Luca Coscioni

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A favore del suicidio assistito l’ex arcivescovo di Canterbury George Carey (fonte BioEdge)

Mar, 15/07/2014 - 16:26
A favore del suicidio assistito l’ex arcivescovo di Canterbury George Carey (fonte BioEdge) Traduzione di Carlo Troilo15 Lug 2014Eutanasia

La campagna per legalizzare il diritto a morire ha fatto un significativo passo avanti la sera scorsa quando l’ex arcivescovo di Canterbury George Carey ha annunciato il suo sostegno alla proposta come  un mezzo per prevenire “inutili sofferenze”.

Mentre la Camera dei Lord si prepara a discutere la legge sul suicidio assistito il vecchio capo della Chiesa anglicana  – Lord Carey of Clifton, 78 anni, arcivescovo di Canterbury dal 1991 al 2002 -  ha detto che non sarebbe “anti-cristiano” assicurare che i malati terminali possano evitare sofferenze “insopportabili”.  Il suo intervento potrebbe cambiare i termini del dibattito sulla legge di lord Falconer.

La Chiesa di Inghilterra é fermamente contraria alla proposta di legge.  Ma in un  articolo per il Daily Mail, Carey dice di aver cambiato idea dopo aver assistito alle sofferenze di Tony Nicklinson, malato della sindrome locked-in.  Egli è morto  due settimane fa dopo aver perso la sua battaglia dinanzi ai giudici.   Carey scrive: “Il fatto é che io ho cambiato idea. Le vecchie certezze filosofiche sono crollate di fronte alla realtà di una sofferenza inutile”.  E’ stato il caso di Tony Nicklinson che ha esercitato su di me la più profonda influenza.  Si trattava di una  persona perbene che chiedeva semplicemente pietà, supplicando che le legge gli permettesse di morire in pace, assistito dalla sua famiglia. La sua angoscia mi ha indotto a rivedere i miei giudizi in precedenti dibattiti. Mi sono chiesto se non avevo messo la dottrina prima della compassione, il dogma prima della dignità umana.  Ho cominciato a riflettere su come interpretare la teologia cristiana su questo tema, Via via, divenivo sempre meno certo della mia opposizione al diritto di morire.

La legge Falconer permetterebbe ai medici di somministrare una dose letale di farmaci ai malati  terminali con meno di sei mesi di vita e capaci di intendere e di volere. Le condizioni del paziente devono  essere confermate da due medici.

Carey dice di aver cambiato  la sua opinione rileggendo le Scritture: “Uno dei temi chiave dei Vangeli è l’amore per i propri simili. Oggi noi affrontiamo un terribile paradosso. Accettando strettamente la santità della vita, la Chiesa potrebbe in effetti sanzionare l’angoscia e la pena, l’opposto del messaggio cristiano”.

Carey aggiunge che i progressi nella medicina moderna sono stati un fattore cruciale nella sua riflessione: “Mentre i farmaci  possono accelerare una fine più veloce e indolore, la medicina sofisticata offre alle persone la possibilità di restare vive  molto più a lungo di quanto era possibile pochi anni fa. Le nostre leggi non sono riuscite a stare al passo con  la scienza”.

“Fino a poco  tempo fa, mi sarei fieramente opposto alla legge di Lord Falconer, seguendo la linea tradizionale della Chiesa. Avrei usato tutti i concetti abituali sui rischi delle <slippery slope> e della eutanasia sponsorizzata dallo Stato. Ma queste idee hanno perso forza in me dopo essermi confrontato con l’esperienza di chi si avvia ad una morte dolorosa”.

“La questione fondamentale è perché dovremmo forzare i malati fino a un punto insopportabile, La legge Falconer porterebbe le morti caritatevoli alla luce della legalità. E’ una vergogna che nel nostro paese non ci sia altra alternativa oltre a quella di una clinica svizzera”.

“In realtà ci sono molti  casi in cui medici, familiari e amici portano a termine, nell’ombra, <gli omicidi pietosi> con una forte dose di medicinali”.

Il rabbino Jonathan Romain, presidente della associazione “Dignity in diyng”, ha apprezzato la sortita di Carey: “Egli ha portato aria fresca nelle impolverate stanze della teologia. Egli ha dimostrato che si può essere ad un tempo religiosi e favorevoli al suicidio assistito”.

Nel voto della Camera dei Lord tutti i senatori potranno votare second coscienza, ed è previsto che il ministro della sanità, il  liberal-democratico Norman Lamb, sostenga la norma. 

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“Eutanasia, i medici disorientati”, articolo da Le Figaro

Mar, 15/07/2014 - 16:19
“Eutanasia, i medici disorientati”, articolo da Le Figaro Traduzione di Carlo Troilo7 Lug 2014Eutanasia

I casi Lambert e Bonnemaison hanno provocato un vero shock nel mondo dei medici: “Siamo persi, totalmente  persi, siamo soli, totalmente soli” confida un medico ospedaliero con oltre 30 anni di servizio.

“Quel che è successo è una vera rivoluzione, è molto preoccupante”, confida il dr. Charbonnier, anestesista-rianimatore all’ospedale di Tolosa: “Se i processi di Christine Malèvre  (infermiera condannata nel 2003 a 12 anni di carcere per avere intenzionalmente dato la morte a diversi malati, ndr) si svolgesse oggi, sarebbe assolta con una stand ovation”.

Se l’attualità scioglie le lingue attorno a questo tabù, il senso di incomprensione domina perché i magistrati hanno mischiato le carte della interpretazione delle leggi. Si chiede  un oncologo: “Che messaggio mandiamo? Si parla da mesi della necessità di aggiornare la Loi Leonetti (quella del “Laisser mourir”, ndr) benché essa sia tuttora poco e male applicata alla realtà quotidiana, e la giustizia, con l’assoluzione del dr. Bonnemaison, che ha confessato sette eutanasie, ci impegna ormai a non rispettare la legge”.  Nel caso Lambert, si stenta ancora ad arrivare ad un consenso  sulla pratica della eutanasia passiva, benché sia giuridicamente legale, e nell’altro sembra si incoraggi l’eutanasia attiva che la legge proibisce”, riassumono molti medici.

Le sentenze e le incertezze della politica costringono i medici a navigare a vista: “E’ una palla di rugby – riassume un  rianimatore – che tutti si passano ma che finisce col colpire una sola persona, quella che deve decidere e portare tutto il peso del suo gesto”.

Un esperto di terapia di urgenza  parla di schizofrenia: “ Abbiamo scelto  tutti questo mestiere per curare, ma l’eutanasia  è il contrario delle cure. Alle sofferenze bisogna dare una risposta unica”.

“Per i medici rianimatori,  molto esposti sul fronte della eutanasia, la difficoltà è accresciuta anche dai progressi della medicina, dinanzi a cui restano sempre la paura della morte e della malattia, i punti di riferimento  della famiglia  e della fede”, afferma un medico anestesista, il dr. Charbonnier: “Io so che l’eutanasia attiva,  è regolarmente praticata, in piena illegalità, in rianimazione e nei raparti di terapia intensiva,  per ottenere dei posti letto che diventano sempre più rari per mancanza di fondi. La situazione mi fa pensare a quella dell’aborto prima della legge Veil” (ndr: quella che lo legalizzò).

Un altro medico riconosce: “Oggi, dinanzi alla carena di posti letto, si instaurano arbitrati e valutazioni, che prima non si ponevano,  sul valore di una vita piuttosto che di un’altra: fabbricare un disabile a vita? appesantire la situazione di famiglie che sono già in difficoltà? rianimare un sessantenne pieno di  metastasi per occupare un letto raro e negare così la possibilità di sopravvivere ad un giovane che arriva al reparto dopo un grave incidente?”

Ora – dice un medico della terapia di urgenza  –  certi medici scelgono direttamente di non rianimare “per non fabbricare  dei vegetali”.

“Questo -  risponde il bioeticista Hermann Hirsch –  é contrario alle buone pratiche; la questione della eutanasia non deve porsi se non dopo la rianimazione, non fosse che per permettere la donazione di organi”.

Il peso degli aspetti giuridici complica ancora la questione, osserva un pediatra: “In rianimazione i genitori supplicano di fare di tutto perché il figlio viva, ma dicono <dottore, rendetecelo ma rendetecelo normale>. Dopo di che si finisce in tribunale. Ma i medici non sanno leggere l’avvenire. Alcuni  giovani rianimati, benché disabili, vivono una vita non meno felice di quella di molti di noi”.

