Luca Coscioni

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OGM: Un'occasione persa - nota del prof. Daniele Rosellini

Mer, 11/02/2015 - 16:58
OGM: Un'occasione persa - nota del prof. Daniele RoselliniRenato Biondini11 Feb 2015Ogm

Ancona  11  febbraio  2015     Agli Organi di Stampa LL.SS.

                                                OGM: Un’occasione persa 

           Su iniziativa della nostra associazione si sono tenuti, il 28 gennaio u.s.,  presso l’Istituto Alberghiero “A.Panzini” di Senigallia, una serie di incontri con gli studenti sul tema “OGM, agricoltura, alimentazione: rischio o opportunità?” L'iniziativa ha avuto quale relatore un vero esperto in materia: il prof. Daniele Rosellini dell’Università degli studi di Perugia. Questi è docente di Genetica Agraria in quell'ateneo ed ha al suo attivo  esperienze internazionali e qualificate pubblicazioni.  Vista  l’attualità del tema vogliamo riportare, a beneficio di quanti non sono potuti intervenire, una breve, ma puntuale nota del professor Rosellini che è assai noto anche nel Marche per le sue origini senigalliesi.  Noi della “Coscioni” la condividiamo pienamente e la facciamo nostra.

         <<Nella UE oggi si importano molti milioni di tonnellate di soia e mais geneticamente modificati di diversi tipi. Servono per produrre mangimi per i nostri animali che producono a loro volta latte, formaggi, carne e uova. Non c’è mai stato alcun problema per questo, né i nostri prodotti tipici come prosciutti o formaggi sono meno tipici.

 C’è invece, in pratica, un solo OGM può essere, oltre che importato, anche coltivato nell’UE, il mais tipo Mon810. Questo mais non ha bisogno di insetticidi, perché produce una proteina (non tossica per noi, utilizzata anche in agricoltura biologica) che lo difende da un insetto dannoso, la piralide.

 I maiscoltori italiani devono trattare i loro campi per difendere il mais dalla piralide, e questo significa utilizzare, generalmente più volte ogni anno, insetticidi tossici anche per l’uomo e gli altri insetti.

 Quindi in buona parte del mondo si può coltivare questo mais OGM che permette di non utilizzare insetticidi e in Italia no. Noi continuiamo a spruzzare il mais con gli insetticidi, mentre importiamo il mais OGM. Il mais OGM, inoltre, ha quasi sempre una concentrazione molto più bassa di micotossine, sostanze molto pericolose.

 Domanda: è così che difendiamo l’ambiente e la salute di agricoltori e consumatori? E’ così che difendiamo il “made in Italy”?  >>

 

 Renato Biondini  segretario cellula di Ancona ass. Luca Coscioni tel.  071 780399  cell 339 6035387 email  cellulacoscioniancona@gmail.combiondinirenato@alice.it

 

 

 

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Impianto embrioni dopo 19 anni di crioconservazione in una donna rimasta vedova

Mer, 11/02/2015 - 11:27
Impianto embrioni dopo 19 anni di crioconservazione in una donna rimasta vedovaTutte le testate11 Feb 2015Ass. CoscioniFecondazione assistita

In merito al comunicato del nostro Segretario Filomena Gallo del 10 febbraio  ecco la rassegna stampa dell'11 febbraio:  Cronache del Garantista 11/02/2015 QUEL GESTO D'AMORE CON L'EMBRIONE CONGELATO (V.Vecellio) 2Corriere della Sera 11/02/2015 IL MARITO E' MORTO, SI' ALL'IMPIANTO DI EMBRIONI (F.Alberti) 4la Repubblica 11/02/2015 "IL NOSTRO AMORE E' ANCORA VIVO ECCO PERCHE' AVRO' UN FIGLIO DA MIO MARITO MORTO 4 ANNI FA" (R.Di raimondo/C.Pasolini)la Stampa 11/02/2015 "DOPO 19 ANNI I NOSTRI EMBRIONI FARANNO NASCERE MIO FIGLIO" (F.Giubilei)il Giornale 11/02/2015 EMBRIONI CONGELATI DA 19 ANNI SI' ALL'IMPIANTO "POST MORTEM" (F.Angeli)il Tempo 11/02/2015 EMBRIONI LA RIVINCITA (R.Scarpa) 10il Gazzettino 11/02/2015 SI' ALL'IMPIANTO DI EMBRIONI DI 19 ANNI FA 12il Messaggero 11/02/2015 UN FIGLIO CON EMBRIONI DEL MARITO MORTO (L.Mattioli) 13Giorno/Resto/Nazione 11/02/2015 AVRA' UN FIGLIO DAL MARITO MORTO GLI EMBRIONI CONGELATI 19 ANNI FA (G.Dondi/E.Astolfi)

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Fecondazione: decisione Bologna non è primo caso. Ora Parlamento calendarizzi riforma legge 40

Mar, 10/02/2015 - 13:21
Fecondazione: decisione Bologna non è primo caso. Ora Parlamento calendarizzi riforma legge 40Filomena Gallo10 Feb 2015Fecondazione assistita

Dichiarazione dell’avvocato Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni La decisione del Tribunale di Bologna di dare via libera all'impianto di embrioni congelati 19 anni fa, nonostante il marito della donna che li riceverà sia deceduto nel 2011, è sicuramente una notizia importante che tutela il diritto della donna ad accedere alla tecnica di PMA. La decisione, inoltre, contribuisce a fare chiarezza su quanto già stabilito dalla legge 40 e dalle linee guida:-    gli embrioni crioconservati sono sempre della coppia fino al momento in cui la coppia può decidere di abbandonarli in virtù del DM del 4 agosto 2004; - la donna può chiedere sempre il trasferimento in utero degli embrioni.Occorre precisare che quando la coppia 19 anni fa ha avuto accesso alla tecnica, quindi prima dell’emanazione della legge 40/2004, erano entrambi viventi e entrambi nel 2010 hanno espresso volontà di voler mantenere  gli embrioni per un trasferimento in utero.Il centro di PMA dell'Ospedale S. Orsola di Bologna, alla richiesta di esecuzione della tecnica di fecondazione con trasferimento in utero,  avrebbe dovuto dare subito il via libera all’impianto:  la signora avrebbe potuto tentare la gravidanza già nel 2013, invece ha dovuto attendere le decisioni dei Tribunali arrivando quindi nel 2015.Ci auguriamo che questo ritardo non crei ostacoli per portare a termine la gravidanza. Come ricordano i giudici della Corte costituzionale la fecondazione medicalmente assistita serve a favorire la vita. Tuttavia quello di Bologna non è il primo caso.Nel 1999 il giudice Giovanni D'Antoni del Tribunale di Palermo emise un provvedimento d'urgenza con cui la prima sezione civile del tribunale di Palermo autorizzava  il Centro di Fecondazione medicalmente assistita del Prof. Ettore Cittadini a impiantare gli embrioni nell’utero di una donna rimasta vedova a seguito di un infarto al marito. Entrambi i coniugi avevano fatto un primo ciclo di PMA ma era fallito; tuttavia erano rimasti 3 embrioni crioconservati  che la donna decise di impiantare dopo la morte del marito. Entrambi i casi evidenziano che la legge 40 ancora crea problemi per i divieti che sono da interpretare: non si tratta di fecondazione post mortem perché già vi erano embrioni crioconservati, quindi non vi erano ostacoli normativi a procedere.Come prima della legge 40 le decisioni dei Tribunali hanno prodotto giurisprudenza a tutela dei diritti delle persone, a differenza del Parlamento che non solo ha legiferato nel 2004 con la legge 40 che ha introdotto divieti senza fondamento né giuridico né scientifico, ma che oggi si rifiuta di cancellare gli ultimi divieti nonostante i continui interventi dei tribunali, della Corte Costituzionale, e delle Corte internazionali che sottolineano il carattere discriminatorio e antiscientifico  della legge 40.

E' arrivato il momento di calendarizzare la riforma della legge 40 partendo proprio dal codice civile per confermare tutele e dare vita ad norma flessibile in base all’ evoluzione scientifica della scienza anche in questo campo.

 

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Un libretto che ci causa tanti guai

Mar, 10/02/2015 - 11:52
Un libretto che ci causa tanti guaiChange.org10 Feb 2015Marco GentiliNomenclatore tariffario

Spreco di denaro pubblico. Disagi per chi avrebbe bisogno di un aiuto. Mortificazione della ricerca tecnologica. Crisi delle aziende. Questa lunga serie di costi sociali nasce da un volumetto piccolo piccolo: il “Nomenclatore tariffario per protesi e ausili”, un prontuario.

Questo prontuario elenca quali strumenti – dalle carrozzine, alle stampelle, passando per ginocchi artificiali e protesi di ogni tipo – ciascun disabile può (e deve) ottenere gratuitamente dallo Stato. Parliamo degli ausili e delle prestazioni connesse che il Servizio sanitario nazionale eroga gratuitamente alle persone con invalidità accertata.

Il “Nomenclatore tariffario per le protesi” è stato varato nel 1999. Doveva essere un elenco provvisorio: è vigente da 14 anni. Non è mai stato aggiornato.

