Luca Coscioni

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Incontro Pubblico ad Arzignano Vicenza su "FINE VITA,TRA ETICA LEGGE E SCIENZA"

Gio, 03/03/2016 - 17:30
Data: Giovedì, 3 Marzo, 2016 - 16:15Città: VICENZAIndirizzo: Comitato Promotore Associazione. L.CoscioniOrganizzatore: Giuseppe AllegatoDimensione Volant. Arzignano 11 marzo 16.pdf50.09 KB IMG Loca. Inc. Publ. ad Arzignano jpg.pdf79.3 KB
Categorie: Radicali

Maternità surrogata, una legge per combattere l’illegalità e garantire i diritti

Gio, 03/03/2016 - 17:15
Maternità surrogata, una legge per combattere l’illegalità e garantire i diritti fanpage.it3 Mar 2016Claudia TorrisiGestazione per altri

Tra discussione parlamentare del ddl Cirinnà sulle unioni civili, stepchild adoption e – in ultimo – la paternità di Nichi Vendola, di maternità surrogata si parla da mesi. Un dibattito, però, monco e inquinato da spauracchi agitati all'occasione e poca informazione. Sulla pratica c'è di fatto un vuoto legislativo. Ad occuparsene nel nostro paese è solo la legge 40 del 2004, che ne prevede il divieto. Molti paesi, però, regolano in vari modi questa tecnica. Il risultato è che le coppie o gli individui che vogliono avvalersene lo fanno comunque all'estero, tra ingenti spese e legislazioni non sempre a tutela delle donne. L'associazione Luca Coscioni ha annunciato la presentazione di una proposta di legge sulla gestazione per altri "che tuteli le donne anche da chi si fa scudo di loro per non riconoscere diritti". L'impianto è semplice: l'accesso alla pratica dovrebbe essere consentito solo a donne che siano economicamente autosufficienti e che siano già mamme, mantenendo il divieto della commercializzazione – già previsto in Italia. I gameti, inoltre, non apparterranno alla donatrice, con cui il bambino non avrà alcun rapporto giuridico, diventando immediatamente figlio legittimo della coppia che si impegna alla genitorialità. Il tutto sarà regolato da un accordo tra le parti, irrevocabile dopo il trasferimento dell'embrione nell'utero. Fanpage.it ha intervistato l'avvocato Filomena Gallo, segretario nazionale dell'associazione Coscioni. In questi ultimi tempi si parla parecchio e a tutti i livelli di maternità surrogata, di sfruttamento delle donne e di genitorialità delle coppie omosessuali. Innanzitutto un chiarimento: chi è che ricorre alla gestazione per altri? Va fatta una precisazione di fondo: alla gestazione per altri ricorrono coppie di sesso diverso e coppie dello stesso sesso. Ci sono diverse persone che hanno problemi di salute e non possono portare avanti una gravidanza. C'è chi nasce con malformazioni, chi si è sottoposto a cure chemioterapiche e ha salvato i propri gameti e non ha più l'utero. Insomma, ci sono tante situazioni di vita che possono portare a non avere più la possibilità di intraprendere una gravidanza per condizioni di salute. La maggior parte delle coppie italiane che si sono rivolte all'estero in questi anni sono eterosessuali e l'hanno fatto perché non potevano portare avanti una gestazione. E poi ci sono condizioni "di stato", cioè le coppie composte da individui di sesso maschile. La cosa allarmante è che questa tematica è uscita fuori adesso, in contrapposizione alla discussione sulle unioni civili. Questo è un contesto particolare perché denota una cultura che vuole spostare l'attenzione su altre tematiche e creare opinione contraria. Invece, al centro della discussione dovrebbe esserci l'idea di provare ad avere una famiglia con dei bambini, che poi è il sentimento che appartiene alle coppie che si trovano a dover intraprendere questi percorsi, che non sono mai semplici. Cosa manca, quindi, nel dibattito di questi giorni?É un dibattito dove ci sono persone che si dichiarano contrarie e non prendono in considerazione le motivazioni che portano a rivolgersi a paesi dove la pratica della gestazione per altri è consentita, prevista e normata. Esce fuori un certo bigottismo, che non dovrebbe esserci nel terzo millennio. Tra l'altro, la cultura dei cittadini è ben lontana dal sentire politico di queste posizioni espresse negli ultimi giorni: in Italia l'utero in prestito è stato anche autorizzato nel 2000 dal tribunale di Roma, questo nessuno lo ricorda. Il primo caso fu italiano, nel 1993, poi subentrò il divieto dell'ordine dei medici a ricorrere a queste tecniche e non fu più ripetuto. Quando il tribunale di Roma autorizzò l'utero in prestito era su base solidale. Veniamo da epoche in cui c'era anche una certa gestione del corpo delle donne, sembra quasi che torniamo indietro nel tempo. Perché non può essere legale anche in Italia che una donna scelga di portare avanti una gravidanza per un'altra persona che non può farlo, ricevendo un rimborso delle spese necessarie per una gravidanza? E del pericolo "sfruttamento" cosa pensa? Utilizzare come spauracchio la possibilità dello sfruttamento e non pensare che ci possano essere donne che, in modo cosciente e responsabile, se la sentano di intraprendere un percorso di nove mesi per una gravidanza per aiutare chi non può averla è un voler mettere da parte il sentire femminile. Siamo tutti contrari allo sfruttamento di tutti gli esseri umani e dobbiamo impegnarci con una moratoria universale a combatterne ogni forma. Però nel caso specifico della Gpa va prevista una legge che possa normare questa pratica, che altro non è che una tecnica di fecondazione assistita. Solo così si possono mettere all'angolo tutte le situazioni di illegalità. Questo appartiene a un paese civile e democratico, dove i dibattiti su queste tematiche dovrebbero essere bilanciati. In Italia è la legge 40 del 2004 ad occuparsi di gestazione per altri – seppur di sfuggita. Voi, invece, avete annunciato di aver lavorato a una proposta di legge specifica sul tema. Di che si tratta? Partiamo da un presupposto: in Italia la legge 40 dice che è vietata la "commercializzazione" – viene usata proprio questa parola – di embrioni, gameti e utero surrogato e vengono previste sanzioni amministrative e la reclusione fino a due anni. Il cittadino italiano che vuole accedere a queste tecniche senza fare "commercializzazione", vista l'incertezza della normativa italiana, si rivolge all'estero. Però qui c'è una prima discriminazione: chi può andare all'estero? Chi può spendere determinate cifre per accedere a queste tecniche, che, anche senza la commercializzazione del corpo della donna, presentano dei costi. Poi, quando si torna in Italia c'è il problema della trascrizione dell'atto di nascita, perché il ministro di Grazia e giustizia insieme a quello degli Interni e a quello degli Esteri hanno emanato un documento dove è previsto che l'ufficiale di stato civile debba rifiutarsi di trascrivere l'atto di nascita di un bambino nato con Gpa, benché sia un atto legale e legalizzato nel paese dove la tecnica è consentita. In quel caso l'ufficiale deve dare comunicazione alla procura della Repubblica e inizia un processo. In questi anni abbiamo visto la maggior parte delle volte l'archiviazione di questi procedimenti e la trascrizione dell'atto. Dove ci sono state situazioni che erano da chiarire, i procedimenti sono andati avanti. Ma perché queste coppie non possono accedere a questa pratica nel paese di cui sono cittadine, con una norma chiara che preveda la tecnica, la disciplini e garantisca sia la donna che farà la gestazione per altri, che la coppia che ha accesso alla Gpa e lo stesso nato? Come associazione Luca Coscioni presentiamo un disegno di legge, che speriamo possa essere depositato. Prevede una norma specifica, che va a disciplinare l'accesso alla gestazione per altri nel nostro paese: chi può realizzarlo, chi si può prestare a queste pratiche in modo chiaro semplice e facendo riferimento a norme del nostro regolamento. Cosa pensa di proposte come quella di prevedere la maternità surrogata come "reato universale", avanzata dalla senatrice del Pd Anna Finocchiaro, o l'emendamento presentato al ddl Cirinnà che voleva pene fino a 12 anni per chi fa ricorso alla gpa all'estero? Penso che hanno avuto grande fantasia. Per quanto riguarda la moratoria per il reato universale, chi l'ha proposta non sa cosa determina e che tipo di lavoro, di impegno e di azioni dirette necessita. Ma, tra l'altro, perché bisogna imporre ad altri le proprie convinzioni? Si indicherebbero come criminali internazionali paesi da anni impegnati a distinguere legalmente chi si presta a un atto solidale da chi compie un'azione di sfruttamento. Se hanno proposto di inasprire le pene, poi, c'è un motivo: per i reati al di sotto dei tre anni non ci può essere l'iniziativa da parte del ministro di Grazia e giustizia che persegue la persona che va a commettere all'estero qualcosa che in Italia è vietato. Quindi così si è cercato di bloccare qualsiasi possibilità di accesso anche in altri paesi che invece scelgono di normare la tecnica. Dobbiamo impedire a scienza e ricerca di andare avanti e fare ulteriori passi ovunque perché non tutti sono d'accordo? Perché, al di là dei divieti, c'è resistenza anche solo a pensare a una legge che regoli questa pratica? In Italia c'è un fenomeno che si ripete ogni qualvolta si parla di tematiche connesse alla sessualità e alle libertà. Ed è un fenomeno che ci riporta ogni volta indietro: la paura di ciò che può essere nuovo o non controllato direttamente dalla politica. Io non so dare una motivazione a tutto ciò, so che alla base c'è un forte bigottismo. Parliamo di libertà: ciò che per me non è lecito, non è detto che non debba esserlo per qualcun altro. Nel momento in cui si parla di tecniche che riguardano la vita e le famiglie, ci dovrebbe essere un dibattito un pochino più tranquillo. E, soprattutto, si dovrebbe consentire l'intervento anche delle persone direttamente interessate da questi temi, persone che in questo momento vengono viste solo come criminali che vogliono andare all'estero per sfruttare la disponibilità di donne in stato d'indigenza. Il dibattito fino a oggi si è basato su questo, come se la donna non avesse più la capacità di scegliere e di decidere per se stessa e le coppie fossero solo composte da terribili sfruttatori.   

