza.  Sabato  8 ottobre, Società Libera e Radicali Italiani, con le Comunità delle Minoranze e dei Popoli Oppressi in esilio, insieme a Emma Bonino, marceranno a Roma  dalle h.16, da Piazza Mazzini a Castel S. Angelo, dove si ascolterà chi non può essere lasciato solo.  Parteciperanno alla Marcia a Roma le Comunità dei Tibetani, Iraniani, Armeni, Venezuelani (Grupo de Apoyo Internacional a la Resistencia en Venezuela), Mauritani (Harratin dell'IRA - Iniziativa per la Rinascita del Movimento Abrogazionista contro la Schiavitù in Mauritania - Sezione Italia), e poi, tra gli altri Emma Bonino, Vincenzo Olita (Presidente di Società Libera), Riccardo Magi (Segretario di Radicali Italiani), Valerio Federico (Segretario di Radicali Italiani), Marco Cappato (Presidente di Radicali Italiani), i parlamentari Gea Schirò (Partito Democratico - Iscritta a Radicali Italiani), Marietta Tidei (Partito Democratico - componente della Commissione Affari Esteri e del Comitato Permanente sui Diritti Umani), Luigi Compagna (Conservatori e Riformisti); la Fondazione Lelio & Lisli Basso Issoco, il Forum delle Comunità Straniere in Italia con una delegazione di rappresentanti provenienti da Armenia, Iran, Etiopia e Ghana. Hanno dato la propria adesione anche i parlamentari Mara Mucci (Gruppo Misto – Iscritta a Radicali Italiani), Fabrizio Cicchitto (Area Popolare NCD-UDC), Mariano Rabino (Gruppo Misto - Scelta Civica verso Cittadini per l'Italia), Pino Pisicchio (Gruppo Misto), Ferdinando Adornato (Area Popolare NCD-UDC), Rocco Palese (Gruppo Misto, Conservatori e Riformisti), Erasmo Palazzotto (Sinistra Italiana), Luis Alberto Orellana (Gruppo per le Autonomie (SVP-UV-PATT-UPT)-PSI-MAIE).Partecipa alla marcia: https://www.facebook.com/events/1003239286489454/

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Con il meeting “Coscioni” Orvieto fa boom! Quarto posto tra i meeting italiani

Luca Coscioni - Gio, 06/10/2016 - 12:11
Con il meeting “Coscioni” Orvieto fa boom! Quarto posto tra i meeting italianiOrvieto Sport4 Ott 2016Il Memorial organizzato dalla Libertas Orvieto balza al quarto posto nella classifica dei meeting Non poteva esserci notizia migliore per la Libertas Orvieto nel  veder riconosciuto il prestigio del Memorial Coscioni dal portale di statistiche Di All-AtlheticsIl meeting partito in sordina dall’idea di Alessandro Bracciali supportato dalla determinazione e passione di Carlo Moscatelli e di tutta la Libertas Orvieto ed ispirato alla grande figura del compianto Luca Coscioni, ha raggiunto con l’edizione 2016, la quarta posizione nella classifica dei Meeting Italiani, giungendo dopo manifestazioni di grande spessore e tradizione. La notizia è rimbalzata sui siti specialistici ed il risultato di Orvieto è stato accolto con favore e relativa sorpresa visto che dall’anno di partenza, il 2009, la crescita del meeting è stata costante. L’edizione 2016 arricchita dalla partecipazione di Giusy Versace , ha visto anche per questo anno una grande affluenza da parte di tutti  gli atleti di livello presenti nel panorama italiano e non solo. Nella classifica generale a punti dei meeting italiani secondo il portale di statistiche di All-Athletics, i punti finali della classifica del maggior sito di statistiche al mondo assommano i 72 migliori punteggi ottenuti durante una riunione, scelti sui migliori 12 eventi (tra corse, lanci e salti). 60 punteggi vengono presi dai primi 5 delle migliori 2 specialità, e i rimanenti 12 dai migliori risultati di tutto il resto della manifestazione, per coprire in maniera più omogenea il valore tecnico del meeting stesso. Dei bonus vengono infine attribuiti se al meeting si presentano atleti di una certa caratura internazionale fornita dal ranking individuale dello stesso sito. La Libertas Orvieto con l’occasione ringrazia a gran voce, l’Associazione Luca Coscioni, il Comune di Orvieto,  i collaboratori amici dell’associazione  e gli sponsor che ogni anno contribuiscono con gioia alla realizzazione di un appuntamento  che è ormai un evento per lo sport, l’ uguaglianza e la  vita. Golden Gala/Roma – 93.025 (7°/’16) – 94.025 (7°/’15)Rovereto/Quercia – 82.864 (35°/’16) – 81.897 (37°/’15)Padova/ Città di Padova – 81.477 (47°/’16) – 79.778 (54°/’15)Orvieto/Memorial Coscioni – 75.550 (120°/’16) – 71.302 (221°/’15)Lignano Sabbiadoro Meet. – 75.533 (121°/’16) – 78.792 (69°/’15)Gavardo/Memorial Corso – 74.564 (140°/’16) – n.e.Castiglione d. Pescaia – 72.335 (195°/’16) – 58.058 (751°/’15)Meeting di Nembro – 71.049 (239°/’16) – 74.155 (145°/’15)Savona/ Meeting Ottolia – 70.400 (254°/’16) – 68.704 (319°/’15)Pavia/Memorial Della Valle – 69.059 (297°/’16) – 70.904 (234°/’15)Meeting di Gorizia – 67.561 (340°/’16) – 67.661 (361°/’15)Bressanone/Brixia – 67.438 (347°/’16) – n.e.Ponzano Veneto – 66.692 (374°/’16) – 65.086 (488°/’15)Modena/Trofeo Liberazione – 66.597 (377°/’16) – 66.144 (439/’15)Caorle/Memoria Todini – 65.902 (403°/’16) –Cles/Meeting Melinda – 65.681 (415°/’16) – 66.314 (429°/’15)

 

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Maternità surrogata, l'appello di Maria Sole: "Una mamma generosa mi aiuti a diventare madre"

Luca Coscioni - Gio, 06/10/2016 - 11:57
Maternità surrogata, l'appello di Maria Sole: "Una mamma generosa mi aiuti a diventare madre"Fanpage.it5 Ott 2016Gaia BozzaGestazione per altri

Al XIII Congresso dell'Ass. Luca Coscioni la videointervista a Maria Sole Giardini, nata senza utero a causa di una rara patologia genetica lancia un appello, trovare una madre che l'aiuti a diventare madre.

Al XIII Congresso dell'Ass. Luca Coscioni la videointervista a Maria Sole Giardini, giovane donna nata senza utero a causa di una rara patologia genetica. Insieme al suo compagno, da anni coltiva un sogno: quello di avere un figlio. "Non abbiamo i requisiti per l'adozione, che pure avevamo considerato, e allora restava la maternità surrogata. In America non possiamo permettercela, altrove lede i diritti delle donne".

Per questo, Maria Sole e il compagno si sono rivolti all'associazione radicale Luca Coscioni, lanciando un appello: trovare una madre che, volontariamente, offra il suo utero in "prestito" per aiutarli a diventare genitori. Un gesto volontario, gratuito, un dono secondo lo spirito di solidarietà che contraddistingue gli italiani. "E' una condizione, quella del dono, che la legge 40 non chiarisce, perché punisce la commercializzazione di queste pratiche - spiega Filomena Gallo dell'associazione Luca Coscioni - Anche il Tribunale di Roma nel 2001 ha autorizzato un utero in prestito, quindi senza commercializzazione". di una rara patologia genetica lancia un appello, trovare una madre che l'aiuti a diventare madre.

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La condizione della Libertà e dei Diritti nel mondo peggiora: marciamo per chiedere di dare alla difesa dei Diritti Umani priorità nei rapporti internazionali

Radicali Italiani - Mer, 05/10/2016 - 16:26
05/10/16

di Demetrio Bacaro, Vicepresidente del Comitato Nazionale di Radicali Italiani
Il Dubbio - 05/10/2016

 

Dalle ceneri umanitarie, sociali ed economiche createsi con la fine del secondo conflitto mondiale, con oltre 71 milioni di vittime fra militari e popolazione civile (solo in Europa circa 50 milioni), decine di milioni di feriti, senzatetto, sfollati, orfani, nasceva l’intento di cautelare l’intera umanità, ormai già forzatamente globale, dalla possibilità del ripetersi di simili catastrofi. Si arrivò così nel 1948 alla redazione della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Tale documento, pensato come una sorta di assicurazione per la difesa della inviolabilità della persona umana, per la tutela delle sue esigenze primarie, per la promozione del suo sviluppo psicofisico e socio economico nel rispetto delle prerogative di uguaglianza, avrebbe poi generato anche documenti successivi, fino ad arrivare alla Carta dei Diritti Fondamentali della UE nel 2000. Il tutto si inseriva in una concreta speranza ed un obiettivo di pace duratura e collaborazione universale.

