Luca Coscioni

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Aggiornato: 21 min 59 sec fa

Marco Cappato parteciperà alla conferenza stampa sul "Caso Dominique Velati"

Mar, 22/12/2015 - 11:41
Eutanasia

Si terrà domani, mercoledi' 23 dicembre a Borgomanero (il paese di residenza di Dominique Velati) la conferenza stampa su Dominique Velati e la sua storia.
L'appuntamento è alle ore 11, presso il bar Atipic, in via Fratelli Maioni 115, Borgomanero.

Interverrà Marco CAPPATO, assieme ai militanti del Partito radicale Gianpiero BONFANTINI e Roberto CASONATO

Data: Mercoledì, 23 Dicembre, 2015 - 11:00 to 12:00Città: BorgomaneroIndirizzo: via Fratelli Maioni 115Organizzatore: Associazione Luca Coscioni e Partito radicale
Categorie: Radicali

Rassegna stampa: Eutanasia CASO DOMINIQUE VELATI

Mar, 22/12/2015 - 11:18
Rassegna stampa: Eutanasia CASO DOMINIQUE VELATI22 Dic 2015Eutanasia

Per rivedere la conferenza stampa sul "caso di Dominique Velati" e la disobbedienza civile SOSeutanasialegale.it" che si è tenuta a Roma lunedì 21 dicembre 2015 alle 11:08 clicca QUI


TG5- Edizione delle 20.00 del 21/12/2015 dal minuto 16.31  
TG1 Edizione delle 20.00 del 21/12/2015 dal minuto 24.06  
TG3 Edizione delle 19.00 del 21/12/2015 dal minuto 25.46  
TG La7 Edizione delle ore 20.00 del 21/12/2015 dal minuto 20.55

RaiNews.it EUTANASIA, ITALIANA MUORE IN SVIZZERA. L'AUTODENUNCIA DEI RADICALI, CAPPATO: "L'HO AIUTATA"    

Zazoom.it Cappato | “Mi sono autodenunciato | continuerò ad agevolare chi chiede aiuto per poter morire”

  Ansa Activist reports self over euthanasia     Left: http://www.left.it/2015/12/21/eutanasia-marco-cappato-si-autodenuncia-ho-favorito-il-suicidio-assistito/     Corriere della Sera: http://www.corriere.it/cronache/15_dicembre_21/eutanasia-radicali-abbiamo-accompagnato-dominique-morire-81ee08fe-a7ef-11e5-927a-42330030613b.shtml   TG COM - Eutanasia, italiana morta in Svizzera Radicali: pagheremo viaggio a malati  

Rai News - ITALIA EUTANASIA, ITALIANA MUORE IN SVIZZERA. L'AUTODENUNCIA DEI RADICALI, CAPPATO: "L'HO AIUTATA"

 

Panorama - Eutanasia, la scelta pubblica di Dominique

  Video Cappato su Servizio Pubblico:  http://www.serviziopubblico.it/2015/12/cappato-cosi-ho-aiutato-dominique-velati-a-morire/     Il fatto Quotidianohttp://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/21/eutanasia-cappato-dominique-velati-morta-il-15-dicembre-pagheremo-viaggi-in-svizzera-ad-altri-malati/2323054/     AdnKronoshttp://www.adnkronos.com/salute/sanita/2015/12/21/abbiamo-aiutato-una-militante-morire-svizzera-autodenuncia-dei-radicali_qK0VKb6qZjez9EkTiYzC6H.html       25 Corriere della Sera 22/12/2015 Int. a F.D'agostino: "NON SAPPIAMO NEMMENO SE VERIFICANO LA REALE VOLONTA'" (M.d.b.) 2    25 Corriere della Sera 22/12/2015 L'AUTODENUNCIA RADICALE "COSI' ABBIAMO AIUTATO DOMINIQUE A MORIRE" (M.De bac) 3    22 la Repubblica 22/12/2015 "ABBIAMO AIUTATO DOMINIQUE A MORIRE PRONTI A FARLO CON ALTRI" (C.Pasolini) 4   25 la Stampa 22/12/2015 "ABBIAMO AIUTATO NOI DOMINIQUE A MORIRE" (F.Grignetti) 5    15 il Giornale 22/12/2015 LA SFIDA DEI RADICALI: PAGANO L'EUTANASIA (F.Angeli) 6    16 Libero Quotidiano 22/12/2015 I RADICALI PAGANO IL VIAGGIO IN SVIZZERIA PER L'EUTANASIA 7    15 il Gazzettino 22/12/2015 L'ULTIMO VIAGGIO DI DOMINIQUE: EUTANASIA IN SVIZZERA 8    13 Il Fatto Quotidiano 22/12/2015 "AIUTO A MORIRE, INCRIMINATEMI" (G.Calapa') 9    1 il Manifesto 22/12/2015 AUTODENUNCIA RADICALE: "ABBIAMO AIUTATO VELATI A SUICIDARSI IN SVIZZERA" 10    1 il Messaggero 22/12/2015 EUTANASIA, VA A MORIRE IN SVIZZERA. I RADICALI: "L'ABBIAMO AIUTATA NOI" (L.Mattioli) 11    10 Il Secolo XIX 22/12/2015 EUTANASIA, NUOVO SUICIDIO ASSISTITO: SCOPPIA LA POLEMICA POLITICA 13    1 Giorno/Resto/Nazione 22/12/2015 "PAGHIAMO I VIAGGI PER L'EUTANASIA" SFIDA DEI RADICALI: PRONTI AL CARCERE (B.Ruggiero) 14    2 Giorno/Resto/Nazione 22/12/2015 LIBERTA' SUPREMA (R.Pazzi) 16    2 Giorno/Resto/Nazione 22/12/2015 L'ODISSEA DELLA LEGGE SUL FINE VITA "BLOCCATA DAL PARLAMENTO DA DUE ANNI" 17    3 Giorno/Resto/Nazione 22/12/2015 Int. a M.Fanelli: L'IRA DI MAX: IL GOVERNO SI VERGOGNI "CAPISCO CHI VA A MORIRE IN SVIZZERA" (E.Grossi) 18    13 il Mattino 22/12/2015 EUTANASIA A BERNA, AUTODENUNCIA DEI RADICALI (A.Manzo) 19    16 la Gazzetta del Mezzogiorno 22/12/2015 "ABBIAMO AIUTATO DOMINIQUE A MORIRE" (M.Correra) 21    4 Cronache del Garantista Calabria 22/12/2015 CAPPATO SI AUTODENUNCIA "HO AIUTATO UNA MALATA" 23    14 La Nuova Sardegna 22/12/2015 EUTANASIA IN SVIZZERA AUTODENUNCIA DEI RADICALI 24    9 Roma 22/12/2015 EUTANASIA, I RADICALI: ABBIAMO ACCOMPAGNATO UNA DONNA A MORIRE 25    4 Secolo d'Italia 22/12/2015 EUTANASIA, TORNANO I RADICALI: ORGANIZZIAMO NOI I "VIAGGI DELLA MORTE" (Redazione) 26       22/12/15 Avvenire 10 Provocazione radicale, «ma i malati si aiutano assistendoli» F.O. 1   22/12/15 Gazzetta di ModenaReggio-Nuova Ferrara 6 Eutanasia in Svizzera Autodenuncia dei radicali ... 2    22/12/15 Gazzetta di ModenaReggio-Nuova Ferrara 6 La “dolce morte” per 200 italiani l’anno ... 3 AllegatoDimensione Rassegna 22 dic 2.pdf477.61 KB Rassegna 22 dic 15.pdf4.94 MB
Categorie: Radicali

Cappato: "Mi sono autodenunciato, continuerò ad agevolare chi chiede aiuto per poter morire"

Lun, 21/12/2015 - 16:56
Cappato: "Mi sono autodenunciato, continuerò ad agevolare chi chiede aiuto per poter morire"Associazione Luca Coscioni21 Dic 2015Eutanasia

Dichiarazione di Marco Cappato, promotore della campagna Eutanasia Legale

Ho depositato alle ore 15 di oggi, presso la Legione Carabinieri Lazio Stazione di Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma, le dichiarazioni spontanee su come ho agevolato Dominique Velati a ottenere l'assistenza al suicidio assistito in Svizzera il 16 dicembre scorso. In particolare, ho riferito di averle fornito informazioni e assistenza nella procedura, di averle presentato le persone responsabili dell'organizzazione Svizzera e di avere effettuato un bonifico dal conto di "SOSeutanasia.it" per coprire il costo del biglietto del treno utile per andare, il 14 dicembre, a Berna per la prima visita medica.