La legge prevede un aggiornamento ogni due anni. Il motivo è semplice: la tecnologia avanza, migliora la qualità di protesi e ausili, quindi è necessario che il “prontuario” sia adeguato ai tempi, per fornire ai disabili le migliori condizioni possibili. Non solo. Cambia la tecnologia, mutano anche i prezzi, che in alcuni casi diminuiscono e in altri aumentano: l’aggiornamento del prontuario – va da sé – è indispensabile anche per il mercato: sia per i fornitori che vendono, sia per il servizio pubblico che acquista, sia per gli imprenditori che producono. E invece niente: da 14 anni, i prezzi sono rimasti sostanzialmente gli stessi.

Mi chiamo Marco Gentili, sono il Co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, sono nato Tarquinia, in provincia di Viterbo, il 5 settembre 1989.La mia condizione di disabilità è dovuta alla Sclerosi Amiotrofica Laterale Familiare, una malattia progressiva e devastante, che mi costringe su una sedia a rotelle e mi impedisce di parlare e limita molto la mia capacità di autonomia.

Fin da adolescente ho coltivato l’interesse per la sfera politica e dal febbraio 2008 sono entrato a far parte, in prima linea, degli Studenti Luca Coscioni, battendomi così per la Libertà di Ricerca Scientifica e non solo. La costante volontà di essere attivo e propositivo mi ha ispirato a dar vita al progetto radiofonico Frazione Handicap dedicato a queste problematiche.

Mi sono laureato il 1 marzo 2012 in Scienze Politiche e alle elezioni amministrative nella cittadina natale di Tarquinia ho conquistato l’incarico di Consigliere comunale. La promozione di vie di legalità, trasparenza e maggiore chiarezza nell’amministrazione comunale rappresenta uno dei miei principali obbiettivi. L’analisi del rapporto tra costituzione e ricerca sul caso delle cellule staminali è stato l'oggetto della mia tesi di Laurea Magistrale prima del Master in Istituzioni Europee per Consulenti d’Assemblea

In questi anni il mancato aggiornamento del nomenclatore tariffario ha inciso sulla vita di molti come sulla mia, privandola di ausili utili sia in termini di postura fisica, sia a livello comunicativo.

In particolare la mia scoliosi, che mi provoca non pochi problemi di postura, difficoltà nel riposo notturno e spesso dolori lancinanti, è in parte frutto di una scarsa disponibilità degli ausili necessari, dovuta proprio al mancato aggiornamento del nomenclatore, che ricordo è fermo dal 1999.

Dopo i vari annunci che si sono succeduti in questi ultimi mesi, ho aspettato con ansia la comunicazione, trasmessa in streaming, del Ministro Beatrice Lorenzin e della Dott.ssa Silvia Arcà del 4 febbraio 2015 in Commissione Igiene e Salute ma mi sono accorto con grande delusione e preoccupazione che, invece di spiegare un nuovo sistema più trasparente, accessibile on line, comprensibile nella possibilità di conoscere i modelli di ausili ottenibili e le modalità con cui ottenerli, un nomenclatore al servizio di noi, persone con disabilità e quindi spesso con difficoltà a muoverci, la grande parte dei discorsi si è concentrata sulla difesa delle gare d’appalto per la fornitura degli ausili di serie.

Il vero fine degli acquisti deve essere quello di procurare un prodotto adeguato ai singoli bisogni della persona che lo utilizzerà, in modo tale da migliorare per questa la qualità della vita.

Che siano messi a disposizione mezzi e strumenti di alta tecnologia e all’avanguardia è quindi importante ma occorre separare quelli standard, come i letti, i materassi, i sollevatori, i montascale, ecc. che NON devono essere scelti sulla base delle singole differenti situazioni delle persone a cui sono destinati e che, quindi, potrebbero anche essere acquistati in quantità con gare d’appalto, da quelli invece che devono essere scelti, nella gamma di ausili disponibili, per trovare quello più adatto alla persona. Mi sembra facile da capire che il mio bisogno di un letto o di una carrozzina standard per un breve spostamento, o di un ausilio per il bagno è ben diverso dal mio bisogno di una carrozzina su cui devo vivere tutta la giornata!

Chi deve ogni giorno usare concretamente gli ausili per poter vivere il più autonomamente possibile sa bene che è poco razionale acquistare un ausilio di base per poi fare delle lavorazioni.

Quali sono i veri motivi per cui, invece di adottare un sistema, vigente in tutta Europa, che permette di scegliere, nell’ambito degli ausili disponibili, quello più adatto magari fissando, per ogni categoria, un tetto massimo di spesa per ogni tipologia, si cerca di forzare il sistema dei grandi appalti pubblici per utilizzarlo in un ambito che non gli è proprio?

Il modo più efficace per fornire ausili adeguati esiste, permette il controllo della spesa ed il controllo dell’oggetto che viene fornito (per essere sicuri che venga dato proprio quello che lo Stato paga) ed è la registrazione, per ogni tipologia di ausilio, in un - REPERTORIO - di tutti i modelli fornibili con costi a carico del Servizio Sanitario Nazionale, in modo tale che la scelta possa essere chiara e condivisa tra prescrittore ed assistito, anche e soprattutto nel pieno rispetto della dignità di chi, su quell’ausilio, deve passare la sua vita.

Il sistema che stanno prefigurando il Ministro Beatrice Lorenzin e la Dott.ssa Silvia Arcà, in realtà, non rispettando le giuste esigenze delle singole persone, costringerà chi ha esigenze particolari e per questo vuole un prodotto adeguato a comprarselo da solo. Così facendo si curano certamente gli interessi delle lobby che lucrano sugli appalti, non certo quelli delle persone con disabilità.

FIRMA LA PETIZIONE QUI

Mi rivolgo al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, quindi, chiedendole di approvare al più presto un decreto che contempli un sistema di fornitura aggiornato negli elenchi e giusto nelle procedure, e al Governo, nella persona di Matteo Renzi, chiedendo di far approvare questo decreto, giusto perché rispettoso dei bisogni e dei diritti delle persone con disabilità ed in tempi brevi affinchè non si perda più tempo utile.

LETTERA AMinistro della Salute Beatrice LorenzinPresidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi

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Spazio libero tv ospita l'Associazione Luca Coscioni

Mar, 10/02/2015 - 11:31
Diagnosi preimpianto

Spazio Libero Tv, Programma dell'Accesso a cura di Rai Parlamento, in onda su Rai3 dal lunedì al venerdì alle ore 10.00, ospita l'Associazione Luca Coscioni e in particolare Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Luca Gianaroli, docente di biotecnologie della fecondazione all'Università di Teramo, Valentina e Fabrizio, coppia fertile ma portatrice di patologie genetiche che ha chiesto l'accesso alla fecondazione assistita.

Si parlerà di diagnosi preimpianto e divieti della legge 40. 

Data: Giovedì, 12 Febbraio, 2015 - 10:00 to 10:11Città: Rai3Indirizzo: Rai3 Organizzatore: Rai Parlamento
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Conferenza stampa: Firmo dunque sono

Mar, 10/02/2015 - 11:15
Vita indipendente

Giovedì 12 febbraio, ore 13 stampa FIRMO DUNQUE SONO sul diritto di firma indipendente per i disabili.

Ore 13,00 conferenza stampa "Firmo quindi sono". Sala Provinciale del Buonarrivo, Corso d'Augusto 231, Rimini.

Alle persone con disabilità fisica che impedisce l'uso delle mani è negata la possibilità di firmare in modo autonomo nonostante la capacità intellettuale integra, questo con grave limitazione della libertà personale e aggravio di costi per esercitare i propri diritti. Si presentano le iniziative parlamentari a riguardo.

Programma conferenza.Presentazione del video testimonianza di Simone Parma con l'appello alle istituzioni e ai parlamentari.Saranno presenti:Simone Parma, persona disabile:Mina Welby, Presidente Associazione Luca Coscioni;Alessandro Frezzato, Direzione Associazione Luca Coscioni;
Mario Riccio, Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni;Ivan Innocenti, Consiglio Generale Associazione Luca Coscioni;Irina Imola Assessore Riminese Servizi ai Cittadini;Fabio Pazzaglia, Consigliere Comune Rimini.Interverranno:Onorevole Ileana Argentin, Persona disabile che condivide con Simone i problemi per la Firma;Onorevole Arlotti Tiziano;Onorevole Giulia Sarti. Documentazione utile:Interrogazione parlamentare del 2008 e risposta:http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=308054 Al link la pagina facebook con i contenuti dell'iniziativahttps://www.facebook.com/groups/firmoquindisono/?fref=ts. Dalla pagina si può scaricare il logo Firmo dunque sono. Per informazioniIvan Innocenti cel. 3281041299

Data: Giovedì, 12 Febbraio, 2015 - 13:00 to 15:00Città: RiminiIndirizzo: Sala Provinciale del Buonarrivo, Corso d'Augusto 231Organizzatore: Ass. Coscioni
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La fotografia del nostro tempo

Lun, 09/02/2015 - 16:44
La fotografia del nostro tempoLeft Avvenimenti9 Feb 2015Filomena GalloLaicità

Forse da giovane sarà anche stata "la più bella del mondo", come ancora sostiene Bersani , ma dopo esser stata massacrata per decenni è impensabile fingere che oggi sia in buona salute. Di cosa stiamo parlando? Della Costituzione italiana!

