Luca Coscioni

Condividi contenuti
Aggiornato: 29 min 32 sec fa

Ogm, Ass. Coscioni: "direttiva Ue favorisce multinazionali sementiere. Governo Renzi in continuità anti-scientifica"

Mer, 14/01/2015 - 14:40
Ogm, Ass. Coscioni: "direttiva Ue favorisce multinazionali sementiere. Governo Renzi in continuità anti-scientifica"Defez, Cappato, Gallo14 Gen 2015Ogm

 
Sulla direttiva Ue approvata ieri che permetterà agli Stati membri di vietare, sul proprio territorio, la coltivazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) già autorizzati a livello comunitario dichiara Roberto Defez, direttore del laboratorio di biotecnologie microbiche prima all'Istituto di Genetica e Biofisica del CNR di Napoli e consigliere generale dell'Associazione Luca Coscioni:
 "Se questi sono i risultati della presidenza italiana al semestre europeo, ci troviamo dinanzi ad una involuzione della conoscenza. Questa del parlamento europeo non è una scelta contro gli ogm ma una scelta a favore delle multinazionali sementiere, è un accordo fatto sopra la testa di scienziati e agricoltori. Le motivazioni per cui tra poco si potrà vietare di coltivare Ogm sono del tutte estranee a qualunque logica scientifica (o anche non scientifica)". Continuano Filomena Gallo e Marco Cappato, Segretario e Tesoriere dell'Assocaizione Luca Coscioni: "in Italia la voce degli scienziati in materia di Ogm è totalmente inascoltata: abbiamo chiesto di nominare Patrick Moore ambasciatore di Expo 2015 affinché anche una voce diversa da quella di Vandana Shiva fosse ascoltata, ma finora il Ministro Martina ha preferito non riceverci. Il Governo Renzi ancora non si è discostato dalla linea proibizionista sulla scienza eredita dai predecessori e che, se mantenuta, avrà come unico risultato quello di penalizzare il benessere dei cittadini". 

Categorie: Radicali

Una legge per il finevita

Mar, 13/01/2015 - 12:54
Una legge per il finevitaUnione Sarda13 Gen 2015Walter Piludu Eutanasia

Avverto l'esigenza di un confronto con la cultura cattolica sul tema del finevita.

 

Continua a leggere QUI e QUI l'articolo del nostro iscritto. 

AllegatoDimensione Unione prima13-01.pdf460.63 KB Unione articolo 13-01.pdf1.04 MB
Categorie: Radicali

Barriere architettoniche: l'ass. Coscioni scrive a Chiamparino

Mar, 13/01/2015 - 12:06
Barriere architettoniche: l'ass. Coscioni scrive a ChiamparinoAss. Coscioni13 Gen 2015Barriere architettoniche

Lettera a firma della dirigenza dell'Associazione Luca Coscioni (Gallo, Fraticelli, Cappato)  inviata il 29 dicembre 2014 al Presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, Sergio Chiamparino, e al Ministro per gli Affari Conferenza Unificata Stato - Città ed Autonomie Locali, Maria Carmela Lanzetta. 

l'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica si occupa della tutela delle persone con disabilità ed, in particolare, delle problematiche inerenti la massiccia presenza di barriere architettoniche che impedisce la loro mobilità, vanificando così il diritto all’accessibilità sociale secondo il principio delle pari opportunità con le altre persone. Principio cui è  finalizzata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità del 2006, in vigore in Italia dal 2009.

 

La persistenza di barriere architettoniche si configura come una situazione di illegalità diffusa e di vera e propria flagranza di reato nei confronti delle persone disabili, che viene tollerata pur in presenza della legge del 1986 - la n 41 art. 32, commi 21 e 22, come integrata dall’art. 24, comma 9 della L. 104/92, fin dal 1987 – che obbliga le Amministrazioni centrali dello Stato, i Comuni, le Province e le Regioni all’adozione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, i così detti “PEBA”, relativi agli spazi pubblici ed edifici pubblici di rispettiva competenza. Le Regioni, oltre ad essere obbligate all’adozione del PEBA concernente le strutture di propria pertinenza, hanno in virtù di questa legge, un preciso obbligo di vigilanza in ordine alla predisposizione dei  PEBA  rispetto ai Comuni ed alle Provincie, dovendo nominare Commissari ad acta in caso di mancata adozione de PEBA.

 

A fronte di questo quadro normativo ed a distanza di 27 anni dalla cogenza dei suddetti obblighi, tutti gli enti locali tenuti all’adozione del PEBA, vale a dire Regione, Province e Comuni non hanno predisposto i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, da ciò risulta evidente che le Regioni non hanno nemmeno compiuto i controlli sui PEBA, né, tantomeno, esercitato il loro potere-obbligo di sostituzione di cui sopra.

 

Quindi vi è una situazione di inadempimento totale dell’obbligo di adottare i PEBA che provoca un grave vulnus ad un primario  diritto soggettivo, quella alla mobilità, che genera intollerabili comportamenti degli enti locali discriminatori nei confronti delle persone con disabilità, censurabili  anche giurisdizionalmente in base alla Legge n. 67 del 2006 “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni.”. Tutela giudiziaria di cui molti cittadini disabili discriminati  si stanno sempre di più avvalendo con esiti favorevoli, anche tramite l'Associazione Luca Coscioni.

 

 

Quindi reputiamo che la mancata adozione dei Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche debba essere affrontata con la massima urgenza nell’ambito della Conferenza delle regioni e delle province autonome, da Lei presieduta, al fine del ripristino della legalità per  potere dare inizio immediato all’adozione/attuazione dei PEBA di competenza delle Regioni che attengono principalmente a strutture di particolare importanza quale quelle sanitarie, nonché all’attività di monitoraggio /sostituzione regionale in relazioni ai PEBA delle Province e dei Comuni.

 

Tali soluzioni dovranno necessariamente prevedere che la problematica, investendo i compiti / responsabilità comuni a tutti gli enti locali territoriali,  sia oggetto anche di trattazione in Sede di Conferenza Unificata Stato – Città ed Autonomie Locali, al fine di decidere gli strumenti più idonei per la questione dei PEBA.

Da tenere presente infine che, rispetto ai vincoli imposti da Patto di stabilità, le spese per il graduale abbattimento delle barriere architettoniche, come previste nei PEBA, sono da  considerate un investimento “in conto capitale” perché  valorizzano il patrimonio, rendendo accessibili il nostro Paese, hanno un effetto di volano per l’importante comparto del turismo. Inoltre si evidenza, sul tema coerenza PEBA con la presente congiuntura, che la  Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, ha introdotto il concetto di “Progettazione accessibile” ed  “Accomodamento ragionevole” tra i principali impegni dello Stato, strumentali per garantire  e realizzare le pari opportunità delle persone con disabilità.  Concetti che in tema di accessibilità, o meglio delle opere per la rimozione delle barriere architettoniche e sensoriali, forniscono un ampio ventaglio di ricorso a soluzione innovative rispetto agli attuali standard normativi anche a basso impatto di spesa.

 

Auspicando nel ripristino dello Stato diritto, senza dovere essere costretti a ricorrere alla giurisdizione, come troppo spesso avviene nel nostro Paese, porgiamo cordiali saluti.

 

Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni

 

Gustavo Fraticelli, vice-segretario dell’Associazione Luca Coscioni

 

Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni

Categorie: Radicali

Marco Cappato incontra gli studenti del Liceo Vittorio Veneto

Lun, 12/01/2015 - 16:02
Eutanasia

Mercoledì 14 gennaio dalle 8.20 alle 10.20 Marco Cappato, promotore della campagna eutanasia legale e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, incontrerà gli studenti del Liceo Vittorio Veneto www.liceovittorioveneto.it per parlare di eutanasia.

Data: Mercoledì, 14 Gennaio, 2015 - 08:20 to 11:20Città: MilanoOrganizzatore: Liceo Vittorio Veneto
Categorie: Radicali

Emma Bonino: Io non sono il mio tumore e voi neppure siete la vostra malattia

Lun, 12/01/2015 - 15:42
Emma Bonino: Io non sono il mio tumore e voi neppure siete la vostra malattiaRadio radicale12 Gen 2015Politica

Il collegamento di Emma Bonino con Radio Radicale.

