Luca Coscioni

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Giornata mondiale contro le droghe. Ma Renzi non fa niente

Gio, 26/06/2014 - 11:14
Giornata mondiale contro le droghe. Ma Renzi non fa niente il Garantista26 Giu 2014Marco Cappato, Marco PerducaTerapia del dolore

Oggi si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale della lotta alla droga. È anche la giornata mondiale in ricordo delle vittime della tortura. Tanto nel primo, quanto nel secondo campo, l`Italia non eccelle, anzi! Quattro mesi fa la Corte costituzionale ha dichiarato nulla la legge Fini-Giovanardi per il modo con cui nel 2006 era stata imposta al governo. A maggio Governo e Parlamento hanno rimediato ad alcuni vuoti normativi senza però cogliere l`occasione per una vera e propria riforma dell`impianto proibizionista della normativa. Domenica su I1 Garantista, la segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini "suggeriva" al Governo alcune azioni necessarie e urgenti di rispetto delle leggi vigenti. A oggi, non risulta che il Parlamento abbia in agenda un dibattito sulle "droghe", né risultano trasmissioni televisive di approfondimento del tema. E i silenzi istituzionali non finiscono qui. Dopo le risibili modifiche alla legge ex-Fini-Giovanardi, il Governo non ha ancora nominato un sottosegretario competente per gli stupefacenti né ha sostituto il dottor Serpelloni a capo del Dipartimento sulle politiche sulle droghe. Non si conoscono le intenzioni di Matteo Renzi circa la convocazione della sesta Conferenza nazionale sulle droghe (l`ultima risale al 2009) né se farà della riduzione dei danni del proibizionismo sulle droghe una priorità della presidenza italiana dell`Unione europea. Eppure il problema permane sia in Italia che nel resto del mondo.

 

Leggi anche: M.Perduca, Droghe: dal governo un silenzio che inquieta. L'emergenza continua, su Europa, 26 giugno 2014.

 

Droga, esseri umani, rifiuti tossici e armi entrano  ed escono dall`Italia con flussi crescenti. Le cifre del Viminale per il 2013 parlano di oltre 20mila operazioni anti-narcotici con sequestri per oltre 72 tonnellate, il 43% in più rispetto all`anno scorso. I segnalati all`autorità giudiziaria son oltre 33mila. Insomma, proibire e punire continuano a fallire. Un quarto dei detenuti mondiali è in carcere per reati di droga. Sono 33 i Paesi che prevedono la pena di morte, anche per mera detenzione e solo in Iran nel 2013 sono state 328 le persone giustiziate per questo. Negli anni, in virtù della "guerra alla droga" si sono fatti accordi coi peggiori regimi, dalla giunta militare birmana ai talebani, dal Vietnam al Laos alla Corea del nord. Tutto per proteggere il mondo dalle sostanze stupefacenti. Ma le sostanze proibite dalla tre Convenzioni Onu in materia di stupefacenti sono anche utilizzabili per la ricerca scientifica e per aiutare malati affetti da decine di malattie. Eppure sono quasi 30 anni che studi approfonditi sulle piante e loro derivati illeciti vengono trattati come se fossero dei libelli sediziosi e vengono sistematicamente silenziate. Nel Regno unito uno studio sull`Lsd s`è visto imporre il segreto di stato e gli è costato il posto! A marzo di quest`anno la Commissione Onu sulle droghe ha deciso che nel 2016 verrà convocata una sessione speciale dell`Assemblea generale interamente dedicata alle "droghe". Per non sprecare un`altra occasione di riforma, il partito Radicale e l`Associazione si sono unite alla Global commission on drug policies e alla campagna Support don`t punish per chiedere alle istituzioni italiane che si parli di droghe. In vista della riunione alle Nazioni unite del 2016, occorre aprire un dibattito su "guerra alla droga" e violazioni dei diritti umani, pena di morte, limitazioni alla libertà di ricerca scientifica e uso terapeutico delle sostanze proibite, includendo i costi dell`amministrazione della giustizia e quelli delle attività anti-mafie per non parlare della corruzione e della salute pubblica. Sul sito dell`associazione Luca Coscioni possibile firmare un appello a Governo, Parlamento e media italiani. In mancanza di chiare intenzioni riformatrici antiproibizioniste, che comunque i Radicali propongono nel silenzio più totale dalla fine degli anni Sessanta, almeno #parliamodidroghe.Oggi si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale della lotta alla droga. È anche la giornata mondiale in ricordo delle vittime della tortura. Tanto nel primo, quanto nel secondo campo, l`Italia non eccelle, anzi! Quattro mesi fa la Corte costituzionale ha dichiarato nulla la legge Fini-Giovanardi per il modo con cui nel 2006 era stata imposta al governo. A maggio Governo e Parlamento hanno rimediato ad alcuni vuoti normativi senza però cogliere l`occasione per una vera e propria riforma dell`impianto proibizionista della normativa. Domenica su I1 Garantista, la segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini "suggeriva" al Governo alcune azioni necessarie e urgenti di rispetto delle leggi vigenti. A oggi, non risulta che il Parlamento abbia in agenda un dibattito sulle "droghe", né risultano trasmissioni televisive di approfondimento del tema. E i silenzi istituzionali non finiscono qui. Dopo le risibili modifiche alla legge ex-Fini-Giovanardi, il Governo non ha ancora nominato un sottosegretario competente per gli stupefacenti né ha sostituto il dottor Serpelloni a capo del Dipartimento sulle politiche sulle droghe. Non si conoscono le intenzioni di Matteo Renzi circa la convocazione della sesta Conferenza nazionale sulle droghe (l`ultima risale al 2009) né se farà della riduzione dei danni del proibizionismo sulle droghe una priorità della presidenza italiana dell`Unione europea. Eppure il problema permane sia in Italia che nel resto del mondo. Droga, esseri umani, rifiuti tossici e armi entrano  ed escono dall`Italia con flussi crescenti. Le cifre del Viminale per il 2013 parlano di oltre 20mila operazioni anti-narcotici con sequestri per oltre 72 tonnellate, il 43% in più rispetto all`anno scorso. I segnalati all`autorità giudiziaria son oltre 33mila. Insomma, proibire e punire continuano a fallire. Un quarto dei detenuti mondiali è in carcere per reati di droga. Sono 33 i Paesi che prevedono la pena di morte, anche per mera detenzione e solo in Iran nel 2013 sono state 328 le persone giustiziate per questo. Negli anni, in virtù della "guerra alla droga" si sono fatti accordi coi peggiori regimi, dalla giunta militare birmana ai talebani, dal Vietnam al Laos alla Corea del nord. Tutto per proteggere il mondo dalle sostanze stupefacenti. Ma le sostanze proibite dalla tre Convenzioni Onu in materia di stupefacenti sono anche utilizzabili per la ricerca scientifica e per aiutare malati affetti da decine di malattie. Eppure sono quasi 30 anni che studi approfonditi sulle piante e loro derivati illeciti vengono trattati come se fossero dei libelli sediziosi e vengono sistematicamente silenziate. Nel Regno unito uno studio sull`Lsd s`è visto imporre il segreto di stato e gli è costato il posto! A marzo di quest`anno la Commissione Onu sulle droghe ha deciso che nel 2016 verrà convocata una sessione speciale dell`Assemblea generale interamente dedicata alle "droghe". Per non sprecare un`altra occasione di riforma, il partito Radicale e l`Associazione si sono unite alla Global commission on drug policies e alla campagna Support don`t punish per chiedere alle istituzioni italiane che si parli di droghe. In vista della riunione alle Nazioni unite del 2016, occorre aprire un dibattito su "guerra alla droga" e violazioni dei diritti umani, pena di morte, limitazioni alla libertà di ricerca scientifica e uso terapeutico delle sostanze proibite, includendo i costi dell`amministrazione della giustizia e quelli delle attività anti-mafie per non parlare della corruzione e della salute pubblica. Sul sito dell`associazione Luca Coscioni possibile firmare un appello a Governo, Parlamento e media italiani. In mancanza di chiare intenzioni riformatrici antiproibizioniste, che comunque i Radicali propongono nel silenzio più totale dalla fine degli anni Sessanta, almeno #parliamodidroghe. 