Sì, perché se "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge" ed "è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana" (art. 3), allora è doveroso, come ha ricordato il nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo discorso alla Camera  - ‘Garantire la Costituzione significa rimuovere ogni barriera che limiti i diritti delle persone con disabilità’ prestare attenzione alla condizione delle persone disabili, alle quali sono preclusi molto spesso l'inclusione sociale, il diritto all'istruzione e pari dignità e uguaglianza a causa di inadempienze del nostro Stato, tanto che - ad esempio- quasi nessun Comune ha istituito quei Piani di eliminazione delle barriere architettoniche pur previsti per legge. Più che promuovere "le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro", la Repubblica continua a mantenere sistemi assistenzialistici che assorbono risorse che sarebbero preziose per il welfare. "Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani" (art. 7), ma i privilegi del potere clericale ancora sopravvivono, e ancora più sopravvivono leggi di epoche magari trascurate dal nuovo corso Vaticano ma non certo cancellate. "La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica" (Art. 13), ma spesso adotta leggi illiberali proprio a causa di un analfabetismo scientifico oltre che delle derive clericali di cui sopra. Se "la libertà personale è inviolabile" ed "è punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà", che dire del fatto che l'Italia è costantemente condannata dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo per i tempi della giustizia e i trattamenti disumani e degradanti nelle carceri, senza che nemmeno il messaggio alle Camere dell’allora Presidente Napolitano sia riuscito a indurre il Parlamento e il Governo a reagire per interrompere la flagranza di reato delle nostre stesse istituzioni? Infine, non tutti riescono ad avere la forza di un Piero Welby o la tenacia di un Beppino Englaro per far valere nei tribunali ciò che troppo spesso non vale con la indispensabile immediatezza negli ospedali e negli hospice, cioè che "nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge" (art.32), col risultato che è lo stesso Parlamento a girarsi dall'altra parte senza discutere davanti al fatto che quotidianamente malati terminali si lanciano da un balcone o muoiono tra atroci sofferenze perché lo Stato si accanisce contro di loro. Ed è sempre lo stesso Parlamento che sceglie di non modificare una legge dichiarata parzialmente incostituzionali dalla Corte costituzionale in materia di fecondazione medicalmente assistita e lascia che siano i Giudici ad intervenire pur di non riportare la discussione nell’agenda politica.

Questa è la fotografia del nostro tempo, ma è anche la prima agenda di lavoro per il nuovo Presidente della Repubblica. Prima di parlare delle riforme, certamente indispensabili ma che rischiano di diventare controriforme, è bene partire dalla legalità, dal diritto, dai principi inviolabili della persona umana e dalla necessità di non lasciarli solo sulla carta, ma di creare le condizioni per la loro realizzazione. Oggi più che mai risuonano le parole di Piero Calamandrei pronunciate agli studenti nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana:  "Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!".

Già, un lavoro enorme, se pensiamo che l'Italia da allora è riuscita ad andare nella direzione opposta, perdendo per strada anche la "forma" della democrazia e dello Stato di diritto.

 

 

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La cannabis e il diritto alla salute Curare sì, giocare con le parole no

Lun, 09/02/2015 - 16:37
La cannabis e il diritto alla salute Curare sì, giocare con le parole noAvvenire9 Feb 2015Marco Perduca/Carlo Bellieni/Marco TarquinioCannabis terapeutica

Caro direttore, 
nel salutare la consueta attenzione di Avvenire su tematiche molto care anche alla Associazione Luca Coscioni, e spesso dimenticate da molta stampa nazionale – riteniamo infatti che niente è più prezioso in Italia che poter spezzare il pane della conoscenza – consideriamo di fondamentale importanza esser rigorosi nel tenere separati i fatti dalle opinioni. Dal 2007 in Italia è possibile prescrivere farmaci cannabinoidi, così si chiamano in tutto il mondo. Quella legge lungimirante è stata ulteriormente rafforzata un paio d’anni fa. Da allora, come sempre più spesso accade in Italia, il nuovo quadro legislativo non è stato promosso con i necessari sforzi istituzionali lasciando nel dubbio, se non nell’ignoranza, pazienti, medici e farmacisti. Allo stesso tempo, la Puglia e la Toscana hanno stabilito la gratuità delle terapie – e anche lì non senza problematiche 'amministrative'. Stiamo quindi parlando, senza alcun timore di smentita o interpretazione fallace, dell’obbligo di far applicare una legge dello Stato. Una legge che riguarda il diritto alla salute e che prevede anche la necessità di approfondire la tematica con ricerche ad hoc. Possiamo chiamarli come vogliamo, ma si tratta di medicinali perfettamente legali, ampiamente utilizzati in molti Paesi, e senza documentate controindicazioni. 
Allo stesso tempo la legge consente dei preparati galenici a base di derivati della cannabis per personalizzare ulteriormente le terapie. Negli Stati Uniti e in Israele iniziano a esser documentati i primi significativi trial clinici, studi che contribuiranno a capire se, come, dove e in che dosaggi, o con quali ulteriori modalità, questi medicinali potranno – dovranno – esser utilizzati. Là dove le terapie son costanti i risultati son ampiamente positivi. Che poi vi sia chi, in Italia, usi 
la marijuana con altri ritmi e altre finalità – nel nostro Paese almeno un paio di milioni di persone – è sicuramente un altro fatto. Oggi però parliamo di diritto alle cure e di libertà di ricerca scientifica, necessaria anche in questo campo; domani, ma per altri motivi e con altri argomenti, dovremo iniziare a parlare di regolamentazione legale di tutte le sostanze oggi illecite. 
Oggi vogliamo aiutare chi ha vari tipi di problemi di salute, domani chi usa le sostanze illecite in modo problematico. Dopo 60 anni di patenti fallimenti del proibizionismo sulle 'droghe' una riforma antiproibizionista contribuirebbe anche a togliere dalle mani delle oligarchie criminali di mezzo mondo la gestione di un fenomeno che accompagna l’umanità da millenni. Ma se non se ne può parlare rimarremo attaccati ai pali delle ideologie. 
Marco Perduca, rappresentante all’Onu del Partito Radicale membro della giunta dell’Associazione Luca Coscioni

La garbata lettera di Marco Perduca conferma la necessità del dialogo e l’importanza di ribadire la differenza dei due livelli della questione riguardanti la cannabis, che purtroppo rischiano di mischiarsi fra loro e di confondere le idee: l’uso medico dei cannabinoidi, derivati depurati dalla cannabis, e la liberalizzazione della cannabis come droga. Perduca scrive: «Oggi parliamo di diritto alle cure e di libertà di ricerca scientifica (...); domani, ma per altri motivi e con altri argomenti, dovremo iniziare a parlare di regolamentazione legale di tutte le sostanze oggi illecite». Dunque sembra prevedere che l’uso medico di una molecola e la liberalizzazione delle piantine diventino un binario unico, la conseguenza l’uno dell’altro. A qualcuno questo non dispiacerebbe; ma sarebbe un bel guaio, per la pericolosità della marijuana che verrebbe messa in secondo piano, e perché il disagio giovanile deve trovare altre e più forti risposte sociali e culturali. Purtroppo intrecciare i due livelli della questione – quello medico e quello della droga – è un ritornello che leggiamo troppo spesso sui giornali, e confonde le idee. Il fatto che una delle cento sostanze contenute nella cannabis non faccia male non significa allora che la cannabis in sé (e lo spinello in particolare) non fa male e giocare con le parole non aiuta: parlare di "cannabis terapeutica" è errato o strumentale, e lo mostra il fatto che non si parla certo di "muffa terapeutica" per riferirsi a un altro principio attivo nobile, la penicillina, derivato per l’appunto dalla muffa, che però nessuno ha un qualche interesse a pubblicizzare. Si potrà dire che allo stato attuale delle cose la proibizione non basta; e infatti chiediamo un’azione delle istituzioni e delle famiglie sul disagio giovanile, vera fucina di consumo di droga. Ma non la liberalizzazione, perché liberalizzando si dà il messaggio sbagliato che lo spinello è innocuo, cosa lontana dai dati reali della ricerca scientifica e dal bisogno di attività costruttiva dei giovani. Certo non vorrà Perduca disconoscere quanto afferma la laicissima associazione dei pediatri statunitensi (2015): «L’American Academy of Pediatrics si oppone alla legalizzazione della marijuana per i danni potenziali ai bambini e agli adolescenti». Potremmo citare tanti altri dati e dichiarazioni di enti e ricercatori in questo senso. Dialoghiamo, dunque, usando i dati: il dibattito pubblico sulla droga invece oggi è sbilanciato, poco approfondito, e rischia di confondere i livelli medico e "ricreativo". E questo non è certo nell’interesse della salute.
Carlo Bellieni

Aggiungo una brevissima considerazione, solo su un punto – diciamo così – metodologico: tener separati i fatti dalle opinioni, dice lodevolmente Marco Perduca. Questo facciamo e questo vorremmo che tutti facessero. A proposito di cannabis (tra medicina e spinelli) leggiamo e registriamo invece, da anni, posizioni pregiudiziali: a volte costituite addirittura in palese conflitto di (personale) interesse… per la materia; spesso non basate in alcun modo su dati di realtà ed evidenze scientifiche. Non ci interessano in alcun modo gli slogan ideologici, ci premono le persone e il bene possibile e necessario. È e sarà così a fianco di chi si batte contro il dilagare delle droghe. È così oggi (a occhi aperti e senza anatemi a proposito dell’uso medico di una molecola di cannabis) e sarà così domani. 
Marco Tarquinio

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Expo: Cappato, governo elude confronto su controllo demografico e ogm

Lun, 09/02/2015 - 16:28
Expo: Cappato, governo elude confronto su controllo demografico e ogmLibero quotidiano9 Feb 2015AdnOgm

Milano, 7 feb. - (AdnKronos) - Nella preparazione dei contenuti di Expo 2015 "il Governo ed Expo hanno finora escluso due temi fondamentali: crescita demografica e Ogm, perché entrambe le questioni pongono problemi politici che non si vogliono affrontare". E' quanto afferma Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Luca Coscioni e presidente del gruppo radicale-federalista europeo a Milano

In particolare, "'nutrire il pianeta' di 10-11 miliardi di persone sarebbe impresa peggio che ardua. Se invece fosse concretamente affermato a livello globale il diritto alla salute riproduttiva e la pianificazione famigliare, la popolazione mondiale sarebbe contenuta su numeri sostenibili. Ma l'alleanza dei fondamentalismi religiosi ha bloccato l'azione delle Nazioni unite, e anche nei 'tavoli di Expo' -conclude Cappato- il tema è ignorato. Così come è finora eluso un aperto e documentato confronto sulle prospettive della ricerca e delle applicazioni nel campo degli Ogm".