Genera invece sconcerto osservare come a distanza di soli 70 anni di quei propositi siano rimaste le parole, non certo la tensione realizzativa; non solo a causa del permanere, se non addirittura del rifiorire, di molti governi autoritari in vaste aree del mondo, ma anche per un amnesico risorgere dei nazionalismi e della cultura del respingimento, anche in quegli stessi Paesi (Europei, ma anche Americani ed Asiatici) che erano usciti devastati dall’esperienza bellica. La condizione della Libertà e dei Diritti nel mondo peggiora: in oltre metà dei Paesi a centinaia di milioni di persone è negata o limitata la libertà politica, religiosa, economica e sono negati i diritti umani, sociali e civili. Dall’ultimo rapporto di Amnesty International si evince come siano circa 60 milioni gli individui allontanati o costretti a farlo dalle loro case, generando flussi migratori enormi di sfollati e rifugiati; oltre 30 Paesi nel mondo (compresi alcuni dell’UE) hanno derogato dal Diritto Internazionale respingendo nei Paesi di origine i rifugiati in fuga da guerre e persecuzioni, esponendoli ad altissimi rischi per la loro incolumità se non della vita; in oltre 60 paesi si procede a provvedimenti carcerari e peggio per reati di coscienza o di opinione. L’ Unione Europea, o per meglio dire il risorgere dei nazionalismi in molti suoi Stati membri, come incapaci di aderire ad uno spirito di reale comunitarismo, sembra aver smarrito la strada maestra dell’accoglienza, della libertà intesa come atteggiamento umano anche all’apertura, all’accettazione e al confronto con realtà altre. Sorgono di nuovo, e tristemente, muri fisici (alimentati culturalmente da populismi e demagogie che soffiano su istinti di paura ed egoismo) in questa nostra Europa, che avremmo voluto piattaforma aperta lanciata nel Mediterraneo e verso l’Atlantico con l’ambizioso proposito di essere non solo culla della civiltà democratica, ma sua testimonianza viva e in progresso, suo alfiere contagioso. Invece molti governi o singoli politici mostrano la memoria corta di chi non ricorda come in un solo decennio (1945-55) ci furono 15 milioni di europei che migrarono verso altre parti del mondo; o di come il 5 per cento della popolazione danese, alla fine degli anni 40, era costituita da sfollati tedeschi. O i 27 milioni di italiani migranti, per lo più economici, in un secolo. L’idea che trasmette la civiltà Occidentale, e purtroppo l’Europa in particolare, in questi anni inquieti è quella di uno sparuto gruppo di superstiti, che accerchiati dagli invasori si trincera in un atteggiamento di chiusura, ostilità e respingimento, sia nei confronti degli individui in migrazione obbligata, sia nei confronti dell’avanzamento dello Stato di Diritto nei suoi confini, Perché alla fine le 2 evenienze vanno a braccetto: la paura dell’altro genera sensazioni emergenziali, che giustificano limitazioni o negazione di Diritti civili. Convinti come siamo, forti anche delle esperienze della Storia (facile ricordare gli errori degli imperi in decadenza, contrapposti allo sviluppo sempre fiorente delle società libere e democratiche), che l’avanzamento delle conquiste sui Diritti debba essere considerata una strada senza ripensamenti, auspichiamo che la presa di coscienza dei Diritti Individuali, consenta ad ognuno, singolo e collettività, di accettare serenamente e con convinzione i propri doveri, facciamo nostra la bella frase di Emma Bonino: “la libertà prende forma con i diritti e sono i doveri a darle 'tenuta', anzi diritti e doveri sono le facce di una stessa medaglia. La libertà si accompagna alla responsabilità”. Solo un determinato e convinto rilancio dell’intento universalistico delle democrazie occidentali, che possa essere accogliente per gli individui ed attrattivo per i governi, consentirà di ideare un mondo ancora possibile, dove il Diritto sia il perno sul quale inserire l’insieme dei Doveri soggettivi e di collettività. Chiediamo che i Paesi leader nella promozione dei Diritti Umani, in primis quelli Europei, sappiano valorizzare e rilanciare i propri modelli di società democratiche ed aperte, nelle quali il diritto alla vita e all’autodeterminazione siano intangibili e sempre garantiti. Per questo organizziamo, come Radicali, con l’Associazione Società Libera e le Comunità delle Minoranze e dei Popoli Oppressi,  una Marcia internazionale per una società aperta e lo stato di diritto, sabato 8 ottobre a Roma alle 16 da Piazza Mazzini a Castel Sant’Angelo (in contemporanea con analoga manifestazione a Parigi), alla quale parteciperà tra gli altri la stessa Emma Bonino. Con questa Marcia silenziosa, chiediamo alle istituzioni internazionali di dare alla difesa dei Diritti Umani priorità nei rapporti internazionali, sia di natura politica che commerciale, e di perseguire nei fatti l’affermarsi dello stato di Diritto e delle libertà individuali. Nessun Paese da solo è in grado di fronteggiare sfide come le migrazioni, le grandi crisi finanziarie, il mutamento climatico o il terrorismo internazionale. Oggi sono gli Stati nazionali a fallire, così come un’idea di Europa: quella delle patrie e dei trattati, quella intergovernativa e delle reazioni nazionali.

Partecipa alla marcia: https://www.facebook.com/events/1003239286489454/ 

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Marco Cappato parteciperà al dibattito: "Legalizzazione: i successi degli USA e le iniziative italiane"

Luca Coscioni - Mer, 05/10/2016 - 14:16

Marco Cappato, Tesoriere dell'Ass. Luca Coscioni, parteciperà giovedì 06 ottobre al dibattito: "Legalizzazione: i successi degli USA e le iniziative italiane" per promuovere la raccolta firme per la legalizzazione della cannabis.

L'evento si terrà a Cremona dalle 18:00 alle 19:30 presso lo "spazio comune" di Piazza Stradivari, 7

Parteciperà al dibattito anche Luca Marola, autore di "Marijuana in salotto" e di "Legalizzare con successo: l'esperienza negli USA".

Durante la serata si potrà sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione, promossa dall'Associazione Luca Coscioni e da Radicali Italiani, mentre è già possibile firmare negli orari di apertura dello Spazio Comune indicati su www.legalizziamo.it/tavoli

Data: Giovedì, 6 Ottobre, 2016 - 18:00 to 19:30Città: CremonaIndirizzo: Piazza Stradivari, 7Organizzatore: Associazione Luca Coscioni
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Filippine, un nuovo Hitler

Luca Coscioni - Mer, 05/10/2016 - 14:04
Filippine, un nuovo HitlerIl Manifesto5 Ott 2016Marco Perduca

In un articolo su Il Manifesto Marco Perduca, membro di Giunta dell'Ass. Luca Coscioni, parla della campagna di esecuzioni extragiudiziali in nome della "guerra alla droga", portata avanti nelle Filippine dal presidente Rodrigo Duerte. Solo in un paio di mesi questa politica proibizionista ha causato l'uccisione di 3400 persone 

Da quando Rodrigo Duterte è stato eletto presidente delle Filippine il 30 giugno scorso, in quel paese è in corso una campagna di esecuzioni extragiudiziali in nome della «guerra alla droga». In un paio di mesi sono stati uccise circa 3.400 persone, tra «spacciatori» e «drogati», mentre più di 700.000 filippini si sono consegnati «spontaneamente» alle autorità per paura di cadere vittime della campagna di incitamento alla violenza.

Nel mese di aprile scorso, parlando a una grande folla nella sua città natale di Davao, Duterte aveva invitato i filippini a uccidere direttamente gli spacciatori che resistevano all’arresto o rifiutavano di essere portati nelle caserme esortando i presenti a «non esitate a chiamare la polizia» oppure, se in possesso di una pistola di «fare da soli».

Purtroppo, da luglio, dalle parole si è passati ai fatti. Il giorno dopo l’inaugurazione della sua presidenza, Duterte ha detto a un gruppo di poliziotti: «Fate il vostro dovere contro gli spacciatori e se nel farlo vengono uccise 1.000 persone io vi proteggerò». Nello stesso giorno messaggi simili, ma contro i tossicodipendenti, furono gridati davanti a una folla plaudente.

Non tutti i filippini la pensano però come Duterte per fortuna. La senatrice Leila de Lima, che in passato aveva condotto delle indagini indipendenti sulle attività degli squadroni della morte a Davao, ha organizzato delle audizioni parlamentari sulle uccisioni. Adesso teme per la sua sicurezza perché Duterte ha lanciato una campagna diffamatoria nei suoi confronti accusandola di traffico di droga, un’accusa tra le più pericolose di questi tempi nelle Filippine.

A metà agosto la polizia aveva indagando solo 22 casi di queste vittime della «guerra alla droga» mentre il totale delle persone uccise era già di 1.500. La Commissione per i diritti umani del parlamento filippino ha aperto una sua indagine, ma i numeri son tali per cui i lavori son ingolfati. Al contempo, numerose organizzazioni per i diritti umani sono state ostacolate nelle loro attività di ricerca e la situazione della sicurezza degli investigatori indipendenti è critica.