Ho allegato alla dichiarazione spontanea tutto il materiale (scambio sms con Dominique per pagamento viaggio, trascrizioni e audiovideo) che comprova la veridicità delle mie dichiarazioni. Ho anche preannunciato che, come SOSeutanasia, continueremo ad avere contatti con altri malati terminali per lo stesso motivo e che intendiamo anche a loro, ove possibile, fornire ogni tipo di agevolazione affinché possano ottenere (laddove ne riempiano i requisiti), l'assistenza al suicidio assistito.

Mi auguro che sia il Parlamento a interrompere la nostra azione, mettendo finalmente in discussione la proposta di legge di iniziativa popolare per il rifiuto dei trattamenti sanitari e la liceità dell'eutanasia depositata alla Camera dei Deputati a settembre 2013. In caso contrario, spero che potremo difendere davanti al giudice il principio della libertà individuale e del diritto all'autodeterminazione.

Per sostenere la disobbedienza civile di Marco Cappato puoi fare una donazione a questo indirizzo: http://soseutanasia.it/

 

Categorie: Radicali

Intervista a Marco Cappato: "L'eutanasia di Dominique, ho aiutato lei e anche altri"

Dom, 20/12/2015 - 12:38
Intervista a Marco Cappato: "L'eutanasia di Dominique, ho aiutato lei e anche altri"Il Fatto quotidiano20 Dic 2015Giulia InnocenziEutanasia

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Dominique Velati, 59 anni, nella sua casa di Borgomanero, in provincia di Novara, non ritornerà più. Il viaggio per una clinica in Svizzera è di sola andata, il cancro ormai non le dava scampo e Dominique ha deciso di risparmiarsi il dolore più estremo, Dominique ha scelto l'eutanasia. Accanto a lei, nelle ultime ore, l'attivista radicale Marco Cappato: "Mi ha parlato della sua intenzione tre mesi fa".

Dominique è morta?

Su questo non voglio rispondere. Ne parleremo pubblicamente domani, quando saremo nelle condizioni di raccontare cos'è successo.

Quando si è rivolta a lei la prima volta per chiedere aiuto per fare l'eutanasia?

Appena ha saputo della sua malattia, tre mesi fa. Era un'intenzione, doveva però verificarla con se stessa. Poi mi ricontattò, le suggerii allora di venire al Congresso dell'Associazione Luca Coscioni, dove erano presenti degli esperti dalla Svizzera.

È li che ha ricevuto le informazioni per partire?

Sì. Ed è lì che le ho presentato le persone con le quali avviare la procedura per l'eutanasia.

Che tipo di aiuto le ha dato?

Anche a questo preferisco non rispondere ora.

"Chi agevola in qualsiasi modo l'esecuzione" del suicidio, se questo avviene, è punito con 12 anni di carcere. Così recita il codice penale.

È una norma assurda, che potrebbe condannare alla reclusione chi non fa altro che aiutare un parente o un amico a smettere di soffrire.

Ci sono altri malati che si sono rivolti a lei?

Solo negli ultimi mesi quasi novanta persone. Molte di più se consideriamo le richieste in forma anonima. Ci sono, poi, malati che chiedono informazioni perché vorrebbero poterlo fare qualora dovessero averne bisogno.

Che malattie hanno?

Molti malati di tumore, ma anche di sclerosi, distrofia, e anche depressi cronici. A volte sono i parenti a prendere contatti. Anche perché ci sono casi in cui il malato non è più in grado di intendere e di volere. Per questi malati andare all'estero non è una soluzione, perché il suicidio assistito può riguardare solo persone ancora in grado di decidere. Ci sono poi quelli che vorrebbero farlo ma gli è impedito dai familiari, quelli che non hanno i soldi necessari, oppure quelli che non sono più trasportabili.

È pronto ad aiutarli? Come?

Fino adesso abbiamo fornito le informazioni e i contatti. Ma ci rendiamo conto che in molti casi non basta e quindi ora faremo di più.

Infrangerà la legge?

Lo spiegherò domani.

Oggi un malato terminale in Italia che volesse porre fine alle sue sofferenze che possibilità ha?

Ce ne sono mille all'anno, dati Istat, che si suicidano, anche nei modi più terribili. I casi noti sono quelli di Carlo Lizzani e Mario Monicelli, che si sono gettati dalla finestra. Poi ci sono strutture molto avanzate nel praticare la sedazione terminale.

Si tratta di eutanasia?

È una pratica al limite, che espone medici e familiari a un inutile rischio. Riguarda una percentuale minima di persone che se lo possono permettere economicamente o che hanno la fortuna di trovarsi nella struttura giusta. Per tutti gli altri questa possibilità non c'è e i malati non sono informati della possibilità d'interrompere legalmente le terapie sotto sedazione. Come ha fatto Piergiorgio Welby.

Sono passati nove anni dalla morte di Welby. Anche in quel caso lei lo aiutò a esaudire la sua volontà di morire.

Inizialmente Welby voleva farla finita e smettere di soffrire. Era malato terminale di distrofia muscolare e riusciva sempre meno a fare ciò che lo teneva davvero in vita: comunicare con l'esterno. Dal momento in cui si è rivolto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbiamo combattuto insieme una battaglia politica per ottenere legalmente, alla luce del sole e nel rispetto della Costituzione, la sospensione delle terapie sotto sedazione. La cosa più difficile fu trovare un anestesista disposto a correre questo rischio, finché non si presentò Mario Riccio.

Ci furono, in quel caso, conseguenze penali?

Fummo interrogati insieme, poi Riccio fu incriminato e infine prosciolto: l'autopsia dimostrò che Welby non morì di overdose da anestetico, ma per il soffocamento dovuto al distacco del respiratore. Dà l'idea dell'assurdità della norma.

Dominique, nell'intervista rilasciata prima di partire per la Svizzera (su Servizio pubblico.it), ha detto che ci sono due ostacoli all'approvazione della legge sull'eutanasia: i cittadini italiani e i politici. È d'accordo?

La gente è con noi, sono i capi partito a impedire da oltre due anni che il Parlamento discuta la nostra legge per la legalizzazione dell'eutanasia e per il testamento biologico.

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Categorie: Radicali

Bonino: contro gli abusi, mettere limiti con una legge

Sab, 19/12/2015 - 11:28
Bonino: contro gli abusi, mettere limiti con una leggeCorriere della Sera18 Dic 2015Emma BoninoUtero surrogato

Tempo di lettura: 5 minuti

Il dibattito sviluppatosi sul tema della «gestazione per altri», gli articoli e le inchieste proposte anche dal Corriere della Sera, consentono di analizzare alcuni passaggi di questa vicenda su cui è bene riflettere. Il tema del cosiddetto «utero in affitto» necessita da tempo dí un ampio spazio di dialogo. Avrebbe forse meritato anche un`altra tempistica. Se da una parte l`appello di Se non ora quando-Libere, che ha dato origine a tutte queste riflessioni, ha avuto il merito di accendere i riflettori su un tema difficile, dall`altra lo ha però inserito in un contesto poco opportuno. La vicenda è infatti caduta in un frangente politico particolare, di grande incertezza su un tema di massima importanza come quello delle unioni civili omosessuali nel nostro Paese.

Gli omosessuali italiani e italiane, le famiglie con figli che esistono e non sono riconosciute e tutelate, meritavano forse una delicatezza diversa. E il tema stesso della gestazione o maternità per altri, così come quello della fecondazione assistita, avrebbe avuto bisogno ben prima dell`attenzione da parte di tutt, senza strumentalizzazioni. Come è noto, sulla gestazione per altri, l`associazionismo femminile e lgbt si è mobilitato con posizioni differenti. Per fortuna le donne, così come gli uomini, non sono una categoria e ci sono migliaia di teste pensanti. Ma c`è un purtroppo: l`associazionismo in Italia si muove in ordine sparso e con poca strategia, spesso sbagliando modi e tempi. Si può però approfittare di questo spazio per ricordare un concetto importante: i diritti civili vanno conquistati insieme e non possono esserci, per nessuna presunta categoria umana, lotte a compartimenti stagni.