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Unioni civili, contro chi agita il fantasma dell’utero in affitto

Gio, 03/03/2016 - 17:00
Unioni civili, contro chi agita il fantasma dell’utero in affittoIl Fatto Quotidiano11 Feb 2016Marco Cappato

Un fantasma si aggira per il Parlamento italiano, e fa scappare tutti terrorizzati. Si chiamerebbe “gestazione per altri” o anche“maternità surrogata”. Ma non fa abbastanza paura. Per dare l’idea del mercimonio, delle donne del terzo mondo sfruttate, della carne umana venduta al bancone del negozio, molto meglio “utero in affitto”. Il fantasma è utile per azzoppare le unioni civili, fare la guerra alla possibilità che una persona possa adottare il figlio del partner omosessuale, in particolare nell’evenienza che quel figlio sia nato con la gestazione per altri.

Chi agita il fantasma si guarda bene dallo spiegare che lo sfruttamento della donna avviene proprio quando non ci sono regole e la gente è costretta ad andare all’estero. Meno che mai si fa menzione del fatto che la gestazione per altri potrebbe essere puramente solidale, magari nell’ambito della cerchia famigliare e di amicizia (ad esempio: una donna fa nascere il figlio alla sorella alla quale hanno asportato l’utero per un tumore) e prevedendo solo un rimborso spese, con limiti alla ripetibilità onde evitare che per qualcuno possa diventare una professione o un affare.

Continua a leggere direttamente sul BLOG di Marco Cappato su Il Fatto Quotidiano.

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Associazione Luca Coscioni - Sede Milano ospiterà il Seminario "La Guerra con la Droga"

Gio, 03/03/2016 - 15:25
Ricerca sulle droghe

Un viaggio fatto di storie, immagini e testimonianze, che lega il narcotraffico mondiale ai conflitti vecchi e nuovi.

 

 

Dai traffici di oppiacei dei militari in Afghanistan a quelli dell'Uck nel Kosovo protetto dalla Nato, dall'anfetamina usata dai Top Gun statunitensi alle droghe sintetiche prodotte dallo Stato Islamico, dai due confitti mondiali alla cosiddetta “eroina di Stato”, il rapporto tra stupefacenti e conflitti è vecchio quasi quanto la guerra stessa.

Un’anteprima della presentazione è visibile al seguente indirizzo: https://tiny.cc/guerradroga

Per leggere il comunicato CLICCA QUI

Data: Venerdì, 4 Marzo, 2016 - 20:30Città: MILANOIndirizzo: ARCI CASCIAVIT Via Tortona 12, 20144 Organizzatore: Arci Casciavit & Associazione Luca Coscioni AllegatoDimensione Comunicato stampa _La guerra con la droga_MI.doc171.5 KB
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Utero in affitto: "Una legge per non alimentare i mercati dello sfruttamento"

Gio, 03/03/2016 - 14:09
Utero in affitto: "Una legge per non alimentare i mercati dello sfruttamento"L'Espresso3 Mar 2016Susanna TurcoGestazione per altriUna legge che regoli la maternità surrogata, che mantenga il divieto attuale di commercializzazione dell’utero, già contenuto nella legge 40, ma consenta l’accesso a queste tecniche anche in Italia, evitando abusi e sfruttamento. Così, mentre l’Ncd di Alfano e Binetti promette di volerne fare un reato ancora più stringente, i radicali dell’Associazione Luca Coscioni presentano una proposta per legalizzare l’utero in affitto in Italia. “C’è chi parla di sfruttamento del corpo femminile, di pratiche abominevoli: ebbene, in un sistema democratico a tutto ciò si risponde normando, non vietando”, dice Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione, presentando il testo della proposta.
Il partito della ministra della Salute, in verità, vuole che il reato sia inasprito. Sia reso universale.
“E che c’entra, allora anche io propongo un reato universale contro l’impiego dei bambini nelle miniere, contro le spose bambine. Siamo tutti contro lo sfruttamento degli esseri umani. E certo, se nella gestazione per altri ci sono casi di sfruttamento, sono io la prima a dire di no: le buone leggi servono anche a questo, a evitarli. Ma una donna che sceglie di fare quello che vuole del proprio corpo, non è sfruttamento: è una decisone legittima”.

Ci sono zone del mondo dove però è così. Penso per esempio all’India, al Nepal.
“E noi preferiamo andare ad alimentare questi mercati, piuttosto che darci una regola? Perché bisogna partire da un dato di fatto: la scienza consente la gestazione per altri, e in alcuni Paesi si fa. Chi vive nei divieti, come accade agli italiani, se può va all’estero”. Il deputato Gigli, di Centro democratico, propone di punire appunto questo: il turismo riproduttivo.
“E cosa si punirebbe? In Italia la fecondazione eterologa è consentita, dal 2014. E non c’è neanche un vero e proprio divieto alla gestazione per altri, che è una forma di eterologa. Nella legge 40 è vietato l’utero surrogato se commercializzato. Senza commercializzazione è lecito, ma bisogna ricorrere a un giudice che lo dica. Noi ci siamo mossi anche per questo, su sollecito delle coppie che non hanno i mezzi per andare all’estero e vorrebbero una legge più chiara in Italia. Non sarebbe meglio?”

Avete predisposto una legge che mantiene il divieto di commercializzazione.
“E’ solo una proposta, perfettibile. Come nella maggior parte dei paesi che consentono la gestazione per altri, prevediamo per la donna un rimborso per le normali spese che si affrontano durante la gravidanza e per la capacità lavorativa che si perde, nel periodo del parto”. 

Direbbe la Binetti che anche questa è una forma di commercializzazione, e dunque di potenziale sfruttamento.
“Noi prevediamo l’accesso solo a donne che siano economicamente autosufficienti, cioè abbiano un reddito, e che siano già mamme. E i gameti non possono essere i suoi”.

E il bambino?
“Diviene da subito il figlio legittimo della coppia, non c’è alcun rapporto giuridico con la donna. Viene firmato un consenso che diventa irrevocabile dopo il trasferimento dell’embrione in utero: la donna si impegna a non vantare nessun diritto sul bambino, la coppia si impegna a esercitate la patria potestà e tutti i diritti connessi alla genitorialità e a non disconoscere il bambino”.