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Quello che perdiamo senza Ogm

Lun, 09/02/2015 - 14:37
Quello che perdiamo senza OgmLa Repubblica8 Feb 2015Elena CattaneoOgm

L' Italia ha definitivamente chiuso con gli Ogm. Con la decisione del Consiglio di Stato del febbraio di vietare all'ultimo agricoltore friulano di coltivare mais Ogm e con la proroga del divieto di coltivazione appena firmato dai nostri Ministri in vista della nuova direttiva Ue, la quadratura è completa. Per questo motivo, forse, ora si può discutere più liberamente spiegando "culturalmente' e scientificamente cosa sono gli Ogm, cosa ci siamo ( forse ) persi, cosa ( forse ) perderemo nella competizione mondiale per il cibo, cosa abbiamo ( forse ) guadagnato, ma anche cosa si fa altrove nel campo delle biotecnologie vegetali.

Oltretutto, ora che è impossibile coltivare Ogm (intendo quelli dimostrati sicuri per l'ambiente e la salute), viene meno anche l'accusa che chi parla a favore degli Ogm lo fa al "soldo delle multinazionali'. Paradossalmente, proprio oggi che siamo "liberi dagli Ogm", abbiamo creato le condizioni per essere ancor più al "soldo delle multinazionali". Siamo infatti costretti, per sempre e senza speranza, a comperare la mangimistica da loro, senza più ambire a contrapporre alcun nostro brevetto ottenuto da centri di ricerca pubblici, e quindi continuando ad acquistare anche sempre più semi (quelli non Ogm, ma che differenza fa?) dalle stesse multinazionali sementiere.

Siamo anche tecnicamente dipendenti dalle multinazionali tedesche per le tonnellate di pesticidi che importiamo. E non ci si illuda di poter fare a meno della mangimistica Ogm, senza la quale le "mungiture di piazza" viste il 6 febbraio a Milano sarebbero solo un'anticipazione del disastro finale della zootecnia. Su queste nuove basi, ho provato a rileggere gli ultimi eventi e li riassumerei nei seguenti punti:

1) L'Italia (come l'Europa) finge di chiudere agli Ogm. L'Europa lo fa lasciando liberi gli Stati di decidere, ben sapendo che molti Paesi mireranno a chiudere, piuttosto che informare i propri cittadini. Così sta accadendo in Italia e posso solo dispiacermi. Ma si chiuderà alle sole coltivazioni, perché quei 4 milioni di tonnellate di soia Ogm che importiamo ogni anno ( 10 mila tonnellate al giorno ) saranno nascosti sotto il tappeto. Continueremo ad importarli. A questi si aggiungono mais e cotone Ogm. Quindi a me pare che il "baccano" sulla volontà di divieto di coltivare Ogm mascheri una notizia importante, cioè che confermiamo la nostra dipendenza dalle importazioni.

2 ) Questa decisione sancisce anche che gli Ogm (mi riferisco, uno a uno ai 46 che l'Europa importa) non sono affatto dannosi perla salute animale e umana visto che in tutta questa discussione europea nessuno ha sollevato un grido di allarme circa la loro "pericolosità sanitaria". Anche questa è una notizia importante.

3 ) Nessuna multinazionale soffrirà di questa decisione europea, visto che con essa l'Europa certifica la propria totale dipendenza da queste m ultinazionali per i semi Ogm e per i semi non Ogm. Nulla più è nostro nemmeno la speranza di un futuro diverso. Questo è solo triste.

4 ) Quando il Governo italiano vieterà la coltivazione anche di quell'unico Ogm autorizzato dall'Europa, il mais Bt, le nostre imprese agricole, che se ne potevano giovare economicamente, dovranno acquistare mangime Ogm dai consorzi agrari, incluso mi pare quelli di Coldiretti, contraria agli Ogm. Sono troppe le contraddizioni.

5) La ricerca pubblica continuerà a vedersi negata ogni possibilità di sperimentare gli Ogni in campo aperto e la biodiversità italiana continuerà a ridursi senza che nessuno scienziato pubblico possa ingegnarsi per tentare di bloccarne l'esito fatale. Alcuni ricercatori mi spiegavano di non avere mai avuto la possibilità di studiare in Italia le loro innovazioni in campo agrario. Nelle loro parole c'è una sofferenza profonda, quasi fisica.

6) In compenso abbiamo ottimi prosciutti e formaggi italiani che (fortunatamente) continueranno a essere prodotti usando mangimi Ogm stranieri importati; abbiamo anche prodotti biologici di nicchia — che temo nemmeno esistano davvero se è vero che il "biologico" è "una procedura di tracciabilità di un prodotto piena di deroghe perché impossibile da attuarsi" — ma che i cittadini italiani dovrebbero essere sempre pronti a pagare di più senza che venga fornita alcuna prova che siano veramente qualitativamente migliori ( non è inaccettabile? ); abbiamo la nostra biodiversità (piante varie) in via di estinzione, che non capisco come potrebbe essere peggiorata da quell'unico mais Ogm che evita l'uso di pesticidi o da interventi di raffinata "microchirurgia genetica" mirati a salvare il pomodoro San Marzano, le mele della Val d'Aosta etc.

Se questa lettura ha senso, mi chiedo ancora a quale schizofrenia dobbiamo tutto questo. Non sono interessata agli Ogm in quanto tali, ma mi interessa capire come in una società si possa discutere razionalmente con autonomia e libertà di un tema controverso e contraddittorio. Spesso si dipingono i propri lettori come ostili agli Ogm. Ma non è esattamente così. I cittadini non conoscono, e lo dimostra una curiosa indagine americana che si conclude con la richiesta dei cittadini di etichettare i "cibi che contengono Dna", senza immaginare che ogni nostro pasto contiene 160 chilometri di Dna!

Il pubblico è quindi solo drammaticamente disorientato ed intimorito. Un esperimento condotto al Kaufman Center di New York mostra come dopo un serio dibattito sugli Ogm si sia passati dal 32% di favorevoli al 60%. Il pubblico è quindi disposto a cambiare la propria opinione, se informato in modo coinvolgente e corretto. E poi tutti i sondaggi anche di Eurobarometro dicono chei cittadini vogliono essere aggiornati e informati dagli scienziati. O meglio, da persone competenti, che argomentano sulla base dei fatti, cioè fornendo prove pubbliche, documentate e quindi verificabili di ciò che sostengono. Penso che scienziati e media questo servizio lo debbano al nostro Paese e alle generazioni future. Non possiamo consentire che per decidere le strategie imprenditoriali e l'innovazione ci si continui ad affidare ai calendari lunari o alle narrazioni bucoliche dei "bei tempi andati".

Serve un'opera pedagogica con il Paese. Gli scienziati devono dimostrarsi capaci di ascoltaree capire i propri errori, imparando anche dalle diverse sensibilità della popolazione. Ma, contemporaneamente, deve essere dato loro l'ascolto necessario per rendere pubblici e utili i loro "chili di prove". Senza questa alleanza saremo sempre in balia dei casi Stamina, delle campagne anti-vaccinazione, delle scie chimiche. Dobbiamo spiegare i fatti e far si che i ragionamenti partano da essi. Nel mio piccolo continuerò a fare la mia parte per ancorare le decisioni pubbliche ai fatti. Magari anche per convincere "la politica" che è tempo, proprio in questa congiuntura economica, di indirizzare con determinazione e fiducia maggiori investimenti in conoscenza, ricerca e cultura, che sono preziosi moltiplicatori dell'utilità sociale e del benessere economico. Temi ai quali intendo dedicarmi, insieme alle sfide scientifiche del mio laboratorio universitario per costruire politiche che possano ridurre il senso di abbandono che le famiglie e i malati affetti da devastanti malattie neurologiche ( tutte) vivono ogni giorno. 

