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Barriere architettoniche - lettera al sindaco di Loreto

Luca Coscioni - Mer, 22/06/2016 - 15:32
Barriere architettoniche

Al Sindaco  di   Loreto     Paolo  Niccoletti                                                         

 Oggetto: Barriere  architettoniche e sensoriali, parcheggi per disabili

Il sottoscritto  Renato Biondini  segretario della cellula di Ancona dell'associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica “dal corpo dei malati al cuore della politica”, nato a Recanati il 2 dicembre 1963 e residente a Castelfidardo  in via Romolo Murri 109  chiede di sapere se il comune di Loreto ha adottato il PEBA (piano eliminazione barriere architettoniche) previsto dall'art. 32, commi 21 e 22  della legge 41 del 1986, come aggiornati dall'art. 24  comma 9 della legge 104 del 92, nonché dall'art. 5 della legge regionale della Regione Marche n° 52 del 1990. Questa richiesta è motivata anche dalla constatazione che diversi parcheggi per autovetture dedicati alle persone con disabilità  non rispettano le dimensioni previste dalla normativa vigente, vorremmo infatti  ricordare  che siccome Loreto è meta di molte persone con disabilità, per la presenza del santuario mariano, occorre prevedere tutta una serie di servizi come per esempio  adeguati parcheggi che consentano in tutta sicurezza alle persone con disabilità motoria e sensoriale di scendere e salire dalla loro autovettura.   In attesa di un riscontro come da termini di legge (30 gg) , si porgono distinti saluti.

 

Loreto,  16  giugno 2016

Renato Biondini                                                                 Corrado  Rizzo


Renato Biondini  segretario  cellula di Ancona associazione  “Luca Coscioni”  via Romolo Murri, 109  60022 Castelfidardo  (AN)                                       email     cellulacoscioniancona@gmail.com     cell. 3396035387

 

 

 

 

 

Corrado  Rizzo

 

Loreto (AN)

 

Data: Giovedì, 16 Giugno, 2016 - 15:18Città: LORETO (AN)Indirizzo: Municipio di LoretoOrganizzatore: Renato Biondini AllegatoDimensione lettera16062016a.docx1.34 MB
Categorie: Radicali

Diritti umani perduti e dimenticati

Luca Coscioni - Mer, 22/06/2016 - 14:41
Diritti umani perduti e dimenticatiIl Fatto Quotidiano22 Giu 2016Furio Colombo

Pubblichiamo la risposta del giornalista Furio Colombo de Il Fatto Quotidiano alla domanda di Anna Chiara in materia di diritti civili e sul dopo Pannella

Dopo Pannella ho avuto l'impressione che si parli poco, di rado e solo nei bei discorsi, di diritti umani. Intanto i bambini profughi muoiono in mare o vengono uccisi, come in Turchia. Ripeto: qualcuno se ne occupa? Sì o no?

Ho due risposte da proporre e purtroppo la seconda è la più allarmante. La prima è sì, il partito di Pannella, il Partito Radicale, non è scomparso con lui. Non può più avere la sua voce e la sua testardaggine, ma continua a possedere e distribuire tutto ciò che Pannella ha pensato, inventato, praticato e ripetuto da capo, in Italia e in mezzo mondo per sessant`anni. Potrei fare una lista di nomi, ma i lettori li conoscono tutti. Qualcuno, con affetto o con ironia (come dire: non preoccupatevi, gli strumenti li hanno), ricorderà che c'è Radio Radicale e dunque una grande e unica possibilità di comunicare. Per questo, forse, si discute spesso di chiuderla.

La seconda risposta è no. Abbiamo appena concluso, con i clamorosi risultati che stiamo ancora commentando, una inedita e complicata campagna elettorale, e in tutta quella campagna ci si è occupati di tutto, comprese le piste ciclabili, ma non di diritti umani, di disabili (è soltanto stata approvata la legge detta "dopo di noi", affrontata più come un peso inevitabile con una spesa minima, più che con uno slancio solidale e il senso di un debito doveroso) di bambini sotto la soglia di povertà. E abbiamo sentito tutti la prima domanda direttamente o indirettamente indirizzata a chi ha vinto: e adesso, i campi nomadi e la garanzia di continuità della scuola dei bambini rom? Però la sordità o l'indifferenza o l'attenzione alle preferenze popolari di chi non vuole essere disturbato dal bisogno degli altri, continua.

Dovunque prevalgono i governi o partiti che rifiutato aiuto ai profughi, che vogliono ridurre o eliminare il welfare, e mai e poi mai estenderlo a sfortunati nuovi venuti. E i bambini e minori arrivati soli in Europa vengono spostati a caso o tenuti di malavoglia, senza leggi o regole o tutele, a parte il volontariato. Sì, certo, dobbiamo rendere onore a Jo Cox e raccomandare ai maestri di scuola di non dimenticare di raccontare la sua storia ai loro allievi. Ma non giungono notizie di altre Jo Cox, non nel Parlamento di Londra, colmo di patrioti britannici, non in quello di politici europei ciascuno orgoglioso solo del suo angolo di mondo e dei suoi voti. Forse per questo la voce di Pannella era così esageratamente irruente e la sua mania di ripetere a volte sembrava poco elegante per un grande politico. Ha sempre saputo che l'unica strada per portare gli uni vicini agli altri è non smettere mai, e senza alcuna apparenza di buone maniere.

Categorie: Radicali

Mina Welby parteciperà alla presentazione del libro "Tentativi di legiferazione in materia di Testamento Biologico"

Luca Coscioni - Mer, 22/06/2016 - 14:17
Testamento biologico

Mina Welby, Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, parteciperà alla presentazione del libro "Tentativi di legiferazione in materia di Testamento Biologico" di Donato Carusi, in occasione del Festival della Scienza a Viterbo. 