Tra i progressi degni di nota delle Filippine c’è (c’era?) anche la partecipazione alla Corte penale internazionale – che ha giurisdizione su crimini di guerra, genocidio e crimini contro l’umanità, ma non sul narcotraffico.

Le Filippine hanno firmato lo statuto nel 2000 e ratificato il Trattato di Roma nel 2011. In caso in cui i crimini di competenza della Corte siano sistematici e su vasta scala, e non vengano o non possano essere presi in carico dal sistema nazionale, il procuratore dell’Aia può esser attivato.

Nell’anno in cui le Nazioni Unite, in una sessione speciale dell’Assemblea generale sulle droghe, hanno sancito il passaggio alla promozione delle alternative al carcere per chi usa le sostanze e hanno iniziato a porsi il dubbio che la «guerra alla droga» crea violazioni di diritti umani, queste uccisioni di massa devono cessare.

Occorre inoltre che la Corte penale internazionale venga interessata formalmente al caso Filippine e che possano iniziare delle indagini indipendenti secondo i più alti standard della giustizia internazionale per individuare le responsabilità politiche e fattuali di questi crimini contro l’umanità.

L’Italia, che tanto ha fatto per l’istituzione della Corte, deve sostenere il lavoro delle organizzazioni non-governative che stanno lavorando a un dettagliato dossier su Duterte da inviare all’Aia.

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Aborto: dalla Polonia all’Irlanda, le donne lottano ancora per il controllo sui loro uteri

Luca Coscioni - Mer, 05/10/2016 - 11:27
Aborto: dalla Polonia all’Irlanda, le donne lottano ancora per il controllo sui loro uteriIl Fatto Quotidiano4 Ott 2016Nadia SommaAborto

In Europa le donne devono lottare ancora per difendere il diritto alla cittadinanza e difendersi dai controlli di Stato sui loro uteri e ovaie e da legislazioni che proibiscono le interruzioni volontarie di gravidanza, favoriscono l’aborto clandestino e mettono in pericolo la vita e la salute delle donne.

A Varsavia, Cracovia, Danzica e in altre città, le donne polacche (ma anche molti uomini) sono scese in piazza in diverse città, l’hanno chiamata la #CzarnyProtest: la protesta nera. E’ accaduto ieri. Hanno issato cartelli contro la proposta di legge promossa dalla maggioranza assoluta del partito conservatore Diritto e giustizia (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski che vuole limitare l’attuale legge sull’aborto rendendolo illegale e punendo le donne che abortiscono fino a 5 anni di reclusione. Attualmente in Polonia è possibile abortire solo in caso di stupro o incesto, malformazioni del feto o problemi di salute delle donne, tutte condizioni che devono essere verificate da un procuratore. Se la legge del Pis sarà approvata, l’aborto sarà punito con cinque anni di carcere, senza alcuna eccezione. Addirittura si farebbero verifiche sugli aborti spontanei: una specie di moderna inquisizione contro le donne.

Il Parlamento polacco aveva discusso anche altre proposte di legge che ampliavano la possibilità di abortire ma sono state bocciatetutte tranne la proposta di legge ultraconservatrice. Si potrebbe anche sospettare che sia stata una risposta reazionaria, un gonfiar di muscoli nei confronti delle donne come a dire “non provate a chiedere di più o sarà peggio per voi”. Ma le donne polacche non ci sono state ed hanno indetto, insieme alla manifestazione, uno sciopero generale in ogni città della Polonia. Hanno affidato i bambini alla cura di mariti o nonni e incrociato le braccia, lavoratrici o casalinghe, ispirandosi allo sciopero indetto dalle donne islandesi che il 24 ottobre del 1975 paralizzarono il loro Paese per far assaggiare al governo che cosa significava l’astensione dal lavoro delle donne per rimarcare la loro appartenenza alla società e il pieno diritto di cittadinanza.

Dieci giorni fa anche le irlandesi sono scese in piazza a Dublino per difendere il diritto all’aborto. Il 24 settembre hanno protestato in 25mila, un numero significativo se raffrontato alla popolazione che conta 5 milioni di abitanti. Le irlandesi hanno chiesto che fosse abrogato l’8° emendamento della Costituzione, introdotto nel 1983, che equipara i diritti del feto a quelli della donna e punisce l’aborto con 14 anni di carcere consentendolo solo in caso di stupro e gravi anomalie del feto. Nell’ottobre del 2012 quella legge assurda, causò la morte di Savita Halappanavar che alla 17ma settimana di gravidanza arrivò con forti dolori addominali nella clinica Galway University. I medici attesero tre giorni per praticare un aborto che se fatto in tempo le avrebbe salvato la vita. Intervennero quando non sentirono più il battito del feto ma Savita morì di setticemia. La sua vicenda suscitò proteste a Londra e nel resto d’Europa.

--> Leggi anche l'articolo: "La lotta delle donne d'Irlanda, dove l'aborto è ancora tabù"

La Polonia, insieme alla Repubblica Irlandese e all’Irlanda del Nord (dove l’aborto è punito anche con l’ergastolo) è tra i Paesi con leggi più restrittive in tema di aborto ma anche nei Paesi dove le leggi sull’interruzione volontaria di gravidanza riconoscono l’autodeterminazione delle donne come l’Italia, la Francia e persino la Svezia, ci sono movimenti conservatori, di fatto una minoranza, che si oppongono alla libertà di scelta delle donne. In alcuni casi, come in Spagna, ci sono stati tentativi di ritoccare in senso restrittivo la legge sull’Ivg.

Nel dicembre del 2013, il governo Rajoy tentò di smantellare la vigente legge di Zapatero con la proposta di legge del ministro della Giustizia, Alberto Ruiz Gallardon, che avrebbe consentito l’aborto solo in caso di stupro o per salvaguardare la salute fisica o psichica delle donne. Il giro di vite venne contrastato dalla la forte reazione delle spagnole che col movimento IO Decido si mobilitarono difendendo la legge di Zapatero.

In Italia invece è stata adottata la strategia di svuotare la 194 con l’obiezione di coscienza che, consentita dalla stessa legge, è stata utilizzata come un cavallo di Troia per depotenziarla e renderla inefficace. In alcune regioni dove gli obiettori sono il 90% del personale medico abortire è diventato difficilissimo. Alle donne tocca ricorrere ancora all’aborto clandestino o con le pillole contro l’ulcera che provoca emorragie o andando all’estero ma il ministero della Salute continua a negare il problema. I cattolici e i conservatori non si limitano a depotenziare la 194 ma fanno resistenze persino sulla somministrazioni delle pillole non abortive come la cosiddetta pillola del giorno dopo e nel boicottaggio ci si mettono anche le farmacie.

--> Leggi anche : "Da un'Irlanda all'altra, i farmaci per l'aborto arrivano col drone"

L’ultima protesta di massa per difendere l’applicazione della 194 nel nostro Paese è del 2006 quando Usciamo dal silenzio portò nelle strade di Milano, duecentomila donne. La manifestazione prevista per il 26 novembre prossimo, potrebbe essere l’occasione per difendere oltre al diritto delle donne di vivere libere dalla violenza anche il diritto di scegliere la maternità o di abortire con cure e assistenza adeguate. Abbiamo tre begli esempi da seguire: quelli delle donne spagnole, irlandesi e polacche.

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Cambiare il racconto sull'immigrazione: le nostre proposte

Radicali Italiani - Mer, 05/10/2016 - 01:18
Sconfiggere la grande bugia  

Le evidenze emerse dal dossier Governance delle politiche migratorie tra lavoro e inclusione sociale

(Leggi la versione sintetica del dossier)


Immigrati: in Italia solo l’8,2% della popolazione e sono decisivi per compensare la flessione degli italiani

Su 500 milioni di europei dell’Unione, solo il 6,9% è costituito da immigrati: la quota di stranieri varia dal 45,9% del Lussemburgo allo 0,3% della Polonia, mentre l’Italia con una quota dell’8,2% è allineata agli altri grandi paesi europei come la Germania (9,3%), il Regno Unito (8,4%) e la Francia (6,6%). Nel nostro Paese l’aumento significativo degli immigrati nel corso dell’ultimo decennio ha controbilanciato la flessione degli italiani, consentendo il mantenimento del livello complessivo della popolazione.

Meno pagati, più poveri, poco istruiti, ma fanno crescere il PIL (100 miliardi l’anno)

Una quota maggiore di immigrati è occupata rispetto a quella degli italiani, ma i loro stipendi sono inferiori a quelli dei nativi e decrescono nel tempo: il 48% è a rischio povertà. Gli immigrati sono meno istruiti e a loro sono riservate quasi esclusivamente le mansioni meno qualificate e meno retribuite rifiutate dagli italiani (3D jobs: dirty, dangerous, demanding), ma il loro contributo alla crescita della ricchezza nazionale è considerevole (quasi 8 punti di PIL, 100 miliardi l’anno).