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Testamento biologico: "l'approvazione nostra delibera a Roma va estesa a tutta Italia"

Mer, 25/06/2014 - 18:31
Testamento biologico: "l'approvazione nostra delibera a Roma va estesa a tutta Italia"Welby, Gallo, Cappato25 Giu 2014Testamento biologico


Dichiarazione di Mina Welby, Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Co-presidente, Segretario e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni

Leggi la rassegna stampa degli articoli sull'argomento pubblicati oggi su Il Manifesti, Il Messaggero, Il Tempo, Repubblica

L'approvazione di questo pomeriggio della delibera di iniziativa popolare relativa all'istituzione di un registro comunale per le disposizioni anticipate di trattamento presso il Comune di Roma è una importante risultato della decennale campagna dei radicali e dell'Associazione Luca Coscioni per il rispetto delle volontà individuali in materia di fine-vita. Era il 2009 quando con Beppino Englaro, Carlo Lizzani, Emma Bonino, Marco Pannella e Mario Staderini, consegnammo 8200 firme di cittadini romani, raccolte in soli due mesi, che chiedevano un registro dei testamenti biologici: ci sono voluti ben 5 anni per arrivare all'approvazione, a causa della violazione del Regolamento comunale.
 
L'approvazione del registro nella Capitale ha un grande valore politico. Ringraziamo il Consigliere Radicale Riccardo Magi per aver ottenuto la calendarizzazione della delibera popolare, sottolineamo come il voto favorevole sia stato trasversale, raccogliendo consensi significativi anche tra i banchi del Centrodestra, del Movimento 5 Stelle e dal Partito democratico. Solo 4 astenuti e 4 contrari.

E' ora tempo che il Parlamento italiano segua l'esempio dei Comuni (anche a Milano e Torino si è ottenuto grazie a una iniziativa popolare da noi promossa!) e calendarizzi immediatamente la Proposta di Legge d'iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico che 70 mila cittadini hanno sottoscritto e che giace ignorata da oltre 9 mesi presso le Commissioni XII e II in attesa di calendarizzazione. L'esempio di Roma capitale servirà ora agli altri Comuni d'Italia che vogliano istituire il registro. Al momento sono circa 200 quelli che lo hanno fatto. 

AllegatoDimensione Rassegna stampa su testamento biologico a Roma, 26 giugno.pdf1.53 MB
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Vincenzo Falabella, presidente della Fish, è un nuovo iscritto dell'Associazione Luca Coscioni

Mer, 25/06/2014 - 18:09
Vincenzo Falabella, presidente della Fish, è un nuovo iscritto dell'Associazione Luca CoscioniAssociazione Luca Coscioni25 Giu 2014Politica

Grazie a Vincenzo Falabella, presidente della Fish, per la sua iscrizione all'Associazione Luca Coscioni

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Mina Welby audita in Assemblea Capitolina

Mer, 25/06/2014 - 15:54
Testamento biologico

Oggi, 25 giugno 2014, in Consiglio Comunale, nella seduta delle ore 15.30 sarà audita Mina Welby, co- Presidente dell'Associazone Luca Coscioni, sulla delibera relativa all'isituzione del testamento biologico.

 

Data: Mercoledì, 25 Giugno, 2014 - 15:30 to 16:30Città: Roma
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'Una legge dia forza ai testamenti biologici'

Mer, 25/06/2014 - 13:21
'Una legge dia forza ai testamenti biologici'La Stampa25 Giu 2014Testamento biologico

Mina Welby, la Francia prende di petto il dibattito sull`eutanasia e l’Italia a che punto è? «In realtà quello francese non è un caso di eutanasia ma di sospensione delle cure, un atto praticabile e praticato anche in Italia soprattutto in rianimazione o nei reparti di terapia intensiva. È interessante piuttosto il parere positivo dei giudici francesi». Perché? «Mio marito Piergiorgio fece ricorso al giudice civile ma non ottenne che ingiungesse al medico il distacco del respiratore benché in base alla Costituzione potesse farlo. Il problema qui è l'assenza di un dibattito politico sull`eutanasia laddove invece le persone sperimentano ogni giorno come non sia affatto semplice morire. C`è uno studio del 2001 che rivela come il 3,6% dei 289 medici della Cattolica di Milano interpellati abbia testimoniato di aver somministrato medicine letali per aiutare il malato a morire».  I giudici francesi si sono espressi in modo più «pragmatico» dei genitori di Lambert. Crede che in Italia sia la società ad essere meno conservatrice dei suoi legislatori? «A Roma noi dell`Associazione Luca Coscioni abbiamo raccolto 8 mila firme per il registro dei testamenti biologici e attendiamo da 5 mesi la calendarizzazione della delibera, la richiesta è che questi testamenti biologici abbiano la forza legale che oggi gli manca. I medici italiani agiscono come meglio possono ma in assenza di una legge chiara, sull`abilitazione del medico ad agire senza rischio di finire alla gogna o sulla legalizzazione dell`eutanasia, è dura. Eppure i politici ne parlano perché un mese fa avevano organizzato in Parlamento un convegno sul fine vita». 

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Aborto, il Lazio mette un freno agli obiettori

Mer, 25/06/2014 - 12:54
Aborto, il Lazio mette un freno agli obiettoriradiocittafujiko.it25 Giu 2014Francesco DitarantoAborto

Mentre al Policlinico S.Orsola di Bologna, gli anti-abortisti si riuniscono in preghiera per impedire alle donne di esercitare il sacrosanto diritto all'interruzione di gravidanza, la Regione Lazio dice basta ad una situazione insostenibile e riduce drasticamente il "potere" degli obiettori.