Ignorare tutto questo è un errore politico e una miopia strategica. E spesso fa il gioco di chi è ben contento dello status quo e non lo cambierebbe di un millimetro, specialmente sui temi che riguardano i nuovi diritti. Proprio ieri il Parlamento Europeo ha approvato a Strasburgo la relazione annuale sui diritti umani, la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell`Ue in materia. Tale relazione sembra contenere un giudizio negativo e tranchant sulla pratica della maternità surrogata. Non bisogna essere però così frettolosi nel chiudere questo capitolo, né a livello europeo, né a livello nazionale. Anzi, occorre discuterne ancora e con attenzione. Portare avanti una maternità per conto di un`altra persona è certamente questione dì massima delicatezza, che si presta anche a forme di abusi. Ma è proprio per questo che servirebbero buone regole, capaci di distinguere nettamente tra azioni ispirate da solidarietà e consapevolezza e atti di sfruttamento criminale.

Come sappiamo la legislazione italiana, che tutto proibisce con la minaccia del carcere fino a 2 anni, ha ottenuto come risultato quello di condannare alla clandestinità persone che cercano solo di concepire un figlio assieme. Sarebbe indispensabile determinare in modo preciso alcuni casi in cui la maternità per conto di un`altra persona è consentita, in particolare per coloro che per motivi di salute non possono portare avanti una gravidanza o come nel caso delle coppie dello stesso sesso per la natura specifica. Inoltre, andando nel dettaglio e toccando il punto più delicato della questione, la determinazione di un eventuale compenso o rimborso economico, se stabilita, dovrà essere mantenuta sotto la soglia oltre la quale la logica commerciale non prevalga sulla logica solidale della compensazione tra chi è in grado di accogliere nel proprio grembo una nuova vita e di chi, per motivi di malattia o conformazione, non lo è più.

Del resto questa logica è sempre presente a vario titolo in tutte le pratiche mediche, anche le più intime e vitali, all`interno di un`economia di mercato e di una società. Soltanto una limitata e controllata legalizzazione è adeguata a governare un fenomeno tanto complesso quanto ineliminabile, anche attraverso una buona opera di dialogo e informazione su pratiche alternative quali l`adozione. É opportuno che la politica ne discuta laicamente, partendo dai risultati ottenuti e dai limiti riscontrati nei Paesi nei quali la legalizzazione - a vario titolo - è stata realizzata.

La storia insegna che la legalizzazione dei fenomeni più complessi, la libertà di coscienza, la libertà delle donne, sono l`unica vera via per governare in modo lungimirante, garantendo al meglio i diritti di tutti.

Categorie: Radicali

"Vado a morire in Svizzera prima che il male mi divori"

Sab, 19/12/2015 - 08:45
"Vado a morire in Svizzera prima che il male mi divori"Il Fatto quotidiano19 Dic 2015Ferruccio SansaEutanasia

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Domani vado a Berna". Dominique lo dice così, quasi senza tradire emozione. Davvero come se fosse un viaggio qualunque. Lo smarrimento si legge sulle facce di quelli che le stanno accanto, come l'amico Gianpiero che lei chiama"il fratellone". Tutte quelle persone che hanno vissuto e combattuto con lei. Perché a Berna, Dominique Velati, 59 anni, ci va per morire, per l'eutanasia. Non tornerà più nel bilocale di Borgomanero (Novara) proprio sopra il benzinaio, ma con il Monte Rosa davanti alla finestra. Come stasera, anche se è difficile capire se quella visione consoli o renda tutto più difficile.

La vita intensa di una "radicale tosta"

Dominique ha deciso di morire così perché il cancro ormai non le dava scampo e il calendario davanti a lei aveva ancora poche settimane. Ma non ha voluto scivolare via in silenzio, meglio che anche questo ultimo gesto fosse una battaglia, come era stato in tutta la sua vita di "radicale tosta". Così ha deciso di raccontare tutto a Giulia Innocenzi e alle telecamere di Servizio Pubblico. Ha voluto parlare sapendo che quando il suo messaggio sarebbe arrivato nelle case di milioni di italiani lei sarebbe già stata lontana.

Ecco Dominique davanti alle telecamere, con i suoi capelli corti, gli occhi scuri. Come se niente fosse, anche se un confine insuperabile la separa dagli amici, dai compagni di lotta, dall'intervistatrice che le siede accanto. Sono tutti insieme nella stanza spoglia, parlano, scherzano, anche se Dominique tra una settimana non ci sarà più. Eppure pare proprio lei a consolare, mentre accetta di raccontare tutto, di ripercorrere la sua vita e di descrivere che cosa la aspetta tra una manciata di ore. E pensare che appena tre mesi fa stava bene: "E' cominciato tutto a settembre. I medici hanno scoperto un'occlusione al colon di destra e dopo le analisi hanno visto che era una metastasi. Poi abbiamo fatto una tac e abbiamo visto che c'è anche qualche metastasi al fegato. Ho fatto l'intervento e la risonanza magnetica. Niente da fare, metastasi dappertutto". Dominique parla, insieme con un tono appassionato e fermo, cercando di non tradire quel respiro che si fa sempre più sottile. Quanto le restava da vivere? "Con chemioterapia continua da uno a tre anni. Senza chemio da uno a tre mesi". Perché non provare una cura, perché non andare avanti qualche anno?

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Un'unica paura: il dolore inutile

La voce di Dominique, il suo volto, fanno capire che l'angoscia del dubbio - se c'è stato - è superata. Sa quello che per lei è giusto fare: "Pensare di prolungare la vita, con la certezza di non guarire, sapendo che comunque la malattia va avanti lo stesso... stare sempre peggio per arrivare che la chemio non fa più effetto, o che io non la sopporto più... no". Paura? Dominique non lo nega: "Della sofferenza, del dolore, e di non portarmelo avanti bene. Sono contraria al dolore inutile. Per me questo era un dolore inutile. Così ho deciso per l'eutanasia". Ma non è stata una decisione solitaria, Dominique - che non è sposata e non ha figli - ha ascoltato le persone che hanno vissuto con lei: "Mi hanno appoggiato. Per me è stato importantissimo. A parte l'impatto emotivo che è stato fortissimo in tutti, meno che in me... perché io ho sempre ragionato in questo modo: ti dicono cosa puoi fare, guardi bene... Quando il quadro è chiaro, fai una scelta: o fai la chemio, o non la fai".

Il saluto agli amici: la festa e il karaoke

Ma per lei ci vuole più coraggio ad andare avanti con una malattia così o a decidere di farla finita? "Per me ci vuole più coraggio ad affrontare una malattia, fare la chemio e tutte queste cose. Lì è il coraggio, la voglia di vivere, la voglia di farcela. Ma è una lotta veramente impari".

Discorso chiuso, Dominique ha già passato il confine. Anche se è ancora con i suoi amici. Proprio come pochi giorni fa, quando tutti insieme hanno organizzato una festa nel bar sotto casa per salutarla. "Un funerale per una persona viva", sussurra a bassa voce, senza farsi sentire, una delle persone che più le hanno voluto bene. C'erano il dolore, la malinconia, certo, ma si è riso, giocato, cantato con il karaoke.

Non ci sarà altra cerimonia, perché il corpo resterà in Svizzera. Questo è l'ultimo pomeriggio che Dominique passerà qui. E lo sguardo si spinge soprattutto indietro, verso i ricordi di questa donna che ha deciso di fermarsi prima dei sessant`anni. "Io sono un'infermiera. Vai a salvare gli altri e poi non te ne frega niente di te! E mi sono occupata tanto anche dei malati terminali. La voglia di stare con loro era fortissima. È un po' innato in me. Molti infermieri hanno paura di affrontare il problema della morte con i pazienti. E poi anche i medici non ne parlano, nessuno ne parla. Questi escono dall'ospedale, e con chi parlano? Non si sa. Di solito si chiudono a riccio, non parlano più, si isolano stando a letto... Invece è importante poterne parlare. Io ho cercato di andare avanti, parlandone. Senza timori, come una cosa normale, naturale. Perché è naturale la morte, fa parte della nostra vita!". Infermiera e militante radicale: "Da trenta anni!", il punto esclamativo glielo senti nella voce, nell'espressione del viso. "Nell'85 andavo in giro con i volantini del Partito radicale, li appiccicavo in giro...".

Il Tibet, l'aborto, Bonino e Pannella

Battaglie spesso solitarie, aneddoti. Si ride ancora: "Una volta abbiamo saputo che a Novara doveva passare il presidente della Repubblica Cinese e allora abbiamo organizzato una manifestazione, io e il fratellone. Avevamo uno striscione che sua madre aveva preparato con scritto 'Tibet libero' e una bandiera. Ma sapete quanti eravamo? Due, lui ed io, non sapevamo nemmeno come tenere su la bandiera e lo striscione...". Poi la battaglia per l'aborto "che mi costò il posto nel reparto!".