 

Parteciperanno all'evento Donato Carusi, autore del libro, Federica Casadei e Riccardo Gualdo.

Data: Giovedì, 30 Giugno, 2016 - 18:00Città: ViterboIndirizzo: Teatro San leonardoOrganizzatore: Università degli studi della Tuscia
Categorie: Radicali

Radicali Torino, Magi e Federico: cordoglio per la scomparsa di Mariano Ferrentino

Radicali Italiani - Mar, 21/06/2016 - 19:21
21/06/16

Dichiarazione di Riccardo Magi e Valerio Federico, segretario e tesoriere di Radicali Italiani

 

"Apprendiamo con dolore della scomparsa improvvisa di Mariano Ferrentino, storico compagno radicale di Torino, già impegnato a Napoli nella sede di via Port'Alba, che è stato anche membro del Comitato Nazionale del nostro Movimento. 

Come Radicali Italiani siamo vicini ai familiari e agli amici di Mariano in questo momento difficile. All'Associazione Adelaide Aglietta e a tutti i compagni torinesi va il nostro abbraccio più sincero, nella certezza che Mariano continuerà a vivere nelle battaglie che saranno portate avanti ogni giorno con la stessa intelligenza e determinazione che furono sue".

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Categorie: Radicali

Riforme: Comitato per libertà di voto chiede incontro a Boschi su "spacchettamento Referendum"

Radicali Italiani - Mar, 21/06/2016 - 19:03
21/06/16

Il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, in qualità di rappresentante del Comitato per la Libertà di Voto sul referendum costituzionale, ha ufficialmente chiesto un incontro urgente al ministro per le Riforme Maria Elena Boschi per sottoporle l'ipotesi di referendum per parti separate e su singoli aspetti della legge di revisione costituzionale, formalizzata con il deposito in entrambi i rami del Parlamento e in Cassazione dei relativi quesiti. 

  "Costituzionalisti tra i più illustri hanno ripetutamente messo in guardia dai rischi del cosiddetto "quesitone", cioè il referendum unico sulle legge Renzi-Boschi, che costringerebbe i cittadini a dire Sì o No in blocco a una revisione che riguarda il 37 per cento della Costituzione e tocca aspetti molto diversi tra loro", ricorda Riccardo Magi. "Il quesito unico sarebbe inevitabilmente disomogeneo e impedirebbe agli elettori di discernere il merito della riforma, violando di fatto il principio costituzionale della libertà di voto. Poiché non si può cambiare la Costituzione violando la Costituzione, è necessario ricondurre il processo di revisione nell’ambito del diritto costituzionale. Per questo - spiega il segretario di Radicali Italiani - vogliamo sottoporre al ministro Boschi la proposta di voto per parti separate e i quesiti referendari parziali che abbiamo messo a punto con esperti e costituzionalisti, tra cui il professore Fulco Lanchester, e depositato con l'obiettivo di garantire agli italiani la libertà di voto su riforme fondamentali che il Paese attende da anni. Dal Ministro Boschi attendiamo anche una risposta alla lettera che come Comitato per la Libertà di Voto, insieme al Comitato per il No e al Comitato per l'abrogazione di due norme dell'Italicum, abbiamo inviato a lei, al presidente Renzi e al ministro dell'Interno Alfano per chiedere un decreto che superi, già in occasione dell'imminente referendum costituzionale, le procedure ingiustamente restrittive, arbitrarie e irragionevoli che ostacolano la raccolta firme e compromettono il diritto dei cittadini a partecipare attivamente alla vita pubblica attraverso i referendum", conclude Riccardo Magi. 

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Marche, via libera alla cannabis per scopi terapeutici

Luca Coscioni - Mar, 21/06/2016 - 12:33
Marche, via libera alla cannabis per scopi terapeuticiIpasvi.it20 Giu 2016Cannabis terapeutica

Via libera all’utilizzo della cannabis per scopi terapeutici nelle Marche.

La giunta Ceriscioli ha approvato oggi il regolamento attuativo della legge numero 1 del 2013. "Le linee di indirizzo forniscono uno strumento di consultazione semplice ed efficace, per i medici e i farmacisti, in modo da armonizzare le attività legate alla prescrizione, alla preparazione e alla fornitura dei medicinali a base di cannabis sul territorio regionale - spiega il presidente di Regione Luca Ceriscioli. L’obiettivo è assicurare l’omogeneità di applicazione, il monitoraggio dei consumi e la riduzione dei tempi di erogazione".

Il regolamento disciplina gli aspetti organizzativi che coinvolgono gli operatori sanitari nella gestione dei farmaci contenenti cannabis. Questi medicinali saranno a carico del Servizio sanitario regionale per i pazienti residenti nelle Marche. Saranno forniti dai centri autorizzati dalla Regione (le farmacie degli enti del Ssr) per il trattamento di alcune patologie: dall’analgesia con spasticità dolorosa (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale), alla gestione del dolore cronico (in particolare quello neurogeno), al controllo degli effetti indesiderati della chemioterapia (nausea e vomito) e alla stimolazione dell’appetito nella cachessia e anoressia nei pazienti oncologici o affetti da Aids e nell”anoressia nervosa.

Altre applicazioni terapeutiche della cannabis sono quelle legate all’effetto ipotensivo nel glaucoma resistente alla terapie convenzionali, oltre che nei casi di riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali presenti nella sindrome di Gilles de la Tourette. Nei giorni scorsi l’appello dell’Associazione Luca Coscioni affinché la giunta approvasse celermente i regolamenti attuativi. 