Rallenta la crescita degli immigrati: da 515 mila del 2007 a 250 mila del 2015

Diminuisce il flusso annuo d’immigrati in Italia, da 512 mila ingressi del 2007 a 250 mila del 2015, anche a causa della crisi economica: è finito un ciclo e che si stia andando verso un modello di immigrazione più maturo con il consolidamento delle comunità di migranti esistenti (negli ultimi anni prevalgono gli arrivi per ricongiungimento, su quelli per lavoro). Ma l’Italia sta diventando, con la chiusura dei confini degli altri paesi europei, sempre meno paese di transito e sempre più residenza finale dei richiedenti asilo, ma mancano completamente le strutture per la loro integrazione attraverso il lavoro.

Per mantenere l’attuale livello della popolazione italiana in età lavorativa serve un flusso aggiuntivo di 157 mila immigrati l’anno

Per mantenere sostanzialmente inalterata la popolazione italiana dei 15-64enni nel prossimo decennio, dal momento che gli italiani diminuiranno dal 2015 al 2025 di 1,8 milioni di unità, è necessario un aumento degli immigrati di circa 1,6 milioni di persone, con un flusso d’ingressi annui di 158 mila stranieri nel 2020 e di 132 mila nel 2025 (157 mila in media ogni anno). È questo il fabbisogno d’immigrati dell’Italia, indispensabile per compensare la riduzione della popolazione italiana in età lavorativa causata dalla diminuzione delle nascite, e per salvaguardare l’attuale forza di lavoro indispensabile per garantire l’attuale capacità produttiva del Paese e per rendere sostenibile il sistema previdenziale.

Asilo: respinto in Italia oltre il 60% delle domande , rischio irregolarità per almeno 100 mila immigrati

Con un aumento del numero delle domande di protezione e un tasso di non riconoscimento che è giunto, nei primi sei mesi del 2016, al 60% è altissimo il rischio che decine di migliaia di persone non lascino il nostro paese, ma vi rimangano pur impossibilitati a svolgere una regolare attività lavorativa, destinati al lavoro nero e allo sfruttamento.

 

Le proposte di Radicali italiani  

(Vai allo schema delle proposte)

Deve essere superato l'impianto della legge Bossi-Fini, eliminando tutti quegli elementi che hanno in questi anni, da un lato, penalizzato quanti hanno scelto di stabilirsi nel nostro Paese e dall'altro hanno permesso il perpetrarsi di situazioni di irregolarità e sfruttamento. Devono essere previsti meccanismi diversificati di ingresso per lavoro, a partire dall'introduzione di un permesso di soggiorno temporaneo per ricerca di occupazione attraverso attività d’intermediazione pubbliche e private tra datori di lavoro italiani e lavoratori stranieri e dalla reintroduzione del sistema dello sponsor. Verrebbe meno così la necessità di fissare quote d'ingresso poiché sarebbe il mercato a stabilire l'effettiva necessità di lavoratori stranieri in base alla domanda, come del resto avviene in altri stati europei.

E ancora, vanno introdotte forme di regolarizzazione su base individuale degli stranieri irregolari, nel caso sia dimostrabile l’esistenza in Italia di un'attività lavorativa, di legami familiari, sulla modello spagnolo del "radicamento".

È indispensabile che i centri d’accoglienza migliorino la qualità dei loro servizi e siano monitorati costantemente. Soprattutto siano interfacciati strutturalmente con i servizi pubblici e privati per il lavoro (centri per l’impiego, agenzie private per il lavoro, onlus). Ciò non sarà possibile senza un significativo rafforzamento numerico e qualitativo - anche attraverso servizi dedicati all'immigrazione - dei Centri per l’impiego, finanziato con i fondi strutturali europei, in modo che siano in grado di erogare con efficacia servizi di formazione professionale e avviamento lavorativo.

Al fine di costruire canali legali e sicuri d’arrivo in Europa, si propone di implementare i programmi di reinsediamento, favorire la creazione di corridoi umanitari attraverso la concessione di un visto umanitario (art. 25 del regolamento europeo sui visti) anche con l'intermediazione di organizzazioni ed enti privati (sponsorship) e permettere a persone con evidente bisogno di protezione internazionale la presentazione di domande d’asilo nei paesi limitrofi alle aree di crisi, attraverso la rete del Servizio europeo per l’azione esterna e le singole rappresentanze diplomatiche degli Stati membri. Per quanti giungono nel territorio europeo e chiedono protezione, va determinato lo Stato membro competente per l’esame della domanda tenendo conto innanzitutto delle esigenze familiari o umanitarie del richiedente asilo e va garantito il ricorso al rispetto del principio dell'unità familiare e delle clausole discrezionali del regolamento di Dublino.

AttachmentSize Governance_immigrazione Radicali italiani.pdf7.27 MB Governance_immigrazione Radicali italiani-SINTESI (1).pdf1.65 MB Schema proposte Governance_immigrazione Radicali italiani (1).pdf232.02 KB
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Utero in affitto: i sedicenti "Pro Vita" sono "pro sfruttamento"

Luca Coscioni - Mar, 04/10/2016 - 16:37
Utero in affitto: i sedicenti "Pro Vita" sono "pro sfruttamento"Filomena Gallo4 Ott 2016Gestazione per altri

Dichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Scagliandosi contro il cosiddetto "utero in affitto", l'appello di Provita, rilanciato da un gruppo trasversale di Parlamentari con l'intento di difendere i diritti delle donne e dei bambini, se fosse tradotto in legge otterrebbe esattamente l'effetto opposto da quello che proclamano di volere.

Per combattere abusi e sfruttamento delle persone bisogna garantire la libertà di fare figli anche ricorrendo a tecniche riproduttive che la scienza offre in sicurezza. La difesa della vita non può prescindere da quella della libertà di scelta e autodeterminazione. Proibire alle donne di scegliere una gravidanza per altri in Italia significa spingere le coppie ad agire all'estero nella clandestinità: non significa essere "Provita", ma "Prosfruttamento".

Pochi giorni fa, come Associazione Luca Coscioni, abbiamo dato voce a Maria Sole, giovane donna nata senza utero, che ha lanciato un appello alle donne che sono già mamme affinché una di loro aiuti lei e il suo compagno a diventare attraverso la gestazione per altri. Lei chiede un gesto solidale, senza alcun tipo di sfruttamento. Quale sarebbe dunque il danno per la donna che la aiuterebbe? E quale per il bambino, che semplicemente non potrebbe vedere la luce in altro modo? 

Sono i divieti ad alimentare le illegalità, mentre le buone leggi possono evitare gli abusi. Per questo motivo abbiamo messo a punto e proposto un testo di regolamentazione chiedendo al Parlamento di varare anche in Italia una buona legge che consenta la gravidanza per altri tutelando tutte le parti coinvolte.

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XIII Congresso: le conclusioni

Luca Coscioni - Lun, 03/10/2016 - 16:05
XIII Congresso: le conclusioniAssociazione Luca Coscioni3 Ott 2016PoliticaIl XIII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica è stato svolto a Napoli, dal 30 settembre al 2 ottobre 2016. A conclusione dei lavori del Congresso sono stati eletti gli organi dirigenti: Co-presidenti Michele De Luca, Marco Gentili, Mina Welby; Segretario Filomena Gallo; Tesoriere Marco Cappato.Revisori dei conti Leonardo Monaco, Cecilia Maria Angioletti, Marco Maria Freddi. Eletto anche un nuovo Consiglio generale: elenco dal XIII Congresso PROGRAMMA DEL XIII CONGRESSO Video proiettato in apertura DOCUMENTI:
- Intervento di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni- Intervento di Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni- Esito delle votazioniMozione Generale Approvata 
Bilancio al CongressoNota di tesoreria 
Relazione revisori dei conti  AUDIOVIDEO SU RADIO RADICALE

30 settembre:  Sessione precongressuale "In difesa della libertà di ricerca in campo biomedico", Legalizziamo!: incontro - dibattito sulla legalizzazione dell'uso della cannabis

1 ottobre: PlenariaCommissione Ricerca, Legge 40 e ultimi divietiCommissione Eutanasia e testamento biologico, Commissione Criticità e proposte in Sanità; Commissione Disabilità.