“Recentemente mi sono sottoposta a dei controlli medici di routine che però hanno evidenziato la presenza di un tumore al polmone sinistro. Si tratta di una forma localizzata e ancora asintomatica, ma ciononostante richiederà un trattamento lungo e complesso di chemioterapia che è già stato iniziato e che durerà almeno 6 mesi. Non sono intenzionata ad interrompere le mie attività perché da una passione politica non ci si può dimettere, però è chiaro che le mie attività dovranno essere organizzate in base alle esigenze mediche cui è necessario dare in questo momento una priorità assoluta, cosa non facile anche per me. Ho tre commenti da fare. Il primo è rivolto agli operatori dei media: vi pregherei di rispettare questa situazione senza mettersi a fare indagini o robe varie, ringrazio gli operatori che anche nei momenti più difficili mi sono stati accanto nel limite delle loro possibilità, in particolare ringrazio Antonella Rampino, Giovanna Casadio, Stefano Folli, Stella Pende , pochissimi altri ,oltre che la stampa straniera. A tutti coloro che in Italia e altrove affrontano questa o altre prove voglio solamente dire che dobbiamo tutti sforzarci di essere persone e di voler vivere liberi fino alla fine, insomma io non sono il mio tumore e voi neppure siete la vostra malattia, dobbiamo solamente pensare che siamo persone che affrontano una sfida che è capitata. Infine agli ascoltatori, come ho detto dovrò ridurre le mie attività ma spero che il vostro affetto e incoraggiamento si trasformino in iscrizioni ai radicali e al Partito Radicale, che possono essere simpatici o meno, non li avete mai apprezzati moltissimo, ma forse è arrivato il momento di dirvi che le battaglie che portiamo avanti, che portano avanti, magari oggi sembrano marginali ma invece sono fondamentali per la vita di tutti e per la democrazia, in particolare in questo momento così difficile per il mondo. Vi ringrazio tutti quanti e spero che magari per una volta mi ascoltiate sul serio, grazie ancora, buon giorno e buon anno a tutti”.

Categorie: Radicali

Questioni di vita e di morte

Lun, 12/01/2015 - 09:51
Questioni di vita e di morteDomenicale Sole 24 ore12 Gen 2015Gilberto CorbelliniEutanasia

L'ultima volta che ho discusso di finevita è stato con un amico malato terminale, che chiedeva informazioni e consigli. 

Per quelle che erano le sue attese, aveva aspettato troppo sparlarne. Forse non pensava che la malattia avrebbe avuto un`evoluzione così rapida, e solo ora ne parlava con moglie e amici, anche per un senso personale di riservatezza e resistenza psicologica. I comportamenti umani nelle fasi finali della vita sono variabili, ed è bene così. Di fronte a una situazione che precipitava, mi chiese anche di aiutarlo ad andare a morire in Svizzera. Dove il suicidio assistito è depenalizzato e vanno non pochi italiani, come l`intellettuale e politico Lucio Magri qualche anno fa. La mia risposta, che non c`era il tempo e avrebbe dovuto cercare di organizzarsi in qualche modo qui, lo preoccupava. E capiva che l`Italia è in ritardo su un fronte sanitario socialmente importante. Lo rassicurai che avrebbe trovato qualche eccellente hospice , dove si pratica una medicina palliativa di qualità e si aiutano le persone a morire senza soffrire, cercando di assecondare con senso pratico le diverse esigenze. Ma come succede per tutte le cose italiane, la qualità non è lo standard di riferimento. Quindi, in assenza di un sistema di norme efficace esiste un significativo rischio, in alcuni contesti geografici e sociali, di finire la propria vita con sofferenze fisiche e psicologiche, o anche illegalmente, cioè con aiuti non trasparenti o nell`inganno e negli abusi qualificati come decisioni che  si prendono in una sorta di "zona grigia". L`Italia non riesce a produrre, come invece sta accadendo in altri Paesi democratici, una legislazione sulle cure di fine vita, che sia coerente con gli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione, da cui discende che ogni cittadino ha un diritto inviolabile all`autodeterminazione, a non soffrire e a rifiutare trattamenti medici. Non si riesce nemmeno a discutere del tema, nonostante i richiami continui del Presidente della Repubblica e una recente proposta di legge per la legalizzazione dell`eutanasia presentata dal senatore Luigi Manconi a partire da una proposta elaborata dall`Associazione Luca Coscioni. Mentre è comprensibile che il Comitato Nazionale di Bioetica e le commissioni parlamentari evitino di trattare l`argomento, giacché le posizioni prevalenti sono contro l`opzione di una libera scelta individuale in merito a quando e come mettere fine alla propria vita, d`altro canto c`è il timore che succeda come per la legge sulla fecondazione assistita. Infatti, mentre nel Paese c`è una larga e qualificata maggioranza di cittadini favorevole a una legislazione sul "fine vita", che includa la legalizzazione del suicidio assistito e dell`eutanasia, in Parlamento questa posizione è minoritaria. Per cui si teme che il risultato finisca per essere una legge incostituzionale come quella sulla fecondazione assistita, che ha richiesto dieci anni per essere smantellata. Ovvero una legge come quella votata in senato nella precedente legislatura, che prevedeva delle direttive anticipate ridicole: non vincolanti e senza che i trattamenti medici di sostegno vitale fossero nella disponibilità del paziente che perde coscienza. Dato il carattere eticamente controverso della materia, il Governo non ha intenzione di metterla in agenda. Il che è un peccato perché la sfera sanitaria delle cure di fine vita sarebbe in settore dove, lasciando più libertà di scelta ai pazienti e coinvolgendoli nelle decisioni, soprattutto anticipate, si potrebbero ottenere significativi risparmi di denaro pubblico e privato. La valutazione dei costi delle cure di fine vita e del loro contenimento, in Paesi dove già oggi i due terzi di chi muore ha più di 75 anni, è un tema destinato prima o poi a entrare in agenda. Nel resto del mondo la discussione è più  avanzata, e tutti i timori di chine scivolose paventati da chi difende l`indisponibilità della vita anche in condizioni di grave sofferenza, non hanno trovato alcuna conferma. Il suicidio medicalmente assistito è legale in Belgio, Olanda, Lussemburgo, Oregon, Montana, Washington, Vermont e nella provincia canadese del Québec, ed è depenalizzato in Svizzera. In quest`ultimo Paese operano diverse organizzazioni che favoriscono un flusso di stranieri, soprattutto tedeschi e italiani, che vogliono essere aiutati a interrompere una vita giudicata dolorosa e indesiderata. L`eutanasia è legale in Belgio, Olanda, Lussemburgo, Colombia e dal giugno 2014 in Québec. In Olanda e Belgio è legale l`eutanasia dei minorenni che lo chiedono, quando soffrono di una malattia terminale e c`è l`accordo dei genitori. La Francia consente, con la legge Leonetti del 2005, le direttive anticipate e il diritto di rifiutare ogni trattamento medico (incluse idratazione e nutrizione artificiali), e il Parlamento sta per autorizzare la redazione palliativa o terminale se il paziente lo richiede in modo insistente e lucido. Nonostante le promesse elettorali di Holland, i medici francesi non se la sentono di operare in regime di eutanasia legalizzata. Altri Paesi presentano quadri normativi in evoluzione, e ci sono chiare indicazioni che dove i pazienti non possono essere aiutati nelle fasi terminali della vita sono più frequenti i casi di eutanasia praticata anche in assenza di richieste del paziente (eutanasia clandestina o involontaria). Inoltre, contrariamente alle previsioni dei critici, i Paesi che hanno legalizzato suicidio assistito e/o eutanasia non hanno ridotto investimenti e servizi di medicina palliativa. A proposto: il mio amico è morto serenamente. Era fortunato, perché aveva vicino chi lo amava e condivideva una sana e pragmatica idea laica della vita e dei valori. Una legge sarebbe necessaria per assicurare anche chi non goda di questi privilegi privati, di esercitare un diritto. Che non è quello di morire, ma di decidere la qualità delle ultime esperienze di vita. In questo senso, una legge sarebbe anche a garanzia di chi ritiene che la vita abbia un valore che trascende la persona, e che oggi nella "zona grigia" rischia che altri decidano al suo posto e altrimenti. 

