Rassegna di giurisprudenza

Cassazione: Niente addebito della separazione al coniuge traditore se vi è stata riconciliazione

Non sempre il tradimento può costituire un motivo valido per chiedere l'addebito della separazione. Lo ricorda la Corte di Cassazione facendo notare come non sia scontato che il tradimento possa costituire l'elemento che ha determinato il crac familiare. Nella sentenza n. 16270 del 2013 la Corte ricorda che il magistrato deve indagare sulle cause reali della crisi matrimoniale e quindi sull'effettiva incidenza del tradimento sulla crisi coniugale. 

L’abbandono del tetto coniugale non comporta l’addebito della separazione qualora la convivenza sia intollerabile.

Con la pronuncia n.

Il comportamento immediatamente successivo alla separazione può costare l’addebito

 Ai fini dell’addebito conta anche il comportamento che il coniuge tiene subito dopo aver cessato la convivenza qualora costituisca una conferma dei “sospetti del passato”. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 10719/2013, rigettando il ricorso di una moglie su cui gravava la dichiarazione di addebito per essersi allontanata dal tetto coniugale insieme ai figli per diversi mesi senza dare alcuna notizia.

Cassazione, conto corrente e patrimonio dei coniugi in fase di separazione

La ricorrente incidentale sollecita la Corte ad un inammissibile riesame dei fatti già valutati dai giudici di merito, i quali, con motivazione incensurata in sede di Cassazione, hanno escluso la possibilità di tenere conto del maggiore importo che risultava accreditato in data successiva al 21 gennaio 1997, data di scioglimento della comunione.

Cassazione, sulle modalità di pagamento dell’assegno di divorzio non è impugnabile il provvedimento camerale

Il provvedimento che decide sulle modalità di pagamento dell’assegno divorzile non è impugnabile in Cassazione. E’ quanto ha affermato la Suprema Corte nella sentenza 9671/2013.

Cassazione, non si può estromettere il convivente dalla casa senza congruo preavviso

 L'assenza di un giudice della dissoluzione del menage non consente al convivente proprietario di ricorrere alle vie di fatto per estromettere l'altro dall'abitazione, perchè il canone della buona fede e della correttezza, dettato a protezione dei soggetti più esposti e delle situazioni di affidamento, impone al legittimo titolare che, cessata l'affectio, intenda recuperare, com'è suo diritto, l'esclusiva disponibilità dell'immobile, di avvisare il partner e di concedergli un termine congruo per reperire altra sistemazione.

Cassazione, il padre che scredita la ex moglie perde il diritto all’affidamento

La Corte di Appello, utilizzando la predetta relazione della Asl che diagnosticava una sindrome da alienazione parentale dei figli ed evidenziava il danno irreparabile da essi subito per la privazione del rapporto con la madre, si è limitata a fare uso del potere, attribuito al giudice dall'art. 155 sexies, comma 1, c.c., di assumere mezzi di prova anche d'ufficio ai fini della decisione sul loro affidamento esclusivo alla madre.

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