La legge 194 è chiara, tanto nella tutela del diritto all'obiezione di coscienza, quanto nel sancire il diritto di ogni donna all'interruzione di gravidanza. Entro certi limiti, stabiliti anch'essi da una legge confermata dal referendum, ogni donna può abortire. Non ci sono vie di mezzo, non ci sono interpretazioni: un diritto è un diritto. Eppure, nel corso degli ultimi anni l'attacco al diritto all'aborto si è fatto sempre più violento e subdolo. Basta guardare come in molte regioni la percentuale di medici obiettori tocchi il 90%, il che impedisce, di fatto, l'esercizio del diritto all'interruzione di gravidanza. Nulla era stato fatto per impedire questo fenomeno e riaffermare un diritto riconosciuto, almeno finora.

Succede così che, mentre a Bologna i cattolici dell'associazione Giovanni XXIII, si diano appuntamento davanti all'Ostetricia dell'ospedale Sant'Orsola per pregare contro l'aborto e tentare di dissuadere le donne che si recano nella struttura, esercitando una violenta pressione psicologica, in un momento drammatico per ogni donna, in Lazio le cose cambino e si torni alla legalità

Fa un pò impressione, infatti, pensare che se a Bologna gli antiabortisti si riuniscono davanti agli ospedali , il governatore Zingaretti dica basta alla prevaricazione e, per decreto, ponga paletti evidenti agli obiettori. Il decreto del governatore della regione con la più alta concentrazione di obiettori dice infatti: "In merito all'esercizio dell'obiezione di coscienza, si ribadisce come questa riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza. Il personale del consultorio familiare (invece) non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo nell'attività di certificazione...".

Si conferma, inoltre, che chi lavora nei servizi territoriali ha l'obbligo di prescrivere tutte le forme di contraccezione, compresa la "pillola del giorno dopo", che non è da considerarsi come una pillola abortiva.

"Finalmente -esordisce Filomena Gallo, segretaria dell'associazione Luca Coscioni- è dal 2012 che esortiamo le regioni ad agire in tal senso. La legge 194 prevede il diritto all'obiezione di coscienza, ma tale diritto non deve entrare in contrasto con il diritto della donna all'interruzione di gravidanza e ad avere tutta l'assistenza necessaria per espletare le pratiche."

"Purtroppo -continua Gallo- in questi anni abbiamo visto che la presenza di un numero elevato di obiettori di coscienza in ogni fase dell'accesso all'interruzione di gravidanza ha creato una forma di deterrenza, oltre che ritardo, a quelle donne che avevano bisogno di interrompere la gravidanza in un momento specifico e non oltre (non si può abortire oltre le 12° settimana di gestazione, ndr), perchè la legge è molto precisa in questo senso."

"Finora abbiamo dovuto assistere a situazioni in cui viene rifiutata anche la pillola del giorno dopo che non è un metodo abortivo, ma contraccettivo, o casi di farmacisti che a seguito di idonea prescrizione non forniscono il farmaco richiesto, om ancora, a casi di donna lasciate sole, in strutture sanitarie nell'ultima fase del trattamento. Un atto del genere -conclude Filomeno Gallo- è un invito alle altre regioni a garantire il diritto alla salute della donna come tutaletato dalla 194. Il medico può dichiaranrsi obiettori di coscienza, ma non può esimersi che non sono concreti nella procedura dell'aborto stesso."

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Testamento biologico, Mina Weby a Coratti: comitato promotore venga audito subito

Mar, 24/06/2014 - 15:52
Testamento biologico, Mina Weby a Coratti: comitato promotore venga audito subitoMina Welby24 Giu 2014Testamento biologico

Di seguito la lettera che Mina Welby, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, e membro del Comitato promotore per l'istituzione di un registro comunale per le disposizioni anticipate di trattamento a Roma, ha inviato al Presidente del Consiglio Comunale di Roma, Mirko Coratti 

“Onorevole Presidente Mirko Coratti,

riguardo la calendarizzazione per la giornata di oggi, 24 giugno 2014, della delibera di iniziativa popolare relativa all'istituzione di un registro comunale per le disposizioni anticipate di trattamento, teniamo a evidenziare come nessun membro del Comitato promotore che cinque anni fa, il 24 aprile 2009, consegnò  la delibera firmata in solo due mesi da ben 8200 cittadini romani , sia stato convocato impedendo quindi al suddetto l'esercizio della “facoltà di illustrare la proposta, secondo la competenza a determinarsi, all'Assemblea o alla Giunta Capitolina” così come previsto dall'articolo 8 quarto comma dello Statuto di Roma Capitale.

Per porre rimedio a tale violazione, che si somma alla violazione della tempistica prevista dall'articolo 8 terzo comma dello Statuto di Roma Capitale, chiediamo che il Comitato promotore venga audito per poter illustrare la proposta di delibera di iniziativa popolare all'Assemblea”.

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On. Marisa Nicchi nuova iscritta dell'Associazione Luca Coscioni

Mar, 24/06/2014 - 13:22
On. Marisa Nicchi nuova iscritta dell'Associazione Luca Coscioni24 Giu 2014Politica

Ringraziamo l'on. di Sel, Marisa Nicchi, membro della Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati, che alla trasmissione il Maratoneta ha dichiarato tra l'altro: " Grazie all'Associazione Luca Coscioni di esistere e di lottare per noi cittadini. L'Associazione è fonte di forza e di idee importantissima". 

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Condotta discriminatoria nei confronti di persona disabile a causa della inaccessibilità delle stazioni della metropolitana

Mar, 24/06/2014 - 11:42
Condotta discriminatoria nei confronti di persona disabile a causa della inaccessibilità delle stazioni della metropolitanailsole24ore.com24 Giu 2014Alessandro GerardiBarriere architettoniche

Nonostante la molteplicità delle normative approvate nel corso degli anni al fine di promuovere la piena integrazione delle persone con disabilità, continuano a permanere per costoro tante situazioni di disagio e di difficoltà.

La vicenda che dà luogo alla pronuncia in commento ha visto coinvolto un ragazzo quattordicenne costretto a muoversi su di una sedia a rotelle, il quale è rimasto intrappolato per circa un'ora all'interno della stazione della metro in quanto gli ascensori e i montascale (cosiddetti "impianti di traslazione") erano stati disattivati per mancanza di personale. Su delega dell'interessato, un'associazione che si batte da anni sul fronte della tutela dei diritti delle persone disabili, promuoveva - nei confronti dell'ente comunale e dell'azienda di trasporto locale - l'azione di tutela contro la discriminazione sulla base della legge n. 67/2006 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime delle discriminazioni). Nel ricorso, oltre al risarcimento del danno non patrimoniale patito dal disabile, si chiedeva che fosse accertata la condotta discriminatoria dell'ente territoriale e dell'azienda di trasporto locale e che in concreto venissero adottate tutte le misure necessarie per assicurare a norma di legge il funzionamento degli impianti di traslazione installati presso le stazioni della metropolitana.