2 ottobre: Plenaria

MESSAGGI E INTERVENTI RICEVUTI:

MESSAGGI

INTERVENTI

RASSEGNA STAMPA 

AllegatoDimensione RELAZIONE DEI REVISORI DEI CONTI 2015 (1).PDF121.94 KB Nota di tesoreria.pdf839.15 KB ProgrammaXIIICongresso.pdf237.73 KB BILANCIO ALC CONGRESSO 2016.pdf253.24 KB MozionegeneraleXIIICongresso.pdf1.15 MB FILOMENA GALLO.pdf217.72 KB
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M5S, Magi: Pizzarotti libero e capace, condiviso con lui battaglie su diritti civili e democrazia

Radicali Italiani - Lun, 03/10/2016 - 14:11
03/10/16

"Federico Pizzarotti è una persona libera, un politico capace, responsabile e con senso delle istituzioni. Ha aderito, senza quelle chiusure settarie che ormai sembrano prevalere nel M5S, a due battaglie che Radicali italiani sta portando avanti: la legge popolare per la cannabis legale e la proposta di Referendum Act, per superare le norme che in Italia sbarrano l'accesso agli strumenti della democrazia diretta. Nella sua Parma ha messo in atto gran parte delle soluzioni per la gestione e l’integrazione dei migranti che abbiamo proposto con la campagna "Accogliamoci". Temi, quelli dei diritti civili, della democrazia e dell'inclusione, sui quali chi, come noi, crede nella società libera deve puntare per battere la paura e il populismo", così il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi sulla sua pagina Facebook.

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Gallo e Cappato confermati Segretario e Tesoriere

Luca Coscioni - Lun, 03/10/2016 - 12:01
Gallo e Cappato confermati Segretario e TesoriereAssociazione Luca Coscioni2 Ott 2016PoliticaTra gli obiettivi della mozione: tutela del diritto alla scienza in tutte le sedi nazionali e internazionali e in Italia un'Agenzia per gli investimenti nella ricerca contro i "centri di potere"
Napoli, 2 ottobre 2016 "Il rafforzamento della scienza, della libertà di ricerca e di accesso ai suoi benefici, superando tutti i proibizionismi", sono "uno strumento di efficace difesa della democrazia e dello Stato di Diritto su cui i paesi democratici devono investire risorse umane e finanziarie anche al fine di scongiurare che la ricerca si sposti verso Paesi illiberali, privi di controllo democratico e di Stato di Diritto, che sempre più insidiano le democrazie nella competizione globale". E' a partire da questa convinzione che l'Associazione Luca Coscioni ha individuati i suoi obiettivi per il 2017 - dalla ricerca, alla disabilità, al fine vita, alla fecondazione assistita - al termine del XIII Congresso che si è svolto a Napoli.  Approvata all'unanimità la mozione generale a prima firma di Filomena Gallo e Marco Cappato che il Congresso ha confermato Segretario e Tesoriere, e co-presidenti lo scienziato Michele De Luca, il giovane affetto da SLA Marco Gentili e Mina Welby.  La mozione ricorda "con gratitudine" Marco Pannella. Le sue analisi, denunce e giudizi "si confermano ogni giorno di più. Il ritorno di nazionalismi e populismi illiberali in Europa e negli Stati Uniti è anche frutto della mancanza del rispetto della legalità costituzionale e degli obblighi internazionali dei governi “democratici” che, per anni, hanno disatteso o violato i diritti umani dei propri cittadini o di chi nella democrazia cercava la speranza di una vita migliore scappando da miseria, calamità o guerre". E da qui l'impegno sul fronte transnazionale dell'Associazione a "Continuare ad attivare tutti gli strumenti politici e giurisdizionali possibili per sollevare il problema del “diritto alla scienza” in fori regionali e internazionali a partire dal Comitato ONU sui diritti economici sociali e culturali, e a potenziare il monitoraggio dello stato della libertà di ricerca nel mondo".  Tra gli obiettivi sul fronte italiano indicati nella mozione generale: dotare anche il nostro paese di un'agenzia nazionale per la ricerca, sul modello dell'ANEP spagnola o dell'ANR francese, che possa, tra l'altro, gestire a livello centralizzato gli investimenti in ricerca, consentendo "di abolire personalismi e centri di potere"; proseguire la campagna per legalizzare la ricerca sugli embrioni, per una normativa sulla gestazione per altri, per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico, continuando a dare "sostegno a chi chiede l'eutanasia" con l’azione di disobbedienza civile di SOSeutanasia.it. La piena attuazione della “Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006”, la liberalizzazione degli Ogm approvati in sede di agenzie regolatorie europee e della sperimentazione delle tecnologie avanzate di manipolazioni genetiche, al pari degli altri paesi europei; la legalizzazione della Cannabis e il massimo accesso a quella terapeutica.   QUI il testo integrale della mozione generale approvata. 
QUI tutte le info sul XIII Congresso AllegatoDimensione MozionegeneraleXIIICongresso 2.pdf201.77 KB
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Liberta' ricerca scientifica. Concluso congresso Ass. Coscioni

Luca Coscioni - Lun, 03/10/2016 - 11:15
Liberta' ricerca scientifica. Concluso congresso Ass. CoscioniAduc.it3 Ott 2016Politica

Il Congresso dell'Ass. Luca Coscioni conferma Filomena Gallo e Marco Cappato Segretario e Tesoriere e ricorda Marco Pannella

"Il rafforzamento della scienza, della libertà di ricerca e di accesso ai suoi benefici, superando tutti i proibizionismi", sono "uno strumento di efficace difesa della democrazia e dello Stato di Diritto su cui i paesi democratici devono investire risorse umane e finanziarie anche al fine di scongiurare che la ricerca si sposti verso Paesi illiberali, privi di controllo democratico e di Stato di Diritto, che sempre più insidiano le democrazie nella competizione globale". E' a partire da questa convinzione che l'Associazione Luca Coscioni ha individuato i suoi obiettivi per il 2017 - dalla ricerca, alla disabilità, al fine vita, alla fecondazione assistita - al termine del XIII Congresso che si è svolto a Napoli.

Approvata all'unanimità la mozione generale a prima firma di Filomena Gallo e Marco Cappato che il Congresso ha confermato Segretario e Tesoriere, e co-presidenti lo scienziato Michele De Luca, il giovane affetto da SLA Marco Gentili e Mina Welby. Lo comunica una nota dell'Associazione. La mozione ricorda "con gratitudine" Marco Pannella. Le sue analisi, denunce e giudizi "si confermano ogni giorno di più. Il ritorno di nazionalismi e populismi illiberali in Europa e negli Stati Uniti è anche frutto della mancanza del rispetto della legalità costituzionale e degli obblighi internazionali dei governi "democratici" che, per anni, hanno disatteso o violato i diritti umani dei propri cittadini o di chi nella democrazia cercava la speranza di una vita migliore scappando da miseria, calamità o guerre". E da qui l'impegno sul fronte transnazionale dell'Associazione a "Continuare ad attivare tutti gli strumenti politici e giurisdizionali possibili per sollevare il problema del "diritto alla scienza" in fori regionali e internazionali a partire dal Comitato ONU sui diritti economici sociali e culturali, e a potenziare il monitoraggio dello stato della libertà di ricerca nel mondo".

--> Leggi anche : "In Italia 4 ricercatori ogni 1000 occupati, peggio solo Cile, Turchia e Polonia"

Tra gli obiettivi sul fronte italiano indicati nella mozione generale: dotare anche il nostro paese di un'agenzia nazionale per la ricerca, sul modello dell'ANEP spagnola o dell'ANR francese, che possa, tra l'altro, gestire a livello centralizzato gli investimenti in ricerca, consentendo "di abolire personalismi e centri di potere"; proseguire la campagna per legalizzare la ricerca sugli embrioni, per una normativa sulla gestazione per altri, per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico, continuando a dare "sostegno a chi chiede l'eutanasia" con l`azione di disobbedienza civile di SOSeutanasia.it. La piena attuazione della "Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006", la liberalizzazione degli Ogm approvati in sede di agenzie regolatorie europee e della sperimentazione delle tecnologie avanzate di manipolazioni genetiche, al pari degli altri paesi europei; la legalizzazione della Cannabis e il massimo accesso a quella terapeutica. 

--> Leggi anche il comunicato dell'Associazione Luca Coscioni: "Gallo e Cappato confermati Segretario e Tesoriere"

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Marcia per la libertà dei popoli oppressi

Radicali Italiani - Lun, 03/10/2016 - 10:30
03/10/16

di Antonio Stango, Segretario del Comitato Italiano Helsinki e membro della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo

L'Opinione, 01/10/2016


La nona edizione della Marcia internazionale per la libertà dei popoli oppressi e delle minoranze, promossa dall’associazione di cultura liberale “Società Libera” insieme con Radicali Italiani, chiederà di rivolgere maggiore attenzione ad alcune aree del mondo in cui negli ultimi anni i diritti e le libertà fondamentali hanno subito attacchi sempre più intensi. Nel pomeriggio di sabato 8 ottobre marceranno a Roma da Piazza Mazzini a Castel Sant’Angelo, e a Parigi da Place de la Bastille a Place de la République, esuli politici di numerosi Paesi soffocati da regimi dittatoriali, fra i quali siriani, tibetani, uiguri, curdi e iraniani, che hanno sempre partecipato a questa iniziativa annuale – spesso insieme con Marco Pannella che li ha sostenuti fino agli ultimi giorni della sua vita.