C'è un unico momento in cui Dominique si commuove, quando arriva il videomessaggio di Emma Bonino. "Marco Pannella è il genio, Emma quella che sa parlare a tutti". Accanto a lei anche oggi c'è il radicale Marco Cappato. "Dominique me la ricordo a tutti i convegni radicali. Immancabile". Ma perché è tanto importante la sua battaglia? "La stragrande maggioranza degli italiani sono favorevoli all'eutanasia: il 75 per cento degli elettori della Lega o dei Cinque Stelle. Addirittura il 52 per cento di chi va a messa. Bisogna collegare le istituzioni alla società". Cappato è convinto: "Bisogna parlarne, è un'esigenza sociale crescente con l'allungarsi della vita e l'affinarsi delle tecniche di rianimazione. Ci sono decine di migliaia di persone in questa situazione. Noi finora abbiamo fornito informazioni, ma faremo un passo oltre".

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12.700 euro per arrivare, 120 secondi per spegnersi

Lentamente - sarà per il buio che comincia a vedersi oltre la finestra, verso il Monte Rosa - il discorso scivola verso i prossimi giorni. Che per tutti sono il futuro, non per Dominique. È ancora lei a togliere tutti di impaccio: "Parto domattina. Costa caro, 12.700 euro, per me non è stato un problema. Ma è complicato anche morire: il costo, lo spostarsi, gli svizzeri possono morire anche a casa, cioè viene il medico. Noi invece dobbiamo fare tanti chilometri... e non puoi morire a casa tua. E hai dei tempi di attesa obbligatori".

Sì, le liste, le attese, e a volte tutto salta all'ultimo momento. Dominique doveva partire la settimana scorsa, ma c'è stato un rinvio. Un colpo duro, non solo perché il corpo la sta abbandonando: bisogna ripensare tutto. Ritrovare l'equilibrio. Dominique sembra quasi rasserenarsi pensando a quel momento: "Mezz`ora prima ti danno un antiemetico, che è una sostanza che evita che tu vomiti, e dopo mezz'ora ti somministrano un bicchierino con dentro 15 millilitri di pentobarbital e in due, massimo cinque minuti, entri in un sonno profondissimo. Dopo dipende dal corpo, quanto ci mette ad arrestarsi. Si ferma il cuore alla fine, è un arresto cardiaco. Può andare abbastanza veloce come penso succederà a me, perché sono proprio al limite. Però può durare anche di più. Ma lì ti garantiscono che non ti riportano in vita". Niente musica, "non sono poetica". Ma vorrà qualcuno accanto a sé? "Mio cugino vorrebbe tenermi la mano. Io non so se voglio stare lì mano nella mano, oppure tranquilla. Ci sono questi signori dell'organizzazione, persone molto preparate, che sono a fianco a te apposta. Penso che dirò a mio cugino che la mano non me la tiene! Lui è anche un po' malato di cuore... ora pensa così, ma non vorrei che sul momento si commuove, non vorrei...".

Dominique adesso guarda già avanti: "Domani sono a Berna e comincio a pensare a me. Ma io non sono emozionata, per niente. Sono di una tranquillità e di una serenità... Lo augurerei a tutti! Fate altre scelte se volete, ma questa pace che ho dentro è favolosa".

No, nessuna fede, "sono atea, anzi, mi sono fatta sbattezzare". C'è altro, forse anche l'eccitazione di questa ultima battaglia politica che le dà forza. Anche se lei forse non ci sarà già più: "Vorrei che vedendo la mia intervista a Servizio Pubblico la gente dicesse... Parliamone! Fate qualcosa anche voi, non pensate che siete in mano al nulla. La vostra vita vi appartiene, e quindi anche la morte. Perché averne paura?". E' tardi. Dominique saluta, stanca, ma con il sorriso. Si affaccia al terrazzo sulle Alpi. "Il Monte Bianco l'ultimo dell'anno, alle quattro del mattino, con i fari rossi sulla neve. Da sola, con la mia macchina... Favoloso".

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Categorie: Radicali

Lucio Magri e gli altri: ogni anno gli "esuli del suicidio" sono 200

Sab, 19/12/2015 - 08:40
Lucio Magri e gli altri: ogni anno gli "esuli del suicidio" sono 200Il Fatto quotidiano19 Dic 2015To. Ro.Eutanasia

Tempo di Lettura: 4 minuti e 20 secondi.

"Ho deciso, vado in Svizzera. II mio tempo è passato, non ho più niente da rivendicare, grazie di tutto..."

Era il mese di novembre 2011, Lucio Magri, intellettuale del Pci e fondatore della rivista il Manifesto, si affacciava per l'ultima volta sul corridoio del Transatlantico a Montecitorio per comunicare a compagni e amici che aveva programmato il suo ultimo viaggio. La morte della moglie Mara l'aveva fatto precipitare in una depressione inconsolabile. Si è ricongiunto a lei il 3 dicembre 2011, sepolto al suo fianco nel cimitero di Recanati. Il suo ultimo giorno di vita è stato a Bellinzona, in Svizzera, dove un medico ha assecondato la sua scelta: morte volontaria assistita.

Secondo l'associazione Exit Italia, che si batte contro l'accanimento terapeutico e per il riconoscimento dell'eutanasia, gli "esuli del suicidio" sono in costante aumento. La meta principale è la Svizzera, dove la morte volontaria assistita è legale dal 1942. Nel 2013 i casi registrati erano cresciuti del 34 per cento rispetto all'anno precedente: oltre 50, mentre nel 2012 erano stati circa 30. Si stima inoltre che in media 200 persone all'anno si rivolgano direttamente alle cliniche svizzere senza alcuna intermediazione delle associazioni italiane. Non per tutti, però, la richiesta viene accettata. Qualcuno rinuncia, nel 40% dei casi invece la domanda viene respinta.

E IN ITALIA? Non se ne discute nemmeno. "Abbiamo raccolto 67mila firme a settembre 2013 e abbiamo presentato una proposta di legge di iniziativa popolare. Ma dopo più di due anni non è successo niente. Nemmeno una calendarizzazione", spiega Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia Legale che raccoglie, tra le altre, le associazioni Luca Coscioni, Exit, Certi Diritti e Libera Uscita. Altre 103 mila firme sono state messe insieme sul sito della campagna e oltre 160 mila su Change.org. Non sono servite. La proposta di legge, dice Mainardi, prevede che "l'eutanasia possa essere praticata soltanto da maggiorenni, solo persone in grado di intendere e di volere. Sono previsti colloqui per i parenti entro il secondo grado. Ma soprattutto occorre che si sia in presenza di sofferenze gravi e non guaribili". L'ultimo passo è stato la creazione di un intergruppo tra Senato e Camera a cui partecipano 225 parlamentari di quasi tutti i partiti (escluso Ncd).

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"Non usare questo dibattito contro le unioni civili"

Ven, 18/12/2015 - 16:14
"Non usare questo dibattito contro le unioni civili"Corriere della Sera18 Dic 2015Associazione Luca CoscioniUtero surrogato

Tempo di lettura: 30 secondi

L’associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, soggetto costituente il Partito Radicale, e Pari o Dispare, associazione contro le discriminazioni di genere e multiple, lanciano, insieme a Emma Bonino, «un appello perché il dibattito sulla gestazione per altri non sia strumentalizzato al fine di complicare l’iter di approvazione della legge per le unioni civili omosessuali, ma divenga un’occasione di crescita per il Paese e una seria discussione parlamentare senza pregiudizi.

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Bonino: contro gli abusi, mettere limiti con una legge

Ven, 18/12/2015 - 15:29
Bonino: contro gli abusi, mettere limiti con una leggeCorriere della Sera18 Dic 2015Emma BoninoUtero surrogato

Il dibattito sviluppatosi sul tema della «gestazione per altri», gli articoli e le inchieste proposte anche dal Corriere della Sera, consentono di analizzare alcuni passaggi di questa vicenda su cui è bene riflettere. Il tema del cosiddetto «utero in affitto» necessita da tempo dí un ampio spazio di dialogo. Avrebbe forse meritato anche un`altra tempistica. Se da una parte l`appello di Se non ora quando-Libere, che ha dato origine a tutte queste riflessioni, ha avuto il merito di accendere i riflettori su un tema difficile, dall`altra lo ha però inserito in un contesto poco opportuno. La vicenda è infatti caduta in un frangente politico particolare, di grande incertezza su un tema di massima importanza come quello delle unioni civili omosessuali nel nostro Paese.