Un medico di urgenza ha provato duramente la complessità del tema eutanasia durante un processo  per un testimone di Geova, un caso giunto fino al Consiglio di Stato. Il caso ha messo in luce il conflitto fra i due obblighi, talvolta contrari, dei medici: la salvaguardia della vita umana e la necessità  del consenso informato. La giustizia amministrativa talvolta ha dato priorità alla sovranità dei diritti del malato, talaltra allo “imperialismo dei medici”.

Il tema del fine vita è complesso anche nelle unità di lungo soggiorno e geriatria, aggiunge un alto funzionario  della Sanità: le famiglie e alcuni medici curanti cominciano a dubitare che sia fondata la presa in carico di  genitori anziani, malati di Alzheimer o disabili: mantenerli senza possibilità di miglioramento non vuol dire fare accanimento terapeutico?  Uno psicologo osserva: il maltrattamento  non è più tollerato, al contrario la vulnerabilità  stringe  ormai la società: nasce dalla paura di invecchiare, di essere malato, di degradarsi. Allora, in una illusione di controllo, la società prende le vesti  della compassione e si convince ad uccidere o a  lasciar morire per amore, per empatia”.

Il direttore di una catena di case di riposo private afferma: “Credetemi, i medici curanti del settore privato non hanno questi dubbi, perché ucciderebbero il loro proprio business: il che dimostra che il problema della eutanasia é  strettamente legato, nei fatti, ai problemi economici. L’ospedale crea   delle situazioni  che immobilizzano dei posti letto troppo cari. Come volete che non si interroghino sulla utilità  di continuare nelle terapie? Da questo punto di vista, il privato è ben più morale, ma solo per ragioni economiche…… inverse”.

Secondo un  neurologo  se la legge deve  evolvere bisognerebbe cominciare  dal suo titolo perché il “fine vita”  non riguarda i pazienti in stato cronico. Che dire  dei milioni   di  malati di Alzheimer o nei vari stati vegetativi cronici?  Emmaenuel Hircsch pensa che non serve una legge sul fine vita ma una revisione  dei diritti del malato.

Ma per il dottor Rostini la prima cosa dare è mettere al centro della formazione dei medici queste questioni centrali, che oggi sono totalmente assenti. 

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Veronesi: «L'eutanasia non sia più mascherata»

Mar, 15/07/2014 - 14:20
Veronesi: «L'eutanasia non sia più mascherata»Avvenire15 Lug 2014Eutanasia

Rilanciare il dibattito sull'eutanasia perché il «Parlamento si faccia vivo». Torna alla carica l'associazione radicale Luca Coscioni, che ieri mattina ha tenuto una conferenza stampa a Milano, a cui hanno preso parte anche Umberto Veronesi, direttore dell'Istituto europeo di oncologia e il giornalista Vittorio Feltri. «Il 13 settembre dell'anno scorso abbiamo consegnato alla Camera dei Deputati oltre 70mila firme sottoscritte e certificate di cittadini italiani che vogliono che si parli di fine vita in Parlamento. Da allora – ha detto Marco Cappato, tesoriere dell'associazione e promotore della campagna Eutanasia Legale – nessuna calendarizzazione, né audizione, né un serio dibattito televisivo». 

Non c’è «la pretesa – ha continuato Cappato – che nel programma di Governo ci sia l'eutanasia ma che ci sia il dibattito e il confronto parlamentare. Si lasci il parlamento libero di discutere, di affrontare questi temi davanti all'opinione pubblica, attraverso il cosiddetto servizio pubblico dell'informazione radio televisiva».

Il professor Veronesi, condividendo l'appello dei radicali, ha colto l'occasione per rilanciare uno dei suoi cavalli di battaglia del passato: quello dell'eutanasia "mascherata", che secondo lui avverrebbe già in molti ospedali e che andrebbe invece liberalizzata: «Ci sono – ha detto Veronesi – tre modi di avvicinare le persone malate alla morte: due sono una sorta di eutanasia "mascherata", decisa dai medici». Secondo l'oncologo il primo modo di praticare una sorta di eutanasia «è quello di lasciar morire il paziente: è l'abbandono terapeutico, cioè l'opposto del cosiddetto accanimento terapeutico, ed è deciso dai medici». Il secondo modo, invece, è quello di aiutare a morire il paziente «aumentandogli la dose di oppiacei giorno per giorno, finché questa non porta alla morte». 

Si tratta, ha aggiunto Veronesi, «di una "mezza eutanasia", e anche qui la scelta è presa dai medici, senza che nessuno chieda nulla al paziente». Il terzo modo è invece «quello più semplice» secondo Veronesi: «Una iniezione che, in modo indolore, porta alla morte. Ma non è solo un'iniezione – ha ritenuto d'aggiungere –: è una scelta consapevole del paziente, e una legge che regolamenti questa pratica è un segno del progresso e del livello di civiltà di una società». Argomenti ripercorsi anche da Vittorio Feltri, che ha ricordato come «nel futuro di tutti ci sia una tomba. Già mi secca finire in una tomba – ha aggiunto –, ma finirci soffrendo mi pare addirittura surreale».

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Ministra, sull'eterologa serve più trasparenza

Mar, 15/07/2014 - 13:34
Ministra, sull'eterologa serve più trasparenza Unità15 Lug 2014Maria Antonietta Farina CoscioniFecondazione eterologa

Esiste o no un dovere di chi governa di render conto del suo operato, dei suoi scopi e obiettivi, al cittadino-elettore? Esiste o no il diritto di questo cittadino-elettore di conoscere, sapere e poter valutare quel che intende fare, fa, ha fatto, chi lo governa?

Sono domande che pongo formalmente alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ma sono questioni che pongo a tutti noi. Vado sul concreto. Giorni fa, l’otto luglio al ministero della Salute si è tenuta la prima riunione degli esperti nominati dalla Lorenzin, un «tavolo tecnico» per elaborare le linee guida in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa: ultimo atto di una serie di sentenze che hanno letteralmente smantellato la legge 40. Ascoltare e raccogliere i pareri di esperti e scienziati può certamente contribuire positivamente all`elaborazione di testi soddisfacenti dal punto di vista costituzionale ma soprattutto rispondere alle legittime aspettative di coppie che una legge sbagliata ha finora assurdamente punito e discriminato. La ministra Lorenzin non ha ritenuto di dover garantire «pubblicità» a questa seduta. Cosa hanno proposto e elaborato i tecnici e gli scienziati? Non sappiamo cosa hanno detto, cosa suggeriscono, neppure con quale criterio sono stati scelti, Non crede, il ministro, ma anche il governo e i parlamentari, che sia giusto, doveroso, utile, necessario che sia garantito il massimo di conoscenza e di informazione? Non crede il ministro, il governo, il parlamento che i cittadini abbiano il diritto di conoscere  che tipo di dibattito e di confronto sono in corso? I dubbi, se ci sono, le certezze, se si sono acquisite: sono cose, questioni che ci riguardano tutti, direttamente. In questi anni di «tavoli tecnici» o gruppi di lavoro, istituiti dal e al ministero della salute ne abbiamo visti tanti. E per quanto riguarda le linee guida sull`eterologa c`è una significativa continuità con il passato. Ho rivolto un formale appello alla ministra Lorenzin perché questa tendenza sia invertita e si attivi per assicurare il massimo di pubblicità e conoscenza a questi lavori. Ho chiesto non solo la pubblicazione dei verbali, o la trasmissione audio-video delle sedute e messe in rete, per consentire a tutti di poter giudicare: un omaggio all`antico precetto einaudiano del «conoscere per poter deliberare». L`unica reazione a questo appello è stata una semplice offerta di anticipare un incontro dell`Associazione Luca Coscioni , spostando così l`attenzione su altri aspetti anche se importanti. Ministra Lorenzin, rinnovo la mia richiesta e il mio appello. Su una questione importante come l`eterologa l`informazione e la conoscenza diventano non solo necessari, ma essenziali. 

 

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Pressing di Veronesi sull'eutanasia: "Chi soffre deve poter scegliere"

Mar, 15/07/2014 - 12:10
Pressing di Veronesi sull'eutanasia: "Chi soffre deve poter scegliere"il Giornale15 Lug 2014Michelangelo BonessaEutanasia

Se non ne discuterà il Parlamento, saranno loro a portare la questione a Roma con una manifestazione. L'associazione Luca Coscioni lo ha affermato ieri per bocca del suo tesoriere Marco Cappato al termine dell'incontro, tenutosi a Milano, «Eutanasia: il Parlamento si faccia vivo». Sono infatti mesi che l'associazione attende che il tema della dolce morte venga dibattuto in Aula, ma per ora non si è mosso nulla. E quindi sono pronti per settembre a organizzare una manifestazione di fronte ai cancelli dei palazzi romani per far sentire la propria voce.