-> LEGGI QUI anche "Cannabis terapeutica, la Regione Marche rispetti gli impegni" 

 
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Puntata de Il Maratoneta di sabato 18 giugno

Luca Coscioni - Mar, 21/06/2016 - 12:19
Puntata de Il Maratoneta di sabato 18 giugnoRadio radicale18 Giu 2016Mirella Parachini

Argomenti della puntata:

Presentazione del libro "L'ultimo gesto d'amore" di Mina Welby e Pino Giannini, appello di Max Fanelli ai parlamentari delle Commissioni Giustizia e Affari Sociali e intervista a Matteo Mainardi del Comitato Eutanasia Legale.  Conduce:Mirella Parachini IntervengonoMina Welby, Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni - Pino Giannini, giornalista - Matteo Mainardi, coordinatore della raccolta firme Eutanasia Legale Per riascoltare la puntata CLICCA QUIIl Maratoneta
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Puntata de Il Maratoneta di sabato 11 giugno

Luca Coscioni - Mar, 21/06/2016 - 12:16
Puntata de Il Maratoneta di sabato 11 giugnoRadio Radicale11 Giu 2016Alessio Falconio

Argomenti della puntata:

Bioetica, Censis, Disabili, Fecondazione Assistita, Lazio, Lorenzin, Orvieto, Pannella, Regioni, Ricerca, Salute, Sanità

Conduce:

Alessio falconio

Per riascoltare la puntata CLICCA QUI

Il Maratoneta
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Elezioni, Magi: da noi contributo costruttivo, avanti con nostra sfida per alternativa a sfiducia e disillusione

Radicali Italiani - Lun, 20/06/2016 - 17:50
20/06/16

Dichiarazione di Riccardo Magi, segretario di Radicali Italiani

  A Roma e Milano ci siamo assunti la responsabilità di un simbolo e di una lista Radicale, pur in condizioni difficilissime di contesto politico e interne all'area radicale, convinti come siamo che il nostro impegno non possa limitarsi alla memoria di una grandissima storia, ma debba invece vivere la realtà presente, con analisi e obiettivi per poterla cambiare nell’interesse di tutti i cittadini.  A Milano c’è stato un apporto radicale decisivo per la vittoria di Giuseppe Sala basato su punti precisi di governo: trasparenza, diritti civili, istituti di partecipazione referendaria, conversione ecologica.  A Roma, in un contesto evidentemente diverso, ci siamo impegnati perché la storia radicale di Roberto Giachetti condizionasse anche la sua proposta politica e diventasse centrale nella campagna elettorale. Così, però, non è stato.  Queste amministrative dimostrano che lo scenario politico oggi è quanto mai aperto. Renzi, ha il merito di aver affrontato un paese immobile, ma la sua autosufficienza plebiscitaria, garantita in parlamento da una maggioranza incolore, è crollata di fronte al governo concreto delle città, che non ha bisogno compromessi ma di cambiamenti netti e credibili. Su questo la visione e la capacità di proposta radicale ci impone di giocare un ruolo costruttivo. Con questo atteggiamento abbiamo affrontato la sfida elettorale e le altre sfide che stiamo portando avanti su obiettivi concreti: dalla legalizzazione della cannabis, con una legge popolare più avanzata di quella parlamentare che alla Camera procede a fatica, alla battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia; dall'iniziativa per ricondurre la revisione della Costituzione nell’ambito del diritto costituzionale, evitando che si violi la libertà di voto dei cittadini sottoponendo loro un quesito referendario unico anziché quesiti parziali sui singoli aspetti omogenei della riforma, alle nostre proposte sull'immigrazione, perché sia colta come un’opportunità per riaffermare i valori costitutivi europei e un’occasione economica e sociale. Con queste iniziative continuiamo a portare avanti il nostro progetto di movimento per i diritti e le libertà civili, nella prospettiva federalista, antinazionalista, aperta e democratica degli Stati Uniti d’Europa. Un'alternativa credibile per vincere la rabbia, la sfiducia e la disillusione nei confronti della politica.  

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Mina Welby parteciperà all'incontro "Il fine vita e l'inizio della stagione dei diritti"

Luca Coscioni - Lun, 20/06/2016 - 14:24
Eutanasia

Mina Welby, Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni, parteciperà all'incontro "Il fine vita e l'inizio della stagione dei diritti", conferenza-dibattito su fine vita ed eutanasia legale.

Interverranno:

Mino Mattia, coordinatore UAAR Lecce

Paola Pagano, psicologa

Modera Giuseppe Malatesta, coordinatore UAAR Taranto.

 

L'evento avrà luogo presso Laboratorio Urbano, Via Macello 1, Sava (TA) il 26 giugno.

 

 

Data: Domenica, 26 Giugno, 2016 - 19:00Città: Sava (TA)Indirizzo: Via Macello 1Organizzatore: UAAR
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Occorre più attenzione alla qualità del fine-vita

Luca Coscioni - Lun, 20/06/2016 - 12:43
Occorre più attenzione alla qualità del fine-vitaCorriere della Sera19 Giu 2016Vera MartinellaCure palliative

Di tumore si guarisce in un sempre maggior numero di casi, ma non sempre, e quando la malattia giunge alle sue fasi finali c'è ancora molto da fare perché la situazione venga gestita al meglio. Uno studio statunitense sottolinea l'importanza della qualità del "fine vita".

Malati terminali. Di tumore si guarisce in un sempre maggior numero di casi, ma non sempre. E quando la malattia giunge alle sue fasi finali c'è ancora molto da fare perché la situazione venga gestita al meglio. A sottolineare il problema delle terapie oncologiche di «fine vita» è uno studio statunitense presentato durante il recente congresso della Società Americana di Oncologia Clinica, che ha analizzato i dati di oltre 28 mila pazienti terminali, deceduti a causa di differenti forme di cancro tra il 2007 e il 2014, a un'età inferiore ai 65 anni. I risultati mostrano che oltre 6 malati su 10 sono stati ricoverati e, di conseguenza, circa un terzo è morto in ospedale e non a casa propria, mentre meno di 1 su 5 ha utilizzato gli hospice o le cure domiciliari.