Il Tribunale di Roma (II sez. civile), una volta rigettata l'eccezione di difetto di legittimazione passiva formulata dalla pubblica amministrazione, riteneva fondata la domanda del ricorrente e, con ordinanza del 04/06/2014, ordinava - ai sensi dell'art. 3, comma 3 della legge citata - la cessazione immediata del comportamento discriminatorio posto in essere (in concorso) dai convenuti mediante la predisposizione "di tutte le misure necessarie tali da consentire alla persona disabile di accedere alle stazioni della metropolitana e di fruire del servizio di trasporto pubblico in condizioni adeguate alla disabilità motoria di cui è affetto".

I resistenti, inoltre, venivano condannati a risarcire il danno non patrimoniale cagionato alla persona disabile in conseguenza dell'impedimento oggettivo alla libertà di circolazione, nonché a pubblicare, a loro spese, il provvedimento di condanna su uno dei quotidiani di maggiore diffusione sul territorio (art. 3, comma 4, legge n. 67/2006). Secondo il Tribunale di Roma, in sostanza, l'azienda di trasporto pubblico è responsabile di aver tenuto una condotta discriminatoria nei confronti della persona disabile sulla base dell'art. 2 comma 3 della legge n. 67/2006 dal momento che la stessa ha omesso di allestire gli strumenti tecnici e il personale operativo di stazione atti a consentire il funzionamento degli impianti installati nelle stazioni della metropolitana, così impedendo al ricorrente di prendere il mezzo di trasporto pubblico in condizioni di parità rispetto a tutti gli altri cittadini normodotati; mentre l'ente pubblico territoriale è stato condannato per omesso controllo e omessa vigilanza negli atti concreti di amministrazione adottati dall'azienda di trasporto, di cui il Comune risulta essere azionista esclusivo di riferimento.

La decisione, stante il suo contenuto, assume pertanto un particolare rilievo e dimostra quanto siano utili e indispensabili le disposizioni contenute nella legge n. 67/2006 al fine di attuare la legislazione speciale in tema di disabilità. Le sempre più numerose pronunce della giurisprudenza di merito sul fronte della lotta alle condotte discriminatorie nei confronti delle persone disabili dimostrano che esiste effettivamente nel nostro ordinamento un nuova azione civile con la quale poter dare concreta attuazione ai principi di libertà, uguaglianza e pari opportunità in favore di chi viene quotidianamente discriminato a cagione della sua disabilità fisica.

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Droga, radicali: proposte al Parlamento e dati sulla lotta al narcotraffico

Mar, 24/06/2014 - 11:29
Droga, radicali: proposte al Parlamento e dati sulla lotta al narcotrafficoAssociazione Luca Coscioni e Partito Radicale24 Giu 2014Politica

Invito conferenza stampa 

Mercoledì 25 giugno, in occasione del 26 giugno - Giornata internazionale della lotta alla droga – alle ore 10:45 si è tenuta una conferenza stampa del Partito radicale, in via di Torre argentina 76, 00186 Roma, per presentare alcune proposte di riforma relative alle politiche sulle sostanze stupefacenti rivolte a Governo e Parlamento nonché un'analisi sui dati della "guerra alla droga" in Italia. 

Nella conferenza stampa [VIDEO DELLA CONFERENZA SU RADIO RADICALE] verranno presentati in esclusiva i dati relativi alle dimensioni del fenomeno in Italia diviso per sostanze stupefacenti; droghe e violazioni dei diritti umani; droga e pena di morte; droghe e ricerca scientifica. 

[APPELLO: E' ORA DI PARLARE DI DROGHE]

Secondo uno studio della London School of Economics il giro d'affari delle droghe si aggira intorno a mille miliardi di dollari, solo in Italia le stime parlano di 25 miliardi di euro. Anche l'Africa inizia a esser colpita dal narcotraffico, specie di cocaina, per un valore di oltre 1 miliardo di dollari. 

Da un paio d'anni l'ex segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, l'ex commissario europeo Javier Solana, gli ex presidenti della Colombia, César Gaviria, del Messico, Ernesto Zedillo, del Brasile, Fernando Henrique Cardoso, del Cile, Ricardo Lagos, del Portogallo, Jorge Sampaio e della Svizzera, Ruth Dreifuss con la loro Global Commission chiedono al mondo un dibattito non-ideologico sulle “droghe”. 

La conferenza stampa fa parte della mobilitazione mondiale “Support Don't Punish”. 

Nei giorni scorsi i Radicali hanno chiesto a tutti i parlamentari che la Camera ed il Senato discutano ufficialmente della "guerra mondiale alla droga", in occasione del 26 giugno, cosa mai accaduta dal 1987 quando la giornata mondiale contro le droghe fu istituita, anche in vista della sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sugli stupefacenti prevista per l'estate del 2016. 

Hanno partecipato [FOTO] : 

Prof Carla Rossi, Consiglio Scienze Sociali, membro dell'Osservatorio Europeo sulle droghe di Lisbona [SLIDE]

Rita Bernardini, Segretaria di Radicali Italiani [PROPOSTE AL GOVERNO]

Filomena Gallo, Segretaria dell’Associazione Luca Coscioni [TABELLA CANNABIS] [INTERVENTO] [USO TERAPEUTICO DEI CANNABINOIDI: ODG DELL'ON. NICCHI APPROVATO di cui parla l'avv. Gallo in conferenza]

Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno Tocchi Caino [RAPPORTO]

Marco Perduca,  rappresentante Onu del Partito Radicale [DICHIARAZIONE POST CONFERENZA]

Marco Pannella, Presidente del Senato del Partito radicale

[INTERROGAZIONE PARLAMENTARE A PRIMA FIRMA ON. ROBERTO RAMPI, ISCRITTO AL PARTITO, SU GIORNATA MONDIALE SULLE DROGHE E INTERROGATIVI AL GOVERNO SU POLITICA SULLE DROGHE]

AllegatoDimensione Lettera aperta di Rita Bernardini.pdf374.66 KB LA PENA DI MORTE NELLA GUERRA ALLA DROGA.pdf106.54 KB Rossi indicatori_PR.pdf979.85 KB Tabella cannabis importata.pdf90.1 KB Secondo comunicato di convocazione della conferenza stampa.pdf253.88 KB Dichirazione Perduca post conferenza.pdf100.68 KB IMG_8816.JPG105.26 KB Intervento Gallo.pdf94.58 KB Ordine del giorno coltivazione cannabis Nicchi.pdf115.67 KB INTERROGAZIONE PARLAMENTARE.pdf293.62 KB Antiproibizionismo
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Lazio, "No all'obiezione nei consultori familiari"

Mar, 24/06/2014 - 10:34
Lazio, "No all'obiezione nei consultori familiari"L'Unità24 Giu 2014Aborto

Niente più obiezione di coscienza nei consultori familiari per la prescrizione della pillola del giorno dopo, per la attestazione di gravidanza, per la certificazione della richiesta di interruzione di gravidanza volontaria e per l'inserimento della spirale. È una rivoluzione destinata a far discutere quella varata dalla Regione Lazio nel decreto del commissario ad acta, il governatore Nicola Zingaretti, «Linee di indirizzo regionali per le attività dei Consultori Familiari» dello scorso 12 maggio.