Categorie: Radicali

Scienza e Islam: minacce fondamentaliste alla ricerca scientifica

Ven, 09/01/2015 - 12:55
Scienza e Islam: minacce fondamentaliste alla ricerca scientificaFaouzia Farida Charfi9 Gen 2015Congresso Mondiale Libertà di Ricerca

Vorrei iniziare ringraziando gli organizzatori di questo evento per avermi dato l’opportunità di parlare dell’attuale situazione della ricerca nel mio Paese. Dal gennaio del 2011, la Tunisia sta attraversando un periodo difficile, ma a un tempo entusiasmante. Condividerò quindi con voi alcune considerazioni sulle minacce dell’integralismo alla ricerca scientifica, ma anche sulla resistenza a queste minacce.

A luglio 2012, durante la rivoluzione tunisina (battezzata “Rivoluzione della dignità e della libertà”) è giunto in visita nel nostro Paese il Premio Nobel per la Chimica 1999, Ahmen Zewail, scienziato di origine egiziana, cui questo prestigioso riconoscimento è stato conferito vent’anni dopo il pachistano Abdus Salam. Sono solo due gli scienziati del mondo arabo insigniti del Premio Nobel e questo è un punto da considerare quando si valuta il progresso della ricerca nel nostro Paese. Purtroppo non si può ancora dire che siamo saliti sul treno della scienza. Nella sua lectio, Ahmed Zewail ha spiegato che la scienza nel mondo musulmano ha una storia secolare e ha dato un proprio apporto significativo al sapere universale. Concludendo, Zewail ha espresso l’auspicio che dopo la Rivoluzione della dignità e della libertà, i Paesi che a partire dal 2011 sono stati teatro di sommovimenti con cui si è posto fine a regimi dittatoriali attraverseranno anche una “rivoluzione scientifica”.

Nel contesto odierno, dominato da un Islam politico che sta sviluppando una nuova retorica in fatto di scienza, una retorica segnata dall’islamizzazione del sapere e dal rifiuto della razionalità, è possibile attuare una simile rivoluzione scientifica? Prima di illustrare vari aspetti di questa nuova retorica dell’Islam, vorrei fornirvi alcune informazioni che hanno rappresentato un motivo di preoccupazione per le università tunisine dopo la rivoluzione del gennaio 2011, in particolare per la Facoltà di Teologia dell’Università di al-Zaytuna. Si tratta di un’istituzione che è stata modernizzata vent’anni fa con l’introduzione di corsi di lingue antiche, lingue straniere moderne ed ebraico (abbiamo infatti un patrimonio comune nella regione mediterranea).

Ci sono donne che tengono, in particolare, corsi di teologia, psicologia e antropologia. Vorrei parlarvi della situazione di tre colleghe di questa facoltà di teologia. Hayet Akoubi, professoressa di teologia, è stata sostanzialmente estromessa dall’università perché insegnava senza indossare il velo e perché offriva una lettura più aperta dell’Islam. Al momento non insegna la materia in cui è specializzata, ma dà lezioni di lingua araba all’Institut de Presse. Il secondo collega è Abdelkader Naffati. Poiché insegnava il sufismo, i suoi corsi non erano accettati dagli studenti salafiti. Alla fine il collega ha lasciato la facoltà e ha iniziato a collaborare a progetti scientifici nei Paesi del Golfo. La terza collega, Iqbal Gharbi, è uno dei professori di grado più elevato nella Facoltà di Teologia a seguito della riforma dell’istruzione; è la prima donna a insegnare psicologia all’interno di quella facoltà. Reputa importante modernizzare e razionalizzare l’insegnamento della religione e coltivare cittadini moderni, anziché islamisti. Attualmente Iqbal Gharbi si è presa un periodo sabbatico perché i suoi studenti non accettavano che insegnasse psicologia in quella facoltà, convinti com’erano che “insegnare psicologia in quest’istituzione [equivalesse] a mettere demoni nei cuori del fedeli. Per gli studenti di teologia, ‘psicologia’ significa Freud, e quindi ateismo, e quindi libertà sessuale”. Ad aprile 2012, tuttavia, un predicatore e leader del partito islamista Hizb al-Tahrir è stato invitato a tenere una lezione nell’aula magna della facoltà che porta il nome di Ibn Khaldun (uno dei precursori della sociologia moderna). Questo predicatore gode del favore del Califfato, “il solo sistema politico accettabile all’interno del mondo islamico”.

Ho citato alcuni fatti che riguardano il mondo universitario in Tunisia, un Paese che sin dalla sua indipendenza è caratterizzato da un livello di modernità straordinario per il mondo arabo e da un codice del personale pubblico che promuove l’emancipazione femminile. Sin da quando è diventato un Paese indipendente, la Tunisia ha optato per un’istruzione moderna che pone l’accento sulla scienza e la ricerca scientifica.

A maggio 2012, a poco più di un anno dalla rivoluzione, il gran imam della moschea di al-Zaytuna, che non è un accademico, ha annunciato la riapertura dell’ateneo (ispirato al modello delle università tradizionali, come al-Azhar del Cairo) con l’obiettivo di riportare in vita lo spirito della vecchia Università di Teologia di Zaytouna, in cui si insegnavano il Corano e la civiltà islamica, ma non l’intera storia e civiltà musulmana con tutto il suo progresso scientifico. L’imam ha detto: “Vogliamo dire alla gente che alla Zaytuna non ci sono Meddeb col turbante (vale a dire, i vecchi insegnanti arabi che spiegavano agli studenti come recitare il Corano) che sanno solo recitare i salmi a memoria. Siamo uomini di scienza e di cultura. Se Bourguiba e dopo di lui Ben Ali non avessero fatto ciò che hanno fatto, oggi la Zaytuna sarebbe una grande istituzione del sapere”. Certo, vorremmo credere a queste parole, ma in realtà l’imam intende aderire a una concezione che affonda le radici nella tradizione asharita (sunnismo ortodosso) e pone l’enfasi sull’etica che l’insegnamento è tenuto a trasmettere. Cito: “Vogliamo laureati e dottori che conoscano la medicina della morale e l’etica, cosa che abbiamo smarrito. L’odierna medicina materiale ha perso di vista il fatto che il cuore che essa cura è opera di Dio”.

In Tunisia, dove la medicina è moderna - conduciamo moltissima ricerca in quest’area, con numerosi scienziati che si occupano di biologia molecolare - è sconvolgente sentire queste parole. Il Consiglio Medico Nazionale, come c’era da aspettarsi, ha reagito, chiedendo che il governo prendesse misure. Tuttavia, come forse sapete, il governo è guidato dal partito islamista Ennahda, che è piuttosto vicino all’imam della moschea di Zaytuna. Esiste un pericolo reale per l’istruzione superiore e la ricerca scientifica.

Rammento che l’imam si ispira alla figura di Ibn Taymya, leader wahabita, che ammette una sola visione dell’Islam: il sunnismo ortodosso, che sottoscrive un modello formativo da cui è escluso il ruolo della ragione. Com’è ovvio, questa prospettiva è incompatibile con l’insegnamento della scienza, con la ricerca scientifica e con il dubbio critico che trascende limiti e tabù. La scienza è troppo importante per essere lasciata nelle mani di estremisti religiosi che aspirano al ruolo di produttori di conoscenza.

La spiegazione di quanto sta accadendo all’Università di al-Zaytuna risiede in un’altra questione: il disegno politico degli islamisti attualmente al potere in Tunisia, disegno che esiste in molti Paesi arabi. Gli islamisti intendono imporre l’autorità religiosa nel sapere e nella cultura. Il progetto islamista ha sempre avuto un obiettivo primario: assumere il controllo dell’istruzione e condizionare le menti degli allievi. Non si tratta, però, di una prerogativa degli integralisti musulmani. Credo sia un’aspirazione coltivata da tutti gli integralisti, quella di investire nella scuola ostacolando la libertà di istruzione e la ricerca scientifica.