Inoltre più di un quarto dei pazienti è stato sottoposto a trattamenti giudicati "aggressivi". Nel complesso, tra ricoveri ospedalieri, ingressi al Pronto soccorso, sedute di radioterapia o somministrazione di farmaci, il 75 per cento dei soggetti con tumore in stadio avanzato negli ultimi 30 giorni di vita ha ricevuto trattamenti eccessivi al posto delle cure palliative che sarebbero state indicate nella loro condizione. «Il danno, in questa situazione, è duplice — commenta Carmine Pinto, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica e direttore dell'Oncologia Medica all'Arcispedale S. Maria Nuova di Reggio Emilia —: da un lato si nuoce alla qualità della vita dei diretti interessati, dall'altro siamo di fronte a un uso improprio di risorse.

In Italia da anni stiamo lavorando perché ci sia un adeguato accompagnamento in questa fase della malattia: abbiamo 35 Unità di Oncologia accreditate per le cure, il più alto numero in Europa, e si sta diffondendo una cultura di integrazione tra le varie professionalità in quest'ambito. C'è ancora molto da fare, ma siamo sulla buona strada». Nel nostro Paese ogni anno circa 177 mila persone muoiono di cancro, il numero di decessi ospedalieri per tumore è in calo, mentre cresce il numero di pazienti terminali assistiti a casa: sono stati 52mila nel 2014, almeno il 30 per cento in più rispetto agli anni precedenti. «Troppi malati terminali passano i loro ultimi mesi di vita fra trattamenti invasivi, ricoveri ospedalieri, complicanze ed effetti collaterali — sottolinea Carlo Peruselli, presidente della Società Italiana Cure Palliative —. Bisogna anticipare il discorso sul fine vita e pianificare precocemente le cure palliative, in modo che pazienti e familiari non le percepiscano solo come un'ultima spiaggia, ma come parte di un percorso. Tanto più che vivere meglio (grazie alle cure palliative) non equivale a vivere meno: la chemioterapia palliativa può non prolungare la vita in modo significativo e per di più non è quasi mai scevra da tossicità».

Nella partita che si gioca fra costi ed etica, l'organizzazione sanitaria deve mantenere saldo il duplice obiettivo di far quadrare i conti e assicurare un accesso equo alle cure oncologiche «migliori» (ovvero le più adeguate alla singola situazione), indipendentemente dal luogo di residenza. «Serve più sinergia tra ospedale e territorio — conclude Pinto —, una migliore organizzazione della rete di cure. Perché il nostro Sistema sanitario continui a essere sostenibile è anche fondamentale evitare gli sprechi, razionalizzare e integrare al meglio ospedali, assistenza domiciliare e hospice, evitando visite, terapie e procedure non appropriate. Da molti anni si parla di Reti Oncologiche Regionali, il cui obiettivo è garantire uniformità di comportamenti ed equità di accessi in tutte le fasi della malattia. Ma solo poche Regioni le hanno già davvero attivate».

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I malati di Sla chiedono libertà di scelta nelle cure

Luca Coscioni - Lun, 20/06/2016 - 12:14
I malati di Sla chiedono libertà di scelta nelle cureCorriere della Sera19 Giu 2016Maria Giovanna FaiellaInterruzione terapie

Spesso si trovano "costretti" a proseguire un trattamento gravoso. Un Manifesto contiene sette diritti fondamentali da rispettare, per rendere più accettabile la convivenza con la Sclerosi laterale amiotrofica.

L'appello per sensibilizzare istituzioni e opinione pubblica arriva dalla Federazione internazionale delle associazioni dei pazienti - cui aderisce l'Aisla per l'Italia - in occasione della giornata mondiale sulla Sla, che si celebra il 21 giugno. Si tratta di aspetti essenziali della vita delle persone con Sla, come il diritto a un'assistenza qualificata, a una corretta informazione, ad avere la miglior qualità di vita possibile che significa anche tutela della propria dignità, e poi, a scegliere sia gli operatori sanitari e assistenziali sia il luogo dove essere assistiti sia il tipo di assistenza, incluso il diritto di accettare, rifiutare o interrompere la cura nel rispetto delle leggi vigenti in ogni singolo paese.

Scegliere liberamente le terapie, un diritto spesso ancora negato a chi soffre di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). In occasione della Giornata mondiale sulla Sla, che sarà celebrata il 21 giugno, pazienti, familiari e medici lanciano un messaggio forte. «La Sla è una malattia neurodegenerativa che determina inesorabilmente la paralisi dei muscoli, con una progressiva perdita della capacità di muoversi, deglutire, parlare, respirare — premette il neurologo del Policlinico Gemelli di Roma, Mario Sabatelli, presidente della commissione medico-scientifica di Aisla, l'associazione dei malati — . Quando il paziente non riesce più a respirare nemmeno attraverso una mascherina è possibile intervenire con la tracheostomia (si fa un buco nella trachea per in-tubarlo). Chi si trova in questa condizione deve essere supportato sia che decida di farla sia che vi rinunci».

Ma i malati si trovano ad affrontare non pochi ostacoli, come se non bastasse il peso della Sla. «Chi fa la tracheostomia necessita di un'assistenza a domicilio 24 ore su 24, che però è variabile da Regione a Regione. A chi, invece, decide di non farla, capita di vivere con l'angoscia di finire al Pronto Soccorso per una crisi respiratoria e risvegliarsi intubato, contro la sua volontà. Questo perché alcuni medici pensano, a torto, di essere obbligati a fare la tracheostomia quando una persona non riesce più a respirare». Proprio per informare i malati di Sla sui loro diritti e, allo stesso tempo, sensibilizzare i medici, la commissione medico-scientifica di Aisla, composta dai maggiori esperti italiani sulla Sla, ha elaborato un documento di consenso "Le scelte terapeutiche della persona affetta da Sla", condiviso dal malati e dai familiari.