Si legge infatti nell'allegato 1 del decreto: «In merito all'esercizio dell'obiezione di coscienza fra i medici ginecologi, che dati recenti pongono a 69,3% in Italia (Relazione Ministeriale sullo Stato di attuazione della Legge 194/78 anni 2011-2012, Commissione Affari Sociali - XVII Legislatura - Esame della Relazione sullo stato di attuazione della Legge 194/78 2011-2012), si ribadisce come questa riguardi l'attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell'interruzione volontaria di gravidanza. AI riguardo, si sottolinea che il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare interruzione volontaria di gravidanza. Per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all'applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi I.U.D. (intra Uterine Devices) '.

Gli obiettori di coscienza, quindi, non potranno più rifiutarsi di prescrivere la pillola del giorno dopo (contraccettivo ormonale post-coitale) né di inserire la spirale. Ma c'è di più, stando almeno alla segnalazione dell'associazione Onlus «Vita di Donna» per la tutela della salute femminile. La legge 194, infatti, prevede che la donna che vuole abortire debba parlarne con un medico che esamini con lei i motivi della decisione, le rilasci un certificato che attesti la sua richiesta e l'esame effettuato insieme dei motivi per potersi poi recare in una struttura autorizzata per richiedere l'aborto. «Ma la legge 194 consente ai medici obiettori di non partecipare a questa attività - spiegano i responsabili di «Vita di donna» - La Regione Lazio introduce invece il principio che questi medici, qualora siano in servizio presso i consultori familiari, non possano sottrarsi a questa incombenza». Un contrasto, quello fra legge 194 e decreto del commissario ad acta, che secondo alcuni pareri potrebbe aprire un importante contenzioso giuridico. Di certo, la decisione di Zingaretti rappresenta una novità assoluta che potrebbe segnare la strada ad iniziative analoghe in tutta Italia. L'unico precedente in qualche modo assimilabile almeno nei fini, infatti, risale al marzo del 2010 quando il presidente della Puglia cercò con una delibera di autorizzare i consultori familiari a selezionare per l'assuzione solo medici non obiettori. «A nostra memoria, nessun governatore, anche delle Regioni guidate da amministrazioni di centro sinistra, è riuscito a ribadire con tanta forza il diritto delle donne ad essere assistite per la documentazione necessaria per l'aborto nei consultori familiari - prosegue «Vita di donna» - L'obiezione deve essere ammessa, contrariamente a quanto la legge prescrive, solo per le procedure "attive" dell'interruzione volontaria di gravidanza. Se un ginecologo del Lazio lavora in un consultorio familiare è tenuto, anche se obiettore, ad effettuare il colloquio con la donna e a rilasciarne il relativo documento. Bravo Zingaretti».

Soddisfatta per la decisione del presidente della Regione anche Filomena Gallo, segretario nazionale dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. «Non ritengo che in questo decreto ci sia conflitto con la legge 194 - spiega - è una sorta di pugno duro ma è un atto dovuto dopo alcuni drammatici fatti di cronaca degli ultimi mesi. Nel Lazio c'è una situazione molto particolare con un gran numero di obiettori, e questo potrebbe generare di fatto una sorta di interruzione di servizio. Occorre garantire il diritto all'obiezione di coscienza ma al tempo stesso va difeso il diritto delle donne di scegliere di ricorrere all'interruzione di gravidanza o ai contraccettivi ormonali se le condizioni lo richiedono. Del resto, su questo punto, anche l'Aifa ha chiarito che la pillola del giorno dopo è un medicinale contraccettivo e non abortivo. Credo che la scelta del presidente Zingaretti vada nella giusta direzione».

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Barriere e Comuni, una sentenza che fa storia

Mar, 24/06/2014 - 10:24
Barriere e Comuni, una sentenza che fa storiainvisibili.corriere.it24 Giu 2014Marco PiazzaBarriere architettoniche

Disabili “prigionieri”, barriere architettoniche, comuni inadempienti: e se fosse arrivata l’ora della riscossa? Sembra proprio così, leggendo quanto scrive l’associazione Luca Coscioni, che giovedì scorso, a Roma, ha convocato in fretta e furia una conferenza stampa per annunciare che per la prima volta un Tribunale ha condannato in solido un Comune (quello di Roma) e un’azienda municipalizzata di trasporto (l’Atac) per avere discriminato una persona disabile, impedendogli di accedere alla metropolitana.

I fatti da cui parte il ricorso risalgono al 5 gennaio del 2013. Quel giorno la signora Laura Fois, madre di Pietro Maitan, 13 anni, affetto da una grave malattia rara che gli impedisce di camminare, organizza una gita con il figlio e due suoi nipoti presso gli studi di Cinecittà. Dà un’occhiata al sito dell’Atac e vedendo che sia la stazione vicino a casa sua (Cipro) sia quella d’arrivo (Cinecittà) risultano essere accessibilisceglie la metropolitana come mezzo di trasporto. 

La sgradita sorpresa arriva nella stazione di Cinecittà. Qui la signora non riesce a trovare l’ascensore. Chiede aiuto, gridando, per attirare l’attenzione di qualcuno. Poi, visto che il figlio si stava spaventando, decide di chiamare il 113 che le risponde di cercare bene, perché l’ascensore esiste. Nessuno, intanto, interviene in suo aiuto. La signora Fois si accorge allora che c’è un ascensore, ma che questo è fuori uso e sbarrato da una transenna. Disperata, la donna telefona al marito. Che arriva a Cinecittà, prende in braccio il figlio e riesce a salire le due rampe di scale (in tutto 45 scalini), notando anche un montascale fuori uso.

Tornata a casa dopo la gita a Cinecittà, che comunque, grazie al “sacrificio” del marito, è stata regolarmente portata a termine, Laura Fois si rivolge al centralino del Comune di Roma, che le dice di segnalare il disservizio sul sito dell’Atac (cosa che fa, senza ottenere alcun riscontro). Decisa a non subire il sopruso, la signora si organizza e quattro mesi dopo, il 14 aprile del 2013, rifa il percorso insieme ad una giornalista del Tg3 e ad una telecamera. Stavolta si parte di domenica, alle 15, dalla stazione Cipro. E ci si ferma subito, perché l’ascensore, che esiste, non può funzionare per mancanza di personale. E’ di nuovo il padre a “caricarsi” Pietro per le scale e lo stesso fa alla stazione di Cinecittà, dove i due ascensori e il servoscala sono disattivati. Al ritorno il miracolo: grazie alla provvidenziale telefonata della signora Fois alla polizia, l’Atac convoca il suo personale e gli ascensori delle due fermatevengono messi in funzione.