«Il 13 settembre dell'anno scorso abbiamo consegnato alla Camera dei Deputati oltre 70mila firme sottoscritte e certificate di cittadini italiani che vogliono che si parli di fine-vita in Parlamento. Da allora - ha detto Cappato - nessuna calendarizzazione, né audizione, né un serio dibattito televisivo. Sono passati quasi quattro mesi dal giorno in cui il Presidente Napolitano inviò al dirigente dell'Associazione Luca Coscioni Carlo Troilo una lettera in cui sollecitava il Parlamento a un sereno e approfondito confronto sui drammatici problemi del fine vita, ribadendo la posizione che aveva già reso pubblica nel dicembre del 2006 rispondendo a una lettera di Piergiorgio Welby». Però la discussione non è partita. Da qui l'incontro a cui hanno portato il loro sostegno anche l'oncologo Umberto Veronesi e il giornalista Vittorio Feltri, entrambi favorevoli alla campagna EutanasiaLegale promossa dall'associazione.

«Il mio - ha detto Veronesi - è il parere di una persona che per tutta la vita ha vissuto accanto a persone sofferenti, vicine alla morte. Sono molto sensibile a questo tema perché l'ho vissuto e lo vivo da vicino. Davanti a una sofferenza e a un dolore incontrollabili è necessario che ognuno possa decidere, soprattutto davanti a una vita ormai abbreviata dalla malattia, in serenità e consapevolezza come chiudere la propria vicenda umana. La morte è inevitabile per tutti».

E quello su cui ospiti e relatori hanno insistito è che non si tratta di una questione di parti politiche: «Non significa niente essere di destra, di sinistra o di centro, star sopra o sotto - ha aggiunto Feltri - qui si tratta di fare un ragionamento elementare prescindendo da qualsiasi schieramento. C'è poi un'altra questione: è vero che molti medici cominciano a convincersi a sospendere il cosiddetto accanimento terapeutico. Ma i medici hanno bisogno che tutto questo venga regolamentato altrimenti rischiano in proprio, rischiano denunce, processi e anche condanne. E anche coloro, magari parenti, che spingono per questa soluzione possono essere perseguiti penalmente. Questo è sbagliato. L'eutanasia deve intraprendere un percorso rigoroso e questo della proposta di legge lo è».

L'oncologo ha anche spiegato che non si sta spingendo per liberalizzare il suicidio assistito in generale, ma qualcosa di simile a quanto avviene in altre nazioni europee: «In altri Paesi esiste la possibilità di ricorrere all'eutanasia - ha ricordato Veronesi - come deroga alla legge, perché il suicidio assistito è illegale, come in Olanda in cui ogni anno ci sono 10mila persone che la richiedono, ma solo la metà ne usufruisce perché l'altra metà muore in attesa delle procedure burocratiche da espletare che sono molto rigide». «Ci sono i presupposti anche numerici per parlarne e noi vogliamo solo che si apra la discussione - ha concluso Cappato - perché tutti i sondaggi indicano che il tema è di interesse generale, inoltre ogni anno si suicidano 3048 persone, secondo gli ultimi dati, e il 46% di queste persone sono malati terminali».

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Una legge per decidere quando morire

Mar, 15/07/2014 - 09:16
Una legge per decidere quando morire Corriere della sera Milano15 Lug 2014Mario Pappagallo

«L’eutanasia è un diritto che va affrontato. Non si possono ignorare casi come quello del regista Mario Monicelli che a 95 anni si è buttato dalla finestra di un ospedale. Un finale ignominioso per un uomo di cultura che ha finito la sua vita in una pozzanghera di sangue. Questa non è civiltà». È duro Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (leo). Da anni si batte per il diritto di scegliere il momento della morte quando la vita non è più concessa e la medicina serve solo a procrastinare il momento della fine. Se non si può avere una «buona vita», si  abbia una «buona morte». Volontaria. Ieri a Milano, a Palazzo Marino, l’Associazione Luca Coscioni e il comitato promotore «EutanaSiaLegale» sono tornate a chiedere un confronto  parlamentare e una normativa, come già in altri Paesi, garante di un diritto a chiedere e ottenere la «buona morte». Veronesi, il giornalista Vittorio Feltri, l’esponente dei Radicali Marco Cappato hanno animato il dibattito. Sintetizzabile con Feltri: «L’eutanasia va affrontata in maniera razionale e politicamente trasversale». Per arrivare a una legge. Altrimenti, tornando a Monicelli, non resta che il suicidio per affermare il proprio diritto di morire veramente quando morti lo si è già.

Mario Pappagallo

@Mariopaps 

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Stamina, i giudici e la scienza negata. Per i medici una questione di coscienza

Lun, 14/07/2014 - 12:17
Stamina, i giudici e la scienza negata. Per i medici una questione di coscienzaCorriere della Sera14 Lug 2014Adriana BazziCellule staminali

La fantasia dei giudici, almeno di quelli che si occupano del caso Stamina, non ha limite. Ieri il Tribunale dell'Aquila ha designato, con nome e cognome, il capo dell'équipe che dovrà somministrare a Noemi, una bimba di due anni con una grave malattia neurologica, un trattamento con cellule staminali per il 25 luglio prossimo: il «capo» è Erica Molino, la biologa della Stamina Foundation di Davide Vannoni.

Una biologa, non un medico. Il Tribunale l'ha autorizzata a nominare i membri dell'équipe, a dettare le tempistiche e le modalità di esecuzione del trattamento agli Spedali Civili di Brescia. Nonostante tutto quello che si è detto e scritto sulla vicenda Stamina, dobbiamo prendere atto di alcune cose. I giudici (non tutti per la verità: a Torino Vannoni è stato rinviato a giudizio per tentata truffa)vanno avanti imperterriti sulla loro strada, «sposando» il metodo vannoniano e ignorando le indicazioni della cornunità scientifica, contraria a questa terapia. I politici, più volte chiamati in causa, se ne stanno più o meno lavando le mani. Gli Ordini dei medici si sono dimenticati che hanno il potere di radiare i professionisti che non rispondono alle regole deontologiche. Perché di questi tempi si stanno perdendo, in mille discussioni, sulla neonata revisione del Giuramento di Ippocrate. Ippocrate appunto, il medico greco che ci ha tramandato i principi che ancora oggi regolano la professione medica. Uno dei più importanti è: primum non nocere, non fare male al paziente. Oggi non si sa se la terapia con le staminali possa fare bene, ma nemmeno si sa se possa fare male (forse sì). E ogni medico (dice Ippocrate) deve agire in scienza e coscienza. La scienza, in questa questione, è stata messa da parte, e allora si può fare appello solo alla coscienza. Se si può ricorrere all'obiezione di coscienza nel caso dell'aborto o della prescrizione di anticoncezionali, perché i medici non si dichiarano obiettori quando sono chiamati a eseguire passivamente ordini imposti dai magistrati e a sottostare ai diktat di psicologi (lo è Davide Vannoni, l'ideatore del metodo Stamina) e di biologi (la neonominata Erica Molino)? Una questione di coscienza. Ma anche di orgoglio professionale.

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Non perdiamo la sfida degli Ogm

Lun, 14/07/2014 - 12:09
Non perdiamo la sfida degli OgmSole 24 Ore Domenica14 Lug 2014Scienziati firmatariOgm

Le richieste di un numero crescente d'agricoltori per coltivare piante geneticamentemodificate(Gm), la battaglia della senatrice Cattaneo per un approccio razionale al problema e il dibattito in seno all'Eu sull'autorità o meno dei singoli stati nel vietare le coltivazioni già approvate dalle autorità europee, hanno riportato le piante Gm all'onore delle cronache.

Vorremmo perciò proporre alcune considerazioni fondamentali sull'argomento, per sfatare i maggiori luoghi comuni che affliggono la possibilità di affrontarlo in modo sensato. O Le piante Gm sono frutto dell'ingegno e della perseveranza umani, prodotte partendo dall'osservazione di come in natura i geni si spostano da una specie all'altra e adattando questi meccanismi alle nostre esigenze. Le donne e gli uomini che 31 anni fa hanno ottenuto i primi risultati positivi, così come larga parte degli scienziati che oggi si occupano di biotecnologie vegetali, pensavano a come lenire le sofferenze dei poveri del mondo causate dalla malnutrizione e dalle perdite dei raccolti. Certamente tali sofferenze non hanno solo radici scientifico/tecnologiche - e nessuno scienziato l'ha mai affermato - ma, come si suol dire, a ciascuno il suo mestiere: le piante Gm sono uno dei contributi della scienza per un'agricoltura maggiormente produttiva e sostenibile.