Chi potrebbe accedervi?
“Coppie, anche dello stesso sesso, e single, in età potenzialmente fertile. Si prevede di sanare anche tutte le situazioni preesistenti, che riguardino figli già nati con la gestazione per altri”.

Mi figuro già le proteste.
“Già, perché con le unioni civili, stralciando la stepchild adoption, si è voluto fare una legge a metà, cercando di impedire in altro modo che le coppie omosessuali avessero dei figli. E’ come se il retropensiero di chi è contrario alle unioni gay, si fosse riversato sui bambini e sui ‘danni’ che ne potrebbero avere”.

Non ritiene che facilitare l’accesso all’adozione per tutti sia un modo per dare una alternativa anche a chi oggi, se vuole avere un figlio,  può solo ricorrere all’utero in affitto?
“La norma sulle adozioni va rivista, e le due cose non si escludono, ma sono diverse. A chi non può avere figli si dice talvolta: adottatelo. Ma non è quello che deve spingere all’adozione. Accogliere un bambino abbandonato, o comunque separato dalla propria famiglia di origine, è un percorso del tutto diverso da quello di avere un figlio. Con o senza la fecondazione assistita”.

Resta il fatto che l’utero in affitto incontra resistenze molto maggiori della fecondazione assistita in sé. La ministra Lorenzin è tornata a esprimere giusto ieri la più ferma condanna per quello che è “un abominio vero e proprio”.
“A Lorenzin, Binetti e gli altri vorrei chiedere di dire apertamente perché sono arroccate sul no. E’ perché sono contrarie all’idea che una coppia dello stesso sesso abbia dei figli? E’ perché pensano che se hai delle malattie che ti impediscono di procreare, non bisogna superare i limiti della natura anche se la scienza consente di farlo? Perché allora non dovremmo prendere l’aspirina, toglierci un cancro, donare un rene”.

Beh ma portare avanti una gravidanza è una cosa diversa. O no?
“Si è molto parlato in questi giorni di Nichi Vendola, che è appena diventato genitore. Ho letto che molti parlando di “un bambino strappato alla sua mamma”. Ma non è così: quella è una donna che si è prestata a portare avanti la gravidanza, con gameti non suoi, sottoscrivendo un contratto. Non è la mamma. Al momento della nascita, quel bambino è figlio della coppia che lo ha cercato, voluto e che lo crescerà. Dopodiché, intraprendere una gestazione per altri non è una scelta facile: prevediamo intanto una legge, solo poi si vedrà se e quante sono le donne disponibili a farlo, in Italia”.

Alla Lorenzin, in una interrogazione parlamentare, è stato richiesto di intervenire, come ministra, contro i singoli casi di utero in affitto. Lei ha risposto che è più opportuno agire per via parlamentare
“E siamo d’accordo. E’ bene che i deputati e i senatori si applichino a fare una legge, perché i cittadini italiani questo problema lo hanno già affrontato. Meglio in ritardo che niente”.
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Una legge per la maternità surrogata? Si deve iniziare da qualche parte

Gio, 03/03/2016 - 13:27
Una legge per la maternità surrogata? Si deve iniziare da qualche parteWired3 Mar 2016Chiara LalliGestazione per altri

Oggi l’Associazione Luca Coscioni, durante una conferenza presso la sala stampa della Camera dei deputati, ha presentato una proposta di legge sulla maternità surrogata, Disciplina della gestazione per altri.

La premessa di Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretario e Tesoriere dell’Associazione, è che lo strumento migliore per evitare e ridurre gli abusi sia la regolamentazione e non l’invocazione di reati universali.

Nel dibattito su ciò che, in modo dispregiativo, è chiamato ‘utero in affitto’ in pochi sembrano voler distinguere tra sfruttamento e solidarietà, tra mercificazione e progetto parentale. I rischi per le donne, paventati da molti, e le discriminazioni si contrastano solo colmando il vuoto normativo nel quale si annidano. Per questo con gli esperti dell’Associazione abbiamo preparato un testo di legge per regolamentare la gravidanza per altri anche nel nostro Paese, tutelando le donne attraverso limiti e paletti e garantendo così i diritti di tutti”.

Si comincia con le definizioni: “Per gestazione per altri s’intende quella di una donna che volontariamente e liberamente ospita nel proprio utero, fino al termine della gravidanza, un embrione prodotto attraverso le tecniche di fecondazione in vitro e che, prima dell’inizio della gestazione, si è impegnata con atto irrevocabile, da sola o unitamente alla persona con cui è sposata o è convivente, a partorire il figlio del genitore o dei genitori e rinunciare a qualsivoglia diritto genitoriale sul bambino che nascerà. Tutti i soggetti qui coinvolti accettano integralmente il contenuto del successivo articolo 6 con dichiarazione inclusa nell’atto di cui al successivo articolo 5” (articolo 1).

gameti possono essere donati oppure appartenere a chi si rivolge alla gestazione per altri, ma non dalla gestante (articolo 2). In questo modo la portatrice non sarà geneticamente affine al nascituro.

       

 

      Quando si può fare ricorso alla gestazione per altri?

Quando i richiedenti sono maggiorenni, viventi e in età potenzialmente fertile; quando ci sono problemi di salute o condizioni che impediscono la riproduzione, sia per coppie di sesso diverso sia dello stesso sesso. È anche possibile farvi ricorso se giudicato opportuno all’interno del rapporto tra medico e paziente e nel rispetto della normativa vigente. La condizione necessaria sarà, in tutti i casi, l’informazione completa riguardo alle conseguenze giuridiche della pratica a entrambe le parti, così come un supporto psicologico (articolo 3).

Le donne che possono portare avanti la gravidanza per altridevono essere maggiorenni e avere già altri figli, non essere in condizioni di bisogno – cioè essere in grado di provvedere al proprio mantenimento – e dovranno sottoporsi ad alcuni esami clinici previsti dalla normativa vigente, equivalenti a quelli richiesti per la donazione dei gameti al fine di garantire la sicurezza e la tracciabilità (articolo 4).

L’accordo di gestazione per altri è una scrittura privata tra i soggetti, firmata davanti a un avvocato che attesta l’autenticità della firma e l’effettiva e consapevole volontà della donna portatrice. Quest’ultima rinuncia all’esercizio di qualunque ruolo genitoriale e s’impegna a sottoporsi agli accertamenti medici necessari e previsti nel corso di una gravidanza. Tutte le spese sono a carico del genitore o della coppia di genitori. A tale importo andrà aggiunto un rimborso equivalente alla perdita del redditodurante il periodo precedente alla gestazione, durante e successivo. Il genitore o i genitori si assumono la piena custodia del nascituro. Tutte le parti devono rispettare la riservatezza e la confidenzialità dell’accordo (articolo 5).

Al nato sarà attribuito lo statuto di figlio di chi ha chiesto di accedere alla surrogata, e così sarà indicato nell’atto di nascita. Il consenso originariamente formulato non è revocabile e i genitori non possono disconoscere o negare il rapporto di filiazione (articolo 6).

Infine, per quanto riguarda l’applicazione delle tecniche di riproduzione e per i divieti e le sanzioni si rinvia alle norme in vigore in materia di procreazione medicalmente assistita, cioè alla legge 40 (articolo 7).

Una legge perfettaNo. Una legge che risolverebbe tutte le possibili complicazioni? Nemmeno.

Ma una legge che ha il merito di provare a regolare una possibile decisione libera e informata di alcune persone. E che non si appoggia sui possibili abusi per giustificare un divieto per tutti.

In ogni accordo e in ogni decisione si possono verificare difficoltà controversie. Succede in ogni circostanza e non può essere una ragione abbastanza forte per impedire e per formulare un no assoluto. Anche nei matrimoni possono verificarsi complicazioni, litigi, dispute e ripicche. Alcune parti possono essere o sentirsi danneggiate. Da questo non segue l’inferenza “allora dovremmo vietare a tutti di scegliere di sposarsi”.