Questa nuova retorica in materia di scienza, che vediamo fiorire, è favorita da internet e dai vantaggi che esso presenta. A caratterizzare questa linea di pensiero vi sono due aspetti: in primo luogo l’islamizzazione del sapere mediante una letteratura ortodossa secondo cui la scienza moderna è contenuta nel Corano; in secondo luogo il rifiuto della scienza attraverso la negazione dell’evoluzione biologica.

Senz’altro conoscete il sito web Harun Yahya. Credo che in occasione del vostro ultimo congresso sulla ricerca scientifica abbiate presentato gli scritti di Harun Yahya, il suo celebre Atlante della Creazione. Harun Yahya è lo pseudonimo di Adnan Oktar, predicatore turco vicino al movimento Nurcu, che afferma di seguire il pensiero religioso di Saïd Nursî. Qual è il messaggio sotteso alle idee di Oktar? È il rifiuto del pensiero materialista, ovvero il rifiuto di Darwin, non su basi scientifiche ma su basi ideologiche. La risoluzione 1580 del Consiglio d’Europa sui pericoli dell’insegnamento del creazionismo, adottata nel 2007, fuga ogni dubbio circa la percezione che Harun Yahya ha della “scienza” e afferma che l’Atlante della Creazione “appare più come un trattato di teologia primitivo che come una confutazione scientifica della teoria dell’evoluzione”. Darwin è anche il nemico degli islamisti tunisini, e con il termine “islamisti” mi riferisco a coloro che propugnano l’Islam politico: lo avevano dichiarato essi stessi già nel 1970.

Nell’osservare quanto accade oggi in Tunisia, c’è chi pensa sia stata la rivoluzione a portare l’islamismo, ma l’islamismo è presente sin dagli anni Settanta del secolo scorso. Ovviamente la sua presenza è variata negli anni. Molti regimi politici, come quello tunisino, hanno inteso contrastare le forze della sinistra e delle proteste studentesche degli anni Sessanta favorendo il movimento islamista che divenne prominente con la rivoluzione iraniana. La rivista Al Maarifa, curata dagli attuali leader del movimento Ennahda, ottenne l’autorizzazione nel 1972. All’epoca gli islamisti presentavano le proprie idee in modo chiaro e diretto, al contrario di oggi. Vi leggo ora un estratto della rivista, risalente al 1973, in cui si parla di Darwin e di Freud: “Secondo il darwinismo noi siamo un sottogruppo della famiglia delle scimmie. Il freudianismo sostiene che ciascuno vive la propria esistenza solo per soddisfare i propri desideri sessuali, e arriva a suggerire che la nostra retorica celi il desiderio di avere relazioni sessuali con le nostre madri. A dettare queste aberrazioni sfacciate è uno spirito maligno”. Credo che il messaggio sia molto chiaro.

Questo modo di guardare alla scienza è caratterizzato dal concordismo, dal rifiuto delle teorie darwiniane, ma anche da una certa incoerenza. A tutt’oggi occorre attendere la vigilia dell’inizio del mese lunare per stabilire quando si terranno le festività religiose, che dunque non vengono fissate in anticipo. Aspettiamo di veder comparire la luna crescente, accettando le leggi della meccanica celeste per stabilire il momento delle cinque preghiere giornaliere. Vedete, quindi, che il mondo musulmano odierno presenta un blocco mentale nei confronti della scienza. Eppure in questa regione la scienza si è sviluppata per secoli, lasciandosi alle spalle un ricco patrimonio di sapere universale.

Torniamo ora a Ibn Khaldun, che nel XIV secolo, quando scrisse i suoi prolegomeni, aveva già fatto questa osservazione: “Quando il vento della civiltà ha cessato di soffiare sul Maghreb e al-Andalus e il declino della civiltà ha portato al declino delle scienze, le scienze razionali sono scomparse con l’eccezione di qualche superstite che si può ancora trovare presso un numero ridotto di persone isolate sotto la supervisione delle autorità della Sunna”. Le autorità della Sunna, quindi, controllavano gli spiriti liberi.

Il XIX secolo, però, ha rappresentato per il mondo musulmano il secolo del Rinascimento, il Nahda, che ha comportato un riavvicinamento alle scienze razionali e alle lingue straniere e l’affermarsi di istituzioni moderne, sia in Turchia che in Tunisia, Egitto e Iran. Bisogna osservare, in ogni caso, che nonostante la presenza di queste istituzioni, la gente continuò a essere istruita perlopiù nelle istituzioni tradizionali, che propugnavano un pensiero tradizionalista e una cultura tesa a garantire “una sopravvivenza artificiale di canali desueti privi di alcun collegamento con la scienza che trionfava in Europa”.

Nell’odierno mondo musulmano, il pensiero libero (libero, cioè, dai limiti imposti dal dogma) non è sottoposto alla supervisione delle autorità della Sunna, come denunciava Ibn Khaldun, ma alla violenza dei nuovi custodi della fede. La nuova retorica sulla scienza è figlia di una nuova classe di predicatori che sta emergendo grazie ai più avanzati mezzi tecnologici; il margine di influenza di questi predicatori si estende ben oltre i confini delle moschee. Poco fa ho citato Harun Yahya e il suo sito internet, ma ci sono anche altri. Potremmo citare alcune celebri figure satelliti, come il volto dell’Al Jazeera qatariota Yusuf al-Qaradawi, secondo il quale “la scienza è religione e la religione è scienza”. La scienza, quindi, è accettata solo se si integra con la religione. Non ha un proprio dominio autonomo, come spiegano chiaramente le teorie concordiste e gli scritti anti-evoluzionisti ispirati ai creazionisti americani.

Purtroppo questo dilagare generalizzato di predicatori riflette le considerevoli risorse economiche a loro disposizione. Tali risorse sono stanziate dai sostenitori dell’islam politico, che osteggiano la modernità e sperano di imporre un programma dominato dal pensiero dogmatico, che condizioni la vita sociale e culturale e neghi l’universalità dei diritti umani nel nome di una specificità musulmana. Questo dogmatismo religioso esige che il pensiero si esplichi soltanto sullo sfondo della rivelazione, sfondo che esclude il ruolo della ragione e della via autonoma verso la conoscenza. Per Ibn Taymiyya, “la ragione non può che essere subordinata alla rivelazione e ridotta a un solo scopo: credere nella verità di tutto ciò che deriva dal Profeta. La certezza del testo non può essere messa in discussione dall’esercizio incerto della ragione umana, che è sempre fallibile e soggetta al dubbio. La ragione non può portare ad alcuna conoscenza certa, ma c’è di più: produce frizioni e genera disordine”.

In contrasto con questo atteggiamento dogmatico, potremmo citare il pensiero razionalista di Al Jahiz, che nel IX secolo scrisse: “Il dubbio ha vari gradi, eppure non si riconosce che anche la certezza ha gradi e livelli gerarchici, che possono essere più o meno forti”.

Qual è la prospettiva dei teologi su Darwin? Purtroppo non tutti i teologi hanno scelto la via dell’apertura nei confronti del mondo. Vorrei citare Battikh, ex mufti della Repubblica di Tunisia. Nel 2009 fu intervistato da un giornalista nell’ambito di un servizio sull’Islam e il darwinismo, realizzato in occasione del bicentenario della nascita di Darwin. Battikh afferma che “il darwinismo è una teoria falsa perché non poggia su basi concrete, ma su concetti teorici smentiti dai fatti. Se questa teoria fosse fondata, l’evoluzione sarebbe proseguita e l’uomo si sarebbe trasformato in un’altra specie… È bene fare presente che la scienza moderna ha contraddetto il darwinismo con la teoria del codice genetico”.

Questo, ad ogni modo, non è il solo punto di vista illustrato nel servizio: c’è anche quello di un collega specializzato in biologia che insegnava l’evoluzionismo alla Facoltà di Scienze di Tunisi e che spiega, giustamente, come la teoria dell’evoluzione fosse diffusa ancor prima di Darwin presso alcuni pensatori musulmani, come quelli dell’Essafa Ikhwan, la “fratellanza della purezza”.