Una settimana dopo, il 22 aprile, il Tg3 manda in onda il servizio nell’edizione delle 19. Quasi contestualmente parte il ricorso al Tribunale, con il patrocinio gratuito dell’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’associazione Luca Coscioni. Ci si appella agli articoli 3 e 4 della legge 67 del 2006 dall’eloquente titolo “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni”. E il Tribunale di Roma, in un anno circa (tempo record per la giustizia romana, se si pensa che la media per una causa civile è di 5 anni) accoglie la domanda dei ricorrenti e ordina che vengano immediatamente rimossi gli ostacoli che impediscono l’accesso dei disabili nelle stazioni della metropolitana di Cipro e Cinecittà. Poi condanna Roma Capitale (il Comune di Roma) e Atac spa al risarcimento del danno nella misura di 2.500 euro oltre alle spese processuali. E stabilisce che la sentenza dovrà essere pubblicata su un quotidiano a tiratura nazionale.

E adesso, chiediamo all’avvocato Gerardi, cosa succede? “Succede che se Atac e Comune non ottemperano alla sentenza li possiamo denunciare, ai sensi dell’articolo 388 del codice di procedura penale. A quel punto il sindaco e l’amministratore delegato dell’Atac rischiano una condanna penale“. Gli domandiamo allora se questa sentenza possa fare giurisprudenza e servire da riferimento per tanti altri casi simili. “Sicuramente sì” ci risponde l’avvocato. E ci spiega che con l’associazione Luca Coscioni stanno seguendo parecchi casi del genere (“in Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Veneto e ancora a Roma”) e hanno perfino creato un’applicazione sul sito a disposizione di chiunque voglia denunciare una situazione simile.

“La legge 67 è uno strumento molto efficace – tiene a precisare – che fino ad oggi è stato utilizzato pochissimo. Pensi che al Tribunale di Roma dal 2006 ad oggi avranno ricevuto in tutto tre, quattro ricorsi. Evidentemente la gente non ha fiducia nella giustizia, pensa che fare causa al Comune sia un’impresa impossibile e molto costosa. Invece non è così, i costi sono ridotti e i tempi sono rapidi, perché il Tribunale è molto collaborativo” (e perché l’associazione Luca Coscioni si è offerta di seguire le cause gratuitamente, ndr). Staremo a vedere.

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Roma, testamento biologico: bene calendarizzazione ma si mantenga impegno discussione

Lun, 23/06/2014 - 18:24
Roma, testamento biologico: bene calendarizzazione ma si mantenga impegno discussioneMina Welby, Matteo Mainardi23 Giu 2014Testamento biologico

Dichiarazione di Mina Welby, copresidente Associazione Luca Coscioni, e Matteo Mainardi, giunta Associazione Luca Coscioni

Apprendiamo che, dopo cinque anni dal deposito delle firme di oltre 8 mila cittadini, l'illegalità statutaria sulla proposta di delibera popolare riguardante il testamento biologico e promossa dall'Associazione Luca Coscioni, potrebbe finalmente concludersi. Questo grazie all'iniziativa del consigliere Radicale Riccardo Magi che ha sollecitato il Prefetto di Roma ad intervenire per garantire la calendarizzazione delle delibere popolari giacenti.

Confidiamo che la calendarizzazione prevista per domani, 24 giugno 2014, non sia un semplice atto formale ma che possa sfociare in una discussione e successiva votazione. L'orario e l'ordine di calendarizzazione preoccupa ma speriamo nella presenza del numero legale e nella futura non interposizione di altre proposte. Se invece ciò si dovesse verificare, significherebbe negare il diritto dei cittadini all'attivazione dell'iniziativa popolare.

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Seminario: Quando le norme internazionali pongono limiti alla libertà. Il caso delle tre convenzioni Onu in materia di sostanze psicotrope

Lun, 23/06/2014 - 16:52
Seminario: Quando le norme internazionali pongono limiti alla libertà. Il caso delle tre convenzioni Onu in materia di sostanze psicotrope 23 Giu 2014Cannabis terapeutica

Martedì 13 maggio, dalle ore 10.30 alle ore 13.30, presso l' Università degli Studi di Teramo - Campus di Coste Sant’Agostino, Aula 22 - Facoltà di Giurisprudenza (Corso di laurea magistrale in BIOTECNOLOGIE DELLA RIPRODUZIONE Corso di legislazione e bioetica Docente: Filomena Gallo), si è svolto un seminario dal titolo:

QUANDO LE NORME INTERNAZIONALI PONGONO LIMITI ALLA LIBERTÀ IL CASO DELLE TRE CONVENZIONI ONU IN MATERIA DI SOSTANZE PSICOTROPE

Relatore: Marco Perduca, Rappresentante all’Onu del Nonviolent Radical Party, Transnational and Transparty

Cliccando qui è possibile risentire l'intervento. 

Durante la lezione è stato proiettato un video del Professor Nutt, consulente del Governo Britannico, intervenuto al Terzo Incontro del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica. 

Inoltre sono state approfondite e commentate alcune convenzioni internazionali stipulate in materiale e consultabili tutte dal sito del  Dipartimento politiche anti-droga

1) Convenzione ONU contro criminalità organizzata15 novembre 2000

2) Convenzione delle Nazioni Unite contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope, adottata a Vienna il 20 dicembre 1988

3) Protocollo di emendamenti del 25 marzo 1972, della convenzione unica del 1961

4) Convenzione sulle sostanze psicotrope, adottata a Vienna il 21 febbraio 1971

5) Convenzione unica sugli stupefacenti, New York il 30 marzo 1961

6) Convenzione unica del 30 marzo 1961


Ma anche:

A) Patto sui diritti economici sociali e culturali

B) Protocollo opzionale al Patto sui diritti economici, sociali e culturali (2008)

C) Sito del Comitato Onu sui diritti economici sociali e culturali (versione originale)

D) Dichiarazione UNESCO sulla diversità culturale

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Presentazione del libro "Nelle mani del dottore? Il racconto e il possibile futuro di una relazione difficile"

Lun, 23/06/2014 - 15:20
Sanità

Sabato 21 giugno ore 12:15 su Radio Radicale Mirella Parachini e Gilberto Corbellini hanno presentato con gli autori - Marina Mengarelli e Carlo Flamigni - il libro 

 

Qui puoi riascoltare la presentazione "Nelle mani del dottore? Il racconto e il possibile futuro di una relazione difficile"

Data: Sabato, 21 Giugno, 2014 - 12:15 to 13:30
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Droga: arriva in Italia la campagna per ridiscutere il proibizionismo

Lun, 23/06/2014 - 14:57
Droga: arriva in Italia la campagna per ridiscutere il proibizionismoAssociazione Luca Coscioni e Partito Radicale23 Giu 2014Politica

Invito conferenza stampa 

Mercoledì 25 giugno, alle ore 10:45, è convocata una conferenza stampa del Partito radicale, in via di Torre argentina 76, 00186 Roma, per presentare, in occasione del 26 giugno - Giornata internazionale della lotta alla droga –  le proposte  di riforma relative alle politiche sulle droghe rivolte a Governo e Parlamento e un'analisi sui dati della "guerra alla droga" in Italia. 