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Stamina, il peso delle parole di chi patteggia

Lun, 09/02/2015 - 14:26
Stamina, il peso delle parole di chi patteggiaLa Stampa9 Feb 2015Emilio DolciniCellule staminali

Quando una vicenda giudiziaria che ha attirato l'attenzione generale si conclude con un «patteggiamento», l'opinione pubblica rimane spesso disorientata. Desta sconcerto, soprattutto, che reati anche gravi possano ricevere un trattamento sanzionatorio blando, talora assai blando.

L'accordo tra le parti (imputato e pubblico ministero), cosiddetto patteggiamento, ha per oggetto una pena ridotta fino a un terzo, quale premio attribuito all'imputato per l'accettazione di un rito semplificato; dopo la riduzione per il rito, la pena può essere ulteriormente ridotta (di nuovo, fino ad un terzo) in ragione delle circostanze attenuanti, se considerate prevalenti sulle aggravanti. Ad esempio, per una corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio - punita, in astratto, con la reclusione da quattro a otto anni - è così possibile, muovendo dal minimo di legge, patteggiare una pena di un anno e dieci mesi. Delle due forme di patteggiamento presenti nel nostro ordinamento, una - il patteggiamento ordinario, riservato ai casi in cui la pena concordata tra le parti sia contenuta entro due anni - comporta poi, di frequente, la sospensione condizionale della pena: risulta così escluso l'ingresso in carcere dell'imputato.

A tacere di altri «premi» che l'ordinamento attribuisce a chi «patteggia»: tra l'altro, l'assenza di pubblicità, la non menzione della sentenza nel certificato del casellario giudiziale, il carattere non vincolante della sentenza in sede civile. Lo sconto di pena per chi patteggia è però sottoposto ad un limite: la legge chiama il giudice a verificare, prima di pronunciare sentenza di patteggiamento, la congruità della pena indicata dalle parti. Ora, la congruità della pena va riferita alla gravità del reato e alla capacità a delinquere del suo autore, il che presuppone che il giudice accerti in concreto, sia pure «sulla base degli atti», senza cioè che la prova si formi in dibattimento, la responsabilità dell'imputato. E questo, tra l'altro, il presupposto da cui muove la consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione, a partire da una pronuncia delle Sezioni Unite del 2005, per affermare che la sentenza di patteggiamento, emanata nei confronti di un soggetto che, in relazione ad altra condanna, stia fruendo della sospensione condizionale della pena, comporta la revoca della sospensione. La tensione tra patteggiamento e principi dell'ordinamento riguarda in definitiva la mitigazione del trattamento sanzionatorio per un soggetto del quale viene accertata la responsabilità penale: non si spinge fino all'applicazione di una pena - pur sempre una pena, ancorché ridotta - ad un innocente.

Chiedere il patteggiamento non significa dichiararsi colpevole: significa accettare, per calcolo, di sottoporsi ad un accertamento di responsabilità accompagnato da minori garanzie difensive. Se il giudice accoglie la richiesta che gli è stata rivolta dalle parti, ciò significa in ogni caso che ha accertato la responsabilità dell'imputato e che ritiene quella pena congrua rispetto al reato e al suo autore. Agli occhi dell'ordinamento giuridico, e dunque davanti alla società civile, chi patteggia una pena è autore di un reato, non è vittima di un'ingiustizia. Se poi la richiesta di patteggiamento viene da un soggetto i cui comportamenti successivi (ad esempio, una o più dichiarazioni pubbliche) rivelino il proposito di commettere reati (altri reati) in futuro - rivelino ciò che, nel linguaggio della legge, si esprime come un'accentuata «capacità a delinquere» - la sua istanza di patteggiamento dovrà essere respinta: le eventuali responsabilità di quel soggetto andranno accertate in giudizio. Istituto eccentrico rispetto al sistema, quello del patteggiamento: non però eccentrico quanto alcune interpretazioni di parte, proposte in relazione a ben precise vicende giudiziarie, vorrebbero farlo apparire. Il riferimento alle dichiarazioni di Stamina non è casuale.

Di Emilio Dolcini, Ordinario di Diritto penale Dipartimento di Scienze giuridiche Cesare Beccaria Università di Milano

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Cara Boldrini, il parlamento discuta la legge sull'eutanasia

Lun, 09/02/2015 - 14:16
Cara Boldrini, il parlamento discuta la legge sull'eutanasiaCronache del Garantista8 Feb 2015Marco Cappato, Filomena Gallo e Mina WelbyEutanasia

Gentile presidente Boldrini, torniamo a rivolgerci a lei riguardo alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell`eutanasia e l`interruzione delle terapie. Dopo i richiami del presidente della Repubblica Napolitano, oggi anche il presidente del Consiglio di Stato Giovannini ha richiamato la necessità di una legge.

Nel messaggio da lei rivolto al Congresso dell'Associazione Luca Coscioni di settembre 2014 abbiamo apprezzato il Suo impegno a porre la questione della calendarizzazione delle proposte di legge di iniziativa popolare (depositata a settembre 2013) alla conferenza dei capigruppo. Purtroppo, né la conferenza dei capigruppo né le commissioni competenti hanno deciso di avviare la discussione della legge popolare. Dopo un anno e mezzo di attesa, ci pare che si rendano necessarie iniziative straordinarie per garantire quanto da lei stessa evocato nel suo messaggio: «il rispetto del dettato costituzionale e delle decine di migliaia di cittadini che, firmando, hanno espresso attiva partecipazione alla vita democratica».Per interrompere il mancato rispetto del dettato costituzionale, le proponiamo di attivare l`articolo 25 comma 6 del regolamento della Camera, il quale nella sua seconda parte recita: «Il presidente della Camera può inoltre, quando lo ritenga necessario, convocare una o più commissioni, fissandone l`ordine del giorno. Di tali iniziative dà notizia all`assemblea». Le chiediamo, dunque, di convocare le due commissioni competenti nel merito fissando come punto all`ordine del giorno la discussione sulla legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell`eutanasia e il pieno riconoscimento del testamento biologico.

Rimaniamo a Sua disposizione per approfondire questa proposta.

Marco Cappato, Promotore campagna Eutanasia Lagale

Filomena Gallo, Segretario Associazione Luca Coscioni

Mina Welby, Co- presidente Associazione Luca Coscioni

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Puntata del Maratoneta di sabato 7 febbraio 2015

Lun, 09/02/2015 - 12:28
Puntata del Maratoneta di sabato 7 febbraio 2015www.radioradicale.it9 Feb 2015Eutanasia

Intervengono: Francesca Boschetti, infermiera e counselor della Divisione Terapia del Dolore e Cure Palliative, Istituto Europeo di Oncologia; Eric Picard, psichiatra belga, su eutanasia in Belgio e in Francia; Antonino Forabosco, consigliere generale dell'Associazione Coscioni, professore di Genetica medica dell'Università di Modena e Reggio Emilia, su donazione DNA mitocondriale. In studio: Mirella Parachini e Valentina Stella.

Riascolta la puntata

Il Maratoneta
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La malattia del nostro Paese? Il "perbenismo" della classe politica che ti dice "fate le cose", ma di nascosto.

Lun, 09/02/2015 - 12:15
La malattia del nostro Paese? Il "perbenismo" della classe politica che ti dice "fate le cose", ma di nascosto.Left Avvenimenti9 Feb 2015Ilaria BonaccorsiEutanasia

Riportiamo un estratto dell'intervista fatta dal settimanale "Left" (intervistatrice Ilaria Bonaccorsi) a Emma Bonino. L'intervista integrale si può leggere sul numero 4 della rivista del 7 febbraio 2015.

Non facciamo niente e nessuno cerca un dialogo interlaico. Perché? Non conviene? Troppo difficile?

Innanzitutto mi sembra che non ci sia proprio la foga neanche di "essere" laici. Guarda qui da noi, l'ultima volta che abbiamo fatto un passo in avanti sui diritti civili correvano gli anni 70, giusto?

Giusto. Che spiegazioni ti dai? Culturali, sociali, economiche, politiche?

Tutto insieme forse. C'è mancanza di coraggio di una leadership, c'è un Paese introvertito da anni su una crisi economica pesantissima, un Paese impaurito perché non guidato, terrorizzato dalla globalizzazione e dall'immigrazione. Il fenomeno dell'immigrazione ha assunto toni assurdi, esiste da 4.000 anni, il problema è che tutta la parte buona, quella che contribuisce al Pil, quella che manifesta a Milano per i propri diritti e quelli di tutti, viene completamente ignorata. Nessuno approfondisce, nessuno ne parla, nessun giornale ne scrive. Forse a fatica nei convegni, ma se accendi la tv senti solo Salvini. E chi risponde a Salvini? Nessuno. E perché? I miei amici leader mi rispondono "perché è impopolare". Ma se un leader politico decide di non guidare il suo Paese nei momenti difficili, che vuol dire anche affrontare le novità (che poi queste non lo sono!) in mezzo a un mondo che cambia, che ci sta a fare lì? Amelia, la mia vicina trasteverina, degli immigrati, a parte quelli che conosce lei e che puliscono le scale, ha la visione che le dà l'unico che parla in tv, Salvini. La situazione, mia cara, è drammatica. E noi siamo ancora lì, per questo mi appello ai laici e alla laicità come strumento per convivere in tutto il mondo. Guardaci, guarda l'Italia, non ha fatto un passo sui diritti civili, dalle unioni di fatto allo scegliere come morire. Niente. Se non ci fossero state alcune coppie testarde e coraggiose e la determinazione dell'Associazione Luca Coscioni, per esempio la legge 40 sarebbe ancora li, con tutti i sui oscurantismi antiscientifici e inutilmente vessatori ed invece grazie alla determinazione di pochi e poche la legge 40 non c'è più. Ma la cosa più grave è che io immaginavo che questa vittoria, utile a migliaia di coppie, avrebbe convinto molte persone a iscriversi all'Associazione Coscioni, invece nulla. E non mi so rispondere. Come è possibile? Tu o i lettori di Left, che risposta dareste?