Gli omosessuali italiani e italiane, le famiglie con figli che esistono e non sono riconosciute e tutelate, meritavano forse una delicatezza diversa. E il tema stesso della gestazione o maternità per altri, così come quello della fecondazione assistita, avrebbe avuto bisogno ben prima dell`attenzione da parte di tutt, senza strumentalizzazioni. Come è noto, sulla gestazione per altri, l`associazionismo femminile e lgbt si è mobilitato con posizioni differenti. Per fortuna le donne, così come gli uomini, non sono una categoria e ci sono migliaia di teste pensanti. Ma c`è un purtroppo: l`associazionismo in Italia si muove in ordine sparso e con poca strategia, spesso sbagliando modi e tempi. Si può però approfittare di questo spazio per ricordare un concetto importante: i diritti civili vanno conquistati insieme e non possono esserci, per nessuna presunta categoria umana, lotte a compartimenti stagni.

Ignorare tutto questo è un errore politico e una miopia strategica. E spesso fa il gioco di chi è ben contento dello status quo e non lo cambierebbe di un millimetro, specialmente sui temi che riguardano i nuovi diritti. Proprio ieri il Parlamento Europeo ha approvato a Strasburgo la relazione annuale sui diritti umani, la democrazia nel mondo nel 2014 e sulla politica dell`Ue in materia. Tale relazione sembra contenere un giudizio negativo e tranchant sulla pratica della maternità surrogata. Non bisogna essere però così frettolosi nel chiudere questo capitolo, né a livello europeo, né a livello nazionale. Anzi, occorre discuterne ancora e con attenzione. Portare avanti una maternità per conto di un`altra persona è certamente questione dì massima delicatezza, che si presta anche a forme di abusi. Ma è proprio per questo che servirebbero buone regole, capaci di distinguere nettamente tra azioni ispirate da solidarietà e consapevolezza e atti di sfruttamento criminale.

Come sappiamo la legislazione italiana, che tutto proibisce con la minaccia del carcere fino a 2 anni, ha ottenuto come risultato quello di condannare alla clandestinità persone che cercano solo di concepire un figlio assieme. Sarebbe indispensabile determinare in modo preciso alcuni casi in cui la maternità per conto di un`altra persona è consentita, in particolare per coloro che per motivi di salute non possono portare avanti una gravidanza o come nel caso delle coppie dello stesso sesso per la natura specifica. Inoltre, andando nel dettaglio e toccando il punto più delicato della questione, la determinazione di un eventuale compenso o rimborso economico, se stabilita, dovrà essere mantenuta sotto la soglia oltre la quale la logica commerciale non prevalga sulla logica solidale della compensazione tra chi è in grado di accogliere nel proprio grembo una nuova vita e di chi, per motivi di malattia o conformazione, non lo è più.

Del resto questa logica è sempre presente a vario titolo in tutte le pratiche mediche, anche le più intime e vitali, all`interno di un`economia di mercato e di una società. Soltanto una limitata e controllata legalizzazione è adeguata a governare un fenomeno tanto complesso quanto ineliminabile, anche attraverso una buona opera di dialogo e informazione su pratiche alternative quali l`adozione. É opportuno che la politica ne discuta laicamente, partendo dai risultati ottenuti e dai limiti riscontrati nei Paesi nei quali la legalizzazione - a vario titolo - è stata realizzata.

La storia insegna che la legalizzazione dei fenomeni più complessi, la libertà di coscienza, la libertà delle donne, sono l`unica vera via per governare in modo lungimirante, garantendo al meglio i diritti di tutti.

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Letture de "L'ultimo gesto d'amore" con Mina Welby

Ven, 18/12/2015 - 14:36
Eutanasia

Alle ore 18.00, presso la libreria Odradek in Via Roma 39, si terranno letture tratte dai libri di Piergiorgio Welby.

Programma:

Mina Welby racconta Piergiorgio Welby

Lo scrittore Paolo Izzo interpreta alcuni brani tratti dai libri di Piergiorgio e di Mina.

L'iniziativa è gratuita ed aperta al pubblico.

Data: Sabato, 19 Dicembre, 2015 - 18:00 to 19:30Città: Pomezia (RM)Indirizzo: Via Roma, 39Organizzatore: Associazione Luca Coscioni
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Dibattito "La legge nazionale sull'Eutanasia legale e il registro dei testamenti biologici a Pomezia" con Mina Welby

Ven, 18/12/2015 - 14:32
Eutanasia

Alle ore 12.00, presso la sala consiliare in Piazza Indipendenza, si terrà il dibattito "La legge nazionale sull'Eutanasia legale e il registro dei testamenti biologici a Pomezia".

Programma:

Messaggio di Max Fanelli

Interventi di

Mina Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni
La lotta di piergiorgio a 9 anni dalla sua morte

Matteo Mainardi, coordinatore nazionale Eutanasia Legale
Eutanasia Legale. A che punto siamo in Parlamento

Giuseppe Di Bella, rappresentante locale Associazione Luca Coscioni
La delibera di iniziativa popolare comunale

L'iniziativa è gratuita ed aperta al pubblico.

Data: Sabato, 19 Dicembre, 2015 - 12:00 to 13:30Città: Pomezia (RM)Indirizzo: Sal Consiliare, Piazza IndipendenzaOrganizzatore: Associazione Luca Coscioni
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Proiezione dell'anteprima "Love is All. Piergiorgio Welby, Autoritratto" con Bonino, Cappato, Gallo, Riccio e Welby

Ven, 18/12/2015 - 11:02
Proiezione dell'anteprima "Love is All. Piergiorgio Welby, Autoritratto" con Bonino, Cappato, Gallo, Riccio e WelbyAssociazione Luca Coscioni18 Dic 2015EutanasiaNove anni fa Piergiorgio Welby otteneva di morire senza soffrire e nel rispetto della Costituzione. Era il 20 dicembre 2006.

Saremmo felici della tua partecipazione alla commemorazione che terremo domenica 20 dicembre 2015 dalle 16.45 presso la sede dell'Associazione Luca Coscioni in via di Torre Argentina 76 a Roma, per fare il punto sulla strada percorsa da allora e per vedere in anteprima un film-documentario su Piergiorgio. Saranno presenti: Emma Bonino, leader RadicaleMarco Cappato, promotore campagna Eutanasia LegaleLorenzo d'Avack, professore e giuristaFilomena Gallo, segretario Associazione Luca CoscioniMario Riccio, medico-anestesista di Piergiorgi WelbyGiuseppe Rossodivita, avvocatoMina Welby, co-presidente Associazione Luca Coscioni Si discuterà della conquista di libertà realizzata grazie anche alla lotta di Piergiorgio e sulla strada ancora da compiere verso la legalizzazione dell'eutanasia.
Qui il link all'evento Facebook 
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Ancona 20 dicembre - banchetto IoStoConMax - nell'anniversario della morte di Piergiorgio Welby

Gio, 17/12/2015 - 22:55
Eutanasia

La cellula di Ancona dell'associazione Luca Coscioni aderisce alla mobilitazione nazionale sul tema del fine vita indetta per il 20 dicembre, anniversario della morte di Piergiorgio Welby. E' previsto un banchetto informativo ad Ancona, in piazza Roma dalle 17 alle 20 con lo slogan IoStoConMax. Raccoglieremo firme sulla petizione rivolta al Parlamento per chiedere la calendarizzazione della proposta di legge d'iniziativa popolare sul fine vita e adesioni sulle cartoline IoStoConMax per una legge sul fine vita.