Questa volta la nostra solidarietà andrà anche, in particolare, agli yazidi – che secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sono vittime nel nord dell’Iraq di atti qualificabili come genocidio da parte dell’Isis, con campagne di conversione forzata all’islamismo, massacri di migliaia di persone e riduzioni in schiavitù – e a un popolo dell’America latina: quello venezuelano, la cui situazione è precipitata fino alla violazione sistematica dei diritti politici e civili e alla catastrofe economica ad opera di un regime fondamentalista di formula politica non islamista, ma marxista e castrista.

Andato al potere nel 1999 con un piano di riduzione della povertà e forti investimenti sociali, Hugo Chavez riuscì per alcuni anni a mantenere parte di quell’impegno grazie alle entrate dalle esportazioni di petrolio, del quale il Venezuela possiede una delle maggiori riserve al mondo, ma smantellando progressivamente il sistema economico di mercato e i cardini dello Stato di diritto e causando una forte inflazione. Durante i suoi mandati oltre un milione di cittadini venezuelani del ceto medio imprenditoriale sono emigrati all’estero spinti dal sistema politico repressivo, dall’irrigidimento dell’economia statalista, dalla corruzione estremamente diffusa e dal tasso di criminalità elevatissimo. Alla sua morte, nel 2013, il successore da lui stesso indicato Nicolas Maduro ha continuato sulla strada dell’aumento della pressione dell’esecutivo sullo Stato e dello Stato sulla società, limitando ulteriormente le libertà di espressione e di manifestazione; ma in presenza del crollo dei prezzi del petrolio e di disinvestimenti da parte di imprese internazionali i suoi tentativi di mantenere il controllo della situazione sono stati sempre più affannosi, fino alla disperazione attuale. Nel 2015 il prodotto interno lordo è diminuito di circa il 10 per cento, mentre il tasso di inflazione è cresciuto continuamente, con una previsione del 720 per cento quest’anno. La mancanza di valuta estera rende ormai insostenibili le importazioni di beni di prima necessità, e i razionamenti, le manovre calmieristiche, l’imposizione di tassi di cambio politici e le nazionalizzazioni di Maduro non sono in grado di farli apparire miracolosamente.

Alcuni anni fa, in una delle mie missioni a Cuba – per incontrare riservatamente non burocrati di partito, ma ex prigionieri politici, familiari di detenuti e giornalisti indipendenti – notai più volte che a fianco al ritratto di Fidel Castro era esposto quello del suo più giovane collega venezuelano Chavez. La retorica dell’anticapitalismo e dell’antiliberalismo li accomunava, e per qualche tempo le loro economie furono presentate come complementari: fra l’altro, Cuba esportava medici e infermieri, dei quali il Venezuela aveva bisogno, e Chavez mandava al regime castrista gran parte dei loro stipendi in valuta, lasciando loro poco più dell’indispensabile. Intorno a questa rappresentazione di fratellanza le rispettive televisioni di Stato mandavano in onda programmi di una retorica stucchevole; ma difficilmente la retorica sopravvive a lungo ai fatti.

Poiché, nonostante tutto, il sistema venezuelano mantiene ancora alcuni contrappesi al governo presidenziale, da quando le elezioni nello scorso dicembre hanno dato una maggioranza parlamentare alle opposizioni il successore di Chavez sembra vicino al ritiro, tanto che quasi due milioni di firme presentate in maggio alla magistratura competente hanno chiesto un referendum per la sua destituzione. La risposta è stata la proclamazione dello stato di emergenza, accompagnata da una non sorprendente serie di accuse al liberismo, alla speculazione, agli Stati Uniti e a partiti e gruppi definiti “golpisti”, le cui denunce della crisi umanitaria e politica non sarebbero che “propaganda”. La repressione si è ancora intensificata, gli arresti continuano, alcuni giornalisti stranieri sono stati espulsi e Maduro intende anche togliere l’immunità ai parlamentari che lo contrastano (in questo comportandosi, del resto, come Erdogan in Turchia); ma le manifestazioni contro il regime di Maduro riuniscono ormai milioni di persone in gran parte del Paese.

Intanto, fino alla fine del 2016 il Venezuela – saldamente alleato degli ayatollah di Teheran come di altri regimi che violano sistematicamente i diritti umani – mantiene un seggio biennale non permanente al consiglio di Sicurezza dell’Onu: con ciò confermando che una riforma della politica e delle istituzioni internazionali è urgente quanto purtroppo, al momento, improbabile. I regimi repressivi sono spesso fra loro strettamente alleati; il progetto di una comunità delle democrazie, così come quello di un’estensione universale dei princìpi dello Stato di diritto generosamente preconizzata da Marco Pannella, richiederanno ancora a lungo iniziative come la Marcia per la libertà e un impegno politico forte da parte di chi ritiene che i diritti umani universali non debbano essere soltanto proclamazioni.

 

L'AIRESVEN (Apoyo Internacional a la Resistencia Venezolana) ha annunciato la propria partecipazione alla marcia: https://grupoairesven.wordpress.com/2016/10/02/participacion-de-airesven-inc-en-la-ix-marcha-internacional-por-una-sociedad-abierta-y-el-estado-de-derecho-8-de-octubre-de-2016-convocatoria/

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Marcia per la libertà dei popoli oppressi

Radicali Italiani - Lun, 03/10/2016 - 10:26
03/10/16

di Antonio Stango, Segretario del Comitato Italiano Helsinki e membro della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo

L'Opinione, 01/10/2016
http://opinione.it/politica/2016/10/01/stango_politica-01-10.aspx

La nona edizione della Marcia internazionale per la libertà dei popoli oppressi e delle minoranze, promossa dall’associazione di cultura liberale “Società Libera” insieme con Radicali Italiani, chiederà di rivolgere maggiore attenzione ad alcune aree del mondo in cui negli ultimi anni i diritti e le libertà fondamentali hanno subito attacchi sempre più intensi. Nel pomeriggio di sabato 8 ottobre marceranno a Roma da Piazza Mazzini a Castel Sant’Angelo, e a Parigi da Place de la Bastille a Place de la République, esuli politici di numerosi Paesi soffocati da regimi dittatoriali, fra i quali siriani, tibetani, uiguri, curdi e iraniani, che hanno sempre partecipato a questa iniziativa annuale – spesso insieme con Marco Pannella che li ha sostenuti fino agli ultimi giorni della sua vita.

Questa volta la nostra solidarietà andrà anche, in particolare, agli yazidi – che secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani sono vittime nel nord dell’Iraq di atti qualificabili come genocidio da parte dell’Isis, con campagne di conversione forzata all’islamismo, massacri di migliaia di persone e riduzioni in schiavitù – e a un popolo dell’America latina: quello venezuelano, la cui situazione è precipitata fino alla violazione sistematica dei diritti politici e civili e alla catastrofe economica ad opera di un regime fondamentalista di formula politica non islamista, ma marxista e castrista.

Andato al potere nel 1999 con un piano di riduzione della povertà e forti investimenti sociali, Hugo Chavez riuscì per alcuni anni a mantenere parte di quell’impegno grazie alle entrate dalle esportazioni di petrolio, del quale il Venezuela possiede una delle maggiori riserve al mondo, ma smantellando progressivamente il sistema economico di mercato e i cardini dello Stato di diritto e causando una forte inflazione. Durante i suoi mandati oltre un milione di cittadini venezuelani del ceto medio imprenditoriale sono emigrati all’estero spinti dal sistema politico repressivo, dall’irrigidimento dell’economia statalista, dalla corruzione estremamente diffusa e dal tasso di criminalità elevatissimo. Alla sua morte, nel 2013, il successore da lui stesso indicato Nicolas Maduro ha continuato sulla strada dell’aumento della pressione dell’esecutivo sullo Stato e dello Stato sulla società, limitando ulteriormente le libertà di espressione e di manifestazione; ma in presenza del crollo dei prezzi del petrolio e di disinvestimenti da parte di imprese internazionali i suoi tentativi di mantenere il controllo della situazione sono stati sempre più affannosi, fino alla disperazione attuale. Nel 2015 il prodotto interno lordo è diminuito di circa il 10 per cento, mentre il tasso di inflazione è cresciuto continuamente, con una previsione del 720 per cento quest’anno. La mancanza di valuta estera rende ormai insostenibili le importazioni di beni di prima necessità, e i razionamenti, le manovre calmieristiche, l’imposizione di tassi di cambio politici e le nazionalizzazioni di Maduro non sono in grado di farli apparire miracolosamente.

Alcuni anni fa, in una delle mie missioni a Cuba – per incontrare riservatamente non burocrati di partito, ma ex prigionieri politici, familiari di detenuti e giornalisti indipendenti – notai più volte che a fianco al ritratto di Fidel Castro era esposto quello del suo più giovane collega venezuelano Chavez. La retorica dell’anticapitalismo e dell’antiliberalismo li accomunava, e per qualche tempo le loro economie furono presentate come complementari: fra l’altro, Cuba esportava medici e infermieri, dei quali il Venezuela aveva bisogno, e Chavez mandava al regime castrista gran parte dei loro stipendi in valuta, lasciando loro poco più dell’indispensabile. Intorno a questa rappresentazione di fratellanza le rispettive televisioni di Stato mandavano in onda programmi di una retorica stucchevole; ma difficilmente la retorica sopravvive a lungo ai fatti.