Che malattia ha l'Italia? Perché siamo così poco laici? Voi radicali avete dimostrato più e più volte che l'opinione pubblica non è contraria all'allargamento dei diritti civili, allora cos'è: l'eccessivo peso di un'unica monofede troppo invadente?

Comincio a pensare che la malattia, più che il peso di una monofede, sia la "timidezza" della classe politica in generale e non solo, ci metto anche intellettuali, giornali, scuole, tv, Rai, imprese, sindacati. Il problema è quel perbenismo attorno a cui gira l'intera classe dirigente. Quello che ti dice "fate le cose" ma di nascosto. Basta che non si veda.

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Centro impiego di Ancona - interrogazione parlamentare per il mancato accesso informazioni

Ven, 06/02/2015 - 19:56
Lavoro e disabilità

Atto n. 3-01317

Pubblicato il 21 ottobre 2014, nella seduta n. 334

FUCKSIA , SIMEONI , CATALFO - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per la semplificazione e la pubblica amministrazione. -

 

Premesso che:

 

la legge n. 68 del 1999 rencante "Norme per il diritto al lavoro dei disabili" ha il dichiarato fine di promuovere l'inserimento lavorativo di persone disabili attraverso lo strumento del collocamento mirato, che individua una serie di mezzi tecnici e di supporto che permettono di valutare adeguatamente le capacità lavorative delle categorie protette, allo scopo di creare un reale incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro;

 

ai sensi della citata legge, le imprese che contano più di 15 dipendenti sono obbligate ad assumere persone che abbiano un'invalidità lavorativa superiore al 45 per cento, nella misura di una unità se occupano da 15 a 35 dipendenti, di 2 unità se variano dai 35 ai 50, ovvero il 7 per cento dei dipendenti totali se questi superano il numero di 50;

 

la legge n. 68 del 1999 demanda ai centri per l'impiego il compito e il ruolo di tramite tra imprese e disabile, ricevendo annualmente un elenco dalle imprese nel quale viene evidenziato il numero totale di lavoratori impiegati e la copertura della quota di riserva;

 

i suddetti centri, inoltre, al fine di collocare adeguatamente il soggetto in attesa di lavoro, stilano una graduatoria unica di tutti i richiedenti all'interno della quale vengono inserite le capacità lavorative, le abilità, le competenze, le inclinazioni, nonché la natura e il grado della minorazione;

 

la graduatoria unica dei richiedenti, come gli elenchi, è da considerarsi documento pubblico e, pertanto, visionabile in base all'art. 22 della legge n. 241 del 1990, che sancisce il diritto di accesso ai documenti amministrativi degli interessati, includendo in questa categoria anche i "portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l'accesso" ovvero anche le associazioni;

 

considerato che a quanto risulta agli interroganti:

 

il 1° ottobre 2014, il segretario della sezione di Ancona dell'associazione "per la libertà di ricerca scientifica Luca Coscioni", ha denunciato il silenzio, a tutt'oggi persistente, del Centro per l'impiego di Ancona, rispetto ad una richiesta di accesso agli atti formulata per conoscere il grado di attuazione e di osservanza della legge n. 68 del 1999. L'associazione in questione, infatti, il 4 luglio, al fine di monitorare e verificare il rispetto della legge, inoltrava al suddetto centro formale richiesta per ottenere precise informazioni circa: il numero dei soggetti diversamente abili iscritti nell'apposita graduatoria di categorie protette nonché quanti fossero inseriti nel mondo del lavoro; l'elenco delle imprese con il numero dei lavoratori e la quota di riserva coperta, cioè il numero di persone con disabilità assunte rispetto a quelle che dovevano assumere così come previsto dalla legge;

 

l'associazione "per la libertà di ricerca scientifica Luca Coscioni", che tra i suoi fini istitutivi si occupa dei diritti dei disabili, oltre ad appartenere ai soggetti indicati dall'articolo 22 della legge n. 241 del 1990 a cui è riconosciuto il diritto di accesso agli atti amministrativi, fa parte, altresì, dell'elenco dei soggetti legittimati ad agire per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni, in base al decreto ministeriale 30 aprile 2008;

 

considerato inoltre che:

 

il diritto di accesso conoscitivo o informativo, previsto dalla legge n. 241 del 1990, trova fondamento nei principi costituzionali sanciti dall'artt. 97 e 98 della Costituzione, ove si enuncia il principio di buon andamento dei pubblici uffici;

 

la stessa legge n. 241 del 1990 contiene un'importante enunciazione di principio, prevedendo che l'accesso ai documenti, attese le sue rilevanti finalità di pubblico interesse, costituisce un principio generale dell'attività amministrativa, finalizzato a favorire la partecipazione dei privati e ad assicurare l'imparzialità e trasparenza dell'azione amministrativa e attiene ai "livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali", che devono essere comunque garantiti,

 

si chiede di sapere:

 

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti;

 

se risulti quale sia, presso il Centro per l'impiego di Ancona, il numero dei soggetti diversamente abili iscritti nell'apposita graduatoria per le categorie protette, quanti di essi risultino effettivamente inseriti nel mondo del lavoro nonché se siano rispettati i dettami della legge n. 68 del 1999;

 

se non considerino, nei limiti delle proprie attribuzioni, di dover verificare quali siano i motivi per cui non sia stato consentito all'Associazione "per la libertà di ricerca scientifica Luca Coscioni" un immediato accesso ai documenti amministrativi richiesti;

 

se non ritengano, per quanto di competenza, di dover intervenire al fine di consentire l'immediato accesso agli atti all'associazione richiedente considerando che il Centro per l'impiego di Ancona con il suo diniego, a parere degli interroganti, non rispetta i principi costituzionali enunciati nonché la normativa vigente sulla trasparenza ed il diritto di accesso agli atti.

 

Risposta interrogazione nella seduta del  4  febbraio 2015 

PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01317 sulla tutela del diritto al lavoro delle persone disabili in provincia di Ancona.

Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.

TOCCAFONDI, sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca. Signor Presidente, gli onorevoli interroganti - con il presente atto parlamentare - richiamano l'attenzione del Governo sulla richiesta di accesso agli atti formulata dall'associazione «Luca Coscioni» al centro per l'impiego di Ancona al fine di conoscere lo stato dell'attuazione della legge n. 68 del 1999 sul diritto al lavoro dei disabili.

 

Al riguardo, rappresento che la Provincia di Ancona - espressamente interpellata sulla questione dai competenti uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali - ha reso noto che il centro per l'impiego di Ancona ha dato seguito alle istanze di accesso agli atti presentate, il 4 luglio 2014 e il 20 ottobre 2014, dall'associazione «Luca Coscioni», con nota del 4 novembre 2014.

 

Nello specifico, il predetto centro per l'impiego ha comunicato che, al 31 dicembre 2013, risultavano essere 1.997 i disabili iscritti nella graduatorie previste dalla legge n. 68 del 1999, sebbene solo una parte di essi era interessata all'inserimento in azienda.

 

Erano, invece, 52 i soggetti iscritti nelle graduatorie previste dal comma 2 dell'articolo 18 della legge n. 68 del 1999 (profughi, orfani, coniugi superstiti di coloro che siano deceduti per causa di lavoro, di guerra o di servizio).

 

Il centro per l'impiego di Ancona ha, inoltre, precisato che, alla data del 27 ottobre 2014, sono stati effettuati nelle aziende obbligate un numero di inserimenti di lavoratori disabili, tramite assunzioni e tirocini, pari a: 224 per l'anno 2010; 199 per l'anno 2011; 173 per l'anno 2012; 144 per l'anno 2013; 157 per l'anno 2014.

 

Pertanto, la questione segnalata dall'onorevole interrogante ha già ottenuto una soluzione positiva nei termini pocanzi rappresentati.

 

Per completezza d'informazione, inoltre, passo ad illustrare gli ulteriori dati -aggiornati al 31 dicembre 2014 - forniti dal competente centro per l'impiego di Ancona in ordine alle tematiche in esame. In particolare, il predetto centro per l'impiego ha comunicato che - al 31 dicembre 2014 - risultano essere 2.253 i disabili iscritti nella graduatoria prevista dalla legge n. 68 del 1999, mentre 62 sono i soggetti iscritti nelle graduatorie previste dal comma 2 dell'articolo 18 della legge n. 68 del 1999. Informo altresì che, ad oggi, presso il centro per l'impiego di Ancona prosegue l'attività di collocamento obbligatorio per l'anno 2014 attraverso lo strumento della selezione.

 

Da ultimo, non posso che ribadire l'attenzione riservata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali al tema delle disabilità ed, in particolare, a quello del collocamento mirato dei disabili.

 

FUCKSIA (M5S). Domando di parlare.