Data: Domenica, 20 Dicembre, 2015 - 17:00 to 20:00Città: AnconaIndirizzo: Piazza RomaOrganizzatore: Renato Biondini
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Assemblea Cellula Coscioni di Pesaro

Gio, 17/12/2015 - 16:06
PoliticaConvocazione assemblea della Cellula Coscioni di Pesaro martedì 22 dicembre 2015 a Pesaro
E' convocata per il giorno martedì 22 dicembre 2015 alle ore 19,00 a Pesaro, presso il ristorantino "Locanda Zongo" in via Zongo n.15 (nelle vicinanze della Piazza del Popolo e di fronte al Portale S.Domenico), l'assemblea della Cellula diPesaro dell'associazione Luca Coscioni, con il seguente ordine del giorno: 1) Situazione economica e iscrizioni alla cellula Coscioni di Pesaro 20162) Rendiconto attività svolta nel 20153) Aggiornamenti sull'approvazione del registro per il testamento biologico nel comune di Pesaro4) Definizione obiettivi per il 20165) Modifica statuto Cellula di Pesaro6) Varie ed eventuali.
Si ricorda che l'assemblea è pubblica, chiunque può partecipare. Ruggero Fabri, Segretario cellula di Pesaro associazione Luca CoscioniCarlo Magnani, Presidente cellula di Pesaro associazione Luca Coscioni Per informazioni:tel.3357621584 Data: Martedì, 22 Dicembre, 2015 - 19:00 to 21:00Città: PesaroIndirizzo: Ristorantino "Locanda Zongo" - via Zongo, 15Organizzatore: Cellula Coscioni Pesaro
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Filomena Gallo interverrà al VI Congresso Nazionale Sierr

Gio, 17/12/2015 - 12:13
Fecondazione assistita

Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, interverrà sabato 13 febbraio dalle ore 9.50 alle ore 10.10 con un intervento dal titolo: "La storia della Legge 40/2004 sulla PMA e delle sue modifiche".

 

Per visionare il programma completo clicca QUI

Data: Venerdì, 13 Febbraio, 2015 - 09:30 to 10:10Città: RomaIndirizzo: NH Hotel Vittorio Veneto , Corso d'Italia 1 AllegatoDimensione Folder-Sierr-2016.pdf1.89 MB
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Calendario degli appuntamenti per il "Deposito del Testamento Biologico"

Gio, 17/12/2015 - 10:10
Calendario degli appuntamenti per il "Deposito del Testamento Biologico"G.Milan17 Dic 2015 AllegatoDimensione Modf. Appunt. Sport. Dep.T.B.16.pdf71.83 KB
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Legalizzazione cannabis in Italia: tutti gli aspetti da valutare

Mer, 16/12/2015 - 16:15
Legalizzazione cannabis in Italia: tutti gli aspetti da valutareLa vera cronaca15 Dic 2015Pierfrancesco PalattellaCannabis terapeutica

Tempo di Lettura: 4 minuti

Malgrado la legge ancora restrittiva e votata alla proibizione, sono molti gli italiani che fanno uso di cannabis:circa 4 milioni secondo i dati del Dipartimento delle politiche antidroga. Non pochi; e il dato diventa ancor più sorprendente se lo si lega ad un'inchiesta giornalistica portata avanti dal mensile Il Test Salvagente. Con il supporto di un medico esperto in materia sono state analizzate alcune dosi di cannabis acquistata nelle piazze di spaccio più note del paese. Il risultato di questi test evidenzia come la sostanza risulti quasi sempre essere dopata. Modificata geneticamente. 

In sostanza gli italiani fanno largo uso di marijuana ma non sanno cosa fumano; il che rende il tutto estremamente rischioso. E come sempre quando si tocca questo tema, riemerge prepotente il solito interrogativo: non sarebbe meglio legalizzare onde evitare rischi e sottrarre il business alle criminalità organizzate?

La propostadi legge in Parlamento:

Alla Camera è al vaglio l’esame della proposta di legge per la legalizzazione delle droghe leggere; si tratta nello specifico del disegno di legge numero 3328 riguardante la depenalizzazione di coltivazione e commercio della cannabis "Norme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati": questo il nome della proposta di legge firmata da parlamentari appartenenti a diversi schieramenti e riuniti nell' intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis

La legge ad oggi in vigore sul tema è il decreto legge numero 36 del 20 marzo 2014 che è andata a integrare la nota legge Fini-Giovanardi dichiarata incostituzionale nel febbraio del 2014 per le modalità con cui era stata approvata. 
In breve la Fini-Giovanardi non poneva distinzioni tra droghe leggere e pesanti e andava a prevedere una soglia molto bassa per la dose giornaliera. Reato punito con il carcere, fattore che ha contribuito a intasare il sistema carcerario. Basti pensare che, nel solo 2014, su un totale di 54mila detenuti circa 18 mila erano in carcere per spaccio e la metà di questi lo era per episodi legati alla cannabis.

La questione cannabis medica

Fin qui si è parlato di legalizzare l'aspetto legato alle detenzione per vario uso. Altra questione è quella relativa alla cannabis per uso medico e terapeutico. Un tema molto delicato che abbiamo trattato diverse volte dalle pagine di questo giornale

In Italia la cura con farmaci a base di cannabis è stata introdotta per legge nel 2006 con un provvedimento che andava a riconoscere le proprietà terapeutiche del THC (tetraidrocannabinolo), uno dei principi attivi della cannabis. Con il decreto ministeriale n.98 del 28 aprile 2007 dell’allora ministro della Salute Livia Turco si andò a inserire questa sostanza nelle tabelle del ministro della Sanità tra le altre sostanze che possono essere utilizzate per fini terapeutici. 

Come sempre in campo sanitario, fu data facoltà alle singole regioni di legiferare sul tema e di organizzare la distribuzione del farmaco a base di cannabis. Solo che in mancanza di una legge di respiro nazionale il meccanismo risulta farraginoso: per ottenere il farmaco (il Bedrocan) occorre importarlo dall'estero (soprattutto dall'Olanda) con tempistiche lunghe e costi spropositati

Chi deve assumere il farmaco per esigenze di salute rischia di trovarsi in seria difficoltà. Ecco allora che nel settembre 2014 era i ministri della Salute e della Difesa avevano firmato un accordo in base al quale veniva dato il via libera alla cosiddetta marijuana di Stato: ovvero, si dava il là a coltivazione e lavorazione delle piante per produrre la sostanza utile per finalità terapeutiche. 

La coltivazione e produzione erano tuttavia appannaggio esclusivo dello Stato italiano, e potevano quindi avvenire esclusivamente presso lo stabilimento chimico militare di Firenze ad opera dell'esercito all'interno di un progetto pilota. I soggetti privati sono quindi esclusi dalla possibilità di coltivare in autonomia piante di cannabis anche se per uso medico.

L'importanza della legalizzazione

Come sempre il tema si ripropone e torna più che mai d'attualità. Si tratta di legalizzazione della cannabis, facendo riferimento qui all'utilizzo ricreativo. Partendo dai dati di cui sopra, in Italia sono 4 milioni circa i fumatori. Quasi il 10% della popolazione. 
Il primo aspetto positivo sarebbe quindi quello di controllare ciò che gli italiani fumano ed essere ceti di non assumere una sostanza modificata con additivi chimici. Si andrebbe poi a sottrarre un business di tutto rilievo alla criminalità organizzata. Un giro di affari che può essere calcolato in 10 miliardi circa di euro che ogni anno finiscono nelle tasche della malavita. 

Ultimo aspetto, quello economico: legalizzare la marijuana diventerebbe una fonte di introiti non da poco per lo Stato. Secondo una stima che ha a che fare con la proposta di legge presentata in Parlamento, si può parlare di un giro di affari tra i 6 e gli 8 miliardi di euro annui derivati soltanto dalle tasse. 

È stato così ad esempio negli Stati Uniti dove la legalizzazione ha prodotto notevoli entrate dal punto di vista economico. E potrebbe essere così anche in Italia, se solo si decidesse di affrontare il dibattito lasciando da parte, per una volta, ideologie e retaggi culturali del passato e si guardasse soltanto a quelli che potrebbero essere vantaggi e benefici concreti.

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Intergruppo Eutanasia: avviato il percorso concordato per chiedere l'inizio della discussione

Mer, 16/12/2015 - 15:40
Intergruppo Eutanasia: avviato il percorso concordato per chiedere l'inizio della discussioneComitato Eutanasia Legale16 Dic 2015Eutanasia

"Sulla questione del fine vita serve un riscontro di dignità da parte dei legislatori". A intervenire nel dibattito di fine seduta è stata Silvana Amati, Senatrice marchigiana del PD, che ha letto uno stralcio della lettera di Max Fanelli indirizzata a Matteo Renzi, ai capigruppo di ogni partito e ai parlamentari.

"Ieri ho avviato il percorso concordato con i colleghi dell'intergruppo parlamentare sul testamento biologico, intervenendo in Aula per chiedere che venga inscritta all'ordine del giorno la discussione sul fine vita", dice Silvana Amati, "il Parlamento non può astenersi dall'affrontare lucidamente temi complessi, che toccano profondamente la sensibilità della nostra società. E' evidente, infatti, che l'assenza di norme ha gravissime conseguenze, cui nessuno può rimanere indifferente. Per questo nel mio intervento ho voluto leggere alcuni passaggi dell'ultima lettera di Max Fanelli".