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Il 26 Giugno la Cellula di Pesaro organizzerà una "serata antiproibizionista"

Luca Coscioni - Lun, 20/06/2016 - 10:31
Ricerca sulle droghe

Il 26 Giugno, in occasione della GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA AL NARCOTRAFFICO la Cellula di Pesaro dell'Associazione Coscioni e i sostenitori della campagna Legalizziamo! organizzano a Pesaro, dalle ore 21.15, presso il Circolo Arci "Lamusarauka" in Via Cavour 15, una SERATA ANTIPROIBIZIONISTA!

Verrà proiettato il cult movie EASY RIDER di Dennis Hopper (USA 1969) con Dennis Hopper, Peter Fonda, Jack Nicholson, presentato da Pierpaolo Loffreda. 



Saranno raccolte le firme per la proposta di legge per la legalizzazione della cannabis anche in Italia (cioè per regolamentare la produzione, la vendita e il consumo della cannabis e dei suoi derivati). 

L'iniziativa, organizzata a Pesaro, si inserisce nella campagna "Support don't Punish" (Aiutiamo, non puniamo) per una riforma del sistema internazionale di "controllo delle droghe e la fine della guerra alla droga".

Data: Domenica, 26 Giugno, 2016 - 21:25Città: PesaroIndirizzo: Circolo Arci "Lamusarauka" in Via Cavour 15Organizzatore: Cellula Coscioni Pesaro
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Cannabis terapeutica, la Regione Marche rispetti gli impegni

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 16:46
Cannabis terapeutica, la Regione Marche rispetti gli impegni17 Giu 2016Cannabis terapeutica

Cannabis per uso terapeutico, regione Marche sotto accusa. I tre mesi per applicare la legge che ne regola l’uso sono scaduti e le  associazioni “Luca Coscioni” e “Di sana pianta” chiedono a gran voce di attuare la normativa già approvata. «Mentre nel mondo si discute, studia, dibatte, depenalizza, legalizza e riconosce le qualità ed i benefici della cannabis per uso medico – spiegano Renato Biondini e Luciano Postacchini  a nome delle due associazioni – mentre altre amministrazioni regionali si stanno adeguando e legiferando su questo tema, noi nella regione Marche restiamo a guardare. Abbiamo la legge, la n.1 del 22 Gennaio 2013, già votata ed approvata con larga maggioranza ma che giace inapplicata ed “inapplicabile” perché dopo tre anni ancora non sono stati approvati gli indirizzi attuativi. Insieme alla legge in questione, riposano in pace i diritti e le sofferenze dei tanti malati, con le più’ svariate patologie, che da questo tipo di terapia traggono benefici innegabili».


Cannabis terapeutica

«Con la cannabis si possono curare dolori da tumore, la Sla, la sclerosi multipla, alcune neuropatie, la stimolazione dell’appetito nei pazienti affetti da Aids – spiegano le associazioni – può essere utile anche alla cura delle forme di dolore cronico refrattario di origine reumatologica, al morbo di Crohn, all’asma bronchiale, al glaucoma, ad alcune forme di epilessia resistenti ai farmaci, alla cura dell’ansia e dell’anoressia. Il Consiglio Regionale delle Marche, l’ 8 marzo scorso, ha  approvato una mozione presentata dalla consigliera Pergolesi del Movimento 5 stelle (leggi l’articolo), che impegna la Giunta ad emanare entro tre mesi le linee procedurali per l’applicazione della legge regionale 1/2013.  Siccome i tre mesi sono scaduti, chiediamo con forza e al più presto queste linee procedurali, dando  la possibilità a molti malati di beneficiare di queste cure farmacologiche, che tra l’altro vanno a favore di persone che hanno delle gravi patologie croniche»

 

AllegatoDimensione Carlino17062016.pdf20.4 KB DIRE17062016.pdf46.63 KB
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Staminali contro la sclerosi multipla, tra rischi e benefici

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 14:48
Staminali contro la sclerosi multipla, tra rischi e beneficiWired13 Giu 2016Anna Lisa BonfranceschiCellule staminali

Un approccio più "drammatico" nel trapianto di staminali ematopoietiche contro la sclerosi multipla ha ottenuto buoni risultati. Ma si tratta di un trattamento rischioso e lo studio è stato condotto su un campione piccolo e senza controlli.

Si torna a parlare di staminali ematopoietiche contro la sclerosi multipla. L’occasione è la pubblicazione, su Lancet, di uno studio che ha mostrato l’efficacia del trapianto di staminali ematopoietiche su un piccolo gruppo di pazienti sul lungo termine. Anche se, sottolineano i ricercatori, si tratta di untrattamento pericoloso e i risultati dello studio, per quanto incoraggianti, vanno presi con cautela.

La sclerosi multipla, malattia che secondo le ultime stime solo in Italia colpisce circa 110mila pazienti, è una patologia a base immunitaria, in cui le cellule impazzite sferzano il loro attacco anche verso i componenti self dell’organismo, portando nello specifico alla distruzione della guaina mielinica che ricopre le fibre nervose. L’idea, trapiantando le staminali ematopoietiche autologhe (ovvero provenienti dallo stesso paziente), è quella di si è quella di resettare il sistema immunitario, riportandolo indietro fino allo stadio in cui le cellule non hanno sviluppato le capacità autodistruttive (le staminali ematopoietiche sono infatti precursori del sistema immunitario). Per farlo gli approcci di questo tipo si concentravano sull’utilizzo di immunosoppressori per sopprimere il sistema immunitario maturo prima del trapianto, da cui ne sarebbe derivato uno nuovo.