Le piante Gm attualmente coltivate hanno incrementato la produttività e il reddito degli agricoltori, inclusi milioni di agricoltori poveri, ma le potenzialità di questa nuova tecnologia devono ancora dispiegarsi. Mais con maggiore tolleranza alla siccità o più nutriente, riso con provitamina A, pomodori più ricchi in antociani, sono alcuni esempi in prova nei campi sperimentali, già approvati in alcuni Paesi o in corso di valutazione. E i laboratori di tutto il mondo sono ricchi di altri prototipi.

Circa un decimo della superficie agricola mondiale è attualmente coltivata con piante Gm. Si tratta di un indubbio successo per una nuova tecnologia che ha oppositori molto agguerriti.Le caratteristiche limitate delle maggiori specie Gm ora coltivate - essenzialmente resistenza a diserbanti e parassiti - è dovuta sia alla complessità biologica di altri caratteri che si desiderano migliorare, sia al fatto che questa nuova tecnologia, una volta uscita dai laboratori di ricerca pubblici in cui è nata, si è rapidamente orientata verso la commercializzazione a causa delle normative estremamente severe richieste per l'approvazione. I costi di svariati milioni per produrre le documentazioni necessarie per una singola pianta possono essere affrontati dalle grandi aziende cementiere, ma sono proibitivi per le piccole aziende e le istituzioni pubbliche. Più si alzano steccati immotivati esi tagliano i finanziamenti alla ricerca pubblica, più si favoriscono le grandi multinazionali.

Lo slogan «no Ogm» non ha alcun senso al di fuori dei pregiudizi ideologici: dopo decenni di coltivazione tutte le evidenze indicano che íl fatto di essere Gm non aggiunge né toglie in sé alcun rischio a una varietà coltivata, che va dunque considerata per quello che è e non in base alla tecnologia utilizzata per produrla. Per secoli abbiamo incrodato piante e selezionato le loro progenie non sapendo quasi nulla di ciò che era accaduto nel rimescolamento delle decine di migliaia di geni che costituiscono il genoma di una pianta. Nel secolo scorso abbiamo anche iniziato a utilizzare le radiazioni ad alta energia per causare mutazioni tra le quali poi scegliere quelle che più ci erano utili, sapendo ancora meno quanto fosse accaduto al Dna. Tutte queste piante sono accettate nei nostri campi e nella nostra dieta senza pretendere alcuna informazione sullo stato dei loro geni. Ora ci spaventiamo perché si è cambiato un gene specifico, scelto da noi? O Si sostiene che le piante Gm non servano all'Italia. Probabilmente è poco noto che fra le prime specie arboree Gm prodotte al mondo vi sono pioppi e kiwi usciti dai laboratori italiani. Campi sperimentali italiani di kiwi e olivi Gm - forse i più longevi al mondo - sono stati recentemente mandati al rogo su ordine delle autorità.

Scienziati italiani hanno anche introdotto nei meli coltivati il gene per la resistenza a un parassita che devasta i raccolti; questa strategia eviterebbe numerosi trattamenti con fungicidi. Piante di pomodoro San Marzano resistenti al virus che praticamente ne impedisce la coltivazione - e favorisce la massiccia importazione d'imitazioni - sono state prodotte da scienziati italiani Queste e altre piante, italianissime, sono nei laboratori in attesa dell'autorizzazione a coltivazioni sperimentali che, nell'attuale situazione, non arriveranno mai. Non è di conforto sapere che l'annientamento dei nostri successi scientifici da parte della politica non si limita alle biotecnologie vegetali: la sistematica distruzione delle eccellenze italiane sembra una moda diffusa in molti campi e da molti decenni: informatica, chimica, farmaceutica.

L'attuale maggioranza di governo fa del motto «più Europa» una sua bandiera. Aumentare la responsabilizzazione e i poteri dell'Eu sulle scelte economiche e sociali favorisce la cooperazione l'integrazione e impedisce che scelte miopi delle singole nazioni danneggino tutti, oche il peso di derisioni difficili cada su un singolo Paese; pensiamo ad esempio all'immigrazione. Perché allora si è appoggiatala scelta di aumentare il potere di derisione delle singole nazioni sulle piante Gm? Se le autorità competenti dell'Eu hanno giudicato che una varietà è sicura per la salute e le compatibilità ambientali sono state definite, dovrebbe essere lasciata libertà di scelta agli agricoltori nel rispetto di tali norme. L'alternativa è inseguire le fobie del momento senza preoccuparsi delle conseguenze a lungo termine della libertà dei cittadini.

Una delle tristi ironie della strenua opposizione anti-Gm di molti gruppi ambientalisti e dell'agricoltura biologica, è che in realtà la tecnologia Gm è inerentemente 'verde". Lo è quasi per definizione - si lavora solo con geni - e perché può ridurre l'impatto delle pratiche agricole sull'ambiente. Gli attuali oppositori dovrebbero essere i primi sostenitori delle piante Gm. Ma è molto difficile, per usare un eufemismo, convivere con chi non vuole. In Italia le norme di coesistenza con le colture Gm non sono emanate, o sono redatte con il preciso intento di impedime la coltivazione. Si tratta di un assurdo logico, un monumento all'intolleranza e uno stimolo verso l'irrilevanza del nostro Paese in campo agroalimentare. Importiamo notevoli quantità di soia e mais Gm per nutrirei nostri allevamenti. Assurdamente, impediamo di coltivare dò che sempre più importiamo dall'estero. Quando le nuove piante Gm con caratteristiche ancora più utili e non inventate da noi entreranno sul mercato cosa faremo? La storia ci insegna che essere reazionari e rinunciare a un'innovazione è spesso più rischioso che adottarla, e che ogni tradizione stata un'innovazione.

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Sangue infetto a processo...un quarto di secolo dopo

Lun, 14/07/2014 - 11:48
Sangue infetto a processo...un quarto di secolo dopoCronache del Garantista14 Lug 2014Valter VecellioSanità

E' sicuramente uno degli scandali più odiosi che hanno segnato questo paese, quello del sangue infetto: 80mila (avete letto bene: ottantamila!) vittime, persone morte per le conseguenze derivate dalla commercializzazione dei cosiddetti farmaci emoderivati.

Gli imputati per omicidio colposo plurimo sono una decina; ex amministratori di case farmaceutiche italiane, accusati di aver consentito l`uso di sangue prelevato da persone a rischio, in un periodo in cui non esistevano ancora test specifici contro Aids e epatiti B e C. Si stima appunto che, negli ultimi 25 anni, circa 80mila pazienti siano deceduti per conseguenze legate all`uso di emoderivati che sarebbero stati prodotti con sacche di sangue infetto.
Ci sono stati dei risarcimenti, ammesso che una vita e la salute irrimediabilmente compromessa possano in qualche modo essere risarcite da una somma di denaro? Sì: 700 (settecento!) persone hanno ottenuto risarcimento. Altre 5mila sono in attesa di giustizia, e si sono dovute costituire parte civile. Tra gli imputati
figura Duilio Poggiolini. Ricordate? Era l`ex direttore generale del servizio farmaceutico del ministero della
Sanità, a suo tempo lo soprannominarono "il Re Mida della Sanità". Quando gli perquisirono casa, accusato di aver favorito l`ingresso di alcuni farmaci nel prontuario sanitario in cambio di tangenti, gli trovarono tanto di quel denaro, gioielli e oggetti preziosi, che furono necessarie dodici ore per catalogarli tutti: tesori "custoditi" in armadi, all`interno di divani, materassi e pouf. Secondo l`accusa, Poggiolini, nel firmare una moratoria avrebbe consentito l`utilizzo di sacche di sangue risultato infetto nonostante una prescrizione dell`Unione Europea a non adoperarle; con quella firma e quella moratoria  si sarebbe favorita la diffusione di patologie rivelatesi poi letali. A causa di un difetto di notifica per Poggiolini si dovrà celebrare una nuova udienza preliminare. Quando, non si sa bene.
E` uno scandalo? Certo, ma lo scandalo più scandaloso è un altro. Questa storia infatti è cominciata alla fine degli anni `80: più di vent`anni fa, contrassegnati da una sconcertante catena di lentezze, e ritardi giudiziari, un`indagine che comincia a Napoli, poi viene trasferita a Trento, per poi ritornare al capoluogo campano; non è incredibile? Eppure, per quanto incredibile possa apparire, solo ieri a Napoli si è celebrata la prima udienza del processo. Qualcuno dovrebbe spiegare come tutto ciò sia potuto accadere.