La Senatrice della commissione Diritti Umani continua: "Abbiamo il dovere, come legislatori, di prevenire il ricorso a lunghi e dolorosi percorsi giudiziari, come è stato per Eluana Englaro, trovando un equilibrio che permetta di introdurre norme condivise che rendano effettivo il diritto di ognuno a vivere secondo i propri canoni di dignità. Per questo abbiamo deciso di chiedere ogni giorno, a fine seduta, che il Senato si confronti finalmente sul tema del fine vita, partendo dai testi già depositati da tempo, come il ddl 1088 del sen. Manconi o il ddl 1396 del sen. Palermo, che riprende il testo della proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall'Associazione Luca Coscioni".

Intanto oggi, 16 dicembre, è la Presidente della Camera Laura Boldrini ad intervenire: "Io credo che il Parlamento sia molto indietro rispetto alla società e ritengo che non possa più nascondersi, non si possono lasciare soli i cittadini sui temi etici. Il Parlamento ha il dovere di occuparsi di ciò che i cittadini ritengono importante per la loro vita, dalle unioni civili al fine vita".

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Resoconto della 58esima Commissione ONU sulle Droghe

Mer, 16/12/2015 - 15:05
Resoconto della 58esima Commissione ONU sulle DrogheMarco Perduca16 Dic 2015PoliticaDall'8 all'11 dicembre s'è tenuta alle Nazioni unite di Vienna l'ultima parte della 58esima Commissione ONU sulle Droghe, CND. Due giorni sono stati dedicati alla preparazione della sessione speciale dell'Assemblea generale, UNGASS, che dal 19 al 21 aprile prossimi verrà convocata a New York per affrontare il tema del "controllo mondiale delle droghe". La decisione di anticipare al 2016 la UNGASS, la scadenza istituzionale sarebbe stata il 2019, è il frutto di uno dei tanti compromessi che caratterizzano i lavori dell'UNODC, l'ufficio delle Nazioni unite a cui fanno capo i programmi di controllo delle droghe e del crimine. L'accelerazione sui tempi è dovuta alle insistenze di Messico, Colombia e Guatemala che da un paio d’anni hanno annunciato la loro ferma intenzione di non aspettare il decimo anno dall'adozione della cosiddetta "dichiarazione politica" del 2009 per tornare a sollevare dubbi, critiche e proposte circa l'attuale regime proibizionista mondiale.
La riorganizzazione dell’agenda ha creato notevoli problemi procedurali dal 2014 a oggi nonché una spaccatura in seno alla CND le cui conseguenze continuano a caratterizzare i lavori all'ONU di Vienna dove, più che altrove nel sistema delle Nazioni unite, si lavora per consenso. Da due anni la preparazione viene quindi portata avanti su due binari principali: da una parte a Vienna, dove si son susseguiti incontri per la definizione del calendario e dei temi da proporre all'UNGASS, dall'altra, tanto al Palazzo di Vetro quando a Ginevra, sia in seno ad altre agenzie del sistema ONU sia in consessi, come il consiglio ONU sui diritti umani, L’Organizzazione Mondiale della Sanità oppure al terzo comitato dell’Assemblea generale dove gli Stati Membri hanno affrontato con maggiore puntualità tutti le implicazioni dell'attuale sistema derivato dalle tre Convenzioni ONU in materia di droghe.  Sebbene nelle fasi di preparazione di un summit mondiale il livello di rappresentanza politica vari e non abbia regole stabilite, gli unici paesi che continuano a mandare rappresentanti governativi a tutti gli incontri sono i latino-americani con la Colombia che, salvo quando non è impegnato nel negoziato per una soluzione politica del conflitto colle FARC, invia sempre il ministro dalle giustizia, e il Messico che non è mai sceso sotto il livello di un vice-ministro; di alto livello anche le partecipazioni di Brasile, Uruguay, Argentina, Bolivia e Ecuador. Il fronte conservatore, che comprende tutti i paesi che fanno parte della Conferenza islamica, gli asiatici, la Russia e, in modo defilato fino a qualche tempo fa anche gli USA (a dicembre 2015 inspiegabilmente tornati su posizioni molto rigide) ritiene che la sessione speciale dell’aprile del 2016 debba "ratificare" i documenti che sono in fase di definizione a Vienna e che, sostanzialmente, si dovranno riaffermare i punti chiave della dichiarazione politica del 2009 (articolata su "tre pilastri": riduzione della domanda, dell’offerta e lotta al riciclaggio).
L’altro fronte, quello aperturista, che raccoglie la stragrande maggioranza dei paesi latino-americani vuole che il dibattito di New York sia vero, aperto a contributi presentati in quella sede, he includa punti vista e riflessioni anche di altre agenzie dell’ONU e che, quindi, divenga il luogo politico di adozione dei documenti che riflettano le conclusioni del dibattito che al Palazzo di Vetro sarà strutturato in cinque temi, concludendo preoccupazioni relative ai diritti umani, temi socio-sanitari e lo sviluppo alternativo. In mezzo ci sono gli europei che hanno un'ottima (visto il pregresso) posizione comune, ma che non sempre condividono valutazioni di fondo e priorità per l’immediato futuro (i paesi più importanti Francia, Gran Bretagna e Germania son da sempre molto problematici per quanto riguarda leggi e politiche in materia di droga e al momento hanno governi molto conservatori in materia) e che purtroppo non hanno cercato di creare un ponte con l'America Latina o regioni dell’Africa apparentemente molto spaesate per quanto riguarda le “droghe”.
Paesi come l'Italia, l'Austria e l'Olanda, prossimo presidente dell'Unione Europa, cercano di limare gli spigoli di questi schieramenti durante i negoziati, ma quando si arriva in plenaria tutto s'irrigidisce di nuovo, anche relativamente a tematiche sanitarie se e quando paesi come il Giappone, la Corea del Sud e qualche nordico prendono la parola. Un altro frutto del compromesso che ha acconsentito all'anticipo dell'UNGASS al 2016 - resta comunque in piedi, almeno per ora, anche l'appuntamento del 2019 - è stata la divisione dei compiti relativi al processo preparatorio della sessione speciale.
La CND è presieduta da uno stato membro, che varia ogni 12 mesi (al momento è la Tailandia, dal 2016 sarà la Repubblica Ceca), mentre le sessioni dedicate alla definizione dell'agenda dell’UNGASS sono state affidate a un "board" (giunta) che è coordinata dall'ambasciatore egiziano, il paese che presiedeva la Commissione al momento del raggiungimento del compromesso, decano di Vienna, che non sempre si adopera per la facilitazione dell'emergere dei compromessi in crescita. Seppure potenzialmente devastante, la divisione di questi due blocchi, con l'Europa nel mezzo, rappresenta comunque un significativo passo avanti rispetto al processo di preparazione della UNGASS del 1998 (la seconda della storia dell'ONU dedicata alle droghe, la prima si tenne nel 1990 all'indomani dell'adozione della terza convenzione).
Negli ultimi due anni si son sentite infatti echeggiare parole quasi proibite in passato, come legalizzazione, decriminalizzazione, riduzione del danno, diritti umani, no alla pena di morte, valutazione delle esperienze e dei costi del sistema in vigore da oltre mezzo secolo, tutti accenni o slanci che pur venendo inclusi nei documenti finali arricchiscono il dibattito generale e marcano un progressivo mutamento di orientamento in materia da un numero crescente di stati membri. La massima concessione a un futuro di segno diverso in merito alle leggi e politiche nazionali in materia di sostanze illecite è il riconoscere che esista un 'margine di manovra' interpretativo (in inglese latitude) offerto dalle convenzioni ai paesi che le hanno ratificate (ormai tutti). In particolare, ogni qual volta si sollevi il dubbio circa l’efficacia della penalizzazione del possesso e uso personale non per fini medici, si fa riferimento alla convenzione del 1961 che afferma che "il possesso personale può esser considerato come reato" e che comunque ciò verrà stabilito dalla stato membro sulla base della propria Costituzione (implicando articoli relativi alla necessaria proporzionalità delle pene) e in linea con le caratteristiche del sistema penale nazionale (non tutti considerano reato comportamenti che non causano vittima).  Negli ultimi anni buona parte delle agenzie e uffici delle Nazioni unite che direttamente o indirettamente hanno a che fare con le sostanze illecite hanno mostrato un sincero interesse sviluppi di segno diverso rispetto alle decisioni del passato; alcuni soggetti hanno avanzato anche proposte in merito alla valutazione delle attuali politiche del "controllo mondiale delle droghe". Dall'Organizzazione mondiale della salute, WHO, al programma per lo sviluppo, UNDP, da UNAIDS all'Alto Commissario per i diritti umani, passando per tutti gli special rapporteur, si stanno consolidando posizioni di consolidata rottura col passato che pongono al centro dell'analisi il rispetto dei diritti umani e le ripercussioni negative dell’aver affidato al diritto penale il governo del fenomeno del consumo delle sostanze contenute nelle tre Convenzioni.  Se all'interno dell'UNODC, l'ufficio che gerarchicamente è a capo del controllo delle politiche in materia di droghe, esiste un dibattito in merito alle priorità e gli approcci da perseguire - nel mese di novembre fece scalpore un documento interno dell’Ufficio che Richard Branson, fondatore della Virgin e membro della global commission on drugs, pubblicò sul suo blog, e che si allineava con molte delle preoccupazioni di altre agenzie evidenziando come il carcere fosse un ulteriore danno per chi fa uso di sostanze -  la giunta internazionale sugli stupefacenti, INCB, resta invece sostanzialmente ancorata a posizioni di retroguardia, da depositario dell'unica interpretazione possibile delle Convenzioni che non riconosce alcun approccio alternativo alla trasformazione degli articoli dei tre documenti in leggi e politiche nazionali.  Da notare che il sistema creato con le Convenzioni del 1961, ’71 e ’88 non prevede un regime sanzionatorio in caso di mancanza di rispetto degli obblighi assunti al momento della ratifica e adeguamento nazionale. Se durante la preparazione dell'UNGASS del'98 e il segmento ministeriale del 2003 solo il Partito Radicale, che gode di status consultivo con il Consiglio economico e sociale, ECOSOC, dell’ONU, si caratterizzava per una critica strutturale e puntuale del lavoro delle Nazioni unite sulle droghe, oggi non solo il numero delle organizzazioni non-governative che segue la faccenda è notevolmente aumentato (buona parte dei nuovi gruppi non ha lo status consultivo), ma circa l'80% di esse è critico del sistema proibizionista l'UNODC.
Esistono due comitati delle ONG, uno a Vienna, dove ancora c'è una presenza importante della vecchia guardia di passaporto austriaco o svedese, e uno a New York dove ormai son tutti schierati su posizioni "riformatrici". La CND non prevede un meccanismo chiaro per la partecipazione delle ONG, tutto viene organizzato di volta in volta attraverso una rete informale che si chiama civil society task force coordinata in collaborazione con le Nazioni unite. Ancora non è ben chiaro come sarà organizzata la sessione speciale in merito alla presenza e partecipazioni delle ONG, sicuramente sarà possibile interagire in sede di dibattiti tematici. Durante la CND di dicembre si sono tenuti anche degli incontri a margine sugli aspetti sanitari legati all'abuso delle sostanze, alle alternative al carcere, con passaggi in comunità e "drug courts" dove si viene assegnati a una serie di attività obbligatorie fuori dal carcere pena il ritorno nel circuito penale; lo sviluppo alternativo, e alla preparazione del nuovo World Drug Report. L'11 dicembre, l'Organizzazione mondiale della sanità ha anche presentato un'anteprima dello studio che le era stato richiesta o marzo su alcune sostanze. L'OMS ha il ruolo di analisi preventiva e preparatoria per le decisioni che la CND prende relativamente all'inclusione di nuove sostanze nelle tabelle delle commissioni del 61 e 71. Sono state presentate sette nuove benzodiazepine che necessiteranno ulteriori approfondimenti, è stato confermato che la ketamina non presenta rischi per cui, come aveva richiesto la Cina, dovrebbe esser ulteriormente controllata, ed è stato annunciato l'avvio di uno studio sull'uso medico della cannabis per il quale è stato richiesto agli stati membri di fornire quanti più riferimenti scientifici e di trial clinici possibile per assistere la stesura della versione finale dello studio.
Non è stata comunicata la data della pubblicazione. La prossima riunione della CND si tiene dal 14 al 22 marzo, i primi tre giorni saranno dedicati alla fase finale della preparazione dell’UNGASS; a gennaio e febbraio ci saranno ulteriori incontri informali per la definizione dei documenti e solo allora si capirà se in effetti al Palazzo di Vetro ci sarà solo un palcoscenico per interventi dei governi o se si discuterà ancora nel merito delle questioni per prendere decisioni volte a un futuro in discontinuità piuttosto che alla riaffermazione delle fallimentari ricette del passato. 
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Idee (non spendaccione) per mettere la Salute davanti alla Sanità

