Luca Coscioni

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ONU/Ketamina: Cina ritira richieste di proibizione globale. Positivo cambio di linea Governo italiano

Ven, 13/03/2015 - 13:37
ONU/Ketamina: Cina ritira richieste di proibizione globale. Positivo cambio di linea Governo italianoFilomena Gallo, Marco Perduca13 Mar 2015Cellule staminaliDichiarazione di Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni, e Marco Perduca, rappresentante all'Onu del Partito radicale   La Cina ha saggiamente deciso di posticipare la propria richiesta di includere la ketamina tra le sostanze che necessitano di uno strettissimo controllo internazionale.   Il 5 marzo scorso, Pechino aveva deciso di modificare la propria richiesta di gennaio chiedendo che la Commissione Onu sulle Droghe includesse la ketamina, un anestetico ritenuto essenziale dall'Organizzazione Mondiale della Salute, nella tabella IV anzichè nella I‎.    Indipendentemente dai motivi, molto probabilmente stamane non ci sarebbe stata la maggioranza dei 3/5 dei membri della Commissione per procedere, la Cina ha dimostrato di non voler forzare una decisione che avrebbe comportato enormi problemi sanitari a centinaia di milioni di persone, oltre che ai rapporti diplomatici con un paese sempre piu' presente nei paesi poveri anche con progetti di assistenza umanitaria come la Cina.    Diamo infine volentieri atto alla delegazione del Governo italiano alla Commissione droghe delle Nazioni Unite di aver fattivamente contribuito alla decisione cinese chiarendo, finalmente, quale fosse la posizione dell'Italia in materia.   Siccome la Commissione non ha fissato una data per un nuovo voto sulla richiesta cinese e son state, di nuovo, richieste informazioni all'OMS, occorre adesso che l'Italia e i partner europei si impegnino non solo a chiarire quali siano gli usi medici della ketamina ma anche a fornirla a quei Paesi in cui continuano a non esistere anestetici. ketamina
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Benvenuta, Emma Bonino!

Ven, 13/03/2015 - 11:55
Benvenuta, Emma Bonino!La Gazzetta dello Sport13 Mar 2015Fiamma SattaEutanasia

Per Emma Bonino la ‘Politica’ è un servizio agli altri, anche ora che è stata colpita da un tumore. Sa bene, infatti, che ogni male può essere affrontato e convertito in uno strumento di conoscenza e di approfondimento dal quale tutti possono trarre beneficio.

Io non sono il mio tumore”, ribadisce in ogni occasione ed è sacrosantamente vero.

Però, così come il tumore non la definisce, può accompagnarla nella sua ennesima e importante battaglia iniziata ancor prima di rimanerne colpita: far discutere di fine-vita in Parlamento, in particolare della proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Marco Cappato e depositata nel settembre 2013 dall’Associazione Luca Coscioni alla Camera dei Deputati, a tutt’oggi mai discussa né calendarizzata.

Una battaglia fondamentale per sancire la libertà individuale di poter scegliere se morire fra grandi e inutili sofferenze fisiche e psicologiche oppure mettere fine alla propria vita grazie all’Eutanasia la quale non è decidere di morire, ma essere liberi di farlo.

Una battaglia, quindi, al servizio di tutti, anche di quei politici che della morte non si vogliono occupare forse convinti che l’argomento non attiri consensi. E i politici, quelli con la p minuscola, questo cercano: consensi per arrivare al potere.

Per Emma Bonino “la parola potere è solo l’infinito di un verbo” il cui indicativo presente è: posso, puoi, può, possiamo, potete, possono.  Così, lei ora può combattere questa battaglia con vigore,  tutti coloro che l’appoggiano possono convincere i Parlamentari a prendere in considerazione il problema invece di continuare a ignorarlo e tutti insieme possiamo convogliare energie, desideri, pensieri per ottenere una giusta legge.

Per quanto mi riguarda, io posso liberamente decidere di dare il ‘benvenuto’ in questo nostro blog a Emma Bonino in qualità di Testimone Speciale con il testo del suo videomessaggio ai Parlamentari (realizzato prima di scoprire di avere un tumore) per convincerli a iniziare a discutere una legge sul fine-vita. Perchè solo loro possono farlo. E voi che frequentate il blog potete diffonderlo.

 

TESTIMONIANZA DI EMMA BONINO

 “Onorevoli parlamentari, quando abbiamo avuto il coraggio, insieme, di puntare sulla libertà e sulla responsabilità individuale, abbiamo convinto – e quindi abbiamo vinto – tutti insieme. Perché la libertà è quella forza che unisce. È la mancanza di libertà quella che in realtà rende la vita impossibile. Abbiamo vinto insieme quando abbiamo deciso di puntare sulla libertà e sulla responsabilità delle donne e degli uomini di questo Paese, per scegliere se e quando diventare madri. Abbiamo vinto insieme quando abbiamo puntato sui cittadini e le cittadine perché decidessero loro se la loro vita familiare, se il loro matrimonio, era ancora possibile, agibile, se era ancora vivibile. E nei momenti difficili, nelle scelte individuali, non abbiamo altre scelte. Se vogliamo vivere insieme, pure se la pensiamo diversamente, anche se crediamo in cose diverse, la cosa che ci può unire, l’unica che ci può unire, è la libertà nella responsabilità. E quindi vivere liberi. E quindi vivere liberi, fino alla fine“. (EMMA BONINO)

 

Ringrazio Emma Bonino e quanti faranno “girare” questo suo appello in ogni modo possibile. Il video con il messaggio ai parlamentari di Emma Bonino è stato pubblicato il 5 marzo scorso sul canale youtube dell’Associazione Luca Coscioni.

All’Associazione si deve, inoltre, la creazione e promozione della campagna LIBERI FINO ALLA FINE sull'Eutanasia Legale con un video realizzato grazie a numerosi testimonials tra i quali Mina Welby, Umberto Veronesi, Rocco Papaleo, Emma Bonino, Paolo Mieli, Marco Bellocchio, Vittorio Feltri, Corrado Fortuna, Lorenza Foschini, Roberto Saviano, Neri Marcorè, Marco Pannella, Maurizio Costanzo e tanti, tanti altri.

(CLICCA QUI per vedere il video Liberi fino alla fine)

 

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Eutanasia: da Francia soluzione parziale, ma almeno il Parlamento decide

Gio, 12/03/2015 - 16:43
Eutanasia: da Francia soluzione parziale, ma almeno il Parlamento decideMarco Cappato 12 Mar 2015Eutanasia

 Dichiarazione di Marco Cappato, Promotore della legge popolare per l'Eutanasia legale e Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni

Milano, 12 marzo 2015

François Hollande non ha avuto il coraggio di mantenere gli impegni elettorali e di battersi per la piena legalizzazione dell'eutanasia. La formula della "sedazione profonda e continua" approvata dall'Assemblea nazionale francese è una soluzione parziale perché obbliga a passare attraverso una procedura di sedazione in alcuni casi immotivatamente lunga, obbligando il paziente e i suoi cari ad una attesa ingiustificata pur di non consentire la somministrazione di una sostanza letale ad effetto immediato. Tale scelta non corrisponde a una logica medica, ma soltanto alla volontà di evitare uno scontro politico diretto sull'eutanasia. La mobilitazione di rappresentanti dei culti monoteisti di Francia (cattolico, protestante, ortodosso. ebraico e islamico) contro la proposta di legge dimostra che lo scontro con chi ritiene che la vita non ci appartenga è comunque inevitabile.