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Maratoneta di sabato 12 luglio

Lun, 14/07/2014 - 11:23
Maratoneta di sabato 12 luglioRadio Radicale14 Lug 2014Cellule staminali

Stamina: termine indagine conoscitiva presso la Commissione Sanità di Regione Lombardia e relazione di maggioranza; soccorso civile su cannabis terapeutica. In studio Valentina Stella. Ospiti della puntata: Francesca Lozito, Antonella Soldo. 

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Il Maratoneta
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Verso l'eutanasia legale. Grazie Presidente

Sab, 12/07/2014 - 17:58
Verso l'eutanasia legale. Grazie PresidenteIl Manifesto12 Lug 2014Carlo TroiloEutanasia

In un ampio servizio, «Le Figaro»  racconta lo shock provocato nel  mondo dei medici da due sentenze  in Francia: il Consiglio di Stato acconsente  a lasciar morire Vincent  Lambert, in stato vegetativo permanente  da anni, e il tribunale di Pau  assolve, fra gli applausi del pubblico,  il dottor Bonnemaison, che aiutò  a morire sette malati terminali.  Disorientati, i medici chiedono a  gran voce una legge che consenta a  loro e ai giudici di chiarire cosa è  lecito e cosa non lo è. Charles Charbonnier,  dell’ospedale di Tolosa dichiara:  «Io so che l’eutanasia è regolarmente  praticata, in piena illegalità,  in rianimazione e nei reparti  di terapia intensiva», poi aggiunge,  «se il processo Malevre (infermiera  condannata nel 2003 a 12 anni di carcere per avere aiutato diversi malati  a morire, ndr) si svolgesse oggi,  sarebbe assolta con una standing  ovation».  Prendendo atto di questo fermento  nel mondo medico e nelle sentenze  della magistratura, il presidente  Hollande ha incaricato Jean Leonetti  e un altro deputato di diverso  orientamento politico, di proporre  al Parlamento le necessarie modifiche  della legge in vigore, la «Loi  Leonetti», che già prevede l`eutanasia  passiva.  Anche in Gran Bretagna il dibattito riscalda gli animi. La legge bocciata  in passato di Lord Charles Falconer,  già ministro laburista della Giustizia,  ha ora buone possibilità di essere  approvata dalla Camera dei Lorde.  Malgrado la contrarietà del premier  Cameron e del suo vice Clegg,  i parlamentari dei rispettivi partiti  (conservatore e laburista) sono stati  lasciati liberi di votare secondo coscienza  così come in Quebec poche  settimane fa.  Solo in Italia i medici - con le coraggiose  eccezioni dei professori Sabatelli  e Saba - negano che vi sia eutanasia clandestina negli ospedali,  rifugiandosi dietro la formula della  «desistenza terapeutica». La politica  tace e la Camera dei Deputati  continua a rinviare, con un vergognoso  rimpallo di, responsabilità fra  la presidente Boldrini e i capigruppo,  la calendarizzazione della legge  d’iniziativa popolare sull’eutanasia.  In questo modo viene svuotato di  significato il diritto riconosciuto ai  cittadini dall’articolo 71 della Costituzione.  Fortunatamente abbiamo un Capo  dello Stato sensibile al tema che  per la terza volta si trova a stigmatizzare,  ancora qualche giorno fa,  l’inerzia del Parlamento. Grazie, Presidente  Napolitano.  

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Bioetica, chi risponde all'appello di Napolitano?

Sab, 12/07/2014 - 17:44
Bioetica, chi risponde all'appello di Napolitano?L'Unità12 Lug 2014Marco CappatoBioetica

La presidenza della Repubblica sembra essere rimasta l’unica istituzione politica a rendersi conto del  danno arrecato ai cittadini italiani dall`assenza di libertà civili sui temi della vita e dell`autodeterminazione individuale. Il richiamo di Napolitano alle Camere, in occasione dell`incontro con il Comitato Nazionale di Bioetica, si fa forte del grande consenso che questi temi hanno presso l`opinione pubblica, e fa emergere la necessità che una maggioranza politica in Parlamento si faccia carico finalmente di quella maggioranza sociale favorevole a obiettivi come eutanasia e testamento biologico, ricerca sugli embrioni, fecondazione assistita, pari diritti per le unioni omosessuali. Sul fine-vita il richiamo di Napolitano è insistente. Sono passati quasi quattro mesi dal giorno in cui il Presidente inviò a Carlo Troilo, dirigente dell`Associazione Luca Coscioni, una lettera in cui sollecitava il Parlamento ad un «sereno e approfondito confronto» sui drammatici problemi del fine vita, ribadendo la posizione che aveva già reso pubblica nel dicembre del 2006 rispondendo a una lettera di Piergiorgio Welby. Nonostante i richiami del Colle, che si collegano idealmente a quelli su carcere e giustizia, Parlamento e governo fanno a gara nel bloccare ogni avanzamento e negare persino il dibattito sull’eutanasia e le altre libertà civili. Lo stesso Matteo Renzi, che su economia e riforme istituzionali ama presentarsi come colui che punta sul rapporto diretto con il popolo, su questi temi ha invece finora voluto o accettato di far prevalere le logiche paralizzanti di coalizione. Il disservizio pubblico dell’informazione radiotelevisiva copre l’inerzia parlamentare attraverso il silenzio e la censura, grazie alla quale, ad esempio, la gente non sa che la proposta di legge di iniziativa popolare per l`eutanasia legale attende da 10 mesi di essere calendarizzata dal Parlamento. Infatti, proprio il 13 settembre dell`anno scorso abbiamo consegnato alla Camera dei Deputati oltre 70.000 firme sottoscritte e certificate di cittadini italiani che vogliono che si parli di fine-vita in Parlamento. Da allora nessuna calendarizzazione, né audizione, né un serio dibattito televisivo. Come Associazione Luca Coscioni, invitiamo i parlamentari e i ministri che vogliano raccogliere in modo concreto il monito del Presidente e fare affermazione di coscienza laica e antiproibizionista a far parte del soggetto politico che vive questi temi come priorità, e dunque a iscriversi alla nostra associazione, soggetto costituente del Partito radicale. Per quanto riguarda l’eutanasia, il primo appuntamento che diamo loro è per lunedì mattina al Comune di Milano, con Umberto Veronesi e Vittorio Feltri per l’incontro «Eutanasia: il Parlamento si faccia vivo». La presenza di Feltri è anche un segnale incoraggiante per la ricerca di maggioranze trasversali inedite. A patto, però, di volerle davvero cercare.  

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A quando un “sereno e approfondito confronto” del Parlamento sui drammatici problemi del fine vita?

Ven, 11/07/2014 - 11:47
A quando un “sereno e approfondito confronto” del Parlamento sui drammatici problemi del fine vita?Carlo Troilo11 Lug 2014Eutanasia

Dichiarazione di Carlo Troilo, dirigente della Associazione Luca Coscioni e autore del libro “Liberi di morire”

Sono passati quasi quattro mesi dal giorno in cui il Presidente della Repubblica mi inviò una lettera in cui sollecitava il Parlamento ad un “sereno e approfondito confronto” sui drammatici problemi del fine vita, ribadendo la posizione che aveva già reso pubblica nel dicembre del 2006 rispondendo a una lettera di Piergiorgio Welby. Molti parlamentari si impegnarono ad accogliere la sollecitazione del Capo dello Stato ed il Presidente della Camera assicurò ai dirigenti della Associazione Luca Coscioni che avrebbe chiesto ai capi gruppo di calendarizzare la proposta di legge di iniziativa popolare sulla legalizzazione della eutanasia presentata il 13 settembre del 2013 dalla stessa Associazione. In Francia sono sempre più numerosi i medici che confessano di praticare l'eutanasia clandestina e le forze politiche valutano l’opportunità di legalizzare, dopo il “laisser mourir”, anche l'eutanasia attiva, mentre in Gran Bretagna la legge di Lord Falconer sul suicidio assistito ha forti possibilità di essere approvata dalla Camera dei Lord perché Cameron e il suo vice Clegg, pur personalmente contrari, hanno lasciato libertà di voto ai rispettive partiti, conservatore e laburista. Anche in Italia, dopo il messaggio del 18 marzo del  Presidente Napolitano,  due medici hanno  dichiarato – ed è la prima volta che ciò avviene - di aver aiutato a morire diversi malati terminali, riconoscendo di fatto (sia pure parlando di “desistenza terapeutica”) l'esistenza di un diffuso  fenomeno di eutanasia clandestina. Ieri il Capo dello Stato ha ripetuto per la terza volta la sua sollecitazione ad un confronto sereno e approfondito sui temi del fine vita, stigmatizzando il silenzio del Parlamento. Ma il Parlamento continua ad eludere  questo confronto. L’unica decisione presa è stata quella di aumentare da 50mila a 250mila le firme necessarie per presentare una proposta di legge di  iniziativa popolare, rendendo così pressoché impossibile l'esercizio di questo diritto riconosciuto ai cittadini dall'articolo 71 della Costituzione. Il Senato tace, mentre alla Camera continua il vergognoso  scaricabarile fra Presidenza e gruppi parlamentari, che io denuncio all'opinione pubblica e ai familiari delle migliaia di malati – come mio fratello Michele – cui  una politica codarda nega “una morte degna”, lasciando loro solo la scelta drammatica del suicidio come “eutanasia all’italiana”. E rivolgo il mio pensiero grato ed affettuoso ai familiari di Mario Monicelli, Lucio Magri e Carlo Lizzani che hanno deciso, assieme a me, di impegnarsi in questa battaglia di civiltà.