Mer, 16/12/2015 - 12:53
Idee (non spendaccione) per mettere la Salute davanti alla SanitàIl Foglio16 Dic 2015Marcello Crivellini, Filomena GalloSanità

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Oggi ci sarà lo sciopero generale della Sanità nel nostro paese. In cima alla lista dei problemi lamentati c`è il nodo delle risorse pubbliche. Per ragionarci conviene partire dal rapporto annuale del Cergas sul sistema sanitario italiano, presentato negli scorsi giorni. Oltre che per la consueta e preziosa ricchezza di dati, il rapporto si caratterizza per alcune proposte finalizzate a migliorare l`efficacia e l`efficienza del sistema sanitario.

In particolare si suggerisce una rivisitazione dei diversi canali di accesso in base alle diverse condizioni di salute, ammodernamenti organizzativi e tecnologici soprattutto a livello di aziende ospedaliere, attento dimensionamento delle aziende sanitarie con processi di accorpamento e fusione, maggior integrazione pubblico/privato, più elasticità nella gestione del personale e altro ancora.

Probabilmente il particolare posizionamento del Cergas (Università Bocconi) tende a favorire una impostazione molto più attenta alle problematiche aziendali rispetto a quelle generali dí sistema. L`ottimo lavoro contenuto nel Rapporto e le proposte, sostanzialmente tutte condivisibili, dimenticano infatti alcuni importanti limiti generali del Ssn italiano e i necessari conseguenti interventi. Essi sono sostanzialmente quattro.

1. I cambiamenti demografici in atto da diversi decenni e quelli già annunciati richiedono che il sistema sanitario italiano si adegui alle nuove esigenze di salute: meno concentrazione nel settore delle cure per acuti ed estensione dei servizi per la cronicità e la disabilità, il cui onere è ora prevalentemente a carico delle famiglie. E` dunque necessario proporre, a parità di spesa complessiva, un significativo spostamento di risorse tra i due settori dell`ordine di 5-10 miliardi di euro l`anno a regime. Ciò significa avere la forza di scontrarsi con gli interessi interni al mondo della sanità, concentrati soprattutto nel settore ospedaliero per acuti. Nei fatti significa scegliere tra gli interessi di salute dei cittadini e quelli tradizionali della sanità, così come ora organizzati.

2. Sottrarre, non a parole (quelle in particolare dei presidenti di regione, dalla Lombardia alla Sicilia, senza eccezioni) ma con regole serie e realmente efficaci, le nomine dei Direttori generali delle aziende sanitarie ai partiti, e tramite quelle impedire che il controllo degli appalti, delle assunzioni e di tutte le altre nomine continui ad essere il più importante canale di consenso elettorale per i partiti a livello regionale e locale.

3. Difendere il diritto dei cittadini a disporre di servizi sanitari decenti in ogni regione, introducendo il commissariamento di quelle regioni (la maggioranza) che non rispettano il raggiungimento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea). Un Commissariamento vero, a differenza della farsa accettata per anni da tutti sulle regioni in deficit (centrodestra e centrosinistra allo stesso modo) con un comodo silenzio.

4. Introdurre strumenti di valutazione quantitativa vera e indipendente di tutti i servizi, strutture e operatori in campo sanitario e far dipendere da essi finanziamenti, premi e penalizzazioni, anche di carriera. Rendere tutti i risultati disponibili facilmente per gli utenti affinché essi possano scegliere liberamente, determinando il successo o il fallimento dei diversi soggetti erogatori. In tal modo l`Italia cesserà di essere il fanalino di coda fra i paesi europei e quelli industrializzati a livello di diritti degli utenti, valutazione e merito, così come testimoniato da tutti i principali indicatori internazionali.

Dunque bene il lavoro e le proposte dei ricercatori del Cergas, ma sarebbe bene tenere conto non solo delle problematiche interne al mondo sanitario, ma delle esigenze di salute del paese e dei cittadini. 

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