Siamo fatti diversamente, abbiamo preferenze e gusti differenti. Per questo un sistema autoritario e moralistico è peggiore di uno liberale e leggero dal punto di vista giuridico. Questa proposta potrebbe essere un inizio su cui discutere e ragionare, sottraendosi alle espressioni ormai irrigidite ma poco sensate, come “è immorale comprare i bambini” o “non si mercifica il corpo delle donne!”.

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Etica delle surroganti

Mer, 02/03/2016 - 17:49
Etica delle surrogantiInGenere18 Feb 2016Zsuzsa BerendGestazione per altri

In diversi paesi europei in cui la surrogacy è bandita si è acceso il dibattito. Sostenitori e oppositori della surrogacy soppesano le problematiche etiche e pratiche così come è avvenuto negli Stati Uniti dove poi è diventata una pratica legale. Per prendere posizione, può essere utile contemplare il punto di vista delle “surroganti” (le donne che hanno fatto gestazione per altri), invece le loro opinioni vengono spesso ignorate sia dagli oppositori che dai sostenitori di questa pratica. Per un decennio ho svolto ricerca etnografica a partire dalla community di www.surromomsonline.com (le cui frequentatrici si autodefinisconoSMO), il più grande sito e forum statunitense di informazione e sostegno alle surroganti.

Il sito ci consente di avere uno sguardo dall’interno e individuare gli argomenti che alle surroganti interessano di più. Le loro discussioni sul forum ci raccontano di come le surroganti vivano diverse questioni, per esempio: il denaro, i contratti e le relazioni. I “thread” (ossia i temi lanciati dalle utenti) ci rivelano, per esempio, come il loro impegno morale non sia solo nei confronti delle “coppie che meritano un figlio” – solitamente di classe media, stabili, ben educate, “coppie che si amano” etero o omo che spesso hanno un vissuto di fallimenti e perdite nella loro ricerca di un figlio – ma anche del bambino che, in un certo senso, “affida la sua vita” alla surrogante quando “decide di attecchire e crescere”.

L’etica delle surroganti è fondata sul “viaggio d’amore” che implica un dare reciproco. È questo il loro modo di intendere la relazione contrattuale in cui una donna porta in grembo e fa nascere un bambino per “i genitori promessi” (intended parents) ricevendo un compenso economico. Quando le surroganti enfatizzano il coinvolgimento emotivo, stanno sottolineando la natura etica, privata e unica della relazione, elevando l’amore al di sopra dei termini contrattuali. È sulla base della promessa che hanno fatto alla coppia a cui si sono legate (o con cui sperano di legare) che la surrogante nutre il feto come il “bambino ancora non nato” dei genitori promessi. Numerosi thread parlano di quella che le surroganti chiamano la “chimica”: “Non ami quel momento in cui scatta il click con i tuoi genitori promessi?” “Oddio si! È una sensazione fantastica. Ti sembra di conoscerli da sempre”. Quando le surroganti parlano del “click”  e dei genitori promessi come della “coppia giusta” costruiscono una narrazione che situa l’interazione nella sfera intima, alla quale la procreazione appartiene. In questo modo affermano l’aspetto privato e non negoziabile di una scelta individuale: “non mi importa cosa pensano gli altri, fintanto che so nel profondo del mio cuore che sto seguendo la mia vocazione” .

Quello che le surroganti pensano spesso è che la loro vocazione sia “proteggere il più vulnerabile, il nascituro”. Il dibattito si scalda quando si parla di riduzione selettiva (ossia di un aborto selettivo in una gravidanza multi-fetale per ridurre il numero di feti) e di interruzione di gravidanza in caso di anomalie che non rappresentano una minaccia di vita, come per esempio la sindrome di Down. Questi dibattiti ci danno indicazioni su quale sia il punto di vista delle surroganti sulla responsabilità etica. Molte surroganti sono “pro-choice” ma non interromperebbero mai una gravidanza; scelta per loro significa che le donne dovrebbero essere libere di fare quello che vogliono con il proprio corpo, anche la surrogacy o la donazione di ovuli. Altre si dicono orgogliosamente “pro vita”.

Tutte loro si pongono il problema della riproduzione per terzi: ossia cosa succede quando la gestazione e la genitorialità coinvolgono persone diverse che hanno un diverso coinvolgimento nel processo. Le surroganti sono sempre più del parere che la soluzione sia nel rispetto di queste differenze, e insistono nel ribadire che, se le parti non sono in accordo su questi temi fondamentali, non dovrebbero imbarcarsi insieme in una surrogacy. Le discussioni tra SMO reiterano la convinzione che surroganti e genitori promessi devono essere sulla stessa lunghezza d’onda su quanti embrioni trasferire prima di firmare il contratto e a quali condizioni interrompere una gravidanza. Il percorso diventa ufficiale alla firma del contratto e i contratti devono rispecchiare un accordo ragionato su tutti i temi sensibili. “È colpa tua se il tuo contratto non prevede tutto questo” è stata la concisa risposta a un post relativo a disaccordo su un’interruzione di gravidanza.

La maggior parte delle donne che frequentano il forum sostiene che la responsabilità di una surrogante inizia prima del concepimento perché, se "la vita inizia dal concepimento", i concepimenti dovrebbero essere pianificati in modo da creare le migliori condizioni per i nascituri. Il vecchio detto delle SMO “fai il transfer di tanti embrioni quanti bambini puoi portare” è diventato “trasferisci tanti embrioni quanti bambini i tuoi genitori promessi sono disposti ad accogliere” e spesso fa il paio con “pensa alla salute dei bambini”. Le surroganti che “fanno il transfer di un’intera squadra di calcio” (ossia molti embrioni) vengono criticate e tacciate di essere disinformate e analfabete.

Le discussioni testimoniano gli sforzi delle surroganti per bilanciare la partecipazione emotiva con l’insistenza su un comportamento prudente e informato, scegliendo l’etica sia dell’empatia che della razionalità. Ma siccome non c’è un linguaggio che coniughi la coesistenza di una calda empatia e una professionalità affidabile, le donne oscillano tra la lingua dell’amore e quella del lavoro. “Alcune persone non sono d’accordo con l’uso della parola “lavoro”, perché le surroganti non vogliono che si pensi a loro come a delle impiegate” ha scritto Millie “tuttavia, è il nostro lavoro quello di portare il bambino nella pancia, seguire le indicazioni dei medici e rispettare i termini del contratto”.

Rebecca è di un altro parere “La surrogacy non è un lavoro. Credo che nessuno potrebbe pagarmi abbastanza per portare il suo bambino se davvero non ho voglia di farlo… Nel profondo del tuo cuore non pensi che sia un lavoro. Spero che tu trovi una coppia che ti ami davvero”. Rebecca ha sollevato una differenza fondamentale: la surrogacy, a differenza di un impiego, non è solo una transazione di mercato. Le SMO concordano che le surroganti non vendono servizi riproduttivi; spesso scrivono del desiderio di “creare famiglie felici” e “fare la differenza”. Le famiglie in cui coppie stabili, coppie che “se lo meritano” pianificano la nascita di un figlio e superano tutti gli ostacoli per avere dei figli, vengono considerate i mattoni per costruire una società migliore.

Le surroganti parlano della surrogacy in termini più di reciprocità che di lavoro.

È un progetto fondato sulla mutualità in cui le parti hanno diverse ricompense e un’amicizia che si spera durerà nel tempo… discutiamo, siamo d’accordo, non lo siamo e ciononostante sono disposta a superare grandi distanze per fare cose per compiacere la mia coppia di futuri papà. Non sono un’impiegata sono una compagna di viaggio.

La surrogacy è intesa dalle sue protagoniste come un patto di responsabilità condivisa e un dare reciproco. “Io aiuto loro e loro aiutano me e la mia famiglia”. Le surroganti sposano l’idea che la surrogacy è “dare il dono della vita”. Dono significa che in ballo c’è una relazione e questo simboleggia l’opposto della pura utilità. “Nella surrogacy doniamo entrambi: non è un ti do questo mi dai questo, nessuno tiene la contabilità”, spiega Naomi. Lo scambio e la relazione che si crea rappresentano un obbligo morale tra attori morali.