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Fecondazione assistita, non c'è alcun vuoto

Ven, 11/07/2014 - 11:24
Fecondazione assistita, non c'è alcun vuoto L'Unità11 Lug 2014Carlo FlamigniFecondazione eterologa

Non sono mai stato bravo a far previsioni, ma ci sono occasioni in cui è impossibile non indovinare cosa ci sta preparando il futuro e questa delle donazioni di gameti, finalmente ammesse anche in Italia dopo la sentenza della Corte Costituzionale, è una di quelle. Avevo effettivamente previsto che il mondo cattolico (quello intollerante e cattivo, quello che ha scritto sui suoi giornali che bisogna eliminare la Corte Costituzionale, quello che sollecitai «fedeli» a fare obiezione di coscienza nei confronti di questo Stato che trasuda immoralità, quello stesso che ha scritto che l`Onu, con le sue dichiarazioni favorevoli all`aborto volontario, ha lasciato cadere la maschera e si è rivelata quello che abbiamo sempre saputo, alito del demonio) non avrebbe accettato questa sentenza senza qualche convulsione e che la crisi epilettica più probabile ci avrebbe riportati in Parlamento, alla ricerca di soluzioni utili per attutire il colpo e diminuire il dolore. A dire il vero, avevo persino detto cosa avrebbe chiesto il suddetto mondo cattolico al Parlamento e anche questa previsione, lo ammetto, non richiedeva particolari arti divinatorie. Adesso leggo sul Corriere della Sera che il ministro Lorenzin (che su questa materia si comporta come un playmaker di terza divisione, finte e controfinte ma mai un canestro) ha annunciato di aver nominato una commissione ad hoc composta da venti esperti, di voler preparare le necessarie linee guida e di ritenere indispensabili alcuni «passaggi parlamentari». Sono riuscito a conoscere i nomi dei venti esperti (in realtà c`è anche il direttore dell`Istituto che si occupa della conservazione di organi e tessuti, che di queste cose sa pochino, e una professoressa di chimica, che ne sa meno di quanto ne so io di coltivazione del radicchio) e mi limito a fare la stessa critica che faranno tutti coloro che hanno fatto parte di molte commissioni: le migliori sono quelle composte da due membri, quelle tra cinque e dieci fanno solo confusione, sopra i 15 finiscono generalmente in questura per disturbo della quiete pubblica. Vorrei che la signora Lorenzin capisse che tutto questo è inutile, che esistono già le regole necessarie, che non c`è alcun vuoto legislativo. Ma la cosa che mi preme maggiormente è di far capire al ministro che dovrebbe smettere di pensare alla Procreazione Medicalmente Assistita (Pma) come a un «Far West», non si lasci imbrogliare dai suoi amici e consulenti. Voglio essere concreto e proporre un confronto. Ci sono più di 300 centri di Pma e il numero di quelli che sono stati coinvolti in qualche scandalo (donazioni di gameti a donne ultrasessantenni, sperimentazioni su embrioni et similia) non supera le quattro o cinque unità, senza contare il fatto che per ora  nessuna di esse ha ancora subito processi per aver violato le leggi dello Stato. Ci sono 315 senatori nel Senato della Repubblica: andate a vedere quanti di loro sono stati o sono coinvolti in problemi legali, per aver imbrogliato, rubato o complottato con la mafia, poi mi direte dove si trova in realtà il Far West. Potrei chiedervi di fare conti analoghi con i ministri della nostra religione di Stato e cercare quanti hanno interpretato a modo loro il vangelo di Marco («sinite patvulos venire ad me», 10,14), o hanno trafficato destramente col denaro delle loro banche: non lo faccio solo perché sono un uomo fondamentalmente tollerante. Quello che il ministro deve cercar di capire, invece, riguarda il fatto che bussa prepotentemente alle porte un nuovo paradigma, un nuovo modello di riferimento, quello che in filosofia si chiamerebbe archetipo. Maurizio Mori, che è molto paziente con me e mi dà lezioni di filosofia - io sono un povero ginecologo - mi fa fare sempre un confronto con un antico scontro tra paradigmi, quello tra Galileo e il Santo Uffizio, in cui il punto simbolico della querelle era un versetto della Bibbia: «Fermati, Sole!». Oggi lo scontro è tra due prospettive antropologiche, e il punto simbolico è ancora la Bibbia («Maschio e femmina li creò»), la Pma non è solo una cura della sterilità di coppia, è un modo nuovo di pensare alla generazione, l`annuncio di una rivoluzione scientifica. Vuole qualche esempio? Negli Usa un numero sempre crescente di donne giovanissime lascia le proprie cellule uovo in frigorifero con l`intento di andarsele a riprendere dopo 20 anni, sottraendosi così alle punizioni sociali che gli uomini continuano a imporre alle ragazze; in molti laboratori si sperimentano modelli di ectogenesi che consentiranno alle donne di sottrarsi alla schiavitù delle gravidanze; nel 2013 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegittimo  il Defence ofmatriage act, che impediva di riconoscere i matrimoni gay. Potrei continuare, ma non credo che ne valga la pena: si tratta solo di capire che il mondo sta cambiando, perché il nuovo paradigma definisce un nuovo modello di società destinato a durare per un certo periodo di tempo, quanto nessuno lo può sapere. Una rivoluzione biomedica che si unisce a quella tecnologica e a quella sociale (spero che nessuno si sia dimenticato dell`aborto, del divorzio, dei milioni di bambini educati -e bene -da un solo genitore). E su questa straordinaria novità arriva la benedizione delle Corti di giustizia che ci avvertono che la regola etica si fa sulla base della morale di senso comune. Come sempre c`è chi difende disperatamente il vecchio paradigma; come sempre c`è chi si propone come mediatore (ieri lo fece Thycho Brahe, oggi il ministro Lorenzin). Temo (faccio per dire) che sia tutto tempo sprecato. Questo articolo doveva finire qui, ma poi sono andato, con alcuni colleghi del Comitato Nazionale della Bioetica, dal Presidente Napolitano che ci ha ricevuti con la sua solita cortesia e ha approfittato dell`occasione per sollecitare il Parlamento a non continuare a ignorare i problemi della bioetica, importanti per il Paese altrettanto quanto lo sono quelli dell`economia. La prima reazione al suo discorso, è venuta da Sacconi, e non posso proprio ignorarla. Con raro senso delle circostanze il nostro ex-socialista ha subito replicato che non era proprio il caso di sollecitare un interesse che avrebbe aumentato le divisioni del Paese, ignorando del tutto il fatto che il Presidente aveva chiaramente parlato di «una serena discussione». Lo cito dunque come un difensore del vecchio paradigma. Se fossi sicuro che conosce il latino gli direi di non agitarsi troppo, perché le forze del radicalismo cattolico, purtroppo per loro, non prevalebunt. Capirà?   