Poiché, nonostante tutto, il sistema venezuelano mantiene ancora alcuni contrappesi al governo presidenziale, da quando le elezioni nello scorso dicembre hanno dato una maggioranza parlamentare alle opposizioni il successore di Chavez sembra vicino al ritiro, tanto che quasi due milioni di firme presentate in maggio alla magistratura competente hanno chiesto un referendum per la sua destituzione. La risposta è stata la proclamazione dello stato di emergenza, accompagnata da una non sorprendente serie di accuse al liberismo, alla speculazione, agli Stati Uniti e a partiti e gruppi definiti “golpisti”, le cui denunce della crisi umanitaria e politica non sarebbero che “propaganda”. La repressione si è ancora intensificata, gli arresti continuano, alcuni giornalisti stranieri sono stati espulsi e Maduro intende anche togliere l’immunità ai parlamentari che lo contrastano (in questo comportandosi, del resto, come Erdogan in Turchia); ma le manifestazioni contro il regime di Maduro riuniscono ormai milioni di persone in gran parte del Paese.

Intanto, fino alla fine del 2016 il Venezuela – saldamente alleato degli ayatollah di Teheran come di altri regimi che violano sistematicamente i diritti umani – mantiene un seggio biennale non permanente al consiglio di Sicurezza dell’Onu: con ciò confermando che una riforma della politica e delle istituzioni internazionali è urgente quanto purtroppo, al momento, improbabile. I regimi repressivi sono spesso fra loro strettamente alleati; il progetto di una comunità delle democrazie, così come quello di un’estensione universale dei princìpi dello Stato di diritto generosamente preconizzata da Marco Pannella, richiederanno ancora a lungo iniziative come la Marcia per la libertà e un impegno politico forte da parte di chi ritiene che i diritti umani universali non debbano essere soltanto proclamazioni.

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Associazione Luca Coscioni, Gallo e Cappato confermati Segretario e Tesoriere

Luca Coscioni - Lun, 03/10/2016 - 09:59
Associazione Luca Coscioni, Gallo e Cappato confermati Segretario e TesoriereAssociazione Luca Coscioni3 Ott 2016PoliticaTra gli obiettivi della mozione: tutela del diritto alla scienza in tutte le sedi nazionali e internazionali e in Italia un'Agenzia per gli investimenti nella ricerca contro i "centri di potere"
Napoli, 2 ottobre 2016 "Il rafforzamento della scienza, della libertà di ricerca e di accesso ai suoi benefici, superando tutti i proibizionismi", sono "uno strumento di efficace difesa della democrazia e dello Stato di Diritto su cui i paesi democratici devono investire risorse umane e finanziarie anche al fine di scongiurare che la ricerca si sposti verso Paesi illiberali, privi di controllo democratico e di Stato di Diritto, che sempre più insidiano le democrazie nella competizione globale". E' a partire da questa convinzione che l'Associazione Luca Coscioni ha individuati i suoi obiettivi per il 2017 - dalla ricerca, alla disabilità, al fine vita, alla fecondazione assistita - al termine del XIII Congresso che si è svolto a Napoli.  Approvata all'unanimità la mozione generale a prima firma di Filomena Gallo e Marco Cappato che il Congresso ha confermato Segretario e Tesoriere, e co-presidenti lo scienziato Michele De Luca, il giovane affetto da SLA Marco Gentili e Mina Welby.  La mozione ricorda "con gratitudine" Marco Pannella. Le sue analisi, denunce e giudizi "si confermano ogni giorno di più. Il ritorno di nazionalismi e populismi illiberali in Europa e negli Stati Uniti è anche frutto della mancanza del rispetto della legalità costituzionale e degli obblighi internazionali dei governi “democratici” che, per anni, hanno disatteso o violato i diritti umani dei propri cittadini o di chi nella democrazia cercava la speranza di una vita migliore scappando da miseria, calamità o guerre". E da qui l'impegno sul fronte transnazionale dell'Associazione a "Continuare ad attivare tutti gli strumenti politici e giurisdizionali possibili per sollevare il problema del “diritto alla scienza” in fori regionali e internazionali a partire dal Comitato ONU sui diritti economici sociali e culturali, e a potenziare il monitoraggio dello stato della libertà di ricerca nel mondo".  Tra gli obiettivi sul fronte italiano indicati nella mozione generale: dotare anche il nostro paese di un'agenzia nazionale per la ricerca, sul modello dell'ANEP spagnola o dell'ANR francese, che possa, tra l'altro, gestire a livello centralizzato gli investimenti in ricerca, consentendo "di abolire personalismi e centri di potere"; proseguire la campagna per legalizzare la ricerca sugli embrioni, per una normativa sulla gestazione per altri, per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico, continuando a dare "sostegno a chi chiede l'eutanasia" con l’azione di disobbedienza civile di SOSeutanasia.it. La piena attuazione della “Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006”, la liberalizzazione degli Ogm approvati in sede di agenzie regolatorie europee e della sperimentazione delle tecnologie avanzate di manipolazioni genetiche, al pari degli altri paesi europei; la legalizzazione della Cannabis e il massimo accesso a quella terapeutica.
In allegato il testo integrale della mozione generale approvata AllegatoDimensione MozionegeneraleXIIICongresso 2.pdf212.73 KB
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In Italia 4 ricercatori ogni 1000 occupati, peggio solo Cile, Turchia e Polonia

Luca Coscioni - Sab, 01/10/2016 - 17:10
In Italia 4 ricercatori ogni 1000 occupati, peggio solo Cile, Turchia e PoloniaAssociazione Luca Coscioni1 Ott 2016PoliticaDomani giornata conclusiva del Congresso, attese Emma Bonino e Maria Sole: donna senza utero che ha lanciato appello "una mamma mi aiuti a diventare mamma" Napoli, 1 ottobre 2016 "Come Associazione Luca Coscioni lottiamo con ostinazione per la libertà di ricerca di ricerca scientifica, per la libertà nel concepire nuova vita, la libertà nel curarsi e anche nel morire". Così il segretario Filomena Gallo nella sua relazione al XIII Congresso dell'Associazione Luca Coscioni in corso a Napoli, che, ricorda, "si svolge nel decennale dalla scomparsa di Luca ed è il primo dalla scomparsa di Marco Pannella. Due uomini che in modo diverso hanno cambiato il modo di fare politica nel nostro Paese". "Lottiamo per i diritti delle persone disabili, una battaglia che ha contribuito alla riforma dei Lea che questo governo ha varato dopo oltre 10 anni di attesa", ricorda, "Abbiamo abbattuto i divieti della legge 40 sulla fecondazione assistita e continueremo a lottare per far cadere anche l'ultimo sulla ricerca sulle staminali embrionali, affinché l'Italia torni a essere un paese per ricercatori. Alle Nazioni Unite, in Parlamento, nelle aule di tribunale di ogni grado, diamo forza politica a quel diritto alla scienza che è parte integrante dei diritti umani fondamentali". Tema centrale del dibattito, il rapporto tra diritti fondamentali e scienza. Un rapporto compromesso non soltanto dai proibizionismi, ma anche dall'inadeguatezza degli investimenti in salute e ricerca.  "Secondo l'Ue i Paesi membri avrebbero dovuto spendere in programmi di ricerca e sviluppo non meno del 3% del Pil. L'Italia spende appena l'1,26, molto al di sotto della media Ue che è del 2%, con una spesa procapite annua di 460 dollari, contro gli 880 della Francia e i 1490 della Svezia", ricorda il tesoriere Marco Cappato. Ma non è tutto: "secondo l'Ocse il nostro è tra i paesi sviluppati con meno ricercatori al mondo, cioè 4 ogni mille occupati: peggio di noi solo Cile, Turchia e Polonia". "E' compito 'radicale - prosegue - trasformare la lamentazione sullo stato della ricerca italiana in iniziativa politica. Subito, a partire dalla finanziaria in discussione nelle prossime settimane, lavorando con Elena Cattaneo, Michele De Luca e altri scienziati, prepareremo emendamenti per proporre che gli investimenti per la ricerca siano aumentati dello 0,1 % all’anno fino a raggiungere la media europea, e che i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionali siano portati dalla ridicola cifra di 30 milioni di euro, che è meno di un terzo di quanto si destinerà a Human Technopole, a 300 milioni di euro, e la stessa cosa si faccia per i Fondi alla Ricerca di base", annuncia Cappato. Proprio dalla senatrice a vita Elena Cattaneo, scienziata di fama internazionale, è giunto un messaggio all'Associazione Luca Coscioni (In allegato), nel quale si legge, tra l'altro: "credo che, come legislatori, l’orizzonte da perseguire sia di consentire a ciascuno, secondo il proprio personale convincimento, di realizzare, nei rapporti di vita, senza nuocere ad altri, quel che considera essere quanto di più prossimo alla propria felicità". Un esempio dell’importanza di tale orizzonte "che vede nell'Associazione Luca Coscioni il principale e più attivo luogo di iniziativa politica, riguarda il tema dell’autodeterminazione delle scelte di fine vita affinché si possa prevedere che esse  siano lasciate all’unica persona titolare di quella decisione, cioè al singolo, nella sua intima, privata e consapevole possibilità, in caso di malattia o sofferenza, anche di scegliere di morire nel proprio letto, con dignità".  Fine vita ed eutanasia sono state al centro di una sessione con, tra gli altri, Johannes Agterberg, delegato alla World Federation of Right to Die Societies; Emilio Coveri, presidente di EXIT e Sandra Martino, dell'associazione DIGNITAS, che ha illustrato le "istruzioni pratiche" per il suicidio assistito in Svizzera.  Sul fronte italiano, dopo aver ottenuto la calendarizzazione della eutanasia con il deposito della proposta di legge popolare "Eutanasia Legale", il Parlamento sta portando avanti soltanto l'esame sul testamento biologico. Per questo continua l'azione di disobbedienza civile "SOS eutanasia" di Marco Cappato e Mina Welby per aiutare le persone ad accedere il suicidio assistito. Da marzo 2015, l'associazione ha fornito informazioni a 220 persone che l'hanno contattata in forma non anonima, di cui 102 nel 2016. 5 di queste persone stanno continuando la procedura con i centri svizzeri. "Finora abbiamo aiutato singoli casi particolari di persone che ci hanno contattato. Visto che l'autorità giudiziaria non è intervenuta, nemmeno dopo la nostra autodenuncia per aver pagato il viaggio alla radicale Domenique Velati, a questo punto abbiamo deciso di moltiplicare e rendere sistematica la nostra azione, creando una vera e propria organizzazione di supporto per recarsi in Svizzera per il suicidio assistito. Informeremo l'autorità giudiziaria su ogni nostro passo", fa sapere Marco Cappato.  Domani giornata conclusiva del Congresso. Interverranno, tra gli altri, Emma Bonino, il  Sindaco di Napoli Luigi De Magistris, il Sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, e Maria Sole, donna fertile ma nata senza utero, che attraverso l'Associazione Luca Coscioni ha lanciato un appello: "una mamma mi aiuti a diventare mamma", rivendicando l'accesso alla tecnica della GPA (gravidanza per altri). Il programma integrale è disponibile a questo link
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Io, disabile senza diritti cancellata dal lavoro