In Italia, droga, esseri umani, rifiuti tossici e armi entrano ed escono con flussi crescenti. Le cifre del Viminale per il 2013 parlano di oltre 20mila operazione anti-narcotici con sequestri per oltre 72 tonnellate, il 43% in più rispetto all'anno scorso.

I Radicali hanno chiesto a tutti i parlamentari che  la Camera ed il Senato discutano ufficialmente della "guerra mondiale alla droga", in occasione del 26 giugno, cosa mai accaduta dal 1987 quando la giornata mondiale contro le droghe fu istituita. Sarebbe il modo migliore per iniziare a preparare il contributo italiano alla sessione speciale dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite sugli stupefacenti, prevista per l'estate del 2016. 

Saranno presenti:

Rita Bernardini, Segretario di Radicali Italiani

Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni

Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno Tocchi Caino

Marco Perduca,  rappresentante Onu del Partito Radicale

Marco Pannella, Presidente del Senato del Partito radicale

Prof Carla Rossi, Consiglio Scienze Sociali, membro dell'Osservatorio Europeo sulle droghe di Lisbona

 

Antiproibizionismo
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CONTRO LA PSEUDOSCIENZA Una crociata vittoriosa

Lun, 23/06/2014 - 12:20
CONTRO LA PSEUDOSCIENZA Una crociata vittoriosa Domenicale Sole 24 ore23 Giu 2014Elena Cattaneo, Gilberto CorbelliniCellule staminali

Gli scienziati traggono le maggiori soddisfazioni lavorando per ore in laboratorio, con colleghi che ragionano come loro, ma qualche volta il loro dovere è altrove. Anche se questo significa non rispettare scadenze di finanziamenti o ricevere lettere di minaccia. Quando l'abbassamento degli standard clinici ha messo a rischio la salute di pazienti e il sistema sanitario, siamo stati tra coloro che hanno abbandonato il "confort" di laboratori e uffici, battendosi per far prevalere le prove. Sin dalla sua creazione, nel 2009, la Fondazione Stamina ha sostenuto che cellule staminali prelevate dal midollo osseo possono essere trasformate in neuroni esponendole ad acido retinoico, una molecola chiave per lo sviluppo embrionale. Il fondatore di Stamina, Prof. Davide Vannoni, che non ha laurea scientifica o medica, afferma che iniettando queste cellule si possono trattare malattie tra loro diverse come Parkinson, distrofia muscolare o atrofia muscolare spinale. Nessuna sua pubblicazione compare nella letteratura valutata da referee internazionali. Egli ha spostato il laboratorio in giro per l'Italia e all'estero, dichiarando di voler lavorare dove le regole sono meno rigide. Diversi scienziati e tecnici del governo hanno scoperto che i pretesi protocolli Stamina erano impropri, e che mancava qualunque prova che il trattamento avesse presupposti di efficacia. Nondimeno il servizio sanitario italiano ha pagato per alcune di queste procedure e il Parlamento ha votato il finanziamento di una sperimentazione clinica per tre milioni di euro. Nel corso degli ultimi due anni, insieme a diversi altri colleghi e in modo particolare con gli staminologi Paolo Bianco e Michele De Luca, ci siamo espressi contro questi presunti trattamenti. Abbiamo visto scaderci termini per il finanziamento di progetti e mancato a incontri professionali per impegnarci in questo. Abbiamo imparato ad applicare le nostre capacità investigative al di fuori delle nostre discipline, e abbiamo riconosciuto le abilità nell'aiutare i non-scienziati a cogliere il valore delle prove, il rigore e la valutazione dei rischi. La nostra più recente vittoria è del 28 maggio con la pubblicazione della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, la quale dice che i pazienti non hanno diritto a ricevere terapie per le quali manchino prove scientifiche. Ma non ci possiamo rilassare. All'inizio del mese il Dr Marino Andolina, vice presidente di Stamina Foundation, è stato nominato commissario ad acta degli Spedali Civili di Brescia da un tribunale che lo ha incaricato di proseguire il "trattamento Stamina" su un bambino. I pazienti disperati saranno sempre vulnerabili all'abuso. Speriamo che condividere la nostra esperienza - avendo imparato diverse cose a caro prezzo - possa aiutare altri a lottare contro la pseudoscienza predatoria. Questa crociata (svolta per tutelare il paese e i malati da abusi, ndr) ha comportato costi personali. Gli ultimi 18 mesi sono stati delle montagne russe di inquietudine, delusione, trionfo e indignazione. Abbiamo trascorso innumerevoli ore discutendo tra noi o con politici al telefono, di persona e in videoconferenze. Abbiamo preparato e condiviso almeno sei dossier e decine di diapositive (che dimostravano l'infondatezza di quanto Stamina proponeva, ndr). Abbiamo rilasciato interviste a giornali e scritto commenti quasi settimanalmente. Abbiamo scambiato corrispondenza e opinioni con organizzazioni di pazienti, e stabilito rapporti con i medici dell'ospedale pubblico che ospitava Stamina, i quali ora hanno preso le distanze da Vannoni. Abbiamo cominciato a interagire giornalmente con i carabinieri dei Nas che indagavano sul caso (su richiesta, abbiamo fatto ore di deposizioni, ndr). Ogni mattina passavamo dettagliatamente in rassegna il campo di battaglia. Dovevamo essere pronti a cambiare i piani all'ultimo minuto, quando Stamina vinceva una scaramuccia mediatica, politica o regolatoria. Da giugno 2013 a noi e a colleghi come De Luca e Bianco e altri è stato regolarmente chiesto da studenti, docenti, organizzatori di festival scientifici, associazioni di pazienti e numerosi altri gruppi di tenere lezioni e conferenze sul caso Stamina. Non abbiamo mai detto di no. Quelli di noi (EC, Bianco e De Luca) che coordinano gruppi di ricerca stimano di aver impegnato finora 6o-8o settimane di tempo del laboratorio, con seri ritardi nello sviluppo dei progetti e nell'invio di articoli con i risultati ottenuti. Spesso abbiamo svolto i nostri compiti nei riguardi di studenti e collaboratori di notte e via email. Abbiamo imparato a evitare di apparire in programmi televisivi in cui la ragione è spazzata via da forti messaggi emotivi. Per diversi mesi alcuni di noi hanno ricevuto lettere di minaccia e insulti da persone che percepivano dalla nostra impossibilità a mentire, una mancanza di compassione per pazienti a rischio di morte. Diverse di queste lettere erano gravi al punto che abbiamo ritenuto di doverle inoltrare ai carabinieri. Le nostre istituzioni hanno sporto denunce contro persone ignote che si muovevano intorno ai nostri laboratori. Le nostre caselle email e università sono state fatte oggetto di attacchi informatici (le minacce continuano, ndr). Abbiamo parlato e informato chiunque del campo anche fuori del nostro paese. Il sostegno della comunità internazionale si è dimostrato essenziale. Ha evidenziato che non eravamo presunti istigatori locali, ma avevamo un mondo alle spalle. L'assegnazione a EC, Bianco e De Luca di un premio per il lavoro svolto a difesa dei pazienti, da parte dell'International Society for Stem Cell Research (consegnato lo scorso 18 giugno all'apertura del congresso mondiale tenutosi a Vancouver, ndr) ha rafforzato la nostra credibilità in Italia, così come le dichiarazioni del Nobel e pioniere delle staminali Shinya Yamanaka o le pubblicazioni apparse nella letteratura scientifica. In Italia, trovare i giusti alleati e ottenere il meglio da loro è stato cruciale. Serve saper parlare con tutti, a prescindere dalla conoscenza scientifica. Alcune persone apprezzano la mole di documentazione e l'insistenza che caratterizza l'approccio degli scienziati. Altri vogliono discutere di valori e opinioni; è importante rispettare e impegnarsi nel dialogo, spiegando però in modo fermo la differenza tra credenze e fatti. Coltivare i rapporti con i colleghi scienziati coinvolti nella lotta contro la pseudoscienza è anche importante. Abbiamo imparato a essere generosi e a ricordare che condividevamo un solo obiettivo. Nel porgere nostri argomenti al pubblico, l'atteggiamento da primadonna non aiuta. È fondamentale mostrare un fronte unito, se si vuole che le azioni comunicative e politiche si mantengano valide ed efficaci. Ma ne è valsa la pena. Ora, grazie alla sentenza della Corte Europea e all'indagine presso la Commissione Sanità del Senato varata tre mesi fa (ma anche all'instancabile lavoro dei NAS, a quella iniziale e ineccepibile ordinanza di blocco di AIFA, ai giornalisti che non si sono mai fatti sedurre da un'informazione comoda ma ingannevole, ai tanti familiari di malati e alle associazioni con cui siamo riusciti a parlare e a spiegare, ai medici che si sono sempre distanziati da Stamina, ai tribunali che hanno studiato il caso e redatto sentenze pertinenti, oltre a quei politici che hanno capito urgenze e gravi errori, ndr) siamo fiduciosi che questi inefficaci trattamenti saranno presto banditi dall'Italia. Consigliamo a tutti gli scienziati di apprezzare e divulgare più efficacemente il metodo scientifico. La scienza dipende dalle istituzioni pubbliche ed è fatta nell'interesse del pubblico. Noi abbiamo il dovere di difendere entrambi.