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Bioetica, monito di Napolitano al Parlamento

Ven, 11/07/2014 - 11:05
Bioetica, monito di Napolitano al Parlamento Il Sole 24 Ore11 Lug 2014Lina PalmieriniBioetica

Non è entrato nel merito Giorgio Napolitano quando ieri ha condannato il silenzio delle Camere sui temi di bioetica, ma il merito si conosce bene. E si sa che sul fine vita, sulla ricerca scientifica ma anche sulla fecondazione assistita o perfino sui diritti civili i partiti preferiscono girare la testa e rinviare di legislatura in legislatura. Una pratica che ha creato maggioranze trasversali e che dai temi etici arriva fino all’emergenza-carceri, all’amnistia e indulto, su cui pure il capo dello Stato aveva inviato alle Camere (lo scorso autunno) il suo primo messaggio. Ieri invece ha puntato l’indice sulle questioni di bioetica su cui siamo tra i Paesi europei più arretrati dal punto di vista legislativo.«Il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a  problemi la cui complessità e acutezza continua a essere largamente avvertita». Napolitano lo ha detto ricevendo una delegazione del Comitato nazionale di bioetica presieduto da Francesco Paolo Casavola che nell’incontro ha messo in luce come i progressi scientifici e l’evoluzione della vita mettano sul tavolo questioni nuove per le persone e per la società. Questioni su cui - appunto - il Parlamento preferisce il "buio" o delegare ai tribunali. Lo spiega bene Marco Cappato, tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, quando dice che «il richiamo di Napolitano ha un fondamento "popolare" nel senso che su testamento biologico o ricerca scientifica ci sia ormai nel Paese una maggioranza sociale di cui la maggioranza politica in Parlamento non si occupa». In realtà già nel zoo6, da poco eletto al Quirinale, Napolitano seguì da vicino e con attenzione la vicenda Welby e invitò il Parlamento a discutere del fine vita, appello che ha ripetuto qualche mese fa dopo aver ricevuto una lettera-appello di Carlo Troilo fatta insieme ai familiari di Mario Monicelli e Carlo Lizzani. E Cappato ricorda che «lo scorso 13 settembre, ormai io mesi fa, è stata presentata una proposta di legge di iniziativa popolare sull’eutanasia legale, la sospensione delle terapie e il testamento biologico. Non solo non si è aperta una discussione ma non è stata fatta nemmeno un’audizione». Dalla parte opposta, c’è chi - in qualche modo - rivendica il silenzio del Parlamento come scelta non-divisiva. Maurizio Sacconi, per esempio, capogruppo di Ncd al Senato si augura che «le espressioni attribuite a Napolitano non significhino sollecitazione al Parlamento affinché deliberi sui temi eticamente sensibili producendo divisioni nella nazione sui principi stessi sui quali è stata fondata, prima ancora della nascita dello Stato unitario, poi recepiti dalla Costituzione». Ma Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ricorda invece che qualche tentativo si fece anche se senza alcun esito: «Non voglio alimentare polemiche ma ricordo che qualche anno fa si tentò di affrontare con un decreto questa materia e che questo decreto non vide mai la luce». Tra chi provò a produrre un cambiamento c’è Barbara Pollastrini, Pd: «Illuminanti le parole di Napolitano. Governi e Parlamento non possono sottrarsi al dovere di dare norme su materie significative della nostra modernità». Una proposta per rompere il silenzio viene da Cappato: «Visto che Renzi si caratterizza per il suo rapporto diretto con il popolo, si occupi di temi che ormai hanno un largo consenso nell’opinione pubblica e separi la maggioranza politica dalla maggioranza che potrebbe formarsi in Parlamento sulla bioetica». 

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Napolitano si oppone all'inerzia di Governo e Camere. Ministri e parlamentari si iscrivano alla nostra associazione

Gio, 10/07/2014 - 17:08
Napolitano si oppone all'inerzia di Governo e Camere. Ministri e parlamentari si iscrivano alla nostra associazioneFilomena Gallo, Marco Cappato10 Lug 2014Eutanasia

Dichiarazione di Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretario e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni - soggetto costituente il Partito radicale

La Presidenza della Repubblica sembra essere rimasta l'unica istituzione politica a rendersi conto del danno arrecato ai cittadini italiani dall'assenza di libertà civili sui temi della vita e dell'autodeterminazione individuale.
Parlamento e Governo fanno a gara nel sopprimere ogni avanzamento e negare persino il dibattito su questioni come l'eutanasia, la ricerca sugli embrioni, la fecondazione assistita. Il disservizio pubblico dell'informazione radiotelevisiva copre questa inerzia attraverso il silenzio e la censura, grazie alla quale, ad esempio, la gente non sa che la proposta di legge di inizitiava popolare per l'eutanasia legale attende da 10 mesi di essere calendarizzata dal Parlamento. 
Come associazione Luca  Coscioni invitiamo i Parlamentari e i Ministri che vogliono raccogliere in modo concreto il monito del Presidente e fare affermazione di coscienza laica e antiproibizionista ad iscriversi all' associazione Luca Coscioni, soggetto costituente del Partito radicale. Per quanto riguarda l'eutanasia,  il primo appuntamento che diamo loro per discuterne è per lunedì mattina a Milano con Umberto Veronesi e Vittorio Feltri (http://www.associazionelucacoscioni.it/comunicato/eutanasia-il-parlamento-si-faccia-vivo)

 

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Bioetica, Napolitano incalza la politica: “Silenzio delle Camere insoddisfacente”

Gio, 10/07/2014 - 16:18
Bioetica, Napolitano incalza la politica: “Silenzio delle Camere insoddisfacente”La Stampa10 Lug 2014Bioetica

«Il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento» sui temi di bioetica «non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a problemi la cui complessità e acutezza continua a essere largamente avvertita». Lo ha sottolineato Napolitano, ricevendo una delegazione del Comitato Nazionale di Bioetica presieduto da Casavola.  

 

Il Presidente della Repubblica, si legge nella nota diffusa dal Colle, ha ricevuto oggi al Quirinale una delegazione del Comitato Nazionale di Bioetica presieduto dal Professor Francesco Paolo Casavola. 

 

Nell’incontro, aperto dal Professor Casavola che ha messo in rilievo le questioni poste alle persone e alla società nel suo complesso dai progressi scientifici e dall’evoluzione della vita umana, il Presidente Napolitano ha sottolineato che il silenzio osservato negli ultimi tempi dal Parlamento su queste materie non può costituire un atteggiamento soddisfacente rispetto a problemi la cui complessità e acutezza continua a essere largamente avvertita. 

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Una cura per i "bambini farfalla"

Gio, 10/07/2014 - 13:38
Una cura per i "bambini farfalla" Gazzetta di Modena10 Lug 2014Cellule staminali

Sono partiti dal Centro di Medicina Rigenerativa "Stefano Ferrari" dell’Università di Modena e Reggio Emilia i lembi di pelle geneticamente modificata che sono stati trapiantati pochi giorni fa alla Clinica Dermatologica Universitaria di Salisburgo (Austria) dall’equipe del prof. Johann Bauer e del dr. Josef Koller su una paziente austriaca affetta dalla forma giunzionale dell’Epidermolisi bollosa, meglio nota come Sindrome dei Bambini Farfalla, una invalidante malattia genetica della pelle. «Il trapianto eseguito in Austria è frutto di una lunga collaborazione internazionale che ci vede impegnati da anni insieme ai principali ricercatori del mondo nella lotta a questa terribile patologia» dice la prof. Graziella Pellegrini, coordinatrice della terapia cellulare al Centro "Stefano Ferrari". «Di sicuro la ripresa della sperimentazione costituisce un passo avanti, ma dovranno passare ancora alcuni mesi prima di sapere se saremo riusciti a ottenere i risultati sperati». È il secondo intervento al mondo di terapia genica a base di cellule staminali epidermiche geneticamente corrette, dopo quello eseguito, con la tecnologia messa a punto dal team di ricercatori guidati dai professori Michele De Luca e Graziella Pellegrini, alla Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena nel 2005 dall’equipe del prof. Alberto Giannetti su un paziente italiano affetto dalla medesima patologia. Dopo questo primo successo clinico, che ha entusiasmato gli scienziati di tutto il mondo e i cui risultati si sono mantenuti stabili fino ad oggi, nell’ateneo modenese si è lavorato per allargare la sperimentazione ad altri pazienti e sviluppare nuovi vettori virali per la cura di altre forme di Epidermolisi bollosa. «Dopo il primo trapianto di terapia genica e centinaia di trapianti per la ricostruzione della cornea, la nostra attività è stata interrotta dall'entrata in vigore del regolamento europeo 1394 del 2007 - spiega Michele De Luca, professore di Biochimica all'ateneo modenese e direttore del Centro "Stefano Ferrari" - che ha inserito le terapie avanzate a base di colture cellulari nell’alveo della regolamentazione sui farmaci. Per poter continuare la nostra attività abbiamo costruito, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, il Centro di Medicina Rigenerativa e, grazie al sostegno di Chiesi Farmaceutici, abbiamo creato lo spin-off universitario Holostem Terapie Avanzate, che ci ha fornito le competenze farmaceutiche per raggiungere questo importante risultato». Oltre alla paziente austriaca, nelle stesse ore è stato trattato al San Raffaele di Milano dall'equipe del dott. Paolo Rama un paziente con deficit da staminali limbari grazie alla terapia cellulare per la ricostruzione della cornea messa a punto molti anni fa proprio da Michele De Luca e Graziella Pellegrini che, dall'ottenimento della certificazione GMP del Centro modenese, sono già riusciti a trattare più di venti pazienti, di cui due al Policlinico di Modena, in collaborazione con l'equipe del prof. Gian Maria Cavallini. «Il nostro prossimo obiettivo - conclude Michele De Luca - è trattare a breve, proprio a Modena, con la collaborazione della Clinica Dermatologica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, diretta dal prof. Giovanni Pellacani, anche altri pazienti con la speranza che un giorno questa sperimentazione possa trasformarsi in una terapia per tutti i Bambini Farfalla». 