Pur con le riserve e contrarietà nel merito, va comunque dato atto al Parlamento francese di incentrare la legge sulla volontà non eludibile del malato di saper fare ciò che il Parlamento italiano non ha il coraggio di fare: discutere e decidere. Nessun gruppo parlamentare ha infatti chiesto finora la calendarizzazione della proposta di legge di iniziativa popolare per l'eutanasia legale che abbiamo presentato nel settembre 2013. Proprio per aprire il confronto anche nel nostro Parlamento, giovedì 19 marzo, a un anno dal richiamo alle Camere dell'allora Presidente Napolitano, grazie a Carlo Troilo e Matteo Mainardi terremo presso il Senato della Repubblica, Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro un convegno dal titolo "LIBERI FINO ALLA FINE: IL PARLAMENTO SI FACCIA VIVO L'urgenza di buone regole e buona informazione su testamento biologico e eutanasia"

(QUI il programma)

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LEA e Nomenclatore tariffario: Immediate correzioni prima degli adempimenti successivi per la pubblicazione

Gio, 12/03/2015 - 11:29
LEA e Nomenclatore tariffario: Immediate correzioni prima degli adempimenti successivi per la pubblicazioneGallo, Gentili, Agati12 Mar 2015Nomenclatore tariffario

Dichiarazione Filomena Gallo, Marco Gentili, Maria Teresa Agati, rispettivamente segretario, co-presidente e membro di direzione dell’ associazione Luca Coscioni, sogg. Cost. Partito Radicale Oggi il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha risposto al question time che chiedeva risposte sui tempi di approvazione dei nuovi LEA. Siamo a conoscenza  che occorre attendere l’ approvazione Conferenza Stato-Regioni per arrivare al  Decreto Presidente Consiglio dei Ministri (che decreta su proposta del Ministro della Salute di concerto con il Ministro dell'economia e delle Finanze) ed alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Sappiamo che mancano le tariffe dei dispositivi su misura e dei dispositivi di serie che non saranno acquistati a gara e che il Ministro ha detto che saranno pronte entro luglio, pertanto, nella bozza di DPCM c'è scritto che "le disposizioni in materia di erogazione dei dispositivi protesici inclusi negli elenchi 1 e 2 A entrano in vigore dalla data di pubblicazione del decreto... previa intesa con la Conferenza permanente Stato/Regioni per la definizione delle tariffe massime...". Ringraziamo il Ministro Beatrice Lorenzin che anche in risposta alle nostre richieste ha fatto un gran lavoro di aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza e del Nomenclatore tariffario, ma le chiediamo a lei e alla Conferenza delle Regioni che il “nuovo” nomenclatore degli ausili per disabili incluso nella revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza sia rivisto immediatamente prima delle ultime fasi di approvazione.  Siamo infatti preoccupati perché nella relazione allegata alla bozza di DPCM che definisce le modalità idi erogazione dei dispositivi inclusi nell'assistenza protesica è previsto che tutti gli ausili, con la sola eccezione delle protesi e delle ortesi su misura, dovranno essere acquistati a gara. Questa procedura non garantisce  “agli assistiti la possibilità̀ di ricevere, secondo le indicazioni cliniche a cura del medico prescrittore, i prodotti inclusi nel repertorio più̀ adeguati” che, dai documenti pubblicati, viene assicurata ai soli utenti che hanno necessità di ausili per stomia. L'obiettivo di una drastica riduzione dei prezzi, se perseguito in questo modo, inevitabilmente comporterà la riduzione della qualità e della funzionalità degli ausili forniti ma soprattutto della reale possibilità di individuare l’ausilio più adeguato per ciascuna persona, vitale per le persone con bisogni complessi; di conseguenza chi avrà bisogno di un ausilio di serie ma specificamente rispondente alle sue particolari necessità, dovrà rinunciare a quello della “mutua” e comprarselo di tasca sua. E' quindi  indispensabile una più appropriata suddivisione tra quanto potrà essere acquistato a gara e quanto dovrà invece essere scelto sulla base delle specifiche necessità e caratteristiche dell'assistito. Chiediamo al Presidente della Conferenza stato Regioni e alla Ministra della salute Lorenzin di correggere il tiro e individuare un sistema che, a parità di spesa, consenta alle persone disabili di operare liberamente la scelta a loro più adatta tra ausili riconosciuti come validi ed erogabili con oneri a carico dello Stato.  

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Eterologa, Gallo: Roccella cerca solo pretesti per fermare la tecnica

Mer, 11/03/2015 - 12:21
Eterologa, Gallo: Roccella cerca solo pretesti per fermare la tecnicaFilomena Gallo11 Mar 2015Fecondazione eterologa

Davvero incomprensibile la ripetitività delle dichiarazioni di Eugenia Roccella in merito alla donazione dei gameti. E' da quando la Consulta ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa che reitera sempre lo stesso errore.
Un rimborso al pari di quello dato in tutta Europa alle donatrici al di sotto dei 1200 euro non è commercializzazione;  per configurare commercializzazione ci vorrebbero molti zero in più.
Mi stupisce che una come la Roccella, così attaccata al termine 'vita' - di meno al suo senso intrinseco - possa pensare che l'ovulo di una donna abbia una etichetta di 1200 euro. La donna decide di donare con un ovulo la vita ad un bambino che non ha prezzo e lo fa anche sottoponendosi ad un complicato percorso di stimolazione ormonale che non ha prezzo. Ricordiamo anche che prima di essere idonei ad una donazione esiste un colloquio con degli psicologi che valutano l'effettiva volontà e le motivazioni del gesto.  Il Ministero della Salute  faccia campagne informative sulla donazione come previsto nei suoi compiti. Le coppie sterili  con noi  chiedono solo di poter essere liberi di avere una gravidanza nella piena legalità in Italia, richieste fatte fin dai referendum del 2005 e che i giudici della Corte costituzionale affermano cancellando il divieto della legge 40. Chi non è d'accordo non farà mai l'eterologa ma chi vuole farlo oggi può in piena legalità.

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Intervista a Filomena Gallo: "Il terrorismo psicologico non fermerà l'eterologa"

Mer, 11/03/2015 - 11:54
Intervista a Filomena Gallo: "Il terrorismo psicologico non fermerà l'eterologa"La Stampa11 Mar 2015GRA.LONFecondazione eterologa

Avvocato Filomena Gallo, come segretario dell'Associazione Luca Coscioni lei si batte da anni per la fecondazione eterologa. Come valuta le critiche dell'Onorevole Roccella sul rimborso alle donatrici?

«Dobbiamo evitare assolutamente il terrorismo psicologico come quello messo in atto dalla deputata Roccella. Un rimborso al pari di quello dato in tutta Europa alle donatrici, al di sotto dei 1200 euro non è affatto commercializzazione. Per configurare questa realtà ci vorrebbero molti ma molti zero in più. Le pare possibile che la donazione degli ovocita possa valere meno di 1.200 euro? A me no, quindi anche qui in Italia siamo sicuramente allineatimo sicuramente allineati con altri Paesi, tipo la Spagna. Il problema, semmai è un altro.»

Quale?

«Che, ancora una volta, manca l'adeguata informazione su cosa comporti la donazione di gameti. Il Ministero della Salute dovrebbe fare campagne informative sulla donazione come previsto nei suoi compiti. A partire dagli aspetti di carattere tecnico, per spiegare che cosa significa sottoporsi a una terapia ormonale per potere offrire i propri ovociti. Inoltre è necessario intervenire anche sul fronte della trasparenza»

In che senso?

«Occorre rendere noti in modo chiaro i passaggi di denaro per il rimborso spese alle donatrici, senza tuttavia dimenticare l'importanza di ripristinare la linea adottata prima del 2004».

Allude alle banche di gameti?

«Sì, grazie alla donazione di donne in cura che producono gameti in eccesso a quelli di cui hanno bisogno. L'eterologa è un diritto alla vita da difendere con tutte le forze». 