Il “dono della vita” viene considerato come il “dono supremo”, questa interpretazione porta con sé l’associazione al concetto cristiano di sacrificio. “Se qualcuno pensa che io possa portare in grembo il bambino di qualcun altro, proteggerlo e tenerlo al sicuro fino alla nascita e farne una mera transizione economica,  evidentemente non capisce quanto di me c’è in tutto questo”. Tutte le surroganti dicono che il bambino non è mai stato loro perché è della coppia che l’ha voluto, infatti quando parlano del “dono della vita” non si riferiscono al bambino; in un modo piuttosto drammatico, Sandra, una surrogante, definisce il dono che lei e le altre fanno come “sto offrendo il rischio della mia vita per permettere ad altri di avere un figlio. Ecco il mio dono”. Il dono delle surroganti risiede nel loro desiderio di darsi e affrontare il “dolore e la sofferenza” e la responsabilità di una gravidanza e di un parto. Le surroganti affermano che la comunità delle SMO è fatta da donatrici intelligenti, informate, e generose piuttosto che da fornitrici di servizi professionali.

Le surroganti si aspettano di trovare la loro ricompensa nella felicità dei loro genitori promessi.  “Volevo vedere la gioia nei loro occhi e sentire l’emozione nei loro sorrisi” sono sentimenti tipici. Molte surroganti sperano nella continuità della relazione: cartoline, email, fotografie e sono soddisfatte quando gli IP rimangono in qualche modo in contatto con loro. Tuttavia non tutti lo fanno. Alcuni fraintendono le aspettative delle surroganti temendo rivendicazioni future. Le surroganti, che hanno investito in una relazione di reciprocità e si sono prese delle responsabilità complesse, rimangono profondamente ferite quando i genitori promessi tagliano i ponti o definiscono la surrogacy come una transazione economica che hanno “ampiamente pagato”.

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Gravidanza per altri: conferenza stampa alla Camera "Una buona legge anche in Italia"

Mer, 02/03/2016 - 16:43
Gravidanza per altri: conferenza stampa alla Camera "Una buona legge anche in Italia"Associazione Luca Coscioni2 Mar 2016Gestazione per altri

Domani, giovedì 3 marzo, alle ore 10.15 presso la sala stampa della Camera dei deputati, l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica presenterà la proposta di legge per la regolamentazione della gravidanza per altri anche in Italia. 

Interverranno Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario e tesoriere dell'Associazione Coscioni, che hanno dichiarato: 

"Nel dibattito su ciò che, in modo dispregiativo, è chiamato "utero in affitto" in pochi sembrano voler distinguere tra sfruttamento e solidarietà, tra mercificazione e progetto parentale. I rischi per le donne, paventati da molti, e le discriminazioni si contrastano solo colmando il vuoto normativo nel quale si annidano. Per questo con gli esperti dell'Associazione abbiamo preparato un testo di legge per regolamentare la gravidanza per altri anche nel nostro Paese, tutelando le donne attraverso limiti e paletti e garantendo così i diritti di tutti".

Nel corso della conferenza stampa ci sarà spazio anche per due testimonianze: di una giovane donna che vorrebbe accedere alla gravidanza per altri e di un'altra che ha già compiuto questo percorso. 

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Scontro sulle adozioni. Dubbi Pd sull`utero in affitto e la Boldrini: "Molte riserve"

Mar, 01/03/2016 - 18:05
Scontro sulle adozioni. Dubbi Pd sull`utero in affitto e la Boldrini: "Molte riserve"Repubblica1 Mar 2016Annalisa CuzzocreaGestazione per altri

Matteo Renzi rivendica la legge sulle unioni civili: «Potrà non essere perfetta, ma segna un grande passo in avanti per i diritti dei cittadini omosessuali e quindi degli italiani». Poi, nella e-news di lunedì, dichiara chiuso il tempo dei veti e risponde al portavoce del Family Day, Massimo Gandolfini, che ha promesso una campagna contro il premier in vista del referendum costituzionale.

«Che c`entra la difesa della famiglia con la riforma del Senato? Che c`entrano le coppie omosessuali con la cancellazione del Cnel? Se mi inviteranno andrò nelle parrocchie, come nelle realtà del volontariato, a dire il perché è giusto che la riforma passi». E mentre il Pd si appresta a scrivere la sua proposta di legge sulle adozioni, che riguarderà il riordino dell`intero sistema e la possibilità di estenderle a single, coppie di fatto e gay, la vicenda personale di Nichi Vendola - che ha avuto all`estero un figlio col suo compagno da madre surrogata - diventa la cartina di tornasole delle posizioni della politica.

Il centrodestra attacca da due giorni: «Come si comporteranno i magistrati davanti a un`eventuale richiesta di adozione da parte di Vendola?», domanda la centrista Paola Binetti. E Maria Stella Gelmini, di Forza Italia, si unisce ai contrari di Ncd chiedendo che il ministro Maria Elena Boschi «non si lanci in una guerra di religione per la stepchild». Ma anche nel Pd c`è chi, come Debora Serracchiani, dice: «Sono contenta per Nichi, per il suo compagno e per il piccolo Tobia. Ho qualche perplessità, lo abbiamo sempre detto, sull`utero in affitto che è e resta vietato in questo Paese». O come il senatore Francesco Russo: «Sono in assoluto disaccordo con la scelta di Nichi Vendola e del suo compagno».

A prendere le distanze è anche la presidente della Camera Laura Boldrini: «La nascita di un bambino è un evento che deve rendere tutti noi felici. Mi dispiace vedere tanti messaggi pesanti e volgari e mi auguro che questo cessi», ma la maternità surrogata «è una materia molto spinosa, specialmente quando avviene in paesi invia di sviluppo, quando ragazze povere si prestano: per me è una cosa molto difficile da accettare».Invece, «mi spaventa la logica della proibizione e mi preoccupa che si segua solo quella senza tener conto delle vite dei bambini», dice la vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, pd. E il senatore Luigi Manconi presenta un ddl autonomo per l`introduzione della stepchild adoption, l`adozione del figlio biologico del partner in una coppia omosessuale. Arturo Scotto, Sel, chiede al Pd di «non assecondare i diktat di Alfano», ma di «scegliere la strada dei diritti».

E l`associazione Luca Coscioni si dice pronta a presentare una legge per introdurre la maternità surrogata in Italia: «Lo sfruttamento non si combatte lasciando i fenomeni senza governo, ma regolamentadoli con limiti e paletti che garantiscano i diritti di tutti».

Da Terlizzi parla la sorella di Vendola, Patrizia: «È arrivato un bimbo. Concentriamoci su questo. C`è una vita nuova in una famiglia che è diventata già pazza di lui. E che non vede l`ora di abbracciarlo».

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Fecondazione, Giovedì Conferenza stampa alla Camera: "Gestazione per altri, una buona legge anche in Italia"

Mar, 01/03/2016 - 17:45
Fecondazione, Giovedì Conferenza stampa alla Camera: "Gestazione per altri, una buona legge anche in Italia"1 Mar 2016Gestazione per altri

Giovedì 3 marzo, alle ore 10.15 presso la sala stampa della Camera dei deputati, l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica presenterà la proposta di legge per la regolamentazione della gestazione per altri anche in Italia. 

"I rischi per le donne, paventati da molti anche in queste ore, e le discriminazioni si contrastano solo colmando il vuoto normativo in cui può annidarsi lo sfruttamento",spiegano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretario e tesoriere dell'Associazione Coscioni, "per questo con gli esperti dell'Associazione abbiamo preparato un testo di legge per normare questa pratica anche nel nostro Paese, tutelando le donne attraverso limiti e paletti e garantendo i diritti di tutti".

I giornalisti interessati sono pregati di accreditarsi presso l'ufficio stampa della Camera dei deputati.