 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

 

FUCKSIA (M5S). Signor Presidente, ringrazio il Sottosegretario per la sollecita risposta alla mia interrogazione, anche se mi lascia parzialmente soddisfatta. Purtroppo, il tema dell'inserimento lavorativo delle persone disabili nel nostro Paese è una questione che urge soluzioni.

 

Partiamo da alcuni numeri relativi proprio alla provincia di Ancona, di cui lei ha parlato. Nella famosa documentazione consegnata dal centro per l'impiego di Ancona al segretario dell'associazione «Luca Coscioni», peraltro 5 mesi dopo la sua richiesta, emergono dati allarmanti sul rispetto della legge n. 68 del 1999: nel settore privato, per l'anno 2014, su 273 persone invalide da assumere per obbligo di legge, ne sono state inserite solo 116; per il pubblico non abbiamo dati chiari, dunque non è possibile precisare gli inserimenti effettuati. Il problema, però, non è limitato alla Provincia di Ancona, ma è purtroppo di carattere nazionale; non sono io a dirlo, ma gli ultimi dati della 7a relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge n. 68 del 1999 per gli anni 2012-2013. Il documento ci consegna un quadro sconfortante: si riconferma che su 267.000 iscritti in elenco fino al 2013, abbiamo un trend di inserimento negativo, come testimoniano anche i dati riferiti dal Sottosegretario. Stiamo parlando di una forza lavoro inutilizzata, che potrebbe incidere sulla crescita del nostro Paese. Infatti, l'Organizzazione internazionale per il lavoro (ILO), nel suo rapporto 2012 sull'occupazione, segnalava che il non impiego dei portatori di handicap fa perdere complessivamente dall'1 al 7 per cento del PIL mondiale. Questo è un potenziale di capitale umano sprecato che, oltre a far perdere punti sul PIL, rappresenta per l'Italia un costo sociale non trascurabile!

 

L'Italia deve impegnarsi su questo tema e subito. Ricordo, inoltre, che il 4 luglio 2013 la Corte di giustizia europea ha condannato il nostro Paese per non aver adottato regole che garantiscono un adeguato inserimento professionale delle persone disabili. La Corte ha definito parziale ed insufficiente la nostra normativa a tutela dei lavoratori disabili. Siamo nel 2015 e nulla è stato fatto. Faccio presente la legge quadro n. 104 del 1992, la legge n. 381 del 1991 sulla disciplina delle cooperative sociali, la legge n. 68 del 1999, la legge n. 216 del 2003 per la parità di trattamento in materia di occupazione, ma siamo ancora carenti.

 

Signor Sottosegretario, le chiedo, dunque, di sollecitare il suo Ministero ad adeguare quanto prima la normativa italiana agli standard europei di tutela del lavoro delle persone disabili. L'Italia non ha bisogno di un'altra procedura di infrazione e sopratutto di altre multe salate da corrispondere all'Europa. Naturalmente, non bisogna fermarsi ad una rivisitazione normativa; bisogna promuovere una cultura ed una promozione della tutela dei disabili e soprattutto una politica nazionale che investa e valorizzi il lavoro dei disabili. Il nostro Paese non può continuare a sprecare importanti risorse e con esse preziose opportunità importanti anche per la ripresa.

 

PRESIDENTE. Lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Data: Mercoledì, 4 Febbraio, 2015 - 12:00Città: RomaIndirizzo: Senato della RepubblicaOrganizzatore: Parlamento
Categorie: Radicali

Ancona - negato il diritto al lavoro dei disabili

Ven, 06/02/2015 - 19:05
Ancona - negato il diritto al lavoro dei disabiliVivere Ancona4 Feb 2015Giampaolo MilziLavoro e disabilità

Disabili, troppi posti di lavoro negati. Nero il bilancio dei dati del Centro per l'impiego di Ancona

 

Non rispettata la legge 68 del 1999 sull’inserimento occupazione mirato Nel settore pubblico ben 233 scoperture sulle 915 imposte (il 24,46%), mentre in quello privato mancano all’appello 273 assunzioni su 628 (43,47%). Maglia nera a comparto sanitario, ministeriale, Regione e Provincia Disabili e occupazione, fatta la legge trovato l’inganno.

E già, perché si sentono così, ingannati, beffati, discriminati, i portatori di handicap, anche quelli residenti nell’area territoriale di competenza del Centro per l’impiego di Ancona (Cpi). Perchè quella legge, in teoria benemerita, la n° 68 del 1999, fu approvata proprio per consentire un loro inserimento occupazionale mirato. E invece su un totale di 915 posti che avrebbero dovuto essere già stati loro assegnati ai disabili nel settore pubblico, si contano ben 233 scoperture sulle 915 imposte (il 24,46%), mentre in quello privato mancano all’appello 273 assunzioni sulle 628 previste dalla normativa (43,47%). Se non trovato l’inganno, la stessa normativa ha prestato il fianco a “sconti” e dilazioni. Il dato riguardante il privato va “alleggerito” infatti da un lato perché per 39 imprese l’obbligo d’assunzione è sospeso in quanto colpite da stato di crisi (cassa integrazione, fallimenti, concordati, mobilità incorso, gli esempi più ricorrenti), dall’altro perché altre16 si sono impegnate, in base ad un accordo col Cpi, ad 89 assunzioni di disabili spalmate negli anni (alcune entro il 2015, altre entro il 2016, una entro il 2018). Un bilancio comunque indegno di un paese civile, l’Italia, che all’art. 1 della sua Costituzione si dichiara “Repubblica fondata sul lavoro”. Un bilancio che è stato reso pubblico, tra l’altro, non senza difficoltà (solo burocratiche?) e solo grazie alle reiterate e pressanti richieste della cellula di Ancona dell’associazione Luca Coscioni. Che alla fine, dopo molti mesi, ha ottenuto un trasparente impegno da parte dell’ente Provincia nel diffondere i dati archiviati nella sede anconetana del Cpi. Dati aggiornati al 28 ottobre 2014 per il settore privato e al 31 dicembre 2013 per quello pubblico. In teoria dovrebbe essere il settore pubblico a dare l’esempio. Ma non è così.

La prima maglia nera, su 58 soggetti complessivamente censiti, la indossa paradossalmente il comparto sanitario baricentrico su Ancona: con l’Asur Marche in difetto per 63 scoperture su 215 assunzioni dovute, l’Azienda Ospedali Riuniti con 77 su 179, l’Inrca con 14 su 33. La seconda va alle sedi ministeriali: 8 mancate assunzioni su 15 per gli Interni, 7 su 13 per la Difesa, 10 su 15 per Beni e attività culturali. Maglie scure anche per la Regione Marche, in deficit di 12 scoperture su 72, e per l’ente Provincia di Ancona, con posti negati a 5 disabili su 30 aventi diritto. Promossi in genere i Comuni: sui 21 monitorati, solo 5 risultano non in regola con l’art 3 della legge 68/99, con solo 2 scoperture per quello di Ancona su 54 posti da garantire, una su un posto per Cupramontana, Fabriano e Polverigi; ma con la grave eccezione di quello di Jesi, che è in regola con la legge a metà, visto che deve assumere ancora 10 soggetti sui 20 d’obbligo. Nell’area del privato sono state censite 111 attività imprenditoriali, alle quali sono imposte quote diverse a seconda che abbiamo da 15 a 36 dipendenti, da 36 a 50, o oltre 50 (dispensate quelle sotto i 15). Molte le grandi aziende sospese dall’obbligo a causa di crisi, alcuni esempi: ad Ancona il Corriere Adriatico, Fincantieri, CNR; e poi l’Api e Aerdorica di Falconara Marittima, Banca dell’Adriatico, Fag di Osimo, Telecom. E molte, anch’esse grandi, quelle impegnatesi a mettersi in regola con le assunzioni: come Acraf Angelini e Impresa Verde Marche ad Ancona; Guerini, Garofoli, Gidea e Comelit srl a Castelfidardo; LM F.lli Monticelli e Sogemi di Osimo.

Complessivamente, nel triangolo industriale a sud di Ancona ci sono molti casi di mancato rispetto della legge “senza se e senza ma”. Alcuni esempi: 1 caso di irregolarità a Castelfidardo, quello della Silga spa con 6 scoperture su 17, 2 casi a Camerano, riguardanti la Giorgio Prati, con 3 mancate assunzioni su 4, e la Roccheggiani spa con 3 su 8; legge “dimenticata” anche dalla Fietramosca spa di Agugliano e dalla Geo spa con sede centrale a Roma, entrambe con 3 su 5 (come riportato dal sito dell'associazione Luca Coscioni ndr). “Questi dati denunciano in modo evidente la negazione ai disabili del fondamentale diritto al lavoro”, commenta Renato Biondini, segretario della cellula Ancona dell’associazione Luca Coscioni. E si chiede: “I sindacati hanno qualcosa da dire? Com’è possibile che avvenga tutto questo nel silenzio e nell’omertà generale? Perché gli uffici provinciali preposti non riescono a far rispettare le prescrizioni della legge 68 sull’inserimento lavorativo dei disabili?” Poi un’accusa alle associazioni dei disabili: “Quelle che sapevano hanno taciuto, chissà come mai...”. “Noi non ci rassegniamo a questa situazione di illegalità – continua Biondini - a questa congiura del silenzio, perché si tratta di una iniquità che va contro la nostra Carta Costituzionale, il diritto comunitario, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, le leggi dello Stato italiano e la giustizia sociale. Se la normativa va cambiata si cambi, ma non può essere disattesa!” Infine un appello: “Ci rivolgiamo a tutti i cittadini e in particolare alle persone con disabilità: ribelliamoci a questa situazione di illegalità, dobbiamo denunciare il comportamento di quelle istituzioni che negano i nostri diritti, non siamo sudditi ma cittadini, la legge è dalla nostra parte, facciamoci sentire!”.