Tra i teologi ho citato il mufti della Repubblica di Tunisia che rifiuta il darwinismo, ma ci sono anche teologi di parere diverso. In Europa, potrei fare il nome di Tareq Oubrou, rettore e imam della moschea di Bordeaux, il quale spiega chiaramente che il Corano è del tutto compatibile con la teoria dell’evoluzione. A differenza della Bibbia, infatti, il Corano non contiene una presentazione storica della genesi, ma si limita a evocare il momento in cui un antenato diretto e comune a tutta l’umanità emerse da un materiale inerte: l’argilla. C’è poi la questione dell’origine acquatica di tutti gli esseri viventi, inclusi gli uomini, che secondo Oubrou potrebbe rappresentare “un argomento a favore della teoria dell’evoluzione, di questo antenato che emerge da elementi organici”. Vedete, quindi, che non esiste un punto di vista unico del mondo musulmano o in quello dei teologi – naturalmente non parlo di scienziati – e, pertanto, possiamo sperare che questo pensiero aperto e autenticamente scientifico possa affermarsi in futuro.

A tal proposito, a gennaio 2012 è capitato qualcosa di molto interessante in Egitto, con la dichiarazione di al-Azhar sulle libertà fondamentali, sottoscritta da vari intellettuali su impulso di Ahmen Muhammad el-Tayeb, il quale si batte per l’indipendenza dell’Università di al-Azhar ed è fautore di un Islam moderato. Un paragrafo molto interessante della dichiarazione recita: “La condizione più importante affinché la ricerca scientifica possa svolgersi è che gli istituti di ricerca e i ricercatori godano di una piena libertà accademica nei propri esperimenti e nella formulazione di ipotesi e assunti, in osservanza di specifici standard scientifici. È prerogativa di queste istanze utilizzare la propria immaginazione creativa e la propria esperienza per ottenere risultati utili al progresso del sapere umano. In questi studi, i ricercatori sono guidati dalla sola etica della scienza, nonché dai metodi e dai princìpi scientifici. Ai loro tempi, gli ulema come al-Râzî, Ibn al-Haytham, Ibn al-Nafîs e altri erano i luminari delle scienze, pionieri a est e a ovest per moltissimi secoli. È tempo che l’Umma arabo-islamica torni a essere competitiva e faccia il proprio ingresso nell’età della conoscenza”. Vedete, quindi, che molti teologi di al-Azhar sono aperti, al contrario del gran imam di al-Zaytuna.

La Tunisia, comunque, presenta un alto grado di modernità, che le deriva dal secolo della rinascita e da quello dell’indipendenza. Cosa bisogna fare, adesso? Dobbiamo proteggere l’istruzione dagli integralisti e sfidare chi contrappone la certezza della rivelazione all’incertezza della ragione. Dobbiamo farlo perché oggi siamo costretti a difendere i nostri figli dagli islamisti che aspirano a condizionarli.

Possiamo vedere chiaramente in che modo gli integralisti attaccano le istituzioni scolastiche. Sono celebri i numerosi contenziosi relativi al famoso "caso Scopes" (il cosiddetto “processo delle scimmie”) negli Stati Uniti.

Prima ho citato la risoluzione del Consiglio d’Europa del 2007, in cui si legge, in particolare, che il rifiuto della scienza nel suo complesso rappresenta una delle più gravi minacce ai diritti umani e civili. La scuola, dunque, va salvaguardata. La storia recente di alcuni Paesi musulmani, inclusi i più moderni come la Tunisia e la Turchia, dimostra che l’idea obsoleta di favorire gli islamisti o i movimenti più conservatori per contrastare la sinistra estrema ha prodotto distorsioni e, purtroppo, fenomeni di indottrinamento con un chiaro impatto negativo sui nostri giovani. Le rivoluzioni arabe del 2011 hanno portato a una maggiore libertà di parola. Non si è trattato di rivoluzioni condotte da islamisti, ma da giovani che hanno utilizzato ingegnosamente la rete per aggirare la censura. Quindi continuo a essere felice del fatto che il mio Paese e altri siano stati liberati dai rispettivi regimi dittatoriali. Ad ogni modo, la strada che abbiamo davanti è accidentata perché sono emersi movimenti religiosi estremisti che godono di un enorme sostegno economico, grazie al quale si sono potuti radicare entro questo contesto. Credo che ci sia una speranza, e che l’unica via d’uscita risieda nel riconoscimento dei diritti individuali, della libertà di pensiero, di coscienza e di fede. Per contrastare la poderosa spinta contro la libertà, dobbiamo essere padroni della scienza e utilizzarla per il meglio. Gli interventi di ieri e di oggi hanno illustrato in che termini dobbiamo essere padroni della scienza – considerandone anche l’impatto significativo sulla salute, sull’ambiente e su altre sfere – e della tecnologia. C’è molto da fare al fine di proteggere la scuola e l’università dalle azioni degli estremisti.

Per rimanere sul versante positivo, vi porterò ad esempio alcune importanti iniziative di insegnanti nel mio Paese. In Tunisia si è svolto un lavoro molto interessante rispetto all’insegnamento dell’evoluzione della vita. Saida Aroua, collega che lavora presso la Facoltà di Scienze dell’Università El Manar, ha condotto un’indagine tra i diplomandi cui viene insegnata la teoria dell’evoluzione (nei programmi delle superiori e delle università tunisine, infatti, è previsto l’insegnamento della teoria evoluzionista). L’indagine si concentrava su due criticità: la prima, più generale, consiste nella mescolanza degli argomenti di riferimento, vale a dire quello scientifico e quello teologico; la seconda, strettamente collegata alla prima, è un’idea confusa circa l’eterogeneità degli organismi viventi, che è spiegata come il risultato dell’opera divina e del processo evolutivo. Aroua ha svolto un’attività didattica insieme agli studenti. Ha utilizzato testi contemporanei e storici sull’eterogeneità degli esseri viventi e sulle idee evolutive dell’era arabo-islamica medievale, accanto a testi di Buffon, Lamarque, Darwin e articoli sul meccanismo dell’evoluzione. L’obiettivo era quello di aiutare gli studenti a comprendere i processi di costruzione del sapere metodologico in biologia. L’approccio proposto ha permesso agli studenti di iniziare a operare una distinzione tra la tesi scientifica e quella teologica e di mettere in discussione la propria idea circa l’eterogeneità degli organismi viventi. Vi cito uno dei commenti conclusivi di un diplomando: “Se si crede alle tesi religiose, tutto è stato creato nella forma in cui esiste attualmente. Non c’è nulla che possiamo aggiungere. È così che le cose sono state create, è così che le vediamo, e dobbiamo accettarlo. Se invece seguiamo un approccio scientifico, scopriamo perché gli esseri umani sono come sono. Come si sono evoluti? Che cosa dimostra che si sono evoluti? In altre parole, noi studenti ci comportiamo come scienziati che analizzano e cercano soluzioni”. Dovremmo rinnovare, promuovere e diffondere la consapevolezza di questa esperienza per dare speranza a tutti gli insegnanti, per dire loro che vale la pena di mostrare agli studenti la ricchezza della scienza e la forza del metodo scientifico.

Vorrei concludere citando un’altra esperienza positiva: un’iniziativa della comunità scientifica internazionale che ha visto il coinvolgimento di accademie scientifiche di 68 Paesi fra Europa, Stati Uniti, America latina, Asia e Africa. C’erano anche accademie di Paesi musulmani, tra cui la Repubblica islamica dell’Iran, il Pakistan, il Regno di Marocco, la Palestina e la Turchia. Nel 2006 queste 68 accademie hanno sottoscritto una dichiarazione sull’insegnamento dell’evoluzione. In questa dichiarazione si legge che, sebbene non sia stata ancora fatta luce su molti dettagli, non esistono prove scientifiche che contraddicano i risultati dell’evoluzione biologica. Inoltre si leggeva che il sapere scientifico trae origine dalle domande che ci si pone sulla natura dell’universo, i cui risultati e i cui effetti sono innegabili. Tutto questo è indice dell’esistenza di una comunità scientifica caratterizzata da valori umani condivisi, che si batte per l’autonomia della scienza e ne incoraggia la promozione attraverso le controversie. Speriamo che questa comunità si faccia sentire sempre di più e neutralizzi chi vuole distorcere la scienza e porre un freno alla libertà di ricerca scientifica.