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Eterologa, Gallo: Roccella cerca solo pretesti per fermare la tecnica

Mer, 11/03/2015 - 10:41
Eterologa, Gallo: Roccella cerca solo pretesti per fermare la tecnicaFilomena Gallo11 Mar 2015Fecondazione eterologaDichiarazione di Filomena Gallo, Segretario dell'Associazione Luca Coscioni, Soggetto costituente il Partito radicale    Davvero incomprensibile la ripetitività delle dichiarazioni di Eugenia Roccella in merito alla donazione dei gameti. E' da quando la Consulta ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa che reitera sempre lo stesso errore.   Un rimborso al pari di quello dato in tutta Europa alle donatrici al di sotto dei 1200 euro non è commercializzazione;  per configurare commercializzazione ci vorrebbero molti zero in più.   Mi stupisce che una come la Roccella, così attaccata al termine 'vita' - di meno al suo senso intrinseco - possa pensare che l'ovulo di una donna abbia una etichetta di 1200 euro.   La donna decide di donare con un ovulo la vita ad un bambino che non ha prezzo e lo fa anche sottoponendosi ad un complicato percorso di stimolazione ormonale che non ha prezzo. Ricordiamo anche che prima di essere idonei ad una donazione esiste un colloquio con degli psicologi che valutano l'effettiva volontà e le motivazioni del gesto.    Il Ministero della Salute  faccia campagne informative sulla donazione come previsto nei suoi compiti.   Le coppie sterili  con noi  chiedono solo di poter essere liberi di avere una gravidanza nella piena legalità in Italia, richieste fatte fin dai referendum del 2005 e che i giudici della Corte costituzionale affermano cancellando il divieto della legge 40.   Chi non è d'accordo non farà mai l'eterologa ma chi vuole farlo oggi può in piena legalità.
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I primi figli dell'Eterologa dagli ovuli di una studentessa

Mar, 10/03/2015 - 12:22
I primi figli dell'Eterologa dagli ovuli di una studentessaCorriere della sera10 Mar 2015Margherita De BacFecondazione eterologa

La gioia di essere insperatamente mamma, dopo averlo desiderato da sempre e aver temuto di non diventarlo mai, risplende negli occhi di una donna romana di 47 anni. Ha partorito la scorsa settimana due gemelli. Figli dell'eterologa.

I primi nati in Italia con la tecnica proibita dal 2005 - oggi è l'undicesimo anniversario della legge - e sdoganata a giugno con la pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale: il divieto dichiarato illegittimo.

Con due fiocchi dai colori tenui appesi alla porta di una stanza d'ospedale è cominciato il nuovo corso di una «cura» antisterilità praticata nella maggior parte dei Paesi europei. È festa all'Alma Res, il centro di procreazione medicalmente assistita diretto dal ginecologo Pasquale Bilotta dove si sono svolte tutte le fasi di questo successo.

Un'eterologa made in Italy al cento per cento, niente gameti importati dall'estero. La coppia di genitori ha ricevuto gli ovociti di una giovane ventiduenne, studentessa di architettura, in cambio un rimborso spese di alcune centinaia di euro calcolato sulla base dei giorni di lavoro perduti: «Non l'ho fatto per soldi. Per esperienza familiare, conosco il dolóre di chi non può avere bambini. Volevo dare il sangue poi mi hanno parlato di questa possibilità. E ho pensato alle lacrime di una persona a me cara», racconta Alessandra (non è il suo vero nome) in un'intervista pubblicata il 3 dicembre da 27esimaora.corriere.it.

Elena (nome di fantasia dato dalla 27esimaora il 9 novembre), la mamma dei gemellini, non si è posta troppe domande: «La mia gravidanza è stata un dono stupendo. All'inizio mi chiedevo, è giusto aver accettato gli ovociti di un'altra? Poi scendeva in campo l'altra me che mi spingeva a non ragionarci troppo. Una vocina dentro mi diceva, ti è arrivato dal cielo questo regalo, goditelo. Quando alla prima ecografia ho sentito i cuoricini battere ho pensato solo al futuro».

Nella squadra di Bilotta, due specialisti chiave, l'embriologo Luigi Muzii e la ginecologa Talia Capozzo. Elena aveva alle spalle 15 anni di infertilità causata da endometriosi, malattia che danneggia a volte irrimediabilmente le ovaie. Sono state rispettate le sue caratteristiche, colore degli occhi, capelli, corporatura, carnagione come suggeriscono le linee guida internazionali.

Il parto è avvenuto con taglio cesareo alla 36esima settimana di gravidanza, prima del tempo. La nuova famigliola gode di ottima salute. Felicità alle stelle. Altre nascite, ottenute con un diverso incastro di donazione (egg sharing, dove i gameti provengono da donne in trattamento per problemi di sterilità non legati alla disponibilità di uova) sono attese nelle prossime settimane.

Filomena Gallo, segretario dell'Associazione Luca Coscioni, si augura: «Non vorremmo che l`ottima notizia restasse un caso isolato. A luglio con la coppia abbiamo condiviso la gioia dei primi test di gravidanza. Nei centri mancano donatori di gameti. Il ministero della Salute dovrebbe intervenire con campagne di informazione incisive per favorire l'eterologa negli ospedali».

Bilotta trae una conclusione scientifica: «Per avere risultati bisogna utilizzare materiale biologico fresco, prelevato all'istante e subito trasferito nell'utero femminile, dunque il congelamento riduce le percentuali di riuscita. Le donatrici giovani sono necessarie e occorre creare una cultura favorevole a questo atto di altruismo».

E a proposito delle ricompense alle volontarie, vietate in Italia: «Va garantito un rimborso spese proporzionato all'impegno fisico. La ragazza è venuta in clinica cinque volte. Era molto determinata. Non credo che la gratuità completa sia giusta. Non è un semplice prelievo di sangue».

Un'amica di Alessandra si è infatti tirata indietro, spaventata dalla prospettiva di almeno una decina di punture a base di gonadotropine, il farmaco che stimola la produzione di ovociti, e dell'anestesia durante il prelievo.

La mamma biologica immaginerà la somiglianza: «I bambini avranno il mio naso, la mia bocca? Non vorrei mai conoscerli. Preferisco sognarli assieme a una mamma amorevole e sperare che abbiano una vita serena». 

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Ausili per disabili, finalmente le nuove regole. Ma sono una delusione

Mar, 10/03/2015 - 11:58
Ausili per disabili, finalmente le nuove regole. Ma sono una delusioneCronache del Garantista10 Mar 2015 Marco Gentili, Filomena Gallo e Maria Teresa Agati Nomenclatore tariffario

L'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza vede finalmente anche quella revisione del Nomenclatore delle protesi e degli ausili per le persone con disabilità che aspettiamo dall`inizio degli anni 2000, visto che la riforma del sistema che regola questa particolare forma di assistenza doveva, per decreto, essere completata entro il 31 dicembre 2000.

È una riforma tanto attesa e tanto desiderata perché, per molte persone si tratta di una questione di vita: con il giusto ausilio può essere consentita l'autonomia; possono essere assunte posture confortevoli o, addirittura, terapeutiche, che permettono di prevenire ulteriori danni e sofferenze; l'assistenza può essere più facile; il giusto ausilio, per una persona con gravi disabilità, può essere l'unico modo per comunicare con le altre persone.

Stando a quello che abbiamo potuto vedere dai documenti resi pubblici questo nuovo nomenclatore è però una delusione. Il sistema è ancora arcaico: una serie di codici e di descrizioni che non hanno un raggruppamento logico, per categoria di prodotti o per tipo di disabilità, ma i prodotti che rispondono alla stessa necessità sono disseminati in tre elenchi diversi a seconda di come sono fatti (su misura e di serie) e della necessità o meno di essere applicati da un tecnico (difficile per noi utenti orientarci); talvolta, per comporre un prodotto (come ad esempio le carrozzine elettroniche o i sistemi di postura, indispensabili per persone con gravi problemi) si devono mettere insieme differenti elementi anch`essi dispersi in tre elenchi diversi; ci sono continui rimandi su quale accessorio è applicabile a quale prodotto, senza che ci sia chiarezza: è un nomenclatore che sarà ancora una volta un oggetto comprensibile e facilmente utilizzabile solo da pochi addetti.

Un'altra preoccupazione è costituita dall'indicazione che tutti i prodotti di serie, da quelli più facili e standard come i materassi e i letti a quelli più complessi come, per esempio, le carrozzine elettroniche, dovranno essere comprati a gara e non si riesce a capire come, con il sistema delle gare, sarà possibile, per una persona che ha necessità di provare diversi modelli di carrozzina e di allestimenti per trovare - nella gamma che oggi è disponibile sul mercato - quella che gli va meglio, cercare ed ottenere l`ausilio giusto.