Nel nuovo studio però un team di ricercatori canadesi ha cercato di utilizzare un approccio più drammatico, tentanto di distruggere e non solo di sopprimere il sistema immunitario maturo del paziente sottoposto a trapianto. Nello studio sono stati coinvolti 24 pazienti di età compresa tra i 18 e i 50 anni, tutti con grado di disabilità moderato-grave e malattia in fase attiva. Prima del trapianto i ricercatori hanno sottoposto i pazienti a un ciclo pesante di chemioterapia, con busulfano, ciclofosfamide e globulina anti-timociti di coniglio. Un approccio simile a quelli già utilizzati nel campo, ma più forte rivendicano i ricercatori, grazie anche a una combinazione di molecole in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e di distruggere così, almeno potenzialmente, le cellule del sistema immunitario mature e dannose dal sistema nervoso centrale.

I risultati hanno mostrato che un approccio del genere sembrerebbe dare buone speranze. Il tasso di sopravvivenza a 3 anni libero da attività da malattia (misurato come ricadute nei sintomi, nuove lesioni e progressioni della disabilità) era di circa il 70%. Se – prima dei trapianti – le ricadute erano di circa 1,2 l’anno, nessuna ricaduta è stata osservata nel follow-up (dai 4 ai 13 anni), e solo una nuova lesione è stata trovata nelle scansioni effettuate dopo trapianto. Anche dal punto di vista della disabilità ci sono stati notevoli miglioramenti per molti pazienti, tanto che sei, dopo tre anni, sono stati in grado di tornare a lavorare o a studiare. Un paziente però è morto in seguito agli effetti della chemioterapia, e un terzo del totale ha sviluppato effetti tossici moderati in risposta alla terapia.

La terapia quindi potrebbe funzionare ma non senza costi elevati per la salute. Senza considerare che lo studio ha riguardato un piccolo campione, senza controlli, ha ricordato anche Mark Freedman della University of Ottawa, che aiuta a contestualizzare i risultati dello studio di cui è a capo: “Dal momento che parliamo di un trattamento aggressivo, i potenziali benefici dovrebbero essere pesati con i rischi di potenziali complicazioni associati con i trapianti di staminali autologhe ematopoietiche, e questo trattamento dovrebbe essere offerto solo da centri specialistici con esperienza sia nel campo della sclerosi multipla che nelle terapie con staminali, all’interno di trial clinici”. In futuro, i prossimi passi sul campo saranno quelli di cercare di ridurre i rischi associati al trattamento e di capire anche quali sono i pazienti più idonei a ricevere questa terapia.


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L'unico medico non obiettore va in pensione: stop agli aborti all'ospedale di Trapani

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 14:44
L'unico medico non obiettore va in pensione: stop agli aborti all'ospedale di TrapaniRepubblica16 Giu 2016Aborto

A trapani da oltre un mese non si effettuano più interruzioni di gravisanza. La denuncia di Cgil e Uil: "Violata la legge"

"A Trapani non è più garantito il diritto all'interruzione di gravidanza". A lanciare l'allarme è il coordinamento donne della Cgil e Uil che ha chiesto un incontro al direttore generale dell'Asp. "Dall'11 maggio al Sant'Antonio Abate le donne non possono più ricorrere ad aborti chirurgici e aborti dopo i 90 giorni perché l'ultimo medico non obiettore di coscienza sta andando in pensione", spiegano Antonella Granello (Cgil) e Antonella Parisi (Uil), sottolineando il "rischio" di aumento di aborti clandestini.

In media, affermano i sindacati, a Trapani si registrano annualmente circa 600 richieste di Ivg e "considerato che da oltre un mese il servizio non viene più garantito ci chiediamo quale risposte sono state date alle donne che si sono rivolte al servizio pubblico per effettuare l'interruzione volontaria della gravidanza". "Ci batteremo - concludono Granello e Parisi - affinché anche in provincia di Trapani si garantiscano il servizio di interruzione volontaria della gravidanza, un'adeguata assistenza sanitaria e si potenzino i consultori, così come prevede la legge".

-> ASCOLTA QUI il commento della ginecologa Mirella Parachini ai microfoni di Radio Radicale

 
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Droga, appello associazioni: "Il Dipartimento va riformato, non smantellato"

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 14:34
Droga, appello associazioni: "Il Dipartimento va riformato, non smantellato"Associazione Luca Coscioni e Associazioni firmatarie17 Giu 2016Ricerca sulle droghe

Un appello a firma di numerose associazioni di settore per impedire che si possa anche solo pensare di smantellare il DPA: una scelta a dir poco discutibile e che porterebbe a gravissime conseguenze.

Circolano di nuovo voci che vorrebbero smantellare il Dipartimento per le Politiche Anti-Droga affidandone le competenze al Ministero della Salute. Nell'anno in cui l'Italia finalmente si smarca da posizioni di retroguardia alle Nazioni unite in occasione della sessione speciale dell'Assemblea Generale affermando la necessità di promuovere approcci non ideologici e perseguire politiche che funzionino - anche sulla base di evidenze scientifiche - smantellare il DPA sarebbe la peggiore delle scelte politiche possibile.

Ferma restando la necessità di definire, e sostenere pienamente, interventi di riduzione del danno, fino a quando le droghe resteranno proibite il loro "controllo" non potrà esser affidato esclusivamente al Ministero della Salute. Oggi, mentre assistiamo a un ritorno di arresti per detenzione di sostanze illecite, è quanto mai urgente ridefinire il mandato del Dipartimento - partendo dal nome - e imputargli competenze relative alle politiche pubbliche in materia di stupefacenti anche in linea con la dicitura dell'Ufficio della Nazioni unite che, per l'appunto, NON si chiama "anti-droga" ma "sulle droghe".