(In risposta a una domanda dal pubblico:)

Prima di parlare della Costituzione, vorrei spendere qualche parola sulla questione femminile, visto anche che in questo incontro abbiamo parlato di interruzione volontaria della gravidanza. Sotto questo profilo, la Tunisia è stata un Paese molto avanzato: l’IVG è consentita dal 1973. Le maggiori possibilità di pianificazione familiare hanno permesso alla Tunisia di godere dello sviluppo economico che ha conosciuto. Attualmente, con il governo islamico, le donne sono scoraggiate dall’interrompere una gravidanza anche se hanno già altri figli. Il secondo punto importante è la mancanza della pillola contraccettiva. Capite quindi che, benché le leggi non siano state modificate, di fatto si registrano piccoli cambiamenti che potrebbero acquisire una rilevanza maggiore.

Quanto alla Costituzione, non è stata completata. È in corso una grande battaglia per far valere la nostra prospettiva e tenere vivo l’approccio modernista. Purtroppo l’articolo sulla libertà di ricerca scientifica che è stato proposto è davvero insufficiente: cita in modo vago la necessità di riconoscere la libertà accademica, senza ulteriori e opportuni chiarimenti. Le norme attualmente vigenti nel nostro Paese in materia di ricerca scientifica non garantiscono libertà. Non c’è un’istanza che rappresenti i ricercatori in modo democratico e, viste le leggi che regolano la ricerca scientifica, tutto è possibile. A chiunque potrebbe essere impedito di fare ricerche sugli studi islamici o su altre questioni sensibili.

(*Fisica, già Segretaria di Stato per l’Insegnamento superiore, Tunisia)

Categorie: Radicali

Queste parole vorrei sentire

Ven, 09/01/2015 - 11:16
Queste parole vorrei sentireEspresso9 Gen 2015Roberto Saviano

L’Italia è un Paese in cui il dibattito pubblico è dettato unicamente dall’agenda politica. Se un’inchiesta coinvolge politici, allora assume centralità, se uno scandalo coinvolge politici, i media se ne occupano. Le priorità della politica diventano le priorità del Paese.

Questo aspetto mi colpisce e mi sconforta perché è prova tangibile del disorientamento che gli italiani stanno vivendo. Se la scarsa affluenza alle urne delle ultime Regionali ci restituisce un quadro disastroso dell’affezione degli italiani alla politica è purtroppo vero che siamo della comunicazione politica succubi.

Di contro esiste un atteggiamento che considero peggiore del disinteresse, ovvero quel “tutto è merda”, quel “tutto è massoneria”, quel “tutto è inquinato”, quel “tutto è corrotto” che spegne qualsiasi possibilità di dialogo e di reale cambiamento oltre un tifo che se possibile è addirittura peggiore di quello cui ci ha abituati lo “scendere in campo” di Berlusconi.

Cambiare il Paese non è facile, e farlo in poco tempo è impresa complicatissima. Ma da questo Governo, da quasi un anno in carica, mi sarei aspettato un’apertura maggiore a riforme a costo zero, a riforme necessarie che avrebbero avuto come effetto immediato un miglioramento delle condizioni di vita di molti italiani. Ci sono parole che il governo, nell’anno che si è appena concluso, non ha pronunciato e, quel che è peggio, che noi non abbiamo preteso con forza venissero pronunciate, parole che avrebbero reso il nostro Paese una democrazia che attraversa una profonda crisi economica, ma comunque una democrazia.

Non ho sentito pronunciare da questo governo la parola “carceri”. L’Italia non ha carceri, ma luoghi di tortura e viene costantemente sanzionata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo. Le carceri italiane non sono luoghi di rieducazione ma di affiliazione. Entri da povero cristo ed esci con una protezione importante e un ingaggio nelle organizzazioni criminali. Il governo non ha pronunziato la parola “reato di tortura”. Un Paese che non contempla nel proprio codice penale questo reato, sarà un Paese nel quale si potranno applaudire i poliziotti che hanno ucciso Federico Aldrovandi, sarà un Paese in cui le forze dell’ordine si sentiranno perennemente immuni da ogni accusa e i cittadini sempre più distanti da chi dovrebbe rappresentare una garanzia e invece si trasforma in potenziale pericolo.

Non ho sentito pronunciare la parola “eutanasia” eppure dal nostro Paese si emigra non solo per trovare lavoro, ma anche per trovare una morte dignitosa. Non ho sentito la parola “aborto” nonostante la 194 in gran parte del sud Italia sia costantemente tradita dalla incredibile mancanza di medici abortisti nelle strutture ospedaliere, nonostante ci siano farmacisti che si rifiutino di vendere la pillola del giorno dopo. Non ho sentito parlare di “fecondazione eterologa”, nonostante da Roma in giù vigano ancora le vecchie linee guida della legge 40 dichiarata incostituzionale lo scorso aprile dalla Consulta. Ora anche le coppie sterili potranno accedere alla fecondazione, ma in molte città questo resta un diritto tradito. Non ho sentito parlare seriamente di “coppie di fatto”, ho sentito invece troppe parole inutili e assurde sul “matrimonio gay” e sull’ “adozione gay”. Non ho sentito pronunciare la parola “migrante” se non dopo l’ennesima strage in mare, ma mai per affrontare l’emergenza senza toni razzisti o caritatevoli. Non ho sentito parlare di “disabilità”, quando i cittadini diversamente abili sarebbero una risorsa e non un peso se solo si dessero alle famiglie gli strumenti per poter provvedere alla loro educazione, alla loro cura, alla loro crescita.

L'Italia resta un paese in cui i diritti civili e umani si continua a farli passare per concessioni, per elemosina. Resta un Paese dove per nascere, studiare, sposarsi, lavorare, essere felici e morire dignitosamente bisogna emigrare.

Ma siamo certi che tutto questo dipenda solo da chi ci governa? Siamo certi di non essere anche noi sordi ai bisogni di chi ci sta accanto? Io so solo che quando parlo di eutanasia, immigrati, carceri, disabili, unioni gay mi si risponde che farei meglio a occuparmi d’altro, magari di mafia, di economia, dell’articolo 18, dello scempio che si starebbe facendo alla Costituzione. Eppure per me, un Paese in cui le minoranze non vengono ascoltate, un Paese in cui i deboli sono ignorati, abbandonati, vessati, è un paese in cui la Costituzione viene tradita ogni giorno, ogni ora, ogni momento.

Categorie: Radicali

Filomena Gallo parteciperà al convegno "La procreazione medicalmente assistita: nodi e prospettive"

Gio, 08/01/2015 - 12:04
Fecondazione assistita

L'evento si terrà il giorno 17 gennaio 2015 dalle ore 10.30 alle ore 13.00 presso la sala di Santa Maria Gualtieri a Pavia.

Per ulteriori informazioni sul programma clicca QUI

Data: Sabato, 17 Gennaio, 2015 - 10:30 to 13:00Città: PaviaIndirizzo: Sala di Santa Maria Gualtieri- Piazza della Vittoria AllegatoDimensione manifesto_procreazione.pdf1.13 MB
Categorie: Radicali

Puntata del Maratoneta di sabato 20 dicembre 2014

Gio, 08/01/2015 - 11:47
Puntata del Maratoneta di sabato 20 dicembre 2014radioradicale.it8 Gen 2015Eutanasia

Argomenti della trasmissione: Bilancio 2014 con il Segretario Filomena Gallo; campagna #LiberiFinoAllaFine con intervista al direttore creativo del video "Il Parlamento si faccia vivo" Avy Candeli, e all'onorevole Giuseppe Civati; Renato Biondini sulle novità sulla disabilità dalle Marche; conclusioni di Marco Cappato. In studio Valentina Stella e Matteo Mainardi.

Riascolta la puntata

Il Maratoneta
Categorie: Radicali

Puntata del Maratoneta di sabato 27 dicembre 2014

Gio, 08/01/2015 - 11:44
Puntata del Maratoneta di sabato 27 dicembre 2014radioradicale.it8 Gen 2015Politica

Puntata conclusiva del 2014. In studio Mirella Parachini con Filomena Gallo in collegamento telefonico. Sintesi degli interventi di Emma Bonino, Luigi Manconi e di Roberto Giachetti che legge il messaggio di Giorgio Napolitano.