La legge 266 del 2005 prevedeva, per questi ausili, l'istituzione del Repertorio: perché, dopo questi anni, questa nuova riforma lo cita soltanto e non lo rende finalmente operativo?

Nella relazione che spiega come i vari dispositivi dovranno essere acquistati e forniti, troviamo scritto: «Per l`erogazione degli ausili per stomia le regioni adottano modalità di acquisto e di fornitura che garantiscano agli assistiti la possibilità di ricevere, secondo le indicazioni cliniche a cura del medico prescrittore, i prodotti inclusi nel repertorio più adeguati alle loro specifiche necessità e assicurano la funzione di rieducazione specifica».

Noi crediamo che questo sia un diritto di tutte le persone con disabilità e che pertanto questa garanzia debba essere estesa a tutti gli assistiti. Se questo non avvenisse, sarebbe un vero peccato, perché è stato fatto invece un grande lavoro di inserimento di nuove tipologie di dispositivi, che testimonia la volontà di questo governo e del ministro di offrire risposte appropriate ai tanti diversi bisogni delle persone con disabilità; non vogliamo che questa lodevole volontà politica sia vanificata dall`inappropriatezza dello strumento tecnico che la esprime.

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DEPOSITATA LA DENUNCIA DEL TESORIERE DEL PARTITO RADICALE, MAURIZIO TURCO, CONTRO ATTI DELL'ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI E RESPONSABILI

Mar, 10/03/2015 - 11:57
DEPOSITATA LA DENUNCIA DEL TESORIERE DEL PARTITO RADICALE, MAURIZIO TURCO, CONTRO ATTI DELL'ASSOCIAZIONE LUCA COSCIONI E RESPONSABILIFilomena Gallo - Marco Cappato9 Mar 2015

In relazione alla vicenda, da noi resa pubblica negli scorsi mesi, degli accessi agli atti presentati dal Tesoriere del Partito radicale Maurizio Turco presso il Ministero degli Affari sociali relativamente ad atti del 2006 grazie ai quali l'associazione ottenne l'accreditamento al Ministero e l'accesso ai fondi del "5 per mille", vi aggiorniamo pubblicamente -come ci eravamo impegnati a fare- sugli sviluppi.

In occasione di una riunione informale dell'area radicale, tenutasi lunedì 2 marzo, il Tesoriere del Partito radicale Maurizio Turco -in risposta a nostre ripetute richieste di chiarimento rispetto a sue allusioni all'azione della "giustizia"- ci ha comunicato di aver depositato formali denunce sulla vicenda, come preannunciato. Essendo stata menzionata da Turco sia la giustizia amministrativa che quella penale non sappiamo essere più precisi rispetto alla natura di tale iniziativa, volta (ma certamente non atta) ad ottenere l'annullamento di atti (verbali di riunioni e comunicazioni al Ministero) che consentirono il riconoscimento dell'Associazione Luca Coscioni da parte del Ministero degli Affari sociali. Tale riconoscimento è stato indispensabile per accedere alla ripartizione dei fondi del 5 per 1000, per una cifra complessiva, negli anni, di oltre 1 milione di euro, cifra raggiunta grazie alla scelta operata dai cittadini, nei confronti della Associazione Luca Coscioni, avvenuta per 27.870 volte.

Abbiamo già spiegato in ogni modo e forma che le riunioni delle quali Turco contesta la tenuta si sono svolte regolarmente, pur senza la consueta forma ed evidenza politica in quanto destinate a realizzare meri adeguamenti formali statutari richiesti dal Ministero. Tali adeguamenti non rafforzavano le prerogative dei dirigenti ma dei soci (non si possono distribuire gli utili, i soci finanziatori sostenitori e ordinari hanno i medesimi diritti assembleari, i Parlamentari sono membri del Consiglio generale solo previa ratifica dell'assemblea dei soci); che si trattasse di adeguamenti di nessun rilievo lo conferma il fatto che nessun iscritto (neanche Turco) abbia mai chiesto la discussione di tali modifiche da 8 anni a questa parte, ma anzi da 8 anni sono state in ogni congresso confermate. Abbiamo anche spiegato e documentato come sia sempre stata veritiera e conforme alla legge l'attestazione della nostra attività territoriale, pur se svolta attraverso sedi militanti, al contrario di quanto accade spesso con il parastato del noprofit italiano.

Evidentemente, le nostre spiegazioni, che abbiamo fornito anche in Congresso, e che il Congresso ha fatto proprie, attraverso la mozione finale, non hanno prodotto l'effetto di far desistere da questa azione il Tesoriere del Partito radicale; un'azione della quale non riusciamo a vedere alcun possibile effetto positivo per gli obiettivi comuni, né per il Partito radicale né per i suoi soggetti costituenti, ma alla quale siamo pronti a rispondere davanti ai giudici.

Abbiamo già notato come non sia stata data spiegazione alcuna da parte del Tesoriere Maurizio Turco su quale sia stato il fattore scatenante che gli ha accesso la curiosità, che gli ha dato la motivazione per fare ricerche su atti vecchi di 8 anni. Naturalmente, dare spiegazioni non è dovuto, ed è pienamente legittimo ricorrere alla magistratura. Ma l'irrilevanza dell'oggetto del contendere, oltre che l'infondatezza delle contestazioni e le conseguenze devastanti che si vorrebbero provocare sulla vita dell'associazione Luca Coscioni e/o sulle persone che in essa si sono impegnate, ci impone di riflettere sul perché di tale azione.

Denunciare -si diceva- è legittimo. Non ci scandalizziamo, non ci stracciamo le vesti. Così come è legittimo notare che, in coincidenza temporale a questa iniziativa di Maurizio Turco, Maria Antonietta Farina Coscioni ha fondato un nuovo soggetto intitolato a Luca Coscioni: l'Istituto Luca Coscioni. Naturalmente questa coincidenza temporale non è la prova di nulla, meno che mai di un nesso di causalità o di una azione concertata e congiunta (che anche in quel caso sarebbe, lo ripetiamo per la terza volta, del tutto legittima). Per quanto ci riguarda, coincidenza o no, sono entrambe occasioni in più per sottoporre il nostro operato a verifica, sia sul piano formale che su quello politico. 

Nell'associazione Luca Coscioni noi agiamo, infatti, come organi eletti annualmente dagli iscritti e al servizio degli iscritti, per la prosecuzione di una storia della quale non pretendiamo di essere eredi o proprietari. 

Filomena Gallo - Marco Cappato
Segretario e tesoriere Associazione Luca Coscioni

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Fecondazione: da nuovi nati da eterologa a riforma del Codice Civile

Mar, 10/03/2015 - 10:34
Fecondazione: da nuovi nati da eterologa a riforma del Codice CivileFilomena Gallo10 Mar 2015Fecondazione assistita

Dichiarazione dell’avv. Filomena Gallo, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, soggetto Costituente il Partito radicale 

11 anni fa entrava in vigore la legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Da allora per 33 volte si sono pronunciati i Tribunali e la Corte Costituzionale. Quattro divieti sono stati cancellati: divieto produzione di più di tre embrioni, obbligo di contemporaneo impianto di tutti gli embrioni prodotti, divieto di diagnosi pre-impianto per le sole coppie infertili, divieto di eterologa.

Altri due sono in attesa di discussione in Corte Costituzionale: il 14 aprile il divieto di accesso alla diagnosi preimpianto per le coppie fertili ma portatrici di patologie genetiche, poi quello di utilizzo di embrioni sovrannumerari per la ricerca scientifica e revoca del consenso. Rimane indiscusso  il divieto di accesso per single e coppie dello stesso sesso. Questo è il bilancio di 11 anni di lotte delle associazioni di pazienti e dell’Associazione Luca Coscioni che con il Partito radicale, fin dai tempi del referendum abrogativo del 2004, si sono attivati affinché questa legge proibizionista ed ideologica venisse cancellata.