 

di Giampaolo Milzi
    redazione@vivereancona.it

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Siamo tornati a chiedere un impegno a Laura Boldrini

Ven, 06/02/2015 - 18:26
Siamo tornati a chiedere un impegno a Laura BoldriniMarco Cappato, Filomena Gallo, Mina Welby6 Feb 2015Eutanasia

Gentile Presidente Boldrini,

torniamo a rivolgerci a Lei riguardo alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e l'interruzione delle terapie.

Dopo i richiami del Presidente della Repubblica Napolitano, oggi anche il Presidente del Consiglio di Stato Giovannini ha richiamato la necessità di una legge.

Nel messaggio da Lei rivolto al Congresso dell'Associazione Luca Coscioni di settembre 2014 abbiamo apprezzato il Suo impegno a porre la questione della calendarizzazione delle proposte di legge di iniziativa popolare (depositata a settembre 2013) alla Conferenza dei Capigruppo.

Purtroppo, né la Conferenza dei Capigruppo né le Commissioni competenti hanno deciso di avviare la discussione della legge popolare. Dopo un anno e mezzo di attesa, ci pare che si rendano necessarie iniziative straordinarie per garantire quanto da Lei stessa evocato nel Suo messaggio: "il rispetto del dettato costituzionale e delle decine di migliaia di cittadini che, firmando, hanno espresso attiva partecipazione alla vita democratica".

Per interrompere il mancato rispetto del dettato costituzionale, Le proponiamo di attivare l'art. 25 comma 6 del Regolamento della Camera, il quale nella sua seconda parte recita: "Il Presidente della Camera può inoltre, quando lo ritenga necessario, convocare una o più Commissioni, fissandone l'ordine del giorno. Di tali iniziative dà notizia all'Assemblea". Le chiediamo, dunque, di convocare le due Commissioni competenti nel merito fissando come punto all'ordine del giorno la discussione sulla legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e il pieno riconoscimento del testamento biologico.

Rimaniamo a Sua disposizione per approfondire questa proposta,

Marco Cappato, promotore campagna Eutanasia Legale
Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni
Mina Welby, co-presidente Associazione Luca Coscioni

(La lettera è stata pubblicata domenica 8 febbraio sulle pagine del Garantista

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Eutanasia, i Radicali ci riprovano: vogliono una legge sulla dolce morte

Ven, 06/02/2015 - 11:56
Eutanasia, i Radicali ci riprovano: vogliono una legge sulla dolce morteSecolo d'Italia6 Feb 2015Roberta PerdicchiEutanasia

La crisi? L’economia? Le tasse? No, la priorità politica, per qualcuno, è la dolce morte. Il Parlamento “discuta la legge popolare sull’eutanasia”, torna alla carica il radicale Marco Cappato, dell’Associazione Coscioni, annunciando che andrà in onda questa sera un servizio delle trasmissione Le Iene che include le testimonianze di tre persone malate affette da diverse patologie – Luigi Brunori (Sla), Walter Piludu (Sla) e Ida Rescenzo (Distrofia muscolare) – che chiedono di poter scegliere, quando sarà il momento, l’eutanasia, e che informa sulla campagna dell’Associazione Luca Coscioni per l’eutanasia legale. Dopo il video-appello al Parlamento con 70 personalità del mondo della cultura e della politica, oltre a medici, infermieri e malati, è oggi in rete su Youtube un video di Cappato, promotore della campagna EutanaSiaLegale: «’Ogni giorno che passa senza una buona legge sull’eutanasia – afferma rivolgendosi ai parlamentari – significa malati terminali in più che si suicidano nelle condizioni più atroci. Noi vogliamo sostituire l’eutanasia clandestina con le regole, le buone regole dell’eutanasia legale. C’è una proposta di legge di iniziativa popolare che aspetta, che vi aspetta, dal settembre 2013. È ora di discuterne anche perché la gente, i cittadini sono già pronti e adesso è il vostro turno».

Il no del Papa ad aborto ed eutanasia

La posizione dei radicale è isolata, in Parlamento, se non con delle sponde a sinistra, mentre il fronte trasversale dei cattolici difficilmente lascerà spazio a iniziative favorevoli all’eutanasia. La posizione del Papa, in questo senso, è chiarissima. «Il pensiero dominante – aveva detto due mesi fa Bergoglio incontrando nell’Aula Paolo VI i membri dell’Associazione Medici Cattolici Italiani in occasione del 70esimo anniversario di fondazione – propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre». Da qui l’invito ai medici ad essere capaci anche di «scelte coraggiose» , fino ad arrivare «all’obiezione di coscienza».

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Finevita: "Giovannini ha ragione serve una legge, ma i parlamentari latitano, nonostante Napolitano"

Gio, 05/02/2015 - 18:17
Finevita: "Giovannini ha ragione serve una legge, ma i parlamentari latitano, nonostante Napolitano"Marco Cappato5 Feb 2015Eutanasia

Dichiarazione di Marco Cappato, Radicale, Promotore della campagna EutanaSIALegale e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni

Milano, 5 febbraio 2015
Ha ragione il presidente del Consiglio di Stato, Giorgio Giovannini: il tema del fine vita non può essere lasciato alle decisioni dell''autorità giudiziaria ma necessita di un intervento del legislatore.
Il problema è che i Parlamentari rifiutano persino il dibattito. Da quando abbiamo depositato la nostra proposta di legge di iniziativa popolare, nel settembre 2015, non abbiamo trovato nemmeno un gruppo politico disposto a inserire quella legge tra quelle delle quali si chiede la discussione. Il Parlamento latita, nonostante i richiami dell'allora Presidente della Repubblica Napolitano, nel 2006 e nel 2014. 
L'assenza di una legge ha come conseguenza quella di consegnare all'arbitrarietà assoluta il rispetto del diritto costituzionale alla salute e quello alla libertà di interrompere un trattamento sanitario. La nostra proposta mira a superare tale arbitrarietà attraverso il pieno rispetto dell'autodeterminazione individuale su eutanasia e interruzione delle terapie. E' ora che il Parlamento si faccia vivo.

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Eutanasia: stasera servizio su Le Iene. Cappato su youtube: "il Parlamento discuta la legge popolare"

Gio, 05/02/2015 - 14:31
Eutanasia: stasera servizio su Le Iene. Cappato su youtube: "il Parlamento discuta la legge popolare"Ass. Coscioni5 Feb 2015Eutanasia

EUTANASIA: STASERA SERVIZIO "LE IENE". CAPPATO SU YOUTUBE: "IL PARLAMENTO DISCUTA LA LEGGE POPOLARE".

 

Comunicato stampa dell'Associazione Luca Coscioni

 

Milano, 5 febbraio 2015

Andrà in onda questa sera il servizio delle trasmissione "Le Iene" (ore 21 Italia1) che include le testimonianze di tre persone malate affette da diverse patologie - Luigi Brunori (Sla), Walter Piludu (Sla) e Ida Rescenzo (Distrofia muscolare) -  che chiedono di poter scegliere, quando sarà il momento, l'eutanasia, e che informa sulla campagna dell'Associazione Luca Coscioni per l'eutanasia legale.

Dopo il video-appello al Parlamento con 70 personalità del mondo della cultura e della politica, oltre a medici, infermieri e malati, è oggi in rete su Youtube (link) un video con le seguenti dichiarazioni del promotore della campagna EutanaSiaLegale, Marco Cappato:

"Onorevoli parlamentari, ogni giorno che passa senza una buona legge sull'eutanasia significa malati terminali in più che si suicidano nelle condizioni più atroci. Noi vogliamo sostituire l'eutanasia clandestina con le regole, le buone regole dell'eutanasia legale. C'è una proposta di legge di iniziativa popolare che aspetta, che vi aspetta, dal settembre 2013. È ora di discuterne anche perché la gente, i cittadini sono già pronti e adesso è il vostro turno."

 

Inoltre, continua a non esserci nessun dibattito televisivo in prima serata durante il quale possano essere messe a confronto le diverse posizioni sul tema del fine-vita. Già lo scorso anno Marco Cappato e Filomena Gallo hanno inviato una lettera al Presidente e al Direttore generale della Rai, Tarantola e Gubitosi, e al Presidente della Commissione di Vigilanza Fico in cui hanno sottolineato che “La questione del fine vita rappresenta tema di rilevanza politica e sociale cancellato dal servizio pubblico radiotelevisivo. Ciò vale sia per i Tg che per i grandi contenitori di approfondimento politico. Al di là del più generale obbligo alla correttezza e completezza dell'informazione, riteniamo che il servizio pubblico abbia una missione in più, cioè quella di collegare la società alla vita delle istituzioni e della politica, in particolare laddove tale collegamento si può effettuare a partire dall'attivazione di strumenti di iniziativa popolare previsti dalla Costituzione”.

 

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