Riascolta la puntata

Il Maratoneta
Categorie: Radicali

Puntata del Maratoneta di sabato 3 gennaio 2015

Gio, 08/01/2015 - 11:35
Puntata del Maratoneta di sabato 3 gennaio 2015radioradicale.it3 Gen 2015Eutanasia

Riproposizione di alcuni interventi del convegno "La dignità nel morire. Fine vita, eutanasia e testamento biologico".

Riascolta la puntata

Il Maratoneta
Categorie: Radicali

Preghiere antiaborto, lettera al questore

Mer, 07/01/2015 - 09:09
Preghiere antiaborto, lettera al questoreLa Nuova Venezia7 Gen 2015Aborto

Hanno deciso di agire dopo il dialogo con il direttore dell’ospedale dell’Angelo, il dottor Lamanna. Le associazioni cittadine che hanno protestato chiedendo la rimozione dei volantini dei movimenti per la vita apparsi in ospedale a Mestre, all’ingresso del reparto di ostetricia, hanno scritto una lettera al questore di Venezia, Angelo Sanna, per capire chi autorizza le preghiere all’esterno dell’ospedale di Mestre di appartenenti al Movimento Mariano. «Periodicamente in prossimità dell'ingresso dell'ospedale un gruppo di persone contrarie alla legge che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza (194/78), manifesta con cartelli e volantini nei quali espressamente si equipara chi intende avvalersi di una legge dello Stato, agli assassini». Le associazioni (Coscioni, Senonoraquando, Aied, Consulta delle cittadine del Comune di Venezia, Sos Diritti e Uaar) intendono rispettare il diritto a manifestare di ciascuno ma si chiedono chi abbia autorizzato queste manifestazioni fuori dall’ospedale. Il direttore dell’Angelo, infatti, ha spiegato loro che non c’era alcuna autorizzazione e di aver informato le forze dell’ordine. Ora le associazioni chiedono al questore se queste iniziative sono o meno autorizzate e nel caso di verificarlo visto che si tratta di «manifestazioni che innegabilmente, rappresentano una sgradevole forma di pressione sulle donne che si trovano in una situazione di sofferenza e fragilità».

AllegatoDimensione mariani.jpg34.84 KB abortolegge 194veneziamestre
Categorie: Radicali

Ai disabili negato il diritto al lavoro

Lun, 05/01/2015 - 23:09
Ai disabili negato il diritto al lavoroRenato Biondini6 Gen 2015Lavoro e disabilità

Ancona   6  gennaio  2015

           Comunicato  stampa                                                

Ai disabili  negato  il  diritto al lavoro

Denunciamo la negazione ai disabili, del fondamentale diritto  al lavoro.

La Provincia di Ancona  ci ha comunicato i dati sull’inserimento lavorativo delle persone con disabilità (in allegato)  dai quali  emerge che le aziende private e gli enti pubblici non rispettano i dettami della legge 68 del 1999 sull’inserimento mirato dei disabili nel mondo del lavoro.

Questa legge obbliga, sia i privati e sia gli enti pubblici, ad assumere un certo numero di persone con disabilità in base al numero dei dipendenti, ma dai dati forniti risulta che sia le aziende private e sia gli enti pubblici non hanno ottemperato agli obblighi di legge, ai fini del collocamento lavorativo mirato delle persone con disabilità.

Come è possibile che avvenga tutto questo nel silenzio e nell’omertà generale? Perché gli uffici provinciali preposti non riescono a far rispettare le prescrizioni della legge 68 sull’inserimento lavorativo dei disabili? Perché le  associazioni dei disabili che sapevano, hanno taciuto? I sindacati hanno qualcosa da dire?

Noi non ci rassegniamo a questa situazione di illegalità, di negazione del diritto al lavoro delle persone con disabilità e a questa congiura del silenzio, perché questa è un’ingiustizia che va contro  la nostra Carta Costituzionale, il diritto comunitario, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, le leggi dello stato italiano e la giustizia sociale. Se la normativa è difficile da applicare, va cambiata, ma non può essere disattesa! Ci rivolgiamo a tutti i cittadini e in particolare alle persone con disabilità; ribelliamoci a  questa situazione di illegalità, dobbiamo denunciare il comportamento di quelle istituzioni che negano i nostri diritti,  non siamo sudditi ma cittadini, la legge è dalla nostra parte, facciamoci sentire!

 

 

R. Biondini  segretario cellula di Ancona ass. Luca Coscioni cellulacoscioniancona@gmail.com,        renato.biondini@postacertificata.gov.ithttp://www.associazionelucacoscioni.it/cellulaancona             cell. 3396035387

 

AllegatoDimensione Comunicato06012015.pdf86.08 KB PRIVATI.pdf36.75 KB ENTIPUBBLICI-1.pdf578.36 KB ENTIPUBBLICI-2.pdf494.26 KB Comunicato06012015.pdf86.08 KB http://youtu.be/1Gin8XUbpk8
Categorie: Radicali

Interventi e repliche: Eutanasia e problemi etici

Sab, 03/01/2015 - 10:16
Interventi e repliche: Eutanasia e problemi eticiCorriere della Sera3 Gen 2015Marco CappatoEutanasia

Sui temi della vita e della morte, meglio la letteratura della "superficialità militante della politica": questa la tesi nuovamente ribadita da Pierluigi Battista nel descrivere l'"attenzione rispettosa" del protagonista del romanzo di Ian McEwan di fronte a scelte drammatiche.

Che la politica inoculi nella società dosi smodate di semplificazioni e faziosità è fuor di dubbio. Contrapporre arte e politica è però un modo di eludere il loro diverso ruolo, ed in particolare la responsabilità  che è propria della politica: stabilire regole valide per tutti. Considerare aprioristicamente, come fa Battista, "chiassosi e molesti pregiudizi" le argomentazioni di chi è a favore o contro la legalizzazione dell'eutanasia sembra essere, questo sì, un pregiudizio figlio dell'antipolitica e dell'illusione che la sensibilità per tutte le argomentazioni possa esimere la politica dal prendere delle decisioni.

In tale pregiudizio non cade Ian McEwan. Ironia della sorte, nelle stesse ore in cui Battista ne contrappone l'empatia al "chiasso dei militanti", McEwan firma insieme a 80 personalità britanniche l'appello per la legalizzazione del suicidio assistito in Gran Bretagna. La militanza non oscena a favore di proposte ragionevoli è dunque possibile!(La notizia apre la prima pagina del Daily Telegraph del 29 dicembre).

PIERLUIGI BATTISTA:

"Ho solo scritto che il romanzo di lan McEwan La ballata di Adam Henry affronta i problemi etici senza le brutali semplificazioni di cui questa lettera è eloquente testimonianza". 

 

Categorie: Radicali

Eutanasia, UK, Francia, India: questione sociale che richiede risposte, anche in Italia.

Lun, 29/12/2014 - 15:29
Eutanasia, UK, Francia, India: questione sociale che richiede risposte, anche in Italia.Ass. Coscioni29 Dic 2014Eutanasia

Gran Bretagna: 80 tra medici,  scrittori, attori, religiosi e politici sostengono una "schiacciante maggioranza" della popolazione che chiede al Parlamento una legge per la legalizzazione del suicidio assistito. (La notizia apre la prima pagina del Daily Telegraph di oggi).

Francia: a fine gennaio si discuterà delle raccomandazioni appena sottoscritte congiuntamente dal deputato socialista Alain Claeys e dal collega neogollista Jean Leonetti, quest’ultimo già autore della legge in vigore risalente al 2005, mentre un sondaggio Paris Match evidenzia che l’88% francesi è per l'eutanasia attiva.