Inoltre, occorre dare atto al DPA di aver riaperto le sue porte al dibattito, convocando una riunione pubblica in vista della riunione delle Nazioni unite, e coinvolgendo nei suoi lavori le associazioni ascoltandone le istanze e proposte arrivando a suggerirne l'inclusione nella delegazione italiana all'ONU.

Speriamo quindi che si tratti solo delle solite voci che periodicamente corrono nei corridoi dei palazzi e che non distraggano dal lavoro di queste settimane relativo alla preparazione della relazione al Parlamento che aiuti il legislatore in un momento in cui alla Camera si discute di regolamentazione legale della Cannabis e sono presenti in Parlamento proposte per una riforma organica della legislazione antidroga.

La vera decisione politica che il Governo deve prendere è quella relativa alla convocazione della VI Conferenza nazionale sulle droghe - assente dal 2009 - come luogo dove poter affrontare nel merito non tanto gli aspetti burocratico-amministrativi del Dipartimento, quanto il nocciolo delle leggi e politiche da analizzare, valutare e riformare.
 

Primi firmatari


Marco Perduca, giunta Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Grazia Zuffa, Forum Droghe

Stefano Anastasia, Presidente la Società della Ragione

Hassan Bassi, segretario Forum Droghe

Franco Corleone, Coordinamento Garanti territoriali dei detenuti

Riccardo De Facci, CNCA

Leonardo Fiorentini, Fuoriluogo

Leopoldo Grosso, Cartello di Genova, Presidente onorario Gruppo Abele

Patrizio Gonnella, Antigone e CILD

Francesco Maisto, Presidente Emerito Tribunale di Sorveglianza, Coordinatore Tavolo su Sanità e salute mentale degli Stati Generali dell'esecuzione penale

Alessandro Metz, LegacoopSociali

Massimo Oldrini, Presidente LILA

Maria Stagnitta, Presidente Forum Droghe

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"La ricerca scientifica sia accessibile a tutti"

Luca Coscioni - Ven, 17/06/2016 - 13:26
"La ricerca scientifica sia accessibile a tutti"L'Unità17 Giu 2016Francesca SantoliniPeer review

L'editoria scientifica costa, drena troppi fondi e ha assunto un peso esagerato. É nato il movimento internazionale "Open Access": il professor Roberto Delle Donne spiega cosa

La ricerca scientifica ha un problema. Le Università e i centri di ricerca di tutto il mondo si sono resi conto che una parte consistente dei finanziamenti che ricevono finisce nelle tasche dei grandi editori scientifici internazionali. La ricerca, infatti comunica i suoi risultati attraverso gli articoli pubblicati nelle riviste specializzate: i ricercatori scrivono, e soprattutto leggono centinaia di migliaia di articoli che sono diffusi da riviste accredItate. Ora, da una ventina d'anni, le testate scientifiche sono passate dal formato cartaceo a quello digitale, e contemporaneamente sono state acquistate da alcuni grandi editori Internazionali, che hanno creato un oligopolio e preso in controllo del settore. Così, dal Duemila in poi, il costo degli abbonamenti ha cominciato a lievitare enormemente: gli enti di ricerca di tutto il mondo non potevano fare a meno delle riviste, e gli editori aumentavano i prezzi, arrivando a raggiungere un utile stratosferico che non ha eguali negli altri settori produttivi. I margini di profitto dei maggiori editori sono prima saliti oltre il 30%, per stabilizzarsi poi tra il 20 e il 25%.

Come fanno gli editori scientifici a produrre un utile così alto? Semplice, sfruttano gli investimenti pubblici in ricerca. I governi o le fondazioni pagano gli stipendi dei ricercatori, costruiscono e aggiornano laboratori, biblioteche, aule. E quando questo investimento raggiunge i suoi risultati, gli editori non retribuiscono neanche gli autori per la cessione dei loro diritti, né versano nulla agli autorevoli componenti dei comitati scientifici che conferiscono il prestigio scientifico alle testate. Si limitano a impaginare gli articoli e ormai non si devono più occupare della spedizione dei fascicoli, perché le riviste sono digitali. Così, rivendono al mondo della ricerca il suo stesso prodotto, per di più a un prezzo altissimo. La pubblicazione degli articoli scientifici nelle riviste più accreditate e più costose è incoraggiata pure dai sistemi di valutazione adottati da molti governi per controllare la produttività degli investimenti in ricerca. Si è pensato che la pubblicazione in riviste molto diffuse sia garanzia di qualità, e i meccanismi di valutazione adottati hanno finito per mettere altra benzina nel motore degli editori internazionali.

Di fronte a questa situazione, è sorto un movimento internazionale che ha cominciato a denunciare il peso esagerato dell'editoria scientifica. Protagonisti della ricerca Internazionale, come la Società Max Planck tedesca o l'Università di Harvard hanno dichiarato insostenibile il peso dei costi dell'editoria anche per i loro ricchissimi budget. E hanno proclamato il principio dell'accesso aperto ai prodotti della ricerca. E' nato così il movimento Internazionale Open Access, che parte dal principio che i risultati della ricerca devono essere pubblici e accessibili a tutti, perche sono il frutto di grandi investimenti pubblici. Anche l'Italia si impegna per far parte di questo movimento. La Conferenza dei Rettori ha costituito un gruppo di lavoro incaricato di incoraggiare la pubblicazione open access dei prodotti della ricerca. Il gruppo è coordinato dal professor Roberto Delle Donne, dell'Università di Napoli. Lo abbiamo intervistato.

Professore, la frulzione libera e aperta del prodotti della ricerca scientifica è davvero possibile?