Luca Coscioni - Ven, 30/09/2016 - 12:15
Io, disabile senza diritti cancellata dal lavoroRepubblica30 Set 2016Barriere architettoniche

CARO direttore,

  ho deciso di raccontare ciò che mi è successo in modo da poter condividere la mia esperienza. Nel 2002 mi viene diagnosticata la sclerosi multipla. Dopo le terapie sono stata meglio e per anni ho continuato a fare il mio lavoro con impegno e dedizione in un asilo nido della provincia di Torino. La malattia ha convissuto con me, ma non mi ha mai impedito di fare la mia vita tra viaggi, studio, amore e lavoro. Convissuto sì, perché per anni ho deciso che il problema poteva e doveva non ostacolare la quotidianità di una persona di circa 45 anni.


Non essendo su una carrozzina ho potuto scegliere con chi condividere la mia malattia.

La malattia è un dato sensibile e la persona ha il diritto di scegliere come e quando informare gli altri.

Il datore di lavoro, una piccola cooperativa sociale, non faceva parte di coloro che erano informati del mio stato.

Come dicevo prima sapevo di poter lavorare come gli altri, spesso facendo più e, senza presunzione, meglio degli altri perché si ha bisogno, anche emotivamente, di dimostrare di potercela fare.

Ma essendo una persona anche molto pratica sapevo che nel momento in cui avessi rivelato la mia diagnosi al datore di lavoro le cose sarebbero cambiate in peggio per me e purtroppo, da come sono andate, non mi sono sbagliata.

Nel 2015 tornano a farsi sentire molti problemi fisici che portano i neurologi a concludere che ci sia stato un aggravamento della malattia. Purtroppo i problemi di deambulazione e la fatica fisica non mi permettono più di essere come prima sul lavoro. Così informo il mio datore di lavoro, il quale mi mette in malattia in attesa di valutazione da parte del medico del lavoro circa l'idoneità/inidoneità parziale o totale alle mansioni lavorative.

Nel frattempo scattano i "gesti di solidarietà" poco sentiti ma necessari in questi casi da parte di alcuni colleghi e del datore di lavoro. Quest'ultimo si è subito "preoccupato" di dirmi anche che non avendo altre mansioni cui adibirmi sarebbe stato praticamente impossibile ricollocarmi, a prescindere dall'esito del referto del medico.

Io ero a casa preoccupata sia perché questa volta non vedevo miglioramenti con le terapie sia per il mio futuro lavorativo che stava diventando sempre più precario.

In buona fede, confidavo che il mio datore di lavoro si comportasse in modo corretto: non mi interessavano i finti pietismi, semplicemente mi aspettavo una fattiva collaborazione verso un lavoratore che nei suoi confronti è sempre stato corretto, non ha mai creato problemi e ha svolto il proprio lavoro per oltre 15 anni.

Così non è stato. Allo scadere dell'anno di assenza per malattia anziché essere convocata dal medico del lavoro, che avrebbe dovuto redigere un giudizio circa la possibilità o meno di reintegro, magari coinvolgendo il datore di lavoro sulla ripresa almeno di una parte delle mansioni, mi è arrivata la lettera di licenziamento in cui ci si appellava semplicemente al "superamento del periodo di comporto per assenza da malattia".

E per fortuna non sapevano come muoversi. Lo sapevano benissimo fin dal primo momento, ma la scorrettezza più evidente è come si sono comportati dopo: potevano contattarmi, farmi rivedere dal medico del lavoro, condividere le difficoltà circa un mio ricollocamento. Invece niente di tutto ciò.

Mi sono rivolta a sindacati e avvocati ma mi è stato detto che non si può far nulla: una volta scaduto l'anno di malattia, il datore di lavoro ha il diritto inappellabile di licenziare senza che io abbia la possibilità di fare ricorso.

Così mi ritrovo con le mie lauree, l'esperienza lavorativa maturata, alle soglie dei 50 anni privata di un diritto perché il datore di lavoro ha dei diritti che valgono più dei miei, più di quelli di un disabile.

Tutto ciò merita alcune considerazioni: cosa vuol dire essere disabile in Italia?

La sensibilità inizia e finisce secondo me quando c'è qualche campagna da sponsorizzare per le raccolte fondi o per far emergere eccellenze nello sport nonostante l'handicap.

Ma nel quotidiano cosa resta degli slogan e delle belle parole? A chi è disabile non resta nulla a parte le battaglie quotidiane.

Un disabile non cerca comprensione o le solite parole di circostanza: vuole fare la propria vita in autonomia utilizzando ciò che lo può aiutare a superare gli ostacoli.

Io non sono su una carrozzina, cammino, con difficoltà, ma cammino.

Per la legge sono invalida e sulla carta ci sono delle norme che dovrebbero tutelarmi come la 68/99 concepita proprio per permettere al disabile di avere le stesse opportunità di accesso al mondo del lavoro. Ma nella realtà i principi cui si ispira la legge rimangono sulla carta come dimostra il mio caso. Non solo ho perso la mia occupazione, ma la legge mi dice che non conto nulla in quanto i diritti di un datore di lavoro insensibile (e credo che come lui ce ne siano molti) valgono più dei miei

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Cannabis, Magi: Partito della droga è quello dei proibizionisti che fanno gioco narcomafie. Firme su legge popolare dimostrano che paese è pronto per legalizzazione.

Radicali Italiani - Ven, 30/09/2016 - 10:43
30/09/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani:

  "I paladini del proibizionismo non cantino vittoria. La partita della legalizzazione è tutt'altro che chiusa. Proprio per far pressione sul parlamento, come Radicali Italiani insieme all'Associazione Luca Coscioni, stiamo continuando a raccogliere ogni giorno le firme sulla legge popolare Legalizziamo.it, per la regolamentazione legale della cannabis e la decriminalizzazione dell'uso personale di tutte le sostanze. Il paese è pronto, lo dimostra il fatto che a firmare siano anche e soprattutto i padri, le madri e perfino i nonni. La legalizzazione della cannabis è solo una questione di tempo, molto poco. Si affermerà in Italia come sta accadendo nel resto del mondo.  Il 'partito della droga' non siamo certo noi o le centinaia di parlamentari che propongono questa riforma di buon senso, né le migliaia di cittadini che firmano la nostra legge popolare. Il 'partito della droga' è piuttosto quello di chi, continuando a difendere fallimentari politiche proibizioniste, fa il gioco di narcomafie e organizzazioni criminali che si finanziano con il mercato delle droghe e dalla cannabis in particolare."

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