Dal 2004 ad oggi, sono state depositate  proposte e disegni di legge: diversi ddl sul tema elaborati con gli esperti dell'associazione Luca Coscioni depositati già nelle precedenti legislature al Senato a firma dei Senatori Perduca, Poretti e Bonino e oggi riproposti aggiornati dal senatore Manconi; mentre alla Camera fin dalla scorsa legislatura pdl depositata  dagli Onorevoli Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Turco, Zamparutti e Bucchino e oggi riproposte da Marzano, Pia Locatelli, Marisa Nicchi (Tutte le info a questa pagina).

Oggi possiamo annunciare i primi nati da eterologa.

Quale notizia migliore per guardare avanti e chiedere al Governo e al Parlamento di cancellare gli ultimi divieti rimasti, senza attendere l’intervento dei giudici, e aggiornare finalmente il libro I del  Codice Civile. Equità nell’accesso alle cure, nuove nascite, meno aborti, più ricerca di cure a malattie fino ad ora incurabili: sono tutti eventi che potrebbero verificarsi se finalmente il Parlamento e il Governo decidessero di ascoltare i cittadini e gli scienziati italiani senza farsi limitare da vincoli di partito e ampliassero gli spazi di autodeterminazione individuale in materia di inizio e fine vita.

L’8 aprile l’Associazione Luca Coscioni organizza un convegno al Senato della Repubblica per fare il punto sia sugli ultimi divieti della legge 40 che sono al vaglio della legge 40 e sia sui nuovi orizzonti che la scienza intravede per cure. Interverranno, tra gli altri , con le coppie e gli avvocati, Giuseppe Tesauro, Presidente Emerito della Corte costituzionale, Emma Bonino, la senatrice a vita Elena Cattaneo, il professor Michele De Luca.  

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Filomena Gallo parteciperà al Seminario "Preservazione della fertilità e social freezing"

Lun, 09/03/2015 - 15:57
Fecondazione assistita

L'evento si terrà il giorno 20 marzo 2015 presso l'Auditorium di Firenze in Via Alderotti 26 dalle ore 9.30.

9.30-13.30 Saluti Luigi Marroni Assessore al Diritto alla Salute della Regione Toscana   Presentazione dei lavori Dr. Valtere Giovannini Direttore Generale Direzione Generale Diritti di cittadinanza e coesione sociale -Regione Toscana   Modera Dr.ssa Cristiana Parri Direttore Centro PMA di Viareggio   Come cambia la fertilità Dr.ssa D’Aloisio Docente di Antropologia nell'Università Napoli   La tecnica del Social Freezing Antonio Capalbo Dottore di Ricerca e Biologo Centro Genera Roma   Rischi e opportunità per la preservazione della fertilità Elisabetta Coccia Primario U.O PMA Careggi.   Aspetti legali del Social Freezing Gianni Baldini Docente di Biodiritto nell'Università di Firenze e Avvocato   Verso possibili soluzioni legislative della materia Filomena Gallo Docente di biotecnologie nell’Università di Teramo e Avvocato   Social freezing: un problema di opportunità per le donne? Daniela Lastri Consigliere Regione Toscana   Conclude Antonio Panti Vicepresidente del Consiglio Sanitario Regionale   Per visionare il programma clicca QUI

 

Data: Venerdì, 20 Marzo, 2015 - 09:30 to 13:30Città: FirenzeIndirizzo: Via Alderotti 26 AllegatoDimensione Seminario di Studi programma 20 marzo 2015.pdf345.45 KB
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Puntata del Maratoneta di sabato 7 marzo 2015

Lun, 09/03/2015 - 15:48
Puntata del Maratoneta di sabato 7 marzo 2015radioradicale.it7 Mar 2015Testamento biologico

Argomenti della puntata: ketamina, scienza e democrazia, registro testamento biologico in Friuli, nomenclatore tariffario. Intervengono: Marco Perduca, Pia Locatelli, Andrea Grignolio, Gabriele Beccaria, Maria Teresa Agati e Stefano Pustetto. Conduce in studio Valentina Stella con Matteo Mainardi.

Riascolta la puntata

Il Maratoneta
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Ricerca, i ritardi dell'Italia

Lun, 09/03/2015 - 13:27
Ricerca, i ritardi dell'ItaliaLa Stampa7 Mar 2015Pierluigi StrataUniversità

Caro Direttore,

l’Eurobarometro pubblicato lo scorso ottobre, dedicato alla «Percezione pubblica della scienza, della ricerca e dell’innovazione» presso i cittadini di venti paesi dell’Unione Europea, mostra un dato significativo che riguarda l’Italia: il campione intervistato risulta, tra quelli dei venti paesi considerati, il più pessimista sul futuro, cioè sulla capacità delle decisioni e soprattutto delle innovazioni tecnologiche e scientifiche di migliorare le cose. Per non parlare dei dati OCSE per i quali l’analfabetismo funzionale riguarda tre italiani su dieci. Questi sono dati che devono farci preoccupare perché riguardano la capacità di modificare il nostro futuro. Quali le cause? Come tornare a scommettere sull’avvenire?

Piovono in continuazione le più svariate proposte per rilanciare la ricerca pubblica in Italia, ma manca una vera discussione sulle criticità del nostro sistema di ricerca, in particolare per quanto riguarda il sistema universitario. Il dato di fatto ben acquisito da cui partire è la scarsa attrazione per gli scienziati a lavorare in Italia, siano essi italiani o stranieri.

In serie competizioni internazionali siamo bravi a ottenere prestigiosi e sostanziosi finanziamenti, ma poi nel mercato globale c’è qualcuno che ti offre condizioni di lavoro migliori e i finanziamenti da noi ottenuti migrano all’estero in misura che non trova paragoni con nessuno dei nostri concorrenti.

Un esempio: l’ERC – European Research Council – agenzia indipendente per il finanziamento in Europa della ricerca in tutte le discipline – ha pubblicato la classifica dei vincitori dell’ultimo bando UE «starting grant» che ha messo in palio 485 milioni per premiare l’eccellenza dei ricercatori promettenti della scienza europea: i giovani italiani si sono piazzati al terzo posto con 28 progetti, ma solo 11 progetti (pari al 39%) saranno svolti in Italia. Il che significa che la maggior parte degli investimenti confluirà nei laboratori stranieri.

Ancor più preoccupante è la continua riduzione della quota che rimane in Italia. Negli starting grant del 2011 la percentuale era del 53%. Se poi consideriamo quanti sono gli stranieri che decidono di spendere i loro finanziamenti in Italia siamo il fanalino di coda con valori vicini allo zero.

Perché succede questo?

Molti individuano nella carenza d’investimenti, che negli ultimi anni si è accentuata e ci preoccupa, la causa principale della crisi del sistema universitario. In realtà il problema non va identificato solo nella scarsità di investimenti, ma anche nella gestione dell’Università. Le Università non sono mai state responsabilizzate a una gestione autonoma ed efficiente per il solo fatto che sono organismi di diritto pubblico, in cui lo Stato amministra i dipendenti, le loro forme di reclutamento, le loro possibilità di carriera; questo contribuisce al cattivo utilizzo delle risorse acquisite, generando inefficienza e sprechi.

In secondo luogo il nostro sistema di formazione è svilito dall’eccessiva burocrazia. Qualunque acquisto, anche di modesta entità, richiede controlli smisurati. Inoltre, esiste una diffusa frammentazione delle infrastrutture che impedisce un efficace scambio di risorse, come la disponibilità di attrezzature che sono accessibili a piccoli gruppi. E non tralasciamo il personale tecnico-amministrativo troppo spesso poco motivato e adeguatamente preparato a svolgere il proprio lavoro, che invece richiede sempre maggiore professionalità. Non ultimo va rilevato che una volta acquisito un finanziamento sufficiente, soprattutto se il ricercatore è giovane, manca la possibilità di essere completamente indipendenti e lavorare senza ‘condizionamenti’ per proseguire la carriera.