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Eutanasia: Castellina, Rapaccini, Lizzani e Troilo chiedono che i deputati conoscano la verità sui suicidi dei malati

Mar, 01/03/2016 - 15:33
Eutanasia: Castellina, Rapaccini, Lizzani e Troilo chiedono che i deputati conoscano la verità sui suicidi dei malatiCarlo Troilo1 Mar 2016Eutanasia

Lettera all'Istat in occasione dell'avvio dell'esame delle proposte di legge sul finevita
 

L’Istat renda noti alla Camera dei Deputati – che inizia l’esame delle proposte di legge sulla eutanasia – i dati da cui risulta che per più di 1.000 degli oltre  3.000 suicidi che ogni anno si registrano in Italia il “movente” è la malattia, fisica o psichica: il che dimostra che se  per questi malati esistesse l’alternativa della eutanasia, gran parte dei 1.000 suicidi  sarebbe evitabile.

E’ quanto chiedono al presidente dell’Istat Giorgio Alleva, in una lettera aperta, le compagne di Lucio Magri (Luciana Castellina)  e di Mario Monicelli (Chiara Rapaccini), il figlio di Carlo Lizzani, Francesco e il dirigente della Associazione Luca Coscioni Carlo Troilo, in memoria del fratello Michele, suicida  perché malato terminale di leucemia.   

Gli autori della lettera non condividono   la motivazione della  decisione dell’Istat (evitare l’effetto di emulazione dei suicidi) e ritengono essenziale che i parlamentari conoscano questi dati nel momento in cui iniziano la discussione su un  tema delicato e controverso  -la legalizzazione della eutanasia -  che  comunque incontra il favore del 70% degli italiani.

Per leggere la lettera clicca QUI

AllegatoDimensione Castellina Troilo Rapaccini Lizzani Presidente Istat.pdf181.58 KB
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Le nomine ai vertici della Sanità strumento principale finanziamento dei partiti. Insignificanti le modifiche del decreto Madia

Mar, 01/03/2016 - 14:50
Le nomine ai vertici della Sanità strumento principale finanziamento dei partiti. Insignificanti le modifiche del decreto Madia1 Mar 2016Marcello CrivelliniSanità

Il sistema dei partiti ha dimostrato sempre fantasia nell’individuare canali di finanziamento entro e al di fuori della legge.

Anche se nei primi anni della Repubblica le esigenze erano limitate, già ai canali ufficiali di autofinanziamento se ne affiancavano altri ufficiosi (nazionali e internazionali) che facevano riferimento all’esterno alla suddivisione del mondo in due blocchi e all’interno al processo di crescita economica del paese.

Questo secondo fattore divenne presto prevalente e portò i partiti all’occupazione delle partecipazioni statali (IRI, ENI, EFIM, tutte le maggiori banche, ecc..). Regole non scritte ma rigidamente osservate prevedevano il diritto-dovere di nomina dei Presidenti e amministratori secondo posizionamento e quote elettorali (IRI alla DC, Eni al PSI, EFIM ai socialdemocratici, altro ai repubblicani e liberali, seconde linee e compartecipazioni al PCI secondo necessità e opportunità).

Successivamente si aggiunse ufficialmente il finanziamento pubblico dei partiti; questo canale fu sconfitto dai radicali politicamente col referendum del 1978 e poi numericamente con il referendum del 1993.

La fantasia e le esigenze di un ceto politico sempre più numeroso trasformarono ben presto quelle sconfitte in un nuovo canale di finanziamento, ancor più sicuro: rimborsi elettorali totalmente svincolati dalle spese effettivamente sostenute e da qualsiasi controllo degno di questo nome. A quel canale se ne affiancò poi un altro (anch’esso crescente e ancor più opaco): i rimborsi ai gruppi parlamentari e a quelli dei consigli regionali.

Negli ultimi due decenni, mentre gli altri canali di finanziamento subivano attacchi a livello di opinione pubblica, se ne è imposto un altro, più ricco di risorse economiche e di efficaci strumenti elettorali: il controllo della spesa e della gestione sanitaria.

Se i canali tradizionali disponevano di una “base imponibile” di qualche centinaio di milioni di euro, il nuovo fa riferimento ad una cifra molte volte superiore, circa 120 miliardi di euro l’anno, senza rischi di abrogazione. Se i vecchi canali erano prevalentemente centrali e centralizzati, la spesa sanitaria è distribuita su tutto il territorio nazionale e bene si presta ad un “accesso federale”.

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Eutanasia in Parlamento: aprite il vaso dell'ipocrisia

Mar, 01/03/2016 - 13:14
Eutanasia in Parlamento: aprite il vaso dell'ipocrisiaRepubblica1 Mar 2016Carlo TroiloEutanasia

Il prossimo 2 marzo la Camera dei Deputati inizierà l`esame delle proposte di legge sull`eutanasia: una vittoria dell`Associazione Coscioni, 31 anni dopo la prima proposta di legge in materia firmata da Loris Fortuna.

Mi sono impegnato in questa difficile battaglia dal 2004, dopo il suicidio di mio fratello Michele, malato terminale dì leucemia, che avrebbe voluto l`eutanasia. Soprattutto, ho cercato di scoprire e mettere in luce due importanti ragioni a sostegno della legalizzazione della eutanasia. La prima è il numero dei suicidi che hanno come movente le malattie: oltre 1.000 su un totale di circa 3.000 ogni anno. Ed è preoccupante il fatto che dal 2010 l`Istat abbia eliminato dalle sue tabelle proprio la voce (il movente) che dimostra come l`impossibilità di ricorrere alla eutanasia sia una delle cause che spingono molti malati terminali al suicidio.

L`altro cavallo di battaglia su cui ho puntato è quello della cosiddetta eutanasia clandestina: ogni anno sono circa 20 mila i malati terminali che trovano nell`aiuto di medici pietosi e coraggiosi l`uscita di sicurezza. Il mio suggerimento alle Commissioni competenti della Camera è quello di prevedere, fra le altre, alcune audizioni che aiutino il Parlamento a fare chiarezza su questi due importanti temi: per i suicidi, l`Istat; per la cosiddetta "eutanasia clandestina", l`Istituto Mario Negri, cui si deve la più esauriente ricerca (del 2007) in merito. Dopo la quale, nessuno studio è più stato fatto.

Censura? Autocensura? Al Parlamento il diritto e il dovere di saperlo e di farcelo sapere.

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Puntata del Maratoneta di sabato 27 febbraio 2016

Mar, 01/03/2016 - 13:07
Puntata del Maratoneta di sabato 27 febbraio 2016Radio Radicale27 Feb 2016Mirella Parachini

Argomenti della puntata:

- I temi della puntata: Il Rapporto del Censis sull'impatto economico e sociale della malattia di Alzheimer; interventi tratti dalla conferenza stampa del "Comitato vittime sangue infetto"; ls petizione lanciata sul web contro il decreto legislativo 8, del 15 gennaio 2016, che depenalizza il reato di aborto clandestino ma inasprisce le sanzioni amministrative.

Conduce: Mirella Parachini

Intervengono:

Ketty Vaccaro, Responsabile Area Welfare e Salute del CENSIS;

- Fabrizio Starace, Responsabile Dip. Salute Mentale e Dipendenze Patologiche, AUSL di Modena;

- Carlo Troilo, Consigliere Generale dell'Associazione Luca Coscioni e Giornalista;

- Mario Riccio, Consigliere Generale dell'Associazione Luca Coscioni e medico anestesista e rianimatore presso Ospedale di Cremona;

Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni;

- Andrea Spinetti, Portavoce Comitato Vittime del Sangue Infetto;

- Anna Pompili, ginecologa.

Per riascoltare la puntata CLICCA QUI

Il Maratoneta
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Gestazione per Altri: "Sfruttamento si annida in vuoto legislativo. A lavoro su legge per rispetto diritti di tutti"

Mar, 01/03/2016 - 11:18
Gestazione per Altri: "Sfruttamento si annida in vuoto legislativo. A lavoro su legge per rispetto diritti di tutti"Filomena Gallo1 Mar 2016Gestazione per altri

Dichiarazione di Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni

"Agitare lo spettro dello sfruttamento per difendere divieti punitivi e ideologici sulla maternità surrogata è un atto sleale innanzitutto nei riguardi delle donne.

E' proprio nel vuoto legislativo, che costringe al turismo procreativo non solo le coppie omosessuali, ma anche tante donne impossibilitate a portare avanti una gravidanza per ragioni di salute, che si annida il pericolo. Lo sfruttamento infatti non si combatte lasciando i fenomeni senza governo, ma regolamentadoli con limiti e paletti che garantiscano i diritti di tutti.