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Giustizia: assistenza sanitaria per i detenuti... se l'Italia sembra la Guinea

Gio, 10/07/2014 - 13:23
Giustizia: assistenza sanitaria per i detenuti... se l'Italia sembra la GuineaUnità10 Lug 2014Luigi ManconiSanità in carcere

Leggo dello sciopero della fame iniziato il 30 giugno scorso, da Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani e vengo preso da un senso di smarrimento.

Lei nel proporre ancora una volta il tema del carcere - con tutta la sapientissima follia che è virtù propria delle persone razionali e pragmatiche - ha dedicato particolare attenzione alla questione dell'assistenza sanitaria per i reclusi.

Si tratta di un problema gigantesco, che non sembra presentare differenze troppo acute tra gli standard di cura e di terapia garantiti nelle carceri del nostro Paese e quelli presenti, per esempio, nella prigione di Bata, città della Guinea equatoriale, dov'è rinchiuso Roberto Berardi, un prigioniero italiano che ho iniziato a conoscere. Da qui quel mio senso di smarrimento.

A scanso di equivoci, il nostro è un Paese di solida democrazia pur afflitto da una grave crisi di rappresentanza politica e da un antico deficit di garanzie nel processo penale, mentre la Guinea equatoriale è dominata dal 1979 da un despota di nome Teodoro Obiang.

Di conseguenza lo stato dei diritti nel nostro Paese e lo stato dei diritti in quella nazione dell'Africa centrale sono incomparabilmente diversi. Ci mancherebbe. Ma qui si verifica un atroce paradosso: la profonda differenza tra i due sistemi e la superiore qualità della vita sociale, dei diritti individuali e collettivi, delle tutele e delle libertà in Italia tendono via via ad attenuarsi se osserviamo alcuni particolari gruppi sociali e alcuni particolari luoghi.

Per un verso le condizioni degli strati più vulnerabili di popolazione e, per l'altro, la debolezza delle garanzie negli istituti del controllo e della repressione sembrano rassomigliarsi qui e in Guinea. In altre parole, per quanto sia doloroso riconoscerlo, a un derelitto recluso in una cella dell'Ucciardone o internato nell'Opg di Aversa e affetto da una qualche patologia può accadere di non essere trattato in modo troppo diverso (ovvero migliore) di come viene trattato Berardi nella sua cella nel carcere di Bata dove la temperatura è stabilmente sui 40 gradi e dove le condizioni igienico-sanitarie determinano il cronicizzarsi della malaria.

Berardi sta in quel carcere dal gennaio del 2013 e si trova in stato di isolamento da oltre sette mesi, sottoposto a percosse, violenze e sevizie, dopo una condanna a due anni e quattro mesi e al pagamento di un milione e 400mila euro. Gli è stata promessa la grazia dal presidente Obiang, ma l'atto di clemenza potrebbe sospendere l'esecuzione della pena senza rimetterlo in libertà, perché quella sanzione pecuniaria costituisce la vera merce di scambio. L'integrità del suo corpo (e la stessa possibilità di salvezza) "vale" oggi un milione e 400mila euro.

E quanto vale la vita - e quanto valgono i corpi malati, febbricitanti, affetti dalle più diverse patologie, debilitati dalla cattiva alimentazione, scossi da infermità mentali o annichiliti dalla follia - di migliaia di detenuti italiani? Per questo Rita Bernardini ha intrapreso lo sciopero della fame finalizzato a interrompere la tragedia delle morti in carcere e a denunciare la carenza di cure che riguarda anche i reclusi incompatibili con la detenzione.

Alla Bernardini si sono affiancati nel digiuno altri 200 cittadini: e condividono il suo allarme tantissimi giuristi, sindacati della polizia penitenziaria, cappellani e direttori di carcere, tutte le associazioni che operano nel sistema penitenziario, alcuni (purtroppo pochi, pochissimi) parlamentari e quel Giorgio Napolitano che, alla bella età di 89 anni, conserva tutta intera la capacità di scandalizzarsi.

Le prime parole e i primi atti del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, fanno ben sperare: e i provvedimenti presi dagli ultimi governi - che alcuni irresponsabilmente hanno annunciato come "svuota carceri" - hanno ridotto il sovraffollamento. Ma non in misura sufficiente: siamo ancora ben oltre la capienza regolamentare.

E rimaniamo lontani dal garantire alla gran parte dei reclusi quelle otto ore di "celle aperte" che costituiscono una indispensabile opportunità di socializzazione e di libertà di movimento. Ciò comporta - oltre alla sofferenza di corpi ristretti in spazi angusti, addensati entro perimetri soffocanti, abbracciati loro malgrado e promiscui per necessità, allo stesso tempo intimi e ostili - anche la decadenza di tutti i servizi, a partire proprio da quelli della salute.

Oggi i detenuti italiani che si trovano in questo stato sono oltre 58mila. A essi vanno sommati i 3.300 nostri connazionali reclusi in prigioni di Stati stranieri. Si tratta di Paesi che, fortunatamente, non assomigliano sempre alla Guinea equatoriale, ma ci sono anche quelli che ne rappresentano una versione ancora più feroce.

Ciò che, invero, appare non troppo dissimile è, come si è detto, la condizione dei penitenziari. E di quei connazionali che si trovano detenuti all'estero nulla, o quasi nulla, sappiamo. Quanto ci viene raccontato a proposito di Roberto Berardi non può che inquietarci. E costituisce una ragione in più per sostenere l'iniziativa di Rita Bernardini e di quanti credono nella giustizia giusta.

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Mais Ogm distrutto dalla Forestale

Gio, 10/07/2014 - 12:05
Mais Ogm distrutto dalla Forestale Corriere della sera10 Lug 2014Ogm

Una vittoria a metà, da entrambe le parti. n Corpo forestale del Friuli-Venezia Giulia ieri mattina hanno distrutto cento metri quadrati di mais Ogm seminato da Giorgio Fidenato a Mereto di lbmba (Udine). Ma non è riuscito a fare lo stesso nell'altro campo a Colloredo di Monte Albano. Come annunciato alla vigilia, Fidenato, leader di Futuragra, ha aspettato i forestali con una sessantina di sostenitori impedendo che le mietitrici distruggessero le piante che producono pannocchie «arricchite» di un gene che avvelena gli insetti che insidiano il raccolto. Gli agenti sono intervenuti per applicare il decreto regionale numero 5 del 28 marzo scorso che vieta per un anno la coltivazione di mais geneticamente modificato in attesa di definire con chiarezza il quadro normativo. Fidenato, diventato il simbolo dei coltivatori pro-Ogm, ovviamente non è d'accordo. Salito su un trattore ha sfidato nuovamente le istituzioni: «La legge regionale non è conforme alle direttive europee, pertanto è illegittima. Non vorrei che la Procura sprecasse altro tempo e soldi pubblici per fare un lavoro inutile. Non si può vietare questa coltivazione. Anziché reprimere questa sperimentazione unica a livello europeo, vengano a toccare con mano i risultati da cui emerge che non c'è nessun rischio». La Procura dovrà necessariamente occuparsi di quanto accaduto, sulla base del verbale trasmesso dalla Forestale. Il timore, intanto, è che, come già accaduto in passato, gli attivisti no-Ogm possano con un blitz distruggere le coltivazioni. Soddisfazione per l'intervento della Forestale è stato espresso dalla Coldiretti. «Le leggi vanno fatte rispettare, anche in considerazione del fatto che 8 italiani su dieci si oppongono al biotech» ha detto il presidente Roberto Moncalvo. «Per l'Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura — aggiunge il leader della Coldiretti — non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale e alimentare, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del made in Italy». 

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