La Legge Ruberti, definita anche ‘Legge dell’Autonomia’ propose una riforma del sistema universitario rivolta alla decentralizzazione: l’obiettivo principale di quella legge era rendere autonomi, nella loro amministrazione, i singoli atenei, legando le loro attività al raggiungimento di obiettivi di massima fissati dalle leggi dello Stato, ma per il resto lasciando completa autonomia nell’amministrazione ai singoli istituti universitari. Studenti, docenti e membri del personale sarebbero stati in prima persona responsabili del loro operato e avrebbero dovuto render conto di quello a qualcuno. Purtroppo tale riforma non si è mai concretizzata.

Nel nostro Paese non riusciamo ad autogestirci, a essere competitivi, a concorrere. Siamo troppo attaccati alle rendite di posizione a scapito della libera concorrenza, basata sul merito. Negli altri Paesi le cose vanno diversamente e vanno soprattutto meglio, anche grazie ai nostri ricercatori. Stati Uniti e Gran Bretagna sono i Paesi che più di tutti ci sottraggono risorse intellettuali. Nei bandi ERC l’Università inglese è la prima per reclutamento di stranieri.

Quali sono le caratteristiche delle Università inglesi che le rendono così attraenti e assomigliano molto a quelle che voleva Ruberti?

Sono Fondazioni riconosciute dallo Stato che operano in regime di diritto privato. Lo Stato fa valutare le Università dall’esterno in maniera molto semplificata ma che allo stesso tempo risponde a requisiti di efficienza, concedendo finanziamenti che poi sono in parte trasmessi ai singoli Dipartimenti sempre a seguito di analoga valutazione esterna ed è questa la riforma fondamentale che andrebbe applicata ai nostri Atenei. A questo punto le Università, con regole di funzionamento autonome e per nulla burocratizzate sono lasciate a una sana competizione, che permette, tra l’altro, di decidere le regole del reclutamento dei docenti e anche il loro salario.

In un Paese dove l’uso della ragione e delle prove scientifiche è continuamente sotto attacco e dove la buona politica è spesso debole, la realizzazione di queste riforme può adombrare effetti perversi. Tuttavia, credo che una discussione sulle criticità del nostro sistema di ricerca vada affrontata magari con qualche esperimento pilota.

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Eutanasia legale - Il diritto a una morte dignitosa

Lun, 09/03/2015 - 13:27
Eutanasia

L'Associazione Luca Coscioni, l'associazione Civiltà Laica e il circolo UAAR di Terni, organizzano un convegno con Mina Welby (copresidente Associazione Luca Coscioni), il dott. Tommaso Ciacca (primario anestesista dell'ospedale di Orvieto) e il dott. Giuseppe Donzelli (presidente dell'Ordine dei medici di Terni).

Modera il dott. Eraldo Giulianelli del circolo UAAR di Terni.

Data: Sabato, 28 Marzo, 2015 - 17:00 to 20:00Città: TerniIndirizzo: Via del Teatro Romano, Sala Rossa di Palazzo GazzoliOrganizzatore: Associazione Luca Coscioni, Associazione Civiltà Laica e Circolo UAAR di Terni AllegatoDimensione eutanasiamarzo2015provaII (3).pdf2.73 MB
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Della Vedova rilancia lo spinello libero: «Più soldi allo Stato, meno alle cosche»

Lun, 09/03/2015 - 13:18
Della Vedova rilancia lo spinello libero: «Più soldi allo Stato, meno alle cosche»Il Tempo9 Mar 2015Antonio AngeliCannabis terapeutica

«E' ora di parlare di droghe leggere legali, controllate e regolarmente tassate»: parola di Benedetto Della Vedova, senatore arrivato a Palazzo Madama con Monti, attualmente sottosegretario agli Esteri al Gruppo Misto ma, afferma, «rimasto sempre radicale».

Ieri ha inviato una mail a deputati e senatori per la creazione di un «intergruppo parlamentare per la legalizzazione della marijuana, capace di rivolgersi insieme a opinione pubblica e forze politiche e di lavorare a una proposta comune, credibile e concreta da presentare, entro questa legislatura, all'attenzione delle Camere».

Senatore Benedetto Della Vedova, perché questa proposta, ora?

«Vent'anni fa per una disobbedienza civile io sono stato arrestato, processato, condannato a tre mesi, con Pannella e Bernardini e, a distanza di vent'anni, cosa è cambiato? Nulla. Con un approccio proibizionista le cose hanno continuato a peggiorare, anziché a migliorare, per quanto riguarda la Cannabis. Dal punto di vista politico nel 2014 in molti stati americani, a seguito di referendum, è iniziata la sperimentazione di politiche di legalizzazione del consumo, del commercio e della produzione della cannabis con esiti molto positivi per il bilancio, per la riduzione delle spese della repressione e per la carcerazione. Si creano anche posti di lavoro regolari e si sottrae al narcotraffico una fonte di reddito».

E poi c'è l'Antimafia.

«Un altro punto è che nell'ultima relazione della Direzione Nazionale Antimafia ci sono argomenti, molto seri, molto rigorosi, che fanno il quadro di come, dopo decenni di proibizione e attività repressiva, la stima del mercato sia tra un milione e mezzo e i tre milioni di chilogrammi all'anno. La Dna afferma inoltre che questo quantitativo permetterebbe un consumo pro capite, compresi anziani e bambini, di 25-50 grammi annui, equivalenti a circa 120 dosi all'anno. Il mercato della cannabis è tale, per la Dna, da poter fornire una cifra tra le cento e le duecento canne all'anno per persona».

Cosa vuol dire?

«La Dna ci spiega che il mercato della cannabis è enorme, evidentemente non legale, ma libero. Questi quantitativi indicano un consumo di massa. Non che tutti usino la cannabis, ma di fronte questi numeri la Dna dice: "si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere", cioè a noi legislatori "che, oggettivamente e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema del contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell'azione repressiva"».

Con la legalizzazione l'uso potrebbe aumentare?

«La stessa Dna afferma che spetta al legislatore valutare se sarà opportuna una depenalizzazione della materia. Le esperienze che abbiamo, parlo degli Stati Uniti, non mostrano un aumento. Dobbiamo prendere atto, la Dna ce lo spiega in modo esplicito, che tutto l'apparato repressivo non solo non ha azzerato l'uso di cannabis, ma ha lasciato dei consumi enormi. E questi consumi trasferiscono alla criminalità organizzata redditi e profitti enormi. La legalizzazione, invece, significa controllo, tassazione, dissuasione e legalità. E significa anche liberare quelle forze di polizia per poter essere dedicate ad altri traffici, anche di altre droghe».

Ha già ricevuto risposte a questa sua proposta?

«Ancora non ho avuto il tempo di controllare. Ovviamente questa mia è una proposta personale come parlamentare e antiproibizionista di lunga data, che non riguarda minimamente il governo. Su questa mia proposta, non partisan, che spero venga raccolta, dovranno lavorare persone che non hanno attività di governo».

Crede che la sua iniziativa creerà imbarazzo all'esecutivo?

«Non credo, il fatto di essere un antiproibizionista non l'ho mai sottaciuto. Ma non è una cosa che riguarda minimamente il governo, penso che i parlamentari di maggioranza e opposizione che condividono l'idea debbano prendere atto che c'è bisogno di un cambio di passo».

Lei ha avuto diverse esperienze politiche, ma si considera sempre un radicale?

«Per i radicali vale il "semel semper". Ho fatto esperienze diverse, le rivendico tutte. Io ho idee liberali e radicali e ho sempre cercato di fare politica in base a queste idee. Quando uno è radicale lo resta».

Gli States di Obama II Colorado è un esempio di piena legalizzazione. Oregon, Alaska, Washington e Washington D.C. hanno comunque legalizzato in forme diverse la cannabis per uso "ricreativo". Per Della Vedova l'uso di cannabis andrebbe trattato in Italia, sul piano metodologico, come altri consumi nocivi legali, quali alcol e tabacco.