Per questo, come Associazione Luca Coscioni, lavoreremo per una proposta di legge sulla gestazione per altri, che tuteli le donne anche da chi si fa scudo di loro per non riconoscere diritti".

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Aborto clandestino: "Con aumento multe si torna a clima pre- 194"

Lun, 29/02/2016 - 17:56
Aborto clandestino: "Con aumento multe si torna a clima pre- 194"Filomena Gallo29 Feb 2016AbortoDichiarazione di Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni "Il vertiginoso innalzamento della multa per aborto clandestino, sancito dal governo con il decreto depenalizzazioni, ci riporta a un clima pre-194. La naturale conseguenza di quella che ci appare come una grave leggerezza legislativa, frutto probabilmente di un retaggio ideologico, è infatti che per paura di Equitalia le donne potrebbero scegliere di non chiedere assistenza in ospedale in caso di complicazioni. Una leggerezza imperdonabile da parte del governo, che porta in superficie anche una contraddizione marchiana. Se infatti da una parte il ministro Lorenzin finge di ignorare come l'obiezione di coscienza abbia causato il ritorno dell'aborto clandestino, tanto che nella sua relazione sull'applicazione della legge 194 non ne fa menzione, dall'altra vuole punire con multe salatissime le donne costrette a farvi ricorso perché a causa del crescente numero di medici obiettori non riescono a ottenere l'interruzione di gravidanza per vie legali. E' bene ricordare che il 35 per cento degli ospedali italiani non applica la 194, nel silenzio del ministero e delle Regioni che non effettuano i dovuti controlli. Il risultato, quindi, è che invece di occuparsi della salute delle donne, sanzionando chi non garantisce il servizio, lo Stato punisce le vittime due volte: prima con la privazione dei diritti, poi con migliaia di euro di multa".
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Cannabis terapeutica, è ora del pieno accesso alle cure per i malati

Dom, 28/02/2016 - 11:27
Cannabis terapeutica, è ora del pieno accesso alle cure per i malatiRenato Biondini28 Feb 2016Cannabis terapeutica

Comunicato  stampa 

Ancona 28 febbraio                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      

Cannabis terapeutica, è ora del pieno accesso alle cure per i malati

Mentre  tutto il pianeta discute, studia, dibatte, depenalizza, legalizza e riconosce le qualità' ed i benefici della cannabis per uso medico,  mentre tutte le altre amministrazioni regionali si stanno adeguando e legiferando su questo tema, noi nella Regione Marche,  abbiamo una legge, la n1 del 22 Gennaio 2013 che, nonostante sia stata votata ed approvata con larga maggioranza, nonostante i vari solleciti e le richieste giunte da diverse fonti, giace inapplicata ed 'inapplicabile' perché dopo tre anni ancora non sono stati approvati gli indirizzi attuativi. Insieme alla legge in questione, riposano in pace i diritti e le sofferenze dei tanti malati, con le più' svariate patologie, che da questo tipo di terapia traggono benefici innegabili.  La cannabis infatti è una pianta dalla quale, oltre a sostanze psicoattive come la marijuana e hashish, è possibile derivare anche dei prodotti per uso terapeutico legato alle sue proprietà analgesiche, sedative e miorilassanti.                     Con la cannabis si possono  curare  dolori da tumore, la Sla, la sclerosi multipla, alcune neuropatie (ad esempio quelle derivanti da schiacciamento delle vertebre), la stimolazione dell’appetito nei pazienti affetti da Aids,  può essere utile anche alla cura delle forme di dolore cronico refrattario di origine reumatologica (per esempio la fibromialgia), al morbo di Crohn, all’asma bronchiale, al glaucoma, ad alcune forme di epilessia resistenti ai farmaci, alla cura dell’ansia e dell’anoressia.   Al Consiglio Regionale delle Marche, il 27 novembre scorso è stata presentata dalla consigliera Pergolesi (M5S), una mozione relativa all’adozione delle linee procedurali per l’applicazione della legge regionale 1/2013 che è stata calendarizzata per la prossima seduta del Consiglio Regionale. Chiediamo con forza che il Consiglio Regionale delle Marche discuta e approvi  questa mozione per dare finalmente attuazione  alla legge 1/2013, dando  la possibilità a molti malati di beneficiare di queste cure farmacologiche, che tra l’altro vanno a favore di persone che hanno delle gravi patologie croniche. Ci rivolgiamo a tutti i cittadini, ai singoli malati, alle associazioni che li rappresentano, a tutte le forze politiche e in particolare ai consiglieri regionali, visto che  le Marche, sulla cannabis terapeutica, sono indietro rispetto ad altre regione italiane, quanto si deve ancora aspettare per rispettare il diritto di cura dei malati? Visto la vastità del suo utilizzo potenziale e considerato che ci sono delle persone malate che chiedono di far uso di questi medicinali, cosa aspetta la Regione Marche ad applicare la  sua stessa legge?

Renato Biondini  - cellula di Ancona ass. Luca Coscioni

 

 

AllegatoDimensione CannabisTerapeutica28022016.docx46.17 KB CannabisTerapeutica28022016.pdf285.31 KB mozione54_10.pdf84.47 KB
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Irlanda al voto. Perché la questione aborto è così importante

Ven, 26/02/2016 - 17:23
Irlanda al voto. Perché la questione aborto è così importanteLeft26 Feb 2016Giorgia FurlanAborto

Sono in tante come S. a prendere un qualsiasi volo dall’Irlanda per raggiungere la Gran Bretagna. 

S. ha 19 anni, a tutti, ad eccezione di qualche amico, ha detto che andava a fare un giro, non in Uk. Appena atterra manda un messaggio a quella che è la sua migliore amica: «Il mio numero sembra strano? Qualcosa può far capire che sono in Inghilterra?». Quella di S. non è la fuga di un’adolescente per andare a divertirsi, la fuga di S. ha una ragione ben precisa: in Irlanda abortire è illegale.

Il tassista che porta S. dall’aeroporto al suo indirizzo di destinazione lo capisce subito e in poche parole riesce a descrivere la situazione: «Ah, sei Irlandese, capisco». Come se a quello stesso indirizzo avesse trasportato già molte ragazze connazionali di S.. E i numeri sembrano dare ragione al tassista: le irlandesi che dal 1971 si sono recate in Inghilterra o in Galles per interrompere la gravidanza sono 177.000

Chiunque infatti possa permettersi un “temporaneo esilio” in Inghilterra sceglie quest’opzione per aggirare una legislazione per cui l’aborto è illegale e che, secondo il Centre for Reproductive Rights, è «una violazione assoluta delle norme internazionali sui diritti umani e sul diritto delle donne alla salute e alla dignità».

Circa 3 anni fa, il 12 luglio 2013, con il “Protection of Life During Pregnancy Bill” erano state introdotte eccezioni alla totale illegalità, stabilita nel 1983 con un referendum costituzionale in cui veniva vietata l’interruzione di gravidanza. La legge del 2012, pur essendo di portata storica, di fatto sancisce un iter talmente tortuoso da costringere comunque le donne irlandesi al “temporaneo esilio” per abortire, come è successo a S.. 

Eppure le cose potrebbero cambiare presto nella cattolicissima Irlanda che, dopo aver approvato lo scorso anno il matrimonio omosessuale, proprio oggi va al voto e sembra avere intenzione di eleggere il prossimo premier anche sulla base dell’idea che ha dell’interruzione volontaria di gravidanza. Negli ultimi mesi infatti i movimenti e le manifestazioni a favore della tutela delle donne che si trovano nella stessa situazione di S. sono stati, come mai prima d’ora al centro della vita politica del Paese. E con l’imminente elezione del nuovo primo ministro irlandese la posizione del futuro premier sull’interruzione di gravidanza è soprattutto questione di voti. 

Il dilemma che più risuona nei palazzi della politica è semplice: valgono di più i voti dei movimenti e dei cittadini pro-aborto oppure quelli dei cattolici conservatori?