"E' possibile, perché risponde a esigenze profonde, avvertite da tempo dalla comunità scientifica lntemazionale dai decisori politici, dagli enti finanziatori della ricerca, dagli organi di governo degli atenei. Negli ultimi quindici anni si sono susseguite decine di prese di posizione a favore dell'accesso aperto alla letteratura scientifica e ai dati della ricerca finanziati con denaro pubblico. La più importante dichiarazione è stata promossa a Berlino nel 2003 dalla Max-P]anck-Gesellschaft, tra i maggiori enti pubblici di ricerca Internazionali, ed è stata firmata da circa 530 istituzioni accademiche e scientifiche di oltre 5O nazioni. Diversi decisori politici, come l'Unione Europea, insieme a enti finanziatori della ricerca, sia pubblici sia privati come European Research Council, la Corn-missione Europea, Wellcome Trust, Telethon e il National Institutes of Health, sollecitano i ricercatori che hanno beneficiato di loro finanziamenti a rendere liberamente accessibili in rete i risultati delle loro ricerche, possibilmente subito o al massimo entro un limitato arco di tempo".

Qual è la situazione in Europa?

"A partire dal 2007 la Commissione Europea, prima con uno studio sul mercato della comunicazione scientifica, poi con documenti di indirizzo e raccomandazioni ha indicato agli stati membri dell'Unione íl percorso da seguire per promuovere politiche di accesso aperto. In Spagna e in Germania vi sono stati nel 2011 e nel 2013 significativi interventi legislativi. Anche in Italia la Legge n. 112 del 7/10/2013 stabilisce che siano liberamente fruibili in rete entro un preciso numero di mesi gli articoli scientifici scaturiti da ricerche finanziate per una quota pari o superiore al cinquanta per cento con fondi pubblici se pubblicati in riviste che abbiano almeno due uscite annue".

Cosa ostacola allora il passaggio della produzione scientifica dalle riviste a pagamento alla rete libera e gratuita?

"Le ragioni sono diverse. La principale è che negli ambiti disciplinari delle scienze, delle tecnologle e della medicina il mercato della comunicazione scientifica è saldamente nelle mani di pochissimi gruppi editoriali internazionali. Questi gruppi commerciali sono anche i proprietari, in tutto o in parte dei database citazionali utilizzati per valutare la qualità della ricerca. Ne consegue che molti ricercatori, per non compromettere le loro carriere e la valutazione delle Istituzioni di cui sono parte, preferiscono pubblicare sulle riviste del grandi gruppi editoriali internazlona, contribuendo, involontariamente, a rafforzarne la posizione di oligopolio nel mercato. Per apportare i necessari correttivi alle distorsioni presenti nell'attuale sistema della comunicazione scientifica sarebbe necessario intervenire con una azione di sistema, concertata su scala internazionale".

Quanto spende oggi d sistema della ricerca italiano per abbonamenti a riviste scientifiche?

"Secondo alcune stime, le sole università spendono in abbonamenti a riviste scientifiche in formato elettronico almeno 70 milioni di euro all'anno. A tale cifra andrebbe poi aggiunta la spesa sostenuta dagli enti di ricerca. Bisognerebbe anche tener conto del fatto che i grandi editori commerciali Impongono agii autori che chiedono di poter redistribuire ad accesso aperto i loro contributi un costo ulteriore, che può arrivare fino a 5.000 euro ad articolo. Gli abbonamenti alle maggiori riviste elettroniche commerciali possune arrivare ad assorbire fino al 70% delle risorse destinate ai servizi bibliotecari".

L'open access è compatibile con il diritto d'autore?

"Da più parti è stato rilevato che la normativa internazionale e nazionale relativa ai diritti patrimoniali si è evoluta in senso fortemente restrittivo rispetto alle esigenze della scienza e che appare per alcuni versi obsoleta rispetto al nuovo contesto tecnologico determinato dalle tecnologie digitali e in particolare da Internet. Le criticità riguardano innanzitutto i contratti di licenza e le misure tecnologiche di protezione. Di fatto, le licenze di accesso e i relativi divieti possono confliggere con gli interessi degli stessi autori e delle loro istituzioni. Gli editori tendono ad impedire qualsiasi uso del testi da parte degli autori che hanno dovuto cedere i diritti per essere pubblicati pensi che in certi casi gll autori hanno difficoltà a rendere disponibili gli articoli che hanno scritto anche ai volontari designati dalle loro Università o dall'Agenzia di valutazione nazionale".

ll governo italiano può contribuire concretamente a facilitare questo passaggio, anche per recuperare i fondi destinati oggi agli abbonamenti?

"Il contributo del governo italiano è cruciale per assicurare il pieno recepimento delle raccomandazioni europee e attuare, di concerto con gli altri paesi europei, comuni politiche di pubblicazione ad accesso aperto del risultati originali della ricerca scientifica, dei dati e dei metadati, di fonti, di rappresentazioni digitali grafiche, di immagini e materiali multimediall scientifici".

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Raccolta firme per la Legalizzazione della Cannabis ad Arzignano (VI)

Luca Coscioni - Gio, 16/06/2016 - 22:28
Raccolta firme per la Legalizzazione della Cannabis ad Arzignano (VI)G. Milan16 Giu 2016

Legalizziamola  per tutte le persone che ne hanno bisogno !

Ad Arzignano ( VI ) la raccolta di firme per per la 

 

    “Proposta di Legge di iniziativa Popolare “ 

 

Sabato 25 giugno in Via Roma a Tezze di Arzignano

 

Domenica 26 giugno in P.zza Libertà 

 

Dalle ore 8.30 - 13.

 

Le altre date del mese di Luglio saranno comunicate in seguito . 

 

   

 

AllegatoDimensione Legaliz.Tavolo Arzigano 11.06.16.jpg845.65 KB
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