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19 marzo a Roma: convegno sul fine vita

Lun, 09/03/2015 - 13:13
Eutanasia

Associazione Luca Coscioni

A buon diritto

 

19 marzo 2015

LIBERI FINO ALLA FINE: IL PARLAMENTO SI FACCIA VIVO

L'urgenza di buone regole e buona informazione su testamento biologico e eutanasia

 

Senato della Repubblica, Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro
Piazza Capranica, 72 - Roma

 

Sessione mattutina

9,15 – 13,00

 

Introduce e presiede

 

Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni

 

Messaggi

 

Massimo Fanelli, malato di SLA

Walter Piludu, già Presidente Provincia di Cagliari, malato di SLA

Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati

 

Saluti istituzionali

 

Lorenzo D'Avack, vice presidente vicario Comitato Nazionale Bioetica

*Beatrice Lorenzin, ministro della Salute

 

Le risposte dei medici

Tavola rotonda sulla responsabilità dei medici alla fine della vita

 

Modera: Arnaldo D'Amico, caposerviziola Repubblica”

 

prof. Massimo Gandolfini, primario di Neurochirurgia, Brescia

dott. Dario Manfellotto, direttore Unità operativa complessa di medicina interna, Roma

dott. Mario Riccio, medico anestesista, Cremona

 

L'interruzione delle terapie e il testamento biologico

 

Il quadro giuridico in Italia

 

Giuseppe Rossodivita, avvocato, curatore del “Vademecum fine vita. Il diritto di rifiutare le cure”

 

Scelte di fine vita e Convenzione europea dei diritti umani

 

Vladimiro Zagrebelsky, già giudice Corte Europea Diritti dell'Uomo

 

Le risposte degli Enti locali

 

 

*Enrico Rossi, presidente Toscana

*Debora Serracchiani, presidente Friuli Venezia Giulia

 

Le responsabilità del Parlamento

Tavola rotonda con i Parlamentari

 

Modera: Alessio Falconio, direttore Radio Radicale

 

sen. Luigi Manconi, presidente Commissione Diritti Umani - PD

on. Ivan Scalfarotto, sottosegretario di Stato per i rapporti con il Parlamento

sen. Luigi Zanda, capogruppo PD

*on. Fabrizio Cicchitto, deputato – Area popolare

*on. Stefania Prestigiacomo, deputato – Forza Italia

 

Conclusioni

 

Emma Bonino, già Ministro degli Affari Esteri

 

Sessione pomeridiana

15,00 – 18,00

 

Fine-vita e informazione

 

Introduzione

 

*on. Roberto Fico, presidente commissione Vigilanza Rai - M5S

 

Eutanasia e Suicidio Assistito

 

L’eutanasia in Europa

 

Gilberto Corbellini, professore ordinario di Storia della medicina, Roma- La Sapienza

 

L'eutanasia clandestina in Italia

 

Carlo Troilo, consigliere generale Associazione Luca Coscioni

 

Testimonianze

 

Luigi Brunori, malato di SLA

Chiara Rapaccini, compagna di Mario Monicelli

Ida Rescenzo, malata di distrofia muscolare

Mina Welby, co-presidente Associazione Luca Coscioni

 

L'esperienza svizzera

 

Sabina Cervoni, accompagnatrice EXIT ADMD - Svizzera francofona

 

L'Eutanasia in esilio

 

Emilio Coveri, presidente Exit Italia

 

Fine vita in corsia

 

Umberto Veronesi, direttore dell'Istituto Europeo di Oncologia

 

Tavolo rotonda

 

Modera: Bruno Manfellotto, giornalista

 

Marco Cappato, promotore campagna Eutanasia Legale

sen. Gian Marco Centinaio, Lega Nord

on. Giuseppe Civati, deputato - PD

on. Giovanni Cuperlo, deputato - PD

on. Gianni Melilla, membro Giunta per il Regolamento – SEL

* on. Renato Brunetta, capogruppo FI-PDL

 

Conclusioni

 

Marco Pannella, presidente del Senato del Partito Radicale

 

*Invitati

 

Si ricorda che per accedere al Senato è obbligatorio l'accredito.
Per gli uomini è obbligatorio indossare giacca e cravatta.
Per informazioni e accrediti tel. 06.68979286 mail coordinamento@eutanasialegale.it
I giornalisti devono accreditarsi presso l'ufficio stampa del Senato
fax: 06.67062947 email: accrediti.stampa@senato.it
L'accesso alla Sala è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.

Data: Giovedì, 19 Marzo, 2015 - 09:00 to 18:00Città: Piazza Capranica, 72 - RomaIndirizzo: Piazza Capranica, 72
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Dario Bressanini «Sbaglia chi demonizza la chimica e gli Ogm. E ora vi spiego perché»

Lun, 09/03/2015 - 12:52
Dario Bressanini «Sbaglia chi demonizza la chimica e gli Ogm. E ora vi spiego perché»Giornale Controcultura8 Mar 2015Luigi MascheroniOgm

Miti «Bio» non equivale affatto a «più sano». 

Dario Bressanini, 52 anni, chimico al Dipartimento di Scienza e alta tecnologia dell'Università dell'Insubria a Como. Cinque libri di divulgazione scientifica dietro di sé, e uno davanti, a cui sta lavorando, per spiegare che nessun cibo che siamo abituati a mangiare esiste in natura così come lo conosciamo.

Tutto si modifica. Tranne l'equazione: "bio"=natura=sano, Ogm=chimica=nocivo.

Arriva l'Expo e tutti parlano di cibo. Com'è il cibo che mangiamo? 

«Dal punto di vista sanitario e nutrizionale ottimo. Nei Paesi sviluppati gli alimenti nei supermercato sono controllatissimi, senza rischi di intossicazioni. Ancora fino a 70 anni fa, il cibo di scarsa qualità era all'ordine del giorno. Qui non ci sono problemi».

E dove sono i problemi?

«L'Italia ha un punto di forza nella produzione agricola primaria produciamo ad esempio molto riso e mele. Che esportiamo in Europa. Ma la pasta, che è il nostro simbolo, la facciamo con frumento importato. Il grano tenero e il grano duro che usiamo è straniero. Bene: questa cosa non si dice. La verità è che manca la percezione di come vengono prodotti i cibi. Qui vincono i pregiudizi».

Tipo: natura buona, scienza cattiva.

«Questo è il più diffuso. Un'idea perversa figlia di due fattori. Primo: i cittadini che chissà perché hanno iniziato a diffidare della scienza, e non solo riguardo al cibo, ma anche verso la medicina, i vaccini, la produzione di energia... Secondo: il marketing che ne ha approfittato, cavalcando alcuni fatti specifici, come l'incidente di Chernobyl o la Mucca pazza, per attribuire una valenza positiva alla parola "naturale" che in sé significa nulla. Tutto ciò che mangiamo è "artificiale", nel senso che tutto necessita dell'intervento dell'uomo, e dell'industria».

«Bio» uguale salutare, chimica uguale nocivo.

«Qui si fa un passo ulteriore. "Biologico" nella testa del consumatore significa qualcosa di più sano, più buono, più salutare - altra cosa sfruttata dal marketing - ma non è vero. I regolamenti sul "bio" a livello europeo, a fronte di molti abusi negli anni '60 e'70, cercano solo di imporre modi produttivi meno impattanti sull'ambiente: usare meno acqua e sostanze chimiche ad esempio. Tutto qui. Il cibo convenzionale è sicuro tanto quanto il biologico. In Germania nel 2012 sono morte persone perché hanno mangiato germogli biologici. "Bio" non significa "più sano". Ci guadagna il terreno, non la nostra salute».

Dicono che ci guadagnano le multinazionali...

«Guardi, se uno vuole coltivare il proprio orto in giardino va bene tutto e può fare a meno della chimica, e infatti poi le lumache gli mangiano l'insalata. Ma se un agricoltore vuole fare reddito, deve difendersi dai parassiti, e quindi usare prodotti chimici. Anche il "biologico" li usa: non i prodotti di sintesi realizzati in laboratorio, ma ad esempio, nella coltivazione della vite e non solo, i sali di rame sì. Che è una sostanza tossica. In passato si esagerava coi pesticidi, è vero. Ma ora l'Unione europea ha fatto piazza pulita Fare agricoltura senza prodotti chimici è impossibile, altrimenti si torna alle mondine».