Per rispondere basta dare un’occhiata all’Irlanda di oggi. Che non è sicuramente quella del 1983 pronta a votare a favore dell’Eighth Amendment della Costituzione, perché moralmente convinta che la vita del feto sia uguale a quella della madre e che l’aborto debba essere illegale. Sicuramente rimane uno dei paesi più cattolici e conservatori d’Europa, ma quest’identità sta iniziando a convivere con un’altra identità più progressista, più tecnologica, più aperta e che dilaga più in fretta fra la gente. 

Quella delle imprese hi-tech o dei colossi del web (basti pensare a Twitter, la cui sede europea è proprio a Dublino), quella dei laureati iperqualificati ormai multilingue e di tutte quelle giovani generazioni che si sentono molto più europei che irlandesi. Cittadini di un’Europa di cui mal tollerano le politiche economiche di austerity ma della quale condividono i valori progressisti e liberali su cui è stata fondata. Di un’Europa che ha vissuto un processo di secolarizzazione capace di aprire le menti e svuotare le chiese, con grande rammarico del Vaticano. 

Nel 1984 circa il 90% dei cattolici irlandesi dichiarava di andare in chiesa settimanalmente. Nel 2011 questa stessa percentuale è crollata al 18%. Segno tangibile del fatto che qualcosa è cambiato. «Fin dagli anni settanta con il suo ingresso nella Comunità europea, l’Irlanda ha iniziato un processo che l’ha vista diventare progressivamente sempre più urbanizzata e in linea con gli standard europei» ha detto a Newsweek Carol Holohan, professore di Storia moderna dell’Irlanda al Trinity College. Ma in Irlanda il distacco con la chiesa cattolica aumenta sempre più, non solo per cause culturali, ma anche per motivi storici e soprattutto per fatti di cronaca che hanno ridotto a brandelli il rapporto di fiducia fra fedeli e Vaticano

È il caso per esempio di una serie di scandali per abusi su minori che hanno travolto negli anni 90 e nei 2000 il clero irlandese. Proprio sulla pedofilia il governo ha addirittura commissionato un rapporto che è stato reso pubblico nel 2009. Nel documento di ben 2600 pagine emerge che le violenze sui bambini nelle scuole e negli orfanotrofi cattolici del Paese erano endemiche. Nonstante i continui tentativi di insabbiamento, le accuse e le prove mosse contro preti e suore per abuso di minore,hanno quindi indubbiamente messo in discussione di fronte a gran parte della popolazione l’autorità morale della Chiesa e con essa la sua capacità di influenzare tematiche politiche che aprivano spazio a una dimensione anche etica come aborto e matrimoni omosessuali.

Il successo nell’approvazione delle nozze gay nel maggio 2015 indica proprio questo: una volontà di rimettersi al passo con i principi europei abbandonando il pesante bagaglio di bigottismo cattolico che aveva frenato l’Irlanda dal diventare un Paese progressista. Revocare l’Ottavo emendamento sull’aborto, anche se sarebbe solo un primo passo, suscita ancora reazioni più agguerrite rispetto all’approvazione dei matrimoni gay. Quale sarà la strada scelta e intrapresa dall’Irlanda lo vedremo dal risultato e dalle reazioni che ci saranno dopo il voto alle elezioni del 26 febbraio.

Intanto in vista delle urne il Labour irlandese, che fa parte della coalizione di governo, e Sinn Fein, partito indipendentista che nei sondaggi è al terzo posto per gradimento, hanno già dichiarato che in caso di vittoria supporteranno un referendum per abrogare l’Ottavo Emendamento. Enda Kenny, primo ministro in carica e leader del partito di centro-destra Fine Gael, invece la prende più alla lontana e dichiara che, in caso di rielezione, nominerà un gruppo di cittadini per determinare se il Parlamento dovrebbe o meno tenere un referendum sulla modifica costituzionale che sancisce l’aborto. 

La prudenza di Enda Kenny ha ovviamente radici molto concrete, da un lato la volontà di non deludere l’elettorato coservatore cattolico, dall’altro la consapevolezza che il Paese sta cambiando e che secondo molti sondaggi la maggior parte degli elettori voterebbe per l’abrogazione dell’Ottavo Emendamendo, spianando la strada a un’Irlanda più laica e progressista, dove una ragazza come S. non sarebbe costretta a un “esilio temporaneo” per abortire.

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Sui diritti: "Il Parlamento si riscatti con la legalizzazione dell'Eutanasia"

Ven, 26/02/2016 - 15:14
Sui diritti: "Il Parlamento si riscatti con la legalizzazione dell'Eutanasia"Marco Cappato26 Feb 2016EutanasiaDichiarazione di Marco Cappato, Presidente di Radicali italiani e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni Tra canguri, dietrofront e voto di fiducia, la legge sulle unioni civili è rimasta ostaggio dei partiti, dei loro giochini e risse da talk-show. Per avere una buona legge sarebbe stato necessario un vero dibattito parlamentare, accompagnato da confronti televisivi sul modello di quelle tribune politiche che la legge impone ma che la Commissione di Vigilanza continua a impedire.

In Commissione alla Camera è iniziato (anche se inaccessibile alla registrazione) il dibattito sul testamento biologico e, dalla prossima settimana, sull'eutanasia. Nel merito, non ci aspettiamo e non chiediamo nulla né al Governo né alle opposizioni, né tanto meno ai vertici dei partiti.
Chiediamo invece a tutti di consentire un riscatto del Parlamento, lasciando i Parlamentari liberi di confrontarsi davvero e di assumersi le proprie responsabilità davanti a un'opinione pubblica informata, già ampiamente a favore della legalizzazione dell'eutanasia.
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Cannabis terapeutica in Piemonte: adeguamento alle limitazioni della Lorenzin. Nulla su sperimentazioni di coltivazione e produzione.

Ven, 26/02/2016 - 12:09
Cannabis terapeutica in Piemonte: adeguamento alle limitazioni della Lorenzin. Nulla su sperimentazioni di coltivazione e produzione.Silvio Viale, Giulio Manfredi26 Feb 2016Cannabis terapeutica

Dichiarazione di Silvio Viale, vice capogruppo PD in Consiglio comunale di Torino e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni, e Giulio Manfredi, Radicali Italiani:

La giunta regionale avrebbe dovuto emanare la delibera entro novanta giorni dall'entrata in vigore della legge, cioè entro il 16 settembre 2015. L'Assessore Saitta ha atteso che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, emanasse il 9 novembre 2015 un decreto sulla cannabis terapeutica fortemente limitativo (e sotto alcuni aspetti contrastante con il testo unico sulle droghe, DPR 309/1990) per conformarsi a tale impostazione. In particolare, il "decreto Lorenzin" e conseguentemente la "delibera Saitta" escludono dal trattamento con farmaci cannabinoidi malattie rilevanti quali Parkinson, Alzheimer, Epilessia, Chron, SLA ed Epatitite C. Il "decreto Lorenzin" elenca sei indicazioni terapeutiche; negli Usa la cannabis è approvata per oltre 40 indicazioni terapeutiche.

La delibera regionale va addirittura oltre il decreto governativo quando mette nero su bianco che il trattamento con cannabinoidi deve essere ritenuto "indispensabile" dal medico prescrittore. Per quante altre prescrizioni di farmaci è richiesta tale condizione?

Stigmatizzabile è poi l'esclusione delle farmacie non ospedaliere, le più vicine al malato, dal sistema di fornitura diretto dei farmaci cannabinoidi e dei preparati magistrali. Nulla poi si dice nella delibera sulla possibilità, consentita dalla legge regionale n. 11/2015, che la Regione Piemonte avvii "progetti di ricerca e azioni sperimentali prodromici alla produzione, da parte di soggetti autorizzati secondo la normativa vigente, di sostanze e preparazioni vegetali a base di canapa, con gli atenei piemontesi, le associazioni di soggetti privati affetti da patologie e altri soggetti portatori di interesse o di specifiche competenze".

Ci auguriamo che, pur con tutti i suoi limiti, il provvedimento regionale serva a migliorare la vita dei malati; lo potrà fare solamente se la Regione Piemonte investirà sulla formazione dei medici di famiglia, affinché i farmaci cannabinoidi siano finalmente riconosciuti come tali.

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Categorie: Radicali

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