(Stralcio di un articolo apparso su Nature

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Avv. Alessandro Gerardi a Radio Manà Manà

Lun, 23/06/2014 - 11:21
Barriere architettoniche

Alle 14:15 il nostro consigliere generale, avv. Alessandro Gerardi, interverrà su Radio Mana Mana per i dettagli della nostro vittoria presso il Tribunale di Roma contro Atac e Comune di Roma per discriminazione verso un disabile. 

Data: Lunedì, 23 Giugno, 2014 - 14:15 to 14:30
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Quel silenzio sul diritto di non soffrire

Lun, 23/06/2014 - 11:13
Quel silenzio sul diritto di non soffrireRepubblica22 Giu 2014Eutanasia

Caro Augias, tre mesi fa il Presidente della Repubblica mi ha inviato - consentendomi di renderla pubblica - una lettera in cui sollecitava il Parlamento a discutere la proposta di legge sulla legalizzazione della eutanasia, presentata dalla Associazione Luca Coscioni con le firme di 70 mila cittadini. Da quel giorno 500 malati si sono suicidati o hanno tentato il suicidio: hanno scelto una morte atroce non potendo scegliere una "morte dignitosa". Indifferenti a questi spaventosi - e inoppugnabili- dati dell'Istat, deputati e senatori continuano a rimpallarsi la decisione di discutere in Parlamento un tema l'eutanasia - su cui il 70% degli italiani esprime da anni il proprio consenso. Si viola così la Costituzione, che (articolo 71) impone al Parlamento di discutere in tempi certi le proposte di legge del "popolo sovrano". Io li denuncio dal punto di vista morale per omissione di atti di ufficio. Lo faccio in memoria di mio fratello Michele, suicida nel 2004, dei familiari di Mario Monicelli, Lucio Magri e Carlo Lizzani - che hanno firmato con me un appello al premier Renzi, anch'esso rimasto senza risposta - e delle migliaia di italiani che ogni anno hanno vissuto, vivono e purtroppo continueranno a vivere il dramma del suicidio di persone care.

Carlo Troilo

Il signor Troilo ha ragione. La lettera investe un argomento la cui drammaticità si rinnova purtroppo ogni giorno, uno di quei temi che andrebbero discussi senza pregiudizi, badando ad un unico fine: evitare a chi non ha più speranza patimenti inutili, assicurare al dolore stesso una maggiore sopportabilità nella fiducia di potervi porre, di propria volontà, fine. Nel suo libro dal titolo "Il diritto di non soffrire" (Mondadori), il professor Umberto Veronesi tratta con competenza e umanità l'argomento ponendo in rilievo come l'incertezza dei confini tra le cure di fine vita («lasciar morire»), il suicidio assistito ( «aiutare a morire») e l'eutanasia («provocare il morire») non ha permesso finora di affrontare in modo adeguato e liberi da pregiudizi l'enorme e delicatissimo problema. Presenta le diverse forme di «buona morte» anche attraverso il racconto di storie eloquenti e strazianti di malati terminali come Terri Schiavo, Giovanni Nuvoli, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro. Tutti casi in cui si è a lungo negato l'aiuto che avrebbe consentito di risparmiare atroci e inutili sofferenze. L'eutanasia, anche nei pochi Paesi in cui è consentita (Olanda, Belgio e Lussemburgo), resta un atto affidato esclusivamente a personale medico in base a una richiesta "motivata, reiterata e consapevole", in altre parole in base a requisiti che ne garantiscano la "legalità". Sarebbe il caso che cominciassimo a discuterne.

Corrado Augias

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Roberto Defez a Radio 3 Scienza

Lun, 23/06/2014 - 10:56
Ogm

Alle 11:30 il nostro consigliere generale Roberto Dez presenterà ai microfoni di Radio 3 Scienza il suo nuovo libro Il caso Ogm, edito da Carocci

Data: Lunedì, 23 Giugno, 2014 - 11:30 to 12:00Organizzatore: Radio 3 Scienza
Categorie: Radicali

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