India: come riportato dal New York Times nel Paese asiatico si sta ora decidendo “se consentire ai cittadini il diritto di rifiutare di continuare a vivere, per qualsiasi motivo scelgano. In India, in altre parole, si sta  decidendo se essere una vera democrazia”

 

Dichiara Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna Eutanasia Legale: "Le notizie di queste ore confermano che la libertà di scelta alla fine della vita è una grande questione sociale destinata a crescere di importanza, e con essa l'urgenza di legalizzare l'eutanasia contro ogni forma di eutanasia clandestina e di accanimento terapeutico. Per il dibattito italiano è significativa, in particolare, la firma dello scrittore Ian McEwan all'appello per la legalizzazione del suicidio assistito. Proprio stamane, infatti, Pierluigi Battista aveva contrapposto sul Corriere della Sera la sensibilità ed empatia dello scrittore agli "osceni e chiassosi pregiudizi" dei militanti pro e contro eutanasia. In realtà, la responsabilità della politica è proprio quella di scegliere, come lo stesso McEwan testimonia, e come ha più volte ricordato il Presidente Napolitano nei confronti di un Parlamento incapace -dopo oltre 15 mesi!- di iniziare a discutere la nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia e del testamento biologico".

Intanto il Papa, tramite mons. Angelino Becciu, risponde, senza entrare nel merito,  a Walter Piludu, malato di sla ed ex presidente della Provincia di Cagliari, che sollecitava una risposta al suo appello: "è umano costringere una persona e i suoi cari a un tale fardello di prolungata indicibile sofferenza?". La risposta - ha anticipato il quotidiano L'Unione Sarda - è giunta per Natale: "Il Papa è rimasto colpito dal fatto che lei, anche in questa tragica situazione e pur non avendo alcuna fede religiosa riesca a dare ancora un senso alla sua esistenza".

Categorie: Radicali

Che fine hanno fatto le promesse del governo sulla fecondazione eterologa

Lun, 29/12/2014 - 11:57
Che fine hanno fatto le promesse del governo sulla fecondazione eterologa NextQuotidiano29 Dic 2014Chiara LalliFecondazione eterologa

«Il 2014 doveva essere l’anno dell’eterologa in Italia. Il verbo è all’imperfetto perché il risultato tanto atteso da molte coppie non è stato raggiunto. Malgrado la sentenza della Corte costituzionale di aprile abbia reso di nuovo possibile il trattamento vietato dalla legge 40, una serie di ostacoli tecnici e politici stanno rendendo vana la decisione dei giudici». Così inizia il pezzo su la Repubblica. Non dimentichiamo che per 10 anni il ricorso a un gamete altrui è stato vietato dalla legge 40, perciò tutti questi ulteriori ritardi devono aggiungersi a quegli anni di divieto anche sulla carta. Oggi è caduto ma gli effetti sono ancora attuali (ne avevo scritto qui o qui).

CONTINUA A LEGGERE QUI 

Categorie: Radicali

Ancona - boicottata e censurata la mostra sull'ass. Luca Coscioni

Ven, 26/12/2014 - 19:04
Politica

Ancona, censurata e boicottata  la mostra dell’ass. Luca Coscioni 

La cellula di Ancona dell’ass. Coscioni aveva chiesto ed ottenuto l’autorizzazione della sala dell’Informagiovani di Ancona in Piazza Roma per una mostra fotografica sull’ass. Luca Coscioni nei giorni di venerdì 19 e sabato 20. (vedi lettere di richiesta e relativa autorizzazione).

Ebbene oltre al fatto che l’Informagiovani aveva già concesso la sala per sabato pomeriggio  anche un’altro evento che ha monopolizzato di fatto l’Informagiovani e lo spazio espositivo per tutto il pomeriggio “oscurando il nostro evento”, è da segnalare l’email dell’assessore alla cultura del comune di Ancona che nella mattinata del 19 dicembre scriveva:

“..Non possiamo ospitare all’interno del cobianchi (informagiovani) una raccolta firme né materiale propagandistico (incitazioni, esortazioni)….Ospitiamo quindi la mostra e il materiale dell’associazione ma nessun tavolo di propaganda né raccolta firme o altro da subito”.  Forse  aveva dato fastidio l’esposizione di un cartello che avevamo utilizzato nel corso di una nostra precedente iniziativa a sostegno della campagna per l’eutanasia legale  dove c’era scritto “politicanti rispettate la Costituzione” rivolto in particolare ai parlamentari(vedi foto cartello), forse ha dato fastidio il fatto che abbiamo esposto anche la bandiera del Partito Radicale Nonviolento Transpartito e Transnazionale o forse il fatto che abbiamo colto l’occasione, come facciamo sempre di raccogliere delle firme per un appello al Parlamento per la discussione della proposta di legge sull’eutanasia legale, sta di fatto che  ci hanno detto che abbiamo abusato dello spazio messoci a disposizione” e che  secondo quanto ordinato dall’amministrazione comunale “dovevamo togliere anche le bandiere dell’ass. Luca Coscioni”

Queste condizioni non potevano essere accettate, abbiamo tolto tutto il nostro materiale dalla sala prima che iniziasse l’altro evento,  che avevamo programmato a nostra insaputa, ci siamo sentiti boicottati e censurati.

Forse c’è stata un’ incomprensione tra di noi  e l’assessorato alla cultura di Ancona e l’Informagiovani di Ancona, secondo noi non abbiamo abusato dello spazio messoci a disposizione,  in ogni caso è un onore essere stati boicottati e censurati da “politicanti che non rispettano la Costituzione!

 

Data: Venerdì, 19 Dicembre, 2014 - 17:00 to Sabato, 20 Dicembre, 2014 - 20:00Città: Ancona AllegatoDimensione MostraLucaCoscioni09072014.pdf113.16 KB MostraLucaCoscioni31072014.pdf137.92 KB ConcessionePatrocinio08082014.doc272.5 KB Ancona19122014.doc5.27 MB
Categorie: Radicali

Nell'aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza preannunciati dal Ministro Lorenzin, buoni i propositi, speriamo anche i risultati.

Mar, 23/12/2014 - 18:04
Nell'aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza preannunciati dal Ministro Lorenzin, buoni i propositi, speriamo anche i risultati. Filomena Gallo23 Dic 2014Nomenclatore tariffarioFecondazione assistitaFecondazione eterologaSanitàLivelli Essenziali Assistenza

L'annuncio di oggi del Ministro Lorenzin relativo all'aggiornamento dei Lea è una buona notizia di fine anno. L'aggiornamento del Nomenclatore speriamo sia in linea con una reale messa a disposizione di ausili adatti a ciascun disabile. Mentre per quanto riguarda l'aggiornamento dei Lea in merito alla fecondazione assistita è davvero una buona notizia che omologa e eterologa siano presto fruibili a tutti i pazienti infertili in modo uniforme in tutte le regioni. In conclusione l'inserimento nell'aggiornamento dei LEA di patologie rare, celiachia e delle altre previste dall'annuncio del Ministro Lorenzin rappresenta un passo avanti per la tutela del diritto alla salute. Speriamo che i risultati siano buoni come i propositi di questo annuncio.

Dichiarazione di Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni 

Categorie: Radicali

Rimpasto della Giunta di Roma Capitale: grave la scelta del Sindaco Marino di riconfermare Guido Improta alla Mobilità

Mar, 23/12/2014 - 17:31
Rimpasto della Giunta di Roma Capitale: grave la scelta del Sindaco Marino di riconfermare Guido Improta alla MobilitàAlessandro Gerardi23 Dic 2014Vita indipendente

Dichiarazione di Alessandro Gerardi, Consigliere Generale dell'Associazione Luca Coscioni

 

La conferma dell'assessore Improta alla Mobilità è un'occasione persa. Su iniziativa dell'associazione Luca Coscioni, infatti, l'amministrazione comunale è stata più volta condannata in sede civile per aver discriminato le persone affette da disabilità, le quali si trovano quotidianamente nella oggettiva impossibilità di spostarsi da un punto all'altro della città a causa della presenza di numerose barriere architettoniche che rendono inaccessibili i mezzi di trasporto pubblico (metro e autobus). Caso emblematico è la recentissima linea C della metropolitana, nuova di zecca eppure di fatto inaccessibile alle persone disabili a causa della presenza di un dislivello tra il piano del marciapiede (più basso) e il piano della vettura (più alto). Ebbene, a fronte della grave violazione del diritto alla mobilità e alla parità di trattamento di tutte le persone affette da disabilità, l'azione portata avanti in questi mesi dall'Assessore Improta è risultata carente e del tutto inadeguata, il che rende oltremodo grave e dannosa la sua conferma alla Mobilità.

Categorie: Radicali

© 2010 - 2015 copyright Divorzio Breve - :elp@