Torniamo agli Ogm.  

«Pochi sanno che in Italia non si può coltivare Ogm. Ma si importano. Compriamo 3 milioni e 350mila tonnellate all'anno di soia Ogm che va a finire nei mangimi per gli animali. Vuol dire che la stragrande maggioranza dei nostri prodotti dop - grana, parmigiano, prosciutto, salami, uova, conigli, formaggi, latte...- derivano da animali nutriti con Ogm. Questo non è un segreto. Ma noi continuiamo a non dirlo. L'importante è che non si producano Ogm. Poi però si comprano all'estero. Capisce che è una posizione ipocrita».

Gli Ogm sono la soluzione alla fame nel mondo?

«Non so. Forse in futuro. Di certo è una tecnologia a basso costo: fare Ogm in laboratorio, dal punto di vista scientifico, costa pochissimo. E infatti molti Paesi del Terzo mondo che vengono all'Expo portano le loro novità, prodotti più resistenti alle malattie: l'Uganda sta facendo banane Ogm, Cuba la canna da zucchero Ogm...E nel caso di Cuba il monopolio delle multinazionali non c'entra. Vai a spiegarglielo agli ugandesi, col problema di mettere insieme il pranzo con la cena e i raccolti malati, che non possono usare gli Ogm...».

Un bel problema.

«No, il problema è che nei Paesi occidentali ricchi la gente ha un'idea oleografica della faccenda: il "bio", l'orticello bucolico urbano, il Km zero...Guardi che i problemi non si risolvono col basilico coltivato nel vaso sul terrazzo».

Quelli che «Io solo cibo biologico e prodotti di stagione...» da una parte, voi scienziati dall'altra. Chi vince?

«Loro! Hanno già vinto. L'Italia fino al 2000 era all'avanguardia nella ricerca sugli Ogm, poi è arrivato Pecoraro Scanio che ha bloccato tutto. E dopo sia destra sia sinistra sono state sempre contro, perché parlare di Ogm elettoralmente non paga. Meglio farli coltivare in Brasile e comprarli. In silenzio». 

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Aborto e Diritti: l'UE non neghi la cittadinanza di genere

Lun, 09/03/2015 - 12:22
Aborto e Diritti: l'UE non neghi la cittadinanza di genereIl Secolo XIX8 Mar 2015Luisella BattagliaAborto

Una data indubbiamente importante quella del 9 marzo -immediatamente successiva alla festa della donna - che vede l'Europarlamento chiamato a esprimersi sulla mozione Tarabella, riguardante la libertà di contraccezione e di aborto.

A leggerne i punti principali - il riconoscimento del pieno controllo da parte delle donne dei loro diritti sessuali e riproduttivi, in particolare attraverso un accesso agevole alla contraccezione e
all'aborto; il sostegno delle misure e delle azioni volte a migliorare il loro accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva; una migliore informazione sui loro diritti e sui servizi disponibili; l'attuazione di misure e di azioni rivolte a sensibilizzare gli uomini sulle loro responsabilità in materia sessuale e riproduttiva - non si può non salutare con favore una normativa che sembra configurare finalmente una "cittadinanza di genere".

Guardando al dibattito sui diritti riproduttivi - a partire dalla legge 194 del 1978 sull'interruzione volontaria della gravidanza fino alla legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita - emergono in effetti una serie di interrogativi sia sul potere delle donne che sulla possibilità di una cittadinanza di genere.

Un primo quesito, relativo al potere, mette al centro la possibilità da parte delle donne di decidere liberamente in relazione ai propri progetti di vita e alla proprie scelte riproduttive. Un secondo quesito, relativo alla cittadinanza, si interroga sul fatto se tale concetto tenga oggi conto delle pari opportunità di genere relativamente alla salute psico-fisica delle donne e ai loro diritti riproduttivi.

Ne discendono talune (amare) riflessioni su quanto le ideologie e le credenze abbiano condizionato la costruzione delle leggi - si pensi, in particolare, alla legge 40 e al pesante impianto dottrinario su cui è stata modellata - e quanto, invece, tale costruzione sia ispirata ai concreti bisogni delle persone cui le leggi dovrebbero essere rivolte.

Nel nostro Paese l`affermazione dei diritti riproduttivi è stata al centro di un aspro conflitto che non ha tardato ad assumere i toni di una vera e propria crociata.

Si riproporrà anche ora tale scontro, come sembrano annunciare certi bollettini di guerra? Ancora una volta una biopolitica autoritaria pretenderà di ingerirsi nella vita privata, entrando nelle decisioni più intime e sofferte della vita personale? E così difficile riconoscere che ogni persona ha una propria scala di valori che dovremmo rispettare, anche se personalmente non la condividiamo?

L'esistenza di una netta separazione tra la sfera della morale personale e la sfera giuridica o, se si vuole, tra ciò che può essere giudicato "peccato" e ciò che viene definito "crimine" è ciò che caratterizza lo stato liberale.

Occorrerebbe infine ricordare che tali diritti devono essere ricompresi a pieno titolo tra i diritti umani sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e connessi, pertanto, ad una serie di altri diritti come quello alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale, a un trattamento equo, a ottenere lo standard di salute più alto possibile.

Si tratta di diritti che, in quanto bioeticamente rilevanti, sono da collocare tra i diritti di cittadinanza e, in tal senso, rivestono un irrinunciabile significato per la popolazione femminile. La quale vedrebbe finalmente garantita quella sfera di liceità che dovrebbe consentire ad ognuno, in piena libertà di coscienza, di assumere decisioni relative ai suoi progetti, anche procreativi, che corrispondano alla sua idea di "vita buona".

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"Con Riccardo Magi passi avanti da Capitale Europea, il Sindaco Ignazio Marino ne faccia tesoro".

Ven, 06/03/2015 - 19:22
"Con Riccardo Magi passi avanti da Capitale Europea, il Sindaco Ignazio Marino ne faccia tesoro".Mina Welby e Filomena Gallo6 Mar 2015Testamento biologico

"Conosciamo da tempo Ignazio Marino e non vogliamo credere che ora voglia, con taglio da chirurgo, far fuori, tra tutti i consiglieri della sua maggioranza, proprio il radicale Riccardo Magi che oltre ad aver denunciato per tempo, con dati alla mano, lo scandalo esploso con Mafia Capitale, in assemblea capitolina ha fatto la differenza, contribuendo in questi due anni a far compiere alla città di Roma importanti passi avanti sul piano dei diritti.

Sua è stata ad esempio la lunga battaglia per la calendarizzazione della nostra delibera di iniziativa popolare per l'istituzione di un registro comunale dei testamenti biologici. Una battaglia vinta anche contro chi nella sinistra non ne permetteva la discussione e il voto dal 2009 in violazione del Regolamento comunale.

Magi è riuscito poi a risollevare ad tra l'altro il tema delle barriere architettoniche, presentando a inizio consiliatura una mozione sul Piano per la loro eliminazione, che partiva proprio dalla condanna inflitta a Roma Capitale per comportamento discriminatorio nei confronti di Gustavo Fraticelli, presidente della nostra associazione. Mozione d'impegno preciso, approvata all'unanimità dall'assemblea capitolina nell'ottobre 2013. Questa approvazione ha dato il via al percorso che ha portato poi a luglio scorso l'approvazione delle delibera sul PEBA. Su questo fronte la battaglia è ancora in corso ed è durissima.

Chiediamo dunque al Sindaco di fare il contrario di quanto fatto finora: invece di considerare Magi un fastidio per il solo fatto che Riccardo non è un cortigiano, Marino dovrebbe fare tesoro del suo contributo e trattarlo con il rispetto che merita".

Dichiarazione di Mina Welby e Filomena Gallo, rispettivamente Co-presidente e Segretario dell'Associazione Luca Coscioni per lalibertà di ricerca scientifica, soggetto costituente Partito Radicale

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